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Azzeramento
Varie
Tre donne in un bar di periferia...
Stronzo di un bastardo che dormi con la mano sotto la faccia… Il cuscino è mio sai? Che patetica come sono, quando te ne andrai dal tuo mulino bianco, mi metterò ad odorarlo …. Seguo con la vista la ruga leggera che bacerei a vita, quella tra le labbra e la guancia. Seguo con i sensi in allerta il bollore che mi crei sempre mentre ti guardo dormire…..sono una donna morta!!! Non ho speranze!!! Mi alzo di scatto e raccolgo i culotte che giacciono senza più interesse ai piedi del letto. E non sei neanche un mago del sesso sai? Solo che ….fai sesso e amore sempre insieme… stronzo!!! Mi libero le spalle nude da i capelli rossi che gli vuoi sempre sciolti e odoro…. Dovrei fare come quel ragazzo matto, per fare un profumo dal tuo odore…. Ti guardo dallo specchio che dormi come un bambino e….scappo dalla camera in bagno….dalla doccia per strada….ma scappare da te, QUANDO?????? *** Un cappuccino senza schiuma, grazie! Dio fa si che non mi tremano almeno le mani.... Avvicino le ginocchia e la vista del collant nero mi da un po’ di sicurezza. Qualsiasi nudità adesso mi darebbe il volto allo stomaco. Questo bar pieno di gente che si spinge per un caffè, pieno di odori dolciastri e parole mezzane ....è proprio quel' che mi ci vuole! Stringo le ginocchia per far' stare vicino le gambe senza accavallarle. Il ricordo di quasi 12 ore fa che cominciò tutto con l’accavallamento … e poi solo corpi nudi e mani che scivolavano su cazzi….tanti cazzi diversi…. "Ecco a lei bella signora!" "E questo?" "Il cioccolatino del giorno, lo apra, avrà il suo messaggio d’amore per oggi. Mi creda, è meglio del oroscopo a 5 stelle, funziona sa?" Ho un tic nervoso, o pure il corpo mio zuppo di sperma dalla notte scorsa urla per una doccia…. Un'altra…… Penso ad una bella dormita, ma dove lo trovo il sonno? Bevo lentamente dalla mia tazza e uno sguardo maschile che si beve le mie gambe mi irrita. E pure …. I could stay awake just to hear your breathing…..aerosmith….. Scuoto la testa e mi entra adosso quel disagio…..terrore di tanti uomini che ti sorridono, toccano, denudano…..avrei voluto sparire, diventare una zanzara per volare….e invece dovevo stare lì per …. Perché? Whatch your smile while you’re sleeping…. Un altra testa di donna piena di capelli rossi che si scuote la testa con rabbia…. Un altro sospiro buttato nella mischia del bar! Basta con le mischie! Almeno per oggi…..e mi alzo per uscire pensando al passo, alle ginocchia mie che tremano….. Attenta….non vedi? *** Sarei anche una ragazzina cicciottella in confronto a questa super donna ma come barcolla…. Fa caldo qui dentro, e che casino! L’odore dei cornetti mi ricorda che oggi ho la dieta liquida! Cazzo! Corro corro corro ed ecco che ho il mio posto. Da qui lo vedo meglio. Mannaggia a te France’ mannaggia, trovi sempre il tempo…. "Pronto?!" "Si amore, senti, devo prendere un CD da Ludovica e ci vediamo in classe, ok ok…." "France’, per favore non ricominciare eh…." "Si ma chiudo che è tardi……" Eccolo! Dio quant’è bello! Si è tagliato ancora i capelli ….si toglie i guanti ….madonna mia che mani! Nervose, snelle, con le ditta che si muovono velocemente….oggi poi ha un aria diversa, avrà fato l’amore di prima mattina, sicuramente! Cammina verso di me! Ma a chi diavolo sorride……e come sorride poi…. Ogni passo suo energico che sposta quei jeans fortunati, è una crudele pulsazione alla mia passera ….. Beata donna che se lo gode!!! Adesso mi sfiora la spalla…. I don’t wanna close my eyes…. I don’t wanna fall asleep Cause I miss you baby And I don’t wanna miss a thing…. Apri gli occhi stupida ragazzina!!!! Ecco; adesso te hai solo il suo odore mentre quella rossa c’ha il suo sorriso a 10 cm dalla faccia… "Caffè signorina?"
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15 anni fa
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Varie
Settimana da trav con gentiluomo
Rieccomi, sicuramente i mi a amici avranno notato la mia assenza . ma ora eccomi di nuovi qui, e vi racconto il motivo della mia assenza, legato anche al mio annuncio ..in cerca di relazione senza troppi coinvolgimenti sentimentali. Lunedi arrivo in ufficio e trovo una mail dove per motivi di lavoro mi devo recare fuori regione e dovrò restarci tutta la settimana … che palle penso .Non mi andava di partire. Ma dopo aver fatto colazione mi viene in mente che potrebbe essere una bella occasione di “godermi “ questa settimana. Cosi cerco di contattare qualche persona che mi sembra interessante… Sembrava essere proprio un periodo sfortunato tante risposte ma sempre orari o situazioni troppo strane. Ma il giovedi prima di partire, ecco una persona che definisco subito a modo, lo capisco da come scrive. Sembra il mio genere, intorno ai 45 -50 ben portanti gentile e amante del genere. Trav. Bene cosi con tutta la mia valigia da Sandra parto, e dopo una mattinata di riunioni e sms con lui per definire bene l’incontro, ecco che finalmente sono in hotel dove mi preparo con calma, l’appuntamento è per ora di cena. Squilla il mio cel eccolo è lui, si trova nella hall, gli do il numero di stanza che già toc toc. Apro la porta e vedo lui tra un mazzo di fiori per me(si è proprio un gentil uomo)Io indosso un tubino nero calze velatissime adoro le autoreggenti con la riga dietro, un bel paio di decolté nere e sopra il tubino uno scialle color argento che si abbina al mio trucco,Capelli mossi e profumati. Lui è in pantalone con camicia e maglioncino casual ma pulito elegante sopra un bel cappotto verde. Ci sediamo e chiacchieriamo , intano io da perfetta donna maliziosa continuo ad accavallare le mi e cosce verso di lui , che ad ogni accavallamento si incanta ipnotizzato dalle mie gambe. Aveva portato anche da bere, dell’ottimo vino, che subito ha scaldato l’ambiente..cosi ci siamo trovati molto vicini, ormai le nostre gambe si toccavano e il fruscio della seta delle mie calze lo udiva molto bene…questo lo mandò in estati e inizio a baciarmi il collo e sfiorarmi delicatamente ovunque riuscisse…... Mi inizio a leccare i seni sentivo i miei capezzoli diventare turgidi aveva un buon profumo…le su emani ormai erano sotto il vestito e sfioravano l amia pelle oltre le autoreggenti…..iniziai a spogliarlo lo lascia col busto nudo iniziano a baciarlo….in un attimo era nudo lo spinsi via , mi guardò stupito ma appena vide che lascia cadere il vestito mostrandomi tutta a lui capi che ormai ero sua. il mio intimo lo fece eccitare e continuava a dirmi che ero davvero bella una bella troietta. Mi inginocchiai davanti a lui prendendolo in bocca e sentirlo pulsare mi fece gemere di piacere, godeva come un matto.Mi tiro su e volle baciarmi da dietro il collo mentre si strusciava al mio culetto sodo e tondo lo sentivo ch esi strusciava tra le mi e chiappe( avevamo chiarito che non amo il rapporto completo da passiva e quindi ero tranquilli e mi gustavo il suo cazzo, lui però mi precisò stai tranquillo non lo metto dentro) . Continuava strusciarsi lo senti vo sempre piu caldo , le sue mani mi toccavamo il cazzo che ormai era duro come un marmo e inizio a segarmi. Mi faceva sentire il suo cazzo e mi faceva sentire donna ….continuammo ancora a giocare finchè non inizia a segarlo con i piedi …non lo aveva mai fatto e godette come un matto un fiume di goduria inondo le mi e decolté….. mentre anche io godevo giocando conil mio culetto e le sue mani che mi segavano …. Ci riprendemmo e fu allora la vera svolta della settimana, mi disse che abitava da solo in un bella casa quasi in centro mi lascia le chiavi e mi fa..vorrei che per tutta l settimana al rientro dal lavoro potessi trovarti a casa vestita sexy per me….se vuoi ecco le chiavi e l’indirizzo. Mi sembrò strano ma l’idea di passare una settimana en femme mi attirav ada morire e cosi …il giorno successivo mi sono trasferita…Quello che è successo in quei giorni magari lo racconto la prox volta .se volete..il seguito lasciatemi un commento e su questo raccotno e io continuo.. Vi dico solo che è stata una splendida settimana en femme..sono anche uscita, a cena al cinema, a fare shopping. Con il mio uomo.. Peccato che sia durato solo una settimana, la promessa e che ci rivedremo ma dovrebbero verificarsi tutta una serie di concidenze… ma mai dire mai. In tanto mi ha invitata ad un w.e . al mare .ma non credo potrò andare
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15 anni fa
0/5 - (0 Totale voti)
Varie
Sono una troia!
Sono una troia. Non una donna sensibile e romantica, non so se mi spiego. Naturalmente neanche un uomo si come mi piace prenderlo in più di un posto contemporaneamente …. Sono una via di mezzo che vive dando agli maschi delle illusioni di possesso… Certo che c’è l’ho un nome ma a te che t’interessa? Ok, chiamami come vorresti va, un fiore? Ahahahahah, e certo, chiamami come un fiore. Ma stai attento a me Uomo! Tu sorridi e non mi lasci continuare ….. peggio per te! Il fatto che ho letto due libri in più ti mette al tuo aggio …. contento te! Ma poi il conto lo devi pagare lo stesso, e non con soldi! Noooo….. Cerco altro! E lo saprai… Ma iniziamo il lavoro cominciando dal culo! Prendimi subito il culo e sborra dagli occhi! Uomo grande fatto solo per sborrare! E questo che vuoi? Accontentati! Il cazzo si fa strada con l’arroganza di chi è convinto di sottomettere, ahahahahhaah. Mi piego meglio, ohhhh si, dammelo tutto, non voglio altro! Tum tum tum, padre nostro che sei nel cielo, dammi oggi il pane quotidiano, tum tum tum… Faccio finta che mi fa male e impazzisci di gioia, ti avvicino agli fianchi miei e urli la goduria…. Eh no, la gonna è nuova eh… Ma dico io, già che c’era, Dio, non poteva fare un uomo asessuale? Sarebbe tutto più divertente! Boh… Sono stupida e contenta d’essere. Amore......, anima.........., per sempre......virgola più........virgola meno..... e certo che leggo e mi commuovo ma chi le scrive, ha mai visto un uomo dopo sborrato?...... O pure subito prima? Certo che poi devi leggere per essere in grado di fare promesse e di chiedere il conto alla fine. Ma questo è un segreto professionale! Sssssh…. Mi schiaffeggi e devo gridare ogni tanto….. Da vera troia ho le mie teorie serie su come scopare il prossimo. Tipo: mai dire di si al primo che passa! O pure se lo devi fare, fagli capire che per te è l’unico e non il principe di turno, che non ti interessano le sue parole di come ti squarcerà, ti riempirà, ti inonderà….no! Tu vuoi la poesia, i poeti! E se di poeti non ci sono tracce….gli dai lo stesso il culo! Si amore, prendilo come vuoi tu, quando vuoi tu! Stupiscimi mentre gli altri dormono! Oh siiii, con il cazzo, con la mano fatta cazzo! Il culo si è fatto largo!!! Ed ecco che c’è la bocca! La bocca si riempie…..ed ecco che c’è la figa! Grazie Dio ad avermi fatta troia e non donna! Veniamo a noi! Perché c’è sempre un noi! Perché stiamo al conto…..ed è lì che butto la corda, taaac….come i cawboy…..perché mica sono una puttana, solo loro si fanno pagare in soldi! Io no! Io voglio le anime! E questa qui m’è costata un po’ ….ma ne è valsa la pena va…. Avanti il prossimo!!! A te con tutta me stessa! Luvi 07/05/2010 Roma Beh, e il prossimo????
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15 anni fa
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Varie
Buongiorno
Tutto tace. Il mostro dorme ancora sotto le ultime gocce di notte. Ne giorno ne notte!!! ....... solo le mie scarpe da ginnastica che seguono le lancette fedelmente..... La quiete… Solo per pochi, solo per chi è succube come me di questo mostro-città! Altrimenti ….. Comincio a correre finché trovo il mio vento. Strade semibuie, semi lucide, semipovere. Strade dove sguscio il corpo come la pelle di un serpente….solo l’anima mia che corre…. D’avanti a me la montagna. Prendo il ritmo che mi fa sentire il cuore vivo e il vento che creo mi conferma! Sono viva! Fuori dal corpo, fuori dal sesso, dai ricordi, dagli insulti…..fuori dal tempo stagno! Le scarpe toccano e volano, il primo raggio di sole che sfiora la montagna mi fa l’occhiolino. Già! Sono l’Anteo di questo pezzo di terra; sperduta e maledetta ma mia fin all’osso. E ogni passo che faccio mi riempie di forza. Dio solo sa se ne ho bisogno! La notte si raccoglie i segreti e sparisce dietro le spalle larghe della montagna. Il vento mi lascia con il fiato corto, la testa vuota. Ma un po’ più leggera. Buongiorno! Che sia!!!!
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15 anni fa
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Varie
Pane galeotto
19:30., 29 Luglio. Sono come al solito in ritardo, dopo una giornata di lavoro. mi aspetta a casa e abbiamo invitati. mi chiama "dove sei, ...manchi solo te, compra il pane!!". arrivo in un centro commerciale, il solito, di quartiere. ci sono entrato 1000 volte, ed anche questa volta entro a testa bassa, di corsa, distratto, penso ad altro. ...una volta entrato mi accorgo che ho fatto tutto il marciapiede guardando basso ma non troppo, e che ascoltavo il ticchettio ad andatura svelta di qualcosa che mi aveva stregato. Sono una lunghette nera e due paia di tacchi da 12 che ora mi si fermano davanti. "impossibile!! è finito il pane". "pane" dico "e ora come faccio. Come è finito il pane??. "vero?" dice stizzita "è impossibile! non sembra impossibile anche a te? Neppure durante una carestia manca il pane, hai mai visto finire il pane a quest'ora?" Non la stavo nemmeno ad ascoltare o meglio avrei voluto rispondere ma stavo pensando a come poteva essere vera l'esistenza di quel fondo schiena. Mi rendo conto che sono come calamitato. Mora, magra abbronzatissima, capelli raccolti in una coda, palestrata (atletica), minuta. Ma come può esistere un culo così???? "CAZZO come faccio? ho gente a cena" si volta stizzita con un gesto rapido e sostenuto. "beh" ancora " ti sembra possibile?" E io "NOHH, davvero è finito il pane? e ora come si fa? ...mi dice "ok ciao"!!! realizzo ok ciao che!!!! e chi ti molla. mi giro e, è già fuori. "CAZZO!!! ....pane!" Esco, 19:50 monto in macchina. Smart bianco perla. "..e chi la perde." la tampino. 1à 2à 3à 4à 500mt. abbaglianti! L'affianco "ciao" "...ma chi sei" mi dice. "Quello di prima. del pane" "garzie lo so" mi dice "mica sono rinco. che vuoi!!" ci provo mi lancio in 5à "....dai lo vedi che qualcosa in comune abbiamo dobbiamo averlo per forza" e mi ribatte "si ché, il pane?" ma non mollo e.... "dai 1 minuto. anch'io ho gente che mi aspetta ma li faccio aspettare. ho qualcosa in comune con te". "...si dai scemo" allora capisco che mi concede 2 minuti. mi lancio "conosco un posto sali" "CHE sei SCEMO!!!!" io "no dai,..... un panificio". 20:00 Praticamente a chiusura ed in un panificio pieno di gente e di pane. Davanti ad un pezzo staccato a morsi, la guardo bene e sprofondo nei suoi occhi azzurri ed espressivi come il sorriso mozzafiato. fatto di labbra carnose e denti bianchissimi che brillano ai raggi del tramonto. Il culo più bello della mia vita!!!!
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15 anni fa
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Varie
La prima serata privè 2006
In macchina Paola sul sedile di dietro si agita non riesce a stare ferma. Dallo specchietto che ho spostato inquadro le sue gambe eleganti con le autoreggenti il cui bordo è appena coperto dalla gonna blu corta e la spiritosa maglia a zip dello stesso colore. Marco non fa mistero di gradire molto e si volta spesso a guardarla mentre lei continua a fare domande dimostrando assieme curiosità e nervosismo. “Stai tranquillissima Paola ho capito perfettamente . Pino mi ha spiegato tutto quello che non vuoi e la vostra fantasia. Mi ha detto pure di Amburgo…” “Appunto. Togliti dalla testa quell’esperienza. Niente di simile. Hai capito bene?”. “Paolaaaa. Ma ti devi fidare. Non sono cretino. Te lo ripeto per l’ennesima volta: nessuna penetrazione, tu non farai nulla,e io farò da filtro severissimo e spiegherò tutto. Però con un’eccezione finale non è vero? “ Paola ride. “Ma daiiii: Pino te l’ha detto? Sai quali sono i limiti anche per te? “ “Devi proprio credere che io sia stupido. Io potrò usare le mani e solo quelle. Giusto?” “E solo alla fine, quando lo dico io” “Devo firmarti un contratto o ti basta la parola?” Ridiamo tutti mentre Marco al volo e con ritardo mi fa imboccare una strada stretta. Guido con calma . Non ho fretta perché sono diversi anni che parliamo di questa nostra fantasia, e mi voglio godere la preparazione e l’ eccitazione. Oltre l’età mia moglie è davvero carina. Il trucco nasconde qualche ruga attorno agli occhi ma per il resto è sempre molto bella e desiderabile con quelle lunghe ed eleganti gambe fasciate (nonostante sia caldo) dalle autoreggenti. Anche qualche chilo in più non le sta male. Il mio amico e complice mi fa cenno di accostare: Il club non è distante e non c’è parcheggio. Ora Paola ha smesso di parlare e ridere e sembra in tensione. Marco fa strada, ci precede mentre io prendo mia moglie sottobraccio e la sorreggo sui tacchi insolitamente alti per lei e che le rendono complesso tenere l’andatura sul pavè. L’ingresso del club è nascosto, anonimo, al campanello del portone Marco dice qualcosa che sembra una frase concordata. Scendiamo due rampe buie e squallide e Paola mi guarda con terrore. “Ma Marco dove cazzo siamo?”. “Tranquilli, tranquilli vedrete quanto è bello dentro”. Ed in effetti alle spalle dell’impettito signore che ci apre sfavilla subito un clamoroso e fuori luogo ingresso rosso e oro ,con tende, colonne dorate, specchi, divanetti in stile. La luce soffusa, come la musica, non ci impedisce di apprezzare comunque un luogo elegante e raffinato soprattutto quando entriamo nell’enorme sala centrale. Marco e uno degli uomini che ci hanno accolto, ci accompagnano ad un tavolino con quattro poltroncine poco distante dal moderno bancone del bar. Nella sala c’è parecchia gente. La si intuisce più che vedere. Un paio di coppie ballano al centro della pista attraversata da fasci di luce che ruotano lentamente. Ci sono degli uomini seduti ai bordi che osservano, altri gruppi nascosti nella penombra, tutto molto normale, come una discoteca degli anni 70 con i lenti. Un cameriere porta 3 bicchieri ed un bottiglia di Ferrari. Faccio per estrarre il portafoglio ma Marco mi frena: “stasera siete ospiti”. Paola ha accavallato le gambe: il bordo dell’autoreggente fa capolino impertinente ma lei sembra ancora a disagio. Tutt’altra persona rispetto a quella che non più di tre notti fa mi ha letteralmente al solo pensiero di poter realizzare quella sua fantasia di tanto tempo fa. Sembra incerta e tesa. Anche Marco se ne accorge e ribadisce :” Paola nessun obbligo, quando cambi idea… puoi andartene semplicemente, ok? “ Mia moglie annuisce sorridendo. Marco ricambia il sorriso: “Io comincio ad andare in giro, comincio a sondare il terreno…mi permettete?”. Si alza senza attendere risposta e si dirige verso un gruppetto di persone . Scompare nella penombra. Paola mi mette la mano sulla gamba facendo un cenno del capo verso la nostra sinistra. Una donna, non distinguo l’età ma le gambe scoperte sono quasi accecanti quando il fascio di luce le colpisce, seduta in mezzo a due uomini sul divanetto ne sta baciando appassionatamente un uomo mentre l’altro si preoccupa di tirare su finchè è possibile il poco della gonna che resta a coprire lo slip. Il lui della coppia che balla ha la mano sul sedere della compagna. Un giovane, sulla trentina,si avvicina a noi, armato di un sorriso ammiccante: ci chiede se può sedersi al tavolo. “No grazie” gli dico con educazione. E’ perplesso, si blocca mentre già stava scansando la seggiola, guarda Paola, dentro la scollatura, le calze. Torna ad osservare me quasi sorpreso. Alza la mano destra in segno di scusa, spegne il sorriso e gira i tacchi. “Fai colpo vedi?” Dico a mia moglie. “ E’ molto buio Pino” si schernisce lei ridendo. Allungo la mano sulle sue gambe, la carezzo e sento la reazione e quando la mano supera il bordo autoreggente elastico. La pelle sembra avere un guizzo. Con delicatezza proseguo sino al borgo dello slippino che ha indossato per l’occasione. La sfioro e le provoco un altro sussulto. “Come va?” le sussurro. “Bene, bene…ma aspetta”. Cambia posizione sulla poltroncina. Beviamo ancora, Paola è già al terzo flut quando Marco torna. “Venite vi faccio vedere”. Ci alziamo e lo seguiamo attraversando la pista. Ora le coppie sono due e uno dei due cavalieri ha la mano sotto la gonna della sua dama avvinghiata a lui. Entriamo in un corridoio dalla luce ancora più fioca. Sulla destra dietro un pesante tendaggio che Marco sposta, un varco che da in una stanzetta piccola. Un letto al centro con copertina vintage a righe bianco e verdi, un paio di seggiole, un abat jour rosso ed un grande specchio alla parete che riflette il tutto. Non bellissima per la verità ma non importa. “Se volete questa è la vostra postazione. Fate con comodo. Torno tra poco per sapere se devo o no proseguire”. Da una pacca sulla spalla a Paola, torna a scansare il tendaggio ed esce. Restiamo fermi con un sorriso acerbo e stampato. Ci guardiamo, poi Paola mi abbraccia e mi bacia. “Allora, andiamo via o…?” Mia moglie fa quello sguardo malizioso che 24 anni fa mi fece sciogliere: due passi indietro e si slaccia un po’ la slip del golfino. Un attimo e la gonna scivola sulle calze come se non aspettasse altro. Le autoreggenti sono belle, non molto alte come piacciono a me, sotto indossa un completino rosa, mini slip che faticano molto a contenere, reggiseno elegante. Per farsi ammirare da me si ferma un attimo e si inginocchia sul letto in slip e golfino slacciato. “Può andare?” cmo chiede poggiando il ginocchio sinistro sul letto e il piede destro sul materasso in una posizione strana che mi consente di ammirare calze e slip? Poi al mio cenno di ammirazione si sfila anche il golfino ed il reggiseno. Paola a seno nudo, in slip e autoreggenti, il delicato girocollo che le ho regalato, e di siede sul letto. Bella. Mi siedo anche dall’altra parte. Lei chiude gli occhi mentre accarezzo i capelli, le bacio la fronte, le sfioro con le dita il seno. Le mormoro le frasi che so che lei gradisce anticipandole quando accadrà. Quando la mano sinistra valica il monte di venere sugli slippini e da sopra la sfiora tra le gambe la sensazione di umido che percepisco non consente dubbi sulla sua reazione. Continuo a sussurrarle piano qualcosa, le sfioro ancora i capezzoli, lei è sempre ad occhi chiusi e si stende. Le divarico con la sinistra le gambe. Ubbidiente segue la spinta della mia mano e il suo braccio destro finisce piegato sotto la testa a mo’ di cuscino. Con la sinistra ora lei si sfiora da sola sulla stoffa rosa. Così la trova Marco che fa capolino dalla tenda: lei neanche lo vede . Ha ancora gli occhi chiusi. Ci scambiamo uno sguardo d’intesa. Lui riscompare. Ancora due minuti di frasi con Paola il cui respiro ora si è fatto più pesante mentre si tocca sempre sopra gli slippini e la tenda torna ad aprirsi. Marco è con due uomini. Uno ha l’età nostra, fisico un po’ appesantito ma discreto, non molto alto. L’altro potrà avere una trentina d’anni, capelli ricci. Uno dei due accenna ad un buonasera. Paola apre gli occhi, la mano istintivamente copre il seno nudo. La tranquillizzo continuando a carezzarle la fronte. Paola li guarda ma non si muove: divarica di più le gambe. Il silenzio nella stanza è surreale tanto che il rumore delle cerniere che scendono sembra sovrastare il vago sottofondo musicale che giunge dalla sala. I due si avvicinano, entrambi dalla stessa parte del letto. Paola li guarda con un sorriso e non distoglie lo sguardo da quei due membri emersi già turgidi : uno bianco, stretto, lungo e dritto guidato dalla mano giovane e decisa. L’altro più scuro,tozzo e leggermente ricurvo verso il basso. Non bello secondo me. Le due mani iniziano il lavoro che evidentemente conoscono bene. Il più giovane con il pene lungo, si avvicina, mette un ginocchio sul letto, mi guarda come per chiedere il permesso, io annuisco. La destra impugna il membro con la sinistra con studiata delicatezza con il medio scansa il bordo dello slip che peraltro già faceva intravedere molto. Nonostante la penombra la peluria di Paola si staglia nettamente così come le labbra dischiuse della sua vagina bagnata. Vibra di piacere mia moglie quando nella manovra lui, e credo non sia casuale, esita e con le nocche della mano tocca più volte il fiore dischiuso. L’altro ha appoggiato la punta del suo pene ricurvo sulla coscia , a contatto con la calza. La mano che lo masturba imprime anche un lieve movimento a strisciare il glande sul bordodell’autoreggente. Paola guarda tutto con attenzione fremendo. La sua mano interviene a tenere più scansata la mutandina in modo che ora il lungo pene bianco possa essere in direzione della vulva sfiorandola dall’alto ma non toccandola ed il movimento della mano dell’uomo si fa forte e deciso. Il più anziano mugola, l’altro ansimando ripete “bella bella” e la mia eccitazione mi porta a slacciarmi i pantaloni per liberarla. Paola per un attimo non segue più i due, me lo guarda già deciso ed eretto, sorride e fa un espressione come per dire…accidenti, bravo, e la mano che aveva sotto la testa la allunga per carezzarmi i testicoli. Non mi tocca la verga, solo sotto. Gli altri due hanno ormai un ritmo sfrenato e l’ansimare denuncia la vicinanza del momento. Paola si inarca scansa lo slippino per scoprirsi il più possibile, quando il lungo cazzo sussulta e lo schizzo bianco denso la centra prima sull’inguine, il secondo sulla mano, il terzo sulla stoffa e solo il quarto cola finalmente tra le labbra roventi,umide e spalancate. La visione dello sperma sulle sue mutandine, tra le sue gambe mi eccita tremendamente. Mentre lui sta ancora spremendo il succo abbondante, con un sibilo della bocca l’altro comincia la lasciare una striscia bianca, umida, odorosa sulla gamba velata di Paola e la punta dell’uccello che continua ad emettere linfa bianca la spande e la distribuisce premendola sulla calza. Paola ha tirato su la testa per osservare bene. Lascia il bordo dello slip e la mano strofina ( toccando per un attimo involontariamente il membro più tozzo quasi subito rilassato) prima la calza intrisa e colante, poi con forza si precipita tra le gambe a mescolare con movimento rotatorio, a strofinare la crema bianca che nel movimento forsennato si rapprende, quasi solidifica quando due dita di mia moglie intrise penetrano nella vulva e i sussulti e quasi l’urlo soffocato confermano il primo orgasmo. Il secondo dei due è appena uscito dalla stanza che Paola sta continuando a carezzarsi con le mutandine tornate al loro posto intrise e odorose. Ora si volta e mi fa cenno di volerlo in bocca. Mi avvicino a lei e la sua lingua ha appena iniziato il movimento circolatorio di approccio quando Marco entra con altri tre uomini. Paola li guarda sott’occhio ma ha iniziato a suggere e leccarmi e non mi abbandona. Trema di piacere intravedendo i tre che stavolta si tolgono i pantaloni e gli slip con Marco che si siede sulla seggiola ad osservare sorridendo. Due sono ragazzi, avranno non più di 27-28 anni, uno è sulla quarantina un fisico clamoroso ed un uccello gigantesco uno dei più grossi che abbia visto. Gli altri due a confronto (e anche il mio, scomparso nelle fauci di una Paola che ora è percorsa da brividi) sembrano scherzetti. I due più piccoli salgono sul letto costringendo Paola a scansarsi: uno da una parte e uno dall’altra. Le aprono ancora di più le gambe con delicatezza per consentire al terzo di mettersi in ginocchio tra le cosce spalancate ma nessuno accenna a cose non concordate. Solo uno dei due scansandole bene la mutandina per guardarle la fica spalancata e impregnata, indugia quasi per caso un po’ sul clitoride. Ma non ce ne sarebbe bisogno perché mentre le quattro mani la preparano Paola ha un sussulto ed un secondo orgasmo mugolato sul mio uccello nella sua bocca, tesissimo, sul punto di non resistere più. Uno le tiene scansato lo slip mentre entrambi si segano forte con le cappelle lucide a una decina di centimetri dai peli e dalla vagina spalancata e colante di Paola. L’altro con quel suo uccellone, in ginocchio tra le cosce di mia moglie, osserva uno stupendo panorama da quella posizione e fa scorrere lentamente la sua mano lungo l’asta lunghissima e con la punta violacea. I fremiti di Paola, il suo piacere e la scena cui assisto superano la mia resistenza. Un primo incredibile, sconvolgente orgasmo giunge a valanga improvviso scaricando un fiume nella bocca di mia moglie e facendomi urlare. Lei è brava, ingoia come sempre ma non ce la fa tutta insieme ed un rivolo bianco esce dalle labbra serrate attorno al mio glande mentre è percorsa da scatti strani e la sua mano corre tra le gambe. Proprio nel momento in cui prima uno e poi l’altro dei due membri, a distanza di pochi secondi, scaricano sui suoi peli, sulla mano, sulla fica il loro torrente a fiotti. Spremono, stringono, gridano mentre il filo bianco denso si mescola, schizzi giungono all’ombelico, sulla coperta a strisce. E la mano frenetica di Paola scava tra le sue gambe esce ed entra con due tre dita intrise, si passa sulla pancia torna sul clitoride ormai lamentandosi, con il mento colante il mio sperma uscito dalla bocca. E’ il momento in cui il grosso calibro sceglie per avvicinarsi di più alla fica con le gambe sempre più spalancate dall’aiuto di quattro mani . Per un attimo temo voglia penetrarla, faccio per intervenire ma in quel momento uno schizzo enorme, potente partito da non più di 10 centimetri dai suoi peli scavalca tutto e lascia un tratteggiato bianco sino al seno di mia moglie. La seconda potente bordata centra addirittura il capezzolo e Paola con la mano zuppa se la massaggia su tutti e due i seni come colta da raptus. Quando gli altri schizzi la investono con millimetrica precisione tra le cosce tenute spalancate e sollevate dagli altri due e il rivolo riempe il suo desiderio oscenamente dischiuso , la mano di Paola ci affonda morbida dentro, con un flop rumoroso che precede di pochi istante il turbinio del nuovo acme sconquassante del suo piacere. Trema ora come in preda a convulsioni sul letto ,zuppa di crema bianca ovunque. I tre non dicono nulla. Si rivestono ed escono con Paola che ha ancora gli occhi chiusi e la mano tra le gambe . Il mio pene è di nuovo in tiro ma la lascio riprendere fiato. Con delicatezza le sfilo gli slip diventati zuppi di sperma e con un odore intensissimo. Paola aiuta sollevando il bacino ma non aprendo gli occhi. Torno vicino a lei. Le sfioro con il dito il seno bagnato, guardo le sue eleganti calze nere ora a chiazze. I peli maditi. Entrano altri due ragazzi. Anche Marco si alza dalla seggiola, dove lo avevo dimenticato. E’ nudo. Si è spogliato senza che me ne accorgessi. Giustamente viene ad incassare la sua parte e da buon bisex è eccitato due volte. Paola è sfinita quando lui le scansa la mano che teneva serrata tra le cosce. Troppo stanca per fare qualcosa ed allora inizio la mia sega sul suo seno, sul viso mentre lei ad occhi sempre chiusi, ha messo le mani dietro la testa in balia nostra totale. Marco le si siede accanto dalla parte opposta alla mia. I due si sistemano vivino alla gambe iniziando a masturbarsi con la punta dei loro membri diretta sulle calze. Il nostro amico la sistema con gentilezza con le gambe aperte. Poi prende in mano il suo considerevole arnese e con l’altra le massaggia la pancia, l’ombelico, i seni spandendo e massaggiando lo sperma ed i residui dei 5 uomini che le sono venuti addosso. Quando ormai il ventre di Paola è omogeneo e lucido e la sua mano grondante, scende a prendere la sua ricompensa. Non ha problemi a penetrare Paola con tre dita producendo un rumore fortissimo che denuncia come le manovre di Paola e la potenza degli schizzi abbiamo fatto “il pieno” tra le gambe di mia moglie. E Marco va ancora più dentro, indugia titilla. Penetra con forza con due , tre, persino quattro dita mentre Paola è tornata a mugolare e si prepara all’ultimo sussulto raschiando il fondo delle sue riserve. Gli altri due guardano e seguono l’azione con movimento frenetico. Non ha limiti nella sua esplorazione Marco, lo vedo bene : la lubrificazione è tale che le due dita che penetrano dietro scivolano senza alcuna resistenza . A quella scena di Paola penetrata dietro dalle dita di Marco in una mare di sperma vengo a fontana sul suo volto e i suoi seni senza che mia moglie abbia la forza di fare altro che emettere un nuovo lamento e iniziare un lungo lento profondo godimento seguendo con il corpo i movimenti della mano del nostro amico. Gli viene nelle dita con il residuo barlume di forza mentre Marco assesta gli ultimi colpi al suo turgido pene e dopo essersi messo di fianco a mia moglie con il glande a contatto del capezzolo, la innaffia ancora con i primi due schizzi che giungono anche addosso a me dall’altra parte e poi completa sulla sua pancia, sul viso, sui seni . L’ultimo zampillo cade sulla sua bocca dischiusa in un lungo lamento. La sua lingua istintivamente lo cattura. Nel momento in cui gli altri due si liberano della loro liquida eccitazione irrorando le calze di Paola ormai bianche e nere. I due finiscono bene, spremono le ultime gocce mentre noi crolliamo sul letto a fianco a Paola. Il sonno non era previsto. Ma quando riapro gli occhi e vedo tutti e due addormentati capisco dalla patina secca sul corpo di Paola che abbiamo dormito almeno una ventina di minuti. In piedi davanti alla tenda c’è un signore anziano che si masturba in silenzio guardando Paola ancora a gambe spalancate. Esita dopo aver visto che mi sono svegliato. Gli sorrido per fargli capire che può. Solo pochi secondi, poi si avvicina timido, furtivo, con la punta del pene ai piedi di mia moglie e il seme cola silenzioso senza schizzi tra le dita inguainate dalle calza. Paola ancora dorme. L’uomo mi lancia un’occhiata di ringraziamento e fugge via. Più tardi, sotto la doccia dietro la stanza, mentre massaggio il suo bel corpo e lo pulisco con il profumato bagno schiuma e lei ancora stanca mi abbraccia e mi bacia appena può, in quel momento, capisco che meglio non potevamo interpretare quella nostra antica fantasia.
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15 anni fa
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Iniziammo così 1986
“Non ci posso credere Paola ma era la prima volta?” “Assolutamente” “Ma come appena sposati?” “Che posso farci? Io sono strana” “Ma Pino che ha detto?” “Sai Clara, Pino, da quanto ci siamo fidanzati, sa come sono. Il mio bisogno di conferme di piacere, la repressione dei miei che mi ha condizionata, io sono stata chiara con lui sin dall’inizio: non posso pensare che sarai da qui in poi l’unico. Ho troppa voglia, troppo desiderio, forse è troppo presto per sposarci, gli ho detto” “E lui?” “Serafico ha detto che lo sapeva, che il desiderio andava ricondotto all’interno del nostro indiscutibile amore e condiviso e che assieme avremmo potuto vivere momenti trasgressivi a patto di essere sinceri e condividerli” “Insomma pur di non perderti… va bene anche che ti scopi altri” “Ma vale anche per lui” “ E’ un amore strano questo Paola” “Certo, è il nostro. Unico, ma che tiene presente come sono io intimamente e come è lui” “Va bene, va bene. Lui sapeva bene la tua vita frizzante, i tuoi desideri prima, le tue fantasie ma pensavo che appena sposati e poi con quello… ma dai raccontami bene” “Dunque: dopo cena Mario e Pino si erano seduti sul nostro nuovo divano: sembravano due vecchi amici e mi sono sorpresa a guardarli con interesse tutti e due. Pino mi piace, lo sai, in quel momento aveva un'espressione serena , ma Mario aveva un qualcosa di selvaggio, di attraente. Sentivo un tremendo languore ,un istinto feroce e ho fatto una cosa che non avrei mai creduto: mi sono andata a sedere in mezzo a loro facendo chiaramente in modo di provocarli”. “Ma proprio il suo amico di sempre…?” “Appunto restava in famiglia no? “ “Dai continua Paola. Come eri vestita?” “Avevo la mini nera, già corta, e certo non sono stata attenta al modo di sedere sul divano. Autoreggenti nere e slip lavorati di pizzo nero. Camicetta celeste. Scherzavano ed io raccoglievo e rilanciavo le allusioni e le battutine. Pino è rimasto sorpreso ma poi ha iniziato a scherzare sul fatto che la mini era salita troppo e con la scusa di tirarla giù mi ha messo la mano sulla gamba. Abbiamo cominciato una lotta scherzosa e Pino allora ha chiesto l’aiuto di Mario “dicendogli: me la tieni un secondo che le metto a posto la gonna?”. Mario mi tenne le braccia avvicinandomi a lui e bloccandomi ma il mio gomito così facendo era a contatto lì dove già sentivo duro! Mario mi teneva ferma ma il suo abbraccio forte e deciso finiva inevitabilmente con il coinvolgere e toccare il mio seno , nudo sotto la maglia e tu sai che quando sento così i capezzoli mi tradiscono. Cercando di divincolarmi scherzosamente finii per mettere la mano al posto del gomito e ora sentivo chiaramente sotto le mie dita la consistenza della sua eccitazione e seppure bloccata , almeno formalmente, accennai una lieve carezza con la punta delle dita. E Pino a quel punto la gonna non l’aveva messa a posto: l’aveva fatta salire ancora, aveva scoperto i miei slip e mi toccava l’interno della coscia sfiorandomi in mezzo alle gambe, con il taglio della mano, mentre Mario mi teneva sempre ed io sentivo vicinissimo il suo profumo forte, il suo fiato sul collo che avrei voluto mi baciasse. Questa volta la sensazione che mi aveva preso era sì di calore ma di nessun imbarazzo. Sentivo solo piacere languido e forte, e desiderio di fare cose che non avevo mai osato né pensato fare. Mi sono arresa subito a queste ondate di desiderio, ho aperto chiaramente le gambe lasciando che la gonna nera salisse ancora e che le mani di tutti e due frugassero prima piano tra le gambe poi sotto gli slip. Avevo caldo, il bordo delle calze mi sembrava bollente. Sentivo il tocco differente delle dita di tutti e due che sembravano artisti in una suonata a quattro mani sul piano più melodioso che si potesse pensare. Erano in perfetta sintonia, sfioravano, stringevano, sapevano affondare la dove sentivo il calore più forte, ora l’uno , ora l’altro, avvertivo chiara la differenza delle carezze, la loro diversa ansia di esplorarmi e di penetrarmi: Pino più deciso, più padrone, Mario più timido e più dolce a cercare angoli e pertugi che Pino forse aveva dimenticato. Fu Mario che mi tolse dall’impaccio sollevandomi i fianchi, liberandomi dallo slip e riprendendo poi il suo posto nella staffetta incredibile dove l’unico testimone era il mio piacere che sembravano sapersi perfettamente passare l’un l’altro .E non capivo più niente. Ho allungato le mani e toccato contemporaneamente sopra i pantaloni ancora chiusi i loro cazzi: erano duri tutti e due, e loro intuirono che era quello il momento in cui desideravo che li tirassero fuori, per ghermirli con forza, per sentirne la vellutata consistenza e la prepotente forza, per saggiarne la durezza e soprattutto guardarli, tutti e due assieme . Ormai ero partita. Li tenni in mano assieme, a destra Pino a sinistra l’altro, e lasciavo le gambe spalancate in modo osceno ormai prontissima a qualsiasi penetrazione, non solo quella delle loro mani la cui fantasia ed il cui ritmo sembravano inesauribili. Mario spezzò il momento di estasi prendendo le mie gambe e sollevandomi per metterle sul divano alzandosi lui per fare loro posto e per divaricarle leggermente: stesa a pancia in sotto con il volto sulle gambe di Pino venne istintivo: glielo presi in bocca mentre l’altro mi sfilava gonna ed iniziava la più bella ed eccitante leccata che io ricordi. Partendo dalle natiche giungeva verso il centro del mio fuoco, e sentivo la sua lingua che mi sembrava rovente esplorare il solco tra i glutei, violarlo, scendere e poi risalire seguendo il contorno di ogni più recondito e misterioso anfratto dal quale sorgevano mille stille di piacere. Avevo voglia di lingua e Mario la lasciava andare e venire prima piano poi forte e poi ancora e ancora leccava e si muoveva ed io sentivo un piacere sconosciuto scuotermi dalla punta dei piedi ai capelli. Poi è stato Pino a girarmi. Stavolta non volevo essere passiva, volevo fare io. Quando mio marito mi ha stesa sul divano e iniziato a scoparmi con una violenza quasi dolorosa ma bellissima, ho preso in mano quello di Mario che secondo me era più corto ma più largo di quello di Pino e l’ho tirato verso la mia bocca e l’ho circondato con le labbra di slancio. Non so quanto siamo stati così e quante volte ancora ho avuto sussulti tremendi di piacere. Poi mi sono accorta che Mario stava per venire: sentivo il membro pulsarmi in bocca e lui che lo stringeva disperatamente. Ho avuto paura: eravamo sul divano appena comprato,a terra c'era un tappeto , e non volevo che Pino vedesse avevo paura della sua reazione di fronte al piacere di Mario. Ormai ero in ballo,non avevo più alcun ritegno, alcuna riserva mentale, mi sentivo porca come mai e mi piaceva. Tenendolo in bocca ho guardato Mario, ho fatto un cenno affermativo con gli occhi tenendo le sue palle con la mano stringendole piano ed avvicinandole al viso per fargli capire di non uscire. Non ci crederai: l’ho fatto venire in bocca e per di più per la prima volta ho ingoiato tutto, sono stata costretta. Non finivano mai quegli schizzi, provavo un misto di disgusto e di piacere e cercavo di far finta di niente mentre lo sperma in gola per poco non mi soffocava quasi provocandomi uno stimolo di vomito e in quel momento Pino, che sembrava non essersi accorto di quanto accaduto in bocca, stava inondandomi la pancia di liquido bianco e caldo dopo averlo estratto all'ultimo secondo. Ho tenuto ancora per qualche secondo il cazzo di Mario in bocca e poi di scatto sono corsa in bagno vergognandomi come una ladra. Davanti allo specchio pulendomi la bocca mi sentivo totalmente soddisfatta ma la sensazione intima , perversa di piacere di prima era scomparsa. Mi sentivo a disagio pensando di dover tornare di là e affrontare una realtà scomoda. Così sono rimasta a lungo in bagno. Quando sono tornata Mario era stato mandato via da un Pino infuriatissimo. Aveva capito. Avevo fatto con Mario una cosa mai fatta con lui. Ho dovuto cercare di calmarlo, ho cercato di fargli capire che non era stata una scelta che non avevo preventivato nulla, che in fondo la cosa non mi era piaciuta molto che anzi avevo provato un po’ di ribrezzo. Ma mentre lo dicevo mi chiedevo se quella fosse la verità . Si è calmato solo quando mentre sedeva imbronciato con le braccia incrociate improvvisamente gliel’ho preso in bocca e ho iniziato un lento, lunghissimo bocchino pieno d'amore e di riconoscenza, capendo ciò che aveva provato . Lui aveva attimi di intensa eccitazione seguiti da insoliti momenti di calo di erezione come se due forze combattessero in lui, la rabbia e l'eccitazione. Era lentissimo, avevo un dolore forte alla bocca ma ho pensato che stavolta proprio che non potevo fermarmi. Quando l’ho sentito pronto l’ho guardato negli occhi facendo un ultimo sforzo andando avanti ed indietro l’ ho fatto venire in bocca : anche stavolta ho ingoiato, ma vuoi sapere? E’ stato bellissimo anche per me. E poi lui mi ha baciata sulla fronte e si è messo a piangere in bagno. Ha detto di no, ma l’ho sentito chiaramente. Ed io non so proprio perché l’ho fatto. Non capisco. E mi dispiace tanto perché mi sono resa conto che Pino ci soffre anche se lo nega.
