I racconti erotici più recenti
-
Come iniziai a prenderla nel culo per poi diventare cuck. Parte 4
Mia moglie si sdraiò sul lettino, abbandonandosi. Marco non perse tempo. Versò l'olio caldo sulle sue mani capienti e iniziò a massaggiarle la schiena, ma i suoi movimenti erano volutamente pesanti, dominanti. Ogni volta che premeva, le sue mani scivolavano "accidentalmente" sempre più giù, sfiorando il bordo delle mutandine di pizzo, spingendole leggermente verso il basso per scoprire l'inizio delle natiche.
"Sei molto tesa... e molto sensibile," commentò Marco, la voce ridotta a un sussurro profondo, mentre le sue dita iniziavano a insinuarsi con studiata lentezza sotto il pizzo nero, accarezzando la pelle nuda di mia moglie.
Lei ebbe un piccolo sussulto, ma non si tirò indietro, chiaramente sopraffatta dall'intensità di quel tocco. Dalla mia sedia, sentivo il cazzo premere dolorosamente contro i pantaloni. Ero intrappolato nel mio stesso gioco: l'uomo che amava sua moglie, ridotto a un guardone eccitato, mentre un vero maschio iniziava a reclamare il possesso del corpo di lei.
Marco infilò entrambe le mani sotto le mutandine di seta di mia moglie, afferrandole le natiche con forza, impastando la carne con l'olio. Si sporse in avanti, posizionando il suo bacino vicinissimo al viso di lei, e mi fissò dritto negli occhi attraverso la stanza. Con una mano continuava a violare l'intimità di mia moglie, mentre con l'altra iniziò lentamente ad aprirsi la zip dei pantaloni.
"Tuo marito mi ha detto che sei una donna speciale," disse Marco a voce alta, con il fiatone che iniziava a farsi pesante, mentre estraeva il suo membro già turgido e lucido, mostrandomelo in tutta la sua brutale grandezza. "E io stasera voglio darti un trattamento che non dimenticherai mai. Vero, caro? Diglielo anche tu quanto è bravo Marco."
Ero paralizzato sulla sedia, costretto a guardare l'inizio della fine del mio matrimonio, eppure non avevo mai desiderato nulla di così tanto in tutta la mia vita.
Sulla mia sedia, nell'ombra, ero paralizzato, costretto a fare l'unica cosa che mi era concessa: guardare il mio padrone mentre prendeva possesso della mente e del corpo di mia moglie.
Marco fece un sorriso accennato, professionale e predatore al tempo stesso. Non c'era fretta nei suoi movimenti; da vero esperto, sapeva che la transizione doveva essere totale. Le sue mani calde e unte d'olio iniziarono a scendere dalla schiena verso i fianchi di mia moglie, ma invece di fermarsi, le sue dita scivolarono con studiata lentezza sotto il pizzo nero delle mutandine.
Mia moglie ebbe un piccolo sussulto, un respiro trattenuto. "Marco... lì è... un po' troppo giù," mormorò, con una debole resistenza che stava già svanendo di fronte alla maestria di quei tocchi.
"Rilassati, lasciati guidare. So esattamente dove si accumula la vera tensione," rispose lui con quella sua voce profonda e ipnotica.
Con dita esperte e precise, Marco iniziò a sfiorare i punti più sensibili. Le sue dita scivolarono prima lungo il profilo delle grandi labbra, accarezzandole con una pressione calibrata che fece sfuggire a mia moglie un gemito soffocato. Poi, con una mossa ancora più audace, il suo pollice passò sopra la rosetta del culo, stimolandola con cerchi concentrici, leggeri e tormentosi.
Vidi il corpo di mia moglie sussultare sul lettino. Quella stimolazione così proibita e inaspettata la destabilizzò, ma invece di ritrarsi, aprì leggermente le labbra, respirando affannosamente. Il piacere stava prendendo il sopravvento sulla sua mente.
A quel punto Marco decise di alzare la posta. Si posizionò sul fianco del lettino, proprio all'altezza del busto di lei. Mia moglie era a pancia in giù, con le braccia distese in avanti sul materassino, le mani abbandonate e aperte. Marco indossava solo una tuta leggera, e sotto era evidente che non avesse le mutande. Con una mossa fluida, si appoggiò contro il bordo del lettino e prese la mano destra di mia moglie, posizionandola esattamente sul suo cavallo.
Iniziò a strofinare il suo cazzo enorme e già durissimo, dritto contro il palmo aperto della mano di lei, separato solo dal tessuto leggero della tuta. Mia moglie sgranò gli occhi, sentendo quella massa impressionante pulsare contro le sue dita, ma non ritrasse la mano; le sue dita, anzi, si piegarono istintivamente, stringendo per un attimo quella morsa d'acciaio.
