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La mia dolce fidanzatina svezzata dagli altri cap
CAPITOLO 1 – L’estate di MarinaEra un’estate rovente, di quelle che profumano di salsedine e risate, quando la vita sembra un eterno gioco. Ero in vacanza con i miei amici, un gruppo di ragazzi spensierati che passava le giornate tra partite di calcio sulla spiaggia, gavettoni improvvisati e occhiate maliziose alle ragazze che incrociavamo. Non eravamo certo dei dongiovanni, ma ci divertivamo a nostro modo: una battuta, un sorriso, qualche toccatina furtiva se la situazione lo permetteva, e, nei giorni fortunati, magari un gioco di mani da parte di qualche ragazza più audace.Avevamo conosciuto un gruppetto di ragazze, e io ero a un passo dal mettermi con una di loro, una storia che sembrava promettente ma ancora indefinita.Poi, come un fulmine a ciel sereno, arrivò lei: Marina. La ragazza che avrebbe stravolto la mia vita, rubandomi il cuore e aprendo le porte a un mondo che, all’epoca, non avrei mai immaginato di esplorare.Marina aveva appena compiuto 18 anni. Era una visione: 165 centimetri di pura grazia, poco più di 53 chili, con un corpo che sembrava scolpito per attirare ogni sguardo. Le sue tettine sode, quasi impertinenti nella loro sfida alla gravità, e un culetto tondo e perfetto erano un richiamo irresistibile.Ricordo ancora gli sguardi degli uomini sulla spiaggia: padri di famiglia che fingevano di leggere il giornale, ma che in realtà la divoravano con gli occhi, nascosti dietro le pagine spiegazzate.Quegli sguardi mi provocavano un misto di gelosia bruciante e un’eccitazione inspiegabile. Vederla desiderata da tutti, con quel suo corpo ancora acerbo ma già così magnetico, mi faceva impazzire.Ma ciò che rendeva Marina unica non era solo il suo aspetto. Era il suo sorriso. Un sorriso che ti catturava, che illuminava tutto intorno a lei. A volte mi ricordava una giovane Milly Carlucci, con quell’aria dolce e raffinata; altre volte, quando il mio desiderio prendeva il sopravvento, vedevo in lei un’audacia che mi evocava una Milly D’Abbraccio, sensuale e provocante. Era una combinazione letale di innocenza e sensualità innata, qualcosa che non si può imparare, che ti nasce dentro e ti rende irresistibile. Stare con lei non era solo bello, era di più. Era un’esperienza che ti travolgeva, un mix di dolcezza disarmante e una sensualità che sembrava inconsapevole, ma che ti teneva incollato a lei.Passavamo le giornate a baciarci, a ridere, a sfiorarci. Io, come ogni ragazzo della mia età, cercavo di spingermi oltre, di esplorare quel corpo che mi faceva perdere la testa.Ma Marina, cresciuta con un’educazione rigorosa, non cedeva facilmente.O forse, semplicemente, io non ero così abile come credevo di essere.Dopo un mese di questa danza di avvicinamenti e ritrosie, l’estate ci separò. Marina doveva partire per le solite vacanze con sua madre, una tradizione immutabile: Riovivo, a Termoli, una località di mare dove andava ogni anno.Ci sentivamo ogni giorno, a volte anche più volte al giorno, aggrappandoci al telefono come se fosse l’unico ponte tra noi.Ogni tanto, riuscivo a raggiungerla di nascosto per passare qualche ora insieme, rubando momenti di intimità tra una passeggiata sulla spiaggia e un gelato condiviso. L’estate scivolò via, e con l’arrivo dell’autunno la vita decise di giocarmi un brutto scherzo. Durante una partita di preparazione con la mia squadra, il mio ginocchio cedette.Un infortunio serio, che mi costò non solo la prima parte della stagione, ma anche un ricovero nel reparto di ortopedia dell’ospedale di Termoli. In camera con me c’era un altro paziente, un certo Gianni, un tipo che non passava inosservato.Aveva 28 anni, un fisico imponente – 185 centimetri per una ottantina di chili – muscoloso, con la pelle scurita da un’abbronzatura che sembrava non svanire mai.Era ingessato dal bacino in giù a causa di una brutta caduta dalla moto, e le infermiere sembravano fare a gara per assisterlo. Si scambiavano gomitate e sguardi maliziosi, alcune alzavano gli occhi al cielo con un sorrisetto, e non ci voleva molto a capire il motivo.Gianni non era solo un colosso: era, per così dire, ben dotato.Lo capii presto, vedendo l’effetto che aveva sulle infermiere quando lo aiutavano con le necessità quotidiane. Il suo “attrezzo” – circonciso, largo, con una cappella rossa e vistosa – era di quelli che lasciavano un’impressione anche a riposo.Figurarsi in azione. Dopo le presentazioni di rito, io e Gianni iniziammo a chiacchierare.Eravamo solo noi due in quella stanza d’ospedale, e il tempo passava lento tra un controllo medico e l’altro.Quando gli dissi da dove venivo, il suo viso si illuminò. “Ehi, ma lo sai che quest’estate sono stato al mare con una ragazza della tua città?” disse con un sorrisetto. “Si chiama Marina…”Il cuore mi si fermò per un istante. Marina......
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Mikyelino,
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Miky e la gita sul Lago Maggiore
Il sole del tardo pomeriggio sta calando dietro le cime del Mottarone, tingendo l'acqua del Lago Maggiore di un viola cupo, quasi oleoso. Il motoscafo di Franco, un Riva d'epoca dai legni lucidi che profumano di lacca e soldi, scivola veloce lontano dalla riva di Stresa.Siete solo voi: Franco al timone, tu con Miky, Roberto con Valeria e le nuove arrivate. Si chiamano Elena e Sofia, due ragazze sulla trentina, pelle ambrata e sguardi che non cercano il permesso di nessuno. Sono bellissime, vestite solo di leggeri copri-costume di seta che il vento della corsa solleva impietoso. Anche loro, come voi, sono passate sotto le mani sapienti di Franco nel suo studio; anche loro hanno accettato che la "cura" andasse oltre la medicina. Franco spegne i motori al largo, tra l'Isola Madre e la nebbia che inizia a salire. Il silenzio che segue è rotto solo dallo sciacquio dell'acqua contro lo scafo.«Marco, Roberto... guardatele,» esordisce Franco, lasciando il timone e aprendosi la camicia di lino bianco. «Le acque del lago non perdonano, sono profonde e scure. Proprio come i segreti che Elena e Sofia hanno condiviso con me in studio. Mi hanno confessato che amano essere guardate, ma solo da chi sanno essere superiore a loro.» Franco si avvicina alle due ragazze, che siedono a poppa. Con un gesto lento, scioglie il nastro del copri-costume di Elena, rivelando un bikini minimo che lascia poco spazio all'immaginazione.«Miky, Valeria... venite qui,» ordina Franco con quel tono che non ammette repliche. «Voglio che diate il benvenuto alle nuove pazienti. Mostrate loro che qui, su questa barca, non esistono mogli o amiche, ma solo corpi a mia disposizione. Marco, tu resta lì dove sei. Voglio che guardi come tua moglie impara a conoscere la pelle di una donna che non ha mai visto prima.»Miky si alza, le gambe ancora un po' tremanti per l'aria fresca, ma i suoi occhi sono già lucidi. Si avvicina a Elena. Sofia, l'altra ragazza, sorride con una malizia che ti arriva dritta allo stomaco e inizia a sfilarsi lentamente il pezzo sopra del costume, offrendo il seno nudo alla luce morente del tramonto.