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Azzeramento
Varie
Capodanno 1999
Questo racconto è tratto da una mia vera “avventura” (una delle poche che possa dire di aver vissuto); essendo passati oltre 25 anni non ricordo tutto nei minimi dettagli, ma spero lo stesso di farvi provare le stesse emozioni che provai io oltre 25 anni fa. Buona lettura! ------------------------------- Mancavano poche ore al Capodanno 1999 e con la mia ragazza di allora avevamo organizzato un capodanno un po’ “speciale”: tutti credevano che eravamo ad una festa in discoteca, ma in realtà eravamo a casa di un amico (con la rispettiva ragazza) chiusi in camera e “festeggiare” il nuovo anno. Io 22 anni, fisico asciutto ed atletico, lei 18 anni, fisico perfetto, ancora oggi mi chiedo come mai stesse con me, alta, magra, un viso splendido, capelli lunghi castani mossi, una bocca con due labbra che anche se volevi non riuscivi a non pensare di fartelo succhiare, un sedere da urlo e, per completare quest’opera perfetta, due tette da urlo, 4/5a di seno, sode, lisce, dure, e con due capezzoli in vista che chiedevano solo di essere succhiati. Appena chiusi in camera, lei mi spoglia dolcemente e poi mi dice che mi devo sedere sul letto e mi deve bendare perché deve farmi una sorpresa ed io non avrei per nessun motivo dovuto tentare di sbirciare; la tentazione era forte, ma ho mantenuto la promessa e non ho guardato. Dopo qualche minuto mi dice che posso togliere la benda e mi ritrovo davanti una dea del sesso con indosso solo un baby doll rosso, un perizona anch’esso rosso ed uno scialle nero stile ballerina di flamenco che le avevo portato da una mia vacanza in Spagna. Inizia a ballare davanti a me ed io vado per allungare le mani ma lei mi ferma, vuole decidere lei i tempi ed i modi, ed io non posso che attendere. Dopo aver finito il suo balletto grazie al quale il mio cazzo è già diventato duro come la pietra, mi salta di sopra sul letto, mi sbatte sulle lenzuola, si siede su di me ed inizia a strusciare la sua figa sul mio cazzo che ormai non ne può più; a quel punto non posso più stare a guardare, le tolgo lo scialle, le tolgo il baby doll e la lascio con il solo perizoma; che spettacolo le sue tette, non ne vedrò mai più come le sue, mi ci fiondo con la bocca ed inizio a succhiarle senza pietà, so che a lei è una cosa che piace da morire ed infatti mentre continua a strusciarsi mi prende la testa e mi tiene la bocca bloccata sui capezzoli che diventano sempre più duri, alternando il destro ed il sinistro. Sento che sta godendo come una pazza, mi continua a stringere la testa ed intanto aumenta il ritmo li sotto strofinando sempre più forte e veloce finchè non le sento pulsare la figa segno che è venuta. A quel punto, mi guarda negli occhi e mi sorride nel suo modo maligno ed io so già cosa sta per succedere, senza nemmeno darmi il tempo di reagire è già con la bocca sul mio cazzo ed inizia a pomparmi come una indemoniata, su e giù, su e giù, senza sosta, senza respiro, le dico che sto per esplodere, ma lei non si ferma, poi quando sente che sono sul punto di venire (e lei è sempre stata bravissima a capire il momento di non ritorno) si ferma di colpo e mi lascia con il cazzo pulsante che vorrebbe sborrarle di sopra tutto quello che ha dentro. Allora le chiedo di farmi venire, ma lei non vuole, la imploro, ma lei mi sorride e dice di no, anzi inizia a stuzzicarmi, mi strofina il sedere sul cazzo, poi lo prende e se lo mette tra le tette, inizia una spagnola, ricomincia a stantuffarmi con le tette e poi si ferma di nuovo, e ride di nuovo, io la sto per odiare e lei lo sa allora lo riprende il bocca e riprende a succhiare, stavolta molto più forte, sempre di più, ancora di più, e di nuovo appena sto per venire si toglie. Ma stavolta ha superato il mio limite di sopportazione, e lei lo sa bene, quindi non la lascio andare, la prendo, la blocco sul letto e le monto di sopra, adesso è il mio momento, le apro in due la figa e le infilo dentro in un colpo solo tutto il cazzo, lei manda un urlo, ma non è dolore, è un urlo di maestoso piacere, ed allora inizio a pomparla come si merita e lei segue il mio ritmo, e gode e viene, non so nemmeno quante volte, finché anche io sono davvero al limite, e lei sa che stavolta non posso più resistere ed allora mi fa uscire e lo riprende in bocca per la pompa finale togliendolo dalla bocca subito prima che venga (purtroppo non le piaceva lo sperma in bocca). Finito il primo giro ci corichiamo e riprendiamo un attimo, pronti per il secondo giro (e si, a quei tempi si era giovani e ci si riprendeva in pochi minuti), il secondo giro è molto più romantico, tanti baci, tante carezze, tante posizioni “classiche”… Dopo essere entrambi venuti siamo ormai esausti, ma io ho una richiesta strana che le ho chiesto proprio come regalo di capodanno: voglio essere legato alle mani in modo che non possa reagire ed intanto lei deve farmi un pompino; e così sperimentiamo questa cosa, mi faccio legare e lei inizia a pompare, prima dolcemente, poi più rapidamente, alternando la pompa con delle belle leccate su tutta l’asta e con delle seghe poderose per poi riprendere a ficcarselo in bocca fino a farlo sparire completamente. Non so quanto tempo è durato quel pompino, per me è sembrato infinito e lui non aveva alcuna voglia di venire (tenuto conto che era già venuto due volte poco prima) e quindi ad un certo punto lo stimolo diventa così intenso da non riuscire a resistere e le chiedo di slegarmi e di fare l’amore, ma lei… mi guarda ridendo e mi dice di no e riprende a succhiare e succhiare e succhiare, io sto impazzendo, la imploro di smettere e lei continua e succhia e succhia ancora come se mi volesse succhiare anche l’anima, non ho idea di quanto siamo andati avanti, so solo che ad un certo punto lei mi vede stremato ed allora, forse preoccupata, mi slega. Appena sento le braccia libere, una sorta demone si impossessa di me, la prendo a pecorina ed inizio a scoparla con una tale potenza che non so nemmeno io cosa mi sia preso, ed intanto la sento godere e venire più e più volte, ed il mio cazzo non ne vuole sapere di sborrare. Ed io continuo a sbatterla, ancora ed ancora e lei a venire ancora, siamo entrambi impazziti e presi dal piacere che non riusciamo a capire più nulla. Poi lei mi dice che vuole guardarmi in faccia mentre la fotto ed allora la faccio girare, le sollevo le gambe e le blocco con le mie braccia e la inizio a scopare nuovamente mentre la guardo negli occhi. Sarà stato vedere il suo viso così bello, so solo che inizio a sentire il mio cazzo cominciare a cedere ed allora quando capisco che sono al limite, lo tiro fuori e le inondo le tette. Dopo di che, dopo un po’ di coccole e di meritato riposo, ci ricomponiamo e ci prepariamo per andare via. ------------------------------- Quella fu l’ultima volta in cui abbiamo avuto la possibilità di fare sesso senza preoccupazione di essere scoperti e purtroppo pochi mesi dopo lei mi lasciò ed io persi per sempre quel fisico pazzesco che mi aveva fatto sognare.
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4 mesi fa
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La vendetta di Vanessa
Buongiorno a tutti, sono VerbaErotika il vostro rifugio per parole che graffiano la pelle e accendono il fuoco dentro. Oggi vi solletico l'anima con un racconto che mi è arrivato tempo fa, una confessione cruda e bagnata da una donna che chiameremo Vanessa. Sposata con Antonio, madre di Matteo, una famiglia milanese apparentemente perfetta. Correva l'inizio degli anni 2010 oppure 2011, quando il loro rapporto era ancora solido, ma poi la promozione di lui aveva cambiato tutto.Antonio era il classico uomo d'affari di mezza età: capelli brizzolati che incorniciavano un viso squadrato, sempre in giacca e cravatta impeccabile, con quella pancia da stress da ufficio che nascondeva sotto camicie stirate. Alto un metro e ottanta, mani curate ma fredde, occhi castani che un tempo divoravano Vanessa con passione, ma ora fissavano solo fogli Excel e riunioni infinite. Era diventato direttore di un'azienda importante, i soldi entravano a palate, ma il prezzo era alto: usciva all'alba, tornava a notte fonda, e il sesso? Ridotto a frettolosi amplessi ogni tanto, senza più quelle carezze che la facevano tremare, senza più scopate selvagge che la lasciavano con le cosce appiccicose e il cuore in gola. Vanessa, invece, era la mamma perfetta con un velo di insoddisfazione: trentacinque anni, capelli castani a caschetto che le sfioravano le spalle, occhiali sottili che le davano quell'aria da nerd casalinga, da chioccia protettiva. Dopo il parto di Matteo, aveva messo su un po' di pancetta morbida, ma quel corpo chubby era una bomba sexy inesplosa – un culo grosso e rotondo che ondeggiava come un invito proibito, tette abbondanti da coppa C che premevano contro le magliette, fianchi larghi da stringere con forza. Lei non lo sapeva ancora, ma era una dea greca sotto quelle forme generose, con la pelle liscia e calda che implorava di essere marchiata. Erano passati anni da quando Antonio aveva scalato la gerarchia aziendale, e tutto era svanito: le uscite romantiche, le scopate appassionate, persino il tempo con Matteo, che all'epoca aveva sette-otto anni e accusava il colpo, sentendosi trascurato. Vanessa, stanca di quella routine asessuata, convinse il marito a organizzare una vacanza di famiglia in Sardegna – cinque giorni di relax in un resort di lusso sulla costa smeralda, pagati coi soldi che piovevano dal cielo. Pensava: finalmente un po' di tempo per noi. Si era preparata: costumi succinti che mettevano in mostra le sue curve, intimo sexy che non vedeva l'ora di far strappare via.Ma il giorno prima della partenza, Antonio diede forfait. "Impegni improrogabili al lavoro, amore. Mi dispiace." Vanessa rimase di sasso, il cuore a pezzi – aveva già fantasticato di lui che la scopava sulla spiaggia al tramonto, di gemiti soffocati nella stanza d'hotel. Invece, partì sola con Matteo, il piccolo eccitato per il mare, lei con un nodo in gola e la valigia piena di desideri repressi. Arrivati al resort, un paradiso di sabbia bianca e acque cristalline, le giornate passarono noiose. Vanessa si vergognava di quei costumi attillati: senza marito al fianco, si sentiva esposta, preda di sguardi estranei. Coperta da un pareo, guardava Matteo giocare, ma dentro ribolliva di frustrazione. I primi due giorni furono un limbo di noia; il terzo, chiamò Antonio sperando in un miracolo. "Vieni almeno l'ultimo giorno?" Lui rispose di no, ma in sottofondo: schiamazzi, risate, una voce femminile che gridava "Antonio, arriva il terzo giro!". Click. Vanessa capì: non era lavoro, era una scusa per starsene lontano dalla famiglia, forse con qualcuna che lo scopava meglio di lei. Rabbia nera. Sbatté giù il telefono, gli occhi lucidi di lacrime e furia.Il giorno dopo, seduta sul bagnasciuga col pareo che avvolgeva le sue forme morbide – quel seno pesante che premeva contro il tessuto, le cosce piene che si sfregavano creando un calore umido tra le gambe, il culo sodo che affondava nella sabbia calda – guardava Matteo giocare. Il piccolo corse da lei, ma inciampò contro due ragazzi, rovesciando la loro bibita. Vanessa si alzò di scatto, controllò il figlio, poi si voltò verso di loro: Marco e Giovanni, ventidue-ventitré anni, corpi statuari da atleti – pettorali scolpiti dal nuoto, addominali tesi come corde di violino, braccia muscolose che promettevano forza, occhi azzurri penetranti, mani delicate ma forti. Riempivano i costumi da bagno in modo osceno: rigonfiamenti evidenti che Vanessa aveva già adocchiato di sfuggita, facendola arrossire. I due non erano turisti qualunque: locals che si divertivano a flirtare con le vacanziere sole, e Vanessa era il loro bersaglio da giorni. "Nessun problema, signora," disse Marco con un sorriso da predatore, mentre Giovanni giocava con Matteo. Si sedettero sotto l'ombrellone, e iniziarono i complimenti: "Che curve mozzafiato, Vanessa. Tuo marito si perde uno spettacolo." Lei arrossì, coprendosi il viso: "No, dai, sono più grande di voi, potrei essere vostra sorella maggiore." Giovanni rise: "Se fossi mia sorella, i avrei già provato da tempo, Parole piccanti che la facevan vergognare: "Non dire queste cose, sono sposata!" Ma dentro, un calore si accendeva – la figa che iniziava a pulsare, bagnandosi piano. La giornata finì con saluti, ma Vanessa tornò in stanza rossa in viso, il corpo caldo, la figa fradicia di eccitazione repressa. Quei complimenti avevano colpito nel segno, risvegliando desideri sepolti. Alla sera, alla reception del resort, li rivide: Marco e Giovanni, col loro fascino da giovani stalloni. "Che fortuna, siamo nello stesso posto!" chiacchierarono, e prima di andarsene, le porsero un foglietto col numero della stanza: "Se più tardi vuoi compagnia, vieni. Ci divertiamo un po'." Lei arrossì, balbettò un no, ma lo infilò in tasca. Erano le 10:30, Matteo crollò dal sonno. Vanessa si guardò allo specchio: quelle tette gonfie, il culo invitante, i complimenti che le rimbombavano in testa. Vendetta contro Antonio? O solo fame repressa? Controllò il bimbo,si preparo di tutto punto e mise una vestaglia... lasciò un bigliettino ("Mamma torna subito"), e con un nodo in gola bussò alla loro porta. Loro aprirono in accappatoio: "Finalmente! Speravamo fossi tu." Si sedettero sul divano, le offrirono gin tonic. Lei, che non reggeva l'alcol, bevve per non sembrare debole: "Ma come, una donna grande e bella come te non regge un po' di fuoco?" Risate, chiacchiere, poi l'aria si fece elettrica dopo un'ora. "Cara Vanessa, ti prego mostra i cosa hai sotto la vestaglia" Lei titubò, vergognandosi del suo corpo chubby: "No, sono grassa, non sono come le vostre ragazze." Ma dopo lusinghe – "Sei una bomba, con quelle tette che implorano libertá" – pensò: Antonio se lo merita. Si spogliò, rivelando l'intimo bianco in pizzo: reggiseno che a stento conteneva le tette pesanti, mutandine striminzite che finivano in un filo tra le chiappe grosse, dividendo quel culo rotondo e succoso. I ragazzi capirono: era pronta. Si tolsero gli accappatoi, mostrando cazzi grossi e pulsanti – Marco tozzo e largo, Giovanni lungo e sottile, entrambi duri come marmo. "Quello che facciamo qui rimane qui," disse lei, tremando. "Non ti preoccupare, sappiamo trattare le mogli insoddisfatte come te." Lei si inginocchiò, vergognosa ma eccitata, e iniziò a succhiare: prima Giovanni, la bocca piena di quel cazzo lungo che le arrivava in gola, facendola lacrimare; poi Marco, tozzo che le dilatava le labbra. "Non come il cazzo molle di mio marito," pensò, ma disse: "Siete così duri..." Qualcosa si ruppe: non più timida, succhiò avidamente, leccando le palle sudate, tirandoli a sé, saltando da un cazzo all'altro con fame animalesca. Si sfilò mutande e reggiseno, tette libere che rimbalzavano. Mentre Giovanni le leccava i capezzoli duri, si sedette sulla faccia di Marco: "Succhia la mia figa come si deve, cazzo!" I ragazzi pensavano di comandare, ma era lei a dettare legge ora. Fece indossare i preservativi: prima Marco la scopò a gambe larghe, affondando con vigore – plap plap, il suono bagnato del cazzo tozzo che entrava e usciva dalla figa fradicia, le palle che sbattevano ciaf ciaf contro il suo culo. Lei succhiava Giovanni, lingua sulla cappella, mani sulle palle, fino a farlo venire in bocca: "Zoccola che sei!" gridò lui, e lei ingoiò tutto: "A mio marito piaceva, ma ora preferisco voi." Marco venne nel preservativo, ma loro erano ancora duri. Si scambiarono: Giovanni la scopò avidamente, lei succhiava Marco. Mezz'ora di gemiti, sudore, figa che colava succo sulle lenzuola. ...Poi, il taboo: "Ragazzi, è il momento." Si sedette su Giovanni con un movimento lento, deliberato, guidando quel cazzo lungo e sottile nella figa fradicia fino in fondo. Il suo corpo si adattò subito, accogliendolo con un squish umido che la fece gemere piano. Prese Marco per il viso, lo baciò con lingua vorace, mordendogli il labbro inferiore mentre sussurrava contro la sua bocca: "Entrami dietro. Fai piano... è da tanto che non lo faccio, ma lo voglio. Lo voglio da morire." Marco si posizionò alle sue spalle, le mani forti sulle sue chiappe grosse, spalancandole con reverenza sadica. Il suo cazzo tozzo, largo come un pugno, pulsava contro l'ano stretto. Vanessa tremò – un misto di paura antica e fame repressa. Lui sputò sulla cappella, poi sulla sua apertura, lubrificandola con saliva calda e il succo che le colava dalla figa. "Rilassati, mamma porca," mormorò, premendo la punta contro il buchino contratto. La prima pressione fu un fuoco lento: la cappella entrò con un pop quasi udibile, dilatandola in un modo che le tolse il fiato. Vanessa inarcò la schiena, un gemito strozzato che le uscì dalla gola come un singhiozzo. "Cazzo... piano... ahhh!" Ma il dolore era già mutato: una pienezza bruciante che si irradiava dal culo alla figa, dove Giovanni era immobile, sentendo ogni millimetro del compagno che la invadeva attraverso la parete sottile. Marco spinse ancora, centimetro dopo centimetro, il cazzo largo che apriva strade dimenticate. Vanessa sentiva tutto: la frizione secca che diventava bagnata, la pressione che la faceva sentire strappata e allo stesso tempo completamente piena, come se i due cazzi si sfiorassero dentro di lei, separati solo da un velo di carne sensibile. Le sue pareti interne si contraevano spasmodicamente, stringendo Giovanni così forte da farlo gemere: "Porca troia, si sta chiudendo su di me... la sento pulsare!" Quando Marco fu tutto dentro – il culo dilatato al massimo, le palle pesanti contro quelle di Giovanni – Vanessa perse il controllo. La mente si spezzò in mille pezzi: non più la moglie vergognosa, non più la mamma con la pancetta e gli occhiali. Era una cagna in calore, una porca che voleva solo essere sfondata. Iniziò a muoversi da sola, oscillando i fianchi in cerchi lenti prima, poi sempre più veloci, cavalcando entrambi i cazzi con avidità disperata. I suoni riempirono la stanza: plap plap plap ritmico delle cosce che sbattono, squish squish umido della figa che succhia Giovanni, slap slap bagnato delle palle di Marco che colpiscono il culo arrossato. Ogni affondo doppio la faceva tremare: la figa gonfia che sfregava contro il cazzo lungo, il culo che si contraeva intorno al tozzo, creando una frizione reciproca che li faceva impazzire tutti e tre. Vanessa sentiva la pressione interna montare come un'onda – i due cazzi che si strofinavano attraverso la parete sottile, stimolando punti che non sapeva di avere, mandandole scariche elettriche dal clitoride al midollo spinale. "Più forte... scopatemi più forte, cazzo!" gridò, la voce rotta, le tette pesanti che rimbalzavano folli. Giovanni le afferrò i fianchi, spingendo dal basso con violenza; Marco le prese i capelli, tirandole la testa indietro per baciarle il collo mentre affondava nel culo. Orgasm dopo orgasmo la travolsero: il primo fu un tremito violento, la figa che schizzava succo caldo sulle palle di Giovanni; il secondo la fece urlare, il corpo inarcato come un arco; il terzo la ridusse a mugolii animaleschi, lacrime di piacere che le rigavano il viso. "Vanessa... Vanessa!" ringhiavano loro, sincronizzando gli affondi – uno entrava mentre l'altro usciva, poi viceversa, un pistone doppio che la portava al limite. Lei non parlava più: solo gemiti gutturali, "Sì... sì... riempitemi... datemi tutto..." Il sudore le colava tra le tette, mescolandosi al succo che le bagnava le cosce. Sentiva i cazzi pulsare dentro di lei, gonfiarsi, pronti a esplodere. Marco venne per primo: un ruggito, il cazzo che si contraeva nel culo stretto, riempiendo il preservativo di getti caldi che lei sentiva pulsare contro le pareti interne. Giovanni seguì a ruota, affondando fino in fondo nella figa e venendo con un gemito strozzato, il cazzo che schizzava dentro il lattice mentre la figa di Vanessa lo mungeva spasmodicamente. Rimasero così per lunghi secondi: Vanessa stesa su Giovanni, il culo ancora impalato da Marco, i due cazzi che pulsavano dentro di lei come cuori gemelli. Brividi incontrollabili le scuotevano il corpo – post-orgasmo che durava eterni, la sensazione di essere completamente posseduta, giovane, viva, desiderata. Pensò per un attimo alla sua vita prima: Antonio che la ignorava, il corpo che lei credeva "vecchio". Ora sapeva: era una dea del sesso, una porca che aveva riscoperto il fuoco. Poi, la realtà tornò: si sfilò piano, con un gemito di perdita quando i cazzi uscirono, lasciando il culo e la figa aperti e palpitanti. Ringraziò balbettando, afferrò la vestaglia e scappò via, il corpo ancora tremante, il sapore di loro in bocca, il ricordo di quella pienezza totale che le bruciava dentro. Quella notte le aveva insegnato una lezione perversa: a volte, per sentirsi di nuovo viva, una donna deve lasciarsi sfondare fino a rompersi – e poi ricostruirsi più forte, più bagnata, più porca di prima . In camera, Matteo dormiva. Erano le due: doccia calda, si toccò col doccino ripensando a quei cazzi giovani, masturbandosi fino a un ultimo orgasmo esplosivo. "Antonio se lo merita, quel coglione." Pensò: "Che madre degenerata sono," ma con un sorriso – quella notte le aveva ricordato quanto fosse attraente, anche dopo i figli. Il giorno dopo, check-out frettoloso, fuga a casa. Quello che è successo in Sardegna rimane in Sardegna: una parentesi che le ha insegnato a riscoprirsi, a godere come una porca senza rimpianti. Grazie a chi ha letto – nomi e posti cambiati per privacy. Ho cercato di rendere quanto più espressivo possibile il tutto, per farvi pulsare. Se vi è piaciuta, commentate e alla prossima!
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4 mesi fa
4.8/5 - (5 Totale voti)
Varie
Covid Confessions: Sesso Anonimo in Maschera
Buongiorno a tutti, sono Verba Erotika – il vostro narratore di desideri osceni e confessioni bagnate. Oggi vi porto un racconto crudo, giovane e disperato: la storia di Alessandra e Gianluca, due ventenni che il 2020 ha provato a spezzare... ma che invece hanno trovato nel sesso la loro ancora di salvezza, e poi un modo per trasformare la fame in fuoco digitale. Correva il 2020, l'anno in cui il mondo si fermò. Alessandra e Gianluca vivevano in un paesino sonnolento a una manciata di chilometri da Roma – case basse, strade strette, un bar che faceva da tutto. Lei 21 anni, lui 23: freschi di diploma alberghiero, lui cuoco in erba con le mani svelte sui fornelli, lei cameriera con un sorriso che illuminava i tavoli. Si erano conosciuti tra pentole e vassoi, si erano innamorati tra turni serali e birre rubate. Avevano affittato un piccolo appartamento – due stanze, un divano sfondato, un letto che cigolava – e lì dentro erano diventati inseparabili. Di giorno sorridevano ai clienti, di notte si trasformavano in porcellini insaziabili.Gianluca era il classico ragazzo che fa girare la testa: alto quasi uno e novanta, moro con capelli lunghi tirati all'indietro con la cera, quel filo di barba che gli incorniciava labbra carnose e occhi scuri penetranti. Muscoloso al punto giusto – palestra tre volte a settimana, addominali definiti ma non esagerati, petto con qualche pelo scuro che lo rendeva maturo e intrigante. Si concedeva birre con gli amici nei weekend, ma teneva il corpo in forma perché sapeva quanto piaceva a lei toccarlo.Alessandra non era da meno: bassina, intorno al metro e sessanta, bionda con capelli mossi che le cadevano sulle spalle. Fisico morbido e esplosivo – tette enormi e pesanti che sfidavano la gravità, vita stretta che si apriva in fianchi larghi, culo sodo e rotondo da stringere con forza, pancetta morbida che la rendeva irresistibilmente femminile. Gambe toniche da chi correva e faceva yoga, ma con curve generose che imploravano di essere esplorate. Occhi verdi vivaci, labbra piene, un neo sotto l'occhio che la rendeva unica. Faceva sport, sì, ma si lasciava andare: una birra di troppo prima di scopare, e poi diventava una furia di desiderio. Erano curiosi, aperti, sperimentatori. Lei voleva scoprire ogni limite del suo corpo – anale, toys, rough play – e lui la spronava, la incoraggiava, la scopava fino a farla tremare. Il sesso era il loro rifugio: mattine pigre con pompini lenti, pomeriggi di 69 sudati, notti di doppia penetrazione con dildo mentre lui la riempiva da dietro. Vivevano per quello, e per il sogno di comprare casa insieme. Poi arrivò il Covid. Marzo 2020: lockdown nazionale, ristoranti chiusi, tutto fermo. Il loro posto di lavoro sparì da un giorno all'altro. I risparmi per il mutuo? Divorati in poche settimane. I genitori aiutavano come potevano, ma anche loro arrancavano. Panico puro: affitto, bollette, spesa. Il sogno della casa svaniva, il futuro sembrava un buco nero. L'unica cosa che non mancava era il tempo... e il sesso. Confinati in casa, scopavano come conigli. Lei si annoiava? Gli si avvicinava nuda, glielo prendeva in bocca mentre dormiva, lo svegliava con la gola piena. Lui la scopava sul tavolo della cucina, contro il muro del corridoio, sotto la doccia. Mattine intere passate a leccarsi, pomeriggi a sperimentare posizioni nuove. Il sesso divenne ossessione: sudore, gemiti, fluidi ovunque. Ma i soldi finivano lo stesso.Una sera, sul divano sfondato, con gli ultimi spicci di una pizza fredda e una soap opera in TV, videro un programma che parlava di content creator per adulti. Gente che durante il lockdown aveva iniziato a postare video hot online, mascherati, anonimi, e aveva cambiato vita: soldi, followers, libertà. Fra un sorso di birra e l'altro, si guardarono. Dissero all'unisono: "E se provassimo anche noi? Magari ci salva il culo." Intesa perfetta. In camera trovarono le maschere veneziane del Carnevale precedente – nere, dorate, misteriose, perfette per nascondere i volti. Telefono sul mobiletto, inquadratura sul letto. Premettero REC. All'inizio impacciati: balbettii, risate nervose. Poi si presero per mano, si baciarono. Fu come sempre: il fuoco partì da solo. Gianluca le baciò il collo, scese piano, le alzò la maglietta scoprendo quelle tette enormi, capezzoli rosa duri come sassolini. Li succhiò avidamente, mordicchiandoli fino a farla mugolare. "Brava zozza, stai già bagnando le mutandine, vero?" le sussurrò, sorpreso dalle sue stesse parole – roba sentita in un porno, ma perfetta lì. Lei rispose a tono, con voce rotta: "Sì, sono fradicia... vuoi controllare?" La sdraiò, le sfilò tutto. Le allargò le cosce verso la camera: la figa gonfia, labbra esterne bianche e carnose, interno rosa acceso, un accenno di pelo biondo perché non aveva fatto in tempo a depilarsi. Lui si tuffò a leccarla, lingua profonda, succhiando il clito fino a farla inarcare. Si spostò goffo per non coprire l'inquadratura, ma presto dimenticarono tutto: erano solo loro due, come sempre.Passarono al 69 con naturalezza animalesca. Gianluca sotto, mani sulle chiappe sode di Alessandra, lingua affondata nella figa gonfia e sbrodolante – labbra esterne carnose e bianche, interno rosa acceso e umido, un accenno di pelo biondo morbido che gli solleticava il naso. Leccava profondo, succhiando il clito gonfio come un frutto maturo, sentendo il sapore salato-dolce dei suoi succhi che gli colavano sul mento. Ogni volta che affondava la lingua, lei tremava, le cosce che si stringevano intorno alla sua testa. Alessandra sopra di lui, tette enormi che premevano contro l'addome muscoloso, bocca piena del suo cazzone grosso e venoso – cappella larga che le dilatava le labbra, asta spessa che le arrivava fino in gola. Succhiava con avidità, lingua che girava intorno alla punta sensibile, mani che massaggiavano le palle pesanti piene di sperma. Ogni tanto un piccolo conato la faceva lacrimare dietro la maschera, ma invece di fermarsi, accelerava: saliva che colava copiosa, mescolandosi al sudore sul suo petto peloso. "Cazzo... mi fai impazzire," grugnì lui tra un leccata e l'altra, il sapore di lei che gli invadeva la bocca. "Basta così... mi fai venire troppo presto," ansimò Gianluca, la voce rotta. Lei si sfilò il cazzo dalla gola con un pop bagnato, saliva che le colava sul mento: "Mettiti il preservativo e vieni dentro. Voglio sentirti pulsare." Si girò a pecora, culo in alto, schiena inarcata, tette che dondolavano pesanti. Lui indossò il lattice in fretta febbrile, mani tremanti. Le infilò il cazzo dentro con un colpo secco: la figa lo risucchiò come una morsa calda e bagnata, pareti interne che si contraevano spasmodicamente intorno a lui. Iniziarono a fottere forte: plap plap plap ritmico delle cosce che sbattono, slap slap delle palle pesanti che colpiscono il clito gonfio, succhi che schizzavano a ogni affondo e colavano lungo le cosce di lei in rivoli caldi. Lei mugolava, prima con le braccia tese per reggersi, poi collassò sulle spalle, culo ancora più in alto, viso mascherato affondato nel cuscino. Gianluca le prese le braccia, le tirò indietro come redini, scopandola forsennato: vista perfetta dalla telecamera – capelli biondi scompigliati che le coprivano parzialmente la maschera, tette enormi che rimbalzavano violente a ogni botta, schiena inarcata, sudore che le colava lungo la spina dorsale fino al culo. Ogni spinta la faceva gemere più forte, la figa che si stringeva intorno al cazzo come se volesse trattenerlo per sempre. Poi cambiarono: lei si girò, lo spinse sulla schiena. "Voglio guardarti mentre vengo." Si mise a cavalcioni, guidò il cazzo dentro di sé con un movimento lento e deliberato – sensazione di pienezza totale, la cappella larga che le apriva le pareti, l'asta che sfregava contro ogni punto sensibile. Iniziò a cavalcarlo con rotazioni di fianchi, tette che rimbalzavano folli davanti al viso di lui. Gianluca le afferrò i fianchi, spinse dal basso incontrando ogni discesa: squish squish umido della figa che lo mungeva, odore di sesso crudo che riempiva la stanza – sudore, eccitazione, lattice, tutto mischiato. Lei si chinò, lo baciò attraverso le maschere: lingue che si intrecciavano, respiri affannati. "Sborrami dentro... riempimi," sussurrò, voce spezzata. Lui perse ogni controllo: spinte violente dal basso, letto che tremava come se dovesse crollare. La figa di lei si contraeva in spasmi pre-orgasmici, clito sfregato contro il pube di lui a ogni movimento. Venne prima lei: un orgasmo violento, corpo che si inarcava, figa che pulsava intorno al cazzo in contrazioni ritmiche, succhi caldi che colarono copiosi sulle palle di lui. Mugolii gutturali, tremori incontrollabili dalle cosce al petto. Gianluca seguì a ruota: un ruggito strozzato, cazzo che si gonfiò e pulsò dentro il preservativo, getti caldi che lei sentiva attraverso il lattice sottile – sensazione di calore esplosivo che la riempiva, la faceva sentire posseduta. Continuò a sbatterla mentre veniva, baciandola ardentemente, corpi sudati incollati, spasmi finali che li scuotevano entrambi. Rimasero abbracciati, lui ancora dentro, cazzo che pulsava debolmente, figa che fremeva intorno a lui in shocks. Silenzio rotto solo dai respiri pesanti. Poi lei si sfilò piano, con un gemito di perdita quando il cazzo uscì, lasciando la figa aperta e palpitante. Spense la registrazione. Si guardarono intontiti attraverso le maschere, risero nervosi, corpi ancora tremanti di piacere.Aprirono un profilo anonimo su un sito per adulti, misero la maschera come foto profilo, caricarono il video. E aspettarono. Pochi giorni dopo: sveglia tardiva, colazione sul letto. Lui apre il telefono: migliaia di notifiche. Followers esplosi, commenti deliranti – tutti per il suo culo sodo, le sue tette rimbalzanti, la figa bagnata, il modo in cui succhiava, come veniva scopata. Il formato amatoriale, grezzo, mascherato: aveva spopolato. Si guardarono complici. "Continuiamo?" dissero insieme. E continuarono. È stato un piacere farvi venire con questa storia. Se vi è piaciuta, mettete like, commentate e ditemi se volete il seguito –un feedback fa piacere ce n'è ancora tanto di sporco da raccontare. Verba Erotika vi saluta... e vi lascia con un'erezione da gestire. 😈
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5 mesi fa
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La Finestra
Con Magda c’è un feeling particolare.“In realtà, forse, preferirei stare noi due stasera. Ti dispiace?”Facile intuire da queste poche parole altre nostre vicende. Ma non anticipiamo. Torniamo a quella sera.“A casa?” le chiesi. “O vuoi farti un giro?”“A casa…” rispose lei, con quel tono che sapeva già di premessa.Immediati sguardi di complicità tra noi, un’idea condivisa stava prendendo forma, incalzante. Magda aggiunse “sai.. stavo pensando a quel cavalcavia… hai presente a Milano? Ci siamo passati insieme diverse volte. Finestre di case ed uffici ad altezza strada…”. Si affacciò alla portafinestra che dava sul cortile interno del nostro condominio, circondati da diversi appartamenti. Finestre illuminate. Vite in controluce.“Vorresti attirare l’attenzione?” dissi un po’ per gioco un po’ per seguire la sua idea che colsi al volo. Avvicinandomi a lei, le porsi un calice di nebbiolo, rosso intenso, e mi fermai dietro di lei. Era appena uscita dalla doccia, ancora in accappatoio. Profumava di qualcosa di nuovo. Il mio corpo sulla sua schiena, il mio viso tra i capelli ancora umidi.“Notato qualcuno?” le sussurrai.Fuori tutto era così tranquillo, solito. Un uomo in cortile con il suo cane. Un’altra sagoma comparve due piani sopra, dall’altra parte. All’inizio tutto sembrava casuale, poi non più.Le baciai il collo, dolcemente, scoprendole le spalle lentamente. Sorreggendole il calice, la aiutai a sfilare una manica dell’accappatoio, poi l’altra. Lei rimase così nuda, luminosa, dalla vita in su, con quella biancheria parzialmente legata. Riporgendole il vino, Magda sollevò appena il calice in un brindisi muto verso il cortile. “Dici che qualcuno si sta incuriosendo?” dissi sorridendo. “Vediamo…” rispose lei. “…Aspettiamo” incalzai io, mentre le mie labbra si poggiarono sul collo all’altezza della colonna vertebrale, con labbra umide, scendendo e seguendo quindi la linea tra le sue scapole, fino quasi a metà schiena. Sentii il suo fremito mentre sorseggiava il suo vino. Il mio viso risalì, con la lingua, pregna di saliva, che in un solo gesto arrivò sino alla sua spalla destra. Un morso, tirando un po’ la pelle, giusto per farmi sentire. Lei si contorse ridendo, come per sfuggire.“Guarda, il tizio che porta fuori il cane...” cercò di distrarmi. Ripetendo lo stesso gesto di prima, con le mani sui suoi fianchi per non farla scappare, finii sulla spalla sinistra, senza dare troppa importanza all’esterno, per però poi chiedere “Che fa? Ti sta guardando?”.“Così però mi fai di nuovo bagnare, sai…?” mi disse ridendo “comunque non credo. Forse dovremmo…fare qualcosa per richiamare la sua attenzione”.“Aspettami qui!” dissi lasciandola con il calice in mano, nuda sopra la cinta. Andai in un’altra stanza, fischiai forte. Come allo stadio. Il suono rimbalzò sui muri e l’uomo col cane alzò lo sguardo, cercandone la fonte. “Allora?” le chiesi dall’altra stanza. “Torna pure, Riky” mi disse. Il tizio aveva appena alzato lo sguardo vedendo Magda.Mi soffermai ancora qualche istante di là, poi tornai e mi nascosi ancora dietro di lei, nuda davanti al vetro freddo, con la pelle che reagiva all’aria stessa, oltre che alla situazione. Non era solo esibizionismo, era un gioco di potere silenzioso. Noi dentro, illuminati. Lui, o loro, nascosti nel buio, o dietro tende socchiuse.Tornai a baciarle il collo, Magda socchiuse gli occhi. “sta guardando?” le chiesi senza fermarmi, per aver conferma della sua attenzione. “si è spostato…forse per vedere meglio”.Allungai le mani sui suoi seni, prendendoli ed afferrandoli, in un gesto che sapeva di possesso; le mie labbra sempre piantate sulla sua schiena. Li sentii più gonfi e duri del solito.Cercai di portare la sua attenzione più in alto “non hai visto che abbiamo altri spettatori?”. Alzò lo sguardo vendendo una sagoma dietro una finestra illuminata, nella palazzina davanti a noi.Sentii i suoi capezzoli indurirsi sotto i miei palmi. “Oh, hai ragione! Non avevo visto” mi rispose con voce tremante per la mia presa sui seni gonfi e caldi, percependo quel dolore che le è sempre piaciuto.Allungando una mano verso il suo calice, intinsi due dita nel vino, per portarle sul seno. Sul capezzolo. Particolarmente indurito, lo strinsi tra le dita pregne di rosso, lo bagnai e strizzai, come lei adora. Distolto dall’esterno, il suo sguardo si spostò sulla mia mano. Il suo respirò accelerò di colpo. Premetti ancora un po’, giocando con la punta tramite il polpastrello bagnato, disegnando piccoli cerchi sopra il capezzolo, che si piegò in risposta alla pressione della mia falange. Nel frattempo, l’altra mano slacciò completamente l’accappatoio, facendolo scivolare a terra.L’uomo in cortile non sembrò capire subito cosa stesse succedendo, mentre quello di fronte era chiaramente fisso su di noi.Presi il bicchiere dalle tue dita, invitandola, senza alcuna parola, ad appoggiare le mani su quella portafinestra fredda, così da sporgersi in avanti col busto e la schiena inarcata. I suoi capezzoli sfiorarono il vetro, irrigidendosi se possibile ancora di più. Quindi, rovesciai un po’ di vino in quel solco che si era creato lungo la colonna vertebrale, facendolo colare dal collo lungo tutta la schiena. Sentii un suo gemito mentre percepiva quel rosso arrivare fino al fondoschiena e successivamente la mia lingua a pulirla, dal basso verso l’alto, arrivando fino al calice, ancora appoggiato sul collo.Il mio viso tornò poi nuovamente sul suo bel culo. La mia lingua appoggiata sulla sua pelle, pronta ad accogliere un altro rivolo di vino scivolare lungo tutta la schiena. Io sempre lì, in attesa, e lei lì tesa.Gustandomi il nebbiolo “…che succede fuori?” chiesi. Magda, distratta, aveva perso di vista l’uomo in cortile, forse tirato dal cane mentre lui voleva continuare a guardare. Notammo però che la sagoma dietro la finestra era scomparsa per un attimo, la luce spenta, per poi riaccendersi più in là, come se avesse cambiato posizione per osservare meglio. Probabilmente non solo osservare, vista l’espressione strana in volto ed un movimento inconsueto. “Interessante!” mormorò lei non appena intuì, mischiando quella immagine alle mie mani che tenevano il contatto tra noi, oltre ai corpi stessi, serrati.Quello fu il momento perfetto per giustificare il mio precedente soffermarmi di là, dopo i fischi. Dalla tasca posteriore dei miei jeans sfilai il cazzo di gomma, a ventosa, che Magda custodisce nel suo cassetto. Lo allungai verso la sua mano. Si illuminò con un sorriso non appena lo afferrò con forza e desiderio.“Perché non mostri ai nostri spettatori come sei brava a succhiarlo?” proposi, sapendo che non avrei ricevuto un no, ma solo un gesto affermativo.La sua lingua bagnò lievemente la ventosa, per poi leccare il resto del cazzo di gomma, prima di attaccarlo al vetro davanti a lei. Nel frattempo, le mie mani presero i suoi fianchi, tirandoli a me, così facendole sporgere il culo contro il mio corpo. Chino, con il viso di nuovo all’altezza del suo fondoschiena, una mia mano si infilò tra le gambe per divaricarle un po’. Il dorso ed il palmo della mano continuarono il gesto, contro l’interno delle cosce per farle aprire ancora di più, diventando quasi degli schiaffi. Il suo profumo era inebriante, un mix tra pulito, vino e sesso.Il suo sguardo di diresse prima verso l’uomo alla finestra di fronte e poi all’uomo in cortile, che sembrava far finta di non vedere. La mia lingua si allungò proprio contro le sue labbra esposte, carnose. Il mio respiro la attraversò piena di calore. Il mio viso tra le natiche, le mani forti sui fianchi, aiutarono la mia lingua a raggiungerla. Sentii le sue labbra calde, grazie alla punta della lingua irrigidita. Percepii un gemito, mezzo strozzato. Le mie mani vollero farsi sentire più forti, stringendo con vigore le natiche, per allargarle meglio e farmi spazio. La lingua così si insinuò tra le labbra carnose, come a volerla penetrare, percependo il muscolo rigido, leccandolo e facendole calare la tensione. La lingua roteante disegnò piccoli cerchi, diventando delle spirali nel punto più piacevole.“Oh, sì Riky..”La lingua, inarcandosi, scavò tra le sue labbra, con una generosa leccata.“Magda…non stai facendo quello che ti ho chiesto però...” dissi mentre continuai a leccarla, tenendo quel bel culo più aperto possibile.“Mi hai distratta…” sospirò. Non accettai repliche “…zitta…e succhia!”.Percepii il suo sorriso, prima che allungasse la lingua tra i denti per toccare la punta del cazzo gommoso davanti al suo viso. La sua lingua si distese per poi ripiegarsi, facendolo dondolare lievemente, sospeso al vetro. La mia lingua salì, fino al suo ano: più vicino, più comodo. Lo leccai con avidità, seguendone la forma. Sentì il suo sospiro poco prima che la sua bocca, schiusa, circondasse il cazzo con le labbra.Riafferrai il calice poggiato a terra, rovesciando quel poco liquido rimasto tra la mia lingua e il suo ano, per così poterlo leccare con più gusto. Sapevo che adorava vedermi bere tramite il suo corpo, infatti si scostò un attimo, per poi riprendere in bocca il cazzo, iniziando a succhiarlo.Preso dalla foga di pulirla dal vino, la mia mano si infilò tra le sue cosce, poggiandosi e coprendo la sua figa, sotto la mia mano. Avvolgente. Magda lenta, in modo che i guardoni potessero vedere in modo chiaro, accarezzò con la lingua la superficie gommosa, con le labbra che scorrevano. Un mio schiaffetto colpì e vibrò sulla sua figa “...è bello bagnato il cazzo che stai leccando?”. Lei non rispose, sussultò. “Lo sto riempiendo di saliva, ma non basta. Vuoi aiutarmi tu?” disse poco dopo, rimanendo a pochi centimetri dal cazzo.Senza ulteriori parole mi alzati, lasciando comunque la mano sulla sua figa. Il mio viso si affiancò al suo, godendomi per qualche istante la tua bocca succhiare e leccare quel cazzo finto. Il suo sguardo fisso sul mio. Le sorrisi, con malizia ed eccitazione. Poi la mia mano si poggiò sulla sua nuca, spingendola a fondo, facendo così sparire quel giocattolo dentro le tue labbra. Le mie dita tra i suoi capelli, strette, spinsero facendole toccare quasi con la punta del naso il vetro davanti a lei. Notai i suoi muscoli del collo diventare più rilassati, così da poter resistere fino in fondo a quella pressione. La saliva colò dalle sue labbra. Solo allora la feci sfilare, vedendola riprendere fiato. Una ragnatela di saliva unì, cadente, le sue labbra ansimanti e la cappella di gomma. Presi quel giocattolo con una mano, una presa forte, tenendo l’altra sempre tra i suoi capelli, mentre mi osservava. Simulai una sega, lenta, per spalmare meglio la saliva tra le vene finte. Spinsi la sua bocca sulla cappella, ma prima sputai sull’asta, colpendo anche la mia stessa mano.Magda giocò un po’ con la lingua attorno alla punta, per poi sentirsi nuovamente premuta dalla testa verso il cazzo. Un altro sputo, colpendo anche le sue labbra, sempre più vicine alla mia mano. I suoi occhi erano carichi di eccitazione, mentre la incalzai“..era questo l’aiuto che chiedevi?”. Lei annuì con un lieve cenno.Afferrai il suo mento, stringendolo. Per riflesso lei spalancò la bocca, tirando fuori la lingua. Dall’alto, a mia volta feci colare dalla mia lingua un rivolo di saliva, per finire con uno sputo, mentre staccai la ventosa dal vetro. La cappella finta scese lungo la sua schiena, su tutto il suo corpo, io di fianco a lei, finché non arrivò al suo fondoschiena, lì dove la mia lingua aveva bagnato per bene. Il suo sguardo, il suo sorriso. La sua espressione cambiò quando spinsi il cazzo finto, aprendo bene le natiche con l’altra mano, sia per aiutare che per vedere meglio. Magda sentiva la cappella di gomma premere. Il cazzo, schiacciato, affondò leggermente nel suo culo. Allungai il viso verso quella bella immagine. Un altro sputo carico di saliva uscì dalle mie labbra.Nuovamente la mia mano prese il suo viso, lasciando colare altra saliva sulla sua lingua, per poi mischiarla con la mia. Mentre ci lasciammo andare ad un bacio, spinsi il cazzo finto più a fondo. Il lieve dolore soffocò tra le nostre lingue. Cominciai a farlo scivolare dentro e fuori. Percepii che ora la sensazione era solo di estremo piacere.Sempre chinata in avanti, la girai di 180°, per poi spingere il suo fondoschiena verso quella porta finestra sempre esposta al mondo. La ventosa fece di nuovo presa. Il suo culo cominciò a muoversi in autonomia, come se fosse un cazzo vero, godendone a pieno. Un ulteriore bacio, poi mi staccai, portandomi davanti a lei, osservandola. In adorazione per quella scena, per quei movimenti, accarezzai il suo viso con il dorso della mano.Poi uno schiaffo tuonò sulla sua guancia. Forte. Il rossore le riempì la gota. Mi guardò, con aria di sfida, fermandosi qualche istante. La mia mano avvolse il suo collo: “hai qualcosa da dirmi?” rispondendo così allo sguardo. Nessuna parola, se non il suo corpo che riprese a muoversi in autonomia sul cazzo di gomma.Poi “..ancora!” Magda implorò. Non esitai, sempre con una mano stretta attorno al suo collo, l’altra si liberò e colpì più forte di prima sul viso. Anche se accusò il colpo, non smise di muoversi, anzi…il corpo si fece più audace contro il giocattolo.Diedi uno sguardo fuori: l’uomo con il cane, fermo, immobile, rivolto verso di noi. L’altro, beh, l’altro si stava chiaramente masturbando con foga alla nostra vista. “Sei meglio di un film porno per loro questa sera…” dichiarai “..ma anche per me!”. A questa sentenza, il suo viso sorrise.Un ulteriore mio schiaffo infuriò contro quel gesto di felicità, senza scalfirlo.Quindi mi piazzai davanti a lei, tirando fuori il cazzo dai jeans, duro, pronto, nella mia mano. Lei non fece in tempo a dire “finalmente...” che la presi per i capelli, sempre china a scoparsi il cazzo di gomma, per farle arrivare un altro schiaffo.Supplicante “posso toccarmi?” mi chiese. Non risposi, ma il mio consenso era chiaro, con il mio cazzo duro a pochi centimetri da lei. Non esitò: la sua mano sinistra si infilò tra le cosce, con il movimento del corpo sempre dondolante verso la portafinestra. Notai il suo viso cambiare nuovamente espressione ed un nuovo piacere impossessarsi di lei, aumentando l’intensità del gesto. Cominciai a masturbarmi, con foga. Il suo sguardo cominciò a saltare tra i miei occhi e la mia sega.Un altro schiaffo. Serrai nuovamente le dita sul suo viso. “Lo vuoi in bocca, vero?” le chiesi, duro. “vorrei che mi venissi in bocca…” disse con voce ansimante. Quel suo desiderio mi portò a segarmi con estrema voracità, con i suoi capelli nella mia mano, tirandola un po’ in su, per esporre meglio i suoi seni alla mia vista. Sbattei la mia cappella contro i capezzoli, mentre i nostri occhi non persero il contatto. Lei mi sorrise, con le dita frenetiche sul clitoride, bagnate e precise.Feci un passo indietro, portando il suo viso, sempre salda dai capelli, nuovamente vicino al mio cazzo. Provò, allungando la lingua, a toccarlo, ma non glielo permisi, continuando la mia sega a poca distanza da lei. La sua bocca si schiuse ancora di più, la lingua esposta. Pronta ad accogliermi.In adorazione mi segai, se possibile, ancora più forte di prima. Godendo nel guardarla e nel vederla godere.“sei la mia troia?” chiesi in un impeto di eccitazione. Magda non tardò “Sì, Riccardo. Sono la tua troia...”.A queste parole seguì la sua foga crescente nel masturbarsi e scoparsi il tuo stesso culo contro il cazzo a ventosa, aumentando la forza e desiderio nella mia sega. Le dita scivolarono veloci, entrambi sui rispettivi sessi.Poi densi schizzi sporcarono le sue labbra, mentre le sue gambe tremanti ed un urlo resero chiaro il suo orgasmo appena successivo al mio.Ripresi fiato osservando le sue gambe instabili. Ferma. Marchiata. Restammo un attimo così, a riprendere vigore. Fuori, le sagome si muovevano nell’ombra. Slegai le tende, come un sipario a concludere lo spettacolo.Ridendo “…vai a farti un’altra doccia”.“Speravo di farla con te... ma magari trovo quello del palazzo di fronte" prendendomi in giro.“…scema, non sei stata troppo concentrata su di lui…andiamo"E mentre ci allontanavamo dal vetro, sapevamo che il vero centro di quella sera non erano stati gli sguardi da fuori, né il rischio, né l’esibizione.Era quel feeling particolare. Questo racconto, ideato a quattro mani, nasce col semplice intento di mettersi in gioco e disseminare piacere e fantasia. Per qualsiasi commento, curiosità, suggerimento, scrivete a (per chi volesse, ho anche telegram)
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5 mesi fa
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Il Tocco Proibito
Ciao a tutti cari lettori e soprattutto lettrici. Questo racconto è soprattutto per queste ultime. È un racconto di fantasia, nonché il mio primo racconto. Spero sia di vostro gradimento e spero mi perdoniate qualche errore. Fatemi sapere, nei commenti, cosa ne pensate e se volete un proseguo. Grazie. IL TOCCO PROIBITO Sono le dieci di sera e questa casa sembra avvolta in un silenzio innaturale. Me ne sto seduta sul letto della stanza degli ospiti, con il cellulare in mano, a scorrere senza realmente vedere quello che passa sullo schermo. È il mio primo weekend qui, a casa di mia nonna, e ancora non mi abituo all'idea che lei abbia un altro uomo nella sua vita. Il nonno se n'è andato solo due anni fa, eppure lei ha già rifatto le sue scelte. Non la biasimo, certo. Ha settant'anni e tutto il diritto di essere felice. Ma Gianni... lui è diverso. Ha settantasei anni, una decina più di lei, ma si mantiene sorprendentemente in forma per la sua età. Capelli bianchi radi, occhi vispi, un modo di fare che oscilla tra il galante e il leggermente invadente. Mi alzo dal letto e mi stiracchio. Indosso solo una canottiera leggera di cotone e un paio di mutandine bianche semplici — non mi aspettava di certo di incontrare nessuno stasera. I miei capelli corti, quei capelli castano scuro che mia madre odia perché "non sono femminili", mi sfiorano le spalle mentre cammino. Alla luce della luna che filtra dalla finestra del corridoio, intravedo le mie ciocche biondo miele che brillano, come sempre quando c'è poca luce. Faccio per dirigermi in bagno, ma qualcosa attira la mia attenzione. La porta dello studio di Gianni è socchiusa. Una lama di luce giallastra taglia il pavimento del corridoio, e un suono ritmico, ovattato ma inconfondibile, mi arriva alle orecchie. Mi blocco. Il cuore mi salta in gola. Non dovrei. È sbagliato. È disgustoso. È... Faccio un passo avanti. Poi un altro. I miei piedi nudi non fanno rumore sul pavimento di legno. Mi avvicino alla porta e mi chino leggermente, gli occhi che cercano lo spiraglio tra il battente e lo stipite. Quello che vedo mi fa mancare il respiro. Gianni è seduto alla sua scrivania, di spalle rispetto alla porta. Lo schermo del PC illumina la stanza di una luce bluastra, e su di esso si muovono figure — corpi nudi, femminili, giovani. Molto giovani. Il volume è basso, ma riesco a sentire i gemiti artefatti delle attrici porno che si contengono sullo schermo. Ma non è quello a catturare la mia attenzione. La mano destra di Gianni si muove ritmicamente sul suo grembo. La sua cerniera è abbassata, i pantaloni della tuta calati quel tanto che basta a liberare l'oggetto del suo piacere. Oddio. Il suo cazzo è... è impressionante. Non mi aspettavo nulla del genere da un uomo di settantasei anni. È duro, eretto, la punta lucida di liquido preseminali che colma la fessura. La sua mano rugosa scorre su e giù lungo l'asta con un movimento lento, deliberato, quasi ipnotico. Le sue dita, nodose per l'età, stringono la carne con una presa esperta, il pollice che stuzzica la corona del glande a ogni passaggio. Sento le guance andarmi a fuoco. Dovrei andarmene. Dovrei tornare in camera mia, mettermi a letto, dimenticare quello che ho visto. Invece resto lì. Inchiodata sul posto. Gli occhi incollati alla scena. Gianni emette un gemito basso, gutturale. Un suono che mi attraversa come una scossa elettrica. La sua mano accelera il ritmo, e io osservo i suoi testicoli che oscillano dolcemente a ogni movimento. Ha le cosce pallide, segnate dalle vene varicose, leggermente divaricate sulla sedia. La sua camicia è sbottonata, e intravedo il petto magro, coperto da una sottile peluria bianca. "Dio santo..." lo sento mormorare con voce roca. "Cazzo, sì..." Le parole volgari nella sua bocca anziana mi provocano un brivido inaspettato. C'è qualcosa di perversamente eccitante in tutto questo — questo uomo vecchio abbastanza da essere mio nonno, che si tocca guardando ragazze che potrebbero essere mie coetanee. Le ragazze sullo schermo stanno gemendo più forte ora, e Gianni accompagna i loro suoni con i suoi. La sua mano destra continua a pompare, mentre la sinistra si sposta tra le sue gambe, le dita che cercano e trovano i testicoli, stringendoli, massaggiandoli con gesti esperti. "Sì, prendilo tutto..." ansima rivolto allo schermo, e io mi mordo il labbro inferiore così forte da sentire il sapore del sangue. È in quel momento che me ne accorgo. Il mio corpo sta reagendo. Sento un calore diffondersi tra le mie cosce, un formicolio familiare che parte dal basso ventre e si irradia ovunque. I miei capezzoli premono contro il tessuto leggero della canottiera, tesi e sensibili. Senza pensarci, la mia mano destra scivola lungo il mio fianco, verso l'elastico delle mie mutandine. No. Cazzo, no. Questo è troppo. Ma il mio corpo non mi ascolta. Le mie dita scivolano sotto il cotone bianco, trovando la carne calda e umida delle mie grandi labbra. Sono bagnata. Davvero bagnata. Il mio clitoride è già turgido, che pulsa al ritmo del mio cuore accelerato. Sullo schermo, una ragazza sta urlando di piacere mentre viene scopata con forza. Gianni ringhia qualcosa di incomprensibile, la sua mano che ora si muove freneticamente sul suo cazzo. Vedo le vene dell'asta che pulsano, il glande che diventa più scuro, più gonfio. "Sto per venire..." gracchia lui, e le sue anche si sollevano leggermente dalla sedia, spingendo il bacino verso l'alto, incontro alla sua mano. Io tengo il passo. Le mie dita scorroni tra le mie pieghe scivolose, trovando l'apertura della mia fica e affondando dentro. Un dito. Poi due. Mi mordo la mano libera per soffocare ogni suono mentre guardo quest'uomo anziano che si porta all'orgasmo. Il suo corpo si irrigidisce. I muscoli delle sue cosce tremano. E poi, con un grido strozzato che mi fa quasi venire sul posto, Gianni viene. Il primo schizzo di sperma erutta dal suo cazzo con una forza che non mi aspettavo. Un getto bianco e denso che atterra sul piano della scrivania, macchiando i documenti sparsi. Poi un altro. E un altro ancora. Il suo seme continua a fluire, bagnandogli la mano, la pancia, i peli pubici bianchi. Io tremo. Le mie dita sono ancora seppellite dentro di me, e un orgasmo silenzioso mi attraversa come un'onda — improvviso, inaspettato, potentissimo. Devo appoggiarmi allo stipite della porta per non cadere. I miei muscoli interni si contraggono intorno alle mie dita, e sento i miei umori che colano sul palmo della mia mano. Gianni resta immobile per alcuni secondi, il petto che si alza e abbassa rapidamente. Poi, con un sospiro profondo, la sua testa cade all'indietro, gli occhi chiusi, un sorriso soddisfatto sulle labbra sottili. Io mi ritraggo dalla porta come se mi avessero schiaffeggiata. Il cuore mi batte all'impazzata, le gambe mi tremano. Corro verso il bagno in punta di piedi, chiudendomi dentro e appoggiandomi alla porta. Guardo la mia mano — le mie dita lucide dei miei stessi liquidi. Me le porto al naso senza pensarci, inalando il mio odore muschiato, poi le lavo freneticamente sotto l'acqua fredda. Cosa mi è preso? Cosa cazzo mi è preso? Mi guardo allo specchio. Il mio viso è paonazzo, gli occhi sgranati, i capelli spettinati. Sembro una che ha appena scopato, non una che ha spiato un vecchio mentre si masturbava. Eppure, mentre torno in camera mia e mi infilo sotto le lenzuola, so che quell'immagine non mi abbandonerà tanto facilmente. Il corpo nudo di Gianni. Il suo cazzo duro tra le sue mani. Il suo seme che schizza ovunque. E so anche un'altra cosa, una cosa che mi spaventa e mi eccita in egual misura. Domani non riuscirò a guardarlo in faccia senza pensare a quello che ho visto. E senza chiedermi, nel profondo della mia mente perversa, come sarebbe stato trovarmi al posto della sua mano.
