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Il piacere della seduzione
Di nuovo in aeroporto. Lei arriva nel primo pomeriggio e poi abbiamo un imbarco due ore dopo. Almeno questo è il programma.Ho messo un po’ di cose nel trolley e contrariamente al solito, non mi sono vestita comoda. Indosso un tailleur grigio, la gonna stretta e un buon palmo sopra il ginocchio, un piccolo spacco laterale, camicetta bianca, autoreggenti scure. Fra il collant per il freddo e le gambe nude come preferirei, una via di mezzo. No reggiseno. Un inezia di perizoma. Ho i capelli tirati indietro, un filo di trucco. E un morbido cappotto beige che mi protegge dal libeccio di oggi.C’è un motivo, per questo abbigliamento. Mi sono resa conto che non ho mai fatto sesso in aereo e sono determinata a entrare nel Mile High Club.No, scherzo. Non è per questo che abbiamo organizzato la coincidenza del suo volo con il mio. E’ stata una scelta obbligata dopo attento studio dei voli disponibili.Però visto che voleremo insieme, mi sono vestita come piace a lei. E pronta. Chissà, forse ci riusciamo.E’ atterrata e aspetto che esca. Sento addosso gli sguardi degli uomini. Mi piace.Un vecchio che finge di guardare le sue scarpe quando mi volto.Cammino con un leggero movimento dei fianchi. Non esagerato, solo ritmico. Intenzionale. Sto sfilando.Un uomo seduto alza lo sguardo dal telefono e mi segue mentre gli passo davanti. Non faccio nemmeno finta di non accorgermene. Lascialo guardare. Lascialo desiderare. Sorrido lievemente. Sento il mio potere.Lei esce e mi guarda con il sorriso che dagli occhi arriva alla bocca. Scuote leggermente la testa. Ha capito il mio gioco. Percepisce il mio perizoma umido d’istinto.Un leggero bacio sulla bocca, che non sfugge a un ragazzo che la seguiva con lo sguardo. Ci guarda, la bionda e la mora, due strafiche. Lesbiche. Sorride. (penserà, come dice un mio amico: che orribile spreco di risorse! rido nella mia mente)Facciamo il check-in del nostro volo. Ci sarebbe il tempo per portarla a conoscere la mia amica del duty free, ma è in ferie. Peccato.Attendiamo e chiamano il nostro volo. Al cancello scansionano il nostro biglietto. Un assistente di volo ci accoglie sull’aereo. Giovane. Bello. La divisa perfetta. Vedo i suoi occhi che cercano i miei. Forse un secondo di troppo.Il suo sorriso mi ha fatto provare un brivido. Sono affamata. Sussurro: "Ciao" e apro un bottone della camicetta automaticamente. Il corridoio è stretto. Cerchiamo i nostri posti. Li abbiamo trovati solo in due file diverse. Economy, niente altro disponibile. Mentre cammino, mi sistemo la gonna.Incrocio lo sguardo di un uomo che sfogliava una rivista e vedo i suoi occhi sulle mie cosce, spalancati e senza vergogna.La mia fila era sul retro. Sedile centrale. Ali è sull’altra fila. Mi guarda e sorride. Lei indossa un paio di jeans e un dolcevita panna. I capelli legati e grandi occhiali scuri. Al mio posto, c’è un uomo sul sedile del finestrino. Rasato, pulito, sui 30 anni. Capelli corti, un bel viso. Fissa assorto fuori dal finestrino. Guarda concentrato. Mi viene voglia di disturbarlo. Mi volto verso Ali e di nuovo verso di lui. Lei capisce, sorride e le labbra sillabano: “Puta”. Si siede e mi guarda di sottecchi.Sorrido e immagino le possibilità. Dopotutto questo volo potrebbe essere divertente.Il mio bagaglio a mano è piccolo e leggero, poco più di una borsa. Mentre entro nella mia fila, volto le spalle all'uomo seduto al finestrino. Sembra il tipo che cerca di non guardare, il che non fa altro che renderlo più divertente. Ho fatto scivolare il ginocchio destro sul sedile centrale e mi sono piegata lentamente in avanti per riporre la borsa. La gonna si è alzata con appena una spinta e non l'ho fermata. Ho fatto finta di armeggiare con il bagaglio. L'ho spinto un po' più in profondità. E così gli ho dato una vista della mia coscia nuda, appena sopra la calza.Non lo sto prendendo in giro. Gli stao offrendo qualcosa. Non è esibizionismo. E’ una rivelazione. Il corpo femminile. E’ sacro. Puoi adorarlo. Posso percepire l’adorazione. Ho guardato giù. Stava guardando.All’inizio ha fatto finta di leggere le istruzioni di sicurezza. Si è sistemato meglio a sedere. Ma i suoi occhi erano fissi, magnetizzati. Mentre il corpo mostrava disagio, con piccoli gesti inutili. E poi si è rilassato e il suo sguardo si è fissato sul mio corpo. Sulla coscia nuda e sulle morbide curve sottostanti. Ho mantenuto la posa più a lungo del necessario. Fagli vedere. Lascialo desiderare.Potrei dargli di più? mi chiedevo. Potrei offrirgli la scivolosità che si stava già accumulando tra le mie cosce? Il rossore della mia pelle, il sangue che batteva più forte?I nostri occhi si incontrano. Non distolgo lo sguardo. E lui rimane come congelato. Preso tra ammirazione e vergogna, si gira verso la finestra, con il viso arrossato di un bellissimo rosso colpevole. Sorrido. Il colore della confessione.Mi siedo e lascio salire la gonna quel tanto che basta. Allaccio la cintura lentamente, deliberatamente, passo le dita lungo le cosce mentre mi sistemo. Mi volto verso di lui e gli sorrido. Tenta di restituirlo, ma si ingolfa. Ancora rosso. Ancora scosso. Distoglie di nuovo lo sguardo, come un fedele in presenza di qualcosa di troppo divino per guardarlo direttamente.Non gliene faccio una colpa. Lo capisco. E' qualcosa di atavico. La rivelazione può essere travolgente.Soliti rituali pre volo degli