I racconti erotici più recenti
-
Liturgia di carne e ombra.
In un recesso crepuscolare dell’essere, là dove Silenzio e Nulla si avvinghiano in un amplesso di velluti neri e sospiri senza eco, io lo presentii prima ancora che la sua ombra violasse la tenebra.Fu un brivido primordiale, una fiamma liquida che mi attraversò le viscere come lama conficcata nel tempio più segreto della carne.Due anime segnate dalla dannazione si riconobbero nell’abisso.Non fu semplice incontro, ma comunione di voragini...fiamme nere, divoratrici, che attraverso secoli di condanna si cercavano per fondersi, consumarsi e liquefarsi l’una nell’altra fino all’ultimo rantolo estatico.Egli avanzava con mani di scultore caduto, forti e segnate dal peccato, dita che parevano aver modellato idoli proibiti.Io ero mare in tempesta, onde di sale amaro che si infrangevano contro le coste interiori.Il mio centro più intimo si apriva in un’invocazione muta, un santuario vivo e pulsante che invocava la profanazione più dolce, mentre il petto si faceva altare ardente, gonfio di respiro già votato alla perdizione…Tra le mani stringevo una penna intrisa d’inchiostro di zolfo, strumento capace di tracciare sui corpi inni oscuri alla Caduta.Dal primissimo istante non fummo più due.Diventammo un solo gorgo di carne bollente e spiriti intrecciati nel medesimo fuoco nero.Un respiro febbrile, impregnato di desiderio e incenso rovesciato, saliva dalle profondità del ventre fino alla gola.Un’attesa lenta e implacabile pulsava tra le mie cosce schiuse, gonfie di linfa peccaminosa.Ogni fibra del mio essere si disfaceva in quell’unione anticipata.Il piccolo nucleo di piacere ardeva come reliquia vivente, i capezzoli eretti in supplica dolorosa, le pareti interne che si contraevano intorno al vuoto, invocando la sua spessa pienezza sacrilega.Egli era già dentro di me prima ancora di toccarmi, nella mente, nel sangue, nell’anima corrotta e io ero già sua, aperta, grondante, offerta come fiore notturno sull’ara delle ombre.Le parole divennero presto liturgia rovente.Le sue frasi mi penetravano come dita sapienti, modellando il desiderio sulla carne ancora invisibile.Immaginavo le sue mani scivolare sulle mie curve sacre, stringere i seni turgidi che si ergevano imploranti, mentre scendevano nei chiaroscuri più segreti, sfiorando il velo umido e affondando nel solco caldo che già fremeva per lui.Sentivo il suo tocco in ogni parola, lo bevevo nella mente, trasmutando il suo desiderio nella mia saliva peccaminosa.La sua voce grave, simile a un canto distorto dall’ombra, tesseva la litania.Il mio corpo si trasformò in ostensorio vivente.I capezzoli bruciavano sotto il fantasma delle sue labbra.Ogni sillaba era un morso invisibile, un succhiamento lento che mi strappava gemiti soffocati.Nella mente sentivo già la sua essenza turgida, pesante e pulsante, premere contro la coscia...una colonna di marmo caldo, venata di oscurità, coronata da una perla lucente come rugiada infernale.Il mio fulcro umido si schiudeva come bocciolo carnoso, le labbra dischiuse in offerta, rivelando il nucleo teso che palpitava al ritmo del suo richiamo.“Vieni”...mormorai senza voce.Egli mi afferrò per i fianchi con reverenza brutale, mi aprì le cosce e affondò in me d’un solo movimento, fino in fondo.Un grido mi sfuggì, mescolanza di agonia e beatitudine, mentre le mie profondità lo avvolgevano in una stretta di velluto bollente, accogliendolo e ungendolo dei miei umori più segreti.Ogni movimento divenne comunione oscura…la sua presenza possente che sfregava il punto più nascosto, capace di far crollare paradisi in fiamme.I corpi si scontravano in un ritmo primordiale, pelle contro pelle, sudore contro sudore.Io mi inarcavo come martire del piacere, offrendogli il seno perché lo divorasse, il collo perché vi lasciasse il marchio dei denti.Dentro di me montava un incendio, un risucchio che saliva dalle viscere fino alla nuca.Pronunciai il suo nome mentre l’onda mi travolgeva, contratta intorno a lui in spasmi violenti, sciogliendomi in un’estasi che era morte e rinascita insieme.Egli continuò