"Senti quanto sono pronto per te?" le sussurrò Marco sul collo, mentre continuava a strofinarsi contro la sua mano aperta. "E tuo marito è lì che guarda, e gode nel vedere come stringi il mio cazzo."
"Diventa molto calda qui sotto," disse poi Marco a voce alta, tornando ai piedi del lettino e guardando dritto verso il mio angolo buio per godersi la mia agonia eccitata. Con mossa decisa, afferrò le sue ginocchia e le allargò le gambe, aprendola completamente.
Il pizzo nero delle mutandine era teso, e proprio al centro, Marco indicò con un dito una vistosa macchia umida che brillava sotto la luce dello studio. "Guarda qui, caro. Guarda come tua moglie risponde ai miei trattamenti. Questo pizzo è già inzuppato della sua stessa eccitazione." ...........continua
168
0
11 ore fa
montaGIULIANA,
60
Ultima visita: 3 ore fa
-
Sexting
La mia vita è come una scatola di cioccolatini. Mi godo ogni momento 🥰Piacere SINGOLO 39anni italiano
cerco COPPIA O SINGOLA riservatezza x sexting cam masturbarsi assieme
🔴🔴🔴GRATIS 🔴🔴t.me/Freetrio48🔴
La mia vita è come una scatola di cioccolatini. Mi godo ogni momento 🥰Sono un ragazzo di bell'aspetto, educato e rispettoso, mi piacerebbe essere contattato da una coppia che abbia piacere di farsi guardare, ho poche esperienze con coppie ma so stare al mio posto. La mia vita è come una scatola di cioccolatini. Mi godo ogni momento 🥰
45
0
20 ore fa
Freetrio48 ✈️,
41
Ultima visita: 19 ore fa
-
Cinema d'essai
Sollevo lo sguardo dallo schermo del telefonino e lo faccio scorrere lungo la hall alla ricerca di Andrea. Lui è accanto alla bacheca dei film, a guardare quelli in proiezione oggi. Da come lo fissa, sembra che l’ultimo “Kung Fu Panda” lo attragga più di quello che Erica ci ha proposto di vedere, un film per cinefili con tanto così di pelo sullo stomaco…
Andrea mi nota, lancia un’ultima occhiata al poster del cartone animato, e mi si avvicina. Indossa un paio di jeans e una camicia azzurra che non lascia vedere i suoi muscoli, a parte le braccia che mostrano le ore passate in palestra dopo quelle in ufficio.
Sollevo il telefono con la chat sullo schermo a suo favore. «Erica scrive che non arriverà in orario».
Andrea mette le mani in tasca. Lancia un’occhiata al baretto alle mie spalle e accenna un sorriso. Mi guarda. «Scommetto che ha cambiato idea e si rifiuta di vedere il film lei per prima».
Scemo. Erica si è fissata con queste menate intellettuali dopo i due anni di università che ha fatto, e adesso rompe con queste cose da mattina a sera. Non posso certo dire alla mia migliore amica che i film in bianco e nero mi straziano. «Guarda che Erica è…»
«Mi scusi, signorina…» La bionda addetta agli stuzzichini del multisala cerca di attirare la mia attenzione. «…ho controllato ma al momento non abbiamo il burro per i popcorn».
Merda, l’unico motivo che mi aveva spinta a passare il pomeriggio in un cinema mezzo vuoto a guardare una pellicola vecchia di sessant’anni e non ce l’hanno nemmeno.
Pone sul bancone un bicchierone di carta da cui spunta una cannuccia di plastica. Almeno questa non si scioglierà prima dell’intervallo, come nel cinema dove Erica ci aveva trascinati la settimana scorsa… «Li vuole ugualmente i popcorn?»
Sospiro. Meglio limitare al minimo i danni. «Sì, una confezione grande, grazie».
Andrea solleva una mano a richiamare la ragazza. «A me una confezione grande di sonnifero, se ce l’ha. O un martello, che caso mai mi arrangio da solo».
La ragazza stenta a trattenere una smorfia di divertimento. Bagascia… togli gli occhi dal mio ragazzo.
Prendo il cestino formato famiglia di popcorn con un sorriso falso. Do una manata sugli addominali di Andrea. «Piantala! Non vuoi aumentare la tua cultura? Questo è cinema d’essai. Lo sai perché lo chiamano in questo modo?»
Lui solleva le spalle. «Perché quando qualcuno ti domanda se era noioso, rispondi: “Essai”».
La bagascia si lascia sfuggire una risata. Le scocco un’occhiata assassina. Pensa piuttosto a comprare il burro, troia.
Non ho mai capito per quale motivo Andrea si comporti come uno scemo quando siamo in mezzo alla gente… Forse perché comportandosi come fa quando siamo soli verrebbe ostracizzato dalle altre persone che frequentiamo.
