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Corna fresche in diretta.
Mi chiamo Antonio, ho 56 anni, sono di media statura, capelli bianchi, occhi scuri, fisico leggermente in sovrappeso. Da 36 anni sono sposato con Carla, mia coetanea, bella donna dai capelli biondi, occhi chiari, seno grosso, una quarta piena che ancora regge bene, fianchi un po' larghi ed un bel culo alto e sodo, che fa da cornice a cosce ben tornite. E' davvero tanto che siamo insieme; ci eravamo conosciuti giovanissimi sui banchi di scuola e la nostra storia è cresciuta col passare degli anni; ormai, da una decina, son diventato marito cuckold; ho sempre gradito veder mia moglie ammirata e corteggiata da altri maschi, e credo di esser stato fatto cornuto più d'una volta, ma, come già detto, è solo da una decina di anni che siamo riusciti a aprirci e stabilire che ero orgoglioso a sapere che lei, di tanto in tanto, si concedesse a qualche maschio. Era un periodo in cui il nostro rapporto era alquanto stagnante, soffocato da impegni di lavoro, dalla vita frenetica, dalla crescita di nostra figlia, e così, quando lei si è iscritta all'università, noi due siamo di nuovo tornati ad esser una coppia; in quel momento, abbiamo toccato con mano che il nostro rapporto aveva bisogno di un po' di pepe ed io son riuscito, con calma e pazienza, a farle capire che, se avesse voluto scopare con altri, non ero contrario, a condizione che ne fossi sempre informato e, possibilmente, dopo, fossi dettagliatamente informato su quanto avesse fatto. Devo ammettere che mia moglie, in questi dieci anni, non si è mai comportata in modo da farmi sentire in imbarazzo, anche se, in media, cinque o sei volte l'anno, mi aveva cornificato abbondantemente; lo scorso anno ha iniziato a frequentare un ragazzo giovane, sui 30 anni, di nome Roberto. Ho capito che questa storia l'aveva intrigata molto di più delle precedenti, perché aveva cambiato look, ad uscire più spesso e, soprattutto, la vedevo più allegra, radiosa, davvero felice. All'inizio mi aveva raccontato delle performances di questo ragazzo, conosciuto casualmente quando, essendo tecnico informatico, era entrato nel suo ufficio per dei lavori di aggiornamento al suo pc. Tra di loro era scattata una vera attrazione e lei aveva cominciato a frequentar casa sua. Mi son accorto del cambiamento anche dal fatto che lei, dopo un po' ha smesso di parlarmi di lui, anche se continuava ad uscirvi assieme e frequentarlo, così abbiamo affrontato l'argomento e, alla fine, mi ha raccontato ogni cosa. Lei gli aveva detto di me che ero un maritino particolare e così, poco prima della partenza per le ferie estive, si organizzarono in maniera da farmi assistere a qualche loro amplesso, portandomi a casa sua
Quel giorno la vidi particolarmente radiosa; mi confessò che, per questo suo giovane bull, nutriva un particolare sentimento, certamente non materno, ma nemmeno amore forte; la sua era una forte passione basata molto sull’attrazione fisica. Aveva indossato un bel vestito aderente, che le modellava bene le forme appena morbide, ma non grasse; delle splendide autoreggenti nere con il pizzo alto e delle scarpe con tacco 12 a spillo, che rendeva il suo incedere ancor più sensuale e gradevole. Siamo giunti dall'altro lato della città e ci siamo fermati davanti ad un palazzo; lei mi ha invitato a seguirla.«Dai, cornuto, saliamo; il mio giovane bull sarà qui tra poco e, vedrai, ti piacerà…» Mentre salivamo in ascensore, mi ha indicato le sue tette.«Gliele farò succhiare subito, perché a lui piace molto farlo come piace anche a me: lo sai bene, vero, cornuto?» Ho sorriso e confermato le sue parole. «Sì, certo che lo so, amor mio… ti fa eccitare molto sapere ti succhino i capezzoli!» Ho notato che aveva le chiavi di casa e, appena entrati, lei si è mossa con perfetta padronanza dei luoghi, dimostrando di conoscerli da tempo. Si è seduta in attesa dell'arrivo di lui e mi ha guardato, mentre io guardavo in giro per la casa. «Ti piace questo appartamento? Qui dentro lui mi ha scopato tante di quelle volte, che non c'è più un posto che non abbia fatto da sfondo alle nostre furiose godute. Ora, puoi dirti pronto per vedere, finalmente, tua moglie far la troia con un altro?» Ho sorriso e le ho detto che ero immensamente felice; speravo proprio di vederla godere da matti. D'un tratto si è aperta la porta di casa ed è arrivato un bel ragazzo alto, fisico prestante, capelli neri, occhi scuri, che ha subito abbracciato e baciato mia moglie sulla guancia; lei, dopo un attimo, lo ha baciato in bocca, davanti a me. Dopo aver limonato per un po', si è girata verso di me ed ha fatto le presentazioni.«Antonio, amore... lui è Roberto... il mio giovane Bull; Roby, lui è.… mio marito, felicemente cornuto!» Lui mi stringe la mano e, subito dopo, mia moglie, sebbene sia alle prese con il bull, fa in modo da non dimenticarsi di me: mi sorride maliziosa e mi fa il gesto delle corna, davanti a lui. Neanche lui appare per niente intimidito dalla mia presenza; e pensare che mia moglie mi aveva riferito che lui fosse soggetto ad una certa timidezza… alla faccia! Lei se lo pomicia con molta passione; capisco che questa storia è diversa… noto che tra loro c'è un vero trasporto e questo conferma le parole dette da mia moglie qualche giorno prima. Amoreggiano per qualche minuto sul divano, poi mia moglie decide che è il momento di scopare. Non si erano ancora spogliati, ma lei è già molto eccitata perché sa di esser sotto i miei occhi. Ho preso il cellulare per scattare delle foto e lei me lo permette, sorridendo.
