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Brucio Dentro
Premessa...Questo non è un vero e proprio racconto. È uno stato d’animo nudo, fotografato direttamente dalla mente che lo sta vivendo. Un pensiero impudico, carnale e viscerale catturato nell’istante in cui brucia... Nel silenzio che fa male, ci sono ancora io...Sola, sul bordo del letto sfatto, le lenzuola impregnate del tuo odore.Le gambe dischiuse senza vergogna, una mano che scende lenta, avida, perché il vuoto dentro di me brucia più della tua assenza.Sento il sangue pulsare forte nel mio centro più caldo.Le dita scivolano facili nel mio umido desiderio, mentre ti immagino che mi prendi senza pietà.Le tue mani forti che mi stringono i fianchi, che mi aprono di più, che mi spingono contro il muro come se volessi entrarmi nell’anima attraverso la carne.Brucio dentro.È un fuoco liquido che cola tra le cosce, che mi fa contrarre dal profondo.Immagino la tua bocca che mi divora lenta, poi famelica, che assapora ogni goccia della mia voglia, mentre io ti afferro i capelli e ti tengo lì, annegandoti nella mia carne ardente.Mi tocco più intensamente adesso.Le dita affondano nel mio calore stretto, il pollice che accarezza quel punto pulsante e gonfio.Il ritmo è lo stesso delle tue spinte: profondo, possessivo, disperato.“Più forte,” sussurro al buio, come se tu fossi qui.E spingo più a fondo, fino al limite, perché dolore e piacere si fondono in un’unica fiamma.I seni tesi, la pancia che si contrae, il respiro spezzato.Ti voglio dentro fino in fondo all’anima.Voglio sentirti sbattere nel mio ventre più segreto, voglio che mi prendi come se mi odiassi e mi amassi nello stesso istante.Voglio i tuoi morsi sul collo, le tue mani che mi segnano la pelle, voglio il tuo calore che mi invade mentre mi scuoti fin nelle viscere, mentre mi sfondi l’anima a ogni colpo.Vengo pensando a te che mi riempi completamente, che mi marchi dentro, che mi lasci col tuo fuoco che stilla fuori mentre io continuo a pulsare, scossa da spasmi che non finiscono mai.Ma dopo il fuoco resta.Brucio ancora.
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1 settimana fa
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Sorvegliata dal piacere.
Torno sempre in questa villa. È diventata il mio confessionale segreto, il luogo dove lei si dona senza sapere che io sono qui a rubarle ogni sospiro. Ogni tanto ci torno, spinto da una forza più forte di me, e a volte capita che la incontri. Quando succede, mi nascondo tra le ombre, in silenzio, per guardarla. Queste stanze, impregnate di legno bagnato, polvere antica e muffa, custodiscono le sue emozioni più crude e le mie più oscure. Ogni volta che vengo qui ripenso a ciò che mi ha raccontato di lui...l’uomo che l’ha marchiata quando lei aveva solo 19 anni e lui 40. Le sue parole mi bruciano ancora dentro, mescolate al desiderio e a una gelosia che non voglio confessare. Eppure non riesco a starne lontano.Fuori, un temporale estivo violento scaricava pioggia torrenziale sui vetri sporchi. L’elettricità era saltata, come quasi sempre accadeva in quelle notti. Solo poche candele nere tremolavano sul grande tavolo da pranzo di mogano.Lei era lì, di nuovo, entrata di nascosto attraverso la porta sul retro. Il rischio era sempre lo stesso: la guardia notturna che passava a orari imprevedibili, qualche curioso, il pericolo di essere scoperta. Ma proprio quell’adrenalina familiare le accendeva il sangue.Indossavi solo una sottoveste di seta nera, sottile come un sussurro, che aderiva alla tua pelle pallida. Il tessuto scivolava sui tuoi seni pieni, i capezzoli già turgidi per il freddo umido che filtrava dalle fessure. Ti appoggiasti contro il bordo del grande tavolo da pranzo, il legno freddo sotto le mani, lo stesso punto dove anni prima lui ti aveva fatta urlare di piacere per la prima volta. Le tue mani, fredde e decise, scivolarono lungo il collo, sfiorando la vena che pulsava furiosa. Scendevano lente, eleganti, sui seni...li strinsero con forza, i pollici che ruotavano sui capezzoli induriti, tirandoli fino a farli dolere di un piacere acuto. Un gemito basso ti sfuggì dalle labbra socchiuse, mentre il respiro si faceva più corto, spezzato. I tuoi fianchi si inarcarono istintivamente, premendo contro il vuoto. Sotto la sottoveste, la pelle era già madida di un sudore leggero, che portava con sé il tuo profumo intimo...un aroma muschiato, dolce e selvaggio, come rose appassite immerse nel più caldo dei liquidi.Ti sedesti sul bordo del tavolo, le gambe divaricate con deliberata lentezza. La luce tremolante delle candele danzava sulla tua pelle, rivelando la curva morbida delle cosce. Con una mano sollevasti l’orlo della seta, esponendoti già gonfia, le grandi labbra tumide e lucide di umori che brillavano come perle nere nella penombra. L’altra mano scese, le dita che sfioravano prima l’interno coscia, poi il clitoride teso, sensibile come un nervo scoperto. Un brivido violento ti attraversò...il piacere era immediato, elettrico, un fuoco che si propagava dal ventre fino alla punta dei seni.“Sì…” mormorasti tra i denti, la voce roca, intrisa di quell’essenza oscura che eri tu stessa. Cominciasti a toccarti con movimenti circolari, eleganti ma sempre più famelici. Le dita scivolavano tra le pieghe bagnate, raccogliendo i tuoi umori per spalmarli su ogni cm di pelle. Il corpo si tendeva...i muscoli dell’addome si contraevano in onde visibili, i glutei si serravano contro il legno freddo del tavolo, le gambe tremavano mentre i talloni affondavano nel parquet scricchiolante. Ogni carezza era una lama di piacere che affondava più a fondo. Inseristi due dita dentro di te, lentamente, sentendo le pareti interne contrarsi intorno a loro, calde, bagnate, voraci. Il suono umido, carnale, si mescolava al crepitio delle candele e al rombo violento del tuono fuori.L’adrenalina saliva insieme al piacere. Un rumore di passi sulla ghiaia bagnata del giardino ti fece gelare per un istante, lo stesso brivido di sempre, ma invece di fermarti accelerasti. Le dita pompavano più forte, il pollice che massaggiava il clitoride con pressione crescente. I seni si alzavano e abbassavano con respiri affannosi, la pelle arrossata ora, un rossore che si diffondeva dal petto fino alle guance. Le emozioni ti travolgevano...un senso di potenza oscura, di possesso totale del tuo corpo, mescolato alla paura eccitante di essere colta in quell’atto proibito. Eri carne e respiro, ombra e luce morente. Eri tu, essenza pura, che si donava a se stessa senza pietà.Il culmine arrivò come una tempesta. Il tuo corpo si tese tutto...la schiena inarcata in un ponte perfetto, i muscoli delle cosce rigidi come marmo, le dita affondate fino in fondo mentre le pareti interne pulsavano in spasmi violenti. Un orgasmo profondo, prolungato, ti sfamò. Venisti con un grido soffocato contro il braccio, i fluidi caldi che ti bagnavano la mano e le cosce, colando in rivoli lenti sul legno scuro del tavolo. Le contrazioni continuavano, onda dopo onda, mentre il respiro si faceva rantolo animale, la vista offuscata da lampi di piacere nero. I seni tremavano, i capezzoli così sensibili da far male al solo contatto dell’aria.Rimanesti ansimante, il corpo ancora scosso da fremiti residui, le dita umide premute sul sesso pulsante. Il profumo del tuo piacere impregnava l’aria, mescolandosi all’odore di legno bagnato e cera calda. Fuori, il temporale imperversava. Dentro di te regnava quell’oscurità soddisfatta, carnale, eterna. Eri sola, eppure completa. La tua essenza, fatta di carne tesa, respiro spezzato e desiderio senza fine.E in quell’ombra più profonda, nascosto tra i tendaggi pesanti della sala accanto, io ero lì. A guardarti. A sentire di riflesso il tuo piacere esplodere dentro di me, devastandomi l’anima… sapendoti di altro, sapendoti ancora sua a tratti, eppure incapace di staccarmi da questo spettacolo che continua a consumarmi ogni volta di più...
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1 settimana fa
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Roadhouse Sin
Lei:Sono seduta a capotavola, postura regale e già intrisa di brama. La luce è soffusa, l’aria calda e densa come miele scuro. Con un gesto languido mi sfilo le scarpe, i piedi nudi che sfiorano il pavimento freddo. Poi, con deliberata lentezza, faccio scivolare i pantaloni lungo le cosce, lasciandoli cadere in un sussurro di stoffa. Rimango solo con le mutandine di pizzo sottile, già fradice, che aderiscono come una seconda pelle alla mia intimità tumida e pulsante.Sollevo le gambe e appoggio i piedi agli spigoli duri del tavolo, divaricandole con felina decisione. Il bacino sporge in avanti, il mio fondoschiena premuto contro il bordo della sedia mentre inarco la schiena, offrendomi.Nel buio esplode Roadhouse Blues dei Doors. Il riff di Robby Krieger irrompe graffiante, sporco, intriso di blues primordiale e lussuria. Quella chitarra ipnotica avvolge la stanza come un incantesimo carnale.Le mie mani salgono sui seni, li stringono con forza voluttuosa, dita che affondano nella carne calda, pizzicando i capezzoli turgidi e sensibili. Un respiro più profondo, poi scendono lente, brucianti, sul ventre che freme. Arrivano tra le cosce spalancate. Il medio scivola sulle grandi labbra gonfie e luccicanti, accarezzandole con lentezza straziante. Si schiudono da sole, invitanti, grondanti di nettare. Un mugolio roco mi sfugge dalla gola, in perfetto sincrono con il suono distorto della chitarra.Una leggera apnea. Il dito affonda nel mio calore bagnato. I denti affondano con violenza nel labbro superiore mentre il piacere sale come una lama di velluto rovente.Lui:Sono seduto di fronte, immobile eppure in fiamme. Il mio sguardo ferino è inchiodato tra le sue gambe aperte, incapace di staccarsi. La mascella contratta, le vene del collo pulsanti, le mani artigliate sul bordo del tavolo. Trattengo a stento l’istinto di balzare su di lei come una belva...è durissimo, dolorosamente teso contro il tessuto, che quasi non riesce più a contenerlo.Respiro pesante, profondo, seguendo il ritmo sporco di Roadhouse Blues. Quella chitarra stratosferica mi scorre nelle vene, rendendo tutto più animale, più selvaggio.La guardo mentre si stringe i seni, li offre al mio sguardo famelico. Poi le sue dita scendono tra le cosce, e vedo le sue labbra dilatarsi, lucide e invitanti. Il suo mugolio mi trafigge dritto al basso ventre. Quando infila il dito dentro di sé e morde il labbro trattenendo il respiro, mi sporgo in avanti, le nocche bianche per la tensione. Non parlo. Non posso. Tutto il mio corpo urla. La voglio con violenza primordiale, senza pietà.Lei:Sento il suo sguardo su di me come una carezza di fuoco liquido. Sa che sto giocando con lui, e questo mi fa tremare di un piacere più oscuro.Continuo a toccarmi con movimenti sinuosi e fluidi, le dita che esplorano le mie pieghe calde e bagnate con dolcezza quasi crudele. Il bacino ondeggia in ritmi lenti e ipnotici, seguendo il riff graffiante della chitarra. Lo guardo negli occhi, labbra socchiuse.“Guardami…” sussurro con voce vellutata,“guarda cosa mi fai.”Stringo un seno con forza, pizzicando il capezzolo turgido, mentre l’altra mano danza più profonda, creando quel suono umido e intimo che si fonde con la musica. Il mio corpo si inarca, i capelli mi scivolano sulle spalle come seta nera. Un gemito lungo e sensuale mi sfugge.Accelero appena, le dita che scivolano dentro e fuori con grazia vorace, il clitoride che pulsa sotto il mio tocco. I sospiri diventano più spezzati.“Senti quanto sono calda… quanto sono pronta per te”mormoro, la voce carica di promesse oscure.Quando lo sento sull’orlo, mi mordo il labbro e ordino con tono roca e fatale...“Lasciati andare… Vieni per me. Vieni guardandomi mentre mi perdo davanti ai tuoi occhi.”Lui:Il suo corpo offerto è una visione che mi consuma l’anima. Ogni movimento delle sue dita, ogni onda del bacino, ogni gemito basso mi stringe il petto come una morsa di velluto ardente. La chitarra mi entra nelle vene mentre lei si schiude senza pudore.Quando sussurra“Lasciati andare”,non resisto più. Un gemito gutturale mi squarcia la gola mentre il piacere mi travolge con violenza. Il mio sesso pulsa potente, liberando ondate calde e dense sul tavolo, senza riuscire a staccare gli occhi dal suo centro luccicante e dal suo viso perso nell’estasi.La chitarra continua selvaggia, coprendo i miei respiri affannosi. Lei mi ha annientato… e non sono mai stato così vivo.Lei:Il suo piacere sparso sul legno mi accende ancora di più. Con un sorriso lento e malizioso mi alzo, salgo sul tavolo a carponi, felina e inesorabile. Il corpo si muove sinuoso, i seni pesanti che oscillano a ogni passo, i fianchi che ondeggiano con grazia predatoria. La chitarra accompagna il mio avvicinamento come un respiro animale.Mi fermo sulle sue stille calde, lo guardo negli occhi con sfida lussuriosa e abbasso il viso. La lingua calda raccoglie lentamente quelle gocce dense, assaporandole con un mugolio di approvazione profonda, senza mai interrompere il contatto visivo.Continuo ad avanzare fino a trovarmi fronte contro fronte. Tiro fuori la lingua ancora umida e la passo sulle sue labbra, depositando quel sapore proibito. Poi succhio le sue labbra lentamente, prima l’inferiore, poi il superiore, con sensualità quasi crudele. La mia lingua danza contro la sua, lenta, profonda, mescolando il suo nettare con la nostra saliva.“Hai un sapore così buono…”sussurro sulla sua bocca, prima di baciarlo ancora più intensamente.Lui:La guardo avanzare come una pantera in calore. Ogni curva, ogni oscillazione, ogni movimento felino mi fa ribollire il sangue. Quando raccoglie il mio piacere con la lingua e poi me lo fa assaggiare in quel bacio osceno, un brivido feroce mi attraversa.Le sue forme morbide premono contro di me. Le mie mani affondano nei suoi capelli, stringendoli con forza mentre rispondo al bacio con urgenza famelica, assaporando quel gusto proibito.“Sei una dannata strega…”mormoro roco contro le sue labbra, il desiderio che torna a montare come una tempesta.Lei:Il suo sapore ancora sulle labbra mi rende famelica. Dopo il bacio mi stacco, lo guardo con occhi oscuri e letali, poi scendo lungo il suo corpo lasciando una scia di baci umidi e lenti. Lo accolgo tra le labbra con dolcezza avvolgente, succhiandolo con devozione sensuale, sentendolo tornare a gonfiarsi nella mia bocca calda.Ma non è questo che voglio stanotte.Mi rialzo con grazia, mi volto e mi metto a quattro zampe davanti a lui, la schiena inarcata come un arco di desiderio, completamente esposta. Giro il viso verso di lui, guardandolo da sopra la spalla con uno sguardo che potrebbe incendiare il mondo.“Prendimi…”sussurro, voce bassa e vellutata, quasi un ordine avvolto nella seta.Lui:La vedo voltarsi con quella grazia felina che mi annienta. Si offre completamente, la schiena inarcata come un invito mortale, la pelle lucida di desiderio. Non esiste niente di più pericolosamente bello.Le mie mani afferrano i suoi fianchi con possesso animale. Quando scivolo dentro di lei, nel punto più stretto e proibito, un ringhio basso mi sale dal petto. È un calore bruciante, strettissimo, divino. Mi immergo lentamente fino in fondo, assaporando ogni contrazione che mi avvolge come lava ardente.Comincio a muovermi, prima con ritmo controllato e profondo, poi sempre più rude, primordiale. Una mano le afferra i capelli, tirandoli appena per farla inarcare di più. Ogni affondo è una rivendicazione. Il piacere sale feroce lungo la spina dorsale. Mi chino su di lei, torace contro la sua schiena sudata, aumentando il ritmo mentre la chitarra graffia l’aria intorno a noi.Non resisto più. La stringo con forza, affondando fino in fondo un’ultima volta, e vengo dentro di lei con un gemito rauco e prolungato, ondate violente che mi squarciano mentre il mio corpo si tende contro il suo.Rimango dentro di lei, respirando pesantemente sul suo collo.È stato devastante.La chitarra continua a suonare bassa e sporca. Sono passati solo tre minuti e quattordici secondi.
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2 settimane fa
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Il regalo di compleanno per Sergio
Dopo un lungo viaggio di lavoro, Sergio rientrò a casa. Si sentiva esausto ed era felice di essere finalmente arrivato.Entrando in soggiorno, vide sua moglie Alice sdraiata sul divano intenta a digitare su un tablet.Lei alla sua vista sorrise radiosa, distogliendo lo sguardo dallo schermo e, quando lui si avvicinò, lo baciò con passione."Che ci fai qui a quest'ora? Ti aspettavo per questa sera." gli chiese lei."Non ce la facevo più, ero stanco e sono rientrato prima.""Domani è il tuo compleanno, hai fatto bene, non puoi lavorare fino a tardi il giorno prima del tuo compleanno!" esclamò lei.Poi, aggiunse: "Abbiamo altro da fare oggi!"Sergio sorrise notando i suoi capezzoli che spuntavano da sotto la maglietta, aderente al contro il suo seno prosperoso."Mi faccio una doccia, metto qualcosa di comodo e poi mi rilasso bevendo qualcosa."Le passò accanto dirigendosi verso il bagno, dopo una decina di minuti uscì con addosso l’accappatoio e si diresse verso la camera da letto. Raggiunse la porta e si voltò per sorriderle con un occhiolino.Entrando dalla porta disse: "Non è che noi..." Si voltò e guardò il letto, interrompendosi a metà frase."Ciao!" disse una voce amichevole da dentro la stanza.Era una ragazza di colore, Lorenza. Aveva un corpo molto armonioso e morbido, i capelli corti. Si sollevò sui gomiti e sorrise, salutandolo con la mano, indossando solo un paio di tanga bianchi che le fasciavano il corpo.Sergio emise un grido di sorpresa e richiuse la porta, con gli occhi spalancati e il respiro affannoso, appoggiandosi alla porta. Guardò Alice, che gli si avvicinava sorridendo."Ehm, c'è una donna nella nostra stanza" le sussurrò.Alice non riuscì a trattenersi dal ridere di gusto alla reazione del marito."Lo so, l'ho invitata io." disse ridendo "È una delle tante amiche di Francesca".Si alzò in punta di piedi e baciò il marito, che rimase sbalordito.“Va bene, ma cosa ci fa nella nostra camera da letto?” chiese Sergio.“Quello che tu vuoi …” rispose Alice."In che senso quello che io voglio?" le chiese Sergio. Lei rispose: “E’ il mio regalo per te, lei è a tua disposizione per tutta la serata. Avevi più volte detto che ti sarebbe piaciuto ‘provare’ una ragazza di colore, ed io ho esaudito il tuo sogno.”“Quindi mi stai dicendo che lei è d’accordo nel fare sesso con me?”"È qui, no? Sarebbe qui se non fosse d'accordo?" poi continuò "Si chiama Lorenza, ed è tutta tua."Aprì la porta per fargli vedere Lorenza di nuovo.Alice diede una pacca sul sedere a Sergio spingendolo per entrare: "Ha un bel sedere." gli sussurrò mentre lui varcava la soglia. Quindi si allontanò."Ho detto qualcosa di sbagliato?" chiese Lorenza sorridendo dolcemente."Non volevo offenderti, è solo che, sai, non me l'aspettavo." spiegò Sergio, riprendendo coraggio."Lo capisco, ma ti va, vero? Piacere di conoscerti Sergio. Alice non mentiva quando diceva che eri uno figo!" disse ridacchiando.Il viso di Sergio si fece rosso fuoco mentre si avvicinava alla ragazza. Lorenza si sedette sul bordo del letto e iniziò a scostargli l’accappatoio.Sergio sussultò quando sentì la mano di Lorenza sfiorargli il pene mentre gli sfilava l’accappatoio lasciandolo nudo con il suo pene già duro."Tua moglie mi ha chiesto se potessi essere il suo regalo di compleanno per te ed io ho risposto subito di sì." disse Lorenza mentre stringeva dolcemente tra le mani il pene di Sergio."Beh, buon compleanno!!!" aggiunse a bassa voce mentre sollevava il pene di venti centimetri e lo leccava.Sergio tremò al contatto della sua lingua calda che gli accarezzava il pene.Lorenza usò la mano libera per giocare con i suoi testicoli mentre afferrava e scappellava il pene, leccando il liquido pre-eiaculatorio che si era formato sul glande.Quindi, avvolse le labbra intorno alla morbida cappella e iniziò a muovere la bocca lungo l'asta, accarezzandolo con la lingua e facendo entrare e uscire dalla sua bocca calda e umida.Sergio passò le mani tra i capelli di Lorenza mentre iniziava a inarcare i fianchi spingendo il suo pene sempre più a fondo nella bocca.Lei gli fece l'occhiolino e Sergio spinse i fianchi forzando il suo pene dentro. Poi strinse le mani tra i capelli di Lorenza mentre levava il pene dalla sua bocca, si sentì uno schiocco. "Di già?" chiese Lorenza alzando la testa, sorpreso che Sergio stesse già per eiaculare.Sergio aprì la bocca per parlare, ma Lorenza lo interruppe alzandosi in piedi di fronte a lui. Poi strisciò sopra il letto e si girò mostrando il suo fondo schiena.Sergio si mise in ginocchio e usò il pene per strofinare il buco di Lorenza, giocando con lei."Allora, hai intenzione di ammirarla tutto il giorno?" gli chiese. "Non devi essere delicato, posso sopportarlo il tuo grosso pene." disse Lorenza guardando dietro di sé mentre Sergio gli metteva le mani sui fianchi.Sentì la punta del pene premere contro le labbra, ora Sergio lo spingeva dentro ruvidamente. Lo fece entrare e uscire sentendo la pelle calda stringersi intorno al suo fusto mentre si spingeva in profondità nel suo corpo.Lei ridacchiò e scosse la testa, voltandosi a guardare Sergio: "Non mi aspettavo che fossi così delicato" disse mentre prendeva un respiro profondo.Sergio la fece girare su un fianco tenendogli una gamba divaricata dall'altra e fece entrare e uscire il suo pene dalla figa con più forza mentre Lorenza gemeva forte.La stanza era piena del suono della loro pelle che sbatteva l'una contro l'altra mentre i testicoli di Sergio oscillavano più velocemente per la forza con cui spingeva il suo pene dentro e fuori la figa.Lorenza iniziava a gemere per la sensazione di un pene lungo e grosso che la penetrava.Sergio continuò a spingere il suo membro più a fondo possibile, lasciò cadere la gamba di Lorenza e la fece rimettere a quattro zampe con la faccia appoggiata sul lenzuolo.Mentre Lorenza inarcava la schiena Sergio continuava a pompare con forza.Strinse le mani sui fianchi di Lorenza e lanciò un forte urlo quando sentì il seme caldo schizzare dal suo pene in profondità nella figa.Sergio levò il pene da Lorenza mentre un filo di sperma usciva e colava lungo la fessura. Poi si sdraiò sul letto accanto a lei ancora ansimante.La ragazza di colore si girò su un fianco e si sdraiò sul petto di Sergio, ascoltando il suo cuore battere forte e il suo petto sollevarsi e abbassarsi."Vi siete divertiti voi due?” Lorenza e Sergio si voltarono e videro Alice in piedi, nuda, appoggiata allo stipite."Sapevo che voi due sareste andati d'accordo!" disse, portandosi le mani al cuore.Lorenza e Sergio si sedettero, fissando il corpo sodo e sensuale di Alice.Mentre loro la guardavano lei disse: "Pensavate che me ne sarei rimasta seduta ad assistere al vostro divertimento?"Si avvicinò ai due, i cui volti passarono dalla sorpresa a sorrisi estasiati."No di certo!" disse Lorenza con voce strozzata."Dai, vieni qui!" disse lei per tutta risposta facendo cenno a Lorenza con un dito, e lei scese dal letto, saltando giù eccitata fermandosi di fronte a lei.Si accarezzarono i corpi morbidi. I loro volti si avvicinarono sempre di più, mentre i loro respiri si sfioravano.Lorenza la baciò mentre le loro labbra morbide si incontravano.Lei le abbassò il capo e Lorenza si diresse verso i suoi seni, iniziando a leccare i capezzoli che si indurivano.Le loro mani continuavano a sfiorarsi sensualmente, accarezzandosi i corpi mentre le tette di Lorenza erano premute contro il suo ventre e lei le succhiava i capezzoli.Lorenza e Alice ricominciarono a baciarsi, questa volta con più passione. Le loro lingue si intrecciavano e si sfioravano le labbra mentre si stringevano l'un l'altra.Un forte colpo di tosse finto interruppe il loro abbraccio e si voltarono per vedere Sergio sdraiato sul letto, con il pene di nuovo in erezione."Te l'avevo detto che è geloso." disse Alice a Lorenza mentre si allontanavano l'uno l'altra e si avvicinavano a lui."Mi fai sentire in colpa per aver ignorato il festeggiato." disse Lorenza e Alice gli scompigliò i capelli."Non pensavo che sareste andati così d'accordo." ammise Alice scrollando le spalle. "Assicurati di fare un buon lavoro, non mettermi in imbarazzo." disse Alice a Sergio sarcasticamente.Sia Alice che Lorenza si avvicinarono al letto, poi accostarono i loro volti a un millimetro dal pene di Sergio e, quindi, iniziarono a leccarlo, passando la lingua su e giù.Sergio chiuse gli occhi mentre si gustava le lingue sul suo pene.Alice sentì la mano di Lorenza accarezzarle sensualmente il sedere e ricambiò il favore mentre leccavano su e giù, giocando di tanto in tanto con le lingue l'una dell'altra.Lorenza si dedicò a succhiare i testicoli mentre Alice faceva un pompino al marito, Sergio tremava per l'estasi sessuale.Alice si fermò poi si avvicinò gattonando e quando lo raggiunse gli disse: "Non te la caverai così facilmente, mi merito qualcosa per aver organizzato tutto questo per te."Lorenza si sporse in avanti e passò la mano sulla figa di Alice, che emise un gridolino di compiacimento.Alice si girò dando le spalle a Sergio, che si godette appieno la vista.Sergio si rimise in ginocchio e guidò il suo pene nella fregna bagnata di Alice, le labbra si chiusero intorno alla sua erezione.Lei fece cenno a Lorenza, che le stava di fronte, di avvicinarsi, e lei obbedì. Quindi, avvolse le labbra intorno alla sua figa e iniziò a succhiarle il clitoride, inarcandosi in avanti mentre Sergio le sbatteva il pene dentro.Sergio chiuse gli occhi gemendo, lasciando che il suo pene penetrasse nella vagina calda e umida. Iniziò a spingere il suo corpo, tenendo dai fianchi la moglie.Dopo diversi minuti di pompa Lorenza vibrando violentemente raggiungeva l'orgasmo, spingendo la sua figa in faccia ad Alice. Il suo orgasmo fu violentissimo e lungo.Sergio si spinse dentro il buco umido ed emise un forte gemito mentre il suo secondo orgasmo le faceva schizzare lo sperma dentro la moglie.Sergio si ritrasse mentre guardava il viso raggiante di Lorenza.Alice giaceva sul letto, piena di sperma con le gocce gocciolanti dalla sua figa. Guardò Sergio dietro di lei."Buon compleanno." gli disse."Oh, pensi che i festeggiamenti siano finiti?" le chiese Sergio "Non guardarmi così, sei tu che volevi qualcosa per aver organizzato tutto questo."Sergio la fece girare sulla schiena e si chinò sulla sua figa, iniziando a leccarle il clitoride.Lorenza si sdraiò sul letto accanto a lei e iniziò a giocare con i suoi seni, strofinandole i capezzoli e baciandoli.Sergio sapeva benissimo come far godere Alice, lei amava alla follia avere leccati contemporaneamente capezzoli e clitoride, e questo fece con l’aiuto di Lorenza.Sergio le infilava due dita dentro e fuori dalle sue labbra della figa bagnata mentre continuava a giocare con il clitoride.Alice strinse le lenzuola con entrambe le mani mentre sentiva la lingua di Lorenza giocare con il suo capezzolo succhiandolo e leccandolo.Tremò sul letto mentre un orgasmo la travolgeva, stringendo la sua figa sulla bocca di Sergio.Lorenza si allontanò da Alice mentre Sergio, dopo essersi liberato dalla stretta di Alice, la baciava."Buon compleanno?" disse Alice interrompendo il bacio."Non so se sarò in grado di eguagliare questo per il tuo regalo di compleanno?" disse lui."Potrei sempre aiutarti!" si offrì Lorenza mentre si metteva dall'altra parte di Sergio e si sdraiava accanto a lui.Anche Alice si sdraiò su di lui mentre tutti e tre respiravano affannosamente sul letto.
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2 settimane fa
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Varie
Liturgia di carne e ombra.
In un recesso crepuscolare dell’essere, là dove Silenzio e Nulla si avvinghiano in un amplesso di velluti neri e sospiri senza eco, io lo presentii prima ancora che la sua ombra violasse la tenebra.Fu un brivido primordiale, una fiamma liquida che mi attraversò le viscere come lama conficcata nel tempio più segreto della carne.Due anime segnate dalla dannazione si riconobbero nell’abisso.Non fu semplice incontro, ma comunione di voragini...fiamme nere, divoratrici, che attraverso secoli di condanna si cercavano per fondersi, consumarsi e liquefarsi l’una nell’altra fino all’ultimo rantolo estatico.Egli avanzava con mani di scultore caduto, forti e segnate dal peccato, dita che parevano aver modellato idoli proibiti.Io ero mare in tempesta, onde di sale amaro che si infrangevano contro le coste interiori.Il mio centro più intimo si apriva in un’invocazione muta, un santuario vivo e pulsante che invocava la profanazione più dolce, mentre il petto si faceva altare ardente, gonfio di respiro già votato alla perdizione…Tra le mani stringevo una penna intrisa d’inchiostro di zolfo, strumento capace di tracciare sui corpi inni oscuri alla Caduta.Dal primissimo istante non fummo più due.Diventammo un solo gorgo di carne bollente e spiriti intrecciati nel medesimo fuoco nero.Un respiro febbrile, impregnato di desiderio e incenso rovesciato, saliva dalle profondità del ventre fino alla gola.Un’attesa lenta e implacabile pulsava tra le mie cosce schiuse, gonfie di linfa peccaminosa.Ogni fibra del mio essere si disfaceva in quell’unione anticipata.Il piccolo nucleo di piacere ardeva come reliquia vivente, i capezzoli eretti in supplica dolorosa, le pareti interne che si contraevano intorno al vuoto, invocando la sua spessa pienezza sacrilega.Egli era già dentro di me prima ancora di toccarmi, nella mente, nel sangue, nell’anima corrotta e io ero già sua, aperta, grondante, offerta come fiore notturno sull’ara delle ombre.Le parole divennero presto liturgia rovente.Le sue frasi mi penetravano come dita sapienti, modellando il desiderio sulla carne ancora invisibile.Immaginavo le sue mani scivolare sulle mie curve sacre, stringere i seni turgidi che si ergevano imploranti, mentre scendevano nei chiaroscuri più segreti, sfiorando il velo umido e affondando nel solco caldo che già fremeva per lui.Sentivo il suo tocco in ogni parola, lo bevevo nella mente, trasmutando il suo desiderio nella mia saliva peccaminosa.La sua voce grave, simile a un canto distorto dall’ombra, tesseva la litania.Il mio corpo si trasformò in ostensorio vivente.I capezzoli bruciavano sotto il fantasma delle sue labbra.Ogni sillaba era un morso invisibile, un succhiamento lento che mi strappava gemiti soffocati.Nella mente sentivo già la sua essenza turgida, pesante e pulsante, premere contro la coscia...una colonna di marmo caldo, venata di oscurità, coronata da una perla lucente come rugiada infernale.Il mio fulcro umido si schiudeva come bocciolo carnoso, le labbra dischiuse in offerta, rivelando il nucleo teso che palpitava al ritmo del suo richiamo.“Vieni”...mormorai senza voce.Egli mi afferrò per i fianchi con reverenza brutale, mi aprì le cosce e affondò in me d’un solo movimento, fino in fondo.Un grido mi sfuggì, mescolanza di agonia e beatitudine, mentre le mie profondità lo avvolgevano in una stretta di velluto bollente, accogliendolo e ungendolo dei miei umori più segreti.Ogni movimento divenne comunione oscura…la sua presenza possente che sfregava il punto più nascosto, capace di far crollare paradisi in fiamme.I corpi si scontravano in un ritmo primordiale, pelle contro pelle, sudore contro sudore.Io mi inarcavo come martire del piacere, offrendogli il seno perché lo divorasse, il collo perché vi lasciasse il marchio dei denti.Dentro di me montava un incendio, un risucchio che saliva dalle viscere fino alla nuca.Pronunciai il suo nome mentre l’onda mi travolgeva, contratta intorno a lui in spasmi violenti, sciogliendomi in un’estasi che era morte e rinascita insieme.Egli continuò a scolpirmi dall’interno con la sua carne sacra, fino a quando il suo seme eruppe come lava delle tenebre, riempiendomi fino a traboccare.Desideravo il suo ardore eretto con una fame eretica.Volevo essere spalancata come tempio violato, sentirmi riempita fino a dissolvere ogni confine tra carne e spirito.Immaginavo quella durezza pulsante venata di fuoco oscuro forzare le mie pieghe gonfie, scivolare tra le carni frementi e aprirmi in un abbraccio di calore vellutato che lo stringeva e lo adorava.Volevo che i nostri sudori si fondessero in un unico olio sacro e maledetto, che le mie curve si inarcassero come onde devote al peccato originale, offrendosi all’urto possente delle sue anche.Quando il suo controllo si spezzò, mi inginocchiai dinanzi alla sua maestà eretta con devozione assoluta.Presi quella carne calda tra le labbra come reliquiario vivente.La lingua lambiva lenta e circolare, tracciando ogni vena gonfia… poi più vorace, succhiando con arte sacrilega mentre la gola si apriva per accoglierlo fino in fondo, soffocandomi di piacere proibito.Le mie mani adoravano i suoi pesi pesanti con reverenza.La testa si muoveva ipnotica, fino a quando il suo calore denso eruppe in getti potenti, inondandomi la lingua e la gola.Lo bevvi fino all’ultima goccia, come comunione oscura e perfetta.Mentre leggevo le sue parole, le mie dita affondavano già tra le pieghe fradice, accarezzando il nucleo gonfio che ardeva di lussuria, scivolando nel mio stesso desiderio liquido che sgorgava copioso.Decidemmo di scrivere a quattro mani...un coito di anime e parole, dove ogni frase fosse carezza, ogni aggettivo morso, ogni verbo penetrazione.Volevamo fondere le penne come i corpi, creare un testo vivo, pulsante, bagnato dei nostri umori più segreti.Quando varcò la soglia, l’aria divenne densa di lussuria primordiale.Lo condussi davanti allo schermo acceso sulle nostre righe ardenti.Mi sedetti su di lui con solenne lentezza...le natiche morbide premute contro la sua essenza turgida, la schiena contro il petto scolpito.Le sue mani mi cinsero, salendo a stringere i seni pesanti, tormentando i capezzoli con sapiente crudeltà.Mi sollevò appena e affondò con un unico, implacabile movimento.Un grido rauco mi sfuggì mentre le mie profondità lo avvolgevano completamente.Le parole divennero solo velo.Mi aprì le cosce e mi prese seduta su di sé, poi mi portò sul letto.La sua bocca si immerse tra le mie gambe, la lingua che esplorava ogni piega con lentezza tormentosa, succhiando e penetrando mentre le dita trovavano il punto segreto che mi faceva tremare come foglia nell’uragano del desiderio.Un orgasmo violento mi travolse, le cosce strette intorno a lui, il corpo inarcato mentre lo inondavo di piacere copioso.La fame crebbe.Lo spinsi supino e scesi lungo il suo corpo con baci famelici, fino a prenderlo nella bocca con devozione assoluta… labbra strette, lingua vorace, gola accogliente.Poi mi dispose a quattro zampe.Con una spinta selvaggia mi riempì di nuovo con la sua carne, i corpi che sbattevano in un rito animale e sacro.Venimmo insieme in un cataclisma di anime fuse, il suo seme che mi inondava mentre io mi scioglievo intorno a lui in onde convulse.Esausti ma ancora intrecciati, tornammo davanti allo schermo.Mi sedetti nuovamente su di lui, la sua presenza possente ancora calda che scivolava nel mio calore umido.E ricominciammo.Lui dentro di me, pulsante.Io scrivevo ciò che sentivo, mentre lui si muoveva lento e profondo.Ogni frase nasceva tra un respiro strozzato e un movimento del bacino.Le dita tremavano sulla tastiera, il piacere che saliva di nuovo fino all’ultimo grido condiviso, fino all’ultimo spasmo che ci lasciò intrecciati, tremanti, completi.In quel recesso crepuscolare dell’essere, due anime si erano trasformate in carne, sudore e parole oscure, chiudendo il cerchio della loro prima notte… sapendo che ogni notte successiva sarebbe stata un nuovo capitolo, più profondo, più sacro e più osceno nell’abbraccio eterno della dannazione.La penna aveva trovato la carne.E la carne aveva trovato la sua liturgia eterna.
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2 settimane fa
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Una notte ad alto tasso (racconto autobiografico)
Una notte ad alto tasso (racconto autobiografico)Per diversi anni, dopo la fine del mio primo matrimonio, ebbi la fortuna di vivere accanto a una compagna eccezionale. Eccezionale in tutto, ma soprattutto sotto il profilo sessuale. Con lei ogni incontro era un viaggio, una scoperta, una sfida continua ai limiti del piacere. Furono anni indimenticabili, un archivio di sensazioni che ancora oggi, a distanza di tempo, tornano a farmi vibrare la pelle. Tra tutti quei ricordi, però, ce n'è uno che brilla di luce particolare: una notte che cambiò per sempre il nostro modo di fare l'amore.Avevamo deciso di concederci una vacanza in Abruzzo, lontani dal caos e dalla routine. La sera arrivammo in un albergo accogliente, immerso nel verde, ma la vera sorpresa fu il ristorante annesso: un posto unico, gestito da suore in abito scuro che si muovevano silenziose tra i tavoli, creando un contrasto surreale con l'atmosfera calda e profumata. Cenammo divinamente: piatti della tradizione, sapori autentici, e il vino che non smise mai di scorrere nei nostri calici, come un fiume rosso e caldo che scioglieva ogni tensione. Per suggellare la serata, ordinammo una grappa che sulla carta segnava ottanta gradi. Ottanta gradi di pura fiamma liquida, che però scendeva in gola con una dolcezza ingannevole, quasi fosse acqua di fonte. E fu proprio quella grappa, con la sua potenza nascosta, a fare da miccia.Uscimmo dal ristorante leggeri, eppure pervasi da una frenesia sotterranea. Le mani si cercavano già lungo il corridoio dell'albergo, le dita che si intrecciavano, gli sguardi che si facevano più profondi, più umidi. Una volta chiusa la porta della camera, l'aria divenne elettrica. Una sensazione di allegria ebbrezza ci avvolse, mista a un relax profondo e a una voglia fisica che pulsava in ogni centimetro del corpo.Lei, quella sera, era semplicemente uno spettacolo. La mia compagna aveva sempre avuto un gusto impeccabile, soprattutto nell'abbigliamento intimo, ma quella notte si era superata. Indossava un paio di tacchi a spillo neri che slanciavano le sue gambe perfette, avvolte in calze nere trasparenti reggicalze. Sopra, una guêpière di pizzo fine come ragnatela, che abbracciava il suo seno pieno e magnifico, e un reggiseno che ne esaltava la rotondità. Ogni curva del suo corpo sembrava disegnata da un artista, e io non potevo fare a meno di guardarla con un misto di ammirazione e desiderio bruciante.Ci gettammo l'uno nelle braccia dell'altra. I baci iniziarono lenti, quasi esitanti, ma presto si fecero profondi, voraci, come se volessimo divorarci l'anima. Ma quella sera c'era qualcosa di diverso, una tensione inedita che rendeva ogni contatto più intenso, più carico di promesse. Lei mi spinse dolcemente sul letto e cominciò a scendere con la bocca lungo il mio corpo, lasciando una scia di fuoco sulla pelle. Quando mi prese in bocca, lo fece con un'avidità che mi tolse il respiro: la sua lingua giocava, esplorava, succube e padrona allo stesso tempo. Ma non si fermò lì. Con una lentezza studiata, scese ancora più giù, fino a sfiorare con la punta della lingua il mio buco, in un movimento circolare che mi fece sobbalzare. Lei era una specialista, conosceva ogni mappa del piacere, e quella sera sembrava volermi insegnare nuove geografie.Poi risalì, lentamente, e con la bocca ancora umida mi avvolse fino in fondo, mentre il mio respiro si faceva sempre più affannoso. La voglia cresceva, inarrestabile, e io la presi, la girai, entrai dentro di lei con un movimento che era insieme deciso e carezzevole. Lei gemeva, si muoveva contro di me, e io sentivo il suo calore avvolgermi, stringermi, chiamarmi.Fu in quel momento che accadde qualcosa di magico. Forse fu l'alcol, forse la grappa a ottanta gradi che aveva sciolto ogni residuo di inibizione, ma da quella notte in poi il nostro sesso non fu più solo fisico. Mentre ero dentro di lei, i nostri occhi si incontrarono e cominciammo a parlare. A raccontarci storie. Fantasie che prendevano forma nell'aria, scenari proibiti, situazioni piccanti in cui eravamo altri, eravamo tutto. La sua voce roca mi sussurrava all'orecchio dettagli che accendevano la mia immaginazione, e io le rispondevo con immagini sempre più spinte, mentre i nostri corpi continuavano a muoversi in sincronia perfetta. Era come fare l'amore su due piani: uno reale, di carne e sudore, l'altro onirico, di desideri inespressi che finalmente trovavano voce.La notte si allungò, interminabile. Facemmo l'amore fino all'alba, alternando ritmo lento e profondo a scatti improvvisi e urgenti. Ogni orgasmo era solo una pausa, un respiro prima di ricominciare, più intensi di prima. Fu da quella sera che tutto cambiò. L'alcol aveva rotto un argine, e dietro si era scatenato un fiume in piena di perversioni e giochi audaci. Cominciammo a esplorare territori che fino ad allora avevamo solo sfiorato: dildo che diventavano prolungamenti di noi stessi, role play sempre più estremi, vere e proprie sceneggiature mentali che davano vita a film segreti mentre io la possedevo nel culo, cosa che lei amava con una passione che mi lasciava senza fiato. Capitava di restare dentro di lei per un'ora, due ore filate, senza soluzione di continuità, in un'immersione totale dove il tempo perdeva ogni significato.La nostra forza, all'inizio, non era fisica ma mentale: erano le parole, i racconti, gli sguardi complici ad alimentare la fiamma. Poi, lentamente, la tensione si accumulava, il corpo prendeva il sopravvento, e i colpi diventavano più secchi, più rapidi, più profondi, fino a quell'esplosione finale che ci lasciava esausti eppure incredibilmente vivi.Quei giochi di ruolo, quelle notti infinite, aprirono la strada a un'esperienza ancora più estrema, di cui forse, un giorno, racconterò in un altro mio scritto autobiografico. Perché certe storie, una volta vissute, chiedono solo di essere raccontate.
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3 settimane fa
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Trentino tremolante 🐽
Questa storia è liberamente ispirata a un’esperienza reale che un utente ha condiviso con noi. Ha chiesto lei stessa di trasformarla in un racconto erotico. Vittoria e Giovanni vivevano in un vecchio maso ristrutturato sulle colline sopra Trento. Lui lavorava come ingegnere in una ditta li vicino. lei aveva fatto la mamma a tempo pieno per i loro due figli, ormai già grandicelli. Dopo anni di routine, Vittoria aveva deciso di riprendersi il suo corpo: sei mesi di palestra dura, dieta ferrea, e finalmente si sentiva di nuovo desiderabile.Quella sera di fine estate il Trentino era ancora caldo. I bambini erano dai nonni per il fine settimana. La casa era silenziosa, illuminata solo dalle luci soffuse della camera da letto che dava sulla valle.Vittoria era sdraiata sul letto in reggiseno di pizzo nero e perizoma, i capelli castani sparsi sul cuscino. Giovanni entrò dalla porta del bagno con un sorrisetto strano. Si baciarono con fame, lingue che si intrecciavano, mani che già esploravano. Quando lei gli infilò la mano dentro i boxer rimase di sasso.«Cazzo… ma cos’è questo?» sussurrò con voce tremante.Il cazzo di Giovanni sembrava enorme. Le sue dita non riuscivano più a chiudersi intorno. Lui le aveva messo uno sleeve spesso e lungo, di silicone morbido ma rigido, che trasformava il suo membro già rispettabile in una verga grossa e venosa, quasi oscena.«Fidati di me, amore» mormorò lui baciandole il collo. «Voglio farti sentire cose che non hai mai provato.»Vittoria aveva il cuore a mille. Era sempre stata vanilla: niente giocattoli, niente masturbazione, solo sesso “normale” per dieci anni di matrimonio. Ma quella sera qualcosa dentro di lei si ruppe.Giovanni le aprì le gambe, si inginocchiò e iniziò a leccarla con voracità. Lingua sul clitoride, due dita dentro, poi tre. La stava preparando. Vittoria ansimava, stringeva le lenzuola, guardava quel mostro di silicone che oscillava tra le gambe del marito.«Ti prego… mettimelo dentro» implorò.Giovanni si posizionò. La punta grossa premette contro la sua figa già fradicia. Spinse piano. Vittoria spalancò gli occhi e la bocca in un gemito strozzato mentre sentiva le pareti dilatarsi come mai prima. Centimetro dopo centimetro, quel cazzo finto-gigante la apriva, toccava punti che non sapeva esistessero. Quando fu completamente dentro, lei tremava già sull’orlo dell’orgasmo.«Scopami» ordinò con voce roca.Giovanni iniziò a muoversi. Prima lento e profondo, poi sempre più forte. I colpi diventarono violenti, il suono bagnato della figa di Vittoria riempiva la stanza insieme ai suoi gemiti sempre più acuti. Venne la prima volta dopo pochi minuti, contraendosi violentemente intorno a quel grosso intruso. Giovanni non si fermò. La girò a pecorina, le afferrò i fianchi e la martellò da dietro, le palle che sbattevano contro il clitoride.«Sei la mia troia stasera» ringhiò, e Vittoria, invece di scandalizzarsi, si eccitò ancora di più.Venne una seconda volta, urlando, con la faccia premuta sul cuscino. Le lenzuola erano già bagnate del suo squirt. Vennero forte entrambi in una vibrazione di umori e odori. E rimasero li ad abbracciarsi e farsi le coccole finché non si addormentarono.La mattina dopoVittoria si svegliò con la figa ancora pulsante e sensibile. Giovanni era già in cucina a preparare il caffè. Lei scese con solo una maglietta lunga, si avvicinò da dietro e gli infilò la mano nei pantaloni della tuta.«Ancora?» rise lui.«Ancora» rispose lei, già bagnata.Lo spinse sul divano del soggiorno, gli abbassò i pantaloni e prese in bocca quel cazzone. Non era abituata, ma la voglia era troppa. Lo succhiò con fame, saliva che colava, cercando di prenderne più che poteva in gola. Giovanni le teneva la testa e spingeva piano.Poi indosso di nuovo lo sleeve e la fece sedere sopra di lui. Vittoria scese lentamente su quella grossa asta, gemendo a ogni centimetro. Quando fu tutta dentro iniziò a cavalcarlo con forza, le tette che rimbalzavano, le mani di lui che le strizzavano il culo. La luce del mattino entrava dalla finestra, illuminando il suo viso arrossato dal piacere.Venne di nuovo, bagnandogli il ventre e le cosce.Nel pomeriggio la portò in camera, la legò dolcemente i polsi alla testiera del letto con la cintura dell’accappatoio e la scopò di nuovo in missionaria. Questa volta le mise anche un piccolo vibratore sul clitoride. Vittoria urlò, pianse di piacere, venne così forte che per qualche secondo perse quasi i sensi.La sera, prima di andare a riprendere i bambini, Giovanni la prese un’ultima volta contro il muro della doccia. Acqua calda, sapone, il suo corpo premuto contro le piastrelle mentre lui la penetrava da dietro con quel grosso sleeve, una mano a strofinarle il clitoride.«Voglio che diventi la mia zoccola personale» le sussurrò all’orecchio mentre lei veniva per l’ennesima volta.Vittoria, con la voce rotta, rispose solo: «Sì… sono tua.»Da quel giorno, Vittoria non fu più la stessa. Pensava al sesso continuamente. In macchina, al supermercato, mentre cucinava. Sognava il cazzo grosso di suo marito, sognava di essere presa in modi sempre più spinti. E Giovanni era più che felice di accontentarla. Grazie per la lettura nomi e posti sono inventati per privacy spero di avervi reso felici e bagnati 😈
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4 settimane fa
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Lei dorme, io brucio.
