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Azzeramento
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Venerdì sera....
Nooooo, via dalla finestra no! Eh ma c’è una prenotazione cara. Lo sai che ti ci porto di nuovo…. Ma stasera no! Stasera c’è quella coppia di vecchietti, è venerdì. Mi dispiace, devono cambiare posto….che poi sempre a conservare il posto per loro…eh, mica si può fare… E daiiii, del resto sono vecchietti eh, non e che ti diverti chi sa che…ne hai visto di crudo e cotto te, non ti fissare adesso. Senti, dimmi un po’ quella storia di sesso a tre….lo sanno tutti tranne che io, sono o no il proprietario qui? E se non te l’ho detto, un motivo c’è….. Daii, non fatti pregare…..che non ho molto tempo. Ecco, sei davvero un porco te! Ma quelli erano ragazzini; arrivati al terzo bicchiere, lei mette le mani sulle cosce di entrambi……e comincia a strofinarli e ad eccitarli senza che loro sapevano di l’un l’altro….ci sapeva fare la ragazzina però…. Mmmmm, e poi? Ma se poi hanno finito tutto in bagno e te un altro po’ hai preso appunti….aspetta, fatti da parte che vedo due nuovi. Me li porteresti a me? Hanno un aria spaesata, sono curiosa….. Come vuoi, contenta te. “Che poi li piacciono sempre le face nuove….ecco, questi qua sono imbranati. Stanchi ed imbranati. Che ci trova in loro poi….” “Questa ragazza che ride senza ragione è innamorata persa. E lui che attacca con il cameriere per il disaggio ….che carini….spero solo che vengono di nuovo, nonostante il cibo….” Senti 22, ci sono i vecchietti, dove li porto? Copri bene il 17 che sembra me e non farli cambiare posto, sssssh, adesso ho questi due da far invecchiare….
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15 anni fa
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Varie
La strega
Odio la tua essenza da ragazzina. Mi fa sentire adosso un disagio che diventa peso mentre ti seguo con gli occhi. Il sorriso come per chiedere scusa di ogni cosa, come colpe mai espiate appese alle tue labbra. Non c’è fedeltà che non tradisca almeno una volta, tranne quella di un cane – disse Lorenz. Io avrei voluto che io lo fossi. Che tu lo fossi. Ti guardo sorprendendomi a scruttare il gorgoglio del tuo sorriso. Niente di più familiare. Eppure certe note graffiano, certe carezzano. Maledetta strega che non riesco a chiuderti in una gabbia, in un pensiero, in un bacio. Chiuderti in qualcosa che possa essere uguale ad un battito del cuore, qualcosa che io so che e mio, come il mio cuore.....o non lo è. Cazzo mi odio quando sto in questi meandri di una predispozicione mentale da ebete! Sorridi, mi baci, anzi che cazzo dico nemeno serve che mi baci, mi sorridi e basta. Tanto basta e sono ai tuoi piedi che osanno le tue qualità assomigliando ancor' di più melenso. Che divento un paroliere di ........ Mi sono perso di nuovo.....Il miglior modo per ritrovarsi e perdersi.......sembro un libro di filosofiche espressioni disperate. Cosa ho detto?....scusa disperata o barlume di ragione? Amore comunque mi dice quella vocina stronza che tanto vorrei che facesse una volta tanto i cazzi suoi, mentre nel pantano la fuori so già cosa ci aspetta. Raccolgo la mia accozzaglia di certezze da ubriaco, cerco una porta da sbattere per far’ sentire il mio di dolore ma ne viene fuori solo una lacrima, mentre dico per l’ennesima volta il tuo nome. Sembra la fine, assomiglia alla morte, accumulo di nostalgia, desiderio di te, di squarci tenuti chiusi per tanto tempo in silenzio. Sorridi strega maledetta, sorridi...... In quel sorriso io vivo ancora..
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15 anni fa
0/5 - (0 Totale voti)
Varie
Un attimo di follia
era da molto tempo che mio mairto mi proponeva giochi che dfinirei strani. Io me ne guardavo bene nell assecondarlo, però giorno dopo giorno, frase dopo frase, un tarlo si insinuò nella mia testa e le cose che mi chiedeva mentre facevamo l'amore mi eccitavano sempre piu. Le fantasie di mio marito andavano dall orgia al farlo con un altro uomo o donna, all essere guardati, tutte cose che fino a poco non credevo neanche esistessero davvero, ora, mio marito me le stava proponendo. e per di piu , mi eccitavo sempre piu al pensiero di essere con piu persone nel nostro letto, a sentirmi coccolata da piu mani, piu bocche... dopo vari dinieghi una sera acconsentii a fare come lui mi diceva: dovevo andare a cena con alcune colleghe, e lui mi chiese di vestirmi comunque sexy ed io mi misi una gonna , molto corta, autoreggenti, senza intimo e sopra una maglietta grigia che faceva sbucare timidamenti i miei capezzoli ad ogni filo di aria fresca...... arrivai puntuale al ristorante e gia mentre aspettavamo di sederci avverti che da un tavolo di ragazzi arrivavano occhiate e quando mi giravo sorridevano e parlacchiavano tra loro... anche un cameriere particolarmente carino e gentile non nascose i suoi ripetuti sguardi... caso volle che il ns tavolo fosse proprio quello vicino a quello dei ragazzi, quando mi sedetti la gonna corta svelò un pò le mie autoreggenti e uno dei ragazzi accortosi della cosa mi sorrise, non so perche ma stavo pian piano eccitando, lo avvertivo dai miei umori che stava lubrificando la mia vagina non coperta dalle mutandine . mi dissi tra me e me "visto che mi ha fatto vestire cosi, proverò a giocarci su"... buttai giu subuti un paio di bicchieri di vino e stando attenta che le mie colleghe non si accorgessero di nulla, alzai leggermente la gonna per mostrare a quei ragazzi le mie autoreggenti...li sentivo parlottare e ogni tanto carpivo parole cha andavano dal "porca " al "troia" ma non capivo il resto. fino a poci prima il solo fatto di essere vista cosi mi avrebbe irritata ma li, cosi, in quel momento il senirmi un pò troia mi eccitava sempre piu. anche il cameriere carino se accorse delle mia gonna un pò sollevata e ci scambiammo un occhiata che servi ad aumentare i miei umori ancora di piu, e ancora piu rapidamente.. mi alzai per andare in bagno e con la coda dell occhio vidi uno dei ragazzi del tavolo accanto che si alzò venendomi dietro.. io entrei nel bagno delle donne, mi sistemai un pò il trucco e quando ucii vidi nella antibagno il ragazzo che palesemente mi stava aspettando "cosa festeggiate?" mi chiese "niente di che" risposi "e voi? "replicai ... "niente di che "mi disse sorridento e aggiunse "dopo cosa fate di bello ?" e mentre non mi rendevo conto di cosa dicevo mi uscii dalle labbra "penso che le mie colleghe abdranno a casa ma io non so .." lui mi si avvicinò e mi sussurò " anche i miei amici penso andranno a casa ma io non so.... " poi mi chiese se avevo una penna e mi scrisse il suo numero sul palmo della mano ..uscite dal ristorante salutai le mie amiche e come una scema aspeyyai che uscissero quei ragazzi e una volta che furono fuori mandai un messaggio " sono nel parcheggio" lui allungò il collo e io feci cenno con la mano dal finestrino... dopo pochi minuti i suoi amici si salutarono e si dileguarono e lui venna da me.. era tardi e il parcheggio quasi deserto, avevo pauro ma ero eccitata allo stesso tempo, non sapevo neanche come si chiamava ... scesi dall auto e tutto in un attimo mi baciò e con le mani andò dritto al mio sedere sollevandomi un pò la gonna.. accarezzò il bordo di pizzo delle mie autoreggenti e poi scivolò tra le mie gambe... ero eccitatissima, le sua dita giocarono un pò sule mie lebbra, poi le infilò con forza dentro me , io genetti , il piacere mi stava assalendo...gli sussurrari all orecchio di chiamarmi troia e lui non se lo fece ripetere...mi chiamo cosi piu e piu volte... ed ogni volta miprocurava un brivido... si mi sentivo troia e mi piaceva... venni 2 volte nel giro di pochi minuti, e quando mi ripresi un pò dagli spasmi di piacere notai che il cameriere carino era uscito per una sigaretta e stava osservando la scena...mi sorrise e lo feci anche io... poi fece per avvicinarsi " complimenti davvero, un buon modo per terminare la fine del mio turno di lavoro " disse , il ragazzo che era con me ci rimase un pò male a quell affermazione, non siera accorto di nulla, ma poi io lo appoggiai alla macchina e mettendomi di spalle inizia a strusciargli il mio sedere al suo pene che stava facendo scoppiare i suoi jeans...presi il cameriere per il giacchetto e lo baciai, sfiorandogli il cazzo con le mano...era gia durissimo... io non ero piu in me... dovevo tirare un pò i remi in barca ma non resistevo..glielo tirai fuori e inizia a leccarglielo mentre il ragazzo dietro mi faceva senpre piu sentire che mi voleva..mi voltai e mi misi in ginocchio tra i due, slacciai i pantaloni anche al ragazzo e spompinai entrambi per pochissimi minuti perhce vennero quasi subito, schizzandomi sul viso , cosa che non ho mai voluto facesse mio marito... ci sistemammo e ci salutammo... arrivata a casa mio marito era al pc, non mi aveva vista quando ero uscita per cui mi fece apprezzamenti ed era molto contento che avessi fatto quello che mi aveva chiesto... si alzò e si abbracciò, facendomi sentire la sua eccitazione poi mi chiese " hai imbroccato qualcuno?" io esitai e poi gli risposi di si... "avete scopato?" mi domandò " no, ma... lui mi tappò la bocca e mi disse " ora scopa me... ti voglio, sei la mia troia..." mentre scopavamo lui mi domandava e io raccontavo cosa avevo fatto...scopammo per ore , coma mai prima.....
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15 anni fa
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Varie
Ferro
Ma che ci vengo a fare quà? Ogni settimana, di nascosto, ti guardo mentre parli con la gente. Gente che non conosco, neanche te riconosco mentre dai buoni consigli. Non sorridi, sei seria, sembri un'altra donna o forse quella sei tu, ma non sei tu mentre eravamo noi, sei un'altra parte di un film a me sconosciuto e mi servirebbero i sottotitoli. O forse il tempo con te è stata vita che scorreva come un fiume in piena, e quando la piena si ritira non è più la stessa cosa. Eppure sei tu, i tuoi occhi hanno ancora la stessa luce anche se questi sono giorni scuri. Troppe le cose che ancora vorrei avere... ed i miei forse non fanno che aumentare la mia sete di te, devo parlarti, devo sentire la tua voce pronunciare il mio nome per sapere che esisto. Adoro la tua voce! Metto il casco ed accendo la moto. Me ne vado, vado a sfogarmi con lei, non posso guardarti ancora,vado a carezzare altre curve che non siano le tue. Ti rimpiazzo con questo mostro in cui trovo una sensualità diversa. La mia moto, è un travestito, ha il culo di una donna, alto,invitante e la voce maschia e possente, la monto con la voglia di goderne e di spremerne il succo. Succhiami il cazzo. Rispetto amico! sembra dirmi, non sei il mio padrone e non sono la tua troia..a pagare potresti essere tu. E mentre mi masturbo la mente con questi dialoghi improbabili esci fuori e mi chiami...cazzo, solo a sentire la tua voce mi viene duro. Tolgo il casco , ti guardo con un tappo in gola, hai le lacrime agli occhi. Secondi o minuti senza parole, ti volti e te ne vai ..ti amo, l'hai detto? Lo volevo sentire. Esisto...ingrano la prima e spingo il cazzo sul serbatoio e le faccio urlare la mia gioia e il mio furore....ed ora puniscimi troia, t'ho pagata anche per questo.
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15 anni fa
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Varie
Pausa sigaretta...
Guardami dritto negli occhi e dimmi che non mi vedi! Che cazzo dico…. Nevica! Da su in giù…. E come cazzo deve nevicare altrimenti? Butta quella sigaretta e gira da me lo sguardo che sparpagli …. Sono quiiiiii…..con il rossetto abbondante e i stivali piatti….del resto nevica…. Aspetta, sei ridicolo con la neve ferma sulle sopracciglia….amore, ma sai di caffè…. Ti riscaldo le mani e ti alzo la sciarpa, già, te non hai mai freddo…. Eccoti un sorriso…..mmmmmmmmm, no, aspetta, fammelo godere; bambinone che diventi! E fatti baciare, si, ogni volta che voglio, gli occhi, il mento, le guance,niente labbra eh….ahahahah, ma chi resiste alle tue di labbra, scemo! Ecco, mettimi le mani sotto le ascelle, cosi me li blocchi e so io dove finiscono le tue….ma siamo per strada eh….e la scelta della gonna scozzese è solo per i collant pesanti e caldi, ahahahhaha, già, fai bene a non credermi………ssssssssssh, c’è gente ……… Pensa un po’ ad un letto, ma bastavano pure 4 mura, ma basta pure uno solo….ahahahah Si, la mia pelle che solo te la accendi, il tuo respiro che mi da alla testa, toccami, spogliami e stringimi fino a farmi male…..e io che ti cerco ogni fessura, ogni piega del tuo corpo, lo bacio, lo scaldo, lo rendo vivo il tuo corpo…io…. Ej, ma nevica ancor’più forte eh…… Non sto sulle punte dei stivali per baciarti, ti voglio solo togliere la neve dai capelli, fammi fare…. Mmmmmm, mi appendo a te, m’intrufolo a te, mi strofino al petto tuo e ti guardo e …. Ok, ma stai fermo cosi, non staccarti…..un minuto altro, solo…. Senti, ma hai notato che questa neve non bagna? Dà solo magia ….a tutto…. Te sei l’albero di natale e io la neve….ma gli alberi baciano cosi bene? Anch’io amore mio, sono solo un mucchio d’amore per te…. Vai adesso, lascia stare pausa sigaretta….hai capito adesso perché la neve cade da su in giù? Perché là su ci sto io a buttarla….avevo voglia di un gelato al bacio, ahahah…..
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15 anni fa
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Varie
La neve
La neve Balla sopra il cielo in una danza che solo Dio sa il significato. Fredda come la lama di un coltello, candida come i sogni di un angelo, bianca come i capelli miei che oggi si sentiranno protetti da tanta bontà bianca come loro. Oggi non c'è bisogno nemmeno di luce perché questo candore acceca Nevica di rado qui da noi. E come un regalo, ho sempre pensato! Nevica ogni tanto come se il cielo volesse festeggiare qualcosa di cui non riesce a trattenere la gioia e nel culmine di quella egocentrica esaltazione decide di renderci partecipi, degnando i più terreni pensieri di diventare ricchi, di diventare sogni. I miei lo sono. Stringo forte i pugni dentro i guanti che a loro volta sono dentro le tasche nella strenua ricerca del caldo.....invece non trovano caldo, trovano la consistenza irregolare di un pezzo di carta. Un po sgualcito, rugoso, piegato male e poi in fine buttato in un angolo della tasca come se fosse una cosa da avere paura.......invece sta li. Scuoto con la mano la testa dai fiocchi di neve che hanno deciso di coccolarmi finché possono prima di sciogliersi, avvicino con passo veloce il bordo della strada che oggi sembra paurosa come un fiume pieno di serpenti e decido di passare dal altra parte........ trattengo il respiro...... penso al tuo sorriso........ ..... passo........... Poggio la mano sulla tua spalla....... brrrrrrr amore come sei fredda...... il buongiorno che ti dico e sempre uguale anche se a me sembra che questo di oggi e pieno d'amore come non mai Tu sorridi come gli altri giorni, anche se ad essere onesti mi sembri più sorridente, come se fossi felice come per la neve Io ho dormito bene...poco ma bene..... Durante la notte ho deciso di scendere giù in cantina a leggere qualcosa in pace. Lo so che non mi hai sentito perché ho camminato leggero come un gatto.......come? ahahahahahaha....come un gatto con gli stivali? ...........siiiiiiii hai proprio ragione ma semmai come un gatto innamorato con gli stivali... ....che poi, tanto gato.......peso sempre molto amore..... ma ti dicevo che cercando fra le righe il sonno perso ho trovato la tua prima lettera d'amore per me........ Volevo venire subito ma non volevo svegliarti........ Oggi ha nevicato e volevo farti la sorpresa nel svegliarti con il caffè caldo e bollente, tieni amore La vista della neve ........eeeeeeeeeee ta dan ...eccola la tua prima lettera d'amore per me...... vedi amore e diventata gialla......quanti anni saranno passati da allora?! .... e stata scritta 54 anni fà..........fiuuuuuuuu........ dai non arrossire perché io rido.....rido per la gioa! ....no amore no,non diventare triste perché adesso piango.........e per la gioa.....lo giuro! .....non devi preoccuparti di me........io ti amo e questo mi da gioia! adesso vado amore, un bacio angelo mio ciao! Dopo 8 anni di lavoro in mezzo a questi viali muti e pieni di dolore magari ti abitui a tutto, magari non ti fa più impressione, speri che sia cosi, che non ti tocchi niente..... Oppure non e cosi!!! Nina sentiva a malapena le gambe affondate nella neve. Persa nei suoi pensieri vedeva gli alberi che oggi erano più dolci, sentì l'abbraccio di Lara che stava piangendo ..... - Nina, non pensi che qualcuno glielo dovrebbe dire a questo vecchietto che sua moglie e morta da 5 anni? Scuoté la testa come per allontanare i brutti pensieri e vide il cielo che sembrava un lenzuolo bianco alla ricerca di qualcosa da coprire........ - No amica mia, no! - Quella non e pazzia..........è amore
201
1
15 anni fa
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Varie
Un inaspettata serata
E’ un sabato come tanti altri, una cena in trattoria con gli amici, ridiamo, scherziamo, beviamo. Stranamente anche le donne questa sera ci accompagnano, a tavola c’è dell’ottimo vino e tutti lo mandiamo giù come fosse acqua. La serata è fresca ma non fa freddo, in sala si sta molto bene anche solo con la camicia, il vino poi contribuisce ad aumentare la temperatura. Io sono seduto di fronte a Simona, non posso non notare il suo corpo magro ma molto sexy: indossa un vestitino colorato, un po’ scollato e lei è molto sensuale col suo piccolo seno sodo che aderisce al tessuto e lascia intravedere i capezzoli dato che non indossa il reggiseno. Ogni tanto la sua gamba sfiora la mia, non lo fa di proposito ma io al solo pensiero che mi sfiori mi eccito e lascio correre la mia fantasia. La mia ragazza, seduta accanto a me, mi fa svegliare dai miei sogni su Simona, non ha nulla da invidiare a Simona, anzi… però sono sempre stato attratto da lei. Finita la cena decidiamo di fare un giro per la città, fermarci in un pub e bere ancora qualcosa per digerire. Noi ragazzi prendiamo un whisky, Simona e un’altra amica prendono un martini mentre le altre preferiscono non bere più. Siamo tutti molto allegri, da dove sono seduto vedo le belle gambe di Simona che si accavallano, si muovono, spero che lei apra di più le cosce per farmi vedere le sue mutandine ma non succede. Io sono eccitatissimo ma so che per questa notte andrò in bianco dato che stiamo per andare via e io sono in macchina di Davide, proprio con la bella Simona. Salutiamo gli altri amici e ci dividiamo per andare verso casa, accompagniamo prima la mia ragazza, che abita in zona, mentre noi per tornare a casa dobbiamo fare mezz’ora di strada pregando che non ci fermi nessuna pattuglia perché Davide è già fuori misura consentita dalla legge anche se non è ubriaco ed è perfettamente in grado di guidare. Simona è accanto a lui e io sono seduto dietro, al centro dove posso ammirare le belle gambe di lei che non stanno un attimo ferma in quanto lei è euforica, presa ancora dall’alcol. Ride, canta, scherza, a volte osa fare battute sul sesso; quanto me la vorrei scopare, penso tra me. “Mamma che caldo che sto sentendo” e inizia a sollevare la gonna usandola per fare un po’ di vento. Io da dietro mi godo tutta la scena e le cosce di lei, la gonna si solleva quasi completamente ma non riesco, però, a vedere le sue mutandine. Il cazzo si muove nei miei pantaloni. “Simo, ti ricordo che non siamo soli” le dice Davide. “Che fa, è come se fossimo al mare, al mare mi vede sempre in costume. Non ti scandalizzi vero Diego?” “No no, per me puoi proprio togliere tutto” rispondo io ridendo sperando che lo faccia sul serio. “Vedi che sono capace di farlo” mi dice lei. Davide la guarda in modo strano ma sorride perché sa che la sua Simona non lo farebbe mai, le piace solo giocare e provocare anche se adesso è l’alcol a fare da padrone. “Fa proprio caldo qui , sono tutta bagnata” dice lei ridendo e alzando completamente la gonna facendo vedere a Davide le sue mutandine. Lui sembra non crederci, mi guarda serio dallo specchietto retrovisore “E’ ubriaca, si vede”. Io rido ma sono eccitatissimo. “Amò, ho voglia, perché non ci fermiamo e facciamo l’amore?”, mentre lo dice mette una mano sulle mutandine strofinando e facendo dei piccoli gemiti di piacere. “Dai Simo, smettila, adesso stai proprio esagerando” dice Davide. “Allora se non vuoi scoparmi tu mi faccio scopare da Diego”. “Dai Simo, sta buona che tra un po’ siamo a casa” le dico io, vedendo il mio amico così serio. “Ho capito, siete due froci, faccio da sola” e inizia a mettere le mani nelle mutandine. Cambio posizione e questa volta riesco a vedere bene, anche perché lei si è rilassata sul sedile, tiene le cosce larghe e la mano negli slip bianchi; inizia a gemere. Davide a quelle parole e a quella visione ha una reazione inaspettata: accosta subito la macchina, è rosso fuoco in volto. Adesso l’ammazza, penso tra me, ma non so cosa dire. “Allora vuoi che ti scopi? Vuoi il cazzo? Eccotelo, così sai che non stai con un frocio. Io però sto con una puttana”. A quelle parole Davide tira fuori il cazzo, è lungo poco meno del mio ma più grosso, prende per i capelli Simona e la tira verso il suo cazzo ficcandoglielo in bocca. “Si…mmmm…sono la tua puttana, che bel cazzo…mmmm….” Io resto fermo, senza dire una parola, non so cosa fare poi la voce di Davide mi sveglia “Vuoi passare per frocio? Facciamo vedere a questa troia che non lo siamo” A quelle parole mi sveglio e mi sporgo in avanti mettendo le mani sul corpo di Simona. Il suo seno è piccolo ma veramente sodo, le mie mani esplorano le sue belle tettine, tiro giù il vestito e le faccio uscire fuori mentre lei è sempre china su Davide intenta a fargli un meraviglioso pompino. Con una mano riesco ad arrivare alla sua fica, le mutandine sono già bagnate, lei è praticamente fradicia di umori, le mie dita toccano il suo clitoride indurito, non ha nemmeno un pelo la troia e geme di piacere appena inserisco il dito nella fica. Davide la tiene per le testa e da il ritmo al pompino, sento il rumore della saliva di lei che succhia avidamente quel cazzo. Io mi sporgo ancora di più per arrivare meglio alla fica di Simona, le mette due dita dentro e le muovo velocemente. La sua eccitazione aumenta, si sentono dei mugolii soffocati, si sente succhiare, la mia mano è piena di umori. Il mio cazzo scoppia, se ne accorge anche lei che allunga una mano e me lo tocca da sopra i pantaloni. Tenta di sbottonarli ma non molla il cazzo di Davide. Con la mano libera mi sbottono da solo e tiro fuori il mio cazzo, lei lo stringe in mano, se mi sega per due minuti mi fa venire per come sono eccitato. La sua fica cola di umori e io continuo a metterle le dita dentro, sento le sue cosce che si muovono, la fica si contrae, Simona mette una mano sulla mano e spinge ancora più dentro, sembra voglia far entrare tutta la mano. Con il cazzo di Davide in bocca, il mio nella sua mano sinistra e la mia mano nella fica, Simona gode. “mmmmmmmm…..aaahhhhhhhh…mmm…..sssssiiiiiii” “Godi puttana che tra un po’ ti rompo il culo” e così dicendo Davide le fa mollare il suo cazzo, la gira sui sedili e le sfila il periozoma. “Si dai, scopami il culo, spaccami” I sedili vengono leggermente abbassati in modo da far stare più comodi i due fidanzati ma in modo da non schiacciare me. Lei è messa a pecora con il culo verso il suo uomo e la faccia verso di me. Io sono seduto al centro, con il cazzo fuori, lei lo guarda, sorride, lo stringe di nuovo in mano, io le prendo i seni tra le mani, mi fanno impazzire queste tettine, mi avvicino con la bocca e le prendo in bocca, sono delicate, i capezzoli sono durissimi, ne prendo uno in bocca, lo succhio, l’altro lo stringo leggermente tra le dita, lei mi prende la testa e me la stringe a se, tenere il viso tra il suo seno è una sensazione bellissima. “Voglio che mi sborri in bocca e tu in culo, amore mio” Davide sputa sul culo di Simona e con un colpo secco entra dentro di lei che emette un urlo di dolore che subito dopo si trasforma in urla di piacere. “Siiii…. Scopami il culo, trattami come una puttana” Stringe sempre il mio cazzo in mano, tiene gli occhi chiusi, il suo viso assume espressioni di dolore, di goduria, guardarla è molto eccitante, non so come stia sopportando i colpi di Davide, si sente il rumore del corpo di lui che si scontra su quello di lei, la sta sfondando veramente. Io le prendo la testa e la porto sul mio cazzo, lei da esperta pompinara chiude la labbra sulla mia cappella, inizia a succhiare, i colpi di Davide le fa affondare il mio cazzo in bocca, lei succhia avidamente, poi lo esce dalla bocca e lo lecca intorno alla cappella. Io la guardo, è bellissimo vederla in questo stato, mi lecca tutta l’asta fino ad arrivare alle palle, le prende in bocca, le succhia, io sono quasi al limite. Davide da dietro continua a scoparla in culo, lei torna a prendere il mio cazzo tra le labbra, si muove più velocemente, io, muovendo il bacino, cerco di affondarle il cazzo in gola, un po’ ci riesco e lo capisco dal fatto che lei soffoca un po’ ma non si stacca dal cazzo nemmeno per un istante. “Simona, continua a succhiarmi così che mi fai sborrare”, a queste parole lei succhia molto più avidamente, che pompino, vengo dopo soli due secondi dall’ aver pronunciato quelle parole, vengo nella sua bocca ma lei non si ferma, continua a pompare, sento lo sperma che cola dalle sue labbra e finisce sulle mie palle, sui peli, lei succhia, lecca l’asta perdendo dalla bocca buona parte della sborra ma è veramente eccitante vederla con le labbra piene della mia sborra. Poco dopo anche Davide viene dentro di lei “Tieni puttana, ti riempio il culo di sborra, come piace a te”, i suoi colpi sono più forti ma con un ritmo più lento, anche lei si rilassa, adesso lecca il mio cazzo in maniera più dolce, meno frenetica, lo lecca tutto, dalla cappella fino alle palle, riprendendo sulla lingua lo sperma che aveva lasciato cadere. Me lo pulisce completamente, resta solo qualche residuo tra i peli. Resta con la bocca accanto al mio cazzo che si sta ammosciando baciandolo di tanto in tanto mentre Davide, sfinito, si accascia sulla sua schiena, mettendo il viso accanto al suo. Siamo tutti e tre sfiniti, io ho ricevuto solo un pompino ma è stato magnifico. Accarezzo la sua testa in silenzio, lei sembra gradire, ha gli occhi chiusi, l’ espressione felice, soddisfatta, si gode quel momento di tranquillità che viene dopo la tempesta. “Cosa ne dite se ci rivestiamo, sono già le 5” dice Davide. Io vorrei rilassarmi così ancora un po’ ma Simona in silenzio si solleva, si sistema il vestito rimettendo dentro le tette. I sedili vengono portati alla normalità, Davide si pulisce e si sistema, anch’io faccio lo stesso. “Queste è inutile metterle, sono troppo bagnate” dice Simona mettendo le mutandine in borsa. Davide accende la macchina, tra circa dieci minuti siamo a casa, ognuno alla propria, mi dispiace molto non poter stare in un letto con loro ma ho trascorso una serata splendida. Sulla via del ritorno Simona si addormenta sul sedile, è molto bella. Davide guida e mi dice “è la prima volta che facciamo una cosa del genere, colpa dell’alcol sicuramente, non si è mai comportata così, però non mi dispiace, adesso so che è veramente una troia e sono fiero di lei. Poi è successo tutto in modo così naturale anche se all’inizio ero preoccupato, a volte certe cose non si fanno per paura di quello che pensa la gente, pensa se si venisse a sapere in giro…” “Beh, è stata un’esperienza bellissima anche per me. Io non ho pregiudizi, anzi, ti dirò che certe fantasie le ho anch’io ma metterle in pratica è più difficile di quanto si creda. Oggi è successo, è stato bello ma la cosa più importante è che è stata una cosa voluta da te e da lei, così il vostro rapporto non si rovina. Credo che conti solo questo” “Diego, sono contento sia successo con te, so che mi posso fidare” “Grazie della fiducia e anch’io sono contento che sia successo con me” ho risposto ridendo. Arrivati sotto casa mia ci siamo salutati, lei era ancora intontita dall’alcol e dal sonno. “Grazie per la serata ragazzi, buonanotte” Scendo dalla macchina ed entro in casa, mentre mi avvio verso la camera da letto mi arriva un sms da parte di Davide: adesso me la scopo da solo. Beato te.
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1
15 anni fa
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Varie
Ed io tra di voi
Io tra di voi, tu ed il tuo amico… oggi me ne hai presentato un altro. Ma stavolta non ho voglia di essere un giocattolo tra le tue mani, oggi decido io. Io tra di voi, sul sedile posteriore della tua bellissima e costosissima automobile. Intorno la penombra e gli alberi a coprirci. Quattro mani su di me, sopra i miei seni, mi stringono i capezzoli, mi frugano tra le gambe, si insinuano sotto l elastico delle mutandine. Non capisco se sei tu od è lui che ora ha infilato due dita nella mia fica…chiudo gli occhi e riconosco le tue mani, il tuo modo di toccarmi… mentre le sue dita sono più ruvide, più grandi le mani che mi afferrano il seno con forza, senza alcuna dolcezza. Una mano mi solleva leggermente, per permettere ad altre dita di avanzare lungo le natiche fino all’ano, accarezzano l’anello e lo dilatano. Mi sento esplorata, frugata fin nelle viscere mentre il miele mi cola dalle cosce. Due bocche succhiano i miei capezzoli, simultaneamente, come in uno specchio, compiendo gli stessi gesti. Sento i vostri sospiri eccitati, immagino i vostri sessi gonfi sotto la stoffa dei pantaloni… allungo le mani e colgo la vostra eccitazione, mentre un calore mi pervade inaspettatamente, e godo con le vostre dita dentro di me, con le vostre bocche su di me. Finalmente apro gli occhi, e vedo i tuoi che brillano, e so che questo è soltanto l’inizio del nostro gioco. Ti apri la cerniera, e lui fa altrettanto. I vostri cazzi sono belli ed eretti.. il suo è il più grosso che abbia mai visto, me l’avevi promesso che mi avresti portato uno bello grande... Ha una cappella enorme, le vene in rilievo che sembrano scoppiare. Io tra di voi… ora li prendo in mano, uno a destra ed uno a sinistra, come due scettri, mi sento la regina dei cazzi mentre muovo le mani su e giù, dedicandomi al vostro piacere. Poi mi abbasso, lecco prima l uno e poi l'altro,in una danza equilibrata ed armonica, due, tre succhiate a destra e due a sinistra mentre la mia bocca si allontana la mia mano continua il lavoro… Ma improvvisamente perdo il ritmo, rimango incollata più tempo su quella grande cappella, fino ad escluderti del tutto. Voglio fare quello che voglio, oggi. Dopo un po’, inaspettatamente, tu apri la portiera dalla tua parte e scendi, lasciandoci soli. Questo colpo di scena è imprevisto, non me l’aspettavo. Ti avvii verso il boschetto e sei inghiottito dall oscurità, non ti vedo più. Continuo a dedicarmi a quel cazzo, succhiandolo, leccandolo fino a farlo esplodere dentro la mia bocca,succhiandolo, leccandolo, spingendolo in gola fino a farlo esplodere dentrola mia bocca. Bevo il suo sperma, ha un sapore diverso dal tuo… ma la mia mente è a te… cosa starai facendo da solo, perché non sei qui a guardarmi mentre faccio godere il tuo amico? Ho bisogno dei tuoi occhi, mi rifletto nei tuoi occhi. Ma ecco che ritorni, butti uno sguardo dal finestrino, apri la portiera davanti quasi scusandoti: - Fa freddo fuori. Ti siedi al tuo posto, dalla parte del guidatore dandoci le spalle e rimanendo in silenzio, mentre noi dietro continuiamo. Non voglio perdere un istante, nel frattempo lo prendo in mano, lo accarezzo, basta poco che ritorna duro come prima … mi sollevo e mi impalo sopra quel cazzo scopandolo seduta sopra di lui, le gambe avvinghiate alla sua schiena. Mi muovo su e giù infilandomelo tutto dentro a mio piacimento, è durissimo e così lungo che mi fa male. Continuo come se tu non esistessi... però mi senti, vero? Mi senti, come sto godendo? Adesso godo ancora di più ed urlo, in un orgasmo squassante con il suo grosso cazzo dentro di me, piantato a fondo nella mia fica. Mi hai sentito bene?Mi hai sentito? E perché non ti sei voltato? Non ti piace più guardarmi ora? Ecco, oggi ho fatto da sola. Quanto ti odio, amore mio.
