Sabrina rientrò nel palazzo con i vestiti bagnati dalla pioggia. Indossava una camicetta di seta perla che, inumidita, era diventata quasi trasparente e le aderiva al corpo come una seconda pelle, infilata in una gonna a tubino nera stretta. Davanti all'ascensore Stefano il suo vicino. Indossava un abito scuro dal taglio moderno; la giacca era aperta, rivelando una camicia bianca sbottonata sul collo, senza cravatta, che lasciava intravedere l'inizio del petto. Quel look curato ma rilassato era esattamente ciò che la distraeva ogni volta che si incrociavano sul pianerottolo
Non appena lei entrò, il profumo di pioggia di Sabrina si mescolò a quello di dopobarba di lui.
Schiacciarono il tasto del quinto piano quasi insieme, le dita che si sfiorarono per un istante elettrico. Improvvisamente, tra il terzo e il quarto piano l'ascensore stridé con un rumore metallico e si bloccò di colpo nel buio, illuminato solo dalla fioca luce d'emergenza.
Sabrina perse l'equilibrio sbattendo contro Stefano che la afferrò per i fianchi
"Tutto bene?" le sussurrò lui all'orecchio, il respiro caldo le fece sentire un brivido
"Siamo bloccati," rispose lei, ma la sua voce era un filo di seta. Sentiva la durezza del petto di lui premere contro i suoi seni, separati solo da quei tessuti bagnati.
"Pare di sì," mormorò lui, mentre le mani scivolavano sui glutei.
"Fermo, brutto porco," disse lei, spingendolo via. "Non penserai mica di avermi così facilmente, solo perché siamo rimasti al buio."
Mentre quel calore si diffondeva tra loro, Stefano ruppe il silenzio, dando voce a ciò che entrambi avevano solo immaginato dietro le porte chiuse.
Per le scale sei sempre così seria, sempre così impostata. Ma io lo so che dietro quel muro non sei così." Stefano accorciò le distanze. "Le pareti sono sottili, Sabrina. Te l'ho mai detto?"
Il respiro di lei si fece corto. Il riferimento era fin troppo esplicito.
"Le pareti... sì, lo so. Sento tutto anch'io, Stefano. Sento quando torni tardi, sento la musica che metti..." fece una pausa, prendendo coraggio, "...e sento anche quando non sei solo."
Stefano sorrise, ma non era un sorriso innocente. Era una sfida. "Ah sì? E cosa senti esattamente? Perché io, dall'altra parte, a volte sento dei suoni che mi rendono molto difficile prendere sonno. Certe tue serate... sembrano piuttosto intense."
Sabrina sentì il calore salirle alle guance.
Parecchie volte aveva fantasticato di poter attraversare quel muro.
Stefano annullò definitivamente le distanze premendo il suo corpo su di lei che ora percepiva chiaramente le sue mutandine bagnarsi a contatto con quella presenza solida
Dovremmo approfondire, non credi?
Senza aspettare una risposta, lui la baciò. Fu un bacio affamato, che sapeva di desiderio per mesi dietro quelle pareti sottili.
Sabrina rispose con la stessa intensità
Ma abbassando la mano con una velocità istintiva gli afferrò con decisione le palle stringendo con una pressione che lo fece sussultare e trattenere il fiato.
Stefano appoggiò la testa alla parete, chiudendo gli occhi per un istante. Quella stretta era un misto di piacere e comando, un'audacia che non si aspettava, e a cui non poteva ribellarsi. "Sabrina... io..."
"Tu niente," lo interruppe lei, stringendo appena un po' di più, godendosi il modo in cui lui era completamente alla sua mercé.
"Le pareti sono sottili, Stefano. Ti ho sentito per mesi. Ma se vuoi davvero entrare in casa mia, dovrai sudartela molto più di così.
Si chinò in avanti e, senza mai mollare la presa, lo baciò di nuovo, un bacio che era allo stesso tempo una ricompensa e una promessa di ciò che sarebbe potuto accadere...
Con un movimento per lei inaspettato, Stefano le afferrò i polsi con una forza gentile ma decisa, interrompendo la sua presa e portandoli delicatamente sopra la sua testa. Sabrina ansimò, sorpresa da quel cambio di comando, sentì un brivido percorrerle la schiena, un mix di sorpresa e una crescente eccitazione.
Stefano le liberò i polsi, le mani scivolavano lungo i suoi fianchi con una lentezza studiata. Sollevò leggermente la gonna a tubino, la sua mano scorreva delicatamente sulla pelle umida, mentre il dito medio leggermente incurvato esplorava più a fondo Sabrina iniziava ad ansimare un suono che Stefano aveva imparato ad ascoltare bene attraverso le pareti.
In quell'istante, con uno strattone metallico, l'ascensore riprese a muoversi. Le luci smisero di sfarfallare e tornarono fisse. Pochi secondi dopo, un din annunciò l'arrivo al loro piano. Le porte si aprirono lentamente, rivelando il corridoio con due tecnici che armeggiavano con cacciaviti
Sabrina uscì velocemente, "Ci vediamo domani, vicino," disse con voce limpida, come se nulla fosse accaduto. "Cerca di non fare troppo rumore stasera... a meno che non sia io a chiedertelo."
Quella notte, mentre Sabrina era in camera da letto, il suo vibratore rimase nel cassetto. Si sdraiò sul letto, sorridendo al soffitto. Non avrebbe avuto bisogno di giocattoli, perché il gioco vero, quello con il suo vicino, era appena iniziato...
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