Nell’atrio ci siamo solo noi ed un gruppo di bambini chiassosi che sta entrando con un paio di adulti poco felici di fare da balie, che dubito verranno con noi a vedere “Fino all’ultimo respiro” di Jean-Luc Picard… Jean-Luc Godard! Dannato Andrea, lui e le sue stupide battute… Non fosse che è un gran figo e scopa da dio, lo lascerei…
No, non lo lascerei comunque.
Andrea solleva il braccio e controlla l’orario. «Meglio entrare, non vorrei che qualcuno ci rubi i posti…»
Prendo la bibita dal bancone e lo seguo. «Hai visto? Non hanno il burro. Già fanno schifo i popcorn…»
«Una volta mi nascondevo il cibo addosso, quando andavo al cinema a vedere film belli». Lui apre la porta della sala e mi fa entrare per prima. «Ignoranti, beceri, chiassosi, ma belli».
Nella sala di proiezione ci saranno sì e no dieci persone, in coppie o singoli. La metà se ne andrà quando si accorgerà che non è qui che proietteranno la maratona con i primi tre film di “Kung Fu Panda”… Tra questi ci saremo anche noi due? La mia volontà di passare due ore a vedere il Capitano Godard vacilla.
Seguo Andrea lungo la scalinata. Lui supera la fila di poltroncine rosse segnata sui biglietti. Due anziani sono seduti poche sedie oltre quelle che ci sono state assegnate dal bigliettaio. «Guarda che siamo qui».
Andrea si volta verso di me. «Ero ironico quando dicevo che ci avrebbero rubato i nostri posti». Continua a scendere. «Penso che nessuno avrà nulla da dire se ce li scegliamo noi».
Lo raggiungo. La Fanta sciaborda nel bicchierone. «Adoro il tuo spirito anarchico».
«Ah, allora impazzirai quando scoprirai che ho messo il disco orario avanti di un’ora mentre parcheggiavo». Si ferma e con un cenno indica una fila a metà della platea, lontano da chi cerca tranquillità in alto e chi vuole fare il cinefilo piazzandosi a ridosso dello schermo.
Nulla da eccepire. «Vai dentro tu per primo che così Erica si siede accanto a me». Anche perché la mia carissima amica mi sembra puntarti un po’ troppo… Non vorrei che, nel buio della sala…
Stringo le labbra. Se lo facesse con me, invece… beh…
«Grazie per il tuo sacrificio, non sarà dimenticato». Mi prende il contenitore dei popcorn e si infila tra le poltroncine.
Lo seguo fino a quando arriviamo a metà della fila. Andrea abbassa il sedile davanti a lui e si siede. Faccio lo stesso con quella accanto. Lui appoggia i popcorn sulle sue gambe. Ne prendo una manciata e me li getto in bocca: uno stuzzicante sapore di cartone e una badilata di sale, probabilmente quello avanzato questo inverno all’Anas… A questo punto spero abbiano pure messo del kerosene al posto della Fanta per rendere la giornata perfetta.
Il telefono lancia un trillo. Lo prendo dalla tasca e trovo un nuovo messaggio di Erica. «Dice di essere in ritardo di dieci minuti».
Andrea apre le gambe e si spaparanza sulla poltroncina. Sbuffa dal naso. «Mi sa che non è solo quello il suo ritardo…»
Gli assesto una gomitata. «È la mia migliore amica!»
«E non capisco perché». Lui solleva un angolo della bocca. «Per me avete avuto un rapporto lesbo, in passato, che tenete segreto e vi amate ancora».
Gli faccio una smorfia. «Mi dispiace deluderti, ma non è mai successo». Almeno da sobrie: di cosa facessimo durante le ciuche in quinta superiore non ho memoria. E, nel caso, spero di averlo fatto solo con lei…
«Però a te piacerebbe essere il terzo, nel caso, eh, Andrea».
Lui si limita a sollevare le spalle. «Per essere carina, Erica è carina…» Fa una smorfia, ripensandoci. «Mh… bella, in realtà. Ma a me piacciono le donne intelligenti». Mi guarda, socchiude gli occhi e mi sorride. «Oltre a te, ovviamente».
«Stronzo». Gli assesto una manata allo stomaco. Lui ride e si mette più comodo sulla poltroncina.
Le luci si spengono, l’unica illuminazione della sala è la pubblicità di un’auto sullo schermo.
Mi accosto con la testa a quella di Andrea. Se provo a parlare del film, magari mi viene voglia di vederlo per davvero. «Ho letto che è considerato un capolavoro del cinema d’avanguardia. Ha inaugurato un filone cinematografico e ha influenzato molti registi che sono venuti dopo».
Nella semioscurità, Andrea sogghigna. «Lo so io cosa vuoi…»
Ha già capito che preferirei rivedere i tre Kung Fu Panda che danno una sala più in là di quest’altro film? «E… cioè?» Allungo la mano per prendere un’altra manciata di cartone salato. Lui mi afferra al volo il polso e appoggia la mano sul suo inguine.
