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La cameriera...
L’orologio a muro segnava le tre meno cinque. Avevano fatto in fretta quel giorno. Ormai stavano finendo di pulire la sala da pranzo e non restava che apparecchiare per la sera. Un quarto d’ora ancora e poi via, fino all’indomani a mezzogiorno non era in servizio. Silvia si affrettò ad andare a svuotare la palettina nel sacco dell’immondizia piazzato appena fuori dalla porta della cucina. Per fare ciò passò davanti alla porta d’ingresso della grande sala da pranzo e notò Francesco che si allontanava. Che stesse guardando proprio lei e che si fosse allontanato imbarazzato trovandosela così vicina? Il pensiero le balenò improvviso nel cervello, per una frazione di secondo, ma la ragione ebbe immediatamente la meglio. Certamente no! Non era certamente la più graziosa delle cameriere che erano nella sala in quel momento. Si guardò un attimo attorno: in fondo, dalla parte opposta dove era lei, c’era Roberta, una bella ragazza di 24 anni della provincia di Milano, molto carina con i suoi capelli nerissimi e ricci. Poco più in là Paola stava finendo di scopare per terra: anche lei, con i suoi 21 anni era una possibile pretendente degli sguardi di Francesco. Silvia si ritrovò a passare di fianco a Flavia, che stava cominciando a preparare le tavole. Era come imbambolata, con gli occhi aperti che fissavano la porta. Lei sì che era veramente bella! Alta, bionda, con i capelli mossi in una specie di caschetto, indossava la camicetta bianca delle cameriere dell’albergo ma sotto spuntavano un paio di tette fantastiche, di cui Silvia era molto invidiosa. Tra l’altra aveva 22 anni, giusto uno in meno di Francesco, il figlio dei proprietari dell’albergo. Fece quattro rapidi calcoli, collegando lo sguardo perso su quella porta alla sua bellezza: il ragazzo stava guardando proprio lei. Sarebbe stato troppo bello, pensò Silvia, se invece fosse stata lei l’oggetto delle sue attenzioni. Francesco era un ragazzo stupendo, con gli occhi di un azzurro glaciale e con quei capelli neri… Doveva accontentarsi della corte che le facevano i suoi coetanei e di uscire ogni tanto con qualcuno di loro che reputava meno noioso degli altri. Fortunata Flavia! Iniziò a preparare le tavole per la sera, cercando di dimenticare Francesco e fantasticando su come avrebbe potuto passare le prossime ore di libertà. Sarebbe andata un po’ in spiaggia a rilassarsi e a prendere il sole. La sera sarebbe… Avrebbe voluto uscire. Ma chi c’era che poteva uscire con lei? Non era lì da molto e conosceva soltanto le altre cameriere, che erano tutte di servizio… L’ipotesi di dover restare sola in albergo l’agghiacciò. Avrebbe fatto perlomeno un giretto in centro da sola, tanto per vedere un po’ di gente. La sera la calca era tanta… L’orologio segnava le tre e mezza precise quando la sala era nuovamente pronta per ospitare la cena di tutti i clienti. Le quattro cameriere si guardarono soddisfatte del loro lavoro: aveva fatto veramente in un baleno, ora le aspettava la piccola zona di spiaggia libera! Andarono tutte a cambiarsi e in un men che non si dica erano già sdraiate al sole sulla sabbia. Flavia, sdraiata supina, attirava gli sguardi di tutti gli uomini che passavano: aveva un ridottissimo bikini che a mala pena nascondeva una piccola porzione delle sue tette abbondanti. Paola e Roberta fecero anche loro caso alla prosperosità dell’amica e iniziarono a chiacchierare sull’argomento: «Flavia, ma quand’è che ti sono cresciute le tette?». «Be’, a quattordici anni ero completamente piatta e dovevo ancora avere le mestruazioni. Poi in prima superiore è iniziato tutto. La scuola era cominciata da pochi giorni quando ebbi la prima mestruazione: ero euforica, perché finalmente il mio corpo si era deciso a crescere. Poi in due anni mi sono spuntate le tette, un po’ alla volta. A sedici anni avevo già la quarta come ora». «Chissà che seghe si tiravano i tuoi compagni di classe pensando alle tue tette!» esclamò Roberta, la più spigliata di loro quattro. «Già… Ho beccato più di qualcuno che mi sbirciava…». «E nessuno ha mai avuto la soddisfazione di metterci le mani?» chiese Paola, la più curiosa. «Sì, uno sì. In gita a Praga in quinta. Eravamo entrambi mezzi ubriachi e l’ultima notte, tornando dalla discoteca alle cinque, mi sono portato in camera un ragazzo. Volevamo scopare, ma non avevamo profilattici. Così lui me l’ha leccata a lungo e io gli ho fatto una spagnola». «Chissà come se l’è spassata!». «Gli è piaciuto parecchio, tanto che ogni tanto mi invitava fuori sperando di ripetersi. Poi alla fine s’è trovato un’altra ragazza più disponibile, per fortuna!» e sorrise di gusto. «Hai mai provato a fare sesso anale?» le chiese Silvia, incuriosita dalla loquacità di Flavia. «No, però un ragazzo con cui stavo l’anno scorso me l’ha chiesto parecchie volte. In un paio di occasioni ha anche iniziato, ma mi faceva troppo male, per cui gli ho chiesto di smettere». «Ti stuzzica l’idea?» chiese Roberta in un sorriso malizioso. Per la verità Silvia era incuriosita dalla cosa, le sarebbe piaciuto provare. «No, è che i ragazzi ne parlano sempre tanto e noi ragazze ne sappiamo poco…» si giustificò. «Io l’ho fatto parecchie volte, credo che di essere particolarmente sensibile sul culo. Me ne sono accorta fin da ragazzina. Quando ho iniziato a masturbarmi, lo facevo sempre accarezzandomi anche il buco del culo, non solo la fighetta. A quindici anni ho iniziato anche a mettermi un dito dentro per masturbarmi, poi via via due, tre… Ad un certo punto ho provato a mettermi dentro anche un cetriolo: non mi ha fatto più di tanto male, era sopportabile e poi mi ci sono abituata. Se tu provi così, adesso, ti sarà impossibile, ti darà un dolore atroce. Io ho allenato il mio buco del culo per anni e quando a diciannove anni ho fatto per la prima volta sesso anale un po’ di male l’ho sentito lo stesso. Poi è questione di gusti, a me è sempre piaciuto, riesco anche a raggiungere l’orgasmo solo con la stimolazione anale. Ad altre ragazze proprio non piace, non riescono a sopportare il dolore e non ne ricavano piacere». Silvia era soddisfatta dal racconto dell’amica, avrebbe voluto saperne di più sulle sensazioni che provava, ma tenne la domanda per sé. A dire la verità anche lei si masturbava spesso l’ano, anche se non con oggetti di grandi dimensioni. «Tu Paola, hai mai provato?» chiese Roberta. «No, a me proprio non piace. Non è che lo consideri un tabù. Ho provato la masturbazione anale, ma credo che dalla mia passerina ricavo molto più piacere!». Proprio in quel momento un ragazzo le passò accanto e, sentendo il discorso, le sorrise. Paola ammiccò provocante… «Che piccola ninfomane che sei!» esclamò Flavia che se n’era accorta. «Cosa vuoi, l’astinenza comincia a farsi lunga…». «Da quant’è che non scopi?» le chiese Roberta. «Tre mesi ormai!» sospirò Paola. «Però credo mi rifarò qui al mare!». «E pensare che io non sono mai andata oltre i quindici giorni dopo i diciotto anni!» ammise Roberta. «Davvero?» chiese incredula Flavia. «Sì, e senza scoparmi ragazzi squallidi. Bene o male mi piacevano tutti!». «Allora devo darmi da fare!» scherzò Paola. «Comincerò dall’albergo. Mica male i due barman, no?». «Michele è carino, però nulla a che vedere con Filippo. Peccato che questi abbia in mente qualcun altro che te…Lo si vede distante un chilometro!» commentò Roberta. «A me non è parso così evidente…» disse distrattamente Silvia. «Strano!» sorrise Flavia. «E perché mai? Si vede che sono solo un po’ meno attenta di voi…» si difese Silvia. «Perché si da il caso che sia proprio tu la sua attenzione…». Silvia rimase di sasso. Filippo che s’interessava a lei? Probabilmente la stavano prendendo in giro. «Ma dai, non mi prendete per il culo!». «Ti sta sempre dietro, ti guarda in continuazione… Non ha occhi che per te!» esclamò Paola. Filippo, quel ragazzo dallo sguardo timido che non parlava quasi mai, eppure così incredibilmente affascinante. Sentì un’ondata di eccitazione passarle fra le cosce. Quella sera aveva anche lui la serata libera! Ma come avrebbe fatto a invitarlo a uscire con lei, dal momento che di sicuro lui non avrebbe fatto il primo passo? «Mi sa che qui gatta ci cova da come te ne stai imbambolata!» sorrise Flavia. «Già, sembri tu quando vedi Francesco!» fu l’immediata risposta di Silvia, ma solo nella sua mente, non trovò la forza di pronunciarla, tanto era ancora scossa. Presto le ragazze dovettero rientrare, e Silvia rimase sola nella spiaggia. Prese a fantasticare su come invitarlo fuori, su cosa sarebbe successo… Peccato fossero solo fantasie! Magari non lo avrebbe nemmeno visto, o forse nessuno dei due avrebbe fatto il primo passo. Sentì ancora un fremito fra le gambe e si scoprì eccitata. Era da un anno che non faceva l’amore. A dire la verità l’aveva fatto solo poche volte, prima che il ragazzo la lasciasse, l’estate precedente. Quando ripensava alle stupende giornate di quel giugno, passate per lo più a scopare, si inumidiva inevitabilmente. Stavolta non era però il ricordo a eccitarla, ma il pensiero di Filippo. Si distese sul ventre e prese a strofinare le labbra della vagina fra di loro e contro l’asciugamano su cui era distesa. Avrebbe voluto portarsi le mani sotto il costume intero che indossava e penetrarsi l’ano con un dito (cosa che faceva spesso quando si masturbava), ma era impossibile in mezzo alla pur poca gente della spiaggia libera. Pensò a Filippo, a come poteva finire quella serata in sua compagnia, e in pochi secondi era al culmine del piacere. Quando l’orgasmo la scosse, si sentì battere sulla spalla e si girò. «Ciao Silvia!». Il suo volto, sconvolto dall’orgasmo, prese una smorfia strana. Era lui! Venne immediatamente un’altra volta, in un rapido spasmo. «Ciao Filippo» mormorò dopo un silenzio di un paio di secondi in cui le sensazioni di piacere e di sorpresa la scuoterono. «Stai bene?» si preoccupò lui. «Sì, ero solo mezza addormentata…» mentì lei con la prima cosa che le venne in mente. «Sembrava stessi male. Non sembri contenta di vedermi…». «No, guarda che ti sbagli! Ero solo sorpresa… Ti va di farmi compagnia?». «Volentieri» e si sedette vicino a lei. «Hai appena finito?». «Sì, e ne ho approfittato per venire un po’ qui a prendere il sole. Peccato siano già le cinque passate!». «Io sono qui da quando abbiamo finito il turno. Le altre sono rientrate da non molto». «Le ho incontrate proprio mentre uscivo. Mi hanno detto che ti avrei trovata qui». Lui si distese su un fianco, guardandola. Silvia era sempre distesa sul ventre: sapeva che l’orgasmo le aveva bagnato il costume fra le gambe. Non voleva che lui se n’accorgesse, ma nemmeno poteva rimanere così tutto il pomeriggio. Fu lui a toglierla dagli impicci: «Ti va un bagno?». «Sì, dai, andiamo!». Almeno così tutto il costume si sarebbe bagnato ed era difficile che nel breve tragitto fino all’acqua lui, così timido, lanciasse un’occhiata fra le sue gambe. Filippo si alzò per primo e la guardò mentre, seduta, stava per rialzarsi. Il suo sguardo gli cadde fra le gambe di lei e vide la chiazza di umidità: rimase sconvolto. Silvia se n’accorse subito e arrossì imbarazzata. Fecero comunque il bagno e se ne tornarono dopo una mezz’oretta. Il costume di lei, bagnandosi, era diventato trasparente e incredibilmente sexy. Si vedevano chiaramente i capezzoli e, con un attimo di attenzione, si notava perfino il triangolo di peli fra le cosce. Queste visioni provocarono a Filippo un’intensa erezione che cercò inutilmente di nascondere alla sua vista. Lui cercò di non pensarci lo stesso. «Sai, così, con i capelli bagnati sei ancora più carina. Sembri una ragazzina, dimostri un paio d’anni in meno…». Lei lo prese come un complimento: tale infatti lo rendeva il suo tono di voce estremamente gentile e dolce. «Grazie. Tu invece sembri più maturo, più uomo…». Un dubbio l’attraversò. Forse non era il momento di chiederlo, ma era sempre stata un po’ troppo impulsiva: «Ma quanti anni hai?». «Venti». Si guardarono negli occhi, senza parlare, stesi uno di fianco all’altra. Era il momento del loro primo bacio, Silvia se lo sentiva e aspettava che fosse lui a fare la prima mossa. Lo desiderava fortemente quel bacio. Filippo non si mosse, ma i loro sguardi ardevano. «Stasera cosa fai?» le chiese Filippo. Almeno aveva trovato il coraggio di chiederle quello, se non di baciarla. «Non so…». «Io ho il turno libero… Ti andrebbe…» tentennò. «Sì!» rispose lei con entusiasmo. «Ma non ti ho ancora chiesto nulla!» disse lei stupito. «Qualsiasi cosa sia, per me va bene». Si guardarono ancora. Silvia si allungò un po’, il resto lo fece lui e il benedetto bacio arrivò. Silvia gli accarezzò il petto e gli strinse il capezzolo. Avrebbe voluto che lui facesse altrettanto, ma non si mosse. «Hai mai fatto il bagno di notte?» gli chiese lui dopo qualche altro bacio. «No…». «Potremmo farlo stasera…» avanzò timido. «Affare fatto» e suggellato con un bacio. «Ti piaccio davvero tanto?» chiese Silvia dopo un po’. «Da morire!». «Si vede sai, il rigonfio nei boxer…» sussurrò lei nel suo orecchio, baciandoglielo. «Scusa…» rispose sempre sussurrando, imbarazzato. «È che, col costume che hai, si vedono i capezzoli e…». «E qualcos’altro» lo tolse dall’imbarazzo sorridendo. «Non preoccuparti, non mi offendo, lo prendo come un complimento». Alle sei e mezza andarono a mangiare un panino a uno dei chioschi della spiaggia, poi aspettarono il buio pomiciando in riva al mare ammirando lo splendido tramonto. Sembrava fatto tutto per una giovane coppia di innamorati. Finalmente fu buio, una serata calda, e si tuffarono in acqua. Vi rimasero a lungo, fra mille giochi e baci. I loro corpi entrarono in contatto spesso, ma mai per più di un paio di secondi. Solo distesi sulla spiaggia si concessero un abbraccio più lungo. Il contatto era eccitante per entrambi: Silvia gli schiacciava sul petto il suo seno, non molto grande, ma proporzionato e sodo, e sentiva l’erezione di lui, che non l’aveva mai abbandonato nel corso del pomeriggio e della sera, spingerle fra le gambe. «Ce l’hai ancora duro da oggi pomeriggio» osservò. «Sì…» fu la sola risposta. Si guardarono al chiaro di luna. Sembrava di essere in pieno giorno, tanto era luminosa la luna quella sera. «Non vorrei sembrarti una ragazza facile… No, non dir niente… Oggi, quando sei arrivato, mi stavo masturbando strisciandomi sull’asciugamano pensando a te e quando sei arrivato stavo venendo. È stato uno degli orgasmi più incredibili della mia vita. Vorrei darti altrettanto piacere in cambio, però non me la sento di fare l’amore». Filippo non seppe resistere e si strusciò contro di lei con il pene. «Ecco, così, voglio che tu venga così. Credo verrò anch’io. Senza spogliarsi…». «Va bene, non potevo chiedere di più…» mugolò lui incominciando a muoversi. L’abbracciò si fece meno stretto e lui le guardò il seno. «Ti si vedono i capezzoli» sussurrò. «Puoi toccarli» fece lei di rimando. Filippo allungò la mano sul costume bagnato, strinse i seni fra le mani, gliele riempivano. Silvia sospirò. Quando il tocco fu diretto ai capezzoli gemette e allungò le mani sul suo petto. Sentiva la sua figa diventare un lago, stimolata dal suo cazzo. Presto sarebbe venuta. «Toccami il culo!» gli sussurrò. Lui allungò le mani sulle sue natiche e le strinse. «Mettimi un dito dentro, sotto il costume!» ansimò. Lui si fermò stupito. «Ti prego, mettimi un dito su per il culo e continua!». L’eccitazione di Filippo era al culmine, dopo quella frase. Non credeva che quella ragazza fosse così passionale. Infilò una mano sotto il costume e infilò un dito nel solco fra le natiche. Riprese a muoversi e infilò il dito dentro l’ano. Non lo mosse neppure, non ce ne fu bisogno. Lei venne dopo pochi secondi. L’orgasmo di lei velocizzò il suo: il suo cazzo riversò un’abbondante quantità di sperma nel suo costume. Gemettero a lungo insieme, finché ripresero fiato. Filippo si accorse che era arrossita, nonostante la luce non perfetta. «Scusami. Scusa la volgarità…». «Non sei stata volgare. È bello che tu sia così sincera, passionale». «Io godo infinitamente quando mi si stimola il culo…» ammise imbarazzata. Lui le carezzò un gluteo. «Vuoi?». «Aspetta un attimo» e lo toccò fra le gambe. «Hai il costume tutto sporco di sperma. Dovrai togliertelo». Lui capì che glielo stava chiedendo e se lo sfilò. Il pene era floscio, ancora tutto bagnato e appiccicoso. Lei prese un fazzolettino e glielo pulì con cura: in men che non si dica fu nuovamente duro fra le sue mani. Prese allora a masturbarlo piano, mentre lui le infilava un dito sotto il costume nel culo e uno nella fighetta. Si masturbarono a vicenda per lungo tempo, prolungando il più possibile il piacere. Alla fine fiotti argentati di sperma volarono in aria e ricaddero su di loro. Silvia venne, poi pulì entrambi con un altro fazzolettino. Infine si tolse il costume, esibendosi davanti a lui nuda. Si rivestirono con gli abiti con cui erano venuti in spiaggia e tornarono in albergo, facendo il più piano possibile, dal momento che era mezzanotte. Si baciarono di fronte alla camera di lei, poi Filippo tornò alla sua. Silvia aspettò che fosse entrato, per vederlo il più a lungo possibile. Poi aprì la porta lentamente. Uno spiraglio di luce l’abbagliò subito. Entrò e si trovò davanti uno spettacolo che mai avrebbe immaginato di scoprire al suo ritorno in camera. Francesco era disteso supino sul letto di Flavia, nudo. Flavia lo cavalcava altrettanto nuda, con la testa reclinata all’indietro e gli occhi chiusi, le grosse tette che ballonzolavano vistosamente. Nessuno dei due sembrava essersi accorto della presenza di Silvia. «Flavia, sto venendo!» ansimò Francesco. Silvia si risvegliò un attimo dalla sorpresa e chiuse le porta, credendo che avesse ato e svegliato così mezzo albergo. Rimase però imperterrita a guardarli. «Anch’io sto per venire, innaffiami col tuo succo!» esclamò con voce roca la ragazza. Francesco allungò le mani sui seni e li strinse. Reclinò la testa all’indietro e gemette. I suoi fianchi presero a pulsare. Flavia si rilassò improvvisamente e smise di muoversi forsennatamente: era venuta anche lei. Si buttò su di lui. Appena si furono calmanti si rialzarono. «Sei stato super. Sono riuscita ad avere tre orgasmi, uno anche alla fine… Ma… Silvia, cosa ci fai qui!». Francesco si girò di scatto. “Oh, no, sono fottuto” pensò. Silvia non sapeva se ridere o arrabbiarsi. Però era troppo felice quella sera per una sfuriata. «Sarebbe la mia stanza» sorrise. «Flavia, ma avevi detto che sarebbe tornata molto tardi…». «Ho sbagliato i miei calcoli… Da quanto sei entrata?». «Da poco. Ma sufficiente per vedere tutta la scena finale!». «Ti prego, non dirlo a nessuno. Se i miei lo sanno, mi uccidono!» fece Francesco con voce supplichevole. «Non preoccuparti, non lo dirò ai tuoi e non ti ricatterò». La sua voce era inespressiva. «Ora ho solo bisogno di una bella doccia e di dormire». Andò in bagno, sperando che nel frattempo Francesco se ne andasse. Infatti fu così: quando uscì, avvolta nell’accappatoio, trovò solo Flavia distesa sul letto, le gambe oscenamente aperte con un rivolo di sperma che spuntava dal suo folto pelo pubico biondo. «Mi dispiace per quello che è successo, pensavo che fossi nella stessa situazione con Filippo, dato che non sei tornata a cena. Scusa se ti ho giudicata male». «Non fa niente. Con Filippo non è che non sia successo niente. È che non abbiamo fatto l’amore e che siamo tornati presto». «Cosa vuoi dire?» chiese Flavia incuriosita. «Ci siamo masturbati a vicenda. Ho goduto come un pazza, è un ragazzo fantastico» e le raccontò tutto per filo e per segno. «Ma perché ti confidi con me?». «Perché di te mi fido, sei una specie di sorella maggiore per me, da quando sono qui!». «Dimmi la verità, l’hai mai fatto con una donna?». «No…». «Ti piacerebbe provare l’esperienza?». «Non lo so, ora non credo… Come mai queste domande?». «Ne ho ancora voglia, ma niente allora, dovrò accontentarmi». «Ma tu l’hai mai fatto con altre ragazze?». «Spesso, quando non ci sono ragazzi sotto tiro. Lo considero un po’ come masturbarsi, solo che è più divertente. Da quando sono qui io e Roberta ci siamo date spesso da fare. Lei ha una bella fighetta, è un gusto leccargliela!». «Dove lo fate di solito?» chiese Silvia curiosa. «In camera sua. Paola ogni tanto partecipa, sennò va a farsi un giro. Ti piacerebbe guardarci?». «Non so. Forse mi piacerebbe di più rivedere tu e Francesco fare l’amore». «Organizziamo in un attimo se vuoi… E non ti piacerebbe vederlo inculare Roberta?». «Come?». «Sì, hai capito. Ho capito che ti piace, anche da come hai fatto con Filippo. Se vuoi mi metto d’accordo con Roberta e Francesco. Io proprio non riesco a prenderlo nel culo, però sarei felice che tu assistessi». «Quando?» Silvia si fece più attenta. «Anche subito. Così poi potrei anche farmi passare le mie voglie…» e si carezzò fra le gambe, portandosi poi alle labbra il dito sporco di sperma. «Va bene!» rispose senza pensare, istintivamente. Era ancora eccitata dalle carezze di Filippo di cui non si era affatto saziata e la cosa la stuzzicava. Flavia telefonò in stanza a Roberta (Paola stava già dormendo) e a Francesco, il quale arrivò in un attimo, vestito di tutto punto. Roberta arrivò dopo qualche minuto pronta per essere inculata come le aveva detto per telefono l’amica: sotto la vestaglia che buttò subito a terra indossa un reggiseno dalle coppe trasparenti attraverso il quale si vedevano i suoi capezzoli scuri e un paio di mutandine altrettanto leggere che si intuiva benissimo il suo pelo nero non tanto folto. Non si stupì di vedere nella stanza Silvia: «Allora Silvia, vuoi vedere una donna che viene inculata. Lo farò apposta per te!». Silvia non parlò, ma si limitò a guardarla mentre si spogliava di fronte a loro. Il suo seno era un pochino più abbondante di quello di Silvia, con i capezzoli già eretti. Si mise subito alle pecorina sul letto di Flavia, mentre le altre due ragazze erano sedute, una nuda e l’altra in accappatoio, su quello di Silvia. Roberta si aprì oscenamente il culo con le mani e Francesco prese della vasellina e iniziò a lubrificare il buchetto, già largo di per sé per l’ampio uso che ne faceva la ragazza. Francesco si spogliò poi velocemente: nonostante il rapporto di poco prima con Flavia aveva già ritrovato l’erezione, eccitato dalla prospettiva di un rapporto anale con Roberta. Si lubrificò il pene e poi iniziò ad affondare fra i glutei della ragazza. Roberta emise soltanto un profondo sospiro, misto di piacere e di dolore per la penetrazione. Molto lentamente lui entrò completamente in lei e cominciò a muoversi. Roberta prese a gemere per il piacere, tenendo gli occhi chiusi. La posizione però non era fra le sue preferite: in campo sessuale era parecchio fantasiosa. Lo fece perciò girare sulla schiena con grande maestria, sempre tenendolo dentro di sé. Si sistemò poi come voleva: fece in modo di prendere la sua testa sotto il braccio sinistro, mettendosi un po’ di traverso. In questo modo la testa di lui appoggiava sulla sua spalla sinistra. Francesco incominciò a leccarla, prima sull’ascella, sul collo e infine fino al capezzolo, mentre continuava a muoversi in lei. Entrambi erano assorti nel rapporto e nel piacere che ne ricavavano, per cui presto si dimenticarono delle due ragazze che vi assistevano in silenzio, una soddisfatta dal fatto che non avrebbe dovuto masturbarsi per godere ancora, l’altra a bocca aperta perché, le immagini che spesso le vagavano per la mente, erano ora realtà di fronte ai suoi occhi. Roberta si mosse ancora: da distesa sopra il corpo di Francesco, volle mettersi a sedere sul bordo del letto. Lui la seguì ubbidiente nei suoi movimenti, eccitato dalla sua iniziativa continua. In questo frangente era solo lui a muovere il cazzo dentro di lei con ritmiche oscillazioni del bacino, mentre Roberta rimaneva seduta sul suo grembo. La ragazza aprì del tutto le gambe, mettendo in mostra il suo sesso appena velato dallo scuro pelo pubico che teneva tagliato corto e molto curato. Facendo ciò, il cazzo di Francesco fu stretto in una piacevole morsa che era diventato il suo ano: rallentò bruscamente le penetrazioni, che diventarono dolci, ma profonde. Alla vista dell’amica così oscenamente esposta ai loro occhi, Flavia capì che quella era una richiesta diretta esplicitamente a lei, per cui si alzò dal letto di Silvia e si inginocchiò di fronte alla bella milanese. Subito la sua testa bionda affondò fra le gambe della ragazza, che cominciò a mugolare mentre godeva per il cazzo che la penetrava in culo e per la lingua che le leccava la fighetta. Bastò che Flavia arrivasse a lambirle il clitoride un paio di volte con la punta della lingua per farla venire, emanando una copiosa quantità di miele che in parte finì nella bocca della bionda, in parte gocciolò per terra. Per Roberta, più che le stimolazioni delle sue zone erogene più sensibili, era stato il pensiero di soddisfare una piccante curiosità di Silvia, così riservata e “perbene” apparentemente, a eccitarla irrimediabilmente. Finché la ragazza veniva, non erano mancate le costanti penetrazioni nel suo culo, in quanto Francesco non si era mai fermato: quando Roberta venne, si limitò a lasciare la testa di Flavia che teneva fra le mani schiacciandola contro il sesso dell’altra ragazza. In questo caso fu lui a scegliere un’altra posizione : stavolta dovette però abbandonare la sua preda e ritrarsi da lei. Rialzandosi però, si voltò verso il letto e incrociando lo sguardo di Silvia che lo fissava proprio fra le gambe. “Nulla di particolare. Quello di Filippo è senz’altro più bello” pensò la ragazza in questione. Francesco notò che nel suo sguardo non c’era certo ammirazione, come invece in quello di Flavia, che di nuovo si era sistemata sul letto a gambe aperte. Pensò di lasciar rifiatare un attimo Roberta dopo l’orgasmo, come fosse stata un uomo e non potesse ricominciare subito, e di abbandonarsi un attimo fra le braccia, anzi le gambe, di quella che ormai considerava la sua ragazza. Si inginocchiò perciò di fronte al letto e avvicinò la bocca al folto triangolo biondo che aveva fra le gambe. Leccò profondamente la fessura della sua fighetta e la sua lingua arrivò a lambire qualche goccia del suo seme che ancora le colava giù. Roberta nel frattempo si era ripresa dagli spasmi e si era rialzata in piedi. Vedendolo, esclamò: «Ehi, ma sei venuto a inculare me o a slinguazzare Flavia?». Ne aveva di faccia tosta quella ragazza, completamente nuda, con il culo ancora aperto dal suo cazzo e la faccia in cui si leggevano ancora i segni dell’orgasmo! Lui si rialzò immediatamente, lasciando