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15 anni fa
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Adoro il volley 2001
“Paola ma mi senti? Mi stai ascoltando” . Annamaria ha assunto quell’espressione un po’ da bambina perversa che le è rimasta nonostante la maturità. “Si ti ascolto, Anna, certo che ti ascolto è che sono sorpresa; tutto mi aspettavo tranne che tuo marito in vacanza si trasformasse in questo modo. Lui che sosteneva sempre che l'unica trasgressine che avreste fatto nella vita sono gli incontri con noi! Ma come è successo, raccontami bene i dettagli”. “Ok. Tu sai che questa vacanza in Calabria la volevamo da tempo. Marco aveva prenotato le due settimane in quel villaggio che ti dicevo, presso Le Castella, molto carino. Avevamo decisamente bisogno di staccare dal lavoro, dai figli, dall’abitudine. E poi sai che ultimamente si era raffreddato sessualmente tanto che non siamo venuti con voi a Pisa ad inizio estate, ti ricordi? E del resto quantè che non facevamo nulla assieme?" “ Si appunto sono sorpresa, me lo avevi detto” “E devo dire Paola che quello che successo è anche merito tuo” “Mio? E che c’entro?” “Aspetta. Allora andiamo li. Bel posto, avevamo un appartamentino a piano terra, ma come sai non è che abbiamo avuto fortuna con il tempo . Va bene che fine agosto è da sempre un periodo negativo ma insomma speravamo meglio. A fianco e sopra negli appartamenti vicini c’era una squadra di pallavolo maschile. Non ho capito se era in viaggio premio o un pre-ritiro; ragazzi un po’ caciaroni e simpatici, era una squadra napoletana e sai come sono…” “Si capisco Anna” “ I primi giorni andavamo a mare poi il tempo ha iniziato a guastarsi e spesso eravamo in camera a chiacchierare, guardare la tv, ed io andavo a fumare nel patio davanti alla camera. E stando li chiacchieravo con questi ragazzi, li vedevo girare in mutande (un paio di volte anche nudi, è successo) e la cosa iniziava a solleticarmi. Una volta Marco che mi ha sentito scherzare con uno di questi, quando sono rientrata, ha fatto una cosa strana: mi ma messo la mano nello slip e mi ha chiesto se ero eccitata. Mi sembrava così inusuale eppure così invitante il gesto, che gli ho detto che lo ero sicuramente con tutti quegli uomini bellissimi e mezzi nudi che giravano la attorno” Mi era sembrata strana la sua mancanza di reazione. Poi il giorno dopo il villaggio organizzava una gita. Noi ci siamo andati e anche tre dei ragazzi della pallavolo e siamo stati assieme a chiacchierare in pullman. Avevo la gonna jeans corta, quella maglia tutta colorata e sotto lo slippino nero trasparente. Ad un certo punto, dopo una lunga camminata, ero stanca e mi sono seduta su alcuni sassi e neppure mi sono resa conto che quei ragazzi mi stessero facendo delle foto, credimi. Per fartela breve la sera scendono di sotto da noi e mi danno questa ” e Anna tira fuori dalla borsa una foto. Lei seduta, il fotografo probabilmente da posizione più bassa, le scarpe da tennis, la gonna che copre nulla, una visuale molto osè. “Ridendo mi hanno chiesto scusa e dato che avevano fatto una scommessa tra di loro volevano sapere se portavo o no gli slip!” “Però, diretti e provocanti” “Si. Ho riso e ho giurato di si, loro se ne sono andati ma io a mio marito che in quel momento non c’era, ho raccontato tutto e gli ho detto che la cosa mi aveva eccitato” “Una volta ti avrebbe quasi insultato…” “Infatti, però stavolta si è eccitato pure lui, mi ha baciata, toccata, ed allora è successo che sei arrivata tu…” “No, dai Anna, non scherzare, io che c’entro?” “Si si. Non so come mi è venuto ma… gli ho raccontato di quello che avete fatto tu e Pino ad Amburgo e della tua esperienza al privè di un mese fa!” “Ma daiiii ! Ma i fatti tuoi… Lo sapevo che non dovevo dirti nulla” “ E non basta: gli ho fatto vedere il sito (sai che Marco aveva il portatile) e gli ho fatto leggere il racconto. Lui leggeva ed io seduta sulle sue gambe che lo sfioravo… bellissimo. Per fartela breve era eccitatissimo e alla fine ha voluto che… gli facessi una sega e gli confessassi che cosa mi eccitava di più di quello che avevate fatto”. “ E tu glielo hai detto? “ “Si. Quello che sai, farmi venire addosso, il mio sogno erotico”. “ Però…” “ Quel pomeriggio è stato l’avvio. Poi per qualche giorno abbiamo fatto sempre l’amore immaginando varie situazioni in un crescendo costante. Passati due o tre giorni il tempo si è ristabilito e in spiaggia scherzavamo spesso con i ragazzi della pallavolo , anzi giocavamo con loro a beach volley e ogni tanto facevano apprezzamenti specie quando stavo senza il pezzo sopra del bikini a prendere il sole. E piano piano si è fatta strada, assieme alla confidenza con loro, ormai si cambiavano tranquillamente il costume bagnato davanti a me ammiccando, anche il mio folle progetto che una notte ho confidato a Marco”. “Sei pazza! “ “Beh Paola, mai quanto te. Insomma te la faccio breve. Abbiamo parlato molto io e Marco, e alla fine ci siamo decisi. Una sera dopo cena 4-5 di quei ragazzi sono venuti da noi a mangiare cocomero e bere uno spumantino, e Marco con uno straordinario coraggio ne ha presi da parte due e gli ha spiegato il mio progetto e quello che mi sarebbe piaciuto fare chiedendo loro se erano interessati ma ribadendo che il limite era rigorosamente quello da me indicato e che avrebbero potuto fare solo quello che avevo chiesto se gli stava bene altrimenti sarebbero stati guai”. “Pazzesco, Marco che fa una cosa del genere, ma …avete cambiato spacciatore? Ah ah “ Avevo comprato un completino nero: slip molto carini, trasparenti, a fascia alta ma a perizoma, reggiseno piuttosto… imbottito e robusto, sai che io con la mia seconda scarsa…” “Si me l’hai fatto vedere prima di partire, molto carino. Dai racconta Anna. Mi ecciti” “Allora la sera del venerdì, era la penultima sera, c’era la cena caratteristica calabrese, una specie di serata di gala. Era una giornata fresca. L’accordo era per prima di cena. Attorno alle 18, sette ragazzi della squadra sono venuti in camera da noi e io li ho accolti con addosso solo il completino. Mi hanno chiesto se era quello che io volevo… e quando ho risposto di si ero già via di testa. Mi sono messa sul letto stesa e tutti e 8 gli uomini li attorno, Marco compreso. Lui ha detto che potevano spogliasi tutti e mi ha tolto mutandine e reggiseno lasciandomi nuda, li stesa davanti a loro. “Mamma mia con quei bei ragazzi…” “Si Paola, tutti hanno iniziato a masturbarsi con una mano e con l’altra a toccarmi ovunque. Avevo addosso sei, sette, mani che mi esploravano, mi toccavano, mi aprivano, stringevano i capezzoli, mi facevano assumere le pose più sconce e godevo come una matta” “ Ci credo, e hanno rispettato i patti?” “ Loro si. Si segavano davanti a me, seduti sul letto, in piedi, mi toccavano ma non facevano altro. Io magari la mano l’ho allungata per toccarne qualcuno, ma appena appena. C’era un atmosfera incredibile in quella stanza” “ E Marco?” “Marco stava dietro a controllare che tutto andasse come previsto e si toccava anche lui. Poi dopo una decina di minuti hanno iniziato. Quelli del lato destro dovevano sborrare nella mutandina, quelli del lato sinistro nelle coppe del reggiseno” “ E lo hanno fatto?” “Siiiii, incredibile. Uno dopo l’altro masturbandosi si sono passati il mio indumendo. Le mutandine erano praticamente zuppe di sperma (tra l’altro ovviamente qualche schizzo mi colava anche addosso) ma devi vedere con quanta cura tenevano dritte le coppe del reggiseno per versare li dentro il loro nettare”. Quando sono venuti tutti Marco è intervenuto e li ha pregati di rivestirsi e di andare. E sono stati bravissimi. Uno solo voleva sapere se era possibile farsi un’altra sega su di me o scoparmi, ma Marco lo ha pregato di andare. Mente uscivano mi sono alzata dal letto e mio marito mi ha dato il reggiseno pieno di sperma. Ce n’era tanto. E l’ho indossato così!!! Poi mentre ero piena e sentito i miei capezzoli inondati di quel liquido bianco ancora tiepido che mi colava sulla pancia, Marco mi ha aiutata ad indossare lo slip zuppo della loro sborra. Così mi sono stesa sul letto inebriata da quell’odore incredibile e mio marito mi ha voluto spruzzare anche il suo sugli slippini facendosi la meritata sega mentre io mi masturbavo con quell’odore e quel liquido che colava ovunque e che bagnava l’interno dei miei slip, la mia mano, i miei seni. Sono venuta tre o quattro volte leccando le mie dita e riprendendo in continuazione. Quando mi è passato il raptus gran parte dello sperma di tutti e otto si era già rappreso. Abbiamo aspettato ancora così una ventina di minuti. Gemevo dal piacere aspettando e pensando al finale. Marco ha preso l’asciugamano del mare e ha finito di asciugarmi e io mi sono alzata, e ho messo il vestito nero sopra il completino. Così semplicemente sopra. E siamo andati alla cena. Una signora che avevo conosciuto, quando eravamo al secondo, mi ha detto in un orecchio “ mi sa che ha il costume ancora bagnato, perché si vede il bagnato sul vestito” ed io sentivo ancora quell’odore nel naso, e forse lo sentiva anche lei… e a momenti venivo di nuovo quando uno dei ragazzi della pallavolo mi ha portato una coppa di champagne”. Da quel momento Paola adoro il volley
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15 anni fa
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Al tavolo verde 1998
“Ma dai Luigi non ci posso credere anche voi avete avuto questo tipo di esperienza? “ Paola quasi è offensiva questa tua sorpresa. Non ci credevi capaci?” Lo osservo senza poter nascondere l’ espressione sorpresa nell’aver appreso che lui e Marina hanno fatto giochi sexy. Di Marina sapevo ( sempre stata piuttosto svelta ) ma avevo collocato gli episodi che mi aveva raccontato vagamente all’università o comunque prima di stare con Luigi ben noto per la sua gelosia. “Ora se non mi racconti tutto ti odierò per sempre. Quando è accaduta questa cosa del poker strip?” “Qualche anno fa, ma non era una cosa intima…insomma, era una cosa particolare” “Ma come è accaduto su racconta” “Ricordi quei due amici che avevamo all’inizio quando ci siamo conosciuti?” “ Manu e Vittorio? Certo , un po’ strani te l’avevo detto” “Emanuela e Vittorio sono un po’ più grandi di noi, lui era il titolare della palestra dove Marina lavorava. Lei invece una promotrice finanziaria. Non una bomba sexy, insomma,ma graziosa, no?” “Se lo dici tu…” “Lei era i quel periodo molto impegnata: faceva corsi, partecipava a convegni sulla nuova coppia, insomma era diventata la teorica del gruppo per una via , come diceva lei, più libera e consapevole all’amore. Avevamo simpatizzato e qualche volta si andava a cena da loro o loro venivano da noi. Era divertente perché Manu parlava di sesso come raramente avevo sentito fare ad una donna, senza pregiudizi, senza tabù e raccontava persino apertamente di qualche incontro avuto già nel periodo in cui stava con Vittorio . La confidenza andava aumentando così come la curiosità che i due ci suscitavano :soprattutto le volte che parlavano dei club. Una sera mentre si parlava di argomenti vari Vittorio ci chiese esplicitamente se,dopo tutte le teorie che avevamo condiviso , tutti i discorsi, a noi fosse capitato mai qualche esperienza particolare.Lo diceva quasi certo della nostra risposta negativa (continuava a sostenere che io fossi un gelosone possessivo non pentito) e quando Marina ammise che avevamo avuto molte fantasie quasi ci tormentò per conoscerne la portata e la frequenza. Lei per fortuna non andò oltre e non scese in dettagli che mi avrebbero messo abbastanza in imbarazzo . Ma era chiaro che la loro considerazione nei nostri confronti cambiò da quel momento. Aumentarono i racconti, le serate si stavano facendo piuttosto … stimolanti sino a che Emanuela telefonò a Marina una sera per proporle un’uscita particolare. Ad un club di loro conoscenza c‘era la serata del poker strip con giochi e penitenze : pochi chilometri fuori, in campagna . Escluse nel modo più assoluto orge o contatti sessuali con altri . Una cosa molto celebrale, sosteneva,molto sensuale e addirittura speciale . Risposta a stretto giro perché dovevano prenotare. Ne parlammo pochi istanti prima di ritelefonare e dare la nostra adesione, ma Marina era stata categorica: voleva stare al tavolo solo con noi quattro e non intendeva andare oltre il poker strip. Emanuela non era particolarmente elegante o provocante quella sera: Marina aveva optato invece per una gonna non troppo mini, calze scure con reggicalze, e aveva quell’aria da “preda difficile” che tanto mi piaceva. I pochi chilometri erano in realtà una trentina , ed il casolare di campagna era molto isolato e piuttosto buio tanto che ci avvicinammo (eravamo in macchina con loro) con una certa inquietudine. “ Ma dove ci portate…” scherzavo “ è un rapimento”. Nessuna luce particolare né indicazioni, niente di niente, fuori solo la musica che filtrava piano dagli scuri delle finestre rigorosamente chiusi mentre ci avvicinavamo dopo aver lasciato l’auto in uno spiazzo. Salimmo le poche scale del casolare e Vittorio ci lasciò qualche metro indietro: “ vado io “ sparendo dentro la porta che si era appena dischiusa alla sua scampanellata, e richiudendola alle sua spalle. Nessuno di noi tre disse una parola, ma Manuela ci sorrideva con fare tranquillizzante. Riapparve Vittorio dopo qualche minuto di attesa ( era anche piuttosto freddo) invitandoci ad entrare. L’ingresso era ampio e in stridente contrasto con il casolare “nature” : stanza ristrutturata, velluto ovunque, divani, un cantante che accennava all’organo una canzone dolce, nel complesso un ambiente molto caldo e piacevole dove c’erano al massimo tre o quattro coppie e qualche persona sparsa. Niente di compromettente o di particolare: sembrava un night leggermente più illuminato. “Per il poker, vero?” – ci sussurrò un cameriere sbucato improvvisamente da una tenda che non avevo notato. “ Seguitemi” fece spostando la tenda ed invitandoci ad entrare in un corridoio molto suggestivo, parete a mattone e illuminato da due torce autentiche ed accese con effetto medioevale quasi inquietante. Percorremmo alcuni metri superando un paio di porte chiuse : alla terza la nostra guida si fermò , disse qualcosa che non riuscii a capire a Vittorio, estrasse una chiave ed aprì. Entrammo: tavolo al centro, velluto e moquette le davano un effetto completamente verde ! Verdi anche due divanetti ai lati della stanza. “ Tra poco arriva il tutto, accomodatevi” Uscì chiudendo la porta alle sue spalle. Vittorio ci chiese se trovavamo carino l’ambiente mentre Emanuela , come se fosse di casa, si era già seduta al robusto e molto ampio tavolo verde. Qualche istante dopo tornò il cameriere con un blocchetto delle ordinazioni e seguito da un giovane, sui 28-30 anni, piuttosto alto, non male, capelli lunghi e vestito molto casual. Ce lo presentò come il quinto del nostro tavolo e organizzatore del gioco. Ordinammo da bere, e ci sedemmo seguendo le disposizioni del nostro croupier : distribuì poche fiches e spiegò le regole del gioco. Una volta persa la posta si poteva ottenerne un’altra in cambio di un indumento. Una volta nudi si poteva avere ancora una posta pagando il pegno che colui in vantaggio su tutti in quel momento decideva. Alla fine dei giri chiamati dal croupier … il vincitore avrebbe avuto diritto a una bottiglia di champagne se accettavamo spettatori e a stabilire la maxipenitenza per colui o colei avesse “perso più poste” . Nessuno commentò: Vittorio assicurò che era meglio accettare spettatori perché il gioco era più divertente e perché non davano alcun fastidio e almeno la posta sarebbe stata concreta. Mentre stabilivamo i posti come ai tavoli seri, entrarono due o tre persone , uomini, età diciamo tra 40 ed i 50 anni che andarono a sedersi sui divanetti (coperti da penzuola bianche) da poco sprofondati nel buio dopo che erano state accese le lampade appese sul tavolo e spenta l’altra luce. Non provavo alcuna sensazione particolare: Marina sembrava divertita ma nessuno poteva dirsi“eccitato”. Il gioco come previsto, sapientemente alzato dal croupier faceva terminare rapidamente le poste. Vittorio e il nostro ospite iniziavano a vincere forte, io resistevo (mi ero tolto la giacca ma poi avevo recuperato fiches , non gli indumenti che una volta tolti non potevano essere rimessi). Ovviamente perdevano divertendosi un mondo , ed in modo autolesionista, sia Marina che Emanuela che fu la prima a togliersi il reggiseno in un atmosfera ancora asettica. Nel giro di un’ora anche Marina aveva tolto il reggiseno e le calze. Era rimasta in slip , bianchi, eleganti, non molto scartati e molto apprezzati stando al brusio composto che avevamo avvertito quando si era tolta la gonna. Emanuela era nuda. Proprio mentre era in slip mia moglie ci fu la prima richiesta di giochino particolare. La misero così in slip su un divanetto stesa e un grappolo di uva tra le gambe. La gente doveva prenderne un chicco con la bocca senza toccarla e senza l'aiuto delle mani". "Bellissimo, che fantasia! Mi eccita solo a pensarlo" "Beh Paola non mi sorprende che ci sia qualcosa che ti eccita. Per fortuna la temperatura della stanza era piuttosto alta, sia per il riscaldamento sia per la situazione che si stava creando. Marina resistette altre due mani fino a che con una scala andò a vedere un poker di otto: lo slip calato consentì a tutti di apprezzare la scura e ordinata peluria del pube che faceva colpo davvero , così nettamente stagliata sulla pelle bianca e nell’atmosfera di quella stanza”. “Vero, l’ho vista sotto la doccia in palestra Marina, è molto bella e sempre molto curata Luigi. Ma vai avanti scusa” “Come ti dicevo, Paola, non provavo alcuna eccitazione nonostante fossimo ormai nudi. Ero come distaccato dalla situazione che anzi stavo considerando persino un po’noiosa. Sino a che vennero le penitenze. E qui il discorso si fece delicato. Marina mi guardava con insistenza quando il croupier chiese ad Emanuela di salire sul tavolo ed improvvisare una danza facendo in modo che tutti nella stanza potessero vederla bene. Noi seduti avevamo, come dire, una visuale dal basso in alto di Emanuela nuda, davvero privilegiata, lì ad un passo e Manù non si dannava l’anima per chiudere le sue gambe mostrando , anche chinandosi, con generosità il sedere che avevamo apprezzato anche da vestita …e il prezioso interno cosce. Io ero rimasto in slip e camicia quando Marina dovette ripetere l’esercizio di Emanuela raccogliendo molti più consensi, sia da Vittorio che non ne fece mistero “ Ma Marina,disse , hai una fica straordinaria”che da brusii e commenti degli altri presenti che non vedevo nel buio e con il fumo che intanto aveva invaso la stanza. Guardando Marina nuda accennare sul tavolo una approssimativa danza del ventre avevo gli occhi calamitati lì , tra le sua nera peluria, dove non ci voleva un acuto osservatore per cogliere inattesi, chiari sintomi di piacere e di gradimento di quella situazione esibizionistica. Ma il gioco ,che stava cominciando ad avere qualche effetto nei miei slip, era appena all’inizio. Le penitenze erano abbastanza“ soft” : fare un giro della stanza accanto ai divani , farsi sfiorare dai giocatori al tavolo un capezzolo con il dorso di un dito, ma poi iniziarono le più fantasiose e Marina non aveva alcuna intenzione di tirarsi indietro ( anzi mi sussurrò divertita che uno dei nostri spettatori , lo aveva visto nel giro precedente attorno al tavolo, si stava chiaramente masturbando). Il gioco volgeva alla fine quando furono chiamati i giri e le penitenze erano più “ concrete”. Marina ad un certo punto fu invitata a stendersi sul tavolo, nuda, in mezzo a noi, le gambe piegate e leggermente divaricate, le mani come legate al corpo. Il croupier estrasse da una borsa una lunghissima e bellissima piuma , sembrava di fagiano, e la diede a Vittorio. “la deve eccitare senza toccarla con la piuma e tutti i presenti poi, passeranno davanti al tavolo per guardarla a gambe aperte ed eccitata” sentenziò. Vittorio,anche lui in slip che non contenevano l’eccitazione in una scena che sembrava svolgersi al rallentatore, iniziò a passare la piuma sul corpo di Marina. Partì dal collo facendola sobbalzare per il solletico, poi si diresse deciso verso i capezzoli iniziando a disegnarli con la punta della sua piuma, seguendone il contorno, duellando con loro che in modo impertinente si erano eretti . In quel momento Manù, che era accanto a me, allungò la mano sotto il tavolo e prese ad accarezzarmelo sugli slip . “ Giù le mani “ la bloccò un perentorio e odiosissimo ordine del croupier. Non si tocca qui” ricordò con fermezza. ( Capite perché sono sempre stato refrattario a qualsiasi forma di autorità?) Si era stata una regola chiaramente detta all’inizio e ricordata da Vittorio: non era né un orgia, né un’occasione di sesso. Erotismo e sensualità erano spinte al limite ma niente rapporti tra persone estranee ( o quasi) . La Piuma di Vittorio aveva perso il duello con gli orgogliosi capezzoli di Marina che era immobile ad occhi chiusi sul tavolo lasciando intuire ciò che provava solo per gli improvvisi e affannati, profondi sospiri che interrompevano l’apnea. C’era un silenzio irreale: la musica dalla stanza principale giungeva appena . Sembrava quasi di percepire lo strofinarsi sulla pelle e all’inguine della piuma scesa a cercare di farsi spazio tra i peli fitti del pube. Impresa impossibile che ebbe successo solo quando Vittorio , strappando un “mmmmm” forte e deciso di Marina la diresse lì, a dividere ulteriormente le grandi labbra già da tempo aperte insistendo nella carezza appena interna che provocò… l’evidente inumidimento della piuma. “ E’ pronta” disse il croupier, venite. Prima i giocatori, poi gli spettatori passammo davanti alle gambe spalancate ormai di Marina,ancora piegate mentre lei distesa sulla schiena aveva il viso voltato da una parte e respirava sempre più rapidamente: nuda così, aperta, si offriva dopo una stimolazione lenta e sapiente che aveva avuto effetti notevoli, agli sguardi nostri e degli estranei. Uno dei presenti, passò chiaramente toccandosi sui pantaloni con insistenza di fronte alle gambe aperte di Marina e disse qualcosa all’orecchio del croupier. “ Il gentile signore,qui, disse a voce alta, offre personalmente una bottiglia di champagne alla signora se acconsente : vorrebbe restare ancora qualche istante così per… come dire, per toccarsi ma senza esibizioni di membro, così vestito… accetta signora? “ Fece appena un cenno con la testa che voleva dire “continuate”: ero lì ad un passo,sia pure di lato e vedevo bene marina eccitatissima che si offriva agli sguardi in modo osceno e mi sembrava un film, qualcosa di irreale ma era una situazione tremendamente stimolante”. “ Ma dai Luigi, neppure un po’ di gelosia provavi? Proprio tu che ti sei arrabbiato per quella maglietta trasparente di Marina”. “Hai ragione Paola ma sarà stato il contesto, sarà stata la situazione, ma io ero eccitatissimo a vedere mia moglie così nuda a gambe aperte sul tavolo desiderata così tanto da chi non la poteva toccare. Manù , intanto tornata al suo posto era appoggiata con il gomito sul tavolo, la testa sorretta dalla mano a pochi centimetri dal seno di Marina, e si toccava con l’altra mano soffiando il suo piacere dalle narici e dalla bocca proprio sul capezzolo di Marina. Lo spettatore piantato davanti alle gambe ancora più aperte di Marina (che teneva le mani sempre lungo i fianchi come ordinato all’inizio e si muoveva piano piano) impiegò pochi secondi di manovre nascoste strofinandosi sui pantaloni, si lasciò sfuggire solo un lamento, girò le spalle ed uscì dalla stanza. Capisci? Per la prima volta avevo assistito e pure compiaciuto ad uno che si era fatto una sega ad un metro da mia moglie nuda ed offerta allo sguardo di tutti” “ E non sarà stato il solo quella sera credo…” “Eh si Paola. Ma intanto in quel momento il mio stato confusionale divenne totale al nuovo sorso di cognac che ingurgitai per calmare la mia ansia, moltiplicato dall’alcool già bevuto ( ma sono convinto che ci fosse qualcos’altro nella bottiglia) dall’eccitazione e dall’agitazione interiore che non si calmò neppure quando Marina riprese il suo posto guardandomi con gli occhi lucidi ed approfittando della ripresa del gioco per tenere a lungo la mano lì dove ormai il piacere era quasi incontenibile. Ricordo molto vagamente ,a questo punto, la penitenza cui si assoggettò molto volentieri Emanuela. Ognuno di noi doveva toccarle il clitoride, con un dito, lì sul tavolo, davanti a tutti sino a farla venire e i giocatori potevano toccarle i seni. Quando Manù con un lamento strano venne si fece l’ultima mano. Ormai ero via di testa e il mio membro era durissimo nonostante l’alcol. Non ne potevo più. Marina fu ovviamente la vittima della penitenza finale e il croupier chiese se lei accettava una violazione del regolamento. No ricordo neanche come lo disse. So solo che alla fine tra i fumi ricordo che io, Vittorio, il croupier e tre uomini eravamo attorno al tavolo nudi a toccarcelo mentre Marina nuovamente al posto della carte, sul tappeto verde, stesa si contorceva sotto il tocco della mani di tutti che la esploravano ovunque ed in attesa della pioggia bianca che ricordo vagamente di aver visto abbondante di li a poco”: “ Accidenti, le sono venuti, le hanno sborrato tutti addosso? Fortuna che doveva essere una cosa soft” “ Io Paola ricordo così. Non so neanche se sono venuto, mi pare di ricordare una mano che me lo teneva ma non so di chi fosse, ma ho un’ultima immagine del volto di Marina inondato, i suoi capelli, e una lunga striscia bianca che dai peli scuri arrivava all’ombelico ed è l’ultima immagine che ho. Per la verità, anzi, il fatto che tutti le siano venuti addosso e che lei si sia poi masturbata per venire così inondata, me lo ha raccontato mia moglie la mattina dopo dicendomi anche che mi avevano portato farneticante a casa e messo a letto di peso con la più totale “ciuca” della mia vita e non credo solo per l’alcol bevuto”. “ E poi, Luigi, che ti ha detto Marina? Mi hai fatto eccitare” “ Niente, niente altro” “Insomma secondo te è finito tutto li con quella sega collettiva e basta proprio mentre tu perdevi conoscenza… se ne sono andati tutti”. “Si. Perché Paola dici di no? Che pensi?” “ Io? Niente. Dico solo che in genere in questi casi una donna bella come Marina se la scopano tutti, non credi? Mi parrebbe strano che quel porcellino di Vittorio non ne abbia approfittato” “Dici? Beh in effetti Marina è stata molto vaga, forse non ricorda neanche lei bene” Rido di gusto a vedere la faccia perplessa e gelosa e nello stesso tempo eccitata di Luigi. “Sai una cosa Luigi? Lei ricorda bene ( me lo ha detto) di una volta che l’hanno scopata in 5. Tu sai niente di quando possa essere successo ? ”
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15 anni fa
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Cantina violenta 2000
Io non so se quello che segue è successo davvero e nei dettagli così raccontati. Lo dico subito perché Pino in un primo tempo non voleva ospitare questo racconto che ha scritto Franca, una nostra amica, madre di un bimbo di 10 anni . Va da se quindi che il tempo di riferimento di questi fatti è il 1999. Poi quando loro hanno saputo del nostro sito è stata Franca a chiedermi di ospitare questa loro vicenda con l’accortezza di cambiare i nomi ( che ovviamente sono di fantasia) perché volevano far sapere…come lei è rimasta incinta. Non capisco per la verità il meccanismo del loro erotismo, ma ognuno è libero di vivere l’amore come vuole se non fa male ad altri e quindi quando lei si è presentata con il racconto scritto mi sono limitata a correggerlo appena e a pubblicarlo come l’ha portato. E parte proprio dal momento in cui lei, Franca… "Ti prego Cristiano di credermi, non te lo direi. Non è facile dirti queste cose, guardare quel tuo sguardo di rimprovero così torvo, quell'espressione a metà tra il disprezzo e... si anche la perversione perchè vedo che se da una parte vorresti scacciarmi ed insultarmi dall'altra ti senti eccitato, non è vero?" Cristiano mi guardava senza muoversi sprofondato nella poltrona del salotto senza riuscire a dire qualcosa, con un tremore che ogni tanto percorreva il suo corpo e un'espressione sconosciuta. Io in piedi davanti a lui, braccia e mani ancora nere di smog e polvere, la tuta imbrattata e i capelli scompigliati con tracce inconfondibili sulla tuta, sul viso, sulle braccia dell'uragano che mi aveva appena finito di travolgere. Sentivo ancora le gambe molli, il fiatone, la vergogna ed il piacere folle ed irrazionale. Non riuscivo a usare il termine "violenza" non era stato così, lo sapevo, lo capivo, non volevo mentire nè a me nè a lui come non ho mai fatto del resto. Il silenzio che seguì la mia prima confusa, frammentaria spiegazione, lo interruppe con una specie di muggito gutturale che gli uscì spontaneamente al posto di un sospiro. " Prova a raccontarmi tutto con calma dall'inizio, ricomincia da capo, e dimmi tutto" mi disse con il massimo della calma che poteva imporsi. Cercai anche io di riordinare le idee. Da tempo dovevamo mettere a posto la grande cantina di sotto. Per la festa dei 50 anni di Cristiano avevamo deciso di rendere nuovamente abitabile la piccola stanza che assieme al locale caldaie e alla cantina vera e propria era diventata un ripostiglio. Una festa in cantinetta come quelle da giovani di tanti anni fa... questo il regalo che avevamo assieme deciso di farci. Ma l'impresa era impossibile. Anni di oggetti, mobili vecchi, ricordi, scatoloni, avevano reso i locali quasi inaccessibili. Giuseppe, il nostro uomo-fa-tutto si era offerto di pensarci lui sotto la mia direzione. 61 anni, non molto alto, robusto, in pensione da qualche mese si dedicava ormai sempre più frequentemente alla nostra casa: il giardino, lavori di idraulica, piccolo facchinaggio. Questa mattina si è presentato accompagnato dal figlio per farsi dare una mano, un ragazzo di 28 anni, capelli lunghi, moro, bello, si, davvero bello e tanto giovane. Il mio sguardo non poteva essere equivocato,era solo apprezzamento del bello: aveva 12 anni meno di me non potevo proprio essere fraintesa. E poi avevo la tuta rosa, quanto di meno sensuale e provocante potessi indossare." Vieni al sodo " mi dice Cristiano". Ero sulla scala e da li passavo con delicatezza i pacchi incartati della parte arte dell'armadio ad Antonio, il ragazzo. Sai che sotto è caldo, tanto caldo e dopo un po sudavo in modo incredibile e anche loro. Antonio ad un certo punto si è tolto la maglia restando a torso nudo mentre anche il padre aveva solo una canottiera ed un paio di calzoncini corti. Ad un certo punto sono scesa dalla scala e non resistevo più e ho tolto la parte di sopra della tuta. Sotto avevo questa ( la sua maglietta da calcetto azzurra, quelle un pò traforate) e non mi sono resa conto della trasparenza, te lo giuro. Avevo solo caldo. Tornata sulla scala ho proseguito e dividevo i miei sguardi tra le cose da gettare e i muscoli del ragazzo , la pelle un pò lucida e sudata, sotto di me, sotto la scala che reggeva con forza ( sai che è mezza rotta) mentre il padre faceva avanti e indietro senza più parlare, lanciando occhiate a me e al figlio che si era improvvisamente ammutolito. Solo dopo un pò mi sono resa conto che aveva gli occhi incollati sul mio seno ma l'errore mio è stato quello di non volerci dare peso neppure quando mi ha detto "signora quanto è bella... davvero sembra una ragazzina, mi scusi ma ha un seno piccolo e bello, più bello di quello della mia fidanzata".Mi sembrava un complimento carino e solo in quel momento ho capito la trasparenza, i suoi sguardi insistiti, e...ho notato il rigonfiamento dei calzoncini. E non so cosa mi ha preso, Cristiano. Non lo so non so capire. E' assurdo ma è successo, non posso farci nulla,sarà l'effetto di quei nostri giochini di fantasia..."" Vai avanti, senza commenti, senza cercare scuse..." Era arrabbiato ora."Beh invece che scendere e coprirmi sono rimasta sulla scala non facendo nulla anzi agevolando la sua visione e quella del padre che ormai sempre insistentemente mi guardava. Era solo un gioco, mentre lui mi faceva complimenti assurdi e io ridevo compiaciuta invece di fermarlo e dirgli che non si doveva permettere. Lui guardava, io ridevo, ad un certo punto si è distratto e la scala ha oscillato e stavo per perdere l'equilibrio all'indietro. Lui si è precipitato, Antonio e mi ha preso per i fianchi una mano sopra la maglia e l'altra è finita sulla pelle nuda e ci è restata qualche secondo di troppo. Non lo so cosa è accaduto, ero sfinita dal gioco, l'odore del sudore del suo corpo giovane quasi attaccato a me, la sua mano che invece che lasciarmi è salita su per il fianco mentre ero ancora sui gradini della scala : io continuavo a dargli la schiena e lui è arrivato al mio seno nudo, liscio, sudato con il capezzolo ormai eretto e fingendosi preoccupato diceva..." si è fatta male signora, le fa male qui? " e la mano ormai si era impadronita del mio seno. In bilico sulla scala non potevo ribellarmi. Non volevo perchè avevo ormai il corpo in fiamme e non ricevendo reazione lui aveva portato anche l'altra mano sotto la maglia e ormai toccava e stringeva con forza i miei capezzoli e per farlo era salito sul primo gradino della scala e sentivo il contatto del suo petto nudo sui pantaloni della tuta. Non potevo più fingere e il desiderio mi ha dato alla testa. Lui mi ha presa per le ascelle con incredibile forza, mi ha sollevata tenedomi in braccio come una bambina e nel ripormi in piedi a terra ha completato il movimento abbracciandomi da dietro,stringendomi e sollevando così la maglietta. Mi trovavo insomma con il mio sedere e la schiena appicitati al suo corpo, sentivo il duro del suo membro strofinarsi sulla mia schiena, lui è molto più alto, mentre non riuscivo a reagire e lui mi alzava la maglia mostrando i miei seni al padre, palpandoli con forza, stringendoli dicendo a Giuseppe : "guarda che bella babbo, quarda che seni da ragazza che ha e senti quanto sono tosti".Così anche Giuseppe si è avvicinato e ha iniziato a toccarmi i seni, i capezzoli. Stringeva, faceva male, grugniva, ansimava ed il figlio mi teneva ferma ma io non volevo e non potevo ribellarmi mentre le mani di Antonio avevano fatto scendere i pantaloni della tuta e si erano ormai impossessati delle mie natiche e viaggiavano sotto lo slip, forzando i glutei da dietro senza riguardo, con forza, andando con violenza a sentire che tra le gambe non potevo nascondere la mia eccitazione. Quattro mani mi esploravano e mi reggevano . Sentito ovunque il tocco delle mani ruvide di Giuseppe sui seni sula pancia, poi davanti tra le gambe senza delicatezza, ed il figlio che si strofinava da dietro che mi faceva sentire il suo cazzo, che aveva ormai forzato anche allargando un pò il solco con il dito e esplorava senza ritegno. Stavo per crollare ma non potevo non volevo che finisse così.Volevo essere io protagonista, assumere l'iniziativa. Se questa era la volta della trasgressione della mia vita volevo viverla come andava a me. Ho alzato la voce per farmi sentire, mi sono alzata e li ho allontanati. " "Guardate e fate come vi dico". Mi sono tolta la maglietta che era tutta arrotolata e sfilato dai piedi i pantaloni della tuta e gli slip quasi strappati. Nuda mi sono seduta sul gradino della scala chiedendo loro si spogliarsi nudi. "Venite qui vicino". Si sono avvicinati quasi intimiditi, ognuno da una parte e ho preso in mano i loro cazzi. Più lungo e largo quello di Antonio ma anche il padre per l'età che ha è assolutamente accettabile. Ho iniziato a masturbarli piano ,contemporaneamente, con movimenti lenti e profondi e loro dopo poco hanno ripreso le esplorazioni tra le mie gambe. Più ruvida la mano di Giuseppe , più aggressiva intraprendente quella di Antonio. Ad un certo punto il ritmo è salito, erano chinati su di me in un curioso intreccio di mani e braccia e la scala non ha retto e siamo caduti a terra. E non sono più riuscita a controllare la loro furia una volta sul pavimento. Antonio mi ha tenuto giù, stesa sul pavimento sporco, mi ha presa per i capelli e mi ha costretto a prenderglielo in bocca e non è che si limitava al tocco delle mie labbra. Penetrava con forza incurante del fatto che arrivandomi quasi in gola rischiava di suscitare conati di vomito. Mi piaceva quell'odore, quella forza, quello che mi diceva e anche se la bocca mi faceva male cercavo di godermi quell'asta di carne dura e pulsante che pretendeva e prometteva. Ma Antonio non si limitava a convulsi movimenti nella mia bocca. con le mani mi ha spalancato le gambe tenendole un po sollevate e divaricate. sentito male all'inguine mentre lui incitava il padre a scoparmi. neanche il tempo di rendermi conto, avevo gli occhi chiusi e ho sentito il peso di Giuseppe sul mio ventre e i l suo cazzo trovare strada spianata tra le mie gambe. Davano colpi violenti, forsennati, in bocca e nel mio ventre e quando Antonio ha detto " riempiamola" non attendevo altro che la doppia sborrata per godere un'altra volta . E' stato lui, il più giovane a cedere per primo. Senza pausa, continuando a scoparmi la bocca ho sentito sulla lingua prima l'amaro di qualche goccia del suo liquido caldo, poi improvviso violentissimo lo schizzo che ha invaso la mia gola.Una sborra densa, odorosa, dal sapore strano ( diverso da quello tuo cristiano ). Tu sai che non amo ingoiare che sputo sempre ma stavolta non potevo fare a meno. Te lo assicuro non avevo scelta. Lui ripetava "bevi troia, bevimi" e gli schizzi continuavano nella mia bocca soffocandomi, avevo la gola e la lingua piene e dovevo ingoiare per poter tornare a respirare. Lo sperma era denso, non andava giù facilmente, e poi mentre cercavo di ingoiare lui continuava a riempirmi la bocca nela più lunga sborrata che abbia mai vissuto. E mentre finivo di ingoiare ho sentito la violenza dei colpi di Giuseppe aumentare, un piacere sconvolgente salirmi da in mezzo le gambe e i sussulti ed i rantoli mentre senza neanche chiedermi se poteva ,mi veniva dentro, con il cazzo piantato sino in fondo tanto che sentivo le contrazioni e il calore del liquido.Dopo l'orgasmo siamo stati così qualche istante e poi proprio il più vecchio si è alzato per primo allontanandosi. Antonio non aveva levato l'uccello dalla mia bocca. Era più morbido, più piccolo ora ma ancora turgido. E istintivamente continuavo a titillarlo con la lingua a ripulirlo, a leccarlo. E sentivo che faceva effetto. Ma non pensavo mai...Quando mi sono staccata da lui ,senza dire una parola, mi sono alzata. Schiena e sedere dovevano essere in condizioni pietose, ero sporchissima di polvere e smog tanto che voltandomi Antonio si è mosso a pietà dopo avermi vista ed è corso a prendere uno straccio. "Aspetti un attimo."Nuda in mezzo alla stanza aspettavo non so cosa. Un minuto ed è tornato con uno straccio inumidito facendomi voltare e iniziando a pulirmi la schiena e le natiche . Mi piaceva quel massaggio e mentre lo faceva sentivo colare tra le cosce lo sperma del padre . Lui se ne è accorto e puliva anche li. Avrei dovuto provare schifo per la sporcizia, per quello che faceva con uno straccio certo non pulitissimo , ma il suo andare e venire tra le mie gambe era troppo piacevole. Lo straccio cadde dopo poco. Io in piedi, lui dietro a me ad esplorare con la mano tra le natiche, a penetrare con facilità davanti e dietro senza nessuna gentilezza. Ormai ero via di testa. Mi lamentavo di piacere e reagivo eccitandomi ancora di più alle sue frasi rozze. " Babbo vieni qui " disse al padre poco dopo, "tienila così questa troietta meravigliosa" e mettendomi la mano sulla nuca mi costrinse a piegarmi di quasi 90 gradi trascinandomi verso la cassapanca. Giuseppe si è seduto lì, e ha sostituito la sua mano a quella del figlio sulla nuca. Mi teneva forte piegata a 90 gradi, il sedere esposto e il viso a pochi centimetri dal suo cazzo che andava riprendendo forma. " Tiella bene babbo ora" gli disse antonio mentre mi allargava le natiche senza alcun rispetto. Lo so cristiano che con te mi sono sempre rifiutata ma non avevo forza, ero in trance, non reagivo. E lui non ha fatto timidi tentativi come fai tu. E' stato un secondo. Prima ha esplorato con il dito intingendolo davanti e lubrificando dietro persino sputando sul mio culo. Poi improvvisamente con un colpo violento deciso ,secco è penetrato improvvisamente dietro ma non un pò.. tutto assieme, di botto con quel cazzo grosso facendomi ti giuro un male folle, un dolore tremendo che mi ha fatto urlare (temevo che tu avessi sentito anzi) e il dolore è partito da dentro come una bruciatura, come un ferro rovente e arrivando al cervello si è trasformato in un piacere pazzesco non so come. Sentivo il suo cazzo fare sconquassi, farsi largo, bruciare il mio intestino, giungere sino in fondo dove mai niente e nessuno erano arrivati. Sapevo di fare una cosa ingiusta, di godere e di soffrire come avrei dovuto fare con te Cristiano ma la sensazione era troppo forte. Non potevo sottrarmi. Costretta ma nello stesso tempo padrona : questo mi eccitava mentre Giuseppe mi teneva con il volto quasi affondato accanto al suo cazzo che andava prendendo nuovamente vigore e Antonio proseguiva nel suo bestiale impeto con forza senza rispetto con rabbia. Mentre la sua spada entrava ed usciva regalandomi vergogna, dolore e piacere pensavo solo che con te sarebbe stato più bello, diverso e finalmente possibile. Poi mentre Giuseppe si stava masturbando strofinando il suo uccello sulla mia bocca, le guance, Antonio mi ha dato un ordine “ sto per venirti nel culetto, bella troia, ora la sentrai tutta la sborrata e vieni assieme a me” Ha spinto il cazzo sino in fondo sembrava lunghissimo invadente , ed è restato fermo così. “ Su ora stringi e rilassa il tuo culetto dai, fai tu e lo sentirai…” E così ho fatto e dopo poco mentre il padre mi aveva infilato due dita dentro la figa, l’ho sentito fremere, muoversi leggermente e poi pulsare e mentre lui rantolava sentivo le contrazioni dell’orgasmo mescolarsi al calore del liquido nell’intestino e a quello del mio orgasmo nelle mani del padre. Una porca. Senza limiti. Inculata. Si e venivo…venivo. Antonio si è distaccato poco dopo dandomi una sculacciata e con un rumore strano accompagnato da una fitta di dolore il suo cazzo è uscito dal mio intestino. Sembrava una cosa gigantesca enorme. Ero stravolta e dolorante ovunque. La bocca, le viscere, davanti tutto mi faceva male ma non era finita. Ancora lui, il giovane vedendo il padre che continuava a masturbarsi, mi ha ordinato di stendermi sulla cassapanca. Non potevo che ubbidire anche perché non mi reggevo in piedi. Antonio mi ha sistemato le gambe, piegate e allargate e ha cominciato con la mano ad esplorare le mie cavità tra sperma , umore e anche un po di sangue. E ha detto al padre di finire la sega sul mio volto. “ha una faccia da troia non vedi, sborra lì gli ha detto”. Lui è venuto vicino a me e ha continuato per qualche istante a segarsi ma io ero stanca e senza più voglia e ho voltato un po il volto dall’altra parte. Antonio allora ha detto “Eh no” : si è avvicinato dalla mia parte, con la sua mano robusta , pollice e indice ha attanagliato le mie guange spingendo, facendomi male e costringendoni ad aprire un po’ la bocca. “Sborrale qui su che ingoia anche te questa troiona”. Gli schizzi di Giuseppe sono arrivati pochi secondi dopo. Il primo nell’occhio, poi sul naso, sui capelli, e poi colando nella bocca che ero costretta a tenere aperta . “Brava ingoia così. zozzona mi dicevano assieme” e io godevo toccandomi da sola tra le gambe davanti a loro.Poi Antonio mi ha dato un ordine. Ora ti rivesti e corri da tuo marito di sopra e gli racconti tutto, ma nei dettagli, tutti i piccoli dettagli di quello che ti abbiamo fatto o vengo su e lo faccio io e vi picchiamo tutti e due! Ed eccomi qua. Cristiano aveva seguito il mio racconto prima con un’espressione sorpresa da ebete, poi con sguardo vitreo ma alla fine eccitatissimo aveva tirato fuori l’uccello e si era messo a segarsi senza ritegno davanti a me come no n aveva mai fatto. “E così hai fatto la troia Franca – ha detto- Fammi vedere subito come hai ingoiato e come stavi chinata sulla cassapanca, Svelta “Mi sono precipitata su di lui. Mi faceva male tutto, sentivo ancora lo sperma colarmi davanti e dietro la bocca era indolenzita ma ho fatto appena in tempo a precipitarmi sul suo uccello e farlo penetrare bene in gola come non avevo mai fatto prima che sentivo le prime gocce arrivare. Non poteva in quella posizione vedere il cenno di intesa e di assenso di mio marito verso antonio che silenziosamente era entrato nella stanza . Me ne sono accorta solo quando, mentre il primo schizzo di mio marito mi inondava in modo incredibile con un sapore tutto diverso da quello che ancora avevo in bocca, Antonio piombandomi alle spalle mi ha tirato di nuovo giù i pantaloni dela tuta e lo slip assieme e mi ha messo la mano nella fica facendomi fare un salto improvviso. Non potevo staccarmi dalla sborrata di mio marito ma cercavo di divincolarmi. Cristiano allora mi tenuta ferma: mentre finiva di farmi ingoiare tutto ( bevi sino all’ultima goccia mi ha ordinato) mi ha anche detto : “ferma,sta ferma e fatti scopare davanti a me…fai la brava” dagliela tutta e godi ancora.” Mentre lo diceva Antonio aveva già trovato la strada e mi scopava con forza.“ Ferma stai così, fatti riempire tutta vedrai che forse resti anche incinta, finalmente stanotte. Ti riempiremo tutti e tre per tutta la notte (e solo allora mi resi conto che anche Giuseppe era entrato in stanza e guardava toccandoselo ancora) . “Su antonio, gli disse, sborrala subito che ce la portiamo di là sul letto e le facciamo vivere la prima ed ultima notte da supertroia della sua vita” e questa frase mi fece venire assieme ad antonio e Cristiano dovette sorreggermi perché urlavo dal piacere e le gambe non ce la facevano a tenermi su. Ultima ha detto mio marito? Ma perchè ? prima sicuramente….
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15 anni fa
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Un inatteso trio
-ogni riferimento a persona o fatto è puramente casuale- Era parecchio che a marco non capitava l'occasione per sfogarsi un pò a letto, e la voglia di trasgedire era forte, non c'era una fibra rilassata al solo pensiero di un letto, una bella compagnia e tanta fatica. Vista la voglia di novità si ritrovò senza quasi accorgersene con il cellulare in mano, e il numero di una trans, leyla, già in composizione. Una parte di lui sapeva che non c'è lo stesso piacere nel pagare, e inoltre non vorrebbe che qualcuno lo prendesse per abitudinario, ma la tentazione l'aveva portato a provarci già una volta, e il risultato era stato piacevole, seppur si fosse riprogrammato di non farlo più. La voce ormai quasi sconosciuta rispose al telefono, e in poco tempo lui si ritrovò a bussare ad una porta già vista, ma dietro di essa c'era una situazione inattesa: leyla in piedi, calze a rete, pantaloncini di jeans attillati corti, maglia bianca attillata, che lasciava intravedere i turgidi capezzoli non racchiusi in un reggiseno, le sue labbra carnose e degli stupedi capelli ramati, dietro i quali, su una poltrona bassa, si poteva vedere un'altra fugura, una bellissima ragazza! Sul suo voltò l'espressione mutò da dubbiosa a compiaciuta nel giro di pochi attimi, e alzandosi iniziò ad avvicinarsi all'immobile Marco: alta, longilinea ma con curve decise, capelli corti castani e occhi blu scuro, irresistibile. -ciao, scusa l'intromissione, ma è da qualche tempo che volevo provare- un passo per eliminare l'ultima distanza -una cosa a tre con ley! spero che questo non ti dispiaccia..- attimi interminabili di contatto tra gli occhi, durante i quali marco restò paralizzato -..nonostante il mutismo improvviso sembra che qualcosa di tuo mi stia rispondendo a pieni polmoni.- la mano chiusa sul membro turgido non richiedeva effettivamente altre risoste, con una spinta decisa fece cadere Marco su uno spazioso divano, poco distante dal letto, sul quale leyla e lei si accovacciarono, iniziando a spogliarsi e mettendo in mostra due fisici scolpiti. In breve iniziarono un 69, e dopo poco marco non potè più trattenersi dall'intervenire, spogliato alla spicciola appoggiò il pene sul sedere della ragazza, che nel mentre dichiarava di chiamarsi marta, per poi iniziare a strusciarlo su tutto l'interno coscia, sentendo anche di quando in quando la lingua della trans che nel mentre dava piacere alla donna. Qualche minuto dopo in mezzo allo striuscio inizò con la cappella a spingere contro l'ano, e a passarla sulla figa, omai più che bagnata, facendo si che il muscolo si rilassasse, e riuscendo a strappare non pochi mugolii a marta e durante uno dei più pronunciati leyla afferrò marco per il culo, tirandolo a se, facendo penetrsre il pene dell'uomo in profondità nella sua bocca calda, umida ed esperta. l'eccitazione era così tanta che a quel gesto marco non si trattenne eruttando sia in gola che sulla bellla faccia della trans , che non curante leccò via le ultime goccie dalla cappella gofia, pe poi andare ad affondare il muso ancora sporco, nell'intimità di Marta. al vedere ciò l'erezione di Marco, calante per l'essere appena venuto riprese vigore, e lui salendo sul letto andò a baciare la donna ansimante per il piacere per poi iniziare assieme a spompinare Leyla, finche con un urlo di goduria simultaneo, Marta si trovò in preda all'orgasmo a leccare via da mani e pene il seme gorgogliante dell'amica. pochi istanti dopo marco si ritrovò supino, con sopra la donna che godeva nel tenere il suo membro dentro, per poi raggiungere un secondo orgasmo proprio mentre leyla infilava nuovamente il pene nella bocca del loro ospite. dopo 5 minuti, Leyla, di nuovo eretta si fiondò dietro i due, infilando anch'essa il suo pene dentro la figa, già bella piena, di Marta. venuto il momento di cambiare posizione Marco andò dietro la donna, ancora stantuffata dalla terza, e con poca grazia infiò il cazzo dentro il culo dell'intrusa, prima la cappella, e poi tutto, fino a far battere le palle contro il pene della trans e alla figa di Marta. in questa posizione pooteva sentire scorrere l'altro pene sotto pochi i centimetri di pelle che divide i due buchi, centimetri che in breve vennero ignorati perche anche l'altro pene si fece strada nell'ano della ragazza, strappandole un grido di dolore misto a piacere, che portò all'orgasmo tutti e tre, facendo si che dal culo, scosso da fremiti di piacere,scendesse giù una grande quantità di sperma. tempo di riprendere fiato e marco si tirò in piedi, trasportò la donna su un tavolo, mettendola a pancia in su, e riprese a stantuffarle il culo, tranne poi notare che era intenzione di leyla fare ltrettanto col suo. chiuso coì in mezzo andò avanti provando un piacere sconosciuto, e nell'arco di due ore continuarono così, alterando le posizioni di trans e uomo, finche con un ultimo orgasmo simultaneo le forze non vennero meno, e oi tre furono costretti a desistere, andando a ritirarsi sotto le coperte facendosi coccole come fossero amanti.
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15 anni fa
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Sottili linee rosse. -prima parte-
Sottili linee rosse. Prima parte. Pietro era un uomo ricco. La sua famiglia vantava antenati illustri, addirittura tra i Visconti. Laureatosi in filosofia, non aveva mai lavorato; si occupava saltuariamente dei possedimenti di famiglia, affidati sapientemente a un pool di gestori, impiegando il suo tempo nelle due passioni che aveva: il dominio ed i viaggi. Quarantacinque anni, alto, profilo affilato e capelli brizzolati sapientemente acconciati, elegantissimo. Il suo incedere felino e lo sguardo ieratico, esercitavano un fascino magnetico a cui le donne, ed anche i maschi, non sapevano sottrarsi. La sua alterità lo rendeva detestabile e l’invidia era il sentimento che sgorgava frequentemente tra chi lo frequentava. I suoi movimenti erano sempre ponderati e ogni parola soppesata, pronunciata con un tono cavernoso che tacitava gli interlocutori. Una solida cultura classica traspariva dal suo eloquio, talvolta lezioso ma mai noioso, mostrando profonda conoscenza nei più disparati campi. Aveva molte case ma, durante l’inverno, risiedeva prevalentemente a Milano, unica città italiana che non gli facesse rimpiangere Londra, Berlino o Parigi. Abitava in uno stupendo attico con volte a botte affrescate da pittori rinascimentali e dalle ampie bifore si rimiravano le svettanti guglie del Duomo. Pietro era sempre accompagnato da 2 aitanti ragazzi, i cui compiti spaziavano dalla protezione ad altri… molto particolari. Pietro li chiamava Castore e Polluce, sicuramente non i loro veri nomi, retaggio della sua passione per la mitologia. Entrambi molto robusti, forgiati da costanti allenamenti, erano profondamente diversi in molti tratti: Castore aveva capelli neri corti, corvini che incorniciavano un viso squadrato, volitivo ed occhi verdi, mentre Polluce era biondo, con un viso vagamente femmineo sui lati del quale scendevano dei capelli biondissimi fino alle spalle, e sulla carnagione chiara spiccavano degli occhi cobalto. Per assurgere al ruolo di accompagnatori di Pietro, possedevano cultura e savoire faire oltre ad una spiccata devozione. Vivevano sempre nelle vicinanze di Pietro, in appartamenti contigui. Pietro adorava viaggiare e la sua ecletticità lo portava a passare da faticosi percorsi alla ricerca di qualche reperto archeologico, ad un concerto in Svezia , al volo acrobatico in amazzonia fino alle meditazioni nel deserto dei Gobi. Tra un viaggio e l’altro, Pietro si dedicava alla sua strana passione: il dominio delle donne. Egli amava possedere la mente della donna a cui si dedicava, interamente, intimamente, senza limiti. Non accadeva spesso che trovasse la donna adatta essendo molto selettivo; fisicamente non aveva canoni prestabiliti, anche se prediligeva le donne mediterranee, ma era la mente che lo affascinava. Una donna doveva essere algida, altera, snob e, ovviamente, bella. Le sceglieva durante i suoi peregrinaggi nelle capitali europee, a qualche vernissage o concerto. La donna scelta veniva coinvolta in un tourbillon di viaggi, regali ed attenzioni che la rendevano in poco tempo dipendente. Solo a quella condizione, Pietro, iniziava a sottrarle la volontà, con metodici lievi ricatti, piccole disattenzioni, imperiose scenate di gelosia e, lentamente, la donna iniziava a concedergli tutto. Pietro non era eccitato dalla dipendenza sessuale bensì da quella psicologica, dove la mente predominante annulla quella più debole. La perversione dei corpi lo attraeva solo nella fase della scelta, poi le sue perversioni erano placate solo dal dominio totale. Pietro riteneva questa pratica estrema un naturale diritto aristocratico, come un feudatario nei confronti delle mogli dei vassalli. Per questo motivo non sceglieva mai le donne nel suo ambiente, perché le donne ricche, per quanto debosciate, non gli suscitavano quel complesso di superiorità che era alla base della sua perversione. Evitava accuratamente donne dimesse che, anche se belle, appartenevano ai ceti più bassi, perché la povertà gli risultava fastidiosa. Le donne ideali erano quelle della borghesia, magari arricchite ma non discendenti da antichi potentati, donne colte attratte dal lusso. Svariate figure s’erano piegate ai suoi voleri: artiste, manager, politici, ma anche segretarie di funzionari o sportive. Evitava le donne sposate o molto giovani per non rimanere invischiato in patetici e pericolosi strascichi. Non aveva mai fretta nella ricerca che richiedeva molta pazienza; le candidate erano poche e i numerosi canoni richiesti non facilitavano il successo. Passavano lunghi periodi tra una donna e l’altra, come se lo sforzo per svuotare la mente della vittima avesse inciso anche sulla sua. Doveva ricaricarsi e, non raramente, doveva fronteggiare l’ira o gli scongiuri di donne che aveva lasciato dopo averle completamente rese succubi. Infatti Pietro perdeva ogni interesse quando la donna era completamente asservita, pronta a sopportare dolorose torture pur di non perdere le sue attenzioni. Pietro vedeva la sua vittima come un quadro non ancora concepito, da abbozzare, creare, dipingere, velare, incorniciare e mostrare sulla maestosa parete d’una magione. I suoi pennelli lasciavano il colore non sulla tela bensì sulla psiche; egli dalla tela bianca insignificante, faceva sorgere lentamente la materia, la forma, le ombre. Plasmava ogni dettaglio come Michelangelo plasmava le Sibille o Monet esaltava le ninfee. Una volta creato il capolavoro, egli lo abbandonava senza mai più rivederlo. L’ultima opera gli aveva richiesto un anno intero, e dopo la fatica, aveva viaggiato per il globo sopendo la sua aristocraticità e cimentandosi in rischiose esplorazioni. Placata la vena errabonda, era ritornato a Milano dove aveva trascorso svariati mesi per occuparsi di problemi d’eredità e d’affari. In questo periodo nessuna donna lo aveva ispirato ed egli aveva attribuito il fatto all’età che aveva accentuato la sua selettività. Una sera Pietro presenziò alla prima alla Scala della “Carmen” di Bizet. Finita l’opera, s’intrattenne nel foyer con personaggi dell’aristocrazia milanese e poi, scortato da Castore e Polluce, si avvio sotto le volte della galleria, illuminata dalle lanterne ottocentesche. Era molto tardi e poche persone s’affrettavano sulla via di casa. Milano pareva un mostro assopito; il frastornate rumore di fondo del giorno era sparito, ed il rumore secco dei tacchi, sui preziosi mosaici, rimbalzava tra le balconate . Il Biffi e il Savini dai quali una folla di turisti gorgheggia ogni giorno, bui e silenziosi. Giunti nel centro ottagonale della galleria videro una donna poco più avanti correre scompostamente inseguita da due uomini. La donna stranamente non urlava e nemmeno chiedeva aiuto ai pochi passanti che c’erano. Gli uomini la raggiunsero poco prima della piazza del Duomo e con una violenta spinta la gettarono a terra. Castore stava per intervenire quando fu trattenuto da Pietro. Uno dei due tentava di strappargli la borsetta tirando forsennatamente mentre l’altro le sferrò un pugno sul viso e un calcio su una gamba, colpo che la fece ruotare su sé stessa. La tracolla resisteva e lei anche, senza gridare e senza che nessuno avesse il coraggio d’intervenire. Uno dei due la colpì ancora, e a quel punto Pietro liberò Castore e Polluce, che indignati dalla violenza accorsero come lupi. I due richiamati dal rumore dei veloci passi e inquadrata la stazza dei soccorritori, lasciarono la donna dileguandosi. Lei giaceva scomposta, sanguinante; dalla gonna sollevata spiccavano due lunghe gambe fasciate da autoreggenti nere sfibrate dai colpi. Stringeva ancora la borsetta come fosse un figlio e non si rilassò nemmeno quando Castore e Polluce l’aiutarono ad alzarsi. L’immagine di quella donna dal viso sanguinante, con le gambe escoriate che aveva resistito stoicamente ad una violenta aggressione, aveva incuriosito molto Pietro. La donna fissò Pietro brevemente e poi si dedicò alla camicetta strappata, dalla quale si intravedeva il taglio d’un seno generoso orlato da un reggiseno nero. Mentre Pietro la guardava rivedeva la scena mentalmente ed era convinto che la strenua difesa non fosse causata dal contenuto della borsetta ma da un perverso godimento causato dalla violenza stessa. Lo sguardo della donna e la mancanza d’ogni reazione, l’avevano convinto che quella sarebbe stata la prossima opera d’arte. “Vuole che la accompagnamo al pronto soccorso?” chiese Pietro con voce metallica senza nessuna dolcezza. “No grazie, sono solo dei graffi!” “Meglio così! Ci permetta di accompagnarla a casa, quei due potrebbero essere ancora nei paraggi.” Il tono perentorio dissuase la donna dal rifiuto e zoppicando raggiunse con gli uomini l’auto; la donna si accomodò dietro con Pietro mentre Castore e Polluce davanti. Mentre l’auto scorreva silenziosa tra le vie deserte, Pietro non parlò e si limitò ad osservare con la coda dell’occhio le reazioni della donna. Essa era come rapita dal susseguirsi delle costruzioni e dalle fioche luci dei curvi lampioni; sembrava assorta in pensieri insondabili, come una bambina che fantastichi sull’universo. Era sorprendente come, nonostante tutti i colpi ricevuti, non tradisse il minimo disagio e non si muovesse per lenire qualche dolore. Per la prima volta Pietro era così coinvolto da una donna; le modalità dell’incontro e le reazioni lo avevano affascinato oltremodo. La sua fisicità contrastava con il suo comportamento. Era una donna molto alta, con i capelli rossi poco ondulati che gli scendevano lunghi sulla schiena. Un seno generoso sovrastava dei fianchi tondi, molto aggraziati dai quali si allungavano delle gambe affusolate, dai polpacci tesi verso caviglie perfette. Il viso tondo dalla carnagione bianchissima, spiccava tra la corona della rossa capigliatura come fosse una dama del Tiziano. Gli occhi verdi, grandi, divisi da un naso pronunciato, lineare che donava al tondo del viso una caratterizzazione precisa, netta. La generosità degli zigomi e la purezza delle guance che racchiudevano delle splendide labbra carnose dalle carni vermiglie. Quella donna era una prodigiosa mistura tra le razze nordiche e quelle mediterranee ed i suoi algidi colori erano mitigati da quella fisionomia formata da morbide curve, come fossero i lineamenti d’una Madonna di Raffaello. Arrivarono in Corso Sempione dove abitava la donna senza che nessuno proferisse verbo. La donna ringraziò e accompagnata da Castore, sparì nell’elegante androne d’un palazzo settecentesco. I giorni successivi furono per Pietro un calvario; continuava a ripensare a quella donna e quella condizione lo imbestialiva. La superiorità, cardine della sua esistenza, scricchiolava sotto la ponderosa spinta dell’immagine di quella creatura. Decise di partire! Destinazione Namibia tra le fluttuanti dune che s’inabissano nel nervoso atlantico. L’eterna lotta tra la terra matrigna e gli esseri assetati che si trascinano sugli ondivaghi rilievi alla ricerca d’una stilla d’umidità. Pietro quando era in difficoltà dimenticava le lenzuola di seta ed il caviale Beluga e affondava in zone inospitali e disabitate, prive d’ogni confort dove il tempo giaceva immoto da ere. Questi stenti fungevano da lavacro, servivano ad azzerare i numerosi privilegi donatigli dal ceto sociale, come una sorta d’espiazione. Quella volta era diverso però, non era lì per sfuggire alla noia o a petulanti femmine lasciate, bensì per non pensare ad una di esse. Non servì a molto e pochi giorni dopo rientrò a Milano. Ripercorse invano, come un liceale innamorato, la galleria a svariate ore della sera incurante dei sorrisini di Castore e Polluce. Ormai esasperato ordinò a Castore e Polluce d’appostarsi nelle vicinanze dell’abitazione della donna. L’impegno si prorogò svariati giorni e quando tutto sembrava inutile, i due riuscirono a intercettarla e con qualche indiscreta domanda e conseguente mancia, riuscirono a carpire qualche informazione alla maliziosa portinaia. Con quella spiata Pietro, forte delle sue conoscenze in questura, ebbe ben presto una dettagliato report sulla donna. 37 anni, nubile, madre scozzese padre napoletano; era la segretaria d’un amministratore delegato d’una multinazionale farmaceutica. Parlava 5 lingue, laureata in filosofia, non aveva nemmeno una multa per divieto di sosta. Amava l’arte e frequentava circoli cinofili. Non praticava sport ma amava la vita all’aria aperta e spesso faceva lunghe camminate nei parchi nazionali. Una vita molto controllata, apparentemente priva d’ogni emozione. Si chiamava Helen. Una sera Pietro decise di rompere gli indugi: in seguito agli appostamenti di Castore e Polluce, aveva saputo che il mercoledì sera Helen andava ad un cineforum con un’amica. Al rientro, Helen s’avvide di Castore appoggiato ad una grossa auto nera che gli sorrideva. L’uomo aprì la porta posteriore senza parlare invitandola con un inchino ad entrare. Non passarono che pochi secondi e la porta si richiuse dietro Helen. La potente auto si mosse nella città coperta da uno scuro mantello sbrecciato da piccole stelle. Un cristallo inpenetrabile divideva castore e polluce da Helen e Pietro. Quella donna continuava a stupirlo; era entrata in quell’auto senza esitazione ed ora sembrava noncurante della destinazione e delle intenzioni di quei sconosciuti.. Ancora una volta Pietro dovette cedere e gli rivolse la parola per primo: “Mi chiamo Pietro.” Disse velocemente senza guardarla. “Io Elen.” Rispose la donna con calma, senza nessuna inflessione nervosa. “ Un film che valeva il biglietto?” “Sì molto bello anche se molto cruento. Malik è uno dei registi da me preferiti.” “Concordo; se avesse un decimo della pubblicità dei film di Spielberg, sarebbe molto più apprezzato.” “Dei film francesi cosa ne pensa?” chiese Pietro, non perché interessato alla risposta ma per non interrompere quel canale che s’era aperto tra di loro. “I giovani registi non mi esaltano. Adoro Truffaut, Lelouch e Godard.” Pietro dovette porle numerose domande alle quali Helen rispondeva concisamente, mostrando una notevole cultura, senza mai porne a sua volta. Sembrava una donna già addentro il mondo della dominazione, altera e servile, fiera e docile, magnetica e umile. L’auto si fermò dinanzi al Carlton dove uno chauffeur aprì prontamente lo sportello. Un ossequioso maitre li accompagno nella dining room dove si accomodarono su delle poltroncine damascate rosse con nel mezzo un tavolino ricoperto da un drappeggio di seta ocra. Il locale, vista l’ora era deserto, ed era rimasto aperto per non irritare un cliente molto importante come Pietro. Dai gessi bianchi del soffitto pendevano grossi lampadari di cristallo Swarovski che emanavano una luce diffusa e tenue. “Una bottiglia di Dom Pérignon Rosé OEnothèque!” ordinò Pietro Era la prima volta che si guardavano; Helen aveva un maglione d’angora leggermente scollato, una gonna nera sopra il ginocchio e dei stivali neri con un tacco 8. Nessun trucco eccetto un lievissimo strato di fard. Gli occhi verdi sprigionavano magnetismo come se all’improvviso quella placida donna potesse trasformarsi in una virago. Sulle lunghe gambe erano appoggiate delle affilate mani, candide, lisce con unghie ben curate. Era tranquilla come sempre e Pietro stentava a mantenere il consueto aplomb. “Verreste con me a Portofino per il week end?” domandò di getto Pietro cercando di mantenere una parvenza di distacco. “Sì!” rispose mentre lo champagne frizzava nei calici. Fine prima parte.