«Elena, Sofia...» sussurra Franco, «questa è Michela. È ancora un po' timida, nonostante quello che ha fatto allo Splendor. Curatela voi. Voglio che la portiate dove il lago è più profondo.»Elena e Sofia si muovono con la coordinazione elastica e quasi arrogante dei loro trent'anni. Elena avvolge Miky frontalmente, mentre Sofia si porta alle sue spalle, creando un contrasto visivo potente: la pelle delle due ragazze è tesa e marmorea, quasi fredda nella sua perfezione; Michela, con i suoi 51 anni portati con un'eleganza che incute rispetto, emana un calore diverso, una morbidezza serica che solo una donna matura possiede. «Quindi sei tu la piccola Miky...» sussurra Elena, passando un dito sul labbro di tua moglie. La mano giovane e sottile della ragazza indugia sul viso di Michela, sottolineando la bellezza aristocratica di una signora che potrebbe essere sua madre, ma che in quel momento è la sua preda. «Franco ci ha detto che sei il suo capolavoro. Una donna di classe che ha deciso di scoprire quanto può essere sporco il fondo del lago.»Valeria si inserisce nel gioco con la sicurezza dei suoi 45 anni. Lei non ha la freschezza ingenua delle altre due, ma una malizia consumata che fa da ponte tra la giovinezza di Elena e Sofia e la maturità di Miky. Quando il copri-costume di tua moglie scivola via, il quadro è completo: i seni di Miky, naturali e sodi, e le sue curve piene contrastano con la compattezza quasi muscolare delle trentenni. Valeria osserva il corpo dell'amica con un ghigno complice, sapendo esattamente cosa sta provando.Franco espira una nuvola di fumo dal sigaro, godendosi lo scontro tra queste diverse stagioni della femminilità. «Guarda, Marco. Guarda come la freschezza sfrontata di queste due ragazze esalta la carne vissuta di Michela. E guarda Valeria... lei sa bene che la maturità di tua moglie è un frutto che va colto con violenza.»Sotto il tuo sguardo, Miky è ora al centro di una morsa: le mani scattanti delle trentenni le stringono i fianchi sodi, mentre Valeria le sussurra all'orecchio ordini che solo una coetanea può dare per ferire nell'orgoglio. Sofia, inginocchiata, usa la sua bocca giovane per risvegliare i sensi di una Michela che sembra quasi intimidita, ma profondamente eccitata da quel divario d'età che la fa sentire, allo stesso tempo, un'autorità e una vittima. «Ora, Elena, Sofia...» ordina Franco, «portate la signora giù in cabina. E tu, Valeria, sorvegliale. Voglio che le facciate capire che la sua eleganza non la proteggerà dalla vostra fame. Marco, Roberto... restiamo qui. Tra poco sentirete il Riva tremare.»Miky viene trascinata verso la scaletta, la sua bellezza matura che risalta tra i corpi più sottili delle ragazze mentre Valeria, come una kapò esperta, la spinge nel buio del sottocoperta.Il suono che sale dalla cabina è un coro disordinato, ma la voce di Michela lo sovrasta, trasformata in un lamento rauco che non avevi mai sentito. Non è più la voce della signora elegante che conoscevi; è il grido di una donna che ha perso ogni coordinata.«Ancora... vi prego, non fermatevi... ragazze... continuate così!»Il legno del Riva trasmette le vibrazioni fin sotto i tuoi piedi. Franco sorseggia il suo scotch, immobile, gli occhi fissi sulla botola aperta da cui proviene l'odore di sesso e profumo costoso. «Senti come prega, Marco?» sussurra. «Tua moglie ha scoperto che la giovinezza di quelle due ragazze è un combustibile perfetto per la sua lussuria matura. Sente la loro pelle fresca e si rende conto che può divorarle, o lasciarsi divorare.»Dalle scale appare per un istante il volto di Valeria, i capelli biondi spettinati e il respiro mozzato. «Marco, dovresti vederla. Miky è impazzita. Le ragazze la stanno usando come se fosse un altare e lei continua a chiedere di più. Dice che non vuole che finisca, che vuole essere consumata.»Proprio in quel momento, un urlo più acuto di Miky squarcia il silenzio del lago. Senti il rumore di corpi che rotolano sul velluto della cabina e il battito ritmico di qualcosa che sbatte contro la paratia. «Non smettete! Voglio sentirvi tutte... Elena, spingi ancora! Sofia, non staccarti!»L'eco delle sue suppliche rimbalza sull'acqua scura del lago, perdendosi nel buio. Michela è lì sotto, tra le braccia di due donne che hanno la metà dei suoi anni, e sta rinnegando trent'anni di decoro con ogni singola parola che grida. È la sua voce a dirti che non è più solo tua, ma di chiunque Franco decida di metterle accanto.«Roberto, Marco... scendete,» ordina improvvisamente Franco, posando il bicchiere con un colpo secco. «È ora che vediate con i vostri occhi cosa succede quando una signora perbene decide che non ne ha mai abbastanza.» Appena metti piede sull'ultimo gradino, l'odore di sesso e sudore ti colpisce come un muro. Le luci rosse di cortesia trasformano la cabina in un antro infernale dove la pelle matura di Michela risplende di un riflesso bagnato, quasi metallico. La scena che ti si para davanti è al limite del surreale. Tua moglie è schiacciata sul divanetto di velluto, le gambe spalancate in modo osceno, prive di ogni residuo di dignità. Sofia è letteralmente piantata tra le sue cosce: vedi la sua testa muoversi con una voracità animalesca, la lingua che lavora senza sosta tra la figa e il buco del culo di Michela, che sussulta a ogni affondo. Miky inarca la schiena, le dita conficcate nei cuscini, mentre emette quei versi rauchi che solo il piacere più estremo può strapparle. Sopra di lei, Elena ha preso il controllo totale del suo volto. È seduta sopra la faccia di Michela, premendo la sua figa giovane e liscia contro le labbra di tua moglie. Si muove con un ritmo frenetico, avanti e indietro, usando la lingua di Michela come un pennello che deve saturarla di piacere. Miky accetta tutto, la vedi cercare di spingere la lingua ancora più a fondo, servendo quella trentenne con una devozione che ti mozza il fiato. Valeria è china su di loro, una mano corre tra i capelli di Michela e l'altra afferra la nuca di Elena. Ogni tanto, quando Elena si inarca all'indietro per il piacere, Valeria la intercetta, fondendo le loro bocche in baci carichi di saliva e umori, mentre sotto di loro Michela continua a venire letteralmente divorata.«Guarda la tua signora, Marco,» sibila Franco alle tue spalle, la voce carica di un compiacimento brutale. «Guarda come la bocca di tua moglie è diventata il giocattolo di una ragazza che potrebbe essere sua figlia, mentre l'altra le sta esplorando ogni centimetro più segreto. Non urla più per chiedere aiuto, urla perché vuole che questo schifo non finisca mai.»Michela riesce a liberare un occhio dalla carne di Elena per un istante e ti fissa. È uno sguardo sporco, perso, colpevole. Ti sta mostrando quanto è diventata lurida per te, mentre la lingua di Sofia la sta portando verso un orgasmo che spazzerà via ogni rimasuglio della sua vecchia vita.Franco si avvicina al gruppo e mette una mano sulla testa di Sofia, spingendola ancora più a fondo tra le gambe di Miky. "Roberto, Marco... non credete che sia il momento di dare a queste bocche qualcosa di più solido da onorare?" Franco non aspetta una risposta. Con un gesto secco della mano, fa segno a te e a Roberto di avvicinarvi al groviglio di corpi. L'aria nella cabina è diventata irrespirabile, satura dell'odore acre del piacere di quattro donne rinchiuse in pochi metri quadrati. «Marco, guarda tua moglie,» mormora Franco, mentre si sbottona i pantaloni con una calma che mette i brividi. «È ridotta a uno strumento. Una donna di cinquant'anni che si fa usare come un tappeto da due ragazzine sotto gli occhi del marito. Non è magnifico?»Ti avvicini. Miky ti sente. Nonostante abbia il sesso di Elena premuto sulla bocca, i suoi occhi si sgranano quando vede la tua sagoma sovrastarla. Sofia, tra le sue gambe, non smette un secondo: la senti risucchiare con un rumore umido, sfacciato, mentre la sua lingua continua a tormentare il buco del culo di tua moglie, facendola sussultare violentemente. Roberto è già sopra Valeria. Lei si è girata, mettendosi in ginocchio sul bordo del divanetto, pronta ad accogliere il marito, ma i suoi occhi restano incollati a Miky. Franco si posiziona proprio di fianco alla testa di tua moglie. Con una mano afferra i capelli di Elena e la tira via brutalmente dal viso di Michela, rivelando il volto di tua moglie coperto dai succhi della ragazza, il rossetto ormai cancellato, la bocca aperta in un muto anelito di ossigeno.