Il freddo pungente di dicembre batteva contro le vetrate del suo studio, ma all'interno l'aria sembrava essersi fatta improvvisamente densa, quasi elettrica. Elena era rimasta sola a finire di catalogare i tessuti per la nuova collezione, o almeno così credeva.
Il fruscio della seta tra le sue dita fu interrotto dal suono di un passo lento, deciso. Non aveva bisogno di voltarsi per sapere che era Marco. Era il profumo di lui ad anticiparlo: una miscela di sandalo, pioggia e quell'odore pulito della sua camicia inamidata che lei aveva imparato a riconoscere tra mille.
«Ancora qui, Elena?» la voce di lui era bassa, una vibrazione che le risalì lungo la schiena come una carezza invisibile.
«Il velluto non si sceglie da solo», rispose lei, cercando di mantenere un tono professionale, anche se sentiva il battito del cuore accelerare sotto la camicetta di seta.
Lui si avvicinò, fermandosi esattamente dietro di lei. Non la toccava, ma il calore del suo corpo emanava una promessa che le faceva formicolare la pelle. Elena avvertì il suono del suo respiro, appena più profondo del normale, vicino al suo orecchio. La tensione tra loro era un filo teso, pronto a spezzarsi.
«Questo verde...» mormorò Marco, allungando una mano non verso il tessuto, ma sfiorando appena il dorso della mano di lei. Fu un contatto minimo, quasi impercettibile, ma il contrasto tra la pelle fresca di lui e il calore della propria fece mancare un battito ad Elena. «È lo stesso colore dei tuoi occhi quando cerchi di nascondere quello che pensi.»
Elena trattenne il respiro.
Sentiva il desiderio crescere come un'onda lenta. Lui le fece scivolare una mano lungo il fianco, un movimento lento che seguiva la linea del corpo senza fretta, assaporando la reazione di lei attraverso il tessuto leggero.
«E cosa starei pensando, Marco?» chiese lei in un sussurro, voltandosi finalmente.
Elena si voltò, e il respiro le si bloccò in gola. Marco era così vicino che poteva sentire il calore che irradiava dal suo petto, un calore che sembrava attirarla come un magnete. Non c’era più spazio per le parole, solo per il suono dei loro respiri che si intrecciavano.
Marco non attese oltre. Fece scivolare la mano dal collo di lei fin dietro la nuca, affondando le dita nei suoi capelli e inclinando la sua testa all'indietro. Fu un gesto possessivo, ma intriso di una dolcezza che la fece tremare. Si chinò, ma non puntò alle labbra; scese invece lungo la linea della mascella fino a raggiungere il lobo dell'orecchio, dove depositò un bacio lento, umido, seguito da un leggero morso che fece sfuggire a Elena un piccolo gemito soffocato.
Le mani di lei, quasi per istinto, cercarono il contatto con il corpo di lui. Le fece scivolare lungo le braccia muscolose di Marco fino a stringere i lembi della sua giacca, tirandolo a sé. La seta della camicetta di Elena sembrava un ostacolo insopportabile tra la sua pelle e le mani di lui, che ora erano scese lungo la schiena, premendola con decisione contro il proprio corpo. Elena sentì chiaramente quanto lui la desiderasse, una pressione solida che le fece mancare il terreno sotto i piedi.
«Marco... per favore», mormorò lei, una supplica che non sapeva nemmeno cosa chiedesse esattamente, se non la fine di quell'attesa estenuante.
Lui si staccò di pochi millimetri, lo sguardo scuro di desiderio che vagava sul viso di lei, soffermandosi sulle sue labbra schiuse e lucide. «Per favore, cosa?» sussurrò lui, la voce ridotta a un graffio roco. Le dita di Elena si strinsero sulle sue spalle, la tensione tra loro palpabile, quasi dolorosa.
Lui la spinse con delicatezza contro il tavolo da lavoro, facendo scivolare via i rotoli di velluto con un braccio. Il rumore dei tessuti che cadevano a terra fu l'unico suono a rompere il silenzio, mentre Marco si inseriva tra le sue gambe, costringendola a un contatto ancora più intimo e totale.
«Non ho mai voluto nient'altro quanto voglio te in questo momento», disse lui, prima di annullare finalmente la distanza e divorare le sue labbra in un bacio che non aveva più nulla di timido, ma che sapeva di fame, di scoperta e di un desiderio troppo a lungo trattenuto.
Il bacio si intensificò.
Elena si aggrappò a lui, le mani intrecciate tra i suoi capelli, attirandolo più vicino, come se volesse fondersi con lui. Sentiva il battito accelerato del suo cuore contro il proprio, il calore che li avvolgeva.
Marco fece scivolare le mani lungo la sua schiena, un tocco leggero che le fece rizzare i peli sulle braccia. Ogni carezza era una promessa, un invito a lasciarsi andare. Elena inarcò la schiena, abbandonandosi al tocco esperto di lui, sentendo un'ondata di piacere che le percorreva il corpo. Si staccarono per un istante, gli occhi che si incontravano nella penombra. C'era un'intensità nello sguardo di Marco che la fece sentire desiderata, adorata.
«Sei bellissima», sussurrò lui, la voce roca e piena di emozione.
Le sue mani risalirono lentamente, accarezzando la curva dei suoi fianchi, poi salirono ad abbracciare il suo seno con delicatezza. Elena chiuse gli occhi, assaporando la sensazione del suo tocco, la forza e la tenerezza mescolate. Inclinò la testa all'indietro, esponendo il collo alle labbra di lui, che vi depositarono una scia di baci leggeri e infuocati.
Marco la sollevò con facilità, facendola sedere sul tavolo, tra i fogli che ora sembravano appartenere a un'altra vita. Elena avvolse le gambe intorno alla sua vita, attirandolo a sé, desiderosa di sentirlo ancora più vicino. Poteva percepire ogni muscolo teso del suo corpo, la sua eccitazione palpabile che rispecchiava la sua.
«Non fermarti», mormorò lei, la voce quasi spezzata dall'emozione.
Lui la guardò intensamente, i loro respiri che si intrecciavano. «Non ho intenzione di farlo», rispose, e il suo sguardo parlava di un desiderio che
non ammetteva più attese
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