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15 anni fa
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Una sera inaspettata
quella sera era la piu lunga e la piu noiosa delel ultime passate in casa fuori fa freddo e vedere passare una macchina sarebbe unmiracolo finalmete mi decido.. questa sera non sarà padrona la noia chiamo andrea l'amico di serate pazze erano settimane che era sparito magari ha trovato la troietta di turno da sbattere e come al solito dimentica gli amici piu cari ma cosa vuoi è fatto così e bisogna prenderlo come viene...dopo innumerevoli squilli finalmete risponde con la sua solita voce allegra e vivace nonostante l'ora tarda.. entusiasta della mia chiamata mi disse che stava passando a prendere un suo caro amico d'infanzia ritrovato grazie a fb e mi propone di uscire con loro...io quasi speravo in quella frase ... oddio ma cosa mettermi? chi sarà questo amico ?? non penso a fare colpo su di lui ho solo voglia di uscire e perch'è no di divertirmi fare 4 risate .... indosso i miei stivaletti con il tacchetto alto e un pantalone a vita bassa con una camicia e giubbino con il pellicciotto faccio in tempo a truccarmi ke mi bussano alla porta ma non era il citofono erano gia dietro la porta apro... e vedo andre con il suo solito sorriso e la sua faccia da idiota che mi dice possiamo entrare? abbiamo portato un vinello niente male se hai qualcosa da mettere sotto i denti potremmo degustarlo insieme.. a quelle parole quasi mi veniva voglia di prendelo e cacciarlo ma non feci intempo a replicare che mi presenta il suoamico carlo un uomo alto ricciolino ocn 2 occhi neri da furbetto... forse da quel momento avrei dovuto capire che la serata non poteva che on finire bene... ho lasciato che la serata la guidassero loro andrea era un mago sui fornelli e carlo sapeva davvero come far compagnia ad una donna sapeva gesticolare in un modo affabile...e le parole giuste in qualsiasi discorso ....guardo l'ora e sono fatte le 2 del mattino siamo alla seconda bottiglia di vino e sono vistosamente rossa in viso ...carlo vedendo il mio imbarazzo cerca di portarmi sul divano e farmi stendere i piedi ...da quel momento credo di aver sognato ...prese gli stivali e li sfilò per poi iniziare a massaggiarmi i piedi andrea lasciò il suo bicchiere ormai vuoto e si avvicinò a me per accarezzarmi prima ocn le mani sul viso ...per poi scendere verso la bocca e infilarmi le dita in bocca ...d'istinto mi ripresi per dire che stavamo combinando ma carlo mi tranquillizzò dicendomi che se non mi andavai sarebbero usciti ma solo con un sorriso gli feci capire che forse la cosa cominciava a piacermi...da quel sorriso malizioso andrea incalzò la dose facendomi alzare e iniziammo a ballare un lento mentre carlo da dietro mi sbottonava la camicia... per poi iniziare a palparmi i seni sentendoli gia duri....continua
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15 anni fa
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L'ascensore
Mi trovo a New York per il matrimonio della figlia della mia migliore amica, l’ho vista nascere, sono stata la sua madrina al battesimo e ora mi ha chiesto di farle da testimone al matrimonio. Siamo arrivati tre giorni fa io e mio marito, siamo ospiti nell’appartamento della mia amica, che si trova al ventesimo piano di un palazzo che ne ha circa una trentina. Certo per me che abito in una villetta su due livelli dormire così in alto fa un certo effetto, lei mi ha detto che è solo questione di abitudine, poi sopra di lei iniziano i piani occupati prevalentemente da uffici per cui dopo le diciassette lo stabile si vuota e regna molta tranquillità. Per il matrimonio è tutto a posto, mancano solo alcuni dettagli, quale le prove in chiesa, quelle del vestito, per il resto è tutto a posto tanto che ci stiamo dedicando alcuni giorni di vacanza insieme ai due futuri sposi. Oggi il programma prevede che i maschietti se ne vanno a vedere un negozio che vende tecnologia elettronica, mentre noi donne passeremo un momento dal negozio del pasticcere per definire gli ornamenti della torta nuziale, poi massima libertà. Appena uscite, mi rendo conto di due cose, che mi sono vestita troppo pesante, gonna, calze autoreggenti, camicetta e giacchetto di renna, mi fanno immediatamente sudare, poi ho dimenticato il cellulare. A questo punto la mia amica mi indica un palazzo che si trova appena due isolati da noi, “ vieni giù per questa via, fai con calma tanto a noi ci vorrà circa mezzora, se non ci trovi chiama”, detto questo mi da le chiavi dell’appartamento e si incammina con la figlia nella sua direzione, mentre io rientro dentro, vedo l’ascensore che si sta chiudendo, mi affretto, uno dei due uomini che sono dentro blocca le porte, e mi permette di entrare con loro. “ grazie”, dico, poi mi correggo, lo ripeto in inglese. Mi ritrovo con un signore di circa quaranta anni, ben vestito, capelli lunghi tenuti legati dietro la nuca a coda, barba rasata corta, mentre l’altro anche lui in giacca e cravatta sembra più giovane forse trenta, con una ventiquattro ore in mano. Digito il numero del mio piano, vedo che loro hanno gia richiesto il ventinovesimo, mi posiziono davanti a loro, gambe appena divaricate, sicuramente i due mi scrutano, devo essere un bello spettacolo, capelli neri mossi che mi arrivano alle spalle, giacchetto di renna, gonna corta nera, calze nere e scarpe con circa otto centimetri di tacco, il mio splendido culetto deve fare la sua figura, sicuramente sono un bell’insieme da vedere. Le porte si chiudono e l’ascensore parte velocissimo, poi di colpo si blocca, perdo l’equilibrio, cado all’indietro addosso al signore più anziano che immediatamente mi afferra con le braccia intorno alla vita. Buio totale, restiamo alcuni secondi immobili senza capire cosa è successo, sento il corpo del mio salvatore aderire al mio, i muscoli duri del petto aderiscono alla mia schiena, un bozzo consistente si incunea fra il solco delle natiche, mentre le mani che prima mi hanno afferrata ora risalgono veloci fino ai miei seni stringendoli con decisione. Resto stupita, nello stesso tempo mi piace quel contatto, una flebile luce si accende, ci separiamo, mentre il giovane si avvicina alla tastiera e schiaccia il pulsante di emergenza, ma non succede nulla, anzi dopo pochi secondi anche la luce di emergenza si spegne, ora siamo nel buio più totale. Cerco d’istinto il mio cellulare, poi mi ricordo che l’ho lasciato in camera, loro bisbigliano qualche cosa fra loro che non capisco, poi di nuovo le forti mani che mi hanno sorretto si cingono attorno al mio corpo, sento scostare i capelli, calde labbra mi baciano sul collo appena dietro la nuca, è una cosa che mi fa impazzire sentirmi baciare li, immediatamente anche il bozzo che ora è diventato un magnifico palo duro si schiaccia fra le mie chiappe, sento un fremito di piacere invadere il mio corpo. L’altro rapidamente si è inginocchiato davanti a me, ha risalito con le mani le cosce, alzato la gonna fino alla vita, “ wow” esclama quando si rende conto al tatto che ho le autoreggenti con il reggicalze, dice all’altro che sono vestita sexy, mi abbassa lo strig fino alle caviglie, mi fa alzare un piede per volta e lo toglie. Mi solleva la gamba destra fin sopra di lui, insinua la testa fra le mie cosce. Lo sento respirare, odorare la mia fica che gia si bagna, poi incomincia un gioco di lingua e labbra sconvolgente. Mi schiaccia il clito con il labbro superiore, mentre scorre la lingua dentro il taglio delle labbra della mia vulva fino al fiorellino anale, inizio a godere immediatamente a quelle sollecitazioni. L’altro non è rimasto inerme, mi ha sbottonato due bottoni della camicetta, le sue mani si sono impossessate dei miei seni che stringe, impasta, mi tortura i capezzoli, procurandomi un piacere inteso che sommato all’altro mi portano in breve ad avere il primo orgasmo, un gemito esce dalle mie labbra ….. muhummmmmmmmm …….. il giovane si rende subito conto che stò godendo, incolla la sua bocca alla mia fica e raccoglie insinuando dentro la lingua tutto il succo che essa secerne. Sono scossa dal piacere che provo, sono due demoni che mi fanno impazzire magistralmente, sento il mio corpo tendersi e arrivare a un nuovo piacere intenso, …… siiiiiiii ……..humhmuummmmm …… yess……. Il giovane raccoglie anche questa sborrata che gli scarico direttamente in bocca, poi si alza, dice all’altro che sono pronta, mi prende il viso fra le mani, mi fa piegare a novanta, fino a che le mie labbra non incontrano il suo cazzo gia fuori e teso. Lo infilo in bocca nello stesso istante in cui l’altro appoggia il suo alle labbra della mia vulva fradicia, lo spennella alcune volte sue giù poi improvvisamente lo infila in un colpo solo, secco e deciso fino in fondo. Sento una grossa cappella aprirmi, farsi strada dentro di me, raschiare le pareti della mia vagina e colpire con forza il fondo sbattendo contro l’utero procurandomi una scarica di piacere sconvolgente che mi porta direttamente all’orgasmo. Devo appoggiarmi con le mani ai fianchi del giovane per non cadere dalla spinta che ho ricevuto da dietro, godo a bocca piena dato che anche l’altro lo ha infilato dentro ….. UHUHMUMMMMMmmmmm ….. un lunghissimo genito mi fa scuotere tutta, loro si fermano un secondo poi mi incominciano a pompare all’impazzata. Quello davanti spinge il cazzo in bocca fino a farlo sbattere sul palato, rapidamente, mentre l’altro estrae per metà la grossa verga poi lo infila dentro di colpo fino infondo facendomi morire. Godo, vengo e godo, sento quello davanti aumentare il ritmo, si gonfia dentro di me come prevedo a breve mi inonda la bocca di sborra calda e densa, mi incita, a mandarla giù, neanche vi fosse bisogno di dirlo. Ingoio, lecco tutta la semenza calda, mentre sto provando un nuovo orgasmo, mi sfilo il cazzo di bocca, sento il mio corpo tremare………… yessss…..siiiiiiii ….. vengooooo…… ma anche il mio amante è arrivato, lo sento aumentare le pompate, più veloci, poi di colpo si sfila, mi gira, mi fa inginocchiare, con una mano sulla mia testa mi porta la mazza davanti alla bocca. Nonostante sia ampia quasi non riesco a contenere il glande che mi spinge dentro, lecco appena e subito un getto denso e caldo mi inonda la cavita orale, è buona, più densa dell’altro, più dolce. Bevo, succhio, ingoio fino all’ultima goccia. Resto qualche secondo in quella posizione, poi di colpo le luci si riaccendono, una voce dall’altoparlante si scusa per l’inconveniente, ho appena il tempo di tirarmi giù la gonna e rimettermi in piedi che il giovane ridigita i numeri dei piani sulla tastiera che l’ascensore riparte velocissimo, in pochi secondi raggiunge il mio piano. Le porte si aprono, esco, con passi malfermi mi incammino verso la porta del mio appartamento senza voltarmi, apro e appena dentro mi appoggio alla porta. Sono sudata, ho caldo, chiudo gli occhi, non, non ho sognato, in circa venti minuti sono venuta quattro volte e mi sono bevuta due sborrate, ne sento il sapore ancora in bocca. Decido di farmi una doccia veloce, vado in camera mia, e mentre mi spoglio mi accorgo di non avere più lo string, faccio mente locale, deve essere stato il giovane che le ha prese quando me le ha tolte, forse le vuole come trofeo a ricordo di questa strana avventura, o magari per esibirle come prova quando la racconterà ai suoi amici. Mi eccita il pensiero che altri maschi sbaveranno pensando a me, sorrido compiaciuta con me stessa mentre l’acqua tiepida esce dalla doccia bagna il mio corpo.
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15 anni fa
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Varie
La trans...
Io non sono un abituè, ma quando mi prende la voglia sono davvero insaziabile... Così una mattina, svegliatomi con una voglia folle di prendere un bel giocattolone, mi accingo ad andare a trovare una splendida trans che già conoscevo... Arrivato a casa sua, non posso resistere oltre e comincio a spogliarmi e lei fa lo stesso... Appena intravisto il suo bel pisellone, comincio a succhiarlo con tanta passione... e la sensazione che mi da sentirmelo indurire in bocca mi fa eccitare ancora di più... Ed ancora più eccitante è sentire i suoi sospiri di goduria mentre glie lo succhio fino in fondo... Ma questo non basta... voglio sentirlo dentro... così mi giro e preparo il mio bel buco, già preparato a dovere, morbido e profumato e pronto a ricevere l'ormai durissimo cazzo di lei... che me lo infila prima piano, con delicatezza... fino a farlo entrare tutto... e poi comincia a sbattermi forte... Ah... che meravglia sentire quei 22 cm che mi spaccano tutto... "ma ora girati" le dico... e dopo averglielo succhiato ancora, eccomici seduto sopra cavalcando senza tregua quel bel membro gigante... Il mio culo è ormai spanato e lei prova sempre più gusto scopandomi... "sei la mia troia" mi dice "godi, puttana", girandomi nella posizione tradizionale... che è anche la mia preferita... e lei comincia a baciarmi mentre mi scopa... "ed ora voglio sentire la tua crema tra le mie labbra" le dico... Ma lei "no, mi hai dato troppo poco... se vuoi la mia crema devi darmi altri soldi"... ma mentre la spompino... ella non riesce proprio a trattenere il suo orgasmo che, dopo un gran bel pompino, finisce per riscaldare il mio viso e le mie labbra... con estremo piacere suo e mio... e mentre lei mi viene in bocca, io me ne vengo insieme a lei... E che eccitazione sentire il calore della sua sborra... e vedere il suo viso avvolto da un godimento sublime... "Torna presto a trovarmi" mi dice... "una scopata così non si rifiuta mai!"...
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15 anni fa
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Varie
Coppia2
ma dove la trovano tutta quest'acqua le nuvole?? sto percorrendo la senese, che brutta strada, in più piove come se dovesse venire l’alluvione....vado pianissimo perchè devo trovare un cancello alla 4 curva a destra......chissà se la troverò la 4 curva.... i miei "amici" mi telefonano in continuazione, vista la pioggia si preoccupano che il loro giocattolo non si rompa ancora prima di arrivare ma, che premurosi.... ho fatto una fila pazzesca dietro di me......ma io devo andare piano altrimenti il cancello della 4 curva a destra non lo vedrò mai....eccolo in mezzo agli alberi scorgo il cancello verde aperto...mi aspettano... percorro con la macchina lo stradello fino ad arrivare alla casa..... che paura, quassù è un posto da lupi se urlo non mi sente nessuno, sono in balia di loro ma, al mondo vola solo chi osa.....speriamo vada bene... vedo lui con l'ombrello mi viene incontro ridendo..... "ben arrivata...non ci speravo più" "sai la pioggia, la strada non la conoscevo...e sinceramente un pò di paura" mentre parlo mi prende per mano, una mano fredda, gelida...mi attira a se e sotto l'ombrello mi bacia...che bacio!!!!... lei al finestrone di casa che ci guarda.... "entriamo dai che qui fa freddo.." mi spinge avanti a lui... quando entro mi colpiscono i divani, come sono brutti...di un colore indefinito....mezzi mordicchiati dai due cani sdraiati laggiù davanti ai piedi di lei..... mi guarda, non si alza neppure a salutarmi...non mi viene incontro..direi che non è contenta per niente di vedermi...continua indifferente ad accarezzare i cani... dentro casa è un caldo afoso...e sinceramente c'è un puzzo di animale pazzesco......di cane bagnato...quasi puzzo di canile... faccio finta di nulla mi tolgo la giacca e rimango li imbambolata come un ebete ad aspettare che qualcuno mi dica dove metterla... arriva lui...tutto eccitato con un pantalone largo, morbido, da ginnastica,quelli dell'adidas blu..... petto nudo...lo sguardo scorre sul suo corpo scendendo sempre più giù perchè il rigonfiamento in mezzo alle gambe si mostra evidente.... "la prendo io scusa" torna veloce da me... e come un rapace che aspettava la preda...mi prende per le mani....mi spinge su quel divano orribile.... seduta davanti a lui....mi ritrovo con davanti al viso il rigonfiamento che tanto mi aveva attirato lo sguardo.... senza pensarci tiro giù i pantaloni....ed eccolo li duro, gonfio di desiderio davanti a me, davanti alla mia bocca... lo prendo con le mani...e comincio a leccarlo...la punta della lingua che scivola desiderosa di sentirne il sapore....lui non mi tocca sta fermo con le mani sui fianchi... la bocca lo prende...dolcemente...poi sempre più morbosa...lui comincia a gemere..con la coda dell'occhio vedo lei...sempre seduta li a guardare la scena, sempre li ad accarezzare i suoi cani.... adesso quasi urla di piacere.... mi alza mi gira, il viso schiacciato tra quegli orridi cuscini, il culo all’insù ancora stretto nei pantaloni ... comincia a toglierli, impacciato nei movimenti, cerco di risollevarmi ma, non me lo permette…dopo tanto tirare riesce a toglierli…ho un tanga blu…prende tra i denti i laccetti laterali…lo strappa…sento il rumore della stoffa che cede sotto i suoi denti…. Con la lingua mi penetra ovunque…la sento bagnata passarmi tra le cosce, la sento insinuarsi dentro di me…lui con le mani mi allarga per farla entrare meglio… Alzo lo sguardo…lei è sparita….ci sono solo i cani sdraiati sul pavimento di legno che ci guardano in silenzio… Chiudo gli occhi per amplificare il piacere di quella lingua che mi fa godere… Lui è instancabile….succhia ogni goccia del mio piacere, lecca ogni angolo della mia pelle, esplora entrambi i miei buchi…. Sento altre mani su di me….più piccole, più calde…apro gli occhi e vedo lei che in piedi davanti a me allunga le braccia per toccarmi, è nuda….si siede sul divano…apre le gambe e mi alza la testa finchè non è tra le sue cosce….con le mani si allarga la fica fino a propormi il clitoride da succhiare come se fosse un piccolo cazzo….so ciò che vuole e non la faccio aspettare..inizio la danza…le infilo tutta la mia lingua dentro, le succhio le grandi labbra e gioco con il clitoride…. Lui stacca la lingua e mi penetra…..lo sento tutto dentro…duro, forte…sempre più dentro…lei mi tira per i capelli, come se dovessi mangiarla… Gemono, urlano, godono…. Mi sdraiano per terra sul parquet odora di cera…lui mi apre le gambe e mi comincia a scopare…lei mi bacia la pancia, mi lecca le gambe…scende con la bocca al mio clitoride, mentre suo marito mi sta fottendo con forza…lei in punta di lingua ci gioca .. toglie il suo cazzo da dentro di me solo per metterlo in bocca a lei….mi girano di lato e dolcemente inizia a incularmi….lei sparisce di nuovo…torna con un cazzo al posto della sua fica….si avvicina alla mia bocca e me lo infila con forza fino in gola… “succhia anche questo troia…” È dolce, sembra fatto di zucchero e miele, mi raschia in gola…. Lui si stacca e si mette a 90 gradi…. Un uomo a pecora pronto a prenderlo…non l’avevo mai visto….con una mano si allarga il culo eccitato…. “vieni a leccargli il buco del culo che tra poco ce lo scopiamo” Gattoni mi muovo verso di lui…quel culo allargato…desideroso..mi fa venire quasi da ridere…invece inizio a leccarlo a bagnarlo di saliva…lui con la mano si allarga sempre di più…ed io sempre di più infilo dentro la lingua… Lei mi sposta e comincia ad incularlo….urla….decido di sdraiarmi davanti alla sua bocca…e comincia di nuovo a leccarmi……mi viene voglia di mettermi a 69 sotto di lui, mentre lei selvaggiamente lo incula, sento i colpi forti che fanno ogni volta un rumore strano…e mentre lei lo sadomizza io inizio a succhiargli il cazzo….durissmo..eccitato… Lei mette anche me a pecora accanto a lui e passa da un culo all’altro ridendo…. Mentre io a gambe larghe mi faccio scopare da lei, il marito me lo infila tutto in bocca… “si così succhialo, prendilo tutto fino alla gola…..” Smette di scoparmi, si mettano in piedi davanti a me in ginocchio….ho questi due cazzi davanti, che sembrano uguali….lui si masturba sempre più veloce e lei sembra fare la stessa cosa sul suo cazzo finto…la sborra mi arriva in faccia, cola tra le labbra aperte…mi riempie la gola calda….fanno a turno a scoparsi la mia bocca….a colmarla di sborra….ed io ingoio senza lasciar cadere una goccia… “brava, succhia tutto…pulisci bene troia” Finalmente vedo lei sorridere, si toglie il cazzo finto, mi abbraccia mi bacia, mi stringe a se… “grazie di essere venuta sei stata fantastica…quello che abbiamo sempre cercato” Vado a farmi una doccia…nuda sotto l’acqua calda …complice l’eccitazione inizio a toccarmi…le mie dita scivolano dentro di me, la mia mano strapazza il clitoride finchè riesco ad avere un ennesimo orgasmo….ne esco rilassata, profumata di mughetto…mi rivesto senza il mio tanga che è sul divano strappato.. Mi accompagnano fuori insieme, continua ancora a piovere….salgo in macchina e li saluto…. i
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15 anni fa
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Una sera
Mi sono preparata di gran fretta. Era tardi ma avevo una gran voglia di uscire. Ero quasi pronta ed ecco che mi arriva un messaggio di un amico: "Ho voglia di vederti... Tanta voglia". Non potevo sperare di meglio, lo chiamo subito e organizziamo. Sono eccitata e questa sera mi sento proprio figa. Ho un cardigan nero che mi sta proprio bene; mi avvolge e modella delle belle forme sul mio corpo. Ho una gonna nera stretta in vita e aperta sulle gambe; calze nere con il pizzo chiaro e mutandina trasparente con guepiere incorporata. Sono ben truccata e con un tacco non esagerato. In auto mi guardo le gambe e mi sento salire la voglia. Ho bisogno di conferme e allora decido di fermarmi a fare benzina in autogrill. Mi sistemo la gonna in modo che si veda qualcosa e quando l'uomo si avvicina per chiedermi "quanto" rispondo con voce chiara ma un poco languida:"il pieno". Quello rimane un attimo sul posto, ma non mi sfugge l'occhiata che da alle mie gambe. Guardo dallo specchietto e noto che facendo benzina cerca di traverso di guardare all'interno. Allora prendo la borsetta e con un gesto distratto la tiro verso di me e sollevo "accidentalmente" la gonna in modo da fare vedere molto. Eccolo che arriva: " sono 46 euro" e non mi stacca gli occhi dalle gambe. Sono eccitatissima, perdo tempo a cercare gli spiccioli e nel frattempo piego e allargo le gambe di traverso in modo da fare vedere di più.... non lo sto guardando, ma sento i suoi occhi che mi trapanano. "mi spiace ho solo 50" - dico - e lui prontamente " venga signora il resto ce l'ho in ufficio" e si avvia senza lasciarmi il tempo di dire nulla. Allora sposto l'auto e la parcheggio comoda vicino all'ufficio. Scendo e vado dentro. "mi scusi - dice- se l'ho fatta venire dentro ma non avevo resto e poi... insomma volevo vederla". A questo punto la mia eccitazione va alle stelle, era la conferma che volevo. Devo proprio essere figa! Però non so cosa dire e tantomeno cosa fare. Faccio un sorrisetto ma è lui che mi dice :" forse nello spogliatoio ho qualche spicciolo". "Furbetto però" -penso- e va verso lo spogliatoio. Ora sono io che non perdo l'occasione. Lo seguo e appena dentro chiude la porta e girandosi mi dice:"ha delle gambe da urlo; complimenti!" e comincia a toccarmi. Io sono in estasi. Non aspettavo altro. Gli sbottono i pantaloni e infilo dentro la mano. Un cazzo di belle dimensioni, ma ancora da indurire. Non ci penso un attimo. Mi abbasso e comincio a lavorare di bocca. Diventa durissimo subito. Lui ansima. Mi dice che sono una "bella troia". "Una troia in calore che voleva farsi sbattere". Ha ragione, ma ho la bocca troppo occupata per dirglielo. Lavoro con la lingua a più non posso e nel frattempo mi tocco. Sento che è pronto.... do gli ultimi colpi e ecco che viene. "Troia" - mi dice- sarà anche vero, ma sto godendo anch'io. Esco appagata e forse non mi ha dato neppure il resto.... passerò a prenderlo la prossima volta! Dimenticavo: il mio amico sa che sono sempre in ritardo!
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15 anni fa
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Cinema speciale 2011
" Ma siete sicure? Tu Anna ci hai pensato bene? Non è contro quello che hai sempre sostenuto?" Andrea sembra quasi sconcertato ma non riesce a nascondere l'emozione e il turbamento. "E' un gioco Andrea, un gioco nostro e poi comanda Paola stavolta e l'ha deciso lei" ribadisce. Li guardo entrambi e guardo mio marito che sembra essere rimasto senza parole. Per noi non è una novità, è un gioco quasi inoffensivo, ma per loro che avevano escluso qualunque altro contatto oltre allo scambio con noi, si tratta di una svolta epocale. Sono tanto più giovani di noi e quei 12-14 anni di differenza si sentono in queste cose... "Scusami Paola, ma ricapitola e spiegami bene la scommessa" mi dice Andrea. "Ok. Allora si va a cinema, in quel multisala che ha la saletta con i divani da tre e da quattro ( ovviamente non importa cosa danno ). Ci sediamo a coppie su due file diverse accanto ad un singolo, un uomo, se lo troviamo, la donna in mezzo tra lo sconosciuto e il marito. Ovviamente Anna ed io avremo un abbigliamento consono alla circostanza, gonna corta,autoreggenti e niente slip. E vediamo se si riesce a fare una sega al vicino. Chi ci riesce ha cena e albergo pagati per il nostro prossimo week end dall'altra coppia. Se ci riusciamo entrambi... paga chi lo fa venire prima e vince chi lo fa durare più a lungo. Carino no?". "A parte che tu Paola sei perversa proprio, ma come si fa a stabilirlo chi viene prima se siamo distanti" obietta Pino finalmente tornato tra noi. "Ma dai... sintonizziamo gli orologi dei due uomini che fanno da arbitri: quando l'altro viene la lei gli fa un segnale e lui guarda l'ora. Poi confrontiamo. Facile no?". Loro ridono eccitati e Anna annuisce. Sembra aver superato le ultime inibizioni. Due giorni dopo. Viste così niente male entrambe: anna ha optato per una autoreggente a rete, io nera. Non è un brutto colpo d'occhio. Primo problema da superare: il tizio alla cassa assegna i posti. Va beh, faremo finta di niente non dovrebbe esserci tanta gente a questo film: di mercoledì chi vuoi che vada a vedere... ah ah, proprio Burlesque ci è capitato, pure in tema. Facciamo strada decisi io e Pino. in ottava fila un signore solo nel primo posto. vado decisa. Mi ha guardato male mentre toglievo il soprabito e mi sono messa accanto a lui quando avrei potuto scorrere di un posto ma lo sguardo è stato poi girato sulle mie gambe. Iniziamo bene. Lascio il cappotto sulle mie gambe mentre mi aggiusto sul divanetto facendo in modo...di far salire la gonna mentre Pino si siede accanto a me alla mia sinistra. E cerco con lo sguardo gli esitanti Anna e Andrea rimasti in piedi in fondo. Un ragazzo sulla trentina ( la mia vittima designata dovrebbe essere sui 40-45) li sorpassa e va a sedersi in terza fila. Faccio cenno loro con il capo approfittando della luce ancora accesa. Capiscono e lo seguono. Stessa manovra. Anna vicino a lui anche se ce l'ha a sinistra , più scomodo, e andrea che sorride un po inebetito a destra. Si spegne la luce, inizia la proiezione. Mi concentro sulla scommessa. Piego bene il cappotto facendo in modo che lui possa vedere bene le mie gambe e anche il bordo delle autoreggenti. Li davanti sembrano tutti impegnati a seguire il film. E anche il mio vicino. una decina di minuti inutili. Poi mi decido e dischiudo un po le gambe: non arrivo a cercare il contatto con le sue ma se lui volesse potrebbe provarci. Ed infatti lui prova. Le allarga anche lui e le ginocchia si toccano. Prima timidamente, poi visto che non tolgo la gamba, con decisione. Finalmente smette di guardare lo schermo e abbassa lo sguardo. Ancora un paio di minuti e finalmente la sua mano mi sfiora la coscia. Gli vado incontro e cerco di guardare qualche fila più avanti : mi sembra che Anna...si sia leggermente spostata verso il suo vicino. Ma non vedo bene. Ora la sua mano ha preso coraggio. Ha già trovato il bordo delle autoreggenti proprio mentre analoga manovra l'avvia Pino sull'altra gamba costringendomi a dischiudere ancora di più le gambe segnale che il mio vicino che mi sforzo di non guardare interpreta come un via libera verso il centro. Pochi istanti e avverto la sorpresa delle sue dita nel non trovare ostacolo di stoffa nel tuffarsi tra i peli . Ora è deciso, tocca ed esplora ma sembra impacciato. E' il momento. faccio scivolare la mano destra sulla sua gamba ,interno coscia, arrivo senza essere invadente ma decisa alla patta dei pantaloni avvertendo il duro della sua erezione. Massaggio piano così, sul pantalone, lasciando che lui ti tocchi mentre anche la mano di Pino sta arrivando lì e l'inevitabile accade: si incontrano. Lui ha un sussulto, la ritira spaventato. Smetto il massaggio sui pantaloni, gliela prendo con garbo e la riconduco lì mettendola accanto a quella di Pino che sa come dischiudermi le grandi labbra e mi sta preparando. Lo guardo un attimo annuendo e facendo un gesto con il mento verso il suo pantalone. usa la destra per abbassare la patta e la sinistra ha trovato una stupenda collaborazione con Pino. Mio marito la tiene aperta, lui penetra piano piano ed esplora sentendo dagli umori come sono eccitata mentre gli prendo finalmente il grosso membro che riusciamo a liberare e che svetta nella penombra. Non un obelisco, ma un bel cazzo. Sospira mentre la mia mano lo stringe forte. Le mani dei due uomini ora sono proprietarie delle mie gambe, della mia fighetta calda e non si limitano a esplorare la zona anteriore. Lo sapevo, era logico, comprendo e lascio fare anche dietro. Scappello intanto il membro che ho nella destra e accenno ad un movimento istintivo. Lui è bravo e tempestivo. Mette la sua mano sulla mia che gli stringe la verga e detta il movimento che gli piace. Strano. Un colpo secco a scendere , poi qualche secondo in basso, e risalita lenta. E' importante non mettergli fretta altrimenti qualora Anna stia facendo qualcosa di simile rischio di perdere. Ma chi se ne frega penso mentre con pino che tocca il clito e le dita dello sconosciuto dentro sia davanti che dietro sento che non posso più trattenere il mio di orgasmo. Vengo così nelle loro mani con il fiato che mi si spezza perchè anche se c'è pochissima gente non posso lamentarmi. Ora sono meno carica e mi dedico a lui. Pino si scosta per osservare un attimo la mia mano attorno al suo cazzo. Mi incoraggia nell'orecchio " Coraggio tranquilla, non pensare ad altro, fallo sborrare". Mio marito lascia campo libero alla mano dello sconosciuto che continua ad esplorarmi, ora la mia mano ha capito, segue il movimento giusto. Mi inclino verso di lui per guardarlo bene. C'è odore forte di cazzo e di sperma. So che sta per venire, si agita sul divano forse preoccupato per gli effetti." Si vieni, gli dico, non ti preoccupare, vieni". Quando lo sento pulsare in mano vado in alto e lo stringo per evitare uno schizzo troppo alto mettendo il pollice sulla punta. La crema bianca inizia a sgorgare a fiotti mi scorre tra le dita, e nei movimenti che faccio di sega per accompagnare il suo orgasmo non riesco ad evitare un paio di schizzi successivi che ricadono sulla mia manica e sui suoi pantaloni. stringo la mano a Pino a pino per segnare l'orgasmo dello sconosciuto e lui guarda l'ora. Gli tengo ancora qualche istante il cazzo immerso nel sui sperma mentre Pino mi allunga un fazzoletto. lO SCONOSCIUTO SI AVVICINA E MI DICE PIANO SE POSSIAMO CONTINUARE dopo. Gli sorrido. No grazie ,gli spiego, tutto qui e spero che non ti dispiaccia. Ride, si ricompone per quello che può mentre mi asciugo con un paio di fazzoletti la mano odorosa del suo sperma. E si rimette a guardare il film come se niente fosse. Nel momento esatto in cui l'uomo accanto ad Anna si alza e se ne va dal cinema dopo aver indossato il cappotto. Qualche minuto ed anche i nostri amici si alzano e passandoci vicino fanno cenno di seguirli. "Allora?" chiedo appena usciti ma non ce ne sarebbe bisogno. Andrea ha gli occhi lucidi e Anna ansima ancora. La gonna nera di lei ( come mi indica) ha chiari segni di sperma così come la manica del golf. Lei li mostra e ride come se fossero trofei. " Fatta, gli ho fatto una sega, e mi è anche piaciuto e ho lasciato che lui mi facesse venire toccandomi la figa". Ridiamo. " Brava, andiamo subito a casa ad aprire una bottiglia e mi racconti tutto e stabiliamo chi paga. Che ore hai registrato Andrea al momento della sua venuta?" "Vuoi dire quando ha eruttato? vedessi che schizzi, pure sul divano, ha fatto un macello..." "Te l'ho detto Anna, non ti sei ricordata? il dito sul buchino..." "Hai ragione Paola, no, ero così eccitata che no n ci ho pensato". " Comunque interviene Andrea, erano le 22,54 e qualche secondo e voi? Sega fatta o no?" Pino interviene. " Si sega fatta, bene, come al solito, e sborrata alle 22,52 e dispari. Avete vinto voi. La mano di Paola non lascia molto tempo ah ah... andiamo a festeggiare e a raccontarci i particolari a casa " conclude aprendo l'auto. Ridiamo come pazzi nel tragitto verso casa loro: eccitazione e odore di sperma: ho la sensazione che non sarà quello degli estranei il solo con il quale avremo a che fare stasera. I nostri mariti devono essere...consolati.
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15 anni fa
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Varie
Sicilians do it better !!!
Conoscevo Gio da diversi mesi oramai... O meglio : chattavamo da tempo ma non mi ero mai decisa ad incontrarlo. All'inizio lui si era proposto come "singolo" ma li avevo detto subito : "sei un gran bel ragazzo ma io sono alla ricerca di gang bang... quindi non incontro singoli... mi spiace " e lui : "ma dovè il problema ? Ho tantissimi amici che non chiedono altro ! Vieni a trovarci in Sicilia ! Ti aspettiamo !" Una sera in chat mi è scattata la voglia (succede spesso all'improviso e senza un motivo preciso...) "ok " Quando posso venire ?" "Vieni a passare il week-end prossimo !" Venerdi ore 17.35 sono all'aeroporto di Catania. Esco e mi dirigo a destra dopo i taxi dove Gio mi ha detto di aspettarlo. Dopo 15 minuti senza vederlo, decido di chiamarlo. "Ah ciao Melissa ! Perfetto ! Io sono li fra 45 minuti circa ! Ho una golf grigia... sai non volevo fare la strada per nulla... e poi magari non ti presentavi !" Non ho il tempo di rispondere.. mette giu ! Dopo 1h di attesa vedo finalmente la macchina di Gio fermarsi davanti. Lui è al volante. Vicino a lui un suo amico e dietro un altro suo amico. "E brava la nostra troia Milanese che è venuta ! Dai sali !" Salgo dietro e saluto tutti. La macchina riparte. I tre amici iniziano a parlare tra di loro. Non so se parlano in dialetto o se è per via del forte accento... ma non capisco quasi nulla... indovino soltanto qualche parole : "puttana, milanese, minchie, siciliani..." Poi Gio mi dice : "Dai bella porca fai vedere le gambe . Togliti la gonna e gli slip che vediamo un po !" Mi sbottono la gonna e me la sfilo insieme al tanga. Il ragazzo vicino a me (Tony) inizia subito ad accarezzarmi le cosce. Altri commenti, risi, ecc... "Brava Melissa la troia Milanese che è venuta in Sicilia a prendersi minchie ! Dai fai vedere al mio amico che brava succhia-cazzi che sei !" Gio ha appena finito la frase che Tony passandomi la mano dietro alla nuca e con gesto brusco mi attira la faccia verso il pacco, mentre con l'altra si fa scivolare jeans e boxer fino alle caviglie. Ho davanti alla bocca un bel cazzo anche se non ancora totalmente in tiro. Lo prendo in bocca e inizio a succhiarlo lentamente. Cresce in fretta fino a diventare molto duro. Allora la sua mano si fa piu pesante sulla mia testa e inizia ad obbligarmi ad un veloce movimento di su e giu. Mentre spompino continuo a sentire i loro commenti... Non mi sono accorta subito che la macchina si è fermata. Guardo dal finestrino e mi accorgo che siamo in aperta campagna. Gio apre la portiera e dice : "Dai tutti fuori !" Scendiamo. "Adesso ti metti nuda in ginocchio e ci fai un bel pompino ! Niente di piu : solo un bel pompino di benvenuto !" Mi tolgo la camicetta e m'inginocchio. "Lo sai cosa sei Melissa ?" Lo guardo... non so cosa ripondere... "Sei una gran troia Milanese venuta in Sicilia a svuotare minchie ! Guardaci nei occhi e ripeti !" Ripeto la frase. "Brava ! Adesso puoi spompinare !" Ho tre cazzi da fare godere con la bocca. Gio è il primo a prendermi la testa e infilarmi il cazzo. Poi si alternano, sempre commentando e insultandomi... Hanno ognuno un modo diverso di farselo succhiare : A Gio piace infilarmi il cazzo fino in fondo con movimenti lenti, a Tony piace rimanere fermo e farmi muovere la testa e invece a Stefano piace tenermi la testa ferma e letteralmente chaivarmi la bocca... Gio è il primo a sborrarmi in faccia, seguito quasi subito dai suoi amici. Stefano va in macchina e prende dei fazzoletti. Ne da ai suoi amici e si ripuliscono. Ne chiedo anch'io : Gio e Tony mi danno i loro con i quali si sono appena pulito il cazzo. Mi pulisco la faccia. Loro sono risaliti in macchina. "Dai sbrigati che andiamo a casa !". Arrivati a casa Gio mi dice di farmi una doccia e di rimanere nuda dopo. Esco della doccia nuda. I ragazzi sono davanti alla tv. "Sai cucinare ?" "No... Mica tanto mi spiace..." "Ma almeno i spaghetti aglio, olio e pepperoncino le sai fare ?" "Si va bene... provo..." "Ok ! Ti faccio vedere la cucina e dovè la roba ! Sbrigati che abbiamo ospiti !" Mi metto a cucinare. I ragazzi sono davanti alla Tv. Dopo un po sento suonare... Gio si alza per andare ad aprire ma passa prima da me : "questi sono i miei amici. Mi raccomando tu stai qui in cucina e non fare commenti ! Sento un gran vociare ! Sento i passi che arrivono davanti alla cucina. Mi giro e sulla porta vedo Gio con 3 nuovi amici. Parlano ma di nuovo capisco ben poco ! "Allora vi piace la troia Milanese ? Saluta i miei amici !" "Ciao ragazzi... piacere !" "Melissa mettiti in avanti sul banco e allarga le gambe e fai vedere la fica ai amici". Mi metto nella posizione richiesta ! Altri commenti, complimenti e insulti... Sento delle mani sulle chiappe e due o tre sberle. Non mi muovo... "Dai finisci la pasta che abbiamo fame ! Quando e pronto portala di là che ho gia messo tavola !" "va bene 10 minuti e ci siamo". Una volta pronto, lo dico a Gio che fa accomodare tutti a tavola. Arrivo con la pasta. "Dai servici tu, fai il giro". Inizio a servire tutti. Passando sento manate sul sedere e una marea di commenti ! Servito l'ultimo mi accorgo che non cè posto per me... Guardo Gio : "Che hai zoccola ? Non hai fame anche tu ?" "Si... ma..." "Dai che il tuo posto e sotto il tavolo... mentre noi mangiamo pasta... tu ti mangi un po di minchie !" Altri commenti. Mi metto sotto il tavolo. Parto da Gio e inizio a sbottonargli i jeans. Poi faccio un primo giro per sbottonare o fare scendere la cerniera di tutti... Inizio a vedere un po di pacchi gonfi... inizio a tirare fuori il cazzo di Gio e inizio a succhiarlo. Poi passo al vicino e cosi via... certi se lo tirano fuori da se... inizio a succhiare girando in tondo sotto il tavolo. Faccio un bel po di giri cosi fino a quando tornando a Gio, lui mi prende per i capelli, fa scivolare la sedia in dietro e mi tira fuori da sotto il tavolo facendomi stare sempre in ginocchio. Mi fa girare la testa verso i suoi amici : "Melissa chi sei e cosa sei venuta a fare qui ?" "Sono una troia Milanese venuta in Sicilia a svuotare i coglioni dei Siciliani" "Brava puttana !" Mentre mi faceva succhiare ho sentito un movimento dietro di me. Un ragazzo si era alzato e vene a leccarmi la fica. Nel frattempo il vicino di Gio si era alzato e aveva preso il suo posto nella mia bocca e il ragazzo dietro continuava a leccarmi la passerina ! Poi l'ho sentito smettere per poi appoggiarmi la capella sulla fica. Muovevo il bacino come un ossessa... la voglia di cazzo dentro di me era violenta ! Sinceramente dopo questo momento non riccordo piu il susseguirsi delle cose con esattezza... So che abbiamo fatto il giro delle casa, che mi hanno dato tanto di quella minchia... e che non hanno risparmiato nessun dei miei bucchi ! Non cè che dire : la mia voglia di essere usata è stata veramente colmata ! Da allora posso dire : Sicilians Do It Better !!! Ma se un altro gruppo di un'altra regione vuole dimostrare il contrario... ben venga !!! PS. Vorrei precisare che per tutti i rapporti il preservativo è d'obbligo ! Non faccio mai sesso senza !
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15 anni fa
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Con loro a capodanno 2011
Auguri immensi per un 2011 frizzante che ci porti quello che ci piace" e il brindisi che Pino ha voluto condurre diventa occasione per aumentare l'allegria di questa notte di San Silvestro in quattro che promette di essere unica. Due anni di incontri con Anna e Andrea hanno ormai cementato un'intesa ed una confidenza che sono leggenda. Nessuno di noi credeva si potesse, senza togliere nulla alla coppia, aprirsi così con altri e oltretutto così tanto più giovani di noi. Guardo Andrea che si avvicina per stamparmi un bacio casto e fraterno sulle labbra ( che comunque colpisce i signori del tavolo vicino in questo ristorante-albergo che abbiamo scelto) : sembra avere meno dei suoi 38 anni e ha un volto sereno e divertito. Affatto preoccupato dalla novità che questa notte Anna ed io abbiamo voluto proporre. Anzi imporre. Dopo tanti incontri e giochi quello che avevamo vietato in partenza, che è escluso per tutti ma che si può ammettere ( abbiamo deciso Anna ed io) tra noi quattro. Dopo il consueto gioco a quattro nel lettone (con più o meno fantasia ) io con Andrea e Anna con Pino, a coppie incrociate, ce ne andremo nelle due stanze prenotate per quaranta minuti cronometrati di "segreto". Quello che accadrà in quei minuti in stanze separate non dovremo dircelo tra coniugi. Uno spazio free dedicato all'altro o all'altra con la fiducia a priori che ci siamo saputi costruire. Una variante al nostro solito incontrarci che ha subito creato una atmosfera diversa stasera e che sa di malizia e di "segreto" e forse per questo ha entusiasmato noi donne e in un primo tempo sorpreso gli uomini. Che non hanno osato contraddirci. La cena non è stata un granchè ma è l'ultima cosa cui stiamo pensando. Alle lenticchie della mezza l'unico "zampone" che mi muove interesse è quello di Andrea che sotto il tavolo mi accarezza il ginocchio ben sapendo che la moglie accanto a Pino non sta avendo diverso trattamento. In camera un'ora dopo l'approccio alla serata è quello " soft" : nessun comando, nessuno dirige come in genere facciamo scegliendo il direttore a turno tra noi quattro, ma iniziamo seduti tutti e quattro sul letto giocando alla carta più alta, come ai vecchi tempi. I vestiti cadono rapidamente, è Pino il primo ad essere nudo e dover sottoporsi alle "penitenze". L'atmosfera si riscalda rapidamente e quando Anna si offre ad essere la prima "al centro" ( non è una novità, la doppia a lei piace molto) siamo già tutti molto carichi e con la testa...al dopo. I primi orgasmi del 2011 sono così quasi proiettati nel dopo e Andrea rinuncia persino a leccare sua moglie "dopo", cosa che adora fare, per guadagnare tempo. Beviamo un po' della bottiglia che ci siamo portati in camera per un nuovo brindisi, ci rivestiamo ( ma che buffa sensazione ) chiacchieriamo mentre noi non nascondiamo certo nulla sotto le gonne accovacciate come siamo sul letto. E' Pino a rompere gli indugi baciando Anna sul collo: " Su ragazzi, se per favore andate di là che qui la signora mi deve dire delle cose molto riservate" scherza abbracciandola mentre Andrea mi prende per mano. I pochi metri ed il corridoio che separano le due stanze li facciamo per mano come se fossimo noi sposati da tanto. Il respiro è tagliato, quasi soffocato, i passi felpati ma la complicità alle stelle. Qualcosa che non dirò, non condividerò con Pino : è la prima volta nella nostra storia. Mentre faccio quei metri penso alle mie fantasie, a quelle che Pino conosce e forse Andrea no qualcosa da dirgli o da fargli che renda questi quaranta minuti memorabili ma il pensiero torna sempre e solo a quello che Anna dirà e farà a lui, a quello che Pino le racconterà. Quando chiudiamo la porta alle mie spalle ho deciso: non devo pensare a di là, ma solo a essere quella che sono e quella che mi va di essere ora... Non posso ovviamente scrivervi quanto accaduto in quella stanza perchè sarebbe come dirlo a Pino e i patti si rispettano. Posso solo dire ciò che ci siamo detti tutti e quattro un'ora dopo : è stato molto bello. La complicità e la fiducia dell'ignoto! Il bacio che ho dato a Pino rientrando in stanza ( e quello che si sono scambiati loro) aveva un trasporto diverso dal solito (e non solo per la battuta curiosa e porcella che ha fatto lui su un certo sapore che avvertiva...) (Che scoperta!) Era come dire anche questo spazio che non ti dico ti appartiene. Dopo, stando assieme di nuovo tutti assieme c'era qualcosa di diverso, nelle occhiate, nel prendere l'iniziativa, nelle frasi che ogni tanto denunciavano curiosità. Quando mio marito ad esempio mi ha preso dietro penetrandomi senza nessuna difficoltà mentre Anna mi toccava i seni ( ed il marito la scopava) poco prima di invertire gli uomini e che Pino mi venisse dentro si è chinato accanto all'orecchio e mi ha sussurrato "non è difficile capire cosa hai fatto di là a giudicare da come...scivola sai?" cercando di carpire un assenso, un segno di cedimento. Quando gli ho detto che certo non ero andata di là con Andrea solo per fare una cosa che lui mi ha vista fare altre volte e che non è solo la meccanica del rapporto che conta e che avevamo fatto ben altro, mi ha quasi spaccato in due dai colpi mentre veniva dandomi della porcellina e mentre io gli dicevo che certamente Anna con quella straordinaria bocca e con le sue fantasie non mi aveva fatto rimpiangere. A cavalieri invertiti poco dopo mentre Andrea rantolava dentro di me non ha trattenuto un " ma che cosa gli avrà detto Anna a Pino per renderlo così" indicando una delle più potenti erezioni che abbia mai visto di mio marito. Ci siamo addormentati in un vortice appiccicoso di schiuma e pensieri tutti attaccati ed incrociati. Io con nelle mani i due membri ormai scarichi, Anna che si lasciava carezzare ed esplorare da tutti. " Paola - mi ha detto piano mentre i due uomini dormicchiavano stravolti - ho ancora un colpo, ti prego... lo faresti...solo stavolta" . La mia mano destra era ancora piena di sperma. Ho lasciato il membro inerte di Andrea e ho cominciato a carezzarle il clito mentre lei spalancava le gambe evidenziando quella grande e pelosa fessura che ha e venendomi incontro con il bacino. So bene cosa le piace, cosa voleva da me e per una volta l'ho accontentata: forse è questa la fantasia che ha confessato a mio marito? Pochi istanti dopo la mia mano è sparita nella sua vagina con incredibile facilità ingoiata sino a tutto il polso e lei me la stringeva come un ossesso forte con i muscoli delle cosce venendo così. Mi è piaciuto farglielo anche se non è il mio genere. Io non ci sono mai riuscita. Quando poco dopo gliel'ho confessato che il mio no non era solo con loro ma...con tutti, sono stati tutti e tre complici e concordi che doveva essere la novità del 2011. E non ho potuto neanche reagire. I due uomini già mi avevano messa giù tenuta con forza a gambe spalancate mentre Pino aiutava Anna a lubrificare la mano per penetrarmi interamente. " Ti costringiamo Paola, vedi - mi ha detto- non sei tu a scegliere e se ci aiuti e fai la brava non sentirai dolore". Anna è stata delicata, esperta ma nonostante questo mi ha fatto male all'inizio. Ma solo all'inizio perchè quando ho sentito tutta la sua mano dentro come mai avevo fatto...l'ultimo orgasmo sulle sue dita, sul suo braccio che mi penetrava, me lo ricorderò davvero per molto.