Sotto il mio palmo, il cazzo si gonfia.
È una cosa stupida, ma un moto di orgoglio cresce nel mio ventre tutte le volte che lo faccio eccitare.
«Vuoi farmi un pompino», sussurra lui.
Un’ondata di calore mi sale al viso. Devo lottare con i muscoli del mio volto per nascondere il sorriso. Pareggiamo. «Perché… perché dovrei volerti fare un pompino?» Come se mi servisse un motivo per fargliene uno più che volentieri…
«Perché sei una troia e non aspetti altro che ti sfondi e ti faccia urlare di piacere fino a perdere la voce», le parole di Andrea sono ridotte ad un sospiro nel mio orecchio, «e sai che se mi farai una pompa adesso io non vedrò l’ora di ripagarti il favore quando saremo a casa…»
Lo fisso. Lui apre le labbra e muove la punta della lingua dall’alto in basso un paio di volte, il suo modo per dirmi cosa vuole fare sulla mia figa.
Perdo la mia battaglia con i muscoli facciali. Posso confidare solo nella semi oscurità della sala per celare l’effetto che la lussuria sta avendo sul mio sorriso. Il mio fiato si fa breve e poco profondo, le mutandine diventano fastidiose. Non voglio passare per una zoccola… non più di quanto non lo sia già per Andrea. «Ma potrebbero…» Schiarisco la voce, ridotta ad un pigolio, «Potrebbero vedermi…»
Andrea sposta i popcorn nel posto libero accanto a lui e mette l’altra mano sulla mia nuca. Se mi spinge la faccia sul suo pacco non faccio di certo nessuna resistenza…
«Potrebbero vederti e spararsi una sega. Di certo, saresti uno spettacolo migliore del film».
Deglutisco un bicchiere di saliva. Perché non ho ancora il suo cazzo in bocca? Poi a casa mi sdraia sul letto, mi sfonda, i miei capelli stretti in una sua mano, mi fotte fino a farmi crollare dallo sfinimento… Fatico a respirare. Il profumo della mia eccitazione si leva dalle mutandine, si unisce a quello più intenso di Andrea.
«E se mi becca Erica mentre ti faccio un lavoretto?» Perché continuo a tirare fuori scuse se l’unica cosa che potrà spegnere il fuoco che mi brucia nel ventre è una sorsata di sborra?
Andrea solleva le spalle. «Vi mettete una da una parte e una dall’altra della cappella». Mi fa l’occhiolino… «Sono certo che ti piacerebbe farlo con lei».
Bastardo. Io e lei che battagliamo con le nostre lingue sul suo glande per avere il diritto di essere quella che lo fa venire. Il fiato nelle mie narici diventa rumoroso, i denti affondano nel mio labbro inferiore.
Deglutisco. Poi, a casa, io ed Erica facciamo un sessantanove mentre lui mi incula. E, quando viene, sborra in faccia a lei, e io la pulisco con… Il mio fiato entra ed esce a scatti, stringo le cosce sulla mia figa bagnata.
«Bastardo…» faccio l’offesa ma le mie mani che lavorano sulla zip e il bottone dei suoi pantaloni. Infilo la destra nelle sue mutande e gli tiro fuori il cazzo in erezione.
Metto la gamba sulla poltroncina, giro il busto, mi sporgo… ‘fanculo, è troppo scomodo. Chi è il coglione che ha progettato ‘sta merda senza pensare che qualcuno ci avrebbe voluto fare una pompa sopra? Mi alzo in piedi, lascio chiudere il sedile e mi inginocchio sulla moquette tra le due file di poltroncine.
Andrea afferra i miei capelli e io mi avvicino con il viso al suo cazzo. Inonda la mia mente del profumo di maschio da monta, di notti passate in letti umidi di sudore, sborra e trasudo, di sottomissione e orgasmi. Il cuore mi batte come un tamburo, la testa mi gira. Deglutisco come se avessi davanti il piatto più buono al mondo.
Mi passo la lingua sulle labbra. «Ti macchierò l’uccello di rossetto».
Lui scuote la testa. «Ahi, Michela… Se lo fai, poi sarò costretto a trascinarti in bagno durante l’intervallo, bloccarti contro un muro e fottere la tua fregna bagnata per pulirmelo, come l’ultima volta, e sai quanto sono ostinate quelle macchie… Mi toccherà ancora metterti una mano sulla bocca perché gemi troppo e disturbi gli altri nei gabinetti».