assistenti.Guardo Ali e lei mi guarda e di nuovo mi sillaba “puta”.Lo sto facendo per lei.Per me.Per quel maschio ignaro di essere sfiorato dalla grazia. Dal sacro. Il mio gioco. La seduzione. La caccia. Davanti a lei: le offro il mio meglio come tributo all’energia devastante della sua bellezza. Lei è la mia dea che mi guarda benevola, mentre officio un sacramento, un rituale, un sacrificio.Le mie dita si spostano verso sulla fila dei bottoni della camicetta. E’ una cosa così semplice. Un giocattolo. Un grilletto. Una chiave per sbloccare l'attenzione. Ho guardato di traverso. Il mio sconosciuto seduto davanti al finestrino fingeva di leggere di nuovo il foglietto delle emergenze. Così doveroso. Così educato.Ma i suoi occhi continuavano a scorrere verso di me, mai a lungo, quel tanto che bastava per soddisfare la sua sete con piccolo sorso alla volta.Ho iniziato lentamente. Giocando con il bottone. Aperto. Chiuso. Di nuovo aperto. Poi l’altro, ancora. Il mio respiro rallenta. Il mio sangue no. Si vede la morbida curva superiore del mio seno. Sento i miei capezzoli irrigidirsi con l'aria fresca e il caldo del momento. Ora il mio seno è piccolo, sodo e arrossato: piccoli regali che non vedevo l'ora di scartare. Ho sfiorato un capezzolo con un dito, solo per sentirlo stringere.Con la coda dell'occhio l'ho visto guardare di nuovo. Questa volta indugia. Pensava di essere sottile, ma so come si muovono gli occhi quando sono guidati dal bisogno. Il suo sguardo scarta di lato, come quello di una preda, intrappolato tra paura e fascino, e si posa sul mio petto. Non lo guardo. Non ancora. Ho solo sorriso dolcemente, come se pensassi a qualcosa fra me. Mi allungo di nuovo, con le braccia alzate quel tanto che basta per stringere la camicia sul petto. Quando riabbasso le braccia la camicia si apre e la curva del seno un invito.Mi volto verso di lui. Occhi spalancati. Labbra divise. Colto in flagrante nell'atto di adorazione. Questa volta non ho fatto finta di non accorgermene. Ho chiuso gli occhi con lui. Il suo viso avvampa di rossore. Distoglie lo sguardo, ma non prima che io veda passare nelle sue pupille lussuria, vergogna, emotività, soggezione.Era tutto lì, scritto sul suo viso in un solo secondo di resa. L'aereo comincia a muoversi, rotolando all'indietro dal cancello. Il leggero rombo dei motori che si risvegliano sotto di noi. Mi sono appoggiata allo schienale del sedile e ho lasciato che la camicia rimanesse aperta. Non mi stavo nascondendo. Lascialo guardare.Poi ho girato la testa e gli ho detto a voce bassa, divertita: "Non sei molto bravo a lanciargli occhiate furtive".Senza guardarlo. Ride, colto di sorpresa. Un suono breve e sorpreso. "Io... Mi dispiace."Lo guardo. Sembra davvero contrito. Occhi chiusi."Non farlo", gli dico "Non dispiacerti, non scusarti. " Sbatte le palpebre. Sorrido di nuovo, più dolcemente adesso.Non è una presa in giro. Non crudele. Semplicemente generoso. Perché non si tratta di sedurlo. Non proprio. Si tratta di condividere questa parte di me, questo calore radioso e spudorato che vive nella mia pelle. Voglio che veda. Per sentire ciò che sento: questo fuoco crescente che danza tra piacere e potere. E soprattutto voglio che lo veda lei. Il mio amore.I motori ruggiscono più forte. L'aereo si lancia in avanti, rotolando sempre più velocemente lungo la pista. Lo sento nel petto. Il ronzio del movimento. L'ondata di attesa. Stiamo lasciando la terra. In volo. Le luci della città sotto di noi, un mare sparso d'oro che si dissolve in nuvole. La cabina si oscura, i passeggeri si sistemano nel silenzio, avvolti nei loro piccoli mondi personali. Solo che il mio si stava espandendo e sentivo il suo vibrare accanto a me come un cavo troppo teso.Mi sistemo sul sedile, mi volto leggermente verso di lui e lascio che la gonna mi arrivi un po' più in alto sulla coscia. Giusto quanto basta per dare un suggerimento. Per fargli chiedere cosa indossassi o non indossassi."Scusa se mi sto agitando molto", dissi, sfiorandomi una mano sul petto come se mi stessi sistemando la camicia. "A volte divento semplicemente... irrequieta sugli aerei."Mi lancia un'occhiata. I suoi occhi si abbassano: colpevoli e grati. "Va tutto bene", dice schiarendosi la gola. "Non mi dispiace.""Mi piace muovermi", continuo, abbassando leggermente la voce.Ho disincrociato le gambe e le ho lentamente reincrociate, lasciando che il movimento alzasse ancora più in alto l'orlo della mia gonna. "Mi aiuta a distrarmi."Emette una risata sommessa. "Sì, io... Lo vedo."Poi, come presa da un pensiero improvviso, mi tolgo le scarpe e disinvoltamente, afferro il bordo dell’autoreggente e velocemente le tolgo. Prima una e poi l’altra. Rimango con le gambe nude. Mi alzo e infilo le calze nel bagaglio. La mia pelle è a contatto con la sua gamba.“Tanto lì farà caldo”, dico “e l’elastico mi stringeva. Scusa.”Mi guarda e balbetta un “certo… di niente...