Flavia insoddisfatta dopo i primi segnali di piacere: costrinse la mora a inginocchiarsi alla fine del letto e a stendere il busto sul materasso. Lui, inginocchiato dietro di lei, le allargò di nuovo quel tanto le natiche per poter entrare in lei. Questa volta gli affondi furono più veloci e decisi, ma Roberta non dava altri mugolii e ansiti che di piacere. Quando però lui allungò le mani verso il suo seno schiacciato sul materasso, lei protestò: «Toccale a Flavia le tette, ce le ha molto più grandi delle mie!». Senza parlare, Flavia si alzò di nuovo e si sedette a cavalcioni sulla schiena di Roberta, allungando il seno verso la bocca del ragazzo. Presto le mani di lui avvilupparono i grossi seni turgidi della bionda, cingendole il capezzolo chiaro con le labbra. Ciò non bastava tuttavia a lei, che quasi subito si ritrovò a strofinare il sesso umido sulla schiena dell’altra ragazza. Nel frattempo Silvia era rimasta immobile sul letto, avvolta nel suo accappatoio, semidistesa con la testa appoggiata al muro. I suoi occhi si riempiva di quelle lussuriose immagine, le sue orecchie percepivano attente tutti quei gemiti, sussurri, mugolii e tutti i rumori dei corpi che si toccavano e si strofinavano. La bocca le si era seccata presto mentre l’aroma inconfondibile del sesso aveva riempito la stanza. Inebriata da tutto ciò, si era ritrovata bagnata fra le gambe e non certo a causa della doccia appena fatta. Era abituata alla reazione del suo corpo, che tendeva a lubrificarsi abbondantemente quando si eccitava, però quella volta era una cosa esagerata. Già da un po’ si era resa conto che aveva gocciolato sulla porzione di accappatoio su cui era seduta in modo così copioso che si augurava di non aver sporcato il copriletto. Furtivamente, mentre gli altri tre erano intenti nel complicato amplesso e la loro attenzione era totalmente accentrata sul piacere che davano e ricevevano, si fece scivolare una mano nel tessuto spugnoso dell’accappatoio fino a giungere al suo triangolo, non certo peloso come quello di Flavia, ma che non ritoccava con le forbicine come Roberta. Vi passò sopra la mano, sentendo i soffici riccioli carezzarle il palmo: erano umidi verso il basso, dove contornavano, più radi, la sua michetta madida di miele. Trovò rapidamente le grandi labbra, di cui lascivamente percorse il contorno con un dito, venendo scossa da un brivido di piacere. Allora agì come era solita fare quando l’eccitazione la sorprendeva in maniera irruenta e lei aveva bisogno di placarla: unì l’indice e il medio della mano destra ed entrò in profondità, per quanto le era possibile, molto lentamente, lambendo anche il clitoride divenuto sensibilissimo. Dentro di lei esplose un orgasmo che mai avrebbe pensato di provare solo masturbandosi e che, a dire la verità, forse non aveva mai provato nemmeno facendo l’amore. Socchiuse gli occhi, abbandonò la testa contro il muro e si abbandonò a quelle sensazioni fortissime che durarono parecchi secondi. Dell’altro miele le fluì copioso come non mai sulle dita e sulla mano intera, riversandosi però in gran parte sull’accappatoio. Senz’altro aveva sporcato il letto, ma in quel momento il pensiero non le attraversò il cervello e, se anche l’avesse fatto, non la avrebbe certo interessata. Data la posizione dei letti, i tre intenti a strusciarsi fra di loro non si accorsero di niente, ma continuarono imperterriti a scopare. Le due ragazze avrebbero potuto continuare a lungo in quella posizione, che era particolarmente gradita a entrambe, ma evidentemente Francesco ne ricavava più piacere di entrambe, senza contare il fatto che era già provato dal precedente amplesso con Flavia. Era, insomma, non lontano dall’orgasmo. Aveva deciso di venire così, col cazzo nel morbido ano di Roberta e le tette di Flavia fra le sue mani e nella sua bocca. Si premurò tuttavia di chiedere l’assenso a Roberta, staccandosi per un attimo dai capezzoli rigidi della sua ragazza: «Roberta, posso venirti dentro?». La sua partecipazione, per quanto minima e fatta per lo più di gemiti e incoraggiamenti, venne subito meno. «Non vorrai sborrarmi nel culo così, vero? Dobbiamo metterci in un’altra posizione, voglio godere anch’io!» esclamò contenta. Flavia si rialzò, con molto sollievo per la sua schiena che ormai iniziava a protestare per il peso dell’altra ragazza, e a malincuore Francesco dovette abbandonare entrambe. Silvia non fece in tempo a ritrarre la mano che ancora teneva dentro di lei: Roberta infatti si era girata verso di lei e colse un lampo malizioso nei suoi occhi, accompagnato dal sorriso ugualmente malizioso. «La nostra bella spettatrice si è stufata di rimanere a guardare e ha pensato a soddisfarsi da sola!» esclamò la mora. Notò intanto che la mano che era riapparsa da sotto l’accappatoio era lucida: si avvicinò e si portò alla bocca quelle due dita leccandole come un ghiacciolo. «Hai un sapore squisito. Sicura di non volerti unire a noi?» fece col solito tono amichevole. Le sedette accanto, completamente nuda. «Non c’è nulla di male si ti diverti un po’, non ti costringeremo a fare niente. Capisco che non è una decisione facile. Vedi tu!». Silvia le fu grata per quella comprensione, ma improvvisamente le era tornato alla mente Filippo. Non poteva negare a lui una cosa tanto intima com’era baciarla fra le sue gambe e poi buttare la stessa cosa in un’orgia come quella che aveva davanti. No, si sarebbe limitata a guardare ancora. «Grazie, ma preferisco guardare soltanto…» la sua voce era molto roca, a causa della gola secca per l’eccitazione. A dire la verità, tutta la cosa iniziò a disgustarla, per la prima volta da quando era rientrata quella sera, ma riguardava solo un angolo della sua mente. La maggior parte era ancora presa dall’eccitazione, nonostante l’orgasmo incredibile che aveva provato da poco. Questo pensiero non le venne, ma non poteva mandare tutti via a quel punto quando era stata lei a volere vedere Francesco che s’inculava Roberta ed era stata lei a dire a Flavia di chiamarli. La mora la guardò comprensiva. «Non importa, è giusto così. Un po’ mi dispiace di non poter assaggiare la tua fighetta, ha un gusto fantastico». Rifletté un attimo, poi continuò: «Scusami di quel gesto, è stato istintivo, non volevo forzarti». «Non importa, mi hai risolto un problema, non sapevo dove asciugarmi» scherzò Silvia allentando quel momento di tensione che si era improvvisamente creato. Ricominciò tutto così con la stessa atmosfera di gioco che aveva all’inizio. «Bene, Silvia, ora guardami bene perché prenderò una posizione che è molto favorevole al rapporto anale, soprattutto quando lo si fa per le prime volte. Sembrerà una cosa un po’ strana, ma ti assicuro che è uno dei modi migliori per essere penetrata senza provare troppo dolore». Silvia si stupì ancora di come Roberta le leggeva nel cervello. Aveva capito che anche lei desiderava avere un rapporto anale. Probabilmente, la richiesta così immediata di quella sera dopo il discorso del pomeriggio, le aveva fatto capire che il suo culo era allenato da tempo e che desiderava avvicinarsi in qualche modo al passo successivo. Nonostante l’avvertimento, Silvia rimase un attimo incuriosita da come Roberta si mise sul letto: distesa sulla schiena al centro di esso, raccogliendo le gambe contro il suo petto. Francesco non ebbe bisogno di consigli per fare la mossa successiva, ma capì al volo. Si inginocchiò sul materasso in modo che il suo pene puntasse verso l’ano della ragazza. Fu proprio lei, in un’abile mossa, a impalarsi per la terza volta su di lui, accogliendolo completamente in sé. Francesco cercò una posizione più comoda, avanzando un po’ con le ginocchia e sedendosi sui suoi talloni in modo che la schiena di lei aderisse un po’ meglio al letto. L’operazione fu laboriosa, ma svolta in non moltissimo tempo. Per completarla, Roberta lasciò andare un po’ le gambe e arrivò ad appoggiare le ginocchia sui fianchi di lui, che solo allora cominciò a muoversi. Flavia decise di inserirsi in modo da soddisfare finalmente il prurito che ancora sentiva fra le gambe: si inginocchiò sopra la testa della ragazza, appoggiando i palmi delle mani al muro per sostenersi meglio. Sotto di lei, Roberta iniziò a fare ciò che voleva in modo sublime, strappandole continuamente gemiti di piacere. Francesco poté finalmente ghermire le belle tette a pera di Roberta, che prima gli erano state negate. Le palpò a lungo, senza trascurare le grosse areole scure dal capezzolo eretto. Dopo essersi preso questa soddisfazione però, scese sulla sua fighetta che era aperta proprio sotto di lui. Ne carezzò il pelo ispido e curato, si chiese come fosse se non si depilasse. Probabilmente avrebbe avuto molto pelo lì, come del resto lasciava supporre la sua struttura fisica. Il pensiero gli indurì ulteriormente il pene: gli piacevano le ragazze pelose lì in mezzo, e si considerava fortunato per il fatto che Flavia, per quanto fosse una bionda naturale, aveva un triangolo molto folto di eccitantissimi peli biondi. La guardò: quel triangolo era a pochissimi centimetri dalla faccia di Roberta, che succhiava e leccava avidamente. Lui poteva vedere solo il culo della sua ragazza, un po’ abbondante ma molto piacevole da toccare. Sapeva, purtroppo, che molto probabilmente non gli sarebbe mai stato concesso di penetrarlo come stava facendo con Roberta. Lo fissò per un po’ rammaricandosi di ciò, poi si concentrò a stuzzicare la fighetta che aveva fra le sue dita. Non pensava di trovarla tanto bagnata, ma ne fu contento: le sue dita presto furono fradice dei suoi umori. Deciso a farla venire prima di scoppiare dentro di lei, cosa che ormai sentiva vicina, prese a solleticarle il clitoride con un dito, mentre con altri due la penetrava incessantemente. La sentì irrigidirsi e le labbra serrarsi sulle sue dita. Si fermò un attimo con la lingua mentre leccava Flavia, per godersi il suo meritato orgasmo, e poi riprese. Francesco gettò allora le sue mani su quei seni magnifici e invitanti, stringendoli forsennatamente. Le sue penetrazioni furono molto profonde, finché riversò tutto il suo liquido seminale nel favoloso ano di Roberta. Non si staccò subito, ma rimase a godersi gli ultimi spasmi di un orgasmo fantastico a contatto con la ragazza. Quando aprì gli occhi, vide che per le sue mani si erano finalmente stacca dal copriletto che stringevano strettamente mentre la sfotteva, ed erano balzate sulla sua fighetta. Francesco si unì ai movimenti di quelle mani, per regalare un altro orgasmo alla ragazza che le aveva offerto piaceri incredibili quella sera. Si dimenticò completamente di Flavia, che nel frattempo era in preda al suo orgasmo, tanto agognato. Lei scese subito dal letto, e si inginocchiò per terra vicino a esso. Baciò riconoscente Roberta sulle labbra, cogliendo anche il sapore della sua intimità su di lei, poi passò a un capezzolo. I due erano intenti a ricambiare il piacere che tanto generosamente aveva donato loro. Roberta, che finalmente aveva una parte solo passiva, si abbandonò completamente a quelle sensazioni e poté rilassarsi per ottenere un orgasmo più intenso del precedente. Se ne accorsero entrambi quando prese ad ansimare rumorosamente: probabilmente avrebbe gridato. Per evitare di svegliare tutto l’albergo, Flavia allungò la bocca sulle sue labbra e soffocò così le sue a di godimento, stringendole un capezzolo fra le dita. Quando si rialzarono la mora aveva il viso sconvolto da una smorfia di piacere e respirava molto affannosamente. Si girò verso la bionda ancora nuda e le sorrise: «Grazie, quando godo veramente non posso fare a meno di are, mi hai salvata» riuscì a dire con voce roca. Francesco si fece la doccia per primo e le tre ragazze le chiesero di andarsene subito. «Ho capito, dovete farvi le vostre confidenze» e se ne andò sorridendo, per niente offeso. Flavia guardò l’ora: era l’una. “Nemmeno tanto tardi” pensò. “Facciamo ancora in tempo a dormire un bel po’ di ore. Del resto erano le undici quando Silvia è tornata”. «Allora, hai visto il mio ragazzo di che pasta è fatto? Ti ha aperto il culo e ti ha lasciato senza fiato!» schezò Flavia con Roberta, ancora distesa che riprendeva fiato. «Sono stati questi due ultimi orgasmi ravvicinati, altrimenti potevo continuare tutta la notte. L’ultimo mi ha sconquassato completamente, altrimenti…». Flavia guardò interrogativa Silvia, che aveva un’espressione serena, ma non volle chiederle niente. Fu lei stessa a prendere l’iniziativa. «Grazie Roberta, sei stata squisita a venire qui e farti inculare per me. Sei stata fantastica! Prima ho goduto da matti, e non mi sono masturbata, mi sono solo messa due dita dentro. Sono venuta così, subito…». «Ora sei ancora eccitata?». Silvia abbassò un attimo lo sguardo, eccitata. «Sì» ammise. «Se ti masturbassi qui, ora, mi renderesti il favore, ma se non vuoi non importa» disse Roberta. Silvia si tolse l’accappatoio e rimase nuda. Aveva due seni perfetto, anche se non grandi come quelli delle altre due ragazze, con piccoli capezzoli rigidi. Con la mano sinistra se li toccò, mentre con la destra scendeva fra le sue gambe, sul pelo soffice di color castano chiaro. Si mise dentro due dita, e cominciò a penetrarsi, immaginando a occhi chiuse che fosse Filippo a farlo. In pochissimi secondi venne in profondi sospiri di piacere e si abbandonò sul letto ormai senza fiato. Roberta la guardò lascivamente, le sarebbe piaciuto toccarle la micietta, percorrere con la sua lingua quei meravigliosi anfratti, racchiudere fra le labbra il bocciolo duro che spuntava fra i suoi serici peli. “Peccato” pensò, le sarebbe rimasto il desiderio di giocare un po’ con lei. Una doccia l’avrebbe senz’altro rimessa in sesto e fatto sbollire i suoi impulsi verso Silvia. Perciò si alzò e si avvicinò alla ragazza, posandole un bacio sulla guancia. «Grazie, mi ha fatto molto piacere vederti godere. È stupendo pensare che ti sei eccitata guardandomi mentre facevo sesso…». Entrò poi in bagno e si concesse dieci minuti di acqua tiepida. Flavia nel frattempo rimaneva seduta sul bordo del suo letto, guardando il viso dell’amica. Quando ne incrociò lo sguardo le sorrise lievemente, cercando di captare quali pensieri le passassero per la mente. Fu proprio Silvia a esternarli senza alcuna richiesta: «Ma è più bravo Francesco o lei a leccare?» chiese incuriosita. «Direi proprio lei. Ha molta più esperienza, con entrambi i sessi. Poi con la bocca ci sa veramente fare, i ragazzi impazziscono per i suoi pompini». «Ma tu come fai a saperlo?» chiese Silvia stupita. «Confidenze femminili» e risero entrambe. «Dimmi la verità, ma tu hai intenzione di farti inculare da Filippo?» chiese poi seria Flavia. «Non lo so. Mi piacerebbe, certo, ma vediamo come si mettono le cose. Ora ho solo voglia di fare l’amore con lui anche se lo conosco da poco. Fra il petting di stasera e quest’orgia, la mia micietta vuole qualcosa di particolare con cui giocare…». In quel momento Roberta uscì completamente nuda dal bagno. Si era asciugata con un asciugamano e ora s’apprestava a rivestirsi. Flavia prese il suo posto sotto la doccia, chiudendo dietro di sé la porta. La mora nel frattempo si era rimessa il reggiseno e le mutandine e si stava infilando la vestaglia. «Ti fa male il culo?» le chiese un po’ preoccupata Silvia. «Un po’ mi brucia, ma è un sensazione strana, in parte piacevole» e si sedette sul suo letto, al suo fianco. «E te come va?». «Non lo so, sono un po’ confusa ora. Un sacco di emozioni forti, prima con Filippo, ora qui con voi. È stata una giornata molto intensa…». «Ora dimentica quello che è successo qui, è stato il piacere di qualche ora, e concentrati su Filippo. È un bravo ragazzo, un po’ timido. Secondo me è anche vergine…». «Vergine?» si stupì lei. Beh, poteva essere tranquillamente, pensò subito dopo. «Certo. Quando lo scoperai, mi raccomando!» tacque un secondo. «Prendi la pillola?». «No…» ammise. «Allora fatti una bella scorta di profilattici. Non mi sembra il tipo che gira pronto a ogni evenienza!». «L’avevo già pensato questo» sorrise. «Vi vedo proprio bene insieme voi due. Sono contentissima per voi…» si alzò e si avviò verso la porta, aprendola. Mentre stava sulla soglia, si girò ancora e le sussurrò: «Dimenticavo: e daglielo il culo!». Silvia si limitò ad annuire silenziosamente. Certo, l’avrebbe fatto! Il giorno seguente fu tutto una lunga attesa sia per Filippo che per Silvia fino a che l’oscurità aveva avvolto tutto da un pezzo. Nonostante il turno di Silvia fosse finito a mezzanotte, dovette attendere che anche Filippo staccasse, in quanto il bar funzionava solitamente fino all’una, perciò aveva tutto il tempo di salire in camera per prepararsi. Sia lei che la sua compagna di stanza dovevano prepararsi all’incontro con i loro uomini, cosa che richiese una mezz’ora di tempo, doccia compresa. Silvia non fu però molto audace, limitandosi a un completino intimo rosso con una maglietta nera aderente e un paio di jeans. Stava per uscire dalla stanza ed andare in quella di Filippo di cui aveva preso la chiave, quando le venne in mente un particolare ed esclamò: «I preservativi!». Flavia la guardò comprensiva e le chiese: «Te ne sei dimenticata? Non preoccuparti, te ne do qualcuno dei miei». Aprì il cassettino del suo comodino e tirò fuori una scatola da dodici. Dentro ce n’erano dieci. «Facciamo a metà, credo che te ne serviranno un buon numero stasera. E anche a me» e ammiccò. Silvia li mise in tasca, poi guardò l’amica. «Flavia, sono preoccupata. È un anno che non faccio l’amore e l’ho fatto solo poche volte con un ragazzo più esperto di me». «Ti devo spiegare come fare? No, dai, scherzo. Non preoccuparti, verrà tutto da sé, l’importante è che stai rilassata e non ti fai prendere dalla tensione». Un po’ rassicurata, fece per andarsene e, proprio quando aprì la porta, si trovò di fronte Francesco che stava per entrare. Il ragazzo sorrise e avanzò di qualche passo. Chiuse la porta e chiese: «Silvia, vuoi restare a guardarci?». Sperava di fare l’amore con due donne anche quella sera. «Ho già la fama di guardona! No, stasera no, vi lascio soli» e fece per andarsene. «Ciao!» esclamò Francesco. «Ciao e buon divertimento! Per domani siamo d’accordo, non stai molto bene…». «Grazie mille! Buona scopata anche a voi!» sorrise maliziosamente e uscì dalla stanza. Percorse rapidamente il tragitto che la separava dalla camera di Filippo e, quando vi arrivò vicino, si assicurò che non ci fosse nessuna a guardarla. Estrasse la chiave e aprì la porta in fretta, richiudendola subito dopo dietro di sé. Accese la luce e la esaminò in un’occhiata: era molto ordinata, il letto rifatto in maniera impeccabile, nulla fuori posto. Guardò l’ora, era l’una meno venti, c’era da aspettare ancora un bel po’. Si distese sul letto, sperando di riuscire a rilassarsi un po’: infatti, nonostante i consigli di Flavia, era tesissima. Sentì dei passi in corridoio e si irrigidì. “È ancora presto” pensò dentro di lei. Si avvicinavano sempre più e improvvisamente si fermarono. Un secondo dopo udì il rumore della chiave che entrava nella toppa e che apriva direttamente la porta. Silvia scattò in piedi e mosse un paio di passi verso la porta che si apriva e colse lo sguardo sorpreso di Filippo, che mai si sarebbe aspettato di trovare la porta aperta e lei dentro. Silvia gli sorrise e tutta la tensione accumulata, tutti i pensieri su quello che avrebbero fatto, tutte le sue preoccupazioni svanirono in un attimo. Si gettò fra le sue braccia, non lasciandogli nemmeno il tempo di richiudere la porta e lo baciò sulle labbra. Lui rispose al bacio, sempre più sorpreso dalla sua presenza lì, nella sua camera. «Filippo, scusami, non ho resistito, dovevo venire qui da te…». «Non importa, anzi, mi hai fatto una bellissima sorpresa… Immaginavo tu fossi già a letto. Ti va di uscire un po’?» chiese lui, riprendendosi lentamente. «No, no, voglio restare qui con te…». Lui fece un passo e indietro, ammirandola. «Sei stupenda! Non ti rendi nemmeno conto quanto bene ti sta quella maglia». «Si vede bene il seno?» chiese lei audace. «Sì, ti è praticamente incollata addosso…» ammise lui leggermente imbarazzato. «Sei più sexy stasera con questa maglia che ieri sera con il costume bagnato». «Sarà perché c’è più luce e puoi vedermi meglio». «Già» fece lui e si avvicinò prendendola fra le sue braccia e baciandola di nuovo. Nel bacio caddero insieme nel letto, ritrovandosi fianco a fianco. Filippo le carezzò dolcemente la guancia, fissandola negli occhi. Erano due sguardi innamorati che si perdevano l’uno nell’altro: in quel momento si dimenticarono di tutto, che era notte, che erano in un albergo. C’erano solamente loro due. Silvia non sapeva come fare per dirgli che voleva fare l’amore con lui, che non desiderava altro che una notte di passione. Lui era senz’altro troppo timido per chiederglielo, non poteva certo aspettarsi nulla di più di quello che era successo la sera prima, però… Fu lei a farsi avanti per un altro bacio e di nuovo le loro bocche si unirono. Nel frattempo Silvia allungò la mano sul suo sedere e lo carezzò piano, apprezzandone con la mano la consistenza e la forma. Subito fece lo stesso anche lui e il baciò si fece molto più appassionato. Lei prestò nodo un lieve rigonfio nei suoi pantaloni: «Ce l’hai duro?». «Non del tutto ancora». Senza aggiungere altro la sua mano corse fra le sue gambe e lo carezzò con il palmo. In pochissimi secondi tornò ad essere duro e grosso come quando l’aveva masturbato. Non resistette e sbottonò i pantaloni, abbassando le mutande: se lo ritrovò tra le mani, lungo e duro; rimase per qualche secondo di sasso, fissandolo. “Chissà come sarà prenderlo nel culo” fu il primo pensiero che le balenò per la testa mentre già sentiva l’umidità insinuarsi fra le sue gambe. Lo circondò con la mano e mosse il palmo due o tre volte, lentamente. Lui gemette piano, tentando inutilmente di trattenersi. «Dai, toccami anche tu» disse senza pensarci. Non riusciva più a credere a quello che diceva o faceva, era completamente presa dalla potenza di quelle sensazioni che si insinuavano prepotentemente dentro di lei. Filippo non si fece supplicare ulteriormente ma le sue dita sfiorarono un seno, cercarono il capezzolo attraverso la stoffa e lo titillarono. Silvia si fermò di colpo, immobilizzata dalla scossa elettrica che quel tocco le aveva regalato. Si riprese dopo pochi secondi, lasciò il suo pene eretto e lo fece spogliare: prima pantaloni e mutande, poi il gilet e la camicia. Si stesero di nuovo fianco a fianco e Silvia si dedicò al suo petto: lo tastò a lungo, sfiorando i capezzoli e arrivando a baciarli e a leccarli. A un certo punto lo fece girare sulla schiena e salì sopra di lui. Sentiva il cazzo premerle prepotentemente contro l’inguine e iniziò a strusciarsi con il bacino, stimolando provocatoriamente. Intanto lo bacia sulla bocca e le mani non smettevano mai di toccarlo sul petto. Anche Filippo allungò le mani sul suo corpo e arrivò al suo culo. Strinse le natiche fra le mani dopo averle carezzate a lungo e cominciò a impartire lui il ritmo con cui lei si strusciava. Silvia si rese preso conto che anche lui si muoveva e si chiese se la stoffa dura e la cerniera dei suoi jeans gli davano fastidio. «Aspetta» disse rialzandosi e guardando il pene lievemente arrossato: «mi tolgo i jeans, ti danno fastidio, vero?». «Un po’» confermò lui, che però era disposto a sopportare purché lei continuasse a muoversi su di lui. Lei cercò di essere più naturale possibile mentre sbottonava i pantaloni e se li sfilava, cercando nel contempo di fare il più veloce possibile. Quando apparvero gli slip rossi lui ebbe un colpo: era estremamente sexy. Silvia notò che aveva strabuzzato gli occhi e chiese sorridendo: «Ti piacciono le mie mutandine?». «Sei una bomba! Non ti facevo così spregiudicata…». «E non hai visto niente!» disse Silvia sempre più audace. Senza aggiungere altro e lasciandolo fantasticare si distese di nuovo su di lui ricominciando a strusciarsi. L’eccitazione prendeva sempre più tutti e due: se lui ce l’aveva duro come il marmo, lei aveva fra le gambe un fiume in piena, ormai la sentiva gocciolare sulle mutandine, ormai anche lui inziava a sentire l’umidità. Stavolta non fu necessario farsi pregare perché Filippo tornasse a toccarle il culo, lo fece a lungo, stringendolo e accarezzandolo fra le mani. Poi, lentamente, infilò le mani sotto le mutandine e si gustarono entrambi il contatto delle sue mani con la pelle morbida delle natiche. Quando sentì la sua mano cercare il buchetto dell’ano, Silvia credette di impazzire. Pian piano le sue dita arrivarono al suo buchetto e presero a carezzarlo, dopo un minuto sentì che lui cercava di metterle dentro un dito. «Sì, continua così, mettimelo dentro!» sussurrò sempre più eccitata. Lui obbedì eccitato e si fece lentamente strada dentro di lei, per poi iniziare un movimento avanti e indietro. Il suo buchetto non era per nulla stretto, Silvia lo teneva spesso allenato con i suoi giochi di masturbazione, godeva terribilmente infilandosi qualcosa nel culo più che nella micetta, forse perché c’era un sapore di proibito nel masturbarsi l’ano. Anche stavolta lo stimolo sull’ano fu per lei irresistibile, anche unitamente al suo cazzo che si strofinava sulle grandi labbra: era incredibilmente stimolata sia davanti che dietro, mai avrebbe potuto credere di arrivare a qualcosa del genere con un uomo solo. Le sue mutandine erano ormai fradice dei succhi colati dalla sua vagina, se ne rendeva conto ma non le interessava a fatto, neppure quando Filippo glielo disse: «Sei tutta bagnata. Sento le mutandine inzuppate contro di me». «Lo so, lo so. Togliemele per favore!» disse lei in preda al piacere, ormai era vicina all’orgasmo. Lui l’ascoltò e non senza difficoltà le sfilò lentamente. Lei si divincolava per il piacere, ma in qualche modo riuscì ad aiutarlo e dopo parecchi secondi finalmente caddero a terra. Ora lo sentiva duro direttamente sulle sua labbra: riprese a strofinarsi piano, non solo avanti e indietro ma con un movimento rotatorio del bacino. Lui capì che ormai stava per venire e tornò a metterle un dito nel culo e a muoverlo con lo stesso ritmo con cui muoveva i fianchi su di lui. Meno di trenta secondi dopo la sentì ansimare rocamente e venire contro di lui: si abbandonò allora sul suo corpo, col respiro affannoso. «Grazie, sei stato fantastico» disse mentre i loro sessi erano ancora a contatto. Si rialzò a cavalcioni sulle sue gambe, attirando immediatamente lo sguardo di Filippo. Il contrasto fra la parte superiore vestita e quella inferiore completamente nuda, col suo triangolo peloso di un bel color castano chiaro in vista, era molto eccitante. La