«Ora, Miky...» ordina Franco, offrendole la sua virilità che pulsa proprio davanti ai suoi occhi lucidi. «Fai vedere a Marco quanto sei diventata brava a servire il tuo ginecologo mentre le sue pazienti ti finiscono il lavoro tra le gambe.» Michela solleva lo sguardo verso di te, i suoi occhi sono lucidi e riflettono una confusione profonda, un misto di sottomissione alla situazione e di ricerca di un contatto con te. Franco mantiene la sua posizione dominante, osservando la scena con un distacco quasi clinico, come se stesse conducendo un esperimento sulle reazioni umane. Intorno a voi, la tensione nella cabina è palpabile. Roberto e Valeria sono concentrati l'uno sull'altra, mentre Sofia ed Elena continuano a muoversi in quel groviglio di corpi che sembra aver annullato ogni confine individuale. Il silenzio è interrotto solo dai respiri affannosi e dai suoni soffocati del movimento. Franco ti guarda, aspettando una tua mossa, una reazione che confermi il potere che crede di esercitare su tutti i presenti. Il peso della tua scelta sembra schiacciare l'aria residua nella stanza. Miky mormora il tuo nome, cercando una qualche forma di riconoscimento o di guida in quel momento di totale perdita di controllo. Il Riva oscilla leggermente sotto il peso dei movimenti, mentre Franco, con la freddezza del suo ruolo, prende il controllo totale della situazione. Ti posizioni ai piedi del letto, incapace di staccare gli occhi da quello che sta diventando un vero e proprio assalto sensoriale ai danni di tua moglie.Franco afferra la coda di Michela con una mano ferma, usandola come una leva per guidare la sua testa. Non c’è delicatezza: lui esige il servizio che spetta al padrone di casa e lei risponde con un istinto che ti lascia senza fiato. Vedi la gola di Miky lavorare ritmicamente, i muscoli del collo tesi nello sforzo di accogliere Franco completamente, mentre lui, con spinte decise, le impone il suo ritmo.Sotto, il caos è totale. Sofia ed Elena, eccitate dalla presenza dominante di Franco, sembrano moltiplicare i loro sforzi. Le vedi alternarsi con una frenesia quasi rabbiosa: mentre una affonda la lingua nella figa ormai gonfia e lucida di Michela, l’altra si concentra sul suo buco del culo, per poi scambiarsi di posto in un gioco fluido di baci e carezze lesbiche che coinvolge anche Valeria.Michela è letteralmente "aperta" al mondo: sopra ha il potere di Franco che le riempie la bocca, sotto ha la freschezza spietata delle due ragazze che la stanno svuotando di ogni resistenza. E in mezzo a tutto questo, ci sei tu, Marco. Lei ti guarda, o almeno ci prova, con gli occhi sbarrati che lacrimano leggermente per lo sforzo, cercando nei tuoi occhi la conferma che tutto questo è quello che volevi.«Guarda come si strozza col mio cazzo, Marco!» sibila Franco tra un affondo e l'altro, senza mai mollare la presa sui suoi capelli. «La tua signora è diventata la troia di questa barca. Elena, Sofia... non lasciatele un attimo di respiro! Voglio che senta solo carne intorno a sé!»Le ragazze rispondono aumentando il ritmo, intrecciandosi tra loro sopra il corpo di Michela, trasformandola in una base organica per il loro piacere. Tu sei lì, a pochi centimetri da quella figa che conosci così bene e che ora appartiene al lago e ai desideri di Franco.Il calore nella cabina del Riva diventa quasi insopportabile, l'aria è satura dell'odore acre e dolciastro del piacere che ha travolto ogni argine. Franco, con un ultimo affondo deciso e un grugnito che risuona contro le pareti di legno, culmina il suo possesso. Vedi la gola di Michela sussultare mentre accoglie tutto, i suoi occhi sbarrati che cercano i tuoi in un misto di shock e devozione assoluta, mentre ingoia ogni goccia del seme del suo ginecologo senza battere ciglio.Ma il piacere non le dà tregua. Sotto, le lingue di Sofia ed Elena continuano a martellarla con una voracità spietata. Michela emette un urlo soffocato, un suono che le nasce dal profondo del ventre: il suo corpo maturo si inarca violentemente, le natiche che si staccano dal velluto mentre viene scossa da un orgasmo folle, infinito, alimentato dalla freschezza di quelle bocche giovani che non smettono di divorarla.Franco si scosta appena, ansimante, ma non ha ancora finito di orchestrare la scena. Guarda Roberto, che è rimasto lì vicino, teso e fremente mentre osservava Valeria.«Roberto, non restare lì a guardare,» ordina Franco con voce roca, indicando il volto di Michela, ancora sporco e segnato dal servizio appena reso. «Il primo round è andato, ma la bocca della signora è ancora calda e pronta. Vieni qui, finisci il lavoro. Voglio che Miky senta il sapore di entrambi, proprio ora che è ancora stordita dal suo orgasmo.» Roberto non se lo fa ripetere due volte. Si avvicina alla testa di tua moglie, mentre Elena e Sofia si scostano leggermente per fargli spazio, pur continuando a stuzzicare i fianchi di Michela con le dita. Miky solleva lo sguardo appannato, vede Roberto sovrastarla e, senza che nessuno glielo ordini, schiude di nuovo le labbra, pronta a ricevere anche il secondo carico della serata.Tu resti immobile ai piedi del letto, testimone della completa trasformazione di tua moglie: da signora del lago a contenitore per i vostri amici, il tutto sotto lo sguardo elettrizzato di Valeria che, dall'angolo, si gode la visione del marito che usa la sua amica.La cabina è un inferno di riflessi rossi e odori pesanti. Roberto, ormai sopraffatto dalla visione di Michela così arresa, esplode con un gemito profondo, inondandole la bocca per la seconda volta in pochi minuti. Miky non si ritrae; con un istinto che ha ormai cancellato ogni traccia della sua vecchia timidezza, lavora di gola e di lingua, ingoiando tutto con una foga metodica, quasi rituale.Franco osserva la scena con un sorriso cinico, vedendo la sua "paziente" preferita ridotta a un altare di carne su cui si sono consumati i desideri di tutti. Ma il suo sguardo si sposta subito su di te, Marco, che sei rimasto lì a guardare tua moglie venire marchiata dai tuoi amici.«Bene... Michela è stata una padrona di casa impeccabile,» mormora Franco, la voce che vibra nel silenzio rotto solo dai respiri affannati. «Ma ora tocca a te, Marco. Non possiamo lasciarti solo a guardare mentre la tua signora si gode questo banchetto.» Si gira verso Valeria, che è rimasta a guardare con gli occhi lucidi di una voglia repressa. «Valeria, hai visto abbastanza. Ora occupa della tensione di Marco. Voglio che la sua Miky, mentre ancora assapora il seme di Roberto, veda cosa sa fare la sua amica con suo marito.»Valeria non se lo fa ripetere. Con la sfrontatezza dei suoi 45 anni, si lancia su di te. Ti mette le mani sul petto, spingendoti a sedere sul bordo di un tavolino in mogano, e in un attimo è in ginocchio davanti a te. Apre i tuoi pantaloni con una velocità esperta e libera la tua eccitazione, che pulsa furiosa dopo tutto quello che hai visto.Miky, ancora sdraiata tra le braccia di Elena e Sofia, solleva la testa. Ha il volto segnato, i capelli incollati alla fronte dal sudore e il sapore di Roberto ancora vivo in bocca, ma quando vede Valeria che avvolge il tuo cazzo con le labbra, i suoi occhi si accendono di una nuova, perversa gelosia.