“Mi volto ancora un po' verso di lui. Abbastanza vicino che la mia spalla quasi sfiora la sua. Abbastanza vicino che possa sentire la debole traccia del mio profumo e il calore della pelle."Sai..." inclino la testa e incrocio il suo sguardo. Continuo il discorso di prima: "Una volta ero timida all'idea di essere vista, di essere guardata."Solleva la fronte. Non dice nulla, ma i suoi occhi chiedono che continui. "Ma poi ho capito..."Mi fermo, lasciando che il momento si estenda tra noi come una fragranza calda."C'è qualcosa di bello nell'essere visti, nell’essere guardati. Come condividere una parte di te stesso con qualcuno che ha... fame."Si dimena a disagio sul sedile, cercando una risposta che non gli viene."E tu..." sorrido adesso "Sembri uno che sta morendo di fame."Il suo respiro si è fermato, udibile anche sopra i motori.Ho preso la mia bottiglia d'acqua, ho svitato lentamente il tappo, lasciando scivolare le dita attorno al bordo prima di bere un sorso. "Ti sto mettendo a disagio?" Ho chiesto, anche se il mio tono diceva che conoscevo la risposta."No", dice troppo in fretta.Poi: "Voglio dire, forse un po'. Ma non in senso negativo.""Bene." Mi sono chinata, sussurrando vicino adesso. "Mi piace quel tipo di disagio. Di quelli che ti formicolano nello stomaco. E più in basso."Fa un respiro profondo. Vorrebbe dire qualcosa ma non gli viene. E’ come una preda ipnotizzata dallo sguardo fisso del serpente che si avvicina sempre di più. Mi tiro indietro e gli rivolgo un piccolo sorriso innocente, dolce, come se nulla fosse accaduto. Il gioco continua. L'aereo stava navigando verso est nel buio. Il ronzio del volo ci circondava: costante, intimo, come un respiro lento e vibrante."È una bella vista là fuori?" Chiedo con voce dolce, carica di calore.Sbatte le palpebre, sorpreso dall'improvvisa attenzione. "Uh--sì", disse. "Per lo più nuvole. Non c'è molto da vedere.""Ti dispiace se do un'occhiata?" Esita, poi annuisce e si appoggia leggermente allo schienale del sedile, facendo spazio.Mi alzo, mi volto verso la finestra e mi chino in avanti, lentamente e deliberatamente. Il mio seno nudo a pochi centimetri dal suo viso, la mia camicia aperta, la mia pelle calda. Non era possibile che non potesse vedere tutto.Lascio che il mio respiro salga e scenda, lascio che il ritmo sollevi e lasci cadere il mio petto davanti ai suoi occhi. Guarda. Questa volta non ha cercato di nasconderlo. I suoi occhi si posano sui miei seni, le labbra si aprono, riverenti e silenziose. Come se avesse dimenticato come respirare. Non mi muovo. Rimango lì, fingendo di ammirare le stelle, quando in realtà lo sto guardando riflesso nel vetro. Osservo il modo in cui i suoi occhi tracciano la curva del mio seno fissando la piccola punta dura del mio capezzolo che sento pulsare sotto il suo sguardo, come se fosse attratto dal calore della sua attenzione.La mia figa mi manda segnali. Il dolore tra le gambe non eè più lieve: era urgente. Affamato.E poi il tempismo divino. L'aereo sobbalza bruscamente sotto di noi, tremando per la turbolenza. Ansimo e perdo l'equilibrio. I miei seni atterrano direttamente sul suo viso, morbidi e nud.Le sue mani schizzano fuori istintivamente, afferrandomi la vita per stabilizzarmi. Le sue mani sono grandi. Calde. E si aggrappano a me come se non volesse lasciarmi andare."Mi dispiace", sussurro, per niente dispiaciuta. Un'altra scossa. Mi appoggio con un braccio e poi, lentamente, gli avvolgo una mano dietro la testa. Lo tiro delicatamente in avanti, premendogli il viso tra i miei seni, cullandolo come un'offerta. "Potresti anche farlo", mormoro, sfiorandogli l'orecchio con le labbra. Il suo respiro si è impigliato nella mia pelle. L'aereo trema di nuovo e sento una delle sue mani scivolare più in basso, seguendo la curva dei mie fianchi, per poi afferrarmi il culo con dita ferme e avide. SÌ. SÌ. "Fallo", sussurro, con voce bassa ed elettrica. "Succhialo finché puoi."Le sue labbra trovano il mio capezzolo, caldo e morbido. Si chiudono attorno ad esso come un uomo che muore di sete, succhiando prima delicatamente, poi con forza.Un gemito basso e silenzioso, solo per lui, e mi inarco nella sua bocca. Il suo calore, le vibrazioni dei motori, il dolce dondolio dell'aereo: era tutto troppo. Sento il mio capezzolo indurirsi ancora di più. Ci vedevano? Volevo fortemente che Ali stesse guardando. Che capisse la mia urgenza. Lui gira la testa e prende l'altro tra le labbra. Questa volta tira, solo un po'. Rimango senza fiato. La mia mano gli afferra la spalla.L'altra mia mano stringe i suoi capelli. Faccio scivolare la gamba tra le sue e sento la durezza del suo cazzo tendersi contro i pantaloni. Mi mordo il labbro per non gemere. Così duro. Così pronto. E poi l'aereo si è livellato. Le scosse cessano. L'attimo resta sospeso tra noi: senza fiato, pericoloso, sacro. Mi ha liberato il capezzolo con un bacio dolce e riluttante. Mi raddrizzo lentamente, con i capezzoli bagnati e formicolanti, e mi sistemo la camicia quel tanto che bastava per far sembrare che avessi cercato di sistemarla.Lui sembra stordito, distrutto, completamente distrutto. Mi piace così. "Beh," gli dico dolcemente, "grazie per avermi tenuta."Apre la bocca, ma non gli vengono parole. Solo un respiro. Un sorriso. Mi aiuta a rimettermi al mio posto e noto come le sue dita indugiano sulla mia gonna, sfiorandomi in alto lungo le cosce. vorrebbe toccarmi ma non ha il coraggio. Non l'ho fermato.“Allora, misterioso uomo del finestrino, come ti chiami?” “Marco, sono un fotografo di moda”“Io Monica e conosco i fotografi di moda…”Gli porgo la mano e mi piace la sua stretta, morbida, ma maschia e calda.“Mi piacerebbe fotografarti”,dice e poi: “perché dici che conosci i fotografi di moda?”Sorrido. Lascialo in sospeso.