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15 anni fa
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Varie
Esperto linguista 2009
Alto, più di quello che pensavo, elegante ed educato come ormai avevamo imparato a conoscerlo. Max, per messenger, semplicemente Franco nella realtà, fa il suo ingresso nel ristorantino di Bologna che lui stesso ha prenotato. Siamo arrivati qualche minuto prima del previsto e abbiamo deciso di aspettarlo nell’ingresso. Ci riconosce subito ( l’esserci visti ormai decine di volte in cam ha creato un clima di confidenza e cordialità) e ci abbraccia con trasporto. E’ stato il più fedele dei nostri fan ormai da 6 anni, ci ha seguito sempre nei siti, nei racconti, mi ha fatto compagnia spesso quando ero al lavoro, la sera, uno dei pochissimi “singoli” che mi ha vista in cam. “Paola, sei meglio che in cam” mente spudoratamente abbracciandomi come se fossimo vecchi amici e trasferendo la sua cordialità subito dopo a Pino. Guarda dritto negli occhi, stringe la mano deciso, mi sembra quello che ho sempre pensato: una persona autentica e schietta e non a caso abbiamo scelto lui. Del resto non potevamo fare diversamente. Quando abbiamo appena accennato alla ricerca di un instancabile linguista ha così insistito dandoci credenziali quasi “impossibili” che ci ha convinto subito. Ci avviamo al tavolo conversando sul governo, sul nostro comune sentire, sul tempo, sul traffico di Bologna dove lui lavora. Galante mi scansa la seggiola per farmi sedere. Non mi succedeva da quando avevo 18 anni! Una splendida cinquantenne , il patto con il diavolo, la sua fissazione, le 2000 foto mie che conserva. Ribadisce, come ha già fatto mille volte, che un guardone come lui ormai ha affidato a noi la sua sessualità con le migliaia di “fantasie bagnate” ( usa proprio questo termine insolito) che ha fatto su di noi e su di me. E di questo chiede perdono a Pino che sorride compiaciuto. “ Non ti avremmo scelto Franco, altrimenti” lo rassicura con un colpetto sul braccio. xml:namespace prefix = o /> La cena continua piacevole. E’ uomo intelligente e preparato, laureato, intuitivo e ci confessa che quasi non crede al nostro perfetto accordo, al nostro amore ormai di 25 anni. “Quasi tutte le coppie sono in crisi, specie quelle che fanno esperienze come voi. Siete quasi un mito sul web” aggiunge soddisfatto. Un mito non so, una rarità senza dubbio. Esperienze, si ma misurate, gli spieghiamo, sempre condivise (tranne rarissimi casi) , come del resto lui sa bene da grande lettore delle nostre storie. Ha un buon odore, un dopobarba piacevole non troppo dolce, o forse un deodorante stimolante e quei suoi modi affabili lasciano una piacevole sensazione di intimità. Vecchi amici si potrebbe dire. Ed è contento, davvero, emozionato come un bambino tanto da chiederci tre volte se non abbiamo cambiato idea, se davvero tra un po’ potrà salire in stanza con noi. Assicura di aver fatto tutto come previsto, la prenotazione in albergo, le due stanze, e continua a scuotere la testa alle nostre assicurazione dicendo “che bello che bello, un sogno”. “Non esagerare, come vedi – gli dico – sono una normalissima signora di 50 anni senza nulla di speciale”. Quasi si arrabbia nel sostenere che “ ciò che io trasmetto” è qualcosa di insolito. “ E se me lo consentirete, nei termini stabiliti, con l’educazione che ci vuole e il rispetto non facendo nulla di quello che non volete, ve lo dimostrerò”. Ci racconta poi del rapporto con la sua ex moglie, delle difficoltà, delle colpe che si assume senza riserve. In fondo sento che è ancora innamorato nonostante siamo trascorsi anni. A 40 anni è un bell’uomo, atletico, piacevole e devo dire che ciò che spessissimo mi ha mostrato in cam non mi dispiace affatto. Ma i patti sono patti. Lo so. Sono stata io a chiedere una trasgressione… linguistica, infinita. Mi piace troppo e so quanto mi eccita l’idea di un uomo che si dedicherà a me per quello tutta una notte. Solo quello. L’allegria cresce in fretta e al dolce ormai le sue gambe cercano le mie per un contatto che non gli nego. Neanche mezz’ora dopo siamo già in camera io e Pino attendendolo con calma, le luci soffuse, la gonna nera che ha chiesto lui, le autoreggenti con quella magliettina rosa che adora e slip neri. Bussa delicatamente alla porta, mentre Pino ed io stavamo iniziando il riscaldamento. Ha in mano una bottiglia di champagne (non prevista) e tre flut. Ne beviamo subito finchè è fresco, chiacchieriamo ancora e continua nella serie di complimenti alle mie gambe e alla mia sensualità. Ma ormai sta iniziando, forse a causa delle bollicine, a fare “caldo”. Gli confesso che nella nostra scelta le cose che mi hanno influenzato sono diverse. L’educazione, la passione, il suo attributo sempre molto piacevole da vedersi e così generoso in tutto, e quella lingua lunga quasi incredibile che ci ha mostrato. La estrae per dimostrare che non si trattava di un trucco dell’obiettivo. Mai vista così lunga! Una cosa impressionante, tre dita più lunga di una normale. Tra boccacce e risate, e tre flut siamo al dunque e sento che il languore e la curiosità sono al punto giusto. “Devo andare un attimo in bagno e poi sono subito da voi” dico ad entrambi alzandomi dalla poltroncina ed interrompendo l’estasiata visione delle mie gambe che stava facendo Franco. Si alza anche lui. “Scusa Paola, se posso, davvero non prenderla male, e ovviamente fai quello che vuoi ma... potrei farti una domanda intima prima?” Pino ed io lo guardiamo sorpresi. “Certo, di pure” “Ecco, scusa se mi permetto, ma… vai a fare pipì?” Rido per il suo imbarazzo. “Certo, con quello che abbiamo bevuto… pipì e meraviglioso bidè per tua e mia tranquillità” rispondo tra il sorpreso e il divertito. “Mmmh, sentite, senti Pino, anche se non concordato anche se potete mandarmi via, io ci provo. Posso accompagnarti ( anche con Pino , si intende ) vedere, aiutarti magari con la mia mano e fartelo io il bidè. Posso? Scusatemi ma per me sarebbe un sogno, è una cosa che attendo di fare da una vita e neanche la mia ex moglie ha mai voluto?” Mi siedo di nuovo. “Questo Franco non me l’avevi mai detto. Ho notato che ti eccitavano le foto in cui si vede che la facevo, ma non pensavo sino a quel punto, sino all’espressione terrorizzata che hai assunto ora. Tranquillo non ti mandiamo via. E’ naturale che tu dica cosa ti piace”. Ci rifletto un attimo. “ Che ne dici Pino?” Mio marito sospira, alza le spalle. “Se a te Paola va bene non ho problemi ma io non ne sono appassionato e quindi mi fido, vi lascio soli. Vi aspetto qui e mi spoglio intanto”. “Davvero, davvero posso?” sembra impazzito. “Non ti preoccupare Pino lascio la porta aperta, tranquillo, io … no so, non so cosa dire sono emozionatissimo”. “Vieni” gli dico tendendo la mano, e “ niente porta aperta, mi da fastidio. Pino si fida, la chiudiamo e mi dici quello che vuoi fare”. Incrocio lo sguardo di mio marito che sembra avere un gesto di fastidio ma torna subito a sorridere. Così impara! Mi trascino Franco per mano sino all’elegante e grosso bagno, entriamo e chiudo la porta alle sue spalle, a chiave. Lo voglio far…morire a quello di là. Franco mi guarda estasiato. Restiamo imbambolati qualche secondo. Poi decido di rompere gli indugi. Guardandolo negli occhi mi sollevo la gonna, resto qualche istante ferma per fargli guardare gli slip che comunque già osservava in poltrona e poi senza mai distogliere lo sguardo da lui mi tiro giù lentamente le mutandine. Mi ha già vista nuda in cam molte volte ma il suo mugugno ora è speciale. Le appoggio su lavandino, tiro bene su la gonna e mi siedo sul water. “Allora su? Che devo fare” gli chiedo piano con fare sensuale. Si scuote,” Che spettacolo che sei Paola, posso davvero avvicinarmi e guardarti mentre la fai?” “Certo ,quello che vuoi, ma non così vestito. Mi sembri un baccalà. Mi pare giusto pareggiare”. “Ma davvero vuoi… ma Pino…” . Gli sorrido “ Levati tutto su , senza problemi”. Impiega due secondi. Quando sfila lo slip nero il suo membro, che conosco, svetta deciso, bello, elegante, più robusto di quello di Pino, trasmette la sensazione di potenza e pulizia. Nudo si siede per terra, sul tappetino della doccia, e si precipita scivolando sul pavimento davanti a me, tra le mie gambe che timidamente, cortesemente spinge con la testa ed una mano ad aprire bene mentre sto seduta. Eseguo e scivolo sulla tavoletta verso di lui che poggia il viso sul mio interno coscia facendomi venire i brividi. Non ho mai confessato a Pino, mi sorprendo a pensare, nonostante tutto quanto mi piaccia quello che sto per fare. Pipì davanti ad uno. Sono eccitata, si vede forse dalla sua posizione e mi viene spontaneo mettergli la mano sui capelli. “ Vado Franco?”. Ansima, con la sinistra se lo prende in mano. “Aspetta aspetta, ti aiuto, così viene meglio. Posso?” “Si” gli dico mentre vedo che allunga timido la mano. Il contatto della sua mano con le grandi labbra dischiuse mi provoca un tremore. Sono calde e la sua mano fredda. Delicatissimo, sfiora la mia pelle bollente, la punta delle sue dita divarica, sfiora, titilla appena. E mi fa trattenere perché non muove la mano da quella posizione. “Fai pure Paola, ora” mi incita. “Ma così?” chiedo con la voce strozzata dall’emozione e dal piacere di quel contatto. “Si pisciami sulla mano” mi risponde abbandonando la sua educazione e iniziando a masturbarsi forte con l’altra. Qualche secondo, mi concentro, e finalmente ce la faccio. Al contatto con il liquido caldo lui comincia a impazzire dicendo “bello,bello,bello” in rapida successione immergendo la sua mano, girandola, toccandomi senza tanti complimenti bene tra le gambe ma senza penetrare, sfregando e facendomi sentire il bagnato. Così facendo qualche schizzo mi finisce sulla calza, persino sul suo viso e in quel momento, in pochi secondi, che ha un sussulto, un lamento e il primo getto di seme bianco esce dal suo uccello, come una fontana di piazza, di alza libero per trenta,quaranta centimetri, supera le mie gambe, ricade sul mio interno coscia mentre lui geme e ne emette un secondo ancora più alto. Continua a segarsi veloce finendo senza problemi mentre io sto terminando il mio bisogno sulla sua mano e nel water. Nel movimento mi sfiora il clitoride, lo attiro a me. L’odore di sperma è forte e a quello non resisto. La sua mano bagnata mi tiene forte tra le gambe e gli vengo in mano gemendo anche io. Nell’istante in cui Pino cerca di entrare in bagno. “ Paola tutto bene” mi chiede quando si accorge della porta chiusa. “ Certo” gli rispondo ansimando e alzandomi subito dal water per aprire la porta mentre Franco è ancora li a terra accanto al water in un mare di sperma. Apro ancora gocciolante, e con l’autoreggente bagnata dal suo liquido. “ Vedi, mi ha fatto venire mentre stavo facendo pipì ed ha sborrato anche lui” ed indico le vaste macchie a terra sulle mattonelle. “Eh vedo, porcella. Ma…” “Tranquillo tutto nei patti” “Ok certo, sicuro! Immagino! dai vieni” Lui si alza di scatto, il pene ancora turgido ballonzola. “Scusami Pino, scusa ma è troppo, troppo e se mi consenti ci penso io a lavarla… a mio modo, posso?” “ A questo punto, se mi dite che posso fare io “ risponde un po’ incazzato. E’ in slip. Lo tocco sugli slip e sento che è molto eccitato e gli sorrido. Capisco quello che Franco vuole fare. “Vieni Pino credo che tu abbia proprio bisogno ora…” Lo prendo per mano e lo porto sul letto. Mi sfilo la gonna, lascio le calze, mi stendo e gli indico la mia bocca. Si sfila anche lui lo slip e mi è accanto offrendomelo duro e fremente. Lo imbocco piano piano, circondo con le labbra il glande, dò piccoli colpi di lingua raccontandogli piano quello che è successo in bagno tra una succhiatina ed un ‘altra e spalancando le gambe quando sento che Franco ci ha raggiunto sul letto e sta prendendo la sua posizione. La sua lingua arriva come un pugno sui miei peli bagnati frugando tra le grandi e piccole labbra, andando decisa dentro mentre sento il suo fiato caldo, la sua bocca sul clitoride. Un piacere fortissimo se penso a quello che sta facendo, leccando come un gelato ,di gusto, con passione spatolando con lunghi movimenti della sua immensa lingua che esce ed entra come un cazzo. Pino ha sentito e spiato, io vado subito sull’orlo dell’orgasmo lui lo capisce e non fa nulla per trattenersi. E’ giusto. Le prime contrazioni sono chiare. Stringo le labbra attorno al suo glande ricevendo in gola i densi lanci. Ingoio mentre la lingua di Franco trova il bottone giusto e i denti, premendo la dove devono, mi fanno venire con violenza improvvisa. Mi lamento a bocca piena, quasi soffoco per tutto lo sperma che mio marito continua a riversarmi in bocca. Tanto che devo prendere fiato, mollare la presa della labbra, farne uscire un fiotto che cola sul cuscino. Un tremore che ci unisce, Pino ed io, senza neanche più pensare a Franco. Che silenzioso si alza. Mio marito crolla accanto a me. Il nostro abile linguista va al tavolino versa ancora champagne nei tre flut. Ce ne porta due ossequioso e riverente, nudo come un verme e con il cazzo svettante e ondeggiante. Ridiamo per la strana mise del singolare cameriere. Mentre sorseggio gli racconto, non so perché, dell’incontro con la nostra amica Luisa, della notte in tre, di due mesi prima, quello che mi serve forse per giustificare qualche licenza che mi sono presa. Ero in credito con Pino. Entro in qualche dettaglio in una situazione surreale con lui nudo ed eccitato che mi ascolta imbambolato in piedi. Pino si alza. Ascolta sorride. “ ma sei venuto per bere e oziare” chiede con tono divertito a Franco. “Su al lavoro” lo incita e mi fa cenno di tirarmi su. Lo seguo. Mi abbraccia e poi mi piega verso il letto. “ Su Paola, a quattro zampe sul letto” Mi sistema lui steso, allargandomi le gambe , facendomi abbassare il bacino, per mettere in evidenza le mie natiche che allarga e sistema. “Dai campione della lingua – fa al nostro amico – mentre mi faccio una doccia leccala così e per quando torno me la devi aver fatta venire un paio di volte. Fai vedere cosa sai fare così a pecorina”. Pino si allontana e mi lascia in quella posizione mentre chiudo gli occhi, sento che Franco si sistema, tira vicino la poltroncina e qualche istante dopo le sue dita dischiudono le natiche e la lunga, calda lingua inizia a raspare, ad esplorarle bene, a girare attorno al buchino, a scendere, a rinfrescarsi negli umori più sotto che scendono abbondanti. Avvolge il clito torna su, spinge apre la vagina e si tuffa dentro, penetra come un bastone di carne morbida, torna su e ripercorre il centro del solco. Rallenta, per la prima volta mi da un ordine:” spogliati nuda”. Eseguo in silenzio e mi rimetto in posizione e riprende a leccare: indugia senza vergogna sul passaggio più stretto, con la punta lo forza, spinge forte va dentro, riemerge e scivola sotto, in un movimento veloce e saettante che si rallenta solo quando assaggia la penetrazione in tutti i punti possibili senza fare differenza in una equa e democratica divisione della sua saliva, delle sue labbra che ogni tanto stringono e mordono mentre spingo verso di lui il bacino. Il primo orgasmo arriva con la complicità della sua mano quando la lingua ha varcato la porta stretta del piacere e le sue dita stringono da dietro forte sino a farmi male il centro del piacere. Urlo stavolta. E crollo sul letto. A pancia in sotto, tirandomi su in modo di appoggiare anche le gambe stanche ed i piedi sul materasso. Chiedo un attimo di tregua. Ma lui non cede. “Scusa Paola ma Pino ha detto due volte” . Viene sul letto, fa una cosa inattesa: mi cavalca ma con il sedere nudo che poggia sulle mie spalle, le ginocchia sul letto lungo i miei fianchi e si china in questo 69 al contrario per continuare a leccarmi dietro il solco, i glutei che mordicchia, e la sua lingua infinita raggiunge pure la vagina in fiamme. Sento le sue palle appoggiare tra le mie scapole, il duro del suo uccello schiacciato sulla mia schiena. Una posizione assurda eppure straordinaria, quella in cui ci trova Pino ( lo sento perché non posso vederlo) quando torna dal bagno. “ Ah ecco bravo” gli dice mentre io comincio ad agitare il bacino cercando la sua lingua che entra ed esce e le sue mani per aiutare il dischiudersi toccano tutto. “Bene Franco ma ora tiemmela così, approfitto del tuo bel lavoro e vediamo se…” sento lui che si solleva dal fiero pasto, tenendomi ancora le natiche dischiuse, poi il letto ondeggia, Pino mi si fa sopra, cerca una posizione difficile ma sono bloccata e non posso aiutarlo se non spingendo in alto il bacino. La saliva e le lunghe leccate mi hanno preparata. So cosa sta per fare mio marito e cerco di agevolarlo cercando di contribuire alla dilatazione che le mani di Franco mi impongono. E il membro di Pino ha solo una piccola esitazione ma trova la strada più stretta scivolosa e sgusciante grazie al nostro linguista. Il primo colpo di Pino è appena doloroso ma sono quasi anestetizzata. Così quando inizia il lavoro avanti indietro e le mani di Franco lo accompagnano serrando o aprendo i miei glutei mi sembra di impazzire. Non capisco come possano stare entrambi sopra di me ma il loro peso è piacevolissimo. Ma stanno scomodi. Franco si alza e ci aiuta a girarci senza farlo uscire. Continuo a tenere gli occhi chiusi. Ora Pino è sotto io con la schiena sulla sua pancia,sopra, le gambe spalancate. “ Brava” mi dicono entrambi” . Pino riprende piano, faticosamente sollevandosi e spingendo, il movimento dietro. Ma Ora Franco lo sento chinarsi tra le mie gambe il suo fiato caldo e di nuovo quella straordinaria lingua che invade la mia vulva bollente, la schiude ancora di più, la penetra a pochi centimetri dal membro di Pino dentro di me. Posseduta così non resisto neanche un momento. Sconquasso interiore, poca aria nei polmoni, gola arsa, scuotimento violento l’orgasmo arriva tremendo mentre Pino si sta scaricando nelle mie viscere e nei convulsi movimenti il suo membro esce e sento che ancora gli ultimi schizzi si calano tra le gambe, sulla vagina leccata ancora senza pausa da Franco. Altro che Luisa, qui abbiamo raggiunto il top mi dico mentre provo a riprendere fiato, stringo le gambe attorno al volto di lui e mi concedo un altro orgasmo a singhiozzo. Scivolo sul letto dal corpo di mio marito. Apro gli occhi. Pino e ko, Franco si solleva sorridendo. Ha la faccia completamente bagnata dai miei umori e anche dallo sperma di Pino. Persino i capelli sono bagnati. Gli occhi stravolti il suo membro enorme, turgido, rosso, sta per esplodere. Gli faccio cenno di avvicinarsi. “Bravissimo amico mio” gli dico allungando la mano afferrandogli il cazzo e tirandolo verso di me. “Scusa Paola, ma sto per venire, sai…” “Si , lo so” e faccio di si con il capo guardandolo negli occhi e avvicinandomi alla sua punta che sfiora le mie labbra. “Non resisto Paola scusa, se me lo tocchi…” Faccio di nuovo cenno di si mentre Pino si è tirato su e guarda. Tre quattro movimenti della mia mano lungo quell’asta così dura e lunga, il suo glande odoroso che sfiora il mio ,naso, le labbra e poi la liberazione con un tremito, un sussulto, la crema del piacere che parte decisa scavalcando il mio viso, infrangendosi con un onda sul materasso, sui miei capelli, una, due volte poi ad ondate più piccole che ricadono sul mio naso, le labbra, la gola, il seno nudo, persino sugli occhi costringendomi a chiuderli e lascio che il suo piacere mi scivoli addosso senza aprire la bocca e le labbra riempite. E’ stato bravo poi a pulire, a prendere asciugami bagnati per nettarmi, per rinfrescarmi. Sono stanca, sfinita. Non ho la forza di fare la doccia vorrei solo dormire. Nuda, gambe dischiuse sento Pino accarezzarmi i capelli. Passa un’ora così tra dormiveglia e silenzi pieni. “Bene se mi scusate” la voce di Franco che ha indossato gli slip ci risveglia “forse è ora che vado”. “E no l’ hai svegliata e la devi far riaddormentare” ride Pino. “ Su sai come si fa” e mi apre le gambe indicando l’ultimo lavoro che deve compiere il nostro leccatore. “Pino sono sfinita, non so se…” ma tanto è inutile. Quando lui si tuffa di nuovo e inizia il lavoro paziente e lento il piacere torna ad avvolgermi ma sono davvero stanca e lo lascio fare prendendo quelle carezze di lingua come relax. Pino mi parla io mi lamento piano, mi dice quanto sono brava, come l’ho fatto godere, mi dice cose oscene che mi eccitano ma sento che l’orgasmo è difficile. Glielo confesso: quella lingua calda è bella meravigliosa, instancabile ma così non riuscirò più a venire. “Certo con quel cazzone che ha” dico piano a mio marito. Ride. “ Che porca, che porca! Ne approfitti perché sono sfinito” dice forte. “Ti piace quel suo cazzone, vero Paola” mi domanda con durezza e facendo in modo che lui senta. “Si” rispondo piano. “Come hai detto? Su diglielo forte” “Mi piace quel suo cazzone” ripeto ormai vinta. “Sentito Franco? Su falla contenta” Lui si stacca esita. “Ma davvero? Davvero posso”. Mio marito mi piega le gambe le apre ulteriormente affinchè non abbia dubbi sulla sua determinazione. “ Su avanti, dici che la desideravi tanto” Lui si sfila gli slip lo intravedo appena il guizzare del suo bel coso. Poi mi viene sopra, delicato, la mano dischiude, cerca, ma sono un lago tra saliva e umori. Lo sguish che sento accompagna l’ondata di piacere del lungo membro che mi penetra piano piano sino in fondo laggiù dentro. Mi aggrappo alla mano di Pino che accarezza il mio seno. “ Su Franco ora goditi questo momento dopo tanti sogni. Scopala” Inizia un lungo percorso, lento, delicato ed improvvisamente rude. Sembra non finire più. Mi gode senza fretta assaporando il gusto delle penetrazioni lunghe e lasciandolo in fondo a sentire i miei muscoli che lo stringono, lo estrae piano per tornare improvvisamente dentro. Pino mi incoraggia, mi accarezza, ogni tanto nei momenti di maggior piacere gli mordo la mano. Poi dopo un’eternità di piacere lento, colpi più frequenti e frettolosi, un maglio di carne che apre, che penetra nel mio piacere che trasmetto a Pino portando ancora la sua mano alla mia bocca. I movimenti meravigliosi si fanno forti. Poi un affondo profondo che mi sta per far venire. Trattengo. Lui chiede “ Ma posso anche…?” “Si vienimi dentro” gli dico. Due colpi ancora profondi che accompagnano il mio orgasmo mentre Pino stringe il capezzolo con una mano e io ho in bocca due dita dell’altra gemendo finchè lo sento scaricarsi dentro di me mentre mi spalanco tutta per accoglierlo per fargli sentire il mio gradimento a questo suo dono. Mi tiro su con il busto accompagnando le mie e le sue ultime contrazioni e stringo l’uccello tra le cosce mentre esce. E’ l’ultima cosa che ricordo prima del sonno. Prima di svegliarmi il giorno dopo accanto a Pino che mi ancora mi abbraccia tenero dormendo profondo.
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15 anni fa
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Quattro tiranne 2007
“Per me è un’idea folle come te”. Abbiamo appena finito di ridere tutte e quattro dopo che Marta, sempre la più svitata, ha lanciato la sua proposta. Lucia ha le lacrime agli occhi ma non so se è solo per le tante risate o per una certa eccitazione che pure mi è sembrato di cogliere nello sguardo. “ Ti assicuro Paola che è possibile e direi che dopo anni di schiavitù e vessazioni sarebbe una bella rivincita”. Marta ribadisce con forza il suo credo molto femminista. “ Guarda che un conto è fotografare uomini nudi e fare una collezione come la tua che in fondo ha l’alibi dell’arte, della particolarità della proposta artistica, e tutt’altra cosa è quello che vorresti fare”. “ Lucia, su senza problemi, dimmi quant’è che tu lo desideri e che ti piacerebbe?” “Ad essere onesta non ricordo più neanche da quant’è che… non ne vedo uno” e ride sguaiata facendo sussultare il seno pesantissimo, i fianchi larghi, illuminando il suo viso tondo come solo fa quando la vedo attaccare un bombolone alla crema. Scuoto la testa contrariata e cerco inutilmente in Antonella uno sguardo di complicità. Come sempre lei tace, sembra estranea e alla fine farà tutto quello che dice Marta. “Ragazze, provo a ribadire, a me pare un progetto folle e anche rischioso. Ma come potremmo scegliere e poi dove?” “Intanto per scegliere non esiste problema”. Marta fa quell’espressione ambigua, il labbro sotto si sovrappone a quello sopra, tace un attimo e poi sentenzia: “ lo sceglieremo assieme tra le decine e decine di contatti che ho in messenger gente…. abituata a farlo in cam “. “ Pure questo fai? Ma sei proprio una zoccola. E torniamo a ridere di gusto”. “Il giusto, dai, il giusto. E poi Paola ci vuole tra noi un po’ di solidarietà. Se non lo facciamo tra noi amiche. Non dicevi proprio tu che siamo una squadra? Certo per te e anche per me è facile fare dell’ironia ma se Lucia ci chiede un favore… perchè non farglielo?. “ Ma tu sei bastarda dentro, imbrogliona di nascita. Lucia non ha chiesto nulla di tutto questo, sei stata tu a proporglielo” “Vero, Paola, ma solo dopo quello che ci ha detto più volte e che continua a dirci”. “Ma se iniziasse a mangiare di meno e a fare una dieta…” e mollo una pacca sulla robusta coscia di Lucia che per non farsi distrarre ha addentato il cornetto che come al solito Antonella ha lasciato nel piatto. Annuisce a bocca piena la nostra amica taglia forte, la “grossa amica” come si definisce quando io la presento come grande correggendo con autoironia il grande con grossa. Lucia sin da ragazza è sempre stata piuttosto robusta, questo è vero, ma negli ultimi 5-6 anni ha sostituito affetti e sesso con il cibo con risultati pesanti. Poi si lamenta che non ha uomini da tempo immemorabile e si chiude nel suo oltranzismo femminista. “Una mano ad un’amica in difficoltà… la negheresti?” e mi guarda con gli occhioni da cerbiatta. “Io posso anche capirti ma perché mi devi coinvolgere? Fallo da sola no?” China il capo da una parte come a dire ma che stai dicendo. “ Mi hai vista? Pensi che gli uomini facciano la fila per me come accade a te?” “Ma quando mai Lucia, non c’è nessuna fila per me, ho quasi 50 anni…ma ti pare”. “Non ti sono certo mancati uomini ed esperienze, no, Paola? Non credo tu possa lamentarti. Dunque se ti chiedo di fare una cosa per me…” “Sei scorretta e falsa come la tua degna compare Marta” e ridiamo ancora. Una eccitatissima Antonella apre la porta di Marta. Sento subito le voci delle altre due nell’altra stanza. Non faccio in tempo a chiedere scusa per il ritardo che lei mi prende per mano e mi trascina letteralmente nello studio di Marta. Le altre due sono davanti al pc, immerse e prese osservando almeno 6 o 7 finestre di messenger aperte e sovrapposte . In alcune si intravedono sopra le loro teste quasi incollate allo schermo, uomini nudi. La Cam di Marta è accesa, lei, in piedi chinata sa di offrire una veduta panoramica del… suo ampio balcone del resto volutamente lasciato piuttosto libero dall’ampia scollatura. Seduta alla tastiera c’è Lucia. Parlo piano salutando, ma rispondono forte: “il microfono non è acceso Paola tranquilla”. “ Che ne dici di questo?” Lucia mi invita con un gesto del capo ad avvicinarmi allo schermo. Marta si fa da parte. In primo piano ora un uomo piuttosto muscoloso, nudo, si tocca e l’argomento è consistente. Non faccio in tempo ad avvicinarmi di più allo schermo che quella stronza di Marta da dietro mi alza la gonna. “Ma stai ferma- le urlo cercando di abbassarla e resistendo anche a Lucia intervenuta a darle manforte”. “ Dai Paola fagli vedere le gambe, di noi sei quella che ce le ha più belle “ e ridono tutte e tre mentre con dolce violenza Antonella mi blocca le mani che in fondo mi lascio tenere senza troppo lottare, e le altre due completano il lavoro tenendomi la gonna sollevata davanti alla cam e mostrando il mio collant con sotto lo slip bianco. Lui dall’altra parte gradisce molto, interrompe per un attimo il suo lavoro frenetico sull’asta per scrivere un lungo mmmmmmm e un commento banale del tipo “che fica” ( mostrando intelligenza, sagacia, originalità e buon gusto) e torna ad impegnarsi a fondo mentre io mi sento un baccalà li in piedi, con le gonne tirate su dalle altre due e le braccia bloccate ormai per finta. Ci mette pochi istanti a concludere e nel momento in cui l’armamentario scompare nei fazzoletti mi libero approfittando degli “ohhhh che bello” di Lucia ed Antonella per ricompormi. “La prossima sega la fate fare voi , chi sono io la spogliarellista del gruppo? Se siete contente così…” “No che non lo siamo , infatti” ribadisce subito Lucia. Stavolta sei arrivata ultima e dovevi pagare pegno” E sogghignano tutte eccitate e divertite. “E’ che quello che hai visto è il prescelto. Così non da alcuna soddisfazione, quello che vogliamo fare è tutt’altra cosa”. Guardo la seggiola vuota inquadrata dalla sua cam. “ Lui lo sa cosa volete fare, glielo avete detto?”. Marta torna al posto di comando, fa alzare Lucia, si siede davanti al pc mentre il nostro uomo sta tornando e si siede anche lui. Ci avviciniamo tutte per leggere . “ Hai capito allora? Ti è chiaro? “ digita marta “Si a me sta benissimo”. “Le regole sono quelle che ti abbiamo detto. Sarai il nostro schiavetto, e come hai visto ne vale la pena, ma lo sarai con tutte e quattro , che ti piaccia o no. Ognuna di noi 4 di potrà fare quello che vuole. Siamo noi che comandiamo e tu ubbidisci” “ Si padrona” “Non potrai chiedere nulla, non devi toccarci ne fare altro. Solo stare ai nostri ordini. A Noi piace vedere uomini al nostro servizio che si masturbano davanti a noi le volte che vorremo. Ok? E se provi a fare cose non permesse prima di tutto siamo in 4 e le buschi e poi sei fuori per sempre” “Non temete, sarò il vostro servitore e farò tutto quello che vorrete farmi fare” “Bravo così, sei il nostro uomo oggetto, capito?” “Bene. Fisseremo noi la data e ti verremo a prendere al casello dell’autostrada. Salirai sulla nostra auto e quando saremo in città di metti giù sul sedile con un passamontagna e non saprai la via ed il numero .ok? Non devi essere in grado di rintracciarci, solo noi possiamo chiamarti” Guardo Marta: nello scrivere queste cose è perversa ed eccitata. “ Ti devi fidare e vivrai delle cose che non hai mai vissuto”. “Ce l’ho di nuovo duro padrona al solo pensiero” E abbassa la cam per mostrare che non mente. Antonella mi da un paio di colpi con il gomito. “Scusate padroncine- digita- ma dovrò anche vestirmi da donna?” Ci guardiamo. Abbiamo beccato proprio…. Marta è prontissima. “ Come osi? “ scrive “ Siamo noi a decidere cosa dovrai fare. Se ti vorremo vestire da donna ci penseremo noi. Devi solo ubbidire”. “Avete ragione perdonatemi, merito di essere punito per questo errore. Che devo fare?” “Intanto dacci il tuo cellulare e ci faremo sentire presto. La tua punizione visto che ti piace essere punito e ti aspetti che ti facciamo fare qualcosa, è proprio non fare niente. Dovrai restare così con il tuo coso duro senza toccarti e pensare a quello che ti faremo fare ma senza fare altro. Capito? E’ un ordine!” Geniale. Marta è geniale. Lui scrive un lunghissimo mmmmmmm seguito da un “agli ordini”. Digita il suo cellulare e Marta chiude il collegamento. Scoppiamo a ridere tutte e quattro. Pino non è affatto d’accordo. Ho dovuto dirglielo perché tra noi funziona così, non ci nascondiamo nulla, ma direi che non ha apprezzato proprio per niente. Non è tanto il gioco in se ( che peraltro per la prima volta tra noi lo esclude) quando perché ritiene che ci possa essere un pericolo. Non lo ha tranquillizzato molto sapere che il prescelto da ormai un paio di anni chatta con Marta e che siamo riuscire a farci dire indirizzo, telefono cellulare e fisso, e lo abbiamo verificato. Neanche il fatto che sia sposato e padre di un bimbo lo ritiene risolutivo. Ma alla fine ho cercato di fargli vedere la cosa anche dal punto di vista maschile, una perversione, un desiderio chissà da quanto soffocati e per lui l’occasione di vivere una esperienza più unica che rara. Perché dovrebbe rovinare tutto? Insomma alla fine, riluttante e contrariato, ma Pino ha dato l’ok. Ovvio che dovrò relazionargli tutto e ha tenuto a specificare che non vuole che io abbia nessun tipo di rapporto con quello. Mi pare giusto. Lucia ha messo a disposizione la sua casa dalle parti di Busseto. Sarà quella l’alcova . Tutto è pronto. Ci ritroviamo a casa di Marta. Andremo con due auto all’appuntamento. Viste così sembriamo quattro zoccole pronte ad una serata in strada. Abbiamo volutamente esagerato un po’ nel vestire, calze a rete, gonne corte e lo spettacolo di Lucia così conciata è veramente unico. Farebbe passare la voglia…a chiunque ma come punizione è esemplare. E’ una serata tiepida. Arriva alle 20,15 al casello, un quarto d’ora di ritardo. Si scusa ma Marta è inflessibile entrando subito nel ruolo: sarà punito. Sorride, fa si con il capo, sembra già eccitato nel vederci e anche se lancia ogni tanto inquietanti occhiate verso Lucia analizza con minuziosa cura le altre. E’ un po’ più basso di quello che sembrava in cam, niente male complessivamente. Antonella sale in macchina mia, lui va con Lucia nell’auto di Marta. La seguiamo cercando di immaginare che tipo di colloquio possa avvenire nella macchina davanti a noi. Da quello che sembra da qui si stanno divertendo molto. Dopo qualche giro Lucia gli porge il passamontagna e lui, solo sul sedile posteriore, si abbassa . Sembra la scena di un film. Ligio alle consegne non ricompare se non quando l’auto di Marta si ferma davanti al rustico ristrutturato di Lucia. Nel salottino sedute non stiamo certo a guardare i centimetri delle gambe scoperte mentre lui non perde un nostro movimento e cerca di spiare sotto le gonne. Nonostante abbia detto che non lo voleva, Marta gli ha affibbiato un bicchiere di vino ed è andata ad accendere le candele nella stanza. Gli spiego che questa prima seduta sarà da noi valutata con severità per sapere se è davvero all’altezza di essere nostro schiavo. Ribadisce di essere pronto a tutto. La stanza è stata preparata in modo straordinario: un luce soffusa, candele odorose, essenze, musica di sottofondo. Marta,che indossa una gonna di pelle nere perfettamente in ruolo, assume la direzione delle operazioni. Ci fa sedere su due seggiole ed una poltrona accanto al letto e lo lascia in piedi davanti a noi. “Bene ora spogliati e resta in slip”. Mentre si slaccia i pantaloni aveva gli occhi brillanti dall’eccitazione e troppa paura per dire qualcosa. Si toglie in modo un po’ goffo tutti i vestiti tranne lo slip bianco . “Ora?” domanda mentre è immobile al centro della stanza, in piedi, in un silenzio surreale. Marta non molla. “Non devi né chiedere né parlare se non te lo diciamo noi. Se ci va di tenerti in piedi li lo facciamo chiaro?”. “Certo padrona” “Ora stenditi sul letto”. Si avvicina al letto matrimoniale sul quale Lucia ha messo un bel copriletto rosso. Sta per chiedere cosa deve fare ma si trattiene a tempo. Ci scambiamo uno sguardo d’intesa e ci sediamo attorno ,sul letto. Io con le gambe rivolte verso di lui più vicino al tronco, Lucia dalla parte mia ma verso i piedi, Marta con la mini di pelle ancora più corta della mia parallela a me e infine Antonella seduta sui talloni ai piedi del letto. “Che ne dite ragazze ? fa Marta. Raccolgo subito l’invito ad entrare nella parte. “ Mah non so, un paio di chili di troppo, non ha molti peli e a me la cosa non dispiace… ma è veramente disponibile a tutto? Ubbidisce secondo te?” Lui si muove impercettibilmente sul letto denunciando eccitazione per questa situazione, guarda continuamente le mie gambe e quelle di Marta, ovviamente tiene le mani sulla testa “come fossero legate” gli ha detto la mia amica. “ Lucia tu volevi controllare no?”. La nostra corpulenta amica si sposta sul letto causando un affossamento. “Si aspetta”. Si alza, si china su di lui come per esaminarlo più da vicino, delicatamente prende l’elastico dello slip tra pollice ed indice di tutte e due le mani e lo solleva guardando dentro. Il membro reagisce subito: già era abbastanza turgido come denunciava il rigonfiamento ma ora svetta deciso facendoci sorridere mentre Lucia “involontariamente” lo sfiora abbassando un po’ lo slip per mostrarlo bene a tutte noi. “Si davvero bello , avevo avuto la sensazione che fosse notevole in cam ma visto dal vero mi pare ancora meglio”. “Esaminalo bene Lucia” Marta fa l’occhiolino. Lei molla di scatto l’elastico ed il colpo sul voluminoso contenitore dei suoi favoriti lo fa sussultare Con un “ah” appena sussurrato. “Ti ha fatto male qui?” Marta stringe decisione sullo slip. “Oh poverino ma se stringo così ti fa male?” “Siiii, sussurra tra il dolore e il piacere” Senza pietà gli riprende l’elastico dello slip e lo abbassa incastrandolo… sotto e mettendo in evidenza tutta l’attrezzatura. “Lucia controlla tu”. Lui si torce, si muove. Lucia va decisa sull’asta durissima. La prende in mano sollevandola ( i 22-23 centimetri erano appoggiati sula pancia) e la esamina come se stesse soppesando e valutando una verdura. Con l’altra mano prende sempre con pollice e indice la pelle che ormai ha scoperto completamente il glande e stringendo lo agita un po’ per la pelle. Lui mugola,spera in un contatto più deciso, del tutto indifferente alla mole di Lucia e con gli occhi ormai fissi tra le mie cosce. Lucia continua ad agitarlo come se stesse scuotendo qualcosa di bagnato da asciugare. Poi improvvisamente lo lascia. Antonella si alza e si avvicina a lui dalla parte opposta alla mia vicino alla testa. Si tira su la gonna e gli mostra le autoreggenti e gli slippini trasparenti. Non me l’aspettavo. Marta la guarda, ride e gli ordina: “ Ora hai abbastanza per iniziare la tua sega davanti a noi. Su masturbati ma lentamente e non provarti a venire se non te lo diciamo noi”. “ Si padrona” Abbassa la mano sinistra ( è mancino) che teneva sopra la testa e inizia piano il movimento. Antonella sempre con la gonna tirata su si siede accanto, la schiena verso la testa del letto in modo da guardarlo. Tutte praticamente gli giriamo le spalle guardando il suo movimento con la mano lungo la grossa e durissima asta. Stringe forte, scappella e ricopre la punta ma molto lentamente. Cominciamo a chiacchierare ( lo avevamo concordato) sui prezzi, sui vestiti, sugli slip come se lo ignorassimo e quello che sta facendo fosse normale. Marta ci fa vedere quello che indossa, ma Lucia è affascinata dal movimento della mano e partecipa a monosillabi. Ad un certo punto non ce la fa più ed interviene. “ Scappellalo tutto , fino in fondo, e resta così fermo , tira bene ma forte, bene, bene voglio vederlo cosi sino a quando non ti dico di ricominciare a masturbarti”. Esegue ubbidiente. La mia amica si china, lo osserva da vicino, intinge il dito indice in bocca con la saliva e poi lo passa sul filetto tiratissimo, due o tre volte, come fosse un’ intenditrice ad un assaggio. Lui sempre immobile con la mano ma si muove sussultando sul letto. “Fermo ,immobile con la mano, tira bene” Ubbidisce con sofferenza crescente. Continua a contorcersi impercettibilmente sul letto guardando le nostre gambe generosamente esposte. “ Vi prego se posso, qualcuna me la fa vedere per favore, sto buono immobile ma per favore…ti prego Paola fammela vedere”. Marta si volta di scatto.” Paola? Hai detto Paola? Ma come ti permetti? Si avvicina e gli stringe con forza l’areola del piccolo capezzolo attorno al quale i soli peli del petto dell’uomo. Lo torce decisa facendolo sussultare e poi si china e come se stesse lanciando una pallina sulla sabbia, colpisce duro uno dei suoi testicoli con il dito, con la schicchera. Sotto tensione lui emette un lamento forte ma non muove la mano che lo tiene sempre scappellato e durissimo, enorme. “ Ti avevo detto di non chiedere, no? Marta insiste- ora resta così”. Ma Lucia è ormai troppo eccitata e si tocca da sola. L’unica forse che lui non avrebbe voluto vedere… Si cala calze e slip e avvicina il viso al membro. “Guarda Marta?” esclama con una voce strozzata dall’eccitazione. Sulla punta del membro una goccia quasi trasparente sta uscendo… “Non starai per venire vero? Ci penso io a raffreddarlo”. Torna a stringergli le palle, stavolta infilando la mano tra la sua e lo slip e giungendo così’ sotto e stringendo con forza tanto che lui si lamenta ormai a voce alta. Passa qualche secondo così di immobilità e di silenzio e la stretta risulta decisiva perché il membro ha una lieve flessione. “Bene, Lucia rivestiti. Ora tu… masturbati lentamente davanti a noi quattro come un povero segaiolo. Pensa a quanta fica hai qui attorno e che non puoi ne vedere ne toccare. Esibisciti per noi stronzetto. Su segati come un porcellino…ma piano” Esegue con un sospiro di sollievo. Inizia il suo su è giù lento e ritmato, noi ci mettiamo vicine alle sue gambe. Antonella gli poggia una mano sull’inguine, Lucia dall’altra parte e con il dito sfiora i testicoli ogni tanto. “ Marta torna a parlare degli uomini che ha visto, di quanto siamo più dotati di lui, e ogni tanto lo rimprovera… piano , fai piano. Ora anche io ho voglia e penso che non sia il caso di fingere. Mi alzo, infilo la mano sotto la gonna, sfilo il collant e lo slip, decido di concedergli uno sguardo mettendomi in piedi davanti al suo viso, poi torno a sedermi sul letto e a guardare la sua sega. Mi tocco un po’ senza troppo pensare alle altre che, ogni tanto, fanno lo stesso. “Dimmi di te” gli ordina Marta forse per distarlo un po’, hai rapporti con altre con prostitute?” “No, solo con mia moglie ma lei non sa che io sono così…così…” “masochista e schiavo? Bene bene. A che punto sei schifoso segaiolo?” “Mie padrone dove volete voi, posso venire quando volete” “Ok… aspetta. Fermo un ‘altra volta . Scappellalo”. “ Ma non so se resisto…” “fermo!” Lui esegue resta immobile con il fiatone e si torce. Lucia interviene eccitatissima . “Marta senti, non voglio che macchi il copriletto, è un ragazzo sano e pulito… posso?” E indica con il dito la sua bocca. “Sei padrona di fare a lui quello che vuoi. Vero? “ Lui annuisce ormai al limite con la mano che lo tiene sempre fermo e durissimo. “Fatemi spazio ragazze”. Lucia è scatenata. Nonostante la mole si muove rapidissima, corre al cassettone e prende un grosso vibratore. Io per farle posto finisco vicino alla sua mano inutilizzata che ora tiene lungo il bordo del letto. Lucia si siede sul letto senza neanche un briciolo di difficoltà spalanca le grosse cosce e si infila in un attimo, in un battere di ciglia tutto il vibratore davanti a tutti. Lo tiene dentro di se qualche secondo, poi lo estrae e lo avvicina a lui. Si china e capisco cosa ha intenzione di fare. Per consolarlo e perché sto per venire, prendo la sua mano e la guido sotto la mia gonna. Penso che non si tratta di un rapporto,che non sto tradendo la fiducia di Pino, ma lo lascio frugare finalmente tra le mie gambe mentre Lucia spietata lo fa letteralmente urlare infilandogli senza troppe cautele il suo vibratore dietro e mentre lo fa si china e circonda il glande con le sue labbra facendolo scomparire nella sua grande bocca. Il viso tondo ha una smorfia curiosa. Gli appoggia la mano sulla sua e gli indica che ora può muoverla e riprendere una sega con movimenti brevi e piccoli. Lui ricomincia e con difficoltà: la cappella completamente in bocca alla mia amica che con una mano aiuta il movimento e con l’altra spinge sempre più dentro di lui il vibratore. Pochi secondi... poi o per la profondità della manovra e il dolore o per il piacere della sega lui emette un sibilo, un urlo e si muove sul letto quasi rantolando ma Lucia non molla la presa con la bocca anzi stringe persino con i denti. Quasi in preda a convulsioni salta sul letto mentre un rivolo denso e bianco esce dalla bocca di Lucia e percorre l’asta. Finalmente lei si stacca ed un fiotto bianco si riversa sul suo pene ancora durissimo uscendo dalla bocca di lei mentre lui urlando continua a masturbarlo freneticamente regalandoci gli ultimi sussulti e gli schizzi . In quel momento la sua mano tra le mie gambe si contrae entra con decisione con due dita e mi regala l’orgasmo che inseguivo mentre Antonella e Marta si toccano senza pudore. Marta viene così in piedi e Antonella si getta sul letto, incrocia le gambe sulla sua mano e unisce i suoi sussulti a quelli di lui. Una piccola pozza di sperma cola tra le gambe del nostro schiavetto, i peli del pube, la sua mano intrisa. Marta non rinuncia. “Bene, ma continua a segarti. So che è difficile e che a volte anche doloroso, ma continua come se non fossi venuto. Avanti”. Lui ha un attimo di esitazione. Riprende ma sembra senza voglia. Io sono stanca e mi allontano un po’ dal letto, Lucia si asciuga la bocca Antonella ancora è riversa sul letto ai suoi piedi. Marta osserva per un po’ la sega svogliata. Sembra riflettere. Finisce di calarsi le calze e gli slip, tira un po su la gonna di pelle e sale decisa con i piedi sul letto. Si mette a cavalcioni del suo viso, in piedi. Da quella posizione lui la può vedere nuda nei dettagli e la sega si rinvigorisce. Sorrido pensando alla perversione della mia amica. Poi si decide. Si china, si inginocchia in pratica si siede sopra la sua bocca tirando un po’ giù la gonna a coprire la sua lingua che fruga frenetica. “ Su porco schiavetto, lecca la tua padrona e fammi venire nella tua bocca e segati ancora” gli ordina. Lui coscienzioso esegue. Il membro torna duro, durissimo bagnato e intriso del primo sperma, mentre nel silenzio totale si sente la lingua dell’uomo vagare negli umori di Marta. “Ecco , su forte, così urla lei…bevimi, bevimi tutta” e sussulta con violenza sul suo viso emettendo quasi uno stridio al sopraggiungere dell’orgasmo mentre Antonella che si era tirata su in quel momento riceve, forse senza volerlo, qualche spruzzo del nuovo orgasmo dell’uomo proprio in viso mentre lui con rabbia e forza esegue gli ultimi colpi su è giù. “Come sono andato?” E’ la prima frase che ha il coraggio di pronunciare dal suo orgasmo e la pronuncia risalendo in auto. Marta ride. “Non male ma bisogna approfondire, vero ragazze?” Su questo punto siamo tutte d’accordo
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15 anni fa
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Varie
Oggi
oggi all'ora di pranzo ho incontrato un ragazzo....non volevo neppure vederlo anche perchè ha 12 anni meno di me e mi chiedevo come mai questo ragazzetto si è preso una fissa per me?... ho scelto un'abbigliamento un pò curato...gonna nera stretta con spacchetto laterale, stivale non molto alto....ma, sotto una lingerie da urlo... volevo fargli ribollire il sangue appena avesse appoggiato gli occhi su di me...volevo fargli bruciare la voglia sotto i pantaloni solo al pensiero di cosa sarebbe potuto succedere tra di noi... sono arrivata un pò in ritardo trafelata, con i miei ricci scompigliati dal vento...le guance un pò arrossate per la corsa...odio arrivare in ritardo.. gli avevo dato appuntamento all'una davanti alla porta della beneton per il corso... prima di convincermi ad incontrarlo gli avevo messo tante condizioni..ero stata chiarissima, ci incontravamo in un luogo affollato, non avrebbe avuto il mio numero di cellulare solo io il suo, se non mi piaceva e non scattava niente nella mia anima si sarebbe fatto 200 km inutilmente perchè non ero ne una crocerossina ne una mercenaria quindi facevo sesso solo se ero convinta... lui era felicissimo di accontentarmi in tutte le mie richieste e questo mi faceva ancora di più avere dubbi...o era scemo o aveva veramente fiducia in ciò che era... più mi avvicinavo al luogo stabilito più mi sentivo un formicolio partire dalla nuca e scivolare per la schiena.... davanti alla porta del negozio c'era un ragazzo alto, magro.. capelli neri come il carbone, ritti ...aveva degli occhiali a specchio ...con un moncler stretto su di un fisico niente male... i pantaloni un pò a bracarella....lui mi vede e prima che io possa presentarmi mi corre incontro come se avesse visto una vecchia amica di sempre, mi abbraccia mi stritola, mi schiocca un paio di baci a stampo sulle guance...era lui... andiamo a prendere un succo di frutta nel bar accanto, ed io troia dentro, mi metto seduta accavallando le gambe mostrandoli il reggicalze che faceva capolino dallo spacco... lui senza dire niente ci mette subito la mano giocandoci con le dita... si questo ragazzo fa per me... pago io....lui ancora studia...mi sembrava meglio fare così anche se si mette a discutere sul fatto che l'uomo è lui....la cosa non m'interessa gli appoggio una mano delicatamente sulla bocca.. "zitto" gli prendo la mano e lo porto via con me... lui mi segue fiducioso...credo che abbia capito al volo la mia decisione... arriviamo al parcheggio, alle 13,40 era deserto.... arrivati alla mia macchina lui mi appoggia allo sportello e mi bacia...mentre la lingua giocava con la mia, le sue mani scorrevano per tutto il mio corpo......indugiavano sul sedere....per poi risalire...fino al mio collo per farmi inclinare la testa indietro e leccarmi la gola e i lobi delle orecchie.... siamo saliti in macchina un pò ansimanti.... l'ho portato direttamente a casa mia.... una pazia forse..... abbiamo parcheggiato la macchina....aperto il portone...preso l'ascensore.. tutto in silenzio...senza chiederci nulla.... arrivati davanti alla porta di casa....... mentre infilavo la chiave nella porta lui si è appoggiato....ho sentito il duro del suo cazzo spingere sul mio sedere.... mentre mi spingeva verso la porta cominciava ad alzarmi la gonna... per fortuna sono riuscita ad aprirla prima che qualcuno ci vedesse e ci siamo ritrovati nel mio salotto.... mi ha spinto di spalle.. cercavo di togliermi la giacca ma, lui pensava ad altro... mi ha appoggiata al divano, piegata a 90 gradi... mi ha alzato la gonna..... il reggicalze faceva da cornice al mio culo tondo senza altra copertura.... mi ha fatto inclinare fino a schiacciarmi il viso contro i cuscini del divano... e con la lingua ha cominciato a leccarmi con passione....succhiava le mie labbra....ed io gemevo di piacere....sembrava mi scoppiasse da quanto era gonfia ed eccitata... "aspetta" "fermati un attimo abbiamo tempo" "ti voglio, non sai quanto ti desidero..." "mi avrai e mi godrai al massimo..." l'ho spogliato lentamente...era bellissimo.... poco pelo sul petto...ci passavo la lingua mentre gli toglievo la maglietta... poi scivolavo in ginocchio per aprirgli i pantaloni..... aveva un paio di boxer tutti colorati a righe....profumava di bucato fresco... l'ho tirati giù... ho iniziato a leccargli le palle, le succhiavo...ci giocavo con la lingua, mentre con la mano andavo su e giù sul suo cazzo che era durissimo come il marmo.... ho cominciato a leccargli la cappella..... e lui mi rigirava le dita fra i riccioli... poi mi sono alzata...ho cominciato a spogliarmi da sola con movimenti lenti......come se fosse un ballo... mi guardava eccitato...mi sono mossa davanti a lui finchè non sono rimasta con il reggicalze, le calze chiare....e un balconcino....tutto il completo non era nero ma, un leggero color dorato...era perfetto sulla mia pelle leggermente abbronzata. "mangiamo qualcosa" "prima?" "prima o dopo non ha importanza ho voglia di mangiare su di te..." ho preso tante cose dal frigo e dagli scaffali e le ho appoggiate sul pavimento... ho steso una tovaglia a terra e ci ho fatto sdraiare lui sopra.... per primo ho preso il ragù che era tiepido.....me lo sono fatto scivolare dalla pancia alla passera fino a che non si è sciolto tra le grandi labbra... mi sono seduta sopra di lui... "lecca...senti se ti piace il sapore" mi leccava con voracità, mangiava i pezzettini di carne mordendomi con delicatezza la pelle.... "l'ho finito che altro c'è?" ho preso delle verdure grigliate le ho fatte a pezzettini e gli ho dato anche quelle nella stesa maniera.....avevo tutta la fregna oliosa.... ho preso una crema di tonno e l'ho spalmata sul suo cazzo duro..... ho cominciato prima a leccarla poi a succhiarla mi sono messa su di lui a 69 e ci siamo leccati a vicenda con armonia e tanta libidine...lui mi allargava con le mani per far entrare meglio la lingua...ed io lo prendevo tutto in gola fino a farmi soffocare.... mi sono girata e gli ho fatto allargare le gambe.. ho cominciato a leccargli le palle e scivolavo sempre più giù con la lingua... fino al buco del culo che ho coominciato a leccare e succhiare mentre con le mani massaggiavo il suo cazzo ritto... gemeva di piacere... ansimava.....il respiro era sempre più affannato....mi ha preso per i capelli.... mi ha sdraiato con la schina sul pavimento e a gambe larghe ha cominciato a scoparmi..... tutto dentro... sentivo le palle che sbattevano per entrare....mi baciava, mi leccava, mi succhiava le labbra.... mi mordeva i capezzoli... mi ha alzato ancora di più le gambe e scendendo con il viso ha cominciato a leccarmi il culo per bagnarlo...per poi entrarci meglio... quando è stato soddisfatto del suo lavoro ci ha appoggiato la cappella...piano piano ha cominciato a spingere..... l'ha fatto entrare tutto senza dolore.....e adesso passava dalla fica al culo con divertimento.....ho deciso di dirigere io il gioco e mi sono messa sopra di lui a gambe larghe... lo facevo uscire ed entrare a mia scelta...lui mi stringeva le natiche tra le mani... mi allargava quando scendevo per farlo entrare di più... "come sei bella" "dimmi che sei mia....la mia troia segreta" anche da quella posizione me l'ha messo nel culo..... non sembrava un ragazzetto di 24 anni....era molto meglio di un uomo di 40... era attento ad ogni dettaglio.... "ti posso venire dentro?" "si basta che sia tanta sborra.....mi piace esserne piena...." mi ha voltato verso si lui, mi ha abbracciato infilandolo tutto dentro.....avevo la coscia aperta sotto il suo corpo...e lui mi teneva stretto a se...... l'ho sentito muovere prima più veloce poi più lento...fino a che mi ha pienata di succo caldo.... chiudeva gli occhi mentre veniva ed era splendido vederlo.... si è fermato e scorreva le mani sul profilo del mio corpo..... succhiava i miei capezzoli con golosità... e la sorpresa è stata quando dopo pochi minuti.....era di nuovo duro e pronto a farne acora... questa volta mi ha messa a pecora ed ha cominciato subito ad incularmi....le palle battevano sulle natiche, ogni tanto mi dava qualche schiaffetto a mano piena sulle natiche....mi teneva stretta con le mani e mi spingeva a se con forza.. ha continuato ad incularmi finchè non è esploso dentro di me come una bomba.....la sua crema calda scivolava tra le mie gambe.... siamo andati a fare un bagno caldo.....era arrivata l'ora di salutarci... fuori il sole era calato e il pomeriggio stava per dare spazio alla sera... lui doveva tornare a casa.... a malincuore ci siamo rivestiti...siamo usciti di casa e l'ho accompagnato alla sua macchina..... martedì torna!!!! non vedo l'ora...e meno male che era un zagazzetto...