«Dai, cornuto, muoviti! Fallo prima che andiamo in camera a scopare, fammi qualche altra foto, inquadrami per bene, perché, tra poco, sarò tutta sua e, quando dico *tutta*, significa che non intendo negargli nulla: tu sai bene che non scherzo!» Conosco mia moglie e, quando si mette in testa certe idee è irremovibile e, questa volta, mi sembra davvero molto decisa a godere sotto i miei occhi, in maniera assoluta. Subito dopo se lo porta in camera da letto, notando ancora che conosce bene la strada. Iniziano a spogliarsi sotto il mio sguardo ed io la immortalo su altre foto. Mi avvicino per darle un bacio. «Ti amo e voglio vederti godere tanto!» Sorride maliziosa, mentre ricambia il bacio, mi mostra di nuovo il gesto delle corna e poi guarda lui, che è rimasto in silenzio, ma capisco che si sono intesi a gesti. Infatti, poco dopo, lei mi scaccia dalla camera. «Mio dolce cornuto, per ora vattene fuori della stanza; lui vuole star un pochino da solo con me. Se vuoi, potrai spiarci, ma dal di fuori alla porta; sarà lui a farti cenno quando potrai entrare; dai, vai fuori dalle palle, amor mio.»Provo un brivido fortissimo nel sentirmi cacciar fuori, perché volevo ammirare la sua performance, però, mi rendo conto che è lui che dirige il gioco. Prima di ubbidire al loro volere, le scatto ancora una foto. Carla sorride, mentre capisce che sto cercando di ritardare l'uscita dalla stanza ed allora ripete il gesto delle corna.«Basta, Antonio! Lasciami sola con lui... ci puoi spiare da dietro la porta, se vuoi!» Faccio per uscire, ma lui mi trattiene un attimo.«Ma no, lascialo ancora un po'! Così gli mostro quanto mi piace leccare la tua bella figa succosa!» Mi è chiaro che il bull cerca di umiliarmi ancora di più, nel farsi vedere come divora la figa di mia moglie; questa cosa mi manda fuori di testa. Mi avvicino e, per agevolare l’opera di lui, tengo sollevate ed aperte le sue cosce. La mia dolce mogliettina mi ringrazia, ridacchiandomi in faccia e facendo ancora il gesto delle corna. Poi si rilassa, abbandonandosi alla lingua del suo bull che lecca e divora la sua figa. Lo guardo con quanta avidità la divora, mentre giro intorno al letto, sentendomi crescere prepotenti le corna; mai vista mia moglie così presa da un uomo, che lei considera *suo* in tutto e per tutto! Per un attimo il mio cuore ha tremato! Mi rendo conto che per lui sta provando certamente qualcosa di diverso. Ora capisco quando, durante i nostri ragionamenti, ebbe a dirmi che le sarebbe piaciuto avere un Bull fisso, non il solito amante occasionale, e vedere con quanto piacere ora si lascia prendere da lui davanti a me, mi fa comprendere quanto sia forte la passione che provano l'uno per l'altra, anche se mia moglie mi ha assicurato che tra loro è solo sesso, condito da tanto trasporto, piacere e, soprattutto, affetto profondo. Risuonano ancora nella mia testa, le parole che mi disse allorché cercò di spiegarmi questo concetto: non ci sono dubbi, perché lo vedo concretizzato davanti a me.«Amor mio, stai tranquillo! Con lui sarà solo sesso, un pochino più intenso di altre volte, ma sarà sempre e solo sesso; nessuno mai potrà sostituire il mio amato cornuto. Mi piace, è giovane, molto virile e vigoroso, ma tu sei quello che mi ama e mi permette di avere momenti come questo!»Le ho creduto. Sono convinto che anche questa storia, dopo un po' finirà, ma ora mi rendo conto che sto per capire quanto lei si sia sentita presa da questa avventura, che già dura da alcuni mesi e mi rendo conto che, con lui, finalmente posso considerarmi, di fatto, cornuto, compiacente e sottomesso ai loro desideri. Lo osservo mentre sta ancora divorando la figa di mia moglie che, ovviamente, gode tantissimo e, quando vedo che lui le infila un dito dentro, mi avvicino timidamente e provo a infilarne uno nel culo, ma lui mi blocca in malo modo!«Cornuto, che cazzo fai! Non la devi toccare: vattene!»Umiliato e, nello stesso tempo felice nel vederlo geloso, mi sposto e lo lascio fare; mi rendo conto che ha il pieno controllo su mia moglie. Carla mi guarda e sorride contenta, poi lo fa sdraiare e, finalmente, inizia a lavorare il suo membro: devo dire che ha proprio un gran bel cazzo! Lungo circa una ventina di centimetri, ma è lo spessore che lo rende particolare. È grosso, largo, con delle venature in rilievo, che lo rendono ancora più concupiscente; ha una cappella grossa e rossa, molto lucida. Carla passa la sua lingua sopra quell'asta, scivola verso il basso e si dedica anche alle palle, che lecca e succhia; noto che lui gradisce molto. Poi di colpo si gira verso di me. «Adesso, cornuto, basta! Adesso vattene! Togliti dalle palle… ti diremo noi quando potrai raggiungerci; va fuori di qui! Ti chiameremo quando sarà il momento di aiutarlo ad indossare il preservativo, ma, se ti dimostrerai docile ed ubbidiente, forse ti chiameremo anche prima…»Ride, mentre io abbasso il capo, ed esco. Tornò per un istante sul divano e mi siedo, poi sento i suoi gemiti e allora, silenziosamente, torno nel corridoio e mi nascondo dietro la porta; la guardo attraverso lo spiraglio dello stipite. Vedo qualcosa che mi sconvolge! Mia moglie sta scopando a pelle il suo bull! Questa cosa mi eccita e mi sconvolge nello stesso tempo! Si fa scopare a pelle da lui? Non che mia moglie possa restar incinta, è già in menopausa, però... Cazzo, a pelle? Sono eccitato da morire e, mentre la guardo, mi rendo conto che, osservarla mentre viene montata in maniera così decisa, è qualcosa di sconvolgente! Mi sposto leggermente verso la porta e, sempre utilizzando il cellulare, realizzo un breve video. Carla però si è accorta di me e mi ha detto di allontanarmi!