“Devo andare in bagno, scusa” dico. Mi alzo. Vado verso Ali e le dico: “vieni”.E’ un ordine, una supplica, un’urgenza. Andiamo verso la poppa. Entriamo in bagno insieme. L’assistente mora ci guarda e ha uno sfarfallio negli occhi, sorride.Ali mi bacia, bloccandomi la testa con la sua mano. Le nostre lingue s’intrecciano. “Eres una puta deliciosa” (sei una deliziosa puttana) mi dice. “Sono la tua puttana” rispondo. La sua mano mi fruga fra le cosce, le dita trovano la mia fica bagnata. Ne mette due. Mentre continua a baciarmi e mordermi le labbra. Le porta fra le nostre bocche, lecchiamo insieme i miei succhi. Di nuovo. Mi sfiora il clitoride e gemo. Mi fa allargare le gambe, rude. Alza la gonna e si inginocchia in terra. Si attacca alla mia figa pulsante con la bocca. Succhia il clitoride. Mi scopa con le dita. Nemmeno un minuto e vengo. Si alza, mi bacia. Sa di me. Mi ricompongo. Facciamo pipì. Usciamo. “What do you want to do with him?” (cosa vuoi fare con lui?)“He's cute, he's sweet. I don't know.” (è carino, è dolce. Non lo so.)Torniamo ai nostri posti. L’assistente ci guarda in modo diverso. Come per un segreto condiviso. L’uomo del finestrino mi guarda come per decifrarmi. Non ci riesce.“Era urgente” gli dico. “La tua amica…” indica verso Ali “ non è italiana…”“no, è spagnola…”“E’ molto bella… è … regale”“Si, lo penso anch’io… ti piace?”Si nasconde dietro la professionalità: “siete entrambe straordinariamente interessanti… da fotografare”“hai mai fotografato scene porno?” gli chiedo con un sorriso ambiguo.Ridacchia. “No, veramente… non ho mai … dei calendari glamour si… ma sesso vero no…”“beh potresti avere la tua occasione” gli dico.“voi… fate porno? Cioè… insomma… cosa intendi?”“no no… siamo solo… amanti. “E’ confuso. Non lo vedo nelle luci soffuse ma sono sicura che arrossisce. Si chiede che gioco abbia giocato. Sento i pensieri scorrere nella sua testa e non riuscire a ordinarsi.“ti ringrazio per avermi sorretto, durante la turbolenza” dico dolcemente. “oh di niente, è stato un piacere...sorreggerti”Pausa. Lascio che il silenzio ci avvolga. “posso chiederti dove alloggi? Sei qui per lavoro?” chiede. “Sono qui solo per piacere e, si, posso dirti dove… alloggiamo.”=========Mi è dispiaciuto, sinceramente, non darti quello che in qualche modo ti avevo promesso, sconosciuto del finestrino... ma a volte i desideri incompiuti sono i più belli. Sorry.
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3 ore fa
Qinom,
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Giochi di ruolo
Ho sempre vissuto le situazioni erotiche in modo “estemporaneo”. Spontaneo. Anche quelle che potrebbero essere definite “estreme” (per quanto mi riguarda, ovviamente, poiché tutto è relativo) non erano mai prestabilite, al limite erano possibili. Ma non certe.Per me, l’erotismo è una questione di trigger points da andare a scovare e attivare nella mente. Lo chiamo scopare il cervello. Ci vuole empatia, intelligenza, (o istinto?) emozionale per toccare tali punti e azionare quegli scenari che ti fanno perdere la testa.Mi piace farlo. E mi piace che lo facciano a me. Pochi ci riescono.Non mi hanno mai interessato le situazioni già definite. Tipo role play. Le ho vissute, ma raramente mi hanno coinvolto emotivamente. E per me il sesso senza emozione è ginnastica. Noiosa. Evito.Oggi invece mi aspetta un quadro chiaro: una schiava. So che è bella. Addestrata (si dice così) a sopportare bene il dolore.Io, non amo il dolore. Si, qualcosa nel sesso ci può stare, ma fine a se stesso, no, non lo amo. Né darlo, né riceverlo.“non sono adatta” ho detto quando me lo hanno proposto. A me piace dominare, ma sessualmente. Posso anche mordere, o stringere un capezzolo fino a farti lacrimare, schiaffeggiarti, legarti, farti varie altre cose umilianti, ma mettermi lì dieci minuti a frustare fino a vedere i segni viola sulla pelle… no. Non fa per me.Dovrei provare piacere, nel farlo. E non lo provo.Però voglio vedere come va questa cosa. Sono curiosa di tutto.C’è un primo problema quando vengo a sapere che il marito della schiava, sarà presente (nessun problema) ma intende fare un video della sessione.Questo è fuori discussione. Io non apparirò nel video. No, neanche con una maschera. O ho il controllo totale dei media o non se ne parla.Quindi niente. La mia compagna, E. che non ha questo problema, si occuperà della schiava. Io guardo (e imparo?) e quantomeno, scoprirò le mie emozioni.Però prima voglio avere un contatto con la schiava. E’ molto carina, età indefinibile fra i 30 e i 35, capelli corti, occhi di un celeste che ti ci perdi. E’ lì seduta che ci guarda e tiene gli occhi bassi.Il marito invece mi sembra rozzo, sovrappeso, sudato anche se non fa caldo. Molto agitato. Parla velocemente e non capisco cosa dica (e nemmeno mi interessa). Metto solo in chiaro che se punta un qualsiasi obiettivo verso di me glielo spacco e gli meno. Lo penso sul serio. Se fosse lui la vittima non mi farei problemi a prenderlo a calci nelle palle. Ne ho voglia.Lei invece mi ispira un sentimento contrastante. Da un lato tenerezza perché “vittima” di questo bifolco. Dall’altro… ebbene si, l’odore della preda mi eccita. Guardo quegli occhi da cucciolo e le pulsazioni mi aumentano. E lei lo percepisce chiaramente. Il suo sguardo guizza verso i lati. Verso di me, verso la parte opposta. Sembra un topo che ha visto un gatto.Trovo assolutamente fantastici e affascinanti questi segnali ancestrali che non controlliamo assolutamente. Io sono il predatore, che si avvicina silenziosamente, fissandola. Lei, la preda, cerca con lo sguardo dove scappare. E’ solo una frazione di secondo, sono segnali subliminali, poi la cultura riprende il controllo dell’istinto. Ma il danno è fatto. Il flusso di comunicazione è irrimediabilmente quello.Mi guarda, ma abbassa subito gli occhi, e sorride timidamente. E’ in piedi appoggiata a un tavolo. Mi avvicino quasi a sfiorarla. Sono molto più alta di lei, la guardo da sopra la testa. Non osa alzare gli occhi. E’ il momento in cui o combatti o fuggi. Ma la piccola creatura non fa nessuna delle due cose. Resta lì a attendere il suo destino nella sua gonna stretta color mirtillo e camicetta bianca attillata.Le sbottono metodicamente e lentamente la camicetta. La apro. Abbasso il reggiseno. Metto in mostra dei capezzoli scuri, appuntiti, su seni come mele. La guardo solo, non la tocco. Il suo respiro aumenta di frequenza.