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15 anni fa
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La fiera
A volte mi piace prendermi una pausa di relax da dedicare a me stessa ed ai miei hobby e uno di questi è il computer. Mi trovavo a Mantova un sabato di fine ottobre, alla fiera dell’elettronica, con l’mp3 in tasca camminavo senza dare troppe attenzioni alla variegata fauna maschile che mi camminava a fianco. Non solo ero una delle pochissime donne presenti, ero anche forse l’unica a non nascondersi dietro uno spesso paio di jeans. In questa particolare situazione non era il sesso ad interessarmi anche se questo è proprio il posto dove la varietà non manca, quello che mi divertiva particolarmente era giocare con gli imbecilli convinti che le donne non capiscano nulla di motori e di elettronica, e mentre mi divertivo a provocare reazioni cercavo pezzi unici che altrove non trovavo. Un puro passatempo. Tra schiocchi di labbra che fingevo di non sentire e toccatine furtive dalle quali svicolavo senza nemmeno voltarmi (lo so sono una stronza e me ne vanto) passai metà della mattinata ignorando il sesso opposto. Finché una presa decisa al polso mi distrasse dalla voce suadente di Sade e dalla bancarella di cavolatine cinesi. Era Manuel, mi si fermò il cuore. Erano mesi che non ci vedevamo, mi rubò un appassionatissimo bacio quasi fossimo soli in quell’enorme fiera. Non avevo nemmeno tolto gli auricolari, una mano mi tratteneva ancora il polso mentre con l’altra la nuca, le nostre lingue si rincorrevano assetate. Mi lasciò inebetita, i miei preziosi depliant in una mano, una pesante borsa nell’altra e la borsetta ricaduta su un braccio, sade continuava a cantare Your love is king, mi sentivo scema, bagnata e molto osservata. Fu lui a togliermi gli auricolari con il suo solito sorrisino : - “ciao… che bello vederti!” Cazzo…. Cazzo …. Cazzo!!! Per mesi mi sono imposta di fare la “brava”…. Niente più avventure o sesso senza alcun fine! Casa lavoro e famiglia…. Blearch… il sesso… cos’è!?!? Mi ero auto convinta di aver raggiunto la pace dei sensi, avevo rafforzato il mio autocontrollo (e la mia passeggiata alla fiera ne era una prova), mi ero curata da quella malattia che per me è il sesso…. Avevo persino buttato i miei aggeggi…. Avevo per mesi accuratamente evitato di vedere Manuel per non cadere in tentazione… ed eccolo qui! Incontro il re degli stronzi e in pochi secondi riesce a trasformare il mio autocontrollo in uno straccetto tremolante, il mio sesso “addormentato” in un pulsante e umidiccio centro nevralgico. “ vieni?” mi dice indicando l’uscita e il bar…. Un oca che risposta può dare? “magari!”… Lo seguo, ordiniamo un caffè, ma si raffredda… mi parla del suo motore e dei pezzi introvabili che cerca ma io lo ascolto appena … lo guardo… Che cavolo di potere ha quest’uomo?.. Quanto è unica la nostra relazione e il nostro rapporto?... Si accorge che i miei pensieri stanno vagando lontano dalla sua auto nuova e smette di parlarmi. Mi fissa, entrambi siamo certi di avere in testa gli stessi desideri fatti di corpi nudi e sudati… di mani che si cercano … di possesso…. “Ti ho sognata stanotte! Ma non eravamo soli, c’era un altro uomo con noi! Me lo presentavi tu” Fu così che mi strappò ai miei molto femminili pensieri, e manifestai la mia sorpresa con una sonora risata. Non per il sogno, capitava infatti abbastanza spesso che ci raccontassimo sogni dall’alto tasso erotico in cui eravamo protagonisti, la cosa molto strana era la terza persona. Manuel era un porco eccezionale… le avrebbe provate tutte, compreso scoparmi in ogni buco possibile e con ogni oggetto ma l’argomento terza persona era per lui un tabù insormontabile, non sopportava l’idea di dividerci con altri, sia nel caso di una seconda donna sia di un uomo! Ricordo che parecchi anni fa gli raccontai (come facevamo sempre) di una avventura che ebbi con due tipi incontrati in una discoteca, si arrabbiò tantissimo… mi diede della puttana come non aveva mai fatto, cosa era cambiato ora? Continuai a ridere convinta che stesse scherzando… non era il posto giusto per pensare ad un rapporto a tre…. Lo presi un po’ in giro provocandolo, la sua riservatezza era stata tale per vent’anni che non mi dava certo adito a dubbi. –“ andiamo?” ci pensai un attimo…. Ma bastò a far crollare tutti i muri che mi ero creata!.... Avevamo le auto vicine ma il parcheggio era affollatissimo, così ci allontanammo diretti verso casa, trovammo una stradina… isolata… deserta… vicina al fiume, non scese dall’auto quindi lo feci io. Mi raggiunse e in pochi minuti mi ritrovai con il vestito ai piedi, appoggiata al freddo metallo della mia auto. Una sottile pioggerella ci bagnava ma non sentivamo null’altro che caldo!... Il calore delle nostre bocche e delle nostre lingue che assaggiavano ogni anfratto, il calore delle mie mani sul suo sesso e sui suoi glutei quasi a trattenerlo, il calore delle sue mani che mi stringevano i seni. Mezzi nudi all’aperto, sotto la pioggia di ottobre con i rumori delle strade poco lontani…. Il reciproco desiderio pareva esplodere, senza smettere di stuzzicarmi mi spinse sul cofano dell’auto… con il ventre a contatto con il metallo bagnato e freddo. Non potevo aspettare oltre… il mio sesso bollente pulsava fino a farmi impazzire, lo pregai : “ ti prego…. Scopami…. Come vuoi ma scopami….” Non servì l’invito perché come se leggesse i miei desideri mi stava già scivolando dentro… Mi riempiva … mi scopava prima con delicatezza facendomelo solo assaggiare… e poi con foga… proprio come sapeva mi portava velocemente a godere, poi rallentò e si mise a parlare… “guarda quanto coli… non puoi farne a meno, inutile che scappi… sei la mia troia e non puoi vivere senza… quanti cazzi ti servono? Uno non ti basta vero per farti urlare?...” Continuava a scoparmi tenendomi inchiodata alla macchina…. Solo il pensare a due sessi che mi sbattevano mi accese ancora di più… Sentii arrivare l’orgasmo in modo violento e anche per lui fu l’apice, godemmo insieme…. Quel sogno doveva averlo turbato molto ma continuai a pensare che non sarebbe mai accaduto, Manuel non avrebbe mai rinunciato alla nostra intimità e alla sua riservatezza per dividermi con un altro, anche se ho sempre pensato che potesse essere un bel gioco se vissuto come tale. Saliti nelle auto ci avviammo verso casa. Dopo pochi km il solito saluto via sms e la solita provocazione, “è sempre un piacere anche se stavolta è durato troppo poco …. ti piacerebbe un incontro a tre?” …. “Mi basti tu e poi non lo faresti mai!” sapeva bene che era una vezzosa leccata di…. Infatti mi rispose…. “stai attenta potrei metterti di fronte al fatto compiuto” ops!;-)
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15 anni fa
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Un bacio d\'addio
Difficile descrivere la sensazione di un bacio d’addio, eppure lo riconosci tra un milione d’altri baci. Quello che mi hai appena dato, è il tuo saluto finale. Ti guardo, mentre girata di schiena ti vesti nascondendoti ai miei occhi: i movimenti lenti, esageratamente compassati, sono il preludio a quello che mi dirai. Stanotte, hai dato il meglio di te stessa, hai rasentato la perfezione del sesso da un punto di vista maschile; le immagini mentali tornano prepotenti, il sesso è irrorato e l’eccitazione sale fregandosene del tuo canto del cigno. La passione si scontra con la logica: vorrei strappare i vestiti che ti sei messa addosso e farti sentire quanto desiderio corre ancora nella mia testa, tra le gambe, ma tu, ormai hai deciso. Cerco il tuo sguardo attraverso lo specchio alla parete, per un attimo gli occhi s’incontrano e, ancora una volta, vedo la fine del nostro rapporto. Il pensiero, come il sangue nelle vene, scorre veloce. Avrei dovuto nasconderti per non perderti: non farti uscire per non vederti cambiare. Avrei potuto fare mille cose per tenerti legata a me: ma, sarebbe stata una forzatura al mio carattere e al mio modo d’amarti. Niente di strano che lui ti volesse, niente di strano che tu ti sentissi onorata d’essere al centro delle attenzioni. Niente di strano, che io soffrissi. Ti ho vista crescere e cambiare, diventare donna e col tempo, imparare a gestire il tuo corpo: adesso, la sensualità che emani, infiamma la passione e il desiderio d’ogni uomo che t’incontra. Stanotte, ancora una volta, mi hai dimostrato d’essere pronta per camminare da sola. Con chi hai fatto l’amore stanotte? Era per lasciarmi un ricordo struggente oppure, pensavi a qualcuno che ti ha rubato il cuore? Pensieri, pensieri… - Ci vediamo domani? Non si gira neanche. - Domani non posso: ti faccio sapere. Niente di strano nella risposta, tutto secondo logica: niente di strano che qualcun altro volesse sentire il sapore della tua bocca, che cercasse il paradiso tra le tue cosce. L’ho sempre saputo che sarebbe successo…ma il pensiero mi fa stare male. So che una volta uscita dalla stanza, tutto avrà fine: ho incrociato gli sguardi che vi siete scambiati, sono gli stessi del nostro inizio; ho visto come il tuo corpo parlava una lingua solo per lui… Sono geloso al pensiero di quello che gli dirai nei momenti dell’amore, di come lo farai impazzire tra le tue labbra, tra le tue gambe… Maledetto orgoglio che m’impedisce di cercare di trattenerti. Hai quasi finito di vestirti, cerco d’imprimere la tua immagine nel più profondo dei miei ricordi, affinché sbiadisca il più tardi possibile. Hai messo il cappotto nero, ti guardi un’ultima volta in quello specchio che tante volte ti ha visto godere… Sono ancora sul letto, nudo, sotto le lenzuola: sento il freddo della solitudine e il caldo del desiderio. Adesso ti sei girata, mi guardi, alzi le sopraciglia e tiri un bel sospiro: ecco, è il momento… Aspetto la mia sentenza capitale; - Che ne dici se domani mi prendo un giorno e andiamo a fare un bel fine settimana a Venezia? Che ne penso? Sento il cuore impazzire per la gioia che sto provando. Sono proprio un imbecille che si perde nelle sue fisime mentali. - Venezia…è tanto che non ti ci porto, credo che sia un’idea bellissima - Adesso devo andare, quella cosa dura che tiene alzate le lenzuola, risparmiala per il fine settimana, sarà un piacere smontarla S’avvicina e mi bacia, un bacio che sa di miele, niente a che vedere con quello che credevo. Si stacca da me e fa per allontanarsi, trovo giusto il tempo di darle una pacca sul sedere e nel frattempo dirle; - Il più bel culo del mondo… Lei gira lo sguardo; - Stai con me solo per quello? - No amore, quello, è l’ultimo dei miei pensieri: ma, è anche il più libidinoso… Sorride felice, mentre apre la porta; - Sei il solito porco, il mio adorabile porco…preparati a due notti di fuoco. Ricambio il sorriso accarezzando le lenzuola attorno al sesso; - Aspetterò domani con ansia… La porta si chiude su questa mia ultima frase. Non sei uscita: torni verso di me con quello sguardo che ben conosco; - Perché aspettare domani, come dite sempre voi maschietti: ogni lasciata, è persa… Difficile non riconoscere un bacio d’addio…bellissimo sbagliarsi…
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15 anni fa
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Intewrcity
Treno intercity... nello scompartimento vuoto solo i nostri due posti sono prenotati. Tu di fronte a me, vicino al finestrino. Quando entro non ci sei, noto solo la tua giacca di pelle appoggiata sul sedile. Poi ti vedo entrare... Pantaloni jeans aderenti ma non troppo, camicia chiara..., occhiali neri che ti nascondono un po', capelli rasati... e un filo di barba. Avrai 30-35 anni? Ti siedi di fronte a me, le nostre gambe si sfiorano ed inizialmente mi infastidisco un po'... ma con tutti i posti liberi, proprio qui? Ora mi sposto... ora mi alzo... Poi mi lascio distrarre dal mio telefonino, mando sms con il ragazzo che ho visto ieri sera... lui mi chiama, esco un attimo nel corridoio e quando rientro ti trovo che stai toccando qualcosa che ho lasciato sul mio sedile... ma cosa?? La mia conversazione telefonica continua, forse capisci che parlo con un uomo. Dato che ho lasciato la mia sciarpa nella sua macchina e che la sua donna è gelosissima, ci stiamo accordando su come riprenderla. Al mio prossimo ritorno sarà alla stazione con la sciarpa. Lui al telefono mi risponde, citando l'Otello: - Ah il fazzoletto! Si, dico io, ad alta voce, come il fazzoletto, ma non voglio fare la fine di Desdemona! E tu, avrai capito di cosa sto parlando? Sono ancora eccitata dalla serata di ieri per accorgermi subito di te, te che da sotto gli occhiali scuri mi guardi... e non riesci a trovare un posto per le tue gambe. Mi metto a leggere il giornale ma non posso fare a meno di notare che pian piano ti sfili le scarpe da ginnastica, prima sollevi le gambe e le appoggi sui sedili accanto a te. Mi rituffo nella lettura e quando sollevo di nuovo lo sguardo ti trovo sdraiato sui sedili di fronte a me, completamente rilassato, un braccio sotto la testa, una gamba piegata sotto il bacino che è leggermente sollevato e la tua camicia..... la tuacamicia.. che è troppo corta e lascia scoperto il tuo ventre, l'ombelico. Fai un tentativo con la mano di tirartela più giù, ma un attimo dopo, mentre riposizioni il braccio sotto la tua testa, ti riscopri nuovamente. I pantaloni a vita bassa ti lasciano scoperto ancor più, vedo le ossa del tuo bacino, quella zona deliziosa tra l' ombelico e il pube, senza peli ..liscia.... non posso fare a meno di guardarti. Dietro i tuoi occhiali da sole, vedo i tuoi occhi chiusi che si muovono... allora non stai ancora dormendo... mentre il tuo addome si muove su e giù in un respiro rilassato. Non posso credere che stai già dormendo, in quella posizione, così beatamente rilasciato come se ti offrissi a me. Non riesco a distogliere lo sguardo da quella striscia di pelle, mi metto gli occhiali da sole anch'io, e se aprissi gli occhi improvvisamente, se mi vedessi? Ecco... pure le gallerie... la tentazione è irresistibile... alzarmi e toccarti proprio lì, accarezzareil tuo tatuaggio si..un delfino sull addome.. insinuare le dita sotto la linea della cintura... i pantaloni sono larghi e forse potrei infilare anche tutta la mano. Oddio ma cosa mi viene in mente... Solo 50 minuti di viaggio, ed io ne ho sprecati già 30. Mi rimane poco tempo.... forse se provo a fare un po' di rumore... Mi alzo per rifarmi il trucco, mi guardo allo specchio, in piedi ti do le spalle, mi metto il rossetto e intravedo riflesso te che ti infili una mano.... dove??? Mi giro quasi di scatto, invece hai semplicemente preso il telefonino dalla tasca dei tuoi jeans...ma che tensione! E te ne ritorni beatamente nella tua posizione... ma davvero dormi? E se ora così, improvvisamente mi mettessi a cavalcioni sopra di te? Che faresti? E perché ti sei sdraiato proprio così, con il bacino sollevato, quasi a provocarmi? Perché?? Mancano pochi minuti... il mio sogno sta svanendo... mi alzo, prendo le mie cose e mentre apro la porta dello scompartimento tu, che hai un piede appoggiato lì sopra, invece di sussultare, apri quella gamba accompagnando il movimento della porta, offrendomi di nuovo quella visione di un corpo abbandonato ed offerto. Ma allora non dormivi!!!
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15 anni fa
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Sentirmi donna 2
Così comincio a pensare che farmi delle foto ed iscrivermi ai siti di travestiti sia un banco di prova per vedere quanto abbia successo. Divento sempre più raffinato nei miei pensieri al punto che per prima cosa sarebbe bene provare a farmi allargare il buchino da qualche bella trans dotata e porca. Così contatto la mia prima trans per fare la mia prima esperienza con il mio stesso sesso e sentire cosa si prova a prenderlo nei buchi liberi, bocca e culo. Contatto così una splendida trans con un bel cazzo duro messo in mostra nel sito. Sono elettrizzata ed emozionata al cellulare mentre la contatto al punto che la trans se ne accorge e mi dichiara di essere eccitata all'incontro di una troia, come sente che io sia, alle prime armi da educare al puttanesimo. Sono eccitatissima. Prendo le mie "cose da donna", abbigliamento e trucco, ed una sera, con la scusa di una cena tra colleghi d'ufficio, mi concedo una serata in libertà. Arrivo all'appuntamento con la mia trans. Sono eccitato ma tremo di paura per questo primo incontro. Cosa sto facendo? Sono diventato frocio? Mi faccio coraggio, sono determinato provare, devo sapere cosa sono diventato e perchè? Entro ed appena la vedo in calze, reggicalze, perizoma e tacchi alti rimango estasiato dalla sua bellezza e femminilità! Ma guarda come si riesce ad essere belle più di una donna!! Lei mi accoglie con un bacio e mi fa accomodare. Poi mi chiede cosa voglio da lei. Le spiego che voglio travestirmi e sentirmi donna. Lei non chiede di meglio e dopo esserci accordati sul prezzo mi aiuta a svestirmi e a travestirmi. Mi aiuta anche a truccarmi ed alla fine con mi infilo le scarpe rosse con i miei 10 cm di tacco: mi guarda e ... rimane stupita dalla mia bellezza e femminilità al punto che il suo membro di 23 cm si ingrossa e lei comincia ad accarezzarlo e mi invita a prenderlo in bocca e ciucciarlo che è eccitatissima. Alla vista della sua lingua che muove lascivamente e dei suoi sguardi languidi da porca, con il cazzo che mi balla davanti alla bocca non riesco più a controllare i miei sensi. Desidero prendere in bocca quel pezzo di carne profumato con la cappella sgusciata. Lo lecco su e giù, gli lecco le palle e poi lo infilo tutto nella mia bocca. Lo voglio ciucciare con tutta la mia forza su e giù. Lei rimane incantata dallla mia foga e dalla mia bravura al punto che mi chiede dove l'abbia imparato così bene. Le spiego che sono solo un autodidatta e che ho appreso l'arte di fare pompini vedendo film porno. Lei gode come una pazza, sento di piacerle, vuole mettermelo nel culo .... io sento di volerlo ma ho paura che mi faccia troppo male, il suo cazzo e lungo e largo un avera mazza da baseball!!!! Io le chiedo di ciucciarlo ancora, è la mia prima volta e non sapevo che era così bello mmmhhhh, lo voglio ciucciare ....... mmhhhh Ma lei mi fa violenza e mi gira alla pecorina, mi spalma il culo di crema gel con le dita affonda nel buco e mi lubrifica bene le pareti dell'ano. Sento un brivido e un piacere che mi sale fino ai capezzoli che le chiedo di strizzarmi. Non se lo fa ripetere due volte. Mi strizza i capezzoli e mi punta la cappella sul buco .... spinge lentamente ma con forza: sento dolore e strillo implorandolo di fare piano o smettere. Lei insiste e fa entrare la cappella ma il dolore è forte e le chiedo di smettere. Allora per aiutarmi, poichè vuole scopparmi a tutti icosti tanto le piaccio, prende un attrezzo metallico che si infila nel culo e si allarga con una vite. Il gelo del metallo mi fa sobbalzare di goduria anche perchè essendo a misura d'uomo entra come il burro fino allo sfintere. Poi lo allarga pian piano muovendolo a d ogni misura avanti eindietro procurandomi un piacere estatico, indicibile: mai provata una simile bella sensazione. Sono donna fin nelle midolla, come godo come una troia in calore.
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15 anni fa
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Marlene
Ad ogni donna piacerebbe essere fedele, difficile trovare un uomo a cui esserlo. Trovo queste parole in una pagina di aforismi, didascalia di una divina Marlene Dietrich in bianco e nero. Sigaretta penzolante sul lato destro delle sue labbra da Angelo Azzurro, capello platino, algido e tirato all'indietro, e un bastimento di charme senza tempo. Il sottile rigo di fumo chiaro e sinuoso che squarcia lo sfondo nero della foto è un serpente che invita a peccati originali molto più originali che mordere una mela!! L'adoravo un tempo, quel viso, quell'espressione che ti dice " stronzo, tu da me non avrai mai niente", gli occhi ostentatamente persi in un altrove che ti mette fuori campo, l'alterigia della donna che sottintende il "non sai che ti perdi" e ti attira in un gorgo che porta agli abbissi del desiderio. Ci vuole saggezza per non caderne preda, donne del genere esistono e nuocciono gravemente alla salute, come il fumo. Ti confondono la vista con miraggi di passioni ardenti! E si sa che il vizio attrae più della virtù, che le zanzare si buttano sulla luce incandescente che poi le uccide. Mi ustionai la pelle con una sua simile, femmina d'avorio, dagli occhi socchiusi, promettenti lussuria . L'amai!..La possedetti ogni volta con impazienza, mai sazio delle sue misurate concessioni. Un ossessione crescente, But then again...a ripensarci oggi..L'amai? Accidenti all'amore, quante declinazioni, quante sfumature, quanti lati ha questo poliedro che sembra una parolina innocente. Da quando ho conosciuto Eva non so più niente...ho dovuto cancellare le mie supposizioni, giacchè di certezze non ne ho mai avute. Una si, sono certo, io la amo..Eva. Ed ora in questo giorno piovoso, ma senza tempesta, guardo questa Marlene in bianco e nero, e non vedo più il mito , è solo una donna che recita la sua parte, viene pagata e paga il suo prezzo per la ribalta. Se potessi dirle che una moretta senza trucco.. e senza inganno, l'ha ridotta ad una semplice comparsa, penso che sgranerebbe gli occhi prendendomi per pazzo. Cara Marlene, perchè non sai come mi ama...le direi. ..................Eva. Anima mia, ti do tutta me stessa, chiudi gli occhi e non guardare, sembra dirmi lei,...ci penso io. Con Marlene condivide soltanto la sigaretta che ogni tanto si porta alle labbra con fare svelto e nervoso, come chi l'ha fatto sempre di nascosto. Le sue labbra non ammiccano, non sottintendono, si aprono a ventaglio in un sorriso che non lascia spazio al dubbio, non risparmiano niente per domani perchè il futuro è adesso. C'è tutto da spendere all'istante ! Ci sono solo io, stracci compresi, c'è la gioia del momento, l'insostenibile emozione di un abbraccio, la fiducia regalata senza condizioni. Nella strada le nostre mani si stringono, le nostre spalle si uniscono, camminiamo sulle stesse gambe, siamo vento che stormisce tra le fronde dei nostri indefiniti pensieri, confusi ci guardiamo stupiti. Noi diamo un senso ai nostri corpi esultanti mentre ci uniamo in momenti interminabili di cui io sono la chiave e lei il paradiso. Io la mordo la stringo, la guardo..perchè mi piace, perchè i suoi tratti delicati l'ho disegnati secoli prima in una fiaba. E' bellissima. E' un sogno ad occhi aperti che non appartiene al tempo, vive di vita propria nonostante le nostre quotidiane angosce, è come l'onda del mare che viene e va..nonostante il mare..nonostante lei , che non è con me...Eva.
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15 anni fa
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Sesso telefonico
Primo pomeriggio, sono da solo nel mio ufficio. Squilla il telefonino: mia moglie. Mi chiede, con voce sensuale, se immagino cosa stesse facendo. Non mi ci vuole molto a capire: si sta masturbando. Infatti, è in bagno per non farsi sentire da nostro figlio che studia nell’ altra stanza; è seduta sul water e con la mano libera si accarezza la fica, vi si infila due dita e comincia a gemere. La situazione mi fa molto arrapare; allora gli dico di prendere il vibratore che spesso usiamo, ma lei lo ha già in mano ed, alternando, lo prende in bocca e nella fica. Deve essere bagnatissima, perché portando il telefonino al basso ventre ho modo di sentire il piacevole rumore del vibro che entra ed esce dalla sua vagina. E' all’ apice dell’ eccitazione, perché non appena gli dico che anch’ io ho cominciato a masturbarmi lei, in pochi secondi, arriva. Ripresasi, gli dico che mi sto facendo una sega guardando su internet dei video porno (che gli descrivo); allora, lei mi incita pronunciando frasi da vera baldracca ed io, in poco tempo, sborro! L’ esperienza ci è piaciuta molto tant’ è che l’ abbiamo recentemente ripetuta con una variante: lei a casa a masturbarsi ed io in auto (ma ero in sosta) ad ascoltarla; questa volta, essendo sola, nel godere ha gridato dal piacere. Ah, quanto mi piace sentire godere mia moglie!
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15 anni fa
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Varie
Rosmarie
Era da tempo che cercavo un nuovo lavoro.Dove mi trovavo venivo sfruttata,sottopagata e orari impossibili.Le diverse inserzioni avevano prodotto pochi e inconcreti contatti.Avevo 19 anni,mi pareva impossibile essendo cosi'giovane non riuscire a trovare una vera e seria opportunita'di lavoro.Una mattina noiosa come al solito,io depressa,annoiata e sempre piu'delusa mi squilla il cell. Vengo invitata ad un colloquio di lavoro x mansioni di badante x un'anziana.Mi presento il giorno dopo alle 10 del mattino,mi accoglie valeria,una bella donna anche se avanti d'ea'.Mi fa'accomodare in salotto,inizia a chiedermi delle mie precedenti esperienze lavorative che a dire il vero alla mia eta'non sono molte.Concordiamo x un piccolo periodo di prova ovviamente di 10 giorni.Inizio il lavoro il lunedi'successivo come pattuito con la mia nuova datrice di lavoro.All'inizio è molto dura,la mamma di valeria è un'anziana non autosufficiente,l'aterosclerosi alla veneranda eta'di 80 anni mi porta a volte a non sopportarla piu'ma con la mia calma,dolcezza e esperienza gia'avuta come badante riesco cmq a cavarmela bene.Dopo i 10 giorni pattuiti valeria mi conferma che x la mamma sono la persona ideale ed assumo il nuovo incarico finalmente.Dopo una settimana di lavoro mi trovo molto bene,vengo trattata bene e non mi pare vero dopo tante peripezie.La mamma di vale ogni tanto si assopsce ed io ho tempo anche x pulire un po'la casa siccome valeria lavora a tempo pieno.Mi trovo una mattina mentre faccio un po'di faccende domestiche sotto le mani dal suo comodino un fallo vibrante che da sprovveduta osservo con curiosita'e un po'di sbigottimente.Non avevo mai visto queste cose,sorrido fra me e me poi mentre lo ripongo nel comodino appare come un fantasma valeria.Mi sento rossa in viso,le chedo scusa,lei sorride,mi abbraccia.Tata mi sussurra non essere timida,non arrossire,scusami tu se inavvertitamente l'ho lasciato in vista.Mi abbraccia vale,mi accarezza il viso.Sento il calore della sua pelle morbidissima,vellutata e profumata.Mi spiega con molto tatto educazione e coi giusti termini dell'oggetto che ho rinvenuto.Mi scappa da ridere a volte ma riesco a camuffarlo.Vale è dolcissima,mi spiega che lei è vedova da anni,non ha piu'trovato l'uomo giusto x lei,tutti asatanati solo di sesso e niente amore.Fra' mi dice anche se non sono piu'una ragazzina ho ancora le mie esigenze e piuttosto che finire tra le braccia di un porco che mi usa e basta preferisco soddisfarmi da sola.Vale le dico,sai col mio ex era la stessa cosa,mi usava poi niente amore solo sesso e ti girava le spalle dopo.Vale mi accarezza ancora,mi bacia,mi sussurra parole dolcissime,mi sento eccitata anche se il rossore non si placa.Tira fuori ora il fallo dal comodino,guarda fra'mi sussurra questo a volte è meglio di uno vero.Ti da'piacere e non chede nulla.Ridiamo assieme ora,mi mette vale a mio agio mi sento tranquilla con lei.Fra'mi sussurra sai a volte mi masturbo sola poi mi viene voglia di un uomo che mi penetra.Si scosta ora le mutandine,scorgo la sua fichetta completamente depilata,vedi fra'me la depilo spesso,da sola anche se con ovvie difficolta'.Senti se l'ho fatto bene o sono rimasti peli.Sono imbarazzatissima,mi prende dolcemente la mano e la mette sul suo monte di venere,poi sulle grandi labbra,me la fa'accarezzare tutta,mi sento percorrere dentro da un'eccitazione mai provata.Tu ti depili fra'mi sussurra?Io no vale,sono molto pelosa.Sai mi dice,anni fa'ho fatto l'estetista,tra i tanti trovavo anche clienti che volevano farsi depilare nell'intimo.Mi alza la gonna ora,mi sposta e mutandine,cerco di ritrarmi ma con la sua dolcezza mi scopre l'intimo.Fra'ma non ti prude? beh spesso le dico mi da'un prurito tremendo.Mi prende ora x mano,mi stende sul letto e dal comodino estrae un kit completo x depilazione.Resto immobile,non proferisco parola.Vale mi solleva la gonna,mi abbassa le mutandine e me le sfila.Inizia ora a depilarmi con forbici e poi con rasoio nell'intimo mio.Sento vibrare il mio clito,inturgidirsi e bagnarmi tutta sotto le vibrazioni del rasoio.Mi apre le grandi labbra,mi tocca tra le coscie e rossa in viso come un peperoncino di calabria resto immobile. porta una bacinella sul comodino,mi allarga le gambe,mi lava tutta nell'intimo.Mi sento scoppiare di desiderio,ho la fichetta un lago,gonfia e desiderosa.mi asciuga con un mordibo telo poi inizia a baciarla,leccarla voluttuosamente.Gemo,urlo,cerco di dovincolarmi.vale mi trattiene x le braccia,prende un paio di manette e mi lega all'altiera del suo letto. Vorrei gridare,ribellarmi,chiamare aiuto ma.........mi abbandono a lei.Sento uscire i primi fiotti dalla mia vagina,sento i colpi decisi della sua lingua sul mio clito,chiudo gli occhi e squirto,urlando godo di un piacere mai provato.
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15 anni fa
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Varie
Sono solo un semplice lupo mia amata!
