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Il Ginecologo | Parte 1”

Novembre 9, 2025

«Amore, svegliati, oggi dobbiamo andare dal ginecologo» disse Anna, mentre Giorgio era ancora mezzo addormentato.
Lui aprì un occhio, con un sorriso già mezzo malizioso. «Ti eccita l’idea di andarci?»
Anna non fece giri di parole. Tra loro il gioco era chiaro da tempo. «Lo sai che Paolo mi è sempre piaciuto. L’idea di mettermi davanti a lui, sdraiata sul lettino, mi fa effetto. E da come ti conosco… so che fa effetto anche a te.»

Giorgio la guardò, sentendo il solito misto di gelosia, desiderio e quella strana eccitazione che solo lei sapeva provocargli quando parlava di altri uomini.
«A me eccita una cosa sola» rispose piano. «Sapere che sei la mia anche quando ti guarda un altro. Che ti scaldi… e poi torni da me.»
Anna sorrise, quel sorriso che lui conosceva bene. «Allora vestiamoci. Oggi potresti vedere molto più di una semplice visita di routine.»

Si preparò con cura: gonna corta, niente biancheria, movimenti studiati ma apparentemente casuali. Tutto pensato per essere “formalmente normale” e sottilmente provocante.
In macchina, Giorgio non riusciva a staccare gli occhi dalle sue cosce nude. «Sei sicura di voler giocare così anche con lui?» chiese a un certo punto, tradendo una punta di insicurezza.
«Lo faccio per noi» rispose lei, appoggiandogli la mano sulla gamba. «Perché so che ti accende vedermi in certe situazioni. Io mi sento desiderata, tu ti senti messo alla prova. È il nostro gioco.»

Arrivati allo studio, li accolse Paolo, il ginecologo. «Anna, Giorgio, buongiorno. Anna può accomodarsi, se il marito preferisce può aspettare fuori.»
«Preferisco restare» tagliò corto Giorgio, senza nemmeno guardare la sala d’attesa.
Paolo annuì, mantenendo un tono professionale, ma un leggero imbarazzo gli attraversò lo sguardo.

In ambulatorio, Anna salì sul lettino con una naturalezza che sembrava quasi studiata. La gonna si sollevò lentamente, scoprendo più pelle di quanto strettamente necessario.
Paolo indossò i guanti e cercò di concentrarsi sul protocollo. «Controllo di routine» disse, avvicinandosi. «Cerchi di rilassarsi.»
Le posò una mano sul ginocchio per aiutarla a sistemarsi meglio, sfiorandole l’interno coscia. Anna trattenne un respiro più lungo del normale. Giorgio, appoggiato vicino alla porta, non perse un dettaglio.

La visita iniziò come sempre, ma ben presto la tensione cambiò sapore.
I movimenti del medico erano tecnici, ma il corpo di Anna reagiva con una sensibilità evidente. Il respiro le si fece più rapido, gli occhi cercarono quelli del marito.
«Vedi, amore?» sussurrò piano, con una voce leggermente incrinata. «Vedi cosa mi fa questo gioco?»

Giorgio sentì il cuore battere più forte. Non era solo gelosia. C’era qualcos’altro: la consapevolezza di stare assistendo a una scena in bilico tra controllo clinico e qualcosa di molto più intimo.
Paolo, nel frattempo, cercava di restare nel suo ruolo. Ma il rossore che gli saliva al collo lo tradiva. A un certo punto si fermò, si schiarì la voce.
«Forse sarebbe meglio se il marito aspettasse fuori» propose, senza riuscire a sembrare davvero convincente. «La situazione sta diventando un po’… delicata.»

Anna lo fissò. «A lui piace guardare» disse con una sincerità disarmante. «E a me piace che lui mi guardi.»
Giorgio annuì in silenzio, come se quelle parole fossero la chiave di tutto il loro rapporto.

Fu allora che Paolo, tornando al suo esame, notò qualcosa di insolito. Dal punto di vista strettamente clinico, i segni che avrebbe dovuto trovare non coincidevano con ciò che Anna gli aveva raccontato sulla sua vita sessuale.
Si irrigidì, prese il tablet e cominciò a farle domande più precise.

«Mi dice che avete rapporti frequenti» osservò, con voce neutra. «Ma la struttura interna racconta una storia un po’ diversa. Non è un problema in sé, ma potrebbe indicare una certa… mancanza di elasticità.»
Anna lo guardò, sorpresa. «In che senso?»
Paolo spiegò con calma: se i rapporti erano poco profondi, poco frequenti o con un partner poco dotato, nel tempo le pareti interne potevano non adattarsi completamente. In alcuni casi, questo poteva portare a dolori, fastidi, fino a vere e proprie difficoltà.

La stanza si fece di colpo silenziosa.
Giorgio sentì quelle parole come lame sottili. «Stai dicendo che… non è abbastanza?» chiese, senza nascondere l’amarezza.
Anna lo fissò, combattuta tra il desiderio di proteggerlo e la necessità di essere sincera. «Non è una questione di colpa» disse piano. «Ma forse il mio corpo avrebbe bisogno di qualcosa di diverso… di più.»

Paolo mantenne un tono professionale. Parlò di dilatatori, di esercizi, di un percorso graduale. Spiegò che c’erano strumenti appositi per “rieducare” l’elasticità interna. Disegnò su un foglio varie grandezze, da quelle minime a quelle più importanti, illustrando passo per passo.
Anna lo ascoltava con crescente inquietudine… e una curiosità che non riusciva a nascondere del tutto. Alcune forme disegnate erano nettamente più “impegnative” di ciò a cui era abituata.

Alla fine, guardò Giorgio negli occhi. «Se serve per la mia salute… per il nostro rapporto… io sono disposta a provare» disse.
Lui rimase in silenzio per qualche secondo, poi si avvicinò al lettino e le sfiorò il ginocchio.
«Se è per il tuo bene, sono disposto a tutto» mormorò.

In quel “tutto” c’era molto di più di una terapia medica. C’era un confine che entrambi sapevano di essere pronti a superare.
E il primo a capirlo, in quella stanza d’ambulatorio satura di tensione, fu proprio Paolo.

|| Scritto dalla community di ScopatiMiaMoglie ||

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