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6
15 anni fa
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Varie
Ancora uno sprtz, grazie
Ancora uno spritz, grazie Guardo la gonna rossa muoversi senza ritegno nel tentativo disperato di seguire i tuoi scatti nevriti. Tutti i giorni vengo a prendere l’aperitivo in questo bar del centro per godermi la danza erotica che involontariamente provochi spostandoti per i tavoli da servire. Un sorriso disarmante su una lieve pronuncia straniera. Cerco d’immaginare la tua storia, mentre, t’avvicini; - Il solito? - Sì certo, il solito… Sorrido al pensiero che io, non ho mai avuto un “solito.” Tra poco tornerà con uno spritz corretto con campari e mi lascerà le solite patatine di contorno. Quel giorno, la prima volta che l’ho vista, ho ordinato uno spritz e quello, è diventato il “ solito” Elena di San Pietroburgo, la ragazza dell’est che si mantiene l’università facendo la cameriera. Guardo il piccolo grembiule che cerca di proteggere le sue forme piene, mentre, torna sorridendo. - Vuoi qualcosa d’altro? Certo che lo vorrei, ma non credo sia il momento giusto per chiederlo: deglutisco, affogando il mio desiderio nello spritz… - Per ora sono a posto, magari dopo… Ho sentito un calore intenso salire dal basso ventre, quando ho detto quella frase, chissà se ha sorriso per quello, o solo perché lo fa d’abitudine. - Allora passo dopo… Il “tu”, è stato spontaneo sin dalla prima volta, come il desiderio d’averla. S’accarezza con civetteria i lunghi capelli biondi e si gira verso un altro tavolo dandomi un ulteriore dolce dolore sessuale: vedere i suoi fianchi larghi e quel sedere pieno, è un colpo basso per la mia libido. Con il bicchiere in mano sospeso a mezz’aria, cerco d’immaginarla, mentre si spoglia e s’adagia oscenamente su un letto, o meglio ancora, mentre si piega sul mio divano di pelle nera, alzando le natiche nude, con lo sguardo girato ad incrociare i miei occhi. Niente parole… Solo sguardi. - Non bevi? La realtà torna prepotentemente. Sono ancora con il bicchiere in mano, pieno dell’intruglio che ho ordinato, il ghiaccio si è sciolto. Gli sguardi s’incrociano: cerco d’uscire da questa situazione imbarazzante. - Stavo pensando e mi sono perso nelle mie fantasie… - Bello fantasticare, ma, la realtà, è più piacevole… Questa volta gioca con le mani nervosamente e il suo sguardo e penetrante, troppo penetrante. Lanciati Maurizio, non perdere l’attimo fuggente… Qualcuno da dentro il bar la chiama; - Arrivo! Risponde contrariata; - Passo dopo a vedere se hai bisogno d’altro… Dio, come vorrei che quella frase lasciata cadere ad arte, possa avere lo stesso significato che voglio io... Vorrei slacciare quella camicetta bianca che nasconde il suo seno, accarezzare piano la pelle e goderne ogni centimetro e, vorrei scendere alla gonna per farla scivolare piano per poi riportarti sul mio divano nero per ricominciare da dove ci siamo fermati… Ti seguo nei tuoi movimenti lavorativi, mentre, fantastico su come ti possiedo. Nessuno può fermare il mio desiderio mentale. Mi sembra di vedere le tue labbra strette attorno al sesso: immagino i gemiti… Sono fuso, completamente fuso… Ingurgito un sorso di spritz per calmare i miei bollenti spiriti, ma il risultato che ottengo, è esattamente l’opposto; lei, vede il bicchiere vuoto e torna al mio tavolo a ricordarmi il desiderio. Sfacciatamente bella nella sua innocenza, oppure, sfacciatamente provocante nella mia stupidità ottusa. Ho l’età della ragione e la voglia del ragazzo. - Hai deciso se vuoi qualcosa d’altro? La guardo, entro dentro di lei, sento il ticchettio del cuore che salta qualche passaggio; - Vorrei te, credi sarà possibile ordinarne un tot che non mi faccia male? Sorride: un sorriso solare pieno di gioventù e simpatia, di quei sorrisi che t’ammaliano e ti stendono, qualsiasi significato abbia; - Non c’è bisogno che ti ubriachi di spritz per chiedermi di uscire: da noi gli uomini sono molto più decisi, ma, anche molto più freddi…credevo non me l’avresti mai chiesto, eppure, ho fatto di tutto per farti capire che mi piacevi. - Ho fatto proprio la figura del pirla, vero? Chiedo abbacchiato e demoralizzato dalla mia deficienza mentale; Mi guarda; - Che carino che sei, quando arrossisci… Sprofondo nel mio imbarazzo: vorrei sparire sotto il tavolo, insieme alla mia eccitazione nascosta dai pantaloni. - Alle Nove smonto, se mi dai il tempo di mettermi un poco a posto, poi, vengo volentieri a mangiare una pizza con te. Immagino la tua bocca che si apre per un pezzo di pizza, poi la immagino sul mio sesso e mi perdo di nuovo nel mio erotismo; - Allora? - Certe, alle nove sono qui, non vedo l’ora! - Si, ma per ora, è solo una pizza. - Certo, solo una pizza… Cerco di restare impassibile, mentre, la fantasia vola sul suo corpo anticipando quello che spero sarà futuro…
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15 anni fa
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Come sono diventato un boy-friend di coppia
Sono sposato da 16 anni con Giulia, bella 36enne. Io 41 anni, dicono ben portati ed affascinante, ho con mia moglie un buon rapporto ma con sesso molto tradizionale, sicuramente niente di particolarmente trasgressivo. In vacanza al mare abbiamo conosciuto una coppia mia coetanea della nostra città. Non avendo entrambe le coppie figli al seguito è stato naturale farsi compagnia soprattutto in spiaggia e nei dopo cena. I primi giorni è stata una frequentazione molto discreta e casuale, anche se molto cordiale. Con il passare dei giorni ho notato che Carla e Giovanni ci cercavano Appena arrivati in spiaggia si avvicinavano subito al nostro ombrellone e sostavano intavolando discorsi vari e generici, proponendo bagni ed escursioni assieme. Giulia mi sembrava contenta della compagnia di Carla e questo mi dava l’opportunità di praticare i miei sport senza sentirmi in colpa di lasciare sola Giulia. Spesso Giovanni mi accompagnava nelle uscite in canoa in mare. Tra i vari discorsi che facevamo in canoa notavo che sovente chiedeva di me e Giulia, come era il nostro legame e anche i nostri rapporti intimi. Io rispondevo che eravamo una coppia ben affiatata sentimentalmente, ma classica nel sesso. Lui invece raccontava che con Carla erano molto aperti ed amavano esplorare il mondo del sesso senza pudori. Mi ricordo come Giovanni si mise a ridere quando ad una sua domanda specifica, risposi che con Giulia non avevo mai fatto sesso anale e nemmeno mi sarei azzardato a chiederlo, conoscendo la sua ritrosia per queste situazioni. Dopo una settimana, una sera al rientro dalla solita passeggiata dopo cena, eravamo seduti con Carla e Giovanni in giardino dell’hotel bevendo un drink. Non so chi tra Carla o Giovanni abbia portato il discorso sul sesso. Era la prima volta che parlavamo di sesso tutti insieme e notavo che Giulia era nervosa e immaginando che non era l’argomento di conversazione che più gradiva, rispondevo cercando di evitare di entrare in particolari per contenere il discorso nella decenza e nel generico. Ad un certo punto Giulia mi fece segno con la mano che se ne andava. Volevo trattenerla ma lei era già in piedi dicendo che aveva mal di testa e preferiva salire in camera al fresco, pregandomi però di rimanere a tenere compagnia a Carla e Giovanni. Quando Giulia si allontanò Giovanni disse: “ma allora era vero quando mi dicevi che tua moglie è molto puritana, pensavo tu scherzassi per non esporti”. Ero un po’ imbarazzato, nel dover giustificare il comportamento di Giulia, avendo paura di fare entrambi la figura dei bigotti. Carla chiese se io non soffrivo di questa chiusura di Giulia sul sesso e se non avevo delle fantasie irrealizzate. Risposi che in effetti fantasie ne avevo, ma ormai avevo imparato a tenerle per me. Poco dopo Carla disse che anche lei voleva salire in camera e chiese a Giovanni di accompagnarla all’ascensore, pregando di fermarmi pure che lo rimandava subito a tenermi compagnia. In effetti dopo un paio di minuti Giovanni ritornò e continuammo a parlare. Giovanni riprese l’argomento sesso ritornando a dire come lui e Carla facevano continue esperienze e come bastava che uno dei due raccontasse una fantasia e subito pensavano a realizzarla assieme. Devo dire che un po’ invidiavo Giovanni per le opportunità che sua moglie gli permetteva di vivere. Dopo poco squillò il cellulare di Giovanni . Capii che era Carla e che doveva avere un problema con l’aria condizionata in camera. Giovanni mi chiese se sapevo regolarla e io dissi cosa doveva fare, ma probabilmente Carla non riusciva a capire. Giovanni allora rispose che sarebbe salito a vedere. Chiuso il telefono mi chiese se facevo la cortesia a seguirlo cosi gli facevo vedere a regolarla, che anche lui non ci capiva molto. Dissi di si anche perché poi andavo a raggiungere Giulia in camera. Arrivati alla porta Giovanni bussò e Carla apri la porta. Entrammo e subito rimasi sorpreso: Carla indossava solo il perizoma. Visto il mio imbarazzo Giovanni mi disse : non ti imbarazzerai per due tette, in spiaggia ne vediamo tutti i giorni. Io cercai di distogliere gli occhi da Carla, ma mi era difficile. Pur avendola vista spesso in bikini, non mi ero mai accorto di come avesse un corpo molto bello. Armeggiai sui pulsanti dell’aria condizionata che subito ripartì. Allora Giovanni disse: che bravo meriti un premio e Carla annui con un sorriso molto malizioso. Senti già che sei qui, ma ti piacciono le tette di Carla, lei ci trova sempre tanti difetti e aggiunse: dai Carla falle vedere bene le tue tette, vagli vicino. Ebbi un sussulto in mezzo alle gambe, il mio membro cominciò a gonfiarsi e finalmente cominciai a capire che forse era un gioco premeditato da Giovanni e Carla. Lei mi si avvicinò , mi prese una mano e se la portò su un seno chiedendo se erano abbastanza sodo e intanto mi guardava con fare molto languido. Guardai Giovanni misto tra eccitazione ed imbarazzo e lui rispose: non farti problemi, a noi piace giocare. A questo punto capii senza equivoci le loro intenzioni, ma ancora meglio capii quando appena dopo Carla appoggiò la sua mano sulla patta dei miei pantaloni e cominciò a sfregarmi il membro in tiro dicendo: però!!! Vediamo un po’ cosa c’è qui. Si mise seduta sul bordo del letto, mi tirò vicino, slegò la cintura, aprì i miei pantaloni, li abbassò, spostò lo slip e fece uscire il mio membro già eccitato al massimo. Lo accarezzò un pò con le mani poi se lo portò alla bocca e cominciò uno splendido pompino alternando slinguate sulla cappella gonfia, a prese in bocca “tutto gola” e nello stesso tempo manovrando su e giù sapientemente con la mano. Giovanni intanto si spogliò e notai che anche lui era eccitato. Si avvicinò e porse anche lui il membro a Carla che adesso li aveva tutte e due vicini e si alternava a prendere in bocca prima il mio poi quello di Giovanni e facendo nel contempo sempre un buon lavoro di mano all’altro quando non ce lo aveva in bocca. Cominciammo ad ansimare tutte e tre, lasciando capire una forte eccitazione per tutti. Giovanni prese Carla la fece alzare, mi disse di toglierle il perizoma e lo feci. Vidi per la prima volta la sua fighetta depilata in tutto il suo splendore. Mi fu istintivo toccarla e con un dito sfregarle il clito e poi infilarle dentro il dito. Era molto bagnata, ma non fu una sorpresa. Mentre Giovanni le baciava il seno, Carla prese la mia testa e la accompagnò in mezzo alle sue gambe facendomi capire che desiderava la mia lingua. Iniziai a baciarla dolcemente, per poi proseguire con più decisione sul clitoride ottenendo un assenso da Carla con un forte gemito di piacere che smorzò nella bocca di Giovanni che cominciò a baciarla. Poi affondai la mia lingua dentro più che potevo come un cazzo che la penetrava. Giovanni la fece sdraiare sul letto e si mise sopra la sua testa infilandoglielo in bocca, mentre io, dopo essermi spogliato completamente, continuavo a slinguarle la fighetta. Vidi Giovanni prendere qualcosa dal comodino. Era un preservativo, me lo diede senza che Carla se ne accorgesse intenta come era a spompinare Giovanni. Giovanni mi fece cenno di metterlo e mi fece capire che dovevo penetrare Carla. Misi il preservativo, allargai leggermente e delicatamente le cosce a Carla, avvicinai la cappella alla sua fighetta e iniziai pian piano ad entrare. Carla si mise ad emettere gemiti forsennati smorzati dal cazzo di Giovanni che teneva avidamente in bocca. Quando fui dentro di lei interamente cominciai un lento movimento che Carla assecondava inarcando il suo bacino. Poi iniziai a muovermi con più rapidità, alternandomi con momenti di lento movimento. Ad un certo punto Giovanni disse: dai sbatti forte questa vacca. Iniziai allora a sbatterla poderosamente con forti colpi affondando tutto il mio cazzo dentro nella sua fighetta bella stretta e bagnatissima di umori. Dopo un po’ Giovanni tolse il cazzo dalla bocca di Carla, si distese sul letto dicendo a Carla di salirle sopra e cavalcarlo. Mi tolsi da Carla per lasciarla libera e lei sali sopra Giovanni e cominciò a cavalcarlo. Io mi portai davanti a Carla, lei mi sfilò il preservativo si mise nuovamente il mio cazzo in bocca. Era molto brava con la bocca, mia moglie al confronto sembrava una adolescente al primo pompino. Dopo un poco Giovanni disse: adesso ti meriti il premio. Io risposi : più di questa scopata non posso chiedere. Giovanni riprese: No, meriti qualcosa che non hai ancora avuto. Mi disse: vai dietro a Carla. Io ci andai ma non riuscii immediatamente a capire. Quando fui dietro a Carla che continuava a cavalcare Giovanni restai un attimo come a chiedermi cosa dovevo fare. Giovanni sorrise divertito e disse : li c’è un altro buco, so che ti piace provarlo. Il culo di Carla è il premio! Provai una ulteriore forte eccitazione. Non sapevo bene come comportarmi. Per prima cosa presi un nuovo preservativo dal comodino e me lo infilai. Carla, continuando a cavalcare Giovanni, si abbassò tutta mostrandomi bene il culo, girò la testa verso di me, si bagnò con la lingua molto bene una mano e con quella mano prese il cazzo inumidendo bene il preservativo, poi portò il cazzo vicino al buchetto del culo e disse: "spingi piano, fino a quando lo vedrai dentro e fermati". Iniziai a spingere ed ebbi una strana sensazione nella resistenza iniziale che il mio cazzo incontrava nell’entrare. Appena la cappella fu dentro, tutto fu più semplice e il cazzo pian piano entrò quasi tutto. Mi eccitava molto, mentre entravo nel suo culo, che il mio cazzo “sentiva” il cazzo di Giovanni che Carla aveva nella fighetta. Quando il cazzo fu tutto dentro mi fermai. Poco dopo Carla mi disse: adesso muoviti piano e quando te lo dirò invece muoviti liberamente. Iniziai un lento movimento, mentre intanto notavo che Giovanni iniziava ad ansimare con più insistenza. Ad un certo punto disse che stava per venire e Carla cominciò a muoversi di più e mi disse: "adesso scopami il culo, rompimi il culo". Iniziai allora a muovermi più forte eccitato dalla visione del mio cazzo in culo a Carla. Giovanni emise un forte grido di piacere e disse che stava venendo. Carla era forsennata e si sbatteva su e giù dal cazzo di Giovanni con un ritmo violento, creandomi un po di difficoltà a seguire i loro movimenti. Poco dopo anche lei disse che stava venendo pregandomi di sbatterla. Sentii chiaramente che il cazzo di Giovanni nella fighetta di Carla si stava sgonfiando, segno che aveva raggiunto il piacere. Adesso riuscivo a muovermi meglio e mi muovevo in un modo che sembravo un cane che stava scopando una cagnetta. Sentivo che stavo per esplodere. Carla cominciò a godere e lo disse ripetutamente che stava godendo. Continuai ad affondare il cazzo in culo a Carla e anche io dopo pochi secondi cominciai a godere ed emisi dei forti rantoli di piacere. Sentivo il mio sperma riempire il preservativo ed un piacere intenso di godere in quel canale cosi ben stretto al mio cazzo, che non provavo più dalle prime scopate giovanili in figa. Aspettai che il cazzo cominciasse a sgonfiarsi e mi tolsi dal suo culo. Mi levai il preservativo e chiesi permesso di andare in bagno a lavarmi. Quando tornai vidi Carla e Giovanni sul letto abbracciati e sorridenti. Giovanni mi disse: piaciuta la sorpresa?. Annui. Carla mi tirò a se e disse: "ma me lo vuoi dare un bacio o no?". Mise la bocca vicino alla mia e iniziammo un languido bacio in bocca in cui le nostre lingue si cercavano con passione Restammo qualche minuto sul letto tutti e tre, sorridendo e sia io che Giovanni intanto accarezzavamo Carla dolcemente. Poi dissi che dovevo andare, mi rivestii, mentre Carla e Giovanni continuavano a guardarmi sorridendo. Quando fui vestito mi avvicinai a Carla per darle un bacio e lei mi sussurrò in un orecchio: speriamo sia la prima di tante scopate. Risposi: se a Giovanni piace perché no. E Giovanni stendendomi la mano disse: piacere di averti nostro compagno di giochi. Salutai ancora, uscii e andai da Giulia. Entrato in stanza Giulia stava leggendo un libro, mi guardò e disse: che aria hai! Che ti è successo?. Risposi: sono rimasto con Giovanni in giardino, ma mi ha fatto bere 2 birre e sono un po’ tirato. Lei rispose: ecco ci manca che oltre ai discorsi sconci, ti fa anche bere. Cosi ti porta alla perdizione. Questa frase mi colpi molto e mi misi a sorridere dolcemente andando verso il bagno. Ecco come sono diventato un boy-friend di coppia.
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15 anni fa
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Tutto iniziò così 1986
“Non ci posso credere Paola ma era la prima volta?” “Assolutamente” “Ma come appena sposati?” “Che posso farci? Io sono strana” “Ma Pino che ha detto?” “Sai Clara, Pino, da quanto ci siamo fidanzati, sa come sono. Il mio bisogno di conferme di piacere, la repressione dei miei che mi ha condizionata, io sono stata chiara con lui sin dall’inizio: non posso pensare che sarai da qui in poi l’unico. Ho troppa voglia, troppo desiderio, forse è troppo presto per sposarci, gli ho detto” “E lui?” “Serafico ha detto che lo sapeva, che il desiderio andava ricondotto all’interno del nostro indiscutibile amore e condiviso e che assieme avremmo potuto vivere momenti trasgressivi a patto di essere sinceri e condividerli” “Insomma pur di non perderti… va bene anche che ti scopi altri” “Ma vale anche per lui” “ E’ un amore strano questo Paola” “Certo, è il nostro. Unico, ma che tiene presente come sono io intimamente e come è lui” “Va bene, va bene. Lui sapeva bene la tua vita frizzante, i tuoi desideri prima, le tue fantasie ma pensavo che appena sposati e poi con quello… ma dai raccontami bene” “Dunque: dopo cena Mario e Pino si erano seduti sul nostro nuovo divano: sembravano due vecchi amici e mi sono sorpresa a guardarli con interesse tutti e due. Pino mi piace, lo sai, in quel momento aveva un'espressione serena , ma Mario aveva un qualcosa di selvaggio, di attraente. Sentivo un tremendo languore ,un istinto feroce e ho fatto una cosa che non avrei mai creduto: mi sono andata a sedere in mezzo a loro facendo chiaramente in modo di provocarli”. “Ma proprio il suo amico di sempre…?” “Appunto restava in famiglia no? “ “Dai continua Paola. Come eri vestita?” “Avevo la mini nera, già corta, e certo non sono stata attenta al modo di sedere sul divano. Autoreggenti nere e slip lavorati di pizzo nero. Camicetta celeste. Scherzavano ed io raccoglievo e rilanciavo le allusioni e le battutine. Pino è rimasto sorpreso ma poi ha iniziato a scherzare sul fatto che la mini era salita troppo e con la scusa di tirarla giù mi ha messo la mano sulla gamba. Abbiamo cominciato una lotta scherzosa e Pino allora ha chiesto l’aiuto di Mario “dicendogli: me la tieni un secondo che le metto a posto la gonna?”. Mario mi tenne le braccia avvicinandomi a lui e bloccandomi ma il mio gomito così facendo era a contatto lì dove già sentivo duro! Mario mi teneva ferma ma il suo abbraccio forte e deciso finiva inevitabilmente con il coinvolgere e toccare il mio seno , nudo sotto la maglia e tu sai che quando sento così i capezzoli mi tradiscono. Cercando di divincolarmi scherzosamente finii per mettere la mano al posto del gomito e ora sentivo chiaramente sotto le mie dita la consistenza della sua eccitazione e seppure bloccata , almeno formalmente, accennai una lieve carezza con la punta delle dita. E Pino a quel punto la gonna non l’aveva messa a posto: l’aveva fatta salire ancora, aveva scoperto i miei slip e mi toccava l’interno della coscia sfiorandomi in mezzo alle gambe, con il taglio della mano, mentre Mario mi teneva sempre ed io sentivo vicinissimo il suo profumo forte, il suo fiato sul collo che avrei voluto mi baciasse. Questa volta la sensazione che mi aveva preso era sì di calore ma di nessun imbarazzo. Sentivo solo piacere languido e forte, e desiderio di fare cose che non avevo mai osato né pensato fare. Mi sono arresa subito a queste ondate di desiderio, ho aperto chiaramente le gambe lasciando che la gonna nera salisse ancora e che le mani di tutti e due frugassero prima piano tra le gambe poi sotto gli slip. Avevo caldo, il bordo delle calze mi sembrava bollente. Sentivo il tocco differente delle dita di tutti e due che sembravano artisti in una suonata a quattro mani sul piano più melodioso che si potesse pensare. Erano in perfetta sintonia, sfioravano, stringevano, sapevano affondare la dove sentivo il calore più forte, ora l’uno , ora l’altro, avvertivo chiara la differenza delle carezze, la loro diversa ansia di esplorarmi e di penetrarmi: Pino più deciso, più padrone, Mario più timido e più dolce a cercare angoli e pertugi che Pino forse aveva dimenticato. Fu Mario che mi tolse dall’impaccio sollevandomi i fianchi, liberandomi dallo slip e riprendendo poi il suo posto nella staffetta incredibile dove l’unico testimone era il mio piacere che sembravano sapersi perfettamente passare l’un l’altro .E non capivo più niente. Ho allungato le mani e toccato contemporaneamente sopra i pantaloni ancora chiusi i loro cazzi: erano duri tutti e due, e loro intuirono che era quello il momento in cui desideravo che li tirassero fuori, per ghermirli con forza, per sentirne la vellutata consistenza e la prepotente forza, per saggiarne la durezza e soprattutto guardarli, tutti e due assieme . Ormai ero partita. Li tenni in mano assieme, a destra Pino a sinistra l’altro, e lasciavo le gambe spalancate in modo osceno ormai prontissima a qualsiasi penetrazione, non solo quella delle loro mani la cui fantasia ed il cui ritmo sembravano inesauribili. Mario spezzò il momento di estasi prendendo le mie gambe e sollevandomi per metterle sul divano alzandosi lui per fare loro posto e per divaricarle leggermente: stesa a pancia in sotto con il volto sulle gambe di Pino venne istintivo: glielo presi in bocca mentre l’altro mi sfilava gonna ed iniziava la più bella ed eccitante leccata che io ricordi. Partendo dalle natiche giungeva verso il centro del mio fuoco, e sentivo la sua lingua che mi sembrava rovente esplorare il solco tra i glutei, violarlo, scendere e poi risalire seguendo il contorno di ogni più recondito e misterioso anfratto dal quale sorgevano mille stille di piacere. Avevo voglia di lingua e Mario la lasciava andare e venire prima piano poi forte e poi ancora e ancora leccava e si muoveva ed io sentivo un piacere sconosciuto scuotermi dalla punta dei piedi ai capelli. Poi è stato Pino a girarmi. Stavolta non volevo essere passiva, volevo fare io. Quando mio marito mi ha stesa sul divano e iniziato a scoparmi con una violenza quasi dolorosa ma bellissima, ho preso in mano quello di Mario che secondo me era più corto ma più largo di quello di Pino e l’ho tirato verso la mia bocca e l’ho circondato con le labbra di slancio. Non so quanto siamo stati così e quante volte ancora ho avuto sussulti tremendi di piacere. Poi mi sono accorta che Mario stava per venire: sentivo il membro pulsarmi in bocca e lui che lo stringeva disperatamente. Ho avuto paura: eravamo sul divano appena comprato,a terra c'era un tappeto , e non volevo che Pino vedesse avevo paura della sua reazione di fronte al piacere di Mario. Ormai ero in ballo,non avevo più alcun ritegno, alcuna riserva mentale, mi sentivo porca come mai e mi piaceva. Tenendolo in bocca ho guardato Mario, ho fatto un cenno affermativo con gli occhi tenendo le sue palle con la mano stringendole piano ed avvicinandole al viso per fargli capire di non uscire. Non ci crederai: l’ho fatto venire in bocca e per di più per la prima volta ho ingoiato tutto, sono stata costretta. Non finivano mai quegli schizzi, provavo un misto di disgusto e di piacere e cercavo di far finta di niente mentre lo sperma in gola per poco non mi soffocava quasi provocandomi uno stimolo di vomito e in quel momento Pino, che sembrava non essersi accorto di quanto accaduto in bocca, stava inondandomi la pancia di liquido bianco e caldo dopo averlo estratto all'ultimo secondo. Ho tenuto ancora per qualche secondo il cazzo di Mario in bocca e poi di scatto sono corsa in bagno vergognandomi come una ladra. Davanti allo specchio pulendomi la bocca mi sentivo totalmente soddisfatta ma la sensazione intima , perversa di piacere di prima era scomparsa. Mi sentivo a disagio pensando di dover tornare di là e affrontare una realtà scomoda. Così sono rimasta a lungo in bagno. Quando sono tornata Mario era stato mandato via da un Pino infuriatissimo. Aveva capito. Avevo fatto con Mario una cosa mai fatta con lui. Ho dovuto cercare di calmarlo, ho cercato di fargli capire che non era stata una scelta che non avevo preventivato nulla, che in fondo la cosa non mi era piaciuta molto che anzi avevo provato un po’ di ribrezzo. Ma mentre lo dicevo mi chiedevo se quella fosse la verità . Si è calmato solo quando mentre sedeva imbronciato con le braccia incrociate improvvisamente gliel’ho preso in bocca e ho iniziato un lento, lunghissimo bocchino pieno d'amore e di riconoscenza, capendo ciò che aveva provato . Lui aveva attimi di intensa eccitazione seguiti da insoliti momenti di calo di erezione come se due forze combattessero in lui, la rabbia e l'eccitazione. Era lentissimo, avevo un dolore forte alla bocca ma ho pensato che stavolta proprio che non potevo fermarmi. Quando l’ho sentito pronto l’ho guardato negli occhi facendo un ultimo sforzo andando avanti ed indietro l’ ho fatto venire in bocca : anche stavolta ho ingoiato, ma vuoi sapere? E’ stato bellissimo anche per me. E poi lui mi ha baciata sulla fronte e si è messo a piangere in bagno. Ha detto di no, ma l’ho sentito chiaramente. Ed io non so proprio perché l’ho fatto. Non capisco. E mi dispiace tanto perché mi sono resa conto che Pino ci soffre anche se lo nega.
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15 anni fa
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Una crociera molto speciale 2005
Odore di acqua stagnante e gasolio: la lieve brezza, che prende di infilata la ripida scaletta della nave da crociera sulla quale ci stiamo inerpicando, lo ficca nelle narici, lo spinge ovunque, mentre folate fanno maliziosamente ondeggiare la gonna di Paola che sale lentamente un metro avanti a me sforzandosi di non guardare verso l’acqua nera. Il tramonto ha reso indefinite le colline, ed il profilo di Genova, visto qui dal porto si confonde nel punteggiato di luci . Curioso come sin dal check in entrambi abbiamo evitato di guardare in viso i nostri futuri compagni di viaggio. Forse quell’imbarazzo che ha caratterizzato questa scelta non è stato ancora metabolizzato. La crociera Sexy ci era sembrata un’idea stimolante quando l’abbiamo letta su internet, con partenza proprio il giorno del nostro 25° anniversario di matrimonio. In questi ultimi anni la nostra vita serena e di buona armonia è stata “tranquilla” anche nel sesso. Qualche fantasia, certo, giochi tra di noi, un paio di regali maliziosi , anche qualche foto osè che è restata nel pc come ricordo, ma neanche una parvenza di trasgressione come sino a poco tempo fa. Ecco perché rimasi così sorpreso quando per provocarla le feci leggere l’offerta di questa crociera a prezzi straordinari e lei mi rispose candidamente “ Perché no? Tanto nessuno può costringerci a fare qualcosa non vogliano, no?”. Ora neanche una parola o una frase: solo quell’espressione direi contenta, serena, nel vedere la cabina elegante, nel sistemare (come fa quando andiamo in albergo) in modo maniacale, subito ,appena entrati, i vestiti nell’armadio e nei cassetti. “Uhmm bello no, Pino, abbiamo fatto bene”, l’unico commento mentre percorriamo i corridoi lucidi sino all’ascensore che ci porta nel salone delle feste dove è prevista la riunione dell’organizzazione,un sito web che ha curato il viaggio e coordinato il tutto. Paola ha indossato un vestito nero, appena sopra il ginocchio, senza maniche, sobria scollatura in grado di far risaltare, nella sua semplicità, la linea di mia moglie che alla soglia dei 50 anni è assolutamente ancora quella che si definirebbe una bella signora. Il collant scuro le dona un pizzico di civetteria che lei nasconde con lo sguardo basso, o volutamente distratto verso le vetrate della sala, evitando ancora di inquadrare i compagni di viaggio che invece mi metto a studiare. Tre o quattro sono certamente coppie scambiste, ce l’hanno quasi scritto in fronte, ma la gran parte dei quasi 600 ospiti ( con netta predominanza maschile nonostante l’offerta a prezzi vantaggiosi fosse solo per coppie) sembra gente assolutamente normale che si porta dietro il nostro identico imbarazzo dovuto all’etichetta della crociera: soci del sito erosviaggi, “conditio sine qua non” per partecipare al giro sexy del mediterraneo a prezzi stracciati. E il sexy, ci spiega subito l’animatore-conduttore per quello che riguarda l’organizzazione si limiterà all’offerta di spettacoli di striptease integrale dopo la mezzanotte ( anche maschili), film a luci rosse a pagamento in cabina, l’elezione di miss seno nudo al termine della settimana, un sexy shop a disposizione 24 ore su 24 nella zona commerciale. Niente privè. Tutto qui. Il resto è affidato alla volontà dei singoli con un unico rigido limite:l’educazione. Nessuna forzatura, nessun insulto o avance pesante. I primi che saranno accusati di questo saranno fatti scendere allo scalo successivo. Si può insomma, lo dice chiaramente, viaggiare tranquilli senza alcuna trasgressione, osservare, giocare o semplicemente godersi il tiepido sole di aprile o stare nell’attrezzato centro benessere per idromassaggi, e tutto quello che può servire e piacere. Così come si può fare invece tutto quello si vuole nelle proprie cabine a patto che siamo tutti consenzienti. Paola mi guarda soddisfatta con l’espressione di chi “l’aveva detto”. Si scioglie, si tranquillizza, accavalla le gambe sprofondata nella poltrona e non badando all’orlo del vestito che sale scoprendo la coscia e si mette finalmente a studiare i nostri compagni di viaggio con un sorriso quasi di sfida. Si avvicina verso di di me sussurrandomi divertita all’orecchio “come nei negozi di porcellana, guardare ma non toccare insomma, divertente…” e indica con un gesto del viso una bella signora, mini vertiginosa seduta su un divanetto poco distante. Difficile stabilire da qui, ma o ha lo slip nero… o non ce l’ha per niente ( suggerisco a mia moglie che scoppia a ridere dandomi una manata) “Porco, ti piacerebbe andare subito a chiederglielo eh? “ e lo dice allegra con un’aria maliziosa che non le conosco. “ Ma se per questo mi pare che non sei l’unico che guarda e quella non è l’unica ad essere guardata” aggiunge subito dopo facendo un altro cenno con il dito verso un giovane, 30-35 anni seduto su un puff e praticamente in adorazione delle gambe di mia moglie che da quel punto di visuale saranno certamente più scoperte e godibili. E Paola non prova neanche a coprirle tornando ad indirizzarmi quell’occhiata che sinceramente non avrei mai creduto di vederle. Più tardi in cabina mentre è sotto la doccia bollente fa un’altra cosa insolita: canticchia. In venticinque anni mai sentita. Quando ricompare allegra e struccata avvolta nell’accappatoio bianco lo apre davanti allo specchio, si osserva un paio di volte chinando il capo da una parte e poi dall’altra “ Ancora apprezzabile secondo te?” mi chiede. La trascino sul letto tirandola per la cinta. “A giudicare dalla bava che aveva alla bocca quello poco fa, di sopra, direi proprio di si” – Fa finta di difendersi e di ricoprirsi mimando una lotta con me. “Chissà quello che sega si starà facendo ora pensando a quello che tu, porcellina gli hai fatto vedere. Ti ho visto sai, che non le hai chiuse e ti facevi vedere gli slip…” E’ divertita ed eccitata mentre le apro l’accappatoio. “ Non credo proprio gli slip, risponde , non li avevo! Avevo solo il collant” “Brutta porca… ci credo che quello è andato via tutto in tiro” Mi mordicchia l’orecchio mentre le bacio il collo e si scioglie tra le mie braccia. “Sai lo vorrei proprio vedere se ora si sta…” sussurra senza finire la frase . Mentre facciamo l’amore è un torrente in piena di frasi e fantasie: mi chiede, suggerisce, ipotizza, e soprattutto decide : “ si dai senza esagerare ma questa settimana qualcosa possiamo concederci no, siamo sempre stati così corretti e tranquilli che una volta nella vita…che dici? Non ci conosce nessuno qui…”Mezz’ora per truccarsi, scegliere l’abito corto, aggiustarsi i capelli. Prima di andare a cena Paola fa ricorso a tutto, compreso il rossetto che mette così raramente, per accentuare un fascino che non le ho mai visto perdere. E quando poi il destino si mette in testa di tirare strani scherzi c’è poco da fare. I tavoli sono da sei, e la prima sera i posti sono assegnati per numero di cabina. Con noi una coppia un po’ più giovane ma goffa, di Milano, un signore sulla cinquantina e guance rosse, e proprio quel giovane che le guardava le gambe in sala. E’ gentile, cordiale, correttamente divide le sue attenzioni con i commensali ma non nasconde il suo interesse per Paola. Ha già partecipato a iniziative simili, una volta in coppia con la sua ex moglie, poi da solo. Non si nasconde: il matrimonio è naufragato per colpa sua, perché lui ama molto più guardare che fare, e quello che era una propensione forte , una netta preferenza, con il passare del tempo è divenuta l’unica sessualità possibile per lui. Conosce un paio di coppie sulla nave, ma ammette con candore, la visione di Paola lo ha attratto e ci chiede , qualunque cosa si possa noi aver in mente se in relazione alla sua netta preferenza, di tenerlo presente. Ai nostri ordini. Un discorso fatto pacatamente senza malizia ed imbarazzo, tutto d’un fiato davanti allo sguardo accogliente e stranamente attento di Paola e ad un certa distrazione dell’altra coppia impegnata di più a mangiare che a chiacchierare. Altri gusti, altri progetti evidentemente. Parliamo di molto altro intervallandolo con battute e momenti di cordialità che sembrano divertire mia moglie. Lui si alza e si precipita con gesto d’altri tempi ad allontanare la seggiola di Paola mentre lasciamo la tavola alla fine. Accenna anche un inchino e ci lascia un suo biglietto da visita ( Ing. Alberto Mussi) con cellulare e sul quale ha scritto a penna il numero della cabina e l’interno. Per qualunque cosa… Stasera è prevista la festa di benvenuto, musica nel salone sino ad una certa ora e poi il primo strip. Maschile. Paola che mi aveva detto di essere stanca non appena messo piede sulla nave mi sembra rifiorita. Potere della doccia forse. E suggerisce di andare. Salutiamo il commensale che accenna alla possibilità di vedersi più tardi alla festa. Passiamo in cabina per un cambio di scarpe. Poi dopo una mezz’ora di relax andiamo. Un drink, qualche ballo anni 70 , qualcuno più moderno, e lei che mi sfida: “perché non provi ad invitare a ballare quella” indicando una rotonda e vistosa signora in apparente ricerca. “Quella si appiccica” le rispondo ridendo. “Voglio proprio vedere, dai”. Non faccio in tempo neanche a fare il gesto che me la ritrovo tra le braccia incollata al mio corpo durante tutto il lento e con il bacino che spinge verso me in modo inequivocabile nella speranza di sentire qualcosa che proprio… non c’è. Almeno sino a quando non mi accorgo tra un giro e l’altro, che il nostro amico, l’ingegnere, è seduto proprio davanti a Paola, nella poltroncina di fronte al divanetto è sta chiacchierando con lei che ( è inequivocabile) scoscia senza falsi pudori. Vedere mia moglie così tranquilla in quella posizione quasi “distratta” e gli occhi di lui incollati sulle sue cosce, provoca una reazione istintiva, li in basso, subito avvertita dalla mia procace dama che gradisce, si strofina e mugula al mio orecchio proprio mentre lei guarda molto divertita. Per fortuna la mia compagna di ballo è affamata quanto volubile e dopo un paio di lenti cede alle lusinghe di un altro cavaliere più deciso. Riguadagno il mio posto e Paola scherza sulle mie conquiste e chiede informazioni. L’altro sorride compiaciuto e comprensivo. Sta parlando del suo matrimonio, del naufragio, della solitudine, delle feroci incomprensioni con una moglie che non solo non ha mai apprezzato ( e sin qui c’è da capirla) la sua propensione ma che lo considerava ogni giorno sempre peggio, dal malato al depravato soprattutto quando le aveva confessato che se per “rimediare” alla mancanza di espletamento dei doveri coniugali lei avesse voluto incontrare un altro, lui non avrebbe avuto nulla a che ridire a patto di poter finalmente guardare. Un guardone doc, insomma. Si autodefinisce con un sorriso che raccoglie adesione e condivisione d a parte di mia moglie che “inavvertitamente” muovendosi sulla poltrona, scopre ancora di più le gambe. Si chiacchiera e si beve con il solo intermezzo di un ballo che concede ad un ragazzone e che dura pochi istanti: torna subito al posto dopo aver cortesemente detto no ad un approccio della mano sul sedere che non mi era sfuggito. Ma senza arrabbiarsi, senza tensione. Un sorriso amaro, un mi spiace no, e la cosa è finita li. Poi inizia lo spettacolo. Alberto li davanti a noi neanche si volta verso il palco sorseggia il suo bicchiere, continua a guardare senza infingimenti le gambe di Paola che non pone problemi nel mostrarle, agitandosi mentre segue lo strip maschile, accavallandole e scavallandole senza preoccuparsi. Guarda il duo di maschi nudi ormai senza proprio niente ed un robusto attrezzo dondolante con divertita ammirazione. “Caspita però hai visto Pino che roba? Saranno… di quanti centimetri?” Una domanda che non mi sarei aspettato da lei innanzi ad uno sconosciuto. Ed è proprio lui che svegliandosi dal trance da cosce (e collant) dopo una sguardo rapido al palco proprio mentre si spegne la luce, sentenzia: “ Mah, forse 20-22, niente di speciale” e coglie subdolo l’occasione per spiegare che seppure l’uso è diverso da quello che le donne si attendono in genere lui ce l’ha da 25. Unica concessione alla volgarità gli ho sentito fare, una smargiassata che istintivamente mi spinge a dire un “ehhhh”non proprio opportuno e pericoloso. Sorride, sin troppo ovvia la risposta: “ quando volete potrete verificare”. Paola sorride incuriosita ma mi fa cenno di voler andare. Saluta con doppio bacio sulle guance il nostro amico, e torniamo in cabina. “ Mi piacerebbe sai lo ammetto” dice a tradimento mentre esce nuda dal bagno ed indossando la camicia da notte. “Cosa Paola” “Vedere che effetto gli ha fatto spiare tutta la serata tra le mie gambe, averlo qui e vedere se è da 25 davvero” e ride ma mi guarda ansiosa, temendo di aver superato il limite. Deglutisco perché sento che è il momento “cerniera” quello che può dare o meno una svolta alla nostra crociera partita per farci i cavoli nostri . “Beh chiamalo, digli che può venire qui a vedertele meglio le gambe e a…” “Ma sei pazzo?” Ride e mi tira il cuscino. Dici così e poi mi daresti della troia e mi insulteresti se lo facessi davvero. A te ora piace l’idea non il farlo sul serio. Se lo sentissi bussare alla porta lo manderesti via immediatamente”. E mentre tra risa e scherni affrontiamo la discussione, alla porta bussano sul serio. Lei si fa seria. Mi guarda. “Ora vediamo” le dico con tracotanza. Apro io. Alberto ha una bottiglia di champagne in mano e tre bicchieri. Lo sguardo basso. “ Mi devi scusare Pino, come sapete potete mandarmi via e non vi darò più fastidio ma tua moglie è troppo bella e ho pensato che chissà, magari avevate in programma di fare qualcosa, ed io potrei stare in disparte senza dare fastidio … sai è tanto che io non…” “Accomodati, dai” lo incoraggio dopo uno sguardo di intesa con Paola che seduta sul letto indossa camicia da notte di seta e slip e non fa nulla per coprirsi. Ma ormai ad essere scoperto è il gioco. Alberto mentre beviamo lo champagne spiega ancora della sua vita, delle sue pulsioni Dell’effetto che gli ha fatto subito Paola e si scusa più volte con me se lo ritengo invadente. Prende la seggiola con i braccioli e la accosta al letto dove siamo seduti entrambi. La conversazione si ferma qualche istante, il silenzio è eloquente. Nessuno si muove. Prendo allora il bicchiere dalle mani di mia moglie lo metto sul comodino. Faccio il giro del letto e mi metto in ginocchio dalla mia parte tirando dolcemente Paola per le spalle invitandola a stendersi. Lo fa con un sospiro girandosi con i piedi verso Alberto che si aggiusta la seggiola. Dischiude subito le gambe consegnando alla visione di lui quello slip che ha spiato tra le ombre per tutta la serata. Accarezzo il collo di mia moglie che si stende meglio, appoggia la testa su l cuscino e piega un po’ un a gamba. Le accarezzo il seno con il capezzolo turgido che si fa notare sotto la seta. Dischiude un po di più quasi timorosa mi guarda. Annuisco come a tranquillizzarla e con una mano le allargo con decisione le cosce. Segue senza fare resistenza. Alberto mi guarda mentre si strofina sui pantaloni. Mi chiede il permesso con gli occhi e faccio di si con il capo. Mentre le spalanco le gambe e la carezzo sugli slip, lui si sfila i pantaloni e i boxer. Il suo coso svetta orgoglioso subito, enorme, rosso, durissimo e dritto, largo il doppio del mio, e lungo sicuramente quanto ha detto. Paola dischiude gli occhi tirando su la testa e lo guarda a lungo mentre lui lo impugna in un lento su è giù soffermandosi in basso orgoglioso di mostrarlo. Io intanto la spoglio nuda sfilandole le mutandine e tornando ad aprile bene le gambe. La peluria nera non nasconde una sfacciata apertura nella quale passo il palmo della mano per sentirla umida e provocare il fremito. Mi chino su di lei, allargo bene facendo in modo che la luce evidenzi i dettagli e con le dita delicatamente apro le grandi labbra che restano spalancate davanti al nostro ospite. Poi mi ritraggo e inizio a carezzarle i seni invitandola a pensare agli sguardi di lui fissi li tra le gambe aperte in modo osceno, il suo sguardo che la fruga all’interno; lei muove il bacino sollevando, arcuando, offrendosi di più e non distaccando lo sguardo da quella verga enorme lungo la quale la mano di lui scorre sempre lentamente. Lascio lei a godere degli sguardi. Mi spoglio. Quando rimetto la mia mano tra le cosce la trovo allagata di piacere. E’ venuta in silenzio. Lui non parla, continua il suo paziente e lento lavoro. Mi stendo sul letto e le chiedo di venirmi sopra. In un battibaleno Paola monta a cavallo e si infila il mio pene. Si china verso di me schiacciandomi i seni sul petto e nell’orecchio le sussurro:” brava fagli vedere bene come ti scopo e apriamogli anche dietro che ti vede il buchino che non vuoi darmi” e con le mani divarico le sue natiche ottenendo una scossa violentissima ed un suo orgasmo con urlo. Ansimante si ferma. Ma non si sfila da quella posizione ben conscia che lui vede tutto. Alberto chiede a bassa voce, in modo rauco di poter avvicinarsi approfittando del nostro momento di pausa per guardare meglio. Un rantolo di mia moglie significa fai pure. Si alza si avvicina al letto con il suo grosso arnese in mano. Si china addirittura mentre continua a masturbarsi per vedere da vicino il mio cazzo dentro la vagina . Sentiamo entrambi il fiato caldo tra le nostre gambe tanto è vicino. Allargo ancora un po’ le natiche di mia moglie: lui studia con attenzione. “Che bello Pino, complimenti ” Nessuno dei due risponde, ma lei sussulta, sento che cerca di essere penetrata a fondo e spinge forte ad un passo dall’orgasmo. Lui borbotta qualcosa, sente il suo fremito. “ Scusatemi ma se posso…” non c’è risposta. Quella vera è l’orgasmo di entrambi, prima mia moglie,subito dopo io che le vengo dentro nel momento in cui sento il dito di Alberto correre tra le natiche di Paola spingere con decisione sul buchino che non si apre, non cede, ma la pressione lei la avverte come un maglio di piacere ed io la sento chiaramente attraverso il membro ormai provato e pronto ad esplodere. Lunghi e ripetuti fiotti di seme che le schizzo dentro e che colano lentamente fuori mentre lui ci dice ”bravissimi così” mentre si masturba freneticamente. Paola si sfila sfinita, si getta sul letto, sulla schiena accanto a me tenendosi la mano tra le gambe. Lui la guarda bene continuando il movimento sul cazzo, ora velocissimo. Mia moglie annuisce. Tira su la testa. Lo guarda bene. Lui fa il giro del letto, le si avvicina sempre masturbandosi. Lei guarda ammirata quel coso enorme e sempre più rosso sino a che lui fa per distanziarsi facendo capire che non può più frenarsi. Lei invece lo trattiene allungando la mano e prendendogli le palle con la sinistra. La destra tira su il seno verso la punta del coso ad invitare con un gesto inconfondibile di venirle li. Quasi mi secca questa sua improvvisa licenza non concordata. Mi dispiace ma mi eccita quando vedo la mano di lui prima fermarsi in fondo alla lunga asta, esitare, e poi allentare per lasciare scorrere un fiotto bianco lunghissimo, denso e potente. Il primo scavalca mia moglie, finisce sul letto a pochi centimetri da me. Gli altri cinque o sei sono diretti con precisione sui capezzoli, nella scanalatura del seno, sulla pancia. Non mi sarei mai aspettato di vedere Paola godere di nuovo mentre la mano freneticamente massaggia lo sperma spandendoselo ovunque sui seni, la pancia e tra le gambe mentre l’altra non ha lasciato le palle di Alberto e sul braccio finisce per colare l’ultima goccia. Ora giace li tremante madita di sperma di un altro e continua a massaggiarsi facendo una schiuma bianca e dimostrando di amarne il contatto. Mentre lui continua a dirle “bella, bella, bella “. “Dovrei vergognarmi vero?” ci chiede dopo la lunga doccia che ha fatto, stesa sul letto avvolta dall’accappatoio mentre noi ci siamo rivestiti. Alberto ride. Lei si butta sul letto a pancia in sotto. La guardo. "Paola se fai così vien voglia di mostrare di nuovo il tuo meglio" le dico ridendo alludendo al lato b. “Fammi vedere Pino, fammi vedere bene perché tra l’altro mi pare molto stretta vero?” dice lui stando al gioco. Annuisco. “Ma sensibile”. Si avvicina e si china verso il culo di mia moglie. Le sollevo l'accappatoio. Paola è stesa passiva pancia in sotto si fa guardare e toccare da me e ora anche lui allunga la mano e le carezza la natica. "Te lo da spesso?" "Non spessissimo, forse perché come dici è un po’ stretto " “Tu Pino capisci che io con il mio calibro non ho mai potuto… anche perchè come sai mi piace più vedere che fare. Però ho aiutato tanti . Mi consenti?” “Certo, se puoi” Paola non risponde, non si muove. Alberto estrae dalla tasca dei pantaloni una bottiglietta piccola, tipo inalatore del naso. Si avvicina con fare da professore medico si china sino a pochi centimetri dal sedere di mia moglie chiedendomi di allargare con delicatezza le natiche . “Ecco Pino tiella aperta così ma non troppo, con tutte e due le mani”. Toglie il tappo alla bottiglietta. Qualche goccia oleosa scende : la prima scivola sulla natica, la seconda e la terza precise nel buchino facendo sussultare mia moglie che con un filo di voce chiede “ cos’è cosa fate… no eh, Pino guarda che …” “ Tranquilla Paola, le risponde lui è solo per farti capire una cosa”. E non ha neanche finito di parlare che il suo robusto indice ruota con decisione nel liquido oleoso rimasto in superficie e poi d’un tratto, deciso, senza neanche esitare un secondo, le penetra dietro sino quasi a metà. Paola urla ma non è repulsione,. Non è quello che fa con me. Prova a liberarsi delle mani che la tengono ma è solo un tentativo formale. Alberto è perentorio. “Ora Paola stai ferma e rilassati un attimo non fa male questo. Il liquido che ti ho messo è un lubrificante con effetto anche leggermente anestetizzante. Sta ferma e rilassati sentirai una cosa nuova. Ormai il dito dell’ingegnere è tutto dentro senza che mia moglie abbia neanche accennato a ribellarsi. Anzi ora ansima . “Bravissima Paola così, lo senti? Non è male. Pino toccale il clito ora” Ubbidisco come fossi ipnotizzato da quel dito ficcato profondamente e così facilmente. Ora il nostro amico muove chiaramente il dito e quando le stringo appena il clitoride come so che a lei piace mi viene in mano senza ritegno stringendo forte le natiche ed urlando. Alberto estrae un fazzolettino dalla tasca con l’altra mano e lentamente fa uscire il dito dal sedere di mia moglie avvolgendolo subito nella carta per pulirlo. “Ecco fatto , hai visto che si può godere senza dolore anche li? Vedrai Pino che in futuro ora sarà tutto più facile ma usa questa” e mi lancia la bottiglietta magica. “ La trovi in qualsiasi sexy shop. Ora vi lascio soli, credo che ne abbiate bisogno. Grazie e a domani” ed esce come nulla fosse. Mia moglie sul letto è sfinita, a pancia i n sotto sembra dormire. Mi stendo accanto a lei ma come lo faccio la sua mano mi cerca. “ Sei arrabbiato ?” mi chiede con gli occhi ancora chiusi “E perché dovrei? Anzi. Però un po’ geloso si lo puoi capire,credo che sia logico” “Certo”. Apre gli occhi,si tira su a sedere sul letto lasciando che l’accappatoio si apra. “Ma penso che sei stato carino e generoso e che sei ancora eccitato” e mi carezza sul pantalone. Non parla più. Due minuti dopo mi ha spogliato completamente e con un ritmo ed una dedizione mai viste me lo ha preso in bocca. Quando ha finito e si asciuga la bocca ho una certezza: sarà una crociera che ricorderemo proprio
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15 anni fa
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Desiderio nascosto
questo che racconto è un desiderio che mi pervade da qualche tempo soprattutto allorchè ho visto che mia moglie diventa sempre più troia ogni giorno che passa. vorrei organizzare una bella gang con almeno 10 bei ragazzi belli e molto dotati per dare una bella lezione alla mia mogliettina puttanella. vorrei portarla al mare in una bella casetta isolata per far divertire gli amici interessati. Immagino già la situazione: Lei vede i ragazzi belli che le offrono sè stessi. Lei si eccita sempre più. Un bicchiere di Martini e lei parte . comincia a ridere e inizia a sbirciare nei pantaloni dei primi ragazzi. allora passa al contrattacco. Prende il primo e se lo bacia con passione , mentre cerca il cazzo del secondo nei suoi pantaloncini. Dopo qualche istante ha già in mano la prima preda. Ma è avida ed allora dice agli altri: beh che cosa aspettate? Tutti allora si spogliano mostrando cosa possono offrirle. Lei allora si fa spogliare da tre bei fusti , che iniziano a toccarla dovunque. Inizia a mugolare come una cagna. Il primo ragazzo non perde tempo e glielo infila in bocca. lo spompina con forza . Un altro la impala e nel frattempo le unge il buchetto del culo. Si fanno avanti gli altri che reclamano la loro preda. Allora il più intraprendente dice agli altri di portarla sul letto. Lei già assapora l'idea di essre posseduta in gruppo, come le piace. Ma il gioco si inizia a riscaldare . La legano con le mani alla sponda del letto , mentre due ragazzi le tengono le gambe ben aperte. La sua figa reclama soddisfazione. Il primo ragazzo si fa avanti e la inizia a leccare. Ma lei reclama qualcosa di più. Allora lui le strofina la cappella sulla passera e gliela infila dentro di colpo. Lei inarca la schiena dal piacere. Era il ragazzo più dotato- circa 25/26 cm-.La possiede , mentre un altro glielo sbatte nella bocca vorace che inizia a succhiare a più non posso. Grida di piacere, la troia, grida dicendo : dai dai sbattetemi forte. Ma la sorpresa non tarda. I ragazzi si danno tutti una occhiata di consenso per ribadire gli accordi presi. Allora il ragazzo che la fotte scopa sempre più forte , lei gode come una cagna gridandogli :dai fottimi ancora. Il respiro di lui si fa più pesante ,ma sbatte forte. Poi con la fronte imperlata dal sudore , inizia dirle delle frasi sporche: sei una troia, una gran puttana, vero? Lei risponde : si si sono la vostra puttana. Allora il ragazzo Le risponde: lo sai che le puttane come te meritano il meglio,no? Lei dice : si si è vero. Allora lui sempre più affannato le risponde: e ora te lo diamo il meglio.Inizio proprio io . Eccomi ti sborro dentro e ti metto incinta. E la riempie tutta. Era un mese che il ragazzo non scopava ed allora la riempie davvero bene. La sborra usciva dalla figa con ancora il cazzo dentro. Lei non si aspettava quel trattamento perverso ed allora si inizia a a dimenare. Ma è il turno del secondo ragazzo. La impala ed inizia a fotterla anche lui , mentre gli altri tengono ferma la preda. Dopo poco la riempie anche lui di sborra dentro la figa , dicendole sempre: dai adesso avrai un figlio di puttana! E così via gli altri ragazzi, se la sbattono a turno con lo stesso finale. Lei poi resta esausta sul letto , a gambe aperte, con la figa piena di sborra , ma molto felice. Era proprio una gran puttana!