Mi piace guardarti mentre dormi.Sono seduto sulla piccola poltrona di velluto blu notte, proprio di fronte al letto, con le gambe leggermente divaricate e la tazza di caffè ancora caldo stretta tra le mani. La persiana abbassata quasi del tutto lascia filtrare solo sottili lame di luce dorata, un sole assonnato che accarezza la stanza con timidezza. La penombra è densa, calda, intima. L’aria profuma di noi...di passione consumata, di pelle accaldata, di lenzuola stazzonate e del tuo odore selvatico che mi entra dentro i polmoni.E tu sei lì. Distesa sul ventre, il lenzuolo di seta bianca scivolato pericolosamente basso sui fianchi, a rivelare la curva perfetta della tua schiena, le fossette sopra il sedere, la pelle dorata e liscia che sembra brillare di luce propria.Sei una dea felina. Una pantera, elegante e pericolosa anche nel sonno. I capelli sparsi sul cuscino come una criniera selvaggia, le labbra socchiuse, e quel sorriso appena accennato che mi fa impazzire...chissà in quale sogno stai affondando i tuoi artigli, chissà chi stai cacciando o chi ti sta possedendo.Ti guardo e il desiderio mi brucia dentro come fuoco liquido. Sento il cuore battere pesante nel petto, un pulsare sordo che scende fino al basso ventre. La mia carne si risveglia lentamente, diventando sempre più dura e tesa mentre ti osservo respirare.Ogni inspirazione solleva appena il tuo seno premuto contro il materasso. Ogni espirazione è un miagolio silenzioso che mi chiama.Sei fuoco. Fuoco che non si spegne mai. Una creatura fatta di fiamme e velluto nero, di unghie affilate e fusa profonde. Immagino di avvicinarmi piano, senza svegliarti, di far scivolare le dita lungo la tua colonna vertebrale, di sentire i piccoli brividi che percorrono la tua pelle anche nel sonno. Vorrei affondare il viso nel tuo collo, inspirare quell’odore caldo e dolce di donna eccitata, mordicchiarti piano la nuca mentre le mie mani scendono più giù, separando con reverenza le tue gambe.Poche ore fa eri una belva scatenata. Ti rivedo con una chiarezza feroce...la tua schiena inarcata contro il mio petto, i tuoi artigli conficcati nelle mie spalle mentre mi cavalcavi con furia sensuale. Sentivo le tue unghie graffiarmi la pelle, quel bruciore delizioso che mi faceva stringere i denti. I tuoi fianchi che si muovevano in cerchi lenti e poi sempre più selvaggi, il suono bagnato dei nostri corpi che sbattevano, i tuoi gemiti bassi che diventavano ringhi. Mi guardavi con quegli occhi da predatrice, le pupille dilatate, e mi sussurravi parole sporche e dolci insieme. Ti sentivo contrarti intorno a me, calda, stretta, vorace. Mi hai marchiato. Mi hai fatto sentire predatore e preda allo stesso tempo.Ora dormi, ma il tuo corpo continua a provocarmi. I capezzoli turgidi premono contro il lenzuolo. Le gambe leggermente aperte, il sedere alto e rotondo che sembra implorare attenzione. Sento la bocca secca. La voglia di scostare quel lenzuolo è quasi insopportabile. Immagino di baciare l’interno delle tue cosce, lentamente, risalendo con la lingua fino al tuo calore umido, assaporando il tuo sapore dolce e muschiato. Ti vedo fremere nel sonno, spingere piano il bacino contro la mia bocca, fare le fusa profonde e gutturali mentre la mia lingua ti accarezza senza fretta.Il desiderio mi stringe lo stomaco. Sento il sangue pulsare nelle vene, la mia carne che pulsa con forza, dura e impaziente contro i pantaloni. Ho sete di te. Di ogni centimetro della tua pelle. Vorrei girarti con delicatezza, aprirti le gambe e perdermi dentro di te, ma resto fermo. Ti respiro. Ti venero. Ti desidero con una intensità che mi spaventa e mi eccita allo stesso tempo.Il caffè si è raffreddato da tempo. Fuori ha iniziato a piovere, un suono ritmico e costante che sembra accompagnare i battiti del mio cuore. La sigaretta può aspettare. Tutto può aspettare.Poi ti muovi. Un piccolo stiramento felino, un sospiro più profondo. I tuoi occhi si aprono lentamente, ancora appannati dal sonno, e mi trovano lì, seduto, che ti guardo come se fossi l’unica cosa al mondo. Sorridi. Quel sorriso da gatta che sa già tutto.Ti alzi carponi sul letto, il lenzuolo che scivola via del tutto, offrendomi la visione completa del tuo corpo nudo, caldo, pronto. Ti avvicini a me con movimenti lenti e sinuosi, mi baci il collo, mi mordi piano il lobo dell’orecchio e sussurri con voce rauca..."Vieni qui…".Ti prendo per i fianchi, ti giro con dolcezza ma decisione. Ti accarezzo la schiena, scendo lungo la curva del tuo sedere, lo stringo tra le mani. Ti sento tremare di anticipazione. Entro piano dentro di te, ma non dove ti aspetti. Sento il tuo respiro fermarsi per un istante, poi un gemito lungo e profondo mentre ti abbandoni. Ti prendo così, con lentezza esasperante, con passione controllata, sentendo ogni centimetro del tuo calore stretto e vellutato che avvolge la mia carne. Le tue unghie affondano nel lenzuolo, la schiena si inarca, i tuoi miagolii diventano sempre più intensi.Ti accarezzo i capelli, ti bacio la nuca, ti sussurro quanto sei divina, quanto sei mia. Spingo più a fondo, con ritmo crescente, sentendo il tuo corpo arrendersi e contrarsi. Le tue fusa diventano ruggiti soffocati. Ti stringo forte i fianchi mentre l’onda sale, mentre ti sento tremare e venire con tutto il corpo, e io ti seguo poco dopo, riversandomi dentro di te con un piacere che mi travolge completamente.Restiamo così, ancora uniti, i nostri corpi fusi in un unico respiro affannato. La pioggia batte più forte contro i vetri, come un applauso complice alla nostra passione. Il tuo cuore batte contro il mio petto, la tua schiena premuta contro di me, la mia carne ancora pulsante dentro di te.Mi chino sulla tua nuca, ti bacio piano e ti sussurro all’orecchio:«Sei…la mia fiamma.»Fuori il mondo può aspettare.Qui dentro, tra le lenzuola sgualcite e i nostri odori mescolati, il fuoco continua a bruciare...
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4 settimane fa
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Un giro al mare in moto
Avevo organizzato con il mio vicino di casa e amio, un giretto fino al mare, partenza domenica mattina presto e giornata di relax in spiaggia per poi ritornare a casa.Ci troviamo come sempre nel cortile del garage, breve chiacchierata e partenza.Dopo un po' di curve in tranquillità e circa due orette, si arriva al mare nei pressi di Genova, cerchiamo una spiaggia e affittiamo due sdraio con ombrellone.La mattinata scorre tranquilla, qualche bagno per rinfrescarsi e qualche occhiatina qua' e la, si osserva e si commenta la gente che è nello stesso stabilimento e si fanno quattro risate.La spiaggia non è molto affollata ma, ad un certo punto compaiono due belle donne che si avvicinano al bagnasciuga.Una era biondina, capelli a caschetto, con un bel fisichetto asciutto, un bel culetto e un seno non troppo grande.L'altra aveva i capelli neri lunghi, carnagione scura com qualche tatuaggio, fusico un po' più in carne, un culo spettacolare ed un seno molto più grande, una quarta abbondante direi.Subito attirano la mia attenzione in quanto il mio amico era sdraiato a prendere il sole ed io ero seduto ad osservare.Dopo pochi minuti entrano in acqua ed io non persi l'occasione e dissi al mio amico "andiamo a farci un bagno", e così anche noi ci siamo avvicinati.Prima di entrare in acqua abbiamo fatto due parole in riva al mare e notai che le due fanciulle, all'incirca di 45 anni, parlavamo tra di loro ridendo e buttando qualche occhiatina maliziosa verso di noi.Entrammo in acqua ma ognuno rimase al proprio posto, quasi come si avesse timore ed un po' di vergogna ad attaccare bottone.Poco dopo, sia la biondina che il mio amico uscirono dall'acqua ed io e la cavallona mora ci facemmo ancora una nuotata in solitaria.Finita la nuotata uscimmo entrambi ed andammo a toglierci il sale nella doccia dello stabilimento e per galanteria la feci passare per prima, osservandola mentre l'acqua le scorreva su tutto il corpo.Aveva un costume a due pezzi, una brasiliana che le conteneva quel magnifico culo e un top che le esaltava qual seno abbondate.A guardarla mi rendevo conto che mi faceva eccitare e non poco ma, dovevo trattenermi perché dal costume si sarebbe visto tutto.Finita la sua doccia sì spostò per fare posto a me e mi disse "bella giornata calda oggi eh" ed " e sì, una giornata perfetta" e così scambiammo quattro parole mentre mi docciavo.Nel momento di salutarci mi disse "ti và di accompagnarmi al mio ombrellone?"...non me lo feci chiedere due volte.Avvisai il mio amico e la seguii, senza togliere lo sguardo dal suo culo.Arrivati dove era sistemata Lei notai che la sua amica non era lì ma, meglio.Cominciammo a parlare del più e del meno, si chiamava Pamela ma la mia attenzione era focalizzata sul suo seno e sulla sua voce, eravamo uno di fianco all'altro, il suo profumo mi inebriava e tra risate divertimento ogni tanto mi toccava il braccio fino al punto che mi era diventato duro come il marmo e lei se ne accorse.Un po' preso dall'imbarazzo mi coprii con l'asciugamano che mi ero portato e feci finta di nulla finché non arrivò la sua amica dicendole che sarebbe andata via per una commissione.Dopo 5 minuti di pseudo silenzio si alza e mi invita a seguirla perché doveva cambiarsi il costume in cabina e non aveva le chiavi per chiudersi.Arrivammo alla cabina Lei entrò dicendomi di aspettare un attimo e controllare che non entrasse nessuno ma, la spiaggia non era affollata come ad agosto quindi era molto tranquilla la situazione, qualche passaggio ogni tanto ma nulla di così incontrollabile.Ad un certo punto sento che quasi si arrabbia e le chiedo se andasse tutto bene e lei mi disse "non riesco a chiudere il top, entra un attimo a dammi una mano".Mi guardai velocemente intorno, non c'era nessuno ed entrai e chiusi la porta.Aveva messo un costume ancora più provocante ma, il top era ancora mezzo slacciato ancora tutto da legare.Si giró e mi chiese dì allacciare bene il top ed indietreggiando appoggiò il suo culone proprio sul mio cazzo che, vista la situazione era tornato duro e mi spingeva sul costume a pantaloncino attillato.Sicuro se ne era accorta, ma non fece una piega e nemmeno si infastidí, tanto ché, allungò la mano e chiuse la cabina a chiave.Finito il mio lavoro con il top e con il cazzo sempre duro, si giró verso di me e con voce sensuale e sussurrante, mi mise una mano sul cazzo e mi disse "noto con piacere che qualcosa si è mosso, ti piace quello ché vedi?"Mi mise l'altra mano dietro la testa e mi ficcò la lingua in bocca.Cominciammo a limonare come due ragazzini, assetati l'uno dell'altro ed anche io cominciai a perlustrare tutto il suo corpo, fino ad infilarle una mano sotto il costume.Era già tutta bagnata e grondava di umori, i nostri respiri si facevano sempre più affannati ed eccitati, le infilai un dito dentro quella figa vogliosa e lei si alzò in punta di piedi, quasi ad implorarmi di andare più a fondo.Nel frattempo, le poche persone che passavano davanti alla cabina sembravano non accorgersi di nulla.Poco dopo lei si staccò, mi tolse il costume, si inginocchiò e cominciò a succhiarmelo avidamente, prima solo la cappella per poi infilarselo tutto in bocca quasi a strozzarsi alternandolo un po' di spagnola tra le sue tette.Ero quasi sempre al limite dal venire ma Lei sapeva quando e come fermarsi, ascoltava il mio piacere e lo controllava.La tirai su è la girai con forza, le spostai il costume e, pieno dì saliva e ben lubrificato glielo infilai nella figa, che sembrava non aspettare altro.Cominciai così a scoparla alternando momenti più lenti a più veloci, prendendola per i capelli e facendole inarcare la schiena.Andammo avanti così per un po', tra gemiti che cominciavsno a farsi sempre più impetuosi e rumorosi, con il rischio ché ci sentissero, fino a che, qualcuno bussò alla porta..."Pamela sei lì dentro?"...era la sua amica che era tornata e la cercava.Io preso alla sprovvista non sapevo cosa fare ma, lei aveva le idee ben chiare, aprì la porta e la tirò dentro quasi di forza.Non sembrava così sconvolta dalla cosa tant'è che, chiusero nuovamente la porta e cominciarono a succhiarmelo in due, cazzo e palle insieme, si alternavano sputandoci sopra e prenderlo tutto in bocca.Dopo poco, alla visione di loro che si davano da fare mi dissero che volevano la mia sborra e così le accontentai, esplodendo in un piacere ed in una sensazione mai provati prima.Uscimmo dalla cabina visibilmente soddisfatti ed un po' accaldati, ci salutammo e tornammo ai nostri ombrelloni, come se nulla fosse successo... ovviamente il mio amico si era addormentato sotto l'ombrellone e non seppe nulla.
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1 mese fa
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Il cosplay Erotico
Ciao a tutti, porcellini e porcelline! 😈💦Sono VerbaErotika e oggi vi racconto una delle nostre serate più intense e belle degli ultimi tempi.Da inizio settimana io ed Erotica ci stuzzicavamo senza sosta: foto, emoji spinte, gif erotiche… ma tra lavoro, il pargolo e mille impegni non riuscivamo mai a concludere. La sera crollavamo sul divano esausti, con la voglia che restava sospesa nell’aria. È il classico problema di tutte le coppie che corrono troppo.Una sera, mentre guardavamo un film in tv, ho fatto un commento innocente: «L’attrice che fa Wonder Woman è proprio carina… ti somiglia un po’, sai?»Non immaginavo che quelle parole le sarebbero rimaste in testa per giorni, accendendo qualcosa di profondo dentro di lei.Dieci giorni dopo, Erotica mi scrive che avrebbe portato il pargolo dai nonni e che mi avrebbe aspettato a casa per fare “qualche servizio insieme”. Sono tornato nel tardo pomeriggio, stanco morto, ma con un presentimento bello caldo.Appena ho aperto la porta ho capito tutto.Le luci erano soffuse, LED viola e rossi che pulsavano lentamente. Erotica era appoggiata al divano, coperta solo da un lenzuolo rosa leggero, con una bellissima maschera veneziana sul viso. Mi ha guardato con occhi pieni di malizia e mi ha detto con voce bassa:«Oggi mi sento proprio una troietta… ti va di farmi qualche foto?»Non me lo sono fatto ripetere due volte. Ho preso il telefono e abbiamo iniziato a scattare. Lei aveva indossato un costume da Wonder Woman super sexy: corsetto attillato che le stringeva le tette belle piene, perizoma minuscolo e mantellina rossa. Ogni posa era più provocante dell’altra: in ginocchio sul divano, di schiena con il culo in alto, gambe aperte… Abbiamo fatto delle foto bellissime, alcune le abbiamo anche messe nel nostro album privato.La cosa ci ha eccitati tantissimo.Non ce l’ho fatta più. L’ho stesa sulla schiena, le ho spostato il perizoma di lato e ho affondato la lingua nella sua figa già gonfia e bagnatissima. Il suo sapore dolce e caldo mi ha fatto impazzire. Lei ha iniziato a mugolare, spingendo il bacino contro la mia bocca: «Sì… leccami… proprio lì…»Quando è stata bella fradicia si è alzata, ha tolto un panno dal tavolino scoprendo un dildo bello spesso, più o meno della misura del mio cazzo. Si è seduta sopra lentamente, gemendo mentre lo prendeva tutto dentro, e poi si è buttata a capofitto sul mio cazzo. Ha iniziato a succhiarmelo con una fame che non le vedevo da tempo: scendeva fino in gola, saliva copiosa che colava, piccoli conati che la facevano eccitare ancora di più. Saltava sul dildo e succhiava me con lo stesso ritmo, completamente persa nel piacere.Quando ero sull’orlo di venire mi ha fermato: «Non ancora…» Si è sfilata il dildo, mi ha spinto sul divano e mi è salita sopra. Ha preso il mio cazzo e se l’è infilato dentro piano, centimetro dopo centimetro, bagnandolo con i suoi umori. Poi ha iniziato a cavalcare con forza, la schiena inarcata, gemendo forte mentre mi prendeva tutto. Io le stringevo le tette e le strizzavo i capezzoli.Si è messa in reverse cowgirl, prendendo il mio cazzo lentamente dentro di sé. Ho avuto una vista perfetta del suo culo che scendeva su di me, la figa che lo ingoiava, i suoi umori che colavano lungo l’asta. Ha iniziato a cavalcare, facendo ondeggiare quel culo abbondante e rotondo. Io le stringevo le natiche, spalancandole mentre lei gemeva.Dopo un po’ si è girata a pecora e ho ricominciato a sbatterla con decisione. Lei spingeva indietro il culo, chiedendo di più. Quando ho sentito che stava per venire l’ho presa per i fianchi e ho pompato più forte. È venuta tremando, la figa che pulsava intorno al mio cazzo. Io l’ho seguita subito dopo, scaricandole dentro getti caldi e abbondanti.Siamo rimasti abbracciati sul plaid, sudati e ansimanti, a baciarci dolcemente. Poi ci siamo fatti una doccia calda, siamo andati a riprendere il pargolo, ci siamo presi un bel gelato e siamo tornati a casa felici e complici come sempre.Grazie per aver letto la nostra storia.Spero vi abbia fatto venire un po’ di caldo… e magari anche voglia di stuzzicarvi un po’ con la vostra metà.Commentate pure cosa vi è piaciuto di più. Alla prossima avventura! 😈❤️
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1 mese fa
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Cinema d'essai
Sollevo lo sguardo dallo schermo del telefonino e lo faccio scorrere lungo la hall alla ricerca di Andrea. Lui è accanto alla bacheca dei film, a guardare quelli in proiezione oggi. Da come lo fissa, sembra che l’ultimo “Kung Fu Panda” lo attragga più di quello che Erica ci ha proposto di vedere, un film per cinefili con tanto così di pelo sullo stomaco…Andrea mi nota, lancia un’ultima occhiata al poster del cartone animato, e mi si avvicina. Indossa un paio di jeans e una camicia azzurra che non lascia vedere i suoi muscoli, a parte le braccia che mostrano le ore passate in palestra dopo quelle in ufficio.Sollevo il telefono con la chat sullo schermo a suo favore. «Erica scrive che non arriverà in orario».Andrea mette le mani in tasca. Lancia un’occhiata al baretto alle mie spalle e accenna un sorriso. Mi guarda. «Scommetto che ha cambiato idea e si rifiuta di vedere il film lei per prima».Scemo. Erica si è fissata con queste menate intellettuali dopo i due anni di università che ha fatto, e adesso rompe con queste cose da mattina a sera. Non posso certo dire alla mia migliore amica che i film in bianco e nero mi straziano. «Guarda che Erica è…»«Mi scusi, signorina…» La bionda addetta agli stuzzichini del multisala cerca di attirare la mia attenzione. «…ho controllato ma al momento non abbiamo il burro per i popcorn».Merda, l’unico motivo che mi aveva spinta a passare il pomeriggio in un cinema mezzo vuoto a guardare una pellicola vecchia di sessant’anni e non ce l’hanno nemmeno.Pone sul bancone un bicchierone di carta da cui spunta una cannuccia di plastica. Almeno questa non si scioglierà prima dell’intervallo, come nel cinema dove Erica ci aveva trascinati la settimana scorsa… «Li vuole ugualmente i popcorn?»Sospiro. Meglio limitare al minimo i danni. «Sì, una confezione grande, grazie».Andrea solleva una mano a richiamare la ragazza. «A me una confezione grande di sonnifero, se ce l’ha. O un martello, che caso mai mi arrangio da solo».La ragazza stenta a trattenere una smorfia di divertimento. Bagascia… togli gli occhi dal mio ragazzo.Prendo il cestino formato famiglia di popcorn con un sorriso falso. Do una manata sugli addominali di Andrea. «Piantala! Non vuoi aumentare la tua cultura? Questo è cinema d’essai. Lo sai perché lo chiamano in questo modo?»Lui solleva le spalle. «Perché quando qualcuno ti domanda se era noioso, rispondi: “Essai”».La bagascia si lascia sfuggire una risata. Le scocco un’occhiata assassina. Pensa piuttosto a comprare il burro, troia.Non ho mai capito per quale motivo Andrea si comporti come uno scemo quando siamo in mezzo alla gente… Forse perché comportandosi come fa quando siamo soli verrebbe ostracizzato dalle altre persone che frequentiamo.Nell’atrio ci siamo solo noi ed un gruppo di bambini chiassosi che sta entrando con un paio di adulti poco felici di fare da balie, che dubito verranno con noi a vedere “Fino all’ultimo respiro” di Jean-Luc Picard… Jean-Luc Godard! Dannato Andrea, lui e le sue stupide battute… Non fosse che è un gran figo e scopa da dio, lo lascerei…No, non lo lascerei comunque.Andrea solleva il braccio e controlla l’orario. «Meglio entrare, non vorrei che qualcuno ci rubi i posti…»Prendo la bibita dal bancone e lo seguo. «Hai visto? Non hanno il burro. Già fanno schifo i popcorn…»«Una volta mi nascondevo il cibo addosso, quando andavo al cinema a vedere film belli». Lui apre la porta della sala e mi fa entrare per prima. «Ignoranti, beceri, chiassosi, ma belli».Nella sala di proiezione ci saranno sì e no dieci persone, in coppie o singoli. La metà se ne andrà quando si accorgerà che non è qui che proietteranno la maratona con i primi tre film di “Kung Fu Panda”… Tra questi ci saremo anche noi due? La mia volontà di passare due ore a vedere il Capitano Godard vacilla.Seguo Andrea lungo la scalinata. Lui supera la fila di poltroncine rosse segnata sui biglietti. Due anziani sono seduti poche sedie oltre quelle che ci sono state assegnate dal bigliettaio. «Guarda che siamo qui».Andrea si volta verso di me. «Ero ironico quando dicevo che ci avrebbero rubato i nostri posti». Continua a scendere. «Penso che nessuno avrà nulla da dire se ce li scegliamo noi».Lo raggiungo. La Fanta sciaborda nel bicchierone. «Adoro il tuo spirito anarchico».«Ah, allora impazzirai quando scoprirai che ho messo il disco orario avanti di un’ora mentre parcheggiavo». Si ferma e con un cenno indica una fila a metà della platea, lontano da chi cerca tranquillità in alto e chi vuole fare il cinefilo piazzandosi a ridosso dello schermo.Nulla da eccepire. «Vai dentro tu per primo che così Erica si siede accanto a me». Anche perché la mia carissima amica mi sembra puntarti un po’ troppo… Non vorrei che, nel buio della sala…Stringo le labbra. Se lo facesse con me, invece… beh…«Grazie per il tuo sacrificio, non sarà dimenticato». Mi prende il contenitore dei popcorn e si infila tra le poltroncine.Lo seguo fino a quando arriviamo a metà della fila. Andrea abbassa il sedile davanti a lui e si siede. Faccio lo stesso con quella accanto. Lui appoggia i popcorn sulle sue gambe. Ne prendo una manciata e me li getto in bocca: uno stuzzicante sapore di cartone e una badilata di sale, probabilmente quello avanzato questo inverno all’Anas… A questo punto spero abbiano pure messo del kerosene al posto della Fanta per rendere la giornata perfetta.Il telefono lancia un trillo. Lo prendo dalla tasca e trovo un nuovo messaggio di Erica. «Dice di essere in ritardo di dieci minuti».Andrea apre le gambe e si spaparanza sulla poltroncina. Sbuffa dal naso. «Mi sa che non è solo quello il suo ritardo…»Gli assesto una gomitata. «È la mia migliore amica!»«E non capisco perché». Lui solleva un angolo della bocca. «Per me avete avuto un rapporto lesbo, in passato, che tenete segreto e vi amate ancora».Gli faccio una smorfia. «Mi dispiace deluderti, ma non è mai successo». Almeno da sobrie: di cosa facessimo durante le ciuche in quinta superiore non ho memoria. E, nel caso, spero di averlo fatto solo con lei…«Però a te piacerebbe essere il terzo, nel caso, eh, Andrea».Lui si limita a sollevare le spalle. «Per essere carina, Erica è carina…» Fa una smorfia, ripensandoci. «Mh… bella, in realtà. Ma a me piacciono le donne intelligenti». Mi guarda, socchiude gli occhi e mi sorride. «Oltre a te, ovviamente».«Stronzo». Gli assesto una manata allo stomaco. Lui ride e si mette più comodo sulla poltroncina.Le luci si spengono, l’unica illuminazione della sala è la pubblicità di un’auto sullo schermo.Mi accosto con la testa a quella di Andrea. Se provo a parlare del film, magari mi viene voglia di vederlo per davvero. «Ho letto che è considerato un capolavoro del cinema d’avanguardia. Ha inaugurato un filone cinematografico e ha influenzato molti registi che sono venuti dopo».Nella semioscurità, Andrea sogghigna. «Lo so io cosa vuoi…»Ha già capito che preferirei rivedere i tre Kung Fu Panda che danno una sala più in là di quest’altro film? «E… cioè?» Allungo la mano per prendere un’altra manciata di cartone salato. Lui mi afferra al volo il polso e appoggia la mano sul suo inguine.Sotto il mio palmo, il cazzo si gonfia.È una cosa stupida, ma un moto di orgoglio cresce nel mio ventre tutte le volte che lo faccio eccitare.«Vuoi farmi un pompino», sussurra lui.Un’ondata di calore mi sale al viso. Devo lottare con i muscoli del mio volto per nascondere il sorriso. Pareggiamo. «Perché… perché dovrei volerti fare un pompino?» Come se mi servisse un motivo per fargliene uno più che volentieri…«Perché sei una troia e non aspetti altro che ti sfondi e ti faccia urlare di piacere fino a perdere la voce», le parole di Andrea sono ridotte ad un sospiro nel mio orecchio, «e sai che se mi farai una pompa adesso io non vedrò l’ora di ripagarti il favore quando saremo a casa…»Lo fisso. Lui apre le labbra e muove la punta della lingua dall’alto in basso un paio di volte, il suo modo per dirmi cosa vuole fare sulla mia figa.Perdo la mia battaglia con i muscoli facciali. Posso confidare solo nella semi oscurità della sala per celare l’effetto che la lussuria sta avendo sul mio sorriso. Il mio fiato si fa breve e poco profondo, le mutandine diventano fastidiose. Non voglio passare per una zoccola… non più di quanto non lo sia già per Andrea. «Ma potrebbero…» Schiarisco la voce, ridotta ad un pigolio, «Potrebbero vedermi…»Andrea sposta i popcorn nel posto libero accanto a lui e mette l’altra mano sulla mia nuca. Se mi spinge la faccia sul suo pacco non faccio di certo nessuna resistenza…«Potrebbero vederti e spararsi una sega. Di certo, saresti uno spettacolo migliore del film».Deglutisco un bicchiere di saliva. Perché non ho ancora il suo cazzo in bocca? Poi a casa mi sdraia sul letto, mi sfonda, i miei capelli stretti in una sua mano, mi fotte fino a farmi crollare dallo sfinimento… Fatico a respirare. Il profumo della mia eccitazione si leva dalle mutandine, si unisce a quello più intenso di Andrea.«E se mi becca Erica mentre ti faccio un lavoretto?» Perché continuo a tirare fuori scuse se l’unica cosa che potrà spegnere il fuoco che mi brucia nel ventre è una sorsata di sborra?Andrea solleva le spalle. «Vi mettete una da una parte e una dall’altra della cappella». Mi fa l’occhiolino… «Sono certo che ti piacerebbe farlo con lei».Bastardo. Io e lei che battagliamo con le nostre lingue sul suo glande per avere il diritto di essere quella che lo fa venire. Il fiato nelle mie narici diventa rumoroso, i denti affondano nel mio labbro inferiore.Deglutisco. Poi, a casa, io ed Erica facciamo un sessantanove mentre lui mi incula. E, quando viene, sborra in faccia a lei, e io la pulisco con… Il mio fiato entra ed esce a scatti, stringo le cosce sulla mia figa bagnata.«Bastardo…» faccio l’offesa ma le mie mani che lavorano sulla zip e il bottone dei suoi pantaloni. Infilo la destra nelle sue mutande e gli tiro fuori il cazzo in erezione.Metto la gamba sulla poltroncina, giro il busto, mi sporgo… ‘fanculo, è troppo scomodo. Chi è il coglione che ha progettato ‘sta merda senza pensare che qualcuno ci avrebbe voluto fare una pompa sopra? Mi alzo in piedi, lascio chiudere il sedile e mi inginocchio sulla moquette tra le due file di poltroncine.Andrea afferra i miei capelli e io mi avvicino con il viso al suo cazzo. Inonda la mia mente del profumo di maschio da monta, di notti passate in letti umidi di sudore, sborra e trasudo, di sottomissione e orgasmi. Il cuore mi batte come un tamburo, la testa mi gira. Deglutisco come se avessi davanti il piatto più buono al mondo.Mi passo la lingua sulle labbra. «Ti macchierò l’uccello di rossetto».Lui scuote la testa. «Ahi, Michela… Se lo fai, poi sarò costretto a trascinarti in bagno durante l’intervallo, bloccarti contro un muro e fottere la tua fregna bagnata per pulirmelo, come l’ultima volta, e sai quanto sono ostinate quelle macchie… Mi toccherà ancora metterti una mano sulla bocca perché gemi troppo e disturbi gli altri nei gabinetti».Un brivido di piacere mi corre lungo la schiena e mi riempie il petto. Sento ancora la pressione della sua mano sulle mie labbra, i nostri pantaloni e l’intimo sulle nostre scarpe, le piastrelle fredde contro la mia schiena, il suo cazzo che mi riempie anche l’anima… Non ricordo gemiti, solo il mio cuore che esplodeva nelle mie orecchie… Respiro a fondo per calmare la mia eccitazione. «Sei uno stronzo, Andrea…» Ma mai quanto io che compro i rossetti che lasciano il segno, e non solo per marchiarti il collo quando siamo in presenza di altre donne.Stringo il cazzo e muovo la mano. La pelle scivola verso il basso, la cappella si scopre, rossa e bulbosa. Dal meato scivola una goccia trasparente, la prendo con un dito e la porto alle labbra. Stringo le cosce, la mia figa è in fiamme e rigurgita desiderio a secchiate. Portami al cesso e fottimi, Andrea, come la tua troia, ti prego… poi ti consumerò il cazzo a pompini quanto torneremo a casa, te lo giuro!Passo la punta della lingua sul meato, una mia mano abbassa le sue mutande e gli massaggio i coglioni. Voglio che mi anneghi, quando mi sborrerà in gola.Andrea apre la bocca e prende una boccata, gli esce un gemito soffocato. Inclina la testa all’indietro, sullo schienale della poltroncina.Abbasso il capo e prendo in bocca la cappella. È liscia e leggermente salata. Amo questo sapore, ma preferisco quando è acido per la sborra che gli faccio pisciare. Muovo la lingua lungo il bordo con delicatezza.Andrea sospira ancora, serra la presa sui miei capelli.Muovo la mano che stringe il cazzo su e giù, la ruoto leggermente. Faccio scivolare la lingua attorno alla cappella. La mia bocca si riempie di saliva, me ne scivola un po’ dalle labbra e cola lungo l’asta del cazzo, gli bagna i coglioni.Abbasso la testa fino a inghiottirlo tutto, la cappella che mi scivola sulla lingua, sprofonda fino alle tonsille. Adoro il sapore del cazzo di Andrea… perché non ho il senso del gusto anche nella figa? Le scopate sarebbero ancora migliori…Tira i miei capelli e mi fa sollevare la testa, la sua nerchia che scivola per tutta la lunghezza fuori dalle mie fauci fino alla punta della cappella. Gliela solletico con la lingua. Il fiato di Andrea vibra, sospira.«Brava, puttanella». Geme. «Brava…»Gli occhi mi bruciano per la commozione. Adoro quando mi chiama “puttanella” mentre glielo sto mangiando.Spinge la mia testa fino a infilarmi la punta del cazzo in gola. Me la lascia un istante, mi solleva di nuovo.Sono inginocchiata ma è come se mi tremassero le gambe. Sono troppo eccitata… Mi sento gli occhi di tutti i presenti addosso, anche se sono nascosta tra le poltroncine, i loro sguardi sono come fasci di luce che mi puntano nel buio, sui loro volti le espressioni di disgusto, imbarazzo, rabbia, mi additano, mi chiamano “troia” e “mignotta”.Mi disprezzano e allo stesso tempo vorrebbero scoparmi, ma non possono. Io sono solo di Andrea. Sono solo del suo cazzo…Il malessere cresce nelle mie viscere, una sensazione di stanchezza che nasce nella mia figa lasciata a bocca asciutta… per modo di dire. Infilo la mano libera nei pantaloni e nelle mutandine intrise di desiderio e mi tocco.Le piccole labbra sono calde, bagnate, come quando Andrea me la lecca. Mi penetro con due dita: la figa è una fornace, rigurgita desiderio. Il clitoride è fuori dalla sua tana, lo sfioro con il polso ed è come picchiarmi su una ferita aperta. Chiudo gli occhi e mi fotto, immagino che Andrea abbia due cazzi e il secondo mi stia scopando la figa con forza.Dal mio inguine proviene un suono viscido più rumoroso del pompino.Tremo all’idea di essere scoperta da Erica… sono stordita dall’eccitazione. Lei è alle mie spalle, esclama: “cosa state facendo?”, si eccita, mi bacia, infiliamo la mano nelle mutandine l’una dell’altra……il mio fiato è mozzato dallo stordimento che quell’immagine mi provoca.La mano che stringe i miei capelli mi lascia e si appoggia sotto il mio mento. Mi solleva la testa dal mio adorato lecca-lecca al gusto di maschio.«Ehi…» sussurra Andrea.Apro gli occhi. Lui mi fa segno di alzarmi.Non vuole sborrarmi in bocca? Perché?«Siediti. Voglio che mi seghi e mi limoni».Non capisco, ma eseguo sempre gli ordini del mio padrone. Sono la sua troia. Lui poi mi premia a casa. Mi fa bagnare il letto con lo squirto.Mi siedo sulla sua gamba sinistra, gli afferro il cazzo e infilo la lingua nella sua bocca.Adesso mi vedranno davvero mentre faccio sesso con il mio padrone, ma non me ne fotte nulla. Voglio che quei due anziani si arrapino come dei diciottenni e si mettano a sessantanove. Voglio la vecchia che urla di piacere mentre l’altro la possiede con forza.Andrea mi cinge dietro la schiena con un braccio e duella con la mia lingua, la spinge di lato, la coccola, la accarezza, la ama. Sto sbavando desiderio sui suoi pantaloni, glieli sto macchiando. Più glieli macchio, più mi arrapo…Il mio movimento di mano è automatico. Adoro il suo cazzo, lo venero. Ma la sua lingua è qualcosa di divino, qualunque punto del mio corpo stia leccando…Si ferma, la sua lingua si accascia nella sua bocca. Respira profondamente con il naso, il suo cuore rimbomba attraverso le mie tette dure per l’eccitazione. Stacca le sue labbra dalle mie e mi bacia il collo, come fa spesso quando viene.Come fa quando lo faccio venire.Il profumo deciso della sborra che viene spuzzata dal suo cazzo si solleva tra noi. Spero in un fazzolettino e non per terra o sullo schienale della poltroncina davanti alla sua. Non lo farebbe: è uno stronzo, mi scopa come una troia, mi tratta come una sua proprietà quando siamo nel privato, ma in pubblico non lo dimostra mai.È stronzo solo con me.Prendo il suo viso con le mani e lo bacio sulle labbra. Mi fa sentire sempre così orgogliosa farlo godere, così donna. «Grazie, amore».Lui sospira, nella scarsa luce in bianco e nero che riflette dallo schermo appare rilassato e felice. «Grazie a te, gioia». Mi restituisce il bacio.Lancio un’occhiata agli anziani dietro di noi. L’uomo sta dormendo, la donna ha il volto illuminato dal telefono. Hanno perso l’occasione. Spero non diventeremo così anche noi, noiosi e privi del brio di vivere.Mi alzo dalla gamba di Andrea e mi siedo sulla mia poltroncina. Noto con dispiacere che non è rimasta nessuna macchia… Lui si rimette il cazzo nei pantaloni, nell’altra mano ha un grosso fazz—Stringo le palpebre… quello nell’ombra non è un fazzoletto! Sgrano gli occhi: è il secchiello dei popcorn.Fisso Andrea, che me lo passa. Sui fiocchi di mais ci sono delle strisce gelatinose che luccicano nel riflesso delle immagini in fondo alla sala. Nascondo la risata dietro ad una mano. «Sei venuto sui popcorn?»Lui sorride, quel sorriso bastardo che mi fa venire voglia di fargli un altro pompino. «Ti lamentavi che non c’era il condimento».«Sei scemo…» Scuoto la testa. Prendo un popcorn, lo intingo in uno schizzo e lo porto alle labbra. Cartone, sale e sborra. È migliorato, e parecchio.Avvicino la bocca al suo orecchio. «La prossima volta, ti squirto nella Coca!»Un sorriso sornione appare sul suo volto. So già che ci proverà davvero.Dobbiamo venire al cinema più spesso, è così divertente, anche se c’è un film di Capitano Godard.«Scusate…» Erica si infila nella nostra fila di poltroncine. «Pensavo foste quei due su lì, ma poi ho notato che eravate qui».Ha in mano una confezione grande di popcorn e una bibita. «La prossima volta però facciamo la sera». Si siede al mio fianco. «Volevo far mettere il burro sui popcorn ma sono senza, al chioschetto…» Guarda i miei e fa un cenno. «Tu però ce ne hai, Michela».Sollevo un fiocco. La sborra risplende nella luce proiettata alle nostre spalle. Lo metto in bocca e lo mastico. Un prurito alla figa ancora bagnata si intensifica. Sorrido e accenno ad Andrea. «L’ha portato lui di nascosto».Le porgo il secchiello.Erica allunga una mano, afferra un paio di popcorn, li solleva e lo sperma si allunga in filamenti gelatinosi. «E dove lo nascondeva, nelle mutande?» Ride alla sua stessa battuta.«Ti piace il mio ragazzo?»Lei si ferma con la mano a pochi centimetri dalle labbra. Mi guarda confusa. «Ma… ma certo: Andrea è un gran bel ragazzo». Si mette in bocca i popcorn. Un po’ di gelatina le resta sul labbro inferiore.Getto un’occhiata al mio uomo, sogghignando. Lui fissa a occhi spalancati Erica che si lecca la sua sborra dal labbro.«Che sapore strano…» La ragazza prende un’altra manciata e se la ficca in bocca. «Non è burro, vero? Peccato sia poco perché mi piace». Si lecca la punta delle dita.Le faccio l’occhiolino. «Se aspetti un momento, ne mettiamo dell’altro. Magari lo aiutiamo insieme a spargerlo sui popcorn». Poi se vieni a casa con noi vedrai quanto ne potremo avere.FINE
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1 mese fa
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Il giorno della partita
Tutto era già stato organizzato circa un mese prima.Andrea e Roberto, miei colleghi di ufficio, sarebbero andati a casa di Francesca, cioè io, a vedere il derby Milan-Inter in una giornata di fine novembre.Mi è sempre piaciuto il calcio, sono milanista fin dalla nascita e guardare le partite della mia squadra è una delle cose che preferisco in assoluto. Avevo invitato anche Eleonora, una delle mie due migliori amiche.Conosco Eleonora fin da quando ero piccola, abbiamo 23 anni tutte e due e siamo migliori amiche dai tempi della scuola elementare; forse siamo così amiche perché siamo l'opposto in molte cose. Io bionda, lei mora, io liscia, lei riccia, io piuttosto bassa, lei piuttosto alta, io abbastanza estroversa, lei più timida e così via per molte altre cose.Eleonora arrivò a casa mia intorno alle ore 15. Passammo il pomeriggio insieme facendo un giro in un grande centro commerciale per comprare qualcosa da bere per la sera.Andrea e Roberto arrivarono da me per le 19.30, andammo a prendere le pizze alla pizzeria a pochi metri da casa mia.Tornati su feci accomodare gli ospiti, apparecchiai velocemente la tavola, tirai fuori dal frigo un paio di birre da 66cl per i ragazzi e una bottiglia di coca cola per me ed Eleonora (non amo particolarmente la birra) e mangiammo.Finimmo di cenare per le 20.30 circa. Mancava un quarto d'ora all'inizio della partita.Ci sedemmo sul divano. Roberto all'angolo destro, Andrea a sinistra ed io in mezzo. Eleonora prese posto su una sedia a fianco del divano.La partita iniziò ma la mia testa era completamente altrove. Non riuscivo a togliermi dalla mente l'immagine di Andrea e Roberto che mi scopavano. Volevo che quella fantasia nella mia testa divenisse realtà, lo desideravo con tutta me stessa. Fondamentalmente era quello per cui li avevo invitati.Sapevo che non era difficile che accadesse, perché sapevo che in fondo era quello che volevano anche loro, o almeno sapevo che non avrebbero mai rifiutato del sesso se glielo avessi proposto; dovevo solo trovare un pretesto, un'occasione perché ciò accadesse.La partita era iniziata già da 15 minuti abbastanza noiosi ed era ancora in pareggio, così decisi che era arrivato il momento di movimentare un po' la serata. O ci avrei provato adesso o sarebbe stato troppo tardi."Facciamo una scommessa?" - dissi. Andrea mi guardò e sorrise."Che tipo di scommessa?" - disse lui."Non lo so..una scommessa!" - risposi imbarazzata. Non so se avevano capito che tipo di scommessa avevo in mente ma speravo di si. Per quello ero imbarazzata."Una scommessa del tipo che se il Milan perde domani ti spogli a lavoro?" - disse Roberto."Ahah...più o meno..." - risposi.. "Veramente preferirei una scommessa che sia valida stasera, non domani o chissà quando..." - aggiunsi."Se hai proposto una scommessa avrai già qualcosa in mente.." - disse Andrea. Non aveva affatto torto ma non volevo darlo a vedere."Non ho in mente niente" - risposi."Sicura?" - disse Roberto.Girai lo sguardo verso Eleonora e notai un sorriso sul suo volto. Lei lo sapeva cosa avevo in mente, le avevo parlato diverse volte di come avrei voluto andasse la serata, del fatto che mi sarei fatta scopare volentieri da Andrea e anche da Roberto, se lo avessero voluto. Era la prima volta che Andrea e Roberto vedevano la mia migliore amica Eleonora e ciò rendeva difficile far entrare anche lei nel tipo di scommessa che avevo in mente. Avevo parlato diverse volte di lei in ufficio e avevano già visto qualche sua foto su Facebook ma di persona era il primo incontro. A parte che non avevo il coraggio di chiederlo, ma poi non era certo la situazione ideale per proporre una scopata di gruppo.Per quanto riguarda il mio rapporto con Eleonora mi è già capitato di vivere con lei situazione particolari, l'ultima durante un weekend a Verona alla fine della scorsa estate. Stò bene quando sono con lei, più di quanto lo sia mai stata con i miei ex ragazzi. E così una sera in hotel a Verona, dopo aver cenato insieme e bevuto un bicchiere di vino di troppo mi sono trovata non so bene come con la testa tra le sue gambe a leccare la sua patatina. Non ho ricordi precisi di quella serata a dire il vero, come ho già detto non ero del tutto sobria, ma se c'e una cosa che ricordo e l'odore della sua vagina bagnata e il suo sapore a contatto con la mia lingua. Non mi considero lesbica ma mi piace il fatto di conoscere tutto di Eleonora, compreso il sapore della sua figa."Allora cosa vogliamo fare?" - disse Roberto."Facciamo così...se il Milan vince sarò la vostra padrona per una sera" - dissi emozionata."Che tipo di padrona?" - disse Andrea"Una di quella sadomaso con i vestiti di pelle, le catene e la cinghia per frustarti..." - scherzò Roberto."E se vince l'Inter?" - disse Andrea."Se vince l'Inter non so...decidete voi...quello che volete" - dissi io."Tutto quello che vogliamo??" - disse Roberto maliziosamente."Pirla!!" - risposi io, come se non fosse quello che in realtà desideravo."Eleonora dì qualcosa anche tu...devi partecipare anche tu alla scommessa!"."Non lo so!.." - disse lei imbarazzata. Eleonora non era propriamente una tifosa di calcio, era simpatizzante interista ma spesso guardavamo insieme le partite del Milan a casa mia per passare la serata in compagnia."Bene...allora decidiamo qualcosa noi..." - disse Andrea."Non so...potresti fare uno spogliarello, uno spettacolino qui per noi..." - disse Roberto. Scherzava, ma mi piaceva il fatto che la discussione stesse prendendo quella direzione."Mah...vediamo..." - risposi. Speravo dentro di me che mi prendessero sul serio. Ero pronta a spogliarmi lì davanti a loro anche in quel preciso momento."Come vediamo? Hai detto quello che volevamo noi.." - disse Roberto."In effetti hai detto così" - replicò Andrea."Hanno ragione loro" - intervenne Eleonora."E va bene...se dovesse vincere l'Inter organizzerò qualcosa" - dissi."Oppure..." - ricominciò a parlare Andrea - "Oppure, visto che tu ambisci ad essere la nostra padrona, se il Milan dovesse perdere sarai la nostra schiavetta tuttofare!" - disse sorridendo.Sbuffai. "E va bene..." - dissi sorridendo.Tornammo a guardare la partita che continuava ad essere abbastanza noiosa ma a circa dieci minuti dalla fine del primo tempo il Milan passò in vantaggio."Gooool" - urlai. Padrona o schiava, il mio obiettivo era comunque lo stesso, quindi tanto valeva tifare per la mia squadra. Andrea e Roberto dovevano uscire da casa mia con i coglioni svuotati, non mi sarei lasciata scappare questa occasione. Avevo troppa voglia dei loro cazzi.Il primo tempo si concluse con il Milan in vantaggio per 1-0. Durante l'intervallo chiesi ai ragazzi se volevano altra birra e gliene portai due bottiglie. Ne bevvi un po' anche io sebbene la birra non mi piace particolarmente sperando che sciogliesse un po' i miei freni inibitori.La partita ricominciò e dopo una ventina di minuti l'Inter segnò il gol del pareggio.Andrea e Roberto fecero un balzo sul divano, si alzarono e si abbracciarono. La partita terminò con il risultato di 1 a 1 senza ulteriori emozioni."E adesso come facciamo con la scommessa?" - disse Andrea."Pareggio...non si fa nulla" - disse Roberto."Facciamo decidere Eleonora" - esclamai istintivamente io. Tutti volsero lo sguardo verso di lei."Beh Eleonora, se te la senti di decidere per me va bene..." - esclamò Andrea."Vale lo stesso per me" - disse Roberto."Ma sì che se la sente...vero Ele?" - dissi io.Eleonora arrossì e cercò di sfuggire ai loro sguardi; Non lo so..." - si limitò a dire."Dai, decidi...padrona o schiava, non è difficile...devi dire una sola parola". - insistei."Schiava". - disse Eleonora."Non è giusto!" - esclamai fingendomi imbronciata.La mia condanna era stata emessa, sarei stata la schiava dei miei due colleghi per una sera."Bene...la tua amica Eleonora ha deciso...sarai la nostra schiavetta per stasera" - disse Andrea con aria divertita. Avrei voluto che abbandonasse quell'aria e ne mostrasse una più cattiva, avrei voluto essere scopata senza pietà, volevo che mi fottessero fino a farmi piangere fino a farmi pentire di aver accettato una scommessa così stupida. Volevo mostrare loro che non c'è limite a quanto una ragazza possa essere troia."Ditemi voi cosa devo fare...io sono pronta" - dissi con aria di sfida ai ragazzi."Facci uno spettacolino...una lap dance...decidi tu purché ci fai vedere qualcosa..." - disse Roberto."Aspetta Robi" - intervenne Andrea. "Non si trattano così le schiave, non possono fare quello che vogliono. Le schiave prendono ordini ed ubbidiscono, non decidono niente devono soltanto stare zitte e ubbidire". Non avrei desiderato sentire parole più belle in quel momento. Sentivo che tutto stava andando nella direzione in cui volevo che andasse."Adesso la nostra bella schiavetta va nella sua stanza e torna qui vestita nel modo più provocante possibile". - proseguì Andrea."Va bene" - dissi io, "sarà fatto". Stavo per andare in camera quando Andrea parlò di nuovo."Ah, dimenticavo. Stasera noi siamo i tuoi padroni, per cui voglio che rispondi ai nostri ordini con un . Siamo intesi?"