sera prima non aveva avuto modo di osservarla così bene fra le gambe sotto il chiar di luna, era decisamente bella anche là. «Voglio darti anch’io delle sensazioni forti come hai fatto tu con me… Voglio farti venire, gemere di piacere» e si sedette più indietro sulle sue cosce per poter arrivare a toccare con le mani il pene congestionato. Quando le punte delle sue dita lo sfiorarono, lui ebbe un tremito di piacere, ma lei non ne fu soddisfatta, lo toccò ancora e con più decisione. Chiuse il palmo sull’asta e mosse la mano come aveva fatto poco prima e anche la sera precedente. Lui gemette proprio come lei sognava facesse. «Sì, Silvia, sei fantastica, hai un tocco meraviglioso…» mormorò con gli occhi socchiusi per il piacere. «Filippo, ti desidero tantissimo. Desidero che… che tu…» si fermò titubante: tutto d’un colpo le mancò il coraggio, era una cosa stranissima, un momento si sentiva audace come non mai, quello seguente non aveva più coraggio di dir niente. Lui si accorse del suo silenzio e si riprese un attimo, guardandola chiaramente in volto mentre il suo sguardo lo evitava. «Cosa desideri? Dimmelo, farò di tutto per esaudirti…» fece lui dolcemente. Lei, che lo teneva ancora nella mano ma senza muoverlo, si fece animo, lo guardò con occhi che brillavano per l’emozione e disse: «Ti desidero tantissimo, desidero fare l’amore con te, averti dentro di me… Voglio darmi completamente a te…». «Oh, Silvia!» disse solamente lui alzandosi a sedere e abbracciandola contro il suo petto. Quell’ultima frase l’aveva colpito, aveva il cuore che batteva a mille, ma non poteva permettersi di rimanere stupito perché lei sembrava così insicura e bisognosa d’affetto. La baciò sui capelli lisci, poi sulla fronte e fu lei a offrire la bocca al suo bacio. Si stesero di nuovo, lei sopra e lui sotto, continuando a baciarsi e a toccarsi. Lui alzò lentamente la maglietta sulla sua schiena fino ad arrivare le spalle. Fra un bacio e l’altro lui sussurrò: «Non sono molto bravo in queste cose, dovrai alzarti perché possa toglierti la maglietta». «Sì» annuì lei alzandosi a sedere e sfilandosela da sopra. Ora aveva solo il reggiseno rosso addosso e quando lui lo vide ne fu eccitato: com’era sexy così, a cavalcioni su di lui, con solamente quell’ultimo indumento intimo addosso! Poi si ricordò di un’altra cosa, staccata un attimo da lui poteva tornare ad avere un barlume di ragione: «Devo prendere il preservativo!» esclamò rialzandosi. Filippo fu pervaso da una sensazione di orrore: «Ma io non ne ho!». Lei frugò nelle tasche dei suoi pantaloni e tirò fuori i cinque preservativi mostrandoglieli. «Cinque addirittura? Hai intenzione di farmi morire di piacere?» chiese scherzando. «Sì, voglio fare l’amore con te per tutta la notte, finché non avremo più fiato» rispose Silvia seriamente. Desiderava come non mai una notte di sesso sfrenato. Filippo sorrise ed annuì. «L’hai mai fatto?» gli chiese per precauzione: si ricordava bene di cosa le aveva detto Flavia. «No» rispose lui sinceramente, vergognandosene un po. «E tu?». «Sì, ma poche volte, un anno fa. Non ha importanza…». «Sì, non ha importanza» confermò lui. «Siediti sul bordo» lo invitò lei mentre apriva la confezione del preservativo e lo prendeva in mano. Lui si sedette sul bordo del letto, l’erezione era sempre possente. Silvia si mise a cavalcioni sulle sue ginocchia, a pochi centimetri dal suo cazzo e vi srotolò sopra il profilattico. Carezzò il suo viso e lo baciò sulla bocca. Lui andò con le mani di nuovo sulla sua schiena e con qualche difficoltà le slacciò il reggiseno. Lei allora si rialzò per facilitargli le cose. Filippo abbassò le spalline e sfilò l’indumento, gettandolo sul pavimento insieme agli altri e si fermò ad ammirarle il seno. «Ieri sera non sembrava così bello» disse ghermendolo con le mani e stringendo leggermente. Il contatto con la pelle morbida dei seni sodi lo eccitò ancora, sfiorò i capezzoli che erano eretti e lei gemette. Passò una mano sulle sue labbra: era fradice di eccitazione. Lei avanzò col bacino sulle sue cosce in modo che il pene appoggiasse contro il suo grembo. Si baciarono di nuovo e durante quel bacio Silvia allungò una mano fra le sue gambe e si guidò il membro dentro di sé, nella sua fighetta fradicia di succhi. La penetrazione fu estremamente agevole, scivolò senza alcuna difficoltà dentro di lei. Filippo ebbe una fortissima scossa di eccitazione e il cuore gli batté a ritmo serrato nel petto. Stava facendo l’amore! Stettero per qualche secondo così, fermi ed abbracciati, con le bocche e le lingue che continuavano a frugarsi, poi fu Silvia a prendere l’iniziativa e a muovere i fianchi. Presto anche lui si mosse e iniziarono ad ansimare. «Mettiamoci sul letto» disse lei con voce roca, poi si rialzò da lui attenta che il preservativo rimanesse ben aderente al suo cazzo. Fece per stendersi, quando lui la fermò: «Fa stare sotto me». Annuì col capo: era quella la posizione giusta per farlo la prima volta, era lei la più esperta e quella che aveva preso l’iniziativa. Lui si distese e lei lo cavalcò: si sedette su di lui e si impalò sul suo cazzo. La sua fighetta lo avvolse piacevolmente di nuovo e di nuovo mossero il bacino. Lei lo cavalcava con maestria, quasi non avesse fatto nient’altro nella vita, al suono dei loro respiri e dei loro gemiti. Non parlavano, non ne avevano la forza, erano talmente eccitati che riuscivano solamente a scopare. Lui con gli occhi socchiusi ammirò lei che si divincolava sopra di lui con la testa all’indietro e gli occhi chiusi mentre i seni, anche se non grandissimi, sobbalzavano eccitanti. Filippo allungò le mani e cinse quelle tette leggermente appuntite e alte, lei lo guardò e sorrise, continuando a muoversi. Dopo un po’ che erano in quella posizione lui mormorò: «Sto per venire, non ce la faccio più, sei irresistibile!». Silvia allora si distese su di lui e prese a baciarlo sul viso e sulla bocca. Le mani di lui corsero ai suoi glutei e li strinse, poi cercò con un dito il suo ano, penetrandolo. Lei, che pur non era al limite come lui, non riuscì più trattenersi non tanto per il piacere, ma al pensiero che lo stavo facendo senza che glielo chiedesse, proprio per donarle godimento. Quando poi sentì il corpo di lui contrarsi e lo sperma riversarsi nel preservativo, venne, mentre lui continuava a sussultare e a spruzzare dentro di lei. Mai aveva immaginato fosse tanto bello fare l’amore… Dopo un paio di minuti fu lei la prima a muoversi, facendolo uscire da lei e alzandosi. Gli sfilò il profilattico ora gonfio di sperma e lo buttò nella spazzatura, poi tornò al suo fianco. Si abbracciarono dolcemente, lui solamente allora aprì gli occhi: «Grazie Silvia, è stato un momento indimenticabile. Non ti dimenticherò mai per quello che hai fatto a me…». Lei non disse nulla, lo baciò solamente. Restarono così a lungo, sussurrandosi qualche parola dolce ogni tanto, in un piacevolissimo dormiveglia. Si accarezzavano piano, senza malizia o libidine, finché lei arrivò a titillare il suo pene molle. In pochi secondi riprese consistenza, anche se era ancora ben lontano dalla piena erezione. «Ti riprendi in fretta» disse lei. «Sembra di sì. E tu, hai voglia di farlo di nuovo?». «Da quando sei venuto» rispose di botto. «Scusami se non ti ho soddisfatta…» disse lui, accigliandosi leggermente. «No, hai capito male. Prima mi hai soddisfatta, però io ho ancora voglia di te, ne ho una voglia matta! Se senti fra le mie gambe capirai quanta!» e guidò la sua mano alla sua fighetta. Lui insinuò un dito e la trovò ancora bagnata. La baciò e iniziò a farle un delizioso ditalino, muovendo il dito piano dentro di lei, esplorando con cura le pareti vaginali e stuzzicando il clitoride. Lei mugolò di piacere ed esclamò: «Davvero sei vergine? Sai dar piacere a una donna…». «No, non sono più vergine ora» disse Filippo divertito. «E comunque certe cose si imparano anche senza fare l’amore». Continuò a toccarla a lungo, mentre riprendava forze e l’eccitazione cresceva anche per lui. Presto ritrovò l’erezione. Quando Silvia se ne accorse, sorrise maliziosamente e lo sfiorò appena per qualche minuto: «Che ne dici di un’altra galoppata?». «Certo! Abbiamo ancora una buona scorta di profilattici e tutta la notte davanti!» accettò lui andando a infilarsi sul cazzo eretto un altro preservativo. Quando si girò nuovamente verso il letto lei era sdraiata supina con le gambe spalancate, le labbra che scintillavano d’umidità fra il suo soffice pelo chiaro. Filippo salì sul letto in ginocchio e scese lentamente su di lei, s’appoggiò con le mani al materasso al lato del suo corpo e poi cercò il centro della sua femminilità a tastoni. Fu un gioco eccitante per entrambi: il pene andò a strusciare sul suo ventre, sul pube, sulla parte interna delle cosce per trovare all’ennesimo tentativo la sua vulva che attendeva di accoglierlo. Entrò lentamente, ma sempre senza nessuna difficoltà, la sua lubrificazione era abbondante come all’inizio. Si mosse lentamente, godendosi ogni istante, negando ogni altro contatto col corpo di lei. Dopo qualche minuto di lenta penetrazione Silvia incominciò a dimenarsi per il piacere crescente che si irradiava dalla sua micetta e per il desiderio di essere baciata e toccata, anelava il contatto con tutto il corpo di lui. Filippo lo concesse solo dopo averla sentita venire e contrarre i suoi muscoli interni, allora si abbassò e si appoggiò a lei, strusciandosi contro e raggiungendo una lancinate erezione era dentro di lei ma la sentiva ancora gemere sembrava che il suo godimento fosse senza fine ,con un movimento repentino Silvia si giro’ e guardando negli occhi Filippo, delicatamente gli tolse il preservativo poi come se nulla fosse successo gli disse:”dai amore mio voglio sentire dentro di me la tua sborra e voglio sentire riscaldarmi il pancino da te!!Filippo a quel punto mosso da un indicibile eccitamento la penetro’ con un sol colpo e inizio’ prima lentamente poi sempre piu’ freneticamente a stantuffare la dolce fica di silvia la quale sentendo il cazzo a pelle godeva come non mai….finalmente Filippo erutto’ dentro tutto il suo godimento inondando Silvia con la sua sborra!!!Si accasciarono esausti e Silvia guardando negli occhi il suo Filippo ando’ a lambire con la lingua le ultime gocce di sborra rimaste!!Si abbracciarono e guardandosi languidamente e maliziosamente negli occhi si addormentarono sapendo che per loro quella notte sarebbe stata la prima di molte altre!!!!
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22 anni fa
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Varie
lui era un cuckold
Questa e' la storia del mio incontro avvenuto in maniera casuale con una favolosa coppia lui cuckold, purtoppo a causa di un trasferimento e' finita..... Ho conosciuto la Signora in questione in un bar aveva all' epoca 43 anni, una donna carina non bellissima ma sicuramente simpatica e molto sensuale, dopo qualche incontro casuale nel bar la simpatia e l' amicizia e' continuata e io ho iniziato a corteggiarla velatamente piu' per gioco che per convinzione di riuscire a scoparla, mi aveva detto che era sposatissima e che aveva un bimbo piccolo, pensavo di avere poche chanches.... Un giorno...sono seduto al tavolo e mangio il mio panino, la vedo entrare ci salutiamo, si siede con me e pranziamo assieme parlottando del piu' e del meno... la pausa pranzo sta' finendo e d' un tratto mi dice , sai Mauro, tu sei molto simpatico sabato pomeriggio ti andrebbe ti tenermi un po' di compagnia? Mio figlio dorme sino le 18 di solito e mio marito ha un' impegno hai voglia di venirmi a trovare? io rispondo ma sei sicura?? e se tuo marito lo viene a sapere? lei mi risponde... e che male c'e'?? io lo tengo al corrente che viene un amico a trovarmi, bisogna dire la verita' e lui non e' geloso..... cazzo penso io....va bene non essere gelosi ma insomma... accetto anche se onestamente un po titubante.... bhe' per farla breve arriva il sabato arrivo seguendo le sue istruzioni a casa sua mi accoglie in tuta da ginnastica e mi fa' segno di parlare piano, il figlio si e' appena addormentato....era una casa in un condominio all' ultimo piano con la parte notte al piano di sopra... mi fa accomodare e mi offre il caffe', mi sentivo anche un po' imbarazzato onestamente.... Lei e' bravissima a tranquillizzarmi e' veramente piacevole la sua compagnia ad un certo punto si allontana dicendo vado sopra vedere sei dal figlio e' tutto tranquillo....al suo ritorno noto la cerniera della tuta molto piu' abbassata e vedo che non ha piu' il reggiseno che segnava la tuta...mi si e' rizzato il cazzo in immediato e ricordo che ho pensato cazzo fa' la stronza o vuole scopare??? ero molto combattuto , la risposta e' arrivata da sola mi ha detto... mio figlio dorme come un angioletto non parlare che ho paura che si svegli intanto che mi parla si siede in terra davanti a me sul divano, mi abbassa la cerniera e mi tira fuori il cazzo mi trova impreparato e da duro che era mi si affloscia di colpo .... hei rilassati dice...e mi da' un bacino sul cazzo ancora molle... mi fa segno di togliere i pantaloni....lo faccio....e penso sto' facendo una vera figura di merda .....lei riprende a darmi dei bacini sulla cappella, scende sino ai coglioni e inizia a leccarmeli, mi tira verso di lei facendomi allargare ancora di piu' le gambe e inizia a leccarmi sotto i coglioni dalla fine dei coglioni al buco del culo mi lecca e succhia mi e' tornato duro in un' attimo i freni inibitori si erano sbloccati sentire la sua lingua sul mio buco del culo mi ha fatto partire il cervello... l'ho presa per i capelli e l' ho guidata sul cazzo...lei subito ha preso la cappella in bocca e succhiava menandomelo una piccola pausa ci siamo spogliati e abbiamo iniziato un bel 69 , ero in tilt ... gli ho detto che non resistevo e lei a posto di spostarsi mi teneva il culo per non farmi spostare, gli ho sborrato in bocca anche l' anima. la troia non ha fatto una piega anzi....mi guardava sorridendomi. intanto che riprendo le forze lei si scusa e torna di sopra con la scusa di guardare che tutto sia ok dal bambino, riscende si siede in parte a me e mi dice ti e' piaciuto? e io cazzo!! sei favolosa , ora ti voglio scopare penso e ....la bacio , ti fidi di me dice?? mi si rizzano le orecchie...perche' mi fai questa domanda?? ...voglio sapere se ti proponessi un gioco .....come reagiresti. dipende dal gioco dico io ....lei risponde... senti mauro, giochiamo a carte scoperte tu mi piaci molto e mi sei simpatico...l' avevo capito ...rispondo...lei continua io amo molto mio marito....da cretino penso....si vede...lui prova piacere a vedermi scopare con altri uomini... lui e' felice di essere cornuto, io sono felice di fare la tua troia, mi piaci tu accetteresti questa situazione? io ero onestamente molto sbigottino, non avrei mai pensato ...... ho farfugliato un non so' che dire.....mille pensieri in testa.....non parla piu'...si riabbassa con la bocca sul mio cazzo lo succhia lui torna duro....se lo caccia tutto in bocca sino ai coglioni ......io dico sei davvero una fantastica vacca, su e giu' con la bocca su tutta la lunghezza del mio cazzo un po' di volte poi si ferma mi siedo meglio sul divano, lei si inginocchia su di me e si infila il cazzo nella figa , ci guardiamo in faccia, mi sussurra ....a lui piace quello che ti ho proposto....mi piace scoparti gli dico io, sei favolosa....sai cosa sono salita a fare prima? no e non me ne frega niente dico io , ferma il bacino col mio cazzo ben piantato dentro e vicino all' orecchio mi dice....stai tranquillo.....perche' ti fermi dico io??? ripete stai tranquillo .....mio marito e' di sopra ci sta' guardando dalle scale prima sono salita a baciarlo col sapore del tuo sperma in bocca....e riprende a scoparmi... CAZZO....esclamo ma dai non e' vero......lei ride....capisco che e' vero ma stranamente a posto di incazzarmi mi eccito di piu' ..... la faccio scendere dal divano, la metto alla pecorina e comincio a pomparla con foga....sei una troia , sei una gran troia....la pompo con decisione lei viene, dai mi dice... non fermarti ...scopami ....continuo a pompare .... ha una figa fantastica...sente i miei sospiri piu' frequenti si sfila da me e si gira dicendomi scopami la bocca ....lo prende in bocca in ginocchio, io sono in piedi mi abbraccia mettendomi le mani sul culo e guida il ritmo dei miei colpi nella sua bocca .....sborro nuovamente nella sua gola urlandogli troia....finito di venire mi guarda e mi dice...mi piaci tanto....chiama il marito....lui scende con un sorriso cordiale e lo bacia in bocca ..... suggellando l' amicizia nata.... La relazione e' durata 2 anni con la totale soddisfazione di tutti io da quella volta ho capito che mi piace molto scoparmi le troie degli altri , usarle a mio piacimento sapendo che e' apprezzato da tutti... Raggiungo degli orgasmi fantastici vedendo lui che mi guarda scopare sua moglie, sapere che lecchera' la sua figa sporca dei miei umori...... Godo ad andare a trovarla mentre lui e' al lavoro, telefonargli mentre varco la porta di casa sua, deve sapere che tra poci minuti sua moglie avra' il mio cazzo in bocca e lui ....in ufficio col cazzo duro e con uno stato d' animo fra il geloso e l' eccitato sara' costretto magari a segarsi di nascosto. Se qualche cuckold in lombardia e' interessato ad una persona affidabile mi scriva
[email protected]
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22 anni fa
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l\'amico del mio amante
Sono sempre io la casalinga romana,che ha una storia di sesso con il suocero di 65anni.Devo dire che la mia avventura con mio suocero prosegue benissimo anche se ultimamente lui ha deciso di ravvivare il nostro rapporto sessuale. A mia insaputa infatti alcune sere fa' approfittando dell'assenza di mio marito per motivi di lavoro si e' presentato con un suo amico e siccome era quasi l'ora di cena lo ha invitato a rimanere.Questo uomo suo coetaneo non mi ha mai mollato gli occhi da dosso,ed io provavo un po' di imbarazzo,improvvisamente durante la cena mio suocero si alza per andare in bagno,ed il suo amico,mentre ero in piedi a rassettare il tavolo, mi si avvicina all'orecchio dicendomi che era a conoscenza della mia storia con il suocero.cosi' dicendo mi portava la sua bocca vicino al collo per baciarmi ma io con uno scatto mi allontanai da lui, che facendo finta di niente torno' a sedersi.In quel momento rientro in cucina mio suocero che noto' il mio turbamento e mi chiese cosa fosse successo.Io gli raccontai delle avance del suo amico e lui sorridendo,mi rispose che era vero che sapeva tutto.Mi prese per mano e insieme al suo amico mi porto' in camera da letto dove con calma mentre mi spogliava della camicetta e della gonna ,rivolgendosi al suo amico disse "guarda che belle tette tornite e che belle cosce ha mia nuora!il suo amico inizio a spogliarmi e dopo pochi minuti li senti addosso tutti e due,mio suocero a leccarmi la fica ,ed il suo amico a baciarmi i seni ormai nudi.Era la prima volta che venivo scopata da due uomini insieme ,e non riusci a trattenermi nel mio godimento,cosi mentre mio suocero mi penetrava da dietro presi l'uccello del suo amico ed iniziai a succhiarlo voracemente.Dopo essersi scambiati di posto,mi vennero abbondantemente in bocca tutti e due.Che magnifica serata!
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22 anni fa
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Marina
Saranno stati almeno due anni che non lo sentivo e anche l’ultima volta che ci eravamo incontrati tutto si era consumato in un fugace scambio di saluti, peraltro molto affettuosi, durante un casuale incontro alla stazione, diretti verso opposte destinazioni. Max era stato per me sempre un buon amico, un confidente, una spalla su cui piangere, un compagno con cui ridere. Seguivamo gli stessi corsi all’ospedale, studiavamo spesso assieme per preparare gli esami più impegnativi. Poi avevamo continuato a vederci saltuariamente anche dopo aver ottenuto le nostre idoneita’ ai corsi e benchè abitassimo in città diverse. La sua era diventata per me una di quelle amicizie che si danno per scontate, che sai di avere e non ci pensi più, finchè non ti servono o tu non servi loro. Tuttavia il nostro non era un discorso utilitaristico, ma semplicemente il sapere che cercarci non ci disturbava mai. Forse era per quello che ci cercavamo ormai abbastanza poco. • Le nostre strade, i percorsi della nostra vita, si erano poi fatalmente allontanati. Lui era andato a lavorare a Roma aveva intrapreso un nuovo lavoro e si era anche sposato. Io invece avevo continuato ad abitare a Milano, mi ero reso autonoma acquistando un appartamento, con non pochi sacrifici. mi ero sposata e…….separata.Non riuscivo a mantenere legami stabili, o forse non volevo. Amavo troppo la mia indipendenza, la mia libertà, e non mi importava assolutamente nulla né delle osservazioni della gente e tantomeno di quelle dei familiari. Sì, avevo anche avuto una lunga relazione con un uomo appena più giovane di me, avevamo anche fatto delle prove di convivenza, regolarmente fallite. Mi piace fare la casalinga e cucinare, ma per me stessa e per mia figlia (che e' la mia vita...), non per dovere nei confronti di una persona che ad un certo punto ho trovato invadente e che pretendeva di godersi la sua libertà a scapito della mia. Forse era una fuga dalle responsabilità, o forse la mancanza di una persona che potessi accettare come padre per mia figlia. Rimeditando su me stessa, mi rendevo conto che a quasi 40 anni avevo tante conoscenze, ma pochissime amicizie, nessuna vicina, le mie conoscenze erano dovute gran parte al pc con cui chattavo regolarmente e dove per tutti ero………. L’amore andava e veniva; più che altro andava, mi sgusciava di mano, o forse ero io che facevo di tutto per levarmi di torno chi mi parlava d’amore e di legami. A qualcuno avevo anche fatto del male, inutilmente credo, nel tentativo di allontanarlo da me dopo un rapporto che avevo vissuto in maniera travolgente, anche sconvolgente per certi aspetti, ma che d’improvviso, da un giorno all’altro, avevo sentito pesante, come al solito. Non mi sentivo l’età che avevo, né dentro né fuori, e fisicamente non mi trovavo affatto male: non alta ma longilinea, tutto al posto giusto e nel modo giusto. Poco seno, forse, ma stava su da solo e non mi dava problemi, al punto che potevo permettermi di limitare la mia biancheria agli slip e semmai a una canottiera. I miei occhi grigio – azzurri venivano considerati incantevoli, e lo sapevo. Così alle volte ne approfittavo fra le mie conoscenze maschili, guardando fisso negli occhi chi mi stava vicino. Lo facevo nella certezza che avrei strappato un complimento, come minimo. E spesso anche delle avances, che avevo sempre rifiutato, almeno fino a poco fa, ma che negli ultimi mesi avevo anche accettato volentieri più di qualche volta. Si finiva a letto, con reciproca soddisfazione, certamente da parte mia perché avevo scoperto con gli anni la mia sessualità e anche le mie fantasie, che credevo di non avere. Ma tutto filava liscio solo se poi quel letto veniva lasciato libero per me stessa: non mi piaceva dormire in compagnia. La maggior parte dei miei partner,perche’ di questo si trattava, erano uomini sposati, anche più vecchi di me: i migliori, forse, perché prendevano sempre la strada del ritorno, si facevano risentire di rado e di fronte ad un "no grazie" non insistevano. In definitiva mi scoprivo una donna libera, indipendente sotto tutti i punti di vista, matura, realizzata sotto il profilo professionale, abbastanza soddisfatta sessualmente. E se non avevo nessuno pazienza: avevo razionalizzato la bellezza dell’autoerotismo, che spesso poteva essere davvero appagante, anche se mi lasciava la nostalgia di una compagnia che non c’era. Soprattutto in quei momenti, combattuta tra il piacere che avevo saputo darmi e l’insoddisfazione di aver dovuto arrangiarmi, mi capitava di pensare che ero più sola di quanto non desiderassi realmente. E cominciavo a sentire questa solitudine con una certa angoscia, benchè poi riuscissi a scacciare con una certa facilità quei pensieri dalla mia mente. Almeno fino a che non vedevo conoscenze e colleghi che avevano rapporti di coppia invidiabili e avvincenti. Cosa avevo io di sbagliato? O forse era giusto il singolare modello di vita che mi ero costruita ed erano gli altri a fingere di stare bene all’interno di schemi considerati consueti? Era proprio il primo pomeriggio di una domenica di solitudine e di pensieri di questo genere che Max mi telefonò. Mi fece un piacere immenso e tutte le mie preoccupazioni, vere o presunte, si volatilizzarono. "Ciao, come stai, sono felice di sentirti, quanto tempo", lo travolsi lasciandogli appena il tempo di dire "Pronto, sono Max". Fu l’inizio di una chiacchierata interminabile, fatta di ricordi giovanili e di richieste di informazioni sull’ultimo periodo di reciproca assenza. Andava tutto benissimo, bene la famiglia, bene il lavoro, bene le due figlie che aveva avuto dalla moglie. "Senti", mi bloccò all’improvviso, "ti chiamavo perché casualmente devo passare un paio di giorni a Milano per lavoro e pensavo che, se trovi il tempo, potremmo vederci". "Ma è ovvio, hai fatto bene a dirmelo, non ti avrei perdonato se avessi saputo che passavi da queste parti senza neppure farti sentire. Quando arrivi?". "Venerdì sera", spiegò lui, "al termine di un giro di incontri tra Roma e Milano. Arrivo in Treno, dovrei esserci per le 20, se non ci sono ritardi. Sarò un po’ stanco ma tu non farci caso, promettimelo". "Promesso, e non preoccuparti di nulla: passo a prenderti, ceniamo assieme". "Molto volentieri, anche se non sarò forse particolarmente presentabile a quell’ora". "Nessun problema, sei ospite a casa mia". "Non voglio disturbare". "E quando mai hai disturbato?". Be’, mi aveva riempito di gioia risentirlo e ancor più sapere che ci saremmo rivisti e avremmo pure passato un po’ di tempo assieme. Mi tornarono alla mente un mucchio di bei ricordi di anni spensierati. Chissà perché non ci eravamo mai messi assieme. Forse troppa amicizia. Ma è possibile una amicizia normale tra un uomo e una donna? Per quel che avevo passato con lui sì, senza dubbio. Era anche un bel ragazzo, e poi si era fatto un bell’uomo: era anche una spanna abbondante più alto di me, insomma attraente anche esteticamente. Tuttavia non avevo mai avuto desideri nei suoi confronti né lui nei miei. O almeno non li aveva manifestati. E se lo avesse fatto l’incanto si sarebbe rotto, probabilmente: anche se a ragionarci con le disillusioni dell’età, forse una piccola