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15 anni fa
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Pomeriggio di primavera
Ricordo benissimo quel giorno, era appena passata una settimana dal matrimonio di Marco. Marco era il mio migliore amico, avevamo frequentato le elementari insieme, ci eravamo persi di vista alle medie e ci ritrovammo adolescenti a frequentare la stessa comitiva. Finito il liceo le nostre strade si erano separate, lui era andato a studiare fuori sede a Bologna, io rimasi in città con la convinzione di fare l'imprenditore e fu così che aprii la mia prima struttura ricettiva, un bed & breakfast. Amavo il turismo, amavo il contatto con la gente, amavo la mia città e le sue bellezze architettoniche ed avevo tutta la voglia e la passione per fare quel lavoro. Non fu facile all'inizio ma l'avvento di internet mi diede una forte spinta a trovare i primi clienti. Marco si era sposato di Sabato era una bellissima giornata soleggiata di primavera, non era caldissimo ma la temperatura dell'aria era sufficiente a non farmi sopportare la cravatta. Per una settimana da quel giorno la temperatura dell'aria continuava a salire e faceva sempre più caldo. Era sabato pomeriggio ed ero disteso sul divano a guardare la TV mentre sorseggiavo il mio digestivo preferito, un "Cinar". Il clima era favorevole all'arrivo di turisti in città per il week-end, ad un tratto sentii il telefono squillare, dall'altra parte un uomo, dalla voce andava tra i trentacinque ed i quaranta, mi chiese se avevo una camera disponibile, matrimoniale, naturalmente dissi di sì. Non aveva alcun accento particolare ma mi sembrava comunque pugliese. Mi disse che era già in città e che se per me andava bene lui sarebbe arrivato da me in venti minuti. "Ok!" esclamai "ci vediamo tra venti minuti in piazza, vicino la colonna del Santo". Mi affrettai a lavare i denti, una spruzzatina di profumo e via, ci tenevo tanto ad avere sempre un ottimo aspetto. Ero sotto la colonna del Santo ad aspettare i miei clienti, c'era poca gente in giro e quindi non mi fu difficile individuarli mentre arrivavavo, lui un uomo alto, capelli corti fisico asciutto, indossava un paio di jeans una camicia ed un giubbetto leggero adatto alla stagione. Non mi ero sbagliato con l'età aveva circa quarant'anni. Lei sembrava più giovane di lui, sulla trentina, altezza nella norma per una donna, capelli fino alle spalle castano chiaro con colpi di sole, era un mix tra sensualità ed eleganza. Cominciai a scrutarla dai piedi alla testa, era una donna attraente, indossava un paio di stivali con tacco, sarà stato un otto, non so non me ne intendo di misure di tacchi, una gonna sopra il ginocchio ed una giacca di quelle fino al bacino, con una cintura alla vita ed aperta sulla scollatura, sotto si intravedeva una maglia a V dove poter ammirare una favolosa quinta misura. Lui camminava leggermente avanzato con al seguito un trolley rosso, lei un passo in dietro pareva che sfilasse, ondeggiava il bacino in una maniera così sensuale che quasi cominciavo a sentirmi bagnato. Quando si avvicinarono non potei fare a meno di guardarle il seno prima del viso che si rivelò di una bellezza unica, occhi castano scuro, uno sguardo profondo e seducente, un nasino delicato, sopracciglia curate, un velo di trucco e due labbra che solo a vederle rendevano l'idea della loro morbidezza. Lei mi fissò negli occhi, come per dire che non si aspettava di trovare uno come me, mentre mi giravo per dare la mano a lui, scorsi le sua lingua che scorreva sulle sue labbra per bagnarle, e quel rossetto diventava sempre più lucido ed acceso. Ci presentammo "piacere, Alex" dissi progendogli la mano. "Matteo, piacere!" rispose menter mi stringeva la mano. Mi voltai ed esclamai "piacere signora, Alex" Un suono dolce, affascinante e deciso uscì dalle sue morbide labbra "ciao Alex, io sono Patrizia" qualche secondo di silenzio "certo che qui fa veramente caldo" affermo Matteo. Li invitai a seguirmi per raggiungere la struttura dove li avrei fatti accomodare nella loro camera. Io andavo un passo avanti stentando e cercando di farmi raggiungere per stare accanto a Patrizia. Entrammo in ascensore e pensai bene di far entare prima Matteo, poi Patrizia e dopo io. Dovevamo raggiungere l'ultimo piano e quel minuto mi sembrò infinito. Mentre entravamo in ascensore lei si avvicinò all'orecchio di Matteo e sussurrò qualcosa, scorsi sul viso di lui un sorriso e nel suo sguardo dell'eccitazione, cercai di non essere invadente, in fondo lo spazio nell'ascensore era ridotto ma notai come Matteo si appoggiava a lei cercando di spingerla delicatamente su di me, e mentre lei fissava le mie mani sentivo il suo seno che si strofinava sul mio braccio "Cazzo!" esclamai dentro di me "così mi fa eccitare!" ed i miei occhi caddero nuovamente sul suo decoltè. Con un piccolo movimento sfilò la cintura della giacca, e tirò un pò giu la maglia prendendola dal basso, si materializzò il bordo del reggiseno, era di pizzo nero, continuavo a sentirmi bagnato e per di più il mio soldatino cominciava a farsi duro. Arrivammo al piano, la porta dell'ascensore era stretta, e nonostante cercai di uscirne per primo Patrizia si infilò tra me e la porta, come per volermi passare davanti, non potetti non notare che mentre cercava di passare mi strofinava il suo culo sodo e alto sui pantaloni, imbarazzato mi voltai verso Matteo che mi guardò sorridendo, in quel momento la prese per il braccio per trattenerla, si avvicinò al suo orecchio per sussurrarle qualcosa e lei continuava a spingere il suo fantastico culo sui miei jeans, ormai rigonfi per la mia quasi totale eccitazione. Non nascondo che era piacevole ma mi sentivo leggermente in imbarazzo. Appena fummo nell'appartamento li accompagnai nella loro camera, il tempo di raggiungere la finestra per alzare la tapparella e Patrizia aveva già tolto la sua giacca. Non era ne magra e ne grassa, era il giusto, le sue forme e le sue curve, le sue rotondità erano al punto giusto, il seno nonostante abbondante non era sproporzionato ai fianchi leggermente più larghi della sua vita. "E' una gran bella donna" pensai tra me e me. Matteo chiese permesso e approfittò subito della toilette. Patrizia mi guardò e si sedette al bordo del letto, accavallò le gambe e con malizia lasciò intravedere la balza delle autoreggenti "Che stronza sussurrai a bassissima voce", "posso chiedervi i documenti per la registrazione?" dissi mentre Matteo nel frattempo uscì dal bagno. Si voltò verso di me e con aria stupita ed il pensiero perso esclamò "cavoli! Ho lasciato il telefono in auto. Mentre sbrigate la registrazione faccio un salto a riprenderlo" tutto mentre si risistemava i jeans e si voltava per uscire. Notai che prima di andare via lanciò uno sguardo a Patrizia e le fece un occhiolino accompagnato da un leggero sorriso, lei rispose mandandogli un bacio portandosi la mano sulle labbra e allungando poi il braccio verso di lui. Matteo uscì, tirandosi dietro la porta. Mentre Patrizia metteva le mani nella sua borsa per prendere il documento personale le chiesi, come spesso facevo, "è la prima volta che venite a Lecce?" Si voltò verso di me e disse "no, solitamente ci veniamo per trascorrere il sabato o la domenica pomeriggio, fare una passeggiata, ma questa volta abbiamo pensato bene di dormire in città e goderci anche la domenica mattina per passeggiare in centro". "Sai Alex, avete proprio una bella città" pronunciò mentre si voltò a frugare nella borsa. "Non riesco a trovare i documenti" esclamò voltando la borsa e facendo cadere tutto il suo contenuto sul letto. Non potetti fare a meno di guardare e notai a prima vista che oltre ad un portafoglio, una matita per occhi, un mascara, un cellulare, una pochette, rotolava sulla trapunta un vibratore. Era di modeste dimensioni, pareva fosse d'acciaio con una base nera. Patrizia mi guardò, mi chiedevo se l’avesse fatto di proposito o era stato un errore, fissandomi prese il vibratore da sopra il letto. La vedevo divertita ma anche imbarazzata, mai quanto lo ero io che arrossii non sapendo cosa dire. Si alzò dal letto e si avvicino a me “scusami, non volevo imbarazzarti”, “sai io e Matteo siamo molto aperti mentalmente”. “Non si preoccupi risposi” mentre lei portava una mano sul mio braccio. Mi fermai a pensare e dissi a me stesso “Cavolo! Mi ha fatto eccitare, mi si è strusciata sopra in ascensore, mi mostra il suo giocattolo personale, questa vuole scopare con me!” allo stesso tempo pensavo “ e se mi stessi sbagliando? E se lei volesse veramente? E se così fosse ma rientrasse Matteo?” non sapevo che pesci prendere ma non finii neanche di pensare che sentii un leggero formicolio sul dorso della mia mano. Patrizia aveva acceso il suo Toy e me lo stava sfregando addosso. Mi poggiò una mano sul petto e mi spinse sul letto, cominciò a massaggiarmi il collo con l’ausilio del suo giocattolino, mentre si sollevò la gonna sulla vita e si mise a cavalcioni su di me. “Sto sognando” pensai, ma l’eccitazione cominciava a sopraffarmi. Cominciai ad accarezzarle le gambe, era piacevole quel formicolio. Si gettò i capelli indietro tutti su un lato e si avvicinò con le sue calde e morbide labbra a baciarmi il collo, non potetti fare a meno di ricambiare mentre le mie mani le accarezzavano e stringevano il culo. Cercai delicatamente di spostarle il perizoma per massaggiarla, a quel punto mentre le nostre lingue si toccavano e le nostre labbra si sfioravano sentii la sua mano prendere la mia e passarmi il vibratore che cominciai a sfregarle tra le gambe, accennando di tanto in tanto a penetrarla. Dai suoi sussulti e dai suoi flebili gemiti capivo che le piaceva. Era tutto così strano, ma non avevo voglia di interrompere il mio piacere e la mia eccitazione. Alzò il busto rimanendo appoggiata sulla mia erezione, si sfilò la maglia ed il reggiseno. “Mio Dio!” esclamai. Aveva un seno favoloso, alto, sodo. Non potetti fare a meno di poggiarci una mano e accarezzarlo, mentre giocavo con il suo capezzolo già turgido tra pollice ed indice. La guardai, vidi nei suoi occhi la luce del piacere, continuavo a sentire il suo bacino strofinare sui miei jeans. Cercai di aprire bocca ma non feci in tempo a dire “E se torna..” – “Matteo?” stavo per dire, ma mi mise un dito sulle labbra, come a farmi cenno di stare zitto, e si voltò verso la porta di ingresso. Girai anch'io il capo e vidi la porta socchiusa. Nel buio del corridoio mi parve di intravedere un occhio di Matteo che sbirciava da quel filo di porta che era rimasta aperta. In quel momento capii che era il loro gioco, che avevano voglia di divertirsi e di coinvolgermi nelle loro fantasie. Scomparve da me quella leggera tensione e mi lasciai andare. Compresi immediatamente che a lei piaceva dominare in questo gioco, voleva essere lei a guidare, voleva essere la regista e la protagonista dello spettacolo per il suo Matteo, considerando che non aveva minimamente spostato il suo corpo da sopra il mio. Mi feci consapevole del mio ruolo e mi lasciai trasportare e guidare da Patrizia. Mi avvicinai con la bocca ai suoi seni e cominciai a baciarli, mentre lei si portò una mano dietro la schiena e cominciò a massaggiarmi attraverso i pantaloni. Mi spinse nuovamente a stare disteso, la sentivo scivolare sul mio corpo mentre mi sbottonava la camicia, sentivo la sua lingua scorrere sul mio petto, sui miei addominali che si contraevano per il piacere. Non mi accorsi neanche che mi aveva già sbottonato i pantaloni che sentii già le sue mani e la sua bocca che mi donavano caldo piacere. Continuammo i nostri giochi per un paio di ore, mentre Matteo in un nostro momento di piacere ne approfittò per entrare in silenzio in camera ed unirsi a noi, prendendosi qualche pausa di tanto in tanto per poter arricchire il loro book fotografico. Questa è stata la mia prima esperienza in questo fantastico mondo. Ancora oggi Patrizia e Matteo ogni tanto prenotano una camera da me e trascorriamo qualche ora di sano divertimento insieme. Grazie Patrizia. Grazie Matteo.
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15 anni fa
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15 anni fa
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Coppia
venerdì pom ho incontrato una coppia della mia città....contattata qua su desiderya...... all'una ero al centro commerciale, seduta alla gelateria a leccarmi il mio cono nocciola e cocco...i capelli rossi e ricci un pò spettinati, niente trucco, una tuta nera semplice senza fronzoli per non sembrare ciò che non sono..... dopo un pò loro arrivano....un pò di delusione forse, lei una signora sulla 50ina un pò su di peso ma, non grassa...lui un piacevole uomo pelato che però sembrava avesse un buon fisico.... chiacchiere del più e del meno, bevano un caffè e m'invitano a seguirli nella loro casa al mare.... poco distante da li... salgo in macchina con loro....alla fine parlandoci mi hanno convinta, mi piacciono son persone molto gentili...... lei si siede dietro...... io accantoa lui... mentre andiamo verso il mare lui mi mette una mano sul ginocchio e mi accarezza la coscia...lei sul sedile posteriore, appoggiata con la schiena allarga le gambe per farmi vedere che non ha biancheria intima sotto....e si tocca con la mano... c'era un'aria di eccitazione in quella macchina che si poteva tagliare a fette.... mi muovo verso di lui, con le mani apro i pantaloni mentre sta guidando...tiro fuori il suo uccello non molto duro e prima lo tocco poi spostandomi verso di lui decido ci cominciare a leccarlo.... con la punta della lingua comincio ad assaporarne il sapore..... lui stacca una mano dal volante e mi spinge per prenderlo tutto in bocca.. "succhialo" è duro e grosso al punto giusto... siamo arrivati.... parcheggiano la macchina in giardino.. diavolo che casa... quando vedo il cognome sul campanello capisco subito chi sono, loro mi guardano e mi fanno strada fino al portone.. lui apre la porta, lei entra, io rimango come un idiota sulla porta ferma... lui quando mi vede torna indietro mi prende per un braccio e mi trascina dentro... "non preoccuparti siamo persone serie starai bene con noi.." nel mezzo alla sala c'è una bellissima scala a chiocciola di legno lucido chiaro.....lei si è già avviata di sopra... capisco che le camere sono su.. lui mi fa cenno di salire, io obbedisco e salgo scodinzolando con il mio culetto ritto davanti al suo naso... "aspetta" mi toglie il pantalone e le culotte di pizzo color pesca... "sali" aumento lo sinuosità dei miei passi...così da mostrargli con lentezza le mie forme..... arrivata all'ultimo gradino lui mi blocca, mi mette a sedere e chinandosi davanti a me inizia a leccarmi.......a succhiarmi il clitoride come un assetato in cerca di succo....il succo del mio piacere... lei vista la scena mi viene davanti e tirata su la gonna restando in piedi si allarga le grandi labbra per farmi leccare il suo sesso...in quella scomoda posizione comincio a leccarla anch'io... lentamente scivolo con la schiena fino a sentire il freddo del pavimento sotto di me e lei si accovaccia a gambe larghe sul mio viso, usa le mani per allargarla meglio cosi che con la lingua posso quasi penetrarla e mentre lei mugula io godo con la bocca di lui in mezzo alle gambe...... si alzano, mi prendano per mano e mi portano in camera.....una stanza con una finestra da dove entra tanta luce che fa brillare la polvere nell'aria...l'odore di chiuso mi da fastidio, mi pizzica il naso.....mi lasciano in un angolo a guardarli mentre si spolgano con calma , movimenti lenti di chi si vuol assaporare ogni attimo...poi insieme tornano da me e cominciano a togliermi il poco che mi era rimasto...quando sono nuda...mi toccano, mi baciano, mi palpano il corpo..quelle mani che s'impossessano di ogni cm, che esplorano...che mi sfiorano....ho la pelle d'oca non solo per il freddo... "cosa le faresti a questo culo ritto?" senza risponderle lui lentamente comincia a infilarmi un dito nel mio buchino... lei mi mette le dita in bocca fino a farmi allargare le labbra e gioca con la mia lingua.. "e questa bocca la riempiresti di sborra amore? mi spingano sul letto, dove una morbida coperta a girasoli mi avvolge... mette la moglie a pecora e comincia a scoparla... "vieni qua" mi avvicino a lui, che mi prende la testa e mi avvicina alla schiena di lei.. "apri la bocca" faccio ciò che dice..appena aperta il suo cazzo s'infila padroneggiando, premendo tra le mie labbra....sento nella gola la cappella che sbatte.... "ti piace il sapore di mia moglie? annuisco mentre lo scucchio con voracità.... mi fa sdraiare di schiena e mette lei sopra a me come in un 69 ma non vuole questo... comincia a scoparla ancora e poi allarga le sue natiche con le mani e premendola fino a farle assumere una posizione strana mi mette il suo culo a portata di lingua...ho il collo schiacciato....la testa curvata in su.... " fuori la lingua e leccale il buco del culo" dopo che l'avevo leccato per bene lui inizia piano piano ad incularla...i colpi prima lenti diventano forti e precisi e lei geme... io sotto vedo tutto...quando esce ed entra...le palle che sbattano ogni volta che lui affonda.....ho il viso bagnato dalle gocce che cadono...la mia lingua lunga gli lecca le palle quando sono vicine e lui ad ogni leccata mugula più forte.... le abbassa la schiena fino a farle toccare con il naso il mio sesso...e lei inzia a sua volta a leccarmi... il loro odore è ovunque e mi fa impazzire... mi prende e mi mette a pecora anche a me accanto a lei... comincia a scoparmi..... credo di aver urlato dal piacere.. poi dolcemente comincia a mettermelo nel culo fino a che forte sento le palle che premono per entrare anche loro tra le mie natiche.. "ti piace troia...ora ti sfondo il culo" mi rigira e mi mette sempre sdraiata...alza le gambe e me lo infila tutto dentro il culo a gambe larghe... "che puttana che sei.....hai il culo rotto...adesso lo pieno di sborra..." ero estasiata da lui che mi faceva godere come una pazza.. lei nuovamente si siede sul mio viso.. a gambe larghe con tutta la fica bagnata della sborra del marito....quasi mi soffoca con la fregna tutta allargata dalle sue mani e messa sopra la mia bocca.. "tira fuori la lingua e scopami la fregna troia...." "lecca la sborra che cola dalla mia fica....non ne sprecare neppure una goccia...." mentre lui continua a passare dal culo alla mia fica... sempre più forte.... le mani mi toccano, mi strizzano, giocano con i miei capezzoli, duri freddi eccitati.... non vedo nulla, sono sotto di lei.....ho il suo culo sugli occhi.....la sua fica che cola sulla mia bocca aperta.... lui si ferma, lei si alza... si mette in mezzo a noi.. "aprite la bocca e tirate fuori la lingua troie assetate che ora vi faccio bere" entrambe con la bocca aperta....il primo schizzo mi è arrivato dritto in fronte, lei veloce l'ha leccato....poi dopo è colato ovunque sul mio viso e lei continuava a leccarmi come se mi volesse pulire... poi con la bocca piena di sborra ha cominciato a baciarmi e a pienare la mia gola di saliva e sborra ed io bevevo quel cocktail inebriante... il tutto è finito con una doccia calda... una corsa in macchina perchè io avevo fatto tardi e con la promessa di rivederci il prima possibile.........
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15 anni fa
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Eleonore
Mah, perché ci sono venuto non lo so, in fondo non mi sono mai interessato alle gallerie e alle mostre d’arte in genere. Gianni, Linda, Renato e Eleonora hanno insistito talmente tanto che non me la sono sentita di rifiutare. Sono i miei migliori amici, non so più neanche da quanto tempo ci conosciamo. Feste e scorribande sempre insieme. Loro sposati da…..boh, forse dalla nascita, io perennemente single e vagabondo. Ieri sera, a casa di Renato e Eleonora l’invito è arrivato come decisione già presa. Gianni a un certo punto ha dichiarato-“domani andiamo a vedere una mostra di pitto-scultura, Eleonora, una vecchia amica di Linda, espone e ci ha chiesto di andare a salutarla. Andiamo a vedere due quadri, poi prendiamo Eleonora e si va tutti a cena fuori”. “Io per la verità me lo eviterei, lo sapete le mostre……”- non ho terminato la frase che Gianni mi ha assalito “non fare il solito guastafeste, domani vieni con noi dai, almeno sarà una serata diversa. Eleonora è una donna molto simpatica, è un’artista”. “Anche lei è single, sai?” cinguetta Linda. Ecco ci risiamo, la solita storia, dovevo aspettarmela. Non so perché, ma si danno tutti da fare per trovarmi una compagna fissa. Secondo me Gianni e Renato lo fanno un po’ per invidia, gli fa rabbia ogni volta che mi vedono con una nuova amica. Linda e Eleonora invece, pur volendomi un mondo di bene, temono che il mio comportamento, diciamo un po’ libertino, possa sviare i loro cari maritini. E così, quando capita, si mobilitano per trovarmi “quella giusta”. Io li lascio fare, in fondo mi diverte e la cosa ha i suoi lati positivi. Ma una pittrice no, immagino già ore e ore a parlare di impressionismo, realismo e post-realismo, linearismo e zigzagismo, pallismo e via dicendo. Il mio intuito mi dice che domani avrò una serata “du’ palle” Comunque sono qua e confesso che quello che vedo attira molto la mia attenzione. Alcuni dipinti e sculture hanno qualcosa di particolare che definirei intrigante. Non so di preciso cosa, ma…... Di colpo mi accorgo di essere rimasto solo, mi volto e vedo i miei amici chiacchierare affabilmente con una signora. Per essere bella è bella, alta, - beh ha pure un bel tacco però - capelli scuri raccolti in una corta treccia sulla spalla sinistra, il viso messo in risalto dai capelli tirati è davvero particolare, occhi grandi e scuri, zigomi marcati, naso piccolo e la pelle ambrata. Li raggiungo e mi presentano Lei. “Vieni Mauro ti presento Eleonora, è lei l’autrice di tutto questo….”. Mi allunga la mano avvolgendomi con un sorriso terribilmente allegro, “ciao Mauro io sono Leo, ti piace questa roba? Dimmi di si o ti rompo la testa, mi sono fatta un culo così……”, sembra arrossire un po’ mentre lo dice, “scusa l’espressione, ma devo sfogare, se non lo faccio con gli amici mi taglio le vene...”. “Figurati, capisco benissimo la tensione che devi aver accumulato per organizzare tutto questo” dico sorridendole allegramente. “Bene ragazzi, ora perdonatemi, fatevi un giro, io faccio un po’ gli onori di casa e poi ce ne andiamo a cena. A dopo”. Devo riconoscerlo, in fondo la fissa dei miei amici ha i suoi lati positivi, Eleonora mi piace molto, è simpatica, allegra e, se non ha manie matrimoniali, ne può nascere una bella “amicizia”. Credo di conoscere abbastanza bene la psicologia femminile, inoltre ho un buon intuito che spesso mi evita di cadere in situazioni-trappola e questa volta l’intuito mi dice che non c’è pericolo. E’ stata davvero una bella serata, Renato è imbattibile nella scelta dei ristoranti mentre Linda consiglia sempre i piatti giusti, io, invece, sono addetto alla scelta del vino. Pensare che ero astemio fino a 10 anni fa, poi ho recuperato alla grande assaggiandoli praticamente tutti. Ora sono sul mio letto e mentre fumo l’ultima sigaretta della notte ripenso……...si, ripenso a Eleonora. Penso alle grandi risate che ci siamo fatti parlando del più e del meno, senza mai toccare l’argomento mostre e gallerie e io che temevo di non dover parlare d’altro. Ha solo sfiorato l’argomento per dirmi che, quando non ci avevano ancora presentati, aveva notato il mio interessamento per alcune delle sue opere, tre dipinti e due sculture piuttosto particolari e mi chiedeva come mai proprio quelle avevano attratto il mio interesse. Già, come mai proprio quelle? ricordo solo che ne ero rimasto tanto intrigato e colpito nel guardarle, da non accorgermi che gli altri si erano allontanati lasciandomi solo. Imbarazzato, non ho saputo darle una risposta e lei, chiudendo l’argomento, mi ha detto “stai tranquillo, te lo spiegherò io quando e se vorrai”. Ecco, adesso non riesco a pensare ad altro. Perché proprio quelle mi hanno colpito così tanto? Le ho davanti agli occhi, passo da una all’altra con la mente ma……….. Un trillo continuo, come un campanello d’allarme, mi risuona nel cervello. Cosa vorrà dire? Ma cosa vuoi che voglia dire, è il telefono che squilla, scemo!!!!! “Pronto!!??”, “Ciao, allora, ci sei arrivato da solo o dovrò spiegartelo io?” “Eleonora!!!!, ma come avevi il mio numero di telefono?” “Hai mai sentito parlare di elenco telefonico?” “Si ovvio, che stupido”, certo che, quando mi ci metto, la parte dell’imbranato mi riesce benissimo, “come fai a sapere che stavo giusto pensando alle tue opere?” “Lo so e basta, ricordati che sono una femmina, mica solo un’artista”, lo dice ridendo ma mi sembra che abbia marcato un po’ la parola femmina, avrebbe potuto dire “donna” e invece no, “femmina”. “No, non so spiegarmelo, forse erano le più belle, forse i colori, no, direi più…si ecco, mi trasmettevano delle emozioni che non so definire” “Bene, ci sei quasi, se ti va, ti posso spiegare io di che genere di emozioni si tratta, sai sono le stesse che provavo mentre creavo. Sei libero domani?” “Certo, ormai sono in vacanza, che ne dici di andare al mare?” “NO!, niente mare, tu domani vieni al mio studio. Preparati a vivere quelle emozioni che ti hanno così intrigato” “Ok, dammi l’indirizzo così ti…..” “Cazzo, ma ce l’hai l’elenco telefonico o no? Ti aspetto alle 15, sii puntuale per piacere e porta del vino, tu sei così bravo a sceglierlo. Sogni d’oro tesorino” Caspita che caratterino, deve aver bevuto un bel po’ al ristorante. Uhmm, il mio intuito mi dice che domani avrò una giornata da favola…….. 14.59 – Suono alla porta con in mano le mie due brave bottiglie di vino bianco gelato e una piccola scatola trasparente con un’orchidea attorniata da fiori di campo. Mi apre accogliendomi con un sorriso contagioso e gli occhi le si illuminano ancor di più quando vede la composizione floreale. “Lo sapevo, non mi sbagliavo” esclama con tono trionfale, “cosa sapevi?” chiedo sorridendo, “nulla nulla, poi ti spiego, accomodati ora” mentre mi tira per la mano all’interno del suo studio. Tele, cavalletti, colori, sgabelli, divani e poltrone riempiono due ampi locali, altre tre porte si affacciano su queste due sale adibite a studio. Un ampio balcone e una finestra consentono di ammirare uno dei panorami più belli del continente. “ehi, sei in paradiso qui” esclamo affacciandomi al balcone. “Dipende sai, esiste anche l’inferno e magari ti inganna presentandosi sotto l’aspetto di un Eden, sarai tu a dirmi se per te è Paradiso o Inferno”. Annuisco con un sorriso più scemo che furbo, non ho capito cosa intendesse dire ma non voglio che se ne accorga. Se ne è accorta! “Lo so che non capisci, in fondo sei solo un maschio….dai non ti arrabbiare, scherzo”, “vieni a sederti qui sul divano vicino a me, abbiamo un bel po’ di cose da dirci noi due”. Mi accomodo al suo fianco e già questo mi provoca una strana eccitazione. Indubbiamente è una donna conturbante, ecco, si, questa è l’esatta sensazione, mi turba. “Mentre apri quella bottiglia di vino, prova a spiegarmi cosa ti ha colpito particolarmente di quei dipinti che osservavi così attentamente, sai, quelli che guardavi tu fanno parte di una collezione speciale, per crearli devo avere una ispirazione particolare”. “Prima di tutto mi ha colpito il titolo della collezione, come era? Ah si, - Domino -. Ti riferisci al gioco del domino?”. Ride di gusto, “no no, Domino, prima persona dell’indicativo presente del verbo dominare – IO DOMINO –” . Lo dice con un tono così serio che sembra voglia comunicarmi qualcosa. Provo a risponderle “nel senso che domini l’arte della pittura? Domini le tue emozioni e le incanali verso la tela?”. “No,” mi dice guardandomi come un allievo poco dotato, “proprio non capisci, eppure mi sei sembrato la persona adatta a ridarmi quel genere di ispirazione”. Oh, che voglia chiedermi di farle da modello? La cosa mi piace, sarebbe un’esperienza intrigante. Come sempre sembra leggermi nel pensiero, “volevo usarti per incanalare quelle emozioni verso la tela”, dice facendomi il verso, “lo faresti per me?”. “Certo che lo farei” rispondo con entusiasmo e iniziando a sorseggiare il vino, “sarebbe un’esperienza divertente e comunque nuova…..”, mi interrompe di colpo “sicuramente esperienza nuova, divertente non so, ricordi l’Eden e l’Inferno di cui parlavo prima?”, “si, lo ricordo ma non so bene a cosa ti riferivi”, “allora lo capirai ora e senza troppi preamboli. Sei disposto a rischiare l’inferno per giungere forse al Paradiso?”. Mi guarda fissamente negli occhi come se aspettasse una risposta di fondamentale importanza. Dio quanto mi sento idiota, non so di cosa parla ma cerco di assumere un atteggiamento convinto quando le rispondo che sarei disposto a cercare l’Inferno insieme a lei sicuro di toccare il Paradiso. Ormai sono convinto, sta cercando di eccitarmi con i discorsi sull’inferno, il peccato e il piacere del paradiso, beh, ognuno ha i suoi metodi e se vuole portarmi a letto per me va bene anche questo. Mi afferra il mento tra le dita stringendolo fino a farmi quasi male, “togliti dalla testa quello a cui stai pensando. Può darsi che un giorno a letto con me ci verrai, ma non certo per questo ti sto offrendo l’Inferno. Ricordati –IO DOMINO!!!” Non capisco cosa sta cercando di comunicarmi, o meglio forse comincio a intuire qualcosa. So di persone che provano piacere a dominare e altre che amano essere dominate, che Eleonora sia una di quelle? In realtà l’argomento mi ha incuriosito in passato, ma poi ho abbandonato l’idea non trovandone riscontro in nessun altro. Sussulto alla sua voce, - “allora ci stai?” - continua a fissarmi dritto negli occhi e a stringermi il mento tra le dita. Mi ritrovo ad abbassare lo sguardo e a farfugliare qualcosa “cosa dovrei fare? Spiegami chiaramente…….” . Urla quasi la sua risposta “spiegarti?, c’è poco da spiegare IO DOMINO tu ubbidisci”, “se ti va rispondi si e scenderai all’inferno prima di risalire lentamente verso il tuo Paradiso, altrimenti prendi i tuoi fiori, il tuo vino e sparisci da qui” Un turbinio di emozioni mi sconvolge la mente, sento il suo sguardo farsi strada nel mio cervello. Sembra penetrarmi da ogni parte e vincere senza sforzo ogni mia resistenza. Senza neppure accorgermene dalle mie labbra esce un deciso “Si”. La mano di Eleonora allenta la presa del mento per afferrare di scatto i miei capelli alla nuca “Si Padrona” sibila con voce nuova, “ripetilo bene ora”. “Si Pa-drona” dico mentre cerco di liberarmi dalla sua presa. “Bravo, ne ero certa fin da quando mi hai offerto quei fiori stasera, lo hai fatto come solo un vero schiavo sa fare. Ora iniziamo l’addestramento, Inferno o Paradiso che sia, ormai è cominciato”. Abbiamo fatto un patto, o meglio, lei ha dettato delle regole. Entro un’ora potrò decidere di andar via senza mai più rivederla, ma se dopo un’ora sarò ancora lì, le apparterrò per tutto il tempo e per ogni volta che vorrà. “Mi apparterrai nel più completo dei significati, sarai cosa mia, il tuo cervello sarà mio, il tuo corpo sarà mio. Non avrai vergogna o imbarazzo per nessuna delle cose che ti ordinerò. Eseguirai felice di farlo, perché sai che ciò da piacere alla tua Padrona. Deciderò del tuo dolore e del tuo piacere. Sappi che allargherò il tuo corpo e la tua mente oltre i confini del pudore, del dolore, della vergogna e del godimento. Potrai gridare, divincolarti e tentare di rifiutare o di fuggire ma non servirà a nulla perché sarai legato, obbligato, umiliato e punito finchè non diverrai docile e remissivo.” Sono confuso e frastornato, le gambe si piegano per l’emozione ma qualcosa di me dichiara apertamente che resterò e che ho già accettato ogni condizione. La mia resa è totale, lo urla palesemente la mia vistosa eccitazione. Uno dei quadri che mi aveva colpito alla mostra ritraeva un giovane uomo inginocchiato, le mani legate dietro la schiena, i muscoli tesi e il capo rivolto quasi a percepire chissà cosa, quasi volesse usare tutti i suoi sensi per sopperire alla vista impedita da un foulard sugli occhi. L’uomo, completamente nudo, indossava solo un vistoso paio di scarpe femminili con i tacchi alti. I colori che lo circondavano sfumavano da un dolce e intenso azzurro fino a un rosa antico stranamente minaccioso. A parte i colori, ora quell’uomo ero io. Come nel dipinto, cercavo di coprire con una gamba il mio sesso che appariva stranamente eccitato. “So perché guardavi con interesse quel quadro, perché tu sei esattamente quello che avevo rappresentato. Uno spirito sottomesso mascherato da una falsa e ipocrita faccia da duro. Vedrai che fra non molto ti riconoscerai perfettamente in ciò che intendo trasformarti”. “In cosa vorresti trasformarmi, cosa intendi dire Eleonora?”. SHAFTT!!! Finisco appena la frase e un ceffone mi colpisce in pieno viso, “PA-DRO-NA, Padrona Eleonora, ricordati di chiamarmi sempre Padrona quando ti rivolgi a me. Per ora non ti sono consentite domande, ti dirò io quando potrai farle”. Il viso mi brucia, non vedo nulla, l’impulso di incavolarmi e andar via è forte ma……….ma resto lì, in ginocchio, in silenzio, sorpreso più dalla mia mancata reazione che dallo schiaffo ricevuto. Riprende come se nulla fosse accaduto, “ricordi i colori di quel quadro? Quel celeste intenso che sfuma nel rosa rappresenta il processo di femminilizzazione di cui tutti voi maschi avreste bisogno per migliorare un po’ le vostre scarse qualità. E’ una teoria molto antica ma da troppo tempo abbandonata. Ho intenzione di riattivarla con te. Un addestramento che ti porterà a comportarti, a pensare e a sentire come una femmina, cosa ne dici?”. “Dico che sei svitata se credi che io accetti”, sibilo tra i denti, ma un secondo ceffone mi fa pentire immediatamente di quell’atto di coraggio. “Allora vai via ora, perché fra poco non potrai più andartene, anzi, non vorrai più andartene”. Sento i suoi passi allontanrsi dopo avermi sciolto le mani. Una porta sbatte violentemente e poi il silenzio. Mi ha lasciato solo, ora andrò via e non la rivedrò mai più, si ora mi alzo, chiudo questa farsa e me ne torno a casa. Si ora vado………. “Vedo che hai deciso”, sento la sua mano accarezzarmi la testa con tenerezza, non la vedo, sono ancora bendato e in ginocchio. La sento legarmi di nuovo con delicatezza i polsi. Stringe di colpo facendomi sobbalzare. “L’ora è scaduta, sarai la mia schiava disponibile, obbediente e sottomessa?”, “si……..Padrona Eleonora”, “bene, sigilliamo subito questo patto, chinati e dimostrami la tua obbedienza”. Un attimo e mi ritrovo le labbra poggiate sui suoi piedi. Inizio a baciarli ma dopo un po’ sento le dita forzarmi la bocca, capisco che desidera sentire la mia lingua. Le lecco la pianta, il collo, le dita e mi accorgo che mi piace farlo. Una strana emozione si è impossessata di me, comincio ad avvertire il piacere di obbedirle e di colpo mi è chiara la sensazione provata alla vista dei sui quadri. “Basta così, ora dovrai dimostrarti umile e capace del ruolo che ti sto offrendo”. Si allontana, la sento fruga in cassetto, dopo un po’ ritorna e mi aiuta a sollevarmi. Le mie gambe sono piuttosto intorpidite, le ginocchia dolenti. Mi avvolge qualcosa attorno al collo dopodiché mi toglie la benda dagli occhi. La luce di prima non c’è più, solo candele accese illuminano la scena, riesco facilmente ad abituarmi alla penombra e quello che vedo non mi piace. Ricordo di colpo, sono nudo come un verme, solo le scarpe da donna con alti tacchi e……e un collare con il guinzaglio al collo. “Vieni, seguimi” dice tirando il guinzaglio. Arriviamo in bagno, una piccola cesta è piena di biancheria, me la indica mentre mi libera le mani dal legaccio, “su, lavala bene e poi stendila ad asciugare”. “Mi raccomando, usa il sapone delicato, non vorrei la rovinassi, altrimenti sarò costretta a punirti”. “Se smagli anche una sola calza te ne pentirai amaramente” dice uscendo e sbattendo la porta. Eccomi solo, come un idiota a fissare una cesta piena di reggiseni, slip e calze. Ma perché cazzo mi sono ficcato in questa storia. Neppure il tempo di formulare il pensiero ed eccola di nuovo alla carica, “su da brava, indossa questi prima di dedicarti alle faccende”. Mi passa un grembiulino bianco corto da legare in vita e un top con le bretelline, troppo stretto per esere credibile. Mi allaccia il grembiule mentre mi contorco per infilare il top e subito dopo sparisce di nuovo. Ho lavato già due paia di calze, due reggiseni e un paio di perizoma quando, alla nuova calza la tragedia. Un unghia si impiglia nella trama e non ne vuol sapere di uscire senza portarsi dietro un paio di fili. Cerco di nascondere la smagliatura ripiegando la calza, chissà forse non la vedrà. Non faccio in tempo a prendere l’altra che l’infida unghia è già artigliata. Maledizione due calze rovinate in 2 secondi, beh non sarà poi così grave, se vuole, ne comprerò una dozzina di paia così non avrà di che lamentarsi. Esco dopo una quindicina di minuti, “ho finito Padrona”. Si alza dal divano su cui era adagiata e va spedita nel bagno. E’ meglio che glielo dica subito, “Padrona, purtroppo ho smagl…….”. Un urlo mi interrompe, “lo vedo quello che hai combinato, stupida bestia, sei una sciocca incapace. Ora come la mettiamo?” “Non ti preoccupare Padrona, domani te ne comprerò una dozzina”. “Ma allora sei davvero stupida? Non capisci che non dovevi farlo?, me ne fotto se domani me ne comprerai delle nuove, dovevi stare più attenta. Hai le unghie rotte, vedrai che dopo metteremo a posto anche quelle”. “Ora inginocchiati su quella poltrona, forza, senza discutere”. Sono inginocchiato su una poltrona abbastanza larga, le gambe divaricate, le caviglie e le mani legate ai piedi della poltrona, sono praticamente immobilizzato. Il cervello è in fiamme, non capisco cosa ha intenzione di fare ma non mi piace per niente qualunque cosa sia. Pochi attimi e tutto mi è chiaro. Un colpo si abbatte violentemente sui mie glutei. Uno schiaffo cosi violento da farmi sussultare e gridare. Un secondo e un terzo si ripetono sullo stesso gluteo. Il dolore è intenso anche se a questi ero più preparato. Ho la parte in fiamme ma i colpi continuano ad arrivare e sempre sullo stesso posto. Non reggo più e comincio a urlare, “basta, ti prego basta, mi fai male”. “Stupida troietta che non sei altro, non solo hai il fegato di aprire bocca, ma dimentichi anche di chiamarmi Padrona”. Un altro poderoso schiaffo mi colpisce l’altro gluteo. “Ahia, Padrona basta ti prego, mi fai male”. “Ho capito, l’unico modo per farti stare zitta è chiuderti la bocca”, mi passa davanti, apre uno stanzino e tira fuori un paio di scarpe da ginnastica con dei calzerotti ficcati dentro, “questi li ho usati per correre due giorni fa, ho dimenticato di farteli lavare ma credo che ora saranno utili”. Ne prende uno e, dopo avermi fatto spalancare le labbra, lo caccia dentro. L’odore non è piacevole, il sapore ancora meno. Mi passa una delle calze smagliate sulla bocca e la lega dietro la nuca. “Ecco un bel bavaglio doppio uso, ti terrà zitta e ti farà penetrare il mio odore nel cervello”. E’ strano, eppure sono eccitato. Lei se ne accorge, prende un laccio e mi lega i coglioni alla base girando più volte il legaccio attorno al membro. “Ecco, così lui non avrà tanta voglia di divertirsi”. E’ vero, ora l’erezione mi provoca dolore e così dopo pochi secondi è bella e che sparita. Sento che mi accarezza le natiche, poi le dita accarezzano il solco, si fermano sul buchetto, ci girano attorno. Posso solo mugugnare “uhmmm mmm”, il pensiero mi trafigge il cervello, spero che non voglia entrare, non mi farà mica questo scherzo?.... Si, cerca di allargare il buco con le dita, la sento ridere piano mentre forza. E’ stretto, non riesce, dopo un po’ sento che mi spalma qualcosa di umido, appiccicoso come una crema, si, è proprio crema. Ora l’ostacolo cede facilmente, avverto le dita invadermi, risalire dentro di me fino al cervello. Le sento giocare con il mio cervello come se volessero manipolarlo, impossessarsene così come aveva detto “……..il tuo cervello sarà mio, il tuo corpo sarà mio………….allargherò il tuo corpo e la tua mente……..” “Uhmm-mmmm uhhh” a nulla servono i miei lamenti, ormai è dentro di me e ha intenzione di entrarci sempre di più. Prima due dita, poi tre, poi tenta con tutta la mano, per fortuna ha una mano sottile, ma nonostante ciò non riesce a profanarmi totalmente. “Vedrai che prima o poi ci riuscirò, voglio allargarlo fino al polso, voglio giocare con la mia mano dentro di te, voglio che ti piaccia per vederti contorcerti dal piacere e farti sentire come gode una vera puttana, la mia puttana disponibile, obbediente e sottomessa” Sento le dita uscire, provo un sollievo incredibile, finalmente ha smesso. Non ha smesso affatto, pochi secondi e una punta dura comincia a farsi strada dentro di me. Lo spinge con decisione ma con fatica, la strada è stretta, il dolore aumenta sempre più come se l’oggetto diventasse sempre più largo. Lo ha piantato fino in fondo, lo muove un po’ per vedere se resta al suo posto. Quando è certa che non si muoverà lo lascia e viene a posizionarsi davanti a me. E nuda, indossa solo calze autoreggenti e uno strano reggiseno senza coppe che le lascia libere e scoperte le mammelle. Si strofina contro il mio viso certa di causarmi una dolorosa erezione per via del laccio che mi stringe membro e testicoli. “Allora,” mi deride, “cominci a sentirti un po’ più femminuccia?”, muovo la testa in segno di diniego. Sbagliato, si irrita, apre un cassetto davanti a me, ne tira fuori una frusta a strisce, mi gira a torno e si posiziona dietro la mia schiena. Comincio a tremare come una foglia, immagino che intenzioni abbia, provo a dire qualcosa ma dalla bocca imbavagliata esce solo un ridicolo rantolo. Il primo colpo si abbatte improvviso sulla schiena, neanche tanto forte, ma mi fa saltare letteralmente. In rapida successione un’altra dozzina di colpi arrivano sul culo e sulla schiena. Mi brucia tutto, ma non riesco neppure a lamentarmi, sono completamente soggiogato da quella dominatrice. In tutto una ventina di colpi, alcuni dolorosi, altri meno, ma tutti terribilmente umilianti. Ha finito, mi libera la pancia da quell’oggetto infernale, mi slega le mani e le caviglie e toglie il bavaglio con uno strappo. Potrei fuggire ora, andar via magari dopo averla schiaffeggiata, mandare al diavolo lei e quel gioco del cazzo. Perché non vado via? Perché? Perché………………….? “Allora non ti senti ancora femminuccia vero” dice guardandomi fisso negli occhi, l’umiliazione mi fa abbassare lo sguardo, ma non rispondo. “Bene, vedremo, io non ho fretta”. “Inginocchiati davanti a me”, - lo faccio -, “vediamo allora quanto è profonda la tua sottomissione”, mi prende i capelli dalla nuca e tira la testa all’indietro. “Ora apri la bocca e sii pronto ad accogliermi, mi sentirai scendere nel cervello”. “Apri bene quella bocca da troia”, la apro obbediente, non so cosa voglia fare. Mi guarda negli occhi mentre un fiotto di saliva le affiora sulle labbra, lo lascia scivolare giù fino a centrare la mia bocca spalancata. “Ingoia, fallo giungere al cervello, assapora lo sputo della tua Padrona”. Sìììì, lo ingoio ma scende giù, piuttosto lo sento salire, penetrare nella mente, avvolgermi i pensieri e mischiarsi con essi. È miele dolce e inebriante, è droga che sprigiona i sogni più nascosti, li fa affiorare presentandosi come la sola, vera realtà: Lei è la mia Padrona. Spalanco ancora le labbra e un nuovo fiotto mi riempie la gola per unirsi all’altro in un gioco di fuochi d’artificio. Un altro fiotto affiora copioso sulle sue labbra, china il viso verso il basso, questa volta sembra sbagliare la mira, ma non è così, la saliva non centra la mia bocca ma le cade sul piede, lei spinge giù la mia testa e incalza “leccala, lecca la saliva della tua Padrona, dimostrami quanto ti umili per me”. La mia lingua scivola sul piede, non è veloce quasi a voler gustare di più quel misto di sapori. Ormai la mia volontà sembra telecomandata dalla sua,………….non ho più il controllo. Mi tira su in piedi per il collare quasi strozzandomi. “Bene!”, dice con una voce mielosa ma carica di derisione, “continuiamo l’opera. Siediti su quella sedia così passiamo al trucco”. Guardo la sedia su cui dovrò sedermi e subito ho un sussulto, inorridisco per quello che vedo. Proprio al centro della sedia, dritto, svettante come una provocazione c’è l’oggetto che fino a pochi minuti prima era ben piantato nel mio buchino. Anzi a guardarlo credo sia solo simile ma ben più grande. Una sorta di cono, con la punta arrotondata e che si allarga sempre più verso la base per poi restringersi di colpo e terminare con una parte piatta che ha lo scopo di restare fuori dallo sfintere e al contempo non farlo uscire una volta piantato. Ora quella base piatta serve a mantenerlo dritto sulla sedia sulla quale dovrei sedermi impalandomi da solo. La guardo terrorizzato, resto bloccato, paralizzato. Intuisce bene le sensazioni che mi tempestano i pensieri, si avvicina e spingendomi per le spalle, con lentezza esasperante, senza staccare lo sguardo dai miei occhi mi costringe a indietreggiare verso la sedia. Non riesco a proferire alcuna parola, sorride crudelmente fissandomi ancora negli occhi, “impalati……da solo…..voglio vederti mentre lo fai…….pensa solo che lo fai per me. Il tuo culo è già abbastanza aperto e unto, ma se vuoi - dice porgendomi un tubo di crema - usa questa”. “Anzi, voglio che la usi, voglio vederti mentre ungi quel dildo e lo prepari per sedertici sopra”. Ho gli occhi gonfi di lacrime, sono dolente, umiliato, imbarazzato, ma non riesco a rifiutarle più nulla. Faccio quello che mi chiede, “ora piano, poggiaci il tuo buchino sopra e comincia a scendere lentamente. Non voglio che usi le mani, muovi il culo come una troietta. Cercalo, desideralo, devi assaporare l’idea della penetrazione. E’ cosi che facciamo noi donne sai? È così che dovrai fare anche tu. Vedrai, non potrai più fare ameno di queste sensazioni. Quando avrai imparato a godere come una femmina capirai che non c’è paragone tra un nostro orgasmo e uno di quei vostri ridicoli spruzzetti di sperma. Sono sospeso a metà strada, con le gambe piegate ad angolo, non riesco a scendere oltre, lo sfintere si stringe, rifiuta quella penetrazione così come la rifiuta il mio istinto maschile. Come una pantera che assapora l’odore della preda si avvicina, prende le mie gambe tra le sue e lentamente si siede sulle mie cosce. Il peso aumenta regolarmente, non riesco a reggerla, sono costretto a sedermi, lei spinge verso il basso le mie spalle. Lo sfintere si allarga, cede, si apre per lasciare scivolare dentro quel mostro. Sento un dolore fortissimo ma ormai non reggo più, sono aperto, di colpo l’ultima parte, la più larga si fa strada e mi sfonda. “AAAHHHHH”, sono impalato, profanato per regalare a lei tutta la mia vergogna di maschio. “Visto? – mi deride alzandosi e carezzandomi ancora una volta la testa – più facile di quello che temevi. Ora resta seduta lì mentre io lavoro. Voglio un capolavoro, sarai il mio quadro vivente”. Il lavoro consiste nel truccarmi e prepararmi come una puttana. Ogni volta che si accinge al “lavoro” lo fa sedendosi sulle mie gambe in modo da mantenere ben saldo dentro di me il dildo conico. Usa rossetto, fondotinta, mascara ombretto e quant’altro possa servire per trasformare il mio viso duro in un ridicolo viso femminile. Mentre si divertiva a truccarmi, guardando i miei capezzoli ha ritenuto fossero troppo piccoli per una troia e quindi andavano ingrossati Ha usato una di quelle grucce appendi pantaloni, quelle con le pinzette che scorrono lungo un assicella centrale. Ha applicato le pinze ai capezzoli e poi le ha fatte scorrere verso l’esterno provocandomi un dolorosissimo allungamento. Ogni tanto, durante il trucco, allontanava di più le pinze tenendo sempre in trazione i capezzoli che già dopo pochi minuti erano gonfi e allungati. Ormai avevo dolore dappertutto, l’ano dilatato, il membro e i testicoli legati e i capezzoli in trazione. Ha tagliato e limato le unghie, coprendole con smalto rosso. Al termine del trucco, con un foulard mi ha coperto i capelli troppo corti e gridando divertita “finito!!!!!”, ha continuato, “ora puttanella, guardati allo specchio e dimmi se non hai sempre desiderato scoparti una donna così”. Mi tira per il collare facendomi alzare. Spero che alzandomi il dildo scivoli fuori dalla mia pancia. Nulla da fare è così ben piantato che dovrà tirarlo per farlo uscire. Mi avvicino allo specchio, cammino goffamente con quell’arnese dentro di me. MI guardo e quello che vedo mi da un senso di smarrimento….quella donna ben truccata, quasi intrigante……..sono io. Certo è un’artista, con i colori ci sa fare. Ricordo di colpo i colori di quel quadro. Dall’azzurro intenso al rosa in una serie di sfumature che avrebbero dovuto fare a cazzotti e, che invece, si sposavano in un modo terribilmente affascinante e decisamente trasgressivo. “Questi capezzoli non sono ancora abbastanza lunghi, ci metteremo un bel peso legato, d’accordo signorina?”. “Si Padrona”. E’ la prima volta che rispondo così a tono e con tanta convinzione. Mi guarda e sorride . “Bene, vedo che fai passi da gigante, sarai pronta presto per essere usata come serva”. “Niente pesi, ho un’idea migliore”. Tremo al pensiero delle sue “idee migliori”. Con un laccio lega il gancio dell’appendiabiti alla cordicella che stringe i testicoli, ma usa un laccio troppo corto così che, quando mi metto diritto, i capezzoli e i testicoli vanno contemporaneamente in trazione. Il dolore mi costringe a restare piegato per allentare la trazione, ma un colpo di frusta sulle natiche mi rimette diritto strappandomi un piccolo urlo. “Diritta troia, stai diritta, non mi piacciono le donne gobbe. Stenditi sul pavimento, qui davanti al divano”. Sono steso sul pavimento, lei seduta sul divano mi poggia i piedi sul viso. Di tanto in tanto le dita di un piede si infilano tra le mie labbra per essere leccate, l’altro piede gioca con le pinze strette sui capezzoli oppure mi schiaccia il bacino sul pavimento per forzare il dildo che dilata quello che una volta era uno stretto buchino. Dopo circa mezz’ora di telefonate decide che è il momento di prendersi di nuovo cura di me. Mentre ero disteso, credo di aver visto la sua mano che, con dolcezza, si intrufolava tra le gambe e mi è sembrato di sentirla ansimare. Prima di alzarsi, con noncuranza poggia quella stessa mano sulle mie labbra e mi obbliga a succhiarle le dita. “Alzati!!!”. Sono in piedi. Mi stacca le pinze dai capezzoli, Le stacca letteralmente tirandole via senza aprirle. Urlo! Il dolore è lancinante, mi curvo in dietro e ovviamente dò uno strappo ai testicoli. Urlo ancora, un ceffone mi colpisce in pieno viso. “Staaa ziiitta! Lo vedi che sei proprio una femminuccia?”. “Ma si, in fondo è così che ti voglio, ti voglio femmina”. I capezzoli si sono ingrossati più del quadruplo e anche il petto mi sembra più grosso. Dio che mi sta accadendo? “Indossa questi ora”. Davanti a me un paio di calze autoreggenti scure, un perizoma e un reggiseno neri con del pizzo lilla ai bordi. Fatico a indossarli, non è facile allacciare un reggiseno, io so slacciarlo ma indossarlo è un’altra cosa. Da un cassetto tira fuori due seni di silicone, sono delle protesi ma perfette, sembrano di carne. “Tieni, per ora riempi le coppe con queste, non sei “ancora” abbastanza gonfio”. Quell’”ancora” mi fa rabbrividire. “Aspetta, prima mettiamo queste sui capezzoli, così quando ti stringo le mammelle sentirai un po’ di piacere”. Si avvicina e scostando le coppe mi applica due mollette e poi sopra fissa le protesi coperte dal reggiseno. L’indumento è stretto per cui schiacciando le pinze mi provoca delle sensibili fitte ai capezzoli. Si sposta dietro di me, mi scosta il filo del perizoma e con mano decisa mi estrae dal culo il cono. Sento lo sfintere dilatato, mi accorgo di non riuscire a stringerlo. Credo che resterà aperto così per un bel po’. “Vieni con me ora”, “dimmi, sei pronta? Ti senti pronta per me?”. “Pronto per cosa Padrona?”. “Pronta, stronza, pronta non pronto” mi sibilla sul viso mentre con una mano mi stringe i coglioni. “Capisci cosa dico o devo ripeterlo ancora?”. “Si Pa- padrona, sono pro-o-nta “ Mi piego in due finchè non molla la presa. “E allora in ginocchio e dimmi che desideri essere la mia puttana, la mia servetta disponibile, obbediente e sottomessa”. “Su, in ginocchio” ripete afferrandomi i capelli e spingendoli verso il basso. Sono in ginocchio davanti a lei, lo so non sono io che parlo, ma la voce esce da sola dalle mie labbra, ormai tutto mi sfugge, nulla dipende più da me. Lei ha il controllo totale, è questa la vera sottomissione psicologica? Credo proprio di si. Dipendo completamente dalla sua volontà, sono in suo potere. “Padrona desidero essere la tua serva, la tua puttana, sarò sempre disponibile, obbediente e sottomessa”. “Quanto disponibile? Voglio che tu mi dica quanto..” “Totalmente disponibile Padrona, per ogni cosa che vorrai”. “Ne sei sicura? Per ogni cosa? Potrebbero esserci cose che non ti piacciono affatto.” “L’importante è che piacciano alla mia Padrona ed è sufficiente che lei me le ordini. Se dovessi rifiutarmi o ribellarmi la mia Padrona saprà come punirmi”. Uno strano lampo negli occhi le illumina il sorriso beffardo. “Vedremo subito allora, seguimi a quattro zampe”. Siamo nel bagno, sono steso nella vasca, lei è seduta sul bordo. “Hai bevuto la mia saliva, ma il mio sputo è nulla al confronto. Ora ti disseti con quello che è dentro di me, quello che produce il corpo della tua Padrona, berrai la mia urina ingoiandola tutta, è da quando sei arrivato che la conservo per te e ora è giunto il momento. Dimostrami che sei degna di servire un vera Padrona. Spalanca la gola e bevi, beviiiii”. Le ultime parole sono seguite da un getto di pioggia dorata che centra in pieno la mia bocca. Ho la gola piena. Sapientemente si ferma, attende che abbia ingurgitato e riprende la cascata. Dosa con esattezza i tempi, non finisco di bere un sorso che già mi ordina di riaprire la bocca per un nuovo zampillo. Non so quanti minuti dura questa tortura, so solo che avrò bevuto almeno due litri di pipì della mia Padrona. Ho la gola e la pancia in subbuglio, un sapore come quello non lo avevo mai provato, ma non avevo mai provato neppure un’umiliazione come quella. Steso in una vasca, truccato e vestito come un transessuale, con la bocca aperta ad accogliere la piscia di una donna che si fa chiamare Padrona. Non riesco a terminare il pensiero che, un rumore sordo ma prolungato mi colpisce il cervello. Guardo verso i suoi glutei e scorgo lo sfintere, oscenamente dilatato, che emette quel rumore. “Penetrami il culo con un dito, forza, è un ordine. Cosa aspetti, ficcalo dentro. Affondo lentamente il medio nel suo buchino, dopo un attimo lo sento avvolto da un incredibile molle calore. La Padrona si solleva dal bordo della vasca facendo scivolare fuori il dito. Si volta, vede lo stupore dipinto sul mio viso, guarda il dito coperto dalla sue feci e con decisione afferra la mano e spinge quel dito nella mia bocca. “Assaggiala, preparati a mangiarne sempre di più. La troverai dolce e piacevole, solo perché è mia”. Quando lascia la mano tirando fuori il dito dalle labbra strette, questo è totalmente pulito ma il viso è contratto per il disgusto. “Passerà, tranquilla, passerà. Esci dalla vasca ora e mettiti a quattro zampe. Esce dal bagno. Ritorna dopo qualche attimo, faccio appena in tempo a vedere quello strano aggeggio legato alla sua vita che una mascherina mi copre gli occhi. Oddio, aveva un membro davanti alla fica, sono sicuro che ora vorrà possedermi. Riuscirò a reggere quest’altra umiliazione? Intanto passano i minuti senza che accada nulla. Inculato da una donna. Vestito da troia e sodomizzato da una donna che volevo scoparmi. Cosa si può chiedere di più dalla vita. Oltretutto sento ancora l’odore della sua cacca nel naso, mi ha costretto a bere la sua pipì e leccare le sue feci. Ha avuto tutto ciò che voleva. Ma che strega è mai Eleonora? La sento, ora è dietro di me, mi sposta il perizoma, sento una punta dura poggiarsi contro il mio buco. Avverto il suo respiro, ansima mentre spinge con i fianchi quel cazzo dentro di me. Mi afferra i fianchi con le mani mentre scivola un po’ più dentro. Ecco ora entra e esce, si è preparata la strada con quei coni che mi ha costretto a tenere dentro per tutto il tempo e adesso inizia a scoparmi. Peccato quel sapore di merda che ancora mi turba. Molla i fianchi e afferra il seno che è nascosto nel mio reggiseno. Come lo stringe avverto il morso delle pinzette che avevo quasi dimenticato. “Si troia, ora sei mia, sei davvero mia. Lo capisci? Sei la mia figa ed io ti scopo. Volevo che ti sentissi femmina per me, ma non osavo sperare. Siiiiiiii, come ti senti scopata da una donna? Voglio sentire i tuoi pensieri, voglio che tu me ne faccia omaggio.” I suoi colpi diventano sempre più violenti, mi sento squassato, aperto come una vergine appena deflorata. Le sue mani frugano il mio corpo. Mi stringono le finte tette, il capezzoli, le palle strette dal legaccio. Ci gioca stringendole tra le dita smorzando così ogni forma di erezione. “Voglio che godi con il cervello e con il culo, non voglio che tu abbia erezioni” mi sussurra nell’orecchio mentre mi stringe il glande tra le dita. I colpi nel culo si susseguono senza sosta. Sono sconvolto, ma una violenta eccitazione si è impadronita del mio corpo. Sarà la situazione estremamente trasgressiva o forse l’emozione di essere, per la prima volta nella mia vita, totalmente in potere di un'altra persona. Il mio ventre comincia a pulsare, i muscoli dell’inguine reagiscono a quei colpi femminili che arrivano fin dentro la pancia. Le contrazioni aumentano, allargo le cosce come se avessi davvero la vagina, mi sento bagnato, il mio buco secerne umori come una femmina vicina all’orgasmo. Mi accorgo che questi pensieri mi escono dalla bocca, le sto raccontando esattamente ciò che provo. Ne gode terribilmente, mi graffia la schiena, il ventre e il collo. “Si, continua puttana, continua a dirmi come godi”. Si è vero, godo, godo col cervello, un orgasmo intenso e prolungato che parte dall’inguine e arriva alla corteccia cerebrale. Mi accorgo che il mio bacino si muove da solo per cercare la penetrazione. Il culo va avanti e indietro per facilitare i suoi movimenti. “Muovi il culo serva, muovilo per la tua padrona. Continua a farlo vibrare”. Si è vero, lo sento, vibra, vibra come una vulva quando la scopo col mio cazzo. Lo sento contrarsi per trattenere il suo membro e mentre si contrae urlo, urlo per il piacere, urlo perché sto avendo un orgasmo, urlo perché non eiaculo ma vibro, vibro come …………una…………….femmina. L’orgasmo è interminabile, è talmente forte che crollo sul pavimento, le braccia cedono di colpo e il mio viso sbatte sul pavimento…..no, non è il pavimento, è qualcosa di molle. Sono con la faccia in una bacinella, ma non capisco cosa ci sia dentro, sento solo un terribile odore. Spinge ancora una volta il pene dentro di me e allungandosi mi toglie la mascherina. “Volevo che ne mangiassi mentre godevi come una cagna, così la cacca della Padrona ti ricorderà sempre il tuo orgasmo più bello” Lo dice mentre con la mano mi schiaccia il naso e la bocca in quel bacile nel quale, senza che me ne accorgessi, aveva depositato il suo regalo per me. Ecco perché continuavo a sentirne l’odore, lo avevo tenuto sotto il naso per tutto il tempo. “Ingoiane un po’, lavati la faccia e poi raggiungimi nel salotto”. “Sei la mia schiava da ora in poi, oppure il mio schiavo, a seconda di cosa avrò voglia al momento. Ne sei consapevole?”, “si Padrona, sarò la tua schiava o il tuo schiavo, come più ti piacerà” “Allora dobbiamo apporre il marchio, giusto?” “giusto Padrona”. Sono disteso sul pavimento, nudo, mentre dalla candela accesa che regge con la mano destra, cadono le prime gocce di cera bollente. Le prime sui capezzoli, fino a coprirli interamente. Ogni goccia che colpisce una parte scoperta di pelle mi fa sobbalzare. La fitta è intensa ma per fortuna, breve. Le sue mutandine mi vengono messe fra i denti. “Ora stringile e non gridare”. Una goccia rovente cade sul pube. “UHMMM-MM”. “Non è nulla dai, stringi i denti ancora un po’”. Ancora un’altra, questa centra in pieno i testicoli, seguita da altre gocce che coprono quasi completamente lo scroto. Il suo piede spalma la cera come un marchio, schiacciando i coglioni contro le gambe. La fitta è lancinante, i denti strappano quasi gli slip che stringono, mi piego in due sul pavimento. “Sì, Si, ora mi appartieni” e il suo piede, stanco e sudato, è già tra le mie labbra a reclamare il giusto tributo.