."Si...mio padrone" - risposi."Ele vieni con me?" - le domandai. Eleonora mi seguì in camera da letto; chiusi la porta, abbraccia forte Eleonora e le diedi un bacio sulla guancia.Cominciai quindi a levarmi di dosso maglioncino e camicetta, mi sedetti sul letto e slacciai le scarpe da ginnastica, le tolsi e sfilai prima i jeans e poi le calze. I piedi nudi a contatto con il pavimento gelato mi fecero rabbrividire. Mi avvicinai al cassetto della biancheria intima e ne tirai fuori un paio di mutandine di pizzo nere, un reggiseno dello stesso colore e un paio di calze a rete. "Voglio farli impazzire" - dissi sottovoce a Eleonora che mi guardava seduta sul letto mentre mi preparavo. Mi eccitai più di quanto già non lo fossi sentendo il suo respiro sul mio collo quando le chiesi di aiutarmi a slacciare il reggiseno. Indossai quindi il reggiseno di pizzo nero, sfilai le mutandine e le cambiai quindi mi infilai le calze a rete. Diedi una sistemata al trucco sotto gli occhi e mi guardai allo specchio. Mi vedevo bella.Presi dal cassetto dentro al comodino vicino al mio letto un paio di manette circondate da del pelo rosa, quelle che si possono comunemente comprare in un qualsiasi sexy shop e che avevo utilizzato qualche volta con il mio ex fidanzato. Dissi ad Eleonora che ero pronta e le chiesi di aprirmi la posta, Uscii dalla camera da letto gattonando tenendo le manette in bocca per la catena. I ragazzi guardarono verso di me esterrefatti. L'idea dei loro cazzi che si indurivano a guardarmi mi eccitava e mi dava coraggio. Gattonai verso il divano e mi fermai in ginocchio davanti ad Andrea. Non mi era ancora chiaro se i ragazzi avessero capito quanto le mie intenzioni fossero serie.Lascia cadere dalla bocca le manette."Eccomi, miei padroni..." - dissi. "Fate di me quello che volete".I due ragazzi mi guardavano stupiti, io ero imbarazzatissima perché a quel punto mi era chiaro che non avevano ancora capito quanto reali fossero le mie intenzioni.Eleonora si lasciò scappare una risatina notando il mio palese imbarazzo che cercò subito di mascherare portandosi una mano alla bocca.Ero diventata tutta rossa, mi sentivo una scema, mezza nuda e inginocchiata davanti ai due ragazzi.Mi feci coraggio e portai una mano all'altezza del cavallo dei jeans di Andrea, cominciai a massaggiarlo all'altezza del pacco, quindi slacciai la cintura e portai la mano sotto i suoi boxer. Mi sentivo come la peggiore delle troie e forse lo ero.Non avevo mai avuto così tanta voglia di cazzo come adesso, abbassai i boxer di Andrea e avvicinando il viso lo presi in bocca. La parte difficile era passata, avevo il cazzo di Andrea in bocca, ora la strada sarebbe stata tutta in discesa. Comincia a succhiarlo avanti e indietro, la mia testa andava su e giù e la mia coda bionda oscillava da un lato all'altro. Roberto mi guardava con gli occhi sbarrati, certo non si sarebbe mai immaginato che la serata potesse prendere una piega del genere. La mia figa aveva già cominciato ad inumidirsi. Mentre succhiavo il cazzo di Andrea vedevo Roberto con la coda dell'occhio. Immaginavo il suo cazzo diventare duro mentre mi guardava. Senza lasciare la presa dal cazzo mi infilai una mano nelle mutandine e comincia a toccarmi. Mentre sentivo le dita bagnarsi mi eccitai ancora di più, andai con la testa più giù che potevo e per qualche secondo riuscii a farcelo stare in bocca per intero, quando tirai indietro la testa un rivolo di saliva e sperma uscì dalla mia bocca. Andrea mi passò una mano tra i capelli ed io spostai lo sguardo verso Roberto. Mi guardò negli occhi e sul suo volto spiccava un sorriso compiaciuto. Gattonai verso di lui mentre Eleonora assisteva alla scena imbarazzatissima. Sapevo che era contenta per me ma lei non poteva certo trovarsi a suo agio in una situazione come quella. Dovevo in qualche modo cercare di renderla partecipe del gioco."Non è giusto che io sto qui a succhiare i cazzi tutta sola...Eleonora fai qualcosa anche tu..".Lei diventò rossa. Tornai con lo sguardo su Roberto, con lei ci avrei provato più tardi. Misi una mano sui suoi jeans all'altezza del pacco come avevo fatto poco prima con Andrea. Sentivo il suo membro spingere come se volesse a tutti i costi uscire. Appoggiai i gomiti sul divano e con entrambe le mani gli slacciai la cintura, poi i bottoni, lo toccai un po' lì sopra i boxer, poi infilai la mano sotto, lo presi in mano e lo tenni stretto. Iniziai a masturbarlo dolcemente, mentre la mia mano andava su e giù lo fissavo negli occhi e lui faceva lo stesso con me. I miei occhi sono bellissimi; non lo dico per presunzione, è sicuramente la parte che preferisco di me e che non cambierei per nulla al mondo. E poi se me lo dicono tutti un motivo ci deve essere. Sapevo di avere uno sguardo innocente e questo rendeva ancora più eccitante la situazione. Ormai le mutandine erano fradicie di un lago di umori. Abbassai delicatamente i boxer di Roberto e il suo grosso cazzo in erezione sbucò davanti al mio naso. Lo presi in bocca e comincia a succhiarlo e leccarlo così come avevo fatto con quello di Andrea. Il fatto che Eleonora fosse lì di fianco a guardarmi mi faceva sentire umiliata e fiera allo stesso tempo, fiera di aver raggiunto lo scopo che mi ero prefissata per la serata e di cui le avevo parlato diverse volte.Mente avevo il cazzo di Roberto in bocca cercai con la mano destra quello di Andrea e ripresi a masturbarlo. Mi sentivo una regina, i cazzi erano il mio scettro. Quando tolsi il cazzo di Roberto dalla mia bocca Andrea riprese a parlare."Chi ti ha dato il permesso di succhiarci il cazzo?" - disse; "Guarda quanto è imbarazzata la tua amica Eleonora...è colpa tua, lo sai?" - aggiunse Roberto."Adesso gattoni verso di lei e lei chiedi scusa" - riprese a dire Andrea; "Sì, miei padroni..." - risposi.Gattonai verso Eleonora che era tornata a sedersi sulla sedia a fianco del divano e mi fermai di fronte a lei. Alzai lo sguardo e la fissai con aria avvilita."Eleonora, vuoi che la nostra schiavetta faccia qualcosa per farsi perdonare? - disse Andrea."Non vi preoccupate...va tutto bene" - rispose lei sorridendo e sistemandosi i capelli per l'imbarazzo."Sei proprio sicura?" - le disse Andrea."Francesca sei proprio fortunata ad avere amiche come lei" - disse Andrea; "Già...dovresti baciarle i piedi" - disse Roberto."Ed è quello che farà adesso...Eleonora lascia almeno che la nostra schiavetta si prostri ai tuoi piedi e li baci" disse Andrea."Va bene" - disse Eleonora sorridendo; "Hai sentito o sei sorda? Muoviti" - mi intimò Andrea.Lentamente cominciai a slacciarle le stringhe delle scarpe, quindi gliele sfilai dai piedi e lo stesso feci con le calze.Mi accorsi solo in quel momento di quanto fossero belli i piedi di Eleonora...erano piccolini, ben curati e nonostante avessimo passato una giornata a camminare erano ancora profumati e sudati solo in minima parte, quel tanto che bastava a renderli ancora più eccitanti.Abbassai la testa e inizia a baciarglieli ripetutamente. Andrea si avvicinò e si abbassò sulle ginocchia per godersi meglio la scena."Brava" - disse accarezzandomi la testa. "Adesso leccaglieli" - ordinò nuovamente Andrea.Senza alzare lo sguardo nemmeno per un momento tirai fuori la lingua e feci quanto ordinato, partendo dalle dita leccai tutta la superficie dei piedi di Eleonora. Mente a pecorina le leccavo i piedi con una mano scostai le mutandine e diedi spettacolo del mio culo a Roberto ancora seduto sul divano dietro di me."Anche sotto" - disse Andrea con tono deciso. Eleonora passò nuovamente una mano tra i suoi capelli neri lunghi e ricci ed alzò delicatamente il piede destro. Le leccai la pianta del piede, presi il pollice in bocca quindi le leccai una per una tutte le dita. Feci la stessa cosa col piede sinistro. Andrea si rimise in piedi, prese in mano il suo uccello e cominciò a masturbarsi lentamente, Roberto era ancora seduto sul divano esterrefatto per tutto ciò che stava accadendo. Andrea tornò a sedersi a fianco a lui. "Brava puttanella...adesso torna qui" - disse battendo ripetutamente la mano sul divano. Tornai gattonando a sedermi in mezzo ai due ragazzi, presi in mano entrambi i cazzi e comincia a segarli. Roberto avvicinò la mano ai miei slip e li spostò scoprendomi la figa."Chi dei due vuole cominciare?" - disse Andrea a Roberto."Cominciare a fare cosa?" - rispose Roberto sogghignando mentre la sua mano insisteva sulle labbra della mia vagina."Sai benissimo a fare cosa..." - ribatté Andrea sorridendo e guardandomi negli occhi mentre la mia mano contribuiva a rendere il suo cazzo sempre più duro così come faceva con quello di Roberto."Toglimi le scarpe, schiava" - disse Andrea dopo avermi nuovamente fatta inginocchiare a terra e strofinandomi un piede con tanto di scarpa sul viso.Lascia la presa dai cazzi e lentamente cominciai a slacciare le stringhe delle scarpe, quindi le sfilai dai piedi di Andrea che mi strofinò nuovamente il piede sul viso. "Anche le calze...ti devo dire tutto?" - disse ancora Andrea; "Sei la schiava più stupida che potessimo trovare" - aggiunse Roberto.Sfilai le calze dai piedi di Andrea che avvicinò un piede alla mia bocca. Sapevo già cosa avrei dovuto fare, non mi sarei presa della stupida un'altra volta. Aprii la bocca e Andrea ci appoggiò il piede dentro. Riuscii a farci stare tutte e cinque le dita, chiusi la bocca per quanto potevo. Andrea prese in mano il suo cazzo e cominciò a masturbarsi mentre la mia lingua cercava di leccare tutto quello che riusciva. Dopo qualche secondo Andrea tolse il piede dalla mia bocca e per l'ennesima volta me lo strofinò sul viso. La mia saliva sui suoi piedi contribuiva a rendere tutto ancora più eccitante ed umiliante. Senza bisogno che mi comandasse altro gli abbassai i pantaloni e glieli sfilai dai piedi come feci anche per i suoi boxer.Roberto si sfilò felpa e maglietta di dosso; "E a me chi li toglie i pantaloni?" - disse alzandosi in piedi.Portai le mani sulle scarpe di Roberto, gliele slacciai e sfilai dai piedi, tolsi le calze e tirai i jeans verso il basso per poi sfilarglieli insieme ai boxer lasciandolo completamente nudo davanti a me.Andrea si alzò quindi in piedi e si spogliò completamente anch'egli togliendosi di dosso maglioncino e t-shirt. Mi mise una mano sopra la testa, poi mi afferrò per la coda e la tenne stretta in pugno. Senza bisogno che mi dicesse nulla spalancai la bocca e attesi che lo infilasse dentro. Mentre lo succhiavo avanti e indietro Andrea continuava a tenermi stretta la coda e questo mi faceva sentire cagna."Ti piace provocare i maschietti eh?" - disse Roberto. Andrea tolse il suo cazzo dalla mia bocca e con una mano mi spinse il volto verso quello di Roberto che me lo appoggiò in bocca a sua volta. Succhiai il cazzo di Roberto per qualche minuto, poi presi in mano i due cazzi e li masturbai in contemporanea, li avvicinai alla mia bocca e cercai di farli entrare tutti e due insieme.I ragazzi apprezzarono lo sforzo e mi diedero qualche lieve carezza seguita da qualche debole schiaffetto in viso.Presi nuovamente in bocca il cazzo di Andrea, poi quello di Roberto. I loro cazzi si alternavano nella mia bocca a distanza di pochi secondi. Mentre succhiavo quello di Roberto, Andrea mi abbassò il reggiseno scoprendomi le tette."Che vacca da latte..." - esclamò Roberto fissandole.Andrea cominciò a palparle mentre il cazzo di Roberto continuava a spingere nella mia bocca. Quando Roberto me lo tolse di bocca Andrea avvicinò il cazzo alle mie tette e lo strofinò sopra i capezzoli, quindi mi slacciò il reggiseno e lo fece cadere a terra; "Sai quello che devi fare" - disse; "Sì, mio padrone" - risposi io. Sapevo cosa dovevo fare e lo feci. Presi in mano il suo cazzo e lo poggia tra le mie tette, quindi strinsi forte e comincia a segarlo. Non avevo mai fatto una spagnola ad una ragazzo prima d'ora. Dopo un paio di minuti il suo cazzo era ancora nella mia bocca. Cominciavo a sentire il sapore del suo sperma ed ero eccitata da morireAndrea mi fece quindi cenno di tornare verso il divano, mi sollevò di peso e mi ci buttò sopra. "Seduta!" - mi ordinò come se fossi un cane. Mi misi a sedere e Andrea mi spinse indietro in modo che la schiena poggiasse lungo lo schienale. "Allarga le gambe" - disse; cercai di allargarle quanto più mi era possibile. "Sei proprio brava ad aprire le gambe" - disse Roberto sedendosi accanto a me sul divano e spostandomi un ciuffo di capelli dietro l'orecchio; "La forza dell'abitudine" - esclamò Andrea mentre inginocchiandosi davanti a me mi scostò le mutandine e cominciò a leccarmi la figa. "Ti piace farti leccare la patatina eh puttanella?" - disse Roberto. Ero su di giri, posai entrambe le mani sulla sua testa di Andrea e la spinsi verso di me come se volessi che mi entrasse dentro, che mi sfondasse con la testa la vagina. Per l'ennesima volta mi sentivo come la peggiore delle puttane ed era una sensazione bellissima. Andrea si alzò quindi in piedi e mi sfilò le mutandine di dosso, prese in mano il suo cazzo e me lo spinse dentro. Emanai un grido di piacere. Erano circa due mesi che non scopavo, da quando mi ero lasciata con il mio ragazzo. Il fatto che la mia migliore amica fosse lì a guardarmi mentre Andrea e Roberto abusavano a loro piacere del mio corpo mi faceva impazzire. Mentre Andrea me lo spingeva nella vagina tenendomi le gambe con le sue forti braccia Roberto assisteva alla scena masturbandosi. Si voltò quindi verso Eleonora; "Scusami, ma dobbiamo farlo..." - disse quasi a volersi fare perdonare per le scene a cui stava assistendo. "Non ti preoccupare...se l'è cercata più di quanto possiate immaginare.." - rispose lei sorridendo. Andrea tolse il suo cazzo da dentro di me e fu il turno di Roberto. L'ennesimo gemito di piacere uscì dalla mia bocca non appena la mia vagina fu penetrata. Chiusi gli occhi mentre il suo cazzo spingeva dentro di me e mi sentivo bene. Dopo avermi fottuto nella figa per almeno 5 minuti ininterrotti Roberto uscì dal mio corpo."In ginocchio, schiava!" - disse Andrea. Scesi dal divano e mi inginocchiai di fronte ai due ragazzi. "Girati!" - disse ancora Andrea. Mi girai, Andrea con una mano mi spinse facendomi sdraiare a pancia in giù sul divano; i due ragazzi ripresero a fottermi a turno la vagina."Lo voglio nel culo.." - sussurrai ansimando dopo una quindicina di minuti. Nessuno dei ragazzi riuscì a sentirmi così riprovai un'altra volta con un filo di voce in più; "Lo voglio nel culo.." - ripetei.Andrea tolse il suo cazzo da dentro di me e smise per un attimo di fottermi la figa."Come hai detto?" - mi disse."Mettetemelo nel culo.." - sussurrai ancora una volta."Da quando le schiavette danno gli ordini?" - ribatté Roberto."Già...da quando? - gli fece eco Andrea.Non era certo la prima volta che lo avrei preso nel culo. Marco, il mio ex ragazzo pretendeva di scoparmelo praticamente ogni sera. Diceva di averne bisogno per sfogarsi dopo una giornata di lavoro ed io non ho mai posto particolare resistenza. A parte le prime due o tre volte mi era sempre piaciuto anche se ogni tanto Marco perdeva il senso del limite fino a farmi veramente male."Cosa facciamo, la accontentiamo?" - disse Andrea rivolgendosi a Roberto."Non lo so...secondo me deve pregarci ancora un po'.." - ribatté Roberto."Mettetemelo nel culo...per favore miei padroni..." - ripetei un'altra volta guardando Roberto negli occhi mentre cercavo di fare lo sguardo più dolce e innocente che potessi spalancando i miei bellissimi occhi verdi come una bambina la mattina di Natale."Vieni qui" - disse Andrea e afferrandomi per la coda mi posizionò a pecorina sul bracciolo del divano con le braccia distese in avanti.Massaggiò delicatamente il buco del mio culo e ci sputò sopra. Non avevo bisogno di molta preparazione per il sesso anale. Il mio ragazzo me lo metteva sempre nel culo senza lubrificante fin dalle prime volte e dal dolore che provavo inizialmente sono passata ad amare il sesso anale più di ogni altra cosa; in questo momento tutto quello che volevo era un cazzo che mi sfondasse il culo o meglio ancora due, anche contemporaneamente.Andrea si sputò sulla mano destra e la passò per qualche istante sul suo cazzo, poi infilò con delicatezza il buco e lo spinse dentro. Cominciò a spingere avanti e indietro a ritmo sempre più sostenuto. Mi è sempre piaciuto il senso di impotenza che provo quando lo prendo nel culo, la sensazione di essere un pezzo di carne utile soltanto per soddisfare le voglie dei maschi. Mentre Andrea continuava a scoparmi il culo Roberto assisteva in piedi alla scena massaggiandosi il cazzo e preparandosi a sua volta a penetrarmi l'ano.Eleonora stava in piedi vicino al tavolo poco distante. Pensai nuovamente a come poterla coinvolgere in qualche modo ma avevo idea di come fare; i ragazzi ogni tanto le lanciavano qualche sguardo, immagino che si sarebbero scopati volentieri anche lei se solo avessero avuto un minimo di confidenza.Andrea tirò fuori il suo cazzo e mi diede un forte schiaffo sul culo."È tutta tua" - disse a Roberto mentre quest'ultimo si avvicinava per infilarmelo nel culo a sua volta.Roberto lo spinse delicatamente dentro facendomi gemere di nuovo. Mentre Roberto mi fotteva il culo Andrea si spostò dal lato della mia testa e mi accarezzava i capelli. Mi sollevò delicatamente il capo, avvicinò il cazzo e lo strofinò contro le mie labbra finché io non aprii la bocca e c'è lo infilo dentro. Un cazzo in bocca e uno nel culo, speravo che quel momento durasse per sempre.Quando Andrea me lo tolse di bocca andò a raccogliere da terra le manette che avevo consegnato ai miei padroni così come fa un cane con un bastone.Appena Roberto ebbe finito di incularmi Andrea mi trascinò per la coda giù dal divano sul pavimento fino al centro della stanza come fossi un sacco dell'immondizia."Eleonora vuoi avere l'onore di ammanettare questa troietta al tavolo?" - disse Andrea.Eleonora inginocchiandosi mi ammanettò per un polso alla gamba del tavolo. Andrea si mise in piedi con le gambe divaricate sopra la mia testa, i suoi coglioni penzolavano sopra il mio naso mentre io restavo inginocchiata per terra; Andrea mi spinse verso il basso a pecorina e me lo infilò nuovamente nella vagina, poi nel culo e poi ancora nella vagina, quindi lo tirò fuori e mi fece tornare in ginocchio tirandomi per la coda.I due ragazzi ripresero a masturbarsi a pochi centimetri dal mio viso, io guardavo i loro cazzi gonfi e pronti a esplodere su di me per sancire la mia definitiva umiliazione.Prima fu il turno di Andrea che decise di svuotare le palle sul mio viso. Tenevo gli occhi chiusi mentre i suoi schizzi mi colpivano su tutto il volto. Roberto preferì venire riempiendomi la bocca. Trovai piacere nel fatto che nessuno dei due mi avesse chiesto se mi desse fastidio o meno farmi sborrare in faccia o in bocca. L'avevano fatto e basta."Aspetta a ingoiare...tienila un po' in bocca" - mi intimò Roberto.Andrea mi slacciò l'elastico e si pulì il cazzo passandolo tra i miei capelli sciolti e arruffati. Scostò quindi una sedia dal tavolo e invitò Eleonora ad avvicinarsi con un cenno della mano."Vieni Eleonora, siediti un momento qui" - disse. Eleonora prese posto sulla sedia, era ancora scalza. Andrea riprese a parlare; "Francesca, ringrazia Eleonora per averti dato la possibilità di essere la nostra schiava stasera". Detto questo mi poggiò un piede sopra la testa e me la spinse verso il basso, verso i piedi di Eleonora.Lasciai cadere lo sperma fuori dalla mia bocca sulle dita dei piedi di Eleonora, li leccai e poi succhiai di nuovo lo sperma per averlo ancora nella mia bocca. Andrea e Roberto mi fissavano dall'alto, io alzai lo sguardo e aprii la bocca mostrando loro per un'ultima volta quanto fossi troia. La lingua si faceva spazio tra lo sperma, quindi chiusi la bocca e ingoiai."È stata proprio una bella partita" - esclamò Andrea. Andò verso il divano e si rimise i pantaloni."Visto cosa succede a essere milaniste?" - disse Roberto rivolgendosi ad Eleonora in tono scherzoso. Tornò quindi anche lui a rivestirsi.Io ero ancora ammanettata al tavolo ansimante e soddisfatta."La prossima volta se vince il Milan vi faccio scopare lei però" - dissi con quel poco di fiato che mi era rimasto e un sorriso sul volto."Ma stai zitta che non aspettavi altro!" - rispose Eleonora. Andrea e Roberto finirono di vestirsi e recuperarono i loro giubbotti dalla mia camera da letto."Bene...noi andiamo..." - disse Roberto. Si avvicinò a Eleonora e la salutò con un baciamano. La stessa cosa fece Andrea, poi si avvicinò a me."Con te ci vediamo domani" - disse, poi si inginocchiò e mi diede un bacio sulla guancia."Sempre se qualcuno ti libera" - aggiunse Roberto baciandomi anch'egli sulla guancia.I ragazzi fecero per uscire quando Andrea tornò indietro e si diresse per un momento verso la cucina. Aprì diverse mensole prima di trovare quello che cercava, una ciotola per i cereali che riempì d'acqua quindi tornò verso di me e me la appoggiò davanti."Per i croccantini ci pensi tu Eleonora?" - disse. La mia amica rise."Ci penso io non vi preoccupate" - esclamò sorridendo mentre con una mano mi accarezzava la testa."Bene...buonanotte ancora" - disse Andrea. I ragazzi uscirono e restai sola con Eleonora."Bevi, cagna" - disse in tono scherzoso spingendomi dolcemente la testa verso la scodella."Fanculo!" - risposi io ridendo. Per qualche secondo ci guardammo restando in silenzio mentre Io stavo ancora cercando di riprendere fiato. Mi sentivo un po' in colpa per qualche momento in cui Eleonora si era sentita in imbarazzo ma lei sorrise e disse che era contenta per me. Vedevo però nel suo sguardo qualcosa che non andava. Era gelosa. Gelosa di me. Sapevo di piacerle.Eleonora si inginocchiò e mi liberò i polsi dalle manette."Vieni qui..." - sussurrai. Eleonora si avvicinò a me, le slacciai la cintura, le abbassai prima i pantaloni quindi le mutandine. Mentre gliele sfilavo mi accorsi di quanto fossero umide...evidentemente Eleonora si era bagnata molto assistendo alla mia sottomissione. Le mutandine caddero a terra, la sua figa era a pochi centimetri dal mio volto. Eleonora si piegò sulle ginocchia e mi diede un bacio in bocca, poi mi diede qualche leccata sul viso pulendolo dagli schizzi di sperma di Andrea. Quando si alzò in piedi avvicinai il naso alla sua vagina ed inspirai profondamente. Appoggiai delicatamente la lingua sulle sue labbra e cominciai a leccargliela. Tutto intorno un silenzio assoluto, solo il rumore della mia lingua a contatto con la sua figa e il suo leggero ansimare. Passarono almeno 10 minuti prima che riuscissi a staccare la lingua dalla sua vagina. Eleonora si inginocchiò e mi diede un altro bacio. Il suo bacio era un misto tra il sapore della sua saliva e quello dello sperma di Andrea. Era il bacio più eccitante che avessi mai ricevuto."Ti va di restare a dormire?" - le dissi."Ma certo" - rispose lei.Capitava spesso che Eleonora rimanesse a dormire da me, tenevo addirittura un suo pigiama nell'armadio."Ok...vai pure a metterti il pigiama...io ho bisogno di andare in bagno a darmi una rinfrescata..." - dissi."Eh si vede...sei distrutta!" - disse lei ridendo.Andai in bagno e mi guardai allo specchio. Eleonora aveva ragione, se non ero distrutta poco ci mancava...Il trucco era sbavato e sotto gli occhi cominciavano a comparire delle evidenti borse. Ma ne era valsa la pena, senza dubbio. Mi diedi una sciacquata al viso, al culo e alla patatina e tornai in camera. Eleonora era già pronta ad andare a dormire con il suo pigiamino con i coniglietti rosa seduta all'angolo del letto.Mi spogliai, la vedevo con la coda dell'occhio guardarmi mentre fingeva di sistemarsi i capelli.Mi guardava le tette, la figa, le gambe...le piaceva tutto di me."Sono gentili i tuoi colleghi...hai visto come mi hanno baciato la mano prima di uscire?" - disse."È stato solo un gesto per farti capire che la prossima volta scopano anche te Ele...". - dissi io. Ridemmo.Mi infilai velocemente il pigiama e ci infilammo sotto le coperte, spensi la luce e la abbracciai. Pochi secondi dopo mi tolsi i pantaloni, li gettai per terra in un angolo e rimasi a gambe scoperte. I nostri piedi si strusciavano riscaldandoci l'un l'altra.Sprofondai sotto le coperte e avvicinai la testa alle sue gambe.Avevo ancora voglia di leccarle la figa.
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1 mese fa
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Il Sapore Del Corpo Del Mio Miglior Amico…
lAvevamo poco meno di trent’anni Carlo e io. Eravamo amici già da sette/otto e, per un periodo, abbiamo avuto anche due fidanzate che tra di loro erano amiche. Tra lui e me c’era la classica amicizia maschile e complice e quindi spesso ci fermavamo a commentare tette e culi che ci giravano intorno. Tutto era nella norma fin quando non iniziammo a parlare di trasgressione e di quale esperienza ci sarebbe reciprocamente piaciuta provare. Tengo a precisare che era il 1996 e quindi la nostra consapevolezza non era facilitata dall’uso di chat, siti e motori di ricerca come accade oggi. Il sesso era ancora un argomento “artigianale e non industrializzato” come capita oggi nell’era del web. Ma ci fu qualcosa che cambiò il corso dell’amicizia tra me e Carlo. Durante le nostre uscite senza donne ci piaceva girare per luoghi dove di solito si concentrava la prostituzione. In particolare Carlo era molto incuriosito dai trans, per lui queste creature erano un grande stimolo mentale. In verità entrambi, nella nostra ingenuità, credevamo che i maschi li cercassero perché erano più bravi soprattutto nei rapporti orali. Era più di una leggenda, infatti, il fatto che una bocca maschile fosse più capace di una femminile nel gestire un membro turgido. Però, con il tempo, ma soprattutto grazie alle prime recensioni che giravano in rete, capimmo che gli uomini andavano con i trans soprattutto per farsi montare e non per essere attivi. Da lì iniziammo a chiederci cosa si potesse provare a toccare e succhiare un membro, visto che al massimo lo avevamo fatto con un clitoride. I nostri giri di sera si incrementarono … volevamo trovare il coraggio di fermarci e ingaggiare una di queste creature. Quando ci sentivamo iniziavano le prime fantasie sul coraggio di prenderlo, toccarlo, assaggiarlo. Ma non era facile, eravamo in pieno clima di terrore per l’AIDS e non era certo semplice imbarcarsi in un’avventura del genere. Proprio noi che eravamo fissati con l’igiene. Ma come sopire questi bollori? Una sera decidemmo di vederci per poi uscire. Lui mi raggiunse a casa, io avevo da poco acquistato una macchina del caffè a cialde e gli proposi di fare da cavia …. Mentre mi avviavo per prepararlo lo incrociai di fronte e ci ritrovammo viso contro viso. Carlo ebbe uno slancio e mi baciò in bocca all’improvviso! Non si capì più nulla, iniziammo a baciarci con una voluttuosità senza precedenti. Le nostre lingue impazzirono ed erano entrambe forti e resistenti nel “contendersi”. Ad un certo punto lui mi spinse sul divano che era dietro la mia schiena e io ci caddi sopra seduto. Carlo restò in piedi e si pose davanti al mio viso, con decisione si sbottonò i pantaloni abbassandoli violentemente insieme agli slip. Sotto scattò un membro duro e sobbalzante contornato da dei gioielli gonfi e pelosi. Lo prese in mano, lo scappellò e me lo ficcò di scatto in bocca. Non ci potevo pensare: stavo assaggiando il cazzo del mio migliore amico! Però mi piaceva era una sensazione nuova, unica. Iniziai a succhiarlo con avidità e lussuria. Ad un certo punto mi alzai e invertimmo i ruoli. Ora era lui davanti a me che me lo succhiava con bramosia e, dopo avermelo tirato fuori dalle mutande, decidemmo di stenderci sul letto e metterci comodi. Ognuno avrà la sua parte e così iniziammo un 69 mitico, io sotto e lui sopra. Posizione classica. Le sue palle premevano sul mio viso mentre io cercavo di non affogarmi con il suo membro in bocca e così lo lasciai scivolare su un lato. Nel frattempo lui si scatenava ad andare su e giù con la testa sul mio arnese, ormai di ferro. Non riuscii a trattenermi più e gli riempii la bocca di sperma caldo e burroso. Ingoiò tutto! A quel punto anche io accelerai con il suo cazzo e dopo pochi minuti sentii un primo schizzo verso la gola e un secondo direttamente sulla lingua…. Non ingoiai, lo trattenni in bocca ma restai ancora un po’ così. Quando ci alzammo andai in bagno a lavarmi dai residui del suo seme. L’imbarazzo e l’emozione si rincorrevano ma ad entrambi era piaciuto…molto! Dopo circa venticinque anni lo ricordo ancora e farei di tutto per riprovare quelle sensazioni. Chissà se ci sarà mai qualcuno capace di coinvolgermi così e anche di più …
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1 mese fa
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Un amplesso senza corpo
Il mio studio di registrazione, di notte, è un posto diverso.Di giorno è tecnica, livelli, cavi, errori da correggere. Ma la sera… la sera diventa uno spazio sospeso. Le luci calde, il silenzio ovattato, i suoni che sembrano galleggiare nell’aria anche quando tutto è spento.Quella sera stavo sistemando una traccia, senza davvero ascoltarla, quando sentii la porta aprirsi piano.Non serviva girarmi per sapere che era lei.La mia donna.“Sei sempre qui a nasconderti?” disse, con quel tono leggero che sembrava innocente ma non lo era mai davvero.Mi voltai.E per un attimo dimenticai cosa stessi facendo.La parrucca bionda le cadeva sulle spalle con una precisione quasi irreale. Le calze autoreggenti azzurre spezzavano la penombra con un colore delicato ma impossibile da ignorare. Non era solo come appariva… era il modo in cui abitava quel corpo, quella sicurezza fluida, come se ogni suo gesto fosse già deciso prima ancora di accadere.La luce: quell’arancione che illuminava la tua pelle rendendola ancora più liscia e attraente.“Non mi aspettavi?” chiese.“Non così,” risposi.Lei sorrise appena, poi entrò del tutto, chiudendo la porta dietro di sé con un clic morbido che sembrò segnare un confine. Fuori il mondo. Dentro… qualcos’altro.Appoggiò una borsa sul divano, senza fretta, come se avesse tutto il tempo del mondo. Io invece sentivo il tempo accelerare il mio cuore cominciavo a sentirlo battere forte.“Stasera lavoriamo… o giochiamo?” disse, guardando le luci della console.Non risposi subito.Lei si avvicinò.“Lo sai che non devi sempre decidere tu,” aggiunse piano.E in quel momento capii che non avrei deciso niente.Fu lei a prendere il controllo, ma non in modo brusco. Era una guida, non un’imposizione. Una direzione che mi invitava a seguire, più che a cedere.Aprì la borsa e tirò fuori una parrucca chiara, quasi bianca.“La metti,” disse semplicemente.Non era una domanda.Esitai solo un secondo. Poi annuii con un sorriso leggero misto a malizia.Si avvicinò, sollevò le mani e iniziò a sistemarla su di me. Le sue dita sfioravano la mia fronte, le tempie, la nuca… ogni contatto durava appena abbastanza da essere percepito, ma non abbastanza da essere ignorato.“Così,” sussurrò. “Adesso ci siamo.”Mi guardò come se mi stesse vedendo per la prima volta.Io invece non sapevo più bene chi stessi guardando, una visione?“E le calze?” disse.Deglutii.Annuii ancora.Quando le indossai, sentii qualcosa cambiare. Non fuori… dentro. Una specie di esposizione, ma anche di libertà. Come se stessi lasciando cadere una versione di me per indossarne una più fragile, più vera.Lei fece un passo indietro, osservandomi.“Sai qual è la differenza tra noi due, qui?” chiese.Scossi la testa.“Che io non ho paura di guardarti,” disse.E lo faceva davvero. Senza fretta, senza giudizio. Solo presenza.Accese una musica lenta e profonda . Le basse frequenze riempirono la stanza, vibrando appena sotto i piedi.“Muoviti,” disse.“Come?”“Come senti.”All’inizio era imbarazzo. Poi, lentamente, qualcosa si sciolse. I movimenti diventarono meno pensati, più istintivi. Lei si avvicinò, si muoveva attorno a me, non per guidarmi direttamente… ma per influenzarmi,come una corrente invisibile.Ogni tanto mi sfiorava. Un braccio, una spalla, la schiena.Piccoli contatti, ma carichi di significato.“Vedi?” disse piano. “Non è questione di essere uno o l’altro.”Si fermò davanti a me.“È questione di permettersi di essere.”Il suo sguardo era intenso, ma non duro. Dominante, sì… ma con una dolcezza sottile, come se stesse proteggendo quello spazio tanto quanto lo stava creando.mi sentivo a casa ma una casa non fatta di muri ma di cuore.“Ti fidi?” chiese.Questa volta non esitai.“Sì.”Lei sorrise.E in quel sorriso c’era tutto: il gioco, il rischio, la complicità.La musica continuava a scorrere. Il mondo fuori non esisteva più.E dentro quello studio, tra luci soffuse e suoni bassi, non eravamo più le persone di sempre.Eravamo qualcosa di più libero. Più vero. Più pericolosamente vicino a ciò che, forse, avevamo sempre evitato di essere.La musica cambiò quasi senza che me ne accorgessi.Non fu lei a toccare la console. O forse sì, ma in quel momento mi sembrò che fosse la stanza stessa a respirare con noi. Le frequenze basse si fecero più avvolgenti, come un battito condiviso.Io ero lì, con quella parrucca chiara, le calze bianche che mi facevano sentire scoperto e stranamente centrato, mentre lei mi osservava come se stesse leggendo qualcosa sotto la superficie.“Adesso smetti di muoverti,” disse piano.Obbedii.Il silenzio tra una nota e l’altra si allargò.Lei fece un passo avanti.Poi un altro.Fino a essere a pochi centimetri da me.“Non devi fare nulla,” sussurrò. “Solo restare.”Restare.Per me essere fermo era la cosa più difficile.Perché restare significava sentire tutto: il battito accelerato, il respiro che cercava un ritmo, quella tensione sottile che non aveva più nulla di fisico e tutto di mentale.Mi sollevò una mano e la portò vicino al mio viso, senza toccarmi.“Qui,” disse, indicando la fronte. “È qui che succede davvero.”Chiusi gli occhi.Non so perché. Forse perché il suo sguardo era troppo magneticoO forse perché stava succedendo qualcosa che non aveva bisogno di essere visto.“Segui il mio respiro,” disse.Inspirò lentamente.Io feci lo stesso.All’inizio era imitazione. Poi, piano, divenne sincronizzazione.Inspirare. Espirare.Ancora.E ancora.Le differenze si ridussero fino quasi a sparire.“Adesso non pensare a me,” continuò. “Pensati… dentro di me.”Le sue parole scivolarono in un punto della mente dove non avevo difese.Era assurdo. Eppure funzionava.La immaginai. Non davanti a me… ma come se fosse nella mia testa. I suoi movimenti, il suo modo di osservare, quella sicurezza morbida.E poi successe qualcosa di strano.Non ero più sicuro di dove finissi io e dove iniziasse lei.“Lo senti?” sussurrò.Sì.Non era un contatto. Non era un gesto.Era un allineamento.Come se due pensieri separati avessero trovato la stessa forma, lo stesso ritmo, lo stesso spazio.La musica sparì.O forse eravamo noi ad averla superata.Il tempo si dilatò.Ogni sensazione diventò più nitida e più distante allo stesso tempo.“Non serve il corpo,” disse, quasi impercettibile. “Il corpo arriva dopo. Qui… è già tutto.”E in quel momento lo capii.Quella tensione, quell’attesa, quel gioco di ruoli—dominante, sottomesso—non erano che strumenti per arrivare lì. A quel punto preciso in cui non c’era più controllo da esercitare né da cedere.Solo connessione.Pura, diretta, inevitabile.Aprii gli occhi.Lei era lì.Ma non era più solo “lì”.Era anche dentro quel flusso che stavamo condividendo.“Adesso sì,” disse, con un filo di voce.Non aggiunse altro.Non ce n’era bisogno.Perché quello che stava succedendo non aveva più bisogno di parole, né di movimenti.Era completo così.Un amplesso senza corpo.Un punto in cui due identità si sfiorano così a fondo da confondersi, senza perdersi davvero.E quando, lentamente, il suono tornò, e con lui il peso della realtà…rimase quella sensazione.Non di aver fatto qualcosa.Ma di essere stati, per un attimo, la stessa cosa.Un solo spirito, una sola anima e poi…..Se queste parole hanno fatto vibrare qualcosa in te, sappi che ogni storia ha bisogno di un finale... o di un nuovo inizio. Se sei una donna che sa andare oltre la superficie, la mia voce ti aspetta.Scrivimi! Roby
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1 mese fa
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Riluco di lei.
Quando lei appare sulla soglia, l’aria cambia consistenza, sembra farsi più densa, come una bruma che si raccoglie attorno a una figura che non vuole essere trattenuta. La sua postura ricorda il profilo di un’antico lituus, quello che serviva a scrutare i presagi nel cielo. Ogni suo movimento è un auspicio, un piccolo moto cosmico che riorganizza la stanza. La luce le scivola addosso come un drappo di canapa lunare, e il suo volto, quando si volge verso di me, ha la stessa calma delle statue votive ritrovate nei fondali marini, un enigma che il tempo non ha saputo consumare. Non sorride, si schiude, come fanno certe corolle notturne che si aprono solo quando nessuno le osserva davvero. Rimane lì, immobile eppure in viaggio, come una costellazione che ha dimenticato la propria orbita. E io, nel vederla, comprendo che ogni storia inizia così, con un’apparizione che non chiede permesso, con un istante che si posa sul mondo come un sigillo. Le sue gambe si sfiorano appena, come due filamenti di un astrolabio che cercano l’allineamento perfetto prima di indicare una direzione. Non è un gesto di pudore né di sfida, è un modo di abitare lo spazio, di delimitare un centro invisibile che solo lei conosce. C’è un ritmo in quella postura, un’oscillazione minima, simile al battito di certe farfalle notturne che si posano e ripartono senza mai decidersi davvero. Il suo busto, raccolto in un intreccio quieto, ha una compostezza elegante. Le braccia, incrociate con naturalezza, sembrano custodire un lume interiore, una brace che non si mostra ma che illumina comunque i contorni. E sopra, le curve dei suoi seni portano la stessa grazia delle anfore mediterranee che conservano aromi lontani, frutti maturi, resine calde, spezie portate da navi che non esistono più, linee morbide, nette, che trattengono un’energia ancora in divenire. I suoi capezzoli rigidi sono dolci torture. Le sue areole, nella luce, assumono una tonalità che ricordano certi impasti di cacao e nocciola lavorati a freddo dai maestri cioccolatieri, venature morbide, sfumature calde, una dolcezza che non è sapore ma memoria. Non c’è tentazione, solo immaginazione, il modo in cui la mente associa colori, consistenze, ricordi e promesse di conforto. Lei rimane lì, sospesa tra il rivelarsi e il trattenersi, come una delicatezza preziosa che non si tocca ma si contempla. Un mistero che non chiede di essere risolto, ma solo attraversato con lo sguardo. Sei radiosa. Fra le sue gambe c’è qualcosa che non si lascia definire, una lieve prominenza, come il rigonfiarsi di una vela quando il vento la sceglie. Lì, proprio lì, un piccolo avvallamento sembra custodire un arcano, un punto d’ombra che ricorda gli occhielli delle conchiglie raccolte sulle spiagge dopo le mareggiate. È un corpo che non ostenta, ma contiene una promessa di viaggio, un richiamo di terre tropicali che non ho mai visto ma che riconosco come se le avessi respirate in un’altra vita. Quando lei si offre alla mia presenza, non è un gesto fisico è un’apertura del tempo. Una disponibilità silenziosa, come quando una porta socchiusa lascia intravedere un giardino interno che nessuno ha mai calpestato. C’è un’intensità che non ha bisogno di essere nominata, un calore che non cerca conferme. Sei magnetica. Lo penso senza dirlo, perché certe parole, se pronunciate, rischiano di spezzare l’incanto. Rimangono sospese nell’aria, come polvere dorata che si posa solo dove vuole. Si sei magnetica. C’è un momento in cui il suo volto si inclina e qualcosa, appena percettibile, si schiude come il margine di un petalo che avverte l’arrivo dell’alba. Non è un sorriso, non è un respiro è un movimento che ricorda il modo in cui certe gemme di quarzo si fendono alla luce, lasciando intravedere una vena interna che nessuno aveva notato prima. Le sue cosce, vicine come due lembi di un sipario antico, custodiscono un chiarore che non si mostra mai del tutto. È un gioco di soglie, un alternarsi di ombra e bagliore, simile alle fenditure delle stalattiti quando l’acqua filtra e crea riflessi che sembrano provenire da un altro mondo. Non c’è rivelazione, solo un’oscillazione che trattiene il mistero. Il suo volto si contrae con un mio gesto lieve, quasi un fremito di concentrazione, e i suoi occhi brillano come schegge di alabastro immerse in una sorgente. È un lampo breve, un bagliore che non appartiene alla tensione dell’istante. Il mio movimento circolare con le dita, invisibile, una spirale lenta, simile al moto delle galassie giovani quando ancora non hanno deciso la propria forma. Un’energia che non tocca il corpo ma lo attraversa, come un richiamo che risale dalle profondità. Sei magnetica. La parola ritorna, ma dentro di me cambia consistenza, diventa un sigillo, un marchio di luce che si posa su ciò che non può essere spiegato. Lei chiude gli occhi, e il mondo attorno sembra arretrare di un passo. Il suo respiro cambia ritmo, come se un vento sotterraneo avesse trovato un varco per emergere. Le sue dita si serrano attorno sulla mia spalla con la stessa forza con cui le radici trattengono la terra durante un temporale improvviso. Un tremito la attraversa, non del corpo ma dell’anima, come un’onda che risale da profondità che non hanno nome. Sei bellissima. La sua voce, quando affiora, non è un lamento è un sibilo, simile ai richiami delle sacerdotesse che un tempo invocavano la pioggia sulle terrazze dei templi. Le sue labbra cercano le mie, e il contatto diventa un sigillo, un patto silenzioso. Le nostre lingue non si intrecciano, danzano, come due nastri di seta mossi da un tiepido libeccio, una coreografia che ricorda le cerimonie orientali in cui ogni gesto è un presagio. Il suo corpo si lascia andare, non per abbandono ma per fiducia. Si distende come una pergamena che finalmente può essere letta alla luce giusta. La mia bocca sfiora la sua pelle con la cautela degli scribi che tracciano i primi segni su un foglio grezzo, lasciando ombre e chiaroscuri che sembrano nati dal carbone e dalla notte. Le sue forme si trasformano in paesaggi, il suo seno diventa una collina al crepuscolo, il suo ventre un altopiano caldo, il suo centro un vortice di ombra, simile ai pozzi artesiani da cui sgorga l’acqua più pura. Non c’è contatto solo percezione, un richiamo magnetico, che guida il mio volto come una bussola antica che segue la linea del meridiano. E in quel punto, dove la luce non arriva, nasce un movimento invisibile, una spirale che sembra risucchiare ogni pensiero superfluo. Non è piacere, è trance, è culto, è l’invenzione di un linguaggio che esiste solo tra noi due. Sei bellissima. Inclina il capo e lascia scivolare la complicità dagli occhi, come fanno certe figure dipinte nei manoscritti miniati, custodi di enigmi che si rivelano solo a chi sa leggerli. Il suo passo, lieve e deciso, mi invita a seguirla tra i rami penduli del suo glicine, dove l’aria ha il colore delle promesse non dette e le foglie della passione ardono di rossi che sembrano colati da un crogiolo alchemico. E io, per lei, divento un’altra creatura questa notte. Prostrato davanti a lei, la punta della mia lingua sfiora la sua corolla, con la lentezza di un pennello che prepara un colore, profondo come un tramonto equatoriale. Mi posa sulle sue labbra come un voto, un gesto che non seduce, ma consacra. Tutto attorno a lei respira. I suoi umori formano un tappeto che sembra un mosaico di un tempio perduto, e ogni stilla produce un fruscio simile al sussurro di stoffe preziose. S’inarca appena, e la sua figura, avvolta da quelle sfumature incandescenti, assume la grazia di un’ancella che mi guida attraverso un labirinto di profumi. Il mio volto, ormai segnato dal suo odore, diventa una maschera votiva, pronta ad entrare nella scena che lei ha aperto. In quell’istante, mentre la mia lingua muove i grappoli di glicine come lampade sospese, capisco che la notte non ci chiede di agire, ma di interpretare. Per accendere ciò che vibra sotto la sua pelle, mi preparo ad accogliere la sua più intima essenza. Mi osserva dall’alto, nei suoi occhi si accende un chiarore che sembra provenire dalla più luminosa alba. Il mio volto, ancora intriso di gocce sottili, brilla come una pietra levigata dalla pioggia. L’umidità scivola lungo il mio mento in rivoli minuscoli, simili a filamenti di vetro fuso che catturano ogni bagliore. Non è acqua, è un velo sacro, un sigillo. L’anelito che indosso scende con la lentezza di un sipario rituale, rivelando non la carne, ma la complicità. La luce delle candele si riflette sul mio viso, creando ombre che sembrano ideogrammi in movimento. M’inoltro dentro di lei con tocchi lenti. La mia lingua, una creatura serpentina color corallo, si anima ad ogni suo respiro, come se custodisse una folata millenaria. Le mani, sollevate fino ai suoi seni, disegnano traiettorie lente, elargendo aromi di resine e spezie che saturano lo spazio di un calore primordiale. Il suo corpo animato di tremolii di fiammelle, diventa un glifo vivente, un presagio, un’invocazione, un frammento di leggenda. E quando lei si arrende a me, sento che l’alchimia è compiuta. Il suo volto si illumina come se un’onda segreta la attraversasse dall’interno. Un fremito le percorre la sua pelle, sottile come il passaggio di una cometa dietro una nube. Le labbra si socchiudono in un respiro che sembra un canto trattenuto, un’eco che vibra nel petto prima di uscire. Gli occhi, chiusi appena, custodiscono un bagliore che non appartiene alla luce ma all’emozione che la invade. E in quell’istante, il suo piacere diventa un’aurora, silenziosa, inevitabile, assoluta. Non sono più l uomo che ero un istante fa, sono un’apparizione, un segno, una figura nata dalla notte. E in questa forma nuova, in questa luce che non appartiene a nessuno, riluco di lei.