Un brivido di piacere mi corre lungo la schiena e mi riempie il petto. Sento ancora la pressione della sua mano sulle mie labbra, i nostri pantaloni e l’intimo sulle nostre scarpe, le piastrelle fredde contro la mia schiena, il suo cazzo che mi riempie anche l’anima… Non ricordo gemiti, solo il mio cuore che esplodeva nelle mie orecchie… Respiro a fondo per calmare la mia eccitazione. «Sei uno stronzo, Andrea…» Ma mai quanto io che compro i rossetti che lasciano il segno, e non solo per marchiarti il collo quando siamo in presenza di altre donne.
Stringo il cazzo e muovo la mano. La pelle scivola verso il basso, la cappella si scopre, rossa e bulbosa. Dal meato scivola una goccia trasparente, la prendo con un dito e la porto alle labbra. Stringo le cosce, la mia figa è in fiamme e rigurgita desiderio a secchiate. Portami al cesso e fottimi, Andrea, come la tua troia, ti prego… poi ti consumerò il cazzo a pompini quanto torneremo a casa, te lo giuro!
Passo la punta della lingua sul meato, una mia mano abbassa le sue mutande e gli massaggio i coglioni. Voglio che mi anneghi, quando mi sborrerà in gola.
Andrea apre la bocca e prende una boccata, gli esce un gemito soffocato. Inclina la testa all’indietro, sullo schienale della poltroncina.
Abbasso il capo e prendo in bocca la cappella. È liscia e leggermente salata. Amo questo sapore, ma preferisco quando è acido per la sborra che gli faccio pisciare. Muovo la lingua lungo il bordo con delicatezza.
Andrea sospira ancora, serra la presa sui miei capelli.
Muovo la mano che stringe il cazzo su e giù, la ruoto leggermente. Faccio scivolare la lingua attorno alla cappella. La mia bocca si riempie di saliva, me ne scivola un po’ dalle labbra e cola lungo l’asta del cazzo, gli bagna i coglioni.
Abbasso la testa fino a inghiottirlo tutto, la cappella che mi scivola sulla lingua, sprofonda fino alle tonsille. Adoro il sapore del cazzo di Andrea… perché non ho il senso del gusto anche nella figa? Le scopate sarebbero ancora migliori…
Tira i miei capelli e mi fa sollevare la testa, la sua nerchia che scivola per tutta la lunghezza fuori dalle mie fauci fino alla punta della cappella. Gliela solletico con la lingua. Il fiato di Andrea vibra, sospira.
«Brava, puttanella». Geme. «Brava…»
Gli occhi mi bruciano per la commozione. Adoro quando mi chiama “puttanella” mentre glielo sto mangiando.
Spinge la mia testa fino a infilarmi la punta del cazzo in gola. Me la lascia un istante, mi solleva di nuovo.
Sono inginocchiata ma è come se mi tremassero le gambe. Sono troppo eccitata… Mi sento gli occhi di tutti i presenti addosso, anche se sono nascosta tra le poltroncine, i loro sguardi sono come fasci di luce che mi puntano nel buio, sui loro volti le espressioni di disgusto, imbarazzo, rabbia, mi additano, mi chiamano “troia” e “mignotta”.
Mi disprezzano e allo stesso tempo vorrebbero scoparmi, ma non possono. Io sono solo di Andrea. Sono solo del suo cazzo…
Il malessere cresce nelle mie viscere, una sensazione di stanchezza che nasce nella mia figa lasciata a bocca asciutta… per modo di dire. Infilo la mano libera nei pantaloni e nelle mutandine intrise di desiderio e mi tocco.
Le piccole labbra sono calde, bagnate, come quando Andrea me la lecca. Mi penetro con due dita: la figa è una fornace, rigurgita desiderio. Il clitoride è fuori dalla sua tana, lo sfioro con il polso ed è come picchiarmi su una ferita aperta. Chiudo gli occhi e mi fotto, immagino che Andrea abbia due cazzi e il secondo mi stia scopando la figa con forza.
Dal mio inguine proviene un suono viscido più rumoroso del pompino.
Tremo all’idea di essere scoperta da Erica… sono stordita dall’eccitazione. Lei è alle mie spalle, esclama: “cosa state facendo?”, si eccita, mi bacia, infiliamo la mano nelle mutandine l’una dell’altra…
…il mio fiato è mozzato dallo stordimento che quell’immagine mi provoca.
La mano che stringe i miei capelli mi lascia e si appoggia sotto il mio mento. Mi solleva la testa dal mio adorato lecca-lecca al gusto di maschio.
«Ehi…» sussurra Andrea.
Apro gli occhi. Lui mi fa segno di alzarmi.
Non vuole sborrarmi in bocca? Perché?
«Siediti. Voglio che mi seghi e mi limoni».
Non capisco, ma eseguo sempre gli ordini del mio padrone. Sono la sua troia. Lui poi mi premia a casa. Mi fa bagnare il letto con lo squirto.
Mi siedo sulla sua gamba sinistra, gli afferro il cazzo e infilo la lingua nella sua bocca.