“Voltati” le dico.Per farlo è costretta a strusciarmi, nello spazio angusto fra me e il tavolo che le ho lasciato. Voglio farle sentire il mio corpo che la sovrasta.“Down” (non so come si dica chinati in spagnolo, passo all’inglese e soprattutto a una mano sulla nuca che la spinge giù).Alzo la gonna. Ha un bellissimo culo. Piccolo ma ben fatto. Non indossa mutandine.Appoggio la mano fra le sue cosce e mi insinuo fra la carne bianca. Risalgo a trovare la fica con un cespuglietto. E’ umida. Insinuo un dito nella sua umidità e la sento sospirare. Trema. Aggiungo un secondo dito. E’ stretta, ma scivola facilmente.La faccio voltare. Le alzo il mento e la costringo a guardarmi negli occhi. A guardarmi mentre assaggio il suo sapore dalle mie dita. I suoi occhi sono spalancati. Potrei caderci dentro.Di nuovo metto un dito, poi due, nella sua fica, mentre con il pollice accarezzo il bottoncino. Geme.Mi avvicino con la bocca. La bacio. La mia lingua invade la sua bocca, la faccio mia.Sono la padrona della sua fica.“peccato” le dico “sarà per la prossima volta”. Mi stacco da lei. Mi guarda con desiderio e mi prudono le mani.“è tutta tua” dico a E. che le si avvicina e la prende per i capelli, con la sua voce roca e bassa, dicendole delle cose che non afferro… e le stringe i capezzoli facendola gemere di dolore.Il marito ha iniziato con il video.Mi siedo e guardo. Vorrei essere lì.E. la fa spogliare e si fa allacciare un grosso cazzo in lattice. In piedi su di lei, in ginocchio, che con le mani tremanti e gli occhi bassi armeggia con le cinghie. E. è regale, è bellissima. Non è solo dominante: fa paura.La ragazza ha cambiato postura, si è fatta ancora più piccola, piegata.Inizia a scoparle brutalmente la bocca. La soffoca. Glielo spinge fino in gola.Poi la scopa in diverse posizioni, anche nel culo. Mi guarda mentre lo fa e mi eccita. Vorrei toccarmi ma la presenza del marito mi indispone.Anche perché si accarezza il cazzo e mi ha fatto un cenno come a dire “se volessi approfittare…”Mi disgusta e lo sguardo che gli ho dato penso lo abbia reso consapevole, perché ha smesso di guardarmi.La sessione prosegue con pinzette, elettrodi, spanking, cane. Il sedere e la schiena sono rosso fuoco, in alcuni punti violacei. La schiava sembra goderne. Non c’è dubbio che più il gioco si fa duro più lei entra nella parte.Non ho dubbi che non esista alcuna coercizione ma una reale attitudine. Eppure in pochi momenti sento qualcosa che si agita nel basso ventre. No, non sono fatta per queste cose.La sessione finisce. E. è sudata, fa una doccia. La fotografo. Mi eccita il suo corpo.“ti sei eccitata? “ le chiedo.“solo un poco...all’inizio con te… per quello, l’ho scopata… perché sapevo che tu lo avresti fatto”“è vero… e infatti è stato quello che mi è piaciuto di più…” le dico.“Che facciamo adesso?”Mi guarda.Dice: “Giochiamo a Fortnite. Chi perde la lecca”“aahahahahah stronza… non sono capace a quel gioco”“allora leccamela subito…”“no, giochiamo… non si sa mai”Ho perso.
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1
4 ore fa
Qinom,
39
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Paella & Yogurt
Lei sta preparando la sua paella. Io sto lavorando in smart. Ma mi distraggo con la chat di AP. Ogni tanto qualcuno mi chiama, spesso non rispondo, a volte mi perdo in chiacchiere. Un’amica mi passa un link di un video lesbo da vedere. Bello, ma sotto la pagina mi propone altro e mi perdo in un video di un pompino.Io penso che di base ci sono due modi per fare un pompino. Uno è per lui… contatto visivo, cambi di ritmo. Lo fai per farlo stare bene, sei concentrata sul proprietario di quel pene.L’altro è per te. Solo per te. E ti perdi gustandoti le sensazioni tattili e olfattive che quel pulsante pezzo di carne è in grado di darti. E’ vivo, vibra nella tua bocca, risponde alla tua lingua, ai denti, si gonfia. Hai un dialogo interiore con lui. Solo con lui. Scopri i suoi punti segreti da sfiorare. Quelli che lo fanno sobbalzare. Quelli che lo fanno crescere e indurire e sai che potrai tornarci quando vuoi, per farlo esplodere.Il padrone di quel magnifico oggetto non lo sa, a volte non se ne accorge neppure. Ma è solo un portatore di pene.Guardo quel video e vedo lei che si perde come farei io adesso. Capisco ogni cosa che fa, e perché. Mi prende l’arsura. La salivazione mi va in tilt. Ho una voglia tremenda di succhiare quel cazzo ora. La invidio profondamente quando lo vedo pulsare e pompare sperma nella sua bocca e lei, le labbra strette a anello, ingoia a piccoli sorsi senza perderne nemmeno una goccia e continua a succhiare, quieta, ancora e ancora.Dio che voglia che