Sono solo un semplice Lupo mia amata! Gli occhi grigio –azzurri socchiudono piano un po’ di condensa di questa nebbia strana …. La notte strascica via la coda con gli occhi puntati a Lui ….. Non mi è permesso vivere a lungo, ho si e no altri tre anni…..te invece….. La scena è spettacolare! Una foresta fitta al confine del mondo. Alberi dritti e silenziosi che baciano le stelle, briciole di luce che si sentono sperdute e rimangono in aria e.....Lui. Il Lupo Solitario che sta fermo con le orecchie in su e gli occhi semichiusi….niente in lui ti ricorda la caccia. Ne la pelle scura con delle macchie chiare, ne le gambe sottili e veloci puntati per terra da ore, e tantomeno il collo e la mascella in una linea statica pronte a ricevere più che a cacciare …. E pure è Lui,il Lupo più temibile. Osserva un punto che non c’è ….fisso lì da ore a scrutare l’orizzonte che vede solo Lui…. Non ho altro da offrirti oltre quello che hai già dentro di te….nient' altro…. Una foglia prende coraggio e lo sfiora con compassione sapendo già di finire per terra…. Niente in Lui si muove….niente che sia materia! Una notte stupita che gli gira intorno; questo lupo che sta cosi immobile e gocciola tristezza, non può essere il Solitario, il Lupo tremendo delle favole..... Esce vapore dalla sua pelle, la notte soffia ancora aria fredda e il vapore aumenta….ma nient’ altro. Gambe sottili fatte apposta per correre, ben piantate per terra da tempo. Il Lupo si muove lentamente la testa in giù e una lacrima calda fa tremare la foglia di prima… Improvvisamente, il Lupo ulula! La notte si squarcia da una voce cosi! Si piegano gli alberi più robusti, sparisce subito la Luna. Il Lupo trema e non sente la sua voce, non c’è niente che sente più, ne il cuore che duole e rimpicciolisce per ogni battito, ne gli occhi che si coprono di lacrime salate…..e tanto meno quest’ululare che schiaccia via la notte e chiama una mattina tremendamente grigia e triste…. La voce scappa e Lui balza subito; c’è tutta l’anima sua dentro. E neanche un Lupo Solitario può vivere senz’anima…e comincia a correre, corre, corre come impazzito seguendo la voce sua che diventa vento. La notte corre al riparo, il giorno si nasconde con la nebbia, le foglie si alzano terrificate contro la gravità, e Lui continua a correre. Un riccio per strada che non fa in tempo a capire e la sua gamba sanguina; un cane e una persona che rimangono folgorati e fermi; ma il Lupo corre sempre più veloce…..lo aspetta l’altra metà del mondo, lo guida la voce sua fata di dolore e amore…. Al altra metà del mondo, la notte piena viene sfidata da tante luci…. Un via vai di gente rumorosa, musica allegra e tanti odori, tantissimi odori che disturbano la Donna. Cammina con un passo leggero e gentile ; è una Donna esile e taciturna. Tutto in lei fa tenerezza. Tranne che gli occhi. Occhi grigio-azzurri che neanche un sorriso come il suo riesce a riscaldargli. Sfiora l’asfalto e conta tutto; con una precisione nascosta bene conta secondi, passi, odori che spariscono. E’ fatta di fili senza nessun impulso, di cuore che batte vuoto, di sangue che aspetta fermo! E’ fatta di tempo e di destino strano. Lo sente! Le sue orecchie sentono da molto lontano, si ferma un attimo e sente il vento….. Vento di passione che brucia, di dolore che sanguina, vento di voce che trema dicendo tutto , vento di sospiri notturni, di parole dolci e carezze magiche……Vento! E la Donna riceve! E diventa Donna! Si sente viva e prova il dolore……quel dolore straziante di entrambi i cuori che l’ululare ha mischiato. E piange! Sono solo una donna che piange amore mio! Il giorno e la notte finalmente si staccano e l’alba si decide dolorosamente!
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15 anni fa
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Varie
Al mare
Estate, caldo torrido, finalmente un week-end lungo al mare, io e Chiara con il bambino in viaggio ospiti di una coppia di amici al loro appartamento. Chaira ed io eravamo insieme da una 10 di anni, con un bimbo di qualche anno. Andiamo molto d'accordo e lei mi ha sempre preso tantissimo. Non solo dal punto di vista sentimentale e passionale, ma anche dal punto di vista sessuale. Qualche volta vado su internet e mi vedo un pò di filmetti porno e immagino che sia lei la protagonista. Fa sesso sfrenato e gode come una matta, usa vibratori per ore, e urla urla tantissimo di piacere. Veste abitini stretti e corti e si ritrova frastornata alla fine del rapporto grondante di liquidi. Lei invece... è un pò più riservata e sentimentale, giusto un pò. Fa sesso volentieri, ma non gli và spesso; preferisce il buon letto od una sedia, gli piace essere penetrata con pochi preliminari e non le và tanto di stare sopra. Qualche volta sono capitate occasioni in cui lei ha dimostrato di essere un pò più disinibita.Dopo un paio di bicchieri di buon vino, o dopo una serata a ballare in cui l'ho elogiata per quanto attraente appare in quel vestitino leggero che indossa. Un'occasione capitò proprio in quel week-end e quella fu anche la volta che il nostro rapporto si espanse ad un livello intimo e sessualmente più disinibito soprattutto da parte di lei. Veniamo a quel week-end : arrivati, salutiamo i nostri amici, il loro cane 2 occhiate all'appartamento e così via. Il programma era di andare tutti insieme alla spiaggia, ma la nostra amica ci comunica che lei non può venire per motivi di salute. Così dopo il pranzo, ci accingiamo ad andare tutti tranne lei al mare, ma poi il bimbo voleva stare lì a giocare con il cagnolino e il nostro amico, un gran simpaticone. Così loro ci comunicano che possiamo andare via soli, loro starebbero volentieri qualche ora con il bimbo se lui si diverte. Io immaginai già tutto: sapevo che in zona c'era una spiaggetta nudisti, c'ero stato qualche anno fà a dare una sbirciatina. Avevo visto coppie in una zona della spiaggia, donne e uomini nudi qualcuno bello, qualcuno meno....donne ben curate, una con la patatina tutta liscia e altre molto più pelosette. Alcuni uomini eravo veramente belli, stesi al sole con il pene di lato alcuni (pochi) erano anche grandi da farmi inivida, altri normali. Tutte persone normali però, ognuna con il suo difetto le donne con quel filo di cellulite e il seno un pò pendente che tanto mi eccita. Già perchè a me eccita più una donna normale un pò esibizionista che non un figone tuta rittoccata. Quello che mi stupii di più era la naturalezza delle persone presenti, ognuno si faceva i cavoli suoi e non giudicava gli altri. Io quella volta mi ero anche eccitato, così mi tolsi il costume e andai a fare il bagno; poco dopo si avvicinò una signora sui 55, e cercò di attaccare bottone. L'età si notava , ma aveva le tette rifatte lisce e sode ed io sono un uomo, per cui mentre gli parlavo stando nell'acqua, mi detti due toccate e venni...un rivolo bianco filoso di sperma sali nell'acqua, lei si accorse , si congedò comunque gentilmente ed andò via. Torniamo a me e Chiara: partimmo subito alla volta della spiaggia, contenti in fin dei conti,di goderci un paio di ore da coppietta. All'ingresso della spiaggia iniziò l'opera di convincimento: Io: "Senti, andiamo di là, c'è la spiaggia nudisti" -"ehhh ti piacerebbe eh vedere un paio di 20enni nude" -"no dico sul serio voglio vederti nuda sulla spiaggia" -"no dai sai che non sono per quelle cose" -"ma sui dai proviamo". Alla fine, ci fù il compromesso ; facciamo un giro e forse ci fermiamo un pò e poi lei deciderà. Così ci ritroviamo seduti un pò appartati vicino ad uno scoglio, ed io inizia subito a chiederle di spogliarsi. Anche lei notò la riservatezza e naturalezza dei presenti e così si tolse prima il pezzo sopra, e liberò la sua 4 misura al vento, belle forme rotonde pendenti quel giusto da essere dolci morbidezze e con i capezzoli scuri e cicciotelli. Io mi tolsi il costume mostrando il mio pene accuratamente depilato anche sui testicoli, e soprattutto il sedere bianco bianco... Restammo un pò così e poi la convinsi a togliersi gli slip.Poi lei si stese al sole. Io vedevo quella figa ben curata con il pelo tagliato al punto giusto e avrei voluto leccare la pelle attorno...La guardavo e pensai che avevo una gran donna, bella e piacente...mi sentiii anche un pò deluso però perchè da lei desideravo sesso più disinibito e ogni tanto avevo pensato di trovare un'amante solo per sesso. (un'idea stupida ovviamente, ma gli uomini sono fatti così). Però ripensando al nostro rapporto comunque basato sulla comunicazione e che tutto sommato molte volte pretendiamo cose senza chiederle, pensai che forse era il caso di parlarne. "Senti chiara,"- attima di pausa : discorso filosofico o spontaneo?? -" no niente...." - "anzi..." -"dai dimmi, ormai..." -"non mi fai mai un pompino di tua iniziativa".Io purtroppo sono fatto così... 15 secondi di silenzio, lei ride e si gira pancia in giù (io però vidi culo in sù). Pensai di averla offesa; invece mi guardò sorridendo e mi disse "guarda lì vai a farti una doccia fredda!" In effetti, quel pensare al sesso mi aveva provocato una erezione. Andai in acqua feci una nuotata di sfogo osservando che nessuno si avvicini a lei e tornai a riva. Lei si alzo in piedi, nuda, allargò leggermente le gambe e vidi le grandi labbra della vagina pendolare e si girò allontanandosi un pò dietro una roccia. Io la seguii incredulo. Già tanto che si sia alzata in piedi nuda...svoltai la roccia, lei era in ginicchio mi prese per i fianche e se lo mise in bocca.Quando il mio pene diventò duro stacco le mani e inizio ad andare su e giù con la testa. Andò avanti un paio di minuti, poi iniziò anche a segarmi con una mano. io inizia a sentire che stavo per venire, mi abbassai,le dissi "vengo, tolgi le mani, toccami solo con la bocca amore" Fece una cosa mai fatta, tenne la bocca chiusa e mi strinse la cappella con i denti e io gli riempii la bocca. Poi si staccò e mi fece scivolare il liquido dalla bocca al pene, alzò lo sguardo mi sorride con un rivolo di sperma che dal mento gli scendeva sul seno e mi fece spallucce sorridendo poi ricominciò a succhiarlo un pò. Infine mi sedetti e lei si appoggiò su di mè e stettimo così abbracciati ad accarezzarci per un pò in un silenzio rotto solo dal mare. Ci parlammo in silenzio, ed io ebbi una sensazione di delicata intimitò con lei. La sera a cena fu una cosa fantastica...io la guardavo e pensavo al pomeriggio e mi faceva venire i brividi, la vedevo bella e la immaginavo tutta guduriosa distesa nel letto e penetrata. Lei mi guardava e silenziosamente annuiva... Quando andammo a dormire il bimbo era già addormentato e io inizia a pensare a come scoparmi la mogliettina quella notte...come sempre è la spontaneità a fare da padrona. Lei era sul terrazzo della camera, appoggiata alla ringhiera con una vestaglietta appena appena illuminata da un lampione lontano. Non persi tempo andai in bagno mi toccai per farlo ereggere ci misi una puntina di crema idratante per facilitare la penetrazione, corsi in terrazzo le alzai un pò la vestaglia e la penetrai con decisione, mettendole una mano sul seno e sussurandole all'orecchio "Mi piaci, ti amo". E iniziai ad andare su e giù stringendola a me. Poi, lei si staccò e girandosi mi portò in camera sul letto, dove si distese a pancia sù si portò le ginocchia al viso allargando così al massimo la sua vagina. Io gli diedi volentieri 2 leccate, ci infilai la lingua e lei gemette trattenendo i gridolii...poi gli entrai dentro, e la scopai baciandola con passione e dicendole " ti amo, fare sesso con tè è stupendo" lei ricambiò. Affondavo i colpi con delicatezza e fino in fondo, quasi a schiacciarmi i testicoli, ogni tanto con il dito gli accarezzavo il clitoride e le nostre lingue si intrecciavano. Venni annacquando la vagina già bagnatissima lei si accorse e mi strinse di piu mordendomi una spalla. "vieni vieni anche tu gli dissi"... Sentii innondarmi i genitali di una grande quantità liquido così mi tolsi e lei fece 2/3 schizzi di un liquido pungente e salaticcio..."dio tesoro, sei venuta come una fontanella"..."scusa e un pò imbarazzante".."ma che dici.....e cosi o dio che cosa bella". mi stesi sopra di lei e gli accarezza tutta la vagina incredulo, di aver fatto venire una donna come in un film porno. Ecco, quelli erano gli splendidi risultati della spontaneità in una coppia: certo serve anche l'alchimia e la passione giusta, ma il parlare ed essere spontanei anche a costo di rischiare qualcosa, alla fine è sempre costruttivo e...piacevole.
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15 anni fa
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SEI DENTRO DI ME
Sei dentro di meogni momentonei miei respiriti sento dentronel sangue scorricontinuamentetra i desideridella mia mente.Sei come il pratoin primaveraquando la lunascende di seraper far sognaree sospirare poidolcemente addormentare.Sei come l'acquache dalla fontelimpida scendenel mio torrentee arriva al mareper affogare.Sei come un'ondache soffice affondamentre s'infrangesulle mia spondabaciando la rivacon calda saliva. Con Amore da Cip a Ciop per sempre con Emozione sentita
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15 anni fa
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Sta arrivando
Come sempre aspetto il mio padrone, ho preparato tutto come piace a lui, attenta ad ogni piccolo particolare, ho indossato l'intimo che lui adora e continuo a guardare ansiosamente l'orologio sul muro. Manca poco ormai, lui è sempre così puntuale, tra meno di 10 minuti sarà qui, sento già il ventre che mi brucia, se avvicino le dita al mio sesso lo sento già completamente pronto a riceverlo, chissà se mi vorrà oggi, lo desidero così ardentemente, la lui non sempre me lo concede, ho imparato a godere di tutto quello che lui mi dona, e tutto quello che mi nega fa aumentare sempre di più il mio desiderio di riceverlo. E' il momento di preparare il bagno, tutto è minuziosamente come deve essere, lui deve essere contento di me, sempre e comunque, e lo sarà anche questa volta. L'acqua sta scorrendo nella vasca, il vapore avvolge la stanza, è così piacevolmente rilassante l'atmosfera, ormai è il momento, devo assumere la posizione, non deve succedere che possa entrare senza che io sia in posizione, non può assolutamente succedere. Mi sdraio, afferro le mie ginocchia tra le braccia, il pavimento è freddo, la sensazione mi piace, continuo a guardare la porta chiusa, i capezzoli si sono induriti come chiodi, ma non è il freddo del pavimento, ma la consapevolezza che sta arrivando, poi sento la chiave che gira, abbasso lo sguardo come so che desidera, la porta si apre sono completamente in silenzio, posso guardare i suoi piedi mentre ripone il soprabito ed ora so che mi sta guardando, i suoi occhi sono su di me, resta fermo e non dice una parola, continuo a sentire la mia fica che non smette più di grondare per il desiderio, si inginocchia e mi accarezza i capelli, ti prego fallo ora, conducimi, te ne prego! Sento la sua mano che comincia a tirare, lo sta facendo, si. Lui è il mio signore. Io lo amo.
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15 anni fa
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Varie
Tra fantasia e realtà - seconda parte
- pronto chi parla? - Buonasera laura – silenzio – - Chi è? - Mi piacerebbe dirti e sapere che sono il tuo sogno erotico più ricorrente, ma non è così, vero? - Ahahhahahah…. Ma ciaoooo, mi hai chiamato… - Certo che si, ci mancherebbe che rinunciassi a dare una voce a quelle belle foto che mi mandi…. - Grazieeee allora, che fai stasera? - Te l’ho detto, sono a cena con te, non avevamo fissato così? - Ma nn dovevi andare in barca? - Si, domani, ma parto stasera, magari allungo un po’ ma… vuoi mettere? – rido – - Bahh contento te, per me va bene. allora come fissiamo? - Dimmi te.. mi dai un indirizzo, un’ora e io sono li - Va bene, allora….. facciamo così, ti mando l’indirizzo e l’ora via sms - Ricordati che a me ci vuole circa 1,30 per essere da te eh - Si si. A dopo allora - Ciao Ha riattaccato. Che ore sono? 17,30. giusto il tempo per farmi una doccia, preparare la borsa e partire. Inutile che aspetti. Se arrivo presto magari mi faccio una girata in porto và. Chiudo tutto e vado a casa. Non devo pensarla se nò divento imbranato, eccitato, e precoce…. No no. Vado a casa e faccio la doccia. Ecco ora mi vesto e…. cazzo cosa mi metto? Non posso vestirmi da cena galante, poi domani mi dovrei cambiare e rinzeppare tutta la roba in borsa… Prendo il cell. E gli mando un mess. Io vengo vestito da barca eh…. Mi vesto… Arriva mess.. se tu ti vesti da barca io da cosa mi vesto? vieni come vuoi… e in aggiunta ora e indirizzo. Monto in macchina e imposto il navigatore. Orario di arrivo 10 minuti prima dell’ora prevista. Durante il viaggio non riesco a distaccarmi dal pensare alle foto e dal pensare a lei. (behh di sicuro sarà una bella serata, non mi aspetto niente, solo che conoscerò una bella donna, sicuramente). Arrivo puntuale. E mando sms: io ci sono. punto bianca. Guardo intorno ma niente mi fa immaginare che lì, da qualche parte ci sia lei. L’appuntamento è in una piazza vicino al centro. Anche se è venerdì, la gente ha pensato bene di rimanere a casa. C’è un tempo da lupi e fa molto freddo. Non ho spento la macchina e ho il riscaldamento al massimo. Arriva sms: ti vedo. C’è un bar proprio di fronte. Aperitivo? Certo che si. Scendo e chiudo la macchina. Fa un freddo boia, il vento è gelido e un pensiero mi passa per la testa… ma stanotte dove dormo? Cazzo… evabbè, l’importante è che ne valga la pena. Entro nel bar. Praticamente ci sono solo io e il barman. Sul tavolo solo noccioline e patatine. Su un lato dei tavolini illuminati da una candela che rendono l’atmosfera molto soft, a meno delle patatine e noccioline. Molto accogliente e caldo. Mi metto a sedere all’ultimo tavolo di fronte alla porta. Il barman mi porta la lista e la sollevo all’altezza degli occhi. Sento aprire la porta, mi faccio violenza per non guardare, per rimanere indifferente. Sento i passi che vengono verso di me. - ciao alzo gli occhi e la sensazione è quella di aver mangiato una bomba innescata e che sia esplosa. È davanti a me con i capelli raccolto, occhiali da vista, un gran bel sorriso e un cappotto lungo con una sciarpa nera avvolta al collo (cazzo se è alta) - ciao mi alzo, le prendo la mano e la bacio sulla guancia, o per lo meno è lei che si china e mi consente di baciarla. - allora? Che mi dici? - Fa freddo, ma ora ho pù caldo (che battuta imbecille) sorrido - Hahahahah stupido… - Che prendi? Gli dico - Americano Il barman, che è vicino, penso che abbia sentito da solo (e se continua a adorare mi toccherà staccargli le orecchie), gli faccio cenno di vittoria e gli dico - due americani - insomma vai a punta ala stanotte - beh si dovrei, per lo meno avvicinarmi, dormirò in autogrill, magari vicino a livorno - in autogrill? Ma scherzi? Ma è freddo… - ho il sacco a pelo. Magari a qualcuna gli faccio compassione e mi viene a scaldare – sorrido io e lei… intanto il barman ci porta gli americani insieme alle patatine e le noccioline.. - senti, dove andiamo a cena? - Ma, non sò… - Io conosco solo il circolo nautico - Per me va bene, è un problema per te??? - Mahh per me sarà un problema per loro non averti al tavolo, hahahhahaha Mentre parliamo del più e del meno la osservo. I suoi occhi grandi mi incendiano come se fossero di fuoco. Non sò perché ma, in pochissimo tempo finiamo aperitivi, noccioline e patatine. (meglio.. ho fame, voglio mangiare e mangiarti). Ci alziamo quasi contemporaneamente, mi fermo al bancone, pago e mi dirigo verso l’uscita. Lei è davanti a me. M sembra di vedere una pantera. Noto che ha iantaloni neri e scarpe con un tacco non proprio altissimo (per fortuna). Forse è più alta di 1.75. Ci dirigiamo alla macchina e saliamo. Nel salire il cappotto, che fino a allora era rimasto chiuso si apre leggermente nell’attimo che svolge la sciarpa dal collo che, contornato da una doppia fila di perle fa da cornice a un maglione con lo scollo a V che non riesce a resistere alla grandezza del suo seno. Il basso ventre si agita tutto e comincia a gonfiarsi a una velocità incredibile (no, ora no). Accomodo il giubbotto in mezzo alle gambe in modo che non si possa vedere il rigonfiamento accendo la macchina e allaccio le cinture. - ma che fai, non lo togli il giubbotto per guidare? - Meglio di no, gli rispondo - Ma non guidi meglio senza giubbotto? - Si ma potrei scambiare la leva del cambio Lei mi guarda con aria prima interrogativa, poi stupita scoppia in una bellissima risata.. - ma daiiiiiiiiii - eh, ma dai in percorso è breve, nemmeno 5 minuti e siamo già dentro al ristorante. C’ solamente un’altra coppia e noi. Chiediamo se c’è posto (ihihihihiih ma chi esce stasera) e ci fanno segno di accomodarci dove vogliamo. Io rimango in piedi davanti al tavolo mentre lei comincia a togliersi la sciarpa e il cappotto. Non mi perderei questa scena per nessuna cosa al mondo. Si muove lentamente come se soppesasse ogni movimento, in una scena o in un balletto dove tutto deve essere misurato, calcolato, preciso Ripiega il lungo cappotto e lo adagia sulla sedia. Io invece, da buon maschio, me lo tolgo in tutta fretta e quasi lo lancio sull’altra sedia. - bevi vino? - Si tu? - Anche… - Con le bollicine o senza? - Senza - Vuoi scegliere te? Gli chiedo - No no, stasera lascio fare a te… Mi viene spontaneo, lo dico senza pensare - CAMERIERE, IL CONTO Lei scoppia in una risata graziosa, non scomposta, come così doveva essere, mi guarda, ruota la testa, e mi dice: - ma tu sei sempre così? - No no, a volte sono meglio.. in barca mi ingrezzisco, forse è che mi sto preparando a domani chissà. Intanto il cameriere con il suo taccuino si è avvicinato al tavolo
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15 anni fa
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Varie
Il nostro club...
La mia Gabriella, sposata esattamente dieci mesi fa, è una donna bella ed esigente. Chi ha letto i precedenti racconti conosce i nostri primi passi nella trasgressione, e da quei primi passi ne è passata di acqua sotto i ponti. La trasgressione è entrata nella nostra vita ed è diventata il nostro modo di vivere il sesso. Porto Gabriella generalmente un paio di volte al mese, da quando siamo sposati, sempre nello stesso club privè. E' il più elegante che abbiamo trovato, ci troviamo veramente bene, e si è creato un piacevolissimo feeling con i proprietari, tanto che ci sentiamo praticamente a casa nostra. Questo privè è una grande e spettacolare villa poco fuori il raccordo anulare di Roma. Date le inclinazioni sessuali della mia consorte le sono bastate poche visite iniziali, ravvicinate nel tempo, per essere abbondantemente notata dai proprietari durante le sue performances. Ricordo che già la prima volta, dopo una serata piuttosto intensa, i gestori ci avevano fermati al'uscita, attaccando bottone ed invitandoci a tornare a trovarli senza dover corrispondere l'ingresso. Attualmente a noi è riservata una piccola ala privata del club, non accessibile ai frequentatori normali dove i clienti di particolare riguardo del club possono intrattenersi con mia moglie senza il disturbo dei capannelli di singoli che regolarmente attorniano e soffocano le persone impegnate a conoscersi più a fondo. Ci rechiamo al club sempre su invito telefonico dei gestori, ci aspetta sempre un rinfresco privato o un'elegante cena servita con il catering, il migliore champagne e non di rado piacevoli sorprese per la mia lei, da pregiati capi di abbigliamento intimo, a piccoli gioielli, a pensierini di vario genere. Si tratta da parte loro di doverosi omaggi alla femminilità di Gabriella. A lei questa tutta questa faccenda piace molto, ama sentirsi protagonista di una situazione, ama gli incontri al buio con uomini sconosciuti e confida nel buon gusto dei gestori che le propongono sempre situazioni delle quali lei non ha mai motivo di pentirsi. Questo sabato uno dei gestori ci chiama verso le 12. Stiamo facendo la spesa al centro commerciale. Adesso chiamano direttamente lei, non perdono tempo chiamando me e chiedendomi di passargliela. Vedo Gabri illuminarsi sul viso, mi sorride e, dopo aver riattaccato, mi dice ridendo che stasera siamo di scena al club. La cosa non può che farmi piacere e ci concediamo allegramente un bel trancio di pizza al fast food. Siamo attesi verso le 23,00, la sera decidiamo di andare prima al cinema. Il multisala è gremito e ci godiamo il film mano nella mano. Fa decisamente freddino questo primo weekend di dicembre e Gabri sfoggia un elegante tailleur che nasconde interamente la preziosa biancheria intima che indossa sotto. La minigonna avrà modo di indossarla nello spogliatoio privato del club. Arriviamo alle 22,50 e i gestori ci accolgono calorosamente. Si chiacchiera 5 minuti e poi... il briefing. Stasera i nostri amici vogliono presentare mia moglie a tre professionisti del nord desiderosi di trascorrere una serata piccante, e ancora più desiderosi di trascorrerla in compagnia di una bella ventottenne con ottime e pluricertificate referenze di gran ninfomane. Ci accomodiamo nel salottino privato, i gestori hanno preparato un buffet freddo di gran pregio. Ci lasciano soli. Gabriella va a cambiarsi. Il tailleur lascia il posto ad una mini molto corta, belle calze autoreggenti le impreziosiscono le gambe. La camicetta di seta semitrasparente lascia intravedere i morbidi capezzoli, per nulla celati dal reggiseni a balconcino. Mia moglie è decisamente pronta a trascinare nella perdizione i tre professionisti. Lei è completamente rilassata e sorseggiamo champagne chiacchierando piacevolmente quando la porta si schiude ed entrano tre uomini piuttosto alti. Facciamo subito le presentazioni: Angelo, sulla cinquantina, fisico asciutto e capelli corti quasi bianchi, Marco sui 45 decisamente corpulento per non dire grasso e Nicola sui 52/53, di media altezza e corporatura. Rimaniamo in piedi qualche minuto, tutti ci serviamo di tartine ed olive, sorseggiando champagne. Come avviene quasi sempre in queste occasioni, gli uomini vanno subito al sodo. Marco scivola alle spalle di Gabriella ed inizia a farle complimenti inequivocabili, le sue mani non tardano a posarsi sui fianchi di mia moglie. La conversazione ammutolisce, per me è arrivato il momento di farmi da parte. Vado al mio solito posto, una poltroncina in pelle seminascosta in un angolo. Marco abbraccia Gabriella da tergo, il suo viso affonda tra i capelli profumati di lei, l'uomo appoggia la sua virilità già evidente contro le natiche di lei, inizia a strusciarla in maniera sempre più sfacciata. Gli altri due si avvicinano, adesso delle parole non c'è più bisogno. Angelo e Nicola sono in piedi davanti a Gabriella e la stringono sempre di più, dietro c'è Marco che preme e lei è circondata. Le sue labbra si schiudono in un sospiro di piacere, sei mani maschili percorrono il suo corpo. La camicetta va via per prima, sbottonata da Angelo, mentre Marco si preoccupa di sfilarle la minigonna. La bocca di Nicola si incolla alle labbra di lei, le lingue mulinano impazzite, le dita di Marco si insinuano sotto gli slip, le mani di Gabriella cercano i pacchi dei tre maschi maturi, finchè una si stringe vogliosa intorno all'erezione di Marco, il primo dei tre ad estrarre lo scettro. Gabri si inginocchia in mezzo ai tre uomini, Marco è il primo ad entrarle in bocca. Gabriella è maestra nell'arte di lucidare gli uccelli con la lingua e un quarto d'ora dopo i membri dei tre uomini svettano fuori delle rispettive cerniere lampo completamamente intrisi della saliva di mia moglie. Marco, il più intraprendente, vuole essere il primo a montarla. La fa alzare, la prende per mano e la fa distendere sul divanetto. Mette il profilattico, le sale sopra e si fa strada tra le cosce. Il cazzo di Marco le si sprofonda dentro in un unico affondo strappandole gemiti di piacere. Gli altri due restano momentaneamente in disparte mentre Marco chiava la mia Gabriella ad un ritmo forsennato. Mi viene da pensare che se continua così in un paio di minuti riuscirà a farla venire, e così è. Gabriella viene ansimando e gemendo sotto i violenti colpi dell'uomo che la ricopre di insulti volgari ma che non riesce a sua volta a trattenersi esplodendole tutto il suo piacere dentro la fica. Marco estrae il cazzo dalla passera della mia consorte badando a non far fuoriuscire lo sperma dal preservativo. Angelo prende il suo posto e inizia a scoparla a ritmo decisamente più blando. L'andirivieni del cazzo del cinquantenne dentro di lei in pochi minuti le fa riprendere le energie e Gabri ricomincia ad ansimare di piacere. Attira a se Nicola e gli prende il membro tra le labbra, ciucciandolo avidamente mentre Marco si deterge il sudore seduto sul divanetto davanti a loro. Nicola ed Angelo non devono essere nuovi ad avventure in tandem con la stessa donna. Si coordinano efficacemente prendendola a sandwich. Nicola supino sul divano, Gabriella si impala sulla sua erezione facendosela scomparire nel culo, Angelo che le va sopra a sua volta e le infila il cazzo davanti. E' una doppia monta notevole. Sono eccitato e non voglio venire a mia volta masturbandomi prima che la serata sia finita. Lascio il salottino e vado a vedere cosa succede in sala. Ci sono coppie che ballano, coppie che si sbaciucchiano, dietro le tende dei salottini si intuiscono movimenti inequivocabili. Vado al bar a prendere una coca. So che Gabriella preferisce stare da sola durante gli incontri e non voglio imporre troppo la mia presenza. Uno dei gestori mi raggiunge, chiacchieriamo. Si dichiara soddisfatto della serata, gli avventori sono decisamente tanti. Mi dice che i tre tizi sono professionisti affermati e che probabilmente faranno un regalo a Gabriella. Non batto ciglio, non è una cosa che cerchiamo ma ogni tanto capita, e Gabri ne è sempre lusingata. Il gestore mi confida pure che gli è arrivato un ospite di riguardo e che ci sarebbe davvero grato se mia moglie, finito di soddisfare i tre professionisti, fosse tanto gentile da farsi scopare pure da lui. Gli dico che non c'è problema, lo farà sicuramente. Al che lui decide di presentarmelo, è un sessantenne dall'aria abbastanza insignificante ma simpatico. Mi chiede di mia moglie, se non mi dà fastidio che lei faccia queste cose. Gli rispondo che mi fa piacere che le faccia. Passa un'oretta e alla fine vedo Gabriella uscire dalla zona riservata insieme ai tre uomini. Penso tra me e me che hanno fatto una cosa abbastanza veloce, non è nemmeno l'una del mattino. Gabriella e i tre ci raggiungono al bar, loro bevono una cosa e ci salutano. Lei mi si avvicina e mi dice che le hanno voluto dare una busta. Più tardi, a casa, aprendola , vi troverà 500 euro e due biglietti da visita con i cellulari dei tizi. Michele, il sessantenne, continua a sedersi vicino a me, speranzoso. Ad un certo punto ci interrompe e mi chiede se gli presento la mia signora. Faccio da cerimoniere e le dico che Michele è un caro amico del gestore. Lei capisce l'antifona, andiamo a sederci su un divanetto appartato, provvedo a fare in modo che lei si ritrovi al centro della situazione. Michele attacca discorso e lei lo guarda provocatoriamente. vedo la mano di Michele scivolare tra le cosce di Gabriella. Lei lo lascia fare, lui prosegue l'azione va in profondità. Capisco da come lei socchiude gli occhi che Michele le sta lavorando la fica con le dita. Gabri sospirando dice all'uomo che quei tre tizi al bar l'hanno scopata per due ore e che le hanno regalato tre orgasmi da favola... Michele estrae il cazzo dai pantaloni, è bello dritto. Gabriella glielo mena dolcemente, poi, incurante degli sguardi dei numerosi uomini-ombra che ci hanno attorniato si china sull'uomo e, senza esitare, gli prende il cazzo tra le labbra. Sa come fare per vincere la resistenza del tipo, il pompino è rumoroso e con continui risucchi. Attorno a noi c'è il solito capannello ma Michele non ha speranze di durare. Comincia a lamentarsi, lei smette di succhiare e gli pratica una sega velocissima. Michele eiacula dopo soli 5 minuti dall'inizio del trattamento. Sicuramente sperava in qualcosa di più corposo, ma sessant'anni sono sessant'anni e mentre lui attende invano di ricaricare le pile io vengo gratificato da Gabriella a mia volta di un succulento pompino con ingoio completo, Salutiamo Michele ed i gestori, per stasera può bastare...
