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Segreti in giardino

Il sole pomeridiano scaldava il giardino di Giovanna. A settant’anni, lei si muoveva tra le sue rose con una vitalità morbida; indossava un abito di cotone leggero.

Pietro, il nipote ventenne della sua amica di sempre, aveva finito di sistemare l'ultimo sacco di pellet nel porticato, un lavoro faticoso che gli aveva bagnato la fronte di sudore.

"Ecco fatto, Giovanna. Tutto sistemato," esclamò lui, avvicinandosi al roseto.

Giovanna si voltò, sorridendogli con una dolcezza materna. "Grazie di cuore, Pietro. Sei stato un angelo. Tua nonna ha ragione: sei un ragazzo d'oro, sempre pronto ad aiutare." Per lei, Pietro era ancora il bambino che vedeva correre anni prima, un giovane innocente che le stava facendo un favore.

"Figurati, lo sai che per te lo faccio volentieri," rispose lui, asciugandosi il sudore con il braccio. 

Si fermò ad osservarla, il vestito le si alzava leggermente quando lei si chinava per tagliare i rami secchi 

"Ti trovo bene, Giovanna. Questo giardino sembra fiorire solo per compiacerti."

Lei rise, scuotendo la testa. "Sempre il solito galante! Vai a bere qualcosa di fresco in veranda, ti raggiungo tra un minuto."

Ma Pietro non si mosse. Si avvicinò invece di un passo, entrando nel suo spazio personale. "Sai," disse con voce bassa, quasi casuale, "mentre spostavo quel pellet, ti guardavo da lontano. C'è qualcosa nel modo in cui ti muovi... è come se il tempo non avesse il coraggio di toccarti."

Giovanna si bloccò, le cesoie a mezz'aria. Lo guardò, convinta di aver capito male. "Ma senti questo ragazzo... ora mi prendi anche in giro?"

Pietro fece un altro passo. "Non ti sto prendendo in giro, Giovanna. Anzi, non sono mai stato così serio."

Giovanna sentì il cuore accelerare. Non era più il tono di un nipote premuroso; era il tono di un uomo che guarda una donna. "Pietro, io... potrei essere tua nonna," mormorò, cercando di recuperare quel tono autoritario che però le tremava in gola.

Lo sguardo di Pietro ora era esplicito. Giovanna, sorpresa da quell'improvvisa audacia, sentì un brivido di calore che non aveva nulla a che fare con il sole del pomeriggio.

In veranda un po' confusa Giovanna stava versando la limonata, ma il ghiaccio nel bicchiere tradiva il tremolio delle sue mani. Non riusciva a togliersi dalla mente la sensazione di poco prima

"Ecco la tua limonata, Pietro. Bevi e poi... poi forse è meglio che tu vada," disse lei, cercando di mantenere un tono distaccato che però non le apparteneva più.

Pietro non prese il bicchiere. Invece, si avvicinò con una lentezza studiata, finché Giovanna non sentì il calore del suo corpo emanare verso di lei. La sua sfrontatezza era diventata palpabile. "Perché tanta fretta, Giovanna? Il lavoro è finito, ma io non ho ancora finito di guardarti."

L'aria in veranda si fece pesante, carica di una tensione diversa da quella del pomeriggio. Pietro non era più il ragazzino impacciato di poco prima; i suoi occhi la fissavano con una sfrontatezza che Giovanna non gli aveva mai visto. Era diventato deciso, la postura eretta, le mani sui fianchi. Giovanna sentiva un misto di sorpresa e confusione, ma un brivido sottile le percorse la schiena, un'eccitazione inaspettata che non riusciva a nascondere.

"Hai finito di fissarmi?" chiese lei, la voce un po' tremante.

"Non ho nessuna intenzione di smettere," disse lui con una voce che era diventata un graffio profondo, assolutamente audace. "E non ho intenzione di andarmene finché non avrò scoperto se sei calda quanto sembri sotto questo vestito."

Giovanna sobbalzò. Quella sfrontatezza la colpì come una scossa elettrica. Avrebbe voluto rimproverarlo, ricordargli chi era, ma le parole le morirono in gola. Sentiva un calore pulsante e insistente farsi strada nel suo corpo, una sensazione di umidità tra le gambe che non provava da anni e che la tradiva profondamente.

Il ragazzo allungò una mano e, con una lentezza che rendeva il gesto ancora più intenso, sfiorò il ginocchio di lei, risalendo poi con le dita lungo la coscia, dove la seta del vestito si faceva più sottile.

Giovanna emise un respiro strozzato. Il contatto della mano di lui, calda e sicura, creava un contrasto violento con la sua pelle, scatenando una tempesta di sensazioni che non riusciva più a governare. Ogni millimetro che la mano di Pietro percorreva verso l'alto aumentava quella sensazione di eccitazione che la stava travolgendo, rendendo i suoi sensi incredibilmente acuti.

Lui si chinò verso il suo orecchio, il suo respiro caldo le sfiorava il lobo. "Sento quanto tremi, Giovanna," mormorò con una sicurezza quasi spietata. "E sento che questo vestito non riesce a nascondere quello che provi davvero in questo momento."

Giovanna chiuse gli occhi, abbandonando la testa all'indietro. Era divisa tra il desiderio di fermarlo e il bisogno lancinante di sentire fin dove lui avrebbe avuto il coraggio di spingersi. La mano di lui continuava la sua ascesa, decisa e possessiva, fino ad arrivare all'intimo di Giovanna, il silenzio della veranda veniva ora interrotto solo dai gemiti 

Lui la guidò verso l'angolo più riparato della veranda, dove il divanetto di vimini era coperto da morbidi cuscini.

Lei ormai abbandonata al desiderio percepiva le mutande bagnate sotto il vestito, con presa sicura lui la sedette e le sfilò dai piedi, portandosele al naso e ne annusò gli odori con un ampia ispirazione.

I suoi baci partirono dalla caviglia a salire e Giovanna si sentiva vibrare ogni volta di più, fino a quando finalmente la lingua di Pietro mischiava la saliva ai suoi umori.

I gemiti di Giovanna rompevano il silenzio del caldo pomeriggio in veranda...

 

 

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