«Cornuto, te ne vuoi andare? Voglio scopare in pace con lui, senza te tra i piedi!»Questa cosa mi ha umiliato, ma, nello stesso tempo, eccitato così tanto che quasi son venuto senza toccarmi. Mi son allontanato un po' e poi son tornato a spiarla, attraverso quello spiraglio: l'ho vista godere tantissimo. Roberto era inginocchiato tra le sue cosce e la pompava con un ritmo molto sostenuto; lei ha urlato di continuo il suo piacere.«Così, amore, mi piace! Così mi piace: è bello quando me lo sbatti tutto dentro, fin in fondo! Dai, fammi godere ancora tanto! Ancora, vengo!»Ha avuto un nuovo fantastico orgasmo e lui si è fermato un attimo. «Va bene, cornuto, puoi entrare!»Un attimo ero davanti a loro! Carla mi ha lanciato uno sguardo civettuolo.«Mi son appena fatta scopare a pelle da lui. Ho visto che hai fatto un filmato, quindi dimmi: quanto ti eccita questa cosa?»Ero sconvolto ed eccitato, così le ho detto di continuare.«Amore, se lo hai fatto, vuol dire che avevi voglia di farlo! Ti prego, fallo ancora! Voglio vederti godere, mentre lui ti scopa così!» Lui si è voltato verso di me e mi ha fatto capire che dovevo tener le sue cosce alzate, mentre lui ora si divertiva a sbattere il suo grosso randello contro il clitoride di mia moglie, che gemeva contenta. Ogni tanto glielo spingeva dentro per un po' e poi lo tirava fuori, lo strofinava sul suo bottoncino e Carla si eccitava sempre di più. «Così mi fai impazzire! Cornuto lo vedi com'è mi fa impazzire così! Dai Roby mettilo dentro!»Lui invece ha continuato a tenerlo appoggiato sullo spacco della sua figa e si è allungato su di lei e i due si sono baciati in bocca e questa cosa mi ha sconvolto ancora di più. Ho sempre saputo che mia moglie non aveva mai baciato nessuno in bocca ma vedere che lo faceva con lui dopo essersi fatta scopare a pelle, mi ha fatto capire quanto intimo fosse il loro rapporto. Ho capito che lo amava e questa cosa mi ha fatto tremare il cuore e nello stesso tempo mi ha fatto venire direttamente senza toccarmi. In quel momento ho capito che il gesto era destinato a me per farmi capire che questo era molto più della sensazione che ti si crea dentro nel vederla con un cazzo in bocca di un altro, o scopata senza preservativo, ma anche molto più di vederla inculata a pelle. Era la dimostrazione dell'amore che provavano l'uno per l'altra. Poi lui la prepara ancora per scoparla a pelle ed io, dal momento che mi è stato concesso di esser presente, mi do da fare offrendo l’aiuto che posso. Vedo che lei è pronta e lo sono anch’io, tenendole la fica aperta; lo è anche lui, mentre la fruga titillandola con il cazzo. Poi, di colpo, cambia e mi intima di tener le gambe di mia moglie sollevate per aria.«Tieni le sue cosce aperte e ben alzate, che adesso le faccio qualcosa che la farà impazzire!»Immediatamente lui se la incula con un affondo secco; vedo Carla spalancare la bocca e poi portare una mano sul suo clitoride: si masturba velocemente, mentre gode con lui. «Sì, così, spingilo tutto dentro; fai vedere a questo cornuto come sei riuscito ad aprirmi bene il culo; sei l'unico che me lo mette nel culo e mi fa godere da pazzi; Roberto, scopami forte, perché voglio godere anche in questo buco.» L'ha scopata con una violenza quasi animalesca e lei ha avuto un altro orgasmo; poi si è fermato e lo ha tirato fuori. Mi è stato chiaro che cercava di prolungare il suo piacere, ritardando, in qualche modo, l'orgasmo, ma Carla era di tutt'altro avviso.«Cornuto, vieni qui, mettiti sdraiato sul letto con la testa tra le mie cosce! Roby, mettimelo nel culo, mentre lui me la lecca!»Mi son sdraiato sotto di lei, che si è messa in ginocchio davanti a lui. Roberto non ha avuto un attimo di esitazione e glielo ha infilato dentro, in maniera molto decisa, prendendo a sbatterla con forza. Era sconvolgente vedere le sue grosse palle ondeggiare avanti/indietro ogni volta che glielo spingeva dentro e sentire Carla godere mi ha fatto quasi impazzire. «Leccami, cornuto, che adesso mi faccio sborrare dentro! Sì, mi faccio riempir bene il culo, oppure, chissà, mi faccio sborrare in figa, così hai qualcosa in più da leccare!»
Sono venuto un'altra volta senza toccarmi. Roberto la scopava alternando il suo cazzo dentro i suoi buchi e poi, quando Carla ha raggiunto un nuovo orgasmo, si è girata e lo ha pregato di riempirla.«Roby, amore, sborrami dentro! Ti ho promesso che potevi farlo in sua presenza e, come vedi, l'ho fatto mettere nella posizione migliore per assistere a questa farcitura.» Roberto ha preso a sbatterla nella figa con dei colpi molto forti e, d'un tratto, è rimasto immobile, piantato dentro di lei; ho visto le contrazioni del suo membro e dei suoi coglioni, facendomi capire che stava eruttando dentro mia moglie una ingente quantità di sbroda. È rimasto immobile per quasi due minuti, continuando a pompare dentro di lei; poi, lo ha tirato fuori e subito una notevole quantità di crema bianca, si è riversata nella mia bocca; ho leccato tutto con avidità. Carla intanto aveva preso il suo membro in bocca e lo stava ripulendo, raccogliendo fino all'ultima goccia del suo succo prelibato. Ha fatto sì che gliela ripulissi per bene, raccogliendo ed ingoiando tutto ciò che le fluiva dalla vagina; poi si è spostata e mi ha guardato sorridendo, mentre stava ancora abbracciata a lui. Ha portato il dito indice e mignolo sulla sua figa e le ha infilate all'interno; poi le ha tirate fuori, completamente bagnate ed ha sorriso contenta.«Cornuto, guarda queste: sono "corna" fresche per te e ben lucide!»In quel momento, ho adorato mia moglie. Roberto è ancora il suo bull fisso; spesso e volentieri viene a dormire a casa nostra e scopa Carla a lungo e bene. Di recente mi ha detto che ora vuole farle provare una doppia, perché avrebbe un suo amico molto dotato, che è interessato ad una pratica di questo tipo. Son impaziente di veder realizzato questo nuovo programma.