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15 anni fa
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La prima volta di anna
Mario e Anna stavano insieme da più di venti anni, erano considerati da tutti una bella coppia, allegri e dinamici, buoni sportivi stavano sempre insieme. Si erano conosciti una mattina sul treno delle sette, lei andava a scuola, frequentava il quinto superiore, lui in divisa dell’Aereonautica stava tornando per una licenza. Lei si era innamorata subito di quel ragazzo in azzurro, e lui non riusciva a toglierle gli occhi di dosso, mora, con una capigliatura molto bella e vistosa aveva attirato subito la sua attenzione. Quattro chiacchiere sul treno, e poi arrivati alla stazione avevano lasciato sia il suo zaino e la sua valigia al deposito bagagli e via , di nuovo in treno fino al lago. La giornata era rimasta indimenticabile, l’anno dopo erano sposati, e dieci mesi dopo lei metteva al mondo Michele. Da quel giorno il tempo era volato, lei si era dedicata al figlio, e faceva la casalinga a tempo pieno, lui impegnato in un buon lavoro che gli rendeva bene anche se lo costringeva spesso ad assentarsi da casa. Fisicamente erano due persone che ci tenevano, sport e lunghe camminate avevano fatto si che lui, pur non essendo un super palestrato avesse un bel fisico, lei da quando accompagnava il figlio a fare sport si ritagliava sempre un’oretta anche per lei, la gravidanza poi non aveva quasi lasciato il segno, era a vederla una bella donna, ma devotamente fedele non aveva avuto altro che lui nella vita. Erano passati in fretta venti anni, e quando meno se lo sarebbero aspettato Michele si fece “accalappiare “ da una ricca ragazza Australiana che studiava storia dell’arte a Firenze, non l’aveva mollato più e se lo era portato a casa, dover i genitori di lei ne erano entusiasti, lui laureato con 110 e lode aveva subito trovato lavoro, e lei aveva aperto una galleria d’arte molto fiorente, tanto che si erano sposati quando lei si era resa conto di essere incinta. Da quel giorno erano passati tre anni, Mario e Anna sembravano molto felici, un poco dispiaciuti per la lontananza, ma contenti della situazione del figlio, e se apparentemente tutto filava liscio nella realtà erano diventati un poco strani, si sentivano “arrivati”, come se raggiunto lo scopo, un figlio, un buon matrimonio, un nipote, li facesse sentire come se ora la vita non ci fosse più nulla di interessante da desiderare. Sessualmente parlando lei era vergine quando lo aveva conosciuto, mentre lui era un poco più esperto , col tempo avevano raggiunto una bellissima intesa. Lei devota a lui gli aveva lentamente concesso tutto, anzi col tempo era diventata molto esperta , specie quando gli praticava certi “ lavoretti” di bocca che lui apprezzava e ricambiava con lunghi preliminari molto graditi da lei. Ora però le loro scopate avevano uno strano sapore di noia, monotonia che lo rendeva poco appagante, se pur sempre bello il sesso era diventato meccanico, privo di fantasia. Mario ne era consapevole, e dentro di se cercava di trovare la soluzione, mentre lei sembrava non accorgersene di questa reciproca insoddisfazione. La sera lei si distendeva in poltrona a guardare la tv, mentre lui da tempo aveva trovato un diversivo nel navigare su internet. Una volta lei lo vide segarsi mentre guardava un film porno, rimase molto male, ma non disse nulla. Nel suo essere donna, e soprattutto semplice casalinga, non riusciva a capire come il suo uomo trovasse eccitante un porno. La seconda volta che lo vide andò su tutte le furie,” ma sei proprio un porco depravato e maiale”, lo apostrofò, lui rimase un poco sorpreso dall’eccessiva reazione ma lasciò perdere. Alcune sere dopo mentre facevano l’amore, lei stava godendo, bene, lui sembrava avesse un qualche cosa di più quella sera, e mentre la prendeva distesa di lato da dietro portò una mano sul viso di lei, e cercò di infilarle un dito in bocca “chiudi gli occhi e immagina di succhiare un altro cazzo” le disse Mario, lei si bloccò di colpo, accese al luce e con occhi di fuoco lo aggredì verbalmente “ porco maiale sudicio che non sei altro, ma per chi mi hai preso?, guarda che non sono una troia di quelle che guardi nel pc, io certe cose non le faccio CHIARO??, come puoi chiedermi di succhiare un altro in tua presenza, ma che ti dice la testa?”, poi infuriata si girò dall’altra parte e per alcuni giorni gli tenne un “muso” pazzesco, era come se lui gli avesse chiesto chissà quale sacrificio. Per circa due settimane lei cercò di evitare di andare a dormire insieme a lui, o prima lei , o prima lui, e quando l’altro entrava nel letto l’altro fingeva di dormire. Poi una sera lei era distesa in poltrona, faceva zapping con il telecomando quando trovò un programma che parlava di coppie, di sesso fra coppie, di scambi, e tante altre cose tutte connesse alla vita a due. Avvicinò la poltrona per seguire meglio il programma, ora la conduttrice intervistava uno psicologo che cercava di spiegare per quale motivo fra le coppie c’era la necessità di arrivare a questi diversivi. Lui la prese un poco alla larga, ma poi in definitiva arrivò alla conclusione che dopo tanti anni di matrimonio il desiderio scemava, ucciso dal fatto che entrambi soggetti si sentivano sicuri, non dovevano far altro che allungare le mani e trovare sempre o quasi il partner disponibile, quindi c’era la certezza di “ avere” che rendeva alla fine superfluo ogni sforzo di sembrare diversi. Poi era la volta del sessuologo che aggiungeva che anche con il tempo la stimolazione cambiava, sapere con certezza dove il partner trova maggior piacere col tempo rende tutto più facile ma anche più monotono, quindi il rimettersi in gioco, anche con la semplice fantasia rende un rapporto fresco, vivo, sempre giovane, evitare i luoghi comuni , cercare sempre di diversificare anche il modo e luogo dove si consuma il rapporto rende lo stesso diverso e più intrigante, essere complici, era, a detta di lui fondamentale e arricchiva qualunque rapporto anche quelli più datati. Anna era attentissima, l’argomento le piaceva tantissimo, e quando la parola passò ad una coppia scambista con il volto coperto da una mascherina lei rimase a bocca aperta, la donna , asseriva di adorare il suo uomo, di sentirsi sua anche quando altri maschi la prendevano o lui si dava da fare con altre, di amarlo per il piacere che lui desiderava lei provasse fra le braccia di altri o altre indistintamente, non erano in discussione i sentimenti, anzi era una vera prova d’amore il desiderare che lei godesse anche e più di quanto lui fosse in grado di farle provare. Poi fu la volta di parlare di un singolo, raccontava che vi erano tantissimi uomini che impazzivano di piacere nel vedere la propria donna posseduta con forza e passione da altri uomini, anzi, volevano essere umiliati e sottomessi per sentirsi felici, poi vi erano anche donne che durante il giorno erano abituate al comando, ma fra le lenzuola volevano essere trattate da schiave umiliare e sottomesse. Anna quella notte quasi non riuscì a chiudere occhio, combattuta fra sensi di colpa nei confronti di lui, e la paura di non avere il coraggio di assecondare i desideri di Mario, in fondo lui le aveva solo chiesto di “immaginare” di farlo, ma anche questo le sembrava una cosa difficile. Il giorno dopo quando Mario tornò dal lavoro lei gli chiese se gli sarebbe piaciuto andare al mare con il camper, visto he anche se non era ancora estate l’aria era caldissima, lui rimase un poco sorpreso, ma visto il “ disgelo ”di lei non volle perdere questa occasione che si presentava. Il mattino successivo, era un mercoledì, lui non lavorava si recarono nella spiaggia dove andavano sempre, ma era tutta un fermento di operai che preparavano le strutture per l’imminente estate, quindi andarono più a sud, e si ritrovarono in una spiaggia che Mario aveva visto su internet, era un’oasi del WWF, un lago dietro e una lunghissima spiaggia selvaggia davanti. Camminarono per più di un km, erano i soli esseri umani della spiaggia, e Mario ad un certo punto piantò l’ombrellone e si mise nudo, lei rimase un poco indecisa, poi lo imitò, erano soli, e non era proprio la prima volta, anche l’anno prima in Corsica in una spiaggia deserta lei si era denudata, ma sempre al riparo di due grosse rocce. Rimasero un poco a prendere il sole, poi lui l’invitò a fare i bagno, lei sollevò la testa, nessuno ne a destra ne a sinistra, si avvicinò all’acque e si tuffo di corsa nel mare, lui la raggiunse, si abbracciarono, baci carezze, lei continuava guardarsi intorno, erano sempre soli, allora cominciò a rilassarsi e a dedicarsi la piacere che lentamente lui le stava procurando, immersi nel mare lui aveva il cazzo duro ed eretto, lei sentiva le mani di lui infilarsi in ogni sua apertura, poi lentamente tornarono verso riva, lei era eccitatissima, lui la distese sul bagnasciuga e entrò con decisione dentro di lei. ……… mhuumumhuhuhmumu…….. siiiiiiiiiiii ……. disse Anna, mentre lo stringeva a lei, ora erano sparite le paure, non si guardava più intorno ora c’era solo lui e lei. Mario la scopava con impeto, e passione, non era un super dotato, il suo cazzo misurava si e no una ventina di cm, ma lui lo sapeva usare benissimo, e lei lo aveva sempre apprezzato molto, poi nel momento in cui stava godendo Anna prese la mano di Mario e infilò due dita in bocca incominciando a succhiarle come se stesse facendo il più bel pompino della sua vita. Lui rimase basito, era chiaro che lei aveva intenzione di giocare, ma come muoversi, dopo la passata esperienza si rese conto che un movimento errato, e una frase sbagliata e tutto sarebbe andato a puttane. Anna percepì l’indecisione del suo uomo. “Dai scopami, ho voglia di godere, sai mio marito non mi scopa da giorni, è per questo che sono venuta in questa spiaggia di nudisti per rimediare un cazzo che mi faccia impazzire”. Anna pronunciò questa frase d’un fiato, incredula lei stessa di come le parole le fossero uscite di bocca, lui con la bocca aperta la guardava come se fino a quel momento non avesse veramente conosciuto questa donna, poi replicò, “certo che ti scopo, vedrai che quando torni da quel cornuto ti sentirai piena di sborra, e ti avrò cavato ogni voglia”, disse questo e non toglieva gli occhi dal suo viso che si illuminò nel sentire quella risposta. A quelle parole fece seguito un ritmo molto intenso e continuo, come amava scopare Mario, ma lei ora voleva rompere gli indugi,” dai fammelo sentire fino in gola, daiiiiiiiiii ……siiiiiiiiiiii … goodoo …. Godoooo …. Siiiiiiiii ….. VENGOOOOOO!!!!!!.....” urlò con tutto il fiato che aveva un gola. Lui la sbatteva con dei colpi tremendi che scuotevano tutto il suo corpo, i piccoli seni, una seconda appena venivano sbalzati verso l’alto con forza, il bacino di lui urtava con un colpo duro contro il monte di Venere di lei, che finalmente si lasciò andare in un ulteriore urlo liberatorio … VENNNNNGOOOOOOOOoooooooo …… e rimase inerte come una bambola di pezza incapace di avere una qualsiasi reazione, ma anche lui era arrivato al momento del suo piacere, la fissò negli occhi, “ si eccomi, ti sborro dentroooooo … vengoooo siiiii … così ti metto incinta, tanto c’è quel cornuto di tuo marito che poi lo crescerà questo figlio,” e le inondò la fica ben sapendo che lei prendeva la pillola, ma era sempre un’emozione continuare il gioco. Le inondò veramente la fica, una sua caratteristica era la quantità industriale di schizzi che lui aveva al momento dell’orgasmo. Passarono il resto della giornata distesi al sole, lentamente lei riuscì a rilassarsi, era piacevole sentire il sole accarezzarti la pelle, sentire il caldo sul seno, aprire le gambe sentire il caldo del sole selle grandi labbra della vulva aperta. Parlarono tantissimo, come era loro abitudine, lui le chiese come mai avesse cambiato idea, lei gli raccontò del programma, e del fatto che lo amava, e che se lui era questo che voleva, pur non sapendo assolutamente ne in che modo ne dove, ne se poi ci sarebbe riuscita , però lo avrebbe assecondato, doveva solo avere un poco di pazienza. Mario l’aveva baciata e stretta forte a se, “io pure non ho la più pallida idea di come e quando e dove una simile esperienza possa succedere, ma ti assicuro che avrò tutta la pazienza del mondo. Quel giorno lui la prese più volte, lei non gli negò assolutamente nulla, sia il piacere di sentire il suo cazzo dietro che una copiosa sborrata in gola, mentre lui la fece impazzire con la lingua. IL sabato successivo decisero di tornare lì, avevano anche la domenica libera, parcheggiarono il motorhome nel parcheggio riservato e nel pomeriggio andarono in spiaggia. Nonostante fosse solo Maggio e il pomeriggio la spiaggia era abbastanza affollata, questo rese Anna un poco nervosa, camminarono molto prima che lei si sentisse a suo agio, piantarono l’ombrellone fra due grosso tronchi portati dal ,mare, poi si misero nudi. Poco dopo un signore si distese vicino a loro, era alto, capelli e pizzetto bianco, era anziano, ma il fisico era ben curato. Lei per un momento rimase un poco infastidita, con tanto spazio proprio lì vicino a loro doveva sdraiarsi, pensò, ma il tizio non le dette nessuna importanza, era come se lei non esistesse, anzi, aperto un quotidiano si mise a leggerlo incurante del fatto che lei fisse nuda distesa a poca distanza da lui. Mario andò a fare il bagno, lei lo guardò allontanarsi nuotando dalla riva, era tesa, un tipo nudo vicino a lei e lui che la lasciava sola, ma non accadde nulla, una coppia giovane stava venendo verso di loro, ma dall’altra parte un tipo con dei grossi occhiali scuri passò fra lei e il mare, lei si girò istintivamente a pancia in giù, quasi a volere offrire al tipo la minor vista del suo corpo nudo. Intanto l’altro continuava a leggere il quotidiano indifferente, lei si sentì punta nell’orgoglio, era una bella donna e lui non la degnava di nota, si tirò su con le spalle appoggiata al tronco, il suo splendido seno si evidenziò, lui fece mezzo giro con il capo verso di lei, ma poi continuò a leggere. Indispettita scattò in piedi, andando verso il mare, nel preciso istante in cui la coppia passava, loro le dettero un’occhiata, e passati oltre commentarono, “accidenti che fisico!”, lei sentì il commento della ragazza condiviso dal compagno, guardò ancora verso il tizio che ora non leggeva più, ma osservava incuriosito, lei raggiunse Mario con poche bracciate, lo attirò a se, lo stuzzicava sottacqua, a lui cresceva il cazzo, “dai fermati, mi fai avere un’imbarazzante erezione, sai che figura ci faccio quando esco,” ma lei continuò e allora lui si avviò verso la riva, il tutto seguito dallo sguardo del tizio che a quel punto si alzò e andò verso il mare, lui pure aveva una discreta erezione, lei ne fu compiaciuta, e per affondare il colpo si piegò a 90 gradi per raccogliere l’asciugamano , la visione del suo magnifico fondo schiena non doveva essere passata inosservata, e quando si girò per distendersi vide il tizio che si toccava un cazzo in piena erezione. Da quel momento il resto della giornata lei continuò spiare il tizio che manteneva una discreta indifferenza, ma una ventata più forte fece volare il giornale del’uomo che finì tutto fra le mani di loro. “Scusi “ disse il tizio, e Mario nel restituire il giornale incominciò a parlare con lui, di tutto, e alla fine dopo aver dato a lei un’occhiata lo invitò a sdraiarsi lì con loro. Lui si presentò, si chiamava Paolo, psicologo in volutamente pensione anticipata, aveva cinquantacinque anni, vedovo da sei aveva deciso di smettere di lavorare, si era comperato un camper nuovo e con esso girava il mondo. Lei si sentiva a suo agio, lui non era affatto invadente, non la fissava, ma era affabile, divertente, tanto che alla fine si resero conto di essere rimaste le uniche persone della spiaggia, si avviarono al parcheggio, e Mario avvicinò il loro motorhome al camper di Paolo. La cena la organizzarono insieme, seduti fuori dai veicoli mangiarono insalata e prosciutto con il melone, il tutto annaffiato da un bianco leggermente frizzante che non li ubriacò, ma sciolse molto la tensione che c’era in lei. Parlarono di tutto, e poi immancabilmente il discorso finì sul sesso.” Tu e tua moglie avete mai avuto storie, come dire, particolari?” chiese Mario, lui sorrise, “ sapete voi due mi ricordate io e mia moglie tanti anni fa, allora il nudismo era una cosa rara, lo si poteva fare solo in Corsica, e fu la in quella terra che io e lei avemmo per la prima volta uno scambio, anzi per essere precisi un triangolo con un singolo conosciuto lì”. Mario guardò verso Anna, si inetesero al volo, lei chiese “come fu?, è stato difficile?”, lui sorrise e cominciò a raccontare che non fu facile, è come la prima volta che si fa l’amore, deve essere fatto bene con i modi e tempi giusti, nella situazione giusta, altrimenti si ottiene l’effetto contrario, ma il tipo conosciuto lì era esperto, facemmo un piccolo gioco e la cosa divenne subito facile e molto appagante per tutti. Anna lo guardò, ci spiega come?, semplice disse lui, potremmo farlo anche ora, loro si dettero un’occhiata d’intesa, poi lei chiese come fare. La cosa è semplice, io e voi due ci mettiamo comodi, poi io incomincio a toccare lei, a quel punto basta che uno dei due dice basta e il gioco finisce lì, fino a quel punto io vado avanti, deve essere una cosa voluta, non imposta ne da uno ne dall’atro altrimenti non è più divertente. Anna guardò Mario, c’era in lei il desiderio di provare, lui disse “ ok, proviamo andiamo dentro il nostro camper che ha un matrimoniale molto spazioso”, in un momento si ritrovarono dentro e nudi, Mario rimase in piedi mentre Anna era distesa sul letto con Paolo vicino a lei, “ allora, è chiaro che potete dire basta quando volete,” disse e guardò verso Mario, lui gli fece un cenno d’assenso, poi si girò verso Anna e lei visto il gesto di Mario gli sorrise. Dentro di lei pensava tanto lo ferma, sono sicura che quando vede che lui va troppo nell’intimo lui lo ferma, mentre Mario guardava Anna e pensava la stessa cosa. Paolo incominciò ad accarezzarla, con gesti lenti, molto semplici ma continui, non toccava nessuna zona erotica in particolare, accarezzava il suo corpo, le cosce, lei sentiva uno starno languore, dentro di lei c’era un vero e proprio conflitto , fra la decisione di dire basta e la voglia di dimostrare a Mario che lo avrebbe accontentato, in più ora le carezze di Paolo gli stavano facendo uno strano effetto, si sentiva eccitare, lentamente quella mano le procurava un piacere sottile, istintivamente divaricò le cosce, ma lui non si decideva a toccarle ne i seni ne la fica, mentre lei sentiva inumidirsi , guardò ancora verso Mario, lui le sorrise, ecco ora quando lui mette la mano sulla fica lui dice basta pensava Anna, ma dentro di se ora non ne era più tanto sicura di volerlo. Mario guardò verso di lei, ora quando lui la tocca più a fondo lei dirà basta e tutto finirà, ne sono certo, ma si sentiva crescere il cazzo, si stava eccitando, no , non dirò io basta, se si vuole fermare lo deve fare lei. Paolo guardò ancora una volta Anna, era tesa, il desiderio di sentire la mano di lui sul suo corpo la stavano eccitando, gli occhi socchiusi, il respiro corto gli stavano facendo capire che lei era pronta, poi si girò verso Mario, il cazzo teso, eccitato, lui annuì, Paolo a quel punto si abbassò su di lei, la sua mano ora ii era impadronita del suo seno lei ebbe un gemito di piacere, poi le labbra di lui si impossessarono del capezzolo e lei iniziò a godere . Sentiva che lui era bravissimo nel succhiare e stringere il capezzolo in bocca, sentiva la stimolazione perfetta come piaceva a lei, mentre con l’altra mano lui le toccava l’altro seno lei divaricò le gambe, era pronta, voleva che lui le toccasse la fica, era già bagnata e fu al quel punto che Mario si mise in ginocchio sul letto dal lato opposto,, Paolo intanto era scivolato con le mani fra le cosce di lei, e aveva incominciato a toccarle il clito, lei ebbe in lunghissimo gemito di piacere … uhmhmummmhmumu … siiiiiiii …., si girò dal lato opposto e si trovò davanti il, cazzo del suo uomo duro, teso pronto per essere succhiato, lei non esitò un attimo, lui le sollevò la testa e lei si infilò il cazzo tutto dentro le bocca. Paolo alla vista di questa cosa si distese più giù, divaricò le gambe e infilò la testa in mezzo, ora la sua lingua leccava la fica di lei che stava veramente iniziando a godere, era stupendo sentire quella lingua torturare il suo bottoncino mentre lei si infilava tutto dentro la gola il cazzo di Mario. In poco sentì che l’orgasmo era vicino, quando godette si sfilò un poco il cazzo dalla bocca per poter gridare, …… siiiiii …. Venguooooooouuuummmmmmm… nonn riuscì adire altro, lui gli aveva spinto di nuovo il cazzo in fondo alla gola. Paolo a quel punto si spostò e invitò Mario a prendere il suo posto, ma lui lo fece inginocchiare dall’altro lato del letto, lei intuì subito il desiderio di suo marito e prese il cazzo dell’altro li congiunse fino a far toccare le due cappelle, poi incominciò a leccarli entrambi, muoveva la testa da un lato all’altro, e ogni tanto cercava di infilarli tutti e due in bocca. “Accidenti come lo succhia bene”, fu il commento di Paolo, e dato che nessuno di voi mi ha detto basta io passerei alla fase successiva, Mario guardò lei che gli sorrise affermativamente, Paolo si distese sul letto con il cazzo duro e svettante verso l’alto, era lunga come l’altro, ma decisamente più grosso in circonferenza. Mario si spostò, lei lo fissava lui l’abbracciò forte stringendola a se, “ ti amo, se non vuoi puoi fermarti, ma se lo farai ne sarò contento”, lei lo baciò sulla bocca con tantissima passione, “ti amo , e per te lo voglio”, poi salì sul cazzo dell’altro e si impalò con un movimento secco e rapido. Anna sentiva il palo di carne aprirsi la strada dentro di se, lo sentiva strisciare sulle pareti della fica dilatandola e quando toccò il fondo lei aveva la bocca aperta quasi per gridare, ma le mancò il fiato tanto godeva, inarcò il corpo all’indietro, mentre Mario si posizionò davanti a lei e le infilò il cazzo tutto in gola. Rimase un momento ferma, era sconvolgente si sentiva infilata e sentiva il suo corpo reagire con un movimento lento ma continuo, il piacere stava per sommergerla, Paolo inarcò le gambe e incominciò a pomparla dal baso, ad ogni spinta verso l’alto lei si infilava il cazzo di Mario sempre più in gola, …… MUHMHMUMUMMmmmmmmhhuuu ….. con un lunghissimo gemito ebbe il primo di una lunga serie di orgasmi, e mentre godeva non si era resa conto che Paolo le lubrificava il culo, solo quando Mario le tolse il cazzo dalla bocca e la fece distendere sull’altro si rese conto che lui l’avrebbe presa da dietro. Paolo rimase fermo un momento il tempo di lasciare che Mario le infilasse il suo cazzo dentro di lei, è gridò , ma non di dolore, al contrario, un’orgasmo improvviso dovuto la contatto dei due cazzi che ora sentiva dentro di lei divisi da una sottile membrana che le dava l’ìmpressione fossero tutti e due insieme la fece sconvolgere e venire ,……. Siiiiiiiiiiiiii … spaccatemiiiiiiiii ……. Poi il nulla, nella sua mente espose un contino di sensazioni di piacere indescrivibili. I due maschi la pompavano fino a quasi a farla svenire, lei non aveva mai goduto tanto, il primo a schizzare fu Mario, lo sentì accellerare dentro di lei, e scaricare la sua sborra direttamente nel suo culo …. Siiii sborrooooo !!!! …. Siiiii …. Tieniiiii …. Lei sentì dei caldissimi getti che le riempivano l’ano, poi lui uscì, venne a posizionarsi di nuovo davanti a lei. Paolo intanto continuava a sbatterle dentro io cazzo da sotto , osservava lei che con estrema maestria continuava a succhiare suo marito, e quando si rese conto che lui era di nuovo in perfetta erezione disse di fare un cambio, “dai mettiti tu sotto che voglio entrare io pure dentro il suo culetto.” Mario si distese supino, il suo cazzo svettava duro lei si posizionò di nuovo su di lui, volgendo il dietro all’altro che lentamente si insinuava, non senza qualche difficoltà dentro di lei. Anna si rilassò al massimo, respirando lentamente, e quando si rese conto che lui era entrato tutto in lei, guardò negli occhi Mario, “ti amo, ti amo, dai fatemi impazzire,” lui incominciò a pomparla dal basso, ma era Paolo che da dietro le imprimeva il suo ritmo, lei era estasiata, … siiiiiiiiiiiii … mi… miii… stateeeee… spacccccandooooooooo…… godoooooo! ….godooooo!!!!!... e fu sul punto di svenire. Paolo le afferrò i fianchi, intensificando molto il suo ritmo, era evidente che pure lui era al limite, lei si girò e lo implorò .. “ ti prego vienimi sia nel culo che in bocca.” A quelle parole lui non resistette molto … ecccoomiiii .. sborrooooo … e scaricati un paio di schizzi dentro di lei ne uscì facendo il classico flop, il tappo che le ostruiva il culo era stato rimosso di colpo, si posizionò davanti a lei e fu subito sborra, in faccia, nel viso, dappertutto . Lei si prodigò a leccare e succhiare più che poteva, poi lui lentamente si mise in disparte, li lasciò intenti ad abbracciarsi, “ ti amo, amore mio, non ho mai goduto così tanto.” Mario con un colpo di reni la mise sotto di se, “ ti amo, anch’io,” e prese a pomparla con colpi tremendi, quasi a volere ribadire che era anche lui che le dava piacere, lei sollevò le gambe in alto dietro la sua schiena, “fammi godere amore mio, fammi sentire come solo tu sai fare che sono la tua donna”. Lentamente Paolo si rivestì, li osservava scopare erano in quel momento solo loro, lui lentamente e con molta discrezione se ne andò. Loro erano così impegnati nel darsi un nuovo piacere che nemmeno lo notarono …. Daiiiiii amore mio, fammi sentire la tua sborra dentro di me, fammi godere, lui intensificò i movimenti e alla fine venne insieme a lei . rimasero un momento abbracciati, ma complice sia la stanchezza che il piacere provato si addormentarono. Al mattino quando si svegliarono si resero conto di essere riamasti soli, sul tavolo c’era un biglietto di Paolo, “ cari amici, non siate dispiaciuti se me ne sono andato, era la cosa giusta da fare in quel momento, dove voi e solo voi dovevate restare insieme, mi avete ricordato la prima volta che io e mia moglie lo abbiamo fatto, era come ieri sera con voi, e poi anche noi abbiamo sentito il desiderio di abbracciarci e restare insieme, spero che prima o poi ci si riveda, in ogni caso vi auguro di divertirvi sempre e di trovare le giuste situazioni appaganti per entrambi. A rivederci cari amici.