«Guarda, Marco... guarda come la tua amica si prende cura di te,» sussurra Valeria tra un affondo e l'altro, alzando lo sguardo su di te con una sfida maligna.Miky cerca di liberarsi dalla morsa delle ragazze per avvicinarsi, ma Franco la tiene ferma per le spalle, obbligandola a guardare. «Resta lì, Michela. Guarda come Valeria onora tuo marito. È il tuo turno di fare da spettatrice mentre lui riceve il premio per averti offerto a noi.»Mentre Valeria lavora su di te con una tecnica che non lascia spazio a dubbi, senti la pressione montare in modo inarrestabile. Franco, intuendo il tuo limite, molla la presa sulle spalle di Michela e le fa un cenno secco.Miky non aspetta altro. Si alza dal velluto del divanetto, muovendosi con una grazia felina nonostante i muscoli ancora scossi dall'orgasmo e la pelle lucida di umori. Scavalca i corpi di Elena e Sofia come se non esistessero e si avventa su di te proprio mentre Valeria, sentendo il tuo sussulto, accelera il ritmo per accogliere l'esplosione. Nel momento esatto in cui sbrodoli tutta la tua eccitazione nella gola della bionda, Miky ti afferra il volto con le mani. I suoi occhi sono fiamme scure. Ti inchioda con un bacio brutale, una limonata profonda e disperata. Le sue labbra, calde e bagnate, invadono la tua bocca portando con sé il sapore crudo, denso e inconfondibile dello sperma di Franco e Roberto che ha appena finito di deglutire.È un corto circuito sensoriale: senti il calore di Valeria che ti sta svuotando in basso e, contemporaneamente, il gusto del seme dei tuoi amici che Michela ti trasferisce con la lingua, quasi volesse restituirti tutto quello che ha preso, marchiandoti a sua volta. È il sigillo definitivo della serata: siete una cosa sola, impastati dei fluidi di tutti i presenti. Franco osserva lo scambio di sapori con un'espressione di trionfo assoluto, mentre si riallaccia con calma la camicia di lino. «Ecco il patto di sangue dello Splendor che si rinnova nel lago,» commenta con un filo di voce. «Ora siete davvero uno dentro l'altra, senza più segreti, senza più filtri.»Elena e Sofia, spettatrici ipnotizzate, si avvicinano a voi due, accarezzando la schiena di Michela mentre lei continua a scambiarsi con te quella traccia amara e proibita, mentre Valeria solleva lo sguardo da te, orgogliosa di aver concluso l'opera.
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Mitch,
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Gang marina.
Mi chiamo Claudia, ho 45 anni, sono di media statura, bionda con occhi azzurri, un bel seno di una quarta misura ancora ben tonica; il ventre è un po' arrotondato, per avere fatto fronte a due gravidanze, ma il mio culetto è bello tondo e sormonta delle splendide cosce. Da 25 anni sono sposata con Roberto, un bel maschio alto, dai capelli grigi, occhi scuri ed un bel fisico prestante, ma, cosa che non guasta, possiede un gran bell'uccello lungo ed abbastanza grosso. Abbiamo due figli, un maschio ed una femmina, che ormai, diventati grandi, vivono, studiano e lavorano in altre città. Io e mio marito siamo una coppia benestante per degli ottimi lavori di tipo dirigenziale, che ci consente di avere un tenore di vita molto alto. Inoltre siamo figli di persone benestanti ed abitiamo a poca distanza dal mare, dove, in un piccolo porticciolo. teniamo riparato uno yacht di medie dimensioni, con cui, spesso e volentieri, ci doniamo dei weekend di puro relax. Siamo una coppia allegra e solare; tra noi c'è molta complicità, oltre a profonda stima, e questo ci permette di condurre una vita abbastanza libertina, cogliendo tutte le occasioni che ci offre, soprattutto in tema di sesso. Ci consideriamo due complici, che amano godere e sfruttare ogni occasione quando si tratta di divertirsi. Sia io, che mio marito, non disdegniamo una scopata fatta bene, anche in compagnia di altre persone, per poi poter raccontarne i dettagli, cosa che ci eccita non poco, realizzando un ulteriore piacere reciproco. Personalmente mi ritengo una femmina calda ed esuberante, che gradisce bei cazzi per poterli succhiare e non disdegno di esser scopata, sia davanti che dietro e, a volte, anche in doppia. Anche a Roberto piace molto vedermi in azione, soprattutto se trovo dei maschi molto validi, che mi scopano in ogni buco; alla fine degli amplessi, lui ama molto immergere il suo membro nei miei fori ricolmi, perché lo manda ai pazzi avvertire di affondare nella sborra di un altro maschio. Qualche tempo fa, si è verificato un fatto che ha arricchito ancora più il nostro bagaglio di esperienze, soprattutto in tema di sesso. Era già arrivato il caldo ed un venerdì, nel primo pomeriggio, abbiamo salpato l'ancora, abbiamo attraversato l'Adriatico ed abbiamo raggiunto, a sera, davanti alle coste della Dalmazia, dove abbiamo gettato l’ancora per trascorrervi la notte. All'alba ci siamo spostati un po' più a sud, alla ricerca di un posto un po' più discreto, meno affollato, ed abbiamo gettato l'ancora davanti a una delle tante piccole isole, che si trovano in quell'arcipelago; dopo aver fatto un bel bagno, completamente nudi, una pratica che amiamo molto, ci siamo regalati una splendida carbonara, piatto che mio marito cucina in maniera assolutamente superlativa.Faceva caldo e così, dopo aver mangiato, ci siamo distesi all’ombra, sopra i materassini a poppa e, immancabilmente, ci siamo assopiti. Non so dire quanto tempo possa aver dormito, ma d'un tratto mi sono svegliata e mi son resa conto che la barca si era un po' girata, per effetto del vento ed il mio corpo era completamente esposto ai raggi diretti del sole del pomeriggio; ho avvertito del bruciore sulla pelle, in quanto era la prima volta che mi esponevo al sole. Senza riflettere, mi son alzata in piedi e mi son immediatamente tuffata in acqua, sempre completamente nuda. Sarà stato il fatto che ero in piena digestione o lo sbalzo termico tra il mio corpo bollente e l'acqua di certo molto più fresca o entrambe le cose, sta di fatto che di colpo mi son sentita come se le mie articolazioni fossero completamente bloccate. Non riuscivo a muover né mani né braccia. Sono rimasta immobile per qualche secondo in immersione e, per effetto del fatto che il corpo umano galleggia naturalmente, alla fine son riuscita a riemergere e subito mi son messa a chiamare mio marito.«Roberto! Roberto! Roberto! ROBERTO AIUTO! AIUTO! ROBERTO AIU…»Lui non mi sentiva ed io son di nuovo affondata sotto il pelo dell'acqua; non riuscivo in nessun modo a muovermi; per un attimo mi son sentita presa dal panico e, in qualche modo, son riuscita a muovere i piedi, quel tanto che basta per fare di nuovo emergere la mia testa ed urlare ancora.«Roberto! ROBERTO, AIUTO!»Non mi ha sentito e mi son resa conto che una leggera corrente mi stava anche allontanando dalla barca. Son rimasta fuori solo qualche secondo e poi di nuovo ho iniziato ad affondare, ormai in preda al panico. Mi son resa conto della grandissima sciocchezza che avevo fatto, ma non riuscivo in nessun modo a venirne fuori e, quando ho cominciato veramente ad aver paura, improvvisamente ho sentito un braccio che è passato sotto la mia ascella destra e subito qualcuno mi ha tirato in superficie. Appena con la testa fuori dall’acqua, un altro braccio si è infilato sotto la mia ascella sinistra ed hanno preso a trascinarmi. Poche bracciate e subito due mani forti mi hanno sollevato e mi son ritrovata sul fondo di un gommone, mentre tremavo in preda ad uno shock termico, battendo i denti a mitraglia. Subito qualcuno mi ha coperto con un telo caldo addosso ed un altro ha preso a massaggiare il mio corpo, mentre quello che mi aveva sollevato, mi ha offerto un bicchiere con del liquore.