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1 mese fa
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Nerea sul treno.....
Erano passati solo 30` da quando il treno aveva lasciato la stazione. Nerea, vestita con camicia, gonna, collant e scarpe con tacco, stava andando a Milano ed era gia annoiata. Il compagno di lavoro che doveva accompagnarla, non stava bene ed era rimasto a Firenze. Il posto davanti a lei era vuoto.Con i suoi occhioni azzurri, guardava passare i meravigliosi Appennini, interrotti dalle gallerie.A Bologna, unica fermata, salí un bel po di gente.Un ragazzo di colore, 1,90, corpo scultureo, chiede gentilmente se puó sedersi fronte a lei.Nerea annuisce e si rimette gli occhiali da sole.Troia com é, comincia a chiedersi le dimensioni del cazzo che avrá.Ormai con la fighetta umida, divora il ragazzo con gli occhi.Accavalla le gambe e comincia a stringerle. Vorrebbe toccarsi ma non puó. L idea di vedere quel cazzo nero, di sentirlo dentro e vederlo schizzare, la manda in paradiso.S afferra con la mano sinistra al tavolinetto che li separa, con un colpetto...giusto che il ragazzo tolga lo sguardo dal portatile. La vede con le gote rosse.Nerea si toglie gli occhiali e lo guarda dritto agli occhi.Con un piede le sfiora la gamba. Lui sorride e si appoggia al seggiolino.Nerea ora apre un po le gambe, ha la figa fradicia, chiede solo d essere toccata per esplodere.Lui si alza in piedi con ls scusa di dover prendere qualcosa. In realtá, si sistema il cazzo.Nerea lo vede. Dev essere enorme.Il cuore le batte a duemila, i capezzolini delle sue tettine sono turgidi.Si alza e va in bagno. Deve toccarsi. É eccitatissima.Mentre aspetta il suo turno, un riflesso dietro la lascia senza parole: il ragazzo nero é dietro di lei.Le sorride e con la scusa di far passare una signora, s appoggia a Nerea, facendo in modo che possa sentire il suo cazzo.Finalmente Nerea entra in bagno, vuol chiudere la porta, ma una mano glielo impedisce. Il ragazzo la guarda dallo specchio...Nerea s alza la gonnella e senza pensarci molto, comincia a masturbarsi mettendosi due dita nells figa (che assomiglia ad uns spugna gonfia d acqua), mentre con l altra mano, friziona con velocitá il clitoride. Un minuto, ed un violento orgasmo la percorre, accompagnato da un getto di squirt che bagna il pavimento.Il ragazzo la guarda, lei si rimette un po a posto ed esce ma rimane li.Il ragazzo entea e si tira fuori l uccello. É enorme. Nerea lo guarda, si guarda intorno per vedere che non arrivi nessuno, ed allunga la mano e sorridendole, comincia a segarlo.Anche lui non tarda.Un copioso schizzo di sborra, riempe tutto. Nerea ha la mano piena.Lui si mette l arnese dentro e lei ne approfitta per rientrare al bagno e lavarsi le mani.Ancora con le gambe tremanti torna al suo posto, giusto il tempo per sentire l altavoce annunciare "Stazione Milano centrale".Sta fantasticando di scendere e conoscere quel ragazzone nero. Ma lui, non si alza, continua il viaggio.Nerea, scrive il suo numero su un pezzo carta e glielo mette sul computer. Lo saluta senza guardarlo e scende.Una riunione di lavoro l aspetta.
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2 mesi fa
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L'ultima canzone per la mia principessa
Io e la mia Principessa siamo lontani. Lei è una donna straordinaria. L'ho conosciuta in chat e ci siamo sentiti per diverso tempo; non è una donna di molte parole, ma ogni cosa che scrive è pesata, riflessiva. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è molto riservata.Siamo stati molto tempo a conversare da amici, insomma. Poi, però, non so cosa mi sia successo: era da oltre vent'anni che non mi capitava. La Principessa è entrata nei miei pensieri. Che cosa hai fatto?, mi chiedevo. Quella bellezza mista a mistero, quella carica erotica che traspariva non solo dalle foto... ma non è solo quello. Io sono una persona dalla sensibilità altissima e la percepisco: un ponte astrale tra me e lei. Ha paura, non vuole ammetterlo, ma sa che persone come me se ne incontrano ben poche nella vita.La Principessa, dopo anni di sterilità artistica, mi ha smosso l’anima: ho ricominciato a scrivere canzoni. Sono canzoni d’amore, un misto di dolcezza, spirito ed eros. A lei le cose volgari non piacciono; lei cerca l'eleganza. Mi ha trasformato in un vulcano di idee. E poi la telepatia: non abbiamo bisogno di parole. La Principessa è una farfalla che mi svolazza intorno quando è birichina; è il suo lato più giocoso. Siamo distanti in queste sere, ma la penso intensamente. Le immagini corrono dalla tenerezza di un bacio, abbracciati come due adolescenti, a visioni di passione sfrenata che ci consuma entrambi, tra la sua bellezza e la mia fantasia. Una complicità assoluta.La tensione aumentava, ogni chat si faceva più intensa. Le mandai un racconto con la mia voce e il mio spirito di seduzione scese su di lei. Diceva di non volerlo più ascoltare, ma quelle parole le risuonavano dentro. Io lo sapevo. Lei si manteneva "distaccata", ma qualcosa stava cambiando. Non voleva ammetterlo, ma il suo pensiero era per il suo "Maestro". Si rendeva conto, piano piano, che gli altri uomini della chat erano solo "rumore". “Ciao bella, come stai?”, immagini intime spedite senza grazia, “Ehiii”... solo rumore. Il Maestro, invece, era colui nel quale vedeva un uomo realmente innamorato.Le tornava in mente quando lui le chiese: «Qual è il tuo uomo ideale?». La Principessa, con la sua mente sveglia, rispose: «Bello dentro e carino fuori». Si rendeva conto di aver trovato, forse, l’uomo che aveva sognato. Forse l’aspetto non era il massimo, o forse sì; quando si conosce una persona in profondità, certi difetti finiscono per sfumare.Passarono i giorni e lui le chiese di sentirsi al telefono. Lei voleva evitare: aveva una grande paura perché, da donna che ama i figli sopra ogni cosa, non voleva creare problemi in famiglia. Roby non era il tipo da "una scopata e via"... Roby era Roby. Passarono i giorni, lei era combattuta e iniziò a essere nervosa in famiglia. Non sapeva cosa fare. Nel frattempo, Roby continuava a darle molto amore, dimostrandole che poteva fidarsi. Sapeva che lui, per il grande sentimento che provava, non le avrebbe mai fatto del male. Roby era pronto a tutto pur di amarla.Alla fine, la Principessa scelse di fidarsi. Roby non chiamava mai per primo per rispetto, ma lei, come una farfalla, volava da lui e si sentivano tutti i giorni. Finché un bel giorno Roby disse: «Con l'aereo, in un'ora sono da te».Roby doveva affrontare una situazione difficile: una madre molto anziana e una moglie con importanti problemi psichici, con la quale non aveva intimità da anni. Non ce la faceva più. Aveva sempre avuto una carica sessuale non indifferente e non avere rapporti lo faceva impazzire. E poi c’era lei... la Principessa. Quando lei seppe che Roby sarebbe venuto, ebbe un sussulto. Sapeva che quei mesi in chat stavano per trasformarsi in un incendio.Si misero d’accordo per i giorni in cui potevano essere più liberi entrambi. Il cielo li aiutò con una serie di combinazioni: si ritrovarono liberi per una mattina e un pomeriggio. Lui aveva preso un albergo e un'auto a noleggio. Si incontrarono in un bar sulla spiaggia; entrambi amavano il mare e il sole. Lui si presentò con un bel vestito bianco e una camicia azzurra; lei indossava una camicetta, una gonna azzurra con calze a rete coordinate e dei tacchi bellissimi. I loro profumi si completavano a vicenda.«Ciao Principessa.»«Ciao Roby.»Poi il silenzio. Erano come bloccati, gli sguardi si incrociavano e sembrava che gli occhi annegassero l’uno nell’altro. Desiderio e passione erano gli unici pensieri di quei due amanti.«Cosa prendi da bere, Principessa?»«Roby, prendo una crema caffè. Tu?»«Anche io.»L’aria era esplosiva. Parlavano, ma era solo un rito di circostanza. Lui faceva domande, lei rispondeva, ma faceva tutto parte del rituale. All'improvviso, calò il silenzio...Roby non resistette più. Allungò la mano sul tavolo e sfiorò appena le dita della Principessa; quel contatto fu come una scossa elettrica che percorse la schiena di entrambi. In quel momento, Roby e la Principessa si guardarono con un'intensità fortissima: nei loro occhi c’era tutto. Gli occhi azzurri di lei emanavano una luce potente, seduttiva, dominante; gli occhi marroni scuri di lui ricevevano quell'intensità, rispondendo con una dolcezza e una sottomissione disarmanti.Dopo quel silenzio, lui le disse sottovoce: «Amore».Lei, forse per abbassare la temperatura emotiva, accennò una risata. Rideva perché era felice! Roby sapeva che la sua Principessa era giocherellona: poteva essere l’amante perfetta nell’eros, ma anche una donna dolcissima. E allora anche Roby si mise a ridere.Si alzarono dal tavolo del bar e, uscendo, Roby le disse: «Mi ricordo quando in chat mi dicevi di essere dolce... lo sei davvero». Poi si fermò mentre camminavano e aggiunse: «Ho notato che indossi una cavigliera molto fine, che gusto! Un filo dorato con piccole pietre luccicanti».Lei gli rispose: «Roby, l’ho messa pensando a te».All’improvviso Roby l'abbracciò. Fu un abbraccio forte, intenso; le loro aure sembrarono fondersi. Un senso di protezione e sicurezza scese sulla Principessa: sapeva che quell’uomo venuto da lontano, che forse non vantava una bellezza canonica, possedeva qualcosa dentro che nessun altro uomo, in tutta la sua vita, le aveva mai fatto sperimentare. Sapeva di poter contare su di lui, che non l’avrebbe mai giudicata e che avrebbe sempre ricevuto rispetto, ammirazione e, soprattutto, un amore capace di spaziare dall’eros all’agape. Lui si sarebbe donato interamente a lei.«Sai», le disse Roby, «devo dirti un segreto: ho sempre sognato una donna con le tue caratteristiche, ma non l’avevo mai incontrata. E dire che ho avuto donne molto belle al mio fianco... ma tu, Principessa, tu sei diversa. Mi hai colpito nell’anima e nell’eros. E quella piccola cavigliera...»La Principessa si era persa nelle sue parole: «Non mi era mai successo che un uomo scrivesse per me canzoni e racconti, e che mi desiderasse non solo nel corpo — di quelli ho la fila — ma nell’anima. Tu, Roby, sei riuscito davvero a farmi sentire una Principessa!»«Perché lo sei», replicò lui.Davanti al mare blu, con il cielo a fare da testimone, Roby scelse una delle tante canzoni che aveva scritto per lei. Il titolo era Pensami. Il ritornello recitava:Pensami con tutta la tua anima,pensami tanto intensamente,pensami, solo pensami.Roby le toccò i fianchi per stringerla ancora più a sé. Lentamente, con lo sguardo perso l'uno nell’altra, si avvicinarono finché i respiri non furono sincronizzati, all'unisono. Chiusero entrambi gli occhi. Le labbra si sfioravano, il respiro si faceva affannoso, si cercavano. A quel punto avvenne la scintilla: un salto nell’universo. Un bacio che li proiettò oltre ogni limite, talmente forte e appassionato da far sgorgare lacrime di gioia e incredulità. Sembrava impossibile che fosse vero. Non riuscivano più a separarsi; in quel bacio il tempo si era fermato. Lui la teneva per le braccia e poi, con la tenerezza di un bambino, le fece una carezza e sussurrò: «Sara... sei davvero la mia Principessa».Sara rimase senza parole; era come ubriaca di emozioni. Aveva dimenticato tutto: i problemi, gli impegni, le preoccupazioni. Ora esisteva solo la magia. Roby riprese a baciarla con una tenerezza da adolescente, sfiorandola qua e là con la delicatezza che si usa per scartare un regalo prezioso. A lei piaceva sentirsi così desiderata.Dalle carezze delicate, la mano di Roby si spostò con estrema dolcezza verso il seno di lei. Roby aveva mani bellissime — mani da pianista, come gli dicevano spesso. Quando la toccò, Sara mormorò: «Roby, ti voglio».Lui le rispose: «È giunto il tempo di volare insieme. In alto, molto in alto».Salirono in macchina avvolti in una nuvola di profumi — vaniglia, mandorla e la fragranza fresca di Roby — che ormai erano un unico respiro. Durante il tragitto, Sara vide scorrere la sua vita: il rapporto difficile con i genitori, la scuola, il matrimonio, i figli amatissimi. Ma quelle immagini svanirono presto, sopraffatte dall'uomo che aveva accanto, capace di regalarle sogni ed emozioni vere. Quel sogno ora era lì, tangibile.Arrivati all'albergo, non appena la porta della stanza si chiuse alle loro spalle, Roby la prese tra le braccia, sollevandola come una sposa, e la baciò come se volesse berne l’anima. I baci adolescenti scambiati sul mare si erano trasformati in baci passionali, intensi; erano i baci di un uomo che aveva aspettato una vita intera per quel momento. Non era solo un contatto fisico, era un’energia mentale e astrale potentissima. Sara non aveva mai sentito una forza simile: Roby non le trasmetteva solo calore fisico, ma una carica adrenalinica che le invadeva la mente. Il respiro di lei si fece affannoso; sembrava volesse dire qualcosa, ma riuscì solo a sospirare un: «Sì...».In quell'occasione così speciale, Sara aveva voluto farsi bella come una vera principessa. Oltre a dei tacchi a spillo alti e sottili, in nero lucido, indossava delle calze azzurre a rete fine, sostenute da un meraviglioso reggicalze in pizzo. Aveva scelto slip azzurri in tinta, che indossava sopra il reggicalze affinché, una volta sfilati, potesse rimanere comunque con le calze indosso. Sopra portava una camicetta finemente decorata, anche sulle maniche lunghe; ai polsi e ai fianchi la pelle era impreziosita da un sottile braccialetto d’oro, di squisita fattura. La bellezza di Sara era completata da un reggiseno semitrasparente da urlo. Per l’incontro era stata dal parrucchiere: ora era bionda, con capelli lisci che le sfioravano il seno. Completava l’insieme una splendida gonna, non una mini, ma abbastanza corta da creare un conturbante effetto vedo-non vedo. Il trucco era impeccabile: un fard scuro a scolpire gli zigomi, sfumature dall’azzurro al blu elettrico sugli occhi e un rossetto dai riflessi rosso-blu.Anche Roby aveva scelto un abbigliamento particolare. Oltre a un bel paio di scarpe, indossava pantaloni in pelle nera, attillatissimi, che mettevano in risalto le sue gambe toniche. Sopra era rimasto sul classico: una bella camicia bianca sbottonata, senza cravatta, e un elegante cappotto, anch'esso in pelle. Oltre al profumo, Roby, da sempre attratto dalle fragranze per il corpo, si era cosparso di una crema al cocco: un aroma dolce e invitante, forse insolito per un uomo, ma capace di creare un’atmosfera esotica.Dopo il «sì» di Sara, l’espressione di Roby cambiò. Dalla dolcezza adolescenziale, il suo sguardo si trasformò in un'espressione languida, sensuale e magnetica, che solo un uomo maturo sa comunicare. Roby la stava magnetizzando con i soli occhi. Quello sguardo così intenso mise Sara in subbuglio, facendole perdere ogni freno inibitorio.Cominciarono a baciarsi con un'intensità che lei non avrebbe mai immaginato. Le mani di lui cercarono il seno, mentre i baci scendevano lungo il collo. La tensione saliva. Roby non aveva fretta: voleva portare Sara all’esasperazione del desiderio. I suoi baci risalirono dai piedi di lei, lentamente, mentre note di musica erotica accompagnavano quella preparazione come un tappeto sonoro. Poi la schiena... Roby esplorava il corpo di lei con venerazione, finché non raggiunse la parte più intima. Sapeva esattamente come sollecitarla, con una maestria che veniva da lontano; nonostante gli anni trascorsi con una moglie che viveva come una monaca, Roby non aveva dimenticato le doti da grande amatore della sua giovinezza.Sara iniziò a sussultare, a mugolare: «Vieni Roby, ti aspetto dentro di me».Lui sembrava non sentirla, perso nel piacere che le stava donando. Solo quando lei implorò: «Non ce la faccio più», lui rispose finalmente: «Ti voglio».Quando entrò in lei, Roby sussurrò: «Questo è il momento più bello della mia vita». All’inizio il ritmo era lento; si parlavano, si raccontavano le loro fantasie più profonde. Cambiarono diverse posizioni, ma quando lei si mise sopra di lui, il ritmo si fece serrato. A Roby, con gli anni, era successa una cosa singolare: pur mantenendo una vigoria d'acciaio, riusciva a resistere un’ora o più prima di raggiungere l'apice. Per Sara fu un’esperienza travolgente. A ogni cambio di posizione, lui sembrava farsi più forte. I mugolii di lei si trasformarono in grida mentre lui le stimolava i capezzoli, turgidi al massimo.Lui sospirava, alternando parole piccanti sussurrate all'orecchio a una forza quasi brutale. Sapeva che Sara desiderava un uomo vero, che la carne voleva la sua parte di intensità. Sara fu travolta da orgasmi multipli, mentre lui restava ancora lì, instancabile. Verso la fine, in un momento di stacco, Roby le disse: «Non ho avuto rapporti con nessuna per vent'anni, a parte mia moglie. Ho fatto i test, sono sano... voglio venire dentro di te, Sara».Lei rispose senza esitazione: «Non l’ho mai fatto senza protezione, ma oggi è un giorno speciale. Vieni amore, vieni dentro di me».Il ritmo divenne forsennato, l’aria mancava. Spirito, anima e corpo erano diventati un’unica entità. In quell'istante, Roby e Sara toccarono insieme il più grande orgasmo della loro vita. Rimasero allacciati a lungo, scambiandosi baci appassionati. La loro non era stata una semplice "scopata": avevano visitato il paradiso. Le loro aure si erano fuse. Fu il pomeriggio più bello della loro esistenza.Tuttavia, il tempo era tiranno: lei doveva rientrare e lui aveva un aereo da prendere. Tornarono a guardare il mare per l'ultima volta, ma lì avvenne il colpo di scena.«Sara, non ce la faccio a tornare a casa», disse lui con voce rotta. «Vieni con me. Ho pochi anni davanti a me, non posso e non voglio perderti. Sei la cosa più bella che mi sia capitata negli ultimi sedici anni. Il tempo è breve per me, Sara. Vieni via con me...»Lei gli rispose...nota importante di me che sono l'autoreRoby non è un personaggio inventato: Roby sono io. Tutto ciò che avete letto — la passione, le canzoni, la dedizione assoluta — è il mio modo di amare. Credo ancora che esistano donne capaci di diventare Muse, donne che meritano racconti e non solo messaggi banali. Se pensi di avere quella luce negli occhi che cerco... io sto aspettando di conoscerti.scrivimi
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2 mesi fa
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Diario di donna (parte quinta)
Quando riuscii a liberare il cazzo di Alessio oltre a stringerlo come fosse mio lo guardai, non era grosso forse un centimetro più lungo di quello di mio marito la cappella era nascosta dalla pelle, lo feci scostare per poterlo manovrare a mio piacimento, lo presi a scappucciare delicatamente facendo uscire la cappella, me lo tenevo in mano con delicati movimenti lo massaggiavo, mi chinai e glielo presi a leccare prima mostrandogli la lingua che la facevo roteare intorno alla cappella, prendendolo poi a succhiare.Sentivo che si contorceva con il sedere sul sedile mentre continuavo a succhiarglielo, ferma mi disse cercando di bloccarmi il movimento della testa con le mani ma prosegui fino a sentirmi sparare in gola un getto caldo, ma non smisi, continuai a succhiarlo ancora non smettevo di farlo per non farlo ammosciare, fino a quando lo sentii che mi disse che voleva scoparmi.Mi sollevai con la testa lui subito chinandosi verso di me infilò la mano sotto il sedile e fece scivolare all’indietro la slitta si tolse i pantaloni e anche io mi tolsi i pantaloni e subito le mutande che erano davvero poco eccitanti che quasi mi vergognai, passò prima una gamba e poi anche l’altra tra le mie e impugnando il cazzo lo vidi dirigerlo verso la mia figa, sollevai leggermente le gambe e lo sentii penetrarmi, come prese a muoversi su di me gli chiesi di tirarlo fuori prima di sborrare per non rimanere incinta.Chiusi gli occhi quando sentii che lo stimolo di quel movimento mi stava procurando piacere, cercai di trattenermi ma arrivò il mio primo orgasmo senza che glielo feci sentire facendolo trattenendo il respiro, dopo poco sentii che mi avvicinavo al secondo e lo spronai ad affondare i colpi che mi rifilava, gli dissi che stavo godendo e lui prese a sbattermi con impeto e facendo sentire chiaramente lo schiocco che proveniva appena affondava, ebbi un terzo orgasmo e dopo pochi istanti lui si tirò indietro e poggiando il cazzo sulla pancia mi crollò sopra lasciando uscire la crema che si cosparse sulle nostre pance.Rimanemmo mezzi nudi sdraiati sui sedili coprendoci con i vestiti che ci eravamo tolti dopo esserci ripuliti alla meglio con dei fazzolettini, lui mi confessò che aveva sognato di fare l’amore con una donna più grande di lui e fin dalla prima volta che mi aveva vista seduta sulla panchina aveva notato sia i seni che il culo, gli risposi che il mio culo era grosso non di sicuro bello, ma lui subito rincalzò dicendo che era proprio il culo che lui aveva fantasticato e sognato di poter provare.Quando ripercorremmo la strada di ritorno mi chiese se gli avrei dato la possibilità di incontrarlo ancora, gli risposi che la cosa seppur scomoda visto che lo avevamo fatto in auto mi era piaciuta e mi sarebbe piaciuto di ripetere l’incontro.Ci accordammo sul giorno preciso della settimana successiva, il giorno prima mentre ero sola in casa cercai di vedere qualche cosa di intimo che potesse ancora starmi bene, mi provai anche le gonne visto che da un po' di tempo indossavo solo pantaloni.L’indomani giustificai che mi sarei messa la gonna per andare ad un colloquio di lavoro accompagnai i figli a scuola e poi mi diressi nel punto dove avrei trovato Alessio ad attendermi, vidi l’auto e subito sono salita e ci siamo diretti allo stesso posto della settimana prima, mi sentivo desiderata nuovamente, rimanemmo in quello spiazzo per tutta la mattina e scopammo e riscopammo, godemmo diverse volte. Ci concedevamo qualche minuto di pausa coprendoci con i vestiti che ci eravamo tolti, parlammo di vederci nuovamente cercando un posto tranquillo dove poterci rifugiare, mi chiese se potevamo andare a casa mia, ma avevo il terrore dei vicini che potevano far giungere la cosa alle orecchie di mio marito, anche lui non poteva a casa sua visto che la madre era quasi sempre in casa.Sulla strada di ritorno vidi un motel che mi fece pensare che poteva essere il luogo adatto per le scappatelle con Alessio, ne parlammo e decidemmo di provare per la settimana successiva.Infatti ci dirigemmo subito verso il motel, parcheggiammo l’auto e entrammo, io non mi tolsi gli occhiali da sole per l’imbarazzo, ci chiesero i documenti e salimmo in camera dove finalmente avevamo un letto e un bagno a disposizione, potevamo fare finalmente cose che in auto erano impossibili, mi leccò la figa, facemmo un bel 69, scopammo tanto, gli concessi anche per la prima volta il culo che erano diversi anni che non veniva visitato, lo facemmo anche sotto la doccia, riuscii a raggiungere oltre una decina di orgasmi, ci mangiammo dei crackers a pranzo per riprendere nuovamente fino alle 15 a scopare.Quando scendemmo alla riconsegna dei documenti pagammo 40.000 lire metà per ciascuno, certo non era una gran cifra a quei tempi ma non lavorando nessuno dei due non era un lusso che potevamo permetterci ogni volta che ci vedevamo.Andammo avanti a vederci una volta a settimana con Alessio e una volta al mese ci chiudevamo in motel, fino a quando si chiusero le scuole, per cui ero costretta a tenere i figli con me.Poco dopo l’apertura del nuovo anno scolastico mio marito mi propose di partecipare ad un corso che era gratuito indetto dall’amministrazione comunale per formare le persone ai computer che cominciavano a sostituire le classiche macchine da scrivere e le telescriventi, il corso era di sera e lasciavamo i figli ai nonni per poterlo frequentare mentre mi vedevo anche se con meno frequenza con Alessio.Sia io che mio marito superammo il corso in maniera lodevole, rientrando nei primi cinque del corso su oltre 80 persone, proprio ai primi 5 veniva dato come premio un buono per acquistare un computer in un negozio, così sommando i due buoni decidemmo di prendere un computer e due cellulari mettendo pochi soldi di differenza visto che erano l’alba dei telefoni portatili.Da una parte erano comodi quei cellulari ma dall’altra erano anche un serio problema alla libertà di muoversi, si dovevano usare anche con una certa parsimonia viste le tariffe, giusto nei momenti indispensabili.Anche il computer si poteva collegare al cavo telefonico di casa per poter navigare in internet, io lo usavo giusto per continuare ad esercitarmi con lo scrivere nel caso mi fosse capitata l’opportunità di lavorare nuovamente in qualche ufficio o studio mentre mio marito la sera lo sentivo che faceva suonare una specie di melodia quando si collegava alla rete telefonica, rimanendo per ore e ore collegato. Il risultato di quel corso dette i suoi frutti con l’anno nuovo, dopo aver sostenuto un colloquio per formalizzare la cosa, chiamata per frequentare un corso, per prepararci a quelle mansioni di cui ci saremmo dovuti occupare, eravamo in 6 tutte donne, non sapevamo neppure se venivamo assunte tutte, il corso fu impegnativo sia dal punto di vista degli orari si cominciava alle 9 e si interrompeva alle 13 per poi riprendere alle 14 fino alle 18 per 3 settimane.Alla seconda settimana di corso si era delimitato già che 3 erano decisamente delle smidollate a seguire le lezioni spesso si affacciava a controllare l’andamento uno dei responsabili oltre alla donna che ci istruiva, terminato quel corso il giorno seguente mi chiamarono e mi fecero firmare il modulo di assunzione, fu proprio quell’uomo che si affacciava spesso che mi invitò a seguirlo, salii nella sua auto e ci recammo in un palazzo, dove al primo piano c’era l’ufficio che era in fase di ultimare i lavori.Il salone d’attesa per il pubblico, la stanza per gli archivi, la mia stanza con tanto di computer e telefono già sistemati con degli armadi, altra stanza con le stesse cose di fronte, poi il bagno, mi dette subito una copia delle chiavi dandomi carta bianca per arredare il mio ufficio mettendomi in mano 200.000 lire mi chiese di prendere delle piante da poter mettere nelle varie stanze, uscimmo e mi disse che potevo organizzarmi a sistemare l’ufficio, l’apertura ufficiale era prevista tra dieci giorni.Nei giorni successivi mi sentivo la padrona di quell’ufficio, avevo scelte io stessa le piante che mi feci portare, alcuni oggetti che in casa ormai li avevo accantonati abbellivano l’ufficio, avevano ultimato i lavori quindi aprivo io e richiudevo, mancavano solo delle cose per le pareti ma sapevo che ci pensava quello che mi aveva accompagnata il primo giorno e che pensavo sarebbe stato il mio capo.Il giorno prima dell’apertura ufficiale dell’ufficio mentre ero intenta a sistemare le varie cose suonano alla porta e vado a vedere c’era l’uomo che conoscevo che subito facendo da tramite mi presentò l’altra donna, Antonella, lei era la responsabile dell’ufficio, eravamo coetanee aveva un anno più di me.Facemmo una chiacchierata tutti e tre per come organizzare l’indomani l’apertura dell’ufficio, Antonella era più che soddisfatta per come avevo finito di arredare i vari locali, quando poi l’uomo ci salutò rimanemmo sole e subito cominciammo a conoscerci, quel pomeriggio lei andò a prendere altre cose per arredare il suo ufficio, poi prima di andarcene mi consigliò di vestirci in un certo modo l’indomani per l’inaugurazione.Alle 9,30 io e Antonella eravamo già dentro l’ufficio, lei era elegantissima, truccata in modo sobrio, leggermente più bassa di me anche lei con qualche chilo in più ci eravamo messe la gonna, le calze nere io color carne, ci portarono dei vassoi con delle cibarie e delle bibite per un rinfresco, eravamo entrambe nervose, al punto che scherzando mi confesso che una sana scopata per allentare la tensione ci stava bene, ci ridemmo su e mi resi conto che saremmo andate d’accordo.Andò tutto bene e i personaggi che erano intervenuti erano rimasti contenti sia del nuovo ufficio e sia per il rinfresco che avevano trovato, alle 12,30 rimanemmo sole finalmente e ci rilassammo, ci confrontammo per come organizzare le cose in ufficio, per tutto il pomeriggio parlammo delle nostre vite private, ci confessammo qualche tradimento, lei era divorziata, aveva tentata una convivenza ma con poco successo, anche io confessai della storia importante che avevo avuta nello studio senza però parlare di quelle cose più trasgressive avute.Ogni tanto la vedevo con il cellulare in mano che tenendolo in una mano riusciva a mandare messaggi senza guardare e con le sole dita della stessa mano che lo teneva, la cosa mi stupiva molto, lei mi disse che aveva acquisito una certa maestria proprio per il suo stato di essere libera, poi mi chiese il mio numero di cellulare e senza guardare mi mandò un messaggio, come lo ricevetti mi resi conto che aveva scritto un “SMS” senza guardare e senza sbagliare lettere con i giusti spazi e punteggiatura, era una vera esperta.I primi giorni non eravamo impegnate molto con i lavori da svolgere, quindi trascorrevamo le giornate a chiacchierate, poi quando riceveva qualche telefonata tornavo nel mio ufficio anche se sentivo lo stesso la sua voce e intuivo quelli di chi la chiamava, in pratica intuii che si vedeva con almeno due uomini diversi.Sapevamo entrambe che c’erano dei periodi in cui saremmo state sommerse di lavoro, ma il primo mese avevamo avuto una decina di clienti trovando le giuste risposte e situazioni da risolvere, una mattina Antonella mi dice che avrebbe ricevuta una visita di un suo amico, consigliandomi di andare a fare un giro per lasciarli soli, capii la situazione e gli dissi di mandarmi un messaggio quando sarei dovuta tornare in ufficio.Di giorno in giorno tra me e Antonella l’intesa lavorativa e la confidenza a livello personale divenne sempre più forte al punto che condividevamo anche i commenti sulle varie persone che si rivolgevano al nostro ufficio, dicendoci anche con chi avremmo avuto il piacere di farci una scopata, scoprimmo anche di avere entrambe Marina come ginecologa che era mia amica d’infanzia ma anche sua grande amica.Un giorno all’ufficio si presentò un bell’uomo, Antonella era intenta a risolvere la pratica di un’altra persona nel suo ufficio, così mi occupai di quello appena entrato, quando Antonella accompagnò la sua cliente alla porta vide l’uomo che era seduto davanti a me, lo venne a salutare abbracciandolo e baciandosi, per poi mettermi in guardia che era un vero donnaiolo.Quando concludemmo con l’uomo mi rivelò che aveva avuto un’avventura con lui e mi prese a raccontare i particolari di come era dotato e di come sapeva scopare, gli confessai che appena l’avevo visto ci avevo fatto un pensierino, ci penso io mi disse, e mandandogli un “SMS” gli scrisse il mio numero di cellulare, io gli dissi subito che si era impazzita ma lei mi rispose subito che era una persona discreta e non mi sarei pentita.Ivano mi mandò un messaggio dopo neppure mezzora, mi aveva scritto grazie Principessa, non risposi, la sera prima di spegnere il cellulare mi arrivò un suo messaggio buonanotte principessa ti sognerò, la mattina seguente, buongiorno principessa correi poggiare la testa sul tuo seno e addormentarmi ancora, insomma mi fece una corte spietata per vari giorni.Misi al corrente Antonella e lei mi consigliò di incontrarlo e divertirmi con lui due o tre volte che ne valeva di certo la pena, mi propose di scrivere che l’indomani sarei stata libera, seguii i suggerimenti di Antonella e lui subito mi propose di passare la giornata insieme, Antonella mi assicurò che mi avrebbe coperta così ci saremmo potute coprire a vicenda in futuro.Mi ero messa qualche cosa di più sexy di intimo e appena arrivò sotto l’ufficio Antonella mi venne a baciare dicendomi di divertirmi, appena salita in auto Ivano si diresse subito in un hotel, senza chiedermi se ero d’accordo, appena chiusi in camera cominciammo a baciarci spogliandoci lentamente mentre senza smettere d’incrociare le lingue mi accarezzava i seni mentre io stringevo il suo cazzo che premeva sulla pancia, lo sentivo già al tatto che era grosso, mi spinse sul letto facendomi stendere per tuffarsi subito sul mio triangolo e spingere la lingua dentro le labbra che erano vogliose.Mi fece sentire così femmina che mi procurava orgasmi ogni volta che mi diceva che ero troia nonostante usasse i profilattici quando se li toglieva e rovesciava il contenuto sui seni per poi spalmare quel nettare come fosse l’unguento per i massaggi, i capezzoli diventavano nuovamente duri, mi chiese anche il permesso di potermi inculare ma visto che era un grande amatore gli inventai la scusa che il piacere del culo lo concedevo solo dopo la terza volta che incontravo un uomo. Anche lui mi chiese conferma dei miei orgasmi, non gli era mai capitato di trovare una donna che avesse un così alto numero di orgasmi quasi di fila.Tornata in ufficio Antonella liquidò il cliente che era nel suo ufficio per chiedermi subito come era andata e gli raccontai anche i particolari.
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2 mesi fa
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Diario di donna (parte quarta)
Con il mio capo eravamo tornati dalla fiera da un mese, per la seconda volta il ciclo mestruale non mi era tornato, mio marito neppure si era reso conto della cosa e non gli avevo detto nulla, aspettai ancora una ventina di giorni prima di chiamare la mia cara amica Marina che era anche ginecologa.In farmacia comperai un prodotto che mi avrebbe dato una risposta a quei ritardi anche se non erano risultati certi, seguii le procedure mentre ero in bagno dello studio e il risultato mi diceva che ero incinta.Chiamai subito Marina che mi fece andare lo stesso giorno visitandomi gli dissi della mia anomalia nell’avere diversi orgasmi consecutivamente e lei stessa mi fece leggere che era un’anomalia di una percentuale di donne decisamente inferiore al 10 per cento ma non era rara, mi controllò la figa e l’utero confermandomi che sicuramente ero incinta, mi prescrisse le analisi e dopo 10 giorni ebbi la certezza ero alla quindicesima settimana di gravidanza.Avevo notato negli ultimi giorni specchiandomi dopo la doccia che le aureole dei miei seni nonostante fossero sempre state larghe si erano scurite in maniera evidente, il primo ad avere la notizia fu mio marito che saltava dalla felicità mentre io mi ponevo la preoccupazione che nonostante con il mio capo avessimo sempre fatto le cose per bene fosse realmente di mio marito.Non so se era una mia convinzione o se realmente succedeva ma ero costantemente eccitata, mio marito quasi era terrorizzato a penetrarmi per non procurare dei problemi alla gravidanza, spesso mi faceva godere solo con le dita e raramente mi penetrava, ma non mi bastava raggiungere qualche orgasmo in quel modo.Al mio capo non avevo ancora confidato del mio stato e facevamo regolarmente due o tre volte settimanalmente sesso a volte giusto una sveltina a volte ritagliandoci un paio d’ore, un giorno mentre ero su di lui e lo cavalcavo guardandomi i seni mi chiese se ero incinta, ma alla sua domanda risposi chiedendogli perché mi avesse fatta quella domanda, e lui subito mi rispose che i miei seni si erano trasformati oltre ad essere cresciuti leggermente avevano le aureole scure come non lo erano mai state e poi nella parte inferiore comparivano delle striature sempre scure, non le avevo notate.Gli confessai che ero incinta e lui subito mi confesso che lo facevo eccitare molto questo mio stato, intanto in me il desiderio anziché diminuire cresceva, mi capitava spesso che appena entravo in studio, prima che arrivasse il mio capo andavo a prendere il fallo in lattice che riponevamo gelosamente e me lo infilavo dentro la figa regalandomi 4 o 5 orgasmi, un giorno il mio capo anticipò il solito orario e mi sorprese proprio con quel cazzo finto che nonostante provai a togliermi di corsa da dentro appena sentii la chiave nella serratura, così mi prese facendomi piegare sulla scrivania e chiedendomi di proseguire con il giocattolo mi penetrò il culo.Più cresceva il mio pancione e più lui era eccitato, era diventato quotidiano ritagliarci qualche minuto per farci una sveltina o qualche mezzora, l’unica cosa che quando avevo raggiunto la ventiseiesima settimana la cappella del mio capo sbattendomi mi procurava un fastidioso dolore, così decidemmo di proseguire a farlo ma possedendomi analmente e io mi aiutavo con le dita per godere.Fortunatamente ero entrata nell’ottavo mese di gravidanza e non avevo avuto nessun problema continuando a lavorare a parte l’aspetto fisico ingombrante nella scrivania ma riuscivo a fare tutto con un leggero affaticamento, il mio capo anche l’ultimo giorno di lavoro volle impalarmi nel culo e mi piaceva sempre più facendomi godere non so come ma ci riusciva.Il parto oltre a dare vita a mia figlia mi aveva lasciato una cicatrice, mi avevano dovuto praticare un taglio di circa 3 centimetri per favorire l’uscita, anche il mio fisico si era trasformato il mio bacino aveva sofferto allargandosi e anche qualche chilo mi era cresciuto.Dopo il parto anche le mie voglie solite erano sparite, il ciclo e l’allattamento mi avevano trasformata in mamma e non in donna, il mio capo era venuto a trovarmi anche in ospedale, ma una mattina mi venne a suonare a casa, proprio mentre ero intenta ad allattare mia figlia, eravamo sole in casa e lui si trattenne un pochino, fino a quando dopo la poppata mia figlia si addormentò e mentre ci gustavamo il caffè il mio capo mi volle abbracciare esprimendo la mia mancanza, non solo per il lavoro.Aveva il cazzo duro, lo avevo eccitato mentre guardava mia figlia ciucciare il latte, mi disse palesemente che voleva possedermi ma con le continue perdite di sangue non me la sentii e gli feci un pompino ingoiando ogni goccia.Solo un paio di mesi dopo il parto concessi a mio marito di possedermi per la prima volta, per poi farlo proseguire con i soliti giochi con le dita che mi procuravano mi cominciai a concedermi a qualche piacere carnale, mi piaceva sentire le sue dita che mi procuravano piacere e lui pian piano prendeva ad aumentare l’introduzione che prima si limitavano a 3 dita riusciva invece ad introdurne 4 tentando di infilare anche il pollice ma senza successo e con una certa dose di dolore per me.Il mio capo mentre ero ancora a casa per la maternità mi chiamò per chiedermi se mio marito era a lavoro e così venne a farmi visita, la fortuna che mia figlia mangiava e dormiva così mentre ci facevamo un’appassionata scopata gli raccontai di mio marito che aveva tentato di infilare tutta la mano dentro la figa, lui rispose fisting, neppure conoscevo quel termine, ma mi disse che appena tornavo a lavoro lo avremmo fatto noi due. Quando ripresi a lavorare infatti anche se quei completini che custodivo nell’armadietto mi andavano stretti almeno i fianchi erano decisamente allargati e mi stringevano gli slip ma trovai due cose nuove, c’era un tubetto di vasellina e un altro tubetto con la scritta lubrificante, aveva davvero intenzione di praticare quella cosa che mi aveva detto e che mio marito aveva tentato alcune volte di fare senza riuscirci.Quel giorno si concentrò sul mio secondo canale volle incularmi sia la mattina prima di pranzo e sia nel pomeriggio infilandomi davanti quello finto in entrambe le sveltine, dopo un paio di giorni però dopo avermi denudata mi fece stendere sulla scrivania e dalla tasca tirò fuori una collanina in oro, mi disse che era il suo regalo ma era una cavigliera e me la mise sulla caviglia di destra, poi prese quella crema con la scritta lubrificante e se la passò sulle mani e sulla mia peluria per poi cominciare a spalmare per bene aprendo le labbra.Sentivo pressione e gli chiedevo quante dita erano dentro ma lui non rispondeva, sentivo che roteava le dita dentro di me, poi di colpo ebbi un sussulto che mi fece sobbalzare, ora la mano è tutta dentro e muovendo le dita ebbi una sensazione stranissime, la prese a girare in un senso e poi nell’altro senso, io continuavo a dire che era fantastico, non mi trattenni ed ecco il primo orgasmo ma come non finisse fui catapultata ad un secondo più intenso e andando in apnea trattenendo il fiato un terzo ancora più potente.Lo incitavo a continuare, avevo una serie di orgasmi che non avevo mai avuto di quell’intensità, in pochi minuti raggiunsi più di 10 orgasmi, la fantasia del mio capo era straordinaria e andava a colmare quella che invece mio marito mi lasciava così piatta e scontata.Un pomeriggio il mio capo mi propose di andare a vedere un terreno ad una ventina di chilometri che era sua intenzione con altre persone acquistare quel podere per un investimento mi fece indossare le calze color fumè con un reggicalze bianco e un completino rosso di pizzo, raggiungemmo il posto, la recinzione che delimitava un altro terreno c’era un cavallo che si fece accarezzare subito da me, non mi ero resa conto che il cavallo aveva sguainato il suo lungo cazzo, me lo fece notare il mio capo ridendo e prendendomi in giro che lo avevo fatto addrizzare anche a lui. Ci ridemmo e come il cavallo si mise parallelo alla recinsione, il mio capo mi chiese di prenderlo in mano, allungai la mano quasi a sfidare le parole che mi aveva detto ma riuscii appena ad impugnarlo per un attimo perché continuava a oscillare, mi scattò alcune foto in quell’occasione e me ne fece anche quando mi chinai per fare la pipì, era davvero un gran porco ma anche io che lo accontentavo.Ormai la relazione con lui andava avanti da diversi anni, mi aveva fatto scoprire le faccettature più trasgressive del sesso, il giorno che festeggiavo i miei 30 anni lui mi fece per regalo una catenina in oro che si indossava in vita, e quando mi posizionavo con la pancia sopra la scrivania lui mi penetrava prendendomi quella catenina come se maneggiasse le briglie di una cavalla.Quegli oggetti li lasciavo sempre dentro l’armadietto come l’intimo che ogni tanto portavo in lavanderia per non portare a lavare a casa e farli scoprire a mio marito, ma un giorno mi chiamò in ufficio piangendo mi disse che doveva darmi un dispiacere, non sapevo bene cosa era accaduto ma mi spiegò che il negozio della moglie non andava più bene ed erano stati costretti a prendere la decisione di vendere la licenza e di conseguenza la moglie sarebbe venuta a sostituirmi e io dovevo cercarmi un altro lavoro.Mi sentii trafitta e tradita, pensai a quello che stava accadendo e decisi di mettere tutti i completini intimi in un grosso sacco mentre la cavigliera e la collanina girovita che erano in oro le portai ai primi compro oro che comparivano e mi feci dare i soldi indietro.Sconsolata e depressa mi misi alla forsennata ricerca di un nuovo impiego, ma non era facile e poi mi ritrovai nuovamente incinta per la seconda volta, quello dal punto di vista sessuale fu l’inizio del periodo più piatto, fino a quando anche il secondo figlio cominciò a frequentare la materna, provai nuovamente a trovare un lavoro ma si riducevano a impieghi della durata di 3 mesi giusto per le classiche prove.Un paio di colloqui che avevo sostenuto mi era stata fatta anche la classica proposta di un lavoro sicuro ma sarei dovuta finire a letto con la persona che mi proponeva il lavoro, ma non scesi mai a certi compromessi.Dalle stelle alle stalle trascorrere le giornate in casa a guardare la televisione era deprimente, dopo il secondo parto quei chili in più, mi rimaneva difficile smaltirli e poi i fianchi si erano allargati, anche questo dell’aspetto fisico mi rendeva demotivata, le mattine da sola erano interminabili e noiose, la mattina accompagnavo i figli a scuola, poi intorno alle 16 tornavo a riprenderli, ci andavo a piedi, non mi piaceva fare la civettuola con le altre mamme.Per accompagnare i figli a scuola attraversavamo un parchetto, a volte quando le giornate erano assolate mi sedevo in una delle panchine, chiudevo gli occhi e sognavo, avevo conosciuto un ragazzo che portava a passeggio il suo cagnolino e si fermava sempre per farsi accarezzare, così ci scambiavamo qualche chiacchiera, giovane ed educato ma senza mai allusioni sessuali, poi una mattina il suo cagnolino come era solito fare mi annusava i piedi, lo accarezzai e riprendemmo a chiacchierare io e il giovane, ad un tratto sentii il cagnolino che aggrappandosi alle gambe prese a mimare di scoparsi il piede.Il ragazzo subito lo allontanò tirandolo per il guinzaglio scusandosi, io sorridendo dissi che almeno c’era chi era interessato a desiderarmi, il giovane subito rispose che non era l’unico il suo cagnolino a desiderarmi, io lo ringraziai. Un paio di giorni dopo lo vidi che si avvicinava con il suo cagnolino, come al solito le feste e due carezze al cucciolo e il giovane mi disse che si chiamava Alessio, mi presentai anche io, mi chiese il permesso di sedersi nella panchina e annuii con la testa dicendogli che poteva farlo, chiacchierammo un pochino poi nuovamente il cagnolino aggrappandosi alla gamba voleva ripetere la stessa cosa, ci ridemmo e Alessio lo fece scostare, facendo una battutina, fino a quando ad un tratto anche se non lo disse apertamente ma era chiaro un certo interesse verso di me.Gli raccontai che percorrevo ogni giorno quel tratto per accompagnare e riprendere i figli a scuola, mi chiese di mio marito, senza malizia gli svelai che usciva la mattina alle 7,30 e tornava a casa intorno alle 17, per cui cercò la conferma che rimanevo sola per tutto il giorno.Nei giorni seguenti pioveva, attraversai il parco senza fermarmi, coprendomi con l’ombrello, la terza mattina appena lasciai il parco si fermò un’auto vicino il marciapiede, Alessio scese e mi chiese se volevo salire per andare a prenderci un caffè in un bar, accettai, percorremmo alcune strade e poi si fermò nei pressi di una pasticceria, ordinammo due cappuccini e due cornetti, proprio la parola cornetti scaturì una serie di doppi sensi tutti inerenti la pasticceria, dai cannoli alle peschette, poi quando prendemmo a leccare la crema che usciva dai cornetti la cosa si fece piccante.Quando uscimmo dalla pasticceria, mi chiese se volevo fargli compagnia per un giro in auto o se avevo impegni, gli risposi che a parte qualche programma in tv non avevo altro da fare fino a quando sarei dovuta tornare a prendere i figli, salimmo in auto e si diresse verso la periferia, non chiesi dove stavamo andando, sentivamo la musica della radio senza parlare, percorrevamo una strada poco trafficata con vegetazione ai bordi, poi rallentando prese una stradina sterrata, fermandosi dopo un centinaio di metri in uno spiazzo circondato da alberi.Spense il motore e abbassando il volume della radio quasi in sottofondo, si scostò mettendosi spalle al finestrino torcendosi verso di me, ci guardammo per alcuni istanti, poi mise il braccio destro sullo schienale del sedile dove ero seduta io, ci baciammo e ribaciammo intrecciandoci le lingue, erano interminabili quei baci, avevo quasi 35 anni e lui 24 non compiuti, ma mi fece riprovare dei brividi di piacere mi sentivo di nuovo donna, lo lasciai fare mentre mi toglieva la maglia, certo non ero eccitante con la canottiera e sotto un reggiseno contenente e per nulla sexy, ma mi lasciai spogliare, quando vide i seni mi si fiondò sopra palpandoli e ciucciandoli, cercava di aprire la bocca per avere in bocca tutta l’aureola e come una ventosa succhiarla muovendo la lingua sul capezzolo che subito rispose indurendosi.Mi eccitava sentirlo così appassionato e attratto, mi lasciai andare e andai alla ricerca di sentire il suo cazzo sotto i pantaloni non per cercare le dimensioni ma quanto avere un riscontro di desiderarmi ciò che mi era mancata tanto in quel periodo buio.