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5 mesi fa
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Donatella
Questo è un racconto di pura fantasia qualsiasi riferimento a persone realmente esistenti o a fatti accaduti realmente è puramente casuale.Aspetta solo un momento per cortesia... mi stai dicendo che tua moglie ti ha confessato di essere una masochista e di aver bisogno di essere sottomessa e maltrattata, sono 6 anni che vivete sotto lo stesso tetto e adesso salta fuori questa cosa? Ho capito bene? Si Marco è così hai capito benissimo. Siamo nella nostra sala un disco dei Led Zeppelin come sottofondo, io guardo mia moglie e immagino che la sua espressione sbigottita sia pari almeno alla mia. Franco scusa ma ti faccio presente che tu sei lo specialista in scherzi “atroci” e che sin ora non sei ancora riuscito a fotterci e la cosa ti rode lo so, quindi se ti dico che sei credibile come una banconota da 3 euro sai che son sincero e non sei sorpreso. Mia moglie Anna chiede, Franco perché noi e perché adesso? Se non mi confido con voi che ci avete aiutato in ogni modo anche finanziariamente non so con chi lo potrei fare, lo interrompo bruscamente sono cazzate Franco inoltre avete restituito sino all'ultimo centesimo quindi non é un discorso. No Marco è un discorso; perché ci avete tolto dalle pesti almeno 2 volte, ci avete fatto capire che stavamo sbagliando strada in più di un occasione, ci avete accolti con rispetto e amicizia e proviamo profondo affetto per voi, e anche totale fiducia abbiamo sperimentato di persona quanto siete seri e affidabili, sul perché adesso Anna perché adesso è uscito e non venire a dirmi che anche dopo quasi 16 anni di matrimonio ogni tanto non scopri qualcosa che non sapevi su quello zuccone di tuo marito, Donatella ha pensato di lasciarsi alle spalle tutto quando ci siam conosciuti e sposati, e lo ha fatto sin ora ma evidentemente non può resistere di più e me ne ha parlato, come è per altro giusto che sia, io davvero non sono in grado di darle quello di cui ha bisogno non riuscirei a colpirla starei male prima, anzi sto male solo al pensiero, una volta di più vi chiedo anzi vi chiediamo aiuto. Gesù... ho bisogno di bere... e mi alzo per versarmi una robusta dose di Canadian Club, tra me e me penso che dobbiam smetterla di essere sia troppo sinceri che troppo disponibili, tu guarda che situazione assurda s'è venuta a creare, Anna sempre più riflessiva chiede ancora ma Franco in altre parole ci stai chiedendo se vogliamo “giocare” con Donatella? E perché lei non é qui visto che stiamo parlando di lei? Già perché lei non c'è? Ribadisco con la speranza che la mia dolce metà sia stata capace di vedere il bluff, perché era una cosa che vi dovevo chiedere io al di la del fatto che lei si vergogna in modo pazzesco, ma dato che son io ad essere in difetto non essendo in grado di darle quanto le serve io devo trovare una soluzione accettabile e sicura. Porca puttana! Il ragionamento non fa una grinza, comunque prosegue Franco se accettate la chiamo e le dico di raggiungerci subito, no Franco ferma tutto, ti ripeto di te non mi fido per cose del genere, non te ne avere ma prima di decidere qualsiasi cosa e parlo anche a nome di Anna vogliam parlare con lei direttamente. Mi volete proprio umiliare sino in fondo quindi, ok la chiamo subito. Non ti vogliamo umiliare pezzo di somaro sbotta Anna, ma ti rendi conto di cosa ci stai dicendo e chiedendo? Si me ne rendo conto molto bene, e non sapete quanto mi pesi aggiunge ad occhi bassi e con tono sommesso, adesso ragazzo mio siamo in due ad aver bisogno di bere dico e provvedo a versargli una dose di whisky da non farlo guidare per le prossime 12 ore. Tagliam la testa al toro dico chiamo io Donatella, no per favore fallo fare a me dice Franco. Ok amico mio ma guarda che non sei Gesù Cristo, non è che devi bere l'amaro calice sino in fondo, son sincero e ti dico che ho ancora dei dubbi ma la tua faccia me la dice lunga a riguardo e credo che tutto sommato sia meglio che chiami io, ma fai come credi più opportuno. Si la chiamo io, se la chiamassi tu o Anna morirebbe di vergogna, ok fai pure noi andiam in cucina. Cosa ne pensi cara? Chiedo a mia moglie una volta in cucina, son sconvolto ti assicuro non ho la minima idea di come gestire tutto ciò; siamo in due mi risponde Anna davvero son messa come te non so cosa dire ne pensare, continuo a sperare sia un elaborato scherzo, perché se non lo è allora siamo appena stati investiti di una responsabilità pazzesca e abbiamo appena avuto il più grande atto di fiducia che potremmo mai avere. Che cosa gli diciamo? Rispondo io, vediamo dice Anna, mettiamoli in condizione che sia lei a parlare e a chiedere, se conferma quanto ci ha detto lui allora ci pensiamo su e poi decidiamo, mi pare il minimo. Ok è sensato amore mio, meno male che ci sei tu, a pelle lo avrei mandato all'inferno dopo 10 minuti stra convinto mi stesse sfottendo, perché c'è anche quello il maledetto è quello degli scherzi da prete, e sua moglie non è che sia una santa in merito, se può sfottere qualcuno in modo peso di certo non si tira indietro, che situazione del cazzo s'è venuta a creare, ci dobbiam mettere tranquilli e non parlare liberamente come facciamo d'abitudine. Ok, dice Anna e se lei dovesse confermare tutto come ci comportiamo? Uh... e che accidenti ne so? Donatella è una bella donna, questo è innegabile però siamo nella situazione speculare alla solita, di solito prima son giocattoli e poi diventan amiche, qui è esattamente il contrario tu come la vedi? Ce la fai a scordarti di chi è, di quali sono i legami che ci uniscono e ad “usarla” come facciamo normalmente? Io son sincero non lo so, mi ci dovrei davvero trovare, e continuo a sperare che Franco entri con la faccia da sberle ridendo dicendo vi abbiam fottuto, lo mando al diavolo una volta per tutte ma sarei felice giuro. Marco non lo so neanch'io, Donatella mi piace sia come persona che come donna però son nella tua stessa situazione, l'imbarazzo quando si gioca deve essere a senso unico e non da noi a loro... Però, continua immaginati se rispondiamo di no, sicuramente proseguiranno la ricerca e non abbiam nessuna certezza che non capitino in mano a qualche demente. Ecco il maledetto senso di responsabilità che è la seconda natura di mia moglie, al servizio della gente 24/7/365 e la cosa peggiore è che risulta contagioso. Tesoro mio... non sta scritto da nessuna parte che noi siamo i salvatori del mondo le dico, e lei mi guarda sorridendo e in quel sorriso c'è la domanda “e se le succede qualcosa poi tu come ti senti?” Fanculo! Ha ragione lei come al solito, e quindi? Le chiedo da codardo scaricando su di lei la decisione, e quindi aspettiamo che ci parli lei e poi decidiamo. Donatella sta arrivando dice Franco entrando in cucina, è pallido e tirato e gli tremano le mani, siediti gli dico son sempre più convinto che non sia uno scherzo (purtroppo), mi ha appena detto una cosa bellissima ma mi ha fatto stare ancora più male dice a mezza voce, Anna mi guarda guarda il bicchiere che ho in mano e con gli occhi dice no, ok ci sta basta “bumba”, é sottosopra a dire niente dargli altro whisky sarebbe un idiozia colossale, Franco vuoi un caffè? Gli chiedo, no Marco grazie, mi ha detto che mi ama come non è capace di dirmi, non riesce ad immaginare quanti e quali uomini avrebbero fatto per lei quello che sto facendo io adesso, e silenziosamente comincia a piangere. Questa decisamente non ci voleva... é la dannata conferma che non stanno scherzando e io bestemmio in silenzio mi sento messo in mezzo senza poter dire la mia, anche se la mia la posso dire anzi la possiamo dire assumendoci le conseguenze del caso. Non so davvero cosa dire e questo è decisamente anomalo, mi alzo e gli metto una mano sulla spalla dicendogli “tranquillo in qualche modo la medichiamo, ne abbiam messe a posto altre mettiam a posto anche questa”, vorrei avere 1/10 della sicurezza che ostento, vedo lo sguardo sorridente di mia moglie che mi dice ok così va bene e un po di coraggio lo prendo, ridicolo, io che non ho mai avuto paura di niente o quasi sono qui che non so dove voltarmi, più' che ridicolo pazzesco, e decisamente sgradevole proprio vero che non s'è mai finito di imparare. Suona il citofono è arrivata, è il momento della resa dei conti, dopo pochi minuti entra in casa e si toglie il piumino, strano non l'avevo mai vista in jeans e maglione, sto guardando il suo abbigliamento perché ho visto la sua espressione, ciao Donatella le dico ma senza calore, Anna si alza le va incontro e la bacia e abbraccia come fanno di solito, poi dice adesso andiamo in sala e parliamo 5 minuti noi 2 poi ci raggiungete voi. Quella meraviglia di donna che è mia moglie una volta di più ha capito che ero più imbarazzato di loro, ma che comunque una soluzione va trovata e comincia a preparare la strada. Franco, ma sei sicuro di non farcela tu? Nemmeno se ti spiegassimo e ti insegnassimo almeno i rudimenti? No Marco non me la sento proprio, la sola idea di colpire una donna e specialmente Donatella mi fa star male, ci son cose che davvero non possiamo fare per me quella è una, onesto come discorso penso almeno non si è improvvisato e non ha fatto guai, devo rivalutare profondamente questo ragazzo, l'ho sempre considerato un mezzo imbecille e invece è molto più Uomo di tanti altri, peccato che abbia anzi abbiano messo in mezzo noi per una cosa tanto delicata, ma d'altro canto siam sempre stati noi a dire che se non ti fidi degli Amici non ti puoi fidare di nessuno, e se non è fiducia questa... Marco per cortesia, la voce di mia moglie dalla porta della sala mi strappa ai miei pensieri, puoi parlare tu adesso con Donatella che io faccio due parole con Franco? Ok tesoro arrivo subito, strizzo l'occhio con fare complice a Franco e gli dico con un sorriso, “non fare il pirla con Anna, le ho insegnato tutto quello che so sul corpo a corpo... se ci provi ti spiezza in due”, un disperato tentativo di rompere la tensione pazzesca che aleggia nell'aria con una cretinata, Franco mi guarda con un espressione semi ebete e con un sorriso come a dire ma che cazzo stai dicendo? Ti droghi? Realizza un secondo dopo cosa stessi tentando di fare e il sorriso diventa sincero e mi dice grazie. Entro in sala e bacio al volo mia moglie dicendogli sottovoce è una corda di violino stai tranquilla, un rapido battito di ciglia mi dice tutto ok; Donatella è in piedi accanto alla finestra e mi da le spalle, mi siedo sul divano e riprendo il mio bicchiere di whisky che ho una smesso di sorseggiare una mezz'ora prima, non che abbia voglia di bere ma mi serve per darmi un tono e non far vedere quanto in realtà sia teso, verosimilmente più di loro due messi assieme ragiono tra me e me. Mi accendo una sigaretta aspettando che si giri e mi dica qualcosa, niente da fare... e va beh dai dentro ancora tanto ci sei abituato; allora Donatella, so che hai qualcosa da dirmi, cosa ne dici di cominciare almeno via il dente via il dolore? Si volta con lentezza esagerata, e tiene lo sguardo basso non decidendosi a parlare io aspetto con solo un apparente calma, anzi do anche un sorso al bicchiere rendendomi immediatamente conto che è un errore, non parla ancora ma è paonazza in viso pessima situazione.... non ne veniam fuori a questo modo. Donatella per cortesia rilassati e dimmi quello che devi dirmi, sei un Amica qui non ti giudichiamo ma siete voi che ci avete messi in mezzo, quindi il minimo vista la situazione mi pare che sia tu a parlare visto che tutto il discorso é incentrato su di te. Per quanto possibile il suo rossore accentua, e con un filo di voce esordisce “cosa sono ve lo ha già detto Franco, di cosa ho bisogno anche del fatto che lui non possa darmelo siete al corrente” Per favore Donatella siediti qui e parliamo le dico con un sorriso, si siede al mio fianco e alza lo sguardo, é al limite del pianto e le dico con una faccia da schiaffi che avrei vinto il primo premio alla mostra “se vuoi piangere fa pure, ma se me lo eviti ti ringrazio”. Mi guarda perplessa e poi si mette a ridere prima in silenzio e poi sempre più forte, ok respiro un po più a fondo la tensione l'abbiam rotta grazie al cielo. Perché noi Donatella le chiedo, non saprei di chi altro fidarci Marco, certo potrei cercare ma che garanzie avrei? Se mi va bene son fortunata ma se mi va male? È il rischio che corrono tutte Donatella cos'hai tu di diverso? Io di diverso ho che vi conosco e che so che mi volete bene, che mi fido ciecamente di voi, so chi siete lo avete dimostrato in più occasioni. Era un po diverso non credi? Secondo te pensi che riusciamo a dimenticarci chi sei e a “usarti” come facciamo normalmente? Pensi che sia facile darti ordini, farti soffrire, umiliarti, essendo tu un Amica da anni? Non hai/avete pensato che ci avreste messi in mezzo in modo pesantissimo e del tutto inaspettato? Forse avete pensato che purché una sia disponibile a noi va bene? Non è proprio così... Non ti/vi piaccio? No no se è solo per quello sei più che a posto anzi... è una questione più sottile e mi rendo conto che non l'afferri, tu sei anzi voi siete degli Amici e questo per noi ha un peso non calcolabile, il “gioco” viene dopo nella nostra scala di interessi, prima son sempre le persone, mi rendo conto che quello che avete fatto è un atto di fiducia pazzesca nei nostri confronti, un atto che ci rende orgogliosi senza meno, ma la questione è più terra terra tu hai delle aspettative che vista la situazione forse non siamo in grado di soddisfare, e a quel punto delusione “brutta” per tutti non trovi? Premesso che nessuna che abbia giocato o giochi con noi è mai stata considerata meno che una persona importante, certo usata per i nostri scopi e in modo anche pesante nessuno lo nega, ma comunque prima di tutto una persona, non so in tutta sincerità se saremmo in grado di considerarti un “oggetto” per il tempo del gioco, che è esattamente quello di cui tu hai bisogno. Pensaci su un po e poi dimmi, Donatella mi guarda e sorridendo mi dice a maggior ragione dopo questo ragionamento son certa del vostro affetto e del fatto che pur essendo una situazione difficile la interrompo dicendole di pure una situazione oltre i limiti dell'assurdo... prosegue come se non avessi parlato, ce la metterete tutta per dare soddisfazione generale, e non potrei capitare meglio in fatto di sicurezza e serietà, rovescia per un istante la situazione, quanto tempo ci mettete a far si che una delle vostre amiche si fidi totalmente di voi al punto da lasciarsi andare e diventare davvero un giocattolo nelle vostre mai? Il tempo necessario le rispondo dicendole per altro la pura verità, ecco per me il tempo sarebbe 0 specialmente adesso dopo quello che mi hai detto che per inciso è sostanzialmente la stessa cosa che mi ha detto tua moglie e non potete certo esservela preparata, quindi significa che il vostro sentire è lo stesso (tra me e me penso sai che novità...), per cui avendo la mia totale fiducia a prescindere potreste “usarmi” (ho notato che usi questo verbo e lo trovo bello e appropriato) nel modo che più vi piace sin da subito. Diamo per scontato che tu abbia ragione, le rispondo c'è però da considerare in tutto questo discorso Franco, è a pezzi adesso che ci ha solo chiesto di fare questa cosa, pur ammettendo e devo dire che l'ho apprezzato per il suo coraggio di non essere in grado di darti quello che desideri, non oso immaginare come si potrà sentire quando tornerai a casa con addosso i segni della frusta e i lividi che sai benissimo possono durare anche 7-10 giorni, sia molto chiaro sin da subito che non vogliamo ne essere causa di attrito tra di voi, ne sentirci dire ma cosa avete fatto a mia moglie. Vedi Marco, adesso sei tu che non capisci mi risponde con un radioso sorriso, come per te esiste solo Anna e per Anna esisti solo tu e tutto il resto è un di più, una spezia saporita ma non indispensabile, sono affetti ma non amore la stessa cosa vale per noi due, ovvio che con voi il rapporto parte speciale non ha bisogno di diventarlo, lo è già ma è un qualcosa che serve a completarmi non una parte essenziale, se io son più completa lo è anche Franco perché come voi assieme siamo una forza, separati molto meno. Hai una risposta pronta per tutto noto... detto con un sorrisetto mezzo storto sentiamo cosa ne pensano gli altri due di la in cucina e poi decidiamo. Ci spostiamo in cucina e l'atmosfera pare meno tesa, riassumo in breve quanto ci siam detti sia per mia moglie che per Franco, e a quest'ultimo a bruciapelo chiedo se la situazione esposta è reale e lo trova d'accordo senza recriminazioni di sorta, guarda negli occhi la moglie e dopo un istante dice di si sorridendo, ok e questa è chiusa... Anna amore mio cosa ne dici tu? La prendiamo questa pazzoide? Ti va o pensi che sbagliamo tutto? Non son sicura sia una buona idea, però direi di provarci e vediamo cosa ne esce, se la cosa non funziona avremo più confidenza per dircelo senza giri di parole. Ok sta bene anche per me le rispondo, quand'è che hai il primo week end libero? Tra due settimane mi risponde mia moglie, ok donatella allora tra 2 venerdì alle 21 ti vogliam qui e te ne potrai andare il lunedì mattino seguente, in quel periodo di tempo ti useremo come meglio ci andrà e se in qualsiasi momento tu fermi la cosa, ti salutiamo e resti solo una buona amica e nulla di più. Ti telefonerò prima per darti i dettagli della tua preparazione e del tuo comportamento, questo é tutto potete andare. Si alzano sorridenti e visibilmente provati dalla tensione ci ringraziano ed escono, dopo qualche minuto tiro un imprecazione da campionato del mondo e dico a mia moglie ma è possibile che arrivino tutti qui? Cosa abbiamo la calamita? Mi risponde con una sonora risata e un bacio chiudendo il discorso.
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5 mesi fa
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Morbido abbracccio
Il corridoio del reparto di lungodegenza sembrava rilassato quando si udivano i passi di Lucia. Non correva mai, il suo corpo le imponeva un’andatura lenta Per i pazienti, quella "lentezza" non era pigrizia, ma un dono: Lucia non aveva mai fretta di andarsene, era una volontaria. Quando si sedeva al bordo di un letto per leggere qualcosa, la stanza sembrava improvvisamente più piccola, più calda, più sicura. Aveva appena girato pagina quando una sonora, impertinente pernacchia di trombetta squarciò il silenzio. Lucia sussultò, voltandosi mentre stringeva al seno un volume che stava leggendo. Ehi, Bibliotecaria! Troppa quiete fa male alla salute, serve un po' di vitalità! Flavio apparve saltellando, un uomo di quasi quarant'anni che sembrava averne dieci nel cuore. Il naso rosso di spugna era leggermente storto, e i pantaloni troppo corti rivelavano calze a righe assurde. Flavio, mi hai fatto perdere il segno! rispose lei, con quella voce bassa che faceva vibrare l'aria, E stavo portando un po' di pace, se non ti dispiace. C'è troppa quiete, Lucia, disse lui, avvicinandosi con un passo che era un mix tra una danza e un agguato. Si fermò a pochi centimetri da lei. Tu li addormenti con la tua calma... io li sveglio con la vita. Flavio! Stavo creando un momento catartico! sussurrò lei, cercando di restare seria, ma sentendo il petto sussultare per la tentazione di ridere. Catartico? Sembrava un funerale di stato, Lucia! ribatté lui sottovoce, togliendosi il naso rosso con un gesto rapido. Si avvicinò ancora di più. Il signor Alberto ha bisogno di ridere, non di un'altra lezione di greco. Il signor Alberto, intanto, si era addormentato con un sorriso, finalmente sereno. Restarono in silenzio per un momento, osservando il signor Alberto dormire. La stanza 4 era ora immersa in una penombra dolce. Il respiro del signor Alberto era diventato regolare, un ritmo lento che sembrava sintonizzarsi con la calma naturale di Lucia. Lei era ancora seduta sulla sedia accanto al letto, con il libro aperto sulle ginocchia e un’espressione di pace sul viso tondo. Flavio, che fino a un attimo prima faceva smorfie impossibili dietro le sue spalle, si fermò. Guardò Lucia: la luce della lampada da notte accarezzava le sue curve morbide. Sentì un impulso improvviso, un misto di tenerezza e audacia. Mi hai convinto, Lucia. La tua voce è un ipnotico naturale, sussurrò lui con un sorriso. Flavio sedette accanto a lei e, con un gesto teatrale ma incredibilmente morbido, appoggiò la testa direttamente sul seno di Lucia, chiudendo gli occhi e fingendo di russare sommessamente. Lucia ebbe un sussulto, ma non si scostò. Il peso della testa di Flavio era solido, caldo. Sentiva il calore dei suoi capelli e la pressione del suo viso contro la morbidezza del suo corpo. Era un gesto nato per scherzo, ma l’effetto fu immediato e spiazzante. Lei sorrise, restando al gioco. Iniziò ad accarezzargli i capelli con dita lente e sicure, come se fosse un bambino o uno dei suoi pazienti. Povero Dottor Sorriso, si è esaurito a forza di fare capriole, mormorò lei, continuando a coccolarlo. Ma sotto quella facciata giocosa, la temperatura nella stanza sembrò salire. Flavio, con il viso affondato in quella morbidezza accogliente, smise di fingere di russare. Sentiva il profumo della pelle di Lucia e il battito del suo cuore, accelerato, proprio sotto il suo orecchio. Non era più una gag da clown. Il contatto con il corpo di lei, così generoso e fermo, gli mandò una scossa lungo la schiena. Lucia, dal canto suo, sentiva la mano di lui che, quasi involontariamente, si era appoggiata sulla sua gamba per sorreggersi aumentare la pressione delle dita. Il respiro di lei si fece più corto, e le sue carezze sui capelli di lui diventarono più lente, quasi incerte, cariche di una tensione che nessuno dei due riusciva più a nascondere dietro un sorriso Lei smise di accarezzargli i capelli, ma non ritrasse la mano; le sue dita rimasero tra i ciuffi castani di lui, mentre con il palmo gli premeva delicatamente la nuca, quasi a volerlo tenere lì. Flavio...sussurrò lei, e il suo nome, pronunciato con quella voce bassa, fu come una carezza fisica. Il petto di Lucia si alzò in un respiro profondo, premendo ancora di più contro il viso dell'uomo. Flavio, scese con una lentezza studiata sulla curva della coscia, finché le sue dita non trovarono spazio tra le gambe di lei, dove il tessuto del camice si faceva teso. Lui sollevò lo sguardo, incontrando gli occhi di Lucia. L'atmosfera nella stanza si era fatta improvvisamente intensa Il gesto di Lucia fu lento e deliberato, una risposta silenziosa ma inequivocabile a quel contatto. Mentre continuava a guardare Flavio negli occhi, allargò le gambe con un movimento morbido, permettendo alla mano di lui di risalire lungo l'interno fino a raggiungere la sua fica Invece di ritrarsi, Lucia si abbandonò completamente allo schienale della poltrona. Le sue forme sembrarono espandersi, occupando tutto lo spazio con una sicurezza nuova. Chiuse gli occhi, lasciando che la testa cadesse all'indietro, mentre il suo respiro si faceva pesante, un ritmo sordo che accompagnava il movimento sapiente della mano di lui. Il signor Alberto, a pochi metri, continuava il suo sonno profondo, ignaro della tempesta silenziosa che si stava scatenando proprio vicino a lui. In quel momento, l'atmosfera nella stanza cambiò drasticamente. Lucia, mossa da un desiderio che non sentiva da tempo, guidò la mano di Flavio ancora più a fondo, all' interno delle sue mutande di cotone. Il contatto diretto con la sua pelle calda e la scoperta della sua eccitazione fisica fecero mancare il respiro a entrambi. Flavio, con gli occhi fissi in quelli di lei, sentì una scarica di adrenalina attraversarlo. Quella donna, che fino a pochi minuti prima appariva come un’ancora di calma, ora gli rivelava una passione travolgente e carnale. La consapevolezza di trovarsi in un luogo pubblico, con il rischio di essere scoperti, non faceva che alimentare il fuoco tra loro. Lucia, sentendosi desiderata come non mai, allungò a sua volta la mano verso i pantaloni di lui, percependo chiaramente quanto lui la desiderasse. Il contrasto tra la morbidezza delle sue dita e la rigidità di lui creò una scossa che li lasciò entrambi senza fiato. In quel silenzio rotto solo dai loro respiri pesanti, il mondo esterno sembrava essere svanito, lasciando spazio solo al calore dei loro corpi e a quella connessione improvvisa e potente. Flavio si alzò con un movimento fluido e, con una pressione decisa ma gentile sulle spalle, invitò Lucia ad alzarsi dalla poltrona. Lei obbedì, sentendo le proprie gambe pesanti e vibranti. Lui si posizionò subito dietro di lei, incollando il proprio petto alla schiena generosa di Lucia. Lucia, sentendo il calore di Flavio contro la propria schiena, cercò la mano dell'uomo dietro di sé. Le sue dita trovarono quelle di lui e, con un movimento lento ma privo di esitazioni, le guidarono nuovamente verso il basso, riportandole esattamente dove il contatto era stato interrotto. La mano di Flavio scivolò sotto l'orlo dei vestiti di lei, trovando di nuovo quella pelle calda e accogliente. Lucia chiuse gli occhi e reclinò la testa sulla spalla di lui, lasciando che la propria fisicità si abbandonasse completamente alla presenza dell'uomo. Il respiro di Flavio le solleticava il collo, diventando sempre più profondo man mano che le sue dita riprendevano a esploravano più a fondo. Il silenzio del reparto sembrava amplificare ogni minimo rumore: il fruscio del cotone delle divise, il respiro irregolare di Flavio contro il collo di Lucia. Lei non si limitò a ricevere il tocco dell'uomo; con un gesto deciso, fece scivolare la mano libera verso il basso, stringendo con forza la stoffa dei pantaloni di Flavio. Erano entrambi in bilico tra la necessità di restare in silenzio per non svegliare il signor Alberto e il desiderio di lasciarsi andare completamente a quella scoperta fisica inaspettata. In quella penombra, l'azzardo superò definitivamente la prudenza. Flavio, con il respiro che gli bruciava nei polmoni, allentò la chiusura dei propri pantaloni con un gesto rapido, permettendo alla mano di Lucia di scivolare finalmente oltre la barriera della stoffa. Lucia non esitò: la sua mano, calda e sicura, avvolse Flavio con una fermezza che lo lasciò senza fiato. Allo stesso tempo Flavio la penetrò a fondo con le dita trovando Lucia completamente pronta e vibrante. Il contrasto tra la forza muscolare di lui e la morbidezza accogliente di lei creò un'intesa fisica perfetta, un incastro di corpi che sembrava fatto apposta per quel momento proibito. Si muovevano in sincronia, un ritmo lento e silenzioso scandito solo dai battiti dei loro cuori. Lucia si abbandonava all'indietro, sentendo il corpo di Flavio contro ogni centimetro della sua schiena, mentre le loro mani continuavano quell'esplorazione audace e senza sosta. Flavio fece scivolare le mani con una lentezza quasi cerimoniale lungo i fianchi di Lucia. Con un gesto fluido, accompagnò l'orlo dei pantaloni della divisa verso il basso, centimetro dopo centimetro, finché il tessuto non si fermò appena sotto la curva delle cosce, rivelando la pelle chiara e vellutata delle sue forme generose. Lucia non oppose resistenza; al contrario, assecondò il movimento con una leggera flessione delle ginocchia, un gesto armonioso che permetteva a Flavio di scoprire la sua fisicità senza fretta. Flavio, sempre alle sue spalle, sentì la curva morbida delle natiche premere contro di lui, un contatto pieno che rendeva il silenzio della stanza quasi insostenibile. Il signor Alberto continuava a dormire, ma per loro due il mondo si era ristretto a quell'unico punto di contatto, dove la morbidezza di una donna curvy e la determinazione di un uomo di quarant'anni trovavano un equilibrio perfetto. Flavio, appoggiò la cappella all'entrata delle grandi labbra bagnate di Lucia, con un movimento deciso e profondo lei indietreggiò risucchiando il suo cazzo che entro con facilità. Lucia si lasciò andare completamente, sentendo come il peso del proprio corpo venisse accolto e sostenuto dalla forza di Flavio, in un equilibrio perfetto tra abbandono e controllo. Le mani di lui, ferme sui suoi fianchi, guidavano quel ritmo silenzioso che sembrava vibrare fin nelle ossa. Lucia, per mantenere l’equilibrio mentre Flavio la spingeva da dietro, aveva appoggiato le mani sul bordo del materasso. Con una dolcezza istintiva, le sue dita iniziarono a muoversi ritmicamente sulla coperta, proprio vicino ai piedi del signor Alberto. Ogni spinta decisa e profonda di Flavio trovava un’eco nel movimento delle mani di Lucia In quell'ultimo istante di assoluta intensità, Flavio si spinse fino in fondo, restando poi immobile, con il respiro spezzato contro la schiena di Lucia. Il tempo sembrò fermarsi mentre i loro muscoli, ancora tesi per lo sforzo, iniziavano a rilassarsi in un abbraccio appagante. Lucia restò con la fronte appoggiata al bordo del letto, gli occhi chiusi e il petto che sussultava. Sentiva il calore di Flavio svanire lentamente, e una sensazione fluida e calda che le accarezzava la pelle dell'interno coscia, scivolando verso il basso. Rimasero così per lunghi secondi, mentre il battito dei loro cuori rallentava all'unisono. Con un movimento fluido e attento, Lucia si scostò da Flavio, mantenendo lo sguardo fisso sul suo viso per un istante carico di significato. Senza fretta, tirò su la biancheria e i pantaloni della divisa, assicurandosi che il tessuto aderisse bene alla sua pelle. Quel gesto non era solo una necessità pratica per non lasciare tracce sul pavimento dell'ospedale ma un modo per custodire dentro nella sua intimità ciò che Flavio le aveva appena donato Lucia si avviò alla porta spingendo il carrello dei libri, mentre ogni passo le faceva percepire il bagnato fra le gambe facendola sorridere di consapevolezza Flavio rimase qualche secondo guardandola uscire, e restò senza fiato quando il signor Alberto aprì gli occhi e gli fece l'occhiolino. Flavio sorrise, in fondo aveva concentrato il suo obiettivo donando un po' di vitalità... Fammi sapere se ti è piaciuto 👇
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5 mesi fa
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Pareti sottili
Sabrina rientrò nel palazzo con i vestiti bagnati dalla pioggia. Indossava una camicetta di seta perla che, inumidita, era diventata quasi trasparente e le aderiva al corpo come una seconda pelle, infilata in una gonna a tubino nera stretta. Davanti all'ascensore Stefano il suo vicino. Indossava un abito scuro dal taglio moderno; la giacca era aperta, rivelando una camicia bianca sbottonata sul collo, senza cravatta, che lasciava intravedere l'inizio del petto. Quel look curato ma rilassato era esattamente ciò che la distraeva ogni volta che si incrociavano sul pianerottolo Non appena lei entrò, il profumo di pioggia di Sabrina si mescolò a quello di dopobarba di lui. Schiacciarono il tasto del quinto piano quasi insieme, le dita che si sfiorarono per un istante elettrico. Improvvisamente, tra il terzo e il quarto piano l'ascensore stridé con un rumore metallico e si bloccò di colpo nel buio, illuminato solo dalla fioca luce d'emergenza. Sabrina perse l'equilibrio sbattendo contro Stefano che la afferrò per i fianchi "Tutto bene?" le sussurrò lui all'orecchio, il respiro caldo le fece sentire un brivido "Siamo bloccati," rispose lei, ma la sua voce era un filo di seta. Sentiva la durezza del petto di lui premere contro i suoi seni, separati solo da quei tessuti bagnati. "Pare di sì," mormorò lui, mentre le mani scivolavano sui glutei. "Fermo, brutto porco," disse lei, spingendolo via. "Non penserai mica di avermi così facilmente, solo perché siamo rimasti al buio." Mentre quel calore si diffondeva tra loro, Stefano ruppe il silenzio, dando voce a ciò che entrambi avevano solo immaginato dietro le porte chiuse. Per le scale sei sempre così seria, sempre così impostata. Ma io lo so che dietro quel muro non sei così." Stefano accorciò le distanze. "Le pareti sono sottili, Sabrina. Te l'ho mai detto?" Il respiro di lei si fece corto. Il riferimento era fin troppo esplicito. "Le pareti... sì, lo so. Sento tutto anch'io, Stefano. Sento quando torni tardi, sento la musica che metti..." fece una pausa, prendendo coraggio, "...e sento anche quando non sei solo." Stefano sorrise, ma non era un sorriso innocente. Era una sfida. "Ah sì? E cosa senti esattamente? Perché io, dall'altra parte, a volte sento dei suoni che mi rendono molto difficile prendere sonno. Certe tue serate... sembrano piuttosto intense." Sabrina sentì il calore salirle alle guance. Parecchie volte aveva fantasticato di poter attraversare quel muro. Stefano annullò definitivamente le distanze premendo il suo corpo su di lei che ora percepiva chiaramente le sue mutandine bagnarsi a contatto con quella presenza solida Dovremmo approfondire, non credi? Senza aspettare una risposta, lui la baciò. Fu un bacio affamato, che sapeva di desiderio per mesi dietro quelle pareti sottili. Sabrina rispose con la stessa intensità Ma abbassando la mano con una velocità istintiva gli afferrò con decisione le palle stringendo con una pressione che lo fece sussultare e trattenere il fiato. Stefano appoggiò la testa alla parete, chiudendo gli occhi per un istante. Quella stretta era un misto di piacere e comando, un'audacia che non si aspettava, e a cui non poteva ribellarsi. "Sabrina... io..." "Tu niente," lo interruppe lei, stringendo appena un po' di più, godendosi il modo in cui lui era completamente alla sua mercé. "Le pareti sono sottili, Stefano. Ti ho sentito per mesi. Ma se vuoi davvero entrare in casa mia, dovrai sudartela molto più di così. Si chinò in avanti e, senza mai mollare la presa, lo baciò di nuovo, un bacio che era allo stesso tempo una ricompensa e una promessa di ciò che sarebbe potuto accadere... Con un movimento per lei inaspettato, Stefano le afferrò i polsi con una forza gentile ma decisa, interrompendo la sua presa e portandoli delicatamente sopra la sua testa. Sabrina ansimò, sorpresa da quel cambio di comando, sentì un brivido percorrerle la schiena, un mix di sorpresa e una crescente eccitazione. Stefano le liberò i polsi, le mani scivolavano lungo i suoi fianchi con una lentezza studiata. Sollevò leggermente la gonna a tubino, la sua mano scorreva delicatamente sulla pelle umida, mentre il dito medio leggermente incurvato esplorava più a fondo Sabrina iniziava ad ansimare un suono che Stefano aveva imparato ad ascoltare bene attraverso le pareti. In quell'istante, con uno strattone metallico, l'ascensore riprese a muoversi. Le luci smisero di sfarfallare e tornarono fisse. Pochi secondi dopo, un din annunciò l'arrivo al loro piano. Le porte si aprirono lentamente, rivelando il corridoio con due tecnici che armeggiavano con cacciaviti Sabrina uscì velocemente, "Ci vediamo domani, vicino," disse con voce limpida, come se nulla fosse accaduto. "Cerca di non fare troppo rumore stasera... a meno che non sia io a chiedertelo." Quella notte, mentre Sabrina era in camera da letto, il suo vibratore rimase nel cassetto. Si sdraiò sul letto, sorridendo al soffitto. Non avrebbe avuto bisogno di giocattoli, perché il gioco vero, quello con il suo vicino, era appena iniziato... Se il racconto ti è piaciuto e ti piacerebbe il continuo fammelo sapere 👇
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6 mesi fa
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Segreti tra le mura
Il mattino seguente, il giardino di Giovanna sembrava diverso, avvolto in un silenzio carico di ricordi vibranti. Quando lei scese i gradini della veranda per andare a controllare le sue rose, un sorriso involontario le illuminò il viso, nonostante un leggero e piacevole indolenzimento muscolare la costringesse a un passo un po' incerto e zoppicante Ogni movimento le riportava alla mente l'intensità della sera precedente: la sfrontatezza di Pietro, la forza delle sue mani e quell'energia travolgente che l'aveva scossa fin nel profondo. Quel piccolo fastidio fisico non era un peso, ma il trofeo tangibile di una notte in cui si era sentita viva, desiderata e incredibilmente donna, oltre ogni età. Pietro arrivò verso mezzogiorno, con la scusa di controllare se il pellet fosse ben coperto per un possibile temporale. Quando i loro sguardi si incrociarono, non ci fu imbarazzo, ma una complicità elettrica. Lui notò subito quel suo movimento più lento e un po' faticoso; un lampo di orgoglio gli attraversò gli occhi, rendendo il suo sorriso ancora più spavaldo. "Ti vedo un po' affaticata oggi, Giovanna," disse lui con voce bassa, avvicinandosi quanto basta perché lei potesse sentire di nuovo il suo calore. "Forse il lavoro in giardino ieri è stato più... impegnativo del previsto?" Giovanna sostenne il suo sguardo, sentendo di nuovo quel brivido familiare risalire lungo la schiena. "Diciamo che ho riscoperto energie che non ricordavo di avere," rispose lei, accarezzandosi distrattamente il fianco. "Ma temo che avrò bisogno di qualcuno che si prenda cura di me oggi." Pietro le prese la mano, ma invece di un bacio formale, la attirò a sé con un movimento deciso, costringendola a poggiare la schiena contro la colonna della veranda. Giovanna emise un piccolo gemito, sia per la sorpresa che per quel leggero dolore alle gambe che le ricordava ogni istante della notte passata. "Non ho intenzione di aspettare che tu guarisca per ricominciare," mormorò lui, abbassando lo sguardo sulla scollatura del maglioncino di Giovanna, che il respiro corto di lei faceva sollevare ritmicamente. I brividi che le percorrevano la schiena non erano solo dovuti al fresco mattutino, ma anche alla consapevolezza di quel desiderio inespresso che li legava. Giovanna si ritrovò a ricambiare quello sguardo intenso, sentendo il calore diffondersi in tutto il corpo. Le sue dita si strinsero intorno al polso di lui, e d'istinto esclamò: "fai di me ciò che vuoi"...Pietro non se lo fece ripetere. Senza staccare gli occhi dai suoi, le fece scivolare una mano dietro la nuca, affondando le dita tra i capelli di lei per guidarne il viso verso il proprio. Il bacio che seguì non ebbe nulla di esplorativo: fu un possesso immediato, profondo, che sapeva di urgenza e di un desiderio che la notte non era riuscita a placare. Giovanna si abbandonò completamente, lasciando che la colonna della veranda sostenesse il suo peso mentre le mani di Pietro scendevano lungo i suoi fianchi, fermandosi proprio lì dove l'indolenzimento era più acuto, il polpastrello dell' indice premeva proprio sul suo ano. Lui strinse con decisione, una pressione che per un attimo le mozzò il fiato, trasformando il fastidio fisico in una scossa di puro piacere elettrico. "In casa," esclamò lui deciso, mentre la sua mano le stringeva i capelli guidandola verso l'ingresso. Arrivati al bordo del tavolo di legno massiccio, Pietro si fermò dietro di lei, e iniziò a baciarle il collo, i baci lenti facevano vibrare le sue corde vocali mentre le sue mani sotto il maglione ruotavano delicatamente attorno ai capezzoli facendola ansimare di piacere. Le mani di Giovanna scorrevano sui jeans di Pietro con desiderio, la testa all' indietro si abbandonava al piacere appoggiandosi sulla spalla di Pietro. Pietro sbottonò i jeans per far trovare a Giovanna ciò che cercava, ora le mani di entrambi erano a contatto con la pelle e i loro corpi emanavano un cerchio di calore. Pietro ansimava sussurrando all'orecchio di Giovanna e i suoi movimenti si erano fatti più decisi, lei poteva percepire il rossore del suo seno e il dolore che avrebbe avuto il giorno dopo, ma quel tocco le piaceva troppo, e la faceva ansimare affannosamente. Quando Pietro premette con forza l'indice e il pollice stringendo i suoi capezzoli Giovanna venne pervasa da una scarica intensa che le arrivò al ventre e scese lentamente, la sua mano stretta su Pietro si allentò, e per qualche secondo sentì le gambe cedere. Un calore intenso e liquido tra le gambe sprigionava odori nella stanza. Giovanna si accasciò sul tavolo stremata e un sorriso soddisfatto riempì la faccia di Pietro che orgoglioso percepì quello come un invito. Le sue mani scorrevano sulla schiena di lei dolcemente accompagnando movimenti lenti per farle riprendere fiato. Appena percepì il respiro di lei farsi più regolare, con un movimento fluido e deciso, passò dietro e la attirò a sé con una forza nuova, costringendola a inarcare la schiena. Le mani di lei ora stringevano con forza i bordi del tavolo massiccio, cercando un punto di ancoraggio in quel mare di sensazioni contrastanti. Giovanna percepiva il dolore muscolare che si risvegliava sotto quella pressione decisa, ma le piaceva troppo quella sensazione di sentirsi desiderata e pervasa con tale vigore. L'intensità divenne tale che il confine tra la fatica fisica e il godimento svanì del tutto. Due lacrime silenziose iniziarono a scenderle lungo le guance, nate da un sovraccarico di emozioni. In quel momento, il silenzio della casa fu definitivamente spezzato: le sue grida, un misto di dolore e piacere acuto, rimbombarono nella stanza, riempiendo ogni angolo di quell'aria carica di elettricità. Pietro, sentendo quella resa totale, allungò le braccia oltre i fianchi di lei, finché le sue mani si posarono davanti a quelle di Giovanna, bloccandole sul tavolo in una presa ferma e possessiva... Fammi sapere se ti è piaciuto il racconto 👇