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15 anni fa
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La compagna di classe
Scusate gli apostrofi sono spariti con il copia-incolla Sabato sera, serata di incontro con i compagni di classe. Lattesa dellevento è stata per me molto snervante, in quanto ultimamente avevo riallacciato i rapporti con Sabrina (nome di fantasia), una delle mie compagne di classe. Giusto qualche sms e un paio di aperitivi per raccontarci come va e come non và. A scuola avevamo un ottimo rapporto e ci confidavamo molto anche su cose intime; in un paio di occasioni, in saletta proiezioni,si era anche lasciata toccare il seno ed accarezzare in mezzo alle cosce, ma la cosa è finita lì. Rivedendola dopo tanto tempo però...adesso è diventata una donna matura, con delle belle curve, il viso con i lineamenti più marcati e la sua sicurezza di mostrarsi donna negli atteggiamenti e nel vestire mi ha riacceso qualcosa si sessuale dentro. Mi capita spesso ultimamente che quando ho voglia di fare sesso mi masturbo fantasticando su Sabrina. Ritornando alla serata, ci siamo ritrovati in un locale, con i soliti convenevoli ; era luglio e faceva moltissimo caldo e Sabrina è arrivata vestita con una gonna stretta e lunga che gli risaltava il sedere un po troppo grande per la sua altezza, ma comunque sodo e alto ed i suoi fianchi stretti. Indossava anche una canottiera scollata, anche se non appariscente visto che ha poco seno. Da li siamo partiti tutti alla volta del ristorante per poi andare in un pub dove anche si balla. Io e lei abbiamo lasciato la macchina in un parcheggio, e siamo andati in macchina con lormai consueto guidatore assegnato, rigorosamente astemio! Nel Pub ci siamo un po scatenati a ballare ed io e Sabrina continuavamo a lanciarci occhiate come avevamo fatto per tutta la serata. Quelli sguardi dicevano: vorrei stare un po solo con tè. Ogni tanto ci parlavamo , e non perdavamo occasione per lasciarci sfuggire un tocco, una strusciata fianco fianco. Ad un certo punto lei mi guardò sorridente, e si avviò verso i bagni, e poco prima di entrare si girò nuovamente a guardarmi e vedendo che io la stavo fissando e mangiando con gli occhi credo che si sentii anche un po imbarazzata. La seguii ed entrai anche io nel disimpegno del locale bagni. La cosa fu fulminea: ci guardammo negli occhi, io gli andai incontro , la strinsi a me e ci baciammo. Mentre ci stringevamo gli misi una mano sotto la gonna, accarezzandole la coscia che dai brividi era diventata ruvida, a pelle doca ; la abbracciai più stretta e gli feci sentire che il mio pene era ormai durissimo. A quel punto, mi accorsi che nellangolo cera una porticina semiaperta dalle quale si intravedeva linterno della stanzetta, con il materiale per le pulizie. Non persi tempo la portai subito lì dentro. Iniziamo a spogliarci a vicenda, io gli tolsi la magliettina ed il reggiseno, così da poter sentire su di me quei piccoli capezzoli duri dallemozione, e dopo un attimo gli alzai una gamba, gli spostai le mutandine e iniziai ad accarezzargli la vagina, Prima attorno alle labbra, poi qualche carezza al clitoride ed infine gli infilai un dito, mentre lei iniziò a fremere ed ansimare; a quel punto mi abbassai i pantaloni gli puntai appena il pene sullingresso della vagina, e dissi una cosa che un po rovinò latmosfera sono senza preservativo!.Ma lei ci mise poco a ristabilire latmosfera : si abbasso fino ad inginocchiarsi, leccandomi dal petto fino allombellico, e disse con voce tremula: tranquillo, prendo la pillola non cè pericolo, se è per le malattie io sono anni che ho lo stesso partner e di tè mi fido. allora continuiamo risposi; sentii il mio pene entrare nella sua bocca calda e vellutata, la sentii che spingeva e quasi gli entravo in gola, poi mi lecco le palle e poi mi diede dei piccoli morsetti su tutto il pene ed infine si rialzò io gli alzai nuovamente una gamba e gli entrai dolcemente ma con decisione. La guardavo mentre la penetravo : aveva gli occhi chiusi e le labbra socchiuse ed i denti stretti, mentre con le mani lei mi tirava a se prendendomi per i fianchi. Iniziammo a fare lamore con foga, ma pian piano ci rilassavamo e alla fine ci ritrovammo abbracciati stretti a baciarci e ad accarezzarci tutto il corpo. Fu tutto così forte e passionale, quasi una soddisfacente liberazione : una cosa che dovevamo fare e che abbiamo fatto. Sentivamo spegnersi i suoni del locale e la gente muoversi, era ora di chiusura, dovevamo andare. Rivestendoci non mi resi neppure conto che ne io ne lei avevamo raggiunto lorgasmo , era tutto così perfetto. Uscimmo dal locale e in macchina ci sedemmo tutti 2 sul sedile posteriore : davanti cera solo il ragazzo alla guida, stanco ed estraneo alla situazione. Lei si appoggiò di fianco su di mè in pratica con la testa sul mio pene. Io gli accarezzavo i fianchi ed i glutei,e gli davo qualche bacetto sulla guancia, ma poi remore di quanto era successo nello sgabuzzino, pensai bè finiamola bene sta serata; e così mi sono sbottonato i pantaloni, ho tirato fuori il pene un po fiappo e glielo ho appoggiato sulle labbra. Lei iniziò a succhiarmelo, quasi fosse proprio un ciuccio e con una mano mi stringeva e massaggiava delicatamente i testicoli. Io la lasciai fare per un po godendomi il pompino e solo quando iniziò a muoversi con il corpo per chiedere anche lei qualche carezza,iniziai a masturbarla infilandole 2 dita nella vagina. Ora il mio membro era bello duro e lei lo teneva in bocca muovendo la lingua e alternando morsetti a succhiate. Io iniziavo a eccitarmi veramente tanto e sentivo che stavo per venire. Non sapevo cosa fare se dirlo a lei o fare il porco e venirle in bocca. Inoltre dovevamo anche stare in silenzio, poiché eravamo in macchina con il guidatore , per fortuna la radio era accesa a coprire i rumoretti... Alla fine scelsi di venirle in bocca senza dirle niente poiché quello era un mio grande desiderio e .strinsi i denti per non gemere, gli tenni delicatamente la testa sul pene e sentii lo sperma uscire mentre i testicoli sussultavano, la mia eiaculazione fu lunga e abbondante io ero completamente perso nel piacere. Con mia sorpresa lei non si scompose; delicatamente continuava a scivolare con la bocca sul mio pene, orami tutto bagnato di sperma e saliva che sentivo colare. Mi sono goduto il momento per un po. Ad un certo punto lei ebbe un sussulto, e si si staccò, io capii che voleva sputare sul tappetino. Io presi loccasione al volo, volevo realizzare questa cosa da molto, per cui ci provai con lei: la baciai sulla bocca prima che lei sputasse. Allinizio lei non aprì le labbra, io insistetti e quando le aprii ci scambiammo tutto lo sperma che avevo prodotto. Sentivo il gusto salato e stringente ma così eccitante, lei si sentiva che era rimasta un po di stucco, ma poi iniziò a piacerle. Anzi la sentii veramente eccitata, sempre di più allora ricominciai a masturbarla sempre più forte e velocemente. Ci baciamo sempre più a fondo, il gusto ruvido dello sperma era sempre più eccitante, lo sperma allinizio fa un po schifo, ma poi eccita da morire . Lei esplose. Cioè la sua figa si bagnò tantissimo, quasi una spugna strizzata.Io tolsi la mano e leccai e senti il gusto forte e pungente di lei. La macchina si fermò. Lei fece finta di dormire appoggiata a me. Eravamo arrivati al parcheggio dove avevamo lasciato le macchine. Scendemmo tutti due, salutammo il guidatore io presi lei, la feci entrare nella mia macchina sul sedile posteriore ed inizia immediatamente a restituirgli il favore: gli leccai la figa per quasi 15 minuti, affondando la mia lingua bene dentro e mordicchiandogli le labbra. Poi ci rilassammo abbracciati Ci fecimo un po di confidenze sulla serata e lei mi confessò che il bacio con lo sperma era la cosa più eccitante che avesse mai fatto le dava la sensazione di un rapporto completissimo. Mi confessò anche che lo sperma fa un po senso solo allinizio ma poi secondo lei ha qualche sostanza che eccita perché dopo un pompino a lei e molte sue amiche piace tenere in bocca il sapore pungente. Arrivai a casa; mia moglie dormiva con appena su una canottiera leggera,con i seni semiscoperti mi misi sopra con le ginocchia ai lati e mi feci una sega ancora eccitato e frastornato. Gli venni sul collo e sullattaccatura dei seni, poi leccando raccolsi lo sperma. Lei si svegliò : io le spalmai con la lingua il mio sperma sulle sue labbra ..
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15 anni fa
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Tra fantasia e realtà - prima parte
Finalmente è venerdì, finalmente la settimana è finita, finalmente stasera parto per andare in barca. Devo solo passare questa giornata che procederà stanca e lenta, verso il riposo settimanale. Come tutte le mattine accendo tutti i pc e controllo la posta. Ho due mail una per lavoro e una per cazzeggiare dove ci dirigo tutti i contatti che ogni tanto trovo in chat o su siti un po’ particolari. Non mi manca niente sessualmente o meglio quasi niente. In un rapporto a due, quando diventa “stabile” capita che finisca la voglia di giocare, di intrigarsi, di trasgredire. L’eccitazione diventa in un uomo un fattore biologico che succede quante, una, due, forse tre volte la settimana? Ma dura sempre poco. Mi è sempre piaciuto esaltare la donna, il suo corpo, le sue forme. Anche senza l’atto di possederla, la donna. Ma stamani apro la posta quasi febbrilmente. Da pochi giorni scambio messaggi con Laura, un singola bsx che cerca amicizie femminili. L’ho conosciuta quasi per caso, inserendola come amica in una messaggeria istantanea. L’ho inserita perché amica di una amica, ci ho provato e ha accettato. Inizialmente rispondeva un po’ assente, poi abbiamo cominciato a chiacchierare fino a che, guarda caso anche lei ha un profilo sul sito dove anche io ne ho uno. Vai a vedere “lara succosa” mi scrive.. Ed io in tutta fretta, apro il sito, la cerco, la trovo e leggo: annuncio rivolto a singolabsx e lesbica (ora capisco l’amicizia con l’amica in comune) p.s. non voglio essere contattata da singoli da coppie o travestiti sia chiaro (ecco fatto, più chiaro di così) Nel mio vagare, nella mia ricerca avevo visto tante volte quel nick acceso ma non avevo mai guardato le foto, tanto dicevo, non mi leggerebbe nemmeno… Guarda la photogallery 4 foto. Apro e.. BOIA… una bionda il cui viso è coperto parzialmente dal telefonino in una foto fatta allo specchio, si intravede la bocca rossa e carnosa e un seno che dipinto non sarebbe migliore. Rimango folgorato e abbagliato da tanta armonia di forma. vado sulla seconda, sulla terza e sulla quarta. È eccitante da impazzire. Sono rimasto sempre eccitato dal vedo non vedo, dalle foto che devi piuttosto che guardare, immaginare. Trovo più seducente una donna che si scopre un po’ per volta piuttosto che vederla lì, nuda e inerme davanti a migliaia di occhi che la guardano eccitati e vogliosi. E lei, sapientemente, a fatto questo, a fatto esplodere la fantasia, a come sarebbe bello se…… apro la posta e lei è li, mi ha scritto, e accanto alla mail l’allegato. Non apro subito, mi sento agitare dentro. come un giocatore di poker che succhiella le carte per vedere se e quale punto è entrato. Apro la mail sotto, pubblicità. Solo due messaggi. La apro e vedo l’anteprima della foto. Cerco di non guardare perché mi ha anche scritto. Voglio prima leggere. Diciamoci la verità io sono un buongustaio, amo i preliminari, amo sentire fremere un corpo di una donna, mi piace adorarlo. E la foto è una foto, ma le parole possono fare da giusta cornice che può esaltarla o sminuirla. E leggo.. in poche righe è riuscita a raccontarmi una piccola parte della sua vita, riesco a capire (o forse capisco quello che vorrei che fosse) le sue fantasie. In fondo, ultima frase, venerdì che fai? E mi dedico alla foto. Non è più bionda ma scura, grandi occhi scuri e la bocca come me la immaginavo… grande, rossa e carnosa al punto giusto. Una bellezza vera e naturale. Rispondo: come che faccio, ma non dovevamo cenare insieme? (io la butto lì, tanto chi non risica non rosica) e aggiungo anche una risatina. Invio Sono le 8.00 e comincio a lavorare. Le 9.00 apro la mail: niente. Le 10.00: niente Devo uscire. Salgo il macchina e penso se mai mi risponderà. Boh Per fortuna la mattina passa veloce, ricevo un invito a pranzo che declino solo perché voglio rientrare a controllare la posta. Rientro, apro la posta e niente. Vabbè io ci ho provato. Gli scrivo una mail guarda che scherzavo eh, nn te la sarai mica presa. Lo sai che ti rispetto. 1 bacio R. Vado a pranzo e mi metto un po’ sul divano. Mi viene da pensare a quel volto insieme a quel corpo. Secondo me, ci stà proprio bene (sorrido) anzi non poteva essere migliore. Certo che a paragone io sono proprio una chiavica. Lei sarà forse 1.75? diciamo che mi guarda dall’alto in basso verso i miei 1.70. Speriamo che questo gioco non finisca. Torno in ufficio, apro nuovamente la mail, ma solo per abitudine, lo sò che non mi ha scritto, e invece, eccola lì, la sua mail…… Mi alzo di scatto, mi allontano guardando il video, mi accendo una sigaretta e guardo il video. Ovvia, che ci sarà mai scritto. Mi avvicino, clicco sulla mail, la mail si apre e io volto lo sguardo (non mi piace giocare a poker, però mi piacciono i gesti.. non sai mai che carta ti è uscita. Qulche volta dovrò giocare). Giro piano lo sguardo e comincio a leggere: a grandi caratteri il numero di un cellulare dopo le 17.00 bacio L. Che ore sono ora? Le 15.00, cazzo… via su.. mi butto a capofitto sulle mie cose cercando di non pensare. Non voglio pensare, non voglio fantasticare, non voglio niente. Alzo la testa e come per magia l’orologio segna le 17,15. Prendo il telefono e compongo il numero. Lei non conosce il mio numero. Suona, uno, due, tre, quattro. Riattacco. Odio essere insistente, riproverò fra 5 minuti. Dopo due minuti suona il cellulare. È lei
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15 anni fa
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Il finto rapimento
IL FINTO RAPIMENTO By Paolo&Martha Cosa c’è di più eccitante di una fantasia da realizzare? Martha mi aveva confessato (o meglio glielo avevo estorto), che un suo sogno erotico era quello di essere presa con la forza da due o più energumeni, che l’avrebbero fatta fare tutto quello che volevano sotto minaccia. Un giorno con un amico fidato, organizziamo un finto rapimento. Una sera di dicembre dell’anno scorso, con la scusa che dovevo andare in un posto a comprare delle cose, con Martha andiamo a Milano. Arrivati nella zona, la faccio scendere e con la scusa che dovevo parcheggiare l’auto, gli dico di cominciare ad entrare in un portone ed attendermi, che sarei arrivato subito. Una volta entrata, due uomini (amici) mascherati, armati di coltello, gli intimano di consegnare la borsetta, poi gli fanno indossare un cappuccio e la trascinano in un appartamento, intimandogli di non aprire bocca altrimenti l’avrebbero sgozzata. Una volta entrati, la bendano e cominciano a tirare fuori i loro grossi attributi, obbligandola a succhiarli. Lei era molto intimorita e li pregava di non farle del male, e cominciò a succhiare il cazzo ai due rapitori. Io entravo piano dalla porta e messomi in un angolo, mi gustavo la scena che era di un eccitazione pazzesca. Quindi la spogliarono e la buttarono di forza sul letto e mentre uno le leccava la figa, l’altro le ficcava il suo cazzo in bocca facendoselo succhiare. Martha erav terrorizzata, ed accondiscendeva a tutto, anche perché ogni tanto gli facevano sentire la lama del coltello sul corpo. Poi la obbligarono a mettersi a pecorina, montandola a turno mentre l’altro si faceva succhiare il cazzo. Ad un certo punto uno si metteva sotto, e facevano metter sopra lei, l’altro, mentre quello sotto la teneva stretta le braccia per non farla muovere, l’altro la inumidiva il buco del culo con la saliva, mentre lei lo pregava di desistere, perché da dietro non l’aveva mai preso e che le avrebbe fatto molto male. Ma questo senza sentire le sue imprecazioni, cominciava a spingere la sua cappella enorme contro lo sfintere del culo, con lei che cominciava ad urlare. Quindi, cercando di tapparle la bocca, insisteva a spingere il suo cazzo enorme che piano piano cominciava ad entrare. Martha emanava delle grida strozzate dalle mani dell’energumeno, mentre il suo cazzo finalmente entrava tutto nel culo. Cominciava a stantuffare dentro e fuori, con Martha che provava dolore, mentre quello sotto cominciava a sbattergli il suo cazzo di circa 22-23 cm nella figa. Poco dopo, il dolore cominciava a diventare piacere, e Martha non gridando più, cominciava ad emanare dei gemiti che sapevano di piacere. L’amplesso durò circa 15-20 minuti, con energetiche chiavate davanti e dietro, che la fecero gridare di piacere più volte, come non aveva mai goduto prima. Quindi, entrambi gli rivolsero i loro cazzi alla faccia, ed a questo punto tirai fuori anche il mio, ed insieme gli sborrammo sul suo corpo. Quindi a questo punto gli togliemmo la benda dagli occhi, e non sembrava affatto sorpresa di vedermi lì con il cazzo fuori insieme agli altri due che l’avevano rombata con furia direi disumana. Dopo, andando via, mi confessò che l’attimo di paura l’aveva avuto fini a quando non aveva cominciato lo , poi aveva immaginato che c’entrassi qualcosa io, ma non aveva il coraggio di pensare a ciò in quanto poteva anche essere che non fosse tutto finto ed aveva avuto paura. Alla fine però mi confessò anche che era stata un esperienza di un eccitazione pazzesca e che aveva avuto paura ma nello stesso tempo godeva come una matta, insomma la fantasia era riuscita alla grande, con grande soddisfazione di tutti, con l’augurio di una prossima fantasia da realizzare.
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15 anni fa
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Stanza albergo
Ero arrivato a Milano per lavoro. Arrivato in albergo prendo la mia chiave ed attendo l'ascensore. Si avvicina una coppia lui circa 65 anni e lei circa 60 anni. Saliamo entrambi al 4° piano. Lei era molto bella ed anche lui. Durante la salita sentii bene che lui disse :scommetto che è bx. Non si sbagliava.Caso volle che le stanze erano difronte. arrivati ci salutammo. Dopo mezz'ora ero sotto la doccia sento bussare, in fretta mi avvolsi l'accapatoio ed aprii. era lui che chiedeva se il televisore funzionava. Provai quello della stanza ed involontariamente l'accappatoio mi cadde. Rimasi nudo. ad un tratto sentii la sua mano sulle mie chiappe ed inizio' a baciarle. Non capivo più nulla era eccitato. Iniziò con le dita ad esplorare il mio buco vergine era bellissimo.Mi invitò nella sua stanza. Sua moglie indossava una vestaglia trasparente e si vedeva tutto.Lui disse a lei come vedi avevo ragione è bx. Ci tuffammo sul letto ed iniziò un bel 69 con lei sotto ed io sopra;il marito mi allargò le chiappe e piano piano infilò il suo cazzo nel mio culo vergine.Sentii un pò di dolore ma poi era solo piacere.Lui si sedette sul letto e mi disse di sedermi su di lui.Mi infilò il suo cazzo di nuovo nel mio culo. e con molta delicatezza sentii i suoi coglioni sbattere sulle natiche(meraviglioso), lei invece continuò davanti a me a farmi il pompino.Lei disse ora basta. Allargò le gambe ed io la penetrai con molta soddisfazione, ed il marito ancora una volta mi infilò il suo cazzo dentro il mio culo e mi riempi di sperma mentre io riempivo la moglie. Alla fine ci facemmo una doccia insieme ed iniziammo da capo. Lui volle prendere il mio cazzo in bocca e poi lo inculai anche io. E' storia vera.
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15 anni fa
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Scene da un matrimonio cuckold
Forse il mio raccontare ciò che ho sentito, interesserà taluni, forse pochi non ho foto da mostrare solo emozioni da raccontare. Ma non ho mai puntato sulla quantità :lol: e penso valga comunque la pena raccontare ................... A lungo sono stata combattuta tra l’idea di averlo qui nel nostro letto , il talamo nunziale , e il terrore che il suo solo passaggio potesse essere percepito da chi con noi condivide gli spazi della mia quotidianità, mio figlio mia sorella i nostri amici e persino la collaboratrice domestica. Come se la sua presenza seppure temporanea, ma certamente intensa, potesse lasciare un’impronta indelebile e chiaramente leggibile sul mio corpo, sulle mie cose e perfino nella mia stessa casa. Alla fine però il desiderio di averlo qui, nei miei spazi, nella mia quotidianità, alla presenza del cornuto (maritosottomesso)cui era concessa solo l’aspettativa del ruffiano sevitore e di guardiano del talamo (arrivo di amici inaspettati,telefonate, eventi non calcolabili) un tempo apparentemente suo, ha dominato le mie remore che si sono sciolte all’improvviso come nuvole al sole. Mi sentivo eccitata all’idea di preparargli una cena con le mie stesse mani di viziarlo a tavola, cosi come faccio nella nostra intimità. Mi capita spesso di preparare cene , dalle più formali alle spaghettate inventate su due piedi con quello che trovi in dispensa arricchito di un pizzico di fantasia e di una certa esperienza . Cerco di fare al meglio, sempre, per nutrire il mio narciso esibizionismo (anche in questa pratica) Ma questa volta, tutto doveva essere perfetto ogni cosa al suo posto cornuto incluso. La mattina mi sono fatta accompagnare dal cornuto per l’acquisto del pesce………per la cena e di alcune cosucce d’abbigliamento……. per il dopo cena. Il cornuto mi seguiva trotterellando come un cagnolino scodinzolante e appena intuì per chi e a cosa fossero destinate le “cosucce” , la sua gioia si trasformò in devota ammirazione. Vederlo poi saldare il conto con autentico entusiasmo mi caricò, ove fosse stato necessario, di autentico buon umore . :lol: Alle ventuno, ora concordata, tutto era perfetto la tavola apparecchiata con ricercata cura, naturalmente solo per due! i cibi quasi perfettamente cotti ed il cornuto calato spontaneamente in parte ……… faccia e gestualità da coglione doc. (devo ammettere di non avergli dedicato molto tempo mentre sfaccendavo tra fornelli e stoviglie). Finalmente Lui arriva e paradossalmente la tensione che comunque mi aveva accompagnata per tutta la giornata non c’era più, nessuna traccia mi sentivo benissimo. E al contrario sia il mio uomo che il cornuto mal celavano un leggero imbarazzo. Una bottiglia di prosecco, per il benvenuto e per accompagnare il regalo che gli avevo preparato, ha comunque sciolto ogni apparente indugio. Si! Gli ho regalato un piccolo portachiavi per la sua nuova macchina, dicendogli che cosi mi avrebbe avuta tra le mani più spesso. Dopo qualche controllata effusione ci siamo trasferiti a tavola. Ho preparato spaghetti ai frutti di mare, sapevo che lui gradisce . Il coglione aveva selezionato un bianco per accompagnare le portate, ma il mio uomo (da vero maschio) ha preferito un rosso e così ha dovuto velocemente passando in rassegna i vini, assegnare la scelta ad un Camastra, rosso rubino, Tasca d’Almerita annata 2006, all’olfatto si presenta come frutti di bosco tabacco e pepe nero un delicato sentore di vaniglia e salvia con un accenno di marasca e cioccolato. Perfetto! Il coglione non sa comportarsi da maschio, ma bisogna riconoscergli un eccellente sensibilità nel individuare il vino da servire per un’occasione davvero speciale. Forse intuiva che se avesse tirato fuori un vino di qualità appena inferiore l’avrei scuoiato, magari non subito . Come secondo gli ho preparato un tocco di piccolo pescespada locale,in altre parole pescato con amo e lenza da barche altrettanto piccole e non d’altura, marinato in vino bianco e spezie, poi cotto in forno con pomodorini ed erbette fresche . Al dolce ha pensato lui .... Al resto ho pensato io ..... Su tutto ha vegliato il coglione! Passati in salotto tra il vino e le coccole non ho potuto far a meno di assaggiarlo gustarlo era come se la frenesia di cibarmi di lui mi avesse presa. Il coglione che stava rimestando in cucina, non sentendo più chiaccherarci aveva intuito e si era posto in posizione di controllo vicino all’uscio onde evitare sorprese (arrivi non programmati) o semplicemente per evitare ..... come se qualcuno potesse in qualche modo violare la nostra intimità. Ero pronta a prenderlo e soprattutto ad essere presa nel talamo nella ormai nostra camera da letto. Abbiamo fatto l’amore, non scopato, ci siamo amati a lungo e con sofferenza di un piacere che tutto dona e tutto prende fino all’anima, che sai essere vivo di quel momento e che non sarà mai altro nel tempo che rimane. Abbiamo poi chiaccherato a lungo di noi del nostro amore sapendo che lui, il cornuto, era fuori con i sensi protesi all’eccesso sofferente eppure felice della mia felicità e forse anche di quella del mio uomo ……… Ho immaginato se anche a lui (il cornuto intendo) fosse venuto in mente in quel momento, quando con passione probabilmente eguale lo guardavo, vedendolo come il mio unico uomo! Ma questo pensiero ha acceso il desiderio di darmi ancora e ancora senza limiti senza controllo di emozioni che si manifestavano privandomi di ogni volontà raziocinante. Non ho avuto che occhi per lui che parole per lui che emozioni per lui. Il mio uomo nel “nostro” letto. Ci siamo addormentati cosi abbracciati …..spossati….consapevoli La mattina seguente ero assente apatica pronta alla seppure temporanea ……separazione! Il cornuto che ci aveva servito la colazione ci osservava con curiosa apprensione La gelosia ha comiciato ancora una volta a rodere la sua mente ed io l'ho annusata. Così quando salutando con un gesto il mio uomo, che andava via, e lui mi rispondeva con un bacio accennato lanciato con la mano colgo il suo sguardo (di maritosottomesso): i suoi occhi, sono perduti è disperato. Sono rimasta a pensare a noi maritosottomesso e moglie Padrona Padrona dei suoi sentimenti delle sue emozioni che vivono attraverso me Ero come presa da altra realtà che non è il quotidiano ma che è quello che siamo veramente e che condividiamo in complementarietà assoluta e piano piano spontaneamente ho pensato che cosi come tutto questo ci aveva segnato nell’anima, doveva restare impresso, segnato sulla sua carne il suo dono a me, l’unico vero amore della sua vita. E l’ho segnato Un tatuaggio ……………..è per sempre Ora lui è veramente mio ed io ho lui
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15 anni fa
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Varie
Il mio primo massaggio
Era estate, faceva un caldo tremendo. Non avevo voglia di uscire. Ormai ero rassegnato di restare in casa, come per magia il mio amico mi chiama per invitarmi ad andare in vacanza con lui visto che la sua ragazza lo aveva mollato ed era rimasto solo. Accettai. Con noi c'era anche sua madre con il suo compagno. Raggiungemmo dopo qualche ora una bella villetta. A sorpresa ci raggiunse anche la sorella della madre, una splendida donna sui 40 anni, bassina di statura e infelicemente sposata (disse proprio così). Era molto cordiale e simpatica. Sia io che il mio amico conoscemmo alcune ragazze più o meno coetanee, ma il mio sogno inconfessabile erano ovviamente sua madre e sua zia. Il mio sogno cominciò a prendere forma quando una mattina il mio amico decise di andare a pescare, io per pigrizia e stanchezza, rinunciai ad accompagnarlo. Le occhiate maliziose di sua zia nei miei confronti avevano ulteriormente alimentato i miei sogni erotici, ma il coraggio di farmi avanti mancava, un pò per l'amicizia un pò per timidezza, fino a quando quella stessa mattina proprio lei, la zia, mi chiede di spalmargli la crema solare. Il mio cuore cominciò a battere forte, in casa non c'era nessuno oltre a noi, la madre era già scesa in spiaggia. Lei si sdraiò sul letto, ed io iniziai a spalmarle le crema, prima sedendomi di fianco poi direttamente sulle sue natiche, indossava solo il costume. Si slaccia il reggiseno, per agevolarmi nella manovra poi si gira e con aria maliziosa mi chiede di spalmare il prodotto anche davanti. Io massaggio ma non oso coccarle il seno, sono rosso in volto, imbarazzato, il respiro comincia a diventare pesante, poi prendo coraggio e comincio a passare le mie mani sempre più vicino al seno, lo accarezzo dolcemente, non protesta e mi guarda sorridendo, vado avanti, ora non può non notare la mia erezione, ma il mio imbarazzo la eccita di più, non fa niente per coinvolgermi direttamente ma i sui occhi parlano. Ora vuole che le unga anche le cosce, mi metto di nuovo di lato, mi appoggio a lei perchè senta quanto sono eccitato, le mie mani scendono fino ai suoi piedi, senza perdre nemmeno un centimetro della sua pelle, poi risalgo, mi avvicino alla fica, passo le dita vicino al suo sesso, lei miguarda e sorride, anche lei è rossa in viso, è visibilmente eccitata, ora oso, sposto le mutandine ed appoggio le dita sul suo sesso ormai umido, è un fiume, lei mi cinge la testa e mi spinge la faccia verso il suo sesso, sposto meglio i suoi slip e comincio a leccarla, bevo i suoi umori e lecco come un pazzo, sento i suoi mugolii di piacere, non molla la presa della mia testa e mi spinge freneticamente veso di lei quasi come se avesse paura che mi staccassi, lecco salgo con la lingua fino al suo seno, al suo collo, la bacio sulle labbra con passione, ora le sue mani cercano il mi cazzo, mi spinge sul letto, mi lecca sul petto e scende rapidamente fino ad inghiottire il mio cazzo, lo lecca in tutta la sua lunghezza, continua a guardarmi, lo bacia dolcemente per poi farlo sparire tutto nella sua bocca, non resisto e quasi subito le inondo il viso di sperma, fa di tutto per berlo, esplodo in un piacere che ancora oggi ricordo, intenso e prolungato. Scopiamo tutta la mattina, fino a quando non sentiamo qualcuno che cerca di aprire la porta di casa, è sua sorella (la madre del mio amico) la guarda dicendole: è proprio bravo a fare i massaggi, ti consiglio di provare.
