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Diario di donna (parte quarta)

Con il mio capo eravamo tornati dalla fiera da un mese, per la seconda volta il ciclo mestruale non mi era tornato, mio marito neppure si era reso conto della cosa e non gli avevo detto nulla, aspettai ancora una ventina di giorni prima di chiamare la mia cara amica Marina che era anche ginecologa.


In farmacia comperai un prodotto che mi avrebbe dato una risposta a quei ritardi anche se non erano risultati certi, seguii le procedure mentre ero in bagno dello studio e il risultato mi diceva che ero incinta.


Chiamai subito Marina che mi fece andare lo stesso giorno visitandomi gli dissi della mia anomalia nell’avere diversi orgasmi consecutivamente e lei stessa mi fece leggere che era un’anomalia di una percentuale di donne decisamente inferiore al 10 per cento ma non era rara, mi controllò la figa e l’utero confermandomi che sicuramente ero incinta, mi prescrisse le analisi e dopo 10 giorni ebbi la certezza ero alla quindicesima settimana di gravidanza.


Avevo notato negli ultimi giorni specchiandomi dopo la doccia che le aureole dei miei seni nonostante fossero sempre state larghe si erano scurite in maniera evidente, il primo ad avere la notizia fu mio marito che saltava dalla felicità mentre io mi ponevo la preoccupazione che nonostante con il mio capo avessimo sempre fatto le cose per bene fosse realmente di mio marito.


Non so se era una mia convinzione o se realmente succedeva ma ero costantemente eccitata, mio marito quasi era terrorizzato a penetrarmi per non procurare dei problemi alla gravidanza, spesso mi faceva godere solo con le dita e raramente mi penetrava, ma non mi bastava raggiungere qualche orgasmo in quel modo.


Al mio capo non avevo ancora confidato del mio stato e facevamo regolarmente due o tre volte settimanalmente sesso a volte giusto una sveltina a volte ritagliandoci un paio d’ore, un giorno mentre ero su di lui e lo cavalcavo guardandomi i seni mi chiese se ero incinta, ma alla sua domanda risposi chiedendogli perché mi avesse fatta quella domanda, e lui subito mi rispose che i miei seni si erano trasformati oltre ad essere cresciuti leggermente avevano le aureole scure come non lo erano mai state e poi nella parte inferiore comparivano delle striature sempre scure, non le avevo notate.


Gli confessai che ero incinta e lui subito mi confesso che lo facevo eccitare molto questo mio stato, intanto in me il desiderio anziché diminuire cresceva, mi capitava spesso che appena entravo in studio, prima che arrivasse il mio capo andavo a prendere il fallo in lattice che riponevamo gelosamente e me lo infilavo dentro la figa regalandomi 4 o 5 orgasmi, un giorno il mio capo anticipò il solito orario e mi sorprese proprio con quel cazzo finto che nonostante provai a togliermi di corsa da dentro appena sentii la chiave nella serratura, così mi prese facendomi piegare sulla scrivania e chiedendomi di proseguire con il giocattolo mi penetrò il culo.


Più cresceva il mio pancione e più lui era eccitato, era diventato quotidiano ritagliarci qualche minuto per farci una sveltina o qualche mezzora, l’unica cosa che quando avevo raggiunto la ventiseiesima settimana la cappella del mio capo sbattendomi mi procurava un fastidioso dolore, così decidemmo di proseguire a farlo ma possedendomi analmente e io mi aiutavo con le dita per godere.


Fortunatamente ero entrata nell’ottavo mese di gravidanza e non avevo avuto nessun problema continuando a lavorare a parte l’aspetto fisico ingombrante nella scrivania ma riuscivo a fare tutto con un leggero affaticamento, il mio capo anche l’ultimo giorno di lavoro volle impalarmi nel culo e mi piaceva sempre più facendomi godere non so come ma ci riusciva.


Il parto oltre a dare vita a mia figlia mi aveva lasciato una cicatrice, mi avevano dovuto praticare un taglio di circa 3 centimetri per favorire l’uscita, anche il mio fisico si era trasformato il mio bacino aveva sofferto allargandosi e anche qualche chilo mi era cresciuto.


Dopo il parto anche le mie voglie solite erano sparite, il ciclo e l’allattamento mi avevano trasformata in mamma e non in donna, il mio capo era venuto a trovarmi anche in ospedale, ma una mattina mi venne a suonare a casa, proprio mentre ero intenta ad allattare mia figlia, eravamo sole in casa e lui si trattenne un pochino, fino a quando dopo la poppata mia figlia si addormentò e mentre ci gustavamo il caffè il mio capo mi volle abbracciare esprimendo la mia mancanza, non solo per il lavoro.


Aveva il cazzo duro, lo avevo eccitato mentre guardava mia figlia ciucciare il latte, mi disse palesemente che voleva possedermi ma con le continue perdite di sangue non me la sentii e gli feci un pompino ingoiando ogni goccia.