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6 mesi fa
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LA NUOVA COLLEGA DI LAVORO 2
Arrivammo a casa mia, salimmo e subito le diedi una salvietta per asciugarsi. Eravamo bagnati fradici ma questo non impedì di abbracciarci e baciarci dietro la porta di casa…sembravamo due giovincelli alla prima esperienze… Ci togliemmo tutti i vestiti bagnati e ci mettemmo, nudi, seduti sulla mia terrazza ben protetta, aveva smesso di piovere e ci godevamo l’aria fresca del dopo temporale. Elisa mi chiese una sigaretta…era uno spettacolo, l’accese con una sensualità stupenda, la prima boccata la buttò contro di me e questo mi eccitò moltissimo. Adoravo lo smoking fetish e lei scateno in me una erezione del mio cazzo immediata. «Ti piace farlo mentre fumo?» «Si adoro le donne fumatrici, mi fanno eccitare!» «Lo vedo hai il cazzo già duro!» scoppio a ridere L’aria del dopo temporale e il fumo rendeva l’atmosfera ancora più intima ed intrigante. Passammo nel divanetto della terrazza. Il suo corpo umido, i suoi capelli bagnati la rendevano ancora più bella, profumata ed eccitante. In un attimo ci sistemammo, io disteso all’insù e lei sopra di me con la figa all’altezza della mia bocca e la sua bocca all’altezza del mio cazzo. Com’era liscia, com’erano odorose quelle bellissime labbra! Afferrandole i glutei tondi e sodi e allargandole con i pollici le grandi labbra, cominciai a leccarle la figa avidamente, soffermandomi sul clitoride, mentre la sentivo fremere di godimento sotto le mie mani. Altrettanto avidamente la sentivo accarezzarmi i testicoli, leccarmi il cazzo per tutta la sua lunghezza, prenderlo in bocca soffermandosi prima sul glande per poi scendere ingoiandolo quasi tutto, procurandomi un piacere incommensurabile. Raggiungemmo l’orgasmo quasi contemporaneamente, lei inondandomi dei suoi umori, io riempiendole la bocca col mio sperma.Dopo esserci ripresi, non ancora appagata, Elisa mi disse: «E questo era il primo, adesso voglio il secondo!».«Certo, tesoro, anch’io non sono ancora sazio.»La guardai e le dissi: «Quante occasioni abbiamo perso, Elisa!».«Non ti preoccupare, recupereremo adesso che il ghiaccio è rotto… ma se non fosse stato per me…»«Hai ragione, ma non volevo rischiare di sbagliare e perdere pure l’amicizia.»«Ma cosa dovevo fare di più per farti capire che ci stavo?»«Perché, cosa hai fatto di particolare, a parte stasera?»«Sei tu che sei uno stupido e non capisci niente…»Feci finta di essere offeso. Elisa mi si avvicinò, mi diede un bacio e mi disse: «Scusa, ti voglio bene». «Anch’io, tanto» le risposi e ci baciammo nuovamente.Andai in camera a prendere i preservativi e mi fermai in cucina per prendere una bottiglia di vino bianco con i bicchieri… Tornai in terrazza, sturai la boccia di prosecco e le servii un bicchiere a Elisa che stava fumando un’altra sigaretta. La limonai avidamente, adoravo l’odore del fumo dentro alla mia bocca… Dopo esserci masturbati a vicenda per un po’, Elisa prese un preservativo, lo apri e me lo infilo direttamente dalla sua bocca. Salì a cavalcioni su di me che stavo seduto e, preso il mio cazzo, se lo infilò nella calda figa, dove entrò subito essendo eccitata e bagnata al punto giusto. Cominciò a muoversi su e giù, mentre io con una mano le palpavo le tette, succhiandole i capezzoli, e con l’altra mano le titillavo il clitoride, per farla godere ancora di più. Intanto Elisa si godeva anche la sua sigaretta e mi buttava il fumo addosso. Di tanto in tanto si sollevava più del normale in modo da far fuoriuscire il cazzo, per poi rimetterselo dentro dicendo: «Sì, ancora, ficcamelo tutto, lo voglio tutto dentro, sì amore, dai...». Continuai a pomparla stando io disteso e lei sopra, poi ancora lei sotto e io sopra con le sue cosce aperte appoggiate al mio petto e la parte inferiore delle gambe incrociata attorno al mio collo, come in un abbraccio. Elisa venne con un urlo liberatorio che soffocai con la mia lingua…La guardai e mi indico le sue tette per venire… Si distese…mi guardò e prese un’altra sigaretta…e l’accese…io tolsi il preservativo e misi il cazzo fra le tette di Elisa che strinsi forti… Un paio di colpi ben assestati e la sborrai fra le tette mentre Elisa mi inondava con un’altra boccata di fumo… Mi misi di fianco a lei sdraiato, fui io questa volta a dirle, sorridendo: «Ancora manca la frutta, il dolce ed il caffè!». «E anche l’ammazzacaffè» fu la sua risposta maliziosa. Quindi soggiunse: «Non ti dimenticare che io vivo da sola...». E mentre spegneva l’ultima sigaretta, ci abbracciammo e limonanno ancora un po’…..(continua)
2024
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6 mesi fa
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Il Sapore Del Corpo Del Mio Miglior Amico...
Sapore Del Corpo Del Mio Miglior Amico... "Le nostre lingue impazzirono ed erano entrambe forti e resistenti nel “contendersi”..." Avevamo poco meno di trent’anni Carlo e io. Eravamo amici già da sette/otto e, per un periodo, abbiamo avuto anche due fidanzate che tra di loro erano amiche. Tra lui e me c’era la classica amicizia maschile e complice e quindi spesso ci fermavamo a commentare tette e culi che ci giravano intorno. Tutto era nella norma fin quando non iniziammo a parlare di trasgressione e di quale esperienza ci sarebbe reciprocamente piaciuta provare. Tengo a precisare che era il 1996 e quindi la nostra consapevolezza non era facilitata dall’uso di chat, siti e motori di ricerca come accade oggi. Il sesso era ancora un argomento “artigianale e non industrializzato” come capita oggi nell’era del web. Ma ci fu qualcosa che cambiò il corso dell’amicizia tra me e Carlo. Durante le nostre uscite senza donne ci piaceva girare per luoghi dove di solito si concentrava la prostituzione. In particolare Carlo era molto incuriosito dai trans, per lui queste creature erano un grande stimolo mentale. In verità entrambi, nella nostra ingenuità, credevamo che i maschi li cercassero perché erano più bravi soprattutto nei rapporti orali. Era più di una leggenda, infatti, il fatto che una bocca maschile fosse più capace di una femminile nel gestire un membro turgido. Però, con il tempo, ma soprattutto grazie alle prime recensioni che giravano in rete, capimmo che gli uomini andavano con i trans soprattutto per farsi montare e non per essere attivi. Da lì iniziammo a chiederci cosa si potesse provare a toccare e succhiare un membro, visto che al massimo lo avevamo fatto con un clitoride. I nostri giri di sera si incrementarono … volevamo trovare il coraggio di fermarci e ingaggiare una di queste creature. Quando ci sentivamo iniziavano le prime fantasie sul coraggio di prenderlo, toccarlo, assaggiarlo. Ma non era facile, eravamo in pieno clima di terrore per l’AIDS e non era certo semplice imbarcarsi in un’avventura del genere. Proprio noi che eravamo fissati con l’igiene. Ma come sopire questi bollori? Una sera decidemmo di vederci per poi uscire. Lui mi raggiunse a casa, io avevo da poco acquistato una macchina del caffè a cialde e gli proposi di fare da cavia …. Mentre mi avviavo per prepararlo lo incrociai di fronte e ci ritrovammo viso contro viso. Carlo ebbe uno slancio e mi baciò in bocca all’improvviso! Non si capì più nulla, iniziammo a baciarci con una voluttuosità senza precedenti. Le nostre lingue impazzirono ed erano entrambe forti e resistenti nel “contendersi”. Ad un certo punto lui mi spinse sul divano che era dietro la mia schiena e io ci caddi sopra seduto. Carlo restò in piedi e si pose davanti al mio viso, con decisione si sbottonò i pantaloni abbassandoli violentemente insieme agli slip. Sotto scattò un membro duro e sobbalzante contornato da dei gioielli gonfi e pelosi. Lo prese in mano, lo scappellò e me lo ficcò di scatto in bocca. Non ci potevo pensare: stavo assaggiando il cazzo del mio migliore amico! Però mi piaceva era una sensazione nuova, unica. Iniziai a succhiarlo con avidità e lussuria. Ad un certo punto mi alzai e invertimmo i ruoli. Ora era lui davanti a me che me lo succhiava con bramosia e, dopo avermelo tirato fuori dalle mutande, decidemmo di stenderci sul letto e metterci comodi. Ognuno avrà la sua parte e così iniziammo un 69 mitico, io sotto e lui sopra. Posizione classica. Le sue palle premevano sul mio viso mentre io cercavo di non affogarmi con il suo membro in bocca e così lo lasciai scivolare su un lato. Nel frattempo lui si scatenava ad andare su e giù con la testa sul mio arnese, ormai di ferro. Non riuscii a trattenermi più e gli riempii la bocca di sperma caldo e burroso. Ingoiò tutto! A quel punto anche io accelerai con il suo cazzo e dopo pochi minuti sentii un primo schizzo verso la gola e un secondo direttamente sulla lingua…. Non ingoiai, lo trattenni in bocca ma restai ancora un po’ così. Quando ci alzammo andai in bagno a lavarmi dai residui del suo seme. L’imbarazzo e l’emozione si rincorrevano ma ad entrambi era piaciuto…molto! Dopo circa venticinque anni lo ricordo ancora e farei di tutto per riprovare quelle sensazioni. Chissà se ci sarà mai qualcuno capace di coinvolgermi così e anche di più …
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6 mesi fa
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Club
Mi contatta una signora per un massaggio.Mi dice ci incontriamo al parcheggio di un noto supermercato nel novarese.Scendiamo dalle auto dopo breve presentazione mi dice sali.Pensavo a casa sua,in un motel o b&b,invece prende l autostrada direzione Milano.Mi porta in un noto club privè dove dice aveva visto la pubblicità.Dopo un giretto varie camere a tema,sauna,piscina buffet cibo vario.Locale niente male parecchie coppie. e qualche singolo.Decidemmo piscina.Dopo una chiacchierata e qualche carezza veniamo accerchiati da qualche singolo e qualche coppia che vogliono attacar bottone.Decidiamo di uscire,breve asciugatura,e scegliamo una stanza un po' appartata dove c'è una tenda un cancellino in modo tale da stare un po' in intimità.La faccio stendere sul letto e così via inizia il massaggio.Dopo essere venuta un paio di volte,le sue urla avevano attirato i singoli.Erano alle nostre spalle che sbirciavano .Scherzando le dico se voleva divertirsi con più uomini e lei disse si,così apri il cancellino e ne feci entrare 2.Non vi dico cosa è successo....una vera ninfomane .Io mi misi in disparte (non era il mio tipo)e non si era creato una certa affinità.Visto che si stava divertendo mi feci un giretto per mio conto per curiosare e bere qualcosa .Dopo un ora aveva cambiato stanza c'era la fila .Oltre a una doccia di sborra colante ne ha bevuta davvero tanta.Non ci fu un altro incontro non cercava un bel massaggio ma essere sfondata da una mandria di uomini.
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6 mesi fa
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Un solo incontro, orgasmo eterno
Tempo fa sono stato su un sito di Escort, vedo la foto di questa bellissima donna dell' est Europa e provo a contattarla, senza successo. Fino a quando poco tempo dopo mi riscrive lei, e allora fui capace ad avere il tanto atteso appuntamento che desideravo. Mi dirigo al luogo dell' incontro, con molta ansia ed emozione, anche perché non ero sicuro se chi avrei trovato nell' appartamento, fosse la stessa ragazza delle foto. Arrivo davanti alla porta e lei mi apre, io entro subito per cercare di non farmi notare e non esporre troppo la ragazza, ma alla fine era lì, bellissima, alta circa un metro e ottanta (con i tacchi) capelli lunghi metà schiena, pelle candida come la neve. Indossava un intimo in pizzo scuro, con la coppa del reggiseno chiara trasparente, lei era formosa, ma il seno non era esagerato, una seconda piena, non di più, comunque ero eccitato ed estasiato da questa ragazza. Mi porta in camera, si mette innanzi a me e subito mi bacia, le nostre lingue si intrecciano selvagge, io nel mentre la tocco ovunque, prima i glutei, poi le accarezzo la schiena, per poi cercare di slacciare il suo reggiseno, dove riesco con poca fatica. Decido di farla accomodare sul letto, mentre io mi spogiai completamente, subito dopo lei era lì, senza le mutandine, con solo le calze a rete, che mi aspettava, e senza indugiare io mi avvicinai con la lingua sulla sua figa e inizia a leccarla con colpi decisi. Iniziai a leccarla lentamente nella parte inferiore delle labbra, per poi salire e avvicinandomi sempre di più al suo clitoride, aumento il ritmo. Lei era lì che godeva intensamente con le gambe spalancate e la testa rivolta verso al basso, oltre il bordo del letto, mentre con le mani si parlava il seno. Io ormai avevo il cazzo duro e desideroso di penetrare quella deliziosa fighetta che mi ero gustato, ma prima le chiesi di succhiarmelo, non c'è bisogno di dire che lei al volo me lo prese in bocca, con lei a gattoni sul letto ed io in ginocchio che ammiravo il suo viso con in bocca il mio cazzo, che continuava succhiarlo ad un ritmo lento ma lineare. Ero troppo desideroso di averla, la feci nuovamente sdraiare sul letto, e con il cazzo ormai duro come il marmo inizia a scoparla a missionaria, ero sopra di lei, la baciai e la guarda nei suoi occhioni azzurri, e intanto la scopavo prima con ritmo lento, poi mi ersi in ginocchioni e la penetrai piu affondo, aumentando il ritmo. Ricordo che ad un certo punto le chiesi "ti piace prendere il mio cazzo?" E lei tutta eccitata mi rispose "Si!!! È bello duro!" E intanto gemeva estasiata sotto i miei colpi decisi. Stanco della posizione, la feci girare e iniziai a scoparla a pecorina, ricordo che all' inizio non fui soddisfatto di come la penetrai, non era abbastanza dentro di lei, allora decisi di alzare una gamba e mettermi in semiginocchio, e sentì i suoi gemiti di piacere aumentare, e intanto la scopai sempre più forte, sempre più deciso. Ero al culmine dell'eccitazione, ormai stavo per concludere, la presi e le dissi "voglio sborrarti sulle tette!" Eravamo al lato del letto in piedi, si mise in ginocchio di fronte a me, io mi menai il cazzo con ardore, mentre lei con il viso rivolto su di esso si masturbava. Decisi di sbattere il mio cazzo turgido sul suo viso, e lei contenta prese i colpi del mio cazzo in faccia con la lingua di fuori. Ormai ero al culmine, le chiesi "vuoi la mia sborra!" E lei mi rispose con il cenno del capo annuendo, e da lì a poco parti uno schizzo di sborra calda! Riempì le sue tette di sborra, era ricoperta, e nel mentre io tiari un urlo di intenso piacere. Poco dopo lei si guardo, girò lo sguardo verso di me è mi disse "cavoli tesoro, avevi le palline belle piene!" Subito dopo io mi lavai, mi rivesti e dopo che lei fece lo stesso, parlammo un po', cercando di rispettare la propria privacy, dato che in fin dei conti lei lo faceva di mestiere ed io non ero altro che un cliente. La pagai, mi porto alla porto e mi diede un ultimo intenso bacio. Da lì presi la porta e non la vidi mai più.
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6 mesi fa
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Ti ho amata attraverso una teca di vetro
STORIA DI FANTASIA EROTICA... Anno 3027 l'astronave Delta 69 é oramai in orbita da piu di 800 anni, nessuno conosce più le proprie origini terrestri tranne che per quel poco che si e tramandato dai testi storici ologrammati a scuola! Tino come sempre, viene svegliato la mattina dallo stato di sonno indotto attraverso un sistema di depolarizzazione cerebrale neurologica, poi colazione con pastiglia arancione, e via al lavoro in sala allineamento dei propulsori ionici permanenti. Start come sempre alle ore 356.9, ma Tino anche oggi é in anticipo.. rimane incantato vicino alla teca di una donna terrestre del secondo millennio. Sono le ore 356.6 c'è ancora molto tempo prima che inizi lo start lavorativo.. Tino siede su una sedia 3D a lievitazione magnetica e si fonde con l'immagine di fronte a se... Si tratta di una donna di provenienza europea del pianeta terra.. il suo stato di conservazione é perfetto... La sua pelle chiara ed i suoi capelli biondi e lunghi che le arrivano sulle natiche. La postura eretta che le hanno indotto é naturale ma allo stesso tempo attraente. Quei seni turgidi e sodi, che probabilmente sono più unici che rari... Infatti tutte le donne dell'equipaggio sono piatte e senza curve... Moha invece, che é il nome che Tino ha inventato per la sua bella ed attraente Venere sotto vetro, lei, beh.... É molto curvy, due natiche da favola, rotonde come due pianeti, inoltre il ventre piatto e scolpito ne risalta il monte di venere ed il pube .. Anche le labbra vaginali sembrano molto carnose, tanto che verrebbe voglia di metterci in mezzo il viso ed iniziare a leccare e succhiare alla ricerca del bottoncino del piacere... La stanchezza del giorno prima si fa sentire forte, Tino ha avuto molto da fare in questi giorni, se si comporterà bene adempiendo egregiamente ai propri doveri, potrebbe ricevere in premio una vacanza per un periodo di 0.9 SMT sul pianeta Ehonyus..... Sogna ad occhi aperti, sarebbe stupendo staccare dal lavoro e starsene per un periodo tranquillo in rigenerazione cerebrocorporea!! Si appisola sognando di fare sesso con qualche Ehonyusiana del posto, dicono che sono creature del piacere, infatti hanno tre vagine verticali in basso tra i tentacoli inferiori ed altrettante tre vagine orizzontali tra le languide veliere superiori.. che goduria sarebbe!! Improvvisamente un rumore dal battiscafo lo sveglia... Apre gli occhi e subito si rende conto che Moha non é più nella teca... Ma come é possibile?? Qualcuno l'avrà rimossa durante il suo pisolino?? Che peccato... Comunque ormai sono le ore 356.9 deve essere immediatamente operativo... Entra in sala propulsori ionici per dare il cambio a Saturnio suo collega di lavoro che appena lo vede sbraita: - finalmente, 'esclama" ...... ma ti costa tanto essere puntuale???? - Che cazzo gridi? Sei scemo??? Sono le 356.9 in punto, io SONO puntuale.... - Seeeee puntuale..... Seee... Forse non lo sai ?? ok, te lo dico io allora!! puntuale significa anticipare capito? - Senti coglione vai a fare in culo, ci vediamo al prossimo cambio ok? Magari se vieni prima mi fai un pompino ti va???? I due iniziano a ridere, si abbracciano e si salutano con il loro saluto personale che consiste nello scambiarsi una palpata ai testicoli, poi Saturnio esce dalla sala e Tino rimane solo... Segue con attenzione le innumerevoli informazioni oleografiche sul quadrante 3D regolando con massima cura le regolazioni dei propulsori ottimizzandone la direzione.... Ad un tratto un rumore dietro di lui, si volta.... Non c'è nessuno..... Tap...tap.. dei passi?? Si volta ancora e Lei é lì, bellissima, completamente nuda, calda e sensuale.. lo guarda e lo accarezza lentamente sul viso... Tino non crede ai propri occhi... Moha é li, reale!! In carne ed ossa, ma come é possibile? Allunga la mano per accarezzarle il viso, ma in realtà si ferma molto prima e le accarezza il seno... Mai visto nulla di simile, grande, caldo, morbido e contemporaneamente sodo... I capezzoli turgidi e prorompenti sono li di fronte a lui.. D'istinto Tino inizia a succhiare leccare prima uno e poi l'altro... Moha ancora una volta, gli prende il volto tra le mani, si china leggermente e lo bacia ficcandogli la lingua direttamente in gola. Il Cazzo di Tino sta esplodendo nella tuta, attiva l'allineatore automatico e si spoglia pure lui... Moha e li che lo aspetta... Le prede le natiche, la solleva e la fa sedere direttamente sul pannello comandi, le allarga le gambe e la sperona direttamente con il suo grosso cazzo... Un cazzo probabilmente sovradimensionato per un uomo della sua statura.. spinge con foga, ora é tutto dentro di lei.... Lo ha immaginato infinite volte, ma adesso é tutto reale, può sentire il suo respiro sul collo, la sua figa calda e umida, la risposta ai suoi colpi sincronizzati con gli spasmi di lei... Le succhia i capezzoli e continua a pomparla per ancora molto tempo finché contrae le natiche e caccia un urlo animalesco... Lei, lo tira per i glutei a sé e lo immobilizza incrociando le gambe... Una quantità esagerata di sborra le scalda la figa ed un fiotto dopo l'altro, la riempie completamente !! Moha geme e pronuncia delle parole incomprensibili, poi lo libera dalla morsa allargando le cosce, si china e glielo prende in bocca... Nonostante l'eiaculazione il cazzo é ancora piuttosto duro... Moha lo pulisce per bene succhiandolo e leccandolo, poi scorrendo ancora su e giu con le sue labbra carnose riesce a farlo diventare piu duro del granito, continua a spompinarlo massaggiandolo a due mani mentre la lingua rotea sulla cappella con destrezza ed esperienza secolare... Tino sborra per la seconda volta... Questa volta però, Moha non si perde nulla, beve ed ingoia tutta la sborra calda... Tino freme, si sente succhiare l'anima é sfinito, ma ancora una volta Moha pronuncia delle parole incomprensibili. Il cazzo di Timo é nuovamente pronto... Ora é chiaro... Lei vuole essere scopata da dietro... La prende a pecorina mentre lei si muove sbattendo con violenza il culo sulle palle di lui, il cazzo le esplora l'intestino e dopo un tempo indefinito ancora una volta Tino sborra e le riempie completamente il culo di caldo miele bianco!! Stremato ancora una volta cade a terra sfinito.... Moha nuovamente pronuncia delle parole incomprensibili, lo schiaffeggia e gli salta addosso a smorzacandela... Il cazzo di Tino sembra ancora più grosso e duro di sempre.... Moha lo consuma completamente cavalcandolo per diverse ore terrestri e raggiungendo infiniti orgasmi clitoridei e vaginali, Tino non ha piu nulla da offrire, il cazzo e duro ma lui é vuoto...... Moha continua, gode, spinge, insiste e finalmente....... Baaaaangggg!!! Un enorme boato, il cazzo di Tino erutta come un vulcano..... L'orgasmo dura circa 20 minuti terrestri, la sborra costante ed abbondante... Moha letteralmente sta annegando in un mare di yogurt... Poi.... La porta si apre .. moha scivola via e scompare nel buio.... La sirena di allarme continua a lampeggiare rosso... L'equipaggio corre a destra e sinistra.... La nave ha preso un asteroide e sta scivolando verso un buco nero.... Moha é ancora nella sua teca, Sono le ore 364.5 e Tino non si é mai presentato sul suo posto di lavoro perché aveva troppo sonno!!
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6 mesi fa
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Segreti in giardino
Il sole pomeridiano scaldava il giardino di Giovanna. A settant’anni, lei si muoveva tra le sue rose con una vitalità morbida; indossava un abito di cotone leggero. Pietro, il nipote ventenne della sua amica di sempre, aveva finito di sistemare l'ultimo sacco di pellet nel porticato, un lavoro faticoso che gli aveva bagnato la fronte di sudore. "Ecco fatto, Giovanna. Tutto sistemato," esclamò lui, avvicinandosi al roseto. Giovanna si voltò, sorridendogli con una dolcezza materna. "Grazie di cuore, Pietro. Sei stato un angelo. Tua nonna ha ragione: sei un ragazzo d'oro, sempre pronto ad aiutare." Per lei, Pietro era ancora il bambino che vedeva correre anni prima, un giovane innocente che le stava facendo un favore. "Figurati, lo sai che per te lo faccio volentieri," rispose lui, asciugandosi il sudore con il braccio. Si fermò ad osservarla, il vestito le si alzava leggermente quando lei si chinava per tagliare i rami secchi "Ti trovo bene, Giovanna. Questo giardino sembra fiorire solo per compiacerti." Lei rise, scuotendo la testa. "Sempre il solito galante! Vai a bere qualcosa di fresco in veranda, ti raggiungo tra un minuto." Ma Pietro non si mosse. Si avvicinò invece di un passo, entrando nel suo spazio personale. "Sai," disse con voce bassa, quasi casuale, "mentre spostavo quel pellet, ti guardavo da lontano. C'è qualcosa nel modo in cui ti muovi... è come se il tempo non avesse il coraggio di toccarti." Giovanna si bloccò, le cesoie a mezz'aria. Lo guardò, convinta di aver capito male. "Ma senti questo ragazzo... ora mi prendi anche in giro?" Pietro fece un altro passo. "Non ti sto prendendo in giro, Giovanna. Anzi, non sono mai stato così serio." Giovanna sentì il cuore accelerare. Non era più il tono di un nipote premuroso; era il tono di un uomo che guarda una donna. "Pietro, io... potrei essere tua nonna," mormorò, cercando di recuperare quel tono autoritario che però le tremava in gola. Lo sguardo di Pietro ora era esplicito. Giovanna, sorpresa da quell'improvvisa audacia, sentì un brivido di calore che non aveva nulla a che fare con il sole del pomeriggio. In veranda un po' confusa Giovanna stava versando la limonata, ma il ghiaccio nel bicchiere tradiva il tremolio delle sue mani. Non riusciva a togliersi dalla mente la sensazione di poco prima "Ecco la tua limonata, Pietro. Bevi e poi... poi forse è meglio che tu vada," disse lei, cercando di mantenere un tono distaccato che però non le apparteneva più. Pietro non prese il bicchiere. Invece, si avvicinò con una lentezza studiata, finché Giovanna non sentì il calore del suo corpo emanare verso di lei. La sua sfrontatezza era diventata palpabile. "Perché tanta fretta, Giovanna? Il lavoro è finito, ma io non ho ancora finito di guardarti." L'aria in veranda si fece pesante, carica di una tensione diversa da quella del pomeriggio. Pietro non era più il ragazzino impacciato di poco prima; i suoi occhi la fissavano con una sfrontatezza che Giovanna non gli aveva mai visto. Era diventato deciso, la postura eretta, le mani sui fianchi. Giovanna sentiva un misto di sorpresa e confusione, ma un brivido sottile le percorse la schiena, un'eccitazione inaspettata che non riusciva a nascondere. "Hai finito di fissarmi?" chiese lei, la voce un po' tremante. "Non ho nessuna intenzione di smettere," disse lui con una voce che era diventata un graffio profondo, assolutamente audace. "E non ho intenzione di andarmene finché non avrò scoperto se sei calda quanto sembri sotto questo vestito." Giovanna sobbalzò. Quella sfrontatezza la colpì come una scossa elettrica. Avrebbe voluto rimproverarlo, ricordargli chi era, ma le parole le morirono in gola. Sentiva un calore pulsante e insistente farsi strada nel suo corpo, una sensazione di umidità tra le gambe che non provava da anni e che la tradiva profondamente. Il ragazzo allungò una mano e, con una lentezza che rendeva il gesto ancora più intenso, sfiorò il ginocchio di lei, risalendo poi con le dita lungo la coscia, dove la seta del vestito si faceva più sottile. Giovanna emise un respiro strozzato. Il contatto della mano di lui, calda e sicura, creava un contrasto violento con la sua pelle, scatenando una tempesta di sensazioni che non riusciva più a governare. Ogni millimetro che la mano di Pietro percorreva verso l'alto aumentava quella sensazione di eccitazione che la stava travolgendo, rendendo i suoi sensi incredibilmente acuti. Lui si chinò verso il suo orecchio, il suo respiro caldo le sfiorava il lobo. "Sento quanto tremi, Giovanna," mormorò con una sicurezza quasi spietata. "E sento che questo vestito non riesce a nascondere quello che provi davvero in questo momento." Giovanna chiuse gli occhi, abbandonando la testa all'indietro. Era divisa tra il desiderio di fermarlo e il bisogno lancinante di sentire fin dove lui avrebbe avuto il coraggio di spingersi. La mano di lui continuava la sua ascesa, decisa e possessiva, fino ad arrivare all'intimo di Giovanna, il silenzio della veranda veniva ora interrotto solo dai gemiti Lui la guidò verso l'angolo più riparato della veranda, dove il divanetto di vimini era coperto da morbidi cuscini. Lei ormai abbandonata al desiderio percepiva le mutande bagnate sotto il vestito, con presa sicura lui la sedette e le sfilò dai piedi, portandosele al naso e ne annusò gli odori con un ampia ispirazione. I suoi baci partirono dalla caviglia a salire e Giovanna si sentiva vibrare ogni volta di più, fino a quando finalmente la lingua di Pietro mischiava la saliva ai suoi umori. I gemiti di Giovanna rompevano il silenzio del caldo pomeriggio in veranda... Se ti è piaciuto il racconto votalo e fammi sapere se ti piacerebbe la continuazione 👇
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6 mesi fa
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Marco il Prostituto
Marco è un prostituto, e cioè una versione maschile della classica e nota prostituta donna!!!Lui è un prostituto di strada, quindi veste in modo che la sua mascolinità venga evidenziata..Non è un trans, ma piu semplicemente un uomo attraente che aspetta le donne sul bordo della tangenziale o della statale sud, (dipende dalla stagione). Sguardo affascinante, fisico asciutto e muscoloso tanto quanto basta, alto circa 1,75. Barba rasata sguardo profondo capelli con un bel taglio che ne risalta il viso e la nuca, occhi neri e carnagione scura. Spesso batte senza maglietta, lui indossa dei jeans piuttosto stretti ed attillati che non lasciano molto spazio alla fantasia! Più delle volte finge di avere degli attrezzi in mano come se fosse un lavoratore, magari un carpentiere... Scarpa alta stile anfibio, gambe muscolose, e sotto la cinta in mezzo alle gambe un vistoso pacco capace di attirare l'attenzione sia delle donne che degli uomini!!Marco é molto conosciuto nella zona, ed ha una buona clientela femminile..Spesso, alcune donne si vergognano a farsi vedere da altri automobilisti mentre vanno a rimorchiare un uomo in strada da scopare, ma con Marco é diverso, lui sa come fare per farle sentire subito a loro agio rendendo ogni cosa semplice e naturale!Marco, é veramente bravo ed attento ai dettagli... infatti, per alleggerire l'atmosfera, e togliere di imbarazzo le dame che lo cercano cosa fa??Semplicemente si comporta come se stesse solo chiedendo un passaggio per un avaria alla sua macchina!!La giornata é calda, marco leggermente sudato emana il suo feromone maschile nell'aria. Una vecchia macchina d'epoca si avvicina lentamente, nello specifico si tratta una Renault 4.Una donna bionda, molto bella ed attraente sui 46 anni si avvicina con diffidenza per chiede prezzo e tipo di servizio! - Buongiorno... Io, ehm.. quanto si prende per il suo lavoro?? Marco la guarda fissa negli occhi penetrandole l'anima, poi con ferma dolcezza risponde gentile!!- Ciao Amore, benvenuta!! Sei tu a scegliere.. mi posso prendere €50 per parlare soltanto, oppure €100 per scopare senza coinvolgimento verbale, scegli tu!!Posso essere attivo o passivo, per me va bene tutto, l'importante che ti senti bene ed a tuo agio qualsiasi cosa facciamo!!- Guardi, io hem... é la mia prima volta che faccio una cosa simile.... mi piacerebbe iniziare con il solo parlare se per lei va bene!!- Ma certo amore, andiamo, e dammi pure del tu, sono il tuo uomo ora e lo sono per un ora!!Marta gli porge le 50 euro, lui sale... Lei avvia la macchina e segue le istruzioni.. Li vicino a pochi isolati, un piccolo appartamento di sua proprietà, molto bello e ben arredato. Marta rimane affascinata dall'accoglienza di Marco, non avrebbe mai immaginato tanto!!Tutto ciò che li circonda é molto bello e suggestivo. L'accoglienza di Marco ineccepibile, tanto che Marta si sente addirittura lusingata.Si appartano in camera da letto e per creare affinità marco le sussura all'orecchio che il dialogo va fatto da nudi e senza nulla addosso.Marta acconsente! Si spogliano completamente e siedono sul letto."Eccomi, ti ascolto" esclama Marco.Marta inizia incerta parlando di se e dei propri desideri romantici da adolescente, per poi man mano arrivare al punto della situazione esternando il suo turbamento. Gli rivela come non si trovi più bene con suo marito! Passione e desiderio sono finiti da un pezzo, e probabilmente anche l'amore, si anche quello!! Nulla potrà mai più tornare come prima perché lui, suo marito, ha un amante segreta di cui lei é perfettamente a conoscenza da diversi anni... Le bugie continue che deve subire e le umiliazioni di moglie serva a cornuta l'hanno pian piano logorata e consumata.Ora, dato che è il marito non la ama e non la desidera come donna, lei vorrebbe semplicemente pareggiare i conti tradendolo a sua volta per rilanciare la sua autostima e immagine di femmina. Purtroppo però, non ha mai avuto il coraggio di farlo veramente, inoltre la cosa non é detto che dopo la faccia stare veramente meglio!! Marco l'ascolta con molta attenzione, la fissa negli occhi e capisce che questa volta é diverso, deve fare la cosa più giusta possibile per farla stare bene, a costo di mandarla via.Le dice che comunque lei dovrebbe parlare col marito delle sue emozioni dei suoi sentimenti di quello che prova di quello che le manca. Dovrebbe dirgli che é a conoscenza dei suoi tradimenti e chiedergli sincerità e sapere perché lui la tradisce.Poi marco le fa notare pure che comunque il fattore fisico in un rapporto di coppia stabile ha un'importanza minima rispetto a quella emotiva quindi dice a Marta che se lei volesse scopare con lui in quel preciso momento, potrebbero anche farlo, e che lei non si dovrebbe sentire in colpa per questo ma nemmeno sollevata.Il fatto di farsi una scopata non potrebbe far pareggiare i conti tra lei e suo marito, quello che rimarrebbe sarebbe solamente essersi tolta momentaneamente la voglia di cazzo!! Un cazzo che le avrebbe riempito la fica per un ora o due, ma poi???La consapevolezza di aver usufruito di un servizio dove la passione viene venduta non l'avrebbe fatta sentire donna desiderata!!Quindi il consiglio di marco seppur andando contro i suoi interessi, rimane quello che lei vada a parlare apertamente e sinceramente con suo marito.......Comunque alla fine della serata, i due non hanno scopato affatto! Marta si sente sollevata e carica di energia, quindi quella sera stessa affronta suo marito con la speranza di ricucire il matrimonio oramai in frantumi, ma ahimè....Quando si trova di fronte all'evidenza dei fatti lui nega tutto dandole della pazza visionaria, e che dire.... infondo infondo c'era da prevederlo!!Marta capisce che non c'è nulla da chiarire o ricucire e rientra nel suo ruolo di moglie serva e cornuta. La depressione oramai é dietro l'angolo che l'aspetta!! Dopo 2 mesi non ce la fa più.... Marco é sempre più vivo nella sua mente e decide di incontrarlo ancora!! Lui é sempre lì, bello gentile e soprattutto seppur pagando, l'unico capace di ascoltarla e capirla!! Nei giorni successivi Marta va più volte a prendere Marco, i due parlano tanto e spesso anche Marco si confida con lei come lo si farebbe con una buona amica.. Gli appuntamenti diventano sempre più frequenti ed i costi lievitano esponenzialmente fino a salire a cifre da stipendio, tipo che se ne vanno dalle 800 alle 1000 Euro al mese per questa per così dire.... chiamiamola... Hem......"terapia". La situazione come sempre sfugge di mano, e piano con il tempo, qualcosa di strano sta accadendo... Marta si sente attratta da Marco, come allo stesso modo Marco non la vede più come una cliente! Quel giorno la loro attrazione diventa sempre piu evidente ed irrefrenabile !! I due sono ancora nudi sopra il letto, Marta ricorda in modo vivo come l'ha trattata male il marito quando lei voleva comunicare con lui, e di come l'aveva attaccata cercando di colpevolizzarla nonostante lei le avesse fatto notare di avere le prove dei suoi ripetuti tradimenti con un giovane civetta. Marco la guarda in un modo differente la sua mano scivola sulla coscia di lei accarezzandola piano....... Marta piange... una lacrima scende dal viso e scivola giù fino al seno, fino ad un capezzolo...La luce che proietta la lampada vicino al comò la fa luccicare come una piccola scintilla. Marco si avvicina, le asciuga quella lacrima sfiorandola con il pollice, poi le accarezza piano la guancia mentre con lo sguardo sembra comunicarle: -Tu non sei una brutta persona, Tu sei una bellissima persona, Tu sei stupenda sei piena d'amore e di gioia seppur repressa da tanto e troppo tempo, io la vedo e tu dovresti tirarla fuori!! Io ti vedo, oramai ti conosco, sei stupenda sei molto sexy e ti voglio qui adesso!!lei lo guarda ipnoticamente annuisce, si getta verso di lui e lo bacia con foga.I due si lasciano travolgere dalla passione, si accarezzano si toccano si abbracciano poi inevitabilmente finiscono per fare.... non sesso, ma bensì l'amore, quello vero puro fatto con il cuore....Lui si muove piano dentro di lei mentre la sente gemere e contorcere dal piacere.... I corpi si aggrovigliato in svariate posizioni, le ore passano, probabilmente le pareti di quella stanza non hanno mai visto tanta passione!!Lui la prende da dietro e la fa godere più volte.. Ogni colpo del suo grosso cazzo vibra all'interno del suo corpo.. Marta gode fisicamente, ma é anche in estasi emozionale!! La passione che può darle quell'uomo misto a sentimento, non é solo sesso volgarmente chiamato scopata, bensì amore e desiderio profondo di due corpi e due anime che si fondono insieme...La notte d'amore dura svariate ore dove sia lui che lei vengono più volte.. Il cazzo di marco le ha esplorato ogni singolo centimetro del corpo, sia interno che esterno.. Per lei è stato il suo primo anale, non lo avrebbe mai immaginato in vita sua, ma un esperienza simile, che dire... semplicemente fantastica!! L'emozione di avere uno palo di carne che le pompa l'intestino? impensabile fino al giorno prima, ma ora che in realtà ha goduto tantissimo e non potrà mai più farne a meno! I due hanno cambiato posizioni piu volte, pecorina, missionaria, seduta su comò con le cosce spalancate, per poi girarsi e rigirandosi cavalcandolo sul pavimento freddo!!Passano le ore, Marta e Marco sono completamente sfiniti, sudati sui letti laddove qualsiasi punto della stanza ha ascoltato le urla della loro passione ed il loro desiderio. Gli umori dei loro corpi sono sparsi ovunque e colano lentamente nel silenzio dei loro respiri!! Marta pensa tra se e se in un momento di razzionale lucidità che questa volta il conto sarà veramente salato..... però, a pensarci bene, qualsiasi prezzo sia, ne sarà valsa la pena!!Ora é rilassata, mentre due lacrime scendono silenziose sulle sue guance! Dal profondo del suo animo sente nascere un senso di colpa, poiché comunque nonostante tutto lei abbia dato pan per focaccia al marito, lo ha fatto con la stessa moneta e di conseguenza si ritiene una cattiva persona e si sente sporca ed indegna!!Ancora una volta marco cerca di consolarla...-Non ti preoccupare non non devi sentirti in colpa tu hai provato a comunicare ma tuo marito ha rifiutato il confronto.. tu hai solo trovato il modo di sentirti ancora donna libera e desiderata, e lo hai fatto prendendo in mano la tua dignità!!Non ti devi preoccupare il vostro rapporto era già finito... Lascialo....Diego è tuo marito solo legalmente, ma in realtà non siete una coppia e tu dovresti prendere la decisione giusta di lasciarlo!! Marta piange, si abbraccia a lui e le lacrime diventano amare miste a Gioia e paura, poi si alza da letto, va a fare una doccia e si riveste! Subito dopo anche Marco va a farsi una doccia, quando esce dal bagno in accappatoio, lei é ancora lì in piedi vestita e truccata che lo aspetta!!Vuole pagare e sa che questa volta le costerà veramente caro!!!- Quanto viene?? quanto ti deve dare?? so benissimo che non era una semplice scopata e probabilmente dovrò chiedere un prestito in banca, comunque ho qualche risparmio da parte per pagare il servizio ed i servizi futuri se possibile... Marco sorride e non risponde!! Marta richiede il conto e Marco dice di non preoccuparsi!! -Questa volta offro io risponde.....Marta confusa insiste: - Devo pagare!!! se non lo faccio, se non pago il servizio allora non é più un servizio e diventa una relazione clandestina!! Marco convinto del fatto suo non avete accetta più soldi!! -Non ti preoccupare, Ho già avuto tanti soldi da te adesso voglio solo che tu stia bene, non ti devi preoccupare è un regalo che ti faccio!! Marta esce dalla stanza con angoscia nel cuore mista a strane emozioni mai vissute prima.. Nei giorni successivi Marta è ritornata ancora da Marco, hanno ancora scopato appassionatamente e Marco non si è mai più pagato!! Ora sono ufficialmente diventati amanti e non più e prostituto e donna cliente!! infatti Marco ha deciso di non frequentare più altre donne, mentre Marta sta divorziando dal marito e la loro storia inizierà come una storia d'amore poiché Marco e Marta hanno deciso di ufficializzare la loro relazione sposandosi.. Marta non vede l'ora di essere una brava mogliettina che cucina per suo marito innamorato, non sa che in realtà nella mente di Marco si stanno insinuando dei pensieri Cuckold, non sa ancora che la loro vita di coppia sarà molto intensa e divertente.. Marco la guarda e le sorride i pantaloni di lui si gonfiano mentre la figa di lei improvvisamente si bagna. Fuori fa freddo, per oggi é meglio restare a casa.... Il futuro è ancora da scrivere, ma sarà di certo molto intenso imprevedibile e pieno di sorprese !!