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15 anni fa
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Varie
Per la mia cagna
Sei la ragazza che da alcuni mesi mi consegna la spesa. Avrai più o meno 25 anni, io almeno 20 di più. "Ho visto come mi guardi......se vuoi diventare la mia cagna torna qui stasera alle sette. Vestiti con soprabito, camicia, gonna, autoreggenti e le scarpe col tacco più alto che hai, ma sotto gli abiti non indossare nulla. A stasera." I miei profondi occhi verdi ti hanno lanciato una gelida occhiata famelica, immaginandoti nuda sotto gli abiti. E' durato un attimo, poi ti ho aperto la porta di casa, e l'ho richiusa alle tue spalle. Mancano 5 minuti alle 19, quando suoni alla porta, sei così prevedibile! E così eccitante. Ti apro. Sono elegantissima, indosso anche guanti da sera. Tu mi sorridi un po'imbarazzata, mentre ti faccio segno d'entrare e richiudo la porta alle tue spalle. Ecco ora sei mia. Sfili il soprabito, lo appendi dove ti faccio segno e ritorni dinnanzi a me in attesa. Le braccia abbandonate lungo i fianchi. Mi hai ubbidito, indossi una elegante camicetta di seta bianca una bella gonna, e tacchi vertiginosi di scarpe nere di vernice. Sei proprio una brava cagnetta ubbidiente. Mi sa che hai l'indole giusta. Ed io un vero sesto senso a riguardo. Ti guardo dritta negli occhi, mentre afferrando i lembi della camicia, tiro prepotente, aprendola in modo sfrontato, solo perché i tuoi seni nudi, esplodano liberi. La scendo un po' dalle spalle, perché non ti copra più durante la serata, ed allaccio i lembi dietro alla tua schiena nuda. Avvicinandomi molto al tuo viso. Sei bellissima, alta, slanciata, piccole belle tettine all'insù, ben predisposta, ai miei occhi incantevole. I tuoi capezzoli eccitati dalla ruvida pretesa, trionfano eretti sulle tue mammelle, che palpo sfacciatamente. Il tuo volto stordito si lascia andare alla voluttuosa pretesa, increspi il respiro eccitata. Senza darti tempo per lasciarti andare alle emozioni che ti provoco, ti ordino di sfilarti la gonna. Succube esegui. Un pube, ben rasato a triangolo, mi guarda invitante. Lo tasto, premendolo, sfacciatamente. Senza rendertene conto, ti mordi il labbro inferiore. Gioco un poco cercando tra il pelo le tue grandi labbra, fino ad aprirle, per osservare il tuo clitoride. Ispezionata, ancora quasi sulla porta, mi lasci fare, timorosa, desiderosa solo ti trovi sufficentemente gradevole, per farti diventare la mia cagna. Premo forte pollice ed indice stringendo la clito ben sapendo che ti piacerà. Provi a contenerti, mentre un brivido di piacere, scuote il tuo corpo e ti fa desiderare che quell'attimo non passi mai. Ti ordino di girarti e di mostrarmi il resto del tuo corpo. Il tuo lato b è piuttosto interessante. Mi domando che effetto ti fa stare praticamente nuda di fronte ai miei occhi, come se non immaginassi che questo eccita la puttana che è in te, che dovrebbe vergognarsene, ma nel tuo caso so bene non è così. Accarezzo la tua schiena, scorrendo giù più giù fino a palpare le tue natiche. Palpata increspi di nuovo il respiro.....la tua natura licenziosa è difficile da trattenere. "Aprile" ti ordino. Tu immediatamente, allarghi i piedi, e con le mani, divarichi le natiche permettendo che prenda possesso della tua carne come più mi piace..... ubbidiente, sedotta dal mio prendere contatto con il tuo sensuale corpo, le tieni ben divaricate perchè possa prendere possesso della tua imtimità, con gli occhi, con lo sguardo, con le dita, con oggetti, in qualunque modo ti possa far sentire che sei la mia cagna. Ti ordino di girarti e fare lo stesso con le grandi labbra. Tu esegui, soggiogata, apri le grandi labbra, quasi contemporaneamente in modo inconsapevole, reclini il capo all'indietro offendoti tutta, perchè ti prenda... Sei sufficentemente bella per aspirare a poter divenire la mia cagna. Veramente lo sei anche di più. Ma non te lo dirò. Non ti darò mai una simile soddisfazione, penso. Mi chino a leccarti il capezzolo, mentre tu rimani senza muoverti nella stessa posizione, ubbidiente fino all'inverosimile, esposta ed eccitata nel venire usata. Con le grandi labbra tenute ben aperte dalle tue stesse mani e la bocca di una sconosciuta che ti assaggia i capezzoli turgidi. Sei una gran puttana che pur di servire una sua possibile padrona farebbe di tutto. Di tutto. Bene. La mia lingua fa un buon lavoro su di te, sul tuo capezzolo, tanto è vero che ti sento respirare affannosamente. Guaire quasi senza ritegno. Le dita guantate della mia mano ti accarezzano le tue grandi labbra. La tua eccitazione incalza. "Allora è vero che aspiri a divenire la mia cagna" ti incalzo sussurrandoti nell'orecchio, "Si mio signore" rispondi prontamente soggiogata. E' un attimo. Prendendo da sopra al mobile dell'ingresso il frustino. Il mio scudiscio ferisce il tuo grembo e tu hai un attimo di smarrimento...."Non sono ancora il tuo Padrone , rispondi solo si, Signore"replico seccato. "Chiedo scusa, Signore". Rispondi senza mutare la tua posizione, con la mia saliva che ancora bagnata riluce sul tuo capezzolo. "Sei una sgualdrina, senza ritegno". "Mi auguro che questo vi piaccia, Signore". Il mio frustino ferisce ancora il tuo grembo. "Non ti ho autorizzata a parlare" ed aggiungo "Seguimi". Mi avvio verso la sala da pranzo della mia casa. Faccio tre passi, e mi volto. Nuda stai camminando in piedi, alle mie spalle. Le tue piccole mammelle rotonde sobbalzano ad ogni passo. Bruscamente ti arresti. La mia frusta si abbatte sul tuo fianco. La pelle ti brucia. "Non mi risulta che le cagne camminino in questo modo, mi risulta che le cagne camminino a quattro zampe" ringhio. velocemente ti metti carponi, blaterando le tue scuse, ed un mia Signora, di troppo. Questa volta il mio scudiscio ti brucia la schiena, e ripeto "Non sono ancora iltua Signotuo padrone". Camminando a 4 zampe, seminuda, con le mammelle che oscillano in quella posizione allungate come fossi una vacca, e le autoreggenti che mi accarezzano lo sguardo mi segui nella sala da pranzo, che poi è tutt'uno col salotto. Ti faccio fermare sul tappeto, devi allungare e strisciare le braccia in avanti il più possibile, che così inginocchiata i tuoi duri capezzoli sfiorino il tappeto, mentre le tue natiche ben esposte rimangono ad allietare il mio sguardo. Il mio frustino saetta nell'aria, e crudele morde le tue natiche alcune volte. Tu muguli appena dopo ogni colpo, come farebbe una buona cagna. "Ora conta i colpi a voce alta" ti dico. E tu cominci. Tre, quattro, cinque.....qualcuno ti ferisce sulle reni, altri mordono la piena rotondità delle tue natiche, undici, dodici, tredici.....qualcuno si spinge sulla tua schiena, ventuno, ventidue, ora ti senti mordere dallo scudiscio, dietro alle coscie....trentacinque......trentasei....la tua voce è quasi rotta dal pianto.....ma orgogliosa resisti,quarantetre, tutto dietro ti brucia, e la sensazione di calore ti pervade, quarantesei, ora il mio dito privo di guanto, divarica le tue grandi labbra, quarantasette, ed entra nella tua fica, che è tutta bagnata, quarantotto. Sei così eccitata che posso entrarci con due dita. Quarantanove. E mi piace, che ti ecciti quando ti umilio.......Cinquanta. Sei tutta sudata, accaldata e le mie dita oscillano nella tua carne vogliosa, ti chiamo puttana....."Si mia Signore, tutto ciò che desiderate..." Senti la mia mano afferrare i tuoi capelli, e sollevare la tua testa, "Non parlare, non me hai il diritto. Puoi parlare solo quando te lo concedo". Ti sussurro ad un centimetro dalle labbra, continuando a tirarti i capelli. Non dici nulla. Mi guardi muta, ed il tuo sgardo è implorante, so che vorresti dirmi di nuovo che sono la tua Signora, e che faresti di tutto pur di compiacermi.....ma non c'è alcun bisogno che tu me lo dica, poichè è normale che sia così, aspirando a divenire la mia cagna. Inaspettatamente, la mia lingua apre le tue labbra, e dolcemente si arrotola alla tua. E' il mio modo di ringraziarti poichè ti trovo perfetta. Mentre continuo a baciarti, ti stuzzico i capezzoli, premendoli con forza. Questo gesto ti prostra lo avverto. E lo trovo magnifico. Adoro tu non sappia resistere ad una buona strizzata di capezzoli. Il tuo corpo si fa un po' indietro, poichè lo stimolo è piuttosto forte. Allora te li pinzo con due mollette che te li tengono ben serrati. Accarezzo la tua schiena, sulla nuda pelle, e ti dico di seguirmi. Carponi, lo fai, muta vieni dietro di me, in cucina. Ti espongo in ginocchio sul tavolo della cucina, con il corpo un po' piegato all'indietro, e le tue mani, che tengono le tue caviglie, il volto girato all'indietro, senza che tu possa vedere quello che faccio. Mi senti armeggiare nella stanza per diverso tempo. Il tuo corpo nudo, ed esposto è molto eccitante. La tua immobilità e la tua ubbidienza eccellenti. I tuoi perversi capezzoli serrati nelle perfide mollette invitanti......senti le mie dita liberarli e me ne sei grata, sentendoli indolenziti. Poi la mia bocca te li succhia. Li ciuccia voluttuosa, amplificando le sensazioni per via delle mollette portate in precedenza, e sento i tuoi succhi bagnarmi il dorso della mano, sotto le tue grandi labbra. Allora entro dentro la tua vagina con un grosso e lungo zucchino e ti ascolto sospirare ed eccitarti, come fossi una cagna in calore. La mia mano destra accarezza la tua nuca, la mia bocca morde i tuoi capezzoli, e la tua figa, serra lo zucchino ingorda, desiderosa solo di compiacermi. "Sei una gran troia....scommetto che vorresti ti riempissi in tutti i buchi....." Il tuo viso, accenna ad un rapido si. Invece, ti spingo la zucchina ben dentro, e ti dico di servirmi così a tavola, la cena nell'altra stanza. Scossa ed eccitata, scendi dalla tavola, tentando di ricomporti. Ad un cenno indossi un ridicolo grembiulino che appena ti copre la vulva. Quando ti dò il permesso, cominci a portarmi i vassoi che trovi pronti e ben allineati sulla tavola. Tra una portata e l'altra all'inizio ti lascio attendere in piedi alla mia destra. POI ti voglio carponi sulle mie coscie, di traverso. Slego il ridicolo grembiulino, perchè ti voglio ben nuda, mia dolce Puttana,e mi diverto a stuzzicarti il bel corpo nudo, sottomesso ed offerto alla lussuria della tua possibile padrona; stuzzicandoti le mammelle, accarezzando le tue natiche, ed oscillando le mie dita entrando nel tuo sfintere anale. Gioco con te, con il tuo corpo, con la tua eccitazione, solo per il mio perverso piacere, ascoltando il tuo respiro farsi concitato, la tua eccitazione non governabile, usata in quel modo indegno, senza neppure che tu riesca a capire bene come possa fare ad eccitarti così tanto! Mi diverto a spingerti nel retto una carota, riempiendo anche la tua seconda via. Metto la tua ciotola d'argento a terra, tra i miei piedi, e mentre mangi la tua cena carponi, tra le mie gambe, mi eccito stringendoti i capezzoli con le dita dei miei piedi, e spingendo sempre più a fondo carota e zucchino che hai piantati nell'ano e nella figa. Sei magnifica. Finisci di mangiare leccando ben bene le ciotole. Ti sollevo e senza toglierti nulla, ti siedo sul tavolo, aprendoti bene le coscie, e mi butto, a leccarti voluttuosa il clitoride, fino a quando ti sento esplodere in un prepotente orgasmo, prima del quale, ti concedo di parlare, e tu me lo dedichi, dichiarandoti completamente mia. Accetto di divenire la tua Signora, tornando a baciarti con la lingua, subito dopo il tuo fantastico orgasmo, e poichè ora sei definitivamente mia, decido di depilarti completamente la vulva. Lo faccio lì dove sei, seduta sul tavolo con le verdure ancora piantate nel tuo superbo corpo, tenuta sdraiata, con le gambe ben aperte. La schiuma si mescola ai pochi peli, e poi ti rado, fino a sentirti a fine lavoro, morbida, liscia , vellutata. So che prima o poi, qui, su questo triangolo di pelle, avrai un bel tatuaggio con scritto "Cagna ", ma ogni cosa a suo tempo...... "D'ora in poi sarai solo MIA" Ti sussurro all'orecchio. Apro un cassetto, e ne traggo un rosso collare. Tu arrossisci ed i tuoi occhi brillano. Te lo indosso, privandoti completamente dei vestiti, soffermandomi ed accarezzarti dolcemente il corpo nudo. Mi soffermo sul tuo pube ora completamente glabro, incantevole ai miei occhi. "Sei mia, la mia incantevole troia". E tu premurosa mi confermi con un filo di voce"Sono la vostra cagna, mio Signore" Aggancio Il mio scudiscio al tuo collare, poichè sarà anche il tuo guinzaglio. Ti faccio sfilare Zucchino e carota, ma non le pinzette ai capezzoli e tenendoti al guinzaglio, con te che sospingo a camminare a 4 zampe, mi avvio alla mia stanza da letto. Lego il guinzaglio al piede del letto, e ti faccio adagiare su di un materassino lì sotto. Ti bacio le labbra, augurandoti la buonanotte, e continuando ad accarezzarti la schiena nuda mi addormento nel mio letto.
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15 anni fa
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To be or not to be
Mi vesto stremato da questa notte di sesso: pur essendomi riposato diverse ore, sento che le gambe tremano ancora. Col tempo, la resistenza fisica, è scemata e i tempi di recupero si sono inevitabilmente allungati; torno a pensare a noi due e mi rendo conto che, è la prima volta che riesco a stare fuori tanto tempo insieme con te. Gli slip salgono a coprire le mie nudità stanche: il membro, completamente appagato, si rifugia tranquillamente nella sua posizione naturale, la destra. Lancio un’occhiata tronfia a questo compagno così appagante per il mio ego di maschio: da lui passano gioia o malumori irrazionali. I calzoni salgono a coprire gli slip neri. La prima luce del giorno mi aiuta a guardare la mia giovane amante semi avvolta dalle lenzuola ancora intrise dei nostri umori. “ Devo ricordarmi di comprare altre lenzuola nere”Penso: mentre, indecentemente soppeso mentalmente i glutei rimasti scoperti. Sono perfetti, o almeno a me paiono così. Già… chissà perché, quando sei nel periodo dell’innamoramento, vedi solo i lati positivi delle persone… Torno a seguire le linee del giovane corpo, che sdraiato in modo fetale si lascia godere involontariamente. “ Porterà un trentasette di scarpe” Questo pensiero nasce spontaneo, mentre, guardo stupito il tacco a spillo, nero, che inerte arreda il letto come un trofeo a ricordo del fatto compiuto. “Come cazzo ha fatto a finire li”…sorrido e, soprattutto, “come diavolo fa a camminarci sopra”? Guardo le cosce abbronzate, perfettamente curate. Istintivamente, analizzo tutto di lei: rubando, forse, l’unico momento in cui lei, è veramente lei, senza trucchi ne inganni. “Certo, che stanotte mi ha fatto morire” rifletto, tornando con lo sguardo ad ammirare le natiche. “ Sembra una pesca, una splendida pesca da cogliere, da gustare piano, per assimilare la sua giovinezza e inebriarsi dei suoi profumi”… Mi sposto dall’altra parte del letto per vedere il viso. Il cuscino, nasconde maliziosamente i seni, ma io li ricordo benissimo: con la mente torno alla notte passata, per ricordarmi del piacere provato, mentre, li baciavo e stringevo possessivamente. Che bello essere giovani. Che sensazione stupenda sentirsi giovani… I pensieri volano liberi. “Sembra una bambina, mentre dorme: è una ragazzina confronto a me”… “Ma da chi avrà preso quel colore grigio degli occhi?” In realtà, anche se non vorrei saperlo, so benissimo da chi ha preso quel colore… I capelli lunghi, nero corvino, scomposti, coprono in parte il collo esile e lungo: mi viene in mente una tela dipinta da Modigliani. M’ avvicino al viso per assicurami che sia ancora viva, sembra che non respira…un attimo di panico! “Come farò a spiegare alla gente che stava con me? “Chi riuscirà a perdonarmi per questo connubio sbagliato? Sono tranquillizzato da un suo movimento improvviso che libera il seno sinistro dalle lenzuola, lo guardo con cupidigia “ Non mi ricordavo avesse un’areola così larga: stanotte, stringendole il seno, mi sono accorto che ha una ghiandola gonfia sul seno destro”… “Ehi, ma che cazzo di pensieri faccio, non sono mica il suo dottore o suo padre…” “Il padre no, ma il migliore amico del padre, si…” “Che ipocrita che sono…” “Troppo bello sentirsi un semi Dio: un Adone dei tempi perduti. Troppo bello che lei fosse la mia Afrodite…” Torno a scrutare il viso: mi soffermo sulle labbra carnose, sensualmente piene. Con il pensiero torno a stanotte, ricordo quanta delizia hanno provocato al mio socio che sta riposando sotto i calzoni. Non sono stato certo io ad impararle l’arte oratoria: è giovane la mia piccola ribelle, ma, non ha perso tempo. Una fitta di gelosia cretina, s’insinua nella mente “ chi è il fortunato che l’ha fatta crescere portandola alla maturazione?” Barbara, si sta svegliando… Apre gli occhi, sembrano quelli di una cerbiatta, si stira e mi tira il cuscino addosso, facendomi il broncio scherzoso. - Stavi scappando da me? Non posso dirle che io ci starei una vita con lei; - Scappavo più da me, che da te…lo sapevi che questa storia doveva finire… - Lo dici sempre dopo che abbiamo fatto all’amore, mai prima… La parola “ Amore” che esce dalle sue labbra, mi terrorizza e m’affascina nello stesso tempo. Quanto è ingenua nel suo parlare, non s’accorge del tempo che ci divide? - E non dire che sono troppo giovane per te! Sono le solite cazzate dei rincoglioniti che muoiono d’invidia nei confronti dei fortunati. Come sarebbe facile chiudere gli occhi e fare finta di niente… - Quando parli, cerca di farti capire: con il tuo linguaggio da ragazzina, faccio fatica a seguirti; è come quando mi mandi gli sms, sono indecifrabili. Non risponde: mi guarda stizzita. Allaccio la camicia e la infilo sotto i calzoni, la cintura nera, di cuoio, stringe forte, non è quella stretta, che mi fa male, è quello che dovrò dire: raccolgo il rolex daytona rimettendolo al poso. Vado allo specchio. Cerco le parole giuste, ma non esistono frasi fatte in certi momenti, quando, si devono dire cose che non vorresti mai pronunciare: pettino i capelli brizzolati prendendo tempo, l’anello colore giallo che porto al dito sinistro, è una pugnalata al mio tentennamento. Non la guardo: non ho il coraggio di affrontare questa ragazzina innamorata guardandola negli occhi; - Domani parto per qualche mese, quando torno, voglio che mi guardi come il vecchio amico di tuo padre, com’è giusto che sia e non accetto discussioni! Non mi giro: sento il peso del silenzio, poi singhiozzi; - Perché… Non c’è un perché. Devo ferirla, se voglio perderla per davvero; - Mi scopo un'altra: è stato un bel periodo, questo passato insieme, ma adesso, è ora che tu torni a giocare con le tue bambole. Si veste in fretta, mi guarda infuriata, gli occhi minacciano nel silenzio, ” Dio, quanto è bella” - Sei proprio uno stronzo bastardo! Che cazzo ci ho trovato in un vecchio come te… Continuo a pettinarmi senza girarmi; - Non ti voglio più vedere: vaffanvculo tu e tutti quelli come te! La porta sbatte violentemente: una folata di vento apparente, si crea, arrivandomi alla schiena, aria fredda di quest’inizio d’inverno. Continuo a pettinarmi, ma, alla fine, dovrò staccarmi dallo specchio per tornare a vivere… Grazie per l’attimo fuggente che mi hai donato. Ti ho dato quello che potevo… Mi odierai per quello che sono stato….
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15 anni fa
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Sentirmi donna
Dopo un matrimonio regolare e tranquillo, cresciuti i miei figli, a 45 anni comincio a pensare mia moglie che scopa con altri uomini ed io travestito da donna che lo prendo in bocca e in culo da un trans nero con un cazzo da paura. Questi pensieri diventano sempre più frequenti e durante le masturbazioni o il sesso con mia moglie non riesco a venire se non penso a queste scene. Così un giorno mentre navigo su internet capito su un sito di travestiti e preso dalla curiosità mi iscrivo e vedo tanti travestiti che sono donne stupende. Cresce sempre più in me il desiderio di provare a travestirmi per vedere come sarei da donna. E così navigando su internet mi procuro tutto il necessario per l'abbigliamento sexy femminile che prudentemente faccio arrivare al mio ufficio per non insospettire mia moglie. E così un sabato sera che la mia consorte era a cena fuori con le amiche per fare compere e i miei figli con amici fino a tarda notte, approfittai per provare gli indumenti che avevo ordinato. Ero pieno di frenesia e ardevo dalla voglia di vedermi una donna. Mi ero già depilato tutto. Mi truccai con i trucchi di mia moglie, mascara, fondotinta, rossetto sulle labbra e smalto rosso sulle unghie delle mani e dei piedi. Poi indossai un corsetto rosa e nero con trasparenze e reggicalze, calze nere con riga dietro che rende più sexy e arrapante, scarpe rosse decoltè con tacchi 10 cm., perizoma coordinato con il corsetto....mi guardo allo specchio e vedo.... una gran figa!!! Non credevo di essere così boooona!! Il mio cazzo cresce a dismisura. Tutti i miei venti centimetri si ingrossano e pulsano, i miei sensi sono tutti in tensione. Ho una gran voglia di cazzo, di prenderne in bocca e nel culo.....ma come fare? Il seguito alle prossime puntate, non perdetele che sono esplosive!!!
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15 anni fa
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Dedicato ad eva
eva donna molto bella dentro e super sexy e trasgessiva fuori............................................. sono il marito di eva e vi vado a confessare l emozioni successe pochi giorni fa ..........................che mi ha fatto portare ad un incontro a tre io lei ed un altro.............vi racconto dopo una serata molto bella a base di alcool e discorsi sul sesso ci siamo incamminati con l auto verso luoghi dove sapevamo di trovare persone dedicate al sesso (carparking)gay, trav, singoli e coppie..........durante il tragitto splendide toccatine al volo, io che le strizzavo le tette e gli toccavo la passera tutta bagnata e lei che me lo spompinava bene bene.............super eccitati arriviamo li e troviamo subito qualche auto ferma................ci fermiamo e si avvicina subito un auto....................si ferma.........scendo e vado a vedere ....trovo' un ragazzo bisessuale... giovane....educato e gli propongo subito se voleva farsi spompinare dalla mia donna mentre glielo davo alla pecorina...............accetto subito e da li ci spostammo su di una piazzola di sosta poco piu' avanti.........scesi dall ' auto e insieme al ragazzo ci mettemmo vicini allo sportello di dietro dell auto....... aprii la porta e trovammo eva senza pantaloni pronta a succhiare i nostri due uccelli .............mi prese subito il mio in bocca mentre con l altra mano tirava una sega al ragazzo............e poi viceversa............una volta pronti le girai da dietro e io incominciai a scoparmela nella figa alla pecora .....mentre lei da brava troia lo prendeva in bocca dal ragazzo...........godevamo tutt' e tre come pazzi...............ma lei gemeva come nn aveva mai fatto prima...............dopo un po la innondai nella figa di sperma..........poi arrivo' lei...................e infine arrivo' il ragazzo...........................spettacolare serata da nn dimenticare.........molto forte per me ma bellla veramente.......da rifare........ci scambiammo i numeri con il ragazzo e ......poi baci bacini............ce ne andammo via tutti sgorganti di goduria intensa........................................................
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15 anni fa
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Prima che la candela si consumi...
Quella sera Sonia aveva voglia di giochi particolari... la candela che aveva preparato sul comodino non lasciava dubbi su questo. Altre volte avevamo fatto giochi usando una candela e lasciando cadere un po' di cera calda sui nostri corpi. Non è una cosa che fa male, contrariamente a quanto si potrebbe pensare se uno non l'ha mai provato. Si avverte un leggero bruciore per un paio di secondi, ma poi la cera si fredda subito e si solidifica sulla pelle. I miei sospetti erano fondati. Dopo esserci spogliati lei mi chiede: "ti va di fare un giochino nuovo stasera?". Io ovviamente non seppi dirle di no, anzi... non vedevo l'ora di vedere cosa aveva in mente. Mi fece mettere a quattro zampe sul letto, con i gomiti appoggiati in mododa tenere il mio sedere ben in vista e mi fece allargare leggermente le gambe. Io ero letteralmente confuso... non riuscivo a capire quali sarebbero state esattamente le sue intenzioni, anche se immaginavo che avrebbe voluto far cadere la cera sul mio sedere o sulla schiena, come avevo fatto io a lei alcune volte in precedenza. Sentii invece qualcosa di morbido insinuarsi fra le mie natiche... la sua lingua stava facendosi strada fino a raggiungere il mio buchetto. Ero come in estasi. Altre volte mi aveva leccato li e la cosa mi faceva davvero impazzire! Dopo avermi leccato per 5 minuti abbondanti, cominciò a spingere dolcemente con un dito per farlo entrare dentro e continuando a leccare per inumidire la zona. Non appena mi fui abituato alla presenza del suo dito, mi rilassai e lo sentii scivolare dentro. La sensazione era piacevolissima. Io ero sempre piu' rilassato e pronto ad accogliere anche il secondo dito che lei nel frattempo aveva iniziato a spingere dentro. Ero completamente sotto il suo controllo... non perchè mi stesse costringendo con la forza, anzi... sarei stato liberissimo di interrompere il gioco quando volevo. Riusciva però a controllarmi psicologicamente, facendomi sentire sottomesso alla sua volontà. Mentre mi ero ormai abituato anche al secondo dito, lei mi disse di continuare a rilassarmi, mi passò la candela e mi chiese di ciucciarla come avrebbe fatto una vera zoccola. Io ero eccitatissimo e la presi subito in bocca. Era una bella candela di 3-4 cm di diametro e almeno 30-35 cm di lunghezza. In quel momento realizzai il motivo di tanta preparazione: di li a poco avrei dovuto accogliere la candela nel mio culetto. Mi chiese infatti di ridarle la candela e mi rassicurò sul fatto che non mi avrebbe fatto alcun male, se mi fossi rilassato come avevo fatto fino a quel momento. Io mi sentivo ormai completamente sottomesso e non opposi alcuna resistenza quando sentii la candela che veniva appoggiata e spinta dentro di me. Entro' per almeno 10 cm. Mi ritrovavo quindi a 4 zampe con la candela piantata dentro di me, ma il vero gioco sarebbe iniziato di li a poco.... Sonia accese la candela mettendosi poi davanti a me in modo che avessi la faccia esattamente davanti alla sua figa: "quello che devi fare è molto semplice. Adesso inizierai a leccarmela, come fai sempre, ma con l'unica differenza che io non spengerò la candela fino a quando non sarò arrivata all'orgasmo. Puoi usare la lingua o le dita, non mi importa, ma voglio godere!". Una sensazione mista fra brivido ed eccitazione invase immediatamente il mio corpo! Se lei non fosse venuta, non solo mi sarei bruciato fisicamente, ma il pensiero di non essere stato in grado di soddisfarla avrebbe bruciato anche dentro di me. Mi misi subito all'opera, usando la mia lingua come meglio sapevo. In certi momenti la leccavo dolcemente, soprattutto per farla bagnare, mentre in altri succhiavo dolcemente il clitoride per stimolarla. Le mie dita la stavano esplorando in tutti i modi possibili: bagnandomi un dito con i suoi umori, lo lubrificai abbastanza da farlo entrare nel suo culetto e questo la mandava in estasi. La candela ovviamente non era stata pensata per caso: di tanto in tanto sentivo una goccia di cera calda cadere alla base del mio ano e dei miei testicoli e questo mi provocava sia un lieve dolorino, sia mi faceva ricordare quello che mi sarebbe successo se lei non fosse venuta... Continuando a succhiare il clitoride, con le dita le stimolavo il punto G e lei sembrava ormai avviarsi verso la via del paradiso. Lasciai perdere il suo culetto e mi concentrai esclusivamente sulla figa ormai fradicia, continuando a leccare a succhiare con tutta la mia passione. Sentivo che stava per venire: il suo respiro era sempre piu' intenso, i suoi umori sempre piu' abbondanti ed iniziava a dimenarsi a piu' non posso. Finalmente sentii il suo grido di piacere, che durò per una decina di secondi, mentre le sue cosce stringevano il mio viso completamente fradicio dai suoi umori. Si rilassò per almeno un minuto, incurante della candela che continuava a consumarsi (ma ne mancava ancora un po') ed io la guardavo soddisfatto. Io rimasi ancora nella mia posizione, mentre lei si alzò e spense la candela sfilandola poi piano piano. Mi fece sdraiare sul letto e venne anche lei a sdraiarsi al mio fianco. Guardandomi negli occhi mi disse: "sei stato fantastico! Sapevo che non mi avresti delusa, mi hai veramente fatta godere tantissimo! Ah... ed ho visto come gemevi e godevi quando ti ho infilato le dita e la candela... credo che faremo molti altri giochi con il tuo culetto!".
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15 anni fa
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Costretto ad una inattesa degustazione
Quella sera io e Sonia (il nome vero è un altro, non si sa mai...) eravamo a casa mia, in camera, e stavamo facendo sesso. Eravamo ancora ai preliminari o quasi. In quel momento lei era sdraiata sul letto, con la testa sul cuscino, ed io le ero salito sopra a cavalcioni, tenendo il mio cazzo vicino alla sua bocca e lei lo stava succhiando con la sua solita maestria. Mi facevano sempre impazzire i suoi pompini... si sentiva che lo succhiava con gusto e non solo per far piacere a me. Ad un certo punto mi disse di spostarmi un pochino piu' indietro, perchè voleva continuare a darmi piacere mettendolo fra le sue grandi e morbidi tette ed io non me lo feci dire due volte! Lo massaggiava in maniera esemplare, ogni tanto dando qualche colpettino con la lingua alla punta della cappella. Io ero ormai in estasi... aveva lavorato veramente bene di bocca ed ora con le sue tette... stavo per esplodere di piacere! Lei dette gli ultimi colpettini con la lingua, ed io pensai che volesse accogliere in bocca tutto il mio caldo nettare, ma inizio' a piegare la testa indietro come se volesse evitare proprio questa cosa. Di li a poco le venni sul seno e sul collo. Un'abbondante sborrata calda la stava ricoprendo. Io ero stremato di piacere, ma lei mi guardò come se il gioco stesse per cominciare. "Ti prendo un paio di fazzoletti per pulirti?", le dissi. "No" - mi rispose con decisione lei - "sai, a me piace tantissimo quando mi vieni in bocca e questa volta voglio che anche tu provi esattamente quello che provo io!". "In che senso?" - le chiesi io. "La vedi tutta questa sborra? Bene... tu adesso con la lingua la ripulisci tutta, senza lasciare nemmeno una goccia e voglio che la mandi giù tutta!". Li per li rimasi un po' spiazzato.... non avevo mai assaggiato il mio sperma prima d'ora, ma poi pensai che se era quello che lei voleva, io non l'avrei assolutamente delusa. Inizia a leccare tutto, sotto gli occhi sorpresi di lei. La mia lingua scorreva fra i suoi seni, raccogliendo ogni goccia del mio piacere e portandolo dentro la mia bocca. Completato il mio lavoro, alzo gli occhi e la trovo ancora li con la faccia stupita che mi guarda a bocca aperta. Senza dirle niente mi avvicino e le do un lunghissimo bacio sulla bocca, durante il quale ci scambiamo parte del mio piacere fra noi. Dopo il bacio la guardo negli occhi e le dico: "quando ti va... voglio rifarlo!".