Adesso mi vedranno davvero mentre faccio sesso con il mio padrone, ma non me ne fotte nulla. Voglio che quei due anziani si arrapino come dei diciottenni e si mettano a sessantanove. Voglio la vecchia che urla di piacere mentre l’altro la possiede con forza.
Andrea mi cinge dietro la schiena con un braccio e duella con la mia lingua, la spinge di lato, la coccola, la accarezza, la ama. Sto sbavando desiderio sui suoi pantaloni, glieli sto macchiando. Più glieli macchio, più mi arrapo…
Il mio movimento di mano è automatico. Adoro il suo cazzo, lo venero. Ma la sua lingua è qualcosa di divino, qualunque punto del mio corpo stia leccando…
Si ferma, la sua lingua si accascia nella sua bocca. Respira profondamente con il naso, il suo cuore rimbomba attraverso le mie tette dure per l’eccitazione. Stacca le sue labbra dalle mie e mi bacia il collo, come fa spesso quando viene.
Come fa quando lo faccio venire.
Il profumo deciso della sborra che viene spuzzata dal suo cazzo si solleva tra noi. Spero in un fazzolettino e non per terra o sullo schienale della poltroncina davanti alla sua. Non lo farebbe: è uno stronzo, mi scopa come una troia, mi tratta come una sua proprietà quando siamo nel privato, ma in pubblico non lo dimostra mai.
È stronzo solo con me.
Prendo il suo viso con le mani e lo bacio sulle labbra. Mi fa sentire sempre così orgogliosa farlo godere, così donna. «Grazie, amore».
Lui sospira, nella scarsa luce in bianco e nero che riflette dallo schermo appare rilassato e felice. «Grazie a te, gioia». Mi restituisce il bacio.
Lancio un’occhiata agli anziani dietro di noi. L’uomo sta dormendo, la donna ha il volto illuminato dal telefono. Hanno perso l’occasione. Spero non diventeremo così anche noi, noiosi e privi del brio di vivere.
Mi alzo dalla gamba di Andrea e mi siedo sulla mia poltroncina. Noto con dispiacere che non è rimasta nessuna macchia… Lui si rimette il cazzo nei pantaloni, nell’altra mano ha un grosso fazz—
Stringo le palpebre… quello nell’ombra non è un fazzoletto! Sgrano gli occhi: è il secchiello dei popcorn.
Fisso Andrea, che me lo passa. Sui fiocchi di mais ci sono delle strisce gelatinose che luccicano nel riflesso delle immagini in fondo alla sala. Nascondo la risata dietro ad una mano. «Sei venuto sui popcorn?»
Lui sorride, quel sorriso bastardo che mi fa venire voglia di fargli un altro pompino. «Ti lamentavi che non c’era il condimento».
«Sei scemo…» Scuoto la testa. Prendo un popcorn, lo intingo in uno schizzo e lo porto alle labbra. Cartone, sale e sborra. È migliorato, e parecchio.
Avvicino la bocca al suo orecchio. «La prossima volta, ti squirto nella Coca!»
Un sorriso sornione appare sul suo volto. So già che ci proverà davvero.
Dobbiamo venire al cinema più spesso, è così divertente, anche se c’è un film di Capitano Godard.
«Scusate…» Erica si infila nella nostra fila di poltroncine. «Pensavo foste quei due su lì, ma poi ho notato che eravate qui».
Ha in mano una confezione grande di popcorn e una bibita. «La prossima volta però facciamo la sera». Si siede al mio fianco. «Volevo far mettere il burro sui popcorn ma sono senza, al chioschetto…» Guarda i miei e fa un cenno. «Tu però ce ne hai, Michela».
Sollevo un fiocco. La sborra risplende nella luce proiettata alle nostre spalle. Lo metto in bocca e lo mastico. Un prurito alla figa ancora bagnata si intensifica. Sorrido e accenno ad Andrea. «L’ha portato lui di nascosto».
Le porgo il secchiello.
Erica allunga una mano, afferra un paio di popcorn, li solleva e lo sperma si allunga in filamenti gelatinosi. «E dove lo nascondeva, nelle mutande?» Ride alla sua stessa battuta.
«Ti piace il mio ragazzo?»
Lei si ferma con la mano a pochi centimetri dalle labbra. Mi guarda confusa. «Ma… ma certo: Andrea è un gran bel ragazzo». Si mette in bocca i popcorn. Un po’ di gelatina le resta sul labbro inferiore.
Getto un’occhiata al mio uomo, sogghignando. Lui fissa a occhi spalancati Erica che si lecca la sua sborra dal labbro.
«Che sapore strano…» La ragazza prende un’altra manciata e se la ficca in bocca. «Non è burro, vero? Peccato sia poco perché mi piace». Si lecca la punta delle dita.