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7 mesi fa
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L'aroma del caffè
L’appartamento di Andrea sapeva di pulito e di legno, un ordine quasi chirurgico che a Giulia metteva un po’ d’ansia, lei che portava il disordine vitale di Mergellina nei capelli e nei pensieri. "Sei proprio un metodico, eh? Pure i cuscini sono in riga", scherzò lei, togliendosi le scarpe e camminando scalza sul parquet levigato. Andrea ridacchiò, mentre armeggiava con una macchina per il caffè che sembrava un pezzo di ingegneria aerospaziale. "L’ordine serve a concentrarsi sul risultato, Giulia. E tu hai una missione: ammettere che questo caffè è più buono di quello che bevi sotto casa tua." Giulia incrociò le braccia, appoggiandosi al bancone con una sfida negli occhi. "Uè, architetto, vola basso. Il caffè per noi è sangue, è preghiera. Tu ci metti la precisione, ma ci vuole il cuore per farlo salire bene." "Guarda e impara", rispose lui. Non usò la moka, ma un metodo a infusione lenta che Giulia guardò con sospetto. Andrea pesò i chicchi, li macinò al momento sprigionando un profumo che, doveva ammetterlo, era stordente. La gestualità di lui era lenta, quasi sensuale. Ogni movimento delle braccia sotto la camicia arrotolata era calcolato, sicuro. Quando la tazzina fu pronta, Andrea non gliela porse subito. Si avvicinò a lei, tenendo il piccolo contenitore di ceramica scura tra le mani, come un segreto. "Senti l’aroma", disse lui, accostando la tazzina al viso di Giulia. Lei chiuse gli occhi. Non era il solito odore bruciato da bar; era un profumo di cioccolato, di nocciola e di qualcosa di selvatico. "Bevi", sussurrò lui. Giulia ne prese un sorso piccolo. Il liquido era vellutato, denso, un calore che le scivolò in gola come una carezza proibita. Fu una rivelazione. Spalancò gli occhi e incontrò lo sguardo di lui, che la fissava con un’intensità che non aveva nulla di metodico. "E allora?" chiese lui, a un passo da lei. "Com’è questo caffè?" Giulia posò la tazzina sul marmo, senza smettere di guardarlo. Sentiva il battito del cuore accelerare, un calore che non veniva solo dalla bevanda. "È... fastidiosamente perfetto", rispose lei con la voce che si faceva più bassa. "Ma manca una cosa, Andrea." "Cosa?" "Lo zucchero", rispose lei, accorciando l'ultima distanza e afferrandolo per il colletto della camicia. "Ma non quello nella tazzina." Andrea sorrise, quella sua calma che si scontrava con la spontaneità di lei. "Immaginavo che una vera intenditrice come te avrebbe trovato qualcosa da aggiungere, anche a un caffè 'fastidiosamente perfetto'." Giulia ridacchiò, senza lasciare la presa sul suo colletto. "Diciamo che l'arte dell'improvvisazione non la insegnano nei tuoi manuali, eh? Tutto calcolato, tutto misurato." "Forse mi ci volevi tu per scombinare un po' i miei schemi", rispose lui, la sua voce ora più morbida. "Forse", confermò lei, il suo sguardo ancora fisso nel suo. "O forse ti ci voleva solo un po' più di... sapore. Andrea non aspettò un secondo invito. La sua calma metodica sembrò bruciare in un istante, lasciando il posto a una determinazione che Giulia non gli aveva ancora visto addosso. La fece voltare con un movimento fluido, guidandola verso il bordo del bancone di marmo, ancora tiepido per il vapore del caffè. Con una pressione decisa delle mani sui suoi fianchi, la spinse a flettere il busto in avanti. Giulia sentì il contatto freddo della pietra sotto i palmi, mentre Andrea si premeva contro di lei, eliminando ogni spazio. Era una sensazione di contrasto assoluto: il gelo del marmo davanti e il calore travolgente del corpo di lui dietro. Quando le mani di Andrea scivolarono sotto l'orlo della sua gonna, risalendo con lentezza deliberata lungo le cosce, Giulia inarcò la schiena. Lui le scostò i capelli di lato e le affondò il viso nell'incavo del collo, ispirando il suo profumo mescolato all'aroma tostato che ancora aleggiava nella stanza. — Allora, Giulia — sussurrò lui contro la sua pelle, la voce ridotta a un graffio roco, — questa è l'improvvisazione che cercavi? Lei non riuscì a rispondere a parole. Un gemito basso e vibrante le risalì la gola quando sentì i morsi leggeri di lui sul lobo dell'orecchio e la pressione crescente delle sue mani, che ora la tenevano salda, padrone della situazione. Ogni sua difesa crollò. Giulia chiuse gli occhi, lasciando che la testa ricadesse in avanti mentre i gemiti si facevano più frequenti, ritmati dal contatto delle dita che la penetravano. Non c'era più traccia dell'architetto preciso o della ragazza orgogliosa di Mergellina: c'era solo quella tensione che finalmente esplodeva, trasformando la cucina di un appartamento ordinato nel centro di un incendio che nessuno dei due aveva più voglia di spegnere.
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7 mesi fa
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Sussurri nell' ombra
Il freddo pungente di dicembre batteva contro le vetrate del suo studio, ma all'interno l'aria sembrava essersi fatta improvvisamente densa, quasi elettrica. Elena era rimasta sola a finire di catalogare i tessuti per la nuova collezione, o almeno così credeva. Il fruscio della seta tra le sue dita fu interrotto dal suono di un passo lento, deciso. Non aveva bisogno di voltarsi per sapere che era Marco. Era il profumo di lui ad anticiparlo: una miscela di sandalo, pioggia e quell'odore pulito della sua camicia inamidata che lei aveva imparato a riconoscere tra mille. «Ancora qui, Elena?» la voce di lui era bassa, una vibrazione che le risalì lungo la schiena come una carezza invisibile. «Il velluto non si sceglie da solo», rispose lei, cercando di mantenere un tono professionale, anche se sentiva il battito del cuore accelerare sotto la camicetta di seta. Lui si avvicinò, fermandosi esattamente dietro di lei. Non la toccava, ma il calore del suo corpo emanava una promessa che le faceva formicolare la pelle. Elena avvertì il suono del suo respiro, appena più profondo del normale, vicino al suo orecchio. La tensione tra loro era un filo teso, pronto a spezzarsi. «Questo verde...» mormorò Marco, allungando una mano non verso il tessuto, ma sfiorando appena il dorso della mano di lei. Fu un contatto minimo, quasi impercettibile, ma il contrasto tra la pelle fresca di lui e il calore della propria fece mancare un battito ad Elena. «È lo stesso colore dei tuoi occhi quando cerchi di nascondere quello che pensi.» Elena trattenne il respiro. Sentiva il desiderio crescere come un'onda lenta. Lui le fece scivolare una mano lungo il fianco, un movimento lento che seguiva la linea del corpo senza fretta, assaporando la reazione di lei attraverso il tessuto leggero. «E cosa starei pensando, Marco?» chiese lei in un sussurro, voltandosi finalmente. Elena si voltò, e il respiro le si bloccò in gola. Marco era così vicino che poteva sentire il calore che irradiava dal suo petto, un calore che sembrava attirarla come un magnete. Non c’era più spazio per le parole, solo per il suono dei loro respiri che si intrecciavano. Marco non attese oltre. Fece scivolare la mano dal collo di lei fin dietro la nuca, affondando le dita nei suoi capelli e inclinando la sua testa all'indietro. Fu un gesto possessivo, ma intriso di una dolcezza che la fece tremare. Si chinò, ma non puntò alle labbra; scese invece lungo la linea della mascella fino a raggiungere il lobo dell'orecchio, dove depositò un bacio lento, umido, seguito da un leggero morso che fece sfuggire a Elena un piccolo gemito soffocato. Le mani di lei, quasi per istinto, cercarono il contatto con il corpo di lui. Le fece scivolare lungo le braccia muscolose di Marco fino a stringere i lembi della sua giacca, tirandolo a sé. La seta della camicetta di Elena sembrava un ostacolo insopportabile tra la sua pelle e le mani di lui, che ora erano scese lungo la schiena, premendola con decisione contro il proprio corpo. Elena sentì chiaramente quanto lui la desiderasse, una pressione solida che le fece mancare il terreno sotto i piedi. «Marco... per favore», mormorò lei, una supplica che non sapeva nemmeno cosa chiedesse esattamente, se non la fine di quell'attesa estenuante. Lui si staccò di pochi millimetri, lo sguardo scuro di desiderio che vagava sul viso di lei, soffermandosi sulle sue labbra schiuse e lucide. «Per favore, cosa?» sussurrò lui, la voce ridotta a un graffio roco. Le dita di Elena si strinsero sulle sue spalle, la tensione tra loro palpabile, quasi dolorosa. Lui la spinse con delicatezza contro il tavolo da lavoro, facendo scivolare via i rotoli di velluto con un braccio. Il rumore dei tessuti che cadevano a terra fu l'unico suono a rompere il silenzio, mentre Marco si inseriva tra le sue gambe, costringendola a un contatto ancora più intimo e totale. «Non ho mai voluto nient'altro quanto voglio te in questo momento», disse lui, prima di annullare finalmente la distanza e divorare le sue labbra in un bacio che non aveva più nulla di timido, ma che sapeva di fame, di scoperta e di un desiderio troppo a lungo trattenuto. Il bacio si intensificò. Elena si aggrappò a lui, le mani intrecciate tra i suoi capelli, attirandolo più vicino, come se volesse fondersi con lui. Sentiva il battito accelerato del suo cuore contro il proprio, il calore che li avvolgeva. Marco fece scivolare le mani lungo la sua schiena, un tocco leggero che le fece rizzare i peli sulle braccia. Ogni carezza era una promessa, un invito a lasciarsi andare. Elena inarcò la schiena, abbandonandosi al tocco esperto di lui, sentendo un'ondata di piacere che le percorreva il corpo. Si staccarono per un istante, gli occhi che si incontravano nella penombra. C'era un'intensità nello sguardo di Marco che la fece sentire desiderata, adorata. «Sei bellissima», sussurrò lui, la voce roca e piena di emozione. Le sue mani risalirono lentamente, accarezzando la curva dei suoi fianchi, poi salirono ad abbracciare il suo seno con delicatezza. Elena chiuse gli occhi, assaporando la sensazione del suo tocco, la forza e la tenerezza mescolate. Inclinò la testa all'indietro, esponendo il collo alle labbra di lui, che vi depositarono una scia di baci leggeri e infuocati. Marco la sollevò con facilità, facendola sedere sul tavolo, tra i fogli che ora sembravano appartenere a un'altra vita. Elena avvolse le gambe intorno alla sua vita, attirandolo a sé, desiderosa di sentirlo ancora più vicino. Poteva percepire ogni muscolo teso del suo corpo, la sua eccitazione palpabile che rispecchiava la sua. «Non fermarti», mormorò lei, la voce quasi spezzata dall'emozione. Lui la guardò intensamente, i loro respiri che si intrecciavano. «Non ho intenzione di farlo», rispose, e il suo sguardo parlava di un desiderio che non ammetteva più attese
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7 mesi fa
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Massaggio con marito presente
Mi contatta un lui di coppia dicendomi vola fare sorpresa alla moglie chiedendomi un massaggio erotico yoni.Dopo accordi accetto e mi reco da loro.Una mega villa aristocratica vista lago.Mi apre lui mi fa accomodare.Da dietro la porta sbuca una donnina .Una bella coppia sui 70 anni in forma.Ci rechiamo in camera tutto antico anche internamente gli arredi.Preparo il tutto per il massaggio intanto lui si allontana e lei si mette sul letto.Bendo lei e arriva lui con una bottiglia di champagne.Brindiamo alla nostra conoscenza.La signora si mette a pancia in giù io inizio il massaggio ed il marito su una poltrona vicino noi.Scaldo con le mani l olio e le appoggio sul suo sacro.Quando sento che la moglie è tranquilla rilassata massaggio collo schiena braccia mani gambe piedi.Poi un avvicinamento lento alle parti intime,lei divarica le gambe.Appoggio le mani sulla vagina sfioro il clitoride(di grandi dimensioni) e la sento gemere.Dirigo le mie mani verso l imbocco della vagina mi soffermo e piano la penetrò massaggiandola.Alza il bacino la penetro più forte massaggiandoli anche l ano.La vagina mi succhia le dita ed ecco il primo orgasmo.Poi riparto a massaggiare l intero corpo .Sussurro all orecchio di girarsi e inizio dai seni.Capezzoli turgidi come chiodi glieli strizzo e li massaggio.Capisco dal respiro è già pronta .Arrivo al clitoride lo sfioro alza le spalle le gambe le contorce e ci gioco un pochino.Poi penetrò le mie ditta fino a raggiungere il bottone magico.era arrivata l ora x.Lo sento tra le mie dita e dopo tocchi piano forte forte piano aumento di colpo la velocità ,l intensità .Esplode in un orgasmo convulsivo,tremava ....urlava sempre più forte.Il marito balza dalla sedia ,quasi mi spavento.Era bianco tutto preoccupato pensava stesse male.Lo tranquillizzo.Intanto io continuavo fino a farla svuotare completamente di tutti i suoi umori.Mi metto al suo fianco la coccolo era stramazzata.Il marito si allontana io mi reco in bagno.Al mio ritorno li trovo felici abbracciati.Mi allunga una bottiglia di champagne ma di un altra marca.La prendo in mano e Noto che era senza tappo e leggera.Non c era vino ma .............a voi l immaginazione.Rimango di stucco. Ringraziandomi e scambiati auguri di Buone feste con la promessa di rivederci presto.
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7 mesi fa
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Massaggio Motel
Pubblico un annuncio sui vari siti(massaggiatore per donna 2/4 mani con amico) e mi risponde lei Elena nome reale.Voleva informazioni.Cosi'incuriosita del massaggio 4 mani ci diamo appuntamento in un motel.Scende dalla macchina,biondina non tanto alta rotondetta al punto giusto.Donna benestante sui 45 anni.Porta una borsa da palestra.Questa era la scusa per il marito cornuto.Saliamo ci docciamo noi,poi lei.Esce dal bagno abbigliamento da vera puttanella con in mano giocattoli.Di tutto di più in quella borsa .Dopo averla bendata fatta mettere sul letto si aprirono le danze.Massaggio 4 mani come richiesto da lei.Pancia in giù dopo pochi minuti primi gemiti il lenzuolo si bagnava man mano che massaggiavamo....dopo una mezz'ora fatta girare .Massaggio capelli collo seno a scendere e il mio socio viceversa saliva dai piedi.Il suo respiro sempre più affannoso.Ad un certo punto le sue mani sui nostri pacchi,ci slaccio'i pantaloni e inghiottì i 2 cazzi affamatissima.Lo voleva si capiva.Ma noi non eravamo lì per fare sesso completo ma per massaggiarla. allora le dissi hai mai squirtato? E lei no nessuno c'è mai riuscito farmi squirtare.E così io certo del risultato le dissi proviamo? Lei mi prese la mano l appoggio alla sua fighetta e dopo averla lavorata per bene di bocca e dita inondò il materasso.uno schizzo partì sul mobile di fronte e le sue urla in tutto lo stabile si sentirono.Giocammo poi con i suoi vari giocattolini alla fine delle 2 ore non aveva più vice e forse era devastata.Susseguirono così altri incontri...
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7 mesi fa
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LA NUOVA COLLEGA DI LAVORO
Ciao a tutti sono Claudio 38 anni, lavoro come Responsabile Commerciale presso una piccola azienda alimentare. A luglio di quest’anno abbiamo assunto Elisa, una donna sulla cinquantina che doveva occuparsi della gestione degli ordini dei Clienti. Il nostro capo ci aveva affidato un lavoro da portare avanti insieme e quindi ci eravamo seduti alla stessa scrivania, davanti allo stesso computer, uno accanto all’altra.Elisa mi era piaciuta dal primo momento che l’avevo conosciuta in ufficio: fisico piccolo ma snello e ben curato, capelli rossi a caschetto leggermente mossi, occhi azzurri, viso carino, bella ma non appariscente, affascinante nella sua semplicità. Era separata ma amava molto i balli latino americani e la palestra. Pur essendo sulla cinquantina, il fisico e l’aspetto non dimostravano la sua età anagrafica.Il mio contatto fisico con lei non era mai andato oltre la pacca sulla spalla. L’occasione di lavorare insieme al progetto ci permise di entrare più in confidenza, sia dal punto di vista verbale (battute, occasioni di scherzo, qualche sms vagamente piccante), sia da quello fisico. Sia chiaro, niente di che: solo, mentre eravamo seduti vicino, ogni tanto avevo osato strusciare la mia gamba alla sua, e lei mi aveva dimostrato di non sgradire la cosa, lasciando la sua coscia al suo posto, anzi premendola ancora più forte alla mia. Ripeto: nulla di eccezionale, anche perché portava sempre i pantaloni che non rendevano giustizia alla sensualità delle sue gambe che avrei scoperto solo dopo, ma quel semplice contatto già mi faceva eccitare.Quel pomeriggio stavamo lavorando su una cosa abbastanza impegnativa, che volevamo completare prima dell’indomani per non lasciare il lavoro a metà; i nostri colleghi di stanza uno alla volta erano già usciti, anche a causa dell’arrivo di un temporale che minacciava di farsi di lì a poco molto violento, e intorno alle diciotto eravamo rimasti soli, alla stessa scrivania come sempre da qualche settimana a quella parte.Anche le altre stanze si stavano rapidamente svuotando, e dal silenzio che si percepiva immaginammo di essere rimasti soli in tutto il piano, o forse in tutto l’edificio, fatta eccezione del servizio di sorveglianza che comunque non effettuava il controllo dei piani prima delle ventuno: tutto contribuiva a creare un’atmosfera davvero eccitante.Il mio cuore batteva violentemente, ma la paura di demolire con un colpo eventualmente sbagliato la confidenza che tra me e lei si era costruita nelle ultime settimane era ancora più forte e mi impediva di fare qualsiasi tipo di avance.Mentre pensavo a queste cose, ad un tratto sentii la sua gamba sinistra prima strusciarsi, poi accavallarsi alla mia gamba destra e, quando i nostri sguardi si incontrarono, mi fece un sorriso complice che significava più di mille parole: “Niente di casuale, ho semplicemente fatto il primo passo dato che tu non ti decidi, scemo!” sembrava volermi dire. Il suo sguardo era così esplicitamente invitante che in me cadde ogni residuo di timidezza e se mi fosse rimasto ancora qualche dubbio arrivò un suo bacio dritto sulla bocca a diradare anche le ultime nebbie. Non potevo crederci: il momento tanto atteso era finalmente arrivato, con grande naturalezza e senza alcun preavviso.In un attimo ci ritrovammo con la lingua dell’uno nella bocca dell’altra, mentre la mia mano cominciava ad insinuarsi in mezzo alle sue gambe coperte dai pantaloni. Fu lei stessa ad abbassarsi la cerniera laterale e, dopo essersi leggermente sollevata l’elastico dei collant e degli slip, a guidare la mia mano sul suo pube, che al tatto avvertii depilato, mentre la sua figa era completamente bagnata. Cominciai ad andare su e giù col dito soffermandomi particolarmente sul clitoride per la gioia di lei che aveva chiuso gli occhi e si era lanciata in piccoli lamenti di goduria. Dopo poco sentii la sua mano sopra i miei pantaloni, che tentava di abbassarmi la cerniera. La aiutai nell’operazione e subito dopo infilò la mano dentro i miei slip, afferrò il mio membro, lo estrasse fuori e cominciò a masturbarlo per tutta la sua lunghezza. Fu allora che, a malincuore, ruppi a bassa voce il silenzio, per dirle: «Se entra qualcuno che facciamo? Che ne dici di continuare in bagno?».All’uscita dalla stanza, nel dirigerci verso il bagno ci rendemmo conto, con nostra gioia, di essere rimasti veramente soli in tutto il piano, così la nostra intimità sarebbe stata più garantita. Entrò lei, poi io, quindi chiudemmo la porta a chiave. Il bagno fortunatamente era davvero pulito, segno che la ditta delle pulizie era già passata, quindi un motivo in più per stare tranquilli.Appena dentro le tolsi la maglia, quindi le slacciai il reggiseno e mi si presentarono così le sue tette, una bella terza con i capezzoli duri e appuntiti per l’eccitazione. Cominciai a succhiarglieli, prima uno, poi l’altro, mentre lei nel frattempo mi sbottonava la camicia. Me la sfilai, poi ci togliemmo le scarpe. Le abbassai la cerniera dei pantaloni, quindi glieli feci scivolare lungo le gambe, mentre lei alzava prima un piede poi l’altro per lasciarseli sfilare. Poi, inginocchiatomi, le levai i collant, arrotolandoli lentamente mentre le accarezzavo le gambe, soffermandomi in particolare sull’interno coscia. Mancava solo l’ultimo pezzo per poterla vedere completamente nuda come avevo desiderato da tanto tempo. Notai con piacere che non portava il perizoma, ma un molto più sensuale slip bianco sgambato con gli orli di pizzo, che aderendo al suo sesso bagnato, lasciava intravedere le labbra della sua figa. Glielo sfilai ed ebbi la conferma della sensazione avuta prima in stanza: la sua figa, che baciai a lungo, era perfettamente rasata; la sua pelle leggermente dorata le sue gambe snelle e ben tornite la facevano assomigliare ad una scultura. Mi alzai e con una mano strinsi Elisa a me, mentre con l’altra cominciai ad accarezzarle delicatamente la figa. Divaricò leggermente le gambe per agevolare l’opera della mia mano, che cominciò ad andare su e giù per la sua figa sempre più bagnata. Mentre le nostre lingue si incrociavano, tutti i sensi erano coinvolti: la mia bocca gustava la sua pelle, le sue labbra; le mie narici si inebriavano del suo profumo delicato; le mie orecchie sentivano i sussurri del suo piacere; i miei occhi godevano della sua bellezza; quasi ogni centimetro della mia pelle era in contatto con la sua…«Che bello, sì, dai, fammi toccare il tuo cazzo, ti prego... spogliati pure tu...»In un attimo mi tolsi i pantaloni e le mutande e rimasi nudo pure io, con il membro durissimo e pulsante. Mentre io ricominciavo ad accarezzarle la figa lei impugnò il mio cazzo, masturbandolo con molta delicatezza. La mia eccitazione era tale che sarei esploso da un momento all’altro, perciò le dissi: «Fermati un attimo, altrimenti vengo subito...». Lei ubbidì, mentre io continuai a masturbarla finché con una serie di fremiti e sussulti, stringendomi la mano in mezzo alle sue gambe, disse: «Sì... sì... che bello... ancora... dai... basta... basta!!! L’ultimo basta venne accompagnato da una copiosa venuta della sua figa calda e arrossata! Tolsi la mano e, stringendoci, ci baciammo a lungo. Dopo un po’, ripresasi dal suo orgasmo mi sussurrò all’orecchio: «Adesso tocca a te godere, amore...». Che donna generosa... La vidi di colpo inginocchiarsi e presentare il suo viso all’altezza del mio cazzo (18 cm), nell’atto di prenderlo in bocca.«No» le dissi, «aspetta almeno che lo lavi... è da stamattina... tutte le sborratine...»«Se le ‘sborratine’, come le chiami tu, te le ho causate io, mi appartengono... perché te le ho causate IO, non è vero?!»Quella domanda, che rivelava sia la sua consapevolezza del fatto che io sbavavo per lei, sia una punta di gelosia nei confronti delle altre colleghe di stanza, e che rivendicava solo per sé l’esclusiva del mio corpo, mi fece l’effetto di farmi eccitare ancora di più, se ciò poteva essere possibile.«Certo, stupidina, e chi… umhhh…». Non mi diede il tempo di finire la frase che già il mio cazzo era dentro la sua bocca: lo lubrificava con la saliva, lo leccava, lo ingoiava andando su e giù regalandomi un piacere grandissimo. Raggiunsi l’orgasmo con un fiotto violento che le sporcò il viso, le labbra, le tette. Quando smisi di eiaculare, riprese il cazzo in bocca per pulirmelo. Poi si rialzò, la aiutai a pulirsi, quindi ci abbracciammo e in questa posizione mi sussurrò all’orecchio: «Questo era solo l’antipasto, adesso voglio il resto».«Anch’io» le dissi, «ma che ne dici se continuiamo fuori di qui, in un posto dove possiamo sdraiarci? Tipo a casa mia».«Ok, andiamo!»Ci rivestimmo velocemente, poi uscì prima lei per controllare che non passasse qualcuno nel corridoio, quindi al suo cenno di via libera uscii io. Tornammo in stanza, spegnemmo il computer (il lavoro avrebbe aspettato l’indomani), prendemmo le nostre cose e ci avviammo verso l’uscita.Sul portone di ingresso ci accorgemmo di aver dimenticato l’ombrello in ufficio: la pioggia era tanta, ma la voglia di scopare ancora era ancora più grande. Non c’era tempo per tornare indietro. Facemmo una corsa, mano nella mano, fino alle nostre macchine e una volta arrivati ci infilammo subito dentro… Tirammo giù il finestrino e le dissi di seguirmi…(continua)
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7 mesi fa
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Il Ginecologo | Parte 2
Quando Paolo parlò di terapia, nessuno dei tre pensò davvero a un protocollo standard.Le parole erano corrette, cliniche, ma ciò che aleggiava nella stanza era tutt’altro che medico. Anna rimase distesa sul lettino più a lungo del necessario, come se alzarsi significasse spezzare quell’equilibrio fragile che si era creato. Giorgio la osservava senza dire nulla, consapevole che qualcosa, dentro di lui, aveva già accettato un cambiamento irreversibile. Paolo mostrò i possibili strumenti, spiegò un percorso graduale, fatto di pazienza e continuità. Ma ogni frase sembrava portare con sé un sottotesto che nessuno aveva il coraggio di pronunciare apertamente.Anna fu la prima a farlo. «Non voglio sentirmi un corpo da correggere» disse piano. «Se devo affrontare questo percorso, voglio farlo sentendomi desiderata. Viva.» Giorgio non intervenne subito. Si avvicinò, posò una mano sulla gamba di lei, un gesto semplice ma carico di significato.«Se questo ti fa stare bene» disse infine, «io non mi tiro indietro.» Fu in quel momento che Paolo comprese che non stava più parlando solo da medico. La dinamica tra marito e moglie era evidente, profonda, consapevole. Non c’era tradimento, non c’era inganno. C’era una scelta condivisa, difficile da giudicare con le categorie tradizionali. «In un contesto diverso» disse infine Paolo, con cautela, «potremmo valutare meglio come procedere. Senza fretta. Senza ruoli.» La proposta non venne formalizzata, ma restò sospesa nell’aria come una promessa. Quando lasciarono lo studio, il silenzio tra Anna e Giorgio non era imbarazzo, ma attesa.Sapevano entrambi che la vera “terapia” non sarebbe iniziata su un lettino medico, ma nello spazio intimo della loro casa, dove i confini potevano essere ridefiniti senza camici né regole scritte. Anna, prima di uscire, si voltò verso Paolo. Lo guardò negli occhi, con un sorriso che non aveva nulla di innocente.«A volte» disse «per guarire bisogna fidarsi.» Giorgio le prese la mano.Non era più solo uno spettatore.Era parte attiva di una scelta che li avrebbe cambiati entrambi.