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15 anni fa
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NOTTI PASSATE AD IMMAGINARTI......DIETRO A QUEL COMPURT
Nottambuli di sospiri e stimoli estremi,ad affondare quei meccanismi ideali,per scatenare l'inferno delle percezioni,assonanze affini alle nostre perversioni.Emozioni fluenti da un'alchimia,di sensazioni che si combinano perfettamente,con la bramosia che si alimenta la voglia,di suscitare la mente ed il corpo.......in simbiosi.Alla fine? Cosa è rimasto di quella maratona dei sensi?Un monitor? Vuoto che fissi ancora scosso.Dall'ebbrezza e dai bruciori delle tue parti eccitate,un piacere che si è spento con un clic di mouse.Hai volato con la fantasia,fluttando in volata vertiginosa....eppure...alla finele tue mani non accarezzano una pelle accaldata dalle parole,non avvertonoil battito di un cuore impazzito dalle emozioni,la luce dei tuoi occhi non si placa osservandoun corpo ansante.Alla fine.....Ti desti davanti alla tua immagine riflessa nello schermo nero,cercando di rivivere le sue sensazioniancora attive...dentro di te...... deluso,resti col desiderio insufficiente a lenire il tuo impetoche vorrebbe,lentamente,assorbire il tepore del suo corpo......che non c'è.CON SENTIMENTOCIPCIOPLOVE
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15 anni fa
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Un messaggio ricevuto alle 3 di notte
UN MESSAGGIO RICEVUTO ALLE 3 DI UNA CERTA NOTTE: ...allargo le cosce. Distesa sulla schiena, con indosso null'altro che un lenzuolo azzurro. Non sono un'esile figura nella notte, io sono carne e come carne brucio nel fuoco del pensiero di te. Ti immagino in bagno..mentre ti spogli degli abiti del giorno..lo fai lentamente, perchè anche da solo non puoi che essere eroticamente lento. Il bacino inizia a muoversi, il mio. Il pensiero acuisce pulsazioni tra le grandi labbra..potrei allungare una mano e farla finita presto, ma sono una donna che non ha fretta. Sei nudo. Conosco il tuo corpo ormai. Asciutto e armonioso, come un Ninfo dei dipinti. Ti siedi, ti prendi in mano e cominci a muoverla..sue giù, come una danza. I fremiti si accentuano..ora ho bisogno di sentire qualcosa entrare...una mano scende in basso..trova sul suo cammino un seno enorme, dal capezzolo già duro. Scende, ancora scende. La pancia, di quelle ritratte da Botero. Poi più giù..Una foresta florida difende il centro. Non sono una bambina. Entro...Mi manca il fiato...e tu ancora negli occhi...Inizio a spingere, con il dito medio, mentre il pollice si ferma poco sopra, stimolando anch'esso. Ti vedo con il capo reclinato all'indietro, mentre ti tocchi..su e giù..su e giù...Allargo ancora di più...inizio a gemere.La voce esce senza controllo...Una lingua...avrei bisogno di una lingua. Non sono mai stata leccata come si deve. Mi farebbe impazzire. Tu continui...ora sei in piedi, con le gambe divaricate ed il bacino spinto avanti...eretto nell'aria. Lo afferri con due mani..su e giù--su e giù...inizio a gocciolare. Continuo a spingere. Mi mordo le labbra...La tua voce sarebbe una consolazione. Vorrei continuare per ore, ma non ce la faccio...ti ho portato sulla pelle tutto il giorno, da questa mattina...Sei gonfio, massiccio e durissimo...e non resisto. Tremo. Tremo mentre un grido mi sfugge...ma continuo a muovermi. Spingento i fianchi avanti, verso le mie dita che non fanno sconti. Mi giro su di un fianco, le cosce ora son chiuse e sento meglio ogni cosa. Con l'altra mano afferro un capezzolo...arriverà alle mie labbra? tento. Tiro...succhio. Succhio e con la lingua stuzzico. Il primo mi raggiunge in un attimo. Bagno le dita...ma non mi fermo....continuo a spingere verso la mano...so che ce ne sarà un altro immediaamente. E tu sei lì, una mano che afferra il cazzo e l'altra si tene all'altezza dei fianchi. Con tutte le dita aumenti il ritmo. Ci sei..Basta un attimo. esplodi..e con te io nel mio secondo violentissimo orgasmo. Resto immobile. La mano ancora nelle mia carni. Dormirò così, per conservarti al caldo. S. Ps: La tua voce, si, mi avrebbe portata per la terza volta nel baratro
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15 anni fa
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Io e bijou
Egli le toccò la gola e attese. Voleva essere sicuro che dormisse. Poi le toccò i seni e Bijou non si mosse. Con cautela e destrezza Le accarezzò il ventre e con la pressione del dito spinse la seta nera del vestito in modo da sottolineare la forma delle gambe e lo spazio tra di loro. Dopo aver dato forma a questa valle, continuò ad accarezzarle le gambe, senza però toccargliele sotto il vestito. Poi si alzo silenziosamente dalla seggiola, andò ai piedi del divanetto, e si inginocchiò. Bijou sapeva che, in questa posizione, poteva guardarle sotto il vestito e vedere che non portava niente. L'uomo guardò a lungo. Poi sentì che le sollevava leggermente l'orlo della gonna, per poter vedere di più. Bijou si era allungata tutta sul divano con Le gambe leggermente divaricate. E ora si scioglieva sotto il tocco e gli sguardi di lui. Com'era bello sentirsi guardare, mentre fingeva di dormire, e sentire che l'uomo era completamente libero. Sentì che la seta veniva sollevata, le gambe scoperte. E lui le guardava. Con una mano gliele accarezzava dolcemente, lentamente, godendosele senza problemi, sentendo le linee armoniose, i lunghi passaggi serici che salivano sotto il vestito. Era difficile per Bijou rimanere assolutamente immobile. Avrebbe voluto aprire di più le gambe. Come si muoveva lenta la mano di lui. La sentiva seguire i contorni delle gambe, soffermarsi sulle curve, fermarsi sul ginocchio, poi continuare. Poi si interruppe, proprio prima di toccarle il sesso. L'uomo probabilmente Le aveva guardato il viso per vedere se era profondamente ipnotizzata. Poi, con due dita, incominciò a toccarle il sesso, a palparlo. Quando sentì il miele che affluiva lentamente, egli nascose la testa sotto la gonna, si nascose tra le sue gambe, e incominciò a baciarla. La sua lingua era lunga e agile, penetrante. Bijou dovette trattenersi dallo spostarsi verso la sua bocca vorace. La piccola lampada emanava una luce così tenue, che Bijou si azzardò a socchiudere gli occhi. L'uomo aveva ritirato la testa da sotto la gonna e si stava togliendo lentamente i vestiti. Era in piedi accanto a lei, magnifico, alto, simile a un re africano, con gli occhi brillanti, i denti scoperti, la bocca umida. Non muoverti, non muoverti, se vuoi che faccia tutto quel che vuole. Cos'avrebbe fatto un uomo a una donna ipnotizzata, che non doveva intimorire o compiacere in alcun modo? Nudo, egli torreggiò su di lei e, circondandola con entrambe le braccia, la rigirò delicatamente. Ora Bijou gli offriva le sue natiche sontuose. Egli le sollevò il vestito e le allargò i due monti. Fece una pausa, per riempirsi gli occhi. Le sue dita erano sicure, calde, mentre le apriva la carne. Si piegò su di lei e incominciò a baciarle la fessura. Poi Le fece scivolare le mani intorno al corpo e la sollevò verso di se, in modo da poterla penetrare da dietro. All'inizio trovò solo l'apertura del culo, troppa piccola e stretta per potervi entrare, poi trovò l'apertura più larga. Ondeggiò dentro e fuori di lei per un momento, poi si interruppe. La rivoltò di nuovo, in modo da potersi vedere mentre la prendeva da davanti. Le sue mani cercarono i seni sotto il vestito e li schiacciarono con carezze violente. Il suo sesso era grosso e la riempiva completamente. Lo introdusse con tanta violenza che Bijou temette di avere un orgasmo e di tradirsi. Voleva prendersi il suo piacere senza che lui lo sapesse. Lui la eccitò talmente con il suo ritmo sessuale incalzante che, quando scivolò fuori per accarezzarla, lei sentì arrivare l'orgasmo. Ora tutto il suo desiderio era teso a provare un nuovo orgasmo. Egli cercò di spingerle il sesso nella bocca semiaperta e Bijou si trattenne dal reagire e aprì solo un po' di più la bocca. Impedire alle sue mani di toccarlo, impedire a se stessa di muoversi, era per lei un grande sforzo. E tuttavia voleva provare ancora quello strano piacere di un orgasmo rubato, come lui provava il piacere di quelle carezze rubate. La passività di Bijou lo spinse all'orlo del parossismo. Ormai aveva toccato il suo corpo dappertutto, l’aveva penetrata in tutti i modi possibili, ed ora si sedette sui ventre di lei e le spinse il sesso tra i due seni, stringendoseli intorno mentre si muoveva. Bijou sentiva i suoi peli che strusciavano contro di lei. E finalmente perse il controllo. Aprì contemporaneamente la bocca e gli occhi. L'uomo grugnì di piacere, le premette la bocca contro la sua e si struscio contro di lei con tutto il corpo. La lingua di Bijou batteva contro la bocca di lui, mentre le morsicava le labbra. All'improvviso egli si interruppe per chiederle: "Vuoi fare una cosa per me?" Bijou annuì. "Io mi sdraierò sul pavimento e tu verrai ad accucciarti sopra di me, e mi lascerai guardare sotto il vestito." Egli si allungò sul pavimento e Bijou si accovacciò sopra di lui, reggendo il vestito in modo che poi cadesse coprendogli la testa. Egli le prese le natiche tra le mani come un frutto e le passò la lingua tra i due monti, più volte. Poi le accarezzo il clitoride, il che fece ondeggiare Bijou avanti e indietro. La lingua di lui sentiva ogni reazione, ogni contrazione. Piegandosi su di lui, essa vide il suo pene eretto vibrare a ogni gemito di piacere. IO :L'UOMO LEI:Bijou
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15 anni fa
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L\'ultima goccia di sudore
- L’ ATTESA - la sera non più così calda, il mio corpo già riscaldato dal ricordo che credevo morto in me di tanti incontri persi nelle nebbie della mia mente, era reso incandescente dal desiderio di finire finalmente tra le braccia tenere della mia tanto sognata sarah. eccomi qui ora seminudo a fumare l’ennesima sigaretta ed a sudare, eccitato come non mai al solo suo pensiero. sembrava essere spuntata all’improvviso dal buio della mia esistenza, come un ardente sole che infiamma ogni mia cellula. la bramo, la desidero e la invoco “tu mia unica signora; tu mia unica padrona!” assaporo le sue dita impresse sui miei capezzoli martoriati. sento il suo odore di animale feroce che stritola questo spazio di pelle, diventato suo territorio. questo istante di fantasia estremo mi uccide! vorrei che fosse giunta l’ora! gocce di sudore cadono copiose. sono eccitato! non ce la faccio più. e sono solo le otto, cazzo! il tempo non passa mai! sogno rivoli del suo mascara mischiate alla mie gocce di sudore sulla sua pelle, sogno gemiti ed urla, corpi uniti da promesse perverse e inusuali rituali. sono qui per te “ mia signora”. davanti a me hai eretto il recinto della mia piacevole prigione, ed io il tuo prigioniero speciale, entro in questo perimetro di passione e di forza e non mi rimane che piegarmi al tuo terribile splendore. presto arriverà l’ora ed il rituale si svolgerà come tu hai previsto. sarà bellissima qualunque cosa vorrai fare di me! sono qui ad aspettarti mia padrona, per andare insieme da "slave for you" questo il nick della tua ultima preda scovata in desyderia, sperando che arrivi presto il momento della tua venuta. spero presto di vivere con lei attimi di perversione pura. sto ansimando e muoio dalla voglia di essere posseduto da “te mia padrona”. la mia mano non riesca a stare ferma, ma non devo godere. non posso! la devo fermare ora. anche se il mio corpo si tende e vibra come una corda di violino, godrò solo se lei lo vorrà. e se lei dovesse decidere di non volerlo sarò felice lo stesso. io voglio solo esaudire il suo desiderio. fai di me quello che vuoi, ma ti prego fallo presto! - LA TERZA GOCCIA SUDORE - la sua ultima preda, la sua nuova proprietà, era completamente immobilizzata sul tavolo della cucina. sarah aveva compiuto la sua “opera omnia”. aveva schiavizzato “slave for you” alias roberta. finalmente la schiava mitizzata, la schiava idealizzata per anni, ma soprattutto la schiava contesa, aveva capitolato. finalmente lei era la sua padrona! ogni particolare era stato studiato con cura per la serata. aveva deciso di estremizzare le sue due anime, i suoi modi di essere. La donna garbata e colta, faceva da contraltare alla mistress dura e spietata. insomma la dolcezza e la ferocia più efferrata! aveva uno strano rapporto con la sua “bestia”. ne aveva timore ma sapeva che non ne poteva farne a meno. era parte di se e con il tempo aveva imparato a conviverci. sapeva che quella era sera della bestia, che lei si sarebbe scatenata. arrivati nella dimora di roberta, sarah con la scusa di andare in bagno aveva scrutato la casa alla ricerca degli strumenti necessari alla “sessione”. per fortuna in ogni casa vi è un dungeon nascosto. basta solo scovarlo e soprattutto vedere con gli occhi della fantasia. il clima era cambiato. l’allegra goliardia precedente aveva lasciato il posto ad un silenzio carico di sana tensione. i corpi cominciavano il loro richiamo sessuale. ogni gesto, ogni sguardo sembrava essere inserito in una antica danza tribale o nel corteggiamento di due mantidi. il tempo della bestia era giunto e lei non si fece pregare. da quel momento era la “bestia” che comandava. ed era tirannica! roberta si avvicino al divano e gli porse da bere - vodka ghiacciata- come da lei richiesto. ma non si sedette vicino a lei. le era bastato incrociare il suo sguardo per capire. come un cucciolo che vuole farsi coccolare dal padrone non osò salire sul divano. si accucciò ai suoi piedi. lei compiacendosi ebbe uno strano flashback . si ricordò di quel documentario dove la fiera leonessa per dimostrare la sua sudditanza porgeva il collo al leone in segno di resa. la sua docilità era la stessa. roberta inginocchiata inizio a leccarle i piedi. non osava alzare il capo per non incrociare il suo guardo. sarah si godeva questo atto di umiltà ma al contenpo cominciò ad infliggerle dolore. aveva cominciato a martoriare le sue carni tenere. i seni ed i glutei sembravano schizzare, esplodere nel vano tentativo di sfuggire alla mani esili ma forti che li stringevano. ma era inutile. la sua presa non lasciava scampo. passarono degli istanti interminabili, poi sarah la condusse in cucina vicino a quel tavolino che sembrava fatto apposta per legarla. il suo piano era stato elaborato con immediatezza ma con estrema cura. l’avrebbe legata con le cinte dell’accappatoio prese nel bagno e con una corda usata per stendere i panni nel balcone. Da lì avrebbe preso anche le mollette che servivano a pinzarla. - LA SESSIONE - roberta era lì a carponi, legata, immobilizzata sul quel tavolo. le tette martoriate da due mollette messe per dritto sui capezzoli. le facevano male. ma non era il male maggiore. la “padrona” la “bastarda” - chissà dove lo aveva sperimentato - per infliggerle maggiore dolore aveva preso otto mollette e le aveva messe alle dita dei piedi. solo i mignoli, bontà sua, aveva risparmiato. il dolore era lancinante. ma non disse nulla. anche perché il dolore a roberta dava una eccitazione indescrivibile. poi ogni suo pensiero venne interrotto. le mie mani iniziarono ad esplorarla, frugarla, stringerla. il suo dolore era intenso, tangibile ed ovunque distribuito. la schiena, i fianchi le natiche e seni, tutti subivano lo stesso trattamento. Il massaggio era forte, deciso, maschio. le dita sembrano affondare nella carne. l’alternanza dolore e piacere provocava contrasti forti. roberta era impazzita. come descrivere il “piacere” del dolore? cento, mille volte maggiore “del piacere - piacere”. il vero”piacere”, quello da sempre pensato, agognato, sognato. roberta ebbe l’ennesimo fremito. le mani di sarah arrivarono alla sua fica, bagnata come non mai. ma era solo una tappa intermedia. lei continuava senza sosta. ora era il turno del sedere. ammaliato dalla sua forte presa anch’esso cedette alle sue lusinghe. le sue dita affusolata si ficcarono nel buco dilatandolo sino all’inverosimile. roberta era convinta di avere un culo chiuso come una cassaforte e che esso fosse inaccessibile. si sbagliava. il “demonio” aveva la chiave , la combinazione! due o tre dita entrarono senza resistenza nel culo ed il bruciore salì per il corpo immediatamente. il dolore esplose nella testa. però per quanto “il dolore” fosse intenso e straziante, esso non era tale da interrompere lo stato di estasi in cui lei si trovava. il sapere che noi ci stavamo eccitando con il suo culo era la cosa che più voleva. era la donna, la schiava più felice del creato. un cagna che scodinzolava per i suoi padroni. non voleva altro. poi… mi sentì sopra di se. il mio ansimare la rendeva immensamente felice. ora l’avrei posseduta, la sua fica umida si aprì per accogliere il mio pene duro e grosso. ma io non la penetrai; almeno non ancora. infatti , forse ricordando un vecchio post, dove roberta enfatizzava il piacere di sentirsi soffocata da un enorme “cazzo” e dal piacere che provava quando lo sentiva spingere verso la sua gola, mi misi in piedi davanti a lei, le presi la testa tra le mani e gli infilai in bocca il mio pene. avvinghiai i capelli e con forza spinsi dentro tutto il mio cazzo mentre sarah continuava a sodomizzarla, ora erano quattro le dita che entravano ed uscivano dal suo buco osceno. “dai succhialo come non hai mai fatto!” le ordinai perentorio. nonostante l’impedimento e la posizione assurda, roberta fece l’impossibile. sfruttando quel minimo di movimento che poteva fare, grazie ai legami non strettissimi, mosse la testa verso il mio cazzo facendo di tutto per ingoiarne tutta la carne. sempre di più, sino in fondo alla gola! con la lingua leccava golosa ogni sua parte, soffermandosi sulla cappella. ed io non cessavo di spingere. con virulenza spinsi il pene sempre di più giù. le mancava il respiro. per nulla sazio le tappai il naso con le dita. volevo che lei, alla ricerca dell’aria, allargasse la bocca all’infinito in modo da far entrare il pene ancora più giù, sino in fondo, sino alle tonsille. lo sforzo sembrava sopraffarla, ma vinse anche quello. continuò a succhiarlo ed a ficcarselo in bocca con frenesia ed avidità. per sua fortuna all’improvviso smisi liberandole la bocca. finalmente poteva respirare. ebbe un attimo di tregua, di pausa. era solo un attimo! sentì poi di nuovo il mio affannoso respiro, ed anche se non mi vedeva, capì che ero vicino a lei pronto per ripartire. “forse ora mi penetrerà, e mi scoperà con tutta la forza e violenza possibile” pensò roberta. avrebbe voluto urlare “…fottimi, scopami, sventrami” ma non poteva. sarah le aveva ordinato di tacere. comunque anche stavolta si era sbagliava. non era ancora giunto quel momento. La bestia non era sazia. voleva altro dolore, altra privazione, altra umiliazione! con la coda degli occhi mi vide sfilare la cinta dai pantaloni. non fece in tempo a pensare “ma quando mi scopa il padrone, quando mi fa godere?” che all’improvviso ogni dolore e pensiero cessò. ed io le fui dentro. la penetravo con colpi pelvici forti e decisi. sentì il mio pene dentro, sempre più dentro. per dare maggiore forza sarah la prese per i capelli pettinati a coda e lai tirò verso di lei. lei voleva fortemente godere, ansimava, spasimava, gemeva ma quando era sul punto di dire “ecco finalmente godo “ la voce di sarah la raggelò. “non azzardarti godere fino a quando io non ti do il permesso.” si sentiva morire. non poteva resistere! ma al tempo stesso non poteva disubbidire. non voleva disubbidire. decise che avrebbe resistito e lo fece. intanto io ero pronto per prendermi il suo culo. la parte del suo corpo più bella . sapeva che sarebbe stata sodomizzata e che doveva subire quel dolore immenso. aveva gia subito quel supplizio da altri. ma nonostante ciò, non si era abituata. il dolore era forte, troppo; anche per una schiava. ma cosa poteva fare? non poteva certo dire di no o ribellarsi. come aveva sempre fatto era pronta a subire e lo fece. sarah che con sagacia e mestiere aveva precedentemente preparato il suo buchetto alla penetrazione, si fece da parte ed io, con iniziale dolcezza, iniziai a penetrarla. solo quando il cazzo fu tutto dentro il suo culo spinsi con forza. il dolore era infinito la carne sembrava lacerarsi. ma roberta voleva solo una cosa: godere. se ne infischiava del dolore e delle umiliazioni. voleva solo godere, godere, godere. ma lei gli avrebbe concesso il permesso? oppure l’avrebbe lasciata arrapata come una cagna in calore? il sospetto diventò certezza. io godetti. Il mio ansimare sempre più veloce, l’intensità dei miei colpi testimoniavano che oramai l’orgasmo era arrivato. roberta si era rassegnata. si sentiva morire dentro ma era pronta a fare quello che lei voleva. ora aveva acquisito una certezza , maturata in quella stanza di dolore. era sicura. anche se lei non l’avrebbe fatta godere; il soffrire eccitata come una vacca da monta non le sarebbe importato. io stavo per venire, avevo ceduto il posto del mio cazzo alla mano di sarah che ora entrava tutta in un feroce fisting che roberta sembrava bramare, avevo portato il membro davanti al suo viso ordinandogli di aprire la bocca per accogliere la mia sborra che arrivò copiosa a imbrattarle il viso scivolando sul tavolo che lei ebbe cura di leccare pulendolo avida di seme mentre la mano di sarah scivolava senza più alcuna resistenza. fu allora che lei si sentì di nuovo donna, femmina, schiava. g*
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15 anni fa
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Sms
Le prime note del Morgenstimmung di Grieg avevano iniziato a diffondersi nella stanza, la piccola lampada sulla scrivania illuminava la tastiera e poco altro. La luce giallastra e calda serviva a contrastare quella violacea ed algida emanata dal monitor. Seduto di fronte al suo iMac, Federico osservava la pagina bianca riprodotta sullo schermo, con la barretta che lampeggiava, in attesa che iniziasse a riversare, sotto forma di byte, il fiume di parole che attendeva. Le mani erano immobili sulla tastiera, sospese a pochi millimetri, la scena appariva irreale, congelata come in un fermo immagine. Gli occhi di Federico erano fissi, trapassavano il groviglio di plastica, metallo e silicio, perdendosi oltre, in un punto lontano, su un orizzonte che poteva appartenere a qualsiasi dimensione nello spazio e nel tempo. Non era la prima volta che gli accadeva di restare come paralizzato di fronte a quel nulla limitato ma immenso che era il foglio bianco. Nella sua mente, l’intera struttura del racconto era già ben chiara e delineata, mancava soltanto un incipit, quelle poche parole che avrebbero dovuto catturare immediatamente l’attenzione di chi legge. Lo spunto gli venne, come spesso succede, osservando ciò che aveva intorno, ciò che accadeva. Il Morgenstimmung era un ottimo inizio, nonostante fosse cosciente che non erano moltissimi quelli che avrebbero riconosciuto il Peer Gynt. D’altra parte, il protagonista avrebbe avuto, ovviamente, molto in comune con lui. Iniziò a scrivere senza sforzo, le parole si affacciavano alla mente in maniera ordinata, in fila come scolaretti d’altri tempi, tenendosi per mano a creare un continuum perfetto. Nel racconto, Francesco, il protagonista, sedeva alla scrivania e, ascoltando musica classica, si accingeva a scrivere forse un romanzo, forse una novella, il particolare era irrilevante. Gli occhi della mente di Federico iniziarono a fondersi con quelli della sua creatura, vide ciò che egli vedeva; quella sorta di transfert si espanse in breve anche agli altri sensi. Francesco si alzò dalla scrivania per cercare il suo cellulare, il suono di un sms in arrivo lo aveva distratto dalla sua attività. Il messaggio veniva da un numero a lui sconosciuto. Altrettanto insolito era il testo: «Alle 19 al bar della Pace. Barbara». Francesco sorrideva analizzando le possibilità che gli si offrivano. Poteva, naturalmente, essere uno scherzo di qualche amico, anzi era l’ipotesi più probabile analizzando razionalmente. Poteva essere, ipotesi anche questa da non scartare, semplicemente un errore, il destinatario avrebbe potuto essere chiunque. D’altronde, anche fra le sue conoscenze occasionali, non ricordava nessuna donna che si chiamasse Barbara. Poggiò il cellulare sul tavolo della cucina, il gorgoglio ed il profumo che venivano dalla caffettiera lo distrassero dalle sue riflessioni, mescolando lo zucchero nella tazzina, s’affacciò alla finestra, il sole accendeva di verde intenso le chiome dei pini che si stendevano a perdita d’occhio. Nonostante ci fossero molti palazzi vicino a quello dove abitava, dalla sua mansarda poteva scorgere, verso un orizzonte non molto distante, la pineta che si interrompeva a ridosso della spiaggia, poteva respirare l’odore del mare portato dal maestrale. Ogni giorno si rallegrava con se stesso per avere scelto di abitare a Ostia, nonostante dovesse affrontare qualche disagio per recarsi in ufficio, la vicinanza del mare lo ripagava ampiamente, era un’energia vitale che quotidianamente lo ricaricava. Avvolto nel suo accappatoio verde, iniziò a pensare cosa avrebbe fatto di quel sabato di primavera, dimenticando per un po’ il messaggio sul telefono. La giornata sembrava ottima per dedicarsi ad una delle attività che preferiva, uscire in mare con il windsurf oppure fare un giro in moto e, in effetti, l’una non escludeva necessariamente l’altra. Decise che la prospettiva di salire in sella alla sua Yamaha era, forse, più allettante, qualche scarica di adrenalina avrebbe contrastato meglio la pigrizia che stava per rapirlo. Con un paio di telefonate avrebbe certamente trovato qualcuno con cui organizzare in breve tempo il giro. Un secondo messaggio, però, tentò di mandare all’aria quell’abbozzo di programma. Il numero era il medesimo di prima: «Non rispondi, Francesco? Che tu accetti o meno il mio invito io sarò li questa sera. PS Verrai in moto, spero…» Cadeva, perciò, l’ipotesi che il messaggio fosse arrivato a lui per errore; le possibilità che esistesse un altro Francesco, con un numero di cellulare simile al suo e che avesse anche la moto, erano decisamente scarse. Certo, doveva per forza essere uno scherzo, chissà chi, fra i suoi amici, lo aveva organizzato. Prese il casco ed i guanti, infilò il cellulare nella tasca interna del giubbotto e scese a prendere la moto. L’arrivo del secondo messaggio gli aveva fatto passare di mente l’intenzione di chiamare qualcuno per il giro e, in effetti, l’idea che fosse proprio uno di quelli che voleva contattare a fargli lo scherzo lo faceva esitare. Chiamare, d’altra parte, avrebbe potuto essere un sistema per capire se era stato oggetto dello spirito degli amici; si accordò quindi con Enrico, Giorgio e Roberto per vedersi un’ora più tardi alla solita area di servizio sulla Flaminia, perciò aveva tutto il tempo per arrivare e, magari, prendere un altro caffè. Istintivamente, ogni semaforo, controllava se fosse arrivato un nuovo messaggio pur sapendo che, non avendo lui ancora risposto, probabilmente non ci sarebbero state altre novità. All’arrivo dei suoi amici, iniziò a squadrarli tentando di cogliere un cenno d’intesa, anche minimo, che confermasse i suoi sospetti, ma i tre si comportavano come se fossero realmente innocenti, all’oscuro di tutto. Verso le 13 si fermarono per mangiare qualcosa nei dintorni di Terni dopo un certo numero di chilometri percorsi sorpassandosi a vicenda. Durante il pranzo, i discorsi erano incentrati come sempre su prestazioni, gomme e quant’altro riguardasse le moto, oltre, naturalmente, ad una buona dose di vanterie e battutacce nel più classico stile dei motociclisti. Francesco, per tutto il tempo, continuò a cercare un accenno nei discorsi ma senza risultato. Sulla via del ritorno, decise di correre il rischio e di andare a quello strano appuntamento, pensando che, nella peggiore delle ipotesi, avrebbe fornito materiale su cui essere preso in giro per qualche mese “Questa volta è toccato a me – diceva fra sé – in passato ad altri, ci sarà modo per prendersi una rivincita.” Era indeciso se passare da casa per cambiarsi oppure andare così come si trovava, per non offrire del tutto il fianco all’ilarità degli amici. Guardando l’orologio si accorse che non avrebbe avuto comunque tempo per tornare a Ostia, quindi, invece di prendere il raccordo anulare, salutò con un cenno gli altri tre e proseguì verso il centro. Un paio di volte controllò negli specchi retrovisori per vedere se uno dei tre lo stesse seguendo, ma, a parte lo sciame di scooter che ronzava per le vie di Roma, non c’era traccia dei suoi amici. Alle 18.45 era nei dintorni del Colosseo, aveva giusto il tempo di arrivare all’arco della Pace per l’ora fissata. Avrebbe comunque raggiunto il bar con la moto, posteggiandola vicino ai tavoli che occupano un lato della strada, un po’ per poterla tenere d’occhio, ma anche per quella dose di esibizionismo caratteristica dei motociclisti. Il rombo della R1 suonava cupo, amplificato, esaltato nei vicoli angusti del centro. Stava ancora slacciando il casco, quando si accorse dello sguardo e del sorriso di una ragazza seduta ad un tavolo poco distante, apparentemente sola. Con studiata lentezza si dedicò alle poche operazioni necessarie a bloccare la moto, senza distogliere lo sguardo, in attesa di un cenno, di un invito. Si guardò attorno, cercando fra la gente qualche viso conosciuto, aspettandosi, da un momento all’altro, un coro di risate di scherno. Nessuno, solo lo sguardo di quella ragazza fisso su di lui. Avvicinandosi, iniziò ad osservarla meglio; gli occhi chiari, luminosi, non si staccavano dai suoi, aveva capelli castani e lisci, che cadevano appena oltre le spalle, labbra sensuali, carnose che scoprivano un largo sorriso; l’insieme era, allo stesso tempo, innocente e malizioso. La camicetta bianca sottolineava un seno generoso che la scollatura appena accennata non consentiva di apprezzare meglio. “Ciao Francesco, per un attimo ho temuto che non venissi e, in fondo, non avrei potuto darti torto, il mio messaggio era piuttosto insolito, per non dire poco credibile”. “In effetti ho combattuto una piccola battaglia con me stesso, ma, alla fine, la curiosità ha avuto la meglio” La voce di Barbara era calda, avvolgente, persino un po’ roca, apparentemente in contrasto con il suo aspetto. “Immagino ti stia chiedendo come potessi sapere chi sei, il tuo nome, il tuo numero” “Ti confesso che non avevo ancora riflettuto su questo aspetto, nonostante, forse, sarebbe stata la prima domanda da porsi” “Ho visto alcune tue foto a casa di una comune amica, qualche giorno fa, e ieri le ho chiesto il tuo numero. Dapprima aveva qualche dubbio, ma poi ha ceduto, non so ancora come mai.” “Sono lusingato e sorpreso ed ho qualche sospetto su chi possa essere la comune amica” disse Francesco con un sorriso fintamente scocciato. Il sorriso di Barbara si allargò di nuovo. “Cosa fai ancora in piedi? Spero proprio tu non abbia bisogno di un invito a sedere e, per oggi, credo proprio di avere fatto abbastanza!” Scoppiarono a ridere insieme, mentre Francesco, appoggiato il casco, si sedette. La luce del tramonto rendeva ancora più caldi i colori dei palazzi intorno che, come quinte di un palcoscenico, facevano da sfondo ai due che iniziavano a conoscersi, parlando con leggerezza ed intensità insieme. Lo sguardo di Francesco correva dagli occhi alla bocca, dalla scollatura alle mani della ragazza, che accompagnavano le parole con larghi gesti. Barbara continuava a parlare senza interruzione di qualsiasi cosa, cercando di nascondere l’emozione e l’imbarazzo. Lui, al contrario, dopo i primi momenti di comprensibile nervosismo, aveva recuperato la calma e il controllo di sé; per un volta assaporava il gusto di sentirsi preda piuttosto che cacciatore, con i vantaggi che questa posizione indubbiamente recava. Non era lui, infatti, a dover mantenere la tensione a un certo livello, né a dover interessare la sua interlocutrice per conquistarla, era rilassato, a suo agio. Barbara fece una piccola pausa per sorseggiare l’aperitivo e lui colse al volo l’occasione. “Vieni a cena da me?” L’invito, diretto, senza inutili giri di parole, arrivò improvviso, con una chiara intenzione provocatoria. Barbara rimase per un istante con le labbra incollate al bicchiere, il tempo necessario, però, per dissimulare la sorpresa e analizzare sia le possibili risposte che le ovvie conseguenze; lo fissò dritto negli occhi e rispose, con il sorriso più naturale di cui era capace. “Verrei volentieri, ma non ho con me il casco.” Sperava in questo modo, inutilmente, di non concedere a Francesco una vittoria troppo facile, di lasciarsi una piccola via di fuga. “Credo che questo possa andar bene” disse lui prendendo il secondo casco che aveva fissato alla sella. Il tragitto dal centro sino a Ostia fu, per Francesco, un leggero piacere, l’impostazione sportiva della moto, infatti, costringeva Barbara in una posizione sbilanciata in avanti, perciò, nonostante il giubbotto attutisse molto, poteva avvertire perfettamente il seno della ragazza sulla schiena. Lei cercava, poggiando le mani sul serbatoio, di mantenere una minima distanza, ma con scarsi risultati, soprattutto quando la moto rallentava bruscamente, si chiedeva, quindi, se fossero necessarie o intenzionali tutte quelle frenate. Se avesse potuto vedere il sorrisetto del pilota, avrebbe avuto conferma dei suoi sospetti. Il gioco, si disse, non la disturbava, anzi, dopo qualche minuto realizzò, senza sorprendersi più di tanto, che non erano la temperatura o la velocità a causarle quel leggero brivido… Francesco, dal canto suo, non sapeva se prolungare quella piacevole tortura o se, invece, cercare di arrivare a casa il più presto possibile. Appena scesi, mentre Barbara armeggiava con il casco, lo sguardo di Francesco fu attirato dalla camicetta sulla quale, nonostante il reggiseno, si disegnavano perfettamente i capezzoli turgidi. Non distolse lo sguardo nemmeno quando capì che lei s’era accorta di come la stesse guardando, alzò gli occhi solo dopo un lungo istante, giusto per cogliere un eventuale rossore sul viso di Barbara che, però, non sembrava affatto imbarazzata, al contrario, gli sorrideva con aria di sfida. Guardò, quindi, ancora un momento in basso, prima di farle strada verso il portone. Salendo in ascensore, iniziò a pensare al disordine che regnava nella sua mansarda, tipico di un single trentenne, concludendo poi, fra sé, che probabilmente Barbara poteva aspettarselo. Aprì la porta e notò, con sollievo, che la situazione era meno drammatica di quanto avrebbe potuto essere, a parte la tazzina sporca nel lavabo e qualche camicia spiegazzata sul divano. Le prese il casco dalle mani, invitandola a sedersi dove preferiva, anche se la scelta era piuttosto limitata, quattro sedie intorno al tavolo e il divano che era, appunto, occupato in parte dagli abiti. Prese due flute e, dal frigo, una bottiglia di prosecco. “Grazie.” gli disse Barbara sorridendo e guardandolo dal basso, mentre lui le porgeva il bicchiere. “Preparo qualcosa per la cena.” “Posso aiutarti? Non amo stare con le mani in mano.” “Potresti sgusciare qualche noce, facendo attenzione a non frantumarle troppo.” Il tono ironico non mancò di cogliere nel segno, Barbara si avvicinò al tavolo indispettita. “Ora ti faccio vedere – pensava – razza di presuntuoso.” Nonostante la sua intenzione di dimostrargli quanto fosse vana la sua provocazione, un dito le finì nello schiaccianoci, strappandole un’esclamazione di dolore. “Porc…!” Francesco si voltò di scatto per capire cosa fosse successo e, appurato che non era nulla di grave, a parte l’orgoglio ferito, scoppiò a ridere, subito imitato anche da Barbara. In pochi minuti finì di preparare della pasta con gamberetti e zucchine e un’insalata cui aggiunse degli spicchi di mela verde e le noci sgusciate. Prese dal frigo una bottiglia di Vermentino di Gallura e la poggiò sulla tavola che Barbara, nel frattempo, aveva preparato. Cenarono chiacchierando sempre più rilassati, finché, nel piatto di Francesco, non rimase che un pezzetto di noce, che Barbara tentò di rubare. Lui le bloccò rapidamente la mano, prese la noce e gliela avvicinò alla bocca. Guardandolo dritto negli occhi, Barbara dischiuse le labbra e, dopo aver preso la noce, indugiò un istante, gli prese la mano fra le mani facendosi scivolare in bocca un dito di Francesco. Lentamente iniziò a succhiarlo, senza staccare lo sguardo, muovendo impercettibilmente la testa. Francesco sentì il sangue correre più veloce, lentamente si alzò per avvicinarsi a Barbara, cercando di non interrompere quel momento. Quando fu a pochi centimetri, tolse il dito dalla bocca e lo fece scivolare sul mento e, seguendo la linea del collo, arrivò a carezzarle il solco fra i seni. Alzando gli occhi, Barbara fissò per un attimo i pantaloni di Francesco, decisamente più stretti di quanto fossero sino a pochi istanti prima. Le sue mani si avvicinarono alla cintura e la slacciarono, aprirono a uno a uno, lentamente, i bottoni, lo sguardo fisso in quello di Francesco. Fece scivolare in basso i jeans e i boxer, liberando il sesso duro che strinse nella mano. Delicatamente ne scoprì il glande e avvicinò il viso, inspirò l’odore, ne sfiorò l’asta con la lingua, prima di accoglierlo fra le labbra. Francesco osservava la ragazza eccitato, ma non sorpreso, stava accadendo ciò che aveva sperato, anzi, immaginato accadesse da quando l’aveva invitata a cena. Con due dita aveva slacciato quasi completamente la camicetta e le stringeva il seno liscio e morbido con un capezzolo grande e ancora più turgido di quanto fosse appena scesi dalla moto. Passati pochi istanti, le prese il viso fra le mani, la fece alzare, l’attirò a se per baciarla; la bocca di Barbara era morbida, calda, aveva il sapore del suo sesso mescolato con quello del vino, la lingua gli sfiorava le labbra, giocava a rincorrersi con la sua, si ritirava per poi tornare prepotente a riempirgli la bocca. Senza staccare le labbra, iniziarono a spogliarsi, dapprima con calma, poi sempre più in fretta, ansiosi di scoprire, di conoscere, di lasciare che fosse la pelle a parlare. Francesco la prese fra le braccia e la adagiò sul divano, le sfilò il perizoma nero scoprendo una sottile striscia di peli, appena più scuri dei capelli. Scese fino alle caviglie, liberandole le gambe da quella delicata costrizione di pizzo, le prese un piede e se lo avvicinò alle labbra. Barbara ebbe un primo leggero sussulto. Disegnò con la lingua un sentiero invisibile dalla caviglia al polpaccio, all’incavo del ginocchio, alla coscia fino all’inguine, guidato da quel profumo intimo, dolce, indescrivibile. Si soffermò a leccarle accanto alle grandi labbra per un tempo che a Barbara sembrò eterno, senza sfiorarla mai nel mezzo; allontanò poi il viso, improvvisamente, per godere della visione di quel sesso lucido, bagnato, di un colore che andava dal rosato chiaro al rosso scuro. Federico fece scivolare due dita nella vagina, a fondo, muovendole poi verso l’alto, mentre avvicinava di nuovo il viso. Quella penetrazione e il primo tocco della lingua sul clitoride fecero aprire ancora di più le gambe di Barbara e la sua bocca si socchiuse in grido muto. Protese il bacino per farsi possedere ancora più profondamente e allo stesso tempo poggiò una mano sulla testa di Francesco, spingendola fra le sue gambe. Lui lambiva con passione quel clitoride gonfio, profumato, lo succhiava, lo stringeva delicatamente fra i denti, senza fermare le dita. L’orgasmo arrivò a scuoterla intensamente e un getto di umori esplose sul viso e sulla lingua di Francesco, che se ne dissetò, sempre più eccitato. Barbara respirava sempre più in fretta, il piacere sembrava non volersi arrestare, continuava ad aumentare e, con esso, cresceva il suo desiderio di essere posseduta. Il viso e il petto di Francesco erano irrorati da quell’orgasmo e, come se avesse percepito la muta richiesta della ragazza, a malincuore si staccò da lei, si spostò a sedere sulla parte ancora libera del divano e, presala per mano, la attirò sopra di sé. Con gli occhi semichiusi per il piacere, Barbara, a cavalcioni guidò il sesso eretto dentro di sé, assaporando finalmente la sensazione che le sembrava aver atteso da sempre. Il primo contatto con le labbra grondanti procurò a Francesco una scossa che gli giunse al cervello come un fulmine, serrò le mani sul seno, stringendole i capezzoli, guardandola negli occhi, ora spalancati, e assecondandone il movimento dei fianchi. Barbara gettò la testa all’indietro sporgendo in avanti il seno e si portò le mani al ventre, aprendosi per sentirlo dentro di sé ancora più profondamente, poi con un dito iniziò a sfiorarsi il clitoride. Francesco osservava ipnotizzato la ragazza che si masturbava, mentre lui si muoveva sempre più veloce, sentendo d’essere vicinissimo a godere in lei. Un nuovo orgasmo colse Barbara quando sentì quel sesso gonfiarsi ancora di più, gemendo, aumentò il ritmo dei fianchi e del dito che massaggiava il clitoride e, di nuovo, un getto riempì il ventre e le gambe di Francesco che, per quanto avesse cercato di resistere, percepì il suo seme risalire prepotentemente e, proprio nel medesimo istante, lei si staccò per accoglierlo ancora in bocca. Le labbra si serrarono sul glande e scesero lungo l’asta mentre il piacere usciva a riempirle la bocca e la gola. Francesco inarcò la schiena, i muscoli tesi, i pugni serrati, gli occhi chiusi, un grido soffocato in gola. La luce della mattina gli illuminava il viso mentre guardava la ragazza addormentata nel letto accanto a lui e, si accorse solo in quel momento, si rese conto di non sapere nulla di lei, ma, anche, che non era affatto importante, ciò che contava davvero era che lei fosse lì e che sperava rimanesse ancora a lungo. Federico si stiracchiò sulla poltroncina, aveva scritto di getto tutto il racconto come non gli capitava quasi mai e ne era piuttosto soddisfatto. Stava salvando il file nel computer, quando il trillo di un messaggio sul cellulare, nel silenzio del suo appartamento, lo fece sobbalzare. Non avrebbe saputo spiegare la ridda di sensazioni che si affollavano alla mente mentre leggeva quell’unica riga di testo: «Alle 19 al bar della Pace. Barbara».