trasgressione l’avrei pure accettata. Le giornate passarono in fretta, quella settimana. Aspettavo il venerdì, non con ansia ma con un sentimento dolce, sorridente. Predisposi con cura tutto, una cena semplice: spaghetti e scampi, con un Mueller Turghau, meringhette fatte la sera prima con la panna montata al momento, verdura e frutta fresca. Insomma una cosa familiare, appetitosa, non pesante, non impegnativa. Ci sentimmo altre due volte per confermare dettagli e orari. Gli lasciai il mio numero di cellulare e lui mi diede il suo, per ogni evenienza. Il venerdì sera andai a prenderlo alla stazione di Milano. Il treno ebbe una decina di minuti di ritardo, assolutamente normali per i convogli che arrivavano a Milano. Lo stavo aspettando al binario. Lo vidi subito, un po’ ingrassato, un po’ brizzolato, ma felice di rivedermi almeno quanto lo ero io. Venne verso di me, posò a terra la valigetta che aveva con se e ci abbracciammo parlandoci contemporaneamente addosso. Era stanco davvero, anche sudato: la sua doveva essere stata una giornata stressante. "Sai", mi disse, avrei potuto dormire a Roma e arrivare domattina, ma poi chissà se sarei riuscito a ritagliare un po’ di tempo per stare con te". "Ti ringrazio, non te ne pentirai". Salimmo in macchina e sempre chiacchierando delle nostre vite, del suo matrimonio e della mia condizione di libertà partimmo verso casa mia, dove giungemmo una mezz’ora dopo. Lo feci salire. Il mio appartamento è piccolo, disposto su due piani: sotto la zona giorno e sopra quella per la notte. Gli aprii la porta, accesi le luci, gli presi la valigia e la posai in salotto, gli indicati dove appendere il soprabito. Mi misi anch’io in libertà. "E’ tutto quasi pronto, solo bisogna far bollire l’acqua e buttare la pasta, diciamo meno di una mezzoretta", gli dissi accendendo il fuoco sotto la pentola già predisposta. Ci accomodammo, attorno alla tavola. "Sai", mi disse, "lavoro sempre di più, i ritmi sono aumentati, ma non mi lamento. Solo che mi trovo a trascurare la famiglia. Mia moglie poi, è adorabile, anche se insomma gli ardori di 10 anni fa non ci sono più, e forse è meglio così. E tu, sempre zitella?". "Scemo, quale zitella; va bene così; mi è bastato un matrimonio e una prova di convivenza per capire che non fa per me". Era sempre lo stesso, ma anche cambiato. Era …. una persona seria, dall’aria importante, anche se in quel momento non era al massimo della forma: un po’ di occhiaie da stanchezza, la barba che risentiva delle molte ore trascorse dall’ultima rasatura. Ma era diventato anche più interessante, con quell’aria vissuta; lo trovavo persino affascinante. Quasi mi metteva soggezione, pensai. "Senti, posso chiederti un favore?". "Accordato". "Grazie, avevo proprio voglia di farmi una doccia, così mi rendo anche più presentabile. Ma soprattutto mi sento a disagio, sudaticcio e puzzolente: non mi meriti così". "Di nulla, e poi la mia doccia è un vanto: non ho voluto la vasca da bagno per poterci fare stare un impianto come volevo io, non il solito piatto con il solito tubo traforato sopra". L’accompagnai in bagno. Insomma era una doccia Jacuzzi, che mi era costata un patrimonio. Gli tirai fuori degli asciugamani puliti. "Non c’è la chiave, ma non preoccuparti", gli dissi, "a parte me non c’è nessuno che possa entrare all’improvviso, e mia figlia e' da una sua amichetta.....". "Puoi entrare quando vuoi", mi rimbeccò lui, "con te non ho mai avuto segreti, figuriamoci di questo tipo". Uscii lasciandolo solo e chiudendo la porta alle spalle. La mia casa era silenziosissima, sentivo il mio respiro, il soffio del gas che stava scaldando l’acqua per la pasta. Gli scampi con i pomodorini freschi e l’olio d’oliva erano pronti; bastava spadellare gli spaghetti. Mentre trafficavo sentii rumoreggiare e armeggiare in bagno, poi l’acqua del lavandino. Poi di nuovo silenzio. Mi piaceva sapere che c’era. Mi dava serenità e sicurezza. Non mi era mai capitato con nessuno di provare una tale sensazione. Per un attimo mi balenò in mente che poteva essere lui, l’uomo adatto per essere il mio compagno. Ma no, cosa stavo immaginando, poi era sposato. E l’amicizia, che fine avrebbe fatto? Piuttosto, quella notte dove sarebbe andato a dormire. Mi venne in mente che poteva anche fermarsi, se non aveva già prenotato un albergo. Già, tra le tante chiacchiere, di quell’argomento non avevamo parlato. E dove lo avrei potuto mettere a dormire? Avevo solo il mio lettone matrimoniale ..... il lettino di mia figlia era troppo piccolo x lui e farlo accomodare sul divano mi sembrava poco carino. A mano a mano che i secondi passavano, i miei pensieri si accavallarono e quel mio sentimento di amicizia divenne anche malizioso. Pensai a come doveva apparire quando era nudo. Lo avevo visto in mutande un giorno , ma questo era il massimo di intimità che avevamo avuto. Probabilmente si era spogliato, si stava preparando per l’abluzione. Ma guarda te, dopo anni, Max a casa mia, meditai, nel mio bagno a lavarsi. Fu una specie di flash. Provai ad immaginare come doveva essere ora, senza niente addosso, il corpo di un uomo maturo, la mente e lo sguardo amici, la sua simpatia, il suo tranquillizzante calore. Mi sarebbe piaciuto vedere com’era fatto, meditai tra me e me. E provai una sorta di solletico, una bella sensazione. Molto piacevole, che non potevo definire eccitazione, anche se un po’ ci assomigliava. Sentii la doccia scorrere. "Ti serve nulla?", gli chiesi ad alta voce per farmi sentire. Mi rispose la sua voce, giovanile, "bah, se vuoi lavarmi la schiena mi faresti un favore, faccio sempre fatica, ho le braccia corte". Stava scherzando. O no?. Sentii che il rumore cambiava, scroscio e zampilli. Era sotto l’acqua, ormai. Vent’anni prima non lo avrei mai fatto, ma ora…. Mi prese un desiderio improvviso. Già, perché non lavargli la schiena. Cameratescamente, beninteso. Mi alzai. Mi avvicinai alla porta del bagno. Stavo per chiedergli se lo desiderava sul serio quando…. "Dai Marina, dammi una mano", la sua voce mi colpì come una martellata. Non poteva sapere che ero là dietro. E non mi pareva che stesse scherzando; la sua aveva l’aria di una richiesta "vera". "Se proprio vuoi…", risposi con voce piatta. Aprii la porta del bagno ed entrai mormorando, "eccomi qua". La portella della doccia non era chiusa del tutto e ne usciva un filo di vapore, che nascondeva alla vista il corpo di Max, del quale però distinguevo la presenza, il colore così chiaro, con le macchie più scure del pube, dei capelli, del petto. Lui non disse nulla, io rimasi ferma. Avevo rotto il ghiaccio, ma… ero imbarazzatissima. "Be’, non hai mai lavato la schiena ad un uomo", insistette lui con una noncuranza che mi apparve falsa. No, non l’avevo mai fatto, nonostante che per la mia casa fosse passata una dozzina di compagni di viaggio più o meno duraturi e tantissimi altri che io definisco.......ombre. "No, non l’ho mai fatto", confermai a voce alta. "Non è difficile", replicò lui, "prendi il sapone o il bagnoschiuma e lo passi su tutta la schiena a larghe manate, delicatamente, come in un massaggio". "Rischio di bagnarmi tutta", osservai. "Puoi sempre spogliarti anche tu", fu la risposta. Avvertii che non era più un gioco, né uno scherzo, da parte di nessuno dei due. E che in fondo anch’io lo volevo, come se sentissi il bisogno di suggellare con quella intimità un’amicizia troppo a lungo trascurata. Ci misi meno di un minuto a togliermi tutto, ad aprire il vano della doccia, a sgusciarci dentro e a richiudere alle mie spalle la porta. C’era spazio abbondante per due. E io sembravo persino più piccola, e lui più alto. Mi dava la schiena. Aveva un sedere ben fatto, pensai. Afferrai il sapone e iniziai a insaponarlo: le spalle, il collo, la schiena. Lui alzò le mani e le appoggiò alla parete del box. Lo scroscio dell’acqua ormai aveva investito anche me, ma era caldo, piacevole, invitante. Arrivai al dorso, poi ai fianchi, un po’ pieni, con un accenno di maniglie. "Mmmmmm", mugolò, "sei delicatissima". Ora veniva il difficile. La schiena era insaponata. "Non fermarti", disse a bassa voce. Gli insaponai le natiche, poi la fessura, passando le dita sul buchino peloso. Allargò le gambe. Gli passai in mezzo, insaponandogli lo scroto. Aveva un’erezione avvertibile. Non potei trattenermi. Gli insaponai il cazzo!!!! Era grosso, lungo, durissimo. Lo insaponai a lungo, molto a lungo. "Sei molto brava", commentò, "per essere la prima volta direi che hai delle doti naturali". Ci scherzava sopra, ma…. La sua eccitazione non parlava di scherzi. Si girò. Avevo gli occhi sul suo ventre. Il suo cazzo era, be’, era degno di nota, ma soprattutto il suo stato mi eccitava, capivo che era un omaggio alla mia femminilità. Il cazzo svettava verso di me sbucando da una fitta selva di pelo scuro, che risaliva fino all’ombelico, dove si diradava per infittirsi ancora tra i pettorali. Lo insaponai anche lì. Lui poi mi tolse il sapone dalle mani. "Aspetta, voglio renderti il favore", mormorò. Lo lasciai fare. Mi insaponò le spalle, le braccia, il seno, il ventre. Poi mi girai. Sapevo di avere un culo degno di lode. Lui però non fece commenti. Mi insaponò la schiena. Poi, con le mani piene di schiuma, ripose il sapone sulla mensola e mi massaggiò i glutei e in mezzo a loro, rendendomi i gesti che gli avevo regalato poco prima. Sentii le sue dita premere sul mio buchino, leggermente. D’istinto lo allargai. Ero ancora vergine, lì, ma il suo tocco era eccitante, invogliante. Però non volle insistere e passò al mio sesso, che accarezzo con l’intero palmo della mano, reso liscio dal sapone, lasciando che due dita scivolassero all’interno delle grandi labbra. Si posò quindi su di me, schiacciando il suo cazzo tra le mie natiche e abbracciandomi il ventre per continuare a lavare il mio sesso da davanti. Mi masturbò in maniera divina, come neppure io sapevo fare, mentre io dimenavo il culo per poter godere della pressione del suo cazzo. L’acqua intanto ci toglieva il sapone di dosso. Lui accostò le sue labbra al mio collo, da dietro. Era delicato, non pungeva, si era appena rasato. "Sai Marina", mi bisbigliò sulle orecchie, "sono quasi vent’anni che sogno una doccia così, e non avevo mai avuto il coraggio di chiedertelo. Mi sembravi disinteressata all’argomento, distante, quasi scostante ". "Non dire nulla", gli risposi girandomi, "non voglio sapere: ieri era ieri, oggi è oggi". Ci abbracciammo, sentivo il suo cazzo sulla mia pancia ora, e le sue mani sui miei fianchi, mentre io lo tenevo per le spalle. L’acqua mi stava bagnando i capelli. Ma non aveva alcuna importanza. Gli toccai le labbra con le mie. Lui rispose al mio tocco. Ci sfiorammo ancora, ma fui io a fargli sgusciare la lingua dentro la sua bocca, fresca di dentifricio. Fu un bacio lungo, dolce, con le nostre lingue che si rincorrevano di continuo, avvinghiandosi a vicenda. Ora era lui a succhiare la mia, ora ero io a succhiare la sua. Per la prima volta ero sotto la doccia con un uomo, anzi, con Max, e mi chiesi come mai non l’avessi mai fatto e come mai non avessi desiderato prima quell’uomo che ora volevo con tutta la mia mente e tutto il mio corpo. Le mie mani sentirono la sua pelle d’oca e anch’io non dovevo essere da meno. Lui, sempre baciandomi, chiuse il getto d’acqua. Poi si scostò da me, aprì la porta della doccia, afferrò il telo da bagno che avevo preparato per lui e cominciò ad asciugarmi, meticolosamente, minuziosamente, il viso, la testa, le braccia, il corpo. Mi sentivo una bambola tra le sue mani. Mi asciugò tutta. Poi toccò a me. Lo feci girare. Era grande, alto, enorme. Lo asciugai dietro, poi lo rigirai di fronte a me. Quella sua erezione non accennava a diminuire e mi affascinava. Lo asciugai anche da quel lato, poi mi strinsi a lui, prendendogli con delicatezza le palle in mano. Mi piaceva sentire i suoi testicoli coperti di peluria, mentre il mio polso strusciava sul suo sesso. Lo volevo dentro di me e sentivo il lui il desiderio di soddisfarmi. Lo trascinai fuori dal bagno. Mio dio, l’acqua aveva continuato a bollire, ed era quasi consumata. Che scema. "Chiudi il gas, lascia perdere", mi disse sereno. Feci come aveva detto. Poi gli presi la mano. "Vieni", gli dissi, portandolo verso la scala che portava alla camera da letto. Gli feci strada, muovendomi in modo che sapevo provocante. Sentivo il suo sguardo che scrutava il mio corpo, soffermandosi sul mio sedere. "Hai un culo ancora più bello di quanto avessi mai immaginato, uno spettacolo infinito", commentò e dicendo questo sentii un dito perlustrare il mio buchino , penetrarlo dolcemente ,ebbi un sussulto di libido e per poco nn caddi dalle scale ma continuai imperterrita a percorrere le scale . Arrivata di sopra, entrai in camera e mi sdraiai bocconi sul grande letto matrimoniale, aspettando. Lui salì a sua volta, mettendosi carponi e stringendomi leggermente tra le sue ginocchia. Sentivo la punta del suo membro che mi accarezzava la schiena, mentre lui si chinava su di me per leccarmi la nuca e mordermela. Con la bocca scese lungo la colonna vertebrale, sfiorandola con le labbra e la lingua, fino ai lombi, per poi risalire e mordicchiarmi le orecchie. Quindi scese di nuovo, questa volta fino alle natiche, insinuando la lingua nella fessura e raggiungendo il buchetto del mio culo……..allargandolo. Inarcai il bacino per facilitargli il compito, era una sensazione piacevolissima, lievemente perversa e deliziosa, che mi fece godere ancor più della mia e della sua eccitazione. Lo lasciai fare, a lungo. Poi mi girai, mettendomi in ginocchio. "Sdraiati", gli ordinai, e fu lui a obbedire. Gli baciai le cosce, che lui allargo’, sapendo quello che volevo. Leccarlo tra le gambe, leccargli le palle, prendere in bocca uno a uno i suoi testicoli, poi salire con le labbra lungo il cazzo che pareva ancora più gonfio di prima. Gli presi in bocca la punta della cappella, coprendola di saliva, con la lingua passai tutto attorno e sul buchino, quindi giù, di nuovo verso le palle, e infine ancora su risucchiandolo. Lo sentivo fino in gola quando affondavo il viso su di lui, e ogni affondo era come una staffilata di piacere. Lui godeva dei miei gesti, sorridendo, a occhi chiusi, ogni tanto contraendo il cazzo in uno spasmo di piacere più forte degli altri. Mi misi a cavalcioni su di lui, glielo presi in mano e cominciai a strofinarmelo tra le labbra della figa e sulla clitoride, piegando infine le gambe per accoglierlo dentro di me, lentamente, dapprima un po’ alla volta, poi tutto. Mi stava riempiendo la figa con il suo grosso uccello!!!! Cominciai ad andare su è giù, mentre accarezzava i miei seni, strizzando i capezzoli tra le dita aperte. Mi toccai la figa, poi la clitoride, mi piaceva sentire con le dita quel gran cazzo che entrava e usciva da me, quelle mani delicate e decise impegnate a darmi piacere. Mi girava la testa, cominciai ad ansimare, poi a mugolare, poi a urlare il mio piacere mentre l’orgasmo mi travolgeva, continuo, a ondate. Mi fermai seduta su di lui, avvolgendo il suo meraviglioso cazzo con le pareti della mia figa che aveva contrazioni senza fine, mentre sentivo la mia sborra scivolare fuori. Mi rilassai, abbandonandomi su di lui. Che non era ancora venuto. Mi baciò, stringendomi a se. Mi sollevò, scivolò da sotto il mio corpo e mi fece sdraiare bocconi. Mi sfiorò la schiena con la punta delle dita, cercando i punti più sensibili. Quindi appoggiò il palmo di una mano su una natica e la strinse, come un mercante che dovesse giudicare la merce. Mi venne da ridere. "è di tuo gradimento?", gli chiesi. E lui ribadì: "hai un culo da favola". Con le dita mi frugò nella passera, poi si rimise in ginocchio e me la leccò ancora, forzando il buco del culo ad aprirsi. Di nuovo inarcai il bacino, allargando le gambe. Sentii il suo dito che mi penetrava, ma non provavo alcun fastidio, anzi...... Era un piacere diverso, diffuso, quello che mi stava dando. Spinsi, per accoglierlo meglio, e lui a quel punto fece entrare tutto il suo dito nel mio culo ormai ben predisposto dalla sua…..lingua. Infine lo estrasse, mi leccò di nuovo, a fondo, si mise in ginocchio tra le mie gambe aperte, quindi si stese su di me, tenendosi sollevato sulle braccia. Il suo sesso cercava il mio culetto vergine. Spinsi, e con la mano aiutai la punta del suo cazzo a farsi strada. Spinsi ancora,lui delicatamente entrava dentro il mio culo.....delicatamente ma decisamente.........io nn urlavo x pudore ma il dolore era enorme come in quel momento...... enorme mi pareva il suo cazzo,stavo per farlo smettere quando improvvisamente iniziarono le prime contrazioni vaginali di goduria sentivo la mia sborra colarmi oscenamente fra le cosce e il mio culo era ormai aperto a quel meraviglioso ....pistone che aveva, lui accortosi di questo con un colpo secco penetro' con il suo cazzo interamente nelle mie viscere lo sentivo fino in gola,e mai come in quel momento avrei voluto gridare la mia troiagine.......si ero proprio una troia e il cazzo mi piaceva tanto.....da svenire.Max prese selvaggiamente ad andare su e giù e, d’istinto, io feci scivolare una mano sotto di me e cominciai a masturbarmi, mentre i suoi testicoli sbattevano sulle mie dita. Mi sentii travolgere di nuovo, e mentre l’orgasmo si impadroniva di me, facendomi urlare nuovamente, sentii il suo cazzo che si svuotava e mi riempiva il culo della sua sborra, contraendosi più e più volte. Si rilassò, un poco alla volta, mentre il mio gemito si affievoliva piano piano. Ma non smetteva di contrarsi e io lo ricambiavo. Ad una contrazione sua ne corrispondeva una da parte mia, cui lui rispondeva nella stessa maniera. Cercò la mia bocca, riuscimmo a baciarci pur in quella posizione. Sentivo che si stava sgonfiando e che scivolava fuori, mentre lo volevo ancora dentro e cercavo di trattenerlo dentro di me: una sensazione di possesso come non avevo mai avuto e sconvolta e ormai partita mi gettai con la bocca sul suo cazzo e leccai voracemente fino a quando nn lo ripulii per benino della sua e della mia sborra e finalmente ci baciammo in bocca appassionatamente e mescolammo la nostra sborra con un furioso e vorticoso gioco di lingue. Ci vollero non so quanti minuti perché il nostro respiro tornasse normale e non appena ciò accadde, vidi che il suo cazzo che cominciava nuovamente ad indurirsi. "Posso dormire da te?", mi chiese all’improvviso. "Scemo", gli risposi pregustando la notte…………mmmmmmmmm!
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22 anni fa
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PadronVale ed il cinema
La sala proiezioni del cinema in centro era un grande rettangolo dalla forma allungata e molto alto, dall'intonaco bianco ed arredato da oltre venti file di poltroncine dal sedile di velluto imbottito. C' erano tre entrate normali, che sbucavano alle spalle delle poltroncine ed un'unica uscita d'emergenza dalla porta gialla. PadronVale giunse al cinema cinque minuti dopo Alex. La schiava si fece trovare con in mano i biglietti già comperati, in modo da non far attendere ulteriormente la giovane Sovrana. Entrarono in sala e, finché le luci non si furono spente, fra le due, sedute accanto, non passarono altro che poche parole mormorate. Il film era buono ma, essendo quella l'ultima settimana di programmazione, poca gente era intervenuta a vedere lo spettacolo. Vale ed Alex erano praticamente da sole, sedute ad una delle file più distanti dal grande schermo. Le luci si spensero. Immediatamente la mano di Vale arpionò la chioma castana di Alex e la spinse con veemenza verso il basso. La schiava si prostrò di fianco alla dominatrice, incastrandosi alla meglio fra le gambe di Vale e la poltroncina di fronte a lei. Era estate e la Dea indossava solo una T-shirt, un paio di pantaloni rosa leggeri e i sandali infradito. -"Leccami i piedi fino alla conclusione del film!"- disse Vale. Alex obbedì. Tolse delicatamente alla Padrona le nobili calzature, che posò con attenzione poco distante, sotto al sedile dove era seduta l'Eccelsa, poi pose le mani con le palme rivolte verso il pavimento sotto le piante dei piedi di Vale, si chinò maggiormente ed iniziò a leccare. Cominciò dal collo del piede, dolcemente, con quella lentezza che sapeva piacere alla sua Padrona. Per il fatto di avere tanto tempo a disposizione solo per leccare i piedini dell'amata dominatrice la serva procedette pian piano, lesinando su ogni centimetro di pelle di quelle bellissime estremità, godendo nel pulire da ogni particella di polvere i talloni forti e ben modellati e gli spazi fra ciascun dito. Vale la lasciò fare per una ventina di minuti, senza muoversi, cambiando posizione solo quel tanto che bastava per non porre i piedi al di fuori della portata dalla lingua di Alex, ma dopo un po' la Padrona si cominciò a stancare. Mise allora un piede sul collo della sguattera e lo schiacciò sul pavimento mentre infilò l'alluce dell'altro piede fra le labbra della schiava. Il suo scopo era quello di divertirsi nel vedere la serva sofferente e quasi soffocata sotto il suo tallone che non osava ribellarsi e che tuttavia proseguiva caparbiamente nella sua opera di pulizia mulinando la lingua in bocca attorno alle dita del piedino della Dea. Poi, nel silenzio, una voce mormorò alle spalle della Padrona. -"Vale, ma sei proprio tu?"- chiese la voce. La Padrona si voltò e nella penombra riuscì a distinguere il viso di una bella ragazza dai capelli castani raccolti in una lunga coda che le pendeva sulle spalle. Gli occhi della fanciulla erano marroni e brillavano, riflettendo la luce emessa dallo schermo cinematografico. -"Ciao, Silvia!"- esclamò Vale -"Nn credevo di trovarti qui! Che cosa sei venuta a fare?"- -"Bè, che domande! Sono venuta a vedere il film, no? Perché, tu cosa sei venuta a fare?"- Vale rise. In occasioni normali avrebbe nascosta la parodia umana che in quel momento era accucciata sul pavimento a leccarle i piedi, sbattendola sotto alla poltroncine. Ma con Silvia non ve ne era bisogno. Silvia era, come Vale, una dominatrice. La Dea non sapeva se anche la ragazza avesse già una schiava, o uno schiavo (o se ne avesse mai avuto uno), ma la conosceva già da qualche tempo e alcuni suoi comportamenti molto particolari le avevano dato la prova della sua vocazione. -"Certo, questo film mi piace, Harrison Ford è grande, ma più che altro sono venuta a farmi leccare i piedi in pace e tranquillità..sai, a casa ci sono i miei. Una vera seccatura."- disse Vale. Silvia aggrottò le sopracciglia -"Leccarti i piedi?"- -"Si"- rispose Vale -"Guarda sotto di me!"- Silvia si sporse sopra lo schienale della poltroncina di Vale e vide Alex, schiacciata sotto ad un piede ed intenta a leccarne un altro. -"Chi è?"- chiese Silvia. -"La mia schiava personale"- -"E ti lecca i piedi?"- -"Ed il sedere, e si fa cavalcare, frustare, prendere a calci e a schiaffi. Mi lucida le scarpe e mi lava la biancheria, e mi pulisce anche la camera. Ultimamente ho preso gusto nell'usarla come cesso!"- -"Questa poi! Come si chiama?"- -"Alex. Ma io la chiamo semplicemente schiava, o cagna, o leccapiedi.insomma, hai capito, no?"- -"Ma lo fa di sua spontanea volontà oppure."- Vale rise -"Certo che si, è una vera serva. Se vuoi te la presto. Ti piacerebbe farti leccare un po' i piedi? Sai, con quest'afa è un piacere avere una lingua morbida che ti rinfreschi proprio lì!"- -"Come hai ragione!"- -"Dai, te la cedo volentieri!"- -"Sei un'amica!"- -"Ma mica a gratis!"- -"S'intende! Ma non posso privarmi di più di venti euro, al momento. Sai com'è, sono sulle spese!"- -"Venti euro soltanto? Mmmm.sono giusti solo per arrivare fino alla fine del primo tempo. Vieni davanti, al mio fianco"- Silvia arrivò di corsa accanto alla Padrona, si sedette sulla poltrona alla sua destra, mentre Alex era alla sua sinistra. -"Ora, sguattera, lecca i piedi alla mia amica, muoviti e fallo per bene!"- ordinò Vale. -"Si Padrona"- rispose la sottomessa, ma nella sua voce non c'era gioia. Era evidente che quell'ordine non le dava soddisfazione. Leccare i piedi di un'altra ragazza.puah! Ma alla Padrona i pareri di Alex non interessavano, contavano solo i soldi che l'altra miss aveva promesso. Alex si sporse fino ai piedi di Silvia che si lasciò togliere le scarpe da ginnastica e le calze. La schiava mise le mani sotto ai piedi della sua nuova dominatrice e leccò. Le estremità di Silvia erano bellissime e morbide ma non come quelle di Vale ed inoltre erano molto sudate. Ma la serva non vi badò. Con la consueta maestria leccò il dorso e la pianta dei piedini di Silvia e asportò ogni residuo dalla base delle dita. Nel frattempo Silvia rideva e strusciava i piedi sulle mani di Alex e sul suo viso. Vale, al centro fra le due, intanto usava la schiava come un pratico poggiapiedi. -"I soldi!"- disse la Padrona ad un certo punto. Silvia glieli porse -"Eccoli"- La leccatura andò avanti ancora per un po'. Silvia era al colmo dell'eccitazione quando terminò il primo tempo. -"Schiava, basta, riprendi a leccare i miei piedi!"- ordinò Vale, sbattendo le sue preziose estremità sotto al naso di Alex. -"Si Padrona"- disse la schiava con entusiasmo. Silvia poteva avere anche dei bei piedini ma quelli di PadronVale, per Alex, restavano i più belli, avvenenti, leggiadri, armoniosi, affascinanti, squisiti, aggraziati del creato. -"No, aspetta.un altro pochino, dai!- esclamò Silvia. -"Mi spiace, il patto era solo fino alla conclusione del primo tempo!"- disse Vale. Alex era già al lavoro: si era gettata letteralmente sulle estremità della Dea con voracità, leccando con un ardore che persino Vale aveva veduto raramente. Silvia tirò fuori altre trenta euro dal portafoglio -"Fino alla fine del film"- Vale la guardò, rifletté fra se per un momento. -"No.no, non accetti, Padrona"- pregò mentalmente Alex senza tuttavia pronunciarsi. La prospettiva di trascorrere altro tempo ai piedi di una dominatrice che non fosse Vale la inorridiva. -"OK, affare fatto, Silvia!"- disse invece la Padrona, con grande dispiacere di Alex. -"La mia leccapiedi è tua fino ai titoli di coda"- -"Grazie"- disse Silvia -"Ora lecca, cagna schifosa, che mi sei già costata abbastanza. Leccami i piedi come facevi con la tua Padrona"- Alex obbedì. Vale la usò per il resto della proiezione come semplice poggiapiedi, pensando al nuovo inaspettato utilizzo della schiava. Leccapiedi a prestito. Cinquanta euro l'ora. Non male, pensò. Si godette la visione del film, comodamente seduta accanto all'amica che ridacchiava del solletico alle piante dei piedi provocatole dalla lingua della sottomessa. Vale fece progetti sul futuro della schiava, quella parodia di essere umano accovacciato lì, sotto ai suoi piedi.