a scolpirmi dall’interno con la sua carne sacra, fino a quando il suo seme eruppe come lava delle tenebre, riempiendomi fino a traboccare.Desideravo il suo ardore eretto con una fame eretica.Volevo essere spalancata come tempio violato, sentirmi riempita fino a dissolvere ogni confine tra carne e spirito.Immaginavo quella durezza pulsante venata di fuoco oscuro forzare le mie pieghe gonfie, scivolare tra le carni frementi e aprirmi in un abbraccio di calore vellutato che lo stringeva e lo adorava.Volevo che i nostri sudori si fondessero in un unico olio sacro e maledetto, che le mie curve si inarcassero come onde devote al peccato originale, offrendosi all’urto possente delle sue anche.Quando il suo controllo si spezzò, mi inginocchiai dinanzi alla sua maestà eretta con devozione assoluta.Presi quella carne calda tra le labbra come reliquiario vivente.La lingua lambiva lenta e circolare, tracciando ogni vena gonfia… poi più vorace, succhiando con arte sacrilega mentre la gola si apriva per accoglierlo fino in fondo, soffocandomi di piacere proibito.Le mie mani adoravano i suoi pesi pesanti con reverenza.La testa si muoveva ipnotica, fino a quando il suo calore denso eruppe in getti potenti, inondandomi la lingua e la gola.Lo bevvi fino all’ultima goccia, come comunione oscura e perfetta.Mentre leggevo le sue parole, le mie dita affondavano già tra le pieghe fradice, accarezzando il nucleo gonfio che ardeva di lussuria, scivolando nel mio stesso desiderio liquido che sgorgava copioso.Decidemmo di scrivere a quattro mani...un coito di anime e parole, dove ogni frase fosse carezza, ogni aggettivo morso, ogni verbo penetrazione.Volevamo fondere le penne come i corpi, creare un testo vivo, pulsante, bagnato dei nostri umori più segreti.Quando varcò la soglia, l’aria divenne densa di lussuria primordiale.Lo condussi davanti allo schermo acceso sulle nostre righe ardenti.Mi sedetti su di lui con solenne lentezza...le natiche morbide premute contro la sua essenza turgida, la schiena contro il petto scolpito.Le sue mani mi cinsero, salendo a stringere i seni pesanti, tormentando i capezzoli con sapiente crudeltà.Mi sollevò appena e affondò con un unico, implacabile movimento.Un grido rauco mi sfuggì mentre le mie profondità lo avvolgevano completamente.Le parole divennero solo velo.Mi aprì le cosce e mi prese seduta su di sé, poi mi portò sul letto.La sua bocca si immerse tra le mie gambe, la lingua che esplorava ogni piega con lentezza tormentosa, succhiando e penetrando mentre le dita trovavano il punto segreto che mi faceva tremare come foglia nell’uragano del desiderio.Un orgasmo violento mi travolse, le cosce strette intorno a lui, il corpo inarcato mentre lo inondavo di piacere copioso.La fame crebbe.Lo spinsi supino e scesi lungo il suo corpo con baci famelici, fino a prenderlo nella bocca con devozione assoluta… labbra strette, lingua vorace, gola accogliente.Poi mi dispose a quattro zampe.Con una spinta selvaggia mi riempì di nuovo con la sua carne, i corpi che sbattevano in un rito animale e sacro.Venimmo insieme in un cataclisma di anime fuse, il suo seme che mi inondava mentre io mi scioglievo intorno a lui in onde convulse.Esausti ma ancora intrecciati, tornammo davanti allo schermo.Mi sedetti nuovamente su di lui, la sua presenza possente ancora calda che scivolava nel mio calore umido.E ricominciammo.Lui dentro di me, pulsante.Io scrivevo ciò che sentivo, mentre lui si muoveva lento e profondo.Ogni frase nasceva tra un respiro strozzato e un movimento del bacino.Le dita tremavano sulla tastiera, il piacere che saliva di nuovo fino all’ultimo grido condiviso, fino all’ultimo spasmo che ci lasciò intrecciati, tremanti, completi.In quel recesso crepuscolare dell’essere, due anime si erano trasformate in carne, sudore e parole oscure, chiudendo il cerchio della loro prima notte… sapendo che ogni notte successiva sarebbe stata un nuovo capitolo, più profondo, più sacro e più osceno nell’abbraccio eterno della dannazione.La penna aveva trovato la carne.E la carne aveva trovato la sua liturgia eterna.