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15 anni fa
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Cinque terre
La zip del giubbotto di pelle non si allacciava più con la stessa facilità di prima e questo lo innervosiva più di quanto avrebbe creduto. I guanti nuovi avevano la stessa colorazione degli stivali, entrambi regali scelti da Enrico, uno dei suoi due più cari amici, probabilmente gli unici. Non aveva indossato la tuta per intero, la passeggiata fuori Roma che avevano organizzato non era impegnativa al punto di bardarsi come un astronauta, i jeans neri erano più che sufficienti. Prima di infilare il casco aveva girato la chiave e, spinto il pulsante rosso dell’accensione, era rimasto, come al solito, per qualche istante, ad ascoltare il rombo del bicilindrico Suzuki, reso ancor più cupo dallo scarico in titanio. Abbassata con una levetta la visierina scura interna, era uscito lentamente dal cortile di casa. Era l’inizio di Aprile, caratterizzato da una temperatura e un sole quasi perfetti; era in anticipo per l’appuntamento con gli altri, perciò si godeva la strada facendo un po’ di slalom fra le poche auto in giro di sabato mattina. Solito caffé e solite, ipocrite, raccomandazioni. “Allora andiamo tranquilli, ok?” “Sì, certo, non ho voglia di correre e poi ho le gomme quasi finite” Sorrideva, pensando a tutte le volte che aveva sentito le stesse affermazioni, regolarmente smentite all’arrivo delle prime curve appena impegnative. Qualcuno, spesso proprio lui, a un certo punto decideva di provare a “piegare” un po’ di più, di affrontare quel tornante un po’ più veloce… Stavolta, invece, sembrava proprio che nessuno volesse forzare l’andatura, erano arrivati in Valnerina ancora in gruppo. Stavano procedendo tranquilli, avevano appena superato le cascate delle Marmore, quando, nello specchio, vide il faro di una moto che stava sorpassando gli ultimi della fila. Il modo aggressivo di farlo gli fece capire che non si trattava di uno dei suoi amici, risvegliando contemporaneamente lo spirito di competizione caratteristico di ogni motociclista. I suoi sensi erano allertati quando la Ducati lo aveva sorpassato. C’era qualcosa di strano nel pilota, non era riuscito a vederlo bene, era incuriosito. Un rapido sguardo nel retrovisore sinistro, un po’ di gas per andare a riprendere il fuggitivo, incitato anche dai pollici alzati dei suoi amici. L’altra moto era sparita, a causa della tortuosità di quel tratto di strada, ma non ci vollero che un paio di minuti per ritrovarsela davanti a un centinaio di metri. Due particolari colpirono la sua attenzione, i capelli biondi e ricci che spuntavano dal casco coloratissimo agitati dal vento e l’abilità nella guida; la somma delle due cose lo attirava magneticamente. S’era avvicinato ancora, quando vide distintamente la testa della biker piegarsi leggermente verso sinistra per controllare cosa stava arrivando alle sue spalle. Una rapida scalata di marcia e l’acceleratore più aperto erano un’evidente sfida, una provocazione. “Ok” pensò Federico scalando a sua volta “vediamo cosa sai fare” La ragazza sembrava conoscere piuttosto bene la strada, vista la sicurezza con cui affrontava le curve, ma anche lui l’aveva percorsa moltissime volte, perciò si disse che non le sarebbe stato possibile seminarlo, ma, al tempo stesso, lui avrebbe faticato non poco a riprenderla e sorpassarla. I chilometri seguenti li videro impegnati in una sorta di danza sulle ruote, un gioco che assomigliava al rito di corteggiamento di alcuni uccelli, nel quale è sempre chiaro chi è il soggetto dominante. La razionalità avrebbe dovuto suggerirgli di rallentare, invertire la marcia e raggiungere il gruppo e Federico era una persona assolutamente razionale, misurata, che aveva sempre la situazione sotto controllo. Stavolta però, l’istinto aveva stipulato un patto d’alleanza con la logica, quindi non ebbe esitazioni nel seguire la Ducati quando vide che deviava verso Perugia. “Al massimo farò poi uno squillo per avvertire che va tutto bene” pensava. Acquasparta, Todi, sì, la direzione era quella che aveva immaginato. La danza continuava, ora, capita la direzione, aveva aumentato un po’ l’andatura, riuscendo a sorpassare l’altra moto in modo deciso. Aveva giocato d’azzardo, lei poteva benissimo girare in una qualsiasi delle stradine che stavano incontrando, ma qualcosa gli diceva che almeno sino a Perugia, forse anche oltre, l’avrebbe seguito. Come spesso accadeva, non s’era sbagliato, ma, avvicinandosi al capoluogo umbro, le lasciò strada, per capire quale sarebbe stata la destinazione finale. Guardando la strumentazione, s’era accorto che di lì a poco avrebbe dovuto fermarsi per mettere benzina; il pensiero di interrompere quel gioco lo infastidiva e, in parte, lo preoccupava. L’accensione della freccia destra della moto che lo precedeva gli fece capire che, obbedendo ad una richiesta non espressa, lei stava per fermarsi in un’area di servizio. Nessuno dei due si tolse il casco, intenzionalmente. La danza ora diveniva un fitto gioco di sguardi, Federico aveva la certezza che lei stava sorridendo come, d’altronde, anche lui stava facendo. Attraverso quella feritoia, versione tecnologica dell’elmo di un cavaliere medievale, poteva scrutare gli occhi scuri e profondi, le ciglia lunghe, un accenno di trucco a disegnarli. Nel breve spazio di tempo concesso dal rifornimento, gli sembrò che si fosse stabilito un contatto, una linea di comunicazione fra le loro menti s’era aperta e non si sarebbe richiusa tanto presto. L’operazione di pagamento col bancomat le portò via qualche istante, perciò Federico era ripartito prima, ma molto lentamente, aspettandola. Passandogli accanto gli fece un fugace cenno d’intesa, la danza riprendeva. Superarono Perugia, direzione lago Trasimeno. Nonostante fosse concentrato nella guida, visto il ritmo che lei imponeva, la sua mente iniziava a proiettargli negli occhi immagini a lui familiari, senza che potesse far nulla per impedirlo. L’asfalto grigio si confondeva con la fotografia di una stanza in penombra. Addossato al centro della parete di fronte un letto in ferro battuto molto semplice sul quale scendeva morbido un tulle appeso al soffitto di travi antiche, di fianco un grande canterano di legno scuro con i cassetti semiaperti sul quale erano poggiate bottigliette di vetro colorato, un paravento fatto con teli di lino grezzo, il pavimento di cotto, nessuna fotografia o immagine né sul canterano né alle pareti. Al centro della stanza lei, di spalle. Il casco poggiato in terra aveva liberato i capelli lunghissimi, il giubbotto stava scivolando anch’esso a terra. La maglia bianca era aderente, niente reggiseno, jeans scoloriti, piedi nudi. Federico aveva poggiato anche il suo casco in terra, gettandoci sopra il suo giubbotto, senza distogliere lo sguardo dalla figura che aveva davanti. Voltandosi s’era tolta la maglia, scoprendo il seno piccolo, con piccoli capezzoli chiari, con un gesto s’era poi sfilata i jeans, rimanendo completamente nuda, gli occhi a fissare un punto indefinito del pavimento. “Eccomi, ti stavo aspettando, temevo non saresti mai arrivato” “Sono qui, ho udito il tuo richiamo, il tuo invito, la tua preghiera” “La ricompensa per aver esaudito la mia supplica sarà la mia devozione” Fece un passo e s’inginocchiò davanti a lui portando le mani in grembo, in attesa. La mano di lui, poggiata sulla testa, era il segno della sua accettazione e dell’imposizione della sua volontà. Spontaneamente, come obbedendo al suo primo ordine non manifesto, iniziò a togliergli gli stivali, poi i jeans neri e i boxer aderenti. Il cambio di strada, in direzione di Siena, lo fece tornare alla realtà; si allontanava sempre più da Roma, dai suoi amici, ma non c’era ombra d’esitazione in lui, l’attrazione era sempre più forte. Poteva sembrare fosse lei a condurre il gioco, a farsi seguire, mentre in realtà era esattamente il contrario, la stava spingendo verso l’unico possibile traguardo di quella corsa dissennata. Accelerando l’aveva sorpassata, voltandosi a guardarla mentre le era di fianco. “Non sei ancora stanca, non vuoi cedere?” pensava a voce alta. Come se avesse potuto udire le sue parole, accelerò anche lei, rimanendogli pericolosamente vicina, poche decine di centimetri dalla sua ruota posteriore. Una lama di luce filtrava dalle persiane semichiuse e scendeva a tagliare in due la schiena bianca, la pelle levigata. Il viso di lei toccava quasi terra mentre con le labbra sfiorava i piedi, le caviglie di quell’uomo dal quale ora sentiva di dipendere. Baciando ora i polpacci risaliva le gambe, sentiva di avere le braccia legate dietro alla schiena, anche se non c’era nulla a costringerle se non il pensiero di compiacerlo, di esaudire il suo volere. Man mano che si avvicinava, poteva avvertire più intenso l’odore del suo sesso teso, avrebbe voluto sciogliere il nodo mentale che le stringeva i polsi per poterlo accarezzare, stringere, sentirne il calore, il potere, prendersene cura, ma sapeva di dover attendere che lui le concedesse il suo permesso. A pochi chilometri da Siena s’era lasciato sopravanzare, per darle modo di indicargli la strada che avrebbero percorso. Si diresse ancora verso nord, Empoli, forse Pisa. Stava di nuovo per arrivare il momento di fare rifornimento, per cui, poco prima di Certaldo, passò di nuovo avanti lui per entrare alla prima area di servizio che avrebbe incontrato. La Ducati lo seguì docilmente alla sosta, com’era certo sarebbe accaduto, oramai la certezza dell’infrangibilità di quel filo era evidente. Dopo aver fatto il pieno, prese la decisione di metterla ulteriormente alla prova, perciò non ripartì subito, ma, spostatosi verso l’ombra di alcuni alberi sul piazzale e tolto il casco, si accese una sigaretta. Osservandolo s’era avvicinata anche lei agli alberi con la moto e fece evidentemente finta di controllare qualcosa sul motore, senza però togliere il casco. Accesero le moto nello stesso momento, ancora una volta la lasciò andare avanti. Era vicinissima ora, con una guancia aveva sfiorato l’asta mentre baciava la pelle del ventre piatto e quel brevissimo contatto le aveva fatto aumentare l’eccitazione, sentiva il calore che dal grembo iniziava a bagnarle le cosce, fino a quel momento strette, serrate. La mano che accarezzava i suoi capelli li afferrò, procurandole una dolorosa fitta di piacere. “Apri la bocca” La voce le esplose nella mente come un lampo estivo improvviso e accecante. Un attimo d’incertezza, che le sembrò infinito, fu la ragione e la premessa. Bruciante, emozionante, atteso, il ceffone in pieno viso le fece voltare la testa, le riempì gli occhi di lacrime e la mente di un’euforia intensa. Immediatamente tornò a girarsi verso di lui aprendo la bocca. “Perdonami” riuscì solo a dire mentre sentiva il sesso che le scivolava prepotente fra le labbra. Ad Empoli deviarono sull’autostrada che da Firenze conduce a Pisa e Livorno, dalla targa della Ducati, però, non si poteva capire quale sarebbe stata la destinazione finale. Il tachimetro ora segnava 180 kmh, sicuramente oltre il limite di legge, ma ancora lontano dal massimo che avrebbe potuto raggiungere la moto. All’uscita del casello di Pisa, lei prese l’Aurelia, sempre verso nord, verso la Liguria. “Meno male che il passaporto non è più necessario per entrare in Francia...” pensava Federico ridendo. L’odore della salsedine era intenso e piacevole ora, lo prese una sottile voglia di lasciarsi cullare dalle onde. Da sempre amava profondamente il mare, aveva appena imparato a camminare quando s’erano incontrati per la prima volta e da troppo tempo non riusciva a concedersi qualche giorno per nuotare o stare sdraiato su uno scoglio. Due lacrime le rigavano il volto mentre sentiva la stretta ai capelli immobilizzarle la testa e il sesso caldo riempirle la bocca. Ad ogni pulsazione della guancia arrossata corrispondeva un movimento dei fianchi del suo Padrone, una vibrazione che dalla schiena le scendeva sino all’inguine e un sussulto della sua vagina ormai infiammata di desiderio. “Le tue mani sono libere, usale, raccogli con le dita la tua linfa profumata e fammene dono” L’emozione per quell’ordine la fece sussultare, come per incanto il legame che stringeva i polsi s’era sciolto, sentiva i muscoli delle braccia muoversi a fatica, intorpiditi. Accarezzandosi prima il seno poi il ventre, scese ad aprirsi le gambe con le mani, quasi a forzarle. Le dita scorsero fra i pochi riccioli chiari del pube, vezzosamente depilato a formare un piccolo triangolo castano, scivolando poi a raccogliere l’umore che era sempre più copioso. Passando sopra al clitoride ebbe una fitta quasi dolorosa, ma non volle indugiare, ansiosa di obbedire. Teneva una mano premuta subito sotto l’ombelico mentre portava l’altra verso l’alto, lentamente. Sentì afferrare il polso e guidare la mano verso il viso dell’uomo che la dominava, le labbra di lui sotto le dita, la barba di tre giorni sul mento, le dita avvolte dalla lingua. Il sole stava per tramontare quando, superate Viareggio, Massa e Carrara, la Ducati lasciò l’Aurelia scendendo verso Lerici, verso il mare, la corsa giungeva al traguardo e lui era il vincitore. Il golfo dei Poeti si apriva ora davanti ai suoi occhi, il mare calmo aveva tutte le tonalità del blu, più in basso il porticciolo ancora quasi vuoto. Entrati nel paese, s’erano diretti verso la rocca e finalmente lei s’era fermata davanti a una palazzina di mattoncini rossi, di due piani, quasi addossata alla pineta, dalla quale si vedeva tutto il golfo, Portovenere e l’isola Palmaria. Scesa dalla moto, lo guardava scendere a sua volta. Senza togliere il casco prese dallo zainetto le chiavi ed aprì il portoncino, invitandolo con lo sguardo a seguirla. Le due rampe di scale sembravano più antiche di quanto si potesse immaginare guardando la palazzina, un leggero profumo di mare, basilico e resina di pino impregnava gradevolmente l’ambiente, arancio e viola si mescolavano nella luce che entrava dalle piccole finestre. La seguì nella mansarda, la porta si apriva su un unico grande spazio con i muri bianchi, grezzi, alla sua sinistra un lavello sotto alla finestra e una piccola cucina in vista, a destra un tavolo di rovere ingombro di carte, che a prima vista sembravano spartiti, sul divano dietro al tavolo una custodia nera che Federico pensò essere di un violino. Di fronte, una porta bianca e una in legno scuro, entrambe chiuse. Entrando nella stanza, lui non si sorprese affatto nel vedere il letto in ferro battuto con il tulle, il canterano, tutto era esattamente come nella fotografia che era apparsa nella sua mente solo qualche ora prima. Gli stessi gesti, le stesse parole. “Eccomi, ti stavo aspettando, temevo non saresti mai arrivato” “Sono qui, ho udito il tuo richiamo, il tuo invito, la tua preghiera” Come in un film in cui le scene siano artificiosamente accelerate, ora tutto accadeva esattamente come l’aveva immaginato. Stringeva quel polso sottile avvicinando le dita alla bocca, schiuse le labbra, il sapore era dolce, il profumo era intenso, meraviglioso. Serrando i capelli fra le dita la fece alzare, interrompendo il piacere che provava. Benché non vedesse gli occhi di lei, notò l’espressione sorpresa da quella decisione improvvisa, tirando ancora un po’ i capelli la costrinse a guardarlo, tutta la luce di fierezza che aveva visto attraverso la visiera, era scomparsa, lasciando il posto a uno sguardo profondo, oscuro come può essere il mare durante un temporale. Lasciò quindi la presa, concedendole qualche istante per muoversi, aveva l’impressione che ci fosse qualcosa di nuovo, di non detto. Lei portò le braccia dietro alla schiena, voltandosi verso l’altro lato della stanza. Si diresse al canterano come se avesse preso una decisione improvvisa e ne aprì l’ultimo cassetto, scostandosi poi di lato per invitarlo a scoprirne il contenuto. L’impressione era quella di una porta che si apre cigolando su antichi cardini, un passaggio verso un livello più profondo, mai violato prima di allora. Avvicinandosi, la guardava, cercando di interpretare quell’azione, studiando, nel frattempo, i piccoli, incontrollabili segnali del corpo che sempre tradiscono gli stati d’animo. Il cassetto era pieno d’ogni sorta di oggetti, alcuni molto comuni, fogli di quaderno, un piccolo pettine di plastica, biglietti di treno usati... altri decisamente inusuali, tutti raccolti lì con il medesimo scopo, era il suo modo di dimostrargli la sua volontà d’essere piegata. Federico prese una corda di canapa che forse era stata una sottile cima da pescatori, sembrava portasse con sé la salsedine, certamente aveva visto il mare innumerevoli volte, ma conservava una morbidezza inaspettata. “E’ la prima volta che permetto a qualcuno di guardare in questo cassetto” “E’ perciò la prima volta che qualcuno entra nelle segrete del tuo cuore nero” “Tu sembri non averne paura” “Non vedo perché dovrei, ho attraversato a piedi nudi i corridoi del mio cuore nero, l’ho tenuto fra le mani, l’ho fatto a pezzi e ne ho gettato addosso una piccola parte ad ognuna di coloro che ho conosciuto, nessun altro luogo può sembrarmi peggiore o più spaventoso.” Accarezzava la corda, la sensazione era piacevole, guardava la pelle chiara, liscia. Nel cassetto un altro oggetto attirò la sua attenzione, un archetto per violino, lucido e senza il crine che struscia sulle corde e fece scivolare il dito sulla superficie nera prima di prendere anch’esso. Seminascosto dal canterano c’era un impianto stereo con poggiati sopra una serie di CD senza custodia, ne inserì uno e le note del notturno in sol minore di Chopin iniziarono a cadere come pioggia calda sui loro corpi nudi. Lentamente, la fece adagiare bocconi iniziando a legarle le caviglie alla struttura del letto, così che avesse le gambe aperte e, poiché la corda era abbastanza lunga, fece lo stesso con i polsi, lasciando però che potesse muovere un po’ le braccia. Forse la calma con la quale si susseguivano i gesti, forse i gesti stessi, forse la prospettiva di ciò che avrebbe potuto accadere, scuotevano i suoi nervi, le mordevano le viscere. L’eccitazione che aveva provato sin da quando si stavano sfidando in moto, che era rimasta ora latente, diventava ora più intensa. L’ebano nero dell’archetto iniziò a sfiorarle le spalle, seguendo la linea della schiena scese nel solco fra le natiche, provocandole un brivido fortissimo che le prese ogni centimetro della pelle; scese poi ad accarezzarla per un istante fra le grandi labbra, prima di proseguire all’interno delle cosce. Il primo colpo, atteso, desiderato, la fece sobbalzare. Immediatamente, sentì una striscia sottile di pelle bruciare, ma solo per un attimo, altri ne seguirono in rapida successione, sulle gambe, sulle natiche, sui fianchi, facendo sì che un intenso calore si diffondesse in ogni fibra del suo corpo. Sentiva di nuovo il suo umore abbondante fra le gambe, il profumo eccitava lei quanto l’uomo che la stava dominando. Aveva iniziato a far scorrere l’archetto sulla schiena, poi sempre più in basso, quasi in trance il suo braccio s’era alzato per vibrare i primi colpi, il sibilo nell’aria lo ipnotizzava quasi quanto i segni rossi che fiorivano su quella pelle o i gemiti di piacere e dolore che lei si lasciava sfuggire. Le strisce violacee avevano contorni netti, poggiò l’archetto sul letto per sfiorare i leggeri rigonfiamenti della pelle, la mano si muoveva dolcemente verso il centro delle natiche, attratta dal calore che quella vagina emanava, le allargò appena, quanto bastava perché il suo sguardo si posasse sulle labbra che pulsavano. Si sdraiò su di lei cercando di assorbire con la pelle il calore di quelle tracce, di percepirne il lieve spessore, eccitato dal contrasto fra il colore della pelle e quello dei segni. Migliaia di sensazioni, di pensieri affollavano la sua mente, come un bimbo che guarda delle bolle di sapone, cercava di afferrarli tutti, affascinato. Muovendosi impercettibilmente cercava di avvolgerla La penetrò senza alcuno sforzo, lei aveva inarcato il bacino cercando il sesso eretto, gemendo. I loro movimenti erano ritmati dalle note del notturno, non un crescendo quindi, ma un lento concerto, fluido, morbido, il pianoforte li stava conducendo all’apice del piacere. Un tale incantesimo, però, per Federico, non poteva terminare così, avrebbe voluto prolungarlo all’infinito, perciò si sciolse dall’abbraccio caldo della fessura madida tornando a poggiare il sesso nel solco fra le natiche senza smettere di muoversi. Lei non aveva smesso di spingere armoniosamente indietro il bacino, ansimando con la bocca socchiusa. Il dolore, improvviso, durò solo un attimo, immediatamente sovrastato dal piacere, nel profondo della sua mente desiderava essere presa dietro, desiderava quella violenza, quell’ulteriore umiliazione. I movimenti tornarono ritmati, i loro corpi e le loro anime creavano ora una nuova danza, esaltante e drammatica, una corsa ormai irrefrenabile. I muscoli di Federico si tesero allo spasimo, le affondò i denti nel collo facendola gridare ancora più di quanto non stesse facendo per l’orgasmo che la scuoteva incontrollabilmente. Rimasero immobili per un tempo indefinibile, le labbra di Federico le percorrevano le spalle, il collo, le braccia. Così, lentamente come l’aveva allacciata al letto, iniziò a sciogliere i nodi, osservando i segni sui polsi e le caviglie che si aggiungevano a quelli lasciati dall’archetto. La fece delicatamente voltare e per la prima volta da quando erano entrati in casa le baciò la bocca, le loro lingue si intrecciavano mentre lui le prendeva le mani nelle sue. La prese infine fra le braccia, facendole poggiare il viso sul suo petto, avvolgendola, accarezzandole i capelli con gratitudine. La luce spettrale della luna aveva preso il posto del rosso del tramonto fra le persiane, quando sentì il respiro di lei farsi più profondo, calmo, regolare, perciò anch’egli scivolò in un sonno pesante, senza sogni. L’odore del caffè e un leggero movimento del letto lo riportarono alla realtà. Lei, seduta al suo fianco, lo guardava sorridendo con una tazzina in mano, indosso nient’altro che una t shirt bianca, aveva i capelli bagnati raccolti da un asciugamano, era luminosa e profumata. “Buongiorno” seguito da un bacio leggero sulle labbra. “Buongiorno” rispose Federico seguendo con un dito il profilo del suo viso. “In bagno c’è un accappatoio pulito, se vuoi” “Non so ancora il tuo nome” “Mi chiamo Irene.” “Eiréne, la dea greca della pace... Per te la pace è un pensiero lontano, una chimera.” “Forse il mio concetto di pace è solo diverso da quello degli altri. - disse con un sorriso amaro appena accennato - Chi sei tu, dimmi chi è questo compagno di un viaggio iniziato mille anni fa.” “Federico, la scorta, la guida nel viaggio.” “Questo è ciò che mi hai detto senza parlare” “Irene non è solo pace, chi sei?” “L’ancella che hai cercato per tutto questo tempo, lo specchio in cui vedere riflessa la parte più nascosta di te” “Vieni con me ora, come il riflesso, distante ma inseparabile, non puoi più spezzare il legame senza infrangere ” Lo seguì nella doccia gettando sul letto la maglia e l’asciugamano. Il getto lo risvegliò completamente, per qualche istante restò immobile ad occhi chiusi lasciandosi scorrere l’acqua addosso. Lei prese lo stesso sapone che aveva usato per sé, ne versò su una spugna ed iniziò a sfregare delicatamente, con cura, iniziando dal collo, poi il petto, le braccia, la schiena, inginocchiandosi passò alle gambe. Sorrideva nel compiere quest’atto di dedizione, un sorriso di gioia vera, qualcosa si avvicinava a un sentimento d’amore. Poggiata infine la spugna, si dedicò con ancora più attenzione al sesso, che stava tornando eretto, massaggiandolo con le mani e, appena l’acqua ebbe tolto ogni traccia di sapone, aprì la bocca, questa volta senza che le fosse ordinato. Accogliere il seme la eccitò di nuovo e l’acqua calda, che sentiva scorrerle sulla pelle ancora segnata, non fece che aumentare il suo desiderio. Bagnati com’erano, si gettaro no sul letto e Federico le aprì teneramente di nuovo le gambe, baciandole mentre si avvicinava col viso alla vagina. Il contatto della lingua sul clitoride le fece chiudere gli occhi, un piacere diverso la stava avvolgendo, non meno intenso di quello provato la notte precedente, giunse ad un nuovo orgasmo, non esplosivo, ma lungo e coinvolgente. Lo baciò, il suo sapore sulle labbra di lui diventava più dolce, inconsueto. “Debbo andare, mi aspetta un viaggio piuttosto lungo” “Nessun viaggio potrà mai essere tanto lungo quanto quello che mi ha portato a incontrarti, tutti questi anni non sono stati altro che un lento avvicinarmi a te” Appena indossato il casco si voltò a guardare la finestra della mansarda, pur sapendo che non l’avrebbe vista affacciata, come infatti era. Il sole aveva restituito i colori al mare e alla terra che ci si gettava dentro, un senso di malinconico rilassamento lo stava prendendo, mentre lasciava la strada provinciale per dirigersi sull’Aurelia. S’era imposto di concentrarsi nella guida per non dar modo alla sua mente di ripensare alla notte e al giorno precedenti, anche se il traffico della domenica mattina non richiedeva particolare attenzione. Per sorpassare una station wagon tedesca che procedeva lentamente, aveva d’istinto dato un’occhiata al retrovisore: in lontananza il faro di una moto si stava avvicinando molto velocemente. Appena superata l’auto si accostò verso destra, senza rallentare. Nell’istante esatto in cui l’altra moto si affiancò alla sua, i suoi sospetti o, meglio, le sue speranze, divennero realtà. I capelli biondi svolazzavano nel vento, gli occhi attraverso la visiera erano splendenti di allegria, iniziò dapprima a sorridere, poi decisamente a ridere. Irene scattò via accelerando, invitandolo di nuovo a sfidarla. “Ok” pensò scalando marcia “vediamo cosa sai fare, la strada per Roma è ancora lunga.”
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