ho. Di farlo.Ne ho così voglia che lo scrivo:"Mi piace "sentire" con la bocca. Mi piace l'odore e il sapore del sesso. Del maschio e della femmina. Mi piace il sudore salato. Mi piace leccare le dita dei piedi, succhiarle. Infilare la lingua nell'ombelico. Nelle pieghe della carne. Mi piace il sapore della piscia. Il caldo che mi scorre sul viso. Ma soprattutto mi piace la sborra. Sono in crisi di astinenza da sborra. Voglio succhiare un cazzo e svuotarlo. Voglio sentire che mi riempie la bocca, la gola. Che mi resta il sapore a lungo. Stasera usciamo e andiamo in un locale di scambio e voglio fare un pompino, davanti a lei ma soprattutto voglio riempirmi la bocca di sperma. Voglio sentire il cazzo che vibra si gonfia e schizza nella mia gola. Ne ho bisogno. Non ne posso fare a meno, stasera."Vado da lei e glielo dico.“Eri, mi è venuta una voglia terribile di cazzo. Di fare un bocchino. Di sperma.”“ahahahah e come ? Così all’improvviso? ““si… è come un coltello rovente nella testa… ho voglia proprio di quello”“ sei incredibile… allora usciamo no? E troviamo un cazzo per te, no?”“si. Mangiamo e usciamo dai…Mangiamo la paella, buonissima. Ma la mia testa viaggia alla velocità della luce. Cosa mi metto, dove possiamo andare, come posso fare.Due giorni fa siamo uscite e andate in un locale fetish. Abbiamo solo bevuto una copa, ascoltato musica e salutato amici di Eri.Tutti pensano che io sia la sua sub. Non faccio niente per smentire la cosa. Mi piace essere considerata la sua proprietà.Le fanno i complimenti in mia presenza, come fossi un oggetto.Lei mi guarda, pronta a smentire, ma io con gli occhi le dico di no. Che mi diverte. Lei capisce. Mi accarezza. Come un cane.Un tipo le chiede se mi può prestare per una sera. Lei dice di no, dura, ma io ho un brivido.Capisco poco e parlo ancora meno, mi piace guardare e studiare la gente.La situazione era strana e divertente, di per sé non entusiasmante, ma quello che mi ha eccitata è stato essere considerata la sua sub.Facciamo un giro di telefonate per trovare uno swinging club aperto di giovedi. Ce n’è uno abbastanza vicino casa, dalle 18 alle 02.Niente acchitto sexy, ci buttiamo addosso due cose e usciamo. Le coppie pagano 25 x 2 consumazioni e le chicas 10 e 1 consumazione. Beh allora siamo chicas, no?Ma dentro siamo una coppia e le dico, ricorda, sono la tua schiava. Faccio quello che dici. Ma tu sai cosa voglio.Non c’è molta gente nel locale. Una coppia anziana su un divanetto che parlotta con due ragazzi. Lei grassottella tutta sorrisi ci guarda male. Teme che le portiamo via i due. Stai tranquilla senora. I due maghrebini non mi piacciono proprio.Altre due coppie nell’oscurità si scambiano effusioni. Si staranno scaldando ognuna con i propri partner o già si sono scambiati?Una bella donna viene da noi al bar. E’ la proprietaria. Parla con Eri, in breve scoprono amici in comune, la conversazione si fa allegra e veloce e io non capisco nulla. Una coppia giovane, molto bella, è seduta dall’altra parte. Un video porno scorre su uno schermo e lui le ha alzato la gonna e l’accarezza fra le gambe. Lei beve da un bicchiere e lo facilita tenendo le cosce leggermente aperte. E’ molto sexy così. Non posso fare a meno di guardarla e le sorrido. Ma poi distolgo lo sguardo. Non sono qui per rimorchiare una donna. O una coppia.Invece si alza lui e mi raggiunge. Mi chiede qualcosa che non capisco. Eri dice che ci invitano al loro tavolo. Lui è un bel ragazzo, capelli corti. Ha una felpa sportiva e mi sorprende, perché di solito in questi locali c’è un certo dress code.Il nostro copione prevede che non sia io a decidere nulla. Anche se con gli occhi comunico il mio assenso o meno sulle scelte. E Eri mi dice andiamo da loro.Ci sediamo. Lei è Eva. Lui è Diego. Sui 30 anni. Beviamo e brindiamo alla nostra salute.Continuo a guardarmi intorno perché nelle zone buie c’è movimento e ci sono altre persone.Capisco poco di quello che dicono.Ma Eri mi dice: “Eva è d’accordo. Vuoi farlo?”Riconsidero il tutto. Lui è un bel ragazzo. Lei anche e mi guarda con gli occhi che le brillano.Entro nel mood della sub: chino la testa e dico di si.Una contrazione nella fica e l’aumento della salivazione.Ci spostiamo in una zona più nascosta. Luci rosse soffuse.Mi inginocchio davanti a lui che se ne sta con il bicchiere in mano e le gambe aperte. Mi metto fra le sue ginocchia e gli massaggio le cosce, risalendo piano. Eva mi guarda molto attenta. Si accarezza un capezzolo.Con le mani arrivo a massaggiare l’inguine. Sento la consistenza del pacco aumentare.Oddio ho una voglia di tirarglielo fuori che mi ubriaca.Mi umetto le labbra. Lui apre la cintura, io i pantaloni e tiro giù la zip. Sotto le mie mani il calore di quel pene ancora costretto, da liberare.Prendo pantaloni e boxer da sopra e tiro giù. Lui alza il bacino e il cazzo salta fuori. Già abbastanza duro. E’ largo.Un ultimo sguardo a Eva per chiederle il permesso. Un impercettibile segno del mento: vai.Lo impugno e tiro giù la pelle. Mi godo il suo odore. Mi fa impazzire il leggero sentore di urina e di sudore. Mi passo la cappella bagnata sulle labbra, la respiro.So che Eri mi sta guardando. Si è spostata accanto a lui e posso guardare negli occhi anche lei. La fisso mentre accolgo il glande nella bocca e lo assaporo.