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7 mesi fa
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La Scelta
PremessaÈ una storia inventata, ma calata nella vita vera. Dentro ci sono sguardi, regole, resa e cura. Consenso e confini sono la base, sempre. Il resto è un viaggio: non per scandalizzare, ma per far sentire la differenza tra essere comprati e essere scelti. Capitolo 1 – La soglia Marcus aveva ancora addosso l’odore dell’ascensore del suo palazzo, quel misto di metallo e profumo altrui che ti resta sulle dita quando premi il tasto del piano. Era rientrato tardi, con la giacca piegata sul braccio e la testa piena di rumori piccoli: i clacson, le voci nei bar, il brusio di Roma che non smette mai davvero di parlare. In cucina lo aspettava la normalità: una tazza sporca sul lavello, una lista della spesa lasciata a metà, un limone raggrinzito come una promessa non mantenuta. Nulla di tragico. Nulla di caldo. Eppure, dentro quel quieto disordine, Marcus sentiva da giorni qualcosa di acceso, come un filo teso che gli passava sotto la pelle. Non era solo curiosità. Era la sensazione di essere vicino a una porta. Di essere stato, per troppo tempo, quello che controlla tutto e non si lascia mai cadere. Quello che si arrangia. Quello che ride quando dovrebbe chiedere. Aprì Fetlife senza pensarci troppo, come si fa con un gesto automatico, e il telefono gli scaldò il palmo. La luce fredda dello schermo gli illuminò i polpastrelli e, in quell’azzurro artificiale, comparve il nome di Elenoire. Non scriveva mai di fretta. Ogni frase sembrava pesata, come se qualcuno l’avesse prima fatta scivolare tra labbra lente. Parole pulite, precise, mai volgari. Un invito in città, un posto semplice, “un aperitivo tra persone che sanno ascoltare”. Nessuna promessa urlata. Solo quella carezza sottile che, senza dirlo, gli suggeriva che sì, lui era già stato notato. Marcus si appoggiò al lavello. Sentì il freddo del marmo contro il fianco, la pulsazione del cuore nel collo. La cucina odorava di detersivo e caffè vecchio, ma nella sua testa l’aria cambiò. Immaginò luci calde, una voce vicina, la possibilità di smettere di essere forte per contratto e diventare, anche solo per una sera, qualcuno che si lascia guidare. Rilesse il messaggio una volta, poi un’altra, e si sentì quasi ridicolo per quanto gli avesse già cambiato il respiro. Dall’altra parte della città, Gino stava seduto sul bordo del letto, con la camicia slacciata e la cravatta ancora al collo. Sua moglie era in bagno, l’acqua scorreva, e la casa aveva il suono domestico di sempre. Il loro mondo era fatto di turni, bollette, supermercato, una normalità che non era cattiva, solo piena. Piena fino a lasciare fuori, senza accorgersene, tutto ciò che non era utile. Gino guardò la fede sul dito. Non con odio. Con quella tristezza opaca di chi non si sente traditore, ma si sente invisibile. Da settimane, forse mesi, la sua parte sottomessa era diventata un animale quieto e affamato. Non chiedeva solo sesso. Chiedeva resa. Chiedeva qualcuno capace di prenderlo, non con violenza, ma con certezza. Chiedeva una voce che gli dicesse dove stare, come stare, perché stare. Chiedeva di essere, per un tempo limitato e scelto, uno strumento. Utile al piacere di qualcun’altra. E, proprio in quella utilità, trovare pace. Il telefono vibrò sul comodino e Gino lo prese subito, come se avesse paura che qualcuno potesse vederlo esitare. Valerie. Anche Valerie non urlava. Scriveva con una leggerezza che sembrava innocente. “Stasera c’è un giretto in centro. Nulla di impegnativo. Vieni se ti va.” E poi una seconda frase, come un sorriso che non si vede ma si sente: “Mi piace come ascolti.” Gino chiuse gli occhi un istante. Ascoltare. Era esattamente quello che faceva sempre, con tutti. Ma nessuno lo chiamava così. Nessuno lo rendeva desiderabile per quella sua disciplina naturale. E quel dettaglio, così piccolo, gli fece male in un punto preciso. In un’altra strada ancora, Andrea stava infilando i gemelli alla camicia con una calma che sapeva di casa. La casa profumava di bucato pulito e di quell’essenza leggera che Tiziana metteva sempre, un odore che per Andrea era un segnale: qui sei al sicuro. Lei era nella stanza accanto. La sentiva muoversi, aprire un cassetto, chiudere piano. Ogni suono era familiarità e promessa insieme. Quando Tiziana apparve sulla soglia, Andrea ebbe quel mezzo secondo di silenzio interno che gli capitava ogni volta. Non perché lei fosse una mistress nel senso teatrale della parola. Ma perché era sua moglie, e quel ruolo tra loro era vero, costruito, scelto. Lei lo guardò e Andrea sentì subito la schiena rispondere, il corpo ricordare una disciplina che non era imposizione, era fiducia. “Stasera,” disse Tiziana, e la sua voce non alzò il tono, eppure prese tutto lo spazio, “voglio vederti presente. Con me.” Andrea annuì. Non serviva altro. Erano una coppia aperta. Frequentavano eventi, feste, persone. A volte giocavano con altri, a volte restavano solo loro due. Ma c’era un centro che non si spostava mai: lo sguardo, la cura, il patto. La regola più vera: il loro legame veniva prima di tutto. Il BDSM, per loro, non era una performance. Era un modo di stare al mondo, di tenersi, di riconoscersi. Quando uscirono, Roma era lucida. Pioggia leggera, fari che tremavano sull’asfalto, odore di castagne lontane e fumo umido. La città sembrava più stretta, più intima. Come se sapesse che dentro certi cappotti non c’erano solo corpi, ma segreti. Il wine bar era piccolo, con luci calde e musica bassa. Nulla che urlasse “bdsm”. Solo un posto dove, se non sapevi, vedevi persone che bevevano e ridevano. Se sapevi, riconoscevi qualcosa negli sguardi: quell’attenzione particolare, quella cura nell’invadere, quel rispetto che è già un gioco. Marcus arrivò per primo. Si fermò sulla soglia, respirò. Il profumo era vino, legno, agrumi tagliati. E qualcosa d’altro, più sottile, che non era un odore ma una promessa. Elenoire era già lì. Non era appariscente nel modo banale. Era precisa. Un vestito scuro, una sciarpa che le cadeva sul collo come una linea di comando, un sorriso che non era gentile né crudele: era consapevole. Quando Marcus si avvicinò, lei non gli tese subito la mano. Lo guardò. E quella pausa, quella frazione di secondo, fece di lui qualcosa. Lo rese visibile. “Marcus,” disse, e il suo nome sembrò un gesto. “Sei arrivato.” Non era una domanda. Era una constatazione. Come se la cosa più naturale del mondo fosse che lui fosse lì, davanti a lei, a cercare senza chiedere troppo. Marcus sentì la gola asciutta. Si sforzò di dire qualcosa di normale. “Ciao.” Elenoire inclinò appena la testa. “Vieni. Stai qui.” Non lo toccò. Gli indicò semplicemente un punto accanto a lei, uno spazio preciso. Marcus obbedì senza rendersi conto che lo stava facendo. Si sedette. Sentì la pelle del divano fredda sotto la mano. Sentì, soprattutto, che quel piccolo gesto gli aveva già dato pace. “Bevi qualcosa?” chiese lei, e la domanda aveva dentro una grazia sottile, come se lo stesse nutrendo. “Ti piace il rosso? O preferisci qualcosa di più leggero?” Marcus disse “quello che vuoi tu” e se ne accorse subito, arrossì quasi. Elenoire sorrise appena, come se quella risposta fosse un regalo. “Mi piace quando non fingi di essere forte,” disse piano. “Ma mi piace anche quando impari.” Quelle parole gli scivolarono addosso senza toccarlo eppure lo toccarono lo stesso. Marcus sentì un calore salire, una resa mentale che gli faceva tremare le dita. Gino entrò poco dopo, guardandosi intorno con l’ansia educata di chi ha paura di essere riconosciuto. Il locale lo accolse con luci morbide e risate contenute. Valerie lo vide senza fare gesti teatrali. Aspettò. Lo lasciò arrivare da solo, come si lascia avvicinare un animale diffidente. Quando Gino fu abbastanza vicino, Valerie parlò senza alzare la voce. “Gino,” disse, e il suo nome sembrò scelto in quell’istante. “Bravo.” Una parola piccola. Bravo. Gino sentì le spalle abbassarsi, la tensione sciogliersi in un punto che non sapeva di avere. Valerie gli fece cenno di sedersi in un angolo più quieto, dove la musica era più bassa. Niente ordini urlati. Solo direzioni. E dentro quelle direzioni, il corpo di Gino capì che poteva smettere di chiedere scusa. In fondo al locale, Andrea e Tiziana entrarono senza fretta. Lei aveva quel tipo di presenza che non chiede attenzione e per questo la ottiene. Andrea camminava mezzo passo dietro, non come servo da teatro, ma come uomo in un patto preciso. Chi li guardava, se sapeva, capiva. Se non sapeva, pensava solo: che coppia. Tiziana posò una mano per un istante sulla nuca di Andrea, un gesto minimo, invisibile a quasi tutti. Andrea sentì l’ordine come una carezza. “Respiro,” disse Lei vicino al suo orecchio. Andrea inspirò lentamente. Ubbidì. E quel gesto lo riportò a casa, anche in mezzo alla gente. Quella sera, nel wine bar, non accadde nulla di eclatante. Eppure accadde tutto: due fili si legarono alle sirene, e un terzo filo, quello tra Andrea e Tiziana, si strinse ancora di più proprio perché era vero. E la città, fuori, continuava a brillare come se non sapesse niente. Come se non fosse piena di persone che, in silenzio, stanno scegliendo una vita. Capitolo 2 – Continuità La continuità non ha l’odore della trasgressione. Ha l’odore del quotidiano che cambia. Un telefono che vibra nel momento sbagliato. Una frase breve che arriva mentre lavi i piatti. Una voce che ti rientra addosso anche quando sei in fila alla cassa. Marcus cominciò a misurare le giornate in attese. Non più solo il weekend, non più solo gli impegni. Attese più piccole, più sottili. Il momento in cui il nome di Elenoire appariva sullo schermo. Il modo in cui lei scriveva senza fretta, come se avesse il tempo dalla sua parte. Non mandava cuori. Non faceva promesse. Gli dava regole travestite da cura. Arrivi puntuale. Pulito. Mi piace quando sei presente. La prima volta che Marcus raggiunse il suo spazio, il palazzo era normale, l’androne odorava di pietra e detergente. Dentro, invece, l’aria cambiava. Non era solo l’arredo. Era l’ordine. Un ordine che non ti lasciava scuse. Elenoire non iniziò con gesti vistosi. Iniziò con lo sguardo. Con una pausa che faceva scendere la sua testa nel corpo. Con il modo in cui gli indicava dove stare senza toccarlo. “Qui.” Marcus scoprì che obbedire a un punto nello spazio può essere più erotico di mille parole. Perché toglie il peso di scegliere e ti fa sentire utile. Visibile. Preso sul serio. Nel tempo, Elenoire introdusse simboli solo quando le servivano. Non per “fare la scena”, ma per segnare una posizione. A volte un collare mostrato, non sempre indossato, come un promemoria: qui non sei quello che controlla. Qui sei quello che serve. Marcus sentiva il clic nella testa ancora prima che sul collo. E quella anticipazione lo incendiava. Elenoire amava la disciplina precisa. Compiti piccoli, postura corretta, silenzio imposto. Marcus capì un’altra cosa: quando la Dominante prende piacere, il sottomesso può diventare strumento in un modo che è diverso dal sesso vanilla. Non era “insieme”. Era al servizio. Era lei che decideva ritmo e misura, e lui che reggeva, presente, pronto, utile. L’orgasmo di Marcus non era un traguardo naturale. A volte non c’era. A volte veniva trattenuto volutamente, come si trattiene una parola per farla diventare più pesante. E quel trattenere, se è scelto e consensuale, può essere una forma di devozione che ti fa tremare. Fuori, però, iniziò un rumore sottile. Marcus si accorse di controllare il telefono troppo spesso. Di rileggere frasi per capire se “stesse facendo bene”. Di vivere la resa non solo come libertà, ma come bisogno di essere approvato. Elenoire non parlava mai di denaro. Non ne aveva bisogno. Parlava di “dare”, di “gesti”, di “cura”. Lo diceva con eleganza, come se fosse stile. E quella ambiguità, nella testa di Marcus, cominciò a muoversi come un amo. Gino viveva una continuità diversa, più dolce e più tagliente insieme. Valerie lo guidava con la calma. Non lo umiliava subito. Prima lo nutriva. Un messaggio al giorno. Un invito ogni tanto. Una parola messa nel punto esatto. Mi piace quando ti prendi cura. Gino, che in casa si prendeva cura di tutti senza sentirsi mai chiamato così, si scoprì affamato di quella frase. Valerie lo trattava come si tratta un segreto prezioso: con discrezione, con ritualità. Gli insegnò a chiedere permesso nel modo giusto, a presentarsi nel modo giusto, a stare zitto nel modo giusto. E ogni “giusto” gli dava un senso. Quando lo accolse nel suo spazio, l’aria era pulita e scura, profumo di tè speziato e tessuti ordinati. Valerie non gli mise addosso un repertorio. Gli mise addosso una posizione. Il sottomesso non era lì per essere consolato. Era lì per essere utile. E quel tipo di utilità, per Gino, era una cura feroce. Valerie a volte accennava a prove di controllo come se fossero un gioco elegante: trattenersi, obbedire a una regola anche fuori, imparare a stare nella mancanza come si sta in ginocchio. Evocava la castità come possibilità, senza mai renderla una caricatura, e quel solo pensiero faceva a Gino un effetto fisico: la consapevolezza di poter appartenere a un ordine che non è suo, per scelta. E tuttavia, anche qui, c’era un gancio. Valerie parlava di “pensieri” e “omaggi” con la stessa leggerezza con cui si parla di educazione. Non chiedeva apertamente, ma lasciava intendere. E Gino sentì, col passare dei giorni, che stava iniziando a prepararsi per non perdere posto. A anticipare. A meritare. Tornava a casa e trovava le luci forti, la televisione, il sapone. Sua moglie gli parlava della spesa, del lavoro, di un problema da risolvere. La vita vera. E Gino, invece di sentirsi pieno, si sentiva spaccato. Non voleva buttare via niente: la famiglia, la normalità, l’affetto. Voleva solo che quella parte sottomessa avesse un posto che non avvelenasse il resto. La notte, nel letto, si scoprì più stanco che eccitato. Stanco di sentirsi doppio. Andrea, intanto, viveva la continuità più rara: quella di una coppia in cui il BDSM non è un “extra”, ma un linguaggio d’amore. Tiziana e Andrea giocavano a modo loro, con confini chiari e una cura quasi naturale. Lei non aveva bisogno di oggetti per essere dominante, ma a volte li usava come simboli: un gesto, una regola, un ordine breve che gli metteva ordine nelle ossa. E quando la scena finiva, l’aftercare era casa: acqua, voce bassa, un abbraccio che non chiedeva niente. Proprio per questo, quando Andrea aprì Fetlife una notte e trovò Lulu, il colpo fu più subdolo. Non perché gli mancasse qualcosa con Tiziana. Ma perché la tentazione del segreto ha un erotismo diverso. Non è corpo. È potere mentale. Lulu non flirtava. Lulu interrogava. Qual è la differenza tra obbedire e appartenere? Andrea rispose, e nel farlo sentì un brivido che lo fece vergognare: non stava solo parlando. Stava aprendo una porta. E mentre Marcus e Gino si legavano sempre di più alle sirene, Andrea scoprì la tentazione più pericolosa: quella che nasce senza rumore, nell’angolo più buio di una chat, dove nessuno ti vede e tu puoi fingere di essere pulito anche mentre stai scegliendo il contrario. Capitolo 3 – Le tre stanze Elenoire, Valerie e Lulu non avevano l’aria delle donne che “giocano” per noia. Avevano l’aria di chi sa fare bene due vite senza confonderle. Una vita ordinaria, fatta di lavoro, appuntamenti, spesa, messaggi vocali ascoltati in metropolitana. E un’altra vita, costruita con pazienza, con precisione, con quel tipo di intelligenza che ti fa sembrare naturale anche ciò che, per altri, sarebbe eccesso. Si vedeva da come si muovevano nei locali e negli eventi: mai invadenti, mai sguaiate. Sapevano riconoscere i timidi, i curiosi, quelli affamati e quelli disperati. Sapevano accendere senza bruciare. E, soprattutto, sapevano far credere a un uomo che fosse lui a scegliere, mentre già lo stavano guidando. Tra loro c’era complicità vera. Non rivalità. Un linguaggio fatto di sguardi rapidi, di sorrisi appena accennati, di piccoli tocchi sul braccio che non erano affetto da amiche e non erano neppure posa. Erano segnali. Quando non erano in mezzo alla gente, si vedevano anche fuori. Shopping in centro, vetrine illuminate, profumo di pelle nuova e carta lucida dei sacchetti. Un tè in un posto discreto, dolci piccoli, conversazioni leggere che, a sentirle da fuori, sarebbero sembrate normali. Ma sotto, nei dettagli, c’era sempre quel fondo comune: il potere, il controllo, la capacità di leggere le persone. Ridevano molto, tra loro. Una risata adulta, piena. Non avevano bisogno di fare le misteriose per sentirsi interessanti. Erano interessanti e basta. E quando parlavano del loro spazio, lo facevano con l’orgoglio di chi ha costruito qualcosa con le mani e con la testa. Non lo chiamavano dungeon in modo teatrale. Lo chiamavano “l’appartamento”, come se fosse una cosa semplice. In effetti lo era, nella forma: un appartamento in affitto, in una zona tranquilla, un portone normale, un citofono discreto. La discrezione era parte del fascino. Il mondo poteva passare accanto senza accorgersi di niente. Dentro, però, era un’altra storia. L’ingresso era sempre pulito, ordinato, profumo leggero di detergente e cera, come una promessa di controllo. Il corridoio portava a tre porte, tre stanze. Ognuna era “di” una di loro. Non nel senso del possesso infantile. Nel senso che ciascuna aveva un gusto, un’etica, un ritmo. E lo spazio, come un corpo, prendeva la forma di chi lo usa. La stanza di Elenoire era la più essenziale. Niente eccessi. Linee pulite, luce calda ma controllata, un ordine quasi clinico che faceva venire voglia di abbassare la voce appena entravi. Gli oggetti non erano esposti come trofei. Erano presenti come strumenti di linguaggio. Un collare appoggiato con cura, non sempre usato, come un simbolo di posizione. Un punto preciso dove stare, un posto in cui inginocchiarsi, un modo corretto di entrare e di uscire. In quella stanza, la prima cosa che sentivi era il peso delle regole. Non ti schiacciavano. Ti mettevano ordine. E proprio quell’ordine diventava erotico, perché ti levava la scusa del caos. La stanza di Valerie era più morbida, più scura. Tessuti, profumo di tè speziato, una luce che ti accarezza invece di illuminarti. Sembrava accogliente, quasi domestica, e proprio per questo poteva diventare spietata. Lì il potere non si annunciava. Si insinuava. Valerie amava i rituali lenti, i dettagli: un modo di sederti, una pausa prima di rispondere, il silenzio come disciplina. L’idea di controllo, più che il controllo stesso. La tensione, più che l’esplosione. C’erano oggetti che non urlavano, ma suggerivano. Un cassetto che restava chiuso e che, proprio perché chiuso, sembrava pieno di possibilità. Un accenno di castità come prova di volontà, evocata come stile, mai come caricatura. Valerie sapeva far desiderare il limite più del piacere immediato. La stanza di Lulu era diversa ancora. Non per le cose, ma per l’aria. Aveva qualcosa di mentale, di provocatorio. Non era il luogo delle pose. Era il luogo delle domande. Un ambiente che ti dava l’impressione di essere osservato anche quando eri solo. La luce era più chiara, più cruda, come se non ti permettesse di nasconderti. C’era spazio per muoverti, per essere guidato, per essere messo alla prova. E dentro quella prova, la vergogna poteva diventare eccitazione, se scelta, se consentita, se maneggiata con abilità. Lulu amava l’idea di prendere un uomo senza toccarlo. Di farlo cedere con una frase. Di farlo tremare con un ordine che sembra banale. Era per questo che, su Fetlife, non seduceva: interrogava. E chi rispondeva, già cedeva. Le tre stanze non erano un museo. Erano vive. Si vedeva nei piccoli segni: un tessuto piegato da poco, un bicchiere lavato e rimesso al suo posto, un odore che cambiava dopo una serata. E si vedeva soprattutto in loro, quando erano insieme lì dentro. Si muovevano come tre padrone di casa che condividono una cosa preziosa. Non parlavano mai apertamente di soldi. Non ne avevano bisogno. Parlavano di “cura”, di “rispetto”, di “contribuire” a mantenere quello spazio perfetto. Lo dicevano con la naturalezza con cui si parla di educazione. E proprio quella naturalezza era un amo: ti faceva venire voglia di essere all’altezza. Una sera, dopo un evento, tornarono nell’appartamento tutte e tre. Non con clienti. Da sole. Stanche, truccate appena, scarpe in mano sul corridoio, risate basse. Mise su un bollitore. Valerie preparò il tè. Elenoire aprì la finestra un minuto per cambiare aria. “Quello di stasera,” disse Lulu, togliendosi un orecchino, “aveva gli occhi giusti. Ma non regge la verità.” Elenoire sorrise appena. “Quasi nessuno regge la verità.” Valerie bevve un sorso, lenta. “Regge la verità chi non compra un posto. Chi sceglie.” Quella parola rimase sospesa tra loro come una linea. Scegliere. Fuori, Roma continuava a brillare. Dentro, le tre donne condividevano un segreto ordinato e perfetto. E in quel momento, in tre punti diversi della città, tre uomini stavano per capire che il potere può essere un servizio, sì. Ma quando diventa vita, quando diventa passione vera, quando diventa amore o disciplina adulta, il servizio non basta più. Marcus, nel suo appartamento, rilesse un messaggio di Elenoire e sentì insieme calore e ansia. Quell’amo sottile del “dare il giusto” gli si era infilato sotto pelle. Gino, nel letto accanto alla moglie, fissò il soffitto e si chiese come si fa a vivere due vite senza avvelenarne nessuna. Andrea, con Tiziana addormentata, lesse la domanda di Lulu e sentì la tentazione del segreto come una febbre. Tre fili. Tre stanze. Tre sirene. E una scelta che, presto, avrebbe fatto cadere tutte le maschere. Capitolo 4 – Mani diverse Marcus capì che stava cambiando nel modo in cui cominciò a respirare prima ancora di leggere fino in fondo. Elenoire gli scrisse in un orario preciso, uno di quei momenti in cui la giornata è finita ma la testa continua a girare. Le sue parole erano poche, eppure avevano il peso di una mano sul retro del collo. Domani. Puntuale. Pulito. E con la testa giusta. Marcus sentì il calore salire subito, e insieme un filo di ansia. La testa giusta. Qual era? La sua, o quella che Elenoire voleva da lui? Preparò tutto con un’attenzione quasi maniacale: doccia lunga, camicia scelta e poi cambiata, mani curate. Si specchiò più del necessario. Si accorse di voler essere perfetto e, in quella voglia, riconobbe un rumore che prima non c’era. Quando arrivò, l’androne era normale, il citofono discreto, la porta come tante. Dentro, invece, l’aria aveva l’odore dell’ordine. Elenoire lo accolse senza fretta. Non sorrise subito. Lo guardò come si guarda una cosa che si vuole mettere al suo posto. “Sei puntuale,” disse. Marcus annuì. Le parole gli uscivano più piccole del solito. Elenoire gli fece ripetere confini e parola di stop. Non come rituale gentile. Come premessa imprescindibile. Poi gli indicò dove stare e Marcus obbedì. Sentì il corpo scendere di un gradino, come se quel punto nello spazio avesse già deciso per lui. Elenoire non usò oggetti per fare scena. Usò l’attenzione. Lo mise in postura, lo lasciò in silenzio, gli tolse il tempo. A volte, in quella stanza, bastava un simbolo per segnare la differenza: un collare appoggiato prima ancora di essere indossato, come una frase non detta. “Mi piace quando impari,” disse lei. “Ma mi piace di più quando dai il giusto.” Di nuovo quella parola. Dare. Giusto. Marcus sentì la pancia stringersi, come se una parte di lui stesse già chiedendo: dimmi quanto. Elenoire non rispose. Non doveva. Fece ciò che sapeva fare: trasformare quel bisogno in desiderio. Lo tenne vicino al limite, lo usò con precisione, prendendo piacere nel suo ritmo, nel suo modo. Marcus era strumento, presente, utile, e quella utilità lo incendiava. Ma sotto l’incendio c’era la stessa domanda: sto meritando? Quando la scena finì, Elenoire lo guardò come si guarda qualcuno a cui si vuole lasciare addosso un segno invisibile. “Cosa vuoi?” chiese. “Dimmi una cosa sola.” Marcus avrebbe potuto dire una fantasia. Invece gli uscì la verità, quella che brucia. “Voglio non sentirmi in debito.” Elenoire restò ferma un istante, come se avesse sentito qualcosa di scomodo. Poi inclinò appena il capo. “La libertà pesa,” disse. “Se la vuoi, impari a reggerla.” Quella notte, tornato a casa, Marcus non ebbe voglia di scriverle per essere rassicurato. Rimase in silenzio. E nel silenzio, per la prima volta, non si sentì vuoto. Si sentì vicino a una scelta. Scrisse a Clarisette il giorno dopo. Poche righe, educazione, niente supplica. Clarisette rispose con una chiarezza che sembrava già dominanza. Ci vediamo per un caffè. E prima di tutto: confini. Io gioco solo dove c’è consenso limpido. E non mi interessa trattenere nessuno. Al bar, l’odore era semplice: caffè, dolci, giacche bagnate di pioggia. La città passava fuori come una cosa viva. Clarisette arrivò senza effetti speciali e, proprio per questo, sembrò più pericolosa. Non perché fosse teatrale. Perché era vera. “Respira,” disse appena Marcus fece per alzarsi troppo in fretta. Marcus obbedì. Si sedette. E capì subito la differenza: con Clarisette non stava cercando un posto. Stava portando se stesso. “Perché mi hai scritto?” chiese lei. “Perché ho scoperto che la resa mi fa bene,” disse Marcus. “Ma non voglio che diventi un debito.” Clarisette lo guardò a lungo. Poi disse una frase che gli tolse la tensione dalle spalle e gliela mise altrove, in un punto più vero. “Un sottomesso che non sa dire voglio diventa facile da prendere,” disse. “Io non voglio uomini facili. Voglio uomini veri.” Marcus sentì il calore salire, ma in modo pulito. Non come ansia. Come presenza. Quando lo guidò la prima volta nel suo spazio, la stanza non aveva bisogno di urlare. Luce calda, ordine, profumo tenue di tè e legno. Clarisette chiese confini, li ascoltò davvero, e costruì il gioco secondo il suo gusto e dentro ciò che Marcus aveva dichiarato. A volte il simbolo era un gesto, non un oggetto: un dito sotto il mento, una pausa, un qui detto con voce bassa. Clarisette amava la resa estetica, quella che ti cambia il modo di stare. Se quel giorno Marcus era pronto, gli propose una femminilizzazione delicata, rispettosa, non caricatura: un dettaglio di tessuto sotto gli abiti, un modo diverso di tenere le spalle, una parola che gli faceva sentire che quella parte di lui non era ridicola. Era vera. E poi la regola che rendeva tutto bollente senza bisogno di volgarità: Clarisette prendeva piacere nel modo che piaceva a lei. Marcus serviva. Non per arrivare lui. Per essere utile. Per restare. Per essere usato come strumento con dignità, dentro limiti chiari, senza debiti emotivi. Quando la scena finì, l’aftercare non fu un premio. Fu parte del potere. Acqua. Coperta. Voce bassa. “Dove sei adesso?” chiese. E Marcus, con una sincerità nuova, sentì la risposta nascergli addosso come una pelle. “Sono intero.” Nello stesso periodo, Gino si accorse che la doppia vita, se non la governi, ti governa. Valerie lo aveva preso con dolcezza e precisione. Gli dava un ordine senza urlare, un bravo che gli scioglieva la mascella, un rituale che gli toglieva la testa per un’ora. Ma fuori, Gino sentiva crescere la fame di meritare. La necessità di anticipare. Il desiderio di non perdere il posto. Tornava a casa e si sforzava di essere normale. Ma la normalità, quando hai la colpa addosso, diventa una recita. Sua moglie gli chiedeva com’era andata la giornata, e lui rispondeva bene. Troppo bene. Una sera, dopo un incontro con Valerie, rientrò con un silenzio dentro che non riusciva più a coprire. Sua moglie lo guardò e gli chiese, semplice: “Tutto ok?” Gino sentì il petto stringere. E capì che la cosa che stava facendo non era solo eccitazione. Era una fuga. Una fuga elegante, sì. Ma sempre fuga. Fu allora che scrisse a Francesca. Ho bisogno di parlare. Non di giocare. Parlare. Francesca rispose come risponde una donna che non ha bisogno di incantarti per prenderti. Ci vediamo per un caffè. E ti dico subito: se io entro nella tua parte segreta, ci entro pulita. Niente alibi. Al bar, Francesca lo guardò e capì tutto dal modo in cui Gino teneva le mani. “Tu vuoi una doppia vita,” disse, senza giudicarlo. “E vuoi che resti sana.” Gino annuì. “Sì. Amo mia moglie. Amo la mia famiglia. Non voglio distruggere niente. Ma io sono anche questo.” Francesca lo ascoltò, poi mise la tazza sul piattino con un gesto lento. “Allora regole,” disse. “Io non ti faccio da rifugio. Io non ti aiuto a mentire meglio. Io ti aiuto a scegliere e reggere.” Nel loro primo incontro vero, Francesca non cercò effetti. Non le servivano. Il suo potere aveva l’odore del pulito e la fermezza di una stanza ordinata. Nessun teatro. Nessuna lista di pratiche. Solo l’essenziale, e quella calma che ti fa capire che qui non si contratta. Prima di tutto, confini. E la parola che ferma tutto. Poi una seconda regola, ancora più dura: “Quando sei qui, non sei un uomo che chiede. Sei un uomo che serve.” Francesca lavorava di controllo mentale, di ritmo, di posizione. Di quel tipo di umiliazione consensuale che non sporca, ma mette al proprio posto: una frase bassa che ti toglie l’illusione di essere indispensabile, un ordine semplice che ti rende utile, il silenzio imposto come prova. Gino sentì il corpo scendere, la testa smettere di scappare. E poi arrivarono i compiti. Non fantasie. Compiti. “Mi guardi quando te lo dico,” disse. “E distogli lo sguardo quando te lo ordino.” “Respiri piano. Se ti agiti, ricominci.” “Mi rispondi con poche parole. Educate.” Ogni compito era un modo di prenderlo senza toccarlo. Ogni compito era un modo di usarlo come strumento: non per farlo arrivare, ma per farlo reggere. Per farlo servire un piacere che non aveva bisogno di essere spiegato. Gino sentì la tensione salire e rimanere lì, sospesa, come un filo teso. E quel filo, invece di spezzarlo, lo teneva. Francesca lo guidò fino a fargli capire la regola più vera: il suo corpo era utile al piacere di lei, e la sua ricompensa era essere scelto come utilità, non come cliente. L’orgasmo non era un obiettivo. Era, se mai, una concessione. E spesso il vero premio era restare proprio lì, composto, presente, sentendo quanto può essere erotico dare senza pretendere. Alla fine, Francesca non lo lasciò in balia della doppiezza. Lo rimise al mondo come si raddrizza una persona. Acqua. Un tono che si abbassa. Una coperta sulle spalle. “Domani torni a casa presente,” disse. “Gentile. Pulito. La tua famiglia non paga il conto dei tuoi desideri.” Gino annuì. E capì che quella era la vera disciplina: non la stanza, ma il dopo. Mentre Marcus scopriva la differenza tra amo e passione, e Gino imparava a reggere una doppia vita senza avvelenarla, Andrea stava entrando nella tentazione più subdola: quella che non ha oggetti, non ha stanze, non ha scene. Ha una chat. Ha domande. Ha il segreto. E Lulu, con la sua intelligenza fredda e calda insieme, lo stava già tenendo per la testa. Capitolo 5 – La scelta Lulu non scrisse subito dopo l’ultima domanda. Lasciò passare abbastanza tempo da far capire che il silenzio era parte del gioco. Andrea, quella sera, sentì il telefono pesare come un oggetto caldo in tasca. Non lo tirò fuori a tavola. Non lo guardò mentre Tiziana parlava del quotidiano, della lista della spesa, di una cosa da sistemare nel weekend. Si sforzò di essere presente, ma sotto la pelle aveva un’inquietudine nuova: la tentazione non era più un’idea, era un segreto che chiedeva spazio. Poi, quando Tiziana si addormentò, Andrea aprì Fetlife come si apre una finestra in una casa che è già tua. Il messaggio di Lulu era una carezza che non è carezza. Allora vieni a prenderti un tè con me. Un’ora. Solo parlare. Niente pubblico. Niente scena. Vediamo se sai reggere anche quando il desiderio non ha una stanza in cui nascondersi. Andrea lesse e sentì una cosa terribile: il sì gli era già salito in gola. Non per sesso, non per trasgressione facile. Per il richiamo di essere visto da un’altra donna dominante, in segreto. E mentre il respiro di Tiziana continuava tranquillo nella stanza accanto, Andrea capì che la vera prova non sarebbe stata obbedire. Sarebbe stata restare pulito. Dire la verità. O scegliere la menzogna come nuova forma di eccitazione. Il giorno dopo, il bar del tè era un posto normale, luce chiara, odore di biscotti e carta dei giornali. Lulu era seduta in fondo, composta, un’eleganza che non cercava attenzione e per questo la prendeva. Andrea si sedette senza parlare troppo, come se il suo corpo sapesse già cosa fare. Lulu lo guardò, poi guardò la tazza, poi tornò a guardarlo. “Sei qui,” disse. “Sì.” “E tua moglie?” chiese, senza alzare la voce. Andrea sentì la gola stringersi. “Non lo sa.” Lulu fece un sorriso piccolo, preciso. “Quindi il tuo desiderio ha già scelto un posto: il segreto.” Andrea non rispose subito. Il silenzio lo tradì più di qualsiasi parola. “Dimmi,” disse Lulu, “perché stai facendo questa cosa? Perché con lei non ti basta?” Andrea scosse la testa subito. “Non è quello. Con Tiziana… ho tutto. È vero. È profondo.” “Allora perché?” insistette Lulu, e non era curiosità. Era un coltello che separa. Andrea abbassò lo sguardo sulla tazza. Il vapore gli scaldava il viso e, in quel calore, uscì la verità più nuda. “Perché mi eccita l’idea di essere preso senza conseguenze.” Lulu annuì lentamente, come se aspettasse proprio quella frase. “Ecco,” disse. “La conseguenza è che non stai dando a tua moglie la scelta. Le stai togliendo consenso.” La parola consenso gli cadde addosso come un colpo. Perché Andrea lo sapeva. Lo viveva. Lo insegnava con il suo stesso modo di stare con Tiziana. Eppure era lì, a violarlo senza toccare nulla, solo con una bugia. Lulu appoggiò la tazza e gli si avvicinò appena, quanto bastava a fargli sentire il profumo leggero che aveva addosso, un profumo pulito, freddo, irresistibile. “Facciamo una prova,” disse. Andrea sentì il cuore accelerare. “Che prova?” “Scrivi a tua moglie,” disse Lulu. “Adesso. La verità. Che sei qui. Che è stato un errore. Che vuoi rientrare pulito.” Andrea rimase immobile. Il mondo intorno continuava, tazzine che tintinnavano, una risata lontana, una porta che si apriva. Ma lui sentì solo quella frase. “Non posso,” disse, e la voce gli uscì più bassa di quanto volesse. “Non vuoi,” corresse Lulu. “Perché se dici la verità perdi il piacere del segreto. E senza segreto, tu non sei eccitato. Tu sei solo un uomo che deve reggere quello che fa.” Andrea serrò la mascella. Lulu non lo stava seducendo. Lo stava spogliando. “Mi stai provocando,” disse lui. “Ti sto mostrando,” disse Lulu. “E adesso scegli. O torni da lei e chiudi qui. Oppure resti e ti insegno come si vive la menzogna come eccitazione. Ma sappi che io non do carezze gratis. Io prendo.” Andrea sentì un brivido. Non di desiderio, ma di lucidità. Guardò Lulu e vide, per un istante, la stessa perfezione che aveva visto nelle tre stanze dell’appartamento: abilità, controllo, sirena. Un potere che incanta e basta. Poi pensò a Tiziana. Al modo in cui lo guardava quando lo voleva presente. Al profumo di casa. Al fatto che la loro dominanza era amore, disciplina e aftercare, non un’ora rubata. Andrea si alzò. Lulu non cambiò espressione. “Quindi?” “Rientro,” disse Andrea. “E non ti scrivo più.” Lulu lo fissò per un secondo, poi disse una sola parola, neutra ma tagliente: “Bravo.” Quella parola gli fece quasi male, perché capì che Lulu sapeva premiare anche quando non stava vincendo. Sapeva prendere comunque qualcosa: il suo tremore, il suo conflitto, la sua resa mentale per un’ora. Andrea uscì dal bar con la sensazione di avere addosso un odore che non era suo. L’aria di Roma gli sembrò più fredda, più vera. Tornò a casa e trovò Tiziana in cucina, luce piccola, vestaglia, i capelli raccolti. Lei lo guardò e capì subito che qualcosa non era a posto. “Sei teso,” disse. Andrea si fermò sulla soglia. Lì, nel punto più semplice della casa, fece la cosa più difficile. “Tiziana,” disse. “Ho fatto una cosa sbagliata.” Lei non reagì con scenate. Posò quello che aveva in mano, si asciugò le dita con calma, e quella calma fu la sua dominanza più vera. “Dimmi.” Andrea parlò. Non abbellì. Non si giustificò. Disse di Lulu, del tè, del segreto. Disse la frase che lo bruciava: mi eccitava non avere conseguenze. Tiziana lo ascoltò senza interromperlo. Poi si avvicinò e gli prese il mento con due dita, ferma, come faceva nelle loro dinamiche quando voleva riportarlo al centro. Solo che questa volta non era scena. Era vita. “E adesso scegli,” disse. Andrea sentì un nodo in gola. “Scelgo te. Scelgo noi. E scelgo di non usare più il segreto come piacere.” Tiziana lo guardò a lungo. Nello sguardo c’era dolore, sì, ma c’era anche quella cosa rara: una donna che non perde la propria posizione neppure quando è ferita. “Bene,” disse. “Allora ricominci da qui. Verità. Confini. E niente contatti con lei.” “Niente,” ripeté Andrea. Tiziana non lo perdonò con una frase dolce. Lo perdonò con una disciplina: una notte in cui lo volle vicino ma non lo volle “premiato”, un modo di toccarlo che era più cura che erotismo, e poi un aftercare fatto di silenzio buono. Andrea capì che la relazione per passione vince così: non facendo finta che niente sia successo, ma reggendo la verità senza distruggersi. Altrove, Marcus stava facendo la sua scelta con una lucidità nuova. Quando tornò da Elenoire un’ultima volta, l’aria della stanza gli sembrò più stretta. L’ordine era sempre perfetto, l’odore sempre controllato, la sua presenza sempre magnetica. Ma Marcus sentiva un dettaglio diverso addosso: non l’ansia di essere scelto, bensì la calma di chi sceglie. Elenoire lo guardò e lo capì subito. “Sei cambiato,” disse. Marcus annuì. “Ho imparato qualcosa. La resa non è debito.” Elenoire sorrise appena. Quel sorriso era bello, come un bicchiere scuro. “E allora?” Marcus respirò. “Allora io voglio un potere che mi prenda senza tenermi con l’amo. Io ti ringrazio. Mi hai insegnato un linguaggio. Ma scelgo altro.” Per un attimo, Elenoire restò ferma. Non fece scenate. Non implorò. Era troppo intelligente per quello. Si limitò a guardarlo come si guarda qualcuno che esce da una stanza che non rivedrà. “Vai,” disse. “Ma ricordati: la libertà pesa.” Marcus uscì con il cuore pieno e una pace strana. Non era euforia. Era pulizia. Quando Clarisette lo rivide, non gli chiese prove. Non gli chiese di raccontare. Gli chiese solo la domanda che, per Marcus, era ormai erotica quanto un ordine. “Come stai?” “Sto… più vero,” disse lui. Clarisette lo guidò secondo il suo gusto, senza ripetere rituali per abitudine. A volte la femminilizzazione era un dettaglio intimo che lo faceva tremare perché gli dava permesso di essere morbido senza vergogna. A volte non serviva nulla, solo voce e postura. E sempre la stessa regola: il piacere era suo, Marcus era lo strumento, e Marcus scoprì che il premio più grande non è arrivare, ma essere scelto come utilità con dignità. Gino, invece, fece una scelta che non era un taglio netto, ma una struttura. Con Valerie sentì che stava iniziando a vivere per meritare. E questa cosa, nel lungo periodo, avrebbe portato veleno a casa sua. Non perché Valerie fosse “cattiva”. Perché quel tipo di relazione, per quanto elegante, lo tirava verso una forma di dipendenza: dover dare per essere visto. Chiuse con lei in modo educato, breve, senza discussioni. Un messaggio misurato, una porta chiusa senza sbatterla. E, mentre lo faceva, sentì un vuoto breve. Ma il vuoto non era panico. Era spazio. Con Francesca, invece, la doppia vita diventò disciplina adulta. Francesca non gli chiese promesse romantiche. Gli chiese regole. Lo guidò con compiti che lo mettevano al suo posto senza umiliarlo in modo sporco: umiliazione mentale calibrata, ordini brevi, silenzio imposto, una posizione che gli faceva sentire che lì non era un uomo che domanda, ma un uomo che serve. E poi la regola più importante, sempre uguale: “Torni a casa presente.” Gino lo fece. Tornò dalla moglie gentile, pieno, non assente. Scoprì che la doppia vita resta sana solo se non diventa fuga, solo se non scarichi colpa sulla famiglia, solo se hai un’etica. Francesca, con la sua dominanza, non gli comprava un’ora. Gli insegnava a reggere una scelta. E così, alla fine, nessuna sirena vinse davvero. Le tre Prodomme restarono splendide, complici, ordinate nel loro appartamento a tre stanze, capaci di incantare e di prendere. Ma ciò che prendevano era un servizio, non una vita. Vinsero i legami veri: quelli che non ti trattengono con l’amo, quelli che non ti rendono cliente, quelli che non ti chiedono di meritare un posto. Andrea scelse Tiziana e la loro relazione, per passione e verità, divenne ancora più consapevole.Marcus scelse Clarisette, perché con lei la resa era libertà, non debito.Gino scelse di proteggere la sua famiglia e di vivere Francesca come doppia vita disciplinata, pulita, adulta. E Roma, fuori, continuò a brillare come sempre, ignara. Ma dentro quelle scelte, per tre uomini, la città non era più solo una scenografia. Era la prova che il desiderio, quando è vero, non chiede di essere comprato. Chiede di essere scelto.
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7 mesi fa
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Varie
La babysitter
Un lunedì mattina come tanti altri, tornai a casa a pranzo dal lavoro, quel lunedì però ero un po' agitato, a casa non sarei stato solo, ci sarebbe stata anche la nostra babysitter di 19 anni, capelli lunghi e lisci nero corvino, una pelle pallida come la luna, un seno che ad occhio è croce sarà una terza abbondante e una faccia da finta santarellina, quel giorno badava alla bimba, perché i nonni non potevano tenercela. Ero agitato perché era già da un po' che avevo notato certi ammiccamenti, occhiatine e sfioramenti da parte sua le altre volte, poco prima di lasciagli la bambina, non appena la mia compagna si allontanava, quel giorno invece, saremmo stati completamente soli, visto che la mia compagna tornava a casa dal lavoro a sera tardi, io non sapevo bene cosa aspettarmi. Arrivai a casa, aprii la porta e la trovai in cucina intenta a prepararmi il pranzo, la salutai e gli dissi che non serviva, che non era fra i suoi doveri, lei con leggerezza mi disse: non è un problema, lo faccio volentieri, visto che la bimba si e addormentata in cameretta e non sapevo come passare il tempo. Al che mi accingo a darle una mano a preparare la tavola, ma appena raggiunsi la credenza della cucina lei si avvicinò subito mettendosi a fianco a me, mi mise una mano sul braccio dicendomi che non c'era bisogno che la aiutassi, quasi sobbalzai al tocco della sua mano, lei si accorse subito della mia agitazione, ma senza mostrare la minima sorpresa, mi disse con un sorriso malizioso: che succede? Non dirmi che ti agito fino a questo punto. Mentre la sua mano iniziò a salire sul mio braccio, un'espressione di sorpresa e confusione doveva essere apparsa sul mio volto e mentre pensavo a cosa rispondere, in secondi che sembravano secoli, lei non mi diede il tempo di pensare e tirandomi a se con la mano, mi baciò sulle labbra con irruenza e desiderio, si staccò appena dalle mie labbra quel tanto che basta per pronunciare: quanto ho aspettato questo momento. Il suo fiato che mi accarezzò le labbra per un attimo, il tempo di finire quella frase e mi baciò di nuovo, ma questa volta infilandomi la lingua in bocca, non riuscii a non contraccambiare quel suo bacio così passionale, sentendo sempre più la mia ragione che si offuscava e lasciando spazio all'istinto, le mie mani si mossero sul suo corpo, scendendo lungo la schiena fino al sedere strizzandolo forte e stringendola a me, lei si staccò di nuovo da quel bacio ardente e guardandomi negli occhi mi chiese: da quanto non ti fai una bella scopata he? Sorpreso da quella sua sfrontatezza quasi rinsavisco e forse lei temendo che potessi dirle di fermarsi, mi infilò subito la mano dentro i pantaloni della tuta e i boxer iniziando a toccare e massaggiare il cazzo già oramai duro e in piena erezione, il suo tocco caldo e morbido mi inebriò costringendomi ad appoggiarmi di schiena sulla credenza della cucina, lei non perse tempo, mi tirò giù i pantaloni e i boxer liberando il cazzo, restando per alcuni secondi ad osservare con un'espressione compiaciuta, come se le sue aspettative fossero confermate, mi si mise a fianco e avvinghiò il cazzo con la mano e iniziò a muoverla su e giù con sempre più vigore, la mia cappella era rossa e pulsava dal piacere, lei nel mentre mi disse: ho sempre voluto provare il cazzo di un uomo molto più grande di me. Tenendo il suo sguardo fisso sul mio si mise davanti a me inginocchiandosi, tirò fuori la lingua e inizio a leccarmi il cazzo dalla base fino alla punta della cappella per poi prenderlo completamente in bocca fino in fondo, mi gustai quella sensazione per alcuni secondi mentre lei rimase ferma con il cazzo in bocca, per poi iniziare a succhiarlo e andare su e giù con ritmo costante, gustandoselo per bene, mi prese le cosce con le mani e inizio ad aumentare il ritmo, prendendolo più profondamente, succhiava con tale voracità che mi piegai in avanti dal piacere, i suoi occhi che mantenevano il contatto visivo con i miei, i brividi mi scendevano lungo la schiena, non ci capivo più niente, lei all'improvviso fece uscire il cazzo dalla sua bocca con un pop, ma rimanendo con le labbra appoggiate alla mia cappella mi disse: scopami. Non persi tempo, la presi per le mani e la feci alzare, la girai e prendendola per i fianchi con le mani la spinsi sul tavolo della cucina davanti a noi, mi appoggiai dietro di lei sulla sua schiena, iniziai a baciargli il collo mentre le mie mani si muovevano sotto la sua maglietta prendendogli i seni da dietro e strizzandoglieli forte, erano sodi e riempivano bene le mie mani, lei ansimava di piacere quando le mie mani hanno iniziato a scendere dai seni, lungo i suoi fianchi, per poi prendere il bordo dei suoi pantaloni e della mutandina tirandoli giù fino alle ginocchia, un culo sodo all'insù da morsi era davanti a me, con la mano la spinsi sulla schiena per farla chinare in avanti fino a farla appoggiare sul tavolo con la faccia, presi con la mano il cazzo e lo infilai in mezzo alle sue chiappe, strusciai la cappella su e giù fra le sue labbra aprendole, era bagnatissima e mi bagnò completamente la cappella, bastò che spinsi un po' di più e il mio cazzo entrò dentro di lei, mentre il mio cazzo si faceva strada nella sua figa avevo la sensazione di tuffarmi da una cascata, lo feci entrare tutto fino alla base con un colpo deciso, sentivo lei che fece un gemito tipo huummmf, un versetto misto tra dolore e piacere, lo tirai fuori lentamente fino quasi ad uscire con la punta e poi lo spinsi tutto dentro bello deciso, sentii ancora il suo huummmf questa volta più acuto, lo feci uscire di nuovo lentamente e poi di nuovo tutto dentro, questa volta lei si lasciò andare con un OH SI. Esplosi dall'eccitazione e compresi che potevo spingere oltre, iniziai a sbatterla a dovere con ritmo costante, il mio pube sbatteva contro il suo culo bloccato dal tavolo e dai miei colpi, il cazzo che le martellava dentro, lei godeva di piacere mentre la forza e la velocità dei miei colpi aumentavano, gli presi il collo con le mani bloccandola ancor di più sul tavolo, a lei piacque un sacco e si mise in punta di piedi spingendo il culo in su sporgendolo permettendomi di penetrarla più profondamente, la cucina si riempì di gemiti e lamenti di piacere di entrambi, mentre i miei colpi si facevano sempre più potenti sentivo il cazzo pulsare con il sopraggiungere dell'orgasmo e con l'estremo desiderio di svuotarmi le palle da troppo tempo piene, lei sembrò intuirlo dicendomi: non venire dentro. Lo ripeté una seconda volta: non venirmi dentro. Vedendo che non accennavo a darle retta lo ripeté una terza volta quasi disperata: NON SBORRARMI DENTRO. Improvvisamente riacquistai un barlume di ragione, giusto in tempo per farlo uscire prima che esplodesse facendo un passo indietro, lei si affrettò a girarsi e inginocchiarsi prendendolo tutto in bocca fino alla base, la cappella stretta nella sua gola, credo che fece due o tre volte così, spompinandolo avidamente prima che il mio cazzo iniziasse a schizzare sperma inondandole la gola svuotandomi completamente le palle, lei non accennò a smettere di pompare e ingoiare, facendomi piegare e tremare dal piacere, così per due/tre minuti, i più bei due/tre minuti della mia vita, mi vergogno un po' a dirlo, ma è stata una delle più belle scopate della mia vita, ed è stata con una ragazza molto più giovane di me, quel giorno tornai al lavoro senza aver pranzato, ma un altro appetito era stato sfamato e non solo il mio...ma lo sentivo...altri appetiti sarebbero giunti e sarebbero stati sfamati!
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7 mesi fa
4.8/5 - (5 Totale voti)
Varie
Nel camerino
Sto cercando una gonna per la cena con una amica, siamo pochi dentro il negozio io una donna con il figlio e altri due uomini che guardano dei pantaloni e ogni tanto mi guardano, mi piace essere guardata quindi mi aggiusto un po’ e mi muovo nel reparto, punto lo sguardo su entrambi facendo intuire che non ho la preferenza di uno solo, sembrano stupiti e intuisco che cercano di capire se hanno inteso bene, per farglielo capire meglio mi avvio verso i camerini osservandoli entrambi e avviandomi entro dentro l’ultima tendina, non ci vuole poco per sentirli entrare entrambi, sono di spalle e percepisco i loro respiro, pesanti e eccitati, animali che vogliono sfogare la loro natura. Non devo dire o fare nulla, ci pensano loro prendendomi uno per i fianchi e uno per il collo, dal nulla mi ritrovo a terra con il primo più robusto a sovrastarmi con la sua altezza che si slaccia i pantaloni e mi infila in bocca il suo membro, il secondo invece mi fa piegare a novanta in ginocchio e dopo essersi leccato bene le dita inizia a penetrarmi in modo rude dentro la mia carne, sento la sua forza e voglia entrarmi dentro con prepotenza e ne godo di questo, mentre succhio avidamente il primo la mia mente si perde nei peggiori pensieri erotici possibili. Le dita escono dalla mia fic*a e mi ritrovo dentro un cazzo pulsante e voglioso di esplodere e riempirmi di ogni goccia, mi sento tirar via il cazzo che stavo amabilmente succhiando e una cascata di sborr*a calda mi cola sul viso per poi scendere sul seno, non manca molto che anche l’altro lo sento svuotarsi dentro di me, esce con il pene ricoperto del sue e mio piacere e poi dopo questo segreto mi cola lungo le cosce
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7 mesi fa
4.5/5 - (8 Totale voti)
Varie
La forza di un angelo
Angelo e Sara non si vedevano da tempo forse due anni o poco più da quando lei lo aveva beccato con un altra Angelo non era molto cambiato, capelli spettinati, forse la barba un po' più lunga e trasandata del solito ma rispecchiava il suo essere rozzo come solito. Sara era irriconoscibile, i suoi capelli biondi erano tornati castani, il volto una volta stanco ora era rilassato, aveva perso 18 kg e i risultati della palestra non passavano inosservati, il suo lato b sembrava scolpito nel marmo e i leggings neri che indossava non facevano che accentuarlo. Salute! Disse con tono scocciato e di rimprovero Sara girandosi, quando qualcuno entrò dal macellaio ruttando birra di sabato mattina. Grazie! rispose Angelo fiero che non recepì l'ironia. Sara rimanette bloccata a fissarlo non tanto per l'indignazione, ma per lo shock di vederlo, lui ci mise un po' di più a capire chi aveva davanti e mentre le fissava il culo, disse al macellaio: fammi due bistecche che ho voglia di vacca. Uscirono nello stesso momento, dovremmo farci un caffè disse lui spavaldo. Non credo il mio ragazzo sarebbe d'accordo rispose lei, e cosa ti fa pensare che io lo voglia bere con te? Il fatto che tu voglia venire a riprenderti i tuoi libri se non vuoi che finiscano in discarica sogghignò lui. Non appena entrarono in casa Angelo chiuse la porta e le mise entrambe le mani sul culo palpeggiandola avidamente, visibilmente irritata lei si girò di scatto e le diede uno schiaffo secco in faccia, stampandole il segno rosso delle cinque dita Lui scoppiò a ridere guardandola con aria di sfida, e disse: anche i tuoi libri hanno fatto lo stesso rumore quando son finiti nel cassone della discarica. Lei era in fiamme, sentiva la rabbia scaldarle le mani, lui le bloccò i polsi quando lei provò a colpirlo nuovamente, e la sbatté contro il muro facendo prevalere la sua forza. Le mani di Sara in alto sopra di lei, entrambi i polsi stretti nella grossa mano sinistra di Angelo che la stringeva con una presa forte. L'altra mano premette sulla pancia entrando direttamente dentro le mutandine e spingendo poi l'indice e il medio dentro la sua figa. Sara dimenava le gambe per liberarsi e questo permetteva ad Angelo di penetrarla sempre di più. Sempre più sfinita Sara cedeva alla forza di Angelo e lui le mise la lingua in bocca non appena lei accennò una smorfia, e continuò fino a quando senti le sue dita completamente bagnate A quel punto la girò schiacciandogli la faccia al muro e tenendo il corpo a mezzo metro di distanza, le abbassò i leggings e la mutandina, appoggiò la sua Verga dura all'entrata della vagina e con un colpo deciso la penetrò. Il pube batteva forte contro il suo culo e il cazzo la penetrava con violenza, dalle gambe le iniziava a colare del liquido e lei non riusciva a trattenere i gemiti dall' eccitazione. Angelo stringeva i suoi fianchi per muoverla velocemente e lei inarcava la schiena alzando il culo per sentirlo sempre più a fondo, non si era neanche accorta di non esser più trattenuta, e quando lui le strinse i capelli tirandogli la testa lei esplose di piacere. A quella vista anche lui arrivò al culmine e con la presa dei capelli la mise in ginocchio, lei spalancò la bocca e tirò fuori la lingua per ricevere il suo succo, ma lui glielo mise in bocca fino ad arrivare in gola e lì, premendo la testa di lei contro il suo pube e sborrò lasciandosi andare a un sordo gemito, per qualche secondo lei picchio sulle sue cosce per liberarsi ma lui la tenette premuta per finire di svuotarsi in gola... Se hai apprezzato il racconto, ti ha eccitato o intrattenuto, esprimi il tuo voto 👇
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7 mesi fa
4/5 - (2 Totale voti)
Varie
No hablo espanol
Il sole di Valencia dipingeva il cielo di un arancio audace, mentre Luca, con lo sguardo curioso, si immergeva nelle vie labirintiche del quartiere del Carmen. Ogni angolo era una scoperta, la città brulicava di turisti, i profumi invadevano le narici e c'era aria di festa mescolato al ritmo incalzante di una chitarra. In una piazzetta illuminata, un gruppo di ballerine si esibiva. Lola era tra loro, e i suoi movimenti erano pura evocazione, i suoi capelli neri le danzavano sul viso nascondendo la pelle abbronzata e il rossetto sulle labbra. Luca rimase affascinato. Prese il cellulare e le scattò una foto, catturando la passione del momento. I loro sguardi si incrociarono per un istante, Lola perse il ritmo per qualche secondo, fu una distrazione fugace e intensa nel caos della festa. Più tardi, al bancone, Luca stava ordinando una sangria fresca quando Lola si avvicinò. Aveva un'aura magnetica, doveva capire cosa aveva attirato la sua attenzione tanto da farla andare fuori il ritmo. Iniziò a parlare spagnolo velocemente chiedendo spiegazioni, e Luca che non capì niente, scoppiò a ridere. No hablo espanol disse lui, sangria?! Rincalzo... anche Lola scoppio a ridere. Luca era un uomo giovanile, capelli marroni, pelle olivastra, sopracciglia curate, e una barba corta, in effetti aveva parecchi tratti che lo facevano sembrare spagnolo. Lui le mostrò la foto che le aveva scattato. Lola sorrise, un sorriso che illuminò il suo viso, e il suo spagnolo divenne lento e melodioso. Luca non capiva tutte le parole di Lola, ma il tono della sua voce, la vicinanza dei loro corpi e l'intensità del suo sguardo parlavano un linguaggio universale che andava oltre le parole. Un tocco leggero della sua mano sul suo braccio, una risata condivisa che si prolungava un attimo di troppo, l'elettricità nell'aria divenne quasi tangibile. I confini tra sconosciuti e anime affini si dissolsero rapidamente e lo sguardo si fece implicito in quegli occhi scuri e profondi. I vestiti giacevano sul pavimento della piccola casa nel Barrio di Lola, e dalla finestra socchiusa la musica spagnola faceva sottofondo Sdraiati nel letto si baciavano con passione, Lola era sdraiata supina e le sue gambe aperte ripiegavano sopra le cosce di Luca, lui aveva appoggiato la sua Verga dura proprio sul clitoride e si muoveva con movimenti lenti e controllati, ma non l'aveva ancora penetrata. La lingua di Lola si fermò, la bocca restó spalancata, e gli occhi andarono indietro, Luca percepii il caldo, e quando senti la vagina fradicia bagnargli l'asta capì di averla fatta grossa... Appoggiò la cappella all'entrata delle grandi labbra e il suo cazzo venne risucchiato velocemente, Lola gemette uno spaventato e improvviso Ah! misto tra dolore godimento Anche Luca si spaventò e si bloccò tutto dentro, poi lei lo guardò con approvazione e lui prese a muoversi lentamente dentro e fuori. La vagina di Lola era un fiume e lo eccitava tantissimo, rendeva il suo membro duro come un sasso. Lei era in estasi, e non le permetteva di uscire del tutto, sentiva le vene del cazzo pulsante stimolargli le pareti interne. Le dita di Lola cercavano di affondare nella schiena di Luca e i suoi piedi le spingevano il culo per una penetrazione profonda, i colpi di Luca si fecero forti e veloci, lei con voce affannosa le diceva: Mas! Mas! Luca capì di non resistere ancora e cercando di uscirle esplose in una calda e abbondante sborrata.