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"L'Incontro che cambiò tutto: Oltre i tacchi rossi"
Sono Andrea, ho cinquantuno anni, divorziato. Questo è il primo di tre capitoli di una storia che mi ha cambiato la vita. Era un pomeriggio ordinario della tarda primavera, quando le temperature sfioravano già l'estate. Ero parcheggiato in uno di quegli ipermercati comuni come tanti quando, appena arrivato, vidi fermarsi davanti a me un'auto ugualmente anonima. Guardai distrattamente attraverso il vetro e non scorsi nulla di banale: un viso impossibile da ignorare, con tratti perfetti incorniciati da capelli mossi fino alle spalle, castani intensi con riflessi rossi accesi dal sole. Scandii ogni istante dietro gli occhiali scuri. Ritardai volutamente di alcuni secondi solo per restarle dietro e catturarne il resto. Lei scese e si avviò verso il negozio di scarpe di fronte. Indossava una camicetta bianca che lasciava intravedere il reggiseno di pizzo, al cui interno riposavano «due meraviglie», almeno di quarta taglia; portava una gonna leggerissima a fiori al ginocchio e ai piedi sandali con zeppa. Uno spettacolo che rimane negli occhi e nella mente. Camminava come una pantera, ancheggiando senza volgarità, pura sensualità. I miei cinquant'anni non mi impedirono di guardare con desiderio quella bellezza, che avrebbe potuto averne circa dieci in meno rispetto a me. Entrai anch'io dietro di lei e mi avviai in un corridoio, tra le calzature, all'altezza del suo viso. Il mio desiderio era rivolto alla possibilità di vederle i piedi, le dita, poiché era questa la mia passione. La vedevo seduta, con la gonna sollevata e metà cosce scoperte, mentre provava dei sandali rossi con laccetti sottilissimi e tacco dodici. Invidiai la commessa e sudai osservando le sue dita farsi strada dentro le scarpe nuove. Lei chiese la numero trentasette, la provò facendo qualche passo. Mi misero a tremare. Immaginai i suoi piedini nelle mie mani, poterli accarezzare, baciare e leccare. In quel momento scattò la follia. Mi diressi verso l'uscita, aprii la mia auto e presi un foglietto sul quale scrissi: «I tuoi sensuali e meravigliosi piedini mi hanno stregato. Vorrei poterli accarezzare, baciare e leccare. Solo questo». Seguiva il mio numero di cellulare. Lo infilai sotto il suo tergicristallo e me ne andai. Appena uscito dal grande parcheggio, fui assalito dalla paura. E se mi avesse denunciato? Se il suo compagno mi avesse cercato? Tornai indietro per rimediare e togliere quel foglietto compromettente. Troppo tardi: era andata via. Passai qualche giorno di forte tensione, poi mi tranquillizzai pensando che tutto sarebbe finito lì. Le giornate trascorrevano come sempre; poi, dopo più di un mese, arrivò un messaggio: «Domani sera alle venti», seguito dall'indirizzo. Mi assalì di nuovo la tensione. A quel punto non avevo altra scelta e andai. Un palazzo in una strada qualsiasi in periferia; suonai il campanello dove c'era solo un numero e si aprì il portone. Arrivato al piano, trovai una sola porta, semichiusa; la scostai ed entrai. C'era un dolcissimo e delicato profumo. Lei era seduta in poltrona e mi disse soltanto: «Accomodati». Appena fui seduto, proseguì: «Sai che hai rischiato molto?». Dissi di sì, ma che ne valeva la pena. Mi domandò cosa avessero i suoi piedi di speciale e le risposi: «Tutto». Aveva calzato i sandali rossi acquistati quel giorno, teneva le gambe accavallate ed era coperta da una vestaglia rosa. Mi domandai perché, essendo in vestaglia, avesse ancora i sandali, ma mi diedi la risposta da solo: era per avere più sensualità e ci riuscì perfettamente. Mani e piedi curatissimi; le unghie dei piedi avevano lo smalto dello stesso colore delle mani, un rosso fuoco che sembrava volersi infiammare dentro la mia testa. Eravamo seduti di fronte, lei accese il grande schermo sul quale comparve un video in altissima definizione di due donne che si leccavano scarpe e piedi con largo uso di saliva e lingue. Sapeva che avrei sbavato anche io e accennò un leggero sorriso mentre allungava il piede verso il mio viso. Quando il suo tacco sottile da dodici arrivò a pochi centimetri dal mio naso, mi avvicinai e lo leccai; accerchiandolo con le labbra, lo succhiai avidamente. «Sapevo che avresti cominciato così. Spogliati completamente, voglio vederti nudo». Pensai di aver fatto qualcosa di sbagliato e le domandai perché volesse che mi spogliassi. «È la prima e l'ultima domanda che ti permetterò di farmi: tu devi solo ubbidire ai miei ordini!». Mi alzai in piedi e cominciai a spogliarmi mentre sullo schermo scorrevano ancora le immagini delle donne, che nel frattempo erano diventate un'orgia: si leccavano piedi, tacchi, fighe, seni e capezzoli, facendo colare la saliva come un olio che le copriva. Rimasi con i boxer e mi fermai. Lei con un cenno delle mani mi fece