“Si, era questo quello che volevo amore. Che mi guardassi con un cazzo in bocca.” non lo dico ma lo penso e so che lei lo percepisce perché con gli occhi mi dice continua..Mi abbandono al pompino. Lecco, succhio, titillo, bagno di saliva, risucchio tutto. Mi perdo con quel cazzo in bocca. Tutto il resto sparisce. Tutti i miei sensi sono concentrati nella mia bocca.Non so quanto tempo passa.A un certo punto, lui mi ferma. Non so da dove ha tirato fuori un preservativo.Dico di no. Non c’è bisogno. Lui sorride e credo dica qualcosa tipo “se va bene a te… per me è meglio…”. Non sono venuta qui per avere il sapore di gomma in bocca. Non mi voglio perdere il meglio.Continuo.Capisco qual è il punto sensibile che lo farà esplodere. Sul frenulo, sfiorandolo con gli incisivi inferiori. Lo sento gonfiarsi e dai suoi gemiti percepisco l’istante preciso in cui arriverà il primo fiotto. Lo faccio scorrere verso la gola. Attendo che le contrazioni finiscano. Labbra a anello. Ingoio e mi piace che si senta che lo faccio.Il pene si ammorbidisce subito. Non lo tolgo dalla bocca, succhio ancora e altre gocce di sperma nella mia bocca.Lui ha gli occhi chiusi. Eva si sta toccando la fica.Mi alzo e guardo Eri. “posso baciarti?” Lei socchiude le labbra e sporge la lingua. Ci baciamo e so che sente molto bene il sapore dello sperma nella mia bocca.Eri prende il numero di telefono di Eva. Andiamo a casa.Siamo entrambe eccitate. Ho avuto quello che volevo. Sento il sapore della sborra dal fondo della gola. Ho la fica fradicia.Mi sento una troia e non vedo l’ora che Eri me lo dica.Vivere insieme è bello e fare l’amore dolcemente anche. Ma ho bisogno che lei mi scopi con violenza. Che mi faccia male. Che mi lasci i lividi addosso.Lo fa. Con rabbia, con forza. Mordendomi e strizzandomi. Sputandomi la puttana che sono. Allargandomi come una vacca che partorisce.Godiamo entrambe più volte.Poi vado a spegnere il pc. Mi affaccio sulla chat. E un’amica mi eccita di nuovo. Sono quasi le 3 quando mi devo masturbare e vengo di nuovo. E finalmente dormo. --- Il titoloUna volta un tipo disse a mio marito, parlando di me, impegnata con il suo cazzo: "la tua signora si è appena bevuta uno yogurt". La frase mi è rimasta impressa e mi eccita e inevitabilmente mi ritorna in mente quando... bevo.
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4 ore fa
Qinom,
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Un pegno d'amore
Il giorno più bello è sempre il venerdì. Quando ci vediamo. Lei da me. Noi da qualche parte. Io da lei, come oggi. Anche perché il tempo da me fa schifo, da lei è passabile. Le relazioni a distanza sono così, un andare e venire, continuo. Due ore più una con l’aereo. Costa meno della macchina, a volte. Solo che puoi portarti poche cose dietro. Per fortuna abbiamo quasi la stessa taglia.Solito lungo bacio che fa sorridere qualcuno. Arrossire altri. Disapprovare pochi. Mi piacerebbe essere nella testa di chi sorride, di chi arrossisce, di chi disapprova. Ma sono troppi e passano veloci e non riesco a pensarli.Siamo in macchina, nel traffico di una città che ancora non capisco. Per fortuna guida lei.Ci raccontiamo quello che non ci eravamo dette su whatsapp. Solite cose. Infilo la mano sotto la sua maglietta mentre è al semaforo. Trovo la pelle e il peso dolce della mammella. Mi aumenta, letteralmente, la salivazione. Stillo liquidi organici, non solo dalle ghiandole salivari. Ma anche da quelle di Bartolini e di Skene. Trovo il capezzolo già raggrinzito, duro. Abbasso la mano solo per vederlo spuntare impertinente attraverso la maglietta. Lei mi guarda. Io ricambio il suo sguardo, le mostro la lingua. Lei fa un lungo sospiro e al termine mi bofonchia qualcosa di cui afferro solo “puta...chupame... boca” sicuramente un insulto dei suoi. Le stringo il capezzolo fino a farla lamentare. Mi piace stringere e vederla inarcarsi, aprire le narici, respirare forte per resistere. La comando da questo bottoncino sensibile.“Questa volta tocca a me, lo sai.” dico.“Si” con uno sguardo di sfida negli occhi, però. E allora stringo e torco finché una lacrima le spunta dall’occhio. Mi pento.“Scusame” nel mio spagnolo maccheronico.“Non sei brava a dominare…” mi risponde con sufficienza. Ha subito recuperato il terreno perduto.“vedremo…”A casa mi gira intorno. Ha voglia. Ho voglia anch’io, ma resisto. Mi sfiora, si sveste lentamente davanti a me, mette in mostra i seni, i capezzoli scuri, duri. Prova lingerie. Apre i cassetti e mi fa provare delle cose. Ma io resisto. Anzi rilancio spogliandomi e stirandomi davanti a lei. Faccio stretching. Errore. Non sfugge al suo sguardo la mia fica socchiusa, umida, le labbra gonfie: pronta. Indifferente mi porge un kleenex e la indica … “por la cony” e ride.Quanto mi piace questo suo modo sornione di girarmi intorno, di eludere le mie difese. Nel gioco in cui sono maestra lei mi batte. Non sempre però.