Le faccio l’occhiolino. «Se aspetti un momento, ne mettiamo dell’altro. Magari lo aiutiamo insieme a spargerlo sui popcorn». Poi se vieni a casa con noi vedrai quanto ne potremo avere.
FINE
66
0
23 ore fa
WillKasanova,
25
Ultima visita: 22 ore fa
-
il massaggio
Laura è una bella ragazza 30enne, mora con capelli lunghi lisci, non molto alta, un seno generoso e tonico ed un sedere ben proporzionato e sodo che probabilmente poteva essere addirittura considerata la parte migliore del suo fisico. Due occhioni neri riempivano un viso magro e spigoloso che con il tempo aveva finalmente imparato ad apprezzare e valorizzare.La convivenza con Luca era iniziata da pochi mesi e sembrava procedere piuttosto bene, più o meno come se la era immaginata, in fondo era stata lei a convincere Luca a trovare questo piccolo appartamento per andarci a vivere insieme.Rimase infastidita e sorpresa quando Luca le disse che le aveva programmato un massaggio da un cugino di sua madre che aveva bisogno di fare pratica in vista di un esame finale come massaggiatore olistico.Alla fine Laura decise di accettare per non fare la figura della bigotta con la famiglia di Luca, in fondo si trattava di un loro parente, non ci sarebbe stato nulla da temere e tutto sommato avrebbe usufruito di un massaggio gratis che, in questo periodo di cambiamenti e di forte stress, poteva rivelarsi una cosa positiva.Il giorno dell'appuntamento lei passò molto tempo a decidere cosa indossare, pensò che probabilmente sarebbe rimasta in intimo durante il massaggio e quindi fece diverse prove davanti lo specchio della sua camera per individuare quello più adatto, non troppo castigato ma neanche troppo provocante.Scelse un completino che le regalò proprio Luca qualche tempo prima, uno slip di cotone non molto scosciato di colore nero ed un reggiseno sempre di cotone, abbinato. Lo indossò, si rese conto che valorizzava molto il suo lato b, nonostante gran parte delle natiche rimanessero coperte dallo slip e il reggiseno faceva davvero fatica a contenere la sua terza misura abbondante.Leggings leggeri, elasticizzati, e una maglia a maniche corte la rendevano particolarmnte attraente agli occhi di quel sessantenne, magro, minuto ma dallo sguardo che trasmetteva una virilità fuori dal comune.Infatti quando Simone apri' la porta per accogliere quella giovane parente acquisita, rimase immadiatamente colpito dalla sua femminilità e dalla sensualità che contrastava con la palese timidezza e imbarazzo con cui lei si era presentata.Lei si rese conto che l'imbarazzo era davvero eccessivo, si pentl' immediatamente di aver accettato l'invito ma oramai era li, troppo tardi per i ripensamenti.... notò subito gli sguardi di Simone posarsi sulle sue gambe, sui glutei, lui non faceva nulla per nasconderli e questo rendeva l'atmosfera ancora più tesa."spogliati e sdraiati sul lettino" la frase arrivò puntuale, se l'aspettava ma non pensava che quelle parole cosi dirette, senza troppi convenevoli, senza nessun colloquio preparatorio per conoscersi meglio, per rompere il ghiaccio... senza nemmeno una parola di ringraziamento per aver accettato di essere massaggiata.La stanza aveva le luci soffuse, un ambiente rilassante, la musica di sottofondo era adatta al contesto ma lei si sentiva davvero in imbarazzo, si spogliò lentamente posando i vestiti su una sedia, rimase in intimo e mentre si avvicinava al lettino senti' la sua voce rompere il silenzio "togli tutto, rischierei di macchiarlo con l'olio e non mi sembra il caso".Laura quasi balbettando: "ma...io... ma... è necessario che tolgo tutto?"Simone, perentorio e senza guardarla in volto: "è necessario, si, togli tutto"Non ebbe la forza di ribattere, si tolse gli slip ed il reggiseno, rimase in piedi qualche secondo poi prese coscenza di quello che stava vivendo e si sdraiò a pancia sotto sul lettino "va bene cosi a pancia sotto?"Simone non rispose, era cosi attento a guardare quel corpo nudo, si sentiva cosi fortunato ad averla li accanto che forse fu proprio in quel momento che decise che avrebbe provato a sfruttare ogni piccola occasione per ottenere qualcosa, qualunque cosa da quella piccola "puttanella" che quello sfigato del figlio di sua cugina non si meritava neanche di avere accanto.Simone: "brava, ora rimani in silenzio e rilassati" In quel momento le sue mani iniziarono a carezzare delicatamente il corpo di Laura, i polpastrelli passavano in modo sapiente sulle gambe, sulla schiena, il primo obiettivo di Simone era quello di farla stare tranquilla, di farla abbandonare