38
0
9 ore fa
SilverRea,
51
Ultima visita: 4 ore fa -
Tre corpi, una marea!
Il sole morente incendiava l’orizzonte di un cremisi profondo, come se il cielo stesso sanguinasse di desiderio inappagato.La spiaggia deserta era come un luogo che proteggeva senza chiedere nulla, e accoglieva ciò che non si poteva dire, dove la sabbia ancora calda custodiva segreti di carne e anima.Io ero lì, statua vivente di desiderio, mentre il vestito di batista di lino scivolava lungo il mio corpo come una lacrima di seta, denudandomi completamente alla brezza salmastra e agli sguardi famelici di due perfetti sconosciuti...I loro occhi mi divorarono con la lentezza del boa...quando soffoca la sua preda con rigore ieratico . La tensione tra noi era un filo di seta teso fino allo spasimo, vibrante di elettricità erotica.Il primo uomo, con i capelli agitati dal vento e uno sguardo di ossidiana fusa, avanzò.Il secondo, slanciato e felino, rimase un istante in ombra, lasciando che l’attesa divenisse un tormento dolce e lancinante.Il primo sfiorò con le nocche la curva delicata del mio collo, e quel tocco leggero scatenò un fiume di brividi che si riversò come lava lenta lungo la mia spina dorsale.Le sue dita scesero, tracciando sentieri di fuoco sulla clavicola, poi avvolsero i miei seni come la falena attratta irresistibilmente dalla fiamma sacra del bivacco...palmi caldi che modellavano la carne morbida, pollici che sfioravano i capezzoli già turgidi come gemme sensibili, strappandomi un sospiro tremante dal profondo dell’anima.Dietro di me, l’altro premette il suo corpo scolpito contro la mia schiena.Sentivo il suo cuore battere come un tamburo di guerra contro la mia pelle, mentre le sue mani forti scivolavano sui fianchi, stringendomi con possessione gentile.Le sue labbra sfiorarono la nuca, poi affondarono in un morso lento e sensuale sulla spalla, mentre le dita risalivano l’interno delle cosce come esploratori di terre proibite, separandole con una delicatezza crudele che mi faceva ansimare di vuoto e anticipazione.Mi adagiarono sulla sabbia umida, dove le onde lambivano i nostri corpi come lingue di velluto freddo.Ero il centro pulsante di quel trittico di passione.Il primo si chinò su di me, la bocca che catturava un capezzolo con una suzione profonda, quasi famelica, la lingua che vorticava in spirali di puro peccato, mentre l’altro si inginocchiava tra le mie gambe aperte.Le sue dita danzavano sulla mia servigia, già fiorita di umori, sfiorando, premendo, ritraendosi con maestria sadica, portando la mia eccitazione a un limite insopportabile...un abisso di piacere che urlava di essere colmato.Quando finalmente affondò due dita dentro di me, penetrando le mie pieghe calde e bagnate con un ritmo lento e ipnotico, un gemito gutturale mi sfuggì dalle labbra.Il mio corpo si arcuò come un arco teso, offrendosi completamente.Intanto la bocca del primo continuava a venerare il mio seno, mordendo e succhiando con una passione che rasentava la devozione religiosa.Mi voltarono con una fluidità felina.A quattro zampe sulla sabbia, le onde che accarezzavano le mie ginocchia, uno di loro si addentrò con un affondo lungo, profondo, totale...la sua fermezza dura e pulsante che mi riempiva come un’onda di mare caldo, strappandomi un grido soffocato di estasi.L’altro si pose di fronte a me, offrendomi la sua carne tumida.La presi tra le labbra con avidità rapace, assaporando il suo sapore salato e maturo mentre i loro movimenti si sincronizzavano in un ritmo ancestrale, primordiale.La tensione emotiva era un vortice...piacere che si mescolava a una vulnerabilità assoluta, potere e resa che si fondevano in un’unica trama.Ogni spinta profonda mi portava più vicina al baratro, il mio corpo che tremava come una foglia nel vento di tempesta.Venni per la prima volta con violenza dolce, i muscoli interni che si contraevano intorno a lui in spasmi potenti, un’ondata di piacere