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2 mesi fa
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Varie
Diario di donna (parte terza)
Ormai avevo due vite parallele quella di moglie fedele a casa dalla vita normalissima e l’altra in ufficio dove mi trasformavo in audace e trasgressiva, a casa mio marito mi cercava sempre meno e quando lo facevo raramente riusciva a rimanere eccitato per godere una seconda volta.Ripetemmo l’incontro con quell’ uomo e lo rifacemmo nuovamente in studio, fu anche quella una stupenda giornata dove godetti moltissime volte, ma allo studio vivevamo la cosa in maniera non del tutto tranquilla, provammo anche a conoscere un altro uomo di quelli che avevano risposto al nostro annuncio ma si rivelò fin dai primi discorsi una persona superba e saccente al punto che dopo una mezzora feci un cenno al mio capo che non lo gradivo e lo congedammo senza nascondere che la cosa finiva li.La vita matrimoniale era decisamente appiattita al punto che una sera parlandone con mio marito pensammo di non usare più le precauzioni per avere un figlio, mentre invece a lavoro il mio capo era una continua sorpresa, a volte mi chiamava nel suo ufficio e togliendomi i pantaloni o la gonna mi faceva sedere sulla sua scrivania e mi leccava la figa oppure gli facevo un pompino velocemente.Quando in studio arrivò un invito per una fiera importante del settore che trattavamo per alcuni giorni a Bologna così mi propose di accompagnarlo, preparai tutte le carte e prenotai l’albergo logicamente per non indurre sospetti mio marito e la moglie, io una camera e il mio capo un’altra, mostrando le prenotazioni a mio marito e il mio capo a sua moglie per tranquillizzarli.Partimmo il giovedì visto che l’indomani la fiera era aperta solo per noi del settore, per la prima volta passai un’intera notte con lui nello stesso letto e tra una scopata e un’altra mi propose di andare la sera successiva in un locale che c’era li a Bologna dove ci saremmo divertiti, non sapevo bene che genere di locale fosse, la mattina dopo ci recammo in fiera con il taxi e girammo per gli stand fino alle 15,30, poi uscimmo e ci facemmo lasciare dal taxi nelle vicinanze dell’albergo.Facemmo una camminata tra i porticati del centro e come trovammo un negozio di intimo mi propose di entrare per comperare un paio di completini intimi sexy e calze, pagando tutto lui, poi come vide un negozio di scarpe volle che mi provassi delle scarpe con il tacco alto, non ero molto abituata a tacchi alti cercando di trovare una scarpa bella, elegante dal tacco alto si ma non troppo per poter camminare comoda e non fare la classica camminata da equilibrista che non è abituata a quei tacchi.Anche le scarpe le pagò lui e mi sentivo la classica amante giovane che sfrutta il suo più anziano amante, ma non mi importava nulla, arrivammo in albergo e ci riposammo dopo una doccia e scopammo nuovamente, cenammo in hotel risalendo verso le 22 in camera, ci preparammo per andare nel locale di cui mi aveva parlato, misi le calze, scelsi di indossare il completino di colore turchese in pizzo e trasparente, tailleur nero giacca e gonna e poi quelle scarpe che avevo comperate nel tardo pomeriggio.Prendemmo l’auto e dopo aver sbagliato strada un paio di volte arrivammo davanti ad un cancello, il mio capo scese a suonare e il cancello si aprì, percorremmo il vialetto fino a trovarci una villa, l’ingresso lui pagò per entrare e come scostammo la tenda un corridoio buio con luci soffuse, la musica ad alto volume scostando un'altra tenda ci trovammo in un grande salone con tanti divanetti e tavolinetti, dalla parte opposta il bancone del bar.Al centro della sala due donne ballavano con abiti sexy, un paio di gruppetti, tutti ci guardarono appena muovemmo i primi passi, ci venne subito vicino un ragazzone, che ci chiese se era la prima volta che venivamo nel locale e alla nostra risposta affermativa ci disse di seguirlo che ci avrebbe mostrato tutto l’ambiente, lo seguimmo, scostando una tenda sulla sinistra ci mestò un altro corridoio, sulla destra c’era un bagno, sulla sinistra altra tenda e come entrammo, sembrava un cinema delle poltrone e sulla parete un film esplicitamente porno dalla parte opposta un lettone enorme dove vidi una donna mezza nuda intenta a spompinare due uomini stesi e uno che era in prossimità del letto che si masturbava senza ritegno.Uscimmo da quella sala e ci mostrò una scalinata, salimmo al piano superiore e le prime porte chiuse avevano una sorta di sportellino che apriva, nella prima c’erano due coppie intente a fare sesso, nella seconda una vera orgia, forse 7 o 8 persone che facevano sesso, poi dietro una grossa cancellata divideva la stanza dove si vedeva una sorta di croce e un letto, poi in fondo un altro bagno per uomini e uno per donne, sul mobile del corridoio tante confezioni di preservativi e varie confezioni di gel.Ero sconvolta a vedere quel locale, scendemmo passammo a prenderci dei cocktail al bar per poi sederci in un salottino, chiesi subito spiegazione al mio capo e lui mi spiegò che era un “club” esclusivo dove si poteva fare sesso liberamente con chi avevamo piacere di coinvolgere.Chiesi subito quale era la sua fantasia da realizzare e mi rispose che il suo sogno era farlo con due donne, ma se saremmo riusciti a giocare con un’altra coppia gli sarebbe piaciuto moltissimo, non avevo mai avute esperienze con donne ma la cosa non mi attirava molto, invece diversi uomini si erano avvicinati e con le scuse più banali si rivolgevano a noi per vedere di attaccare bottone.Curiosa di andare nuovamente nella saletta dove veniva proiettati i film porno gli proposi al mio capo di andarci, lo facemmo trovando una donna sul letto presa da due uomini contemporaneamente e altri 3 intorno che si godevano lo spettacolo con i cazzi fuori, ignorandoli mi sedetti in una delle poltrone e si mise di fianco a me il mio capo, dopo una decina di minuti avevo il fuoco tra le gambe, era la prima volta che vedevo un film porno, era una sofferenza, chiesi al mio capo se mi fossi sollevata la gonna mi avrebbe leccato la figa, e lui non se lo fece ripetere alzandosi mi fece sollevare giusto il tempo di alzarmi la gonna e aprire le gambe.Ero sulla punta della poltrona con le gambe completamente spalancate mentre il mio capo quasi inginocchiato mi leccava con passione la figa che qualche istante dopo avevo 3 uomini intorno che guardavano masturbandosi lentamente come a voler mantenere duri i loro cazzi, non so cosa mi eccitava di più se guardare il film porno, godermi quella lingua leccarmi la figa o vedere quei tre che si masturbavano guardandomi.Uno dei tre si fece più audace avvicinandosi al punto che potevo afferrare il suo cazzo, e lo feci tolse subito la sua mano e presi a masturbarlo io stessa, anche un altro si avvicinò fece un cenno e io feci si con la testa, mi prese a palpeggiare sbottonandomi la camicetta prima e poi con una presa decisa mi tirò fuori un seno per baciarmelo.Fui circondata da mani e cazzi che erano vogliosi di me, mi ritrovai che venivo scopata a giro e mentre mi scopavano mi dedicavo a spompinare quando uno quando un altro, non riuscivo a rendermi conto di chi mi scopasse o di chi spompinassi come sborravano e si scostavano venivano subito sostituiti da altri, godevo di continuo e quella era la cosa più importante.A detta del mio capo avevo assaporato almeno 7 uomini diversi, ero in uno stato di torpore come se non fossi padrona delle mie azioni forse l’alcool che era presente nel cocktail, quando stavamo uscendo dal locale il proprietario ci propose di tornare la sera successiva che ci sarebbe stata la festa dedicata alle coppie, tornammo in hotel che erano le 3,30.Ci svegliammo in tarda mattinata e tornammo nuovamente in fiera per visitare altri stand parlammo della serata precedente il mio capo mi disse che mi ero comportata come una grande troia ed era impazzito e che voleva tornare anche la stessa sera, gli chiesi cosa lo avesse eccitato nel vedermi alle prese con tutti quegli uomini e lui ammise che era stato tutto molto eccitante e il solo pensarci gli si induriva il cazzo.Cenammo in hotel e poi ci preparammo, ma le calze della sera prima le dovetti gettare avevano una smagliatura fino al tallone e anche la gonna del tailleur dovetti controllare per alcune chiazze che le feci sparire sfregando l’asciugamano imbevuto di acqua erano chiazze di sperma, indossai l’altro completino di colore rubino.Alle 23,10 eravamo davanti al cancello della villa, quando entrammo subito riconobbi due donne che c’erano anche la sera prima, erano presenti una decina di coppie già nella sala principale, ci facemmo nuovamente il giro completo, in effetti c’erano solo coppie, nella sala cinema due coppie che giocavano allegramente, salimmo nelle camere e scostando i vari spioncini guardavamo all’interno due camere erano già felicemente intente a godere.Scendemmo e nuovamente ci prendemmo il cocktail per poi sederci in un divano vicino l’ingresso, sembrava che i giochi delle varie coppie era fatto, ma arrivarono prima una giovane coppia con lei che poteva avere la mia età, pochi minuti dopo altra coppia di mezza età,Mentre commentavamo con il mio capo con quale coppia che vedevamo sole nei vari divanetti tentare un approccio, la scelta era piuttosto ristretta, decidemmo di alzarci e andare a conoscere la coppia più giovane, ma prima di alzaci ci rendemmo subito conto che la coppia non era molto affiatata e dopo poco la lei alzandosi pretese che l’uomo con lei la seguisse uscendo dal locale.Stavamo ancora fissando la tenda che appena avevano varcata che comparve una coppia, lei elegantissima e molto bella sulla 50ina di anni e lui qualche anno di più, il mio primo pensiero che la coppia avesse sbagliato posto, ma quasi subito fui smentita visto che con il barista avevano una certa amicizia.Lei si guardava intorno scrutando tutte le coppie presenti mentre bevevano al banco, il suo sguardo ogni tanto però era diretto verso di noi, capii che parlavano con il barista di noi visto che anche il marito si voltò e ci guardarono tutti e tre, poco dopo infatti vidi che la coppia con i bicchieri in mano vennero verso di noi.Vennero dianzi a noi chiedendoci se potevano accomodarsi con noi, li facemmo sedere e ci presentammo con i nomi, cominciammo a scambiare una piacevole chiacchierata, noi subito che lei mi guardava con intensità i seni come anche il marito, ci proposero di salire e appartarci in una delle camere.Appena dentro la camera la signora mi abbracciò e cercò di baciarmi in bocca, non mi aspettavo quell’approccio subendolo passivamente, si rese conto e si concentrò a spogliarmi con decisione per chinarsi e prendere a leccare e massaggiare i seni.Conosceva bene i punti che mi stimolavano mentre mi ciucciava un capezzolo con una mano mi palpeggiava l’altro seno e con l’altra mano mi sfiorava con le dita il fianco muovendolo su e giù provocandomi dei brividi piacevoli.Mi sfilò lo slip e mi fece stendere sul letto, continuando a leccare ogni parte del mio corpo fino a divaricarmi le gambe e immergere il viso nel ventre, subito sentii la lingua scorrere velocemente sulle labbra della mia figa e come un martelletto la sentivo giocare con il mio clitoride, non riuscivo a trattenere il piacere che mi procurava e gli feci sentire il primo orgasmo. Non smetteva di farmi sentire quella lingua che picchiettava delicatamente e ogni tanto dei morsi delicati sulla punta del clitoride, facendomi avere degli spasmi che si mostravano su tutto il corpo, ogni tanto la sentivo dire che avevo un buon sapore, si aiutava anche con le dita alternandole sia nel buco del sedere che della figa.I miei orgasmi si susseguivano e lei stessa era meravigliata della molteplicità di contrazioni che accompagnavano il culmine del piacere ed erano un chiaro segnale impossibile da nasconderlo.Mi propose di provare a fare un 69 noi due ma appena ebbi la sua figa a pochi centimetri dal mio viso rimasi paralizzata, sentivo il suo profumo ma non riuscivo a comportarmi come lei che era di nuovo attaccata alla mia figa e la leccava divinamente, in quel momento era come se eravamo solo in quella stanza senza che capire dove e cosa facessero i due uomini che erano con noi.Quando cominciò a farmi avvicinare all’orgasmo nuovamente volli leccare timidamente la sua figa che a differenza della mia che era riparata dal triangolare cespuglio curato dei peli lei era completamente depilata, appena la mia lingua s’insinuò dentro le labbra sentii il liquido viscoso e lo assaporai, non era dello stesso sapore dello sperma maschile, il sapore decisamente più pungente ma non disprezzabile, al punto che prosegui istintivamente come se baciassi una bocca.Standomi sopra mi resi conto in ritardo che il clitoride anziché trovarsi il alto era in basso, un piccolo cazzetto che presi a ciucciarlo delicatamente, ero ormai in balia dei piacevoli orgasmi che mi procurava quando anche io cominciai a prenderci confidenza e quasi soffocandomi mi compresse il ventre sul mio viso si dilatò completamente la sua figa tremolante stavo facendola godere e sollevando il viso prese a dirlo apertamente che godeva.Proseguimmo senza fermarci anche perché non riuscivo a liberarmi sotto di lei, prima che si ripetè nuovamente un suo orgasmo io ne avevo avuti almeno altri 5, ci avevo preso gusto a leccare la figa e nonostante non avevo mai fantasticato di giocare con una donna devo ammettere che mi era piaciuto, quando si sollevò, mi sollevai anche io alla ricerca di vedere dove erano posizionati gli uomini nella camera nel farlo vidi che dallo spioncino aperto si vedevano persone a spiare, e i nostri uomini si godevano lo spettacolo in prima fila seduti uno in un lato e l’altro in un altro lato della stanza che i loro cazzi tra le mani.Neppure il tempo di rendermi conto di quello che c’era intorno che la signora sollevandomi una gamba ci passò una sua fino ad avvicinarsi e far in modo che come due forbici a contrasto i perni venissero a contatto e i nostri perni erano le nostre fighe, prendendomi per le caviglie mi tirava alternando quando quella di destra quando quella di sinistra facendo fregare i clitoridi tra loro feci anche io con le mani a prendere le sue caviglie e quel gioco dopo poco mi regalò un nuovo orgasmo che venne seguito da altri e anche da lei, poi ci sedemmo sul letto una di fianco all’altra e coinvolgemmo i due uomini a turno, prima facemmo avvicinare suo marito e gli ciucciammo e leccammo il suo cazzo passandocelo vicendevolmente da bocca a bocca fino a quando sborrò in bocca a lei, poi fu il turno del mio capo e ripetemmo la cosa fino a quando ci sborrò sui visi e ci pulimmo vicendevolmente i visi con le lingue.
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2 mesi fa
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Varie
Diario di donna (parte seconda)
Avevo raggiunta un’intesa sessuale con il mio capo che non avevo mai avuta neppure con mio marito nonostante fossimo sposati da due anni e quattro di fidanzamento, un giorno il mio capo si presenta in ufficio e chiamandomi tira fuori dalla sua valigetta 24 ore mi mostra una rivista porno, mi chiede di sfogliarla insieme e mi siedo su di lui, cominciamo a sfogliare le pagine ci sono foto che sono tutte con i volti cancellati o oscurati don delle mascherine o coperte, non riuscivo a capire che genere di rivista fosse, avevo visto in un paio di occasioni giornaletti porno ma di attori che facevano sesso esplicito in varie posizioni.Lui mi chiarì che quelli nelle foto erano persone normali che si divertono a esibirsi e allargare il gioco con altre coppie o altri singoli ma nella massima riservatezza, mi mise a leggere infatti le varie didascalie che accompagnavano le foto e non comparivano degli indirizzi ma dei numeri di documenti e il fermo posta della città, pensai subito ciò che aveva in mente il mio capo, ma volli sentirlo da lui.Che ne pensi mi chiese di provare a fare un tentativo del genere, io dissi subito che la cosa la trovavo molto pericolosa prima di tutto essendo entrambi sposati e i nostri coniugi sono all’oscuro di tutto, non dissi di no ma visto che si avvicinava il giorno della chiusura dello studio per le ferie estive gli proposi di dargli una risposta al ritorno dalle vacanze.Non nego che durante le ferie quotidianamente pensavo alla proposta del mio capo e con il passare dei giorni dall’ultima volta che ci eravamo divertiti in ufficio la cosa mi solleticava sempre più.Tornai che ero abbronzata, mio marito si era limitato a qualche sporadica scopata giusto per timbrare il cartellino, quando mi vide il mio capo mi disse subito quanto ero bella così abbronzata che meritavo una foto, scattandomela alla mia scrivania, ritornammo sull’argomento e gli dissi che avrei accettato la sua proposta di farlo in tre ma lo avrei scelto io il terzo, per fare l’inserzione dovevamo fare una foto particolare e sexy e poi avrei scritto io l’annuncio da allegare.Mi propose così di andare un giorno con la scusa di dover andare ad un corso di aggiornamento ci saremmo chiusi in un hotel e mi avrebbe scattata qualche foto oltre a fare sesso su un comodo letto.Così ci organizzammo con i rispettivi coniugi e ci recammo in un luogo ad una quarantina di chilometri e ci chiudemmo in camera, per tutto il giorno scopando di continuo mi scattò alcune foto ma volli tenermi gli occhiali da sole in viso per timore che poi le avrebbe mostrate a mia insaputa.Portò a sviluppare le foto e dopo una quindicina di giorni si presentò in ufficio tirando fuori la busta contenente le foto, le guardai tutte poi scelsi quella che più mi piaceva, scrissi l’annuncio.Coppia di amanti, lui 47, lei 25 cercano singolo ben dotato, si richiede foto viso e dote, spedimmo la lettera e attendemmo la pubblicazione sulla rivista, trascorsero circa venti giorni, quando vidi entrare il capo con gli occhi che sprizzavano gioia da ogni parte capii che aveva la rivista e c’era il nostro annuncio, guardai subito con attenzione la foto per capire se potevo essere riconosciuta, nonostante avessimo applicata una pecetta sul viso, avevo tolto il bracciale, la catenina, l’orologio e gli anelli appositamente, l’annuncio era preciso come avevo scritto.Attendemmo due settimane poi visto che il documento era quello del mio capo andò alla posta a vedere se c’erano risposte in merito, dalla sua valigetta al ritorno tirò fuori un pacco di lettere tenute insieme da un elastico, erano molte, ci mettemmo di sana pianta a leggere ad una ad una tutte le lettere, almeno la metà finirono subito nel trita documenti, poi cominciammo a scartare quelli che seppure con le foto o non erano di mio gradimento o erano troppo distanti, ne rimasero solo quattro che potevano essere presi in considerazione.Altre due volte fu pubblicato il nostro annuncio anche se le foto erano simili, ogni due settimane il mio capo tornava aprivamo il mazzo di lettere e scartavamo subito quelli che non andavano o non seguivano le mie richieste, avevamo ricevute circa 370 lettere ma solo una decina meritavano un seguito e così cominciai a rispondere io stessa.Intanto il mio capo aveva pensato di modificare l’arredamento della saletta adibita ad ospitare i vari clienti, le due poltrone erano decisamente rovinate, così un giorno sono venuti a consegnare un divano un tavolinetto per le riviste delle sedie nuove, ci pensai io a finire di arredare comperando alcune piante per rendere l’ambiente più accogliente, il divano naturalmente era apribile e veniva fuori un bel letto anche se il materasso non era molto alto.A quei tempi non esistevano i cellulari o internet, le poste erano lente, trascorreva anche un mese prima di leggere delle risposte passando sempre dal fermo posta, riuscimmo a trovare il modo di fare il primo incontro con uno di quelli con cui avevamo intrapresa la corrispondenza, facendolo figurare come cliente lo facemmo venire in ufficio.Io per l’occasione mi ero cambiata e indossavo intimo sexy calze, quando suonò allo studio l’uomo andammo insieme ad accoglierlo, bell’uomo, vestiva sportivo, ci accomodammo nella saletta facendo accomodare l’uomo sul divano mentre io e il mio capo avvicinammo le sedie di fronte lasciando il tavolinetto tra noi, per una mezzora chiacchierammo per conoscerci un pochino, io avevo una tensione dentro che mi faceva ripensare a quella situazione, provai a cercare un pretesto per chiudere la conversazione ma l’uomo era molto educato, equilibrato e mai volgare.Ad un tratto fu il mio capo a prendere l’iniziativa alzandosi e posizionandosi dietro di me prese a sbottonarmi la camicia fino a mostrare il reggiseno che con trasparenza lasciava poca immaginazione, l’uomo osservava con attenzione e continuava a farmi i complimenti per seni, che ben presto furono liberati, il mio capo gli chiedeva se gli piacevo e lui rispondeva prontamente con dei complimenti.Non riuscivo a rimanere indifferente al palpeggiamento dei seni che mi provocava il mio capo e i capezzoli s’indurirono quasi subito, al punto che chinandosi mi perse a mordicchiare il seno destro, l’uomo faceva dei piccoli movimenti come a volersi alzare per avvicinarsi ma e non smetteva di fissare la scena, il mio capo lasciando per un attimo il capezzolo rivolgendosi all’uomo gli disse che si sarebbe offeso il seno sinistro ad essere lasciato in disparte.Non aspettava altro alzandosi di colpo mi venne di fianco e prese ma massaggiarmi il seno sinistro e poi anche lui a baciarmelo e succhiarmelo, io mi lasciai andare mandando indietro la testa e con le mani andavo a cercare i loro cazzi ancora imbrigliati dentro i pantaloni e gli slip.Glieli stringevo e massaggiavo con avidità al punto che provai a slacciarli io stessa i pantaloni ma non riuscendoci li pregai di aiutarmi per poterli toccare per bene, lo fecero e incuriosita guardavo l’uomo per vedergli l’arnese come fosse realmente, rispetto a quello del mio capo era più fino ma di lunghezza decisamente maggiore, me li massaggiavo con un senso di potere sentirli tra le mani uno a destra e uno a sinistra.Mi fecero alzare in piedi per sfilarmi la gonna e togliermi la camicia prima e poi il reggiseno, ero rimasta con il solo slip, li invitai a sedersi sul divano uno di fianco all’altro con i loro bei cazzi duri e dritti per me scostai leggermente il tavolinetto e mi inginocchiai sul tappeto cominciando a leccare le cappelle quando a uno e quando a l’altro ma sempre tenendoli ben in pugno con le mani entrambi.Mi eccitava molto la situazione, mi sentivo le vampate in viso e la mia figa cominciava ad avere delle contrazioni al punto che dovetti dire loro chi voleva cominciare a scoparmi che andavo a fuoco, l’uomo si sollevò e prendendo un profilattico dalle tasche dei pantaloni subito lo indossò e mettendosi dietro di me mi prese per i fianchi posizionandomi per bene fino a sentire la sua punta scivolare con decisione dentro di me.Come prese a muoversi lentamente mi disse che avevo la figa che era un brodo per come era vogliosa e come la danza dentro e fuori si faceva sempre più ritmata sentivo il rumore che provocava l’attrito mentre ero intenta a succhiare il mio capo come mi sentivo le affondate dell’uomo che mi deformava l’utero sbattendo dentro le pareti lo incitavo a scoparmi così profondamente.Il mio capo aveva preso a darmi della troia e anche l’altro uomo mi prese a dire parole volgari ma che in quel momento erano musica per le mie orecchie e per il piacere che provavo, quando ebbi il primo orgasmo per come succhiavo il cazzo del mio capo gli feci avere degli scossoni e mi pregò di fare piano.Ebbi ancora un orgasmo prima che l’uomo mi prendesse per i fianchi nuovamente e con frenesia mi spostava a lui facendomi sentire tutto dentro di me il suo cazzo pronto ad esplodere e quando lo fece mi regalò un terzo orgasmo intenso, si sfilò da dentro di me e si ripulì con dei fazzolettini, il mio capo mi invitò così a sollevarmi e mettendomi a cavalcioni su di lui glielo presi in mano e me lo indirizzai subito dentro di me.Mi muovevo lentamente per godermi per bene anche lui, il mio capo invitò l’uomo a salire con i piedi sul divano che così sarei riuscita a ciucciarglielo per farlo indurire per bene, ero intenta a ciucciare l’uomo e ruotavo il bacino per godermi il mio capo che dopo avermi regalata un altro orgasmo mi afferrava per i fianchi sollevandomi di colpo per non godermi dentro sfilò il suo cazzo da dentro di me per spruzzare sulla pancia.Ci ripulimmo e subito ripresero a palparmi mentre avevo ripreso a ciucciare alternando quando uno quando l’altro cazzo, poi appena nuovamente era duri entrambi il mio capo mi invitò a rimettermi nuovamente sopra di lui che l’altro uomo avrebbe provato a penetrarmi il culo.Con le loro mani riuscirono a farmi muovere per favorire quella posizione, seppure sentivo chiaramente tutto il cazzo del mio capo dentro la mia figa appena sentii la pressione dietro che si faceva sempre più forte facendomi sollevare leggermente il sedere, di colpo mi sentii squartare era entrato anche l’uomo dietro di me, subito dopo venivo scossa dai movimenti, mi sentivo un po' regina e un troia in quella posizione dove ero al centro i miei orgasmi continuarono a susseguirsi.Erano trascorse 3 ore, io avevo le gambe che quasi mi cedevano mentre mi rivestivo, i due uomini si erano mossi dentro di me con una complicità che non mi sarei immaginata, ci complimentammo tutti vicendevolmente ringraziai i due uomini per avermi regalata un’esperienza che nonostante ero giunta ad un passo dal ripensamento l’avevo trovata molto eccitante e soddisfacente.
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2 mesi fa
4.3/5 - (3 Totale voti)
Varie
Diario di donna (parte prima)
Non sono mai riuscita ad essere fedele, sin da quando cominciai a frequentare quello che poi è diventato mio marito. Appena sposata mi ero ripromessa di comportarmi da moglie fedele, ma durante il viaggio di nozze mentre mio marito approfittava di fare immersioni nella barriera corallina, io che non sapevo nuotare me ne sono rimasta nel villaggio a bordo piscina a prendere il sole, fino a quando uno ragazzo del personale ha preso a darmi delle occhiate prima e poi delle lusinghe finendo dentro una sorta di magazzino e farmi scopare da quel ragazzo.Ricapitando nuovamente dopo qualche giorno sempre con lo stesso ragazzo nello stesso magazzino concedendogli anche il culo.Dopo quattro mesi che ero tornata dal viaggio di nozze fui assunta in uno studio Commercialista, il mio datore di lavoro era più grande di me, 45 anni affascinante e decisamente sempre vestito elegante, capii subito che gli piacevo, era sposato e aveva due figli, ogni tanto veniva in studio la moglie, che si era bella ma stile modella magra e con un seno decisamente scarso, sempre truccata e elegante, firmata da capo a piedi di un paio d’anni meno di lui.Cercai di reprimere ogni atteggiamento che potesse imbarazzarlo anche perchè lui non si era mai manifestato interessato a me, poi un giorno con la scusa di controllare cosa stavo scrivendo si era posizionato dietro di me chinandosi, mi poggiò le mani sopra le spalle, il suo viso era di lato alla mia, mi suggeriva delle piccole correzioni e mentre lo facevo lui prese a massaggiarmi le spalle,Mi sentivo leggermente a disagio, ma cercavo di essere professionale alle sue direttive, quando sentii la mano che prese a calare verso il seno mi resi conto che il viso stava arrossendo ma continuavo a tenere le mani sulla macchina da scrivere, la mano del mio datore lentamente raggiungeva la scollatura della camicia che indossavo infilandola sotto, lo lasciai fare seppure avevo i battiti del cuore che aumentavano man mano che sentivo le sue dita avvicinarsi al bordo del reggiseno.Con delicata maestria le dita scostarono il bordo fino a scivolare e prendere il mio seno sinistro tutto nella mano premette un paio di volte mentre mi sussurrava all’orecchio che erano un sogno i miei seni e mi leccò il lobo dell’orecchio, mi prese a sbottonare la camicetta e scartarmi come una caramella, baciandomi e leccandomi da ogni parte.Ero nuda con le gambe aperte seduta sulla mia sedia e lui in ginocchio che si leccava la mia figa con una dedizione che non avevo mai ricevuta, riuscendo a farmi sentire la lingua insinuarsi all’interno e facendola roteare intorno al mio clitoride, impazzivo come sapeva leccarmela, nel raggiungere il primo orgasmo non mi controllai poggiando le mani sulla testa spronandolo a continuare in pochi minuti mi fece godere tre volte.Quando si sollevò era stupito dei miei orgasmi, ma slacciandosi i pantaloni come caddero ai piedi vidi il suo slip completamente deformato lasciandomi intravedere il suo cazzo duro e imprigionato che era rivolto verso sinistra, glielo massaggiai e poi prendendo tra le dita l’elastico lo liberai e come una molla scattò in avanti, lo accarezzai un paio di volte facendo scivolare la mano avanti e indietro per un paio di volte per tutta la lunghezza.Non era il più grosso che avessi avuto tra le mani ma più grosso di quello di mio marito, mi chinai in avanti e glielo presi a leccare intorno alla cappella che era già scappucciata, per poi prenderlo in bocca e cominciare a succhiarlo, lui mi teneva la nuca e accompagnava il mio movimento nel succhiarlo, per avvicinarlo a me e agevolandomi nel succhiarlo per bene gli poggiai le mani sulle natiche spingendolo a me.Lui mi parlava mentre continuavo a succhiarlo, mi dicevo che ero brava, al principio con delle parole dolci ma poi cominciarono ad essere più volgari e schiette, mi eccitavano quelle parole diventavo sempre più vorace al punto che lui mi chiese di smettere altrimenti avrebbe goduto.Ero talmente presa non mi trattenni dal continuare e pochi istanti dopo sentii il suo cazzo vibrare e ebbi un senso di soffocamento lui mugugnava mentre mi resi conto che il suo sperma mi ostruiva la gola e lo ingoiai per non far uscire dalla bocca la sua asta, non sprecai neppure una goccia e quando la cappella stava per uscire la lascia pulita.Un attimo di silenzio, mentre ci guardavamo, poi lui mi disse che ero una gran brava pompinara e che gli era piaciuto molto, ci rivestimmo e cercammo di non parlare di quello che era accaduto, ma lui ogni tanto mi richiedeva se davvero avessi goduto 3 volte quando me l’aveva leccata.Gli confermai la cosa aggiungendo delle varie anomalie delle donne, chi non ha appetito sessuale chiamate volgarmente frigide, altre che hanno una ipersessualità femminile volgarmente chiamate ninfomani, per poi spiegargli la mia disfunzione, chiamato orgasmo multiplo o simultaneo, raccontandogli che mi era capitato in diverse occasioni che in 3 ore avevo raggiunto anche più di venti orgasmi.La cosa lo stupì ancor di più confessandomi che si era eccitato nuovamente, così anziché interrompere per la pausa pranzo liberammo la sua scrivania dalle carte e dai vari oggetti ritrovandomi stesa nuda e con le gambe spalancate mi scopò per bene facendomi raggiungere altre tre volte l’orgasmo prima che vedessi spuntare il suo cazzo velocemente sfilato e intento a spruzzarmi il suo sperma sulla pancia quasi a raggiungere i seni.Mio marito non sospettava nulla, una volta la settimana almeno ci ritagliavamo una mezzora o un’ora tutta nostra per farci delle appassionate scopate.Di solito quando arrivavo in ufficio trovavo la signora che si occupava delle pulizie che mi attendeva e con un’ora dava una pulita e sistemata visto che il capo arrivava sempre dopo le 9,30, ma il giorno del mio venticinquesimo compleanno lui era già nel suo ufficio con le scartoffie, l’addetta alle pulizie si mise subito a fare il suo dovere e io mi misi alla mia scrivania, ma ero meravigliata che il capo non si fosse ricordato del mio compleanno.C’ero rimasta male, con un certo rancore stavo lavorando, poi salutandomi la signora delle pulizie si chiuse la porta dietro di se, dopo alcuni minuti vedo il capo che va dentro la stanza degli archivi e lo sento armeggiare con le chiavi negli armadi, chiamandomi, lo raggiungo e aprendo lo sportello mi mostra un pacco regalo.Pensavi che mi fossi dimenticato del tuo compleanno mi dice dandomi il pacco e un bacio facendomi gli auguri, lo ringrazio e tornando verso il mio ufficio lo comincio a scartare, la scatola contiene diversi pacchetti, scarto il primo calze nere, poi il secondo un completino intimo molto sexy trasparente e sgambato, un terzo pacchetto una guepiere nera, sono sbalordita, non sono cose che trovavi su “Postalmarket” o “Vestro” ma sono indumenti di classe.Lo ringrazio ma non saprei come giustificare la cosa con mio marito portandole a casa, ma lui mi dandomi una copia di quell’armadio mi dice che posso tenerli li dentro senza che nessuno ci guardi a parte noi due, poi aggiunge che ora è curioso di vedermeli indossare per capire se le taglie sono giuste.Presi a indossare le varie cose, chiedendomi di camminare come a fare una sfilata, le misure erano tutte giuste mi conosceva bene anche io mi sentivo più bella del solito, quasi tutta la mattina la trascorremmo a godere, pompini, leccate, spagnole, scopate, inculate, facemmo di tutto, ci fermavamo solo quando squillava il telefono per liquidare i vari clienti in maniera garbata, quando risposi al telefono che era la moglie lui era intendo a incularmi rimanendo quasi fermi per tutta la durata della telefonata sentendolo ammosciarsi dentro di me.Ogni tanto mi faceva trovare un foglietto con la scritta controlla l’armadio, andavo a controllare e subito indossavo quelle cosine, poi un giorno come scartai il pacchetto trovai un fallo finto grosso in lattice con una ventosa sotto che si applicava per bene sulla scrivania. Nei nostri momenti scoperecci così cominciammo a avere quel giocattolo spesso presente, lo usavamo mentre mi inculava quello finto me lo faceva scivolare dentro la figa, diventando insistenti i suoi commenti su farmi possedere contemporaneamente da due cazzi, in quei momenti non nascondevo quanto mi piacesse essere posseduta sia avanti che dietro.
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2 mesi fa
4/5 - (2 Totale voti)
Varie
Sentirsi Vivi di fronte L'infinito
GENERE FANTASCIENZA EROTICAIn mezzo a tanto silenzio... solo il ronzio del motore... un fischio e delle vibrazioni...nella navicella spaziale Ring-Horizon X- 11 in orbita proseguendo nello spazio.. dentro una cupola di osservazione solo un altro suono si sentiva...il ritmo dei respiri, dei loro respiri... Noha e Ary rimasti in due x la missione...Erano gia passati dei giorni... sempre in silenzio poche parole...solo osservare..controllare... Il resto dell'equipaggio era addormentato nelle cabine che stavano di sotto... Solo loro due avevano il turno di guardia che durava dei giorni....l ultimo di questi giorni, continuavano con attenzione a controllare gli anelli di Saturno.. ma quel giorno in particolare sembrava tutto nullo, tutto fermo...troppo silenzio troppa noia..Noha come sempre era seduto di fronte al pannello di controllo di navigazione...le spalle larghe curvate sulle mappe... Sentíi tutto ad un tratto i passi di Ary prima ancora di vederla... Non era il rumore degli scarponi che di solito indossavano, ma passetti nudi..Lei gli si avvicinò da dietro appoggiando le sue mani sulle sue spalle ... Quel giorno il calore delle sue dita era un impulso forte, un contatto caldo... una forte differenza con il freddo metallico della stanza....- basta Noha smettila di fissare il vuoto .. il vuoto non ricambia il tuo sguardo...Noha si voltò di scatto incrociando gli occhi di Ary...Tanti giorni di silenzio di vuoto di buio... e ora qualcosa di strano stava succedendo... qualcosa stava cambiando tra i due... un attrazione tra loro, non era più un desiderio ma una necessità che sentivano internamente...Poi si alzò e si girò verso di lei sentí il respiro sul suo petto...le dita di Noha sul collo di lei sfiorando la mascella con delicatezza...-Siamo soli...siamo io e te...siamo noi...disse lui con voce bassa.-Il tempo non ha più senso qui...Ary rispose con un bacio.. Non c'era tempo x i preliminari...era finalmente il contatto di due corpi x sentirsi vivi mentre tutto intorno era immobile sembrava tutto morto...Si spostarono insieme verso un altro abitacolo...senza schermi senza pannelli di controllo...Vicini abbracciati...ogni movimento lento diventava fluido.. quasi come una coreografia di un ballo...C'erano solo delle luci bluastre che li illuminavano Noha sfilò la maglia di Ary... osservando come questa luce andasse sulle curve del suo corpo... Le mani di lei nei capelli di lui...lui la tirava a sé con una forza che gli diceva non lasciarmi andare via...In quella stanza semibuia...il vuoto esterno.. i loro corpi si trovarono nudi... si unirono in un ritmo meraviglioso.Ogni gemito era in quel momento un dolce suono contro il silenzio del cosmo... sotto le dita di Noha, Ary non era solo una compagna di avventura nella gravità dentro la navicella...ma era l'intero universo... intrecciati tra di loro...il respiro affannoso che si unificava lentamente,la solitudine dello spazio sembrava meno pesante... Stavano creando qualcosa di reale nel mondo fantastico...-Finché ci siamo noi...disse Ary contro la spalla di lui-la specie umana non è ancora estinta....Noha la strinse più forte, chiudendo gli occhi... fuori, le stelle continuavano a brillare bruciare indifferenti, ma dentro quel piccolo guscio d'acciaio che girovagava... c'era ancora un incendio che non voleva spegnersi...Tutto ad un tratto lo stato di stop di calma era staccato da un suono metallico...ritmico... che annunciava la fine della solitudine.... le luci della Ring-Horizon X-11 passarono dal blu soffuso a un bianco forte accecante...come se la navicella stessa volesse cancellare ogni ombra di quel segreto.... che si era trasformato in loro.Noha era ritornato di nuovo al suo posto...le dita non più sulla sua Ary ma sulla tabella di controllo sui sensori con una precisione ormai abituale ma con la mente che pensava altrove... pensava ancora al calore della pelle di Ary....Anche lei si era già spostata e ritornata nella sua zona di controllo... mentre si sistemava ancora la tuta con gesti veloci...ed ecco che dalle cabine di sotto iniziarono a salire i primi segni di vita... Il ritorno alle funzioni vitali del Comandante e del resto della squadraQuando il Comandante arriva sulla soglia della cupola d'osservazione, l'aria sembrava un po' imbarazzante..Il suo sguardo passò subito sui due ragazzi... da Noha ad Ary... sembrava che non c’era niente di strano...solo una tensione elettrica che non c'entrava nulla con le parti che riguardavano il volo...Il Comandante chiese- dove siamo Noha?Noha non si voltò subito... Sentiva su di lui ancora lo sguardo di Ary... tipo un filo invisibile che li teneva uniti pur se c'era la distanza fisica dalla presenza degli altri.Poi x spezzare quel silenzio iniziò a parlare senza muovere lo sguardo dallo schermo di osservazione- Comandante... siamo agganciati alla gravità del primo anello... la voce ferma ma con un piccolo tono di calore che prima non esisteva in lui.- Tutto procede come previsto Comandante... In mezzo a tutti solo i due sapevano entrambi che tutto era cambiato nel frattempo tra di loro... mentre gli altri si avvicinavano ai vetri della cupola ad osservando i milioni e miliardi di frammenti che brillavano come dei diamanti... proprio un vero spettacolo. Noha e Ary rimasero un passo indietro...In mezzo a tanto caos delle voci degli altri che si sentivano nella navicella, Ary sfiorò il dorso della mano di Noha mentre lui si allontanava da tutto il resto dell equipaggio x andare a controllare i livelli di ossigeno nell altra stanza....era un semplice tocco di un secondo...ma si sentiva che all interno ardeva ancora un incendio..mentre fuori c’era il ghiaccio... Non c’era più la lentezza della prima volta....stavolta Ary lo seguí decisa...e chiuse la porticina della stanza dov erano soli ...Scattò subito la passione, le mani di Noha cercarono velocemente la zip della tuta di Ary con tutta la passione che aveva trattenuto x ore di autocontrollo forzato...quando la pelle di lei toccò di nuovo la sua, fu come un corto circuito.... Ary cercava veloce la bocca di lui x poterla assaporare...si avvicinava...era fame...una fame che non era solo di desiderio... ma l essere ancora viva... anche in quell ambiente freddo si poteva prendere fuoco... Tutti e due nudi si univano lì...tra le pareti strette della stanza...ogni movimento era un po' difficile da mantenere.. gambe che si attorcigliavano... una danza di colpi e carezze... respiri spezzati dal suono vibrante della navicella...In quel momento non c'erano più mappe stellari.. anelli... frammenti da controllare...c’era solo il battito accelerato del cuore di Noha contro il seno di Ary e il suono dei loro corpi che si cercavano e si trovavano unendosi con una forza quasi violenta.... il sesso era un piacere..era sopravvivenza... era un modo per gridare al vuoto di quell infinito... loro non erano frammenti come quelli che ruotavano fuori dall oblò... ma carne, sangue e fuoco....Lui aveva il cazzo così duro che non se lo aspettava .. vene che uscivano fuori e pulsavano... stava x esplodere..lei tutta bagnata la fica gonfia calda pulsante.. Erano arrapati tutti due... Non ce la facevano più... Stavano x venire entrambi Un altro paio di colpi secchi e decisi ed ecco che lei si lascia andare e l orgasmo le arriva avvolgendole tutto il corpo in un brivido e un relax totale....ed ora tocca a lui già pronto x sborrare.. subito dopo l orgasmo di lei arriva al culmine non resiste più quindi fuoriesce il grosso travone che aveva dentro di lei e inizia a spruzzare un liquido bianco a schizzi ritmici e arriva daxtuttoArrivati all estasi entrambi.. Ary con le unghie nelle spalle di Noha x tenersi più stretta a lui...e x non farsi sentire dal resto del gruppo soffoca un grido di piacere contro il collo di Noha ... ora immobili x lunghi minuti... intrecciati mentre il sudore si raffreddava sulla pelle....Noha le spostò un ciuffo di capelli dal viso... guardandola contento soddisfatto e rilassato Mentre fuori, la Ring-Horizon continuava silenziosa verso l' universo... tra loro in quella stanza in quel piccolo spazio rubato... si era completato quello che avevano desiderato...A loro non importava cosa sarebbe successo un domani o se il Comandante avesse sospettato qualcosa... sapevano che finché avevano quel contatto...tutto il buio dello spazio non avrebbe mai potuto inghiottirli... in quel momento, mentre si rivestivano in silenzio.. Noha si stava ancora tirando su la zip della tuta...e il respiro dei due tornava lentamente regolare... si sentì un colpo secco metallico nella stanza dove stavano... questo era un rumore diverso... non era il rumore della navicella... era qualcuno che bussava...I due si bloccarono... Ary con una mano ancora tra i capelli.. gli occhi sbarrati guardarono quelli di lui...- Noha? Ary? Siete lì dentro? la voce del Comandante non sembrava una domanda... Era una verifica...lui sapeva che eravamo lì e insieme...Noha guardò velocemente Ary... X vedere se si era ricomposta pure lei... ora poteva premere il tasto di sblocco...e cosi la porta scorrevole si aprì.... il Comandante era in piedi nel corridoio... le braccia incrociate...ma non guardava le loro facce... il suo sguardo era fisso sul pavimento della stanza... dove le macchie lucide del seme di Noha erano ancora evidenti sotto le luci bianche... Il Comandante sollevò lentamente gli occhi... incrociando quelli di Noha... non c'era rabbia... sembrava indifferente...- Sapevo che il vuoto faceva brutti scherzi... disse a bassa voce...facendo un passo avanti e costringendo Noha a farne uno indietro... - non pensavo che cambiavate tutta la prassi della missione per...per questo...si girò verso Ary... che cercava di nascondere il rossore del collo del viso dietro il colletto della tuta...- Ary... torna nella stanza dove sono gli altri...ora...Poi si voltò di nuovo verso Noha... Prese un piccolo tablet che aveva nella tasca della divisa... sullo schermo scorrevano tutti i dati aggiornati al momento della Ring-Horizon come navicella e poi pure un biomarker di chi era presente all interno e cosi gli fece vedere tutto...poi ancora i due grafici rossi...i loro battiti cardiaci...che erano arrivati verso l'alto tutte due nello stesso istante... in sintonia perfetta...per minuti interi....- Pensavate che le telecamere fossero l'unico modo per vedervi? disse il Comandante con un sorrisetto... - La nave registra ogni brivido ogni pulsazione dei vostri organi....siete stati monitorati dal primo respiro affannoso...Si avvicinò all orecchio di Noha e sottovoce in modo che solo lui potesse sentire- Il problema non è quello che avete fatto, Noha... il problema è che mentre eravate... occupati... abbiamo ricevuto un segnale tutti...Il Comandante non fece in tempo a finire la frase che il resto dell'equipaggio, attirato dalla passione si avvicinava..erano li.. tutti nel corridoio.... in quel momento non c’era più niente da dire ne rimproverare... il desiderio era diventato contagioso....la tensione elettrica che Noha e Ary avevano scatenato si era diffusa come un virus... contagiando ogni centimetro della Ring-Horizon X-11...- Al diavolo la missione disse il Comandante aprendosi la tuta...In poco tempo... la stanza si trasformò in un ammasso di corpi... tute e vestiti volarono via.. lasciando posto solo alla pelle e al sudore... Noha, Ary e tutti gli altri si unirono in un unica grande orgia...la luce fredda..luce bianca della navicella sembrava scaldarsi sotto l effetto della pelle di tutti che si scontrava uno contro l altro tutti ammucchiati... le tute spaziali...stivali e maglie gettati negli angoli...unendosi ai cavi e alle mappe stellari....Li in questo momento non c erano più gradi... non c'erano più ruoli...erano tutti uguali ..tutti ritrovati nudi x un solo piacere... Noha si ritrovò di nuovo con Ary... ma stavolta le mani di altri compagni si intrecciavano alle loro... era un esplosione di carne e sudore... un ammasso di gambe e braccia che si muovevano in una danza veloce senza fermarsi... Struscii...colpi... buchi... due cazzi..tre cazzi... nei buchi di una sola donna.. culo fica e bocca...maschi con maschi femmine con femmine.. scambi... i gemiti si moltiplicarono...nascondendo ormai il rumore del ronzio costante del motore... tutti i gemiti uniti creando tutti insieme un unico sottofondo, potente di piacere...Il piacere andava da un corpo all'altro come un corto circuito collettivo .. le bocche si cercavano...le mani esploravano ogni centimetro di pelle bagnata...e tanto liquido misto tra squirti sborre ... quello che prima era solo il seminale di Noha..ora mischiato a quello degli altri... schizzava daxtutto non solo sul pavimento ma pure sulle pareti d'acciaio e sui monitor che continuavano a tracciare le rotte di cui a nessuno importava più nulla...Fu un orgia mai esistita prima di anime e corpi che gridavano tanto non dovevano nascondere niente a nessuno... In quel piccolo guscio d'acciaio.. mentre fuori i frammenti degli anelli brillavano indifferenti da quello che stava succedendo..l orgasmo multiplo e collettivo li lasciò rilassati...erano tutti intrecciati sul pavimento freddo ma ora ricoperto dai segni della loro unione...finalmente liberi dalla solitudine...Ora c'era solo il silenzio del cosmo che non faceva più paura.... loro adesso erano vivi....erano insieme... x un momento, la Ring-Horizon non era più una prigione di metallo...ma un cuore pulsante e caldo dell'intero universo.