alle sensazioni, alle emozioni. Lei era tesa, nervosa, lui se ne accorse e pensò che evidentemente lei stesse subendo la situazione e questo lo rendeva più sicuro di se e gli dava la forza di continuare a toccarla in modo sempre più sensuale, più intimo.Lei si accorse del modo evidentemente troppo sfacciato in cui la stava carezzando, arrivava all'interno cosce, ai glutei... li carezzava... dentro di se pensava che quel maledetto era un bastardo e che quel porco aveva proprio l'obiettivo di vederla nuda e di carezzarla...ma appena tornata a casa lo avrebbe riferito a Luca, non poteva fargliela passare liscia...non voleva e non poteva consentire una cosa cosi.Le mani di Simone diventavano sempre più invadenti, le divaricava le natiche facendo credere che quei movimenti fossero la naturale conseguenza di un massaggio ma l'obiettivo era di aprire le sue natiche e osservarle l'intimità...lei si sentiva vulnerabile, esposta ma non riusciva a reagire, a fermarlo... le uniche parole che riusci' a pronunciare furono "per favore faccia piano, la prego...faccia piano...".quelle parole furono benzina sul fuoco del desiderio di Simone che percepi' subito che stava ottenendo una supremazia mentale che l'avrebbe fatto arrivare a dama...Le sue mani continuarono a dilatare le natiche di Laura e un dito si intrufolò proprio li, intorno al buchino stretto e mai violato di Laura che non riusciva a fermare i movimenti di quel maiale ma riusciva solo a ripetere "la prego faccia piano, la prego".Le dita di Simone ora erano completamente concentrate sul buchino... una falange entrava ed usciva dall'ano mentre lei con una voce rotta da emozione, lamenti e gemiti implorava solo di fare piano...Simone non si fece scappare l'occasione troppo ghiotta, aveva in mano il corpo e la mente di quella giovane donna, ne era perfettamente consapevole..."stai zitta puttanella, che ti aspettavi di trovare venendo qui, un mezzo uomo come quell'inetto di Luca.... stai zitta troia"lei decise che in quel momento l'unica cosa che desiderava era continuare quel gioco di ruoli che si era inaspettatamente creato, lei vittima inerme, lui maiale approfittatore...arrivarono sculacciate ben assestate, tirate di capelli forti e decise, lei per la prima volta si sentiva dentro delle emozioni mai vissute e a cui non voleva rinunciare... cosi decise di continuare quel suo ruolo succube, continuava quindi a chiedergli per pietà di fare piano ma ad un certo punto si rese conto che lui andò oltre e che la tirò indietro mettendola a 90 gradi sul lettino...e da dietro puntò il glande sul buchino spingendo con forza.lei si senti' rompere , spaccare, un dolore atroce che annullava tutto il piacere mentale che stava vivendo... lui non si fermò, continuò a incularla con foga e vigore, lei esausta, vinta, umiliata, lo lasciò pompare il suo culo senza una reale volontà di fermarlo.il suo sperma caldo le arrivò dentro, lo percepi' come una liberazione da quella sorta di tortura a cui non si sapeva ribellare, lui usci' dal suo buchino con il pene grondante che si puli' sulla natica... con una risata che amplificò la sua umiliazione disse "ora rivestiti e vattene".lei non rispose... si vesti' senza neanche andare in bagno a lavarsi, in fretta, senza mai guardarlo negli occhi, si sbrigò e una volta vestita usci' di corsa da quella casa, sconvolta dall'esperienza assurda che aveva appena vissuto.Quell'uomo, quel cugino della madre del suo ragazzo, l'aveva inculata brutalmente, senza riguardo, senza pietà. Lei fino a quel momento aveva sempre avuto una intimità con Luca molto dolce, rispettosa, tenera, esattamente l'opposto di come lui l'aveva trattata.arrivò a casa ancora scossa, luca la stava aspettando e appena la vide le chiese "com'è andata tesoro?"laura: "è andata bene, è molto bravo il cugino di tua madre, davvero bravo, penso che sia il caso che lo chiami per ringraziarlo e per fargli presente che se ha bisogno ancora di me, sono a disposizione".luca :"sono proprio contento, lo chiamo subito allora".(Fine)
313
0
2 giorni fa
nebbiafitta0,
45
Ultima visita: 1 giorno fa
Cerca incontri sessuali nella tua città
-
Incontri di sesso Milano
-
Incontri di sesso Bergamo
-
Incontri di sesso Brescia
-
Incontri di sesso Monza
-
Incontri di sesso Como
-
Incontri di sesso Roma
-
Incontri di sesso Torino
-
Incontri di sesso Varese
-
Incontri di sesso Napoli
-
Incontri di sesso Genova
Annunci di sesso nelle vicinanze
Fai parte della nostra comunità
Iscriviti al Desiderya
- Registrazione gratuita
- Chat di sesso privato
- Profili reali