che mi accecò mentre le lacrime di pura emozione mi rigavano il viso.Non si fermarono.Mi sollevarono e mi posizionarono sopra uno di loro.Lo accolsi dentro di me fino in fondo, cavalcandolo con movimenti lenti e sinuosi, sentendo ogni vena, ogni loro pulsazione che mi scavava dentro come un marchio di fuoco.L’altro, dietro, esplorò con dita sapienti il mio secondo ingresso, poi lo penetrò lentamente, creando una doppia pienezza così intensa, così completa, che il mio respiro si spezzò in singhiozzi di piacere estremo.Ero colma di loro due, posseduta in ogni modo possibile, il corpo trasformato in un tempio di sensazioni sovrannaturali.Il culmine arrivò come un cataclisma...un orgasmo devastante, interminabile, che mi squassò dalle viscere all’anima.Tremavo incontrollabilmente tra i loro corpi tesi, mentre loro raggiungevano l’apice con gemiti rochi e profondi, riversando il loro calore dentro di me in fiotti potenti.Le onde ci purificarono con tenerezza, lavando sudore e passione. Io giacevo esausta e luminosa tra loro, mentre una mano sfiorava con reverenza il drago tatuato fra le mie scapole...creatura mitica e sinuosa che sembrava fremere di vita propria sotto la luna, simbolo di forza selvaggia e libertà conquistata.In quel silenzio rotto solo dal respiro del mare, il pathos era assoluto...ero stata posseduta fino all’ultima fibra del mio essere da due sconosciuti, e proprio in quella resa totale avevo trovato la mia sovranità più profonda...Erano ombre di una notte sola...Eppure, per quell’eternità sospesa, furono l’universo intero del mio desiderio...
132
2
1 giorno fa
SilverRea,
51
Ultima visita: 4 ore fa -
"Toccati..."
"Toccati", ti dico.Sei disteso a letto, nudo come un atleta greco; io, seduta su una poltroncina accanto, ti guardo da vicino. Leggo i tuoi muscoli, i tuoi bicipiti non molto più che accennati, i tuoi fianchi su cui a volte mi soffermo quando i miei baci cercano altri sentieri prima di arrivare alla meta, le tue gambe forti e depilate, il tuo addome. Non scolpisci il tuo corpo con sessioni di palestra ma un uomo non è solo il suo corpo e tu sei l'uomo che voglio. Inizi a giocare, piano, ti sputi sulle dita per poi passare la saliva sul glande ed inumidirlo e nel farlo il tuo cazzo si gonfia, diventa quello che è lo strumento del mio piacere oltre che del tuo. Ti masturbi lentamente come se dovessi prendere confidenza; tieni le dita intorno al glande come una piccola gabbia che lo intrappola ed il cielo della gabbia è il palmo della tua mano contro cui a volte a volte lo chiudi. Lo impugni, poi, e chiedi che sia io a continuare ma non voglio, voglio che sia tu a farlo. L'unica soddisfazione che ti dò è di baciarlo per un momento, di prenderlo in bocca per un attimo per lubrificarlo ancora, la mia saliva con la tua. Ma tu non hai idea di quanto mi costi non continuare, sentirne il sapore solo un istante e poi allontanarmene, è frustrante per me più che per te che continui a giocarci. Il mio fiore si sta bagnando... Gocce di piacere si stendono sulle sue pareti; scosto il perizoma ed inizio a giocarci, un dito, due dentro a cercare i miei punti delicati, a strofinare, a premere, le tolgo per continuare sul clito ed una scia di piacere liquido rimane sul percorso... Mi sfioro mentre ti guardo avvicinarti ad un orgasmo di cui ti stai forse chiedendo il senso quando sarebbe così facile semplicemente succhiarti e farti venire; mi sfioro ed appoggio la mia mano alla tua sul tuo cazzo, i tuoi movimenti su di lui sono gli stessi di due dita dentro me, la tua mano è il mio fiore bagnato che lo avvolge e lo stringe, le mie dita sono lui dentro me e sento il calore, sento le scosse di un orgasmo che mi prende; la mia mano stringe la tua negli ultimi secondi prima di vederti venire, prima di vedere il tuo sperma finire sul tuo stomaco. Mi avvicino, lecco lo sperma dal tuo corpo; mi siedo sul tuo cazzo, fammi venire ancora...