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2 mesi fa
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Varie
Passione in Autobus
Lei era Bella! Bella! Bella....... Anzi Bellissima e quindi inutile sognare ad occhi aperti, era palese che non lo avrebbe mai preso in considerazione... Eh già.... Il senno della ragione sussurrava la verità, ma Gabriele sciocco sognatore se l'era già immaginata tutta per sè!! Capelli sciolti sulla pelle fresca, mentre quegli occhioni neri ed intensi scrutavano fuori dal finestrino erano un tuffo al cuore per lui. Tutto era perfetto in lei.... un seno non proprio grosso ma di certo ben definito si intravedeva attraverso la maglietta aderente, e quel jeans banale che dire? Assolutamente erotico, ma perché? Mistero!!!! Per non parlare delle scarpette da tennis bianche semplicemente sexy.... La pressione nei pantaloni di Gabriele non poteva essere ignorata, lei era troppo bella ed eccitante per la sua semplicità acqua e sapone... Sarebbe stato troppo sperare in un suo sguardo? Probabilmente Si! Di certo gli sarebbe piaciuto tantissimo guardarla da vicinissimo negli occhi e sentirla ridere di gusto ad una sua battuta... Eh già... Che bello che é fantasticare, ma la realtà rimane quella che é!!Spietatamente Unica e sola verità ... Gabriele é troppo timido per sperare tanto, non si azzarderebbe mai di avere un approccio diretto come farebbe qualsiasi ragazzo interessato ... Il pullman prosegue il suo tragitto monotono e silenzioso, in sottofondo solo il ronzio del motore e dei pneumatici sull'asfalto. Il tragitto per Roma é ancora lungo... Gli occhi non reggono mentre in torpore pervade il corpo... E cosi, lentamente.... Gabriele cade tra le braccia di Morfeo.... Si addormenta !! Dorme? Non proprio, o forse rivive un ricordo.. Sogna Don Marcello!!! Si proprio lui, ricorda che lo accarezzava dolcemente sul ginocchio rassicurandolo!! "Gioisci, Tu sei amato,si.... Tu sei amato" Questa era la frase che riecheggiava nella testa, la voce.... La stessa voce che diceva di non avere paura e di non dirlo a nessuno perché era peccato!! Poi ..... Improvvisamente una mano gli tocca la spalla e Gabriele si sveglia di soprassalto.... Non crede ai suoi occhi.....É lei.....!!! Il cuore batte forte nel petto... Le parole soffocante in gola, l'unica cosa che riesce a dire: "Siiii???" - Salve (risponde lei) - Hem, mi dica... Ha bisogno di????? - Guardi, le posso chiedere un favore? Potrei sedermi accanto?? - hem, si certamente... Ma .. perché? Ci sono tanti posti liberi in realtà .... Però... Si certo... Non mi fa fastidio, anzi!!!! Gabriele era rosso in viso, la sua impacciataggine era evidente e lui ne era cosciente!! - Guardi... (spiega lei) Sinceramente dobbiamo passare la notte in autobus ed io donna sono sola... Quindi mi piacerebbe sentirmi piu sicura e sedere vicino a te che mi sembri un bravo ragazzo, e scusa se ti do del tu, non ti dispiace vero? - Hemmm...Ecco, hem... s-si!!! vabene, si certo cero fai pure!! (balbetta Gabriele). "Mi dai sicurezza" continua lei: - so che sarai innocuo con me e quindi mi fido a prescindere di te anche se sei un nerd indifeso....Tuttavia mi farebbe comodo una presenza maschile vicino, in tal modo che non venga importunata da qualche maschio io Alfa!! - Hemm.... Guardi ne sono lusingato, ok... Sieda pure vicino a me.... Gradisce essere vicino al finestrino? -Si, grazie molto gentile... Comunque io mi chiamo Erika!!- piacere Erika, io sono Gabriele !! Erika siede vicino, Gabriele la vede a pochi centimetri da lui, a quella distanza é ancora più attraente!! Il seno perfetto é come se parlasse dicendo " toccami toccami' Erika accavalla le gambe, mette gli auricolari nelle orecchie e si abbandona nelle braccia di Morfeo!!! Gabriele l'ammira venerandola come la più bella creatura in terra mai generata dagli Dei, Poi le luci nell' autobus calano di intensità.... Il silenzio diviene protagonista e morfeo continua nella sua opera calando la sua influenza su tutti i passeggeri dell'autobus nella penombra... Gli unici rimasti svegli sono giustamente autista e controllore!!! Passano alcune ore, la Mezzanotte é passata ed il calendario segna l'inizio di un nuovo giorno... Sono esattamente le ore 1-27 quando Gabriele si sveglia di soprassalto... Erika e di fronte a lui.... Su di lui.... Lo guarda negli occhi con sguardo innocente ed allo stesso tempo erotico... lo scruta, lo fa con attenzione, cosi da vicino. Il suo respiro é presente e reale, come pure il calore del suo corpo!! Erika muove la mano, gli accarezza il viso ed i capelli... Scorre le dita verso le sue stesse labbra e ne lecca le punte.. Poi con un cenno di complicità e trasgressione poggia l'indice sulle labbra di Gabriele ed intima di fare silenzio e stare buono... "Gabriele rimane paralizzato dallo stupore, mentre il cuore batte all'impazzata rimbombando nel silenzio della notte" ..... Erika continua tranquilla la sua missione, ha già deciso tutto... Erika, é una ragazza semplicemente unica nel suo genere stranamente ed eroticamente ambigua ma di certo magnetica e penetrante!! Certamente dai suoi occhi ingenui e dal suo viso angelico acqua e sapone traspare una dominanza diabolica fatta di trasgressione e desiderio di carne e peccato!! Per capire una simile sensazione bisogna viverla perché non é possibile spiegarla a parole!!! Lo guarda intensamente mentre lentamente slaccia la cintura dei pantaloni, poi abbassa la cerniera e mette mano sul gonfiore che Gabriele ha in mezzo alle gambe.... Assolutamente Enorme! Imprevedibile a giudicare dal fisichetto esile.... O forse?? ...... Erika da intenditrice probabilmente lo aveva notato già da un bel po' di tempo e si era avvicinata per questo motivo.... Un bel cazzo inesperto da baciare, succhiare ed addestrare ?? Non avrebbe potuto chiedere di meglio!! Erika sa come muoversi, massaggia dolcemente facendo scorrere le dita affamate per poi afferrare saldamente con il palmo della mano quel mostro di carne... É vero, é ancora nascosto nei pantaloni ma non per questo meno presente nella sua imponenza!! Povero cazzo indifeso, non c'è la fa più, lo spazio a disposizione e veramente ridotto al minimo!! Gabriele incredulo respira più rumorosamente, quasi Asmatico.... Poi....Ecco che.... Erika gli abbassa gli slip e tira fuori il mostro di carne fiero e potente in tutto il suo splendore !! Veramente niente male per un secchione gracilino e probabilmente figlio di papà!! Aveva visto giusto lei, un cazzo bello da vedere e faticoso da tenere in mano di almeno 18 cm, forse anche di più..Uno spessore fuori dalla norma poi, di certo non poteva passare inosservato!!! I movimenti diventano languidi ed istintivi, lo bacia con tenerezza, prima sulla cappella, poi piu giù verso la base... Torna su, e ridiscende... lecca amorevolmente la cappella dando di tanto in tanto dei colpettini sulla base del glande con la punta della lingua... Ripete piu e piu volte il rito... Gabriele é in estasi... Non vede l'ora di farsi assaggiare... Vuole essere succhiato, adesso subito, sta per esplodere, allora?? Quanto deve durare il tormento?? Erika percepisce il limite... sa che Gabriele sta per sborrare, quindi anziché ingoiarlo tutto fino alla gola decide di spostare la sua attenzione baciando Gabriele sulle labbra! Sale su, lo baccia sulla bocca con foga e caccia la lingua piu a fondo possibile nella ricerca di una risposta!! Gabriele reagisce bene!!!! É il suo primo bacio.... La sua vita sessuale fino ad allora era sempre e solo stata fatta di seghe vicino ad un monitor e sborrate sulla tastiera QWERTY del suo nuovo PC da SpeedGamer!! Si abbandona completamente al suo dolce destino, é lei a condurre il gioco.... Ecco... Ora é ridiscesa...Una sensazione di caldo-umido proprio li... Erika ha ripreso a baciare e leccare, la cappella del cazzo di Gabriele che ora, é finalmente dentro le sue dolci labbra e la bocca sapiente.... Gabriele muove leggermente ed istintivamente il bacino in avanti... La testa di Erika inizia a scorrere su e giù lentamente... Paradiso in terra, semplicemente sublime... Il cazzo riempie la bocca spalancata di Erika che cerca disperatamente di respirare dal naso..Gli occhi, ora grandi e lucidi lo guardano con passione e desiderio chiedendo di più !!! Sta per soffocare ma spinge con forza ancora più a fondo e fino alla gola tirandolo con forza verso di lei afferrandogli le natiche ed affondando le unghie nella carne.. Sembra quasi che voglia letteralmente mangiarlo... Gabriele reclina la testa verso l'alto, non crede ai suoi occhi, mentre il cazzo di irrigidisce ancora di piu, fino all'inverosimile!! Le vene pulsano per tutta la lunghezza, fino alle palle! La tensione é tanta, come se un vulcano dovesse esplodere da un momento all'altro.. Erika se ne accorge quindi allenta e leggermente il ritmo... Gabriele vorrebbe sborrare, ma sa che non deludere la sua donna del momento. Anche lei ha il diritto di godere come una pazza!! Allunga il braccio e con la mano inizia a massaggiarle i capezzoli... Poi, sempre più audacemente le solleva la maglietta esponendo entrambi i seni alla vista dei più intrepidi scrutatori ormai svegli nel bus... Sarebbe sciocco pensare che nessuno si sia accorto di nulla, e probabilmente il signore elegante vicino al finestrino sta fingendo di dormire mentre si sega...... L'atmosfera si scalda sempre di più, Erika è affamata e senza pudore... Oramai il punto di non ritorno é stato superato, non c'è la fa più! La cappella e grossa e lucida di quel cazzo marmoreo suggerisce che é arrivato il momento.... Un ultimo bacio sulla punta e poi con estrema agilità si ritrova a cavalcare quell' imponente mostro di carne. I jeans sono caduti di lato nel corridoietto di passaggio tra i sedili di destra e sinistra... Il controllore potrebbe notarli, ma chi se ne frega... Erika cavalca Gabriele come una Cowgirl assatanata.Intorno a lei non esiste più nulla, solo la sua voglia di godere! Sente il cazzo dentro, lo sente bene, lo sente tutto, in ogni suo movimento.... le pareti della figa sono tese al massimo, ma scivola bene e scorre agevolmente ugualmente, quindi i colpi divengono ritmici e sempre piu intensi senza problemi!! É bagnatissima!!! Gli umori misti a squirt colano giù bagnando la moquette!! La strada e sterrata agevola eroticamente la loro prestazione..... Poi..... Un sobbalzo piu forte, poi un altro!! Delle buche sulla strada!!! Gli scossoni fanno scappare dei gridolini dalla bocca di Erika mentre Gabriele agevola l'affondo con colpi forti e decisi... Oramai nulla ha piu importanza, é un sogno che si avvera... Si é tutto vero, una ragazza cosi bella e calda si é accorta di lui e vuole sentire il suo corpo. Il cazzo entra ed esce bene, l'orgasmo sta per giungere velocemente per lui, ma riesce a rallentare il ritmo e ritardare leruzione finale... Erika invece é completamente su di giri. I capezzoli turgidi, il seno rosso la figa trabocca di uomori dolci e prelibati il respiro affannoso non può più essere nascosto ed ogni pudore oramai non ha più importanza.... Un orgasmo esplosivo e coinvolgente per lei pervade tutto il suo corpo vibrando energia attorno. Il tempo sembra essersi fermato tutti stanno guardando verso di loro.... In fondo c'era da aspettarselo no? Semplicemente ovvio, erano tutti svegli oramai... Gabriele sbircia sulla spalla di Erika ed intravede il controllore che si sta segando seminanscosto dalla sua stessa borsetta dei documenti.... Questo lo rassicura perche non interferirà!! Poi lo sguardo torna su Erika che cavalca come una matta... Il suo viso angelico, la bocca aperta e gli occhi socchiusi scatenano una reazione ci godimento supremo.... Le palle non c'è la fanno più!! Come il magma di un vulcano qualcosa di inarrestabile inizia il suo percorso lungo quell'asta di carne possente.... Lo sente perfettamente... Anche volendo non avrebbe piu il tempo materiale ne la volontà emotiva per tirarlo fuori... Le inonda letteralmente le pareti della figa, urla anche lui stringendo le mani sulle braccia di lei e tirandola con maggiore forza verso se!! La sborra cola attraverso le labbra vaginali e scorre lungo l'asta e le palle per poi inondare il sedile.... Erika lo guarda con sguardo cattivo ed esclama:- non credere di cavartela cosi eh? Questo é solo l'inizio, adesso tocca a te!! Gabriele con la testa fa cenno di si. A questo punto Erika estrae dalla borsetta un Dildo enorme di 30 centimetri, Nero... Lucido.. Duro!!! "GIRATI" .... urla lei!!!!Gabriele vorrebbe tirarsi indietro poi vede che tutti i passeggeri del bus sono in piedi e guardano verso di loro!!! Culo.... Culo.... Culo... Cu.. lo.....Cuu....loooo.... Cantano in coro battendo le mani a tempo.... Gabriele é confuso..... Erika lubrifica il dildo facendolo sparire nella sua figa, poi lo leva ed é pronta a piantarlo nell' ano di Gabriele, mentre il suo sguardo non accetta ripensamenti!!! Gabriele accetta il suo destino, ancora una volta nello stesso modo di allora, si piega verso il finestrino passivamente attendendo di essere dodomizzato. Erika inizia a spingere con forza.... Tutti applaudono.... L'autista guarda verso di loro e ride in modo assurdo.... Non guarda più la strada, ma il bus procede dritto.... Il sole sta per sorgere ed il dildo preme con vigore dentro Gabriele che trall'altro ora ci ha pure preso gusto.... Erika aumenta il ritmo e gabriele gode di un orgasmo nuovo mai provato prima e mentre tutti continuano ad applaudire Gabriele sborra con potenza inaudita esplodendo sul vetro del finestrino. Molti schizzi sono saltati di lato imbrattando alcuni passeggeri in viaggio con loro!! Erika che ride euforica con quel suo sguardo da psicopatica... Gli occhi sgranati.... Poi....... Una buca più profonda del solito....... Una musichetta di sottofondo..... Sono le 5 di mattina, il bus procede silenzioso, tutti dormono... Erika é li al suo posto che dorme come un Angioletto.... Gabriele si guarda intorno ancora assonnato... L'atmosfera é tranquilla, si muove in silenzio... Erika in realtà non sa nemmeno che lui esiste!!! L'imbarazzo é tanto. Corre in bagno per pulirsi se é fortunato, nessuno noterà la sua strana macchia appiccicosa sulla patta dei pantaloni!
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2 mesi fa
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Prima della Notte, Poesie Erotiche
-ti sento tremare-sotto le mie manilento e profondo nel respirocosì intenso è il tuo toccosegue ogni mia morbida curvacome se la conoscesse a memoriami vuoi più dentro di te-lo sento -nel ritmo pulsante che mi possiedeè un brivido ci scuote nell'animamentre effluvi estatici e nostalgici riempiono ogni parte di noifino all'estasi più profonda.* * * -toccarsi senza toccarsi-è un pensiero che mi porta al limitein questo silenzio-piena di te-tu mi tocchie vengo ancora,più forte,più tua in ogni gemitogodi ancora di me tesoro, prima che il giorno ci ricordi chi siamo. Luna🌹
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2 mesi fa
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Varie
Poesia Erotica
-Le tue mani calde-sui miei fianchi rotondiaccendono un desiderio estaticoche non si placasfiori ogni mia curva con sicurezzati sento gemerenella mia carne giovane-prendimi-ogni affondopiù a fondo dentro di me-mentre sono tutta tua-ti sento venire come mai primain questa Notte di perdizione estatica.~Orgasmo dell'anima~Vieni con me, amorementre mi sfioril'anima nudaogni tocco è una promessadi estasi infinitaogni affondo un'incisionedentro la mia carne morbidanon conosco nullase non il tuo respiroin questa notte estaticanon voglio sapere altroche non siaun gemito di noiche ti trema dentro-nel culmine più profondo -Luna
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2 mesi fa
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VerbaErotika "complici"
Ciao a tutti, porcellini e porcelline! 😈💦Sono VerbaErotika e oggi vi racconto una delle nostre serate più belle dopo il ritorno dal nostro viaggetto.Erano passate un paio di settimane dal nostro viaggio in montagna. Tra lavoro, il pargolo, casa da sistemare e mille impegni, io ed Erotica eravamo distrutti. Non riuscivamo quasi più a coccolarci. La sera crollavamo sul divano mezzi morti.Una di quelle sere eravamo particolarmente sfiniti. Erotica era quasi assopita con la testa sulle mie gambe. Io invece ero vogliosissimo… e durissimo. Non ce l’ho fatta più.Mi sono messo in ginocchio davanti a lei, le ho sfilato con decisione mutande e pantaloni del pigiama e ho affondato la faccia tra le sue cosce. La sua figa era già umida e profumata. Ho cominciato a leccarla avidamente, lingua larga tra le labbra, succhiando il clito con fame. Lei all’inizio ha sussurrato mezza addormentata: «Amore… no… siamo stanchi…», ma dopo pochi secondi ha iniziato a mugolare: «Sì… dai… così… leccami tutta…»Più la leccavo, più si arrendeva. Le ho infilato due dita dentro, pompando mentre succhiavo il clito. Lei ha iniziato a spingere il bacino contro la mia faccia, mordendosi le labbra: «Cazzo… sì… succhia più forte… sto per venire… ah sì… proprio lì!»È venuta con un boato di mugugni e gemiti, le mani che mi spingevano la testa contro la sua figa, tremando tutta mentre mi inondava la bocca di succhi caldi.Purtroppo tutto quel godere ha svegliato il pargolo, che si è messo a piangere. Tra coccole, biberon e risate sommesse, siamo finiti a dormire esausti.Sono passati altri giorni. Erotica non riusciva a togliersi dalla testa che io non avevo goduto quella sera. Così una mattina, mentre ero al lavoro, ha deciso di stuzzicarmi per bene.Si è messa un bel vestito, ed è uscita a fare le faccende . Sotto però era completamente nuda. Mi ha mandato foto per tutta la mattina: in ginocchio sul letto con il vestito alzato, mentre faceva la spesa piegata in avanti, in macchina con le gambe aperte. Per tutto il giorno mi ha tenuto in erezione.Sono tornato a casa con il cazzo che mi esplodeva nei pantaloni.Dopo cena, messe a letto il pargolo, ci siamo rilassati sul divano. Lei è arrivata con due calici di vino rosso, mi ha bendato gli occhi e mi ha sussurrato: «Stasera mi faccio perdonare… ma prima giochiamo un po’.»Mi ha fatto bere un sorso, poi ha iniziato a baciarmi il collo, il petto, la pancia. Mi ha slacciato i pantaloni e ha preso il mio cazzo in bocca, succhiandolo con calma e profondità, fino in gola. Mi ha lavorato per diversi minuti, leccando tutta l’asta, succhiando le palle, passando la lingua sulla cappella mentre mi guardava dal basso.A un certo punto mi ha tolto la benda. Si è messa a quattro zampe sul divano, mi ha guardato da sopra la spalla e ha alzato il vestito beige, mostrando il suo bel culo rotondo e abbondante. Con voce miagolante ha detto:«Che ne dici se ci facciamo qualche foto… e poi le mettiamo sul sito? Così vediamo cosa vorrebbero farmi tutti quei porci…»Ho sentito una scarica di eccitazione fortissima. Era una bellissima idea. Le ho fatto diverse foto: lei in posa da troia, culo in alto, figa lucida e aperta, coda di volpe già inserita. L’idea di postarle e leggere i commenti sporchi ci ha eccitati ancora di più.( Per ora ne abbiamo postare un paio poi si vedrà se metterne altre, bisogna capire se piace scrivetelo nei commenti)...Ha steso un plaid morbido sul pavimento davanti al camino mi ha fatto sdraiare e mi è salita sopra. Ha iniziato a cavalcare il mio cazzo con forza, la schiena inarcata, la coda di volpe che ondeggiava a ogni movimento. I suoi gemiti soffocati riempivano la stanza mentre cercava di non svegliare il pargolo.Poi si è girata a pecora, come una pornostar. Io le ho afferrato i fianchi e ho ricominciato a sbatterla forte. A un certo punto ho afferrato la coda della volpe e ho iniziato a tirarla piano, allargandole il buchetto. Erotica ha tremato violentemente: «Oddio… sì… tirala…»«Vuoi che ti metta il cazzo nel culo stasera?» le ho chiesto.Lei ha girato la testa, occhi pieni di desiderio: «Sì… voglio vedere se il mio buchetto si allarga come quello delle pornostar…»L’ho sfilato lentamente, ho lubrificato bene il cazzo con saliva e lubrificante e ho appoggiato la cappella grossa sul suo buchetto rosa. Piano piano sono entrato, centimetro dopo centimetro. Lei ha avuto un momento di dolore, ha stretto forte il plaid, ma poi ha respirato e ha mormorato: «Non fermarti… voglio sentirti tutto…»Sono sceso fino in fondo. Era strettissima, bollente. Sono rimasto fermo qualche secondo, poi ho iniziato a muovermi. Piano all’inizio, poi sempre più vorace. Lei spingeva indietro il culo: «Ancora… ancora… sbattimi il culo…»Le ho infilato una mano sotto e le ho massaggiato il clito mentre la inculavo. Lei è impazzita. È venuta con un orgasmo anale fortissimo, tremando tutta, la figa che schizzava mentre il suo buchetto mi stringeva il cazzo come una morsa.Non ho resistito. Le ho afferrato i fianchi e le sono venuto dentro il culo con getti potenti, riempiendola tutta. Siamo crollati sul plaid, io ancora dentro di lei, abbracciati stretti, sudati e ansimanti. Un rigolo di sborra le usciva dal culetto bello rilassato e rosso.Ci siamo guardati negli occhi, ci siamo baciati con passione e lei mi ha sussurrato: «Questo sì che è amore… quando possiamo essere porci e primordiali senza paura.»Abbiamo finito la serata con i due bicchieri di vino, nudi davanti al camino felici e complici come non mai.Grazie per aver letto la nostra storia.Spero vi abbia fatto venire caldo. Commentate pure cosa vi è piaciuto di più. Alla prossima avventura! 😈❤️
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2 mesi fa
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Nonni da soddisfare per un letto (Parte 2)
Nonni da soddisfare per un letto (Parte 2) Questo è un racconto di una storia realmente accaduta! SECONDA PARTE Arrivò così mattina, dato il periodo dell’anno mi svegliai con il buio ancora all’esterno e la mia mente andò subito a tutto quello che era successo il giorno prima e, viste le premesse, a tutto quello che sarebbe potuto capitare oggi, al di fuori della stanza non sentii alcun rumore e così corsi un attimo in bagno e tornai in camera velocemente.Mancavano poco più di venti minuti alle 7, l’orario concordato la sera prima per trovarci in cucina e così con calma iniziai a vestirmi da troietta per mantenere la promessa fatta il giorno prima, e cioè quella che fino al momento in cui me ne sarei andata dovevo girare per casa vestita così, non avevo altri cambi e perciò mi misi le stesse cose della sera prima che qua e la presentavano ancora qualche schizzo di sperma sperando comunque sia che mi avrebbe trovata eccitante lo stesso, nel mentre sentii dei rumori provenire dall’appartamento e così capii che anche il padrone di casa era sveglio e attivo.Alle 7 uscii dalla “mia” camera e mi diressi in cucina, il rumore dei miei tacchi preannunciò in anticipo il mio arrivo e così arrivata in cucina mi accolse con un sorriso e un bacio, passammo quasi subito all’argomento intrigante e mi chiese se ero ancora intenzionata a farlo e a continuare ed io annui senza esitazione, lui ne fu subito molto felice e mi disse che ci sperava molto dato che la sera prima si era divertito sia con me che nel sentire dal bagno io e il suo amico che scopavamo, inoltre mi disse (e qui la mia preoccupazione fu subito cancellata) che appena mi aveva visto arrivare in cucina con i vestitini con gli schizzi di sperma del giorno prima erano ricominciate subito le fantasie, che gli sembrava di avere in casa una puttana personale e questo lo eccitava moltissimo, e sperava di farcela vista la sua età a darmi un altra botta prima che io partissi.Mi disse che come ogni mattina si sarebbe trovato da li a poco con il solito gruppo di amici al bar e che avrebbe raccontato tutto sperando che qualcuno di essi avesse la voglia di divertirsi, ma comunque mi disse data la particolare situazione che poteva succedere che nessuno volesse farlo, così rimanemmo d’accordo che mi avrebbe scritto un messaggio appena avrebbe saputo qualcosa, ma in ogni caso non sarebbe rientrato prima di 1 ora.Poco prima delle 8 lui uscì e io rimasi li da sola, il solo pensiero di quello che sarebbe potuto accadere aveva fatto crescere la voglia in me in maniera estrema, così decisi di andare in camera e giocare con il dildo che mi ero portata in valigia e così mi misi nel letto, accesi un bel porno e iniziai a masturbarmi la fighetta, l’eccitazione era tanta che il dildo entrava ed usciva con molta facilità, pensai inoltre che se non avessi fatto più nulla quel giorno almeno mi stavo masturbando e se invece avessi fatto…. beh almeno la stavo già allargando e preparando.Dopo qualche minuto mi arrivò un messaggio, era lui, lo aprii e con mia grande gioia mi scrisse che l’amico della sera prima non c’era, erano li in 4 escluso lui e che due non se la sentivano o non potevano, ma gli altri due erano liberi e ne sarebbero stati felici, mi disse che da li a 40/50 minuti sarebbe tornato a casa con questi due amici, appena lessi mi eccitai talmente tanto che mi segai e venni sopra il dildo riempiendolo di latte bianco così da infilarmelo per auto-ingravidarmi.Erano passati 10/15 minuti dal messaggio decisi con tutta calma di andare in bagno per lavarmi con cura aspettando l’arrivo dei miei nonni, dopo un po’ mi arrivò un ulteriore suo messaggio che da li a 10 minuti sarebbero arrivati e se potevo chiudermi in camera così li avrebbe con calma fatti accomodare e si sarebbero dati una lavata intima e che poi quando fossero stati pronti mi avrebbe chiamato lui.Passati questi minuti mi chiusi nella “mia” camera e poco dopo sentii che erano entrati nell’appartamento e percepii distintamente oltre a quella ormai familiare del padrone di casa altre due voci, uno alla volta andarono al bagno per “rinfrescarsi”, dopo circa 15 minuti il padrone di casa venne a chiamarmi e mi disse che i suoi amici mi stavano aspettando nel piccolo salottino che precedeva la cucina e che lui al momento restava in disparte a guardare dato che temeva di non riuscire.Lui tornò di la e poco dopo io uscii dalla camera, mi diressi verso il salottino e trovai il padrone di casa seduto in una sedia nell’angolo opposto della stanza e i suoi due amici seduti sul divano, anche loro erano entrambi molto visibilmente sulla settantina, entrambi calvi, in sovrappeso, uno senza barba l’altro con la barba lunga; sarà stato l’ambiente della casa molto “datato”, sarà stato vederli vestiti come dei classici anziani che si vedono in giro, sarà stato che appena mi hanno vista mi hanno squadrata da cima a fondo come dei pervertiti che vedono una giovane ragazza li per loro, la mia eccitazione cominciò a risalire.Mi fecero posto tra di loro nel divano e mi accomodai in mezzo, dopo i primi secondi di imbarazzo mi chiesero con estrema gentilezza e rispetto se potevano toccarmi e io acconsentì, iniziarono ad accarezzarmi, palpeggiarmi e baciarmi in maniera molto delicata fino a che non si abbassarono i pantaloni, a quel punto mi inginocchiai davanti al divano e loro si avvicinarono tra di loro cosi da darmi il modo di essere più comoda, io iniziai a succhiare i loro cazzi alternandomi con la bocca su uno, nel mentre segavo l’altro e viceversa, piano piano iniziarono ad indurirsi per bene, e notai che i due cazzi erano abbastanza simili tra di loro, sui 15/16 cm, grossezza abbastanza equiparabile ma sotto a quelle pance e con le palle cadenti per me erano irresistibili.Nel mentre succhiavo i loro cazzi sentivo che ogni tanto parlavano tra di loro commentando e il padrone di casa seduto nell’angolo dalla parte opposta disse loro che gli schizzi che avevo nei vestiti erano quelli del giorno prima suoi e dell’altro suo amico, e che vista così sembravo veramente una troia li per soddisfarli, che quello era il mio lavoro nella vita.Ad un certo punto mi fecero alzare in piedi e mi condussero sculacciandomi verso la “mia” camera da letto che ormai sembrava essere diventata un bordello dove io ero l’unica prostituta che ci lavorava, il padrone di casa ci seguì e si mise sempre su una sedia in fondo alla camera, i due mi fecero inginocchiare chiedendomi di succhiarglielo ancora un po’ e cosi feci.Dopo un po’ mi tirarono su e mi fecero sdraiare nel letto in posizione “missionaria” e iniziarono a scoparmi a turno mentre quello che aspettava nel mentre si faceva segare da me, i cazzi (forse anche grazie al giorno prima e alla mia masturbazione con il dildo) entrarono senza problemi e scorrevano dentro e fuori con grande piacere reciproco, in quel momento le mie sensazioni erano alle stelle pensando che due nonni di 70 anni mi stessero scopando e mi stavano usando come (ai loro occhi) una ragazzina e anche se il ritmo non era altissimo era allo stesso tempo molto bello ed eccitante e devo dire che con questo ritmo basso me la stavo godendo ancora di più.Passato un po’ di tempo in questa posizione mi chiesero di mettermi a pecorina, lo feci e uno dei due mi tirò su la gonnellina, spostò lateralmente il perizoma che ormai era bello bagnato e ricominciò a scoparmi con l’altro che si sdraiò a pancia in su e gambe aperte con il cazzo sotto la mia bocca perché potessi nel contempo fargli un pompino, con la coda dell’occhio vidi il padrone di casa che nel frattempo si stava godendo la scena da guardone toccarsi dentro i pantaloni.Continuammo in questa posizione per un po’ e loro si davano il cambio per scoparmi e per farselo succhiare fino a che quello che in quel momento mi stava scopando disse che da li a poco sarebbe venuto e che voleva schizzarmi in faccia, estrasse il cazzo, mi fece girare di lato e mi schizzò in faccia e nei capelli lunghi, fece una sborrata molto copiosa inondandomi.Appena ebbe finito si sdraiò prendendo il posto di quello che in quel momento se lo stava facendo succhiare e quest’ultimo si posizionò dietro di me, mi disse di stendermi a pancia in giù (tra l’altro la mia posizione preferita), me lo infilò e ricominciò a scoparmi, nel mentre io ricominciai a succhiare il cazzo di quello che era già venuto, anche se il cazzo era ormai moscio mi piacque e mi eccitò continuare ad averlo in bocca e a leccargli quelle palle cadenti, tanto da farmi venire dentro il perizoma bagnandolo e facendolo sgocciolare, fino a che quello che mi stava scopando disse anche lui che stava per scoppiare, tirò fuori il cazzo e mi schizzò tutta la crema sul culo e sulla schiena anche lui con una copiosa sborrata.Stammo li sdraiati per qualche minuto a riprendere fiato fino che ad un certo punto quello che aveva la barba lunga, che tra l’altro era quello che era venuto per primo e che io avevo la testa appoggiata sulla sua coscia con la bocca a pochi centimetri dal suo cazzo moscio disse che ero veramente sporca e propose a tutti di farmi una “doccia speciale” per lavarmi da tutto lo sperma che avevo addosso, ovviamente disse che giustamente anche io dovevo essere d’accordo e dare il consenso, i tre (compreso il padrone di casa) piaceva l’idea ed io, anche se non l’avevo mai provato, mi eccitò immediatamente l’idea e così acconsentii nel farlo.I due amici si diedero una veloce lavata ai cazzi nel bidet e si rivestirono velocemente dicendo che le mogli li stavano aspettando dato che solitamente era quella l’ora in cui tornavano a casa dal bar e così i due salutarono e ringraziarono con estrema educazione me e il padrone di casa abbastanza velocemente per poi andarsene.Io rimasi distesa dentro la vasca nel mentre dato che ero completamente bagnata di piscio e sperma, appena chiusa la porta d’ingresso lui tornò in bagno e mi confidò che dopo aver visto tutto questo gli era diventato duro e che gli sarebbe piaciuto provare a farsi un altra scopata che in teoria ci sarebbe riuscito, mi chiese con gentilezza se me la sentivo e se ne avevo voglia e che in caso contrario lui sarebbe stato molto felice lo stesso di tutto quello che avevamo passato, sinceramente arrivata a quel punto ero abbastanza stanca ma data la sua gentilezza, educazione ed estrema ospitalità dimostrata fin dal primo messaggio che ci eravamo scambiati il giorno prima accettai con piacere che mi usasse ancora per soddisfare e “svuotare” la sua voglia.Gli dissi però che dovevo lavarmi dato che ero piena di piscio e sperma, che avrei sporcato e gocciolato dappertutto, lui mi rispose che non era un problema, che avrebbe pulito senza problemi, e mi voleva così perché lo eccitava molto, mi tirai su dalla vasca e mi incamminai verso la “mia” camera con lui dietro che mi palpeggiava il culo.Entrai in camera, mi disse di sedermi sul fianco del letto, lui si mise in piedi davanti a me, tirò fuori il cazzo e io cominciai il mio solito pompino delicato e tranquillo, era già molto duro quindi non ci volle molto perché mi disse di sdraiarmi a pancia in giù, mi sdraiai su quel letto che ormai aveva le lenzuola piene di schizzi bianchi e io ancora bagnata di piscio le sporcai ulteriormente sdraiandomi, lui si mise sopra di me, infilò il cazzo, che oramai entrava facilmente, iniziò a scoparmi sempre molto delicatamente e quasi si sdraiò sulla mia schiena mentre mi sbatteva.Ad un certo punto avvicinò la bocca al mio orecchio e mi sussurrò “grazie di tutto, sei stata fantastica, in meno di due giorni hai soddisfatto quattro nonni bisognosi facendogli usare il tuo giovane corpo per svuotarsi, magari avere una nipotina puttana come te, ti scoperei ogni giorno e ti offrirei a tutti gli anziani bisognosi di sborrare”, poco dopo iniziò ad avere dei gemiti e sempre da sdraiato su di me sentii il cazzo uscire da me, non con le mani che in quel momento erano distese affianco le mie ma arretrando il bacino, e mi schizzò tutta la crema addosso, la sentii sia all’esterno del buchetto e sia che mi scendeva nell’interno coscia.Poco dopo ci alzammo e lui andò a darsi una lavata in bagno, nel mentre io mi alzai da quel fatidico letto che ormai era diventato un misto di sudore, piscio e sperma e mi resi conto che li dalla sera prima avevo soddisfatto ben 4 nonni, e che ora sembrava veramente una stanza di una nipotina puttana a casa del nonno che andava a farsi scopare da lui e dai suoi amici bisognosi di carne giovane, mi piaceva, mi piaceva molto!Quando ebbe finito andai in bagno e mi feci una bella doccia che lavava via tutta la “lussuria” che avevo addosso, tornai a vestire abiti “civili”, preparai la valigia e mi diressi in cucina dove mi stava aspettando. Prima di tutto prenotai i biglietti per il treno di ritorno e successivamente pranzammo insieme parlando del più e del meno come fanno due amici.Dato che il mio treno sarebbe partito nel primo pomeriggio appena dopo pranzo uscimmo e salì nella sua auto, mi accompagnò fino alla stazione e li ci salutammo ringraziandoci reciprocamente per tutte le cose successe e per la bellissima avventura passata insieme.Scesi dall’auto e mi incamminai all’interno della stazione per cercare il binario dal quale sarebbe partito il mio treno, con al seguito la valigia con all’interno Valentina, che risposava, soddisfatta e felice.
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3 mesi fa
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Fuoco nello chalet😈❤️
Ciao a tutti, porcellini e porcelline! 😈💦Sono VerbaErotika e oggi vi racconto una delle nostre ultime esperienze, una di quelle che ci hanno ricordato quanto è bello stare solo noi due.Questa volta siamo andati in uno chalet tipico tra le montagne del Trentino, proprio in mezzo al verde. Dopo un periodo piuttosto stressante, avevamo bisogno di una pausa vera: niente lavoro, niente pensieri, solo noi (e la nostra piccola ). Di giorno faceva caldo,andavamo in giro in paese a prendere le cose che ci servivano allo chalet, Erotica girava con dei vestitini leggeri e corti che le stavano da Dio, mentre la sera la temperatura scendeva e ci piaceva stare rannicchiati davanti al piccolo camino del salotto.Una sera, dopo aver mangiato benissimo (polenta, funghi e un buon bicchiere di vino rosso), abbiamo messo la bambina a dormire. Lo chalet era silenzioso, si sentiva solo il crepitio del fuoco e il vento leggero tra gli alberi fuori.Erotica si è avvicinata a me sul divano, mi ha guardato con quel sorrisetto che conosco bene e mi ha sussurrato:«Lo sai che oggi mi hai guardata tutto il giorno come se volessi mangiarmi?»Io ho sorriso, le ho messo una mano sulla coscia e ho risposto piano:«Perché è esattamente quello che voglio fare…»Ci siamo baciati lentamente, quei baci profondi che sanno di desiderio accumulato. Le mie mani scorrevano sotto il suo vestitino leggero, accarezzandole la pelle calda. Lei ha iniziato a spogliarmi, baciandomi il collo, il petto, scendendo piano fino a tirarmi fuori il cazzo già duro. Si è messa in ginocchio davanti a me e ha iniziato a succhiarmelo con calma, lingua che girava intorno alla cappella, bocca calda che scendeva sempre più giù. Io le accarezzavo i capelli, godendo di ogni passaggio lento e bagnato.Poi l’ho fatta alzare, l’ho spogliata completamente e l’ho sdraiata sul tappeto davanti al camino. Ho cominciato a leccarla dappertutto: il collo, le tette belle piene, la pancia, fino ad arrivare alla sua figa già bagnata. L’ho leccata con calma, lingua larga tra le labbra, succhiando piano il clito mentre lei si inarcava e mi stringeva i capelli gemendo piano.«Ti voglio dentro…» ha sussurrato con voce roca.L’ho girata a pecora, appoggiata sul tappeto morbido. Le ho afferrato i fianchi e sono entrato dentro di lei lentamente, centimetro dopo centimetro, sentendo la sua figa calda che mi avvolgeva. Ho iniziato a muovermi con ritmo profondo. Lei ha allungato una mano da sotto e mi ha afferrato le palle, accarezzandole dolcemente mentre la scopavo. Quel tocco mi ha fatto impazzire.Le ho tirato i capelli indietro con delicatezza ma decisione, facendole inarcare la schiena. Lei ha mugolato di piacere: «Più forte… sbattimi…»Ho aumentato il ritmo, pompando con più forza, il suono bagnato della nostra pelle che sbatteva riempiva la stanza insieme ai suoi gemiti. A un certo punto l’ho fatta girare sulla schiena, le ho alzato le gambe sulle mie spalle e sono entrato di nuovo dentro di lei, più profondo. I suoi occhi non lasciavano i miei, pieni di desiderio e amore.Quando ho sentito che stavo per venire le ho sussurrato: «Vengo…»Lei mi ha stretto forte con le gambe: «Dentro… vieni dentro di me.»Sono esploso con un gemito basso, scaricandole dentro getti caldi e abbondanti mentre lei tremava in un orgasmo intenso, la figa che pulsava e mungeva ogni goccia.Siamo rimasti abbracciati per qualche minuto, sudati e ansimanti, davanti al fuoco che scoppiettava. Poi ci siamo alzati, abbiamo preso due bicchierini di grappa alpina e ci siamo seduti nudi sul tappeto, bevendo e ridendo piano, con le gambe intrecciate.Dopo la doccia calda, ci siamo infilati sotto le coperte, abbracciati stretti, contenti e sereni.«Dovremmo farlo più spesso» mi ha sussurrato prima di addormentarsi.Io ho sorriso e le ho dato un bacio sulla fronte.«Contaci.»