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7 mesi fa
0/5 - (0 Totale voti)
Varie
Quel Maledetto Sorrisino
Erano passati anni, troppi anni, dall'ultima volta che l'avevo vista o sentita. La nostra storia si era conclusa male, ma l'impatto che Laura, la mia Laura, aveva avuto sulla mia vita era stato innegabile. Avevo saputo che aveva avuto una bambina, si era sistemata. Fino a quel sabato sera. Laura, 45 anni, era minuta, proprio come piace a me – sono un feticista delle donne piccole e magre – ma aveva una proporzione corporea perfetta. Un culo a mandolino ancora d'acciaio, un seno non esagerato ma sodo, anche dopo aver avuto la bimba. Era semplicemente bella, e la nostra storia di cinque anni era stata la più movimentata sessualmente della mia vita. Sabato scorso, avevo organizzato la serata: aperitivo e cena fuori con gli amici. La mia compagna, ignara, aveva la sua serata libera. Entrammo nel locale e, come un fulmine a ciel sereno, eccola. Laura. Seduta in un angolo col suo nuovo compagno. Il colpo al cuore fu violento. Indeciso se salutarla o meno, i nostri sguardi si incontrarono. Accennò un sorriso, io ricambiai, e tirai dritto. Indossava un vestitino nero, aderente, tagliato a metà coscia con un cinturone in vita. Stivali neri sotto il ginocchio, senza tacco. I capelli, che non avevo mai visto così lunghi, erano raccolti in una coda alta e sexy. Era fottutamente figa. La sola visione mi aveva già provocato un'erezione. Io e i miei amici ci sedemmo. Mi assicurai di avere una visuale perfetta. La serata procedeva tranquilla, tra risate, cibo e alcol. Ma ogni tanto, il mio sguardo puntava inevitabilmente al suo tavolo, e notavo che anche lei mi ricambiava con occhiate lunghe e intense. Ad un certo punto, si alzò per andare al bagno. Passò vicino al mio tavolo, e in quell'istante fugace, i suoi occhi si fissarono nei miei, un fuoco inestinguibile che mi avvertiva che stava per succedere qualcosa. Poi sparì dietro l'anta della porta. Ci pensai solo un attimo. Quello sguardo aveva acceso la miccia. Mi alzai e mi avviai anch'io verso la toilette. Aprii la porta e la trovai lì, ad aspettare. I nostri sguardi si incontrarono di nuovo, e lei mi offrì quel suo maledetto sorrisino, lo sguardo di chi ha una voglia che non aspetta altro che essere sfogata. Non ci dicemmo una parola. Le feci un cenno con la testa. Senza esitare, lei mi seguì. Entrai in una delle toilette e chiusi la porta con un tonfo secco che sigillò il mondo esterno. Mi girai, la guardai, e il suo sorriso si fece carnale. La spinsi contro il muro con una forza bruta dettata dalla frustrazione di tutti quegli anni. La baciai passionalmente, le nostre lingue si avvinghiarono in una danza furiosa. Le morsi le labbra, mentre le mie mani esploravano ogni centimetro del suo corpo. Mi fermai sul suo culo, stringendolo con entrambe le mani. Era ancora d'acciaio, nonostante la figlia e il tempo passato. Mi staccai dalle sue labbra, le appoggiai le mani sulle spalle e la spinsi giù. Lei, senza fare resistenza, si inginocchiò davanti a me. Subito mi slacciò la cintura, mi sbottonò i pantaloni e lo tirò fuori. Il mio cazzo era durissimo, svettava davanti a lei. Cominciò a massaggiarmelo, muovendolo su e giù, fissandomi negli occhi con un'intensità sfacciata. Poi, ancora quel sorrisino, e di colpo se lo infilò in bocca, iniziando a succhiarmelo con avidità. Si muoveva velocemente, aiutandosi con la mano, ingoiandolo tutto, poi rallentava, passandoci la lingua dal basso verso l'alto, per poi rinfilarselo fino in gola. La feci alzare e la girai, facendole appoggiare le mani al muro. La piegai leggermente in avanti, mi chinai dietro di lei e le sollevai il vestito nero. Agganciai con le mani il perizoma e glielo tirai giù. Le mie mani strinsero forte le sue natiche. Poi, con un dito, scesi in mezzo alle sue cosce: la sua fica, completamente depilata, era bagnatissima. Cominciai a sfregarle il dito tra le grandi labbra, avanti e indietro. Le feci appoggiare una gamba sul water per avere più spazio, e iniziai a leccarla da dietro. La sentii ansimare sonoramente, muovendo il bacino come se la mia lingua la stesse scopando. Continuai a leccarla, mentre due dita entravano dentro di lei, muovendosi ritmicamente. Non ce la facevo più, il cazzo mi stava per esplodere. Mi alzai. Le appoggiai il mio membro teso da dietro. Lei, con la mano, lo prese e se lo puntò verso la fessura. Entrai piano, lentamente, sentendola come non mai. Il suo calore mi avvolse, e le pulsazioni della sua fica lo fecero indurire ancora di più. Cominciai a muovermi ritmicamente. La mia mano destra si avvolse intorno alla vita per massaggiarle il clitoride con il pollice, mentre la sinistra si infilò nel reggiseno. Sapevo che adorava quando le strizzavo i capezzoli. La stavo montando da dietro, giocando con le sue tette, stringendole i capezzoli e baciandole il collo. Lei girò il viso e cercò la mia bocca, la sua lingua mi riempì, mi baciò con una foga disperata. Sentivo le sue contrazioni aumentare: stava per raggiungere l'orgasmo. Aumentai il ritmo del cazzo e delle mani. Non resistette e emise una serie di gemiti piuttosto rumorosi – i primi suoni che sentivo uscire dalla sua bocca. Mi spinse via con le mani, si girò e si riabbassò. Riprese il mio cazzo e se lo infilò in bocca. Muoveva le mani velocissima finché non sentii l'orgasmo sopraggiungere come un tuono. Venni. Tre o quattro getti che le riempirono la bocca. Non riuscì ad ingoiarlo, e un po' di sperma le colò dalle labbra. Mi rivestii, raccolsi da terra il suo perizoma e me lo infilai in tasca. Mentre lei si sciacquava il viso nel lavandino, io uscii e tornai al mio tavolo. Dopo un paio di minuti, uscì. Passò davanti al mio tavolo e mi rivolse per l'ultima volta quel maledetto sorrisino, poi andò a sedersi dal suo fidanzato. Mi lanciò un'ultima occhiata, aprì le cosce per farmi vedere che era senza perizoma, dato che l'avevo rubato io. Poi si alzò e se ne andò. Quella è stata l'ultima volta che l'ho rivista. Ma nella mia mente c'era una promessa: l'avrei avuta ancora, anche solo per scopare come facevamo un tempo. Anche se ora è mamma ed è piena di impegni, ho ancora il suo numero... Continua... (La storia, chiaramente, è destinata a proseguire.)
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8 mesi fa
4.5/5 - (2 Totale voti)
Varie
Labbra e Velluto – Notturno del desiderio
La sedia antica dello studio del nonno geme come un vecchio strumento a corde, ogni mio movimento ne fa vibrare la superficie, il calice di rum che ruoto tra le dita sembra un piccolo astro imprigionato, un sole liquido che diffonde bagliori dorati e profumi speziati. Al primo sorso, il fuoco scende nella gola come un serpente d’ambra, sollevo lo sguardo verso le vetrate, oltre esse i giardini della vecchia casa dei nonni si inchinano alla pioggia sottile, le foglie si piegano come danzatori stanchi che salutano l’imbrunire. Il fumo della sigaretta si arriccia nell’aria come un velo di seta, e il quaderno che apro mi accoglie con il suo odore di carta e inchiostro, un aroma che mi inebria come un rito antico, capace di mutare la mia mente e il mio corpo. La casa è uno spazio di silenzi, un teatro abbandonato dove io sono l’unico spettatore. Ho rubato il mio drink, e questo gesto proibito mi diverte come un peccato infantile. Ho esplorato ogni angolo, soprattutto quelli dismessi. in cucina ho rivisto la mia vita passata, ho sorriso come chi osserva un quadro ormai lontano, archiviato nella memoria. Il bicchiere adagiato sul tavolino barocco, le pagine del mio quaderno scorrono come onde, e altre due dita di rum mi accompagnano. La luce del giorno si attenua e la notte avanza, avvolgente e silenziosa, come un sipario che cala, mentre la pioggia continua a sussurrare sui vetri. Eppure io non sono soltanto un viaggiatore di stanze vuote, nello studio del nonno, tra scaffali di libri che odorano di polvere e di tempo, sono uno scrittore che cerca di dare forma ai propri pensieri. La sedia antica scricchiola sotto di me come se custodisse ancora la sua voce, e la scrivania di legno scuro, lucidata con cera che profuma di miele e di ricordi, accoglie la mia penna stilografica con la stessa pazienza con cui un vecchio amico accoglie una confidenza. La lampada verde diffonde una luce soffusa che non illumina soltanto la carta, ma sembra proteggere ogni parola, avvolgendola in un silenzio caldo. Ogni frase che traccio è un filo che mi lega a chi mi ha preceduto, un ponte fragile ma tenace tra il passato e il presente. La pagina bianca non è soltanto un terreno fertile, è uno specchio che riflette i miei desideri, le mie paure, le mie nostalgie. Ogni segno d’inchiostro è un respiro che si posa, un battito che si fissa, E il fruscio della pioggia, che scivola sui vetri della vecchia casa, accompagna il ritmo della mia scrittura come un metronomo invisibile, ma anche una voce familiare che mi sussurra di continuare, di non fermarmi. Non scrivo: mi lascio scrivere. La penna, posseduta da un ordine che non comprendo, scivola come voce interiore tra le pieghe del mio disordine. Ogni parola che nasce è confessione, ogni frase è un varco aperto nella mia oscurità. In quel tratto si compie una liturgia silenziosa: il caos si riconcilia con sé stesso, e io mi ritrovo... Prima ancora di percepire il tuo profumo, un intreccio di essenze afrodisiache e della tua pelle viva, odo il ritmo dei tacchi che si avvicinano. Non mi volto, so che sei tu. Il tuo profumo è più di un’essenza, è un mosaico di carezze, di risate e di pensieri profondi, un profumo di vita e di desiderio. Sei alle mie spalle, la tua mano sfiora i miei capelli e la spalla come un vento leggero. Poi ti muovi davanti a me, i tuoi capelli rossi cadono come fiamme sulle spalle, il vestito nero lungo contrasta con le tue unghie bordeaux. Una catena argentea discende come un ruscello di luce fino a lambire l’incavo del tuo seno, dove la scollatura ne raccoglie il riflesso come uno scrigno che custodisce un segreto. Due cerchi dello stesso metallo, simili a lune gemelle, si intrecciano tra i tuoi capelli e vi brillano come astri imprigionati in una costellazione intima. L’argento non è soltanto ornamento, è un sigillo che vibra di silenziosa nobiltà, un emblema che trasfigura il tuo corpo in un altare di bellezza antica. Mi sfili la penna dalla dita, mi guardi con occhi felini, le tue labbra si increspano come onde di desiderio, la appoggi accanto al quaderno, ti mordicchi le labbra e ti chini, sfiorando la mia bocca con le dita, poi un bacio breve ma travolgente, come un lampo che illumina la notte. Prendi il calice, assaggi il rum e me lo restituisci con uno sguardo intenso. Ti accovacci davanti a me, le tue mani candide percorrono il mio petto e si soffermano come se volessero misurare la mia sete. Il contrasto tra la tua pelle chiara e le unghie smaltate è un quadro vivente. Mi guardi negli occhi e ti chini, inginocchiandoti fra le mie gambe, come un’officiante di misteri antichi, custode di un segreto che si svela solo nel silenzio. Il tempo si dissolve, ogni tuo gesto diventa una sinfonia di movimenti, un gioco di labbra e di respiro che non descrivo ma che evoca il mare che inghiotte e restituisce, come onde che si infrangono e tornano indietro con un ritmo eterno. Io mi sento trascinare in un abisso, dove ogni pensiero si spegne e rinasce come un lapillo che si accende nel buio. I miei sensi, come corde di un’arpa invisibile, vibrano e si spengono per poi risorgere, accordati dalla tua presenza. Un rumore lontano nelle stanze non ti distoglie, anzi intensifica la tua danza, le tue mani diventano strumenti che modulano la mia anima, e ogni carezza è una nota che si prolunga nell’aria come un cantico. La tua bocca si muove con lentezza e precisione, come un’artista che conosce il valore di ogni sfumatura. Gioca con me come il vento gioca con le onde, ora accarezzando, ora stringendo, ora lasciando che il ritmo si spezzi per poi riprendere più forte. Le tue labbra sono petali che si chiudono e si aprono, e ogni contatto è un richiamo che mi trascina più a fondo. La lingua, lieve e curiosa, percorre come un pennello invisibile ogni lembo di pelle, e ogni gesto diventa un segno tracciato su una tela viva. L’estasi mi coglie come un fiume che rompe gli argini, travolgendo ogni barriera interiore. Tu raccogli quel dono con la grazia di chi custodisce un segreto prezioso, e lo trasformi in gesto elegante. Ed è allora che, con la coda dell’occhio, scorgo un filo di bava scendere lentamente dalla tua bocca, lucente come perla liquida, segno di un trasporto che oltrepassa il controllo. Il tuo sguardo resta fisso, profondo, come un sigillo inciso nella pietra, e io mi sento prigioniero di quell’abisso che tu governi con grazia e intensità. Ti sollevi lentamente, come un’iniziata di un culto segreto, e avvicini il tuo viso al mio con naturalezza. Le tue labbra, ancora umide, suggellano l’atto finale come chi assapora il frutto proibito, hai bevuto da me come da una fonte nascosta, e il tuo respiro porta con sé fragranze di me e di note notturne. Con un dito raccogli le ultime gocce, e il tuo sorriso è quello di chi ha assaporato un nettare raro, un’essenza che non appartiene al mondo terreno. Il gesto si prolunga oltre il visibile, il tuo sguardo, ancora fisso, diventa un abisso in cui mi perdo, e la tua pelle emana un calore che ricorda il velluto scaldato da un giorno che svanisce. Ogni movimento è un’allusione, sollevi il bicchiere, diventa un solenne attimo, il sorso che compi è una liturgia silenziosa, e il liquido ambrato che scende nella tua gola è come un raggio di luce che attraversa un tempio. Quando mi porgi nuovamente il calice, lo fai con la solennità di chi offre un patto eterno, e io lo ricevo come si riceve un sigillo di alleanza. Il momento si dilata, sospeso, la stanza intorno a noi sembra svanire, le vetrate si dissolvono in un chiarore lunare, la pioggia continua come un coro sommesso che accompagna la nostra intimità. Ogni tuo gesto è un simbolo, ogni tuo sorriso una promessa. E mentre il tempo si frantuma in frammenti di luce e di ombra, io comprendo che ciò che viviamo non è soltanto un incontro, ma un passaggio segreto che ci lega come due anime che hanno trovato il loro eco. - Silver Rea -
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8 mesi fa
4.3/5 - (3 Totale voti)
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Il Ginecologo | Parte 1”
Novembre 9, 2025 «Amore, svegliati, oggi dobbiamo andare dal ginecologo» disse Anna, mentre Giorgio era ancora mezzo addormentato.Lui aprì un occhio, con un sorriso già mezzo malizioso. «Ti eccita l’idea di andarci?»Anna non fece giri di parole. Tra loro il gioco era chiaro da tempo. «Lo sai che Paolo mi è sempre piaciuto. L’idea di mettermi davanti a lui, sdraiata sul lettino, mi fa effetto. E da come ti conosco… so che fa effetto anche a te.» Giorgio la guardò, sentendo il solito misto di gelosia, desiderio e quella strana eccitazione che solo lei sapeva provocargli quando parlava di altri uomini.«A me eccita una cosa sola» rispose piano. «Sapere che sei la mia anche quando ti guarda un altro. Che ti scaldi… e poi torni da me.»Anna sorrise, quel sorriso che lui conosceva bene. «Allora vestiamoci. Oggi potresti vedere molto più di una semplice visita di routine.» Si preparò con cura: gonna corta, niente biancheria, movimenti studiati ma apparentemente casuali. Tutto pensato per essere “formalmente normale” e sottilmente provocante.In macchina, Giorgio non riusciva a staccare gli occhi dalle sue cosce nude. «Sei sicura di voler giocare così anche con lui?» chiese a un certo punto, tradendo una punta di insicurezza.«Lo faccio per noi» rispose lei, appoggiandogli la mano sulla gamba. «Perché so che ti accende vedermi in certe situazioni. Io mi sento desiderata, tu ti senti messo alla prova. È il nostro gioco.» Arrivati allo studio, li accolse Paolo, il ginecologo. «Anna, Giorgio, buongiorno. Anna può accomodarsi, se il marito preferisce può aspettare fuori.»«Preferisco restare» tagliò corto Giorgio, senza nemmeno guardare la sala d’attesa.Paolo annuì, mantenendo un tono professionale, ma un leggero imbarazzo gli attraversò lo sguardo. In ambulatorio, Anna salì sul lettino con una naturalezza che sembrava quasi studiata. La gonna si sollevò lentamente, scoprendo più pelle di quanto strettamente necessario.Paolo indossò i guanti e cercò di concentrarsi sul protocollo. «Controllo di routine» disse, avvicinandosi. «Cerchi di rilassarsi.»Le posò una mano sul ginocchio per aiutarla a sistemarsi meglio, sfiorandole l’interno coscia. Anna trattenne un respiro più lungo del normale. Giorgio, appoggiato vicino alla porta, non perse un dettaglio. La visita iniziò come sempre, ma ben presto la tensione cambiò sapore.I movimenti del medico erano tecnici, ma il corpo di Anna reagiva con una sensibilità evidente. Il respiro le si fece più rapido, gli occhi cercarono quelli del marito.«Vedi, amore?» sussurrò piano, con una voce leggermente incrinata. «Vedi cosa mi fa questo gioco?» Giorgio sentì il cuore battere più forte. Non era solo gelosia. C’era qualcos’altro: la consapevolezza di stare assistendo a una scena in bilico tra controllo clinico e qualcosa di molto più intimo.Paolo, nel frattempo, cercava di restare nel suo ruolo. Ma il rossore che gli saliva al collo lo tradiva. A un certo punto si fermò, si schiarì la voce.«Forse sarebbe meglio se il marito aspettasse fuori» propose, senza riuscire a sembrare davvero convincente. «La situazione sta diventando un po’… delicata.» Anna lo fissò. «A lui piace guardare» disse con una sincerità disarmante. «E a me piace che lui mi guardi.»Giorgio annuì in silenzio, come se quelle parole fossero la chiave di tutto il loro rapporto. Fu allora che Paolo, tornando al suo esame, notò qualcosa di insolito. Dal punto di vista strettamente clinico, i segni che avrebbe dovuto trovare non coincidevano con ciò che Anna gli aveva raccontato sulla sua vita sessuale.Si irrigidì, prese il tablet e cominciò a farle domande più precise. «Mi dice che avete rapporti frequenti» osservò, con voce neutra. «Ma la struttura interna racconta una storia un po’ diversa. Non è un problema in sé, ma potrebbe indicare una certa… mancanza di elasticità.»Anna lo guardò, sorpresa. «In che senso?»Paolo spiegò con calma: se i rapporti erano poco profondi, poco frequenti o con un partner poco dotato, nel tempo le pareti interne potevano non adattarsi completamente. In alcuni casi, questo poteva portare a dolori, fastidi, fino a vere e proprie difficoltà. La stanza si fece di colpo silenziosa.Giorgio sentì quelle parole come lame sottili. «Stai dicendo che… non è abbastanza?» chiese, senza nascondere l’amarezza.Anna lo fissò, combattuta tra il desiderio di proteggerlo e la necessità di essere sincera. «Non è una questione di colpa» disse piano. «Ma forse il mio corpo avrebbe bisogno di qualcosa di diverso… di più.» Paolo mantenne un tono professionale. Parlò di dilatatori, di esercizi, di un percorso graduale. Spiegò che c’erano strumenti appositi per “rieducare” l’elasticità interna. Disegnò su un foglio varie grandezze, da quelle minime a quelle più importanti, illustrando passo per passo.Anna lo ascoltava con crescente inquietudine… e una curiosità che non riusciva a nascondere del tutto. Alcune forme disegnate erano nettamente più “impegnative” di ciò a cui era abituata. Alla fine, guardò Giorgio negli occhi. «Se serve per la mia salute… per il nostro rapporto… io sono disposta a provare» disse.Lui rimase in silenzio per qualche secondo, poi si avvicinò al lettino e le sfiorò il ginocchio.«Se è per il tuo bene, sono disposto a tutto» mormorò. In quel “tutto” c’era molto di più di una terapia medica. C’era un confine che entrambi sapevano di essere pronti a superare.E il primo a capirlo, in quella stanza d’ambulatorio satura di tensione, fu proprio Paolo. || Scritto dalla community di ScopatiMiaMoglie ||
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8 mesi fa
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Varie
La giostra del desiderio
Il cielo era strano..coperto di nubi sottili che velava la luna piena... La macchina si fermò in una strada sterrata...dai vetri appannati si vedevano solo alberi contorti, rami spogli... Il silenzio della notte era totale, assoluto... Mario spense il motore e girò lentamente il viso verso Luana, viso dolce occhi marroni capelli castani... era alta 1.57 piccoletta ma le forme tutte al punto giusto..una bambolina.. Lui un ragazzo palestrato 1,75 era un bel ragazzo occhi neri sguardo profondo... Erano fidanzati da un annetto.. - Sicura? chiese con voce bassa lui ... Lei non rispose, ma aprì lo sportello senza guardarlo, scese lentamente. I tacchi sprofondavano un po' nella terra... La seguì in silenzio, passando sotto un grande arco con un insegna un po' rovinata "PARCO LUNA" -Divertimento x grandi e piccini- una scritta sbiadita, consumata dagli anni, ma che si leggeva ancora sotto la luce della luna... Era tutto come l’aveva raccontato lui... Uguale al ricordo o forse al sogno. Il luna park era abbandonato da tempo... Le giostre arrugginite, le bancarelle un po' distrutte, i resti di peluche umidi e scoloriti appesi..come dimenticati. Ogni tanto, il vento muoveva qualcosa... una latta x terra, una catena, o un pezzo di stoffa. Erano piccoli rumori ma li nel silenzio totale sembravano così vivi... Luana andava avanti incuriosita Con passi sicuri, decisi. Mario dietro di lei la seguiva... Sembrava che erano trascinati da qualcosa Arrivarono davanti alla vecchia giostra a carosello... Era ferma... ma sembrava muoversi.. I cavalli, coperti di polvere e screpolature, sembravano aspettare. Le criniere finte pendevano, gli occhi dipinti, erano spenti...ma rimase quel riflesso lucido che metteva un po' a disagio... C era un tendone che era aperto x metá...Luana entrò senza pensarci più di tanto...sembrava scomparsa x un attimo nell' ombra Mario di corsa la raggiunse e la trovò in mezzo illuminata da un fascio di luce lunare Ecco che Luana sale su un cavallo... La guardò salire su un cavallo bianco con il muso tutto annerito dal tempo. La sua gonna corta si sollevò appena mentre si sedeva a cavalcioni sulla sella... Mario la guardava e le sembrava molto provocante.. salì senza dire nulla. La raggiunse da dietro, le mani sulle sue cosce nude e fredde, la bocca vicina alla sua nuca... lei sentiva tutto il corpo rabbrividire. Il tempo sembrava fermarsi lì, sotto la luna e le ombre della giostra... La giostra stranamente iniziava a girare... lenta...ma girava... un cerchio di legno e metallo che sembrava non consumarsi mai... I cavalli scricchiolavano... e i corpi... i loro corpi diventavano tutta una cosa con la macchina che girava... Chi aveva fatto girare la giostra? Chi l aveva messa in funzione ? A loro non gliene fregava molto... E continuavano ad amoreggiare.. Luana si piegava avanti e indietro, il respiro si sentiva più forte ...ma si nascondeva bene con il cigolio della struttura.... Mario la teneva per i fianchi... qualcosa in lui si stava sciogliendo... più la toccava,accarezzava...più perdeva il controllo con il proprio desiderio... Si sentivano soli in quel luna park...ma non erano soli.... Erano talmente immersi nella loro voglia di andare avanti che non si accorgevano di nulla. La mano di lui scivolava giù alzando la gonna e arriva verso le mutandine già bagnate e inizia ad infilare due dita... Trova la fica bella rasata tutta bagnata e inizia a toccarla e fare movimenti su e giù sul clitoride... Lei si muove come a galoppare...da dietro sente qualcosa che si gonfia fino a diventare durissimo e lui glielo struscia su di lei... Poi scendono dal cavallo e si stendono a terra iniziando a baciarsi sempre più appassionati... lingue che si attorcigliano corpi uniti che si strusciano... Intorno a loro, c'erano presenze...le ombre si facevano sempre più vicine Figure, una dopo l’altra, apparivano dal buio come delle sagome disegnate dalla luce della luna... non parlavano.... erano silenziosi...ma guardavano... tanti occhi... Erano tanti tipi diversi tra loro sia di età che sesso tutti curiosi a guardare.. alcuni si toccavano lentamente senza vergogna... le mani si muovevano chi tra le gambe,chi sulle labbra, altre sui seni... cercavano piacere pure loro... Mario abbassa le mutandine a Luana si caccia il suo bel travone e glielo sbatte dentro... La scopa come se stessero soli lontani da chiunque... continuano a provare piacere.. Una ragazza dai capelli corti e neri salì su un cavallo a pochi passi da loro... le gambe nude eccitata.. il respiro caldo..si accarezzava lentamente, le dita sottili che sparivano tra le cosce, ma gli occhi fissi su di loro.... Un altro un uomo alto, magro, con la pelle molto pallida si inginocchiò vicino a loro...il viso verso l’alto, le labbra che se le mordicchiava.. anche lui si toccava, con lentezza...su e giù con il cazzo uscito dai pantaloni... E poi gli altri... intorno alla giostra che cigolando girava e girava mentre i due fidanzati scopavano e gli altri silenziosi...si masturbano alla visione di questi... Saranno una decina... forse più. Tutti in cerchio....uomini e donne, o forse anche qualcuno nel mezzo. Alcuni bellissimi, altri quasi deformi....ma tutti si muovevano toccandosi.. le mani su loro stessi....e gli occhi sulle figure al centro... Luana e Mario. Luana gemeva piano, sempre più vogliosa... i suoi occhi erano socchiusi...le dita di Mario su di lei, ma era come se qualcos’altro la toccasse.... Come se altre mani la accarezzavano ovunque. Le labbra, il collo, la schiena, l’interno delle cosce.... Era troppo eccitante Chi le stava attorno allungava le mani x toccare un po' a ciascuno mentre girava aspettando il turno...Mario la sentiva tremare sotto di lui.... Tanto piacere.... I loro corpi erano diventati più caldi... Piu desiderosi... Come se infondo avevano sentito tutto quel eccitamento intorno... Erano al culmine x tutti era arrivato il momento dell' orgasmo Poi la voce di Luana -Ancora un giro... Le luci della giostra si accesero tutte insieme... - Ancoraa unooo.. E lui con colpi secchi che gliela sfondava.. Così il carosello accellerò i giri... i corpi tutti si muovevano con più fame di arrivare al sodo .. il cerchio intorno si stringeva sempre più , le loro mani più veloci a masturbarsi...gemiti sospiri... nessuno si toccava a vicenda... ognuno si masturbava solo con sé stesso... tranne Luana e Mario Qualcosa li stava unendo tutti... Mario guardò Luana... i suoi occhi erano neri...neri come la notte ... Lei lo fissò...e gli sorrise.... Poi disse, piano - Ora l corpi nell' ombra tremavano..il piacere cresceva.. Un gemito tutti insieme si sentiva nell’aria....al centro della giostra Mario e Luana il viso di lei..la pelle brillante di sudore...lui che sfondava guardandola.. gli occhi di Luana si chiusero....lo sentiva che lui stava x arrivare ed ecco il piacere fu totale.... Lui che le viene dentro... Una sborrata calda che le riempie la fica...e viene pure lei un orgasmo che trema tutto il corpo... Anche tutti gli altri vengono insieme a loro..schizzi di sborra daxtutto partivano dai cazzi degli uomini e laghi che sgocciolavano le fiche delle donne... Tutti insieme... Un piacere collettivo... Lui si poggiò su di lei, il viso nascosto nel profumo dei suoi capelli scompigliati...Lei chiuse gli occhi, ancora ansimante...e si addormentarono.. La giostra si fermò di colpo... E fú silenzio Tutti si fermarono....rilassati...tutti in silenzio.... Il piacere era esploso in quel vecchio luna park.. aveva attraversato i loro corpi come un impulso elettrico che avevano dato alla giostra x girare. La giostra si era fermata insieme ai loro orgasmi.. Le ombre le figure svanirono nel nulla della notte.. Dopo un piccolo pisolino si svegliano si ricomposero e uscirono mano nella mano, lasciando dietro di loro un silenzio nuovo dentro quel luna park... Non era più morto... ma vivo... come se x un attimo, avesse ripreso a respirare....a vivere!!
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8 mesi fa
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L'IDRAULICO e la Donna delle pulizie
"tuuu.... tuuuuu... tuuuuu.... tuuuuuu......" - pronto? - ditta Paraschizzi? - si mi dica, di cosa ha bisogno? - guardi sono il signor Maurizio della casa rossa vicino al distributore della benzina, può venire subito? altrimenti mi provvedo che vado di fretta!!! - Guardi, nonostante non mi abbia nemmeno detto di cosa ha bisogno, si provveda pure, che già mi sta antipatico.... Buongiorno.... Click!!!! "Tu..tu..tu..tu..tu..." - Ma guarda questo, ma chi cavolo si crede di essere??? Maurizio??? ma va cagar..., che stronzo... si provvede lui, si si, bravo vai vai..... provvediti!!!! "Tuuuuuuu..... tuuuuuu.... tuuuuuu... tuuuu......" - Pronto? ANCORA VOI??? Non avevate detto che trovavate qualcun'altro??? - Buongiorno, mi scusi... Sono Giovanna, la moglie del coglione... Per cortesia potreste venire a risolvere il nostro problema?? Il lavello in cucina é intasato, e la lavastoviglie nemmeno funziona.... Abbiamo solo quella cucina!! - Buongiorno signora, ho avuto un diverbio con vostro marito, e non ho certo voglia di vedere il suo brutto muso.... - La prego, la pago io.... Inoltre mio marito lo mando via e gli dico di non permettersi di tornare finché non avrete finito.. Ditemi solo il giorno e l'ora della vostra disponibilità!! - Guardi Giovanna, non saprei.... Probabilmente, mi sono già rotto le balle e non voglio venire affatto a casa vostra... - per favore... Te lo chiedo io in ginocchio, va bene?? - In ginocchio?? Ah ah ah, esagerata... Ok ok.. Se ti metti in ginocchio allora vengo di sicuro, ah ah ah!! - Hem... Si, .... Ok, grazie... emm... emm... può venire per quel lavoro quando vuole, dalle 8.00 alle 12.00 c'è la donna delle pulizie, emm... Si, infatti, emmm... ecco io e mio marito generalmente non siamo in casa per quell'ora, grazie!! - Ok, signora Giovanna, stia pure tranquilla, domani mattina provvederò a risolvere il problema idraulico del lavello, se lei sarà così cortese da evitare che io incontri vostro marito Ve ne sarei grato, poiché come abbiate avuto modo di appurare tra di noi é nata una piccola ostilità e non vorrei essere costretto ad essere sgarbato con lui, grazie! - Ma certo si figuri, signor? - Damiano, mi chiamo Damiano! - Va bene signor Damiano, le sono molto grata, domani potrà suonare al numero 69 entrata secondaria, il lavabo é al primo piano, troverà Maristella ad accoglierla, la nostra donna delle pulizie di fiducia!! - Ok, a domani.. "Giorno dopo" Drinn... Driimn. Driiinnn - Si? Chi é?? - Salve, sono Damiano l'idraulico, sono venuto per sistemare il lavello. - ah sì buongiorno, la signora Giovanna aveva avvertito, prego.... Le apro il cancello!! - Ok, grazie!! ... eccomi..... ecco... Salve, buongiorno, sei Maristella??? - Buongiorno, si mi chiamo Maristella, he he!! - Bel nome, forse poco comune, e qual è il diminutivo di Maristella??? - prego, il lavello e per di quà!! .................... Maristella é vestita con dei fusó neri aderentissimi, si vedono tutte le forme, sopra ha una magliettina nera, capelli lisci e biondi legati a codino, due orecchini semplici, niente trucco e scarpe da ginnastica bianche... Damiano la segue ipnotizzato guardando quel culo da favola che danza per lui mentre sale le scale, talmente bello e ipnotico che la cassetta degli attrezzi gli sembra più leggera del solito mentre guarda quel ben di Dio in trasparenza immaginando lei piegata a pecorina solo per lui!! - Ecco, siamo arrivati, il lavello é questo! - cosa, che lavello? Ah sì, grazie Stelly!! - mmm... Non mi chiamo Stelly! - Ah già, scusa.. ma non avevi risposto alla mia domanda ed ho improvvisato, ah ah ah, scusa, quindi come ti chiamo?? - Mi chiamo Maristella e basta, poi gli amici, familiari ed il mio ragazzo mi chiamano Stella oppur Mary!! - Ok, va bene Stelly, ho capito.. Senti, ti volevo chiedere se hai preso la mazza in mano prima!!! - cooosa?? - si la mazza per battere sulle coppe, te l'avevo appoggiata vicino alla porta di ingresso!!! - ma ma ma, credo di non capire mi scusi... !!! - Ok, niente, faccio io... Grazie! Damiano é un tipo strano, le fa l'occhiolino, scende giù e prende la mazza che aveva lasciato vicino alla porta, poi risale, apre il lavello, si posiziona sotto con la testa dentro e le gambe divaricate e inizia a battere sulle boccette dello scarico. Maristella nota subito il suo pacco in mezzo alle gambe e distoglie lo sguardo imbarazzata, quindi si cimenta a pulire un vetro della porta già pulito lì in cucina.. Damiano sembra un tipo molto rozzo e arrogante, e per questo la attrae... Lo guarda con la coda dell'occhio e lo vede grattarsi i testicoli mentre parla con il lavello canticchiando!! Che maleducato pensa mentre continua a ronzare li intorno pulendo sul pulito! - Hemm, scusi signor idraulico, gradisce un caffè? - si volentieri, puoi farlo tu?? - si, la signora Giovanna mi permette di fare tutti i caffè che voglio, ma non deve saperlo il marito Maurizio perché é un tipo un po'.. - Coglione??? - hem, no...... anzi si, mmmmphhhhff ah ah ah ah!!! Finalmente Damiano la vedeva ridere, era stupenda, i suoi meravigliosi occhi verdi si illuminavano di vita mentre le tette ballando facendo immaginare quanto sarebbe bello metterci in mezzo il cazzo duro e farsi fare una bella sega fino a sborrare su quel viso meraviglioso, e magari tutto questo mentre lei cerca di ingoiare tutto per non sporcare!!! - Ok, vuole dello zucchero? Damiano torna dal mondo della fantasia e risponde.. - No grazie, senza zucchero, "poi aggiunge"... Mi scusi sa? - per cosa? - per il nome, lei é gentilissima e molto educata, mentre io sono stato invadente ed inopportuno!! - ma no, che dice.... risponde lei sorridendo!! - comunque il lavello é quasi sturato, tra poco andrò via.. Maristella lo guarda leggermente dispiaciuta e risponde, sicuro?? Magari conviene controllare meglio, vuole intanto prendere il caffè? Oppure glielo porto lì ? - Hem in realtà Maristella se devo dire il giusto, sono quasi bloccato qui sotto, quindi preferirei non uscire adesso, me lo porteresti tu per piacere?? - Ok, volentieri, Ve lo avvicino io.. Maristella prende due tazzine di caffè e si avvicina a Damiano, si inginocchia su di lui e siede con le gambe divaricate appoggiando la sua fica sul cazzo di lui.. - Prego signore, il suo caffè.. Da sotto i vestiti la pressione é tanta, il cazzo di Damiano duro come il marmo ed i fusò di Maristella visibilmente umidi in mezzo alle gambe... La sua fighetta é calda e freme visibilmente di desiderio... Rimangono li immobili a sorseggiare i loro caffè, mentre piccoli impercettibili movimenti dei loro bacini urlano desiderio. Maristella chiude per un momento gli occhi sospirando ed ansimando mentre i suoi movimenti iniziano piano a simulare una cavalcata. Damiano non crede ai propri occhi, ma si lascia andare assecondando lo strusciamento mentre piano con una mano le accarezza il seno attraverso la maglietta. Il suo tocco é gentile come se chiedesse il permesso di andare avanti un millimetro dopo l'altro... Mmmmmmsssiii... Ahhhhhhmmm... Maristella si contrae e geme, si sta lasciando andare, ormai non c'è nulla da nascondere, le carte sono sul tavolo, quello che vogliono entrambi é più che evidente... Sono le ore 11.00 a breve potrebbe tornare Maurizio o la signora Giovanna. L'aria si incendia, Maristella é in fiamme ed arde dal desiderio poiché nonostante abbia un fidanzato, questo la trascura per lavoro e quindi non vede un cazzo da mesi, e poi quell'idraulico, stimola la sua libidine emanando il suo odore di sporco maschio!! Damiano invece, non sa nemmeno con chi stia veramente e se sta con qualcuna. Di tanto in tanto lo chiama una delle tante ragazze credendo di essere la fidanzata ufficiale, ma in realtà lui si é sempre considerato single, tante donne nella sua vita, ma non ha mai trovato colei che gli facesse battere il cuore per amore!! Ormai la tensione é alle stelle, i due corpi si muovono sinuosamente strusciandosi con forza, finché Damiano tira fuori il suo pene duro e lo spinge con forza sulle pantacalze di lei, bucandole letteralmente, e per poi irrompere nella figa calda e bagnata di lei... Maristella lo accoglie dentro il suo corpo, si muove lentamente per assaporarne al meglio ogni centimetro. Con le mani si regge sul lavello per evitare che la passione le faccia girare ulteriormente la testa facendola cadere all'indietro... Damiano, asseconda ritmicamente i movimenti mentre il respiro di entrambi diventa affannoso.. I due non si guardano nemmeno in faccia, in quel momento di trasgressione, la loro non é voglia di conoscersi, bensì voglia di sesso e di emozioni... Il respiro sempre più corto ed i movimenti più veloci pregustano l'arrivo di un primo esplosivo ed intenso orgasmo da parte di Maristella che rallenta la cavalcata, mentre Damiano cerca di affondare meglio con dei colpi di reni.. Vorrebbe godere anche lui e sborrarle dentro inondandole la figa del suo prezioso e caldo nettare, ma ahimè..... Clang .. clang.. Un rumore di chiavi che aprono il cancelletto... "CAZZO"... esclama Maristella ritraendosi all'istante da lui.... Damiano molto velocemente riposiziona il cazzo ancora duro nella tuta, chiudendo con forza la lampo e rischiando di evirarsi da solo!!! Entra Maurizio e vede Maristella visibilmente imbarazzata!! - Che fai?? Perché sei rossa in viso??? Dov'è mia moglie??? - Buongiorno signor Maurizio, la signora non é ancora tornata dal dentista!! - e tu?? Che fai lì?? - hem, io ho appena finito di pulire sotto il lavello, l'idraulico ha riparato il lavello... Infatti ha detto che doveva necessariamente "venire". (Maristella abbassa lo sguardo e guarda il biglietto da visita di Damiano nascosto nel suo palmo della mano). É andato via di fretta, ha detto che dopo le invierà la fattura direttamente a casa!! Maurizio si avvicina al lavello, vede che funziona bene, ed esclama... -beh, almeno qualcosa funziona in questa casa.... Dopodiché va via con fare arrogante!! Maristella finisce il suo turno di lavoro cercando di non piegarsi troppo, i suoi pantaloni sono strappati in mezzo alle gambe e le mutandine coprono a malapena le sue parti intime!! Sul suo volto traspare l'angoscia e la vergogna per quello che ha fatto, ma le sue labbra sorridono involontariamente di una gioia misteriosa che le nasce dalle viscere! Nei giorni successivi, la vita procede normalmente, Damiano non si é più visto e lei vorrebbe chiamarlo, ma il pensiero del suo fidanzato la frenava non poco, quindi decide di buttare il bigliettino da visita e dimenticare l'accaduto come fosse stato solo un brutto sogno... o forse, a pensarci bene, un bel sogno !! ............... - Maristella??? Maristella???? mi senti??? Allora?? Che fai??? - Oh, mi scusi signora Giovanna, dica pure.... - Ascoltami cara... Mi devi fare un favore, ok? lavori da noi da tanti anni e penso di potermi fidare di te, me lo confermi ??? - ma certo, mi dica.. ha bisogno di qualcosa in particolare?? - allora, guarda... Ho detto a mio marito che vado dall'idraulico a saldare la fattura... Sono circa 40 km, prendi questi soldi e vai tu a saldare la fattura, ti lascio l'indirizzo, ok?? - hem, veramente non capisco perché devo andare io, mi scusi eh? - tu vai dall'idraulico, mentre io vado dal dentista, ma attenzione, mio marito non deve sospettare nulla, capito?? - ma scusi che male ce se va dal dentista?? - MIO MARITO NON DEVE SAPERE CHE VADO DAL DENTISTA, CAPITOOO?? mi raccomando, te lo chiedo per favore, fai come ti dico o passerai dei guai ! - Vabene... ho capito.... adesso ho capito tutto.... Ma scusi signora.... Glielo devo chiedere.... perché ha un amante invece di lasciare suo marito??? ............ - in realtà non sono affari tuoi, però in confidenza ti dico che lo faccio perché io lo amo!! - lei ama suo marito e lo tradisce??? - no no, io amo il suo conto in banca, ah ah ah ah, dai su stupidina, non fare la santarellina, ti ho vista dal video della sorveglianza e non puoi farmi la morale.. vai, vai dal tuo idraulico e divertiti, ok? Giovanna le fa un cenno di complicità femminile, volta la schiena e va via!! Maristella scioccata!!! La signora é una traditrice e l'ha messa sul suo stesso piano, ma lei in realta si é lasciata andare solo una volta agli istinti della carne perche il suo compagno la trascurava, niente piu!! Comunque segue i comandi, prende la macchina e si avvia!! Diiinnnnn.... Dooonmnn!!! - Ditta Paraschizzi, chi é?? - Salve, sono Maristella, la donna delle pulizie che lavora dalla Signora Giovanna, sono venuta a saldare la fattura! - Cosa?? si, si... Arrivo subito,, vengo... scendo... apro, ecco!! Maristella imbarazzatissima attende vicino la porta... Dal primo piano si odono dei rumori di oggetti che cadono, poi dalla trasparenza del vetro della porta di ingresso si vede Damiano che scende trafelato... Apre la porta, è rosso in viso... La guarda con occhi lucidi e pieni di gioia!! - Mary.... Sei proprio tu??? Non ho fatto altro che pensarti tutti questi giorni, speravo tanto che mi chiamassi e non lo hai fatto, sono in angoscia totale... Ti penso sempre giorno, notte, sempre... Nella mia testa ci sei solo tu! - Sono venuta a saldare la fattura!! - Mary ascolta, io ti Amo!! - Non sia ridicolo, prenda i soldi in fretta perché poi devo andare via! - Mary, ascoltami... non so cosa mi sia capitato ma tu sei realmente diversa, sei speciale ed io ti amo.... , lo sai vero? lo senti vero? Sono sicuro che io non ti sono indifferente, lo so, altrimenti non sarebbe capitato quel che è capitato!! - Mi dispiace, la smetta, lei non sa quel che dice!! - Mary.... Ok. Entra ti do la ricevuta, ok? Appena Maristella entra dentro, Damiano chiude la porta e la bacia con passione. Lei di tutta risposta risponde con ardore mordendogli la lingua e succhiandogli l'anima, lo bacia su tutto il corpo... Le bocche si cercano, le lingue si annodano, le mani toccano... Mary questa volta ha un vestito fresco e largo, Damiano scende con le mani lungo le cosce, risale e le carezza piano la figa.... E bagnatissima... Lei di tutta risposta, si china arrivando all'altezza del suo membro, gli apre la zip e tira fuori il cazzo grosso e pulsante, lo guarda con desiderio, lo bacia e gli parla... -" povero caro, l'altro giorno sei rimasto a secco"" Alza gli occhi, incrocia lo sguardo di Damiano ed inizia a divorare quella montagna di carne!! La sua bocca spalancata non riesce a contenerlo tutto, lavora con la lingua e spinge fino alle tonsille... Il suo movimento é sempre piu deciso... Damiano guarda in trasparenza la porta di ingresso e vede i passanti fuori passeggiare lungo il marciapiede chiedendosi se sono sufficientemente in ombra o no!! Maristella continua a succhiare, e di certo é il miglior pompino mai ricevuto da una donna. - Ahhhh, che brava che sei, dove hai imparato??? Siiii..... Succhia succhia.... Ahhh che meraviglia come succhi bene, aaahhhh!! Mary continua imperterrita con grande maestria, lo guarda negli occhi creando un legame erotico piu intenso.... - Mmmmghhhh mmghhh... farfuglia lei con la cappella in gola.... - Cosa dici Amore?? Non ti capisco!! - Mpfh... voglio bere tutto il tuo succo (risponde lei). Ti devo una sborrata, ricordi?? Poi ricomincia... Lecca tutta l'asta che scorre umida avanti e indietro.. di tanto in tanto si concentra sulla cappella con la lingua mentre le mani roteano e scorrono per l'intera lunghezza. Scende... Lecca le palle e se le caccia in bocca... Mmmmmmm.... Che goduria...... Poi nuovamente tutto in gola.... Damiano é rigido, la faccia rossa... Il collo pieno di vene e visibilmente contratto!! - Non ce la faccio piuuuu... VENGOOOOOOO!!!! Una prima ondata di fiocchi bianchi esplode nella bocca di Maristella, tanto che fin da subito una parte schizza fuori dalle labbra... Poi una seconda ed una terza ondata la riempie completamente.... Il cazzo é duro e venoso mentre lei con cura e amore pulisce tutto come una brava donna delle pulizie sa fare!! La serata finisce nell ufficio di Damiano dove provano diverse posizioni erotiche. La figa non é la stessa se presa davanti e da dietro, e lo stesso dicasi per il culo.... Gli oggetti più comuni se sapientemente usati possono essere strumenti erotici di estrema perversione, un idraulico, diciamolo chiaro, ha veramente tanto da offrire. Le ore passano ed entrambi sono venuti più e più volte... La loro passione non é solo sesso sfrenato, questa volta c'è qualcosa di più.... Damiano ha capito di aver trovato la sua metà, colei che cercava da sempre e non aveva mai trovato. I due si addormentano stremati a terra nudi sul grande tappeto... Domani dovrà essere lavato, poiché fradicio dei loro umori. Si addormentano!! Due corpi stremati ed abbracciati, finché... Mary si sveglia di soprassalto ed esclama... - é tardissimo.... no.. no.. no.. no, cosa ho fatto??? Sono una brutta persona, ho tradito il mio ragazzo!!!!! - Ma quale ragazzo?? "Risponde Damiano" lascialo e vieni a stare da me... - No, tu non capisci, io l'ho tradito, sigh sigh sono una brutta persona... Non dovevo farlo!! .............. Maristella si riveste velocemente e scappa via in fretta e furia... Corre verso casa, oramai é mattina, e ricorda che ha lasciato le chiavi a casa di Maurizio e la signora Giovanna, sa pure che oggi non sono in casa, perché Maurizio doveva partire per un viaggio di lavoro, mentre la signora Giovanna sarebbe stata impegnata nel suo studio artistico progettuale. Quindi va alla casa rossa convinta di non trovare nessuno. Le chiavi del cancello sono dietro il secondo vaso, e quelle del porticato sotto lo zerbino... Apre, entra... Prende le sue chiavi e sta per uscire, quando un rumore, e poi una voce.... - Si.. Mettimelo in bocca.... Trapanami, ti prego.... Mmmmghhh, aaaahhhh....siiii, ancora, mmmghhmmm ... Mgghhmm... Si.. si... Curami dottore, ho carie dappertutto, siiii, aashhh, mmmmm!!! Da non credere... La signora si era portata il "dentista" a casa e stava scopando nel letto di suo marito... - ma guarda un po' che porca la signora... chissà che faccia ha questo dentista!!! Maristella si affaccia e li vede... La Signora Giovanna a pecora e dietro un uomo che se la scopa come se non ci fosse un domani, guarda bene e lo riconosce.... - ma quello é.... Salvatore. il mio ragazzo che non ha mai voglia, poverino!!! ... Ma vaffanculo, ed io che mi creavo sensi di colpa!!! Maristella li guarda attraverso la porta socchiusa, la sua rabbia e senso di colpa si tramuta in eccitazione. Guarda ipnotizzata il cazzo del suo ragazzo che entra ed esce dalla figa di Giovanna, la cosa la eccita tantissimo, tanto che inizia a toccarsi ed infilarsi due dita dentro e massaggiando il clitoride con l'altra mano.... Man mano che i due scopano lei si masturba in modo sempre piu ossessivo, pensando che dopotutto é molto fortunata!! Aveva pareggiato solo in piccola parte le corna, e adesso avrebbe voluto tanto avere li vicino a lei Damiano. Inaspettatamente una mano le accarezza i capelli.... È lui!! L'aveva seguita e visto tutto!! Le si avvicina sussurrandole all'orecchio: - Adesso ti senti ancora in colpa? - No, non più ... 'Risponde lei piano!! - Lo immaginavo! conclude Damiano mentre le slaccia i bottoni del vestito. Maristella si lascia andare, ed i due iniziano a fare l'amore li, in piedi... Con la porta socchiusa mentre nell' altra stanza il suo ragazzo "dentista" scopa con la padrona di casa!! Mary, ha trovato l'amore e la passione... Ora nuda con la schiena inarcata ed culo offerto a Damiano, prende dentro di sé quel cazzo caldo e pieno di passione.. Ne é certa, si tratta di amore incondizionato. Non é solo sesso, questa volta é diverso e lo é anche per Damiano. L'aria diventa più leggera, avvolgente, magica.... I gemiti... I sussulti.... I Respiri e gli spasmi si confondono a ll'unisuono tra le mura di quella casa... Finché stranamente, come uniti da un entanglement, le due coppie esplodono in un unico maestoso orgasmo simultaneo!!