capire che dovevo toglierli e lo feci. Ero in piedi, nudo, con il pene contratto dal freddo dell'adrenalina, che pendeva flaccido in mezzo alle gambe. Allungò il piede e col tacco giocò un po' col mio membro flaccido. «Mettiti a quattro zampe e leccami i piedi». La situazione era come avevo sempre sognato, umiliante e degradante. Mi chinai e vidi davanti a me i suoi piedi dentro quei sandali da sogno, le dita che sporgevano dalla fascetta, lo smalto. Cominciai a baciarli e a leccarli, infilavo la lingua fra le dita che lei muoveva per fare spazio; mi spostai verso il retro e cercai di mettere la lingua fra il tallone e la suola, trovai spazio anche lì. Le sue estremità avevano un sapore e un profumo di cannella, leggerissimo; erano morbide e lisce. Il massimo che potessi desiderare. Non so per quanto tempo feci quella pratica dolcissima. Si sedette sulla poltrona e mi disse: «Toglimi i sandali, ma senza toccarmi con le mani». Mi diedi da fare coi denti sulla piccola fibbia che teneva la caviglia e, prima uno e poi l'altro, riuscii a slacciarli; afferrai i tacchi con i denti e glieli sfilai delicatamente. Senza sandali i piedi erano ancora più adorabili. Alzai un attimo lo sguardo verso il suo viso e vidi che si stava leccando le labbra, un segno inequivocabile che le piaceva e che mi diede ancora più voglia. La leccai ancora in mezzo alle dita cercando di bagnarla molto di saliva e poi, uno alla volta, li succhiai tutti immaginando che fossero dei cazzi duri nella mia bocca. Mi infilai tutta la parte anteriore del piede in bocca continuando a succhiarlo, a lavarlo di saliva; mi sentivo penetrato e usato come avevo sempre voluto essere, mi sentivo il suo schiavo e servo. Lei mi spingeva con delicatezza il piede in bocca simulando una penetrazione e io la lascivo fare tenendo la testa ferma. «Ti piacerebbe essere scopato così?». Le risposi di sì, che lo avevo sempre desiderato. «Ti piace il cazzo? Ne hai presi molti?». Le risposi che mi piaceva da impazzire ma che non ne avevo mai preso uno, e che, quando le succhiavo le dita, immaginavo che fossero dei cazzi, tanti cazzi che mi penetravano ovunque e mi possedevano. Lei rise e mi disse che un bel cazzo me lo sarei proprio meritato. Io annuii e lei rise ancora. «Se avessi qui un bel cazzo duro, lo succhieresti come i miei piedi?». Annuii di nuovo continuando a leccare ma non le bastava: «Voglio sentirtelo dire, devi dirmi che lo vuoi, che lo desideri, che vuoi un cazzo adesso da spompinare. Guardami e dimmelo». Io, restando in ginocchio, mi misi seduto sui miei piedi, con il pene che mi gocciolava per l'eccitazione ma sempre maledettamente moscio e raggrinzito. La guardai e, con una decisione che non so da dove mi sia arrivata, le dissi: «Sì, voglio un cazzo, duro e bagnato, lo voglio leccare e succhiare fino a farlo sborrare. Voglio un cazzone duro adesso!». Lei mi prese per i capelli senza farmi male e mi fece alzare in piedi, mi guardò il pene moscio e mi disse: «Mi fai un po' pena, un maturo impotente che urla che vuole un cazzo. Tua moglie ti ha lasciato per questo, vero?». Io risposi di sì senza capire come avesse fatto a saperlo, ma in questo momento non mi interessava e non sapevo che il peggio, o il meglio, doveva ancora arrivare. «Adesso voglio che guardi questo video e dici a voce alta tutto quello che pensi e desideri. Devi farlo con la voce che più ti si addice, quella di un gay passivo. Devi fare la vocina da frocetto. E mentre lo fai devi segarti quel cazzetto inutile. Voglio sentirti implorare cazzi che ti aprono il culo e voglio vedere se sei capace di far uscire qualche goccia di sperma da quelle palle secche».
Sullo schermo comparvero dei gay bianchi e neri con enormi cazzi che erano nel pieno di un'orgia in una grande stanza con dei divani. Mi eccitavano certo, ne avevo visti molti simili e mi ero segato, ma adesso era un'altra cosa: adesso c'era lei. Cominciai a menarmelo sperando con tutto me stesso che si indurisse almeno un po', ma più lo desideravo e peggio era; non lo avevo mai avuto così moscio. «Che cazzo fai, culattone? Ti ho detto di parlare, coglione impotente». Così cominciai a commentare il video e dire ad alta voce ciò che pensavo e desideravo, e più parlavo e più mi eccitavo, finché persi il controllo di me stesso e delle mie parole: «Che cazzi meravigliosi, guarda quel nero che cazzone lucido e duro, come lo vorrei prendere tutto in bocca, farmelo ficcare in gola. E questo bestione palestrato, che cazzone enorme, lo voglio nel culo, tutto dentro, spaccami il culo, porco, sbattimi il tuo cazzo enorme nel mio buco. Anche tu, porco nero, infilami la tua nerchia nel culo insieme al tuo amico, scopatemi insieme come dei maiali, voglio essere la vostra frocia troia, la vostra culattona succhia-cazzi. Vi scongiuro, scopatemi, per pietà inculatemi adesso, non resisto...».