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22 anni fa
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Solo una volta
Era un giorno come tanti, mi trovavo solo con i mie pensieri, cercavo di trovare la soluzione ad un problema che mi assillava da tempo, certo starmene li seduto sul molo in una splendida giornata di sole con la gente che passava davanti a me parlando e ridendo, non era certo il modo migliore di poter venire a capo del mio dilemma, ma era ormai più di una settimana che continuavo a tormentare la mia mente con la stessa ed incessante domanda senza venirne a capo , quindi anche se il problema continuava ad esistere, decisi che per un giorno avrei cercato di dare alla mia testa un attimo di tregua. Così con lo sguardo che fuggiva ora su un onda che veniva ad infrangersi contro gli scogli, ora su un gabbiano, che con il suo volo agile e silenzioso dava prova di tutta la sua energia e bravura, cercando di volare controvento, una parte di me poteva godersi questo spettacolo. Non so da quanto mi trovavo li, come se fossi stato catturato da chi sa quale forza invisibile, ma improvvisamente sento che qualcosa è cambiato, sento che vicino a me c'è una nuova energia, un energia che da forza, come se un terremoto fosse venuto a scuotermi, vedo accanto a me qualcosa che nessun spettacolo potrebbe esibire con tanta grazia e bellezza, era li, seduta di fianco a me, una ragazza bellissima ,era vestita con un paio di jeans che mostravano le sue forme dolci ma allo stesso tempo forti e solide, come se fosse stata scolpita nel più bel marmo che la natura potesse concedere, i suoi seni sotto ad una maglietta viola pallido, sembravano essere due piccole colline che potevano sfidare in bellezza ed in pericolosità anche le più alte vette del mondo , i suoi capelli corti, neri, neri, color corvino, emanavano un profumo che ancora oggi non saprei descrivere, contornavano dolcemente il suo viso come se volessero assecondarla in ogni suo movimento, il suo viso era stupendo, semplice e con un tocco di malizia, che, con la frangetta che gli cadeva sopra gli occhi le donava quell'aria di bambolina, una stupenda bambolina. Così mi ritrovai ha fissare quello spettacolo senza più accorgermi di nulla, più la guardavo e più mi risucchiava in un vortice, come se fossi in mezzo al mare su una zattera ed all'improvviso vedere un isola di salvezza, dovevo conoscerla, dovevo sapere il suo nome, sapere tutto di lei, ma sapevo, che ogni attimo che passava, era un attimo rubato dal tempo per non farci conoscere , così con il cuore che mi batteva ad una velocità incredibile, mi rivolsi a lei: " è davvero bello questo posto " - per un attimo il silenzio, quel silenzio che ti colpisce con tutte le sue forme più basse di paura, come se solo dopo aver fatto qualcosa, ti accorgi che è tutta sbagliata e ti penti di averla fatta, poi una voce, bellissima, con un timbro caldo e dolce, mi riporta vicino all'isola: " si, davvero bello " - incominciammo a raccontarci attimi di vita vissuta, i nostri attimi di vita , ricordi di un passato che restano lì, chiusi nella nostra mente anche per anni senza mai essere presi, poi a ll'improvviso lì riprendiamo e ci ritroviamo a raccontarli a persone che fino a pochi attimi prima non conoscevamo. Chissà per quale ragione a me piace pensarla come disse quel tale - "Una volta sulla terra esistevano piccoli villaggi, dove tutti conoscevano tutti e tutti aiutavano tutti, poi il mondo si è allargato ed i villaggi sono diventati paesi i paesi città e le città metropoli, dove nessuno conosce nessuno e tutti pensano a se stessi , però in questo mondo di individualisti per qualche strano gioco del destino capita di trovarsi per strada e con lo sguardo incontrare una persona che prima di allora non si era mai vista, ma con l'assoluta certezza di conoscerla e di avere una grande fiducia in essa , la spiegazione è che quella persona faceva parte del tuo stesso villaggio e anche se sono passati secoli, una forza lega gli uni agli altri, solo che non tutti hanno la possibilità di poter incontrarsi o parlarsi e quindi quel attimo sfugge e si dimentica" Per me no, avevo preso l'attimo e adesso ero li a parlare con quella bellissima ragazza. Ormai si era fatto tardi, così ci salutammo , solo allora mi resi conto che non sapevo il suo nome, restammo per un attimo a fissarci negli occhi, chi sa che pensava, così prima di separarci le chiesi se ci saremmo rivisti , mi disse che veniva spesso qui a guardare il mare. Andai per cinque giorni a sedermi nello stesso punto, alla stessa ora, senza più rivederla , ormai lei era il mio pensiero, sentivo che se non l'avessi rivista, sarei impazzito, finalmente il giorno seguente la vidi, seduta come quel giorno a guardare il mare, bella come non mai , mi avvicinai a le la salutai, però questa volta nel suo sguardo c'era una linea di tristezza , le chiesi come stava e se tutto andava bene, mi rispose che fra tre giorni sarebbe partita, queste poche parole mi fecero soffrire con una tale forza, che nemmeno una lama che lacera la carni sa fare, sapevo che questo voleva dire che non l'avrei più rivista, sapevo che non ci sarebbe stato più quel bellissimo sguardo a farmi dimenticare ogni disgusto della vita , così ci ritrovammo ancora una volta a parlare di ricordi, ma questa volta con una parola triste alla fine dei suoi, " chissà quando potrò rivedere questi posti ", non potevo più restarmene li ad ascoltare, il mio cuore non avrebbero resistito, così mi alzai, la salutai con una scusa e me ne andai. Passai un giorno davvero infernale cercando di dimenticarla , sapevo che non dovevo tornare in quel posto ne ora ne mai, però la forza che mi attirava in quel posto dove ci eravamo incontrati, era troppo forte, così il giorno seguente mi ritrovai a camminare verso quel luogo, con la speranza nel cuore di poterla rivedere, anche per un solo istante, ed il destino volle che lei era là, questa volta in piedi, era stupenda, ci ritrovammo l'uno di fronte all'altra, un breve silenzio, uno scambio di sguardi e con le mani strette la baciai, sentivo le sue morbide labbra sulle mie, sentivo tutto il calore che la sua bocca trasmetteva alla mia e la strinsi forte a me, lei mi abbraccio e mise la testa sulla spalla, sentivo il suo pianto silenzioso , gli accarezzai i capelli e le dissi di passare insieme la serata, mi rispose di si. Restammo li abbracciati in silenzio, come se solo così, tutto quello che ci circondava avesse senso, ci baciammo ancora e ci separammo per rivederci più tardi. Mangiammo in un bel ristorante a lume di candela in riva al mare, la luna si rispecchiava nelle acque calme, il cielo e le stelle sembravano voler sigillare per sempre quegli attimi che ci ritrovavano insieme , mangiammo senza quasi mai parlare come se le parole potessero in qualche modo interrompere il discorso dei nostri sguardi , uscimmo dal ristorante, la sera si era fatta più fresca e delle nuvole minacciavano quello stupendo cielo che fino a poche ore prima era stato un manto trapuntato di stelle e quel freddo serale mise in mostra sotto alla sua maglietta due piccoli capezzoli che si mettevano in mostra e creavano quel gioco di vedo non vedo mettendo ancora più in risalto due seni di una rotondità perfetta , camminammo come due nomadi che cercano una meta, ma in realtà nemmeno loro sanno cosa cercare, così come se una mano ci avesse guidato, ci ritrovammo nel posto dove ci eravamo incontrati, ci sedemmo in quel luogo testimone del nostro incontro e ci stringemmo baciandoci, la sua lingua giocava con la mia come se danzassero un ballo invisibile al resto del mondo , poi un tuono annuncio l'arrivo di un temporale, uno di quei temporali estivi che arrivano con una tale forza da voler spazzare via tutto ciò che incontra, ma con la stessa forza se ne va, lasciando solo qualche piccola goccia di ricordo del suo passaggio. Così la pioggia ci sorprese, eravamo ancora li a baciarci, non c'era nulla che potesse fermare la nostra passione, cominciai ad accarezzargli i capelli che cominciavano a bagnarsi, poi infilai la mia mano sotto alla sua maglietta accarezzandogli il ventre e salendo fino al suo seno, potevo sentire la dolce curva che separa un seno dal altro, sentivo il calore che il suo corpo emanava mentre accarezzai con le dita il capezzolo turgido e duro e mentre facevo questo, anche le sue mani passavano da un punto ad un altro del mio corpo , si stacco da me e si tolse la maglietta potevo vedere quei bellissimi seni in tutto il loro splendore , si avvicino e cominciai a baciarla prima sul collo poi sui seni, leccandoli, i sui capezzoli eccitati e duri, con la mano le accarezzavo il corpo , sentii una mano slacciarmi i bottoni dei jeans e infilarsi dentro i miei slip accarezzandomi il sesso portandomi ad un piacere davvero assoluto , la baciai ancora con tutta la passione che il mio corpo poteva darle, la pioggia cadeva incessante e noi eravamo li, stretti in una danza sensuale, senza pensare ad altro che al piacere di quell'attimo, si stacco da me, si alzo, si tolse le mutandine tenendosi la gonna, alzandola fin sopra le cosce lisce e modellate, sembrava fare una danza sotto la pioggia, come accadeva secoli fa in qualche villaggio di questa terra, resto per un attimo in quella posizione con lo sguardo rivolto al cielo, lasciando il suo corpo nudo hai mie sguardi, abbasso la testa e mi guardò, mi trovò rapito da quel corpo stupendo, rapito dalla sua forza e dal suo calore, sulle sue labbra si disegno un dolce e intrigante sorriso ,come se avesse letto il mio pensiero, comincio ad ancheggiare, con le mani mi invito ad avvicinarmi, andai da lei, mi inginocchia, la guardai negli occhi e poi cominciai a baciarle le cosce, erano sode e lisce, la sentivo fremere, con le sue mani guido la mia testa al suo sesso, assaporai il suo sapore, come un uomo che disperso nel deserto, trova un'oasi dove appagare la sua sete, sentivo il suo corpo abbandonarsi hai movimenti della mia lingua, come se non volesse perdersi un solo attimo di quel piacere, poi mi alzai e la strinsi forte a me baciandola, ci stendemmo sulla spiaggia, mi abbasso i pantaloni e mi bacio il sesso, portando la mia eccitazione ad un punto che non aveva più confini, dove non esiste più la realtà, ma tutto è passione e sogni, sentivo le sue mani prendere il mio sesso e portarlo nel suo, sentivo il suo ventre muoversi a piccoli colpi, prima regolari poi cambiando ritmo e anch'io mi muovevo, cercando di assecondare i suoi movimenti, mi bacio il petto e poi torno a baciarmi, giocando ancora con la mia lingua, sentivo i suoi seni premere sulla mia pelle, accarezzavo il suo sedere, quella curva dolce e armoniosa del suo fondo schiena, la sentivo sempre più mia, lei mi cavalcava come una valchiria cavalca il suo destriero, ormai eravamo al culmine del piacere, la sentivo ansimare, tutta la sua passione si s cioglieva su di me mischiando i suoi umori alla pioggia, cercammo di allungare il più possibile il nostro godimento, ma ogni cosa a una fine, così ci ritrovammo abbracciati stretti l'uno all' altra con lo sguardo perso in quel vuoto che non a confini ne parole , anche la pioggia aveva finito di cadere, come se volesse ricordarci che ormai il nostro tempo era scaduto, ci lasciammo come le atre volte, solo che questa volta avevamo un bel ricordo da condividere, da portare con noi sulla strada del nostro vagare. Tornai ancora in quel posto, un paio di volte da quella notte, senza più rivedere quella bellezza che la natura volle farmi incontrare solo per avere un attimo di vita da questa misera realtà, ma senza quel temporale estivo di "non so come si chiama", nulla può sfuggire alla realtà e quel posto vivrà nella mia mente, come "non so come si chiama" resta viva nel mio cuore .
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22 anni fa
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Il panino imbottito
Accidenti.....fuori pioveva a dirotto il mio unico giorno libero e fuori.....pioveva.Stavo appiccicata con il naso contro il vetro della mia finestra scrutando il cielo e sperando che un miracolo lo facesse aprire e tornasse terso, che la pioggia smettesse di colpo e mi permettesse cosi' di uscire ma ...era una vana attesa fuori pioveva .....pioveva......piovevaaaaaaa e io maledivo quel giorno che avevo deciso fra tanti di prendere le ferie proprio oggi....tornai stancamente e annoiata verso il salone e mi buttai di peso sul divano accesi la tele , iniziai nervosamente a girare x tutti i canali con il telecomando nn riuscivo a concentrarmi ne a guardare veramente cio' che trasmettevano cosi' spensi la tele e mi sdraiai sul divano, mi sentivo depressa e impossibilitata ad essere presente all'appuntamento.....Non avevo mai detto a Max che ero priva di macchina e per farmi vedere autonoma nn avevo nemmeno ceduto alle sue proposte gentili per altro di venire a prendermi a casa e ora ero pentita' della mia stupidita'. Mi assopii pensando che nn lo avrei mai piu' rivisto.......il trillo di una cosa assordante e antipatica mi sveglio' e mi riporto' spiacevolmente alla realta'...era il telefono:....pronto........Ciao Cinzia sono Max,senti ho avuto dei problemi con la macchina e nn posso essere presente all'appuntamento mi dispiace molto ed ho voluto avvertirti;.....rimasi zitta x un attimo senza sapere se dirgli che anchio a causa del nubifragio avevo avuto dei problemi oppure accettare la sua scusa e rimanere per lui una persona libera ed autonoma comunque optai per la seconda versione e gli dissi che nn importava che avevamo tanto tempo per noi e che ci sarebbero state altre opportunita'....un debole ciao forse un po deluso mi saluto' dall'altra parte della cornetta io aggancia e tornai sempre piu' depressa e sola sul mio divano che ora per il mio nervosismo trovavo scomodissimo......mi alzai incazzatissima e andai verso la cucina x bere un bicchiere di acqua e dato che c'ero mi feci un bel panino imbottito tanto valeva rilassarsi e godersi questa giornata di ferie che mi ero preso.avevo appena finito di preparare il panino e stavo per dare il primo morso che di nuovo un trillo antipatico mi fece sobbalzare questa volta era il campanello di casa.....nn aspettavo nessuno chi poteva essere ? Curiosa di scoprirlo poggiai il panino sul tavolo della cucina e andai ad aprire.....TU????????Ma....come hai fatto a sapere il mio indirizzo????Be' facile dal tuo numero sono risalito all'indirizzo.....ma.....nn mi fai entrare???? Lo guardavo inebetita era fradicio...zuppo fino al midollo ,ma....cosa ti e' successo??? Non volevo mancare al nostro appuntamento per colpa mia e sono venuto a piedi da casa sai in fondo nn e' molto appena 4 km ma..dato che pioveva a dirotto.........allora mi fai entrare????Anche se a malincuore nn potevo lasciarlo cosi' conciato sulla porta in fondo aveva fatto un bel gesto sfidando quel nubifragio pur di vedermi e lo feci entrare......Non sapevo cosa fare mi stava bagnando tutta la casa e anche lui era molto imbarazzato da quella assurda situazione,cosi' mi feci coraggio e gli dissi:Senti fai una cosa fatti una doccia che io nel frattempo cerco di asciugarti i panni .....lui annui' in silenzio e con gli occhipieni di gratidudine (visto che io nn mi decidevo a muovermi...)mi disse:se mi indichi dove' il bagno cerchero' di fare il piu' in fretta possibile......mi diressi verso il bagno e lui dietro come un cagnolino bastonato,entro' lasciando la porta socchiusa poiche' doveva passarmi i suoi vestiti,io molto nervosamente aspettavo ......mentre chiedevo se aveva fatto i miei occhi si posarono sullo specchio del bagno...ne intravedevo appena un angolino ma abbastanza per vedere cosa succedesse all'interno.....lui si era quasi del tutto spogliato era in slip e vedevo una bella figura maschile alta imponente con un filo di ciccetta ai fianchi che lo rendevano ancora piu' affascinante vedevo i peli del pube fuoriscire dagli slip e andare ad incontrarsi con quelli del petto nn era villoso ma aveva una peluria giusta pensai proprio come piace a me e mentre pensavo questo lui si tolse gli slip, l'eccitazione per quella situazione e quella visione mi colse all'improvviso nn potevo fare a meno di distogliere lo sguardo da quel.....quel......cazzo magnifico,era in posizione di relax ma dalle dimensioni si poteva intuire tutta la sua potenzialita';ne avevo visti di cazzi ma quello era veramente imponente e mentre stavo fantasticandoci sopra la porta si schiuse e il suo braccio mi porse con dolcezza i vestiti io nel prenderli sfiorai la sua mano ed ebbi un brivido lungo la schiena di vollottuosa eccitazione cazzo......mi stavo bagnando! Sentii lo scroscio dell'acqua aprirsi e mi avviai come promesso verso la cucina per asciugare i suoi abiti,meccanicamente poggiai i suoi vestiti sul tavolo e presi il suo golf lo strizzai perbenino e iniziai una accurata asciugatura con il phon quando finii era passato un buon quarto d'ora e lui forse estasiato dall'acqua calda era ancora dentro la doccia sentivo nitidamente l'acqua scorrere cosi' presi i pantaloni nel prenderli cadde qualcosa mi inchinai a prenderla e con stupore vidi i suoi slip li raccolsi e mentre li tenevo stretti in mano ripensai con eccitazione a cio' che avevo visto poco prima quel meraviglioso cazzo,mi stavo eccitando e bagnando........con aria furtiva cercai di sentire cosa Max stava facendo e rilassandomi capii che stava ancora sotto l'acqua allora ormai presa da una eccitazione irrefrenabile portai la mano verso la mia passerina e iniziai a carezzarmela da sopra la gonna e piu' lo facevo e piu' sentivo bagnarmi.....le mie labbra si aprivano sempre piu' e io presa da una irresistibile voglia misi la mano sotto la gonna e poi sotto gli slip mi infilai subito un dito dentro nn volevo perdere tempo "LUI" sarebbe uscito da un momento all'altro......ma un dito nn bastava tanto era la voglia di quel cazzo bellissimo cosi' ci infilai fino a quasi tutta la mano e iniziai un frenetico masturbamento stavo x raggiungere l'orgasmo lo sentivo violento, squassante, e mentre mi mordevo un labbro x nn urlare tutto il mio godimento mi portai con vollutta' i suoi slip sulla faccia iniziai ad odorarli a leccarli dalla mia fica uscivano fiotti di sperma stavo avendo un orgasmo come mai mi era capitato emisi un lungo e incontrollato mugolio e sempre con i suoi slip sulla faccia venni............come ripresi il controllo di me stessa mi ricomposi e mi sedetti un attimo sulla sedia mi tremavano le gambe ma.....nel farlo mi accorsi che doveva essere passato molto tempo poiche' "LUI" era liiiiiiiiiiiiiii stava davanti alla porta della cucina con il solo asciugamano legato ai fianchi che mi guardava con un espressione sorniona ma eccitata,io per la vergogna ero avvampata da rossori ma allo stesso tempo ero consapevole che l'eccitazione per il momento trasgressivo che stavo vivendo contribuiva molto alle di cui sopra "VAMPATE"......lui senza dire nulla e con l' espressione di chi ha visto tutto e ne e' stato compiaciuto tolse con naturalezza l'asciugamano intorno alla vita e mi si mostro' in tutta la sua virilita'.....era.....ENORME .....ora lo vedevo in tutta la sua esuberanza......dritto,grosso e lungo ;rimasi senza fiato ipnotizzata da quella stupenda visione ed eccitatissima per il fatto che quello stato era dovuto a me..........si avvicino' e chinandosi mi bacio' con dolcezza prima poi il nostro bacio si trasformo' in passione e iniziammo ad accarezzarci freneticamente lui mi fece alzare e mi spoglio completamente...avevo 37 anni e una figlia ma sapevo benissimo che il mio corpo era ancora sodo e desiderabile infatti lui si soffermo un attimo a guardare la mia provocante nudita' e con lo sguardo eccitato mi disse:sei bellissima......iniziammo di nuovo a baciarci lui era come se con la bocca volesse perlustrare ogli centimetro del mio corpo mi fece sedere di nuovo sulla sedia e inizio a leccarmi i seni li teneva con il palmo della mano stringendoli delicatamente e intanto succhiava leccava e mordicchiava i capezzoli che erano nel frattempo diventati tanto turgidi da sembrare che volessero scoppiare.....prese lentamente a scendere con la lingua si intufolo' nel mio ombelico ....era stupendo sentire sulle mie carni trepidanti di eccitazione quella lingua cosi' intraprendente e abile.....mentre la lingua cercava i miei punti deboli la sua mano si insinuo' fra le mie cosce che io allargai subito per rendere il suo compito piu' facile....ero ormai un lago e lui accortosi di questo indugio' molto con la mano intorno alle mie labbra prima di infilarci 1 2 3 dita........ora anche la sua lingua era a contatto della mia figa e stava sapientemente succhiando e mordicchiando il mio clitoride mentre le sue dita in maniera costante e decisa nn smettevano il loro andirivieni......ogni tanto la sua lingua si insinuava fra il solco delle mie natiche e solleticava il buchino del mio culetto.....avevo avuti pochissimi rapporti anali perche' la ritenevo una pratica dolorosa e pocco eccitante ma il suo dolce modo e l'eccitazione mi fecero rilassare e aprire completamente forse anche lui dovvette accorgersene perche' subito dopo sentii la sua lingua intrufolarsi nel mio buchetto e inizio a......incularmi con la lingua andava avanti e indietro nel mio culo senza fermare le dita che mi stavano trapanando la fica grondande di umori.......ero ormai sdraiata col le mani che mi tenevo le gambe verso l'alto e questa posizione cosi' eccitante........mi permetteva di vedere tutto cio' che lui mi stava facendo.....leccava il mio culo ci infilava la lingua dentro e io ormai impazzita per la libidine emisi un urlo di godimento profondo lui passo le dita nel mio culo e si mise a leccare come un forsennato i miei fiotti di umore caldo che colavano lungo le labbra io stremata a quel punto mi distesi sulla sedia e lui mi venne sopra e mi bacio con foga aveva ancora in bocca la mia sborra e me la verso con la lingua nella mia io daprima stavo x ritrarmi ma poi invasa da una nuova e piu' profonda eccitazione inizia a slinguare nella sua bocca raccogliendo con la lingua ogni stilla dei miei umori mi alzai di scatto e mi inginocchiai davanti a lui il momento che avevo fantasticato ora era reale avevo il suo magnifico cazzo davanti al mio viso.....iniziai a tintillargli i testicoli con la lingua fino a mettermene in bocca prima uno e poi l'altro succhiandoli dolcemente poi iniziai a leccargli l'asta dalla base fino alla punta era scappellato davanti a me e io senza fretta volendomi gustare ogni attimo continuavo a leccargli l'asta su e giu' senza toccarla con le mani lui era estasiato e mi diceva....si ti ho visto mentre leccavi e odoravi le mie mutande ...sei una porca .....la mia porca .....e io sempre piu' presa dalla libidine gli dicevo:si sono una porca la tua porca e stasera voglio che mi infili il tuo bel cazzo nella fica e nel culo e che mi fai godere come una puttana ......la tua puttana.a quel punto lo presi tutto in bocca stavo x soffocare per quanto era grosso ma VOLEVO ASSAPORARLO IN TUTTA LA SUA LUNGHEZZA ....iniziai un lento su e giu' sul suo cazzo aveva un buon sapore e io ne ero quasi ipnotizzata umettevo con la lingua la mia saliva per lubbrificare lo scorrimento ,lo succhiavo con libidine e ogni mio movimento ne fuorisciva un erotico risucchio che nn faceva altro che aumentare la mia e la sua eccitazione mi fermai appena in tempo prima che venisse lui quasi grato di questa cosa mi prese quasi di peso e mi giro' alla pecorina io stavo con le mani sopra la sedia e inarcando bene il mio culetto all'insu' favorii ancora di piu' la sua penetrazione nella mia fica che fu dolce ma decisa quando mi sentii piena del suo cazzo lui si fermo x un attimo io ormai partita cominciai a muovermi verso di lui ma lui mi fermo' e inizio un lento andirivieni facendo crescere ancora piu' forte in me la voglia di essere trafitta con violenza da quel magnifico bastone di carne quando ormai ero quasi in preda ad una crisi di libidine lui prese a stantuffarmi con energia sembrava che il suo cazzo mi arrivasse in gola ero in preda ad orgasmi continui e sempre piu' lunghi interminabili che mi stavano portando allo svenimentolui allora si fermo' e pianissimo si sfilo' dalla mia figa ...io ebbi quasi un singhiozzo di pianto ma nn feci in tempo a chiedergli perche' che sentiii il calore della sua cappella contro il buchino del mio culo presa da un attimo di lucidita' feci x fermarlo ma le mie parole furono strozzate dal dolore un dolore pero' misto ad eccitazione ...la sua cappella era ormai entrata nel mio culo a questo punto lui si fermo' e aspetto' che io mi rilassassi quando si accorse che il mio buchetto perse di contrazione rilassandosi e aprendosi al suo grosso cazzo inizio di nuovo ad entrare sempre lentamente e dolcemente nn so come fece ma ormai era tutto dentro fino alle palle a questo punto inizio un dolce andirivieni e io con mio stupore nn sentivo piu' dolore anzi...ero piu' eccitata e infoiata di prima inarcai ancora di piu' la schiena favorendo l'entrata e insieme a lui iniziai a muovermi x sentirlo tutto dentro nn capivo piu' nulla ormai il suo cazzo scorreva nel mio culo fradicio di umori senza piu' ostacoli e io gli dicevo:si dai.....inculami,sfondami ma nn venire che dopo voglio leccare tutta la tua sborra e pulirti x bene con la lingua venni ancora in un rantolo prendendo con le mani le sue natiche e spingendolo verso di me per sentire tutto il suo cazzo nel mio culo avrei voluto dentro anche le palle in quel momento......mi accasciai sulla sedia e lui delicatamente come era entrato usci' dal mio culo e venne con il suo cazzo verso la mia bocca e io avida lo iniziai a leccarlo era intriso di umori ma io leccavo lo succhiavo voracemente e con la mano lo masturbavo velocemente volevo ormai assaporare la sua sborra sentire il suo sapore il primo schizzo mi colse di sorpresa ma subito ci misi una mano sotto x nn perderne nemmeno una goccia e lui sborro copiosamente sulla mia mano e nella mia bocca sembrava nn volesse finire mai....quando ormai esausto mi guardo' io con occhi maliziosi mi portai la mano piena della sua sborra verso la mia lingua e inizia a deglutire anche quella lui allora mi prese e mi bacio' le nostre lingue si intrecciarono e anche la sua sborra come la mia prima fu assaporata da tutte e due..........ci guardammo senza parlare con occhi dolci e complici lui disse:cavolo ora ho fame .......e senza chiedermi nulla prese il mio panino imbottito che avevo lasciato sul tavolo e con due morsi lo fini'......io pensai cazzo ricomicia la sfiga......ma sbagliavo da quel giorno e ormai sono dieci anni che io e Max viviamo insieme e siamo........felici ma......quando faccio un panino ormai ho imparato a nn lasciarlo piu' sul tavolo
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22 anni fa
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la schiava di PadronVale