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15 anni fa
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Varie
Fin dove può arrivare un cuckold?
Il racconto non è mio, ma voglio condividere con tutti voi le sensazioni che può procurare ai cuckold convinti e che possono trovare in me un bull adeguato. La nostra prima volta Cominciamo dall’inizio; siamo una coppia regolarmente sposata da circa tredici anni e dedica alla vita di tutti i giorni, lavoro, casa, figlio, ecc.ecc., abbiamo rispettivamente 33 anni lei, mia moglie, bellissima donna, bella al punto di ricevere molti complimenti e/o apprezzamenti soprattutto da sconosciuti maschietti quando si trova in strada per compere e/o altri motivi, complimenti e/o apprezzamenti che chiaramente si riducono, ma non eliminati del tutto quando usciamo insieme, 34 anni, io, che non appartengo certamente alla categoria dei super belli, ma tutto sommato non credo manco a quella dei più brutti. A mio parere, tutto ha avuto inizio da un apprezzamento al quanto lascivo che gli e stato fatto, ci è stato fatto, da un trentenne (circa) in compagnia di altri due, sicuramente suoi amici, in un centro commerciale della nostra città, apprezzamento che per caso “io” ho sentito con le mie orecchie, apprezzamento il quale: dio che pezzo di fica! mi piacerebbe scoparla dappertutto, farla godere come non ha mai goduto con quello li, (quello li, ero io) anzi mi piacerebbe che quel cornuto fosse lì a guardare come si scopa una fica come quella,_ ma guarda lui, commenta uno degl’altri due, mi sembra un mezzo finocchio, uno di quelli che le piacerebbe stare a guardare la moglie mentre scopa con un altro,_ uno di quelli che sarebbe perfino felice di farsela mettere incinta, ce ne sono di cornuti così in giro_ commenta compiaciuto anche il terz’ultimo. seppur e già passato qualche anno da quell’apprezzamento, sono parole che hanno sempre echeggiato nella mia mente, risuonandomi in testa come una campana, inizialmente come animosità, col tempo, in dissoluto pensiero, realizzare, mettere in pratica quell’apprezzamento, si, ho cominciato a desiderare via, via sempre più copiosamente il desiderio che mia moglie scopasse con un’altro maschio, avrei voluto vederla godere con un bel cazzo, sentire i suoi gemiti di piacere, avrei poi voluto sentirle addosso anche l’odore dello sperma del suo amante; non meno mi eccitava l’idea che potesse veramente rimanere incinta del suo amante occasionale poiché non fa uso di anticoncezionali. sì, avrei accettato piacevolmente anche che rimanesse incinta da un incontro di questo genere, tuttavia non le ho mai confessato quel mio desiderio, ho sempre avuto timore che potesse pregiudicare in nostro rapporto, il nostro matrimonio, anche se in qualche occasione e in modo errabondo ho tentato di farle capire qualcosa in merito, ma non ho potuto che raccogliere indifferenza e disinteresse da parte sua al punto di essermi rassegnato di far vivere tali fantasie solo nei miei sogni o immaginarli durante i nostri rapporti sessuali, senza che lei sapesse chiaramente nulla, continuando a sperare tuttavia che un giorno avrei potuto realizzare quel mio perverso desiderio. Un giorno di qualche mese fa sono stato invitato ad un meeting (sono artigiano, mi capita di essere invitato a dei meeting per promozione di nuovi prodotti) nell’hinterland milanese. come di consueto ho chiesto a mia moglie se volesse accompagnarmi, inizialmente ha rifiutato, dicendomi che sarebbe stato come tutte le volte “una palla”, poi cambiando idea, ha detto che mi avrebbe accompagnato; così il prefissato giorno, partiti da Torino di buon’ora siamo arrivati all’interessato hotel con un certo anticipo. avevamo già fatto colazione ma per ingannare l’attesa che precedeva l’inizio del meeting abbiamo deciso di andare a prendere un caffè. abbiamo girovagato in auto per quel paesino prevalentemente per perder tempo, ma anche per la ricerca di un bar che ci fosse gradito, poi, un bar con dehorn dove ci siamo seduti ad un tavolino e ordinato i caffè, notando sin da subito gli sguardi lanciati a mia moglie da un tipo, anche lui seduto ad un tavolino poco distante dal nostro, circa trentenne, longilineo, ben vestito, abbronzato quanto basta, tutto sommato, un bel tipo, ho notato anche mia moglie che ricambiava con piacevole interesse i suoi sguardi, ma era normale routine, capitava spesso e in qualsiasi luogo che qualche maschietto si facesse notare e anche che mia moglie in qualche occasione li ricambiava con intesse, ho sempre sperato che da qualche incontro casuale di questo genere avrei potuto realizzare quel mio desiderio, ma non era mai successo, non si era mai concretizzato nulla di nulla e anche quella volta non mi e sembrato che dovesse finire poi diversamente, una ventina di minuti, dopodiché ci siamo alzati e diretti al nostro meeting. eravamo ancora in anticipo, abbiamo scelto un tavolino (in seconda fila) da dove assistere alla dimostrazione dei prodotti e dei premi messi in palio a sorteggio tra i partecipanti, non abbiamo mai avuto la fortuna di essere stati estratti in altre simili occasioni. intanto altre persone giungevano, incluso organizzatori e promotori, ed è proprio tra questi, tra i promotori che mia moglie con tono compiaciuto mi ha fatto notare che c’era quel tipo del bar. chiaramente, non appena il tipo ci ha visto e venuto verso di noi presentandosi (Marco) e iniziando a parlottare dei prodotti da promuovere, seguitando poi nella conversazione con frasi e argomenti di circostanza, fino a che mia moglie esclamò “ma che bello” riferendosi ad un collier che avevano appena esposto tra i premi a sorteggio; Marco le ha chiesto se le piaceva, aggiungendo che era un gioiello veramente grazioso, realizzato in oro e diamanti, invitando mia moglie a visionarlo più da vicino. senza farsi pregare si è alzata e insieme a Marco si sono diretti verso detto gioiello, qualche minuto e facevano ritorno al tavolino. appena arrivati, Marco mi enunciava il desiderio di mia moglie nel voler possedere quel collier, ricordo il mio commento - tu non puoi far nulla per farglielo vincere? - La sua risposta fu un sorriso, con la tipica espressione che non dipendeva da lui; intanto mi ero alzato per dirigermi verso quel collier col fine di osservarlo anch’io da vicino, una manciata di secondi e facevo ritorno al tavolino, notando un reciproco interesse tra mia moglie e quel Marco, i loro sguardi, quei sorrisetti ne davano una perfetta conferma, sì, secondo me, si piacevano e dato che in tali circostanze il mio pensiero deviava sulla possibilità di poter realizzare quel desiderio, la cosa più giusta che potessi fare in quel momento era elargire a mia moglie e a Marco di continuare a parlare, di continuare ad essere soli a quel tavolino, così cambiando direzione, mi sono diretto in bagno, cinque, sei minuti e feci ritorno al tavolino; non appena arrivato ho fatto in tempo sentire Marco salutare con un “ciao a dopo” intuendo che quella mia assenza era bastata perché si dessero del tu. Marco non era più al nostro tavolino, era lì, aveva iniziato la promozione dei suoi prodotti girovagando tra un partecipante e l’altro, spiegando ed elogiando i suoi prodotti, io, ormai attratto dal mio solo pensiero, dalla mia fantasia, seguivo con lo sguardo quel ragazzo muoversi tra i tavolini vedendolo come potenziale amante di mia moglie, come colui che avrebbe potuto essere l’oggetto del mio desiderio, nonché, come un nuovo amico con cui condividere tutto, incluso letto e moglie, sognando ad occhi aperti ed immaginandolo già amante di mia moglie, pregustavo intriganti e piacevoli momenti in sua compagnia, seguitando con la mia immaginazione fino a che… mia moglie: ù“quel Marco è veramente simpatico, è proprio un bel tipo... se un giorno cambiassi idea sulla fedeltà o mi dai modo di doverti tradire, sappi che sarà un tipo come lui a farti cornuto"; le si leggeva chiaramente in viso che quel Marco le piaceva, le chiesi di cosa avessero parlato in mia assenza, rispose che oltre a mille complimenti le aveva anche chiesto se si potevano rivedere, aggiungendo la sua risposta a tale richiesta: “chiediglielo a mio marito se è d’accordo”; poi con sorriso ironico ed espressione di chi cerca comunque una conferma seppur negativa - tu saresti d’accordo? - e se io fossi d’accordo, tu cosa faresti - guarda che quello ha detto di rivederci mica per andare a mangiare un gelato, hai capito bene per cosa - appunto ti chiedo, e se io fossi d’accordo tu cosa faresti - le ripetei. senza la minima esitazione e con malizioso sorriso rispose che “se sta bene te figuriamoci a me”, aggiungendo che Marco le piaceva e oltretutto di essere nella giusta giornata per un fuori programma di quel genere, che tutto dipendeva da me, se io ero d’accordo, non si sarebbe lasciata sfuggire l’occasione, sentivo di essere vicinissimo nel realizzare il mio sogno proibito, tutto dipendeva da me, bastava che io le dicessi sì e tutto avrebbe avuto seguito, ma non era esattamente ciò che desideravo veramente, io volevo essere lì con loro, assistere a quel rapporto sessuale, ma di questo dettaglio non si era parlato e non intendevo manco chiederglielo, in un certo senso mi vergognavo chiedere tanto, pertanto, io avrei dovuto semplicemente aspettarli altrove, magari girovagando in auto o seduto al tavolino di un bar, aspettare che loro finissero di scopare e basta, un attimo di indecisione, poi l’eccitazione ha prevalso, tutto sommato a me poteva anche bastare avere la certezza che mia moglie si stesse facendo scopare da un altro maschio, sapere che mi stava facendo diventare veramente cornuto, le ho risposto sì, le ho detto che ero d’accordo, che poteva mettere in pratica e godersi quel fuori programma con Marco a patto che quando finivano di scopare non si sarebbe lavata, volevo almeno sentirle addosso il profumo dei loro umori, del suo amante, guardarle, toccarle, baciarle la fica ancora impiastricciata dello sperma del suo amante, volevo trovare in quel profumo, in quella fica tutto ciò che avrei voluto vedere,__ ma veramente vuoi che io vado a letto con Marco,__ ero ormai in preda dell’eccitazione, le ho ripetuto, sì, aggiungendole che era sempre stato il mio desidero diventare cornuto,__ era esterrefatta e al tempo stesso attratta da quanto le avevo proposto,__ così ti piace essere cornuto, hai sempre desiderato esserlo, ti accontento a patto che accetti che Marco possa anche venire a trovarci a casa, voglio che diventi il mio amante in modo da farti recuperare tutte le corna che hai sempre sognato di avere e poi voglio che oggi, la prima volta, come tutte le volte che verranno devi essere lì con noi, voglio che devi stare a guardare come ti crescono le corna e inoltre, se tutto va per il verso giusto, ho anch’io da farti una proposta, non anticipandomi tuttavia nulla,__ non capivo se la sua fosse rabbia, una punizione o semplicemente il desiderio di avermi li con lei quando si sarebbe fatta scopare dal suo amante, ma non me ne fregava proprio nulla, mi aveva chiesto di essere lì con loro ed era esattamente ciò che più desideravo, mi sembrava tutto surreale, stava accadendo ciò che avevo sempre sognato, accettai, non potevo perdere quell’occasione, sapevo che probabilmente non mi sarebbe più successo, le chiesi solo di come avremmo potuto dirgli e/o far capire a Marco le n.s. intenzioni,__ non ci pensare, a me basta rimanere sola con lui cinque minuti, per cui quando torna lasciami da sola con lui, ma ricordati, che quando torni il gioco e fatto e io indietro non torno, vedi di non pentirti,__ sorridendogli le dissi che non mi sarei pentito, anche lei era eccitata da quanto stava accadendo, io sicuramente più di lei, sentivo che ero vicinissimo nel realizzare quello che da tempo avevo sempre solo sognato, ero felicissimo, al tempo stesso hanno cominciato a tremarmi le gambe, avevo un senso di incertezza su quanto da li a poco sarebbe successo, avrei forse voluto tornare indietro, non farlo più, ma ormai avevo innescato quel perverso gioco e conoscendo mia moglie non sarebbe tornata sui suoi passi, me la avrebbe fatta pagare in qualche modo, più i minuti passavano e più l’agitazione aumentava, non vedevo e sentivo più nulla di quanto mi circondava, i miei pensieri erano altrove, quando ad un certo punto mia moglie mi disse__ guarda, inizia il sorteggio dei premi,__ iniziano sempre dall’’ultimo premio e dato che quell’interessato collier era posto come secondo premio abbiamo assistito all’’estrazione dei precedenti tre premi, alla quarta estrazione, il collier, come per incanto o ironia della sorte, il quarto premio, viene attribuito al nome della mia ditta, per la felicità di mia moglie, che non riuscivo a capire se fosse più felice per quel gioello o per aversi accaparrato l’amante con il mio consenso, per un attimo ho avuto il desiderio di non trovarmi lì, sì avrei rinunciato a tutto, avrei voluto essere in qualsiasi posto magari a fantasticare, ma solo a fantasticare, che mia moglie fosse a letto con un altro o che avesse un amante, ma ero lì, era tutto vero, mia moglie aveva un amante e da lì a poco sarei diventato veramente cornuto, finito la premiazione Marco si e letteralmente precipitato al nostro tavolino, complimentandosi con baci sulle guance a mia moglie e stretta di mano a me, ribadendo sulla fortuna che ci aveva accompagnato e del piacere che provava nel vedere indossato da Antonella quel gioiello, (mia moglie si chiama Antonella) è fantastico, continua Marco, non ti sembra il caso di festeggiare almeno con una bottiglia? Mia moglie,__ sì, Paolo, (io mi chiamo Paolo) vai a prendere una bottiglia, sono troppo felice, ho voglia di bere e di festeggiare, mi sono avviato verso il bar di quell’ hotel, erano soli, sapevo di cosa le avrebbe parlato mia moglie, sapevo che dovevo essere assente da quel tavolino cinque minuti perché si concludesse ciò che avevo sempre sognato, anche se non ero poi così sicuro di volerlo ancora, intanto feci passare sette, otto minuti prima di tornare a quel tavolino portando la bottiglia e tre bicchieri, aperta la bottiglia abbiamo brindato, dopodiché mia moglie mi informa del pranzo che Marco voleva offrirci, che conosceva un localino dove si mangiava bene, chiaramente accettai, usciti poi tra saluti e strette di mano di colleghi e organizzatori, insieme a Marco abbiamo raggiunto quel locale, era lo stesso bar di qualche ora prima, dove abbiamo bevuto il caffè, dove per la prima volta si sono incrociati gli sguardi di Marco e quelli di mia moglie, lo stesso locale offriva un servizio di albergo ristorante, siamo entrati e seduti ad un tavolino molto appartato, (lo ha scelto mia moglie) Marco ancor prima di sedersi ci lasciava soli qualche minuto per andare in bagno, mia moglie, accortasi del mio turbamento, del mio stato d’animo mi chiese se fossi pentito per quanto convenuto, la mia risposta fu una domanda, e tu sei contenta di farlo, sorridendo maliziosamente disse, ormai siamo in ballo, continuando poi,__ma vedrai, sono sicura che quando saremmo lì piacerà anche a te,__ ma tu cosa gli hai detto, le chiesi,__ non ha potuto rispondermi, Marco stava arrivando, mi ha solo sorriso, abbiamo ordinato il pranzo, mangiato e bevuto, intanto Marco mi diventava sempre più familiare, forse per effetto di qualche bicchiere di vino in più bevuto volutamente per il particolare evento, il mio pensiero si predisponeva al fatto che solo tra qualche ora e forse anche meno doveva farmi diventare cornuto scopandosi mia moglie, anche mia moglie ha bevuto due o tre bicchieri di vino, troppi per lei che non beve affatto, infatti, non appena alzati dal tavolo, Marco si e allontanato per pagare il conto, mia moglie mi ha confessato che non riusciva a stare in piedi, che non si sentiva proprio bene e che avrebbe preferito sdraiarsi da qualche parte almeno per un po’, cosa che ho riferito a Marco non appena tornato al tavolino, la soluzione di Marco fu nel consigliarci di partire il giorno successivo, di prendere una camera e fermarci lì per la notte, in alternativa, se per noi andava bene, potevamo utilizzare la sua camera per qualche ora dato che lui ne aveva già una, prenotata in occasione del meeting, concordi per la sua camera, qualche minuto ed eravamo su in quella stanzetta, piccola ma molto curata e ben accessoriata, sdraiandosi, Antonella, confermò la comodità di quel letto, lasciando intravedere cosce e parte della sua biancheria intima dalla posizione assunta, imbarazzati non sapevamo cosa dire, ancor meno cosa fare, fu Marco a rompere il ghiaccio consigliando ad Antonella di farsi una bella doccia, consigliandogli anch’io la stessa cosa, con frase di circostanza,__ sì, avete proprio ragione, vado a farmi una bella doccia fresca rispose mia moglie, alzandosi a fatica da quel letto e iniziando a sbottonarsi la camicetta ancor prima di raggiungere il bagno, poi, non avendo cura di chiudersi alle spalle la porta del bagno, abbiamo intravisto levarsi la camicetta, l’aderentissima minigonna, poi il reggiseno, lasciando liberi due straordinari seni ed infine quel minuscolo perizoma che già poco nascondeva, un attimo di silenzio e lo scroscio dell’acqua, Marco ha subito commentato la sua bellezza e di quanto ero fortunato ad essere suo marito, che lui avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di avere, di poter andare a letto con una donna così, erano parole che non capivo, lui doveva essere al corrente di essere lì proprio per andarci a letto insieme, come mai mi diceva che avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di averla? Ho farfugliato qualcosa, non sapevo cosa dire, poi raccolto il dovuto coraggio, lo informato di tutto, iniziando dall’attrazione che mia moglie provava per lui e quant’altro erano le n.s. intenzioni, ricordo che lui ha detto, ma tu accetti, sei sicuro che io con tua moglie posso…., le ho risposto sì, ancor prima che finisse la sua frase, Marco si e alzato e senza più dir nulla si e diretto verso la doccia, ha preso per mano mia moglie, bagnata e ancora insaponata così com’era e la guidata verso il letto facendola sedere, liberatosi poi dei suoi indumenti, restando con i soli slip a iniziato a baciarla e a toccarla via via sempre più audacemente un po’ dappertutto, cosce, seni e fica, ero come estasiato da quella visione e come narcotizzato seguivo con lo sguardo ogni piccolo dettaglio, ogni piccolo movimento delle loro mani che con reciproco interesse e desiderio si frugavano arditamente, notando anche le mani di mia moglie che con somma maestria e ricercato piacere le accarezzava quella protuberanza che sporgeva dagli slip, solo qualche attimo poi sono scomparsi anche gli slip, mia moglie stringeva tra le sue mani il cazzo del suo amante, lo baciava e lo leccava come se fosse stato un gelato, inequivocabilmente avere tra le mani, strusciarsi sulle labbra quel cazzo le donava piaceva, poi un avido pompino, vedevo quel cazzo entrare e uscire dalla bocca di mia moglie e man mano evolversi in qualcosa di particolarmente bello, sì, il cazzo di Marco era decisamente un bel cazzo, dritto, grosso e lungo, molto più dei miei 13/14 cm, la cappella poi, decisamente invidiabile, ed era proprio su quella cappella che mia moglie si era accanita, con avido piacere continuava a risucchiarsela in bocca per poi rilasciarla, continuando con quel pompino fino al punto che quel cazzo sembrava voler scoppiare, fu allora che Marco sfilandoglielo dalla bocca e facendola voltare in posizione di pecorina con un deciso colpo le ha fatto entrare tutto quel cazzo in fica, ero diventato veramente cornuto, mia moglie aveva dentro di se un cazzo che non era il mio, si stava facendo scopare dal suo amante e io ero lì, mi piaceva guardarla fare la troia, sì, era uno spettacolo meraviglioso vedere quel cazzo entrare ed uscire dalla fica e di quanto piacere le lasciava dentro, la scopava come io non avevo mai fatto e nelle posizioni più disparate, prendendola più volte in fica e in bocca fino a quando prepotenti schizzi di sborra, fermatosi un po’ ovunque, hanno frenato quell’impetuoso rapporto sessuale, sembrava che tutto avesse avuto fine, ormai reciprocamente spossati e soddisfatti erano tutti e due supini su quel letto, quasi a cercare un attimo di relax prima di alzarsi, anch’io a modo mio ero soddisfatto, avevo realizzato quella mia fantasia ed ero diventato un vero cornuto senza che avessi rancori per quanto era successo e/o per quanto avessi visto, ancor meno, nell’essere ormai certo che mia moglie fosse anche una gran troia, siamo stati una manciata di minuti tutti e tre fermi e in silenzio fino a che Marco non a posato (credo) il suo sguardo su quei due glutei che mia moglie prepotentemente mostrava, è così come per incanto il suo cazzo ha ripreso ad essere turgido e marmoreo ancor più della prima volta, indirizzando ancora una volta la bocca di mia moglie verso quella prepotente cappella mi ha invitato ad avvicinarmi, ha partecipare anch’io a quel festino, improvvisandosi poi come regista del momento ci ha bonariamente obbligati in un 69, facendo sì che mia moglie predisponesse il suo culetto rivolto verso le sue attenzioni, così, ci siamo ritrovati a leccarci reciprocamente, mia moglie mi leccava il cazzo, io le leccavo la fica e Marco le leccava quel bellissimo culetto, le piaceva avere due lingue che la tintinnivano contemporaneamente culo e fica, me ne accorgevo da come mi succhiava il cazzo e da come rabbrividiva tutte le volte che Marco tentava di spingerle dentro quel culetto la lingua, ma solo dopo qualche minuto Marco si e alzato, lasciandoci riservi nel n.s. 69 e ha cominciato a strusciarle il cazzo tra i glutei per posizionarsi infine su quel buchetto mai profanato prima, erano ormai chiare le intenzioni di Marco, voleva farle anche il culo, vedevo benissimo il suo cazzo era solo a pochi centimetri dai miei occhi, seppur con modo garbato cominciava a premersi contro quel buchetto, poi, una tempesta di micro colpetti man mano sempre più profondi, vedevo quello sfintere cedere e anche quella cappella farsi sempre più strada, poi, strizzandomi l’occhio e posizionandomi le mani in modo che potessi tenere schiusi i glutei di mia moglie facendomi capire di continuare con più audacia nel leccarle la fica, con uno di quei colpetti un po’ più profondo le ha fatto entrare la cappella nel culo, ricordo perfettamente sia il suo sussulto che la stretta dei suoi denti attorno al mio cazzo, le aveva sicuramente fatto male, ma le piaceva, non ha replicato nulla, continuava a tenersi dentro quel culetto tutta la cappella di Marco che non era affatto piccola, Marco a quel punto ha smesso di spingerglielo dentro, era fermo, semplicemente, con i suoi polpastrelli le accarezzava i fianchi facendoli scivolare poi sui glutei fino alle cosce passando anche per le tette, lo faceva con molta maestria, al punto che mia moglie sotto l’influsso di quelle carezze e della mia lingua che non aveva smesso di leccarle la fica a cominciato a spingersi contro quel cazzo fino ad infilarselo tutto dentro, quel cazzo poi ha iniziato a muoversi, ad entrare e ad uscire da quel culo con molta delicatezza, man mano poi aumentare il ritmo fino a prendere lo stesso ritmo di come la stesse scopando in fica , sentivo i gemiti e gli affannosi respiri che mia moglie emetteva, quel cazzo nel culo le procurava al tempo stesso dolore e piacere, i suoi erano gemiti di piacere misti a quelli di dolore, avevo quel cazzo e quel culo così vicino hai miei occhi da scorgere perfino dei minuscoli rivoli di sangue fuoriuscire insieme hai loro umori, le aveva certamente rotto il culo, era la prima volta che aveva rapporti anali, tutto è finito con una seconda e abbondante sborrata, io in bocca e sul viso, Marco tra il culo e la fica di mia moglie e persino sulle mie labbra, dato che le avevo ancora attaccate alla fica, eravamo tutti e tre spossati, l’oro due molto più di me, una quindicina i minuti di relax totale, poi con vera fatica una doccia, rivestiti e scesi, ancora insieme per un caffè, due parole, lo scambio di indirizzo e numeri telefonici con la promessa di risentirci e di rivederci ancora, dopodiché i saluti (mia moglie lo ha salutato con un bacio sulle labbra) e via verso Torino, verso casa, un silenzio tombale a accompagnato parte del viaggio, ad interrompere tal silenzio fu mia moglie, dicendo,__ immagino che questo silenzio sia dovuto ad un tuo pentimento, possiamo non incontrarlo più, se vuoi, __ e tu, faresti la stessa cosa? le risposi,__ bhe….ad essere sincera io non sono pentita e a parte quel rapporto anale rifarei tutto, ma capisco se tu non volessi più farlo e giuro che non lo sentirò e vedrò mai più se è questo che preferisci, del resto sei già andato oltre ogni mio pensiero accettando questa avventura, ero convintissima che con una scusa qualunque non appena arrivato a quel tavolino con la bottiglia avresti detto di andar via, questo il motivo che a Marco non le avevo manco detto nulla, anche se sinceramente mi sarebbe dispiaciuto perdere quest’occasione, non tanto per il non dover andare a letto con Marco, ma perché ero così vicino nel tradurre in realtà quella fantasia che ho sempre desiderato che non volevo veramente perderla, __ raccontandomi poi che era suo desiderio che io assistessi ad un suo rapporto sessuale con un altro maschio e che tale desiderio lo aveva da quando in un centro commerciale, un tipo in compagnia di altri amici le aveva fatto un apprezzamento di questo genere, apprezzamento tanto trasgressivo che le era piaciuto, piaciuto al punto da diventare il suo sogno nel cassetto, confermandomi poi, che io ero lì con lei quando quello sconosciuto le fece l’apprezzamento, con la sola differenza che io non avevo sentito nulla, __ lo aveva sentito anche lei, parlava dello stesso ragazzo, delle stesse parole che mi avevano intrigato al punto di cambiare i miei desideri sessuali, al punto di voler realizzare anch’io quella trasgressione, le stesse parole avevano esercitato su tutti e due la stessa cosa, mettere in pratica quelle parole, la sola cosa che cambiava che lei “forse” non aveva sentito cosa aveva detto, cosa le rispose uno dei suoi amici, che magari mi sarebbe piaciuto anche che restasse incinta di un altro, ma non si era ancora pronunciata su quella proposta, voleva forse chiedermi che io accettassi che Marco (in questo caso) potesse metterla anche incinta? le chiesi di quella proposta che non mi aveva ancora detto nulla, __ la sua risposta fu, lasciamo perdere, l’avrei detto solo se tutto sarebbe finito secondo il mio immaginario, in questo modo non credo sia proprio opportuno, lasciamo perdere, __ poi, riferendomi a quanto aveva detto poco prima, le chiesi, hai detto a parte il rapporto anale, rifaresti tutto, perché non ti e piaciuto quel rapporto? a me non sembrava che ti dispiacesse quel trattamento, anzi, __ chiedendole se si fosse almeno accorta che quel cazzo le aveva fatta sanguinare il culo,__apparte il fatto che mi ha subito fatto male, ma da subito dopo la doccia ho una strana sensazione, uno strano fastidio misto a dolore e bruciore, al punto che non sopporto nemmeno più il perizoma indosso, inoltre, adesso capisco anche il perché dato che mi stai dicendo che mi ha rotto il culo, e questo che volevi dirmi dicendomi di aver visto del sangue? Poi, con sorriso malizioso, mentre si sfilava il perizoma, “e non perché non mi sia piaciuto”, ma non mi hai ancora detto se sei pentito oppure no, scorgendo tuttavia sulle mie labbra un fievole sorriso, dai dimmi che non sei pentito, dimmi che ti è piaciuto, dimmelo che sei contento per essere diventato cornuto e per avermi visto fare la troia, era ciò che volevi vero?__ aveva capito tutto, aveva capito che mi eccitavano quelle parole, aveva capito che provavo piacere quando mi chiamava cornuto, posizionandosi poi sul sedile in modo che potessi scorgere sotto la gonna, che potessi vederle la fica dato che era senza perizoma, sicuramente col fine di aumentare la mia eccitazione e seguitando,__ cosa ti e piaciuto di più, vederlo mentre mi scopava o ti ha eccitato più averlo visto farmi il culo, mi piacerebbe sentirtelo dire, dai dimmelo che sei contento di essere diventato cornuto, obbligandomi in qualche modo a rispondergli,__ ero plagiato da quelle parole, forse perché era tutto vero, sì, forse era vero che mi e piaciuto guardare quelle scene di sesso e forse era anche vero che il vero piacere era essere diventato cornuto, le ho risposto di sì a tutto quello che voleva sentirsi dire si,__vedi che avevo ragione a dirti che quando tutto sarebbe finito saresti stato contento e consenziente che Marco continui a frequentarci anche a casa, dai dimmi che è come dico io e ti faccio quella proposta cornuto, sono sicura che mi dirai anche di sì, __ avevo il cazzo duro come poche volte mi era successo di averlo e forse mi avevo anche sborrato addosso dall’eccitazione, ero eccitatissimo, le ho detto l’ennesimo, sì, e ancora sì, aggiungendo, sono contento, di essere diventato cornuto, sono contento anche che mi hai fatto cornuto con uno che ti piaceva veramente, solo così ho potuto vederti fino a che punto sei veramente puttana, sì, mi eccita sapere di avere una moglie troia, perché è quello che sei, una gran troia,__ e ancora,__sì, mi è piaciuto tutto e mi piacerebbe persino se fossi rimasta incinta,__ e adesso dimmi di quella proposta, sono sicuro si tratterà di una proposta da troia__ dicendomi di essere il suo cornuto,__ rispose che la proposta era proprio quella, la stessa che avevo appena detto,__voglio rimanere incinta è voglio che a farlo sia Marco, voglio anche essere certa che tu non c'entri proprio nulla cornuto. cosa ne dici se fino a quando non ho la certezza che sono incinta di Marco tu mi scopi solo nel culo?__ Accettando, ma discutendone, siamo arrivati ad un accordo. innanzi tutto come da lei stesso proposto mi avrebbe concesso il culo in alternativa alla fica per tutto il periodo di ricercata gravidanza; poi non volevo sapere chi fosse stato a metterla incinta, avrebbe potuto anche scopare con Marco per tale scopo a patto che non fosse stato l’unico per detto scopo; gli eventuali altri maschietti, uno, due o più, se li sarebbe scelti e contattati lei. poi giuratoci eterno segreto in merito di quanto avevamo fatto e delle nostre intenzioni future, siamo giunti a casa, alla quotidianità, alla vita di tutti i giorni e seppur non abbiamo mai intrapreso tale discorso durante i successivi giorni, era invece diventato consuetudine parlarne durante i nostri rapporti sessuali. Sono passati circa cinque mesi da quell’evento, oggi, Antonella è incinta di tre mesi circa, con la certezza che io non centro assolutamente nulla con quella gravidanza. siamo reciprocamente felici, ricordo e conservo ancora il suo messaggio inviatomi sul telefonino, con il quale mi ricordava di quell’accordo, di quella promessa, riferendosi alla promessa che io avrei iniziato a non scoparla più in fica non appena lei avesse trovato almeno un altro oltre a Marco per la ricercata gravidanza. quel messaggio iniziando con la parola “cornuto” enunciava proprio quello, che quel momento era arrivato e che già la sera stessa avremmo avuto un ospite a cena con il quale avrebbe avuto inizio la ricercata gravidanza; ancora qualche attimo di smarrimento, poi attratto da quelle celestiali visioni che avrei dovuto godermi non vedevo l’ora di essere a casa per cena. A questo eterogeneo rapporto sono stati interessati quattro bei maschietti incluso Marco, quattordici scopate in tutto (una sola con Marco) e quarantasette giorni di attesa prima di sentirsi dire dal ginecologo che era incinta. come già detto, oggi Antonella vive felicemente la sua gravidanza di qualcuno dei quattro ragazzi, senza sapere tuttavia di chi, io mi sento appagato da questo perverso e gioioso evento, abbiamo anche congedati pacificamente gli esuberanti amanti, ma da qualche tempo nella nostra vita, in particolar modo in quella di mia moglie, c’è Flavio, un ragazzo 29enne, suo nuovo amante che mia moglie ha voluto sostituire a Marco, non perché non le piacesse più, anzi, ma solo perché era molto assente dovuto al suo lavoro, sempre in giro per l’Italia; oltretutto, essendo sposato e vivendo in provincia di Brescia, ben distante da noi, le lasciava poco tempo da dedicarle. le dispiaceva non avrebbe voluto perderlo, così le ho ancora fatto un regalo, le ho concesso che oltre a Flavio, attuale amante di Torino, che frequentiamo abitualmente una o due volte al mese, poteva anche tenersi Marco per quelle poche volte che sarebbe stato a Torino. Quasi certamente con la nostra storia abbiamo stimolato il tuo pensiero al punto di volerci dare un giudizio, magari scrivendoci per manifestare la tua disapprovazione o per complimentarti e perché no, anche se poco graditi, anche insulti, se è questo e ciò che desideri fare, puoi farlo, scrivendoci al nostro indirizzo di posta elettronica
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accettiamo qualsiasi tuo commento e risponderemo comunque con la dovuta educazione, vorremmo ancora aggiungere qualcosa che non vuole assolutamente essere un consiglio e ancor meno una persuasione a tale gioco, semplicemente agli interessati diciamo, se anche voi siete attratti da questo e/o da qualsiasi altro gioco e reciprocamente non sussistono forzature tra di voi, non siate reticenti, noi siamo felici di averlo fatto.
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15 anni fa
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al negozio di abbigliamento
ciao,era un giorno qualunque di settimana,decidiamo di andare in giro per negozi,avevo voglia di comprarmi un vestitino provocante da indossare al mare alla sera quando si esce a godersi il fresco e sapendo che tutti i maschietti ti spogliano con gli occhi e fanno pensieri proibiti stando al fianco delle loro mogliettine,mi ecitava già l'idea. passando davanti a una vetrina mi incuriosisce dell'abbigliamento,entriamo,era circa l'oraio di chiusura per il pranzo,viene verso di noi il commesso,proprio un bel ragazzo in tutto,mio marito capisce al volo che mi piace,comincio a scegliere degli abiti molto scollati,di quelli vedo e non vedo,ogni volta che esco dal camerino con indosso un'abito diverso(premetto che avevo indossato un intimo mozzafiato e scarpe con tacco a spillo da 12cm)il commesso mi guarda con occhi eccitati,faccio cenno a mio marito di avvicinarsi e gli sussurro di coinvolgere il ragazzo mentre mi cambio li sento parlare e sento chiudere l'ingresso, esco per farmi guardare e li trovo tutti e due li davanti,decido di farli eccitare,con mosse provocanti sculetto un pò dò uno sguardo malizioso al commesso,mi accarezzo il corpo e mi passo le mani tra le scosce,noto un certo rigonfiamento nei pantaloni di entrambi. rientro nel camerino,ma questa volta per uscirne con addosso solo scarpe e il mio completino sex,wow wow,mi avvicino al commesso e comincio ad accarezzagli il cazzo,è gonfio e grosso,molto grosso,mi inchino davanti a lui gli abbasso la zip e lo tiro fuori,wow wow ancora,era ben dotato,lo accarezzo un pò è lo comincio a succhiare,gemevo dal piacere di fare sesso con un bel giovane ero tutta bagnata e lo succhiavo avidamente,mentre mio matito si era spogliato e cominciava a grillettarmi la "patatina vogliosa,ori li succhio entrambi,ho una gran voglia di farmi scopare,faccio sedere il commesso che non crede ancora a cosa gli stà succedendo,gli metto il capuccio e mi infilo quel meraviglioso cazzo gonfio e grosso nella mia patatina stra bagnata,comincio a cavalcarlo e mentre gemo dal piacere succhio il cazzo a mio marito che gli stà scoppiando. i miei due maschietti si alternano a scoparmi facendomi mugolare e ansimare di piacere in posizioni fantastiche penso di aver auvto 2-3 orgasmi,una volta saziata la mia voglia di piacere,li faccio sborrare entrambi assieme sul mio seno,spalmandomelo sul petto. rientro in camerino e mi ricompongo,saluto il commesso e usciamo dal negozio,oggi abbiamo fatto un ottimo aquisto,un bel vestito e una gran scopata. alla prossima cari amici (vi è piaciuta la nostra storia?)
7922
4
15 anni fa
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Varie
DAMMI PRIMA AMORE...
Si,abbracciamiprima che sia furore,dammilanguoreprima dell'ardore,nell'incavo del collonell'alba del senoposa la tua bocca,tintinnio nelle veneaccenderanno le labbrae rintocchi le tue manidaranno l'attesa.Ecco l'ascesa di eros,alleggia frenesia,dominala cavaliere,la femmina va cavalcata,conquista il monte di venere,io la stendardoe snuda la fessura velatadi trine nere,dei sensi il trillìo istiga l'affondo,lo vuoi,lo voglio,ma dammi prima amore,la passione finisce.IO TI AMO LA PASSIONE E L'AMORE VERO DI CIPCIOPLOVE
4042
2
15 anni fa
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Varie
Sono una trav troia e sono felice di esserlo
“ Sono una Trav Troia e sono Felice di esserlo” Il progetto iniziale era quello di recarmi vicino ad Occhiobello in un club Prive’ dove una sorellina trav aveva organizzato una serata trans trav. Durante il viaggio sulla transpolesana da VR verso Rovigo ho passato alcune piazzole per le soste dei veicoli e poiché ero ancora vestita da Uomo e la cosa non mi piaceva ho voluto sfruttare l’opportunità del furgoncino chiuso che stavo usando per fermarmi ad una di queste piazzole e di cambiarmi montando dietro nella parte chiusa. Così mi sono fermata in una piazzola, che era più un piazzale in ghiaia dove non vi era nessuno andando fin sotto gli alberi così da essere al riparo dalla strada. Senza nessun indugio, anzi con una gran voglia di travestirmi sono montata dietro e con il telecomando mi sono chiusa dentro. Grazie alla di luce cortesia interna ho aperto il borsone contenente le mie meraviglie è ho iniziato ha scegliere le cosine intime da mettermi, questo momento dura a lungo e me lo gusto appieno perché prima voglio vedere tutto l’intimo le calze e i vestiti e poi decido cosa mettermi. L’occasione era speciale e quindi volevo mettermi tutta in tiro per essere il più femminile e voluttuosa possibile. Ho iniziato infilandomi un paio di autoreggenti color visone, assaporando il contatto e lo sfregamento con la pelle, poi sopra i collant neri tutto nudo con l’apertura al cavallo, questo abbinamento è particolarmente eccitante perché il doppio strato di lycra produce un massaggio naturale sulla mia pelle che mi eccita da impazzire, inoltre con il foro di apertura che pratico nei collant mi garantisco sia l’accessibilità alla penetrazione anale sia la libertà del mio pene. Anche se la temperatura era fresca, la mia eccitazione mentale incominciava a crescere facendomi desiderare sempre più di trasformarmi in una languida femmina in calore. Poi mi sono infilata il mio Body con coppe preformate nelle quali ho inserito le mie protesi per il seno di silicone, mi fanno una terza abbondante in sintonia con la mia mole. La parte più voluttuosa è quella di agganciarmi corsetto vittoriano in pelle che con i sui lacci mi permette, tirando a più riprese, di ridurre la pancia e enfatizzando fianchi e culo, obbligandomi tra l’atro a sculettare quando cammino, cosa che adoro. Poi ho completato il tutto con la mia maglietta nera trasparente con il collo a lupetto e il vestitino viola lungo con uno spacco vertiginoso sulla coscia sinistra. Finita la vestizione mi sono dedicata con precisione al trucco, mettermi l’ombretto, l’ eliner, il rimmel, il rossetto di cui adoro il sapore e la sensazione di labbra vellutate mi fanno entrare completamente nel mio sentirmi donna, che vuole godere appieno la sua femminilità, essere ammirata e desiderata. Infine mi sono infilata gli stivali con tacco 9 che mi arrivano fino al polpaccio e sistematami la parrucca castana alla tina Turner mi sono apprestata a scendere per riprendere la guida e il viaggio verso la mia meta di piacere. Poiché il retro del furgoncino è basso devo rimanere in ginocchio, perciò non mi sono abbassata il vestito tenendolo arrotolato sui fianchi per permettermi di aprire le gambe agevolmente e con questa miise ho aperto le porte posteriori e sono scesa con decisione felice di potermi rimettere in posizione eretta sui tacchi alti. A dire il vero durante la mia vestizione avevo sentito il rumore di un camion che si fermava nella piazzola ma non mi pareva vicino alla mia macchina e anzi ero convinta che fosse anche ripartito. Quando sono scesa assaporando l’aria fresca che lambiva le mie gambe inguainate nei collant con una dolce carezza chiudendo la porta posteriore, mi sono girata guardandomi le cosce per sistemarmi bene il collant e gli slip prima di abbassarmi il vestito e con grande sorpresa ho visto di fronte a me ad una ventina di metri due uomini che stando a fianco del loro camion parlavano tra di loro. Mi si è gelato il sangue nelle vene e il cuore è schizzato a mille, ambe due si sono girati e mi hanno guardato con sguardo perplesso, forse non avevano ancora capito chi fossi veramente, non avevo rifinito il trucco nei minimi dettagli ed ero anche un poco scompigliata, ma col buio non lo potevano notare, poi avevo già indossato anche la parrucca e quindi potevano benissimo pensare che ero una donna o una ancora meglio una donna che si era fatta scopare nel furgoncino. Il tempo si era fermato sono rimasta alcuni secondi immobile senza muovere un muscolo nella speranza che si girassero continuando i loro discorsi, invece uno dei due si è subito mosso verso di mè, allora io presa dal panico mi sono girata cercando di abbassare il vestito e di andare verso la guida, ma un lembo dello spacco del vestito era rimasto sotto gli slip così un intera coscia e parte del culo sono rimasti scoperti e in bella vista mentre camminavo sculettando . Arrivata davanti alla portiera con le chiavi in mano nel salire sono praticamente caduta sul sedile e per non sbattere la faccia sul volante ho lasciato cadere le chiavi che sono andate ad infilarsi sotto al sedile verso la portiera, era meglio se cadevano direttamente per terra sarei riuscita subito a riprenderle, così invece sarei dovuta ridiscendere e guardare sotto il sedile per vedere dove fossero finite. Ormai ero in preda al panico più totale il tipo era ormai arrivato, impossibile accendere il furgone e partire, potevo solo chiudermi dentro e così ho fatto. Il tipo si avvicinò alla portiera e dopo avermi squadrata per benino mentre io guardavo fisso davanti a me con le mani sul volante mi disse “Scusi……Scusi……serve aiuto?” La voce era gentile e priva di accenti particolari, allora girai lo sguardo verso di lui e guardandolo risposi “No grazie!”ma la mia gola era completamente secca e quindi il tono della mia voce nonostante i miei sforzi non era per nulla melodioso. Forse lui aveva capito già da un pezzo che ero una trav perché sorrise amabilmente e disse “ perché non scendi, mi piacerebbe vederti in tutto il tuo splendore” rimasi colpita per la disarmante gentilezza e determinazione di quella richiesta e risposi ” Voglio prima finire di truccarmi completamente, abbi pazienza due minuti” risposi al sorriso amiccando. “Ok bella, quando hai finito mi trovi qui dietro, ti aspetto” e così dicendo si è allontanato. Adesso avevo due possibilità aprire la portiera scendere cercare la chiave sotto il sedile e poi salire e partire fuggendo di gran carriera, oppure e la cosa mi stava creando un certo formicolio al basso ventre, finire di truccarmi nel migliore dei modi sistemarmi i capelli darmi una spruzzatina di profumo Kashmire e fare il mio debutto nella piazzola. Non so per quale motivo, ma il suo tono e il suo modo di fare mi avevano rassicurato circa le sue intenzioni e quindi lasciai che le mie voglie libidinose decidessero per me prendendo la trousse con tutti i miei trucchi per finire l’opera. Mentre mi truccavo controllavo ogni tanto attraverso lo specchietto retrovisore dove fosse e lo vedevo che parlava tranquillamente con il suo collega, così mi rilassai ancora di più concentrandomi completamente sul trucco fino a che fui soddisfatta del risultato. Rimisi in ordine tutto il mio armamentario mi spruzzai il profumo e scesi dalla macchina, con lentezza enfatizzando i movimenti, cercando di dargli il tempo di vedere tutto quanto era possibile al limite della decenza, camminando mettendo un piede dietro l’altro in modo d a sculettare sui tacchi, loro mi guardavano, avevano occhi solo per mè e questo mi vece ancora di più inlanguidire e eccitare tanto più che l’aria era ancora più fresca e si infilava tra le cosce inguainate nelle calze attraverso lo spacco del vestito facendomi provare dei brividi che mi percorrevano tutto il corpo. “ Ohhhh eccoti qui, sei proprio carina, sai truccarti proprio bene e hai un ottimo profumo” questi complimenti mi fecero un gran piacere, il tipo ci sapeva fare, era Galante ma non volgare, forse aveva capito come doveva prendermi e vedendo che io sorridevo divertita mi chiese “ Posso accarezzarti le gambe, voglio sentire quanto sono setose e morbide” e vedendo il mio cenno di consenso mi cinse la vita appoggiando la sua mano sulla coscia infilandosi leggermente nello spacco, stavo tremando dall’eccitazione e dalla paura, lui se ne accorse e infilò il suo ginocchio tra le mie cosce senza premura o violenza ma con lenta determinazione mentre con l’altra mano mi scostava i capelli lunghi dal collo per avvicinarsi al mio orecchio e prima di parlare iniziò a massaggiarmi il culo e le cosce con pressione progressiva mano a mano che si avvicinava al bordo degli slip. Il tono basso e caldo della sua voce incominciò a penetrarmi nel cervello come un tarlo che divora il suo legno preferito. “ Forse questa sera stavi andando ad un appuntamento galante, di sicuro si accorgeranno della tua mancanza e devo farmi perdonare da tè per questo” pausa nella quale assaporai una vigorosa palpata a due mani sulle chiappe “cosa posso darti? Ti piacerebbe sentire quanto piaci al mio pacco? Perché non provi a tastarlo e accarezzarlo? Oddio mi stava ordinando senza violenza ma con assoluta autorità di toccargli il pacco, cosa sta accadendo? Mi sta trattando come una cagna in calore che non vede l’ora di mettersi a succhiare un gran bel cazzo duro e anche se ho una gran paura è proprio ciò che voglio. Così il fatto che non mi stesse obbligando fisicamente ma solo in modo celebrale fece cadere i miei freni inibitori e presi ad accarezzargli il pacco sentendolo già bello duro e vibrante. Lui rincarò la dose dicendo “ Lo senti quanto lo eccita una femmina come tè, vuoi tirarlo fuori, ti piacerebbe succhiarlo per benino?” io ero in brodo di giuggiole e con voce estremamente languida risposi “ Siii voglio leccartelo e prenderlo tutto in bocca” e così mi parve estremamente naturale inginocchiarmi, aprirgli i pantaloni abbassargli un poco gli slip lierare il suo scettro duro e prendendolo a due mani. A quel punto lo guardai fisso negli occhi e inizia a dargli le prime leccatine sulla cappella per poi abbassare lo sguardo e infilarmelo tutto in gola pompandolo con passione come una cagna in calore. Lui inizio a mugolare accarezzandomi i capelli e dicendo che lo sapeva di aver incontrato una vera Troia affamata di cazzo e che me lo avrebbe dato fino allo sfinimento. Questo turpiloquio osceno rivolto a me mi eccitava da morire e lui lo aveva capito benissimo perché adesso incominciò a darmi della Puttana della Troia e Vacca fino a che ebbe la sua fantasia andò ancora più avanti e incominciò a chiedermi mentre io continuavo il gran lavoro di bocca: “ ti piace farti sbattere da più maschi? Oppure ti piace di più battere il marciapiede? Dai rispondi Troia!!!” Non mi feci pregare: “ Sono una Troia voglio sentire un bel cazzone che mi dilati oscenamente il culo, che mi allarghi le chiappe facendole sporgere come quelle di una vacca in calore, voglio farmi sbattere da più maschi a ripetizione in modo che mi riempiano la bocca di sperma e mi sfondino il culo a dovere facendomi guaire come una cagna mentre mi insultano oscenamente sempre più allupati dalla mia troiaggine. “ “ Lo so ti piacerebbe davvero!! Sei una troia, ti sei vestita come una puttana scommetto che ti faresti sbattere da chiunque ma adesso ti scopo a dovere io e dopo ti faccio inculare anche da lui e ancora di più e soffrirai di piacere incapace di sfogarti completamente e liberarti dai tuoi desideri perversi”. Presi il preservativo che mi ero messa nel lato interno della manica del guanto nero lo aprii e glielo infilai con la bocca aspirando come un ossessa e una volta fatto mi tirai su arrotolai il vestito sui fianchi mi calai velocemente gli slip e mi misi a 90° gradi appoggiandomi al parafango del suo camion dicendoli” Ti prego inculami ficcamelo dentro e sbattimi”lui appoggio la cappella sulla Rosellina ma poi senti che si staccava e prima che potessi lamentarmi aveva appoggiato la sua lingua sul culo iniziando a leccarmi la Rosellina anale. Mi sentivo impazzire di desiderio non resistevo più lo volevo e lui resosi conto della mia fame finalmente ci mise il cazzo, prima facendo entrare piano la cappella mentre io contraevo e spingevo l’ano, poi introducendolo con una pressione costante iniziando a sfondarmi il culo. Poi una volta entrata per bene la cappella affondò con tutta l’asta fino in fondo lasciandomi senza fiato, ma visto che mi dimenavo lentamente roteando il culo per farmi penetrare più a fondo lui incominciò a stantufarmi come un compressore alternando il ritmo prima lento e poi 4 o 5 colpi veloci che mi squassavo come un fuscello lasciandomi sfuggire dei gridolini da checca libidinosa. “Troia Vacca Rotta in Culo ti piace eeehh !! ci godi a sentirtelo tutto in culo, dai che ti sbatto con vigore fino a fartelo sentire in gola”, io intanto continuavo a mugolare di piacere con qualche gridolino ogni qualvolta mi dava una sonora sculacciata, orgogliosa e felice di dire “siiiii sbattimi, ancora di più, inculami ti prego, dimmi che sono una vacca una troia, siiiiii” e lui di rimando “ Sei proprio una gran Troia rotta in culo, ti sfondo a dovere con il mio cazzo, voglio riempirti il culo a dovere” e intanto assestava dei violenti colpi che mi obbligavano a tenermi forte al parafango per poter respingere con il mio culo i suoi affondi. Sentivo la punta del suo uccello piantata fino in fondo e le sue palle che mi sbattevano sulle chiappe, mentre il mio uccello penzolando e dondolando semi duro incominciava a gocciolare. Questa condizione fisica mi conduce ad uno stato di massima eccitazione mentale, mi sento ancora più femmina e quindi ancora più vogliosa di essere usata come oggetto di piacere, inculata, insultata e le mie perversioni e desideri più languidi esplodono dentro di me portandomi a desiderare ad ogni costo di succhiare più cazzi contemporaneamente, di farmi sborrare in viso e in bocca di ingoiare fiumi di sperma mentre mi sfondano il culo a colpi di cazzo. Mi stava tenendo ben fissa per i fianchi mentre continuava a darmi violenti colpi di reni riempiendomi il culo con il suo cazzo strapazzandomi come un fuscello. Così guardai il suo amico che si stava toccando il pacco guardando la scena e gli dissi” dai vieni qui che voglio succhiartelo”,” ti prego dammelo!” L’amico non si è fatto pregare si è aperto la patta lo ha estratto dagli slip, era ancora mezzo moscio e senza tanti complimenti mettendomi una mano sulla nuca me lo ha ficcato tutto in bocca. Ho subito cercato il ritmo giusto per gustarmi appieno l’inculata e il pompino, assaporando la sensazione di sentirmi la bocca piena con la lingua che saetta sul cazzo ormai diventato durissimo e il riempimento datomi dal pompaggio anale alternando delle contrazioni anali al gesto a due mani di allargarmi le chiappe per farmelo ficcare ancora più a fondo. Intanto con gli occhi mezzi socchiusi mi rimbombano nella testa gli insulti e le sculacciate che ancora di più mi fanno eccitare e precipitare nel desiderio perverso di farmi sbattere a ripetizione e mi sento felice di “essere Troia”. Poi dopo 15 minuti di pompaggio estenuante ma molto godurioso il mio inculatore ha estratto il cazzo si è tolto il guanto e girandomi come un fuscello me lo ha ficcato in gola. Prendendomi la nuca a due mani mi ha costretta a pompargli il cazzo fino a quando ha incominciato a grugnire e rantolare e vibrando come una corda di violino spingendomelo fino in fondo ha iniziato a fiottarmi in gola il suo denso sperma. Adoro sentire lo sperma in bocca specialmente se sono sborrate copiose fatte con tre o quattro schizzi violenti e copiosi seguiti dalle ultime gocce che aspiro io con estrema troiaggine. Mi piace tenermi lo sperma in bocca qualche secondo apprezzandone la densità, la collosità e il sapore. Aprire lascivamente la bocca per far vedere quanto nettare mi ha dato e in questa posa mi fa impazzire l’idea di essere fotografata o ripresa con la bocca piena di sperma e quando, come in questo caso, sono particolarmente infoiata e troia, ingoiare a più riprese lo sperma e gustarmelo con estrema voluttà. L’amico intanto se lo stava menando e vedendomi così troia si è ulteriormente eccitato e appena ha detto sto per Venire mi sono avventata con la mia bocca sul suo cazzo per farmi riempire anche da lui. Dopo il primo schizzo che si è stampato sul palato sono rimasta ferma a bocca aperta lasciandomi schizzare anche sulle labbra e sul viso il resto del suo nettare. Era ormai stravolto nel suo orgasmo liberatorio e io inizia a ripulirmi il viso con il dito portandomi alla bocca le gocce di sperma recuperate. Leccandomi con estrema malizia le dite ho poi preso un ultima goccia di sperma che avevo sul viso e piegandomi a 90° gradi me la sono spalmato sul buco del culo. Questo gesto a fatto esclamare all’amico”Ma guarda questa quanto è Troia!” e così dicendo mi ha dato un sonoro ceffone sul culo faccendoni guaire come una checca. Quando sono molto eccitata adoro fare gesti, movenze e voce effeminata, da vera Checca, in quei momenti vorrei essere una donna con la fica vera per farmi prendere a sandwich e riempire di cazzi in tutti i buchi, uno in culo uno in figa e uno in bocca per poi farmi riempire di sperma naturalmente. La festa sembrava finita i miei due stalloni si erano ampiamente svuotati e erano anche molto soddisfatti della mia prestazione, almeno a sentire gli apprezzamenti che si scambiavano tra di loro. A me però tirava ancora il culo da impazzire e desideravo più che mai che succhiassero il mio cazzetto e per fortuna il tipo galante se ne rese conto e mi chiese: “ne vuoi ancora vero?” “O sii ho voglia di farmi inculare e succhiare contemporaneamente” risposi. “Allora vieni che ti cerchiamo qualche cazzo extra che abbia voglia di incularti per bene“ e così dicendo mi prese per mano trascinandomi, perché io ero impaurita e facevo una certa resistenza, verso il ciglio della strada. Mi prese inoltre alla sprovvista perché una volta arrivati sulla strada si piazzo dietro di me e cingendomi la vita con una mano, con l’altra mi sollevo il vestito in corrispondenza dello spacco mettendo in bella mostra tutta la coscia inguainata dal collant nero fino all’inguine. Per fortuna mi ero rimessa gli slip così almeno le macchine che passavano illuminavano con i fari anche il bordo di pizzo nero degli slip. Anche questa volta dopo una prima ritrosia e resistenza cedetti sotto le sue braccia forti e parole risolute ” Dai adesso mostrati e comportati come una vera Puttana, vedrai quanti cazzi ti prendi”. Non so cosa mi abbia eccitato di più, il fatto di camminare ancheggiando sulla strada come una puttana di professione oppure il potenziale fattore di essere pagata da un eventuale cliente per fare la troia con lui. Fatto sta che quando lui mi ha lasciato non mi sono allontanata, anzi o infilato il lembo del vestito sotto gli slip in modo che lo spacco rimanesse visibilmente aperto sulla mia coscia e ho iniziato a camminare a piccoli passi cercando di mostrare il mio lato migliore ogni qual volta passava una macchina. Intanto i due miei cavalieri che mi avevano montato a dovere poco prima mi incitavano “dai Puttana facci vedere quanto sei brava” e mentre sorridevo in loro direzione per schernirmi una macchina iniziò a rallentare fermandosi affianco a me. La situazione era estremamente eccitante e mi ritrovai a pensare che se il tipo non mi fosse piaciuto avrei tranquillamente sparato una cifra elevata facendolo scappare mentre se era di mio gradimento……… Cavolo era in due, brizzolati ma curati, sembravano a posto e a vedermi così scosciata anche allupati, quello alla guida si sporse verso di me e disse: “ Allora cosa ci proponi?” con voce effeminata risposi “ Amore 30 di bocca 40 di culo col guanto” mi sorpresi della mia determinazione e padronanza del listino prezzi, ma ancor di più mi sorpresi nel continuare: “ 100 di bocca a tutti e due, senza guanto!” Cazzo cosa avevo detto, sono pazza! I due rimasero di sasso e dopo due secondi il tipo vicino allo sportello disse” Andata monta che ho proprio voglia di sborrarti in bocca” e così dicendo apri lo sportello smonto reclinò il sedile e mi fece il gesto di montare. Per un attimo mi voltai a guardare i miei cavalieri, il galante mi fece un gesto con il pollice alzato, io gli sorrisi e montai allargando oscenamente le cosce per entrare dietro. Mi senti aiutare e spingere da una mano calda che palpo vigorosamente il mio culo e quando mi sedetti dietro lui mi fece capire che sarebbe montato dietro affianco a me. La cosa era molto eccitante perché mi piaceva la sua decisione e intraprendenza. La porta si richiuse e partimmo, i tipi si presentarono e quello alla guida mi chiese subito se ero una trans, gli spiegai che no purtroppo ero solo una fetisch trav, intanto il mio vicino incominciava ad accarezzarmi e toccarmi, facendosi via via più ardito tra le mie cosce fino al mio clitoride e inizia a pastrugnarlo dolcemente. Ma questa è un altro splendido capitolo della mia vita da trav che continua nel prossimo racconto. Aspetto commenti e soprattutto inviti per ripetere e migliorare l’esperienza, un languido bacio a tutti,
[email protected]
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15 anni fa
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Varie
L'ESSERE PERFETTO
OSSERVO LA CURVA DELLA TUA NUCA OSSERVO LE TUE LABBRA MENTRE PARLI OSSERVO LE TUE SPALLE E LE TUE MANI: TUTTO IN TE E' PERFETTO AI MIEI OCCHI.. E MI SENTO PICCOLA E DEBOLE LE GAMBE MI CEDONO IL MIO STOMACO SI CONTRAE.. E SOGNO.. SOGNO CHE ANCORA UNA VOLTA MI BACERAI SOGNO CHE ANCORA UNA VOLTA MI SPOGLERAI SOGNO CHE ANCORA UNA VOLTA MI PENETRERAI.. ED ALLORA ANCH'IO, FUSA CON TE, SARO' PERFETTA.. IO E TE L'ESSERE PERFETTO... TI AMO
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15 anni fa
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Varie
Coppia foggia 1° incontro
COPPIA FOGGIA 1° INCONTRO Salve, di altri incontri ho già scritto, ma mi sono prefissato di raccontarVi quelli che a me sono capitati in questo passato 2010. Saranno pochi o molti ma sono quelli effettivi. Mi chiamo tony e sono di Avellino, sono un singolo e mi piace inserirmi nei giochi di coppie, non ho mai forzato la mano a nessuno e mai mi sono permesso di ossessionare le coppie, le quali mi hanno apprezzato, sia le lei che i lui per questo, oltre che per altro, quindi sono come si dice un tipo discreto ed affidabile. I nomi sono diversi ma i luoghi sono reali, un giorno ricevo sul mio cellulare una chiamata, mi dice: sono antonio ho visto il tuo annuncio e vorrei farti conoscere mia moglie, però prima dobbiamo vederci da soli, subito pensai al solito gay o marito indeciso, ma chissà perche decisi di fidarmi ed accettare, definimmo i dettagli del luogo e dell’orario e lui fu molto serio nel dirmi che lei non sarebbe stata presente. La domenica pomeriggio successiva ci incontrammo, lui è un tipo normalissimo,ci si frequenta ancora, parlammo delle cose normali della vita quali il lavoro e cose simili fino a che antonio mi raccontò un po di loro, mi disse che erano sposati da oltre 20 anni e che avevano sempre desiderato trasgredire, che a dire il vero ci avevano anche provato ma che erano state piu le delusioni che le cose concrete, appuntamenti disdetti all’ultimo momento, persone rozze millantatori di cm non posseduti ecc, mi fece vedere alcune foto della moglie anna, donna con due tette da sballo ed un culo molto bello, mi disse che a lei interessava si scopare ma farlo anche con una persona di suo gusto,ed io a suo dire potevo andare bene. Io iniziai a dirgli come intendevo la cosa, e cioè un divertimento per entrambi,e se il caso anche una amicizia,gli chiesi del suo ruolo e lui mi disse starete soli e ogni tanto vengo a guardare, spiegai i miei gusti, la mia passione per l’anal, la mia dedizione alla leccata, la sborrata libera in bocca ecc. Mi sorprese dicendomi sei il porco giusto, credo. Prese il telefono e la chiamo, mi ci fece parlare e ci trovammo entrambi simpatici, per telefono accennammo poco alle nostre preferenze sessuali ma ci tenne molto a farmi sapere che il suo culo era disponibile e voglioso di provare nuovi stantuffa menti, e che con la bocca ci sapeva fare, antonio intanto annuiva alle mie ripetizioni di cio che anna diceva, e il mio cazzo si ingrossava per come lei disinibitamente parlava, si fece ripassare il marito e gli chiese come ero, lui le disse ti piacerà,cosi fissammo un appuntamento telefonico per il venerdi successivo per confermarci un incontro conoscitivo con lei il sabato, antonio andò via dicendomi mi raccomando sii serio. L’attesa si mostro proficua e il venerdi come d’accordo arrivo la telefonata, mi chiesero di vederci in un paesino ai confini tra la puglia e la campania per le 19, sempre che per me non fosse un problema raggiungerli, gli dissi che era tutto a posto e che ci saremmo visti all’ora prefissata. Partii ed arrivai con qualche minuto di anticipo all’appuntamento, non mi ero prefissato niente ed ero anche in un certo senso, vista qualche avventura precedente che vi racconterò,pronto ad un improvviso rinvio, ma cio non avvenne e ad un certo punto vedo arrivare antonio con sua moglie in macchina. Si accostarono e lui mi fece cenno di salire, io andai dietro e mi presentai,le sue prime parole furono……antò finalmente una che si può guardare, iniziammo a parlare e i miei occhi non potevano fare a meno di finire sul suo decolté che metteva in mostra un seno che era mille volte meglio delle foto,il discorso cadde sul fatto che fino a quel momento io ero stato molto educato e sulle mie, mi raccontò di come un altro singolo, nel mentre parlava si tolse le scarpe e le disse” dai mo che dobbiamo fare” e lei di rimando niente rimetti le scarpe e vai. Io invece niente e quindi le avevo dato tranquillità, fu cosi che prese la mia mano a la poggio sul suo seno, che io prontamente iniziai a palpare, i giochi erano iniziati, si rivolse a lui dicendo mo vediamo se anche il resto e ok che ne dici??? Allora scesi dalla macchina e li seguii fino alla prima piazzola di sosta, lei scese dalla sua macchina e mi raggiunse, mi disse seguilo e poi ci fermiamo, intanto la sua mano era già sulla mia cerniera, me lo massaggia, intanto ci fermiamo entriamo in una stradina di campagna e lui si posiziona in modo da non fare entrare nessuno, esce e viene verso di noi e le fa “ allora che hai intenzione di fare?” le guarda lui poi me, intanto lo tira fuori non si aspettava fosse cosi, non enorme ma ben messo,e dice a lui mo fammi diverti, lui ci lascia e va nella sua macchina, lei mi abbassa completamente i pantaloni ed inizia un pompino da favola,lo lecca ci sputa sopra lo ingoia tutto, non so come faccia ma le sue labbra mi toccano le palle, e tutto in quella voragine, il risucchio e da far sborrare subito, intanto io con una mano le slaccio il reggiseno e palpo bene, strizzo quelle tette come per farle uscire il latte e lei mugola, le strapazzo i capezzoli e lei urla, mentre lei continua a pompare divinamente vado giù a scostare il perizoma la sua figa e fradicia, e depilata, profumata, due labbra immense,la faccio fermare, ci mettiamo dietro, le allargo le gambe e la lecco, ogni centimetro di figa lei gode e mi schiaccia la testa pregandomi di non fermarmi,e io non ci penso nemmeno, intanto le stantuffo figa e culo con le dita, il culo era bagnato fradicio e dilatato, la faccio sedere e nel poco spazio rimasto mi sollevo fino e rimetterglielo in bocca ma questa volta non e lei che mi pompa sono io che le scopo la bocca, intanto si masturba, passano i minuti senza che ce ne accorgiamo ed antonio arriva e si siede avanti gia pronto col suo telefono a riprendere, la rimetto sdraiata le apro le gambe all’invero simile ed infilo il mio cazzo in quella figa stantuffandola come non mai, volevo venire ma volevo scoparla ancora e ancora e ancora, ma volevo il suo culo,cosi la sollevo e punto il mio cazzo sul suo buco, penetro in maniera diretta fermandomi quando sento le palle sulle sue natiche, qualche secondo di tempo e prima che lei me lo dicesse la stavo inculando, non so quanto tempo sia passato cosi so solo che ad un certo punto me lo sfila mi fa sedere e s’impala, prima di figa girata col culo verso di lui e poi dopo un po si rigira e si impala di culo, aprendosi la figa con le mani e mostrandola oscenamente a lui che intanto continuava a riprendere e fotografare,la sborra iniziava a salire e volevo prenderla a modo mio, la feci mettere a pecora e le salii letteralmente sopra, come un toro che monte una vacca, tanto lo era, la presi per i capelli e la sbattevo forte tanto che a volte finiva con la testa nello sportello. Mi urlava godi porco godi mio maiale e la cosa fece si che senti la sborra arrivare il getto caldo le si conficco tutto nel culo e solo quando iniziava ad afflosciarsi lo cacciai. Ci pulimmo ci rivestimmo e lei disse a lui, possiamo pure rivederci anzi presto, infatti oggi siamo ancora amici di letto e intanto ci sono state altre scopate che avranno seguito.