Lei, dalla sua poltrona, stava a guardarmi quasi inespressiva con un sorriso appena accennato. Stavo quasi per piangere dal desiderio e dalla voglia; lei lo capì e mi disse: «Voglio che mi sborri sui piedi. Sborrami sui piedi, maiale schifoso, tira fuori quella sborra annacquata dalle tue inutili palle secche». Appoggiò i piedi sul divano e io mi avvicinai dirigendo la cappella verso i suoi piedini. Quando cominciai a eiaculare, sentii quasi dolore dentro il cazzo; mi uscì dalla gola un urlo roco e profondo, animalesco, che non riuscivo a trattenere. Mi stringevo il pene tra le dita e godevo, godevo come non mai vedendo la mia sborra sulle sue estremità. Ero esausto e mi accasciai sedendomi sulle gambe, ma non ebbi neanche il tempo di capire che era finita che lei mi sparò in faccia il suo ordine: «Sei un maiale schifoso. Mi hai sporcato tutti i piedi. Pulisci immediatamente tutto con la lingua. Muoviti, vecchio coglione». Mi avvicinai e cominciai a leccare. Non avevo mai leccato la mia sborra e non era facile farlo subito dopo. Non potevo contraddirla, non adesso; volevo andare fino in fondo. Ma il fondo qual era? Non avevo idea di dove sarebbe arrivata. Pulii tutto con lingua e saliva. Mischiavo leccate per pulire a leccate per onorare la mia padrona assoluta. Il periodo refrattario che i maschi abbiamo dopo l'eiaculazione era passato subito, avevo voglia di nuovo, voglia di lei, di sesso, di porcate, di essere preso. In quei momenti credo che qualunque inibizione sia azzerata, lei avrebbe potuto chiedermi tutto e io avrei solo obbedito. Di solito le "Padrone" non godono davanti ai loro schiavi sottomessi, non danno queste soddisfazioni, così pensai che tutto fosse finito li, in fondo avevo goduto e avevo fatto la più bella leccata di piedi della mia vita, poteva bastarmi e invece... Mi ordinò di mettermi di nuovo in ginocchio e di ripeterle convintamente il mio desiderio di un cazzo, e io eseguii: «Sì, padrona, ho tanta voglia di cazzi, tanti cazzi. Sbaverei per un grosso cazzo che mi entrasse nel mio culo aperto, che mi aprisse come una troia in calore». Lei si alzò dalla poltrona e, mettendosi in piedi davanti a me, aprì la vestaglia. Rimasi di sasso. Da sotto scattò fuori come una molla un grosso cazzo di almeno 20 centimetri, bellissimo, non circonciso ma completamente scoperchiato, turgido, con il glande fra il rosso e il viola, umido, dritto e senza neppure un minimo difetto. Tutto mi sarei aspettato da quella creatura tranne che fosse il più bel transessuale che avessi mai visto nei miei video porno. Cercai il suo sguardo, trovai il solito sorriso e dalle sue labbra uscì quasi un sussurro: «Leccalo, succhialo, fammi un pompino e facciamoci sborrare».
Non avevo mai succhiato un cazzo, ma avevo visto migliaia di video su questo e così cominciai cercando nella memoria tutto il meglio. Lo leccai per tutta la sua lunghezza e anche le palle, tutto perfettamente liscio e depilato. Presi le palle in bocca, prima una poi l'altra, e infine insieme. Risalii lungo l'asta fino al glande e me lo infilai in bocca succhiando forte e facendolo entrare fino alla gola. Mi fermai così, fino a sentire lo stimolo del vomito per il solletico alla gola; era infinitamente lungo e della misura perfetta. Quando uscì dalla mia bocca, tutta la saliva accumulata mi colò dalle labbra sul pavimento. Lo volevo, lo desideravo come non avevo mai desiderato niente; ero succube e schiavo di lei, o lui, non so, e del suo cazzo fantastico.
Mi prese la testa con le mani e cominciò a scoparmi in bocca, cambiando la velocità e arrivando alla gola. Quando si fermava sulla lingua lo sentivo pulsare; avrei voluto che quella sensazione non finisse mai e mi domandai come facesse a resistere. La sentivo gemere e godere di quello che le stavo facendo ed era per me un premio unico. Fra i gemiti mi incitava: «Continua, troia, succhia il mio cazzo duro. Sei una fellatrice schifosa, una frocia succhia-cazzi. Adesso ti riempio quella fogna di bocca di sborra». Con la sinistra mi prese per i capelli, sfilò il cazzo dalla bocca, con la destra lo scoperchiò completamente e mi spruzzò il primo getto di sborra in faccia. Mi prese in pieno un occhio, il naso e le labbra. Il suo cazzo si fece strada nella mia bocca e sentivo gli spruzzi di sperma che arrivavano senza fermarsi. Mi ordinò di non ingoiarla e io, come sempre, obbedii. Il sapore era come di ananas, quasi dolce, e la mia bocca si riempì di quel nettare. Mentre sborrava mi insultava: «Puttana, cagna, maiala, frocia impotente, culattona di merda». Spremette le ultime gocce di sborra dentro di me e, a quel punto, ricevetti la sorpresa più inaspettata e meravigliosa. Mi fece alzare, mi guardò fisso negli occhi con una strana dolcezza e, con decisione, appoggiò le sue labbra alle mie e cominciò a baciarmi nel modo più sensuale ed erotico che avessi mai immaginato. Le nostre lingue si intrecciavano intrise della sua sborra e delle nostre salive; i liquidi colavano dalle labbra addosso ai nostri corpi e sulle sue tette. Continuammo per lunghi minuti. Lei mi aveva impedito di toccarla con le mani e questo era una durissima punizione per me. Dopo quel lunghissimo bacio, lei si staccò e si ricompose sedendosi. Mi disse: << Rivestiti e torna alla tua vita >>. Le chiesi se avessi potuto rivederla. «Niente domande. Non mi cercare mai per nessun motivo. Giuramelo!». Lo giurai e me ne andai. La sua voce era diversa, quasi dolce. Ero terrorizzato dalla possibilità che non ci fossimo più visti. << Ciao Andrea, non tradire mai il giuramento>>. Su quelle parole mi bloccai. Come sapeva il mio nome? Non ce lo eravamo detti, io non sapevo chi fosse. Niente domande, mi ripetei scendendo lentamente le scale. Lo scatto del portone del palazzo spense la mia mente. Per alcune settimane, rimase indelebile nella mia memoria. Mi venne la tentazione di tornare a cercarla, ma non lo feci. Pensai fosse tutto finito, ma non immaginavo che il bello doveva ancora venire.