Alex aveva sempre avuto il desiderio di farsi sottomettere da un'altra ragazza. Era una bella venticinquenne alta e filiforme, con lunghi capelli nerissimi e occhi grigio scuro. Una "strafica" come la chiamavano i ragazzi più volgarotti che le correvan dietro. Ed Alex, Alessandra il suo vero nome, li rifuggeva come l'acqua dall'olio. Mise un'inserzione su di un sito di annunci sadomaso e attese. L'annuncio diceva "Sono una giovane schiavetta in cerca di una Padrona. Prego astenersi uomini o coppie. Cerco unicamente una donna, forte di carattere, autoritaria, convinta della propria posizione di dominatrice. Dicono che io sia molto carina. A presto..". Dopo non molti giorni giunse una risposta via e-mail. La lettera diceva semplicemente "Ho letto la tua inserzione. Sono una giovane Padrona e cerco una serva pronta a tutto. Voglio conoscerti." La risposta conteneva anche un indirizzo e un orario. Il loro primo incontro sarebbe avvenuto là dove aveva stabilito che fosse la fantomatica Padrona. Alex si fece trovare nel luogo concordato dieci minuti prima dell'ora dell'appuntamento: si trattava di una panchina della stazione ferroviaria di Genova, posta a fianco di un binario laterale, un po' appartata rispetto al via vai della folla. Alex fremeva ed era tesissima. Attese un'ora buona poi, quando si fu convinta del fatto che la Signora non sarebbe venuta si decise ad andarsene. Dentro di lei prevaleva lo sconforto per essere stata presa in giro e un tantino di risentimento verso la Padrona. Ad un tratto, era ancora sulla banchina della stazione, una voce dal tono autoritario alle sue spalle la fece voltare. "Sei tu Alex?"- chiese. La schiava annuì con un si. Le si era parata di fronte una ragazza bellissima, elegantemente vestita con una minigonna di jeans e stivaletti dal tacco alto a mezzo polpaccio, un maglioncino scollato ed i capelli castani sciolti sulle spalle. -"Si risponde 'Si, Padrona', prego"- disse la ragazza. -"Scusami"- disse Alex- "Ma sai, era l'emozione"- Si avvicinò alla Padrona e le porse la mano -"Piacere"- La Padrona non rispose. Guardò che nessuna delle persone presenti le stesse osservando poi agguantò Alex per i capelli e la fece piegare sulle ginocchia. -"Che è questo tono confidenziale, serva?"- -"Io.io."- -"A me devi dare del 'Lei', hai capito?"- -"Si"- -"No, vedo che non hai capito"- rispose la Dea, torcendo il collo di Alex in modo che la schiava la guardasse in viso, dalla posizione umiliante nella quale era stata costretta. -"Si, Padrona.mi scusi, Padrona"-balbettò Alex. L'altra mollò la presa -"Mi chiamo Vale. Per te Padrona Vale"- -Si, Padrona"- Alex non si era attesa un primo incontro già così duro. Pensava che fosse meglio troncare lì la conoscenza. Eppure quella ragazza l'aveva colpita nel profondo. In un certo senso era quello che aveva sempre desiderato, quello che si era aspettata di trovare dall'inserzione. -"Ora seguimi"- le ordinò Vale. La portò al parcheggio della stazione ferroviaria, la fece salire su di un automobile, al posto di guida e le consegnò le chiavi. La Padrona si accomodò dietro. -"Ti dico io dove andare. Metti in moto, mi farai da autista"- -"Ma."- -"Questa è la mia macchina. Graffiamela e ti assicuro che te ne pentirai per il resto dei tuoi giorni"- Alex obbedì. Fece molta attenzione, guidò con la massima prudenza, seguendo alla lettera tutte le indicazioni della sua Signora. Vale attese che l'auto fosse uscita dalla zona più frequentata della città, poi sollevò le belle gambe e mise i piedi ai lati del viso di Alex. La schiava doveva guidare facendo attenzione anche agli stivali della Padrona perché se si fosse voltata di scatto un tacco avrebbe potuto colpirla in un occhio ed accecarla. La destinazione era una casa vicino al mare, alla periferia della città, un po' fuori mano. L'abitazione aveva un ampio e verde giardino tutto attorno. Vale ordinò alla schiava di scendere. -"In ginocchio"- disse. Alex obbedì -"Oggi non c'è nessuno in casa, per fortuna, così potrò farti quello che mi pare"- Vale prese dal cassettino dell'auto un collare ed un guinzaglio, poi uno strano nastro con due anelli di corda alle estremità. -"Indossa questo"- le disse e le lanciò il collare. Alex se lo pose al collo. Le era un poco stretto ma non protestò. La Padrona le mise il guinzaglio poi le appoggio il nastro sul collo in modo che gli anelli le penzolassero sulle spalle. Alex capì immediatamente cosa le sarebbe successo e tremò. -Mettiti a quattro zampe, schiava"- -"Si, Padrona"- Non appena Alex ebbe appoggiato le palme delle mani per terra Vale si sedette sulla sua schiena. Mise la punta degli stivali negli anelli e tirò a se il guinzaglio con forza. Alex si sentì mancare il fiato. -"Corri, bestia!"- urlò Vale. La cavalcò in lungo ed in largo per il giardino, forzandola ad andare velocemente grazie a calci nei fianchi menati con i tacchi aguzzi degli stivaletti e schiaffoni sul sedere. Infine Alex, stremata, s'accasciò sul prato. Vale s'alzò in piedi un attimo prima del tonfo, salvandosi dalla caduta ma la schiava si tuffò col viso in mezzo all'erba. -"Stronza! Cosa fai?! Volevi farmi cadere?!"- -"N.no! Mi scusi, mia Padrona. E' che non sono."- -"SILENZIO! E resisti, stupida cavalla!"- rimontò sulla schiena di Alex e la costrinse con cattiveria ad aumentare gradualmente l'andatura. Dopo qualche minuto la Padrona s'annoiò. Si fece allora portare verso casa, però seduta sulle spalle della serva, quest'ultima in piedi. Giunti sulla porta Vale scese, aprì e fece entrare la schiava, ancora stiracchiandola per il guinzaglio. La condusse in un ampio salone con poltrone e divano e si stese comodamente su quest'ultimo. Alex le rimase accanto, in piedi. -"Bè?"- chiesa Vale. Alex non comprese -"Cosa devo fare, Padrona? Non capisco!"- A quel punto la giusta collera della Dea esplose. Alex non aveva mai visto due gambe muoversi con tale velocità ed armonia. Le suole degli stivali di Vale scomparvero nella sua pancia, spezzandole il fiato e piegandola in due, boccheggiante. Crollò sul freddo pavimento, tenendosi le mani sullo stomaco e ansimando proprio ai piedi della Padrona. Vale sollevò una gamba e le mise il piede davanti al viso. -"Toglimi gli stivali"- disse, mentre si rilassava sul comodo divano. Alex si sforzò d'ignorare il dolore. Mentre toglieva il primo stivale Vale le parlò -"Davanti alla Padrona si sta sempre in ginocchio. Non bisogna mai e dico mai avere la testa più in alto della mia. Il tuo viso deve essere sempre quanto più possibile vicino ai miei piedi"- -"Si, Padrona"- -"Vedi quanto sono belli i miei piedi?"- -"Sì, Padrona"- -"Sono un pochino sudati, però! Ho dovuto camminare un sacco, oggi, prima di venire a prenderti. Perché non me li lecchi, sguattera?"- Alex si chinò, prese uno dei piedi di Vale fra le mani e tenendolo a qualche centimetro sopra al pavimento vi avvicinò le labbra. Cominciò con il dare piccoli timidi bacetti sulle dita e sul dorso, poi scese sul tallone e sulla pianta, stando ben attenta a non muovere a caviglia e a scomodare il meno possibile la sua dominatrice. Le pelle del piedino era un poco sudata, si, ma era tuttavia morbida e delicata come quella di un bambino. Alex tirò fuori la lingua e leccò. Lente lappate dal tallone all'alluce, lungo tutta la pianta. Poi le dita. Una per una le prese in bocca e le succhiò, asportando con una doverosa opera di pulizia orale le tracce di sporco e sudore rimaste fra dito e dito. Passò all'altro piede, sostenendolo con una sola mano e usando l'altra per poggiarvi il primo piedino ben pulito. Ripeté l'operazione, alla fine le divine estremità della giovane Dea erano linde e perfette. A quel punto Vale s'alzò in piedi, gravando con tutto il suo peso sulle mani di Alex. -"Brava. Come cavalla non sei granché ma a leccare piedi ti dai da fare!"- le disse, strattonando il guinzaglio. -"Grazie mia Signora. Grazie. Grazie davvero"- disse Alex con tono devoto e si prostrò maggiormente per poter baciare ancora una volta i piedi di Vale, che in quel momento si stava divertendo a schiacciare le sue falangi, così, senza nemmeno un motivo. -"Ed ora, dopo cavalla e leccapiedi voglio testare le tue capacità di cagna!"- esclamò Vale. Si sdraiò sul divano -"Vammi a prendere le pantofole"- Alex capì che avrebbe dovuto andarvi a quattro zampe, come un vero cane. Non si sarebbe fatta più riprendere dalla Padrona per una stupida mancanza. La Padrona l'aveva appena elogiata. Tornò dopo pochi secondi, pantofole in bocca. Le depose davanti al divano, dove la sua dominatrice avrebbe potuto raggiungerle comodamente con i suoi piedi. -"Ecco, Padrona"- disse Alex. Vale sollevò una gamba e la calò pesantemente sulla nuca di Alex, che era prostrata di fronte a lei. La schiava si ritrovò con il viso schiacciato contro il pavimento e per un attimo vide le stelle. Che cosa aveva fatto? Forse la divina Padrona voleva che le pantofole le fossero calzate direttamente ai piedi? -"Da quando in qua un cane parla?"- domandò Vale. Alex s'alzò traballante e rimase in ginocchio -"Mi.mi perdoni"- Ancora un calcio, questa volta inferto con il dorso del piede la raggiunse su una gota, facendola rossa fuoco. -"Non sei molto veloce a capire, vero?"- la beffeggiò Vale. Alex si alzò ancora, più stordita di prima, ma questa volta fece attenzione a frenare la lingua. Non aprì bocca. -"Vieni più vicina, devo darti un calcio ancora"- disse Vale. -"Ma."- -"Ah! Adesso sono diventati due! Anzi tre! Il primo perché prima hai chiesto perdono senza chiamarmi Padrona, il secondo perché hai parlato, il terzo perché ti sei opposta alla punizione! Io ti punisco quando ne ho voglia e nella maniera che preferisco! Sei la mia schiava, renditene conto. Ora solleva il mento!"- Alex sollevò la testa e Vale la colpì con il tallone sulla guancia già arrossata di prima. Alex cadde sulla schiena, ad un metro di distanza dal divano. -"Vieni subito qui che non ho finito!"- le ricordò la Padrona -"E alza di nuovo la testa!"- Il secondo calcio fu vibrato con entrambe le punte dei piedi, che colpirono Alex in piena gola, due dita al di sotto del mento. La schiava si sentì mancare il respiro, stramazzò sul pavimento, contorcendosi dal dolore per il divertimento della sua sempre più splendida dominatrice. Trascorsero alcuni secondi d'agonia ed Alex era ancora stesa per terra, incapace di rialzarsi. Vale, annoiata, la schiacciò in basso salendole con i piedi sulla testa e sulla schiena. -"Ti ho detto di rialzarti! Ti manca una sola punizione! Vuoi che diventino due?"- -"No..no..Padrona"- -"Bene, allora taci e seguimi"- disse Vale. Calzò le pantofole e si diresse fuori dalla stanza. -"Non doveva tirarmi ancora un calcio?"- pensò Alex. Seguì Vale e si ritrovò in bagno. -"Metti la tua testa nel cesso e rivolgi in viso in alto"- ordinò la Padrona. Alex eseguì. Era in ginocchio, con la nuca appoggiata al bordo del water ed il capo reclinato verso il basso. Guardava il soffitto ed il viso sorridente della giovane Dea sopra di se. -"Questa è la punizione"- disse Vale, prendendo un imbuto e mettendolo in bocca alla schiava. -"Non per forza un ammenda per un errore dev'essere fatta a suon di calci in facci, non credi?"- Si tirò giù la gonna e si sedette sull'imbuto. La punta di plastica affondò fin in gola alla schiava che si ritrovò bloccata sotto il bacino e fra le gambe della Padrona. Vale lasciò trascorrere alcuni attimi, giusto per rilassare la vescica e poi, ad un tratto, un fiotto di calda orina si riversò nell'imbuto. Sentì il corpo di Alex irrigidirsi sotto di se, lo sentì fremere, poi i vagiti disperati della serva diventarono un unico indistinto gorgoglìo soffocato. Alex bevve tutto. Il liquido caldo della sua Dea le scivolò nell'esofago come un caldo nettare, non ne perse neppure una stilla. Quella era la prima volta che qualcuno le imponeva di bere la pipì. Padrona Vale aveva impiegato ben poco per ridurla ai minimi termini, a farne una schiava assoluta e perfetta. Quando si alzò Alex tossì e l'imbuto le cadde di bocca, finendo sul fondo del water. -"Allora, come ti senti?"- chiese divertita Vale. -"Bene, Padrona"- -"Non mi ringrazi?"- -"Grazie, Padrona"- -"Hai avuto l'onore di ricevere uno dei miei frutti. Non trovi che sia un peccato disfarsene semplicemente in un cesso come fossero scarti fisiologici di qualunque altra persona?"- -"Si, Padrona"- -"Ti ho usata come gabinetto. E come gabinetto sei stata brava"- -"Grazie, Padrona"- -"Quindi bene come leccapiedi e cesso ma male come cavalla e molto male come cagna. Devi migliorare, schiava!"- -"Lo farò, Padrona"- -"Comunque non è andata poi tanto male per essere stata la prima volta. Ti terrò"- -"Grazie, Padrona"- disse Alex e si prostrò col viso a terra per baciare i piedi di Vale, ma quest'ultima indietreggiò fulmineamente, poi sollevò una gamba e calò pesantemente il tacco della pantofola sulla testa di Alex. -"Stronza! Vuoi baciarmi i piedi con la lingua pisciosa che ti ritrovi?"- -"Mi..mi dispiace, Padrona. Non l'ho fatto apposta. Non ho pensato!"- -"Cagna! Per questo meriti d'essere punita almeno cinque volte!"- La fedeltà di Alex superò a quel punto anche la paura del dolore -"Si, Padrona"- Vale le diede due forti calci nello stomaco, poi la calpestò lungo la schiena e sul petto facendo ben attenzione ad affondare i tacchi ed infine rimase a pensare a quale potesse essere l'ultima punizione. -"Dunque dunque ne rimane un'altra.ma si, perché no!"- Si trovava in piedi sulla faccia di Alex. Spiccò un alto balzo in aria e ricadde con tutti e due i piedi sulla testa della schiava. L'urto fu tremendo per la sottomessa. Vale scese dalla serva quasi svenuta ma viva e ritornò in salotto, attendendo che Alex si riprendesse. La vide arrivare con la faccia pesta pochi minuti dopo. Alex avanzava a quattro zampe. Si avvicinò ai piedi di Vale. -"Mi sono lavata la bocca, Padrona"- Vale rise -"Adesso allora puoi baciarli"- disse. Alex mostrò tutta la sua devozione per l'ennesima volta. -"E' tardi"- disse infine Vale -"I miei stanno per tornare. Vedi di andartene e alla svelta. La macchina serve a me, stasera. Ti toccherà andare a piedi"- -"Non ha importanza, Padrona"- -"Ti mando una mail per quando voglio che tu ritorni. Controlla la posta ogni giorno, mi raccomando!"- -"Si Padrona, lo farò"- Se ne andò mesta e dolorante ma al tempo stesso dominata da una profonda eccitazione. Cribbio, era appena diventata la schiava della migliore Padrona del Mondo!
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22 anni fa
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Sesso e Metafora
Ci sono dei giorni che non hanno un inizio, come se l’alba non si fosse mai rischiarata e la notte che l’ha preceduta fosse rimasta a dormire dall’altra parte del mondo. Ci sono dei giorni che rimangono scompagnati perché non hanno bisogno di ieri o domani, perché soli bastano a giustificare interi anni di giorni che passano anonimi senza sussulto. E spezzano a metà esistenze, come reti da pesca dividono mari, dove il prima s’affoga in un solo ricordo e subito dopo ricominci a contare. Ci sono dei giorni che ti chiudi la porta alle spalle e ti rendi conto d’essere sola, avvolta da un odore di umido e muffa che sale verdastro sui muri da ogni angolo di casa. Perché oggi è un anno che hai accompagnato tuo marito nell’ultimo viaggio, spinta a forza da una campana che gonfiava le pene e scandiva senza distrarsi gli ultimi passi strascicati sulla ghiaia. E l’hai visto dentro una bara, trasportata a spalla come un quarto di bue, e poi incassata dentro un loculo al quinto piano ripugnante, quanto un qualsiasi cassonetto che raccoglie immondizie. Perché proprio oggi ci sei tornata e la tristezza t’avvolto identica come se un anno non fosse passato, come se quel rumore di ghiaia fosse ancora dentro le orecchie. Ci sono dei giorni, forse gli stessi di prima, che ad ogni costo non vuoi rimanere da sola, e trascini ed allunghi i tuoi impegni per paura che il tuo cervello svuotato sia costretto a pensare. E tralasci per ogni evenienza un bottone da attaccare, l’elastico di quelle mutande appoggiate da giorni sul bracciolo del divano. Lungo le ore del giorno ti trascini tra facce che non hanno consistenza, tra vuoti che pieni ed inquietanti ti fanno rumore, per poi finire dentro un cinema al riparo di sguardi di maschi che fissano il tuo lutto oltre l’orlo del vestito, oltre lo spacco a malapena cucito per chissà quale rispetto. Ci sono dei giorni che non vuoi ascoltare nessuno, tranne quella maga che ti legge le carte, sapendo benissimo che ti sta imbrogliando, che il tuo futuro non è scritto in nessuna parte del cielo, o dell’inferno, che se esistesse davvero smetteresti di pregare all’istante. Ma t’affidi e t’attacchi a qualsiasi pensiero incredibile che ti passa involontario, che per un attimo solo diventa reale e ti lava di dentro tutto il dolore che soffri, che ti mangia quel misero pezzetto di fegato che ancora ti resta. Ci sono dei giorni come questo che t’abbandoni sulla poltrona e segui per centinaia di volte il percorso della crepa sul muro che muore ed ogni volta rinasce sopra il pavimento, e sei pronta a giurare che, nel mentre, ha cambiato percorso fino a sdoppiarsi ed ingrandirsi, fino a quando, tra poco, sentirai il frastuono di una casa che crolla. E per puro caso, tra le pareti che cadono a pezzi, ti sembra di sentire parole come dette nell’acqua, rimbombi di suoni incomprensibili che t’illudi che sia un campanello, un qualcuno che stasera ha deciso di venirti a trovare. Ti desti, ma è solo silenzio, ti concentri, ma sono solo gemiti di qualcuno dall’altra parte del muro che si procura piacere. Lungo le ore della notte s’aggrovigliano le tue smanie, le facce di chi in tempi lontani t’ha reso felice, ma che ora sarebbe ridicolo soltanto parlarci, incontrarli per caso dentro una stazione di metro o cercarli con un paio d’occhiali tra i nomi che scendono sotto il tuo dito sull’elenco del telefono. E ti accorgi che ti sei trascurata, che quest’unghia che scorre pare quella di un uomo, che questa mano arida e venosa ha bisogno di crema, che questo seno che cala ha bisogno di voglia. Corri davanti allo specchio e ti rendi conto che un anno di sofferenze ha annientato il tuo uomo come ha sfiancato il tuo bel viso, ora gonfiato da borse e solcato da rughe che sinuose s’allungano senza nessuna discrezione. Ci sono dei giorni che vorresti reagire ed indossi in segreto un vestito di fiori, che t’illudi che il lutto lo porti comunque di dentro, che lui sopra una nuvola ti vede e t’apprezza per tutto l’amore che gli hai saputo donare. E durante la notte ci parli e t’approva, lo sogni e ti convince che quel letto è troppo grande per rifarlo al mattino, che quel fascio di luna che filtra deciso è troppo incalzante per non rimanerne aggrappata. E allora sì che ti curi e ti vesti e torni a risplendere, sperando che ai tuoi figli non gli salti l’idea di venirti a trovare proprio in questo momento, quando ti rivedi per un attimo bella, per un attimo padrona dei tuoi pensieri che si sfilacciano nelle tante occasioni che hai lasciato cadere. Ma una di quelle t’è rimasta incastrata dentro la tasca della borsa, con tanto di numero che poco prima, tra fiatone e disinvoltura, hai chiamato sfacciata. Ed ora sul bordo della vasca giace rosa e turchese la tua ribellione di seta, la tua nuova sensibilità che t’attraversa la schiena fino a sfiorarti le gambe, fino ad adagiarsi piena di malizia sul nylon che non hai ancora indossato. E speri che questo momento non abbia una fine, che sia uno di quei giorni che, come reti da pesca dividono i mari, trancino netti un’esistenza, lasciandoti dietro quelli più amari, quelli dove la tua felicità era solo un peccato mortale. Ti guardi e ti vedi bella di nuovo, pronta ad offrirti come quando bambina misuravi la tua bellezza nell’intensità degli sguardi di qualche tuo coetaneo, nell’impaccio delle mani che toccandoti il seno ti facevano dolore. Ti volti e ti rivolti per assomigliarle ancora una volta, per provare ad esserlo nonostante una vita che ha inaridito cuore e pelle, cosce e ragione. E tra il rumore dell’acqua che scorre ascolti le mille incertezze che ti fanno ridicola, come questi fiocchetti oramai inadatti e sconvenienti, oramai distanti da quello che cerchi veramente, da questo rossetto che s’è fermato ad un palmo dalle tue labbra. E lasci cadere la mano proprio mentre segui l’alone incandescente dei tuoi capelli di rame, il contorno dei tuoi seni ravvivati da pizzo e ferretti, e ti vedi indecente come una suora in reggicalze o un prete che ti assolve guardandoti le gambe. Ma ormai è tardi, è maledettamente tardi! Tra poco qualcuno suonerà alla porta e tu non sei ancora pronta! Vorresti che tutto fosse solo un sogno, che l’uomo che aspetta svanisca al mattino, dentro quel letto che ti ritrova soddisfatta e sicuramente da sola. Vorresti sentirti libera di metterti ai piedi un paio di ciabatte, di indossare questa camicia da notte che appesa alla porta odora di casa e ti fa sentire serena. Vorresti che quell’uomo sopra la nuvola ti parlasse, ora nel bagno, fino a convincerti che non è ancora il momento, il giorno, che quell’uomo fuori la porta bussi invano per tutta la notte. Ma sai che non sarà come credi, che ti lascerai trasportare in un ristorante, come in uno di quei tanti discorsi che non servono a niente, che il fine è tra le tue cosce perché altrimenti chissà per quale altra strana ragione state parlando, state guardandovi negli occhi cercando di non far trasparire l’unico motivo che stasera vi ha fatto incontrare. E sarà luce e sarà buio, momenti dove ti convinci che non stai facendo nulla di male ed altri dove speri che non ti proponga di salire un “minutino su da me”. E poi si lascerà prendere dalla commozione, e tu ti domanderai quanto sia vera, perché di sicuro te lo chiederai, perché di sicuro scivolerai a parlare del tuo povero marito. Ma durerà solo il tempo necessario che tu ti convinca che hai davanti una persona sensibile, perché un momento dopo ti troverai sorpresa ad annusare il vapore delle sue parole che hanno cambiato forma e contenuto. E lo bacerai giurando che per questa sera non si andrà più oltre, proprio nell’instante che la sua mano spartisce i tuoi seni, e ne sceglie uno qualunque per cercarti la voglia. Ti desti e ti fingi di nuovo sorpresa, ma ormai non puoi più illuderti e non cerchi più pretesti quando maledettamente scomoda affondi scomposta sui cuscini del divano. E lui ti preme la voglia fino a trovarti senza barriere dove per mesi hai accolto solo assorbenti e le tue dita insaponate, solo ragioni e mutande di nero di lutto. E ti sembra di impazzire come tutte le volte quando hai pensato che nessuna mai è stata così intensa e mai ce ne sarà un’altra. Lo giureresti davvero! Lo giureresti sicura quando i tuoi gemiti vergognosi diventano urla, quando le visioni degli ultimi anni, quelli oltre la rete nei mari più persi, diventano opache senza più un senso. Perché l’unico senso è questo uomo che suda e ti fotte, quest’uomo che preme e concentra tutto sé stesso nel caldo bollente di queste tue cosce. E ti domandi dove mai troverà tutta questa carica, perché mai s’ostina a cercarti oltre la vertigine di qualsiasi precipizio, quale sarà la ragione che lo muove e lo indurisce, visto che non ha figli, non ha moglie e non ha perso un marito strada facendo. E ti rivolta, sicuro che lo farà, cercandoti ancora, fino a smantellare le ultime remore, quelle più ostiche che s’annidano in alto, oltre le pareti di qualsiasi donna, oltre la mente di qualsiasi femmina. E ti sentirai svuotata, questa volta davvero, quando l’urlo del maschio ti bagna di dentro e di fuori, quando da molto lontano senti cadere una stupida pioggia che pian piano vicina diventa tempesta e poi uragano. E ti sentirai nuova davvero, perché ci sono dei giorni che non hanno bisogno di ieri o domani, come se l’alba non dovesse più venire e questa notte che l’ha preceduta fosse rimasta a dormire dall’altra parte del mondo.
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22 anni fa
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Varie
Lo confesso!
Lo confesso: ho sempre avuto pensieri e fantasie piccanti. Essendo però cresciuta in un ambiente alto borghese nel quale non è facile parlare di certi argomenti, ho sempre tenuto per me i miei sogni. Solo nell’ultimo anno, con le mie due amiche Eva e Vanessa, ho iniziato ad aprirmi un po’ scoprendo che anche loro vivevano la mia stessa situazione. Un nostro desiderio ricorrente è stato quello di riuscire a mettere in scena un’orgia, come quelle che si vedono in tanti film. L’occasione arrivò in occasione del mio compleanno. «Giulia – mi dice al telefono Eva –preparati che sabato ti abbiamo preparato una bella festa di compleanno. Vestiti elegante che alle nove ti passo a prendere e raggiungiamo Vanessa al negozio di sigari del padre. Ah, mi raccomando, avverti casa che dormirai fuori… ciao». Adesso, prima di continuare con il mio racconto, è il momento di descrivere un po’ le mie amiche e me. Siamo tre ragazze di 35 anni, quasi la metà dei quali passati nella stessa classe. Eva è una bionda naturale con un fisico veramente atletico ed un seno piccolo ma delizioso al quale fa compagnia un sedere veramente spettacolare. Vanessa è la più alta di noi; capelli neri su una pelle chiara ed un sedere che, n alcuni rari momenti di intimità, non ho potuto fare a meno di carezzare. Io, Giulia, ho decisamente il seno più bello del gruppo. Una terza coppa C che riscuote sempre il suo successo, tanto in discoteca quanto al mare in topless. Il sabato del mio compleanno finalmente arriva e, dopo una giornata non particolarmente entusiasmante, mi infilo sotto la doccia poco fiduciosa nella serata a venire. «Sarà il solito aperitivo a base di Negroni e apertura dei regali (sempre bellissimi, devo dire) nel negozio di Vanessa, una cenetta elegante ed una nottata in discoteca, magari all’ Hollywood. Arriva il momento della vestizione e, sorseggiando una birra gelata, opto per calze autoreggenti nere, scarpe con tacco a spillo e un abito da sera nero dall’ampia scollatura sotto il quale è assolutamente vietato mettere il reggiseno. Finisco la birra aspettando che Eva mi citofoni. Quando mi chiama corro all’ascensore e mentre sto arrivando al piano terra, chissà perché (ah il sesto senso…) mi sfilo il perizoma di pizzo e lo ripongo nella borsa. Finalmente arriviamo a destinazione. Un vero paradiso per gli amanti del sigaro, con divanetti e tavolini ove sedersi a degustare un Montecristo sorseggiando del buon Whisky. Entrando noto che tutte tre siamo vestite in modo molto simile. Dopo il primo giro di Negroni vedo Eva guardarmi con insistenza nella profonda scollatura e mi dice, mugugnando come una bambina: «Uffa, voglio anch’io due tette così! Grandi belle e sfidano anche la gravità» «Cosa ti lamenti che io farei carte false per avere un sedere così muscoloso» e dicendo ciò le appioppo una sonora pacca. Da qui parte una serie di complimenti reciproci fra tutte noi, accompagnati da palpatine e bacetti sulla bocca. Verso mezzanotte sentiamo bussare alla porta del negozio. La cosa mi sorprende, ma noto che Eva e Vanessa non battono ciglio e la padrona di casa va ad aprire. Entrano tre ragazzi che io non ho mai visto, ma che salutano affettuosamente con baci sulle guance le mie due amiche. Sono uno più bello dell’altro, sono colti e sciolti nel parlare e sembrano proprio a loro agio. Però proprio non capisco perché Vanessa li abbia invitati ad una serata che credevo per sole donne. Mentre continuiamo a parlare, come se nulla fosse, Fabio si alza e si mette in piedi dietro lo schienale di Eva ed inizia a massaggiale il collo e le spalle. Rimango perplessa, ma anche un po’ invidiosa dell’amica che, impassibile per cinque minuti, ad un certo punto alza la testa porta la punta della sua lingua sulla punta della lingua di lui che nel frattempo si è chinato in avanti. Non so cosa dire; non so cosa fare; do la colpa agli aperitivi. Le sorprese non finiscono qui. Imitando Fabio, Vanessa si porta alle spalle di Luca, ma prima di iniziare il massaggio si siede sullo schienale, si alza la lunga gonna e mette le gambe a destra e a sinistra del ragazzo. Subito lui reclina la testa finché viene a contatto con le mutandine di lei (credevo le avesse) e la accarezza con la nuca mentre lei gli massaggia i pettorali prima da sopra e poi da sotto la camicia. A questo punto la mia testa sembra in una lavatrice. Non capisco più cosa stia succedendo alle mie amiche che credevo, per dirla con mia nonna, così a modo e non capisco cosa stia succedendo a me che mi sento sempre più eccitata, ma spaesata. Giacomo sembra non rendersi conto di nulla e continua a parlare senza dare a vedere alcuna eccitazione o voglia di imitare gli amici. Ad un certo punto succede. Le due, vedendo il mio rossore attribuibile più all’eccitazione che alla vergogna e forti del fatto che non abbia manifestato segni di disaccordo, mi si avvicinano una per lato e, all’unisono, mi sfiorano con le labbra i lobi delle orecchie ed Eva sussurra un “Buon Compleanno”. Detto questo mi trovo con le loro mani che scendono lungo il mio viso e poi giù fino al seno. Iniziano a toccarmi in un modo al quale è impossibile sottrarsi ed io inizio ad ansimare a occhi chiusi. In un attimo e senza accorgermi, mi trovo con i seni scoperti dal vestito che mi è stato slacciato e calato fino in vita. Mi leccano i capezzoli, me li succhiano e me li strizzano. Io abbandono ogni freno e, sentendomi una ninfomane impenitente, mi sfilo del tutto il vestito dimenticandomi di essere senza mutande e dimenticandomi dei tre ragazzi. «Ma allora fiutavi qualcosa» mi dice Vanessa sfiorandomi il ciuffo di peli tra le gambe. Apro gli occhi e la bacio in bocca con la lingua come mai avevo fatto e, visto che tra amiche si divide tutto in parti uguali, do un profondo bacio anche a Eva. Lei, per reazione, avvicina la mano a quella di Vanessa che si trova ancora tra le mie gambe e infila un dito dentro di me. Lo estrae già tutto bagnato e lo porta vicino alla mia bocca dove viene leccato dalla lingua di Vanessa e dalla mia. Scopro che i tre maschi sono già tutti nudi e i loro uccelli sono già duri e di ragguardevoli dimensioni. Non sono la sola ad accorgersene, visto che Eva stacca la bocca dal mio seno per accogliervi il membro di Giacomo, mentre Fabio affonda la testa tra le sue gambe e la lecca con un vigore ed una maestria mai visti. Anche Vanessa è ormai completamente nuda, fatta eccezione per le autoreggenti e le scarpe nere, e, seduta alla mia sinistra, inizia a masturbarmi con la sua mano destra. Mi ritrovo a gemere e sospirare di piacere finchè non apro gli occhi a la guardo. Il suo sorriso è più che esplicito: mi invita a fare lo stesso a lei. Non mi faccio pregare e comincio col mio indice sinistro a massaggiarle le grandi labbra; ad immergere il diti dentro di lei e a giocare col suo clitoride. Vanessa esplode in un gemito che è un misto tra un intenso piacere e una preghiera perché possa godere sempre più. Eva è una vera scatenata. Ormai sembra che i due stalloni non le bastino più. Vuole qualcosa di nuovo ed estremamente perverso. Lascia che il grosso membro di Giacomo esca dalla sua bocca e si dirige verso le mie labbra. Dopo un lungo bacio lesbico si mette a gattoni sul divano e avanza nella mia direzione fino al momento in cui la sua lingua incontra le dita di Vanessa, ancora intente a penetrarmi, e vi si sostituisce. E’ il massimo, non resisto, devo assolutamente ricambiare le superbe leccate che ricevo. Così inizio anch’io a scopare Eva con la lingua dando così il via ad un 69 che mi fa sentire tanto una vera pornodiva. E’ in questa posizione, mentre urlo quasi per un violento orgasmo che mi ha travolto, che noto che i ragazzi non sono certo stati a guardare. Giacomo, approfittando del fatto che si trova davanti il culetto di Eva, infila senza complimenti il suo pene nella passerina ormai inondata. E’ uno spettacolo incredibile avere a due centimetri dal naso una così superba penetrazione ed avere la possibilità di assestare delle grandi leccate ad entrambi gli amanti. Sono stordita, ma non tanto da non accorgermi che la lingua di Fabio si è unita a quella di Eva sulla mia passera, mentre sento Vanessa urlare dal piacere che Luca le sta facendo provare. Non resisto più, voglio anch’io la mia dose di maschio. Mi sciolgo da Eva e mi siedo sul bordo del divano proprio davanti a Fabio iniziando a somministrargli un pompino come mai avevo fatto prima. Fabio stringe ogni volta che può le mie grosse tette e noto che è davvero attratto da loro. Decido di offrirgli una Spagnola. Impugno i miei seni e intrappolo tra di loro la virtù di Fabio masturbandolo e leccandolo fin quasi a farlo scoppiare. Luca si è seduto dietro di me cingendomi con le sue gambe muscolose. In questa posizione sento il suo duro e grosso uccello appoggiato alla mia schiena, mentre lui sostituisce le sue mani alle mie baciandomi il collo e le orecchie. Avendo le mani libere, le infilo dietro la mia schiena e sfioro con tutta la delicatezza di cui sono capace il glande di Luca. «Lo voglio in bocca!!» quasi urlo e faccio stendere Luca sul divano per il lungo, mi metto a culo all’aria davanti a lui ed inizio a spompinarlo come fossi un aspirapolvere. Fabio, messosi in ginocchio dietro di me comincia a penetrarmi con sempre maggior energia. Le mie succhiate vanno a ritmo coi colpi che ricevo da Fabio dietro di me. E’ troppo. Godo come una pazza per la seconda volta. Mi devo alzare, devo prendere un attimo di fiato. Rimango un attimo in disparte mentre osservo cosa fanno gli altri cinque. Eva e Vanessa sono a novanta sul divano una di fronte all’altra mentre Giacomo e Fabio le prendono da dietro. Luca è seduto tra le ragazze che si contendono il suo pisello a suon di leccate, non disdegnando di scambiarsi qualche bacio anche tra di loro. Sono in uno stato di relax misto a grande appagamento. Sono seduta a gambe aperte sul bracciolo di una poltroncina e noto sul tavolino uno dei grossi sigari del padre di Vanessa. Mentre lo soppeso, valutando se sia il caso di farne qualche boccata, mi si avvicina Luca che, quasi di sorpresa, appoggia il suo grosso cazzo alla mia fessura ancora calda e, quasi chiedendo “Posso?” con gli occhi, mi penetra. Non avendo ancora sbollito l’eccitazione (e come potrei, con lo spettacolo che mi offrono le due amiche?) lo accolgo con molta gioia e mi ritrovo a gemere mentre anche il sigaro si avvicina e solletica la mia passera. in un attimo mi ritrovo nel mazzo del campo di battaglia, in ginocchio sul divano, appoggiata allo schienale mentre uno dei ragazzi si impossessa del mio sedere. Dopo i primi attimi di dolore provo un piacere mai avuto ed inizio a baciare con passione Eva che è, dietro il divano, in piedi e china verso di me mentre le stanno riservando lo stesso mio trattamento. Vanessa sta ricevendo la sua dose di piacere seduta al mio fianco con Giacomo in ginocchio davanti a lei che la penetra mentre con le mani le tiene le gambe alzate e divaricate. Da questo momento i miei ricordi sono vaghi e non continui. Eva che mi morde il clitoride mentre vengo penetrata da dietro e mentre ho in bocca un uccello che quasi mi soffoca. Eva che, a testa in giù sul divano mentre io e Vanessa la lecchiamo scambiandoci baci e toccamenti reciproci, masturba contemporaneamente due ragazzi. Quello che ricordo bene è il finale di questa serata, con noi tre ragazze sedute sul divano ancora nude e sporche di sperma, esauste, ma non abbastanza per non scambiarci ancora qualche bacio e qualche carezza. «Grazie ragazze. E’ stato il più bel regalo che abbia mai ricevuto. Vi amo.»