165
0
1 giorno fa
Mysecrets,
51
Ultima visita: 19 ore fa -
Infermiere
A 18 anni, sono stato ricoverato in ospedale per coliche renali, si è scoperto che avevo una malformazione congenita all’uretere e dovevo essere operato.Dovete sapere che a quell’età, rispetto ai miei amici, mi sentivo meno cresciuto, meno sviluppato e durante le docce in piscina o a scuola vedevo gli altri ragazzi con molti peli e piselli più grossi del mio, mentre io di peli ne avevo pochissimi e il mio pisellino era piccolo e questo mi metteva a disagio. Avevo anche un carattere remissivo e subito le forti personalità.Fra l’altro ero ricoverato in un ospedale lontano da casa e quindi non sempre i miei genitori e la mia ragazza potevano venirmi a trovare tutti i giorni.Al secondo giorno di ricovero, ho cominciato con gli esami di routine per prepararmi all’operazione, fra cui anche la depilazione e il clistere.Insolitamente, rispetto alla consuetudine mi assisteva e mi accompagnava per questi esami il capoinfermiere Sig. Cesare, un uomo massiccio, sulla 50ina.Io mi chiamo Ettore ma lui ha cominciato a chiamarmi Ettorino, era molto gentile, mi consolava e mi confortava sull’esito dell’operazione e anche perché non sempre i miei venivano a trovarmi. Mi diceva che ero un bel ragazzo, e che assomigliavo a una femminuccia, (con i capelli lunghi che avevo e i lineamenti poteva anche starci) educato e rispettoso e io diventavo rosso Veniva spesso nella mia camera, che era a 2 letti, anche se dopo i primi 3 giorni l’altro letto si è liberato e non hanno più messo nessuno.Tue le mattine la sera veniva a misurare la pressione e non perdeva occasione, con la scusa di sistemare il letto, metter a posto il pigiama, ecc. di sfiorarmi con la mano o appoggiandola sull’inguine o sul sedere. Io a dir la verità lasciavo fare, un po' perché non mi sembrava niente di disdicevole, un pò per la situazione un po' perché mi piaceva la sua gentilezza. E come sempre mi veniva a dare la buonanotte e a sistemarmi le coperte dalla terza sera a iniziato a darmi un bacio sulla guancia. Io per tutte queste attenzioni ero disponibile e mi sentivo sicuro e protetto, considerata anche la sua autorità nel reparto, e quindi contraccambiavo la gentilezza, mi sentivo anche lusingato dai suoi complimenti. Una mattina “Andiamo Ettorino è ora di vare l’epilazione, per essere operato bisogna che il corpo sia privo di peli, adesso vieni con me che ci penso io e non preoccuparti perché ti piacerà essere tutto liscio e senza peli come il bel bambino che sei”. Io naturalmente ubbidiente lo segui sulla carrozzina che aveva portato. Mi portò in una camera per le visite dedicata a queste pratiche infermieristiche ma mi accorsi che chiuse la porta a chiave: “cosi non ci disturbano” disse.Mi fece spogliare completamente e mi fece distendere su un lettino. “Che bello che sei Ettorino, ha i un bellissimo culetto, il pisellino è piccolo ma non importa, il tuo sederino è a mandolino e sembra quello di una ragazza. Prima ti devo lavare con la spugna e poi ti devo togliere tutti i peli col rasoio, sdraiati e rilassati, chiudi gli occhi che faccio tutto io Ettorino” In