Solo un paio di mesi dopo il parto concessi a mio marito di possedermi per la prima volta, per poi farlo proseguire con i soliti giochi con le dita che mi procuravano mi cominciai a concedermi a qualche piacere carnale, mi piaceva sentire le sue dita che mi procuravano piacere e lui pian piano prendeva ad aumentare l’introduzione che prima si limitavano a 3 dita riusciva invece ad introdurne 4 tentando di infilare anche il pollice ma senza successo e con una certa dose di dolore per me.


Il mio capo mentre ero ancora a casa per la maternità mi chiamò per chiedermi se mio marito era a lavoro e così venne a farmi visita, la fortuna che mia figlia mangiava e dormiva così mentre ci facevamo un’appassionata scopata gli raccontai di mio marito che aveva tentato di infilare tutta la mano dentro la figa, lui rispose fisting, neppure conoscevo quel termine, ma mi disse che appena tornavo a lavoro lo avremmo fatto noi due.


 Quando ripresi a lavorare infatti anche se quei completini che custodivo nell’armadietto mi andavano stretti almeno i fianchi erano decisamente allargati e mi stringevano gli slip ma trovai due cose nuove, c’era un tubetto di vasellina e un altro tubetto con la scritta lubrificante, aveva davvero intenzione di praticare quella cosa che mi aveva detto e che mio marito aveva tentato alcune volte di fare senza riuscirci.


Quel giorno si concentrò sul mio secondo canale volle incularmi sia la mattina prima di pranzo e sia nel pomeriggio infilandomi davanti quello finto in entrambe le sveltine, dopo un paio di giorni però dopo avermi denudata mi fece stendere sulla scrivania e dalla tasca tirò fuori una collanina in oro, mi disse che era il suo regalo ma era una cavigliera e me la mise sulla caviglia di destra, poi prese quella crema con la scritta lubrificante e se la passò sulle mani e sulla mia peluria per poi cominciare a spalmare per bene aprendo le labbra.


Sentivo pressione e gli chiedevo quante dita erano dentro ma lui non rispondeva, sentivo che roteava le dita dentro di me, poi di colpo ebbi un sussulto che mi fece sobbalzare, ora la mano è tutta dentro e muovendo le dita ebbi una sensazione stranissime, la prese a girare in un senso e poi nell’altro senso, io continuavo a dire che era fantastico, non mi trattenni ed ecco il primo orgasmo ma come non finisse fui catapultata ad un secondo più intenso e andando in apnea trattenendo il fiato un terzo ancora più potente.


Lo incitavo a continuare, avevo una serie di orgasmi che non avevo mai avuto di quell’intensità, in pochi minuti raggiunsi più di 10 orgasmi, la fantasia del mio capo era straordinaria e andava a colmare quella che invece mio marito mi lasciava così piatta e scontata.


Un pomeriggio il mio capo mi propose di andare a vedere un terreno ad una ventina di chilometri che era sua intenzione con altre persone acquistare quel podere per un investimento mi fece indossare le calze color fumè con un reggicalze bianco e un completino rosso di pizzo, raggiungemmo il posto, la recinzione che delimitava un altro terreno c’era un cavallo che si fece accarezzare subito da me, non mi ero resa conto che il cavallo aveva sguainato il suo lungo cazzo, me lo fece notare il mio capo ridendo e prendendomi in giro che lo avevo fatto addrizzare anche a lui.


Ci ridemmo e come il cavallo si mise parallelo alla recinsione, il mio capo mi chiese di prenderlo in mano, allungai la mano quasi a sfidare le parole che mi aveva detto ma riuscii appena ad impugnarlo per un attimo perché continuava a oscillare, mi scattò alcune foto in quell’occasione e me ne fece anche quando mi chinai per fare la pipì, era davvero un gran porco ma anche io che lo accontentavo.


Ormai la relazione con lui andava avanti da diversi anni, mi aveva fatto scoprire le faccettature più trasgressive del sesso, il giorno che festeggiavo i miei 30 anni lui mi fece per regalo una catenina in oro che si indossava in vita, e quando mi posizionavo con la pancia sopra la scrivania lui mi penetrava prendendomi quella catenina come se maneggiasse le briglie di una cavalla.


Quegli oggetti li lasciavo sempre dentro l’armadietto come l’intimo che ogni tanto portavo in lavanderia per non portare a lavare a casa e farli scoprire a mio marito, ma un giorno mi chiamò in ufficio piangendo mi disse che doveva darmi un dispiacere, non sapevo bene cosa era accaduto ma mi spiegò che il negozio della moglie non andava più bene ed erano stati costretti a prendere la decisione di vendere la licenza e di conseguenza la moglie sarebbe venuta a sostituirmi e io dovevo cercarmi un altro lavoro.


Mi sentii trafitta e tradita, pensai a quello che stava accadendo e decisi di mettere tutti i completini intimi in un grosso sacco mentre la cavigliera e la collanina girovita che erano in oro le portai ai primi compro oro che comparivano e mi feci dare i soldi indietro.


Sconsolata e depressa mi misi alla forsennata ricerca di un nuovo impiego, ma non era facile e poi mi ritrovai nuovamente incinta per la seconda volta, quello dal punto di vista sessuale fu l’inizio del periodo più piatto, fino a quando anche il secondo figlio cominciò a frequentare la materna, provai nuovamente a trovare un lavoro ma si riducevano a impieghi della durata di 3 mesi giusto per le classiche prove.