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8 mesi fa
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LA DONNA DELLE PULIZIE e l'idraulico
Era un lunedì mattina come tanti, di quelli che pesano dopo un week end libero. Tutto odorava di detersivo fresco.. Marta si muoveva pur essendo stanca... come una che conosceva a memoria ogni angolo della casa del dottore. Era una semplice donna delle pulizie,capelli raccolti precisa ordinata...dove passava lei sembrava la differenza .. ma la sua vera predisposizione era l'osservazione... Osservava tutto...conosceva le abitudini di tutti.. le macchie di caffè...ogni minimo dettaglio non le scappava... Quel lunedi, xò, la sua solita routine fu spezzata da un rumore diverso...inaspettato.. un forte gocciolio proveniente dal bagno al piano di sopra... salì subito e trovò la porta socchiusa e un uomo chino sotto il lavandino.. Era Marco, l'idraulico che era stato chiamato d'urgenza senza avvisarla...e che era arrivato lì prima di lei... Era un uomo,alto carnagione scura... con una maglietta da lavoro scura che si era arrotolata sulla schiena...si vedeva una schiena muscolosa e sudata .. I suoi pantaloni erano macchiati di calce ed erano un po' bassi... che si intravedeva l'elastico dei boxer scuri. - Scusi, disse Marta , la voce un po' più bassa del solito... - C'è bisogno di aiuto? Marco si alzò, i suoi occhi scuri incontrarono quelli chiari di lei... L'aria era piena di odore misto tra muffa e disinfettante che lei aveva usato prima... - Ho una perdita brutta qui... rispose lui, asciugandosi la fronte con il dorso della mano. - Devo sostituire un raccordo.. ma è bloccato... la chiave inglese mi sta scivolando dalle mani. Marta si avvicinò... - Forse se tengo fermo questo... facendo segno un vecchio tubo Si inginocchiò accanto a lui... Il suo braccio sfiorava la sua spalla, la sua coscia premeva contro il suo fianco mentre si chinavano. Il profumo di detersivo alla lavanda si mischiò all'odore di metallo e sudore di lui... Marco forzava sul dado arrugginito stringendo i denti. Il suo respiro le arrivo sul collo vicino l' orecchio ...era un brivido x lei... - Niente non ce la faccio.. Marta lo guardò, le dita ancora strette al tubo freddo. - Aspetti, disse a bassa voce... - Forse posso... Si avvicino e afferrò con decisione la chiave inglese che lui teneva...le mani si sfiorarono, e x un istante rimasero bloccati cosi... come se quel contatto potesse trasmettere più forza... Marco trattenne il respiro...e disse - Pronta? Lei fece cenno di si Ed ecco un colpo secco.... un suono fastidioso e improvviso e finalmente il metallo si mosse...l ’ acqua finí di gocciolare, loro rimasero fermi x un po accovacciati... uno di fianco all’altra... respirando nello stesso ritmo... Poi Marta rise piano, un po’ x il sollievo, un po’ x rompere quel silenzio che si era caricato... - Ecco, missione compiuta!!! Marco si sollevò e le porse la mano x aiutarla a rialzarsi. - Brava assistente...disse, con un sorriso che le illuminò il viso... Lei si passò una mano sui capelli, cercando di ricomporsi .. - Non è il mio mestiere, ma mi adatto...a piccolezze... Lui la guardò ancora un momento, poi si chinò a raccogliere gli attrezzi... - A volte, chi osserva tanto sa poi dove mettere le mani disse, senza guardarla.. Marta arrossí e non rispose... Il suono degli attrezzi fu l’unico rumore nella stanza.. Lui si raddrizzò, passandosi la mano sulla testa...la maglietta gli si sollevò un po’... mostrando la linea della schiena... Marta spostò lo sguardo e disse - È caldo oggi... - Già…rispose Marco, la sua voce era più bassa del solito... X un attimo, rimasero fermi, il rumore dell’acqua era terminato...si sentiva solo il ticchettio dell’orologio nel corridoio... X spezzare il tanto imbarazzo disse lui - Se succede di nuovo, può chiamarmi direttamente... - Lo farò, rispose lei... E le lasciò un biglietto stropicciato, infilato accanto al secchio... Uscì con un saluto timido chiudendo piano la porta. Marta rimase un attimo immobile, lo straccio tra le mani...con il rumore dei suoi passi sempre più lontani Sul biglietto c’era solo un nome e un numero. Niente di più... Lo osservò, poi lo ripiegò x bene e lo infilò nella tasca... Riprese a pulire, ma la mente era altrove, persa tra il rumore dell’acqua e lo sguardo di un uomo che forse solo x un istante aveva visto in lei qualcosa che nessuno notava mai... Passarono alcuni giorni... Marta continuava a lavorare nello stesso appartamento, con le solite cose... stanze bagni corridoio cucina finestre da lucidare e pavimenti da lavare...solita routine... Quella mattina, di nuovo, la perdita. Un suono ritmico, Marta lo riconosce appena entrata nel bagno... Il lavandino lo stesso...la goccia la stessa... Guardò il tubo, il raccordo... e con un sospiro guardò verso il telefono... Il biglietto era ancora lì.. piegato in due, nella sua tasca.. Che fare? Doveva richiamarlo? Lo tirò fuori, lo guardò di nuovo... Marco n. 388…..... Le dita tremarono leggermente... Non sapeva se era x il fastidio del gocciolio o x l’idea di rivederlo... Compone il numero, ma pensò in silenzio un attimo prima di premere “chiamata” Alla fine, cliccò ... Tuu...tuuu..tuuu - Pronto? la voce di lui era rauca, un po’ impastata... - Sono io… Marta... - Marta? - Sì… credo che la perdita sia tornata. Un breve silenzio, poi un respiro dall’altra parte del telefono... - Arrivo tra mezz’oretta. Non tocchi nulla... Chiuse la chiamata... Marta restò a guardare il telefono, poi il lavandino... Si passò una mano tra i capelli, cercando di sistemarsi....non capiva se era più agitata o curiosa... Quando Marco arrivò, il suono dei suoi passi nel corridoio le fece battere il cuore più forte... Aveva la stessa maglietta scura, un po’ umida sulla schiena, e la solita calma che dava tranquillitá... - Non mi piace quando qualcosa perde e appoggia la cassetta degli attrezzi. -nemmeno a me piace quando qualcosa perde rispose lei, senza sorridere del tutto. Lui la guardò, poi chinò di nuovo la testa sotto il lavandino... Ma questa volta Marta non si muoveva...era li accanto, in piedi, a guardarlo lavorare, con il profumo di lavanda che si mescolava all’odore del ferro .. Marco lavorava in silenzio... concentrato... Il suono metallico della chiave che girava, il suo respiro tranquillo, e il gocciolio che pian piano si faceva più lento.... Marta lo osservava, le sue mani strette sul panno.. All’improvviso lui si girò , e la trovò a pochi centimetri dal suo viso... - Mi passi il secchio? chiese Marta si piegò verso di lui appoggiandosi sulla sua schiena x arrivare al secchio che stava dall altra parte e fece come x strusciarsi su di lui...arrivò così al secchio e lo prese...lo porgeva a lui... e le loro dita rimasero intrecciate x un istante.. Poi niente più rumore dell’acqua... Silenzio. Solo il loro respiro. Marco si alzò, asciugandosi le mani sui pantaloni. - Adesso è apposto, disse. - Non dovrebbe più perdere. - Già… ma certe perdite tornano sempre, se non si cambia il pezzo giusto?? Lui la guardò, e in quel sorriso improvviso c’era dell altro... Prese gli attrezzi, ma prima di uscire si fermò sulla soglia... - Se succede ancora… disse senza voltarsi - non chiami l’idraulico...chiami direttamente Marco. La porta si chiuse piano dietro di lui. Marta rimase ferma un momento, ripensando alle parole dette. Sorrise...tornò in bagno x pulire e si accorse che aveva dimenticato la chiave inglese... Al che richiama e lo avvisa... le dice di aprire xchè era ancora lì Aperta la porta la tensione era alta... Troppo calore ... Marta lo accompagnava in bagno...c'era molto imbarazzo tra i due Fu Marco a rompere il ghiaccio... si avvicinò appena.. - Sa…non capita spesso di avere un’assistente così attenta... Lei inclinò appena la testa, cercando di mascherare l’emozione... - Mi piace che le cose funzionino bene..rispose.. Le dita callose di Marco gli scivolarono sulla chiave inglese che era rimasta sul pavimento, poi sul dorso della mano di lei... Un tocco leggero, ma bastava a farle vibrare il corpo Il tempo sembrava essersi fermato nel bagno illuminato dalla luce del sole.. Il vetro dello specchio rifletteva i due abbastanza vicini, un po' sfocate dal vapore x il caldo... - Credo che qui sia tutto apposto disse lui... Si voltò, lentamente, e rimase con la fronte a pochi centimetri dalla sua... L’odore del sapone, del metallo, e qualcosa di più umano, più caldo... Lei immobile.. Solo un respiro, poi un altro, e la distanza si fece più breve. - Allora…disse lei.. direi che abbiamo fatto un buon lavoro. Marco sorrise. - Direi di sì… ma forse potrei dare un’ultima controllata. Le loro mani si incontrarono ancora... L’acqua era ferma, ma dentro di loro qualcosa stava cominciando a muoversi... Li in quello spazio piccolo era nata una connessione che nessuna perdita avrebbe mai potuto fermare Fuori dal bagno, il mondo poteva continuare a girare... - Allora… vuoi prendere un caffè? disse Marco, rompendo il silenzio, ma con un sorriso molto emozionato.. Lei fece cenno di si sentendo il cuore accelerare.... - Mi piacerebbe. Pochi minuti dopo, seduti al tavolino della cucina, il contatto delle loro mani mentre si passavano la tazza di caffè fece scattare qualcosa di più profondo. Ridacchiavano, si scambiavano battute , ma c’era qualcosa di più intenso in ogni gesto... Marco si sporse leggermente verso di lei, le dita sfiorando le sue mentre cercava lo zucchero. Marta arrossì, e lui sorrise, accorgendosi della sua reazione... - Sai… credo che potrei abituarmi a questo tipo di perdite... disse con tono scherzoso... Lei rise Tra loro si sentiva la forte attrazione - Sei sempre così sicuro di te? - Solo quando ne vale la pena.. rispose Marco, inclinando la testa verso di lei. Il loro incontro continuò tra piccoli gesti, sguardi intensi e risate. Ogni momento insieme era un legame, un’attenzione e un desiderio nascosto... Marco si alzò, allontanando lentamente la sedia... Marta si alzò anche lei sentendo il cuore battere forte contro le costole. Quando lui si avvicinò davanti a lei, in piedi, l'odore di metallo e pulito si uní di nuovo. Marco le prese entrambe le mani, portandole alle labbra e baciandole leggermente - Non voglio che sia solo una perdita risolta, Marta...voglio un appuntamento ufficiale... Fuori da qui....senza lavandini che gocciolano, senza chiavi inglesi... Le prese il mento con il pollice e sollevò leggermente il suo viso... - Marco...riuscì a dire lei, con un filo di voce... - Caffè, cena, o magari una passeggiata? Decidi tu. Ma non un altro lavandino ok? Disse lui ridendo Marta non rispose con le parole. Allungò il braccio, le sue mani afferrarono la maglietta scura di lui e lo tirò a sé, tra loro un bacio che sapeva di caffè, detersivo e finalmente di un futuro possibile...La pulizia della casa del dottore poteva aspettare... Si ricomposero e uscirono di casa Si ritrovavano a casa di Marta quella sera stessa... Il suo appartamento era piccolo, pulito, e odorava di casa, non di detersivo x il lavoro. Era un profumo delicato... un buon profumo.. Marco entrò. La chiave inglese era nella tasca dei suoi jeans...la appoggiò in casa sua...Adesso era solo Marco, in un ambiente dove gli attrezzi erano altri...mestoli...e i tubi invece erano le gambe di un tavolo.... Marta chiuse la porta dietro di sé. Il silenzio era impressionante Lei si voltò verso di lui... - Non è granché,disse piano... mostrandogli la piccola stanza.. Marco si avvicinò e le prese la mano.. - non è quello che sono venuto a guardare... I suoi occhi scuri guardarono attentamente lei. - Vuoi un caffè? O una camomilla? chiese Marta, cercando di spezzare quel silenzio.. Marco fece cenno di no con la testa. - Voglio solo stare con te disse, portandole una ciocca di capelli dietro l'orecchio. Le dita, callose x il lavoro, erano diventate delicate. - Qui non c'è niente che perde. Qui c'è solo...solooo... Si fermò , lasciando la frase in sospeso... -Silenzio, continuò Marta, avvicinandosi. Si guardarono...non c'era fretta, non c'era piu l'imbarazzo. C'era solo la voglia di aver trovato all improvviso la persona giusta con cui condividere la propria vita... L'odore di detersivo e sudore non c'era più... restava solo un profumo misto di pulito e un uomo e una donna, con l'odore della loro attrazione.... Marco fece un passo avanti, abbracciandola forte... Lei si strinse a lui, la testa appoggiata contro la sua spalla, dove prima c'era solo muscolo teso e sudore, e ora c'era un abbraccio sicuro... - Non hai bisogno di pulire niente qui, disse Marco baciandole i capelli... - No, rispose Marta, tirando su col naso. - Credo che qui sia già tutto a posto. In quel piccolo appartamento, dove ogni cosa era al suo posto grazie all attenzione e precisione di Marta, due persone si stavano finalmente lasciando andare.. Marco iniziò a baciarla di nuovo, un bacio lento, profondo... Marco la prese per mano, e lei lo condusse nella sua camera da letto.. Era una stanza semplice, come il resto della casa di Marta. Un letto con una coperta trapuntata, un piccolo comodino con una lampada e un libro... Marta si sedette sul bordo del letto, era nervosa, un nervosismo che non provava da anni... Marco rimase in piedi davanti a lei, le mani nelle tasche dei jeans, i suoi occhi scuri che non la lasciavano un istante... c'era solo una profonda curiosità e un'attrazione forte - Sei bellissima, Marta... Lei alzò lo sguardo, un lieve rossore sulle guance.. Nessuno le aveva mai parlato così.. La sua vita era fatta solo di lavoro... Mai un complimento mai un uscita...a volte sembrava invisibile. Marco si inginocchiò davanti a lei, le mani prendevano delicatamente il suo viso. Le accarezzò la guancia con il pollice, un gesto lento... -Non voglio rovinare niente, disse Marta.. - Non potresti, rispose lui, il suo sguardo intenso che la rassicurava. - Non c'è niente da rovinare. C'è solo da... scoprire...da imparare.. Marta chiuse gli occhi per un momento, sentendo il calore delle sue mani, la vicinanza del suo corpo.... Marco si alzò... La maglietta scura che aveva indossato per tutto il giorno, quella che le aveva mostrato la schiena muscolosa e sudata, fu tolta... La lasciò cadere a terra... Il suo respiro le arrivò caldo sul collo mentre lui la baciava di nuovo, un bacio che la fece sdraiare dolcemente sul letto... Il suo corpo, forte e robusto, si appoggiò sul suo, e lei sentì i muscoli sulla sua pelle... ora il profumo dava di un odore più intimo dei loro corpi.. Marta sentiva il calore di lui, la sua barba che le sfiorava la pelle, i suoi baci che scendevano lungo il collo. Si lasciò andare completamente, le mani che esploravano la schiena di Marco, sentendo tutte le forme muscolose..e la pelle calda sotto le sue dita che accarezzava... Non c'era più la donna delle pulizie, né l'idraulico. C'erano solo Marta e Marco, due anime che si erano trovati in un desiderio l'una nell'altra, Carezze profonde in quel piccolo letto, sotto la luce della lampada che illuminava i loro volti tanti sospiri, tante carezze, ogni bacio era una promessa... niente più riparazione o pulizia. In quel letto, non c'erano perdite da sistemare, solo due corpi che si univano... E mentre la notte proseguiva, la stanza era piena di nuovi rumori, di respiri affannosi e sospiri di piacere, i suoni di due persone che si stavano scoprendo... Pian piano tra una carezza e un altra toglievano gli indumenti che avevano sopra trovandosi in intimo... Corpi che si attorcigliano si girano si uniscono con il calore che li unisce.. si esplorano a lungo... Lei con la fica ormai bagnata e pulsante lui con il cazzo ormai che esplode dai boxer... Si denudano e con il consenso di lei lui glielo penetra all interno senza fatica gli scivola x quanto bagnata stava... A lei piace gemendo tanto... Lui con colpi secchi la scopa con un desiderio mai avuto... Poi la fa mettere sopra di lui e lei inizia a cavalcarlo lentamente con movimenti lenti e precisi... Il culo che si intravede dallo specchio di fronte che si muove in modo circolare e lui che gode tanto muovendo il viso si nota come gli piace... Lei mentre galoppa si muovono le tette dondolandogli davanti il viso e mentre lui le lecca i capezzoli le arriva un orgasmo che le fa vibrare tutto il corpo... La fica tutta bagnata scola sul cazzo duro di lui... Poi Marta si gira a pecorina di fronte lo specchio e lui le sfonda la fica da dietro le accarezza la schiena e il culo poi la prende dai fianchi e la tira a lui dando colpo su colpo fino a venire togliendo il cazzo dalla fica...con dei schizzi sulla schiena riempiendola tutta di sborra calda... Ora dopo questi bei orgasmi avuti si distendono e rilassati si addormentarono quando la luce del sole la mattina entrava nella stanza Marco e Marta erano ancora abbracciati. Lei si svegliò per prima.. aveva il peso del braccio muscoloso di Marco sul suo fianco. Si girò piano per guardarlo.. i capelli scuri erano scompigliati, il respiro regolare e profondo. Era il suo volto di un uomo che lavorava tanto, che non aveva paura di sporcarsi, e che ora era li sereno nel letto pulito e ordinato.. Gli accarezzò la guancia pensando a come fosse cambiata la sua vita in meno di 48 ore... Non era solo un idraulico...l aveva visto oltre lo straccio e il secchio,come l'unico che aveva apprezzato lei...la sua capacità di osservare e, in qualche modo, la sua forza dentro lei... Marco si mosse e aprì lentamente gli occhi e sorrise subito... un sorriso assonnato ma che le trasmetteva tranquillità.. - Buongiorno, assistente... sussurrò, con la voce ancora rauca... - Buongiorno, Marco... rispose lei, dolcemente... Si strinsero ancora un momento... - Sai, disse Marco.. appoggiando la fronte alla sua... - Non ho mai dormito così bene... - È il mio segreto, scherzò Marta. - Pulizia a fondo del materasso Lui rise piano.. - No, è qualcos'altro... Qualcosa che non sapevo di aver bisogno di riparare in me... Si alzarono insieme... nella piccola cucina, si presero un caffè, lo stesso del giorno prima, ma ora senza imbarazzo... Le loro mani si sfioravano e il contatto non era più un incidente sul lavoro, ma una continua piccola conferma.. Marco era pronto x andarsene... Indossò la sua maglietta scura e i pantaloni raccogliendo la cassetta degli attrezzi vicino all uscita.. Sulla soglia, si girò x guardare ancora lei... Marta era lì, appoggiata alla porta con i capelli sciolti e gli occhi luminosi... - Allora, disse lui... avvicinandosi... prese il suo viso tra le mani, come aveva fatto la sera prima. -stasera...cena vera... niente caffè... Solo tu e io... - Non vedo l'ora, rispose Marta, un sorriso che le illuminava il viso... Marco la baciò, un bacio rapido e pieno di promesse e si allontanò - Ehi! lo richiamò Marta. Lui si voltò, la mano sul manico della cassetta - Hai dimenticato la chiave inglese x davvero stavolta? Marco le fece l'occhiolino - No...quella l'ho trovata... E indicò con un cenno del capo, la sua casa... Era il simbolo del loro inizio Uscì e chiuse la porta. Marta rimase ferma, con lo straccio tra le mani, e con una speranza...era il momento di costruire adesso....aveva trovato l'uomo giusto per iniziare....
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8 mesi fa
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La mia vicina - 2a parte - La quarantena
Dopo quello successo nella prima parte (pre quarantena) tutto è andato avanti normalmente. Non è successo niente di strano essendo sempre tutti a casa ormai da un bel po'.Tutto calmo e tranquillo. Rapporti di buon vicinato. “Ciao, tutto bene?” “Si dai. Si resiste”Uscite solo per spesa alimentare (strettamente) quindi nessuna possibilità di incontri o cose strane.Salvo, come sapete tutti ormai, durante la quarantena stranamente alcuni prodotti non si trovano. Tipo farina, zucchero e….lievito!!!Chi l’avrebbe mai detto!!!!Insomma, un giorno vado al supermercato e dopo un periodo che non si trovava più, ritrovo il lievito. Faccio la spesa. Ne faccio scorta e mi riavvio verso casa.Arrivo al cancello, trovo Valentina che sta uscendo in auto e mi sposto per farla passare.Giù il finestrino per il solito saluto. “Ciao. Come stai?” “Bene dai. Tu?” “ Si si…tutto bene” “Dove stai andando?” Domanda veramente stupida visto che si può uscire solo per il supermercato ma in quarantena anche gli argomenti di discussione mancano….“Al super. Non che abbiamo molta scelta ultimamente…” ridendo “ Ahahah…rispondo…vero!!! E indovina io da dove vengo???” “Super, vero?” ridendo. Beh dai…penso…almeno l’umore è alto.“Brava. Indovinato!!” “E cosa ho vinto?” mi chiede con la sua aria furbetta?“Niente” rispondo. “Anzi no. Una buona notizia!!!” “Ah si? Ci liberano in anticipo???”“Beh, no. Adesso….Non esageriamo. Però…..ho trovato il lievito!!!”“Veramente?” Risponde. “Certo faccio io”.Lei riprende “In che super sei andato?” E glielo spiego. “Peccato. Non ci vado mai li. Proprio non lo conosco. Ma senti…..perchè non mi accompagni che devo prenderlo anche io?”Stavo per rispondere di getto, no. Non posso! Ma fortunatamente ci penso un attimo e le dico. “OK. Seguimi”.Allora faccio retro con l’auto e mi avvio. Controllo dallo specchietto che ci sia e via. Intanto mentre guido penso alla scusa da inventare con mia moglie che peraltro è molto semplice. Coda lunghissima al super per entrare.Arriviamo e parcheggiamo nell’interrato. Non c’è in giro quasi nessuno. Mettiamo le auto una di fianco all’altra e scendiamo. “Ma devo anche accompagnarti dentro il supermercato o basta se ti lascio qui?” Nel frattempo la squadro e vedo che è vestita con gonna lunga piuttosto elegante. Come solo puoi andare elegante a far la spesa durante questo periodo di quarantena. Che ci fa sembrare abbastanza ridicoli. Lei tutta in tiro ed io in jeans ma tutti e due con la maschera!“Mhmm….se mi accompagnassi dentro non sarebbe male. Non conosco il super e quindi ci metterei una vita a trovare il lievito”. “Ma tanto dobbiamo stare ad un metro di distanza….”Mi risponde “ va bene, ti seguirò ad un metro di distanza” (ridendo). E ci avviamo.Memore della pecorina in cucina del passato, la lascio andare avanti per godermi lo spettacolo del suo culo.Stavolta fasciato in una gonna lunga e grigio chiaro che lasciava intravedere un perizoma ridotto ai minimi termini! Lo spettacolo di quelle due chiappe che danzavano a destra e sinistra mi risveglia qualche istinto di maialaggine che cerco di sopire quasi subito.Entriamo e ci avviamo a salire nell’area commerciale del supermercato.Tutti i negozi sono chiusi come da decreto e una certa sensazione di “strano” mi pervade. Mai visto un centro commerciale così deserto. Spettrale. Quasi da day after. Poi riguardo il culo di valentina che sul tapis roulant in ingresso è quasi ad altezza del mio viso e mi ritornano gli strani istinti.Per intenderci….non è una di quelle che ti fan girare la testa e di certo la sua misura dei fianchi credo sia qualche centimetro in più della canonica 90.Però ha quel non so che di morbido e “familiare” che ti genera istinti porcelli in men che non si dica!!!E posso dirlo dopo averlo testato. Oltre ad avere una certa malizia nel saperlo usare bene il suo di dietro!Insomma non è una fotomodella ma ha quel modo di fare fresco nonostante sia una milf e quella consapevolezza di fartelo tirare in men che non si dica che ne fa di lei un bel giochino sexy. E secondo me lei lo sa!Insomma, tutte queste elucubrazioni sul culo di Valentina mentre andiamo a comprare del lievito!!! Ahahahaha penso tra me. Può succedere solo in quarantena!!!! Ma ben venga.Ci avviamo verso il supermercato e passiamo davanti alle toilette. Mi dice….”devo andare in bagno”. “OK. Fai pure” ma possibile che le donne debbano sempre andare in bagno????? Rilancio, “devi rifarti il trucco prima di entrare?” ridendo. E lei “No, no. Mi scappa proprio la pipì” con tutta la naturalezza di questo mondo. Penso…..ma se sei appena uscita di casa????? Boh. “OK. Ti aspetto qui ma ad un metro di distanza!!!”. Lei risponde…..”E’ tutto vuoto. Mi mette paura. Mi accompagni dentro?”Beh, questa è una richiesta che non avevo mai ricevuto quella di accompagnare una donna in bagno. Ma c’è sempre una prima volta nella vita. “Va bene. Ma non dirlo a nessuno!!!” le rispondo. E ridiamo tutti e due.Il bagno donne è in fondo ad un lunghissimo corridoio e effettivamente, dato il centro commerciale completamente deserto, non c’è proprio nessuno. Passiamo prima davanti alla porta uomini e come d’abitudine faccio per entrare mentre lei prosegue per andare verso la porta donne. Vede che mi fermo e mi chiede, “non mi accompagni???” “Beh, fin qui ti ho accompagnato. Dove vuoi che ti porti?” “nel bagno donne! E se mi succede qualcosa mentre sono dentro da sola?” Stavo per risponderle, in caso vengo a prenderti io ma avevo notato una espressione strana sul suo viso. Un misto tra il sorpreso e lo spaventato allo stesso tempo. Ma anche un qualcosa di profondo nel suo sguardo. Come se avesse avuto una voglia strana da soddisfare. Mi guardo intorno e non c’è proprio nessuno. Allora con molta circospezione la seguo ed entro nel bagno donne. Territorio mai esplorato e mi sento un po' a disagio….Comunque la seguo e mi fa cenno di entrare nella cabina assieme a lei. Comincia a battermi strano il cuore e pulsarmi le parti basse. Ma vabbè. Cerco di mantenermi il più lucido possibile ed entro insieme a lei richiudendomi e bloccando la porta alle spalle.Con tutta la naturalezza del mondo, si solleva la gonna e intravedo un perizoma nero ridotto ai minimi termini. E già li…..fatico a nascondere l’erezione potente che mi era cominciata da prima. I miei jeans non sono attillatissimi ma elastici quindi, credo si veda tutto. O quasi…..Al di la del perizoma vedo un bel cespuglio scuro che l’intimo non riesce assolutamente a coprire e non ne capisco il senso ma tanto……ormai tutta la situazione non ha più senso!!!! Si abbassa anche quello (un filo interdentale…) si siede, si scarica e prende la carta per asciugarsi. Si asciuga mettendo bene in vista tutto il processo e io non credo ai miei occhi. Non ho mai visto una donna far pipì da così vicino. Non son amante (o almeno credo) di certe pratiche! Anche se….vista la mia potente erezione, forse potrei cambiare idea!!!Si alza, si rimette a posto perizoma e gonna e mi dice “prego, devi favorire anche tu?” Ovvio che in situazione normale avrei risposto no. Ma vista la situazione eccitantissima e vista la mia erezione che credo lei abbia intuito, le rispondo ” Si. Vorrei ma non posso!” E intanto tiro fuori il mio arnese non aprendomi soltanto la patta ma slacciando i pantaloni e abbassandomi i boxer che essendo tutti chiusi non hanno l’apertura per pisciare. Scomodi ma in certe situazioni, li benedico!!!Lei guarda tutta la manovra senza perdersi un fotogramma ed intanto io me lo prendo in mano e mi accingo a cercare di pisciare. Operazione che so in anticipo essere pressochè impossibile con un tale eccitamento!Lei lo vede e mi fa : “così non può funzionare!” ed io tra me penso, già! Allora lei abbassa il coperchio della tazza, ci si siede sopra e si avvicina il mio cazzo alla sua bocca visto che seduta è proprio ad altezza giusta. Belli comodi tutti e due. O meglio, lei di più! Comincia a guardarlo e avvicinandosi la cappella alla bocca, comincia ad accarezzarmela con le sue labbra. Morbide e calde le sento chiudersi sulla mia cappella piano piano. Che sensazione!!Sento le pulsazioni andare direttamente al mio cazzo e probabilmente lo sente anche lei. Non sono Rocco ma non mi sono mai lamentato delle mie dimensioni.Piano piano con la lingua me lo bagna, giusto per facilitare lo scorrimento ma rimane delicata a stimolarmi solo la cappella. Senza mani. Almeno inizialmente. Sembra timida.Poi prende coraggio e oltre ad affondare un po' di più, mi comincia a stimolare i coglioni con la mano sinistra mentre con la destra si appoggia sul mio fianco. Giusto per stare più comoda. O forse per non scivolare immediatamente in una sorta di gola profonda.Stranamente non mi guarda mai! Però vedo che si concentra molto sul mio cazzo quindi non me ne preoccupo più di tanto. Appoggio le mani sui due muri laterali (visto il periodo è tutto super pulito) e mi godo il momento senza muovermi. Valentina non mi sembra molto esperta ma ce la sta mettendo tutta per farmi stare bene. La mano la sposta dallo scroto al perineo e prova a stimolarmi anche dietro nel lato B. Allora per non farle fare fatica allargo bene le gambe. La dietro per me è tutto territorio inesplorato ma Valentina mi sembra ben predisposta! Intanto ovviamente ha già salivato bene cappella e asta e va su e giù di bocca che è un piacere. Sente i miei “scatti” comunque quando prova timidamente ad infilarmi un ditino dietro e sembra incuriosita dall’esplorare nuovi territori anche lei come me.Ad un certo punto sento che smette con la mano ma non faccio più di tanto caso. Diciamo che sono concentrato al momento a non esploderle subito in bocca. Anche se, lo ammetto, sono gonfio e vedo che fa fatica a mettere in bocca più di metà della mia asta! Di certo non ho quella sorta di feeling che puoi avere con la tua amante abituale di guidarle la testa o sapere cosa possa volere. Quindi rimango li fermo a godermi il momento e guardarla con quanta cura e passione si applichi al mio cazzo!Sento la sua mano che ritorna in zona lato B ma questa volta il ditino si fa più insistente e stranamente mi sembra scivolare dentro con più facilità! Una strana sensazione di leggero fresco e un minimo di fastidio e bruciore ma entra e comincia ad esplorare. La lascio fare. Non mi sembra esperta ma non credo possa fare danni. Sembra sapere il fatto suo o quantomeno è preparata mentre per me è un territorio completamente nuovo. Mi ritrovo con il mio cazzo in bocca alla mia vicina di casa e il suo dito nel culo che sonda confini inesplorati.La situazione mi piace anche se non sono abituato essendo io completamente vergine di culo. Invece lei sembra conoscermi molto meglio di me e prima sfiora e poi mi accarezza con una certa insistenza in una zona interna al mio sfintere che mi genera un piacere molto più intenso e per quanto possibile, mi fa gonfiare il cazzo allo spasimo. Non è un picco ma massaggiandomi è come se avesse innalzato la soglia del mio piacere oltre livelli che non conoscevo fino ad oggi.Massaggia e succhia, succhia e massaggia, intanto si spinge sempre più a fondo sulla mia asta. La sento che con la bocca si muove lentamente generandomi dei culmini di piacere inauditi. Anche perché supportati dal massaggio dietro.Sto per venire e credo lo abbia capito. Ho il cazzo di marmo, che pulsa ogni volta che mi massaggia dietro in una certa posizione, in un punto specifico. Si concentra su quel punto e si spinge fin quasi ad ingoiarlo tutto anche se credo in questa posizione sia impossibile.Sto per venire. Siamo tutti e due completamente muti e non ci guardiamo ma lei lo sente. E anche io!!!!Sposta la mano destra prima aiutando la sua bocca e poi accarezzandomi il mio scroto e con la bocca si sfila fino a tenere ben salde dentro le sue labbra la mia cappella.E’ il momento. Immagino senta i miei scatti che preannunciano i fiotti di nettare, con le mani e con la bocca ma non fa una piega. Anzi accentua e velocizza i movimenti con le labbra in modo da farmi impazzire di piacere e farmi sborrare ignobilmente una quantità abnorme. Che accoglie tutta in bocca continuando sia con una mano che con l’altra per cercare di mungermi fino all’ultima goccia. Anzi la destra sulle mie palle, da una morbida carezza diventa sempre più una stretta. Non fastidiosa ma ferma. Mi piace anche questa. Sono in punta di piedi, teso allo spasimo ma sempre con le mani sul muro. Questa volta ho deciso che lascio soltanto a lei l’iniziativa visto che ci sa fare e mi ha fatto scoprire orizzonti inesplorati.Mi svuota interamente e conserva il prezioso succo nella sua bocca fino al mio ultimo spruzzo. Facilita le ultime colature dal mio cazzo con il dito nel culo (che continua a generarmi scatti di piacere inauditi e mai provati) e spremendo le mie palle. Attenta a non farmi male ma neanche a perdersene una goccia! A questo punto si sfila dalla mia cappella, solleva i suoi occhi e i nostri sguardi ora si incrociano. Lei non è neanche più di tanto sconvolta anche se (era senza trucco e lo noto solo adesso) qualche sbavatura intorno alle labbra ce l’ha ma credo sia più, diciamo così, materiale lubrificante che non il mio sperma.Si assicura di avere agganciato il mio sguardo e poi, come se nulla fosse ingoia tutto facendo attenzione che io ne sia consapevole. So di essere stato abbondante quindi mi meraviglio ma in quel momento, cerco solo di evitare di afflosciarmi a terra come una pera. Devo essere sincero questo rapporto orale mi ha provato fisicamente! Sicuramente sono molto soddisfatto ma un pochino mi tremano le gambe e ho bisogno di qualche istante per riprendere conoscenza al 100%.“Buono” mi dice. “Sai di dolce”. Spero solo non mi chieda se voglio assaggiare. Per oggi ho già sfatato un tabù e vorrei evitare troppe sorprese in una volta sola. So anche di non essere ancora completamente ritornato in me. Fortunatamente non me lo chiede. Oggi per me sarebbe troppo.La cosa più stupida che mi viene in mente la dico “Sarà che in questi giorno sto bevendo succo d’ananas….”.Risponde lei” Ah. Buono a sapersi” e in quel momento, riprendendo lucidità, penso…ma come, mi hai fatto un massaggio prostatico da urlo o almeno credo, e non sai del succo d’ananas?Questa donna mi stupisce sempre più.“Solo una domanda” faccio io “come hai fatto ad entrare dietro così facilmente? Il mio urologo non ci riesce mai….”“Beh” risponde “forse il tuo urologo non è bello come me” e ride!!!! “E poi” continua mi fa segno con la testa verso un dosatore di gel igienizzante per le mani che era installato li dentro. “L’igiene prima di tutto!!!”“Ora credo tu possa pisciare in tranquillità. Ti devo lasciare solo?”Allora ridiamo tutti e due, io mi riassetto dandomi una pulita veloce e usciamo con molta circospezione.“Ah, il lievito lo trovi li all’ingresso” “Ok. Grazie per il disturbo. A buon rendere”La guardo sorridendo e le rispondo” quando vuoi” e tutti e due abbiamo un sorriso complice sulle labbra.Come farò a guardarla quando parleremo tra vicini ognuno con le proprie famiglie? Speriamo solo non mi vengano in mente questi momenti e non mi si rizzi sul più bello magari mentre sono vestito da casa in tuta. Vai a spiegarla a mia moglie se no quell’erezione!!!!