“ridi ridi troia…” le dico con un tono che vorrebbe far presagire chissà quali minacce. Ma in realtà non so cosa fare. Sono nella sua città, nella sua casa, indosso i suoi vestiti, non parlo bene la lingua. Vorrei portarla su un terreno in cui perda la sua sicurezza, ma ovunque mi volto e qualunque cosa pensi, lei ne sa più di me.Improvviserò. Sono brava in questo. Pensiero laterale. Cogli le occasioni e girale a tuo favore. Non gliela farò passare liscia questa serata.Usciamo. Siamo in tiro, forse troppo per un ristorante. Sotto due pellicce (sintetiche, entrambe amiamo gli animali) siamo quasi nude. E al ristorante non mangi in pelliccia. Gli sguardi sono una rete che ci avvolge. Meglio isolarsi. Parliamo di cibo e di vino dei rispettivi paesi.Qui si mangia tardi, usciamo che è quasi mezzanotte. Andiamo in un locale swinger dove siamo state la volta precedente che sono stata qui. Lei conosce il proprietario, ormai conosce anche a me. Grandi feste quando ci vede.Il posto è bello, l’atmosfera è intrigante, alcune coppie, pochi singoli. Si balla. La volta precedente abbiamo solo bevuto e parlato. Avevamo fatto sesso tutto il pomeriggio e eravamo scariche. Stavolta no. Sono carica a pallettoni, come diciamo a Cambridge.Balliamo, la pomicio. Metto in mostra i suoi seni, cosa facile visto che sono coperti solo da una fascia. Un ragazzo ci segue con lo sguardo per tutto il tempo. Mi piace, ha meno di 30anni, scuro di capelli, barba cortissima, camicia bianca. Mi piace che guardi senza distogliere gli occhi ma senza chiedere nulla. Ballando la volto in modo che lui abbia la vista sul suo seno, lo guardo negli occhi mentre le pizzico e il capezzolo e lei geme. Lo guardo mentre la bacio, le lingue che si intrecciano, fuori dalla bocca. La sua mano scende quasi senza accorgersene a accarezzarsi il gonfiore sull’inguine. Mi piace che stia al gioco senza cambiarlo. E’ fondamentale.Andiamo al bar. Dico al proprietario, per fortuna parla un buon inglese, se conosce il ragazzo, se è affidabile. Dice di si. Gli dico se può dirgli di raggiungerci nella stanza, ma solo se è disposto a fare esclusivamente quello che le dirò io. Ribadisco esclusivamente più volte. Dice di si. Gli ricordo di dirgli: solo profilattico.La porto nella stanza.“C’è una sorpresa per te” le dico. Sono anni che non fa sesso con un maschio. Non so se accetterà. Forse le sto chiedendo più di quello che può darmi. O forse accetterà e poi se ne pentirà. Forse non è giusto forzarla. Sono tutte domande che mi faccio. Devo essere pronta a cogliere ogni suo segnale. Uno sguardo, una smorfia, un segno di disagio.Ci mettiamo sul divanetto. Ci baciamo. Ci tocchiamo.“stasera ti faccio scopare “ le dico.“quello che vuoi tu” mi risponde.Non sono sicura che abbia capito.“ti faccio scopare da un maschio, da un cazzo” ribadisco.“Si. Quello che vuoi. Sono tua.”Il ragazzo è sulla porta. Gli sorrido. Non sa quello che deve fare ma probabilmente gli va bene tutto. Mi sorride. Aspetta. Gli faccio segno di aspettare. Lei è bagnatissima. Le mie dita scivolano facilmente nella sua fica. Non perdo mai il contatto con i suoi occhi. La bacio, le lecco le labbra, l’accarezzo. Anche lei guarda il ragazzo, non gli sorride, ma non è ostile. La faccio mettere appoggiata al divano, in ginocchio su un cuscino, offerta da dietro. I suoi occhi sono solo miei, mentre lui la penetrerà.Faccio segno a lui di avvicinarsi. Gli sorrido, accarezzo i gonfiore dei pantaloni e faccio per aprire la cintura. Mi anticipa e la slaccia, apre la lampo. Con la mano sinistra entro sotto nei suoi boxer e trovo il duro del pene. Lo stringo nelle dita e lo tiro fuori. E’ bagnato. Ho voglia di assaggiarlo, ma no… questa sera è per lei. Lo masturbo solo, un po’. Gli dico di mettere il profilattico. Non ha capito. Il preservativo. Capisce e lo tira fuori dalla tasca. Vorrei metterglielo io ma ho le unghie lunghe, meglio di no.Gli faccio segno di mettersi dietro di lei, anche lui in ginocchio. E’ bello. Ha la camicia aperta. Si è tolto pantaloni e boxer. Ha un bel corpo e il cazzo svetta. Pronto. Si avvicina e mette le mani su quelle bellissime natiche. Lo fermo: gli faccio segno che glielo dirò io, quando.Riprendo il contatto visivo con lei, ha gli occhi socchiusi ma la vedo che è eccitata, la labbra lucide, gonfie, semiaperte. La bacio.Le dico: “ora ti faccio scopare, e sarà come se ti scopassi io, amore mio”Annuisce.Vado dietro di lei,impugno il cazzo e faccio segno di avvicinarsi. Quando è a contatto lo passo su e giù fra le labbra, spennellandola, lubrificandola. Fino a che non è lei a sporgersi a indietreggiare, cercandolo. Allora dico a lui, dai… piano… piano… e torno a baciare lei. E sento il suo respiro fermarsi, mentre la penetra. E un sospiro quando inizia a muoversi, e il respiro accelerare a ogni colpo.E’ bravo. Gli faccio segno di fare piano, ma è bravo, la sta scopando come voglio essere scopata io. Lentamente, profondamente. Togliendolo. E ridandolo. Facendoti sentire la mancanza e la pienezza.E lei se lo sta godendo, mentre le dico che la amo e che è bellissima.La accarezzo. Ma il ritmo aumenta e lei risponde. Il bacio diventa più violento. Lui è fermo e lei si scopa andando avanti e indietro col culo. Si, è quello che volevo. E’ come volevo vederla. Non posso fare a meno di toccarmi, sono un lago. Capisco che lui sta rallentando per controllarsi. Non ce n’è bisogno. Metto una mano sotto e trovo il suo clitoride. Dico a lui di scoparla forte… Vengono quasi insieme, prima lei e quindi lui.Lui si toglie. Lei si alza e si abbandona sul divano. Vado da lui e gli do un bacio sulle labbra. “Grazie” gli dico con un sorriso. Lui sorride e i suoi occhi felici dicono molti più grazie di quelli che si formano nella sua bocca.Ci rivestiamo. Con quel poco che portiamo. Scopro che la stanzetta ha uno specchio interno ma da fuori si vede. Abbiamo dato spettacolo. Occhi lucidi e sorrisi ci accolgono nel locale.Andiamo a casa, le dico. Ho voglia di fare l’amore tutta la notte.
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4 ore fa
Qinom,
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