Un paio di colloqui che avevo sostenuto mi era stata fatta anche la classica proposta di un lavoro sicuro ma sarei dovuta finire a letto con la persona che mi proponeva il lavoro, ma non scesi mai a certi compromessi.


Dalle stelle alle stalle trascorrere le giornate in casa a guardare la televisione era deprimente, dopo il secondo parto quei chili in più, mi rimaneva difficile smaltirli e poi i fianchi si erano allargati, anche questo dell’aspetto fisico mi rendeva demotivata, le mattine da sola erano interminabili e noiose, la mattina accompagnavo i figli a scuola, poi intorno alle 16 tornavo a riprenderli, ci andavo a piedi, non mi piaceva fare la civettuola con le altre mamme.


Per accompagnare i figli a scuola attraversavamo un parchetto, a volte quando le giornate erano assolate mi sedevo in una delle panchine, chiudevo gli occhi e sognavo, avevo conosciuto un ragazzo che portava a passeggio il suo cagnolino e si fermava sempre per farsi accarezzare, così ci scambiavamo qualche chiacchiera, giovane ed educato ma senza mai allusioni sessuali, poi una mattina il suo cagnolino come era solito fare mi annusava i piedi, lo accarezzai e riprendemmo a chiacchierare io e il giovane, ad un tratto sentii il cagnolino che aggrappandosi alle gambe prese a mimare di scoparsi il piede.


Il ragazzo subito lo allontanò tirandolo per il guinzaglio scusandosi, io sorridendo dissi che almeno c’era chi era interessato a desiderarmi, il giovane subito rispose che non era l’unico il suo cagnolino a desiderarmi, io lo ringraziai.


Un paio di giorni dopo lo vidi che si avvicinava con il suo cagnolino, come al solito le feste e due carezze al cucciolo e il giovane mi disse che si chiamava Alessio, mi presentai anche io, mi chiese il permesso di sedersi nella panchina e annuii con la testa dicendogli che poteva farlo, chiacchierammo un pochino poi nuovamente il cagnolino aggrappandosi alla gamba voleva ripetere la stessa cosa, ci ridemmo e Alessio lo fece scostare, facendo una battutina, fino a quando ad un tratto anche se non lo disse apertamente ma era chiaro un certo interesse verso di me.


Gli raccontai che percorrevo ogni giorno quel tratto per accompagnare e riprendere i figli a scuola, mi chiese di mio marito, senza malizia gli svelai che usciva la mattina alle 7,30 e tornava a casa intorno alle 17, per cui cercò la conferma che rimanevo sola per tutto il giorno.


Nei giorni seguenti pioveva, attraversai il parco senza fermarmi, coprendomi con l’ombrello, la terza mattina appena lasciai il parco si fermò un’auto vicino il marciapiede, Alessio scese e mi chiese se volevo salire per andare a prenderci un caffè in un bar, accettai, percorremmo alcune strade e poi si fermò nei pressi di una pasticceria, ordinammo due cappuccini e due cornetti, proprio la parola cornetti scaturì una serie di doppi sensi tutti inerenti la pasticceria, dai cannoli alle peschette, poi quando prendemmo a leccare la crema che usciva dai cornetti la cosa si fece piccante.


Quando uscimmo dalla pasticceria, mi chiese se volevo fargli compagnia per un giro in auto o se avevo impegni, gli risposi che a parte qualche programma in tv non avevo altro da fare fino a quando sarei dovuta tornare a prendere i figli, salimmo in auto e si diresse verso la periferia, non chiesi dove stavamo andando, sentivamo la musica della radio senza parlare, percorrevamo una strada poco trafficata con vegetazione ai bordi, poi rallentando prese una stradina sterrata, fermandosi dopo un centinaio di metri in uno spiazzo circondato da alberi.


Spense il motore e abbassando il volume della radio quasi in sottofondo, si scostò mettendosi spalle al finestrino torcendosi verso di me, ci guardammo per alcuni istanti, poi mise il braccio destro sullo schienale del sedile dove ero seduta io, ci baciammo e ribaciammo intrecciandoci le lingue, erano interminabili quei baci, avevo quasi 35 anni e lui 24 non compiuti, ma mi fece riprovare dei brividi di piacere mi sentivo di nuovo donna, lo lasciai fare mentre mi toglieva la maglia, certo non ero eccitante con la canottiera e sotto un reggiseno contenente e per nulla sexy, ma mi lasciai spogliare, quando vide i seni mi si fiondò sopra palpandoli e ciucciandoli, cercava di aprire la bocca per avere in bocca tutta l’aureola e come una ventosa succhiarla muovendo la lingua sul capezzolo che subito rispose indurendosi.


Mi eccitava sentirlo così appassionato e attratto, mi lasciai andare e andai alla ricerca di sentire il suo cazzo sotto i pantaloni non per cercare le dimensioni ma quanto avere un riscontro di desiderarmi ciò che mi era mancata tanto in quel periodo buio.


 

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