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22 anni fa
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il mio amante segreto
Sono una giovane casalinga di Roma sposata con due figli,fino a due anni fa',conducevo una vita normale e felice (cosi' credevo ) ma improvvisamente nella mia casa e' arrivatio mio suocero,di 65 anni ben portati con un fisico ancora giovanile.Per problemi logistici mio marito ha deciso di far vivere suo padre nella nostra casa ,che e' grande ed accogliente.All'inizio i rapporti con mio suocero sono stati buonissimi, ma in seguito appena la mattina mio marito usciva per andare a lavoro , mio suocero iniziava una corte spietata, prima scherzandoci sopra ma con il passare del tempo sempre piu' asfissiante,fino al giorno che fingendo un malore mi chiamo' con un lamento di dolore dalla sua stanza,io che ero appena uscita dalla doccia,mi precipitai nella sua stanza per soccorrerlo, ma appena mi chinai su di lui,mi afferro per l'accappatoio,e girandosi rapidamente sopra di me mi penetro' notai allora che era completamente nudo,lottai allora per cercare di sfuggire aquella v iolenza ,ma lui era troppo forte per me ,dopo essere riuscito a penetrarmi inizio' cvon dolcezza a baciarmi dappertutto ed io non riuscivo piu' a resistergli ,dopo circa mezz'ora di quei baci cosi caldi e appassionati cedetti completamente alle sue voglie ,provando ripetuti orgasmi mai avuti prima.!!!!Ricordo che quel giorno lo facemmo per diverse ore ,facendomi penetrare in tutti i canali possibili.Da quel giorno il nostro rapporto si e'molto sviluppato con altre storie sempre piu' eccitanti,che un giorno vi raccontero'.
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22 anni fa
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La Confessione
- Allora? - Allora cosa. - Non parli? Siamo seduti in macchina. In un parcheggio buio. Vicino a noi stanno scopando. Ma non riesco ad essere felice per loro. C'è una cappa di piombo su di me. Su di lui. Mi guardo le mani abbandonate in grembo. Non riesco a guardarlo negli occhi, non ci riuscirò per tutta la serata. - Cosa vuoi sapere?- - Cazzo Fra!!! Mi hai appena distrutto il cuore...non so se te ne rendi conto! - Si... La voce non riesce quasi ad uscire. Il piombo sta entrando in me, lo sento. Sono pesante, pesante... - E non hai niente da dirmi! - .... Il silenzio fa più male di molte parole. - Te l'ho detto...io...non so perché l'ho fatto. Vorrei morire...credimi... Sto uno schifo. - Cazzo...troppo comodo... Quando... quando è cominciato? - .... - Be' lo sai...ci vedevamo ogni tanto...ci parlavo... - L'hai baciato subito vero? - No...all'inizio non era niente, lui era gentile...oddio, perché devi farmi dire queste cose... - Quando ci hai scopato? Un pugnale che entra nel cervello. Trova la mia anima. La fa a pezzi. - .... - Ti prego... - Quando ci hai scopato!!!??? - Un...un mesetto fa, credo.... - Un mese fa????? Ti odio... - Lo so...anche io mi odio, sapessi quanto. -.... - Perché l'hai fatto? -.... - Era... bello, e...mi faceva un sacco di complimenti...non lo so...ti giuro non lo so perché... Sento che la nausea mi assale. Non sono mai stata tanto male in tutta la mia vita. - Esco un attimo, non ce la faccio a stare qua dentro...cazzo, cazzo!!!! Rimango sola. Non riesco a sollevare la testa neanche di un centimetro. Dentro di me gira solo una domanda, spietata: perché... e me lo chiedo. Cento, mille volte. Dio, come vorrei tornare indietro...di un mese, di un anno. Lui torna. - Adesso voglio sapere. - Cosa? - Dove, quando, cosa ti ha fatto... - No...non puoi chiedermi questo... - Cazzo!! Tu me lo devi dire!! Io non...non riesco neanche più a toccarti...mi fa schifo pensare che...che lui ti ha toccato e poi ..dio mio....non mi ci far pensare... Non avrei mai creduto di poter soffrire così. Ogni parola. Uno stiletto nel cuore. Posso sentire le gocce di sangue cadere a terra. E la cappa mi schiaccia sempre di più. La testa mi pesa. Le mani mi pesano. La vita mi pesa. - Allora?? - Cosa... - Dove l'avete fatto? - A casa sua... - Dove? - Sul suo letto... - Cristo... Gliel'hai preso in bocca? So che lo sta facendo per farmi male. O per farsi male. Come se il dolore potesse servire a qualcosa. - Allora? Inspira con forza. Non sa neanche lui se è pronto a questo, ma ormai vuole arrivare fino in fondo. - S...si... - ... - Dove? - Sulla poltrona. - Come sulla poltrona??? - Io...ero seduta...lui...- dio mio, non ce la faccio...- lui era in piedi. - Glie l'hai fatto altre volte? E' un incubo...non è la vita reale...è un incubo... - ...Si. Sento che sbatte la testa contro il poggiatesta. I miei occhi sono fissi sulle mie mani, come inchiodati. Mi fanno male. - E poi? Siete andati in camera da letto? - Si... - E te l'ha messo dentro... - No...non subito...io...ti prego, facciamola finita...mi fa troppo male... - E chi se ne frega...sono io quello che sta male qui, tu sei quella che ti sei fatta scopare, cazzo!!! E' vero. Ma perché anche io sto male? Forse perché non me ne sono resa conto...ero stupida, non lo so. Credevo che si potesse fare...ma che mi diceva il cervello... - Insomma, vai avanti, cazzo!!! Devo sapere tutto, capisci??? - Ci siamo...accarezzati, prima. - Accarezzati dove? - ...ti prego... - VAI AVANTI! - Dappertutto!!! Lui mi ha toccato... - La fica?? - ..si... - Che schifo! Continua... - le solite cose...lo sai... - NO! Un cazzo che lo so! Voglio sapere ho detto... Sento la prima lacrima scendere piano. - L'ho toccato un po' anche io, ci siamo baciati... - Che schifo, che schifo...pensa quante volte ti ho baciato dopo che tu...cristo! -.... - Ti è piaciuto? - Cosa... - Come cosa!!! Farti fottere come una puttana! Allora, ti è piaciuto?? - ...non mi va di risponderti... Le lacrime ormai mi bagnano le mani. Vorrei che lui le vedesse, e che mi dicesse di non preoccuparmi, di non piangere...ma lui non dice una parola. Forse è felice di vedermi piangere. - Te la sei fatta leccare? -...si...un po' - Cazzo.... Sei venuta?? - No... - Almeno questo... -.... I minuti passano, non riesco neanche a singhiozzare. Il pianto represso mi ha irrigidito il collo, la gola. Sento che tutto mi fa male. La mia vita si sta sgretolando sotto di me e io non ho nemmeno la forza di emettere un singhiozzo. - E quante volte l'hai fatto? - ...l'amore? - Si, si!! Cazzo, quante volte ti sei fatta scopare da quello stronzo?? - Non me lo ricordo... - Si che te lo ricordi...allora? - Non lo so... cinque, sei... Il dolore è immenso. Non riesco a capacitarmi di essere stata io a fare tutto questo...l'ho preso come un grande gioco, forse perché non ci eravamo mai detti che stavamo insieme...credevo di poter fare quello che volevo?? Che cazzo mi credevo! Ma non ho mai pensato che potesse fargli male...come cazzo ho fatto??? Ora me ne rendo conto. Ora che è troppo tardi. - Andiamo a casa. - No, aspetta...parliamone, ti prego - Non c'è niente di cui parlare. Niente. Rimette in moto la macchina e parte. - Scendi, siamo arrivati. Non ci riesco. Non riesco ad alzare lo sguardo, non riesco ad andarmene. I muscoli non mi ubbidiscono... Sento che se me ne vado sarà tutto finito. Ho l'assurda speranza che restando lì qualcosa possa cambiare. - Vai via. E' tardi. Sono le quattro. Siamo stati quattro ore in macchina. Io a guardarmi le mani bagnate a darmi della stronza e a volermi suicidare. Lui a cercare di ferirmi il più possibile e a pensare... a che cosa? Non lo saprò mai. Ci siamo detti poche cose, e decine di minuti di silenzio hanno riempito i vuoti. Sono stanca. Stanca di guardare fisso nello stesso punto, stanca di non muovermi, stanca di non piangere - Allora? Vai...? - Ci...ci sentiamo domani? - Non lo so. Ha ragione, perfettamente ragione...ma io mi sento morire. Ancora di più se è possibile. Scendo dalla macchina, lui riparte senza un saluto. Chissà se riuscirà a piangere stanotte...
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22 anni fa
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Rossana
Tutto era pronto per la serata. Le luci delle candele, strategicamente collocate, creavano giochi d'ombra sulle pareti e sui mobili. Ero praticamente sdraiato sul divano e stavo ascoltando l'ultimo CD dei Groove Armada. Non era proprio il tipo di musica che crea atmosfera, ma era da un po' che ne rimandavo sempre l'ascolto e visto che avevo un po' di tempo per farlo ne approfittavo. La mia fantasia vagava libera mentre aspettavo che Rossana arrivasse. Pensavo a qualche nuovo gioco da realizzare con lei. Il suono del citofono mi riporto' alla realta'. Mi alzai dal divano in cui ero sprofondato ed andai ad aprire. Schiacciai il bottoncino per l'apertura del portoncino ed andai ad aprire la porta d'ingresso. Senza aspettare che lei entrasse me ne ritornai sul sofa'. Pochi secondi dopo la sentii entrare nell'appartamento. "Sai gia' cosa fare" - le dissi dopo aver sentito il suono della porta che si richiudeva. Lei non rispose, cosi' come le avevo insegnato. Lei aveva imparato che al di fuori del nostro gioco eravamo due carissimi amici, ma quando si iniziava a giocare, lei diventava la mia schiava e che doveva parlare solo per rispondere ad una mia domanda. Si sposto' in camera da letto. Sentivo i suoi movimenti mentre si spogliava e poi si rivestiva con i nuovi indumenti, piu' consoni al suo ruolo. Io spensi lo stereo, diedi una rapida occhiata in giro per la stanza e poi mi accomodai di nuovo sul sofa' ad aspettarla. Rossana usci' dalla camera da letto e ando' in bagno. Si trucco' come le avevo imposto di fare e poi venne da me. Si fermo' a circa due metri, con la testa bassa e gli occhi ben rivolti verso terra, braccia e mani tese lungo i fianchi. "Girati" - le ordinai. Lei giro' su se stessa, mostrandomi cosi' anche il suo lato posteriore. Aveva un vestitino scuro cortissimo e molto aderente. Non portava mai vestiti aderenti fuori di casa mia. Vestiva sempre con abiti larghi e sformati perche' aveva una caratteristica fisica che non le piaceva. Io le avevo ordinato di modificarlo, in modo da aumentare la scollatura e da mostrare bene le sue gambe. Rossana e' senz'altro carina. Il suo viso e' tondeggiante, molto dolce. Il naso e' piccolino e gli occhi sono scuri. La bocca e le labbra sono bellissime. E' alta circa un metro e sessanta ed e' parecchio rotondetta, come piacciono a me. Ma cio' che mi aveva fatto impazzire era stato il suo seno procacissimo. Rossana, per mia delizia, porta la nona di reggiseno. Varie volte mi era capitato di comprarle un reggiseno e quindi sono piu' che sicuro della taglia. Nona taglia, coppa D. Ha queste due mongolfiere sul davanti che mi facevano impazzire. E che per lei sono una croce da sopportare a causa degli sguardi di tutti gli uomini che la incrociavano per strada. Per questo vestiva sempre con abiti larghi. Ma quando entrava in casa mia ed io ero l'unico ad ammirarla allora tutto cambiava. Aveva la carnagione chiarissima e mi piaceva molto farle indossare indumenti intimi neri che risaltavano sul suo biancore. Sotto il vestito le avevo fatto indossare calze nere, con dei ricami floreali che le salivano lungo le gambe, il reggicalze ed il perizoma , sempre neri. Niente reggiseno ovviamente. Quando si muoveva le sue tette sembravano avere una vitalita' propria. In quel momento era li', girata di spalle, davanti a me, in attesa di un mio ordine. "Chinati in avanti" - le dissi. Lei ubbidiente, divarico' le gambe e si piego' in avanti, mettendosi a novanta gradi. Il vestito era cosi' corto che ora le si vedeva il perizoma sotto. Presi una bacchetta di legno sottile e gliela strofinai sulle gambe, lentamente, dirigendo la punta verso la sua fica. Lei restava ferma. Mi alzai e continuai ad accarezzarla con la bacchetta. Lei sembrava impassibile ma sentivo che dentro era uno stravolgimento unico, in attesa di sapere quale sarebbe stata la mia mossa successiva. Mi spostai in modo da vederla di profilo. Le sue tette sembravano tirarla giu' come due macigni. La bacchetta si muoveva su e giu' sulle sue natiche. Poi la feci scivolare in basso sulle gambe e all'improvviso le diedi un colpo dietro le ginocchia. Ogni volta che davo a qualcuna un colpo di bacchetta alle ginocchia mi tornavano spontaneamente alla mente quelle volte in cui, alle elementari, ero io a subirli. Quando per qualsiasi futile motivo la mia maestra mi prendeva a bacchettate dietro alle ginocchia, mentre io cercavo di sfuggirle e lei mi teneva fermo. Tutti noi bambini eravamo terrorizzati da lei e stavamo attentissimi a non dire o fare qualcosa che le avrebbe dato il pretesto per punirci. Pero', in quel momento, ero io ad avere la bacchetta in pugno. Ed era Rossana che subiva i colpi. Lei sussulto'. Sentii un gemito uscirle dalle labbra e vidi che quasi perdeva l'equilibrio. "Forse non mi sono spiegato bene" - dissi e le diedi un altro colpo un po' piu' forte. Lei non si mosse. Riusci' a immobilizzarsi ed a zittirsi. "Bene" - dissi - "vedo che poi pero' ti torna bene in mente cio' che ti ho insegnato". Le sfiorai le natiche con la mano. Iniziai ad accarezzarla, poi le sollevai del tutto il vestito e le scostai il perizoma. Col pollice le solleticavo l'ano mentre con le altre dita unite le strofinavo rudemente la fica. "A quanto pare a bagnarti sei un lampo.. che troia che sei.." - la insultai. Mi pulii la mano sul suo vestito e tornai a sedermi sul divano. "Vieni qui ed inginocchiati" - le ordinai. Lei immediatamente si rialzo' e venne ad inginocchiarsi tra le mie gambe, poggiandomi la testa sul cazzo. "Brava" - le dissi - "allora non ti sei dimenticata tutto.. qualcosa lo ricordi ancora". Le misi una mano tra i capelli e l'accarezzai lentamente. Le spostai la testa e la faccia in modo da strofinargliela sul pene. "Spogliati" - le ordinai poi. Lei si alzo' e comincio' a spogliarsi. Mentre si muoveva le sue tettone ballonzolavano ovunque. Rimase completamente nuda li' davanti a me. "Vai a prendere la maschera" - ordinai. Lei si avvicino' al tavolo e prese la maschera che usavo per bendarle gli occhi. Torno' verso' di me e resto' in attesa di altri ordini. "Ora prendi il tuo sedile" - dissi. Si giro' e ando' verso l'armadio a muro e tiro' fuori uno sgabellino piccolo, molto basso. Lo sistemo' a terra davanti a me e vi si sedette. Mi alzai, presi la maschera dalle sue mani e le bendai gli occhi. Poi presi le corde dal tavolo e le legai mani e piedi alle gambette dello sgabello. Era scomodissima in quella posizione. Le caviglie legate alle gambe anteriori dello sgabello le imponevano di restare a gambe aperte e i polsi legati alle gambe posteriori la costringevano a tenere la schiena arcuata in modo da esibire bene le tette. Mi risiedetti sul divano e con i piedi cominciai a toccarla. Glieli passavo dapertutto. Sulle cosce, risalendo verso la fica aperta e umida, infilandole le dita dentro. Poi glieli passavo sulle tette, giocando con i suoi capezzoloni, cercando di stringerli tra le dita. Mi alzai, avvicinandomi e cominciai ad accarezzarla con le mani. Le presi le tettone tra le mani e le strinsi, le strizzai i capezzoli. Sentirla ansimare mi faceva eccitare. Presi le mollette dal tavolo e cominciai a giocare con i seni, creando dei disegni tutto intorno ai suoi capezzoli. Poi presi due pinzette molto forti e gliele applicai direttamente ai capezzoli. Il suo respiro divento' affannoso ora. A quel punto cominciai a giocare con la sua fica. Le titillavo il clitoride. Le accarezzavo le labbra della fica. Sentivo che godeva. Presi il vibratore dal tavolo e glielo infilai lentamente. Ora era in estasi. Avvicinai il mio cazzo alle sue labbra, strofinandoci la punta. Rossana allargo' le labbra e io glielo spinsi in bocca. Comincio' a succhiarlo ed a giocarci con la lingua. Lasciai che mi facesse godere per un po' e poi mi spostai, togliendoglielo dalla bocca. Lo passai un po' sul suo viso. Poi andai a prendere la bacchetta di legno. "E adesso togliamo queste mollettine.." - le dissi. Avvicinai la bacchetta ad una delle mollette e con un colpo secco la feci saltare. Di nuovo lei sussulto' e caccio' un piccolo strillo. "Eh no.. " - dissi - " non ci siamo proprio.. ". E giu' un altro colpo per farne saltare un'altra. Sussulto' ancora ma riusci' a restare in silenzio. "Ecco.. ora va molto meglio". Ne feci saltare un altro paio. Rossana cercava di non farsi sfuggire nemmeno un suono. Presi una molletta e iniziai a tirarla lentamente. La pelle scivolava piano, assottigliandosi sempre piu' e facendo aumentare il dolore. Vedevo Rossana che si tendeva, che cercava di trovare le energie per non gemere. Quanto mi eccitava vederla cosi'. Quanta voglia di godere del suo corpo che avevo. Le feci saltare tutte le mollette ma le lasciai le pinze attaccate ai capezzoli. Poi le slegai polsi e caviglie. Le tolsi il vibratore dalla fica e la benda dagli occhi. "Puliscilo bene e poi rimettilo al suo posto" - le ordinai, infilandole il giocattolo tra le labbra. Rossana lo ripuli' bene dopodiche' lo rimise sul tavolo al suo posto. In quel momento avevo voglia di godere di lei. "Vai in camera e stenditi sul letto" - le ordinai. La raggiunsi subito dopo, presi le corde fissate al letto e le legai braccia e gambe, formando una X con il suo corpo. Presi una candela blu e l'accesi. Iniziai a far colare la cera sul suo panciotto rotondo. Le sfioravo la pelle con la fiamma e lei si contorceva. "Cosi' peggiorerai le cose" - le dissi. Presi a farle cadere le gocce di cera intorno ai capezzoli. Sembrava non si riempissero mai da quanto erano grossi. Le infilai le dita nella fica e la trovai fradicia. Sentivo il mio cazzo che pulsava dalla voglia di godere di quel corpo inerme, legato, pronto a subire tutto cio' che mi potesse passare per la testa. Spensi la candela soffiando la cera sul corpo di Rossana. Mi misi tra le sue gambe e le infilai il cazzo tutto di un colpo. Lei si inarco' dal piacere. Agguantai i suoi fianchi fra le mani e strinsi forte lasciandole dei segni sulle carni. Mi misi sopra di lei, coprendola completamente e gravando su di lei con tutto il mio peso. Quasi la schiacciavo. Poi mi sollevai, restando sempre dentro di lei. Le presi i seni tra le mani e strinsi forte mentre col bacino le davo dei violenti colpi alla fica. Stavo quasi per venire e spostai le dita dai seni ai capezzoli. Afferrai le pinzette e le strinsi ancor di piu'. Lei urlo'. Non riusci' piu' a trattenersi e urlo' il suo dolore misto al piacere. Lacrime le correvano per il viso. E guardando il suo viso rigato dalle lacrime, il suo dolore, il suo godimento, non riuscii piu' a trattenermi e venni dentro di lei, godendo di un orgasmo lungo, intenso. E provocando in lei lo stesso orgasmo. I muscoli delle gambe, delle braccia, del collo si tendevano per gli spasmi provocati. Le mani si serrarono forti intorno ai suoi seni facendola sobbalzare ancora e regalandomi e regalandole un altro spasmo di piacere. Restammo cosi' finche' non sentii che tutto si stava riequilibrando. Mi staccai da lei. La guardai. Il viso bagnato dalle lacrime. Mi accostai e cominciai a sfiorarle le guance con le labbra. Le baciai gli occhi, succhiando le sue lacrime, assaporando il loro sale. Baciai le sue gambe mentre le scioglievo le corde alle caviglie. Baciai le braccia sciogliendo quelle ai polsi. Sfioravo piano i suoi seni con le labbra, li accarezzavo delicatamente con le mani, mentre staccavo le pinze dai capezzoli martoriati. Lei si volto' su un fianco. Si raccolse in posizione fetale ed io mi raccolsi intorno a lei, proteggendola. Lei mi si appiccico' quanto piu' pote' . Sentii la sua voce ancora roca dall' emozione e dalle forti sensazioni. "Grazie" - mi disse.
