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Segreti tra le mura

Il mattino seguente, il giardino di Giovanna sembrava diverso, avvolto in un silenzio carico di ricordi vibranti. Quando lei scese i gradini della veranda per andare a controllare le sue rose, un sorriso involontario le illuminò il viso, nonostante un leggero e piacevole indolenzimento muscolare la costringesse a un passo un po' incerto e zoppicante

Ogni movimento le riportava alla mente l'intensità della sera precedente: la sfrontatezza di Pietro, la forza delle sue mani e quell'energia travolgente che l'aveva scossa fin nel profondo. Quel piccolo fastidio fisico non era un peso, ma il trofeo tangibile di una notte in cui si era sentita viva, desiderata e incredibilmente donna, oltre ogni età.
 
Pietro arrivò verso mezzogiorno, con la scusa di controllare se il pellet fosse ben coperto per un possibile temporale. Quando i loro sguardi si incrociarono, non ci fu imbarazzo, ma una complicità elettrica.
 
Lui notò subito quel suo movimento più lento e un po' faticoso; un lampo di orgoglio gli attraversò gli occhi, rendendo il suo sorriso ancora più spavaldo.
"Ti vedo un po' affaticata oggi, Giovanna," disse lui con voce bassa, avvicinandosi quanto basta perché lei potesse sentire di nuovo il suo calore. "Forse il lavoro in giardino ieri è stato più... impegnativo del previsto?"
Giovanna sostenne il suo sguardo, sentendo di nuovo quel brivido familiare risalire lungo la schiena. "Diciamo che ho riscoperto energie che non ricordavo di avere," rispose lei, accarezzandosi distrattamente il fianco. "Ma temo che avrò bisogno di qualcuno che si prenda cura di me oggi."
 
Pietro le prese la mano, ma invece di un bacio formale, la attirò a sé con un movimento deciso, costringendola a poggiare la schiena contro la colonna della veranda. Giovanna emise un piccolo gemito, sia per la sorpresa che per quel leggero dolore alle gambe che le ricordava ogni istante della notte passata.
"Non ho intenzione di aspettare che tu guarisca per ricominciare," mormorò lui, abbassando lo sguardo sulla scollatura del maglioncino di Giovanna, che il respiro corto di lei faceva sollevare ritmicamente.
 
I brividi che le percorrevano la schiena non erano solo dovuti al fresco mattutino, ma anche alla consapevolezza di quel desiderio inespresso che li legava. Giovanna si ritrovò a ricambiare quello sguardo intenso, sentendo il calore diffondersi in tutto il corpo. Le sue dita si strinsero intorno al polso di lui, e d'istinto esclamò: "fai di me ciò che vuoi"...Pietro non se lo fece ripetere.
 
 Senza staccare gli occhi dai suoi, le fece scivolare una mano dietro la nuca, affondando le dita tra i capelli di lei per guidarne il viso verso il proprio. Il bacio che seguì non ebbe nulla di esplorativo: fu un possesso immediato, profondo, che sapeva di urgenza e di un desiderio che la notte non era riuscita a placare.
Giovanna si abbandonò completamente, lasciando che la colonna della veranda sostenesse il suo peso mentre le mani di Pietro scendevano lungo i suoi fianchi, fermandosi proprio lì dove l'indolenzimento era più acuto, il polpastrello dell' indice premeva proprio sul suo ano. Lui strinse con decisione, una pressione che per un attimo le mozzò il fiato, trasformando il fastidio fisico in una scossa di puro piacere elettrico.
 
"In casa," esclamò lui deciso, mentre la sua mano le stringeva i capelli guidandola verso l'ingresso. Arrivati al bordo del tavolo di legno massiccio, Pietro si fermò dietro di lei, e iniziò a baciarle il collo, i baci lenti facevano vibrare le sue corde vocali mentre le sue mani sotto il maglione ruotavano delicatamente attorno ai capezzoli facendola ansimare di piacere.
Le mani di Giovanna scorrevano sui jeans di Pietro con desiderio, la testa all' indietro si abbandonava al piacere appoggiandosi sulla spalla di Pietro.
 
Pietro sbottonò i jeans per far trovare a Giovanna ciò che cercava, ora le mani di entrambi erano a contatto con la pelle e i loro corpi emanavano un cerchio di calore.
Pietro ansimava sussurrando all'orecchio di Giovanna e i suoi movimenti si erano fatti più decisi, lei poteva percepire il rossore del suo seno e il dolore che avrebbe avuto il giorno dopo, ma quel tocco le piaceva troppo, e la faceva ansimare affannosamente.
 
Quando Pietro premette con forza l'indice e il pollice stringendo i suoi capezzoli Giovanna venne pervasa da una scarica intensa che le arrivò al ventre e scese lentamente, la sua mano stretta su Pietro si allentò, e per qualche secondo sentì le gambe cedere. 
Un calore intenso e liquido tra le gambe sprigionava odori nella stanza. 
 
Giovanna si accasciò sul tavolo stremata e un sorriso soddisfatto riempì la faccia di Pietro che orgoglioso percepì quello come un invito.
Le sue mani scorrevano sulla schiena di lei dolcemente accompagnando movimenti lenti per farle riprendere fiato.
 
Appena percepì il respiro di lei farsi più regolare, con un movimento fluido e deciso, passò dietro e la attirò a sé con una forza nuova, costringendola a inarcare la schiena.
 
Le mani di lei ora stringevano con forza i bordi del tavolo massiccio, cercando un punto di ancoraggio in quel mare di sensazioni contrastanti. Giovanna percepiva il dolore muscolare che si risvegliava sotto quella pressione decisa, ma le piaceva troppo quella sensazione di sentirsi desiderata e pervasa con tale vigore.
 
L'intensità divenne tale che il confine tra la fatica fisica e il godimento svanì del tutto. Due lacrime silenziose iniziarono a scenderle lungo le guance, nate da un sovraccarico di emozioni. In quel momento, il silenzio della casa fu definitivamente spezzato: le sue grida, un misto di dolore e piacere acuto, rimbombarono nella stanza, riempiendo ogni angolo di quell'aria carica di elettricità.
 
Pietro, sentendo quella resa totale, allungò le braccia oltre i fianchi di lei, finché le sue mani si posarono davanti a quelle di Giovanna, bloccandole sul tavolo in una presa ferma e possessiva...
 
 
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