«È grappa al mirtillo, che andrebbe bevuta gelata, ma in questo caso per te è una fortuna che sia calda!»Ho ingoiato un paio di sorsi di quel liquore ed ho sentito come se mi stesse dilatando di nuovo le vie respiratorie; il mio corpo si è subito riscaldato. Mi son sollevata, mi son guardata intorno e mi son resa conto che ero in compagnia di quattro maschi giovani e completamente nudi. Un lungo brivido ha percorso la mia schiena ed ho sentito che la mia lumachina aveva preso a schiumare, perché ero letteralmente circondata da quattro belle mazze che, anche se in posizione di riposo, sembravano esser veramente di tutto rispetto. Una in particolare era veramente notevole. Apparteneva al maschio che sembrava esser il più grande per età ed era quello che mi aveva strappato dall'acqua, per adagiarmi dentro il gommone. Mi ha sorriso e si è abbassato accanto a me.«Non so cosa ti sia successo, ma ti abbiamo sentito urlare e così…»Ho sorriso, mi son sollevata un attimo ed ho visto che eravamo a poca distanza dalla mia barca, così ho chiesto loro se gentilmente mi riportavano a bordo. Subito dopo uno di loro ha tirato su l'ancora e ci siamo avvicinati al mio yacht; proprio in quel momento, ho visto la testa di Roberto sollevarsi oltre il bordo. Si son ormeggiati accanto a noi e mi hanno aiutato a salire a bordo, tra lo stupore di mio marito. Quello più grande ha subito informato mio marito della disavventura occorsami.«Era in difficoltà e così l'abbiamo tirata su, le abbiamo offerto un po' di grappa al mirtillo. Andrebbe bevuta gelata, ma il nostro mini frigo ormai è privo di ghiaccio da un pezzo.»Mentre parlava ha mostrato la bottiglia a mio marito ed io, che stavo già molto meglio, l'ho pregato di metterla in ghiacciaia.«Amore, per favore metti questa bottiglia in frigo, in modo che si raffreddi per poterla gustare come merita, nel frattempo io voglio ringraziare questi quattro ragazzi, che mi hanno salvato la vita.»Ho guardato mio marito e gli ho sorriso; lui mi ha sorriso a sua volta ed è entrato all'interno della barca, mentre io mi son inginocchiata in mezzo a loro quattro.«Ragazzi, spero che apprezzerete il mio modo di ringraziarvi, per avermi salvato la vita; vedete io non amo aver debiti con nessuno, soprattutto con chi ha fatto un gesto così nobile!»Mi sentivo la fighetta in fiamme; avevo una gran voglia di succhiare quei quattro cazzi, così ho afferrato quello del maschio più grande e mentre gli davo un colpo di lingua, gli ho chiesto che come si chiamasse.«Io sono Claudia e vorrei sapere come si chiama il maschio munito del bel cazzo che ho davanti e che mi ha salvato! Spero che il mio modo di dirti grazie, ti sia veramente gradito.»Ha sorriso non senza mostrare sorpresa per il modo in cui lo stavo ringraziando, poi mi ha detto di chiamarsi Luca e subito dopo io ho infilato il suo membro, non ancora perfettamente duro, tutto in bocca fino in fondo, suscitando il suo stupore.«Wow, che spettacolo! Ragazzi questo sì che è un modo fantastico di ringraziare! mhumm… che bocca fantastica!»Uno dopo l'altro si sono avvicinati e mi hanno offerto i loro cazzi da succhiare. Due erano davvero notevoli ed appartenevano a Paolo e Luigi, mentre quello di Carlo era sicuramente il più lungo di tutti, ma anche il più sottile. Mi è bastato poco per farli diventare tutti e quattro perfettamente rigidi e tesi e, quando Roberto è tornato da noi, si è messo a ridere.«Ragazzi, mi fa piacere veder mia moglie che vuole ringraziarvi alla sua maniera, a definirsi… calorosa! Divertitevi, perché lei ama esser molto generosa!»Essi, per un attimo, son rimasti un po' a guardare, poi, improvvisamente, si son messi tutti all'opera e mi son ritrovata addosso mani che mi toccavano dappertutto. È stata una sensazione bellissima sentire così tante mani addosso contemporaneamente! Mi hanno strizzato i seni e le dita hanno cominciato a frugare dentro i miei buchetti; mi hanno trovato abbastanza bagnata, tanto è vero che Luigi ne è rimasto piacevolmente sorpreso.«Accidenti... avrà rischiato di morire, ma ora... è bagnata fradicia!»Ho proseguito a passare i loro membri tra le mie labbra, leccandoli e succhiandoli e, quando ho visto che erano perfettamente duri, ho chiesto a Luca di sdraiarsi, cosa che lui ha fatto immediatamente. Son salita su di lui e, molto lentamente, mi son infilata nel ventre quella splendida mazza, che ho sentito arrivare dritta fin in fondo. Mi sentivo dilatata ma anche piena. Ho preso a muovermi su e giù e intanto avevo gli altri tre intorno a me, per cui continuavo a succhiarli. È stato Luca che ha detto a Carlo di farmi il culo.«Dai, Luigi, facciamoci un bel giro nel culetto di questa splendida troia!»Il ragazzo non se lo è fatto ripetere due volte e, dopo aver bagnato con un po' di saliva il mio buchetto posteriore, ho sentito il suo lungo membro iniziare a scivolare delicatamente dentro di me. Me lo ha spinto bene fino in fondo, stupito dalla facilità con cui è entrato.«Accidenti, quanto è aperta, 'sta troia! Ha il culo veramente accogliente!»Ha preso a pomparmi in perfetto sincronismo con Luca e, devo dire, ho subito raggiunto un bel paio di orgasmi molto intensi; quando ero convinta che lui mi avrebbe riempito il culetto, il ragazzo è uscito e il suo posto è subito stato occupato da Luigi, che mi ha fatto godere a sua volta molto bene, più di una volta; poi ha lasciato il posto a Paolo ed allora mi son girata verso mio marito sorridendo.«Amore, questi sono dei veri esperti: sanno come e quanto far godere una donna. Hai notato come mi sfondano il culo, facendomi godere senza venirsene? Credo che non sia la prima volta che fanno questo tipo gioco!»Luca mi ha guardato ed ha sorriso, poi si è rivolto ai suoi amici.«Ok, ragazzi, facciamo un altro giro e cominciamo a riempire questa splendida zoccola, che è golosa della nostra sborra!»Poiché Paolo era ancora piantato dentro di me, è stato il primo che mi ha riempito, poi è stata la volta di Luigi e per ultimo Carlo, che mi ha sborrato spingendo bene il suo membro, molto in profondità. Appena si è tolto, si è avvicinato a Roberto.«Aspetta un attimo, che la voglio scopare anch'io nel culo, ora che l'avete riempita bene; mi piace da matti, intingere il mio membro dentro i suoi buchi, colmi della crema di altri maschi!»Ho sentito bene anche il membro di mio marito che, per spessore, è abbastanza sopra la media, direi più o meno come quello che avevo davanti. Mi ha pompato bene e, dopo che son venuta ancora una volta, mi ha farcito anche lui il culo con una bella sborrata; poi si è tirato fuori e me ne ha schizzata un po' sulla schiena; infine me lo ha infilato in bocca.«Pulisci anche il mio, troia! Ti adoro quando ti vedo far la troia così!»Luca, che fino a quel momento era rimasto più o meno piantato dentro di me, ha sollevato le gambe ed ha preso a sbattermi dal basso; poi, dopo che ho urlato per un ennesimo orgasmo, mi ha spinto di lato, ha sfilato il suo membro da dentro la mia fighetta e me lo ha appoggiato contro il culetto; è bastata una spinta decisa e mi è penetrato dentro. Fortunatamente ero già stata ben lubrificata dalle precedenti sborrate e, soprattutto, anche aperta dal cazzo di mio marito, ma, in ogni caso, ho sentito il suo che comunque me lo ha dilatato ancora di più. Anche lui, dopo avermi pompato e fatto urlare per un ennesimo orgasmo, mi ha schizzato dentro una copiosa dose di sbroda; poi se ne è uscito e me ne ha spruzzata dell'altra un po' in faccia e altra sul seno.