effetti io mi sentivo completamente rilassato e il fatto d’essere completamente nudo davanti a lui mi davo un senso di benessere e di piacevolezza.Ha cominciato col il lavarmi con una spugna prima supino e poi a pancia sotto, soffermandosi con la mano (era senza guanti) ma in quegli anni non era insolito, soffermandosi in particolare sul sederino ed accarezzando in particolare il buchino. A me sembrava un pochino strano, ma come ho detto il mio carattere remissivo e la mia fiducia e deferenza nei suoi confronti mi faceva subire la cosa, anche con un certo piacere. Poi ha iniziato a depilarmi con la schiuma e rasoio. “Devi essere bello liscio dappertutto, anche sul sederino. Sarà bellissimo il tuo corpo cosi liscio e poi dovremo farla regolarmente questa operazione, te la farò io, Ti piace vero? Ti fidi di me vero Ettorino? Io ti voglio bene e ti curerò e ti assisterò Sei il mio protetto e nessuno potrà farti nulla” Devo dire che lui aveva il camice e i pantaloni da infermiere e mentre faceva queste operazioni: lavarmi, spalmarmi la crema e rasarmi con noncuranza ma in maniera abbastanza palese per me si appoggiava al lettino e anche al mio fianco e “casualmente” il suo inguine veniva a contatto con la mia mano che lasciavo inerte lungo in fianco. Io con queste manovre avvertivo la sua erezione e capivo che io gli piacevo e che probabilmente sarebbe andato oltre i suoi doveri di infermiere.“Si signore”, io risposi, “Si Signor Cesare”, “Ecco Ettorino, devi sempre rivolgerti a me dandomi del Lei e chiamandomi Signor Cesare d’accordo?” “Si Signor Cesare, io risposi”Dopo avermi depilato completamente, anche sul buchino dietro, mi ha spalmato una crema lenitiva, mi disse di chiudere gli occhi e di rilassarmi. Prima a pancia sotto me l’ha spalmato sul culetto e anche nel buchino. Io ero eccitatissimo in questa situazione, quando mi ha fatto girare e mi ha messo la mano sul pisello sono venuto immediatamente.“Bravo Ettorino, non diventare rosso e vergognarti, alla tua età capita ed è normale, è stato bello vederti godere, sarà un nostro segreto e non lo diremo a nessuno. Io non faccio di queste cose di solito ma tu sei talmente bello che ti ho fatto un trattamento diverso dal solito, con più delicatezza e attenzione. Ti è piaciuto?“Si signor Cesare” “No Ettorino dillo bene: devi dire Si Signor Cesare mi è molto piaciuto e la ringrazio e devi chiedermelo in futuro se vuoi farti lavare e spalmare la crema, a condizione d’essere ubbidiente”“Si Signor Cesare mi è molto piaciuto e mi piacerebbe se mi lavasse e mi spalmasse la crema in futuro, e si io Sarò sempre ubbidiente con Lei.Continua…
331
0
2 giorni fa
Ettorino961,
63
Ultima visita: 8 ore fa
Cerca incontri sessuali nella tua città
-
Incontri di sesso Milano
-
Incontri di sesso Bergamo
-
Incontri di sesso Brescia
-
Incontri di sesso Monza
-
Incontri di sesso Como
-
Incontri di sesso Roma
-
Incontri di sesso Torino
-
Incontri di sesso Varese
-
Incontri di sesso Napoli
-
Incontri di sesso Genova
Annunci di sesso nelle vicinanze
Fai parte della nostra comunità
Iscriviti al Desiderya
- Registrazione gratuita
- Chat di sesso privato
- Profili reali