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Sorvegliata dal piacere.

Torno sempre in questa villa. È diventata il mio confessionale segreto, il luogo dove lei si dona senza sapere che io sono qui a rubarle ogni sospiro. Ogni tanto ci torno, spinto da una forza più forte di me, e a volte capita che la incontri. Quando succede, mi nascondo tra le ombre, in silenzio, per guardarla. Queste stanze, impregnate di legno bagnato, polvere antica e muffa, custodiscono le sue emozioni più crude e le mie più oscure. Ogni volta che vengo qui ripenso a ciò che mi ha raccontato di lui...l’uomo che l’ha marchiata quando lei aveva solo 19 anni e lui 40. Le sue parole mi bruciano ancora dentro, mescolate al desiderio e a una gelosia che non voglio confessare. Eppure non riesco a starne lontano.


Fuori, un temporale estivo violento scaricava pioggia torrenziale sui vetri sporchi. L’elettricità era saltata, come quasi sempre accadeva in quelle notti. Solo poche candele nere tremolavano sul grande tavolo da pranzo di mogano.


Lei era lì, di nuovo, entrata di nascosto attraverso la porta sul retro. Il rischio era sempre lo stesso: la guardia notturna che passava a orari imprevedibili, qualche curioso, il pericolo di essere scoperta. Ma proprio quell’adrenalina familiare le accendeva il sangue.


Indossavi solo una sottoveste di seta nera, sottile come un sussurro, che aderiva alla tua pelle pallida. Il tessuto scivolava sui tuoi seni pieni, i capezzoli già turgidi per il freddo umido che filtrava dalle fessure. Ti appoggiasti contro il bordo del grande tavolo da pranzo, il legno freddo sotto le mani, lo stesso punto dove anni prima lui ti aveva fatta urlare di piacere per la prima volta. Le tue mani, fredde e decise, scivolarono lungo il collo, sfiorando la vena che pulsava furiosa. Scendevano lente, eleganti, sui seni...li strinsero con forza, i pollici che ruotavano sui capezzoli induriti, tirandoli fino a farli dolere di un piacere acuto. Un gemito basso ti sfuggì dalle labbra socchiuse, mentre il respiro si faceva più corto, spezzato. I tuoi fianchi si inarcarono istintivamente, premendo contro il vuoto. Sotto la sottoveste, la pelle era già madida di un sudore leggero, che portava con sé il tuo profumo intimo...un aroma muschiato, dolce e selvaggio, come rose appassite immerse nel più caldo dei liquidi.


Ti sedesti sul bordo del tavolo, le gambe divaricate con deliberata lentezza. La luce tremolante delle candele danzava sulla tua pelle, rivelando la curva morbida delle cosce. Con una mano sollevasti l’orlo della seta, esponendoti già gonfia, le grandi labbra tumide e lucide di umori che brillavano come perle nere nella penombra. L’altra mano scese, le dita che sfioravano prima l’interno coscia, poi il clitoride teso, sensibile come un nervo scoperto. Un brivido violento ti attraversò...il piacere era immediato, elettrico, un fuoco che si propagava dal ventre fino alla punta dei seni.


“Sì…” mormorasti tra i denti, la voce roca, intrisa di quell’essenza oscura che eri tu stessa. Cominciasti a toccarti con movimenti circolari, eleganti ma sempre più famelici. Le dita scivolavano tra le pieghe bagnate, raccogliendo i tuoi umori per spalmarli su ogni cm di pelle. Il corpo si tendeva...i muscoli dell’addome si contraevano in onde visibili, i glutei si serravano contro il legno freddo del tavolo, le gambe tremavano mentre i talloni affondavano nel parquet scricchiolante. Ogni carezza era una lama di piacere che affondava più a fondo. Inseristi due dita dentro di te, lentamente, sentendo le pareti interne contrarsi intorno a loro, calde, bagnate, voraci. Il suono umido, carnale, si mescolava al crepitio delle candele e al rombo violento del tuono fuori.


L’adrenalina saliva insieme al piacere. Un rumore di passi sulla ghiaia bagnata del giardino ti fece gelare per un istante, lo stesso brivido di sempre, ma invece di fermarti accelerasti. Le dita pompavano più forte, il pollice che massaggiava il clitoride con pressione crescente. I seni si alzavano e abbassavano con respiri affannosi, la pelle arrossata ora, un rossore che si diffondeva dal petto fino alle guance. Le emozioni ti travolgevano...un senso di potenza oscura, di possesso totale del tuo corpo, mescolato alla paura eccitante di essere colta in quell’atto proibito. Eri carne e respiro, ombra e luce morente. Eri tu, essenza pura, che si donava a se stessa senza pietà.


Il culmine arrivò come una tempesta. Il tuo corpo si tese tutto...la schiena inarcata in un ponte perfetto, i muscoli delle cosce rigidi come marmo, le dita affondate fino in fondo mentre le pareti interne pulsavano in spasmi violenti. Un orgasmo profondo, prolungato, ti sfamò. Venisti con un grido soffocato contro il braccio, i fluidi caldi che ti bagnavano la mano e le cosce, colando in rivoli lenti sul legno scuro del tavolo. Le contrazioni continuavano, onda dopo onda, mentre il respiro si faceva rantolo animale, la vista offuscata da lampi di piacere nero. I seni tremavano, i capezzoli così sensibili da far male al solo contatto dell’aria.


Rimanesti ansimante, il corpo ancora scosso da fremiti residui, le dita umide premute sul sesso pulsante. Il profumo del tuo piacere impregnava l’aria, mescolandosi all’odore di legno bagnato e cera calda. Fuori, il temporale imperversava. Dentro di te regnava quell’oscurità soddisfatta, carnale, eterna. Eri sola, eppure completa. La tua essenza, fatta di carne tesa, respiro spezzato e desiderio senza fine.


E in quell’ombra più profonda, nascosto tra i tendaggi pesanti della sala accanto, io ero lì. A guardarti. A sentire di riflesso il tuo piacere esplodere dentro di me, devastandomi l’anima… sapendoti di altro, sapendoti ancora sua a tratti, eppure incapace di staccarmi da questo spettacolo che continua a consumarmi ogni volta di più...

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