«Mi fanno impazzire le troie come te, che si fanno sborrare addosso! Sei davvero una magnifica troia!»Ho succhiato un po' anche il suo, poi Roberto mi ha sollevato in piedi.«Adesso ti metto un salvagente e andiamo tutti a fare il bagno!»Tutti si son messi a ridere e Paolo ha detto che non era necessario: avrebbe provveduto lui a tenermi d'occhio, per evitare che affogassi.«Non la mollo di certo, una bella troia come lei. Vorrei ancora scoparla!»Ci siamo fatti tutti una bella nuotata, ridendo e scherzando, e poi, quando siam tornati a bordo, mio marito è andato a prendere nella ghiacciaia la bottiglia di grappa al mirtillo e ce la siamo gustata fredda, mentre scambiavamo qualche parola tra di noi. È stato Luca che tra i quattro era il più grande per età ed anche il più esperto, che ci ha un po' raccontato la loro amicizia.«Lavoriamo insieme da sei anni. Io ho tre o quattro coppie amiche, cui, ogni tanto, piace aver un maschio nel loro letto e, da circa quattro anni, quando capita l'occasione, faccio partecipare anche loro ed è per questo che hai potuto notare la nostra abilità a far godere la donna.»Mentre parlava, ero seduta accanto a lui e, con una mano, gli accarezzavo il cazzo; quanto mi sono accorta che era già quasi perfettamente duro, senza nessuna esitazione l'ho di nuovo preso in bocca e, dopo averlo succhiato qualche minuto, lui si è posizionato dietro di me ed ha preso a scoparmi con molto vigore, mentre io continuavo a succhiare gli altri, compreso quello di Roberto. Una volta che son diventati tutti perfettamente duri, è stato proprio Luca che mi ha afferrato, si è disteso trascinandomi sopra di sé a cosce spalancate e con il suo membro ancora ben piantato dentro la mia vagina.«Ok, ragazzi, adesso facciamo sentire a questa splendida troia quanto siamo bravi a fare una doppia.»Per un attimo non ho capito, ma poi, quando ho visto che Carlo si è inginocchiato tra le mie cosce ed ha appoggiato il suo membro, insieme a quello di Luca, all'imbocco della mia vagina ed ha iniziato a spingerlo dentro, per un attimo li ho guardati più che stupita.«Ehi, dico... non vorrai mica... oh cazzo! Non è la prima volta che mi scopano più maschi insieme, ma... due nella figa contemporaneamente non li avevo mai presi!»Mi ha guardato, ha sorriso ed ha iniziato a spingerlo lentamente; ben presto me lo sono trovato dentro e, devo dire che, lui e Luca mi hanno scopato veramente alla grande, facendomi urlare di piacere e godere in continuazione un orgasmo dopo l'altro, senza soluzione di continuità, fin quando entrambi mi hanno riempito con due belle sborrate. Subito dopo è stata la volta di Paolo e Luigi e devo dire che anche i loro due membri li ho sentiti bene entrare ed aprirmi; anche loro mi hanno fatto godere molto e poi mi hanno riempito abbondantemente come se la prima sborrata fatta, non fosse mai esistita. Sfinita, con la figa ridotta ad una caverna e riempita all'inverosimile, son rimasta sdraiata sul materassino a cosce aperte, sudata e piena di sborra, cosicché Roberto è venuto a scoparmi.«Adesso è il mio turno di infilare il membro dentro questa vagina ridotta ad una vera e propria voragine; amore, sei una troia meravigliosa: sapessi quanto mi ha dato piacere vederti godere con questi giovani maschi, che ti hanno veramente trattato da puttana; è meraviglioso sentire il mio membro che non riesce nemmeno ad accarezzare le tue mucose, da quanto sei stata dilatata, ma godo da matti a sentire che sguazzo nella tua vagina, stracolma del loro seme; cazzo, amore, sto già venendo anch'io!»Vi sembrerà strano, ma sentir mio marito che mi schizzava dentro, mi ha fatto godere ancor di più, perché, fondamentalmente, tutti i nostri giochi sono finalizzati esclusivamente al nostro piacere. Sì, mi piace da morire farmi scopare da altri, ma vado in delirio quando sento il cazzo di mio marito che rivendica il fatto che, comunque, sono la sua donna. Un piccolo applauso si è levato dal gruppo di persone che ci hanno visto mentre stavamo godendo e poi, dopo un ennesimo bagno, ci hanno detto che dovevano rientrare in un piccolo paesetto, dove avevano noleggiato il gommone. Li abbiamo seguiti e ci siamo ormeggiati anche noi nel piccolo porto e, dopo una bella doccia, ci siamo dati appuntamento nell'unico ristorante del paese, dove abbiamo trascorso una bellissima serata piena di goliardia. Durante la cena è emerso che, dei quattro, solo Paolo era fidanzato e, mentre stavamo mangiando, mi ha fatto un'insolita richiesta. «Vedi Claudia, io sono fidanzato con Cinzia, una ragazza che i miei amici conoscono abbastanza bene. È una bella ragazza e, detto fra noi, è anche una discreta puttanella; mi piacerebbe che diventasse una meravigliosa troia come te. È una cosa che desidero, ma non so proprio come realizzarla. Vorrei sapere come ha fatto tuo marito a farti diventare così disinibita e piacevolmente zoccola.» Gli ho detto che c'erano tanti modi per arrivare a tutto questo ed uno poteva essere un bell'addio al celibato, dove la sua futura moglie, anziché festeggiare con sue amiche, avrebbe potuto esser scopata da Luca e tutti gli altri. Mi ha guardato e mi ha detto che poteva esser un'ottima idea. Quando siamo usciti dal ristorante, ci hanno invitato nel loro appartamento in affitto, a bere altra grappa al mirtillo e, una volta dentro, mi son di nuovo trovata stretta in mezzo a questi quattro giovani, cui si è aggiunto anche mio marito e, per tutta la notte, mi hanno scopato in maniera assidua, intensa, facendomi godere tantissimo e, soprattutto, riempiendomi da far paura. Abbiamo passato il giorno successivo insieme e poi siamo rientrati nel nostro paese; dopo una ventina di giorni, siamo andati a trovare i nostri amici nella loro città ed ho conosciuto Cinzia; ho capito che era veramente una potenziale troia, che doveva solo esser spinta a darsi da fare. Una settimana dopo, ho partecipato, insieme a mio marito, all'addio al celibato di questa puttanella. Per quanto mi riguarda, mi son scopata lo sposo, mentre mio marito ed i suoi amici, accanto a noi, hanno trasformato Cinzia e in una troia meravigliosa, aperta in ogni buco e riempita in maniera incredibile; alla fine sono stata io che ho invitato Paolo a scopare la sua futura moglie.«Dai, Paolo, adesso che loro l'hanno riempita, scopala a tua volta. Prova anche tu il piacere di intingere il tuo membro dentro il suo corpo, riempito della sborra dei tuoi amici!»È stato incredibile vedere con quanto amore, piacere e passione quel ragazzo ha scopato la sua futura moglie. Quando è venuto lei aveva già goduto ed entrambi avevano le lacrime agli occhi. Quando ce ne siamo andati, Luigi e Carlo, nel salutarci ci hanno detto che anche loro si erano fidanzati con due amiche di Cinzia ed anche le loro future mogli promettevano di esser delle magnifiche troie, tutte da scoprire. Mentre ero in auto con mio marito per tornare a casa, ho avvertito il mio corpo un po' indolenzito per tutti gli assalti ricevuti, durante la serata: sentivo ancora i miei buchi pieni, da cui colava il loro piacere e, dentro di me, ho chiuso gli occhi e, per un attimo, ho pensato che tutto questo era avvenuto semplicemente perché avevo fatto un'imprudenza.