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3 mesi fa
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Nonni da soddisfare per un letto (Parte 1)
Nonni da soddisfare per un letto (Parte 1) Questo racconto è vero ed è basato su una storia realmente accaduta. PRIMA PARTEMancava poco più di un mese alla fine del 2025, con un piccolo gruppetto di amici e amiche provenienti da diverse regioni d’Italia avevamo già organizzato da qualche mese di partecipare tutti insieme ad una fiera, dato l’interesse comune per l’argomento, che si teneva presso una città in Liguria, così la sera prima mi accingevo a preparare la valigia.Era da qualche settimana che non mi “divertivo”, sessualmente parlando, e quindi tra il viaggio, tra questa mini vacanza fuori regione (cosa che purtroppo non mi capita molto di poter fare), ecc…, quasi d’impulso mi venne la tentazione di aggiungere in valigia anche i miei vestitini femminili con qualche accessorio, i miei compagni di vacanza non sapevano nulla di questa mia seconda vita e di certo, per vari motivi, non volevo venissero a scoprirlo, ma dato che avremmo dormito in un hotel tutti in camere separate non ci sarebbe stato il rischio che qualcuno per sbaglio vedesse l’interno della mia valigia e quindi decisi di portare le cose del mio alter ego Valentina, con l’idea, forse in quel momento non tutto chiara, che forse avrei potuto sfruttarli in qualche modo.La mattina successiva partì in treno direzione Liguria e dopo un lungo viaggio finalmente arrivai nella città di destinazione, dato che arrivavamo da parti d’Italia diverse e con orari e treni diversi ci eravamo dati come punto di ritrovo l’hotel dove avevamo prenotato le nostre stanze e così mi avviai verso esso che non distava molto dalla stazione, al mio arrivo alcuni erano già sul posto, aspettammo gli ultimi e finalmente dopo il viaggio e dopo una bella chiacchierata di gruppo ognuno si ritirò nella propria camera per riposare pronti per i giorni successivi di fiera.I due giorni di fiera e le tre notti in hotel passarono lisci come l’olio, ci divertimmo, scherzammo e passammo dei bei momenti tutti insieme, anche se devo ammettere che qualche volta pensavo alla mia Valentina rinchiusa in quella valigia in hotel, e come dicevo prima, sia stato per il tempo passato dall’ultima volta, sia stata la nuova città e così via, la voglia di “liberarla” era molta e così iniziai a pensare di rimanere in città una notte in più per vedere se fosse successo qualcosa.Arrivò così l’ultimo giorno e verso tarda mattinata ci incamminammo tutti verso la stazione, ovviamente non dissi nulla a nessuno del gruppo della mia intenzione di rimanere un giorno in più, non volevo rischiare che a qualcun’altro venisse l’idea di rimanere, ero stata veramente bene con loro in quei giorni ma avevo bisogno del mio giorno di sfogo da sola.Così salutai il mio gruppo ognuno diretto in mete e treni uno diverso dall’altro, data la mia intenzione di trascorrere un’altra notte via da casa cominciai già la sera prima ad informarmi su alcuni hotel nelle vicinanze, basandomi quasi esclusivamente sul prezzo e perciò escludendo già a priori quello in cui ero stata in quelle notti dato che non era proprio di primo prezzo prenotandolo per la sera stessa, dopo un’attenta ricerca ne trovai uno abbastanza vicino e che rientrava nel mio piccolo budget, anche se tra le varie spese che dovevo ancora sostenere tra cui la più importante e cioè il viaggio di ritorno, mi accorsi che dovevo stare particolarmente attenta alle spese e così scattò l’idea!Pensai “le mie costine dietro ce le ho, perché non provare a sfruttarle dato che comunque la voglia c’è? Quindi perché non provare ad unire l’utile al dilettevole?”Misi un annuncio in cui descrivevo di essere in questa città per la notte fino al giorno seguente, di essere una trav, e che se qualcuno avrebbe avuto il piacere di ospitarmi per la notte in cambio mi sarei data completamente….. inoltre feci un ulteriore precisazione data la mia perversione verso gli uomini molto maturi e cioè appunto che se ce ne fosse stata la possibilità preferivo trovare uno di questi ultimi.Passarono diverse ore ma nessuna risposta, o per lo meno nessuna risposta consona alla mia richiesta ma solo persone che palesemente non avevano letto bene l’annuncio e perciò la mia richiesta di poter restare per la notte.Ormai sconsolata a dover andare nell’hotel che avevo trovato qualche ora prima mi dirigo verso di esso che distava circa 10 minuti a piedi dalla zona della stazione, al che quasi raggiunto l’hotel mi arrivo una notifica dell’annuncio, estrassi il telefono pensando fosse l’ulteriore risposta di qualcuno che non avesse letto o compreso il mio annuncio visto com’era andata per le ore precedenti, aprii il messaggio e con mio immenso stupore e sotto sotto quell’eccitazione che comincia ad insinuarsi piano piano quando hanno inizio queste situazioni, scoprii che la risposta era esattamente quello che stavo cercando, si descriveva come un uomo parecchio maturo di 69 anni, che viveva solo e che era disponibile nell’ospitarmi per la notte, dopo diverse righe nelle quali si descriveva ecco lì che salta fuori l’unica complicazione, e cioè quella che lui abitava appena fuori città, a circa 8/10 km da dov’ero io in quel momento….Gli risposi che purtroppo non potevo spostarmi così tanto sia perché ormai cominciavano le prime luci della sera, sia di avere una valigia al seguito e inoltre che il giorno seguente sarei dovuta tornare in centro città alla stazione dei treni per tornare a casa.Mi dispiacque veramente molto il mio rifiuto, anche perché si era posto veramente in un bellissimo modo, estremamente rispettoso e tranquillo, così decisi di aspettare comunque una sua risposta in una panchina appena fuori all’hotel che nel frattempo avevo raggiunto.Passarono pochi minuti e mi arrivò un suo messaggio nel quale mi ribadiva sempre con estremo rispetto di essere una persona super tranquilla, seria ed affidabile, di essere purtroppo vedovo e per giunta abbastanza voglioso di avere un rapporto con una trav, specialmente molto più giovane di lui, il tutto nel massimo rispetto reciproco, inoltre mi disse che se mi fossi fidata ad andare, oltre ad ospitarmi mi avrebbe pagato il taxi per andare da lui, e che il giorno dopo mi avrebbe accompagnata lui in zona stazione senza alcun problema, in cambio chiedeva solo un po’ di compagnia per la notte e di essere soddisfatto prima di andare a letto, ribadendomi ancora una volta con assoluto rispetto reciproco, serietà e tranquillità.Sarà stata per la situazione che, nella mia mente, sembrava molto eccitante, sarà perché dal modo in cui scriveva mi sembrava una persona per bene e così dopo altri messaggi scambiati accettai, lui mi disse che mi avrebbe aspettato all’indirizzo “X” e che una volta arrivata mi avrebbe rimborsato il taxi.Così ritornai in zona stazione e davanti trovai vari taxi liberi, salii sul primo in fila e diedi l’indirizzo all’autista, (ovviamente precedentemente avevo controllato che effettivamente quell’indirizzo si trovava a circa 8km e che ci fosse effettivamente una casa e tutto era confermato).Dopo circa 10/15 minuti di viaggio mi ritrovai davanti ad una piccola casetta singola (comunque circondata da altre case e condomini nelle vicinanze il che mi rendeva più tranquilla), la casa si presentava come una classica casetta anni 60/70 abbastanza vecchiotta ma ben tenuta con al piano terra il garage e la porta d’ingresso e al primo piano un appartamento, mi accertai che il nome sul campanello corrispondesse a quello datomi in precedenza e suonai.Dopo qualche istante il cancelletto pedonale vibrò aprendosi, vidi la porta d’ingresso aprirsi e così ci conoscemmo di persona, si presentava esattamente come mi aveva descritto, uomo sulla settantina un po sovrappeso con capelli di media lunghezza bianchi e barba di media lunghezza sempre bianca, così entrai, mi disse dove potevo appoggiare le mie cose e mi fece accomodare sul tavolo in cucina, la casa si presentava anche all’interno sempre il stile anni 60/70 ma vista la mia ricerca di una persona in là con l’età diciamo che l’ambiente era perfetto.Prima di tutto mi chiese quanto avevo speso per il taxi e fidandosi ciecamente della mia risposta mi diede subito i soldi da me spesi tra l’altro arrotondando per eccesso, mi chiese se gradivo qualcosa da bere e così cominciammo a parlare del più e del meno e scoprii che era veramente una bella persona e che la sua descrizione per messaggio era autentica, una persona veramente tranquilla, estremamente dolce e rispettosa.Dopo una buona ora di conversazione cominciò il discorso “clou” e cioè quello sessuale, mi descrisse come lui purtroppo era rimasto vedovo da qualche anno e che praticamente mai si concedeva qualche “divertimento” con qualcuno vista a che la sua età e che il mio annuncio lo aveva colpito, mi disse che non cercava nulla in particolare e mi chiese se poteva descrivermi la sua fantasia e che io tranquillamente potevo accettare come no, e che alla fine lui era molto felice anche di avere solo un po di compagnia, io risposi subito di essere una persona di parola e che per ricambiare la sua ospitalità avrei ascoltato con piacere la sua fantasia e che potevamo tranquillamente parlarne per essere d’accordo entrambi su cosa fare.Iniziò nel dirmi che gli sarebbe piaciuto che da li a poco mi fossi travestita e che sarei stata così fino al giorno seguente prima che mi accompagnasse in stazione e quindi restando “donna” fino al giorno seguente, io accettai subito dato che non mi reca nessun problema, anzi!Mi disse inoltre che cercava un rapporto molto semplice e classico con un pompino a letto e una scopata super tranquilla, e che se al mattino seguente avesse avuto voglia e ovviamente se ci riusciva si poteva rifarlo, anche li accettai senza problemi.A quel punto mi chiese quali fossero le mie fantasie e se mi sarebbe piaciuto fare qualcosa di diverso potevo dirglielo tranquillamente. Risposi di non avere particolari fantasie, le mie uniche fantasie abbastanza fisse nella mia mente sono le persone molto mature e che non disdegnavo di divertirmi anche con più di una persona alla volta.A quel punto mi disse che c’era la possibilità di fare qualcosa, ovviamente solo se io avessi accettato e fossi stata completamente d’accordo, mi disse che ogni giorno si trovava con degli amici tutti più o meno della sua età in un bar della zona e parlando molte volte era uscito il discorso sesso descrivendo come alla loro età il sesso con le proprie mogli era quasi una rarità e quindi di essere sicuramente parecchio vogliosi di trovare un “buco” ospitale dove poter scaricare questa voglia e che quindi poteva parlarci se ovviamente volevo e ovviamente se loro avessero avuto la voglia di andare con una trav.Appena mi disse questa cosa il mio cervello andò in pappa, essendo come detto prima due delle mie più grandi fantasie messe insieme, al che io gli chiesi in quanti fossero in questo gruppo di amici e lui mi rispose in 6 compreso lui, tutti dai 68 ai 72 anni, che li conosceva da molto tempo e che erano anche loro delle persone super tranquille, gentili e rispettose, e ovviamente in salute potendomelo garantire al 100%, mi disse inoltre che eventualmente quella stessa sera poteva contattarne uno, a suo dire l’amico che conosceva di più e quello con cui parlava maggiormente di questi argomenti, così intanto come “prima volta” potevo conoscere lui e che eventualmente la mattina seguente decidevamo se proporlo anche agli altri oppure no, dato che li avrebbe visti di prima mattina al bar.Dopo diverse raccomandazioni da parte sua ripetendomi e assicurandomi che erano persone come lui sia caratterialmente che più o meno fisicamente accettai con gioia (ed estrema eccitazione interiore).Mi chiese se volevo mangiare qualcosa dato che ormai si erano fatte circa le 18, io risposi che eventualmente avrei mangiato qualcosina più tardi, ma non più di un pacchetto di cracker o simili dato che dovevo “divertirmi” e che quindi preferivo rimanere leggera per vari motivi.A quel punto chiamò il suo amico e dopo qualche minuto di chiamata, la quale avevo abbastanza sentito anche io quindi bene o male avevo già capito, mi disse che il suo amico aveva accettato, con l’unico accorgimento che preferiva avere un rapporto in due e non in tre e perciò aveva chiesto se era possibile stare da solo con me nella stanza, capii e accettai senza alcun problema, e quindi ci organizzammo di farlo prima dell’arrivo del suo amico dato che quest’ultimo sarebbe arrivato verso le 20:30, e quando fosse arrivato lui nel frattempo si sarebbe fatto la doccia e ci avrebbe lasciati tranquilli.Mi accompagnò nella seconda camera di questa casa/appartamento la quale ospitava un letto che sembrava una piazza e mezza e mi disse che quella sarebbe stata la mia camera per quella notte, che se volevo potevo tranquillamente prepararmi li e nel bagno (che mi mostrò), e che nel frattempo lui sarebbe stato in cucina a mangiare qualcosa.Mi sistemai e cominciai a prepararmi, lavarmi e vestirmi cercando comunque di non sforare le 19:30 circa per aver avuto a disposizione tutto il tempo in tranquillità per soddisfarlo prima dell’arrivo dell’amico, sforai leggermente ma alle 19:45 ero pronta con maglietta semi trasparente, gonnellina, perizoma, giarrettiera, calze autoreggenti, rossetto, reggiseno e tacchi, andai in cucina, lo presi per mano e lo portai nella “mia” camera, cominciammo a strusciarci fino a che non gli slacciai e abbassai i pantaloni, mi inginocchiai con il suo cazzo sui 14/15 cm che già estremamente duro puntava la mia bocca rossa e cosi cominciai un bel pompino salivoso ma allo stesso tempo con estrema calma, ogni tanto spostandomi e andando a leccare e succhiare anche le sue palle belle cadenti, lui gemeva sempre di più fino a che mi fermò e mi chiese di sdraiarmi a pancia in su con le gambe aperte perché avrebbe voluto scoparmi alla “missionaria”, mi sdraiai sul letto, lui si posizionò e con tutta calma me lo infilò fino in fondo cominciando a scoparmi con delicatezza, dopo qualche minuto mi chiese nel pieno della sua eccitazione se poteva venirmi in faccia, gli risposi di si e dopo poco estrasse il cazzo tutto bagnato me lo puntò in faccia e mi riempii di schizzi caldi…..Rimanemmo li qualche minuto sdraiati con lui che mi coccolava, ma ormai si erano fatte le 20:15 e da li a 15 minuti il suo amico sarebbe arrivato così lui si rivestì ed io andai in bagno a darmi una sistemata e a lavarmi la faccia dagli schizzi di sperma.Da bravo “anziano” il suo amico arrivo alle 20:30 spaccate, io per fortuna mi ero giusto in tempo sistemata e ricomposta, sentimmo il campanello e mi disse se mi dispiaceva aspettare in camera dato che il suo amico gli aveva raccontato che gli eccitava un sacco credermi una prostituta e che quindi se lo avessi aspettato in camera sarebbe stato più “reale”, andai in camera e lui nel mentre fece entrare il suo amico, si fermarono nella porta qualche minuto a parlare (dato che l’appartamento non era così grande io sentivo cosa si dicevano), dopo qualche minuto disse al suo amico che lui andava a farsi la doccia e che la sua puttana lo stava aspettando in camera, in quel momento quella frase mi eccitò ulteriormente dato che ero nel letto dove fino a poco prima stavo scopando con uno e da li a poco sarei stata con un altro, mi sentii veramente una puttana che aspettava il suo cliente per soddisfarlo e questo non fece che eccitarmi ulteriormente.Dopo pochi istanti sentii bussare alla porta e dopo il mio consenso entrò un uomo sempre sulla settantina con capelli e barba corti e bianchi un po più magro dell’altro, mi salutò con estrema tranquillità e rispetto e mi confidò che non si sentiva esattamente a suo agio non avendo mai fatto una cosa del genere, io capii perfettamente la sua agitazione e iniziai a calmarlo come meglio potevo, passata la fase iniziale lo feci stendere sul letto e iniziai a bacialo delicatamente sul collo piano piano fino a scendere a slacciare i pantaloni, davanti a me si presento un bel cazzo leggermente più lungo del suo amico già tutto sommato abbastanza turgido e così iniziai come prima con il suo amico il mio lavoro, iniziando a leccare le palle e succhiare quel bel cazzo super profumato tutto con estrema calma.Dopo poco mi chiese se poteva scoparmi a pecorina, io mi misi come desiderava e iniziò a scoparmi prima con calma e poi aumentò leggermente il ritmo, ad un certo punto mi mise su un fianco e continuò a scoparmi con un ritmo abbastanza tranquillo ma allo stesso tempo molto soddisfacente ed eccitante fino a che mi chiese se poteva venirmi in bocca perché lo eccitava molto, al che lui si mise in piedi io mi inginocchiai per terra e ricominciai a fargli un pompino fino a che dopo diversi spasmi di eccitamento mi venne in bocca dove una parte lo ingoiai nella foga e l’altra parte cominciò a gocciolarmi fuori dalle labbra e a cadere a terra come delle stalattiti che cadevano.Dopo poco mi ringraziò sempre con estrema educazione, si rivestì e uscì richiudendo la porta della camera, sentii che i due si salutarono, l’amico se ne andò e io uscii dalla camera, appena mi vide mi disse che dal bagno si sentivano proprio dei bei rumori e che il suo amico prima di andare gli aveva detto che si era divertito e che ero una bella persona, mi fece molto piacere sentire queste parole e ringraziai.Mi disse di essere un po stanco e che da li a poco sarebbe andato a letto, dicendomi che potevo tranquillamente farmi la doccia con tutta calma e mangiare qualcosa, basta che guardavo nella dispensa e trovavo varie cose, ci mettemmo d’accordo di ritrovarci la mattina in cucina verso le 7 così parlavamo sia del discorso di continuare o meno questo “divertimento a catena” e quindi se proporlo o meno agli altri amici, e inoltre ci mettevamo d’accordo sull’orario in cui doveva accompagnarmi in stazione per prendere il treno, lo ringraziai, lui si avviò verso la sua camera e io andai a fare una doccia e mangiai qualcosina.Finite queste cose oramai si era fatta quasi mezzanotte così mi avviai nella “mia” camera, mi distesi sul letto pensando alle due belle “avventure” che mi ero fatto poco prima in quella stanza e mi addormentai con un misto di eccitazione e curiosità per quello che sarebbe successo il giorno seguente perché, dentro la mia testa, quella proposta degli amici l’avevo già accettata……… FINE PRIMA PARTE .
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3 mesi fa
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Varie
Adesso tocca a te!
Il risveglio fu un sussurro, non un evento. Un ticchettio lieve e ritmico della pioggia contro il vetro, come dita che tamburellano pazienti sul mondo. Ma prima ancora che la luce filtrasse tra le palpebre socchiuse, fu il tuo calore a parlarmi. Un tepore silenzioso, avvolgente, che mi ricordava che fuori era novembre, ma dentro il nostro letto c’era estate.Tu dormivi, voltata verso di me, immersa in un sonno profondo e quieto. Il tuo respiro era lento, regolare, e ogni sua onda sembrava accordarsi al mio battito. Ti osservavo, rapito, come si contempla un’opera d’arte che non si osa toccare. La luce lattiginosa del mattino disegnava i contorni del tuo corpo con la grazia di un pittore innamorato: la curva della spalla, il fianco che il lenzuolo aveva abbandonato, la pelle nuda che sembrava respirare.I tuoi capelli, neri e disordinati, si spargevano sul cuscino come inchiostro liquido. Le labbra, appena dischiuse, custodivano il mistero di un sogno non ancora svanito. E io, lì accanto, sentivo crescere dentro di me un desiderio antico, tenero e impetuoso.Con la cautela di chi non vuole spezzare l’incanto, ho steso la mano e ho sfiorato la tua schiena. La pelle era tiepida, vellutata, e sotto le dita si disegnava la linea della colonna vertebrale, come un sentiero che conduceva a terre segrete. Le mie mani si sono posate sui tuoi fianchi, esplorando la morbidezza che conoscevo e che ogni volta mi sorprendeva.Mi sono avvicinato, lasciando che il mio volto trovasse rifugio nell’incavo del tuo collo. Il tuo profumo era quello del sonno, della pelle, dell’intimità. Ho iniziato a baciarti lì, piano, con labbra umide e lente, come chi scrive una poesia sulla pelle dell’amata. E tu hai tremato, un fremito sottile, come una foglia che si muove al primo soffio di vento.La mia mano ha cercato il tuo ventre, poi più giù, dove il tuo corpo già mi aspettava. Era come se anche nel sonno tu mi avessi chiamato. Ho accarezzato con delicatezza, con la punta delle dita, tracciando cerchi lenti, ascoltando il tuo respiro che cambiava.Ti sei svegliata così, senza aprire gli occhi, ma con un gemito profondo, viscerale, che parlava la lingua del desiderio. Hai inarcato la schiena, cercando la mia mano, offrendo il tuo corpo con fiducia e fame. Solo allora i tuoi occhi si sono aperti, ancora impastati di sogno, ma già accesi di passione.Non abbiamo parlato. Le parole sarebbero state superflue. Mi hai preso il volto tra le mani e mi hai baciato con una forza che mi ha tolto il fiato. Un bacio che era fame, ritorno, promessa. E io, perso in te, ho continuato a seguirti, come si segue la luce in mezzo alla pioggia.Ti ho lasciato le labbra, entrambi col fiato corto, come se il mondo si fosse fermato per un istante. I tuoi occhi, ancora velati di desiderio, mi guardavano con quella fame che conoscevo bene. Mi sono chinato lentamente, lasciando che la mia bocca trovasse la strada verso il tuo petto, dove il battito del tuo cuore sembrava chiamarmi.Ho sfiorato il seno con le labbra, poi l’ho accolto tra la bocca, con una dolcezza che si faceva via via più intensa. Il capezzolo, sensibile e teso, rispondeva ai miei baci, ai miei piccoli morsi, come se ogni gesto fosse una nota in una sinfonia segreta. Il tuo corpo ha tremato, e un gemito acuto ha attraversato l’aria, confondendosi con il suono della pioggia che continuava a cadere, discreta, fuori dalla finestra.Le tue mani si erano intrecciate ai miei capelli, stringevano con forza, mi guidavano, mi cercavano. Ogni tuo respiro era un invito, ogni tuo movimento una supplica silenziosa. La tua voce, roca e spezzata, ha sussurrato parole che non avevano bisogno di essere spiegate:“Ti prego…”Ho lasciato il seno, che brillava di umidità e calore, e ho proseguito il mio viaggio, baciandoti lo stomaco, sentendo i tuoi muscoli contrarsi sotto la mia bocca. Ti ho aperto le gambe con le spalle, deciso, e mi sono immerso in te, come chi entra in un luogo sacro.Il tuo profumo mi ha invaso, denso, inebriante. Ho indugiato un istante, contemplando la bellezza che avevo davanti, poi ho lasciato che la mia lingua ti sfiorasse, lenta, curiosa, affamata. Il tuo corpo ha risposto subito, un fremito che ti ha attraversata come un’onda. Il suono che hai emesso era profondo, viscerale, e mi ha colpito come un fulmine.Il tuo sapore era quello che ricordavo: complesso, vivo, assolutamente tuo. Ho iniziato a esplorarti con calma, assaporando ogni reazione, ogni piccolo sussulto. Ma la fame cresceva, e con essa la mia intensità. I movimenti si sono fatti più decisi, più profondi, la mia lingua ha danzato con la tua pelle, cercando di strapparti ogni respiro, ogni gemito.Sentirti chiamarmi, con quella voce spezzata dal piacere, era come ricevere un dono. In quel momento, non esisteva altro: solo te, il tuo corpo che si apriva sotto di me, il tuo desiderio che mi avvolgeva come una tempesta gentile. E io, perso in te, vivevo per quel potere dolce e assoluto: quello di donarti piacere, di farti vibrare, di perdermi nel tuo abbandono.Le tue mani, che poco prima si erano intrecciate ai miei capelli, ora stringevano le lenzuola con forza, le dita tese, le nocche pallide per lo sforzo. Le tue gambe si erano chiuse attorno alla mia testa, come un abbraccio istintivo, un gesto che non lasciava spazio alla fuga, non che volessi andarmene. Al contrario, desideravo perdermi ancora di più in te.Il tuo corpo vibrava sotto di me, e quando la tua voce ha rotto il silenzio con un grido acuto, ho sentito l’eco di quel suono fondersi con il tamburellare della pioggia. Era un richiamo primordiale, e non mi importava chi potesse sentirlo. In quel momento, eravamo solo noi due, sospesi in un tempo che non apparteneva al mondo.“Sto per…” hai balbettato, la voce spezzata, irriconoscibile, come se il piacere avesse preso il controllo di ogni parola.Ma io non ero ancora pronto a lasciarti andare. Ho rallentato, tornando a carezzarti con la lingua in modo languido, quasi pigro, come chi vuole prolungare l’attesa, farla diventare dolce tortura. Il tuo corpo ha tremato di frustrazione, e quel suono, un misto tra un gemito e un pianto, mi ha fatto sorridere contro la tua pelle calda e umida.“Implorami,” ho sussurrato, la voce bassa, carica di desiderio.“Fammi venire…” hai detto, quasi piangendo, e in quel momento ho sentito la resa. Era il tuo abbandono, la tua fiducia, la tua fame.Allora ho ripreso, con una intensità nuova, una furia controllata che non lasciava scampo. La mia bocca era un vortice, la mia lingua un fulmine che cercava ogni angolo di te. Sentivo il tuo ventre contrarsi, i tuoi muscoli tesi come corde pronte a spezzarsi. Eri lì, sull’orlo, e io ti ci tenevo, sospesa.Ho aggiunto le dita, muovendole in armonia con la mia lingua, cercando il ritmo perfetto, quello che ti avrebbe portata oltre.E poi è successo.Il tuo corpo si è irrigidito, ogni fibra tesa, come se fossi attraversata da una scossa. Poi sei esplosa, scossa da onde di piacere che ti hanno attraversata come una tempesta. Hai gridato il mio nome, un suono lungo, profondo, che sembrava venire da un luogo antico. Il tuo corpo pulsava contro la mia bocca, e io ho accolto ogni goccia, ogni fremito, ogni respiro spezzato, continuando a seguirti fino all’ultimo spasmo.Quando tutto si è placato, sei crollata sul letto, il petto che si alzava e si abbassava in cerca d’aria, i capelli incollati alla fronte, gli occhi chiusi in un’espressione di estasi pura. Eri un disastro meraviglioso, e io ti guardavo come si guarda qualcosa di sacro.Il mio desiderio non si era placato. Al contrario, vederti così mi aveva acceso ancora di più. E quando hai riaperto gli occhi e mi hai guardato, ho capito che non avevi alcuna intenzione di lasciarmi aspettare.Con una forza che mi ha sorpreso, mi hai afferrato per le spalle e mi hai ribaltato, con un movimento fluido e deciso. Ora ero io sotto di te, il tuo corpo sopra il mio, i tuoi capelli neri che mi cadevano sul viso come una tenda di seta. I tuoi occhi erano scuri, affamati, e in essi ho letto una promessa: quella di una dolce vendetta.Mi hai baciato, e sulla mia bocca c’era ancora il tuo sapore. Quel bacio è stato un sigillo, un marchio, un atto di possesso. Le tue mani, forti e sicure, mi tenevano i polsi sopra la testa, e quel gesto, quel dominio, mi ha tolto il fiato.Hai interrotto il bacio per guardarmi. “Adesso tocca a te”, hai sussurrato, la voce roca, piena di desiderio e determinazione. E io, sotto di te, ho capito che stavo per essere travolto.E poi hai iniziato la tua lenta discesa, come una carezza che si fa strada lungo la pelle, lasciando dietro di sé una scia di calore e attesa. Le tue labbra hanno abbandonato le mie con riluttanza, solo per intraprendere un nuovo cammino, più profondo, più intimo. Un bacio sul mento, poi sul collo, dove hai indugiato, mordicchiando con delicatezza quel punto nascosto dietro l’orecchio che conoscevi bene. Ogni tuo gesto era una scintilla, e la mia pelle rispondeva come se fosse stata scritta per te.Le tue mani, finalmente libere, si sono posate sui miei fianchi, stringendoli con forza, come a voler affermare il tuo dominio. La tua bocca ha raggiunto il mio petto, poi l’ombelico, dove un bacio più deciso mi ha strappato un gemito, un suono che non potevo trattenere. Il mio corpo si inarcava sotto di te, come se cercasse di seguirti, di non lasciarti andare.Ogni tuo tocco era un atto di adorazione e insieme di conquista. La tua attenzione era quasi crudele nella sua precisione, come se volessi scolpire il mio desiderio con la punta delle dita e il calore delle labbra. E quando sei scesa ancora, verso il basso ventre, ho sentito il mondo restringersi, ridursi a quel punto in cui la tua bocca stava per posarsi.Con un gesto lento e carico di intenzione, hai raggiunto il bordo dei miei slip. Non li hai tolti con le mani, ma con i denti, in un movimento che era insieme gioco e possesso. Quel gesto, così istintivo e sicuro, mi ha fatto trattenere il respiro. Quando mi hai liberato, hai sollevato lo sguardo verso di me, e nei tuoi occhi ho visto brillare qualcosa di primordiale, un desiderio che non chiedeva permesso.“Sei bellissimo,” hai sussurrato, e il tuo sguardo era una carezza più intensa di qualsiasi tocco.Poi ti sei chinata, e il calore della tua bocca su di me è stato come un fulmine. Non c’era esitazione nei tuoi gesti, solo fame, urgenza, una dedizione assoluta. La tua lingua si muoveva con una maestria che conosceva ogni mia debolezza, ogni punto dove il piacere si annida e cresce.Il mio respiro si è fatto irregolare, il mio corpo ha iniziato a muoversi da solo, cercando di seguire il ritmo che dettavi. Le mani si sono aggrappate alle tue spalle, le dita affondate nella tua pelle, come se volessi ancorarmi a te per non essere travolto. I miei gemiti si sono fatti più profondi, più disperati, ogni suono un’eco del piacere che cresceva dentro di me.Eppure, in tutto questo, c’era una bellezza che andava oltre il desiderio. Era il modo in cui mi guardavi, il modo in cui mi prendevi, come se stessi leggendo ogni mio pensiero, ogni mia necessità. E io, completamente tuo, mi lasciavo andare, sapendo che in quel momento, tra le tue mani, ero esattamente dove volevo essere.“Ti prego… sto per…” hai sussurrato, la voce spezzata, vibrante, come se il piacere stesso stesse parlando attraverso di te.Ma io non ti ho fermata. O forse ti ascoltavo fin troppo bene. Il tuo corpo sapeva esattamente cosa fare, e la tua bocca, con un gesto improvviso e sapiente, ha accolto me con una dolce ferocia. Era un atto di pura volontà, un dono e una conquista insieme. E io, travolto da te, ho perso ogni controllo.Il mio grido si è confuso con il suono della pioggia, un’esplosione che ha attraversato il mio corpo come un graffia profondo e lacente. Ogni muscolo si è teso, ogni fibra ha vibrato, e poi sono stato scosso da onde di piacere così intense da sollevarti. Era come se il mondo si fosse dissolto, lasciando solo noi, sospesi in un istante eterno.Tu sei rimasta lì, presente, accogliente, mentre io cercavo di ritrovare il respiro. Ero tuo, completamente, e nei tuoi occhi ho letto la consapevolezza che quella mattina di pioggia era solo all’inizio.Il mio corpo tremava ancora, la pelle così sensibile che persino l’aria sembrava graffiare. Ma tu, con il mio sapore sulle labbra e quella luce predatrice nello sguardo, hai riacceso qualcosa di più profondo. Una fame nuova, più urgente. Non mi bastava averti assaggiata. Ora volevo perdermi dentro di te.Ti ho afferrata, ti ho tirata a me per un bacio disperato, un bacio che non chiedeva, ma pretendeva. Era il nostro sapore, il nostro desiderio, fuso in un gesto che parlava di appartenenza. Poi, con un’ondata di forza, ti ho ribaltata. Ora ero io sopra di te, il tuo corpo sotto il mio, i nostri respiri che si cercavano.I nostri corpi si sono incontrati, umidi, caldi, e un gemito ci è sfuggito insieme, come se fossimo un’unica creatura. Ti ho guardata dall’alto, i capelli sparsi sul cuscino, le labbra gonfie, gli occhi pieni di resa e di fuoco. “Non ho ancora finito con te,” ho sussurrato, la voce bassa, carica di desiderio.Ho iniziato a muovermi, lentamente, strusciandomi contro di te, sentendo ogni millimetro della tua pelle rispondere. Era un piacere acuto, quasi doloroso, che toglieva il fiato. La nostra umidità si mescolava, rendendo ogni movimento fluido, inevitabile. Ma non era ancora abbastanza.Con un gesto deciso, sono entrato in te. Eri calda, accogliente, viva. Il tuo corpo mi ha stretto con una contrazione involontaria che mi ha fatto tremare. Ho iniziato a muovermi con ritmo, profondo, in una danza che ci stava portando entrambi verso il limite.Sentivo tutto. Sentivo te. I tuoi muscoli che si stringevano, i tuoi gemiti che diventavano sempre più intensi, il tuo corpo che tremava sotto il mio. E poi, la tua voce, spezzata, che mi chiamava. “Vieni per me,” ho ansimato, aumentando il ritmo, cercando di portarti con me.Il tuo piacere è esploso per primo, un’onda che ti ha attraversata, facendoti inarcare la schiena, urlare, stringermi. Quella sensazione, il tuo corpo che si apriva, che mi accoglieva, è stata la mia spinta finale.Il mio secondo orgasmo è stato diverso. Non un’esplosione, ma uno scioglimento. Un abbandono totale. Ho sentito ogni confine dissolversi, ogni barriera svanire. Ero dentro di te, e tu dentro di me, in un’unione che era più di carne, più di desiderio. Era pura beatitudine.Sono crollato su di te, il viso nell’incavo del tuo seno, i nostri corpi intrecciati, i cuori che battevano all’unisono. La stanza era piena del nostro respiro, del nostro odore, e della pioggia che continuava a cadere, discreta, come una colonna sonora perfetta.Siamo rimasti così, in silenzio, per un tempo che non aveva misura. E in quel silenzio, c’era tutto: il desiderio, la dolcezza, il dominio e forse, a modo nostro, anche l’amore.- Silver Rea -
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3 mesi fa
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Varie
La Notte in cui abbiamo scoperto il Brivido!
Ciao a tutti, porcellini e porcelline! 😈💦 Sono VerbaErotika e oggi vi racconto una delle nostre prime esperienze vere, una di quelle che ci ha cambiato per sempre. La protagonista è mia moglie, che per privacy chiameremo Erotica, e io, Verba. Era il 2019, non eravamo ancora sposati ma solo fidanzati. Quell’anno era stato pesante per entrambi, tanto lavoro e tanto stress, così avevamo deciso di regalarci una settimana in un bellissimo resort su un’isola del Mediterraneo. Era la prima volta che Erotica faceva un viaggio di quel tipo e la prima volta che andavamo in un resort vero. Quando siamo arrivati siamo rimasti piacevolmente colpiti: tantissime coppie giovani come noi, pochissimi bambini, atmosfera rilassata e un po’ adulta. Sembrava fatto apposta per noi. I primi giorni sono stati spensierati. Scopavamo spesso: la mattina lei mi svegliava con un pompino lento e caldo, la sera io la leccavo per bene prima di penetrarla con calma. Ma Erotica non era ancora del tutto consapevole del suo potere erotico. Io invece lo avevo capito da tempo: quando camminava in costume, quel culo rotondo e quelle tette di seconda bella piena attiravano gli sguardi di tutti. Lei però si vergognava ancora un po’, si copriva, arrossiva se qualcuno la fissava troppo. Un pomeriggio, mentre prendevamo il sole, scorrendo sul telefono ci è capitato un video sui giochi erotici di coppia. C’erano delle sfide leggere. Ci siamo guardati e abbiamo detto: «Perché non proviamo?» All’inizio erano cose innocenti: far vedere un po’ di décolleté al ristorante, far “cadere per sbaglio” il pezzo sopra del costume in piscina. Poi le sfide sono diventate più porche: lei che si chinava senza reggiseno davanti al cameriere, io che mi alzavo con il costume bagnato che segnava il cazzo duro. Ci divertivamo un sacco a vedere la gente arrossire e scappare. Una sera, dopo una giornata al mare piena di bei corpi e belle curve, abbiamo alzato il livello. Le ho proposto: «Andiamo in giro nudi sotto i vestiti.» Lei mi ha guardato con gli occhi che brillavano e ha risposto: «Se lo faccio io, lo fai anche tu.» Così ci siamo ritrovati con lei in un vestitino semitrasparente, completamente nuda sotto, e io con shorts e camicia, anche io senza niente sotto. Abbiamo passeggiato per il resort, fermandoci al bar a bere. Lei mi sussurrava all’orecchio: «Mi sto bagnando tantissimo…» Io le rispondevo: «Ti stanno mangiando con gli occhi.» Lei mi faceva piedino sul cazzo sotto il tavolo, sentendo quanto era duro, io le passavo la mano dietro la schiena e le sfioravo i capezzoli turgidi. L’eccitazione era alle stelle. Quando il bar ha chiuso, verso mezzanotte, abbiamo continuato a passeggiare nei giardini enormi del resort. A un certo punto Erotica si è avvicinata al mio orecchio, me l’ha mordicchiato e ha sussurrato con voce roca: «Amore… sono talmente bagnata che sento le goccioline della mia patatina scorrere giù per le gambe.» Non ci ho visto più. Le ho preso la mano e l’ho portata verso il primo posto un po’ isolato, tra una siepe alta e un piccolo edificio di servizio. L’ho spinta contro un alberello, le ho alzato il vestitino e mi sono inginocchiato. La sua figa era fradicia, labbra gonfie e lucide, clito turgido. Ho iniziato a leccarla con passione: lingua larga che passava tra le labbra, succhiando il clito, infilando due dita dentro di lei. Erotica ansimava forte, cercava di trattenersi ma non ci riusciva. I suoni erano osceni: il risucchio bagnato della mia lingua, i suoi umori che mi colavano sul mento, i suoi gemiti soffocati. Le gambe le tremavano, le cosce mi stringevano la testa. «Sto per venire…» ha sussurrato con voce rotta. «No, non così» ha detto improvvisamente. Si è girata, mi ha abbassato gli shorts e si è messa in ginocchio. Ha preso il mio cazzo in bocca come una furia: succhiava forte, gola profonda, saliva che colava ovunque, lingua che girava sulla cappella. Non l’avevo mai vista così vorace. Il mix di alcool, esibizionismo, pericolo e paura di essere scoperti l’aveva trasformata. Io le tenevo la testa, spingendo piano, godendo di quel calore bagnato che mi avvolgeva. Poi l’ho fatta alzare, l’ho girata e l’ho appoggiata contro l’alberello. Le ho allargato le gambe e le ho infilato il cazzo da dietro, centimetro dopo centimetro. La sua figa era bollente, stretta e fradicia. L’ho sentita aprirsi intorno a me, le pareti che mi stringevano forte. «Cazzo… sei così bagnata» le ho sussurrato all’orecchio mentre le afferravo le tette belle piene da dietro, stringendole con forza e tirandole i capezzoli. Lei ha mugolato di piacere, spingendo il culo contro di me. Ho iniziato a sbatterla con ritmo crescente, il suono bagnato delle mie palle che sbattevano contro la sua figa riempiva la notte. A un certo punto ho portato il pollice sul suo buchetto del culo, massaggiandolo piano in cerchi senza penetrare. Erotica ha avuto un brivido fortissimo, ha inarcato la schiena e ha spinto ancora di più contro di me: «Oddio… sì… continua così…» Sentivo che quel tocco la stava facendo impazzire. Quando ho sentito che stavo per venire, le ho afferrato i capelli e li ho tirati indietro con decisione. Lei ha fatto un verso di piacere fortissimo, quasi un ringhio, si è stretta ancora di più contro l’albero e ha ansimato: «Più forte… non fermarti… sbattimi!» Ho accelerato come un forsennato, pompando dentro di lei con tutta la forza che avevo. Era la prima volta che le venivo dentro senza preservativo. Non sono riuscito a resistere: l’ho stretta forte e le ho scaricato tutto dentro, getti caldi e abbondanti che le riempivano la figa. Lei ha tremato violentemente, venendo insieme a me con un gemito lungo e profondo, la figa che si contraeva intorno al mio cazzo come se volesse mungere ogni goccia. Quando ho finito, si è girata, si è messa in ginocchio e mi ha pulito il cazzo con la bocca, leccando ogni goccia rimasta, guardandomi negli occhi con uno sguardo da gatta. Poi mi ha sorriso e ha detto: «Sei contento?» Io, ancora ansimante: «Meravigliosamente.» Lei, con gli occhi che brillavano: «Dovremmo farlo più spesso.» Da quella sera è iniziata la nostra vita da soft esibizionisti. Non cerchiamo mai di essere visti da tutti, ma ci piace il pericolo, l’adrenalina, il brivido di poter essere scoperti. È diventata una delle cose che ci unisce di più. Quella notte, dopo essere tornati in camera, abbiamo fatto l’amore in modo focoso come non era mai successo prima: lei sopra di me, cavalcandomi con forza, io che le stringevo il culo e le succhiavo le tette. Abbiamo finito sudati, esausti e felici, abbracciati in un groviglio di coccole e baci dolci. Grazie per aver letto la nostra storia. Spero vi abbia fatto pulsare forte. Commentate pure cosa vi è piaciuto di più. Alla prossima avventura sporca! 😈💦
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3 mesi fa
4.8/5 - (4 Totale voti)
Varie
L'incontro con Anna dopo l'esibizione in camerino
L'incontro con Anna dopo l'esibizione Questa mattina ho incontrato la "monella" Anna (così mi ha chiesto di chiamarla) nel camerino del centro commerciale subito dopo l'esibizione. Non vedevo l'ora... Siamo andati a bere un caffè in un bar lì vicino per rompere il ghiaccio,poco dopo mi ha invitato a casa sua, dicendomi che il marito e la figlia non erano presenti per qualche ora e che aveva casa libera. L'ho seguita,ero emozionato e agitatissimo, con il solo desiderio di vedere finalmente il suo corpo senza vestiti. Appena arrivati, mi ha sorriso e mi ha invitato a entrare con uno sguardo birichino. Non abbiamo fatto in tempo a chiudere la porta che mi ha baciato appassionatamente, confessandomi che non vedeva l'ora di fare sesso con me e che, nei giorni precedenti, aveva continuato a pensare alla mia esibizione e al mio grosso pene eretto sborrare nel camerino. Mi ha spogliato e ha iniziato a giocare con il mio cazzo con un'intensità incredibile. Nel frattempo l'ho spogliata a mia volta,aveva un corpo perfetto! un seno sodo e un culo da favola tutta depilata. Ci siamo scambiati i ruoli e ho iniziato a leccarla lentamente, dopo pochi minuti ha avuto un primo, travolgente orgasmo che mi ha bagnato il viso, mentre le gambe le tremavano per il piacere. Ho continuato imperterrito finché non ha raggiunto un altro apice. A quel punto ho deciso di penetrarla: la sensazione è stata fantastica. Ho iniziato con colpi lenti ma decisi, per poi affondare con più energia. Tra un gemito e l'altro mi ha sussurrato che la sua posizione preferita era il missionario, ma io le ho fatto provare di tutto finché non l'ho girata "a pecorina". Con un movimento audace, ho cambiato traiettoria verso il punto più stretto..il culo,lei ha avuto un sussulto e una smorfia di dolore, ma un istante dopo si è lasciata andare completamente. I colpi sempre più profondi l'hanno fatta urlare di piacere, chiedendomi di non smettere finché non è esplosa in un orgasmo abbondante e sempre tremante.Alla fine, l'ho inondata completamente sul viso concludendo quel momento d'estasi. Siamo rimasti entrambi sfiniti, appiccicati a letto per qualche istante, prima di scivolare insieme sotto la doccia per lavarci a vicenda. L'avrei voluta ancora, ma purtroppo il tempo era scaduto, sua figlia stava per tornare da scuola. Ci siamo rivestiti in fretta e ci siamo salutati con un ultimo bacio appassionato, promettendoci di rivederci molto presto. Ilpittore5
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3 mesi fa
4.7/5 - (3 Totale voti)
Varie
Nel letto insieme
La luce calda della sera scivolava tra le tende, disegnando ombre morbide sulle pareti. Lui la osservava in silenzio, come si guarda qualcosa che non si vuole disturbare: un equilibrio perfetto tra forza e dolcezza. Non era la perfezione rigida delle riviste a colpirlo, ma la sua presenza piena, viva. Le curve che seguivano il ritmo naturale del corpo, generose, autentiche. Quando si muoveva, c’era una grazia che non chiedeva permesso, che riempiva lo spazio con sicurezza. Lei si voltò appena, accorgendosi di quello sguardo. Un sorriso lento, consapevole. Sapeva cosa vedeva lui: non solo un corpo, ma un’armonia fatta di morbidezze e contrasti, di pelle calda e forme che invitavano a essere sfiorate, più che conquistate. Si avvicinò, senza fretta. Tra loro non c’era bisogno di parole, solo quella tensione sottile che cresce quando due persone si riconoscono. Le sue mani si posarono sui fianchi di lei, con rispetto, quasi con meraviglia. Non cercava di possedere, ma di capire, di seguire le linee che la rendevano unica. Lei chiuse gli occhi per un istante, lasciandosi andare a quel contatto. In quel momento non c’era giudizio, non c’erano modelli da imitare. Solo la consapevolezza di essere desiderata esattamente com’era. E forse era proprio questo il segreto: la bellezza non stava nel ridurre, nel togliere, ma nel riempire. Nel lasciare che il corpo raccontasse la sua storia senza chiedere scusa. Nelle curve che parlano di vita, di presenza, di qualcosa che non si può comprimere in una forma sola. Lui sorrise, avvicinandosi ancora. “Sei…” iniziò, ma si fermò. Non servivano parole. Perché davanti a quella pienezza, a quella verità così semplice e potente, tutto il resto sembrava improvvisamente superfluo. E lei lo sapeva.