A rileggerci nel secondo capitolo.
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4 ore fa
Mabitrasemo,
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Ultima visita: 4 ore fa
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Un giro al mare in moto
Avevo organizzato con il mio vicino di casa e amio, un giretto fino al mare, partenza domenica mattina presto e giornata di relax in spiaggia per poi ritornare a casa.
Ci troviamo come sempre nel cortile del garage, breve chiacchierata e partenza.
Dopo un po' di curve in tranquillità e circa due orette, si arriva al mare nei pressi di Genova, cerchiamo una spiaggia e affittiamo due sdraio con ombrellone.
La mattinata scorre tranquilla, qualche bagno per rinfrescarsi e qualche occhiatina qua' e la, si osserva e si commenta la gente che è nello stesso stabilimento e si fanno quattro risate.
La spiaggia non è molto affollata ma, ad un certo punto compaiono due belle donne che si avvicinano al bagnasciuga.
Una era biondina, capelli a caschetto, con un bel fisichetto asciutto, un bel culetto e un seno non troppo grande.
L'altra aveva i capelli neri lunghi, carnagione scura com qualche tatuaggio, fusico un po' più in carne, un culo spettacolare ed un seno molto più grande, una quarta abbondante direi.
Subito attirano la mia attenzione in quanto il mio amico era sdraiato a prendere il sole ed io ero seduto ad osservare.
Dopo pochi minuti entrano in acqua ed io non persi l'occasione e dissi al mio amico "andiamo a farci un bagno", e così anche noi ci siamo avvicinati.
Prima di entrare in acqua abbiamo fatto due parole in riva al mare e notai che le due fanciulle, all'incirca di 45 anni, parlavamo tra di loro ridendo e buttando qualche occhiatina maliziosa verso di noi.
Entrammo in acqua ma ognuno rimase al proprio posto, quasi come si avesse timore ed un po' di vergogna ad attaccare bottone.
Poco dopo, sia la biondina che il mio amico uscirono dall'acqua ed io e la cavallona mora ci facemmo ancora una nuotata in solitaria.
Finita la nuotata uscimmo entrambi ed andammo a toglierci il sale nella doccia dello stabilimento e per galanteria la feci passare per prima, osservandola mentre l'acqua le scorreva su tutto il corpo.
Aveva un costume a due pezzi, una brasiliana che le conteneva quel magnifico culo e un top che le esaltava qual seno abbondate.
A guardarla mi rendevo conto che mi faceva eccitare e non poco ma, dovevo trattenermi perché dal costume si sarebbe visto tutto.
Finita la sua doccia sì spostò per fare posto a me e mi disse "bella giornata calda oggi eh" ed " e sì, una giornata perfetta" e così scambiammo quattro parole mentre mi docciavo.
Nel momento di salutarci mi disse "ti và di accompagnarmi al mio ombrellone?"...non me lo feci chiedere due volte.
Avvisai il mio amico e la seguii, senza togliere lo sguardo dal suo culo.
Arrivati dove era sistemata Lei notai che la sua amica non era lì ma, meglio.
Cominciammo a parlare del più e del meno, si chiamava Pamela ma la mia attenzione era focalizzata sul suo seno e sulla sua voce, eravamo uno di fianco all'altro, il suo profumo mi inebriava e tra risate divertimento ogni tanto mi toccava il braccio fino al punto che mi era diventato duro come il marmo e lei se ne accorse.
Un po' preso dall'imbarazzo mi coprii con l'asciugamano che mi ero portato e feci finta di nulla finché non arrivò la sua amica dicendole che sarebbe andata via per una commissione.
Dopo 5 minuti di pseudo silenzio si alza e mi invita a seguirla perché doveva cambiarsi il costume in cabina e non aveva le chiavi per chiudersi.
Arrivammo alla cabina Lei entrò dicendomi di aspettare un attimo e controllare che non entrasse nessuno ma, la spiaggia non era affollata come ad agosto quindi era molto tranquilla la situazione, qualche passaggio ogni tanto ma nulla di così incontrollabile.
Ad un certo punto sento che quasi si arrabbia e le chiedo se andasse tutto bene e lei mi disse "non riesco a chiudere il top, entra un attimo a dammi una mano".
Mi guardai velocemente intorno, non c'era nessuno ed entrai e chiusi la porta.
Aveva messo un costume ancora più provocante ma, il top era ancora mezzo slacciato ancora tutto da legare.
Si giró e mi chiese dì allacciare bene il top ed indietreggiando appoggiò il suo culone proprio sul mio cazzo che, vista la situazione era tornato duro e mi spingeva sul costume a pantaloncino attillato.
Sicuro se ne era accorta, ma non fece una piega e nemmeno si infastidí, tanto ché, allungò la mano e chiuse la cabina a chiave.
Finito il mio lavoro con il top e con il cazzo sempre duro, si giró verso di me e con voce sensuale e sussurrante, mi mise una mano sul cazzo e mi disse "noto con piacere che qualcosa si è mosso, ti piace quello ché vedi?"
Mi mise l'altra mano dietro la testa e mi ficcò la lingua in bocca.
Cominciammo a limonare come due ragazzini, assetati l'uno dell'altro ed anche io cominciai a perlustrare tutto il suo corpo, fino ad infilarle una mano sotto il costume.
Era già tutta bagnata e grondava di umori, i nostri respiri si facevano sempre più affannati ed eccitati, le infilai un dito dentro quella figa vogliosa e lei si alzò in punta di piedi, quasi ad implorarmi di andare più a fondo.
Nel frattempo, le poche persone che passavano davanti alla cabina sembravano non accorgersi di nulla.
Poco dopo lei si staccò, mi tolse il costume, si inginocchiò e cominciò a succhiarmelo avidamente, prima solo la cappella per poi infilarselo tutto in bocca quasi a strozzarsi alternandolo un po' di spagnola tra le sue tette.