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9 ore fa
baxi18,
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SESSI RIFLESSI
Vidi la sua foto quasi per caso, mentre switchavo distrattamente su un sito dedicato agli amanti degli animali. Mi colpì perché era bizzarra: lei in primo piano, ridente, seduta al tavolino di un locale; sullo sfondo un’altra donna, più seria, quasi rabbiosa nello sguardo. Era un agosto post-pandemico, caldo e immobile. Nell’accidia che mi sbranava, le mandai un saluto, gentile ma privo di complimenti.
Ricambiò telegrafica. Mi venne spontaneo scriverle che il suo sorriso, incorniciato da quelle labbra carnose, era ironico e seducente.
"Scusami, sono al mare e voglio dormire un po’, ma ti prometto che più tardi ti scrivo".
Quel modo disinvolto di rispondere mi agganciò subito. Mantenne la promessa: la sera trovai i suoi messaggi. Aveva studiato il mio profilo – foto vere, pulite, e uno stato civile dichiarato senza giri di parole: sposato. Non cercavamo storie d'amore, cercavamo un incendio. Sapere di abitare a poca distanza fece il resto.
Quando ci sentimmo al telefono la prima volta, la sua voce risvegliò qualcosa che credevo spento da anni. Fu quasi un contatto fisico, una scossa che accelerò tutto. Nel giro di poche sere, le conversazioni clandestine su WhatsApp diventarono sfacciate. Io sposato, lei con un compagno, entrambi a caccia di un brivido nascosto nelle nostre frequenze. Disinibita, senza freni, cominciò a mandarmi foto a seno nudo. Aveva quarant'anni, una quinta abbondante e sapeva che in quella spaccatura di carne pallida sprofondavano gli occhi degli uomini. E i miei con loro.
Le parole e i vocali non bastavano più. Organizzammo una videochiamata in un pomeriggio strategico, scelti tra i vuoti lasciati dai nostri doveri. Io ero solo nel mio studio, senza collaboratori tra i piedi; lei approfittava di un giorno libero e del compagno in trasferta.
Quando lo schermo del mio pc si accese, rimasi muto. Aveva lo stesso sorriso ironico della prima foto e una canotta scura che a stento tratteneva il volume del seno. Ma a rendermi tutto insostenibile furono gli occhiali da vista: un dettaglio inaspettato che la trasformava in un'ossessione colta e ferocemente erotica.
Ero già acceso, affamato, fuori controllo. Lei restava calma, il muso deliziosamente storto a studiarmi, proprio come una professoressa agli esami.
"Fammi vedere il colore dei capezzoli" le dissi. "Lo sai che ne vado pazzo".
Via la canotta, accontentato. Fissandomi nella telecamera, sollevò con la mano uno di quei seni enormi, ne portò l'estremità alle labbra e cominciò a leccarsi, lentamente, per me. Mi sfilai la maglietta per ricambiare, ma la bellezza e l'armonia delle forme era tutta dall'altra parte dello schermo.
"Dovrei essere lì con te, così è una tortura".
"Può succedere" mi rispose, accostando il viso alla telecamera per scrutarmi meglio.
Mi alzai in piedi, mostrando i jeans vistosamente gonfi. Per tutta risposta lei si infilò un dito in bocca, cominciando a succhiarlo senza staccare lo sguardo dal mio: un comando muto, preciso. Abbassai i pantaloni e lasciai che il desiderio saltasse fuori dallo slip, duro e caldo. Lo guardò in silenzio. Poi si allontanò dall'inquadratura per mostrare il resto del corpo: indossava un paio di pantaloncini scuri, così aderenti da stringere i fianchi e disegnare il solco profondo tra le gambe.
"Non porti le mutandine là sotto?"
La mia domanda esigeva una risposta visiva. E lei non si fece pregare. Si girò di schiena e, con un movimento calcolato, quasi teatrale, fece scivolare via i pantaloncini sculettando. Sotto non c'era nulla. Solo la perfezione soda di due glutei pieni che, nella curva inferiore, lasciavano già intuire l'intimità nascosta, ancora chiusa ma pronta a sbocciare.
Vidi spuntare la sua mano da quell'anfratto di carne: mi ricordò una vecchia copertina di Flash Art, una performance fotografica che adesso, però, muoveva le dita per me dal vivo.
Si voltò. Aveva i capelli raccolti in una coda di cavallo, e quegli occhiali sul naso la rendevano insostenibile. I seni enormi, l'incavo dell'ombelico e, più giù, potei finalmente guardare il cespuglio scuro che sormontava il sesso, nascosto solo in parte. Con la mano accompagnavo, lento, il piacere di guardarla.
Lei prese una sedia e si accomodò proprio davanti all'obiettivo, allargando le gambe. Iniziò a toccarsi senza fretta, divaricando le dita per offrire la carne turgida e umida ai miei occhi. Godemmo insieme. Lei tremò sulla sedia, lasciandosi sfuggire un gemito roco; io, rimasto in piedi, liberai il seme denso che mi finì addosso, macchiandomi la pelle.
"Vorrei pulirti io" sussurrò, mentre mi vedeva cercare un fazzoletto di carta.
Ci salutammo con il fiato corto, ma la sera eravamo già al telefono a cercarci di nuovo. Fu allora che iniziammo a calcolare il primo incontro dal vivo, protetti dalla crittografia dei messaggi.