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3 mesi fa
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Cristalli di sale
La mia casa al mare era un rifugio che sembrava sospeso fuori dal tempo. Una costruzione bianca, semplice, posata su una scogliera che guardava un tratto di costa dove nessuno passava mai. Il mare, lì sotto, non era solo un paesaggio...era una presenza! Respirava con me. A volte lento, come un animale addormentato che si stiracchia, altre volte più vivo, più ruvido, come se volesse ricordarmi che la quiete non è mai definitiva. Aveva un odore che riconoscevo a occhi chiusi, un misto di sale, alghe e sole antico, un profumo che mi entrava nella pelle e mi riportava a una parte di me che non sapevo più nominare. Quando mi affacciavo alla balaustra, il vento mi portava addosso minuscole gocce d’acqua, quasi impercettibili, come un bacio dato da lontano. Di notte, quando il cielo si apriva, sembrava davvero di vivere dentro una conchiglia luminosa, il rumore delle onde diventava un battito, un ritmo primordiale che si accordava al mio. Ero lì per ritrovare un ritmo che avevo perduto. La solitudine, in quei giorni, era una coperta leggera che mi avvolgeva senza stringere. Camminavo scalza tra le stanze, lasciando che la brezza entrasse dalle finestre aperte e mi accarezzasse come un ricordo che non voleva svanire. Era una carezza sottile, quasi timida, che mi sfiorava le caviglie e risaliva lungo le gambe come un pensiero che non osa farsi parola. Ogni passo sul pavimento fresco mi riportava a me stessa, come se la casa respirasse insieme a me, seguendo il mio ritmo incerto. Una sera, mentre il mare respirava lento e la luna si rifletteva sull’acqua come un sentiero liquido, sentii un rumore sul vialetto. Non era forte, ma abbastanza da interrompere il mio vagare silenzioso, come un richiamo appena sussurrato. Il cuore ebbe un piccolo sobbalzo, non di paura, ma di attenzione: quella specie di vibrazione che si prova quando qualcosa, senza sapere cosa, sta per cambiare direzione. Non accesi la luce, la casa era già immersa in un chiarore flebile di luna che bastava a guidarmi. Quella luce morbida, quasi materna, disegnava ombre lunghe sulle pareti e rendeva ogni oggetto più intimo, più vicino, come se la notte stessa volesse proteggermi. Quando aprii la porta, lo vidi...era bagnato di salsedine e polvere di strada, come se avesse camminato a lungo senza una meta precisa. La sua figura sembrava scolpita dal vento, i capelli umidi gli aderivano alla fronte, e sulla pelle brillavano minuscoli cristalli di sale, come se il mare lo avesse restituito alla terra con un gesto lento e deliberato. Aveva lo sguardo di chi ha attraversato troppi silenzi, uno sguardo che non cercava spiegazioni ma un approdo. In quell’istante, senza che lui dicesse nulla, sentii la sua presenza toccare qualcosa di mio, qualcosa di antico e vulnerabile, come un’eco che riconosce la sua origine. “Mi sono smarrito” disse, con una voce che sembrava arrivare da lontano. Una voce velata, come se avesse attraversato vento, silenzi e qualche ferita prima di raggiungermi. Non chiesi altro. Gli feci cenno di entrare. La casa lo accolse come si accoglie un vento nuovo, con quella specie di sospensione che precede ogni cambiamento. Lui si fermò nell’ingresso, esitante, come se temesse di disturbare un equilibrio invisibile, o come se avvertisse che lì dentro tutto aveva un suo respiro preciso. Io gli offrii un asciugamano, poi dell’acqua. Le sue mani tremavano appena, quando prese il bicchiere, un tremito sottile, quasi impercettibile, ma così sincero da colpirmi più di qualsiasi parola. Era il tremito di chi ha camminato troppo, o forse di chi ha retto troppo a lungo qualcosa che non voleva più portare. Sedemmo vicino alla grande finestra che dava sul mare. La luce lunare ci avvolgeva come un velo opalescente, e il rumore delle onde sembrava scandire un tempo diverso, più lento, più profondo. Il silenzio tra noi non era vuoto: era un ponte, un varco sospeso in cui le nostre presenze si riconoscevano senza bisogno di spiegazioni. Ogni tanto lui mi guardava come se cercasse di capire se fossi reale o solo un’apparizione della notte, una figura nata dal chiarore del mare. In quello sguardo c’era una domanda antica, una fragilità che non cercava protezione ma verità. Mi raccontò di essersi perso seguendo un sentiero tra le dune, di aver camminato finché la luce non era svanita. Le sue parole erano semplici, ma il modo in cui le pronunciava aveva qualcosa di intimo, come se ogni frase fosse un passo verso di me, un avvicinarsi lento e rispettoso. La sua voce aveva un calore basso, granuloso, che sembrava sfiorare la pelle più che l’aria. Io lo ascoltavo, e intanto sentivo la mia pelle reagire alla sua presenza, come se riconoscesse un ritmo familiare, un’eco che non sapevo di portare ancora dentro. Era una sensazione sottile, un fremito che non nasceva dal pensiero ma da qualcosa di più profondo, come se il mio corpo avesse memoria di lui prima ancora della mia mente. Quando si alzò per andarsene, inciampò sul grande tappeto persiano. Lo sorressi d’istinto, e in quel gesto le nostre distanze si sciolsero, come se il contatto avesse spezzato una fragile membrana d’aria che fino a quel momento ci teneva separati. Sentii il suo peso affidarsi al mio per un istante, un abbandono minimo ma eloquente, e quel breve cedimento mi attraversò come un calore improvviso. Il suo corpo era caldo, un calore vivo, quasi febbrile, e il mio lo accolse senza pensarci, come se lo riconoscesse. Fu un contatto semplice, ma aveva la densità di qualcosa che non si può fingere, un’intesa che nasce prima delle parole, prima della volontà. Non ci fu nulla di dichiarato, nulla di cercato. Solo un avvicinarsi naturale, inevitabile, come due linee che da tempo viaggiano parallele e finalmente trovano il punto in cui convergere. L’aria tra noi cambiò consistenza, divenne più densa, più attenta, come se la casa stessa trattenesse il respiro. Gli dissi che poteva restare per la notte. La frase uscì con una naturalezza che mi sorprese, come se fosse stata lì da sempre, in attesa del momento giusto per manifestarsi. Lui annuì, e in quel gesto c’era un sollievo quieto, profondo, come se quella fosse la risposta che aveva sperato di trovare da ore, forse da molto più tempo. I suoi occhi, per un attimo, si addolcirono: non per gratitudine, ma per riconoscimento. Come se avesse finalmente trovato un approdo. Salimmo al piano superiore, dove la stanza era illuminata solo dalla luna che filtrava attraverso le tende leggere, drappeggiate da un vento leggero e curioso. L’aria profumava di mare e di qualcosa di più sottile: un’attesa che non aveva nome. Mentre lui parlava, la sua voce mi scioglieva come un tepore che si diffonde sotto la pelle. La mia mano seguiva un ritmo involontario sul mio seno, un’onda che tradiva l’attesa crescente, mentre lui, con una calma quasi sfacciata, continuava a raccontare, come se volesse prolungare quel filo teso tra noi. Non riuscii più a trattenermi, gli andai vicino e le nostre bocche si unirono. Le sue braccia mi avvolsero con una fermezza che non lasciava dubbi, e sentii il suo corpo rispondere al mio con una forza crescente. Lo guidai verso il letto, mi adagiai sopra. Mi liberò dei vestiti con una lentezza quasi cerimoniale, come se ogni gesto fosse un tributo. Si chinò su di me, e la sua vicinanza divenne un varco, una soglia luminosa. La sua presenza intensa mi tolse ogni difesa; i suoi movimenti misurati mi strappavano suoni che non riconoscevo come miei. Gli sfioravo il collo con una delicatezza ferina, e tra un respiro e l’altro lasciava parole che mi incendiavano dall’interno. Scivolai lungo il suo corpo, dopo averlo sottomesso fra le mie gambe e iniziai ad esplorarlo come si esplora un antica terra. Il suo vibrare mi trasformò in un ancella devota, un ascolto profondo del mio desiderio.. Le mia labbra cercavano ciò che vibrava in lui, e la mia venerazione lo attraversava come un canto primordiale. Una corrente d’aria entrava dalla finestra, rinfrescando appena il calore che emanavamo, ma più ci avvicinavamo più sembrava che ogni contorno tra noi si dissolvesse. Il mio bisogno di sentirlo ancora più vicino non diminuiva, e lui lo percepì: tornò a stringermi, e il tempo si distese come un tessuto elastico, senza margini. Mi guardava dritta negli occhi, come se quel semplice gesto fosse una presa di possesso silenziosa, un’affermazione che non aveva bisogno di voce. C’era una verticalità magnetica nel suo sguardo, una promessa che mi attraversò come un filo teso. Lasciai che le sue mani scivolassero lungo il mio corpo, seguendo traiettorie lente, quasi pignole, e un brivido, netto, lucente, mi percorse la schiena, precipitando poi verso il centro di me come una corrente che cerca la sua baia. Le sue dita si muovevano con una dolcezza che aveva qualcosa di feroce, un’attenzione minuziosa che tendeva la pelle e la mente. Ogni gesto era una sollecitazione, un accordare corde vive, un richiamo che vibrava sotto la superficie. Le mie mani cercavano la sua bocca, e il calore del suo respiro sulle mie dita accese un fremito che si allargò come un’onda. I suoi occhi, completamente aperti, brillavano di una fame muta, una supplica che non chiedeva pietà ma complicità. Sembravano gridare senza suono, come se volessero essere colmati, accolti, consumati. Sollevai il bacino in un gesto istintivo, quasi un’offerta, e sentii il calore interno espandersi, diventare palpabile. Le mie dita sfiorarono la mia pelle, raccogliendo un’umidità che parlava da sola, e iniziai a muovermi con un ritmo che cresceva, che si faceva più deciso, più necessario. La stanza sembrava trattenere il fiato mentre danzavo davanti a lui, e le sue mani, posate tra le mie cosce, aprivano lentamente la soglia, come se stessero rivelando un segreto custodito da troppo tempo. La mia lingua cercò la sua pelle, tracciando percorsi irregolari, un gioco di avvicinamenti e fughe, una cartografia tiepida che seguiva la sua forma. Lui si mosse verso di me, risalendo lungo il fianco, sfiorando il costato, lasciando dietro di sé una scia di brividi che correvano come scintille. Ogni passaggio era un pellegrinaggio, un attraversamento lento e deliberato, fino a raggiungere la zona dove il respiro cambia ritmo e la mente è più feribile. Quando arrivò all’inguine, non seguì la via più ovvia, deviò, come chi guida sul ghiaccio e perde per un attimo il controllo, controsterzando, sfiorando, mancando di un soffio la traiettoria. Era un indugio studiato, una preparazione crudele e dolcissima a qualcosa che stava per accadere. L’attesa diventò lama, un colpo sospeso nell’aria. Poi arrivò. Un gesto dal basso verso l’alto, calibrato con una precisione quasi bastarda, non lento, non veloce, semplicemente inevitabile. Una carezza che non affonda ma non resta in superficie, un’onda che ti sfiora e poi si ritrae proprio quando vorresti trattenerla. Il mio respiro si spezzò, e il corpo seguì quel movimento come se fosse stato chiamato per nome. La sua mano cercò il punto dove il mio battito era più evidente, e il tocco che seguì fu secco, mirato, un colpo che fece vibrare l’aria. Il gemito che mi salì in gola rimase intrappolato lì, come un cristallo che si incrina senza rompersi. Un secondo colpo arrivò subito dopo, come una punizione dolce, e sentii la mia eccitazione risalire come un’onda che non si può contenere. Le sue dita raggiunsero la mia bocca, ignorando la traccia lucida che scivolava sulla pelle, e mi offrirono un sapore che aveva qualcosa di proibito e necessario. Entravano a piccole dosi, come se volesse farmi assaporare ogni frammento di quel momento, mentre avvicinava la sua bocca alla mia senza toccarla, rubando il mio respiro come un ladro esperto. Il ritmo cresceva, oscillava, si faceva irregolare, e quando un bacio mi sfuggì, un bacio rubato, famelico fu come infrangere una regola non detta. Mi costrinse a seguirne la traiettoria, a raccogliere con la lingua la traccia che scendeva sulla guancia, fino a ritrovarci con le bocche vicine, intrecciate in un respiro condiviso. Le mie dita si chiusero sulla sua pelle, cercando ancoraggio, mentre l’altra mano trovava la sua e la stringeva con una forza che non lasciava spazio al dubbio. Le nostre mani erano un nodo, un patto sigillato nella carne. Il ballo si fece più intenso, più altalenante, e sentii il mio corpo inarcarsi, cercarlo, brancolare verso di lui come se fosse l’unico punto fermo in una stanza che girava. C’era un’impetuosità eloquente nei suoi movimenti, una resa che non aveva bisogno di parole. Ci consegnammo l’uno all’altra con una sincerità indecente, fino all’ultimo spasimo, fino all’ultima contrazione che ci attraversò come un’eco condivisa. Restammo così, intrecciati, senza urgenza, respirando come dopo una lunga traversata. La casa attorno a noi sembrava sospesa, come se trattenesse il fiato insieme a noi. E in quel silenzio, in quel tremito che ancora ci percorreva, ritrovai un ritmo che credevo perduto, un respiro che riconobbi come mio e nostro allo stesso tempo. E lui, in quello stesso istante, sentì qualcosa che gli era mancato per troppo tempo, la certezza di essere nuovamente desiderato, visto, scelto. Lo percepii nel modo in cui il suo corpo si rilassò appena, come se una parte di lui, quella più nascosta, più ferita, trovasse finalmente un luogo dove poter tornare a esistere senza timore. - Silver Rea -
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4 mesi fa
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Come iniziai a prenderla nel culo per poi diventare cuck. Parte 1
La storia di come sono diventato passivo e poi cuck inizia nello Studio di Marco (massaggiatore di professione) è scritta nell'odore del sudore, nell'olio che mi macchia ancora la pelle e nel calore persistente che sento dentro ogni volta che lascio il suo studio. Tutto è iniziato in quella stanza piccola, con le luci soffuse e quell'aria densa che sembrava mancare ogni volta che lui mi guardava.<br />L’Inizio: Il Potere dell’Olio<br />Ero steso sul lettino, il cuore che batteva come un tamburo contro il materassino di finta pelle. Marco entrò senza dire una parola, solo il rumore secco della serratura che scattava. Sentii il flacone dell'olio aprirsi e poi quel getto tiepido, abbondante, che mi colava direttamente tra le natiche. Le sue mani erano quelle di un massaggiatore:<br />Comincia a massaggiarmi la schiena e man mano percorrendo la colonna vertebrale era arrivato all elastico del perizoma usa e getta.<br />Senza chiedere il permesso, infilò le dita sotto l'elastico del perizoma usa e getta e lo strappò via, lasciandomi nudo, esposto e lucido come uno specchio. Iniziò a impastare la mia carne, aprendomi le chiappe con forza per far penetrare l'olio ovunque. Capendo che il massaggio in quella zona mi dava un senso di piacere , infatti inarcavo il culo rendendolo più sporgente , lui con un dito unto iniziò a tormentarmi attorno il buco del culo fino a spingere con il polpastrello finché non sentì la mia resistenza cedere. Entrò con un dito, poi due, allargandomi con una ferocia metodica che mi faceva gemere nel poggiatesta.<br /><br />Il calore nella stanza era diventato insopportabile. Sentii Marco salire sopra di me, a cavalcioni. Indossava una tuta di cotone leggero, ma capii subito che sotto non aveva nulla. Mentre continuava a massaggiarmi le spalle, la sua erezione premeva con forza contro il mio sedere. Inarcai il bacino all'indietro, cercando quel contatto, e lui rispose con un grugnito di desiderio, spingendo con più decisione contro di me il suo cazzo alla massima erezione.<br /><br /><p>Girati,<p> ringhiò. Mi voltai e mi ritrovai a gambe spalancate, con lui che incombeva sopra di me. Quando si sfilò la tuta, rimasi paralizzato: la sua dote era enorme, una colonna di carne violacea e venata che pulsava davanti ai miei occhi. La presi in mano, sentendo quanto fosse più grande del mio, e iniziai a segarcelo insieme, unendo le nostre eccitazioni in un groviglio di olio e bava.<br />Dopo appoggiò la cappella contro il buco del culo , lo guardai fisso negli occhi, il fiato corto: <p>Marco... sono vergine.<p><br />Un sorriso predatore gli illuminò il volto. Mi preparò ancora, affondando le dita dentro di me finché non fui una ferita aperta e vogliosa, poi si spinse dentro. Sentii la mia pelle tendersi fino a quasi strapparsi, il calore della sua grandezza che invadeva ogni centimetro delle mie viscere. Mi girò di nuovo, mettendomi a pecorina, e iniziò a sfondarmi con un ritmo lento e poi mi penetro totalmente facendo sbattere i coglioni , sborrandomi tutto dentro lasciandomi i marchio.<br />Da quel giorno, ogni seduta era un massacro di piacere. Appena entravo, sapevo già come mettermi. A pecorina, con i gomiti piantati sul lettino, il viso schiacciato contro il cuscino sporco e il culo sollevato verso il soffitto, spalancato e lucido d'olio.<br />Marco si posizionava dietro, con il suo cazzo enorme che batteva contro le mie palle. Mi afferrava per i fianchi, piantando le unghie nella carne, e si lanciava dentro di me con una violenza che mi faceva sbattere la testa contro la testata del lettino. Il rumore era sporco: lo schiaffo continuo della sua pancia contro il mio sedere, lo sciacquio dell'olio che schizzava ovunque, i miei gemiti strozzati.<br /><br />Guarda come ti divoro, piccola troia,<p> ansimava al mio orecchio, tirandomi i capelli per farmi inarcare ancora di più la schiena. <p>Senti come ti sfondero bene? Sei la mia troia lo sai?<p><br />Il finale era sempre un'esplosione di umiliazione e godimento. Marco aumentava il ritmo, le sue spinte diventavano colpi di maglio che mi arrivavano allo stomaco. Sentivo il suo cazzo pulsare furiosamente dentro di me, diventando ancora più gonfio.<br /><p>Tienila tutta, non farne uscire una goccia!<p> ruggiva mentre mi teneva inchiodato con tutto il suo peso. E poi arrivava il getto. Sentivo la sua sborra bollente colpirmi internamente, un fiotto prepotente e denso che mi inondava il culo, riempiendomi fino all'orlo . Mi sborrava dentro con una foga tale che sentivo le mie pareti tremare.<br />Rimaneva dentro di me finché non tornava flaccido, lasciando che il suo seme iniziasse a colare fuori, mescolandosi all'olio di mandorle e scivolando lungo le mie cosce. ……continua
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4 mesi fa
4.5/5 - (10 Totale voti)
Varie
Il segreto di Marco
Ciao a tutti, porcellini e porcelline. 😈 Sono VerbaErotika e oggi vi racconto una storia che mi ha confidato un iscritto. Si chiama Marco, 27 anni, fisico sportivo con addominali scolpiti e un cazzo da 20 cm che ha sempre fatto impazzire le ragazze. Da due anni è sposato con Tiziana, 25 anni. Quando si sono conosciuti a 18 lei era una bomba: figa stretta e bagnata, culo sodo, tette che rimbalzavano. Marco l’ha amata da subito, devoto fino al midollo: le portava la colazione a letto, la ascoltava per ore, la scopava con passione anche quando lei era stanca. Ma con gli anni Tiziana è cambiata. Si è appoggiata completamente a lui: soldi, decisioni, persino il sesso. Voleva essere soddisfatta, ma dare piacere a Marco? Quasi mai. “Sono stanca”, “Ho mal di testa”, “Domani”. Marco voleva una donna forte, indipendente, con cui affrontare la vita insieme. Invece lei era diventata pigra, egoista, vittimista, sempre in pigiama, depressa e spenta. Il letto era freddo da mesi. Dentro di lui cresceva un nodo doloroso: la amava ancora, ma odiava quello che era diventata. Si sentiva in colpa solo a pensarlo, eppure il cazzo gli pulsava di frustrazione ogni volta che lei si girava dall’altra parte. Poi arriva il corso di aggiornamento per il lavoro da meccanico: tre giorni a Milano. Tiziana resta a casa, Marco parte con un peso sul petto. «Vai tranquillo amore, ti aspetto.» Il primo giorno è normale: aula, colleghi, noia. Il secondo giorno a pranzo conosce Giada. Bassina, proporzioni perfette, tette piene che premono sotto la tuta da meccanico, culo rotondo da urlo, capelli neri lunghi, sorriso solare che illumina la stanza. Lavora sulle moto perché suo papà l’ha cresciuta in officina: «Mi ha insegnato che le donne possono fare tutto.» È appena uscita da una relazione tossica: il ex la umiliava, non sopportava che lei fosse meccanico. «Mi diceva che ero troppo mascolina, che nessuna vera donna sporca le mani di grasso.» Marco le parla di Tiziana: «Mia moglie una volta era fuoco, ora è spenta, sempre vittima, non mi tocca più.» Giada ascolta, lo guarda dritto negli occhi: «Tu meriti una che ti desideri davvero, non una che ti tiene per abitudine.» La sera vanno a bere qualcosa fuori, solo loro due. Alcool, chiacchiere che diventano intime. Lei gli racconta quanto il suo ex l’abbia fatta sentire “sbagliata”, lui le confessa quanto gli manchi una donna che lo voglia sul serio. L’aria si fa elettrica. Un bacio improvviso, lingue che si cercano affamate. Fortuna: camere sullo stesso piano, tre porte di distanza. Giada lo invita: «Vieni da me… solo per parlare.» Marco esita. Il cazzo già duro nei jeans, settimane senza sesso, senso di colpa che gli stringe lo stomaco. «Tiziana… il matrimonio…» Ma il desiderio vince. Cede. Entrano in camera. Giada va in bagno, torna con un accappatoio aderente nero che le segna ogni curva: tette che spingono sul tessuto, capezzoli duri visibili, culo che ondeggia. Gli sorride maliziosa: «Non ti faccio più paura? si inginocchia, gli slaccia i jeans, tira fuori il suo cazzo da 20 cm, venoso e pulsante. Giada lo prende in mano, lo guarda con occhi brillanti: «Cazzo… è grosso come me l’aspettavo.» Lo prende in bocca lenta, lingua che gira sulla cappella gonfia, saliva calda che cola lungo l’asta, gola che lo ingoia fino in fondo con suoni bagnati e profondi. Marco geme, le afferra i capelli: «Porca… succhialo tutto.» Sente ogni vena pulsare contro la lingua di lei, la cappella che sfrega contro il palato, le palle che si contraggono mentre lei le massaggia. Il piacere è così intenso che gli tremano le gambe, il senso di colpa che brucia ma l’eccitazione che lo spegne. La tira su, la bacia con fame, mani che le spacciano l'accappatoio. Tette piene escono, capezzoli duri come sassolini. Li succhia forte, mordicchiandoli, mentre le dita scendono nella figa depilata e fradicia. «Sei zuppa,» le sussurra. Lei ride ansimante: «Da quando ti ho visto ho la figa che pulsa.» La sdraia, le apre le gambe, le lecca la figa: lingua che affonda tra le labbra carnose, clito gonfio succhiato, dita che pompano il punto G. Giada inarca la schiena, geme forte: «Cazzo… sì… leccami… sto venendo!» Figa che schizza succo caldo sulla sua faccia, sapore dolce e salato che gli riempie la bocca. la penetra forte a missionario. Cazzo da 20 cm che entra fino in fondo, figa stretta che lo munge, pareti calde e bagnate che avvolgono ogni vena. Plap plap bagnato, palle che sbattono contro il culo rotondo. Lei gli graffia la schiena: «Scopami… più forte… riempimi!» Marco pompa violento, tette che rimbalzano folli, clito sfregato contro il pube. Giada viene di nuovo, figa che si contrae spasmodica intorno al cazzo, umori che colano sulle lenzuola. Lui accelera, sente l’orgasmo salire: «Sto venendo…» Tira fuori,. Sborra calda che schizza sulle tette piene, sul collo, sulla pancia. Grossi getti bianchi che colano sulla pelle sudata. Ma non è finita. Giada ride ansimante: «Non ti fermare.» lo spinge sul letto, gli sale sopra. Figa ancora bagnata che ingoia il cazzo duro, cavalca lenta prima, poi sempre più veloce: culo che sbatte sulle sue cosce, tette che rimbalzano davanti alla sua faccia. Marco le afferra i fianchi, spinge dal basso, cazzo che entra ed esce con suoni umidi, vena che pulsa contro le pareti strette. Lei geme: «Senti come ti stringe… ti sto mungere tutto.» Marco sente il cazzo pulsare dentro, cappella che sfrega il punto G, palle che si contraggono. Giada accelera, figa che si contrae forte, viene di nuovo schizzando succo caldo sul suo addome. Lui non resiste: «Vengo… cazzo!» le spruzza getti caldi che lo fanno tremare, cazzo che pulsa sulla pancia e la figa stretta. Rimasero lì, ansimanti, corpi incollati. Giada gli accarezza il petto: «Tua moglie non sa cosa si perde.» Marco non risponde, ma dentro di sé sente un misto di colpa bruciante e liberazione profonda. Da quella notte qualcosa è cambiato. Non ha più tradito, ma il ricordo di quel cazzo succhiato e di quella figa bagnata lo fa segare ancora oggi. Grazie per aver letto. Commentate se vi ha fatto pulsare o bagnare. Alla prossima esperienza sporca. 😈💦🍆
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4 mesi fa
4.8/5 - (9 Totale voti)
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VerbaErotika la nostra prima volta 😈
Ciao a tutti, porcellini e porcelline. 😈 Sono VerbaErotika, 35 anni, fisico medio con pancetta da papà, barbetta curata, testa pelata e un cazzo che fa il suo dovere. Mia moglie (la chiameremo Sara per privacy),32 anni è bassina, capelli castani fino alle spalle, corpicino snello con seno piccolo ma sodo da massaggiare, fianchi avvolgenti e un culo che anche quanto ha solo i jeans fa girare la testa a tutti. A noi piace l’esibizionismo timido, quel “vedo non vedo” che ci fa bagnare entrambi senza rischiare troppo. Correva il periodo pre-Covid, eravamo fidanzati e ancora senza casa nostra, quindi sesso in macchina o in posti isolati era il nostro pane quotidiano. Era estate piena, caldo da morire. Siamo partiti per il mare, ma prima ci siamo fermati ad un bar lungo la strada per colazione. Sara indossava pantaloncini corti e una camicetta leggera aperta sul davanti: il costumino sotto si intravedeva appena, ma bastava chinarsi un po’ per far vedere l’aureola dei capezzoli rosa. Io camicia sbottonata, addominali (ancora visibiliad oggi la tartaruga se ribaltata), costume che segnava bene il pacco. Abbiamo iniziato le nostre sfide sceme: “Vuoi vedere come faccio arrossire il cameriere?” Lei si chinava in avanti per ordinare, tette che premevano contro il bancone, capezzolo che quasi usciva dal costume. Il ragazzo balbettava, arrossiva e scappava dietro la macchinetta del caffè. Io ridevo e le sussurravo: “Stronzetta, mi fai impazzire.” Lei rispondeva con un sorrisetto: “Gli altri possono guardare… ma solo tu mi scopi.” La mattina al mare è stata tortura pura. Sara ha scelto il tanga più piccolo: culo tondo e liscio esposto, figa carnosa che gonfiava il tessuto sottile, segno della figa evidente anche da bagnata. Tutti i maschi si giravano, alcuni si aggiustavano il costume. Io geloso ma eccitato da morire: “Lo fai apposta.” Lei: “Sì, e tu godi a guardarli che sbavano sapendo che dopo ti succhio il cazzo.” Al lido, verso pranzo, ci siamo seduti per una pizza. Sara ha continuato: si chinava per prendere la forchetta, tette che uscivano quasi del tutto, capezzoli duri visibili sotto il tessuto bagnato dal mare. I camerieri giovani arrossivano, provavano a sbirciare di nascosto. Io mi alzavo apposta quando arrivavano le ragazze del servizio, lasciando che il costume segnasse l’erezione crescente. Ridevamo sottovoce, eccitati da quei sguardi che ci mangiavano. “Sei una troietta,” le dicevo piano. Lei: “E tu godi a vederli sbavare? Che Porco.” Verso sera, doccia al lido e cambio per la passeggiata sul lungomare. Sara si mette un vestitino leggero, corto… senza reggiseno né mutandine. Lo scopro dopo: le appoggio la mano sul culo e sento solo pelle nuda e calda. “Aria frizzantina eh?” mi sussurra. “Tutta la giornata con quei porci che mi guardavano… ho la figa così gonfia e bagnata che ho preferito farla prendere aria.” Il mio cazzo si indurisce all’istante. Cena al ristorante con vista mare, vino, pesce fresco, lei che si china per prendere la forchetta, tette quasi fuori. Io le accarezzo le mani e le braccia lei che arrossisce il vino che ci disinibisce. Usciamo, passeggiamo verso la pineta. Lei mi stuzzica sfiorandomi in modo sbadato il cazzo già duro sotto i pantaloni leggeri, io le accarezzo i capezzoli attraverso il vestito. Arriviamo nella zona buia. Senza dire niente la tiro dietro la pineta un pino grosso ci fa da copertura. Alzo il vestito: figa depilata, labbra gonfie e lucide di umori, clito turgido. Mi inginocchio e le mangio la figa lì in piedi: lingua che affonda tra le labbra carnose, sapore dolce e salato che mi riempie la bocca. Lei ansimante mi afferra la testa: “Sì… leccami… più profondo.” Succhio il clito, infilo due dita, figa che si contrae bagnandomi la mano con suoni umidi. Lei morde il labbro per non urlare, ma geme forte, gambe che tremano. Tiro fuori il cazzo duro come marmo. Lei si abbassa, bocca calda che lo ingoia, gola che mi stringe, saliva che cola. Succhia lenta e profonda, lingua che gira sulla cappella, mani che massaggiano le palle. Mentre godevo la sua testa che andava su e giù, noto due ombre dietro gli alberi: due vecchietti che guardavano, cazzi fuori, che si toccavano piano. All’inizio mi spavento, poi l’eccitazione sale: ci stanno guardando. Li lasciamo godere. La giro, la metto a 90 contro l’albero, alzo il vestito e la penetro da dietro. La figa calda e stretta mi avvolge centimetro dopo centimetro, umori che colano sulle sue cosce a ogni spinta. Plap plap bagnato e ritmico, lei spinge indietro il culo per prendermi più in fondo. Le sussurro all’orecchio: “Ci stanno guardando… quei vecchietti si segano mentre ti scopo.” Lei all’inizio sussulta, poi ride eccitata e spinge più forte: “Allora facciamoli divertire…” Inarca la schiena, culo che sbatte contro di me, figa che mi stringe e mi munge. Io pompo più violento, palle che sbattono contro il clito gonfio, una mano che le stringe una tetta, l’altra che le tiene il fianco. Lei geme piano ma intenso: “Così… più forte… sentimi tutta…” La sua figa si contrae forte, umori caldi che mi bagnano le palle, il suo respiro spezzato, il suo culo che ondeggia a ogni affondo. Sento che sta per venire: la figa pulsa, si stringe intorno al mio cazzo come una morsa calda e bagnata. Non resisto più. Tiro fuori e vengo forte, sborra calda che schizza sul suo culo rotondo, sul vestito, sulle cosce. Grossi getti bianchi che colano sulla pelle. Lei trema ancora, ansimante, una mano che scende a sfregarsi il clito mentre sente il mio sperma caldo scivolare su di lei. Ci sistemiamo in fretta tra risate soffocate, i vecchietti ancora lì a toccarsi. Scappiamo verso la macchina mano nella mano, cuori a mille. In auto ci guardiamo: “Mamma mia, siamo proprio due pervertiti.” Ridiamo forte, ci baciamo con lingua, sapore di figa e di cazzo mischiati. Accendiamo il motore e andiamo a prenderci un gelato come se niente fosse, felici e sporchi. Da quella sera abbiamo capito che questa cosa ci teneva uniti. Non abbiamo mai cercato altro, solo qualche guardone occasionale, ma quella scarica di essere visti mentre scopiamo ci ha fatto godere sempre di più. Speriamo vi sia piaciuta la nostra storia (posti e nomi ovviamente anonimi). Credeteci o no, per noi è stata la prima volta. Commentate se vi ha fatto pulsare o bagnare. Alla prossima esperienza sporca. 😈💦🍆
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4 mesi fa
4.2/5 - (5 Totale voti)
Varie
L'ultimo esame
Il prologo di questo racconto è un fatto realmente accaduto, la parte hot purtroppo invece è solo frutto della mia fantasia. ------------------------------- Erano passati alcuni anni dai fatti del rotolo di carta igienica (vedere racconto precedente) e come al solito la figa per me era un traguardo irraggiungibile. Non sono sicuro del periodo in cui si sono svolti i fatti di questo racconto, ma sono abbastanza sicuro che sia stato tra la fine del 2006 e l'inizio del 2008, molto probabilmente in una stagione mite visti alcuni dettagli che ricordo bene. In quel periodo tenevo un corso tutto mio (sotto la supervisione del mio prof), a partire dalle lezioni fino agli esami. Ed il racconto si svolge proprio durante una sessione di esami, era un pomeriggio ed avevo già esaminato diversi studenti (penso fossero più o meno le 18) e pensavo di aver finito quando all'ultimo momento si presenta una ragazza che doveva sostenere l'esame. Qui è necessario fermarsi un attimo e parlare con dettaglio della ragazza: l'avevo già notata dal primo anno, ma non per la sua particolare bellezza, ma perché aveva una voce così sguaiata che era impossibile non notarla, una di quelle che pensi che l'unica cosa che puoi farci è scopare da giorno a sera perché non riusciresti ad avere alcun dialogo concreto; sicuramente più grande dell'età media di uno studente, si capiva subito che sapeva il fatto suo, sia dal carattere sia dall'atteggiamento che teneva; fisicamente non era il massimo ed essere sincero: il viso era perfettamente in linea con la sua voce sguaiata, bassina, con qualche chiletto in più (ma non grossa, anzi tutto sommato le stava pure bene), ovviamente bionda ossigenata come il personaggio richiede, ma soprattutto con due tette.... che definire enormi è poco, non avevo mai visto dal vivo due tette di quelle dimensioni (e mai ne ho viste in futuro), non so quantificarle, ma sicuramente parliamo di almeno una 6a forse anche una 7a. E dopo questa parentesi, torniamo al racconto. Quindi si presenta questa ragazza, pantalone jeans ed una maglietta super aderente a strisce orizzontali nera e bianca che fa sembrare quelle due bocce ancora più grosse, e con una scollatura spaventosa che fa vedere di tutto e di più, compreso il fatto che non portava il reggiseno (e mi chiedo come le stessero in piedi quelle due cose...). Arriva, si presenta "Buongiorno prof!!!!" ed io "buongiorno, dimmi", e lei "devo fare l'esame!! Però professore è il mio ultimo esame", ed io "ok, ma anche se è l'ultimo vale come tutti gli altri e come il primo che hai fatto", e lei "no no, si si, prof, intendo dire che non ho grandi pretese, basta che passo l'esame e mi va bene qualunque voto", ed io "va bene, sei stata chiarissima, vediamo il tuo elaborato", e lei "si però prof, lei deve essere generoso, perché io mi sono impegnata tanto, però non sono riuscita a fare le cose favolose degli altri, quindi lei non si deve mettere a ridere e mi deve capire", ed io (che in realtà stavo già ridendo, perché più o meno avevo inquadrato la tipa da anni e sapevo che si sarebbe presentata con qualche cagata) "va bene va bene, qui nessuno riderà di te, te lo garantisco". Così finalmente vediamo questo elaborato ed era molto molto peggio di quello che ero riuscito ad immaginare, al che le dico "guarda, ma qua siamo davvero molto ma molto al di sotto del minimo", e lei "si prof, lo so, ma mi deve capire!!! è l'ultimo esame", ed io "si, tesoro mio, io capisco che è l'ultimo esame, ma tu devi capire che poi io devo rispondere al mio prof delle mie valutazione, come faccio a difenderti con questa cosa che hai fatto?", e lei "prof la prego!! sono disposta a fare qualunque cosa per questo esame, la prego!", e mentre dice l'ultimo "la prego" si sporge in avanti facendomi vedere TUTTO, capezzoli compresi. Dentro la mia testa sono balenate decine di frasi da dirle, tra cui la meno volgare penso sia stata "lo so io cosa ti farei fare con quelle bocce!!!", ma mi sono trattenuto, ho pensato che forse avevo frainteso, ho pensato che anche se non avessi frainteso mi sarei messo in un guaio e per finire ho pensato al mio prof che mi diceva "perché non le hai regalato un 18 così ce la toglievamo di davanti? Adesso ce la ritroviamo di nuovo alla prossima sessione, con lo stesso elaborato". E quindi dopo tutti questi pensieri, le ho detto "guarda, ti sto regalando clamorosamente un 18, ma tu mi devi promettere che non ti fai più vedere da me perché se ti rivedo e ci ripenso potrei pentirmi di questo regalo", e lei "grazie! grazie! prof lei è il migliore! grazie! grazie!". Abbiamo firmato i documenti ed abbiamo concluso quello strazio. Tornato nel mio studio, erano più o meno le 19 e stavo finendo di scrivere alcuni documenti prima di tornare a casa, quando sento bussare alla porta; dico avanti ed era di nuovo lei... "ma non ti avevo detto che non ti dovevi fare più vedere?", e lei "si prof, ma io le ho detto che ero disposta a fare qualunque cosa per questo esame, ed adesso quindi devo pagare il mio debito", ed io "ma quale debito, ma figurati, esame superato, complimenti, auguri per la laurea, nessun debito, ciao". e lei "no no, prof, io sono una ragazza seria e pago sempre i miei debiti e poi ti ho visto mentre mi mangiavi le tette con gli occhi" a quella frase mi congelo... e lei lo capisce ed inizia ad avvicinarsi "si si si, ti ho visto, me le stavi proprio mangiando, ti stavi immaginando la tua bocca che mi succhiava i capezzoli" ed intanto era sempre più vicina ed io sempre congelato che pensavo a cosa dire "no... guarda... hai frainteso... non lo farei mai..." però non riuscivo a muovermi e lei era ormai davanti a me. A quel punto ho tentato di parlarle "guarda, sul serio, qualunque cosa hai in testa non è necessaria, va bene così, tu hai superato l'esame, io ho fatto il mio dovere e siamo tutti contenti", e lei "quindi non vuoi che faccio questo?" e mentre lo dice si inginocchia davanti a me e si toglie la maglietta, lasciando finalmente esplodere quelle tette libere di mostrarsi in tutta la loro magnificenza. Io sono di pietra, ho gli occhi puntati sui suoi capezzoli che stanno magicamente puntati verso l'alto nonostante le dimensioni titaniche di quei due meloni, ed ora ha ragione lei, vorrei averli in bocca e succhiarli, ma non riesco a muovermi e quindi lei mi guarda, mi sorride e mi dice "ok, non ti muovi, allora vorrà dire che dovrò fare tutto io..." ed inizia ad aprirmi la patta dei pantaloni, poi me li sfila e mi tira giù anche gli slip. Sono nudo, con il cazzo che è già di pietra piazzato davanti alla sua faccia che lo guarda compiaciuta, poi guarda me e ride, poi torna a guardare lui ed inizia a sfiorarlo con le sue unghia lunghe ed ogni sfioramento per me è una scarica lungo la schiena come non le provavo da un pezzo, le chiedo di fermarsi che non riesco a resistere, ma lei non mi da conto e continua nella sua opera di "tortura", finché non lo prende in mano ed inizia a segarmi, lentamente, molto lentamente, troppo lentamente, io ormai ho perso qualunque speranza di riuscire a fermarla e mi lascio cadere sulla poltrona, facesse di me quello che vuole, mi arrendo. Lei capisce che ormai può fare quello che vuole e non perde tempo, si inumidisce le labbra ed infila la cappella in bocca, solo la cappella ed inizia a succhiare e leccare, solo la cappella, con forza, io stramazzo gli occhi, sento il cazzo pulsarmi all'impazzata, non riesco a mettere a fuoco cosa succede, so solo che c'è una bocca che mi sta divorando la cappella, quando finalmente si ferma. Ma si ferma solo per prendere fiato un attimo, perché il suo vero obiettivo è prenderlo tutto in bocca fino alle palle, e visto che ha una bocca come una fornace, ci mette un secondo, prima lo insaliva per bene con delle lunghe leccate lungo tutta l'asta e poi... baam!!! Con un colpo secco arriva fino a leccarmi le palle mentre io ho la cappella che le tocca la gola; non mi era mai successa una cosa del genere e le sensazioni che provo sono devastanti, il cazzo mi pulsa sempre più rapidamente, la cappella strofina contro la sua gola ed ho le palle insalivate dalla sua lingua che mi continua a sparare delle scariche lungo la schiena, penso di stare per esplodere quando dalla bocca mi escono solo due parole "basta... pietà...", lei mi sente si interrompe immediatamente "è troppo prof? vuoi che smetto? Non ti piace?" ed io "no, scusami, altroché se mi piace, ma non ho mai provato talmente piacere e non riuscivo a reggerlo, scusami" e lei "ma no prof, non ti scusare, anzi, adesso ti faccio rilassare per bene con la mia specialità" e mi strizza l'occhio... Chissà perché non ho avuto il minimo dubbio su cosa fosse "la sua specialità" ed infatti, dopo aver riversato un bel quantitativo di saliva sulla mia asta, si è presa tra le mani le sue tette, ci ha fatto letteralmente sparire il mio cazzo in mezzo ed ha iniziato una devastante spagnola come non ne avrei mai provato in futuro. Quelle tette enormi continuavano a salire e scendere sul mio cazzo e lei con grande maestria continuava a lubrificare il tutto con la sua saliva rendendo il mio piacere sempre più intenso e devastante; ogni tanto abbassavo lo sguardo per guardare ed incrociavo sempre i suoi occhi soddisfatti del piacere che mi stava donando, tentavo di reggere il suo sguardo per un po', ma aveva la faccia troppo da porca, troppo da troia e dovevo distoglierlo per non rischiare di perdere il controllo. Ad un certo punto, sempre mentre era intenta a farmi la più interminabile delle spagnole, ha iniziato a chiedermi "prof, vuoi scoparmi?" ed io senza nemmeno capire da dove uscisse la mia voce "si, voglio scoparti", e lei "vuoi mettermi questo bel cazzone nel culetto? vuoi aprirmelo per bene?" ed io "si si, voglio sfondarti il culo, voglio aprirti in due quel culo da troia che hai" e lei "eh no mi dispiace prof, per oggi solo bocca e tette, nient'altro", che grande troia che era, voleva farmi eccitare ancora di più come se già non fosse abbastanza. Dopo un tempo infinito, trovo la forza per dirle "ti prego basta, sto per morire, fammi venire" e lei "va bene prof, come vuoi venire, di bocca o di tette?" ed io "in qualunque modo, basta che fai in fretta, sto per morire" e lei "ok, prof, allora oggi per te è il giorno del jackpot!". Io non ho 30cm di cazzo, ho un cazzo normalissimo, quindi non so come ci sia riuscita, ma ha trovato una posizione tale da continuarmi a fare la spagnola e contemporaneamente prendere in bocca la cappella ed iniziare a succhiarla di nuovo come se fosse una pompa meccanica. Io davanti anche a questo, ho perso qualunque cognizione e dopo non essermi mosso per tutto il tempo, le ho preso la testa tra le mani ed ho iniziato a scoparla come un forsennato, avevo le tette che mi segavano, la bocca che mi pompava ed il mio bacino che si muoveva avanti e indietro per spingere il cazzo più dentro possibile, insomma una combo perfetta che mi ha fatto esplodere nel giro di qualche secondo riempiendole la bocca, ma non abbastanza da farle perdere nemmeno una goccia. Dopo essere venuto, siamo rimasti immobili per qualche secondo, io con le mani ancora sulla sua testa ma senza spingere più, lei con le tette che mi avvolgevano il cazzo e la bocca che succhiava le ultime gocce di sborra rimaste dentro il cazzo. Passato qualche secondo ancora, si è rialzata, si è ricomposta, ha rimesso la maglietta, ha preso un fazzolettino e si è ripulita la bocca, mi ha guardato, mi ha sorriso e mi ha detto "ok, adesso ho ripagato il mio debito" e si è avviata verso la porta, quando stava quasi per uscire le ho detto "si, ma ti avevo detto che non dovevi ripagare nessun debito" e lei ancora sorridendomi "lo so, ma avevo tanta voglia di farlo" e se n'è andata via.
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Il rotolo di carta igienica
Anche questo racconto è tratto da una mia vera “avventura”, ma ho aggiunto qualche dettaglio per renderlo più interessante; in ogni caso un buon 90% del racconto è assolutamente reale. ------------------------------- Era il luglio del 2003 ed erano ormai quasi 4 anni che ero single; dopo la mia ultima relazione (quella del racconto precedente) non ho più trovato nessuna che mi facesse perdere la testa o che più semplicemente mi facesse venire voglia di scopare (o forse non l'ho nemmeno mai cercata). Da qualche mese ero andato ad abitare da solo in un'altra città, avevo 27 anni e stavo facendo il dottorato presso l'università di quella città. Tra le mie attività c'era quella di tenere una serie di lezioni per un corso del primo anno e quindi ho avuto la possibilità di conoscere un po' di ragazze, ma purtroppo mediamente troppo piccole per me e poco interessate a conoscere il docente (almeno secondo le mie sensazioni). Unica eccezione una ragazza più grande della media intorno ai 25 anni se ricordo bene; non era quel tipo di ragazza che ti faceva urlare al miracolo, però era molto carina, bel corpo, seno piccolino ma sodo, bel sedere, belle labbra, bellissimi capelli lunghi mossi castano chiaro e poi davvero tanto tanto simpatica. Poi, obbiettivamente... dopo 4 anni di astinenza forse non era nemmeno necessario incontrare una dea per farmi capitolare. Fatto sta che ci frequentiamo, io sinceramente non ero terribilmente preso, si mi piaceva, ma non provavo quella attrazione o quel desiderio da non poter resistere; lei invece sembrava molto molto presa e visto che sotto sotto sono una brava persona, ho quindi preferito che fosse lei a decidere quando e se dovesse succedere qualcosa, senza forzare minimamente la cosa. Dopo qualche uscita insieme, qualche giornata in spiaggia e qualche serata in locali (senza nemmeno scambiarci un bacio) le propongo di passare una serata da me e lei accetta senza nemmeno pensarci. La vado a prendere e si presenta con un vestito rosso intenso, un trucco leggero ma molto bello ed i capelli legati a coda di cavallo, davvero una grande gnocca, ma purtroppo a me continuava a non attizzare particolarmente. Prendiamo le pizze e si va a casa mia; passiamo una serata piacevole a scherzare, ridere e parlare, è una ragazza davvero molto simpatica e mi trovo bene a parlare con lei, così penso che alla fine anche se la serata dovesse finire così senza un seguito sarebbe stata comunque una piacevole compagnia. Noto però che lei mi guarda spesso come se stesse in attesa di una mia mossa, io purtroppo sono sempre stato molto timido quindi ho paura di fare qualche cazzata e di prendermi un sonoro ceffone nella faccia, però lei continua a guardarmi e quindi mi dico "ma vaffanculo, becchiamoci sto ceffone e non se ne parla più" e mi spingo in avanti per darle un bacio; non avrei mai pensato che lei vedendomi finalmente agire si buttasse quasi sopra di me per prendersi sto bacio e per infilarmi la lingua in gola e così iniziamo a baciarci ed a toccarci ovunque. Io a questo punto prendo l'iniziativa e le sfilo il vestito, non porta il reggiseno e mi ritrovo con due tettine piccole ma con due capezzoli grossi e duri da fare spavento, mi ci fiondo sopra ed inizio a succhiare (cazzo quanto era bello tornare a succhiare due capezzoli dopo 4 anni di totale astinenza) e lei sembra apprezzare molto visto che mi tiene la testa ferma su di loro. Io intanto che succhio le sfilo le mutandine e le infilo prima uno, poi due e tre dita nella figa che è già bagnata da morire ed inizio a torturarla dentro e fuori sul clitoride; saranno passati 30 secondi, forse un minuto e la sento venire con un orgasmo che la devasta e che la fa accasciare sul divano; io resto li a guardarla, adesso è davvero bella, con un leggero sorriso di soddisfazione e di piacere sulle labbra, immobile, con il petto che si solleva e si abbassa ed i capezzoli ancora turgidi che io stuzzico ancora con le dita. Restiamo così per un po', e vedendo che lei non fa ancora nulla, penso che forse ne vuole ancora quindi mi sposto con la testa in mezzo alle sue cosce; lei, forse colta di sorpresa da quello che sto per andare a fare, tenta di stringere le gambe prima che io sia con la bocca sulla figa, ma non riesce e così inizio a leccarle e succhiarle il clitoride, lei tenta di opporsi ancora per un po', ma alla fine cede sfiancata dal piacere che le arriva ed inizia ad allentare la morsa ed a godersi la mia bocca; così io continuo a leccarla e succhiarla, senza sosta sempre più forte, lei mi tiene la testa e si muove ritmicamente con i colpi della mia bocca e della mia lingua, sempre più velocemente finché non la sento nuovamente tremare e venire in modo ancora più intenso di prima. E così siamo di nuovo con lei distesa sul divano ed io accanto a lei che la osservo, ma anche stavolta vedo che non prende l'iniziativa... inizio a temere il peggio, mi chiedo cosa devo fare, se devo farla venire ancora o cosa. Allora faccio affidamento a quella poca sfacciataggine che ho e le dico: "senti, ti ho fatto venire per due volte di seguito nel giro di pochissimo e mi sembra che ti sia anche piaciuto",e lei "si, sei stato favoloso",ed io "eh, ti ringrazio, ma adesso mi piacerebbe che anche tu...",non mi lascia finire la frase e mi interrompe dicendomi "no no no, io non sono capace",ed io "non sei capace di cosa?"e lei "di fare una sega per esempio",ed io penso nella mia testa "che cazzo vuol dire che non sei capace? che cazzo ci vuole a fare una sega?", ma me lo tengo per me e le dico "ok, non c'è problema, impariamo insieme"e lei "no no, sul serio, non sono capace, resteresti deluso",ed io penso sempre nel mia testa "ma è impossibile non sapere fare una sega, cazzo!!!", ma le dico "non ti preoccupare, sperimentiamo insieme, non ti giudicherò e sono sicuro che sarai bravissima" e mentre parlo le prendo dolcemente la mano e la avvicino al mio cazzo, lascio che lo accarezzi da sopra i pantaloni per un po', poi la aiuto a spogliarmi ed appena lo vede mi dice "no, non ci riuscirò mai!", ma io le riprendo le mani e senza forzare le avvicino al cazzo, lei si oppone per un po', ma poi piano piano cede ed inizia a toccarlo; in effetti sembra che non abbia idea di cosa deve fare, però considerati sempre i 4 anni di astinenza è abbastanza piacevole e per un po' mi lascio accarezzare come se fossi un peluche. Dopo un po' le dico "ok, adesso segami" e lei "e se non riesco?", ed io "stai tranquilla, non ti giudicherò te l'ho detto, rilassati, se vuoi chiudi gli occhi e tutto verrà naturale, fidati"; così lei mi ascolta, chiude gli occhi ed inizia a segarmi... porca troia!!!! Non lo sa fare davvero!!! Non ho mai assistito ad una cosa più squallida! Avevo la sensazione di essere segato da un rotolo vuoto della carta igienica: ritmo sempre costante, velocità super sonica, i suoi respiri affannosi che mi mettevano ansia, la sensazione non che lo stringesse ma che ci scivolasse attraverso; ho provato a rilassarmi, a pensare a qualcosa di piacevole, ma era davvero impossibile, non riuscivo a provare il minimo piacere. Ho pensato per qualche interminabile minuto a cosa fare, se fare finta di nulla sperando prima o poi di venire, se dirle di smettere e di ricomporci, se incazzarmi e chiederle come fosse possibile che non sapeva fare una cazzo di sega, poi alla fine ho pensato che ormai eravamo la, io volevo assolutamente avere un orgasmo a qualunque costo, la cosa peggiore che potesse capitare era che non mi volesse più vedere dopo, ma non mi importava in quel momento avevo un solo pensiero in testa; così l'ho bloccata, le ho preso la mano, le sono salito di sopra e le ho piazzato il cazzo davanti la bocca dicendole "apri la bocca", lei ha provato a dire qualcosa probabilmente sul fatto che non fosse capace nemmeno di fare i pompini, ma non l'ho nemmeno ascoltata ed ho ripetuto "apri la bocca" e le ho poggiato la cappella sulle labbra iniziando a spingere contro, a quel punto lei ha ceduto ed ha aperto quel poco che mi è bastato per infilarglielo quasi tutto in bocca fin quasi alla gola. Di quello che è successo dopo mi pento un po', ma purtroppo, ripeto, avevo 4 anni di sborra nelle palle e non ci ho capito più un cazzo, ho iniziato a scoparla in bocca come un forsennato, senza darle il tempo di prendere fiato, stantuffando dentro e fuori con una furia incontrollabile e dicendole di usare la lingua per leccarmelo e di succhiarlo con le labbra, ed in realtà lo faceva abbastanza bene; dopo un po' l'ho tirato fuori e le ho dato il tempo di respirare dicendole "sai che sei molto brava con la bocca?", lei ha abbozzato un sorriso tra l'imbarazzato ed il lusingato per il complimento ricevuto, così ho approfittato del momento positivo e le ho detto "adesso ti metto in bocca solo la cappella e tu provi a succhiare e leccare, prima piano e dolcemente e poi con tutta la forza che hai", lei annuisce con la testa sorridendo così le infilo la cappella in bocca e lei da brava lo inizia a succhiare e leccare con grande dolcezza, poi ad un mio cenno intensifica la forza per poi rallentare nuovamente ed andiamo avanti così per diversi minuti finchè io non arrivo all'apice e sento che mi inizia a pulsare, al che lei capisce cosa sta per succedere e tenta di spostarsi, ma io la blocco e le dico "tienilo in bocca e bevi tutto quanto", le blocco la testa ed inizio a scoparla di nuovo come all'inizio, lei fa un debole tentativo di liberarsi, ma capisce che non glielo avrei mai permesso e quindi si rassegna e si prepara ad ingoiare tutta la mia sborra che non tarda ad arrivare con una potenza che ancora oggi la ricordo; non ho idea di quanto sia venuto quella volta, ricordo che non mi smetteva più di pulsare il cazzo e ricordo anche che lei ha rispettato il mio ordine ed ha ingoiato tutto, così per farle capire che ero felice di lei subito dopo l'ho baciata in bocca con la lingua incurante che avesse o meno ancora la mia sborra. Dopo essere venuto sono caduto accanto a lei sul divano, ci siamo guardati, ci siamo sorrisi ed abbiamo iniziato a parlare per un po', finché il nostro amico non si è ripreso e le ho chiesto "hai voglia di fare sesso?" e lei "si mi piace da morire e sono anche molto brava". Così abbiamo passato il resto della serata a scopare e lei era davvero decisamente brava: missionaria, cow girl, ma soprattutto a pecorina ha dato il meglio, aveva un modo di inarcare la schiena che ti faceva sembrare di averlo infilato fino allo stomaco. E così dopo un'altra venuta mia e non so quanti orgasmi suoi ci siamo addormentati sul divano felici. ------------------------------- Dopo quella volta abbiamo fatto sesso qualche altra volta, due o tre se ricordo bene, però purtroppo la scintilla da parte mia non è scattata e non me la sono sentita di prenderla in giro solo per avere una con cui scopare, quindi visto che lei invece voleva una cosa "seria" abbiamo preferito interrompere e restare in buoni rapporti di amicizia.
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