Ero quasi sempre al limite dal venire ma Lei sapeva quando e come fermarsi, ascoltava il mio piacere e lo controllava.
La tirai su è la girai con forza, le spostai il costume e, pieno dì saliva e ben lubrificato glielo infilai nella figa, che sembrava non aspettare altro.
Cominciai così a scoparla alternando momenti più lenti a più veloci, prendendola per i capelli e facendole inarcare la schiena.
Andammo avanti così per un po', tra gemiti che cominciavsno a farsi sempre più impetuosi e rumorosi, con il rischio ché ci sentissero, fino a che, qualcuno bussò alla porta..."Pamela sei lì dentro?"...era la sua amica che era tornata e la cercava.
Io preso alla sprovvista non sapevo cosa fare ma, lei aveva le idee ben chiare, aprì la porta e la tirò dentro quasi di forza.
Non sembrava così sconvolta dalla cosa tant'è che, chiusero nuovamente la porta e cominciarono a succhiarmelo in due, cazzo e palle insieme, si alternavano sputandoci sopra e prenderlo tutto in bocca.
Dopo poco, alla visione di loro che si davano da fare mi dissero che volevano la mia sborra e così le accontentai, esplodendo in un piacere ed in una sensazione mai provati prima.
Uscimmo dalla cabina visibilmente soddisfatti ed un po' accaldati, ci salutammo e tornammo ai nostri ombrelloni, come se nulla fosse successo... ovviamente il mio amico si era addormentato
sotto l'ombrellone e non seppe nulla.
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2 giorni fa
PALMIX76,
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Ultima visita: 3 ore fa -
Tentazioni al lavoro...
Chi di noi maschietti ha fatto fantasie su donne che sono nel loro ambiente di lavoro? Beh...io alzo la mano...anzi due! Nel mio primo posto di lavoro c'era una ragazza che lavorava nell'ufficio tecnico ed io dovevo interagire con lei tutti i giorni perché faceva i programmi per la macchina sulla quale lavoravo. Si chiamava Mirella, era piccolina, bionda con gli occhi verdi...molto carina. Non ero l'unico operatore alle macchina con cui doveva avere a che fare...ma con me si soffermava di più a chiaccherare...io ero fresco di matrimonio e quindi gli stetti alla larga...ma sono certo che se ci avessi provato avremmo combinato qualcosa. C'era qualcosa tra noi...Una decina di anni dopo cambiai lavoro e quindi la persi di vista per un po' di anni...poi...andai a lavorare per due miei ex colleghi che avevano aperto un'azienda...e indovinate chi ritrovai? Mirella! Questa volta mi riproposi di non lasciarmi perdere l'occasione. Negli anni era migliorata...e anche sposata...ma non felicemente. Non ci nascondemmo che oltre che meravigliati di ritrovarci eravamo anche felici. Ogni giorno passato a lavoro insieme era un continuo stuzzicarci, provocarci con doppi sensi maliziosi. L'ufficio era attaccato all'officina e sia io che lei non perdavamo occasione per vederci...andammo avanti con queste danze per mesi, arrivando a sfiorarci o toccarci "casualmente". Arrivò finalmente una settimana dove i titolari erano entrambi in trasferta e il mio collega era in ferie...l'impiegata al piano di sopra staccava alle 16.30 mentre noi avremmo staccato alle 18....non avevamo programmato nulla...io ho aspettato che l'impiegata uscisse, raggiunsi Mirella in ufficio...era presa dal lavoro...gli arrivai vicino...gli accarezzai le spalle...lei mi lasciò fare...mi avvicinai al suo collo...mi lasciò fare inclinando la testa per favorire il mio arrivo...le baciai il collo...con la mano le sfiorai il seno...si voltò e mi baciò...fu un bacio tenero...io nel frattempo le avevo sbottonato la camicetta e avevo libero accesso ai seni...il bacio divenne più passionale...mi staccai dalle sue labbra e cominciai a baciarle i seni...non molto grandi...una seconda...molto belli...aveva un profumo buonissimo... eccitante...lei tastò il pacco che si era sempre più ingrandito...mi scostò per poter sbottonarmi i pantaloni...me li calò...e tirò fuori il mio cazzo turgido...mi guardò negli occhi e lo prese in bocca leccando e succhiando con precise alternanze...la lasciai fare fino al limite dell'orgasmo...la feci alzare dalla sedia gli sfilai i pantaloni e le mutandine...poi la feci sedere su una scrivania libera...mi aiutò con il preservativo...non potevamo più aspettare...mi chinai su di lei...la baciai e mi strusciai ancora un po' prima di penetrarla...si era aggrappata ai miei glutei e guidava i miei movimenti...poi la penetrai...era stretta...ma molto bagnata...ci lasciammo andare agli istinti repressi negli scorsi mesi...più spingevo e più godeva e chiedeva di più...di più...lei venne ma io continuai...non persi il ritmo... lei ebbe un orgasmo multiplo...emise un verso simile ad un ululato...si avvinghiò a me mentre venni anch'io... rimanemmo avvinghiati ancora qualche minuto...affannati. Squillò il telefono dell'ufficio mentre ci stavamo ricomponendo, era uno dei titolari che voleva sapere se era tutto a posto...quello dell'azienda di fronte alla nostra aveva sentito dei versi strani provenire dalla nostra azienda...ovviamente Mirella disse che non aveva sentito nulla e che da noi era tutto regolare. Quando riagganciò scopiammo a ridere e tornammo ai nostri doveri. Ripetemmo esperienze simili per tutta la settimana con delle piccole variazioni ma comunque sempre intense. Non ci trovammo mai fuori dall'ambiente di lavoro...era più comodo così...facemmo ancora sesso di tanto in tanto fino a quando lasciai l'azienda...poi ci perdemmo di vista...
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2 giorni fa
Faber,
60
Ultima visita: 2 ore fa
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