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15 anni fa
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Varie
La prima con loro 2004
Una nuvola rossa con bordi più scuri disegna forme che mi sembrano ammiccanti alle fantasie che ho in questo momento mentre dal balcone con Pino stiamo attendendo l’arrivo di Andrea e Annamaria. “Bello vero?” mi dice mio marito all’improvviso confermando di aver seguito come sempre il filo dei miei pensieri e la direzione del mio sguardo verso questo straordinario tramonto. Stupendo. Vibrante, capace di parlare al mio dolce timore. “ Di cosa hai paura Paola?” Sorrido, ancora psicologo o indovino. Scuoto il capo e gli sorrido. Le tante nostre fantasie, le esperienze passate, e le foto, tante foto tutti momenti di un rapporto inusuale forse ma bellissimo. Ma quando sento che “potrebbe accadere qualcosa di nuovo” sono sempre in ansia. Le foto ci hanno fatto incontrare con loro. Pino è bravo a contrastare con la sua fantasia, con i giochi di luce, il tempo che si è infilato nelle mie rughe, qualche chilo in più che accompagna il nostro sereno avanzare verso la fase in cui lo specchio non è più piacevole complice. Sospiro. Quarantasette anni da compiere tra qualche istante, tra qualche minuto assieme a lui mio splendido compagno di sempre, di avventure e di fantasie ed assieme anche ad Andrea e Annamaria, una quindicina di anni di meno ed un’amicizia complice nata proprio su internet e con le foto. Andrea è bravo e professionale nel fotografare la sua Anna, Pino ha imparato forse da lui e ci ha aggiunto una cosa che non sono riuscita a trovare nei loro scatti: la lente dell’amore, quella che ti fa vedere l’altra come nessuno può, che grazia ombre e cellulite in virtù di un miracolo che si chiama ancora desiderio e voglia di mostrare. Pino è orgoglioso di me, lo sento, la sua quasi cinquantenne dice sfidandomi. So che mostra le mie foto on line ai suoi amici virtuali e ha sostituito con questo innocuo gioco anche le poche volte che andavamo in cam, una cosa che ora mi annoia e che mi sembra vuota e che piano piano ho abbandonato. Chi ha vissuto momenti come i nostri non può trovare divertente, secondo me, la finzione, l’inquadratura sexy, il farsi vedere. Più bello ricordare. Ma a lui piace e rispetto questo suo modo di aggrapparsi alla convinzione che il nostro desiderio mai sopito sia anche quello degli altri . Ma come fanno a desiderare una signora come me? Desiderano quella delle foto, quelle foto miracolose in cui, do atto, sembro così tanto più sensuale. E penso al confronto secondo me impietoso con le foto di Anna e di Andrea: più giovani e più sfrontati nella loro aggressiva voglia di mostrarsi, Anna con quei seni pesanti e i capezzoli grossi, con la folta peluria ed un sedere provocante. Lui , robusto, con baffi impertinenti e quel membro rigoglioso e superbo, da 24 scrive sempre con tracotanza infantile. Le foto sono state il nostro tramite, la passione per l’erotismo, anche i racconti (Andrea scrive bene) sino alle chiacchierate per telefono, poi all’incontro in pizzeria con chiara esclusione patteggiata di qualsiasi cosa che riguardi il sesso. Insomma ci si può scherzare, ammiccare, si possono fare complimenti e battutine ma noi 4 di sesso vogliamo solo parlarne. Loro neanche sanno delle nostre esperienze. Pensano che siano solo mie, nostre fantasie, e lei, Anna oltre a qualche giochino in cam ( non con noi) non è mai voluta andare. Per principio. Su come poi si sia finiti a combinare la cena del mio compleanno qui a casa da noi, solo noi 4, per la verità mi sfugge e questa inattesa situazione mi crea quel brivido dietro la base della schiena che da anni non sentivo. Una specie di presentimento. Abbiamo scambiato migliaia di foto in tutte le posizioni e in tutte le situazioni: ciò che noi 4 facciamo a letto non ha segreti e la cosa non mi ha creato nessun imbarazzo nelle tre o quattro cene fuori fatte parlando di foto e di politica. Ma qui in casa è diverso, mi sembra di ammetterli in un mondo più intimo che avevamo chiuso e riservato per sempre solo a noi due. Pino fa qualche passo indietro verso la porta-finestra del balcone: “Sei stupenda, guarda, hai fatto bene a metterti questa gonna bianca corta e un po’ trasparente controluce”. “ Ma cammina, porco” Rido di gusto. “E questa maglietta che fa intravedere i capezzoli non mi dire che l’hai messa per caso, no?” “L’ho messa per te ma se pensi che sia eccessiva per loro la tolgo subito”. Sorride con quel lampo negli occhi che gli conosco. “Ma se ti hanno vista nuda in tutti i modi pensi che si possano scandalizzare?” “In foto, solo in foto. E’ un’altra cosa. Lo sai. Comunque se ti piace e non pensi che sia ridicola per me va bene così”. Si avvicina mi bacia, mi stringe la mano, proprio nel momento in cui compare l’alfa di Andrea sotto il portone di casa. Anna ha tacchi esagerati, mini oltre le cosce da sempre un po’ robuste, maglietta a collo alto (con questo caldo!) ma scartatissima sui seni che soffrono nel restare dentro senza la guida del reggiseno. Un po’ donnona, un po’ dark molto provocante, felice dei suoi 35 anni portati con spavalderia. Ma è solo apparenza. So della sua timidezza, delle sue paure, delle tante resistenze opposte ad Andrea alle foto più impudiche e spregiudicate. “Auguri di cuore”. Andrea mi abbraccia forte strofinandomi la schiena, con una stretta complice e persino equivoca. Consegna la bottiglia di Ferrari a Pino che sta ricambiando con gli interessi il saluto ad Anna e a me un pacco avvolto in carta lucida argentata. “Ma perché, non dovevate”, recito. Levo il fiocco blu, lo scarto, una scatola di cartone anonima, apro e dentro un’inequivocabile grosso e strano vibratore! “L’ultimo ritrovato” ride Andrea con Pino che sghignazza. “Doppio movimento e ti consiglio subito di provarlo: vediamo come ti sta e se la misura è giusta…se no lo vado a cambiare” e altra risata di tutti e tre. Inghiottisco la saliva e cancello l’espressione ebete che sento di avere, sparo un sorriso, cerco una frase intelligente: “ ma dai, siete matti questi, questi costano una follia!” E scateno una risata ancora più forte. “ E lo so che sei esperta” dice Anna “ma per te questo e altro”. Buon viso a cattivo gioco, mi viene in mente. Non sono entusiasta di questa scelta così intima anche se di vibratori abbiamo parlato e soprattutto abbiamo visto molto reciprocamente della nostra nutrita collezione. Ma, mi dico, il nostro rapporto è ormai così, sul filo dell’intimo, ben oltre il pudico, sino a sfiorare l’intimissimo. Andrea mi fa i complimenti, Pino ricambia per Anna e finite le frasi di circostanza andiamo sul divano per l’aperitivo. Piacevole, lo ammetto, il fatto che sia io che lei si possa sedere tranquille senza preoccuparci di mostrare le gambe. Gli sguardi generosi incrociati dei nostri uomini sono nel conto, nella natura del nostro rapporto di amicizia che contempla con serenità il fatto che i nostri mariti apprezzino senza infingimenti le gambe ed il resto dell’altra. Ed allora si può non preoccuparsi della gonna che sale troppo e non provare imbarazzo per lo sguardo che si insinua tra le cosce alla ricerca del bianco dello slip. La cena è piacevole, il vino straordinario e abbondante( Greco di Tufo ha voluto Pino) il tavolo che abbiamo scelto forse un po’ piccolo per tutti e quattro ma crea un ambiente carino con queste luci soffuse e l’intimità che fa capolino in ogni nostro discorso. Anna parla delle sue fantasie chiede a Pino, che passa per essere esperto di rapporti di coppia, il significato di alcuni sogni, Andrea ogni 25 parole deve inserire un complimento ai miei occhi, ai miei seni, e non gli sfugge certo che i miei capezzoli sempre troppo sensibili partecipino ad ogni discussione facendo capolino dalla maglietta. Si passa con abnorme naturalezza da Berlusconi ad un sogno erotico ma il discorso torna frequente, sempre più frequente, sui desideri, sulle foto, sulla sensualità dell’età. Il vino, il caldo appena mitigato dal ventilatore fanno effetto e alzano con il passare dei minuti la nostra propensione al riso e abbassano la soglia del consentito. Così quando Pino racconta che l’ultima serie di foto di Anna , quella con la maglia viola che viene scansata, tirata, pasticciata, inondata, ci è piaciuta al punto tale che tutto sembra quasi normale e mi provoca quasi una piacevole eccitazione nel ricordare quel nostro momento. E’ lì che Andrea piazza l’affondo chiedendoci delle esperienze reali e delle fantasie: “Ma l’avete mai fatto veramente?”. Pino sorride, scuote il capo e indica me con il dito “ Di queste cose è autorizzata a parlare solo Paola”. Sei occhi piovono sul mio imbarazzo riscaldato solo dal vino. Esito, balbetto, tanto che Andrea mi appoggia la mano con delicatezza sulla gamba ( “ se vuoi ovviamente”) provocandomi un sussulto nel sentire il palmo della sua mano caldo sulla gamba tenuta fresca dall’aria del ventilatore. Guardo Pino che si è accorto della mano e sorride tranquillizzante. “Beh, si, qualcosa dei nostri racconti è vero” ammetto con riluttanza “ma son cose che riguardano il passato”. L’ammissione scatena la curiosità e l’eccitazione esplode: la mano non lascia la mia gamba sino a che non mi scanso io, Anna fa domande a raffica e Pino chiede a me se voglio raccontare qualcosa ma mi rifuto. Ma ormai l’ultima barriera è infranta. Anna , che ha bevuto più di tutti e quattro, è un fiume in piena e la sua maglia ha perso ormai la gara con il seno destro la cui ampia aureola compare orgogliosa a tavola. Il tutto provoca anche a me un effetto particolare che si trasmette dall’osso sacro…in avanti soprattutto quando vedo lo sguardo di Pino affatto coperto dalla penombra della stanza vagare ormai senza ritegno tra le gambe ampiamente scoperte di Anna ed il seno malandrino. Sguardo insistito (e disponibilità palese di lei) che Andrea accoglie con soddisfazione. “Ve lo confessiamo” dice . “ Come sapete Anna è contraria a qualsiasi esperienza reale ma con voi ha sempre detto che farebbe un’eccezione. Vero amore?” Lei annuisce con quello sguardo malizioso e lucido delle foto. Ormai il discorso è intimo. L’eccitazione palpabile in tutti e quattro e Pino, il vecchio marpione, ha preso a manipolare le nostre fantasie come solo lui sa fare. Racconta, immagina, usa quel tono di voce intimo e greve di chi la sa lunga, di chi si propone senza dirlo come guida, ora appoggia lui la sua mano sulla gamba di Anna che lo guarda languida. Andrea è tornato a carezzare il mio ginocchio per par condicio e questa volta l’effetto è elettrico. “Sentite” sentenzia Pino dopo aver riempito tutti e quattro i bicchieri un’altra volta, dobbiamo ammettercelo: ci siamo eccitati. Vogliamo farci qualche foto per ricordo di questo momento?” Segue un battaglia di flash e di pose, sul divano, abbracciate, di schiena lui fotografa me, Pino lei. Gonne sollevate, seni scoperti, finchè Andrea mi chiede di stendermi sul divano e tirar su la gonna per fotografare da vicino i miei slip trasparenti. Pino ride. “Ragazzi, ci eccitiamo così: senti qua” fa alla nostra amica. Non aspetta neanche la risposta: prende la mano di Anna e se la porta sui pantaloni. Anna fa finta di fischiare ( non lo sa fare ) e indugia a tastare. “Però, dice, ha ragione” mentre la mano di Pino varca il limite già molto alto della gonna e le mani giungono sullo slip indagando sull’effetto della serata. Lo stesso effetto che Andrea sta constatando senza neppure un’esitazione sui miei slippini incoraggiato dall’istintivo gesto che ho fatto ( dischiudendo le gambe) quando ho sentito la sua mano infilarsi sistemare le mie cosce e scattare foto a venti centimetri da li. Non lo tocco, non ho bisogno di verificare ciò che il pantalone leggero denuncia in modo palese. Pino ha il controllo magnetico e ipnotico delle nostre azioni e dei nostri pensieri ma la situazione è sospesa, fragile, sentiamo che alzandoci per andare di la o sul divano si potrebbe spezzare l’incantesimo. Ma è troppo abile per non capirlo. “Ok, ragazzi, credo che possiamo festeggiare Paola ma datemi retta e fate quello che dico io, non spezziamo la catena (facendo riferimento alle mani che frugano)”.Parla piano, con voce che denuncia da una parte il piacere per il tocco prolungato e dall’altra la sicurezza della conduzione del gioco”. “Anna, Paola, su fate come vi dico togliete gli slip e tu Andrea slaccia i pantaloni” Senza alzarsi dal divano e dalla poltrona, un po’ contorcendoci, abbiamo ubbidito senza fiatare. Gli slip cadono. Le mani dei due uomini tornano ora ad impossessarsi dei nostri sessi nudi incapaci di nascondere l’eccitazione. Questa volta anche io come sta facendo Anna allungo la mano a circondare l’incredibile verga emersa dal pantalone di Andrea: le foto non mentivano. Le mani sfiorano, toccano, stringono in attesa dell’ordine successivo. “Bene: Ragazzi questo è il momento di vivere un attimo dolce e comune: ora mettiamo due seggiole vicine con gli uomini seduti. Paola tu ti siedi sulle gambe di Andrea con il volto rivolto verso me e Anna sulle mie. Le gonne copriranno per quello che possono e facciamo l’amore qui, così seduti, in quattro. Su ragazze”. Quel ragazze mi fa sorridere ma ubbidisco. Mi alzo, aggiusto la gonna mentre Andrea si scansa un po’ dal tavolo, mi siedo su lui lentamente dandogli il tempi di infilare la mano, verificare che non esistono problemi lì , dischiude con le dita e solo quando sento la punta tra le mie grandi labbra affondo e mi siedo su di lui sentendo il lungo membro penetrare con dolcezza dentro di me con una sensazione strana che non provavo da tempo. Un piacere forte reso sconvolgente dal viso di Anna ( di fronte a me a pochi centimetri) che con qualche secondo di anticipo si è precipitata sul pene di mio marito e già si sta muovendo in modo scomposto con lui dentro. Pino ride “Calma, calma” , esorta, la ferma, le infila le mani dentro la maglia facendone uscire lateralmente i seni e poi stringendoli con entrambe le mani e strappandole un lamento. Anche Andrea ha le mani sui miei capezzoli e mi sento posseduta ed avvolta , riempita da quel membro enorme sul quale vorrei agitarmi ma guardo come ipnotizzata Pino . Il braccio destro di Pino avvolge i seni di Anna , la maglia stretta tra i seni scoperti, la mano che tormenta il capezzolo sinistro,l’altra mano si allunga sulla tavola a cercare la mia. Gli vado incontro gliela stringo e il movimento spinge il mio bacino verso Andrea facendo penetrare ancora di più il suo cazzo e il piacere che ne provo mi fa fare un sussulto e stringere di più la mano di Pino. “Ora facciamo l’amore assieme, lentamente, piano piano, le donne iniziano e poi noi Andrea, troviamo il ritmo giusto e se siete d’accordo andiamo avanti piano ma sino alla fine, vuoi Anna? Posso venirti dentro?”. Anna non risponde, singhiozza, si lamenta comincia a muoversi con la lentezza suggerita, su e giù e io faccio altrettanto in un movimento lunghissimo e lento, sconvolgente e devo ammettere che sento la differenza. Ma la cosa più piacevole è la stretta della mano di Pino, il suo sguardo vitreo per il piacere di vedere il mio e sentire il mio lamento piacevole, l’ansimare del mio fiato. Anna sta crescendo nell’intensità del suo “si si si” e parla, dice ad Andrea di guardarla, si alza la gonna in modo che possa vedere il marito la penetrazione che eccita anche me.Incoraggia Pino penetrarla fino in fondo in un modo che mi coinvolge fa crescere la mia ansia ed il mio piacere e il primo orgasmo giunge improvviso quando infilo la mano sotto la gonna per sfiorare con la punta delle dita il grosso membro che Andrea mi spinge con colpi sempre più decisi inarcandosi sulla seggiola che scricchiola. Andiamo avanti ancora così guardandoci su è giù urtando con le gambe in un movimento sempre più scomposto sino a che l’urlo di Anna copre l’orgasmo di Pino che si scarica dentro la nostra amica con singulti e sussulti che fanno quasi cedere la seggiola. Il loro piacere scatena il nostro. I colpi di Andrea ora sono violenti sento l’ultimo che giunge al mio stomaco e resta conficcato, spingendo forte , e avverto le pulsazioni del suo sperma spruzzato con forza dentro me nel momento in cui ho il secondo orgasmo e Pino che stringe forte la mia mano. Sono sudata e bagnata, grondante quando ricomponendo la gonna mi sollevo facendo scivolare via il membro di Andrea che è con la testa indietro e sta riprendendo fiato. Anna è tornata al suo posto incurante del fatto che probabilmente macchierà la seggiola. Lo faccio anche io: Pino si alza, si avvicina, mi ricompone la maglietta coprendomi i seni, mi bacia prima tra i capelli, poi sulla labbra mentre la sua mano penetra tra le mie gambe per riempirsi di umore e crema bianca. La estrae, la guarda così bagnata, sorride. Ora ragazzi un brindisi , la torta e andiamo tutti a letto. Insieme. Il ghiaccio è rotto. Ci sono fantasie e fantasie. Persone e persone. Con loro due l’accordo è magico, sembrano capire, sentire e vibrare all’unisono con noi. Senza gelosia, senza tensione senza problemi. Così quando Anna confessa che ha sempre sognato la doppia ( sono già le due di notte e siamo alla terza, forse alla quarta, ho perso il conto) mi sembra normale aiutarla. Pino si prenota subito per l’entrata secondaria, Andrea non obietta. Si stende, Anna sopra di lui qualche colpo, qualche movimento sino a che lei si china appoggiando i grossi seni sul petto del marito. Sono io ad aiutarla, a mettere un po’ di lubrificante, a guidare il cazzo di Pino che scompare con facilità nel piccolo passaggio reso ancora più piccolo dal bastone di Andrea conficcato avanti. I movimenti dei due uomini all’inizio non sono sincronizzati: li aiuto sino a che trovano il giusto accordo, il tempismo necessario per far esplodere la nostra amica che dice tutto, e di più. Forse ha due o tre orgasmi prima di fermarsi comprendendo che i due non durerebbero a lungo. Guarda il marito sotto di lei e intuisce: “ Vuoi cambiare? “ Gli chiede “pareggiare?”. Il suo entusiasmo mi pare eccessivo: lo avrà fatto centinaia di volte alla moglie dietro, abbiamo visto le foto. Gli uomini si sfilano ed io pensavo lo facessero per invertire i posti. Solo dopo qualche istante, quando Anna si alza dal letto, capisco che il “pareggio” non era il cambio di posizione ma io. Non è una cosa che mi entusiasma, Pino lo sa. Lo abbiamo provato specie con i vibratori e fa un po’ male e io dietro sono sensibile e mi marito spesso trova difficoltà. Ma non posso ribellarmi. E’ giusto. Ma quando vedo Pino stendersi sotto mi oppongo. “ E no ragazzi, non scherziamo. Pino dietro e lui davanti come con Anna, dai” Ridono tutti e tre. Andrea con fermezza replica: “ Paola, Pino ha inculato mia moglie e ora vorrei fare lo stesso con te non ti sembra giusto?” “ Ma che c’entra, tu ce l’ha troppo grosso per me lì” Anna interviene. “ Paola stai serena, ci penso io vedrai che va tutto benissimo, su non fare storie”. Pino si è già sdraiato. Esito ma lui mi strizza l’occhio e mi tira su di se. Il suo membro entra trovando la via automaticamente. Mi scopa qualche istante per farmi tornare la voglia e cancellare l’ansia e poi mi tira verso di se e mi abbraccia forte le braccia dietro la mia schiena offrendomi senza che io possa muovermi. Gli parlo nell’orecchio, gli dico di no. Lui mi carezza mentre dietro sento la mano di Anna spalmare l’olio speciale. “ Vedrai Paola che dura pochissimo, stavamo per venire, su non è così difficile”. “ Ma mi fa male lo sai!” “ Vedrai che è diverso” Anna da le istruzioni mi dice di andare incontro alla punta di Andrea di non stringere, di rilassarmi. La pressione si fa forte e dolorosa subito, Mi agito, dico no forte ma Pino mi trattiene. “Un attimo solo Paola,dai” e la cappella di Andrea è risucchiata dentro di me come un supposta mentre Anna aiuta tenendo divaricate le natiche. “Brava Paola ora trattieni il respiro” dice Andrea e mentre provo a farlo la fitta è fortissima, mi fa urlare ma il colpo è profondo ed unico. Tutti i 24 centimetri di Andrea sono dentro e configgono con il membro di Pino che è quasi a contatto, li sento dentro invasa e piena come non sono mai stata. Mi ribello, Mi agito nonostante la stretta di mio marito e gli chiedo di smetterla.” Mi fa maleee”. “ Paola aspetta un attimo, un attimo solo ti prego”. Trattengo il fiato mentre Anna mi carezza la schiena e il seno schiacciato sul petto di Pino. Andrea si muove appena, piano piano uscendo. Mi piace mi fa male. Lo estrae quasi,poi torna a penetrare mentre Pino inizia ad uscire. Il doppio movimento mi crea una scarica elettrica ed il male si trasforma in piacere. Lo fanno piano, entrambi, si alternano bene profondo ma ora mi lamento per un po’ di dolore e per tanto piacere. Non credo di poter venire così ma come Pino aveva previsto l’avanti e indietro dura pochi istanti. Tutti e due tornano a mettermelo dentro tutto spingendo forte e poi restando fermi agitandosi solo con il corpo. L’enorme randello di Andrea pulsa, spinge e dopo un attimo sento le contrazioni del suo orgasmo e gli spruzzi dentro di me. Anche Pino lo sente bene “Ecco senti Paola, anche io lo sento mentre ti sborra dentro, senti me” e mio marito viene anche lui: apprezzo il fatto che entrambi non si agitano, non forzano, finiscono di venire con calma consapevoli anche del dolore che i due grossi membri mi causano. Si sfilano. Si complimentano con me. E svuotata di quel grosso ingombro e piena del loro sperma mi assale la voglia. Mi getto sul letto e mi tocco per venire. E’ Anna che sorridendomi mi si siede accanto. Mi toglie la mano e sostituisce la sua. La muove sul clitoride con una delicatezza straordinaria immergendo le sue dita nel liquido abbondante che sta uscendo dappertutto. “Brava Paola, ora ci penso io, su vieni così ti aiuto”. Mi guida lei ad un orgasmo delicato e preciso come se avesse sempre conosciuto il mio modo, le mie sensazioni le mie esigenze. Quando mi abbandono al suo contatto venendole in mano mi accorgo che i due uomini stanno guardando. Pino mi bacia: “Auguri amore buon compleanno”.
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15 anni fa
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Varie
Al tavolo verde 2006
“Ma dai Luigi non ci posso credere anche voi avete avuto questo tipo di esperienza? “ Paola quasi è offensiva questa tua sorpresa. Non ci credevi capaci?” Lo osservo senza poter nascondere l’ espressione sorpresa nell’aver appreso che lui e Marina hanno fatto giochi sexy. Di Marina sapevo ( sempre stata piuttosto svelta ) ma avevo collocato gli episodi che mi aveva raccontato vagamente all’università o comunque prima di stare con Luigi ben noto per la sua gelosia. “Ora se non mi racconti tutto ti odierò per sempre. Quando è accaduta questa cosa del poker strip?” “Qualche anno fa, ma non era una cosa intima…insomma, era una cosa particolare” “Ma come è accaduto su racconta” “Ricordi quei due amici che avevamo all’inizio quando ci siamo conosciuti?” “ Manu e Vittorio? Certo , un po’ strani te l’avevo detto” “Emanuela e Vittorio sono un po’ più grandi di noi, lui era il titolare della palestra dove Marina lavorava. Lei invece una promotrice finanziaria. Non una bomba sexy, insomma,ma graziosa, no?” “Se lo dici tu…” “Lei era i quel periodo molto impegnata: faceva corsi, partecipava a convegni sulla nuova coppia, insomma era diventata la teorica del gruppo per una via , come diceva lei, più libera e consapevole all’amore. Avevamo simpatizzato e qualche volta si andava a cena da loro o loro venivano da noi. Era divertente perché Manu parlava di sesso come raramente avevo sentito fare ad una donna, senza pregiudizi, senza tabù e raccontava persino apertamente di qualche incontro avuto già nel periodo in cui stava con Vittorio . La confidenza andava aumentando così come la curiosità che i due ci suscitavano :soprattutto le volte che parlavano dei club. Una sera mentre si parlava di argomenti vari Vittorio ci chiese esplicitamente se,dopo tutte le teorie che avevamo condiviso , tutti i discorsi, a noi fosse capitato mai qualche esperienza particolare.Lo diceva quasi certo della nostra risposta negativa (continuava a sostenere che io fossi un gelosone possessivo non pentito) e quando Marina ammise che avevamo avuto molte fantasie quasi ci tormentò per conoscerne la portata e la frequenza. Lei per fortuna non andò oltre e non scese in dettagli che mi avrebbero messo abbastanza in imbarazzo . Ma era chiaro che la loro considerazione nei nostri confronti cambiò da quel momento. Aumentarono i racconti, le serate si stavano facendo piuttosto … stimolanti sino a che Emanuela telefonò a Marina una sera per proporle un’uscita particolare. Ad un club di loro conoscenza c‘era la serata del poker strip con giochi e penitenze : pochi chilometri fuori, in campagna . Escluse nel modo più assoluto orge o contatti sessuali con altri . Una cosa molto celebrale, sosteneva,molto sensuale e addirittura speciale . Risposta a stretto giro perché dovevano prenotare. Ne parlammo pochi istanti prima di ritelefonare e dare la nostra adesione, ma Marina era stata categorica: voleva stare al tavolo solo con noi quattro e non intendeva andare oltre il poker strip. Emanuela non era particolarmente elegante o provocante quella sera: Marina aveva optato invece per una gonna non troppo mini, calze scure con reggicalze, e aveva quell’aria da “preda difficile” che tanto mi piaceva. I pochi chilometri erano in realtà una trentina , ed il casolare di campagna era molto isolato e piuttosto buio tanto che ci avvicinammo (eravamo in macchina con loro) con una certa inquietudine. “ Ma dove ci portate…” scherzavo “ è un rapimento”. Nessuna luce particolare né indicazioni, niente di niente, fuori solo la musica che filtrava piano dagli scuri delle finestre rigorosamente chiusi mentre ci avvicinavamo dopo aver lasciato l’auto in uno spiazzo. Salimmo le poche scale del casolare e Vittorio ci lasciò qualche metro indietro: “ vado io “ sparendo dentro la porta che si era appena dischiusa alla sua scampanellata, e richiudendola alle sua spalle. Nessuno di noi tre disse una parola, ma Manuela ci sorrideva con fare tranquillizzante. Riapparve Vittorio dopo qualche minuto di attesa ( era anche piuttosto freddo) invitandoci ad entrare. L’ingresso era ampio e in stridente contrasto con il casolare “nature” : stanza ristrutturata, velluto ovunque, divani, un cantante che accennava all’organo una canzone dolce, nel complesso un ambiente molto caldo e piacevole dove c’erano al massimo tre o quattro coppie e qualche persona sparsa. Niente di compromettente o di particolare: sembrava un night leggermente più illuminato. “Per il poker, vero?” – ci sussurrò un cameriere sbucato improvvisamente da una tenda che non avevo notato. “ Seguitemi” fece spostando la tenda ed invitandoci ad entrare in un corridoio molto suggestivo, parete a mattone e illuminato da due torce autentiche ed accese con effetto medioevale quasi inquietante. Percorremmo alcuni metri superando un paio di porte chiuse : alla terza la nostra guida si fermò , disse qualcosa che non riuscii a capire a Vittorio, estrasse una chiave ed aprì. Entrammo: tavolo al centro, velluto e moquette le davano un effetto completamente verde ! Verdi anche due divanetti ai lati della stanza. “ Tra poco arriva il tutto, accomodatevi” Uscì chiudendo la porta alle sue spalle. Vittorio ci chiese se trovavamo carino l’ambiente mentre Emanuela , come se fosse di casa, si era già seduta al robusto e molto ampio tavolo verde. Qualche istante dopo tornò il cameriere con un blocchetto delle ordinazioni e seguito da un giovane, sui 28-30 anni, piuttosto alto, non male, capelli lunghi e vestito molto casual. Ce lo presentò come il quinto del nostro tavolo e organizzatore del gioco. Ordinammo da bere, e ci sedemmo seguendo le disposizioni del nostro croupier : distribuì poche fiches e spiegò le regole del gioco. Una volta persa la posta si poteva ottenerne un’altra in cambio di un indumento. Una volta nudi si poteva avere ancora una posta pagando il pegno che colui in vantaggio su tutti in quel momento decideva. Alla fine dei giri chiamati dal croupier … il vincitore avrebbe avuto diritto a una bottiglia di champagne se accettavamo spettatori e a stabilire la maxipenitenza per colui o colei avesse “perso più poste” . Nessuno commentò: Vittorio assicurò che era meglio accettare spettatori perché il gioco era più divertente e perché non davano alcun fastidio e almeno la posta sarebbe stata concreta. Mentre stabilivamo i posti come ai tavoli seri, entrarono due o tre persone , uomini, età diciamo tra 40 ed i 50 anni che andarono a sedersi sui divanetti (coperti da penzuola bianche) da poco sprofondati nel buio dopo che erano state accese le lampade appese sul tavolo e spenta l’altra luce. Non provavo alcuna sensazione particolare: Marina sembrava divertita ma nessuno poteva dirsi“eccitato”. Il gioco come previsto, sapientemente alzato dal croupier faceva terminare rapidamente le poste. Vittorio e il nostro ospite iniziavano a vincere forte, io resistevo (mi ero tolto la giacca ma poi avevo recuperato fiches , non gli indumenti che una volta tolti non potevano essere rimessi). Ovviamente perdevano divertendosi un mondo , ed in modo autolesionista, sia Marina che Emanuela che fu la prima a togliersi il reggiseno in un atmosfera ancora asettica. Nel giro di un’ora anche Marina aveva tolto il reggiseno e le calze. Era rimasta in slip , bianchi, eleganti, non molto scartati e molto apprezzati stando al brusio composto che avevamo avvertito quando si era tolta la gonna. Emanuela era nuda. Proprio mentre era in slip mia moglie ci fu la prima richiesta di giochino particolare. La misero così in slip su un divanetto stesa e un grappolo di uva tra le gambe. La gente doveva prenderne un chicco con la bocca senza toccarla e senza l'aiuto delle mani". "Bellissimo, che fantasia! Mi eccita solo a pensarlo" "Beh Paola non mi sorprende che ci sia qualcosa che ti eccita. Per fortuna la temperatura della stanza era piuttosto alta, sia per il riscaldamento sia per la situazione che si stava creando. Marina resistette altre due mani fino a che con una scala andò a vedere un poker di otto: lo slip calato consentì a tutti di apprezzare la scura e ordinata peluria del pube che faceva colpo davvero , così nettamente stagliata sulla pelle bianca e nell’atmosfera di quella stanza”. “Vero, l’ho vista sotto la doccia in palestra Marina, è molto bella e sempre molto curata Luigi. Ma vai avanti scusa” “Come ti dicevo, Paola, non provavo alcuna eccitazione nonostante fossimo ormai nudi. Ero come distaccato dalla situazione che anzi stavo considerando persino un po’noiosa. Sino a che vennero le penitenze. E qui il discorso si fece delicato. Marina mi guardava con insistenza quando il croupier chiese ad Emanuela di salire sul tavolo ed improvvisare una danza facendo in modo che tutti nella stanza potessero vederla bene. Noi seduti avevamo, come dire, una visuale dal basso in alto di Emanuela nuda, davvero privilegiata, lì ad un passo e Manù non si dannava l’anima per chiudere le sue gambe mostrando , anche chinandosi, con generosità il sedere che avevamo apprezzato anche da vestita …e il prezioso interno cosce. Io ero rimasto in slip e camicia quando Marina dovette ripetere l’esercizio di Emanuela raccogliendo molti più consensi, sia da Vittorio che non ne fece mistero “ Ma Marina,disse , hai una fica straordinaria”che da brusii e commenti degli altri presenti che non vedevo nel buio e con il fumo che intanto aveva invaso la stanza. Guardando Marina nuda accennare sul tavolo una approssimativa danza del ventre avevo gli occhi calamitati lì , tra le sua nera peluria, dove non ci voleva un acuto osservatore per cogliere inattesi, chiari sintomi di piacere e di gradimento di quella situazione esibizionistica. Ma il gioco ,che stava cominciando ad avere qualche effetto nei miei slip, era appena all’inizio. Le penitenze erano abbastanza“ soft” : fare un giro della stanza accanto ai divani , farsi sfiorare dai giocatori al tavolo un capezzolo con il dorso di un dito, ma poi iniziarono le più fantasiose e Marina non aveva alcuna intenzione di tirarsi indietro ( anzi mi sussurrò divertita che uno dei nostri spettatori , lo aveva visto nel giro precedente attorno al tavolo, si stava chiaramente masturbando). Il gioco volgeva alla fine quando furono chiamati i giri e le penitenze erano più “ concrete”. Marina ad un certo punto fu invitata a stendersi sul tavolo, nuda, in mezzo a noi, le gambe piegate e leggermente divaricate, le mani come legate al corpo. Il croupier estrasse da una borsa una lunghissima e bellissima piuma , sembrava di fagiano, e la diede a Vittorio. “la deve eccitare senza toccarla con la piuma e tutti i presenti poi, passeranno davanti al tavolo per guardarla a gambe aperte ed eccitata” sentenziò. Vittorio,anche lui in slip che non contenevano l’eccitazione in una scena che sembrava svolgersi al rallentatore, iniziò a passare la piuma sul corpo di Marina. Partì dal collo facendola sobbalzare per il solletico, poi si diresse deciso verso i capezzoli iniziando a disegnarli con la punta della sua piuma, seguendone il contorno, duellando con loro che in modo impertinente si erano eretti . In quel momento Manù, che era accanto a me, allungò la mano sotto il tavolo e prese ad accarezzarmelo sugli slip . “ Giù le mani “ la bloccò un perentorio e odiosissimo ordine del croupier. Non si tocca qui” ricordò con fermezza. ( Capite perché sono sempre stato refrattario a qualsiasi forma di autorità?) Si era stata una regola chiaramente detta all’inizio e ricordata da Vittorio: non era né un orgia, né un’occasione di sesso. Erotismo e sensualità erano spinte al limite ma niente rapporti tra persone estranee ( o quasi) . La Piuma di Vittorio aveva perso il duello con gli orgogliosi capezzoli di Marina che era immobile ad occhi chiusi sul tavolo lasciando intuire ciò che provava solo per gli improvvisi e affannati, profondi sospiri che interrompevano l’apnea. C’era un silenzio irreale: la musica dalla stanza principale giungeva appena . Sembrava quasi di percepire lo strofinarsi sulla pelle e all’inguine della piuma scesa a cercare di farsi spazio tra i peli fitti del pube. Impresa impossibile che ebbe successo solo quando Vittorio , strappando un “mmmmm” forte e deciso di Marina la diresse lì, a dividere ulteriormente le grandi labbra già da tempo aperte insistendo nella carezza appena interna che provocò… l’evidente inumidimento della piuma. “ E’ pronta” disse il croupier, venite. Prima i giocatori, poi gli spettatori passammo davanti alle gambe spalancate ormai di Marina,ancora piegate mentre lei distesa sulla schiena aveva il viso voltato da una parte e respirava sempre più rapidamente: nuda così, aperta, si offriva dopo una stimolazione lenta e sapiente che aveva avuto effetti notevoli, agli sguardi nostri e degli estranei. Uno dei presenti, passò chiaramente toccandosi sui pantaloni con insistenza di fronte alle gambe aperte di Marina e disse qualcosa all’orecchio del croupier. “ Il gentile signore,qui, disse a voce alta, offre personalmente una bottiglia di champagne alla signora se acconsente : vorrebbe restare ancora qualche istante così per… come dire, per toccarsi ma senza esibizioni di membro, così vestito… accetta signora? “ Fece appena un cenno con la testa che voleva dire “continuate”: ero lì ad un passo,sia pure di lato e vedevo bene marina eccitatissima che si offriva agli sguardi in modo osceno e mi sembrava un film, qualcosa di irreale ma era una situazione tremendamente stimolante”. “ Ma dai Luigi, neppure un po’ di gelosia provavi? Proprio tu che ti sei arrabbiato per quella maglietta trasparente di Marina”. “Hai ragione Paola ma sarà stato il contesto, sarà stata la situazione, ma io ero eccitatissimo a vedere mia moglie così nuda a gambe aperte sul tavolo desiderata così tanto da chi non la poteva toccare. Manù , intanto tornata al suo posto era appoggiata con il gomito sul tavolo, la testa sorretta dalla mano a pochi centimetri dal seno di Marina, e si toccava con l’altra mano soffiando il suo piacere dalle narici e dalla bocca proprio sul capezzolo di Marina. Lo spettatore piantato davanti alle gambe ancora più aperte di Marina (che teneva le mani sempre lungo i fianchi come ordinato all’inizio e si muoveva piano piano) impiegò pochi secondi di manovre nascoste strofinandosi sui pantaloni, si lasciò sfuggire solo un lamento, girò le spalle ed uscì dalla stanza. Capisci? Per la prima volta avevo assistito e pure compiaciuto ad uno che si era fatto una sega ad un metro da mia moglie nuda ed offerta allo sguardo di tutti” “ E non sarà stato il solo quella sera credo…” “Eh si Paola. Ma intanto in quel momento il mio stato confusionale divenne totale al nuovo sorso di cognac che ingurgitai per calmare la mia ansia, moltiplicato dall’alcool già bevuto ( ma sono convinto che ci fosse qualcos’altro nella bottiglia) dall’eccitazione e dall’agitazione interiore che non si calmò neppure quando Marina riprese il suo posto guardandomi con gli occhi lucidi ed approfittando della ripresa del gioco per tenere a lungo la mano lì dove ormai il piacere era quasi incontenibile. Ricordo molto vagamente ,a questo punto, la penitenza cui si assoggettò molto volentieri Emanuela. Ognuno di noi doveva toccarle il clitoride, con un dito, lì sul tavolo, davanti a tutti sino a farla venire e i giocatori potevano toccarle i seni. Quando Manù con un lamento strano venne si fece l’ultima mano. Ormai ero via di testa e il mio membro era durissimo nonostante l’alcol. Non ne potevo più. Marina fu ovviamente la vittima della penitenza finale e il croupier chiese se lei accettava una violazione del regolamento. No ricordo neanche come lo disse. So solo che alla fine tra i fumi ricordo che io, Vittorio, il croupier e tre uomini eravamo attorno al tavolo nudi a toccarcelo mentre Marina nuovamente al posto della carte, sul tappeto verde, stesa si contorceva sotto il tocco della mani di tutti che la esploravano ovunque ed in attesa della pioggia bianca che ricordo vagamente di aver visto abbondante di li a poco”: “ Accidenti, le sono venuti, le hanno sborrato tutti addosso? Fortuna che doveva essere una cosa soft” “ Io Paola ricordo così. Non so neanche se sono venuto, mi pare di ricordare una mano che me lo teneva ma non so di chi fosse, ma ho un’ultima immagine del volto di Marina inondato, i suoi capelli, e una lunga striscia bianca che dai peli scuri arrivava all’ombelico ed è l’ultima immagine che ho. Per la verità, anzi, il fatto che tutti le siano venuti addosso e che lei si sia poi masturbata per venire così inondata, me lo ha raccontato mia moglie la mattina dopo dicendomi anche che mi avevano portato farneticante a casa e messo a letto di peso con la più totale “ciuca” della mia vita e non credo solo per l’alcol bevuto”. “ E poi, Luigi, che ti ha detto Marina? Mi hai fatto eccitare” “ Niente, niente altro” “Insomma secondo te è finito tutto li con quella sega collettiva e basta proprio mentre tu perdevi conoscenza… se ne sono andati tutti”. “Si. Perché Paola dici di no? Che pensi?” “ Io? Niente. Dico solo che in genere in questi casi una donna bella come Marina se la scopano tutti, non credi? Mi parrebbe strano che quel porcellino di Vittorio non ne abbia approfittato” “Dici? Beh in effetti Marina è stata molto vaga, forse non ricorda neanche lei bene” Rido di gusto a vedere la faccia perplessa e gelosa e nello stesso tempo eccitata di Luigi. “Sai una cosa Luigi? Lei ricorda bene ( me lo ha detto) di una volta che l’hanno scopata in 5. Tu sai niente di quando possa essere successo ? ”
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