"Tra una settimana lui parte per due giorni"— mi scrisse. — "Scegli il posto"
Scelsi un motel a ore fuori città, un posto discreto che apparteneva alla geografia dei miei vecchi tradimenti. Non era certo un albergo di lusso, ma offriva quello che serviva: un letto e la certezza dell'anonimato. Di quel posto ricordavo un dettaglio preciso: ogni stanza aveva un grande specchio laterale che costeggiava il materasso. Lo specchio perfetto per continuare a guardare.
Le comunicai il piano. Le dissi di prendere la metropolitana, come faceva ogni mattina, e di scendere a una fermata periferica. Lì l'avrei aspettata io in sella alla moto, con un secondo casco pronto per lei: era l'unico modo per infilarsi nel cortile dell'albergo a visi coperti, senza rischiare di essere riconosciuti.
I sette giorni successivi furono un'attesa ossessiva. Continuammo a scambiarci messaggi e immagini ravvicinate, ma stringemmo un patto spietato: vietato toccarsi fino al giorno dell'incontro. Volevamo arrivare a quel letto con tutta la fame intatta.
Ci incontrammo all'uscita della metro. Mi vide sulla moto e mi raggiunse: t-shirt e jeans, l'uniforme dell'ordinario che le avevo suggerito per mimetizzarsi. Ci scambiammo un bacio rapido sulla bocca, il tempo di infilare i caschi e volare verso il nostro covo.
Sbrigate le formalità all'ingresso, salimmo in camera tenendoci per mano come bambini sulle giostre. La lasciai entrare e mi chiusi la porta alle spalle. Fece per voltarsi, forse per dire qualcosa, ma non le diedi il tempo: le fui addosso, ci avvinghiammo. Toccavo tutto ciò che avevo desiderato per una settimana; per uno scultore, verificare le forme attraverso il tatto è l'unica vera conferma della vita. Le sfilai la maglietta, scoprendo un reggiseno già scomposto dalle mie mani, che tagliava a metà il pallore della pelle non abbronzata. Preso dalla foga, agganciai i ferretti tirandoli verso l'alto, facendole un po' male.
Lei mi impose la calma con un gesto fermo. Si slacciò il reggiseno da sola, lasciando liberi i seni enormi e i capezzoli chiari, poi si sfilò i jeans. Restò in perizoma nero.
“Aspetta” mi disse.“Siediti sul letto e stai buono”.
Obbedii, placando il respiro. In quell'istante di sospensione mi guardai intorno e lo vidi, alla sinistra del materasso: il grande specchio laterale che ricordavo. Il nostro doppio era già lì, pronto a spiarci.
“Sai cosa mi piace di te? Quando mi parli d'arte o mi dici cose erotiche. Ma adesso voglio che tu capisca bene come fa sesso una puttana in calore”.
Si accostò al letto. Si girò di schiena per sfilarsi il perizoma e si piegò a novanta gradi, offrendo la sua intimità bagnata direttamente alla mia bocca, per farmi respirare l'odore della sua voglia.
"Adesso, bambino capriccioso, succhia tutto per bene".
Si voltò di nuovo e mi offrì il petto, strusciando i seni contro le mie guance prima di imboccarmi i capezzoli, uno alla volta, più volte, prendendomi la testa tra le mani.
Mi sfilò la maglietta e mi distese sul letto. Iniziò a carezzarmi il torace e a baciarmi il petto, leccando i miei capezzoli, mentre il peso dei suoi seni si schiacciava contro di me. Quando la sua mano scivolò lungo i pantaloni, trovò una carne già tesa al massimo. Scese più giù, slacciò la cintura e buttò giù i jeans, scoprendo lo slip teso. Prima di abbassarlo, afferrò la stoffa con i denti in una finta morsa, fissandomi negli occhi per ricordarmi chi fosse la predatrice.
Liberò il mio sesso, durissimo, e lo serrò nell'incavo tra i suoi seni. Ci giocò per qualche istante, poi lo prese in mano, usandolo per battersi leggermente i capezzoli, prima di leccarne la punta e affondarlo in bocca.
Sentire le sue labbra mentre guardavo il nostro riflesso nello specchio mi tolse il fiato. La implorai di darsi a me, di lasciarmi ricambiare quella fame. Lei assecondò il mio impeto: incrociammo le posizioni sul materasso, lei accostò il suo ventre al mio volto, e ci incastrammo in un bacio cieco di bocche e di carne.
Affondavo con la lingua dentro la sua intimità, mentre le mie dita esploravano la carne più stretta e nascosta dietro. Gradiva. Inumidii la punta dell'indice e la spinsi dentro di lei. Trasalì per l'audacia, poi tornò a succhiarmi con decisione: non voleva concedermi alcun vantaggio.“Sei bravo, un vero artista” mi disse, staccandosi all'improvviso e privando la mia bocca del suo sapore. “Adesso lo voglio dentro. Tu resta fermo lì”.
Rimasi disteso. Lei si spostò appena più avanti, portando il ventre a ridosso del mio sesso eretto. Lo afferrò con la mano e iniziò a strusciarlo contro la vulva, con calma, esasperando l'attesa; poi si sollevò su un fianco e lo guidò dentro di sé. Guardavo le sue spalle e la linea perfetta dei glutei riflessi nello specchio laterale, mentre lei, sinuosa, oscillava su di me. Roteava il bacino per accogliere tutta la lunghezza, poi puntò le mani sul materasso e cominciò a muoversi, facendolo entrare e uscire a un ritmo sempre più serrato.
Il battito dei corpi e il nostro ansimare riempivano la stanza, mentre lo specchio laterale mostrava la verità di quel corpo a corpo: due figure, una sull'altra, incastrate dentro lo stesso ritmo. Lei era al comando, decideva le geometrie del movimento.
La posa successiva la decise lei, mettendosi a quattro zampe sul letto perché la montassi da dietro. Le dissi di posizionarsi in direzione dello specchio, così da poter guardare la sua faccia e i seni penduli che oscillavano sotto i miei colpi.
“Guarda” le dissi. “È come chiavarti due volte. È pazzesco”.
La settimana di astinenza stava per esplodere. Avevamo spiato i nostri colori proibiti e le forme più nascoste attraverso uno schermo, ma finché tutto si riduceva a masturbarsi davanti a un monitor, restava sempre un senso di incompiuto, qualcosa di trattenuto. Adesso eravamo l'uno dentro l'altra, carne nella carne. Respiravamo l'odore acido della nostra voglia; le bocche avevano già ingoiato i sapori mescolati dai baci. E lo specchio era lì a restituirci i sessi riflessi, uniti, senza più l'inganno della distanza.
L’orgasmo arrivò travolgente. Rimontò su di me, stavolta di fronte, mentre io, disteso, le reggevo e le strizzavo i seni. Spingeva e si strusciava, invasata di piacere. Capii che era al limite: le pizzicai i capezzoli dando forti spinte dal basso, sollevandole il bacino. La vidi, bellissima, infilarsi due dita tra le labbra per leccarle senza vergogna, un attimo prima di gridare la sua estasi.
Riuscii a tirarmi fuori in tempo. Lei si allungò sul materasso, posizionando il viso proprio sotto il mio sesso. Voleva il mio seme sul volto, e la accontentai. Mi liberai, scaricando una foga accumulata per giorni: le coprii le labbra, le guance, le ciocche dei capelli, riservando le ultime gocce alla pelle pallida dei seni. Poi lei si sollevò, mi ripulì con la lingua e mi guardò dritta negli occhi.
Fummo felici. Non avevamo mai avuto dubbi su quell’incontro, né avevamo intenzione di mescolare la nostra quotidianità con l'angolo segreto che eravamo stati capaci di inventare. Ci serviva solo quello spazio di carne per evadere, per un pomeriggio, dalla noia del mondo.
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22 ore fa
artista1969,
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