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8 mesi fa
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La mia vicina
Ci siamo trasferiti nel nuovo appartamento da poco. Tutto nuovo! Finalmente ognuno coi propri spazi. La famiglia che si allarga, non ci si stava proprio più nella casa di prima!Sin da subito, i nostri vicini salutano, chiedono, parlano.Che bello pensavo! Finalmente in un condominio dove la gente è normale e parla l'un l'altro!Come al solito in un gruppo di persone ce n'è sempre qualcuna con la quale leghi di più. Forse perchè più simile a te, ma ad ogni modo fai quasi subito una selezione e caso vuole che proprio i nostri dirimpettai di pianerottolo siano i selezionati! Una coppia simile a noi. Stesse età, figli più o meno coetanei. Insomma, due famiglie normalissime!Quando ci si incontra entrando o uscendo, non si fa mai a meno di scambiare due parole, "Come va? Tutto bene? Scusate per il baccano ieri, No no non si sente nulla" e via di questo passo. Insomma, rapporto di buon vicinato.Scambio di pensierini tra figli a feste comandate. Ebbene si siamo 2 famiglie normalissime con 2 figli a testa. Insomma, la norma più normale possibile.Fattostà, noto che la mia vicina spesso bussa alla nostra porta per chiedere di tutto, oppure quando mi vede in giro da solo e non c'è suo marito, mi saluta in modo entusiastico. "Ciaooooooooooooooo Paoooooooooooooooloooooooooooooo". E non perde mai occasione per attaccare bottone.All'inizio, dicevo tra me, rapporti di buon vicinato ovvio. Ma mia moglie che è un po' più scontrosa e scorbutica di me di carattere, ne era annoiata e ogni volta non faceva a meno di sottolineare "ma cosa vorrà Valentina? Che noia. Tutta questa confidenza. Ma che se ne stia al suo posto! Non puoi mai uscire che sembra quasi li ad aspettarti!"Io che sono più pacioso e amicone invece, la vedevo come una cosa positiva. Memore del passato condominio dove quasi non ci si salutava, apprezzavo il fatto di scambiare due parole come tutte le persone normali.Una sera, per una banale scusa come al solito, dopocena, viene a recuperare la figlia piccola che stava giocando con il mio e si ferma a parlare. Al solito mia moglie risponde a monosillabi mentre io le do corda. Insomma, si parla del più e del meno. Tutto normale. Si comincia a parlare dei figli (ne abbiamo 2 a testa quasi coetanei) e si parla se ne volevamo ancora o no. Se capitano, perché no? Io la butto li e lei, assolutamente no. Anzi per non rischiare all’ultimo parto mi son fatta chiudere le tube.A me viene subito da pensare, ma come mai mi racconta un particolare così intimo e privato della sua vita, ma non ci bado, continuo la conversazione e dopo qualche minuto recupera la figlia e, ognuno a casa sua.Tutto normale per un po'. Solite richieste da buon vicinato “mi presti un pugno di farina” “ho finito il sale. Ne hai per caso?” Ovvio, vuoi che non abbia il sale? E così via.Mia moglie sempre più inorridita ma sembra prenderla bene. Mi dice sempre più spesso ridendo “chissà cos’avrà dimenticato oggi".Un sabato pomeriggio, dopo pranzo, io appisolato sul divano, moglie e figlio piccolo a letto e figlio grande alla playstation, sento bussare alla porta.Incazzatissimo, ma chi mi sveglierà mai il sabato pomeriggio????Vado alla porta ed è lei. Valentina. “scusami. Ti ho disturbato???” Nooooooo penso tra me. Figurati. Sono solo sul divano che dormo il sabato pomeriggio. Non hai disturbato. Hai proprio rotto i cogl….i.Ma cerco di mettere in repertorio la migliore espressione che riesco.“Ma no figurati. Non disturbi mai” risposi ridendo.“Senti, abbiamo deciso di fare la torta ma non ho le uova. Per caso ne hai?”Ora, ma spiegami come puoi decidere di fare una torta senza uova in casa!Mi stava venendo di dirle di controllare se aveva anche farina e burro. Si sa mai.“Non saprei. Credo di si. Le abbiamo sempre noi (sottolineando) ma devo guardare in frigo. Vieni pure avanti”“Non vorrei disturbare”“No, no. Tranquilla. Dormono tutti”Faccio io "Magari guardiamo assieme in frigo, vah! 4 occhi vedono meglio di due” poi i miei assonnati vedono ancora meno.“OK”.Andiamo in cucina, avanti lei come se fosse casa sua.E guardandola da dietro, mi accorgo che ha una maglietta da casa ma piuttosto aderente e dei leggins. Ora, non avevo mai fatto pensieri strani su di lei, soprattutto ora che mi aveva svegliato nel bel mezzo del mio pisolino. E tutto sommato, una donna normale, sulla quarantina, ne brutta ne bella. Insomma, non una che ti fa girar la testa se la incontri per strada. Ma in certi frangenti, credo abbia la capacità di farti partire l’embolo.Certo è che non vedevo l’ora che se ne andasse per tornare in pace e tranquillità sul divano.Insomma, apre il frigo, oh ma è casa tua?? penso tra mee me.E comincia a guardare ma, vedo che si orienta verso la parte bassa del frigo. “Valentina non penso proprio le uova siano li. Non le metto via mai io, ma credo siano qui nella porta."E faccio per muovermi passandole dietro cercando di arrivare alla porta. Però, noto che nello stesso momento mi dice “no guarda. Io le tengo qui in basso così stanno al fresco” e mentre lo dice si sposta un filo più indietro proprio mentre passo io. Caso vuole che con le mie parti basse le sfioro il sedere.“Scusami!” dissi io imbarazzato!Ma noto che lei non fa una piega.Anzi. Mi sembra si spinga ancora più indietro quasi a sondare il terreno! E non si volta neanche.Io continuo a pensare: non se ne sarà accorta. Invece la porcellina, se ne era accorta per bene! Indossavo pantaloni della tuta molto morbidi quindi ci mise poco a capire che c’era un rigonfiamento anomalo là sotto!Solo ora, arrivati a questo punto, metto a fuoco la situazione. La mia vicina, sabato pomeriggio, piegata a 90 gradi davanti a me, in leggins e maglietta attillata, noto solo ora che non porta nulla ne sotto la maglietta ne sotto i leggins, che mi si struscia sul mio pube. Cosa faccio? Lascio?Domanda retorica. Sto al gioco!E comincio a strusciarmi anche io assecondando i suoi movimenti e prendendo il suo tempo.Lei continua, non si volta e non mi rivolge la parola. Continua a muovere i fianchi e nel frattempo si mette comoda appoggiando le mani sul ripiano del frigo e sul piano cucina. Siamo alti quasi uguale quindi non facciamo fatica. Ovvio che sente ormai il mio membro del tutto rigido! Allarga le gambe, inarca la schiena come se fosse già pronta a prenderselo tutto dentro. Abbiamo passato il punto di non ritorno!Le metto le mani sui fianchi. Un leggero tremito ma poi accetta di buon grado di farsi guidare. La stringo sempre più! Ai fianchi e sulle chiappe che ormai le sento tutte un tremito e calde.Comincio a sfilare la maglia dai leggins (non ci vuole molto) e faccio scorrere le mie mani sulla sua schiena: causa gli eventi e un erezione da paura, ho le mani piuttosto fredde. Me ne accorgo dal suo fremito quando le tocco la schiena ma non mi fermo. Non fa una piega quindi deduco che le piaccia!Risalgo con le mani quasi in una sorta di massaggio ma arrivato alle spalle, devio sotto le braccia e raggiungo il seno. Una seconda scarsa ma con dei bei capezzoloni reattivi che avevo già notato dalla maglia sin da subito. Lo avrà fatto apposta? Glieli stringo allora. E ci gioco. Perché privarsi dei piaceri della vita? Li sento belli turgidi e sporgenti. Lei inarca ancora di più la schiena e comincia a darmi dei colpetti la sotto simulando il rapporto!Insomma, in men che non si dica da, "per caso hai due uova?” ad una quasi pecorina, il passo è breve!Finito il trattamento ai suoi capezzoli e lasciatili stile attaccapanni talmente erano turgidi, comincio a non poterne più. Riscendo con le mani e torno in zona fianchi. Trovo l’elastico dei leggins e comincio ad abbassarglieli! Ormai ho messo in mostra il suo bel culo. Che stupido, non lo avevo mai visto sotto questo aspetto, morbido ed accogliente.Continuo ad abbassarglieli e mi arriva tutto il suo odore di sesso e la sua voglia al mio naso. Come eccitarmi ancora di più. Sarà carica di ormoni?Ormai siamo in preda ai più bassi istinti animali! Le abbasso di scatto i leggins fino alle caviglie e piegandomi per farlo, non posso non notare un bel ciuffo in mezzo alle sue gambe! Mhmmmmm, non depilata. Old style. Proprio come piace a me. Già che ci sono e che sono piegato, decido di affondare la mia faccia tra le sue chiappe e stuzzicarla con la lingua. Apre le gambe la porca giusto per sentire meglio la mia lingua. E’ un misto di profumo di appena lavata, si era preparata per benino la maiala, di odore di sesso e del suo sapore. Dolce ed acido allo stesso tempo. Ormai è un lago! Non me ne perdo una goccia! Inutile stuzzicarla sulle labbra con la mia lingua tanto è già pronta per accogliermi!Mi alzo allora, abbasso pantaloni e boxer in pochi instanti e le appoggio delicatamente il mio membro ormai durissimo e umido pure lui, sulle chiappe. Appena lo sente, si sposta indietro e con il culo esplora le mie palle. Rigonfie e pronte a fare il loro lavoro. Appena capisce, si ri-assesta e se lo fa entrare immediatamente. E’ talmente bagnata che l’unico rischio e che il mio cazzo, scivoli e sbagli buco. Ma lei è una maestra a guidarselo dentro nel buco giusto. Ha voglia, si vede e non fa nulla per nasconderlo!La stringo ancora per i fianchi e al momento guido io. Entro piano ma lei cerca di schiacciare il suo bel culo contro il mio pube. Vuoi qualcosa di forte, penso? Siamo in silenzio per non insospettire nessuno in casa ma il linguaggio dei nostri corpi ci basta. Bagnatissima e calda lei. Durissimo io! Abbinamento perfetto! Scivolo dentro e comincio a muovermi giusto per crearmi la strada e vedere come reagisce. Reagisce bene la porca. Mi si schiaccia sempre di più come a dire, sfondami ti prego!A questo punto non resisto. Mani come il ferro a cingerle i fianchi e ora, baby, guido io le danze!!!Comincio ad assestarle dei bei colpi e sento che lei gradisce. Anzi, inutile tenerle i fianchi. Guido io ma vogliamo la stessa cosa! La sento fino in fondo. Sono piuttosto dotato quindi solitamente evito di affondare molto violentemente specie ai primi colpi per evitar problemi. Ma lei vedo che ci sta. Non si volta, neanche un verso ma ormai i suoi umori colano vistosamente.Vista la situazione continuo a muovermi ma sposto una mano in mezzo alle sue gambe, sul suo sesso. Doppia stimolazione. Che la porca accetta di buon grado! E si bagna ancora di più!Non possiamo emettere il benchè minimo suono ma la cosa sembra piacere a tutti e due. Una sveltina occasionale tra vicini. Ci intriga! E senza neanche guardarci in faccia!Quasi come tra prostituta e cliente!La scopo sempre più forte. Aumento il ritmo e lei mi segue. Si muove. Si inarca, sempre appoggiata con le mani, non si volta mai e non emette suoni. A parte lo “schiaffo” del pio pube sul suo culo. Indecorosamente bagnato ormai! Siamo in preda ai più beceri istinti. Io non vedo l’ora di riempirla e lei non vede l’ora di farsi riempire. Non avrei mai scommesso su questa sua vena di porca autentica!La sento venire una volta, poi un’altra ravvicinata. Ma non molla il mio cazzo. E non molla il colpo! Forse vorrà assicurarsi che anche io abbia la mia parte di soddisfazione degli istinti! Che animali che siamo!Io continuo. Vado giù pesante e sempre più a fondo. Sento le mie palle bagnate dei suoi umori. Alle volte mi fermo tutto dentro, la schiaccio a me e mi assicuro con le palle di stimolarle il clitoride. Chissà mai che venga ancora….. Ma dopo le prime due volte, non mi sembra di averla più sentita venire.Mi asseconda. Sente che mi manca poco ma ha diminuito la tensione di prima. Non mi importa. Un paio di altri colpi assestati bene, poi aumento la frequenza e le esplodo dentro anche io!!! Ora capisco il perché dell’operazione alle tube!!! Zero rischi. Le vengo dentro senza ritegno e sto dentro qualche istante. La sento che si gode questo momento di calma ma non possiamo rischiare oltre.Mi tolgo, do un ultimo sguardo al suo culo bello rosso e completamente bagnato e l’aiuto ad asciugarsi e risistemarsi. Stranissimo, continua a rimanere girata con la testa in avanti e a non guardarmi. SI rimette a posto, facile visto l’abbigliamento ai minimi termini e nel frattempo mi riassesto anche io. Il clima tra noi due rimane tra il teso e il freddo! Quasi distaccato. Non capisco. Ci siamo scopati come due ossessi in una pecorina da favola e non mi parli? Ti vengono adesso dei sensi di colpa? Oppure ti rendi conto del rischio che abbiamo corso? Boh. Valle a capire a volte le donne!!!Ad un certo punto mi fa ”dunque…dove eravamo rimasti? Dove le tieni le uova? Ah…si. Che sbadati che siamo”, accennando ad un sorriso ironico. “Qui nel portauova nella portiera del frigo!” E si mette a ridere. Sdrammatizzando ed alleggerendo la situazione.“Te ne prendo 2, OK?” “ Si, si. Fai pure.“ “Appena posso te le restituisco” “Scherzi?” le rispondo io. “Al massimo regalami una fetta di torta. Anzi no. Meglio se me le restituisci. Ma vieni a metterle tu nel frigo!!! Ahahahahah” e ridiamo assieme. Ora si che la situazione è tornata calma e rilassata come tra due vicini di casa.“Grazie ancora e scusa per il disturbo” “Figurati. Quale disturbo? Se non ci si aiuta fra vicini…” e con uno sguardo complice stavolta, l’accompagno alla porta e la saluto”.Mi rimetto sul divano e dopo qualche minuto arriva mia moglie. “Chi era?” “ No niente. Al solito Valentina. Voleva fare la torta ma era senza uova ed è venuta a chiedermene un paio. Solita storia” E abbozzo una risata! Infingardo "mi ha anche svegliato. Mi ero appisolato sul divano!!!!”“Ah OK. Per fortuna c’eri tu ad aprirle. Io ero sveglia ma non avevo proprio voglia di vederla!!!”Tra me pensavo….e per fortuna proprio!!!!!!
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8 mesi fa
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Orgasmo a Domicilio
Ho conosciuto Arianna su Tinder, e dopo pochi giorni di messaggi sempre più eroticamente spinti, decidemmo di incontrarci a casa mia. La scusa? Guardare la finale dell'Eurovision, ma entrambi sapevamo che c'era in ballo una performance ben più intima. Si è presentata con un look che era la perfetta promessa: un gonnellino di pelle che le fasciava il culo sodo, un top semi-scollato, e sneakers. Sexy, ma con un tocco di innocenza che la rendeva ancora più invitante. Mentre aspettavamo le pizze, le ho offerto da bere. Le ho detto di mettersi a suo agio e di appoggiare le gambe sul pouf. La mossa è stata tattica: lei si è tolta le scarpe e, appoggiando i piedi, la gonna di pelle si è sollevata quel tanto che bastava per rivelare le sue cosce bianco candide fino quasi al confine proibito. La vista ha acceso immediatamente i bollori. Già immaginavo la sua bocca carnosa riempita dal mio arnese. Ho iniziato ad accarezzarle i capelli, un gesto che ha sciolto l'ultima traccia di imbarazzo. Mi sono avvicinato un po' e con la mano ho lasciato scivolare le dita verso la scollatura. Lei non ha fatto una piega. Mi ha guardato negli occhi, dandomi un tacito via libera. Ho agito d'istinto: ho afferrato la sua tetta attraverso il top e l'ho trascinata violentemente sopra di me, facendole sentire l'urgenza della mia eccitazione sotto i pantaloni. Lei non si è scomposta: ha premuto il suo culetto sodo sul mio cazzo teso, con una forza tale da farmi quasi male. Ha reclinato la testa all'indietro, i capelli raccolti che le scoprivano il collo, ed ho sentito i suoi gridolini soffocati di piacere. Le mie mani si sono impossessate delle sue tette sotto il top. Ho alternato schiaffetti a pizzicotti cattivi sui capezzoli. Arianna stava già godendo come una porca. Suona il campanello. È la consegna delle pizze. Il suono sferragliante ci ha riportato alla realtà, ma l'adrenalina ci ha tenuti in ostaggio. Lei era ancora a cavalcioni, il culo premuto sulla mia erezione, il respiro affannoso. "Non rispondere, cazzo! Non rispondere!" ansima lei, cercando di baciarmi con la bocca mezza aperta. "Non posso, se ne va. Tu però non ti muovere, porca." Mi sono liberato in fretta e furia, il cazzo che mi batteva contro la stoffa, e con la voce roca le ho detto: "Digli di salire... subito!" Sono andato ad aprire la porta. Il fattorino, stanco, mi porge il cartone. Mentre pago, sento Arianna muoversi proprio dietro la mia spalla. "Ah, le pizze! Non vedevo l'ora, tesoro. Morivo di fame!" esclama lei con una voce incredibilmente zuccherata e finta, mettendosi in piedi proprio dietro di me. Mentre mi volto per dare la mancia, lei fa la sua mossa da diavoletta: la sua mano scende veloce e furtiva lungo la mia schiena, afferra il mio cazzo che spinge contro il tessuto, e lo stringe con una pressione intensa. Il fattorino non ha visto nulla, ma io ho sussultato per l'onda di piacere inaspettata. Arianna mi ha guardato con gli occhi carichi di vizio e un sorriso oscenamente seducente, godendosi il rischio. Ho balbettato un "Grazie" mentre lei stringeva ancora una volta per punizione, poi ha lasciato andare il mio membro e mi ha sussurrato all'orecchio con un tono roco e umido: "Ora sbrigati. Sei così duro che mi fai male alla vista. Trovami sul divano." Ho chiuso la porta in fretta, lasciando le pizze sul tavolo come fossero immondizia. Mi sono fiondato sul divano. Lei si era già sdraiata. La gonna di pelle era ora completamente arrotolata sulla vita, le mutandine nere di pizzo erano in bella vista, e il top era tirato su, le sue tette sode imploravano di essere divorate. "Non mi hai finito di toccare, stronzo," mi ha provocato, afferrandomi la mano e guidandola nel suo intimo sotto il pizzo. La sua figa era bollente, zuppa e apertissima, pronta per essere sfondata. "No, non ho finito. E tu non farai altro che urlare per il resto della serata," ho ringhiato. L'ho spinta all'indietro sul divano, strappandole il top e il reggiseno inesistente, e ho affondato la bocca sul suo seno. Lei ha gemuto, e ho usato la sua eccitazione come benzina. In un attimo, le ho strappato il gonnellino e le mutandine. Ho spalancato le sue gambe, leccando l'interno coscia fino ad arrivare alla sua vagina rigonfia e pulsante. L'ho succhiata e leccata come un affamato, mordicchiando e divorando il suo clitoride enorme e duro. Lei si è inarcata, la testa gettata all'indietro, grugnendo e implorando. Ho continuato finché non ha urlato il mio nome in un orgasmo violento e liquido, il suo corpo scosso dai tremiti mentre io le assaggiavo il nettare bollente. Non c'era tempo per recuperare. Ho strappato i miei pantaloni, il cazzo che pulsava come un martello pneumatico. L'ho sollevata e messa a pecora sul divano. Ho afferrato il suo sedere sodo e mi sono spinto dentro la sua fica calda e umida. Lei ha urlato, un grido di pura gioia carnale. Ho iniziato a pompare con un ritmo selvaggio e bestiale, il divano che scricchiolava sotto il peso della nostra lussuria. Lei gemeva parole sconnesse: "Più forte! Sfondami! Sei mio!" Ho finito per sborrarle dentro con un ruggito, la carne che sbatteva forte in un crescendo di piacere assoluto. Siamo rimasti ansimanti e sudati sul divano. Le pizze erano fredde, ma noi eravamo bollenti e sazi. "La prossima volta, le pizze non le ordiniamo," ha sussurrato lei, leccandomi il collo.
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8 mesi fa
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Car sex che passione
Nello scambio di coppia, cuckold, orge o altri giochi a tema si ricerca due cose; il massimo del piacere e l'emozione. Un gioco mooolto emozionante al quale ci siamo dedicati subito dopo aver iniziato i giochi di scambio coppia e/o introducendo nel nostro menage uno o piu singoli, giochi particolarmente amati dalla nostra lei, e stato il car sex. La proposta di andare a giocare con altri singoli in parcheggi o altri simili luoghi d'incontro ha trovato la nostra le particolarmente entusiasta, ma per aumentare ulteriormente l'asticella delle emozioni, e anche appagare le sue fantasie da schiava sessuale, sempre molto atratta da certe situazioni... naturalmente andavano messe delle regole ai giochi, invero poche; giocare con chiunque si presentasse per giocare, e categoricamente fare e farsi fare tutto cio che volevamo, eccetto la violenza. Accetto le regole un po perplessa ma gia con gli ormoni a mille. La prima volta andammo nel parcheggio di un centro commerciale noto per certe attivita notturne. Tarda serata infrasettimanale, pargheggio praticamente deserto. Ci mettiamo in un angolo lontano dai lampioni, praticamente buio, al confine del piazzale. Tempo una sigaretta arriva un auto, fa piano il giro completo e si ferma al'altro lato del parcheggio. Anche lui in attesa, infatti vediamo che si accende una sigaretta e soffia il fumo fuori dal finestrino. E solo, sicuramente sara un uomo. Chiedo a Lory, la mia lei, se vuole farlo, se e pronta. La vedo un po tesa, ma mi risponde di si. Lei comincia a spogliarsi, poche cose, visto che e estate, giusto gli shorts, la maglietta e le mutandine, mentre io avevo acceso la lice nel'abitacolo, cosi dal'altra parte si vedeva qualcosa... Infatti qualcosa aveva visto, dato che mi lampa tre volte con i fari, segnale convenuto del posto, che se accettato, si rispondeva con altrettanti lampeggi, cosa che ho fatto. Mette in moto, viene verso di noi, a fari spenti, e si parcheggia dal mio lato, ma un due, tre posti auto piu in la. Ne esce fuori una figura alta, magra, si avvicina e saluta con un "Buonasera, avete voglia di compagnia?" Dalla voce si presume abbia sulla quarantina, mentre noi al'epoca avevamo 22 anni lei e 23 io. Gli rispondo che Lory vorrebbe divertirsi, e non pone alcun limite o paletto ai giochi, puo fare e chiedere cio che vuole. Lo vedo piacevolmente sorpreso, e io ribatto, te la porti in auto e te la scopi come piu ti piace. Mi giro verso Lory e la invito ad uscire per andare da lui. Respiro affannoso, avra il cuore in gola, ma prende un bel respiro ed esce dal'auto. Sara anche quasi buio, ma si vede benissimo che e tutta nuda, ed e anche un bel vedere. Gli si avvicina, mentre lui la sta gia mangiando con gli occhi, indeciso se guardare quel bel seno o quel triangolino curato in mezzo alle gambe... Lory non sta piu nella pelle, questi sono i momenti peggiori per lei, non ce la quiete del prima, mentre sono ancora tutti vestiti e non succede nulla, e non e il gioco, l'amplesso, dove si fa sesso... e il purgatoria, la terra di mezzo.... "Andiamo" lo invita Lory mentre sta andando verso la sua auto, lanciandomi un'occhiata che conosco benissimo, tra il divertito e l'eccitato... Io incoraggio lui; "Vai vai tranquillo, puoi tranquillamente anche venirle dentro..." Io resto nella nnostra autoe intravedo le ombre che si muovono nella sua auto. Mi sto godendo lo spettacolo, il vedo non vedo, l'intuire cosa stanno facendo, anche ascoltando il loro ansimare... Dieci, quindici minuti di focose efusioni e poi subentra la calma, il silenzio. Pochi minuti dopo si apre la portiera del passeggero e se ne esce Lory, fa alcuni passi verso di me e si ferma. Solo allora vedo che tiene la mano sinistra tra le cosce. Mi guarda sorridente, si mette a gambe larghe e sposta la mano. Una pigra bava bianca le cola dalla fichetta, e in grossi goccioloni si forma una piccola pozza luccicante tra i suoi piedi. Mi chiede una salvietta. Anche il tizio e fuori dal'auto e si sta rivestendo. Finito si avvicina e ci chiede se abbiamo voglia di andare da qualche parte a bere qualcosa. Decliniamo gentilmente l'offerta, lui saluta e se ne va. Adessi che Lory ha ripreso fiato dalla cavalcata, placato l'animo le chiedo com'e andata. "Favoloso" mi risponde, e comincia a raccontarmi cio che io avevo solo intravisto. " Appena entrati in auto l'ho attirato verso di me e baciato sulla bocca, ma non un bacio fraterno, gli ho schiaffato la lingua in bocca, che lui, dopo un attimo, ha ricambiato. L'ho aiutato a spogliarsi, si vede che avevo una voglia matta? E mi sono fiondata sul suo cazzo. Me lo sono lavorato come ben sai, dal grande alle palle passando sul'asta. Sembrava dovesse esplodergli. Ha tentato di leccarmi la passerina, ma in auto e complicato, pero io lo volevo dentro di me, e allora mi ci sono seduta sopra. Mentre io gli roteavo il bacino sul suo cazzo penso che lui stesse facendo le tabelline per non venire subito, mentre io venivo come una fontana , un orgasmo dopo l'altro... Sendo da cavalconi e gli concedo qualche minuto, altrimenti mi scoppia. Quando si e calmato un po mi e venuto sopra, e ha cominciato a pomparmi, cambiando spesso ritmo, o fermandosi per non venire troppo presto. Nel mentre le nostre lingie roteavano rincorrendosi nelle bocche lo prego di venirmi dentro. Si vede che non ce la faceva proprio piu, mi ha scopato con foga, come un forsennato e quando si e fermato... I primi due schizzi li ho sentiti bene, distintamente mentre mi veniva dentro, e non ti dico che orgasmo mi hanno dato... Pausa, lo sento aflosciarsi dentro di me, e prima che scappi fuori ho messo la mano a mo di tappo. Appena fuori, sul piazzale ho visto quante ce nera, hai visto?" Ehh, avevo visto si, quante volte ho visto il sperma di altri uomini uscirle dalla fichetta. A me piace, lei poi lo trova imprescindibile, non e una scopata altrimenti... Allora ti e piaciuto le chiedo? Ti piacerebbe rifarlo? Ma anche adesso, subito mi rispose, e comincio a guardare se cera qualche altra auto sul parcheggio. Purtroppo non cera nessuno, aspettammo un altra mez'ora, ma ormai si faceva tardi e il giorno dopo era giornata lavorativa. A casa, ancora eccitati scopammo come ricci, e la fantasia gia volava si altre piccanti avventure...
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8 mesi fa
4.9/5 - (10 Totale voti)
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Il Punto di Rottura
Quello che vi sto per raccontare è accaduto un paio di mesi fa. Mi chiamo Marco, ed ho 40 anni. La contrattura mi diede la scusa perfetta per tornare da Luca, il mio amico d’infanzia che aveva aperto lo studio di massaggi.Luca mi mostrò con orgoglio lo studio: cabine private, insonorizzate, con luci color ambra che creavano ombre seducenti e musica che vibrava quasi nella pelle. Un vero santuario per i sensi. Finito il massaggio, la nostra chiacchierata si incanalò subito dove volevo io.«Luca,» buttai lì con un tono casuale, «dimmi la verità. Tutte queste donne nude sul tuo lettino... non ti scappa mai la mano, o qualcosa di più?»Luca sorrise, un sorriso da predatore che conosceva bene il suo mestiere. Mi confessò che non solo gli era "scappata la mano", ma che in molti casi l'aveva fatto di proposito.Mi raccontò di come usava l'olio per rendere i tocchi ambigui, di come la tensione del massaggio si trasformava in tensione sessuale. Descrisse, con dettagli che mi fecero sudare le mani, i gemiti sommessi che diventavano grida silenziose, le mani delle clienti che cercavano il suo inguine sotto i pantaloni bianchi, e come spesso l'atto si concludeva con un ditalino o una vera e propria scopata sul lettino caldo d'olio.Quella notte sognai Luca, i suoi racconti e soprattutto Francesca, mia fidanzata. Francesca, 40 anni, un metro e sessanta di fisico tonico, seno piccolino ma perfetto: portava i suoi anni con una grazia che mi rendeva ossessivo. L'idea di vederla in una situazione di totale abbandono, spinta oltre il limite da un altro uomo, divenne una febbre. La seduta seguente, gli proposi il piano. Volevo un massaggio totale per Francesca – quello giapponese con tocco intimo – e volevo assistere segretamente.«Non voglio che sappia che ci conosciamo,» gli spiegai. «Voglio vedere cosa succede quando la tua mano 'scivola'. E voglio che lei non si senta in colpa per quello che potrebbe fare.»Gli diedi i suoi punti deboli: l'adorazione per il tocco insistente sul clitoride, l'eccitazione per il sesso anale, la fissazione per il Giappone. Luca, con la lucidità di un seduttore professionista, propose l'opzione del "massaggio uterino" per completare la seduta, un’escalation che sapevo l’avrebbe fatta impazzire. La sera stessa, la travolgo con l'idea, dicendole che le avevo prenotato un ciclo di massaggi. Lei, pensando al Giappone, accettò con gioia.Il giorno fatidico l’ho lasciata in studio. Mentre Luca la faceva accomodare e le spiegava il massaggio nel suo ufficio (dove mi aveva posizionato una microcamera), io mi sono introdotto nella stanza comunicante attraverso la porta di servizio. Mi nascosi dietro il separé, il mio cuore batteva contro le costole. Potevo sentire la voce di Luca che le spiegava che era un massaggio "totale" e "sacro", toccando ogni parte del corpo, e che includeva l'opzione per un massaggio all'utero. Ho visto Francesca esitare, ma la sua curiosità, e l'aura esotica che Luca aveva creato, hanno avuto la meglio. Ha firmato la liberatoria.Francesca è entrata nuda, si è stesa prona e coperta a metà. Luca ha iniziato.Non era un semplice massaggio; era una mappatura erotica. Sulle gambe, insisteva sull'interno coscia, avvicinandosi sempre di più al suo centro. Al primo sfioramento del Monte di Venere coperto dal telo, ho visto la pelle di Francesca sussultare.Quando si è voltata, Luca le ha coperto gli occhi con una salvietta calda. Questa rimozione della vista ha amplificato ogni altro senso.Il massaggio sul seno è stato una tortura dolce. Luca ha usato l'olio in modo generoso sui capezzoli, manipolandoli con movimenti circolari che li hanno fatti erigere immediatamente. Le dita dei piedi di Francesca si contraevano in spasmi ritmici – un sintomo inequivocabile del piacere crescente. Ero in erezione, il respiro bloccato, ma la scena che si stava svolgendo era infinitamente più eccitante di qualsiasi auto-piacere. Infine, le gambe sono state divaricate, scoprendo il centro del desiderio. Luca ha fatto colare un filo d'olio caldo direttamente sul Monte di Venere. Ha iniziato. Un tocco leggero sulle grandi labbra, poi una pressione ferma e rotatoria direttamente sul clitoride. Francesca ha emesso un gemito soffocato. Luca ha ripetuto l'azione, aumentando l'intensità. Non era più massaggio, era seduzione a mani nude.A quel punto, Luca ha spinto il suo bacino in avanti: potevo vedere chiaramente il contorno del suo cazzo in erezione sotto i pantaloni bianchi, che sfregava contro la mano e il braccio di mia fidanzata. Francesca non ha indietreggiato; in un atto subconscio, ha mosso leggermente il braccio, quasi per incoraggiare lo sfregamento. Luca ha tirato fuori un vibratore professionale. L'ha usato sulle cosce, sul ventre, e poi l'ha posato sul clitoride, mentre le chiedeva se volesse procedere con il massaggio uterino.«Sì... Luca... sì,» ha risposto Francesca in un ansimare spezzato.Mentre il vibratore lavorava, Luca ha infilato un dito dentro di lei. La figa di Francesca era già un lago. Al secondo dito, il ritmo si è fatto più intenso, più penetrante. In preda all'orgasmo in arrivo, ho visto la mano di Francesca cercare il membro di Luca. Quando lo ha afferrato sopra i pantaloni, non c'è stata esitazione. Luca ha slacciato i pantaloni, che sono caduti, e lei ha tirato fuori la sua verga dura come roccia. Luca ha aumentato i movimenti delle dita, e il forte gemito di Francesca ha confermato il suo orgasmo. Mentre lei veniva, Luca ha spostato il corpo. Francesca non ha perso un attimo: ha girato la testa e ha iniziato a succhiargli il cazzo con frenesia. Non l'aveva mai fatto con me con quella foga.Ero lì, dietro il separé, a segarmelo fino all'ultima goccia in una salvietta, osservando mia fidanzata prendere completamente possesso del cazzo di un altro uomo. L'eccitazione, l'invidia, e l'amore per questa sua liberazione mi hanno fatto venire con una violenza che non provavo da anni. Luca si è staccato da lei, ma Francesca non ha mollato la presa sul suo sesso. Luca l'ha presa per i fianchi e l'ha sollevata leggermente, invitandola a cavalcarlo. Senza esitazione, Francesca è scivolata sul lettino, posizionandosi sul ventre di Luca, guidando il suo membro che era ancora bagnato del suo piacere.Si è seduta su di lui, inarcando la schiena tonica. Potevo vedere chiaramente il mio amico sotto il corpo sinuoso di mia fidanzata, mentre lei iniziava a muoversi con un ritmo sempre più frenetico e incontrollato. «Sì... così Luca... più forte...» ansimava lei, il viso contratto in un misto di desiderio e totale abbandono. Luca non era più il massaggiatore zen. Era un uomo che la prendeva con foga. L'ha afferrata per il sedere, spingendo in profondità, e poi, con uno scatto repentino, l'ha fatta girare, mettendola a quattro zampe sul lettino.Francesca ha obbedito immediatamente. Luca si è inginocchiato dietro di lei, ha spinto il suo bacino in avanti per esporre meglio la sua entrata e, dopo aver sputato sulle dita, ha massaggiato il suo ano.«Sei calda e pronta, amore...» ha sussurrato Luca, un'intimità che mi ha trafitto il petto.Io gli avevo parlato a Luca della sua predilezione per l'anale, e lui ha colto al volo l'occasione di darle ciò che desiderava di più. Ha spinto in lei, e lei ha emesso un grido strozzato e poi un lungo sospiro di piacere. Il ritmo era diverso, più lento, più carnale. Luca la penetrava con colpi profondi e misurati, tenendo le sue mani sui fianchi di lei per mantenere la cadenza. Francesca gemeva, la testa buttata indietro, i muscoli contratti in un piacere che io non riuscivo più a darle.Dopo alcuni minuti di questa intensa penetrazione anale, Luca ha capito che era vicina. L'ha tirata indietro, facendola sdraiare sulla schiena con le gambe divaricate e appese oltre il bordo del lettino. Luca si è messo in piedi tra le sue gambe e ha ricominciato la penetrazione vaginale con colpi potenti, raggiungendo un ritmo forsennato.Francesca ha urlato di piacere, un urlo gutturale, le sue mani afferrando con forza i cuscini del lettino. Stava venendo per la terza volta.Luca, ormai stremato, ha goduto di quel momento fino all'ultimo secondo, si è sfilato da lei e si è rovesciato sul lettino. Francesca, ancora tremante e insaziabile, ha immediatamente cercato il suo sesso con la mano e ha iniziato a strizzarlo e accarezzarlo finché Luca non è venuto, un getto denso che ha bagnato i suoi seni.Luca si è ricomposto subito, con la stessa velocità con cui si era svestito. Ha pulito con una salvietta, ha fatto sdraiare Francesca, l'ha coperta e le ha rimesso la salvietta calda sugli occhi.«Fai con calma, Francesca,» ha detto, la voce tornata calma e professionale.Sono uscito dalla stanza, con il cuore in gola e la salivazione azzerata. Ero divorato dall'invidia, ma la visione di mia fidanzata così completamente libera e appagata aveva acceso in me un desiderio oscuro e inebriante. Quando Francesca è uscita, i suoi occhi brillavano di una nuova luce, una luce che non avevo mai visto.«È stato... un massaggio che mi ha rimesso al mondo, Marco. Torno la prossima settimana,» ha detto con un sorriso enigmatico.Luca ci ha dato appuntamento. Sapevamo tutti e tre che quel massaggio non si sarebbe fermato lì.
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8 mesi fa
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ESTASI
Tra lenzuola di seta si perde la bionda, due corpi si cercano, la notte li circonda... Tra sguardi e respiri nasce il desiderio, si scioglie la pelle in un dolce mistero... Si accende più forte il respiro, ed ecco che nasce un sospiro... Sul corpo le mani tracciano vie, tra ombre, respiri e tante magie.. Si incrociano gli occhi, si scioglie il pudore, ogni respiro accende il desiderio d amore... Occhi verdi e marroni si guardano e tacciono, ma dentro i cuori già si abbracciano... Le mani si cercano, si allungano i fiati, tra sospiri e carezze si è piu desiderati.. Un brivido corre, la voce si spegne, tra ombra e respiro la voglia si accende... Si fa silenzio e si scioglie l’attesa, si uniscono i corpi, in una dolce promessa... I corpi uniti in una sola cosa, il tempo si ferma, la passione è gioiosa... Si cercano i corpi, il respiro s infiamma, tra mani e sospiri si accende la fiamma... Nel profondo della fica il cazzo è penetrato trasformando la notte in un estasi appagato... Tra le carezze del cazzo si sveglia la magia, unita alla fica in una dolce poesia... Nel gioco dei sensi la fica è bagnata, e ogni carezza diventa più desiderata... Tra sospiri e desideri sfioriamo il massimo, Ogni brivido arrivano al nostro orgasmo... Fica e cazzo battono forti e pulsanti, tra sospiri e carezze molto vibranti... Ed ora siamo esausti verso la fine, Ogni istante ai nostri orgasmi sono vicine... Ecco lo schizzo che arriva, E la passione è più viva... Schizzi caldi ti inondano, tra sguardi e gesti dolci si fondano. Ora che l estasi è passata, ci rilassiamo, E tra brividi e silenzi lentamente ci addormentiamo
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8 mesi fa
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Varie
PORNO GAME
Mi sveglio in piedi in un corridoio, guardo a terra e vedo foto di donne nude ed in pose erotiche ed altamente eccitanti. Sono disposte ad una distanza di circa 15 metri l'una dall'altra... Le dimensioni sono quelle di carte da gioco, come pure la consistenza é pressoché quella, ma al posto dei segni delle classiche carte da scopa, ci sono foto di donne vogliose da scopare con il pensiero.... Cammino lungo il corridoio, ho già in mano tre carte, una bionda, una bruna, una rossa. Le impilo per farne un mazzo.. la prima ha uno sguardo sensuale che buca la foto, esternamente sexy, le gambe spalancate, la figa ben rasata, un seno forse rifatto, o forse no, ma sicuramente di una quinta abbondante. Sullo sfondo una Lamborghini di lusso e lei che si allarga leggermente le grandi labbra come per invitare qualcuno ad avere un rapporto sessuale con lei... La seconda invece, ha una posa cosiddetta alla pecorina, si trova su di una spiaggia, o forse nel deserto, ha dei capelli a caschetto nerissimi e lisci. Il culo inarcato piccolo ma sodo ed il seno non troppo grande ma con dei capezzoli che catalizzano l'aria rovente come due antenne. La terza ragazza, la mia preferita, capelli lunghi e ricci... Completamente ricoperta di tatuaggi sdraiata su di un letto, le gambe completamente divaricate ed un enorme dildo che le sconquassa l'utero, mentre il volto immerso nei suoi stessi capelli rossi, é in evidente stato di godimento dovuto ad un orgasmo vaginale clitorideo. Continuo a camminare lungo il corridoio, prendo una quarta carta, e poi una quinta.... Posso voltare sia a destra che a sinistra... Ci sono delle foto su entrambi i lati... Decido di andare a sinistra... via via che cammino trovo foto sempre più eccitanti di ragazze sexy, donne mature, milf e lesbiche in varie posizioni erotiche... Mi sto eccitando, ed il mio pacco in mezzo alle gambe inizia a farsi sentire sempre più duro, tanto che vorrebbe esplodere fuori dalla tuta.. Abbasso una bretella, infilo un braccio dentro la tuta, scendo in basso e me lo tocco!!! Sto per esplodere, mi sego piano con la mano sinistra, mentre con la destra mi chino di tanto in tanto per prendere le carte lungo il percorso e metterle nella tasca della salopette insieme alle altre. Mentre cammino ad un tratto percepisco una strana presenza in fondo al corridoio probabilmente c'è qualcuno o qualcosa che mi spia. Mi sento a disagio e leggermente spaventato, quindi per sicurezza cambio percorso, visto che c'è un altro bivio... Esattamente un cunicolo stretto e lungo dove il fondo non si vede... Decido di girare a destra, e questa volta vado in fondo.. Continuo a camminare prendo altre carte e le metto velocemente nella salopette!! la mano sinistra non è più sul cazzo perché comunque la sensazione di angoscia é tanta, ed ho dovuto ritirarla. Ancora una volta cerco di andare avanti per capire il posto e la fine del labirinto. La luce è molto strana e misteriosa sicuramente mi trovo in una enorme stanza con un soffitto nero, infatti non si vede né cielo né stelle. Poi ci sono dei lunghi corridoi infiniti e non si capisce né l'inizio né la fine. Giro ripetutamente sia a destra che a sinistra, quando ad un certo punto mi fermo, sgrano gli occhi, ma non riesco a capire. Dei passi dietro di me...... la presenza di un uomo, alto, grosso, nero!! Mi prende e mi abbassa la salopette gli sgancia le bretelle, mi piega a 90 gradi vicino alla parete, quindi il suo cazzo enorme e duro, mi struscia l'ano con vigore per poi iniziare a spingere piano ma deciso... Io mi divincolo molto velocemente e scappo via! Nel percorso vedo a terra delle foto molto sensuali che vorrei raccogliere, ma ora c'è pure un uomo che mi vuole inculare in giro nel corridoio, quindi la priorità é scappare. Vado a destra poi a sinistra scappo sbatto sul muro torno un po' indietro... Non sento piu la presenza giro... sono riuscito a sparire e nascondermi in un altro posto. Che bello, a terra vedo delle altre foto sexy, le prendo e le metto nella tasca della salopette!! Una luce si diffonde in fondo al corridoio sul lato destro dove ero già passato prima, e che vedo??? Una donna seminuda in mezzo alla stanza che mi implora di scoparla!! Addosso ha solo pochi veli, ed é bellissima. Mi avvicino un po' e lei subito avida, mi sbottona la patta e tira fuori il cazzo, lo mette in bocca e me lo succhia.. io non riesco a capire cosa sia successo ma resto piacevolmente li fermo a farmi spompinare finché non le vengo in bocca!!! Lei a questo punto mi guarda sorridente e mi dice: - hai guadagnato Mille punti, complimenti. Dopodiché scompare lentamente come se non fosse mai esistita. Non capisco cosa sia successo mi ricompongono un po' e continuo a camminare nei corridoi. Ormai sto cercando solo l'uscita devo essere passato anche in punti dov'ero già passato prima, infatti vedo delle foto che erano state abbandonate a una distanza superiore ai 15 metri quindi le prendo comunque prendo tutte le foto e cerco di metterle tutte nella salopette, ma quando un certo momento, noto ancora la presenza misteriosa.. c'è un uomo nero che mi prende con forza, il suo viso è nero ed enorme. Lui fisicamente alto come un gigante.. Sarà stato almeno due metri. Mi prende con il suo muscoli possenti, è nudo! Completamente Nudo!!Questa volta non riesco a scappare Mi inchina Mi abbassa i pantaloni mi posiziona a 90 gradi e mi incula! Mi pistona subito il culo in un modo assurdo, senza un minimo di preparazione. Come un razzo partito in quinta!! Nemmeno il tempo di capire la mia situazione, e mi ritrovo piantato sto cazzo chilometrico nelle viscere e che mi arriva fino alla gola!!! Continua ad incularmi finché non mi sborra una valanga di latte denso tutto all'interno!! Poi si ferma, allenta la presa e dice: -hai perso una vita, fai più attenzione!! Mah, in realtà sono ancora vivo e vegeto, certo non mi sento molto bene, e sinceramente scappo via!! Scappo, corro nei tunnel e nei corridoi, ma la tentazione e forte, e devo continuare impulsivamente a raccogliere quante più figurine possibili che si trovano per terra!! Giro l'angolo, poi a destra, fino in fondo, ancora due giri, poi a sinistra, ed ecco... Altre gallerie molto luminose, dove trovo ancora delle donne bellissime, ed in particolare una donna sorridente e sexy mi dice: -vieni e fammi tua !! Beh, che fare? in un certo senso e la voglia tanta, si é vero, sono stato inculato, ma forse anche per questo l'eccitazione cresciuta a dismisura ed il mio cazzo e nuovamente in piena erezione!! Cerco un contatto verbale con questa ragazza e dico: - scusa ma io non ti conosco, io mi chiamo Mario, e tu? Lei non dice nulla, ma di tutta risposta si avvicina a me, lo prende in mano, e se lo pianta direttamente in mezzo alle cosce, così in piedi senza se e senza ma! A questo punto la sbatto vicino alla parete la sollevo e la faccio scorrere su e giù piano! La sollevo letteralmente con le braccia!! Io in piedi a terra, e lei sospesa! La scopo ben bene, ed anche questa volta riesco a sborrarle dentro!! In quel momento, lei gode e raggiunge un orgasmo che le toglie il fiato! Poi, si ferma.. mi guarda negli occhi sorridente e dice: - grazie, adesso hai guadagnato altri 1.500 punti e scompare anche lei nel nulla! Ancora una volta mi sembra tutto così assurdo, comunque continuo a camminare, giro ovunque, trovo piu figurine possibili, prima o poi finiranno , penso!! Raccolgo, raccolgo, ed ho già un bel mazzo, quando nuovamente vedo due neri che mi vengono incontro!! Uno dice "vieni qui", mentre l'altro in una frazione di secondo mi afferra e mi ritrovo un cazzone da cavallo in bocca!! Lui comincia a spingere tirando la mia testa per i capelli, fa tutto da solo, e continua a stantuffarsi con la mia bocca mentre io gemo e non capisco nulla. Nel frattempo l'altro mi prende e mi sfonda ancora il culo. Non riesco più a respirare i miei buchi sono tappati completamente! I due stalloni, durano ancora un bel po' di tempo, ed io sono stremato e cado sul pavimento pieno di sborra bianca!! I due mi guardano, sorridono e dicono insieme: - Spiacente, hai perso ben due vite! Dopodiché sono spariti. Io stanchissimo, non riesco più a fare nulla!! mi guardo in giro il corridoio non è lo stesso di prima!! Guardo ancora in fondo al tunnel e vedo altre figurine. Mi alzo mi sistemo la salopette e continuo il cammino alla ricerca di altre carte, foto, figurine, ecc!! Cammino cammino, sinistra in fondo ancora dritto poi giro rigiro e Sbamm ecco, come prima la grande luce ed altre due donne nude, una bionda e l'altra mora!! Il mio pakko é ancora in vita ed in tiro!! Ma, ahimè!! non ci posso arrivare perché ci sono nuovamente questi uomini neri in mezzo!! Cazzo, e adesso? Devo scoparmi assolutamente quelle due fighe, ma devo anche evitare quei due energumeni superdotati, uhmmmm!! Voglio scoparle da solo, devo farlo assolutamente... Devo correre...... Corro, corro, corro tantissimo. Prendo più figurine possibili lungo il percorso... Arrivo in fondo al corridoio dove ci sono queste bellezze di donne in carne e ossa che mi aspettano vogliosamente mentre si masturbano piano e guardandomi languidamente mi fanno cenno con la testa di raggiungerle subito!! Arrivo.... me le scopo entrambi a turno mentre loro continuano a baciarsi e toccarsi tra di loro. il mio cazzo scivola nelle loro fighe, prima una, poi l'altra, e nuovamente glielo sventolo vicino al viso di entrambe in modo che possano succhiarmelo insieme!! Loro si accarezzano i seni e le natiche. Le lingue delle nostre bocche si intrecciano in un vortice di emozioni... Una delle due, completamente bagnata, squirta su di me, ed é finalmente soddisfatta ed appagata... Ora tocca alla seconda, me la sbatto velocemente e ripetutamente, mentre un senso di angoscia mi assale!! Cerco di fare in fretta, e finalmente viene anche lei, ed io sborro per la seconda volta... Le due donne mi guardano sorridenti e radiose e gridano in coro: - Super Bonus raggiunto.... dopodiché spariscono come al solito, quindi appare un'ulteriore donna bellissima, una vera Cleopatra... Occhi completamente neri, grandissimi, capelli lisci e nerissimi, fisico abbronzato e tonico, un seno tonico e pronunciato, delle gambe visibilmente atletiche ed un culo da capogiro. Tocca a me, le corro inconro e lei mi prende, mi fa stendere sul pavimento liscio e lucido, quasi uno specchio, quindi scende su di me a smorzacandela .. Ancora una volta vedo il mio cazzo duro, enorme e pieno di vita!! Lo vedo entrare lentamente in lei, la Cleopatra... La sento gemere, godo anche io.... Sul riflesso del pavimento é ben visibile la sua galoppata.. La aiuto con dei colpi di reni .... Poi... ecco nuovamente quell' angoscia... Vedo arrivare e i neri dietro di me... stantuffo ancora più veloce la dolce ed assatanata Cleopatra per concludere molto velocemente, riesco a sborrare!! Le riempio la figa e lo sperma cola lungo la mia asta fino alle palle!! Il nero si avvicina velocemente verso di me.. Mi alzo di scatto e scappo piu velocemente possibile. In lontananza odo, COMPLIMENTI LIVELLO QUASI COMPLETATO!! scappo, scappo via senza voltarmi, e vedo un'ultima figurina per terra... Non ne vedevo più una da un bel po' di tempo.... la prendo la metto nella tasca della salopette con le altre... L'ambiente cambia forma, le pareti sembrano dissolversi, il nero sparisce mentre una scritta mi appare grande e luminosa a due metri di distanza.. C'è scritto: "LIVELLO 1 COMPLETATO, PREMI PLAY PER IL SECONDO, OPPURE INSERISCI UNA MONETA PER PASSARE AL TERZO" Finalmente ho capito chi sono... Sono Mario, per gli amici Super Mario, ed oggi sono qui nella veste di PACK - MAN SI, esattamente, ecco cosa ci faceva qui.. io sono Pacman l'uomo con il pacco.!!
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