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22 anni fa
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VACANZA (terza parte)
Una gioia irrefrenabile ti avvolge, penetra in ogni poro della tua pelle, in ogni singolo neurone della tua mente. Lo rivedrai, sarai ancora sua. Una certezza assoluta in te: non lo deluderai di nuovo, NO, MAI, MAI PIU'. Senza distogliere lo sguardo dall'abito che ha scelto per te, sciogli lentamente il pareo, lo lasci cadere a terra; devi prepararti per lui, essere come sai che lui ti vuole, splendida, fiera, sottomessa, Sua. Ti dirigi verso il bagno, la grande vasca idromassaggio sembra osservarti, invitante, apri i rubinetti, lasci che l'acqua scivoli tra le tue dita, aspetti che raggiunga la giusta temperatura, lasci cadere poche gocce del tuo profumo nell'acqua e ti adagi mollemente, chiudendo gli occhi, premi un pulsante, i getti dell'idromassaggio accarezzano il tuo corpo, rilassano i tuoi muscoli, vuoti la mente, ti abbandoni ai tuoi pensieri, alle tue fantasie, a Lui, a ciò che ti chiederà ed a ciò che farai, per lui, con gioia. Minuti, lunghi minuti che si trasformano in ore, mollemente adagiata, persa nel tuo io. Poi decidi di riscuoterti ti sollevi, il corpo grondante solo un velo di rimpianto sapendo che quell'acqua ha lavato dal tuo corpo anche i segni del tuo e suo piacere, ma la consapevolezza che presto la sua pelle sarà ancora sulla tua, i tuoi umori ancora scivoleranno sulla tua pelle, mescolandosi al tuo sudore, al suo. Un fremito scuote il tuo corpo, i capezzoli si induriscono di colpo. Mio Dio chi è quest'uomo, chi è, come può il solo pensiero di lui portarti ad una tale eccitazione, ad un desiderio così spasmodico, come ha potuto annullarti in lui, capire che questo era ciò che desideravi, da sempre. Non importa, no, nulla importa, solo tu e lui, VOI. Ti sdrai sul letto, un occhiata all'orologio, le 17, manca ancora molto, troppo tempo al momento in cui lo rivedrai, il tempo sembra essersi fermato, vorresti poterti perdere in un abisso di nulla e risvegliarti alle 20, pronta per lui. Ti sdrai sul letto, nuda, lasci che la dolce brezza che muove le tende della finestra accarezzi il tuo corpo, la tua mano, inconsciamente, prende le palline, quelle palline che.., le sue palline. Le muovi piano sul tuo corpo, lasci che accarezzino la tua pelle, il tuo viso, senti ancora acuto, su di loro, l'odore del tuo piacere, che rinfocola il tuo desiderio. A malincuore le lasci cadere accanto a te, non puoi, non ora, non riusciresti a resistere al desiderio di accarezzarti, ti portarti, da sola, verso quel piacere che lui ti ha negato, giustamente negato. Oblio, sensazioni, fantasie, il tempo scorre, le 18, le 18,30, le 19. Basta ti alzi, devi prepararti per lui, nulla deve essere lasciato al caso, devi essere esattamente come lui ti vuole. Davanti allo specchio inizi a truccarti con cura, studi attentamente il tuo viso, lasci che rimmel, matita, rossetto ti rendano ancora più bella. Si, sei soddisfatta di te, il tuo sguardo scivola sul tuo seno, vedi i capezzoli ancora turgidi, senti spasimi improvvisi al tuo ventre, l'eccitazione che da ore cerchi di contenere non ti abbandona e preme in te, tenendoti sospesa in un limbo ovattato di piacere continuo, inimmaginabile. Prendi con cura l'abito che lui ha scelto per te, la seta scivola tra le tue dita, immagini la carezza del tessuto sulla tua pelle eccitata, immagini le sua mani sfilare quell'abito, scoprire la tua pelle, stringere i tuoi seni. Lo posi di nuovo, accanto a te, guardi i collant, poi il tuo sguardo corre alle palline, ancora appoggiate sul tuo letto. Ricordi bene i suoi ordini, quasi impressi a fuoco nelle tua mente; ti siedi sul bordo del letto, le palline tra le tue dita, accarezzi il seno trattenendo un gemito, poi le lasci scivolare sulle cosce, sulla pelle profumata, risali lentamente sfiorando la tua peluria che scopri umida, che senti fremere al contatto di quell'oggetto, soprattutto immaginando che, ancora una volta, siano le sue dita a guidarlo su te, in te. Ti apri lentamente, le tue dita sulle grandi labbra, gonfie di desiderio, un dito si bagna in te, lo muovi piano, come sai che lui farebbe, sul clitoride, girandoci attorno, piano, premendolo leggermente, per poi lasciarlo scivolare di nuovo tra le labbra, ad aprirti, a prepararti. Ecco, senti la pressione della prima pallina, ti aspetti di trovare una lieve resistenza in te, ma...il desiderio e l'eccitazione sono tali che inaspettatamente la senti scivolare in te, il tuo corpo la inghiotte quasi, strappandoti un lungo gemito roco, facendoti sussultare, subito la seconda la segue, non puoi aspettare, vuoi riprovare quella sensazione di pienezza in te, spingi, le dita contratte, il busto un poco chinato, spingi, suoni inarticolati dalle tue labbra, ondate di piacere che partono dal tuo ventre, scoppiando nel cervello, le tue dita che indugiano su te, sulle labbra, sul clitoride. Basta Giorgia, basta, non devi, lui non vuole. A fatica cerchi di ritrovare un poco di lucidità, strappandoti da quell'oblio di piacere in cui stavi affondando, afferri i collant, sfiorano le dita dei tuoi piedi. Mio Dio, anche solo quel contatto ti da i brividi; lasci che scivolino sulle tue gambe, tendendole con cura, ammiran done i delicati ricami, poi ti alzi in piedi, per un attimo la testa si svuota, la mente si annebbia, non ti aspettavi che ad ogni movimento le palline sapessero darti tanto piacere. Cerchi di concentrarti sul collant, lo tendi tirandolo verso l'alto, senti le sottili cuciture sulla pelle, sul tuo sesso ipereccitato, ti chiedi come potrai resistere, nascondere ciò che stai provando. Non sai come, ma sai che lo farai, per lui. Riprendi l'abito, lo infili con cura, lasciando che la seta dia mille sensazioni al tuo corpo, lo lisci accuratamente con le mani, osservandoti, ti piaci, molto e sai, speri, di piacere anche a lui. Ora i sandali, pelle morbida, odore ci cuoio, ti chini ad infilarli, e.. chinandoti...le palline ti procurano nuove contrazioni di piacere, quasi una scarica elettrica. Respirando a fondo allacci il primo, poi il secondo, la bocca aperta, il respiro roco, affannoso, la mente che sembra svuotarsi per lasciar posto solo al piacere, tanto, troppo....e finalmente ti rialzi, lentamente, sai che devi imparare a dosare i tuoi movimenti, sai bene che lui ti ha imposto questo come prova, che lui vuole che tutto ciò ti dia piacere ma..solo lui deciderà se e quando potrai giungere all'orgasmo, e non puoi e non vuoi deluderlo. L'orologio, le 19,40, basta, non resisti più, un ultimo sguardo allo specchio che ti rimanda la tua immagine, l'immagine di una bella donna, l'immagine di un viso ansioso, l'immagine di due occhi persi nell'attesa e nel desiderio; l'abito modella splendidamente il tuo corpo, si appoggia sui seni, quasi sorretto dai capezzoli turgidi, per poi scivolare morbidamente lungo il tuo corpo, fino ai fianchi, disegnandoli sfacciatamente, fasciandoli, rientrando appena in corrispondenza del tuo pube e poi scendere graziosamente fino ai piedi. Ti avvii verso la porta, il collant accarezza il tuo sesso, il tuo clitoride, le palline ondeggiano in te, senti le gambe cedere, un'ondata di calore al viso, No Giorgia, non devi, resisti, per lui. Con un immane sforzo ti neghi il piacere, scacci l'orgasmo, mai avresti immaginato di fare ciò, eppure una fierezza ed un orgoglio inaspettato ti colgono, si fiera di essere sua, di obbedirgli. Chiudi la porta alle tue spalle, scendi lentamente con l'ascensore , scopri con piacere che il tuo corpo si sta adattando a questa nuova situazione, imparando come muoversi per trarre piacere pur..controllandosi, a perdersi e cullarsi in una lenta marea di piacere che aumenta piano, per poi lasciarsi controllare se resti immobile, defluire, per poi riprendere. Attraversi la hall come in un sogno, scendi due gradini, il bar, ti guardi attorno, lui non c'è. Sciocca, è evidente, sono solo le 19,48, ha detto alle 20. Un tavolino d'angolo, vuoto, ti siedi, accavallando le gambe, senti gli sguardi degli altri ospiti su te, sai che gli uomini ti desiderano, che le donne ti invidiano, è una sensazione esaltante, e la devi a lui, solo a lui. Certo tu sei sempre tu, ma lui ha saputo aprire la tua mente, spingerti a mostrare il tuo charme, a vivere la tua vera te stessa. Mentre ti guardi attorno, aspettandolo, inconsciamente i tuoi muscoli iniziano a contrarsi lentamente, per poi rilassarsi e contrarsi di nuovo. Sfidi con lo sguardo le altre persone, non sanno cosa stai facendo, non sanno cosa stai provando, ti stai masturbando, si masturbando con la mente, con il corpo, li, tra la gente ignara, e... ti piace. Alzi lo sguardo, LUI, una involontaria contrazione al ventre, quasi un orgasmo, i seni che si tendono, li senti premere l'abito, sai che i capezzoli spingono, provocanti, eccitati, visibilissimi, ma non importa, nulla importa, lui è li, Abbassi lo sguardo, ... Aspettando. Si china su te, sorridendo, senti il suo sguardo scorrerti sulla pelle, il suo profumo avvolgerti, le sue labbra accanto al tuo viso, un leggero bacio sulla guancia, poche parole sussurrate "sei splendida", un moto d'orgoglio, di gioia; si siede accanto a te senza smettere di osservarti. Un cameriere si avvicina silenzioso, posa davanti a voi due flute, osservi i bicchieri, sempre più stupita: Kir royale, come, come sapeva anche questo, come poteva sapere che è il tuo aperitivo preferito? Non importa, nulla importa, vedi la sua mano afferrare un bicchiere, porgertelo lentamente, cercando i tuoi occhi, sollevi lo sguardo nel suo, vi leggi dolcezza, prendi il flute, sfiorando le sue dita, senti un brivido; la sua mano indugia per un attimo sulla tua, poi prende il suo bicchiere, lo solleva, dedicandoti un silenzioso brindisi, lo segui con gli occhi, copiando ogni suo gesto, i bicchieri che si avvicinano alle labbra, l'effervescente frizzare dello champagne, il dolce sapore della crema di cassis, fusi mirabilmente a creare quel gusto aspro e dolce, fruttato, scivola tra le tue labbra, riempie il tuo palato, scorre in gola, rinfrescandola, allontanando per un attimo quella arsura che ti ha colto da quando è arrivato, dovuta ad eccitazione, attesa, desiderio, paura forse, non di ciò che ti attende, ma paura di deluderlo, di non essere all'altezza. Bevete in silenzio, senza distogliere lo sguardo l'uno dall'altra, i vostri corpi, le vostre menti parlano per voi. Poi lentamente si alza, prende dolcemente la tua mano, "posso avere l'onore di averti a cena con me Giorgia?" un tuffo al cuore, la mente in subbuglio, odiandoti per non riuscire neppure a dire un semplice si, ti alzi, accennando ad un sorriso, prendi il braccio che ti offre, lo segui, attraversando la sala, fiere di essere al suo fianco. Uscite senti il suo braccio sfiorare il tuo corpo, muovere leggermente la seta dell'abito che ti fascia, accarezzare la tua pelle; un auto in attesa, ti apre la portiera, ti invita a salire. Ti sembra di vivere un sogno, colmata di attenzioni, lui che si dedica a te, facendoti sentire importante, una Regina, e soprattutto cogli, inequivocabilmente, che per lui ora sei importante, una Regina. L'auto si avvia, nessuno parla, forse nel timore di rompere quell'atmosfera, guida sicuro, attento, tra vicoli sconosciuti e suggestivi, poi la campagna, filari di alberi al tramonto e finalmente un cascinale in lontananza, si ferma, scende aprendoti lo sportello, restate immobili per un attimo, rapiti dalla suggestione del luogo. Si un vecchio cascinale, ma elegantemente ristrutturato, ti guida verso l'ingresso, un cameriere vi fa strada verso una saletta, una tavola apparecchiata, candele, fiori. Con un cenno congeda il cameriere, scosta una sedia, ti fa accomodare; sei deliziata e turbata da queste attenzioni, sfila da un vaso una rosa rossa, te la porge, ne annusi il profumo penetrante, fissandolo negli occhi, uno spasimo improvviso ti ricorda le palline in te, una eccitazione incontrollabile ti assale, vorresti che ti baciasse, che ti stringesse, che ti spogliasse lentamente lasciando che le sue mani scoprano ogni segreto del tuo corpo per poi farti sua, lì, su quella tavola elegante, tra candele e fiori, con dolcezza, decisione, sua, fino in fondo. Sai che legge in te, eppure sembra ignorare i tuoi pensieri, si siede di fronte a te, inizia a chiacchierare, ad ascoltarti, mentre silenziosi camerieri servono la cena, perfetta sotto ogni aspetta, dalla scelta dei cibi ai vini, ai digestivi. Ti sembra di vivere i un mondo parallelo, di essere protagonista di uno dei tuoi sogni di bimba, il principe azzurro che ti trasporta nel suo mondo di favola, ti lasci cullare da tutto ciò, ma, spesso, sempre più spesso, un banale movimento del tuo corpo, un innocente accavallare di gambe, ti procurano stimoli, sensazioni, desideri che non sono da bimba, non sono da favola, ma da donna, femmina, consapevole, desiderosa. La cena finisce, l'aria fresca della notte vi accoglie, salite in auto, Il buio della notte intorno a voi nella campagna sembra ancora più buio, guardi fissa davanti a te, senti il tuo respiro accelerare, chiudi gli occhi, ti lasci cullare dai tuoi pensieri, le mani in grembo, che premono sul tuo ventre, il bacino che ondeggia piano, le labbra dischiuse, persa nella tua voglia, risvegliata dall'attesa, forse dal vino, certamente da lui e dalle sue attenzioni. Le palline, il collant che accarezza le tue nudità, che sfiora i tuoi punti più sensibili. La sua mano, oddio la sua mano, finalmente sulle tue gambe, le sfiora leggera, muovendo la seta del tuo abito sulle cosce, sui collant, spasmi improvvisi, desideri violenti. Non osi muoverti, temi che un tuo movimento, un tuo gesto, un sospiro troppo forte faccia scomparire tutto ciò. Ma...la sua mano ti abbandona, NO, che hai fatto ora, perché? Perché? Improvvisamente qualcosa sul tuo viso, seta, una benda, la senti stringere, sugli occhi chiusi, dietro la nuca, stringere e costringerti al buio, al nulla. Ora la sua mano accarezza le tue braccia nude, scende verso le tue mani, ancora abbandonate in grembo, sui tuoi polsi, uno scatto improvviso, qualcosa di freddo ti imprigiona, ... MANETTE. Un sussulto, ora hai paura, si paura. Ti sei forse spinta troppo oltre? Troppo avanti? Ti sei fidata di lui, ma chi è lui, cosa sai di lui? NULLA. Ed invece lui sembra sapere tutto, troppo dite. Ora il tuo respiro è affannoso, tremi, eppure, dentro te sei sicura di poterti fidare di lui, Vuoi fidarti di lui, ed essere sua. Questo pensiero ti tranquillizza un poco, cerchi di scacciare i pensieri più terrificanti dalla mente, di vuotarla, pronta ad accoglierlo. L'auto si avvia..verso...l'ignoto. Il lieve ondeggiare dell'auto provoca stimoli crescenti, un mare di desiderio ti sommerge, ora scordi tutto, paura, ansia, ora vuoi essere sua, qualunque cosa egli voglia da te. Senti i tuoi umori impregnare il collant, ti sembra di cogliere il tuo odore penetrante pervadere l'auto, vorresti chiedere la sua mano, portarla su te. Ma devi restare in silenzio. Ora il rollio dell'auto è più regolare, traffico intorno a voi, forse una autostrada, mio Dio dove ti sta portando? Non importa, ovunque ma con lui L'auto si ferma, sei colta alla sprovvista, senti la sua portiera aprirsi, poi la tua, la sua mano sul tuo braccio, decisa, ti fa scendere. La benda sul viso ti trasporta in un nulla fatto di sensazioni, odori, rumori; cogli rumori d'auto, puzza di benzina, parole ovattate e lontane. Ti lasci guidare; improvvisamente la sensazione di un ambiente chiuso, in contrasto con la brezza notturna di poco prima, uno strano odore che non sai definire, una porta si apre, vieni spinta avanti, con decisione e dolcezza, percepisci un ambiente stretto, i tuoi sandali posano su...un graticcio in metallo? Ma dove sei? Dove ti ha portata? Non importa, lui è con te. Senti il suo corpo contro il tuo ora, le sue braccia stringerti, ti lasci andare, appoggiandoti ad una parete. Le sue mani calde, abili, che ben ricordi, accarezzano il tuo corpo attraverso l'abito, la seta accarezza la tua pelle guidata da lui, suoni inarticolati dalla tua gola, soffocati, sai, senza che lui debba dirtelo, che devi stare in silenzio, ma è difficile, troppo a lungo hai negato al tuo corpo il piacere, ora lo senti crescere in te, come una marea, ti avvolge la mente, sfiora il tuo corpo, come una calda guaina ti copre, ansimi a bocca aperta ora, le sue labbra sul collo, mentre la sua mano..siiiiii, finalmente la sua mano preme tra le tue gambe, ti spingi contro lui, ondeggiando il bacino in gesti convulsi, sempre più rapidi, cercando piacere, cercandolo, lo senti frugarti con decisione, l'abito si bagna di te attraverso i collant ormai fradìci, le gambe piegate il busto proteso, sua, sua come non mai. Solleva il vestito, con gesto brusco strappa il collant, hai un fremito, assurdamente di piacere, pronta a lui, la sua mano si bagna in te, lo senti afferrare l'anello delle palline, muoverle con abilità, con sapienza, tirarle un poco, spingerle in te, di nuovo tirarle, temi che una volta ancora le strappi da te negandole, ma sai che stavolta non fiaterai, accetterai. Le sue mani sulle spalle, ti fa voltare appoggi le mani alla parete, senti il freddo di piastrelle velate di umidità sotto le dita, leggermente scivolose, non importa, nulla importa: l'abito sollevato in vita, il sedere proteso indietro, le sue mani ora sulle natiche, le aprono piano, poi le stringono e di nuovo le aprono, in una sfinente carezza, accentuata dalle maledette, benedette palline in te. Sei in un mondo tutto tuo, fatto solo di sensazioni ormai, pronta a cogliere ogni fremito della pelle, ogni tocco delle sue dita. Qualcosa di caldo, di umido scorre nel solco tra le tue natiche, intuisci che è la sua saliva, un dito la raccoglie, la muove su te, sul tuo buchino, preme piano, forzandolo, oddio no, oddio SIIII, si, tutto, tutto Spingi con decisione il bacino contro quel dito, lo senti aprirti, forzarti, entrare in te, muoversi in te accarezzando le palline, dandoti spasmi di piacere inauditi, un secondo dito, preme la tua apertura, scivola in te. Li senti aprirsi, a forbice, muoversi, allargarti, senti il tuo buchino dilatarsi cercando...si, cercando il suo sesso, lo vuole, lo vuoi. Eccolo, ne senti il glande premere sull'ano lasciato aperto e vuoto dalle dita, i tuoi muscoli contrarsi, poi piano rilassarsi, la sua mano sul tuo clitoride, lo accarezza abilmente, spingendo, i tuoi muscoli cedono, ti senti aprire, di più, lo senti scivolare in te, mordi le labbra per trattenere un gemito e spingi contro lui, ti impali da sola su li, lo vuoi, disperatamente. Le sue mani sui tuoi fianchi ora, decise, ti afferrano, ti guidano in una furiosa cavalcata, gambe molli, la mente vuota e tanto tanto piacere. Le sue dita tra i tuoi capelli strappano di colpo la fascia, i tuoi occhi velati di piacere mettono a fuoco a fatica, colpi sempre più rapidi e possenti in te, l'orgasmo che sale, un groppo alla gola, arsa, secca, la lingua che si muove su quelle piastrelle, il viso che ci si appoggia, girando scompostamente a destra e sinistra. Il piacere, eccolo eccolo, lo senti, intenso, partire dal tuo ventre, scorrere nel tuo corpo, scaldarlo, pur facendolo rabbrividire. Il fiato mozzo, una lunga apnea, mentre di colpo le gambe cedono, ti lasci andare, quasi sostenuta solo dal suo sesso, il piacere che cola tra le gambe come mai ti è successo, come mai avresti pensato, sperato, un lungo, lunghissimo orgasmo, che pian piano sui affievolisce mentre lui continua a spingere in te, ed ecco che riprende il piacere, la sua mano muove le palline mentre il suo sesso spinge ancora, ed ancora, la mente si svuota di colpo, non è possibile no, ma un nuovo orgasmo ti coglie, più dolce del precedente, più appr ezzato, più dirompente forse, che ti lascia ansante, senza forza, contro quella parete, quasi rannicchiata sul suo sesso ancora in te, ancora duro. Ora i suoi movimenti si fanno più lenti, ma più profondi, cogli ogni movimento in te. Lentamente tira le palline, le senti avvicinarsi alla vulva, scivolare fuori, la prima, con un sordo plop, muove un poco la seconda, ed ecco anche questa esce, un sussulto, le sue mani sulle tue spalle, esce da te, ti fa voltare, ti spinge in ginocchio. Il suo sesso svettante davanti a te, al tuo viso, lo guardi negli occhi, una muta preghiera, lo vuoi ora, tra le labbra, in bocca. Ed eccolo, ecco il suo odore, così desiderato, così amato,si posa sulle labbra, scivola in te, la sua mano ti guida, colpi decisi, ti scopa in bocca ora, sua completamente sua, si completamente. Colpi che senti in gola, sapore acre, piacevole, eccitante, lo senti gonfiarsi in te, di più, ancora più veloce, ed eccolo esplodere, il suo seme caldo in gola ti fa sussultare ed improvvisamente senti un altro orgasmo sconvolgerti un orgasmo della tua mente, diverso dai precedenti, nuovo, inaspettato, vieni con lui, insieme, uniti, bevendolo. Lunghi attimi, solo i vostri respiri che rallentano, il cuore che batte meno rapido, i sensi che faticosamente riprendono contatto con la realtà. Una carezza sfiora i tuoi capelli, sollevi lo sguardo aprendo gli occhi che avevi chiuso nell'estasi, vedi il suo sorriso, leggi il suo orgoglio per te, si, è orgoglioso di te e tu lo sei per te stessa, per come ti sei data a lui, per come sei sua. Volgi attorno lo sguardo, riconosci il locale, uno squallido bagno d'autogrill, lurido, puzzolente, solo ora cogli queste sensazioni che prima erano coperte da ben altre. Sai cosa ha voluto fare, dimostrarti che ovunque, se sei con lui, ci siete solo voi, e non ti infastidisce essere in ginocchio su un graticcio umido, bagnato da umori estranei, lo fai per lui e ne sei fiera. Ti aiuta a rialzarti, ti stringe a se, hai le calze strappate, il vestito umido e macchiato, ma non importa, sei tra le sue braccia, felice. Uscite assieme, abbracciati, dirigendovi verso l'auto, non importa se qualcuno ti ha visto, se qualcuno pensa chissà che di te, sei tra le sue braccia. Il ritorno in hotel è come un sogno, accoccolata sul sedile ma stretta a lui, che guidando accarezza i tuoi capelli. La hall, il portiere, la chiave, l'ascensore, lui preme il bottone del secondo piano, il tuo piano, si ferma, le porte si aprono, ti sorride, buonanotte Giorgia, un leggero bacio a fior di labbra e.le porte si chiudono. Ti dirigi barcollando verso la tua camera ebbra di gioia, di piacere, ti lasci cadere sul letto, addormentandoti con lui nella mente. Uno squillo improvviso, a tentoni afferri il telefono, sarà lui? No, la voce professionale del portiere, "mi scusi signora ma oggi è prevista la sua partenza e dovrebbe liberare la camera entro le 12". Un tuffo al cuore, lo avevi scordato, oggi parti, torni a casa, guardi l'orologio, le 12, ti alzi a fatica, cercando di snebbiare la mente, solo lui nel cervello, non puoi perderlo. Afferri il telefono, 322, la sua camera, lunghi squilli, nessuno Dio mio, no, no, ti prego, rispondi, rispondiiiiiii. Nulla. Con il vuoto nella mente raccogli in fretta i tuoi abiti, ti cambi, le valige, butti tutto alla rinfusa, scendi come un automa, chiedi il conto, il viso ancora segnato dalla notte passata, dal sogno divenuto realtà. Ancora un tentativo, guardi il portiere," scusi potrei lasciare un messaggio al signore della 322?" ti guarda con lo sguardo di chi ha capito tutto, un sorrisetto d'intesa, "mi spiace signora, il signore è partito 2 ore fa" le gambe ti cedono, il cuore sembra fermarsi, lo hai perso, senti le lacrime colmarti gli occhi, giri il capo, non vuoi dare anche questa soddisfazione al portiere. Il facchino ti porta i bagagli nell'auto, sali, accendi il motore e parti, sola, ora puoi lasciare che le lacrime solchino il tuo viso, ora puoi lasciare che il mondo scorra attraverso una patina umida davanti a te, ora nulla ti importa, autostrada, autogrill, molti, troppi ricordi, e ancora conservi nella valigia un collant strappato e pregno di te, almeno quello, un ultimo ricordo di una vacanza inaspettata e trascorsa troppo in fretta. Ecco, luoghi familiari, la tua via, la tua villetta, il giardino ben curato, parcheggi l'auto, tuo marito ti aspetta, un bacio tiepido, sei lontana da lui, come mai lo sei stata. Poche parole, scambi banali raccontando false giornate oziose, una scusa, sali in camera, ti chiudi in bagno, piangendo. Accendi una sigaretta, affacciandoti alla finestra, lasci che lo sguardo scorra su luoghi noti, abituali, cercando di riappropriartene, di rifarli tuoi, ben sapendo che non sarà mai più così. Rumori conosciuti, rumori nuovi, un camion di traslochi nella villa vicino, accidenti anche la tua amica del cuore si è trasferita, chissà chi arriverà. Guardi senza interesse gli operai che scaricano mobili di buon gusto, tappeti, quadri, ma tutto è lontano, ovattato. Un auto entra nel cortiletto della villa a fianco, il cuore si ferma, la portiera si apre, LUI.. scende dall'auto, con passo sicuro, si avvia verso la villa. Lui, il tuo nuovo vicino, apre la porta di casa sua, sta per entrare, vorresti chiamarlo, farti notare dirgli che sei li, SUA. Si volta lentamente, il suo sguardo scorre lungo i muri di casa tua, la tua finestra, i suoi occhi nei tuoi, porta lentamente la mano alla bocca, un bacio in punta di dita che vola fino a te, che fa volare lontano la tua mente, fremere il tuo corpo, che riempie il tuo cuore di gioia, mentre lui entra, ma ora è li, vicino a te, e tu sei SUA.
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22 anni fa
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VACANZA (seconda parte)
Ancora stordita, in preda alle mille emozioni e sensazioni appena vissute chiudi quella porta alle tue spalle, ti avvii verso la tua stanza, il nulla intorno a te, il vuoto nella testa, una sensazione di appagamento totale mai provata. Ecco..la tua camera, entri, la penombra, la finestra semichiusa, il letto vuoto, ti sdrai come un automa. La tua mente rivive i momenti passati, tu in piscina, lo sciocco gioco con te stessa, l'eccitazione improvvisa che ti coglieva, le sue mani su te, la tua vergogna ed il tuo desiderio; poi la trasformazione, la liberazione quasi, il sentirti improvvisamente libera da tutto, solo il tuo corpo, le tue voglie, le tue fantasie ed il desiderio di una guida. Pensi, razionalmente, che dovresti provare vergogna, rimorso per ciò che è stato, per ciò che hai provato, ma non è così, finalmente, forse per la prima volta nella tua vita, ti senti semplicemente te stessa, libera, felice, e tutto questo grazie a.. solo ora ti rendi conto che non sai neppure il suo nome, nulla di lui, solo il numero della sua camera . 322 . e forse ora sta facendo i bagagli, sta lasciando l'hotel, lo stai perdendo, per sempre. Una fitta al petto, il cuore in gola, scioccamente ti alzi, ti avvicini alla finestra, con la speranza di vederlo, una assurda paura, un senso di vuoto. La piscina sotto di te ormai affollata, risate, giochi..lui non c'é. Cerchi di tranquillizzarti, "sarà nella sua camera, magari facendosi una doccia pensando a me, magari rivivendo i momenti vissuti insieme"; l'ansia non ti abbandona, vaghi nella stanza vuota, la mente in subbuglio. Solo ora realizzi che indossi solo il pareo, che null'altro copre il tuo corpo, il tuo costume è rimasto nella sua stanza, testimone dei vostri amplessi, del tuo essere sua, i tuoi umori, i vostri umori stanno ancora asciugandosi lentamente sulla tua pelle, il tuo odore, il suo aleggiano ancora su te. Una assurda eccitazione ti coglie, ti lasci cadere su una poltroncina, la tua mano sfiora le gambe, quasi fosse la sua. "Giorgia smettila, che fai, non devi" pensieri razionali cercano di farsi strada tra nuvole di irrazionalità, di istinto; la tua mano continua a muoversi, sfiora il tuo sesso, lo scopri bagnato, mai avresti pensato di poter vivere in un tale stato di eccitazione. Sollevi lo sguardo e cogli la tua immagine riflessa in uno specchio, sensazioni già vissute, desideri riscoperti, ti sembra di sentire ancora il suo sguardo su di te, accarezzarti la pelle, sfiorarti sfacciatamente, e la tua mente gioirne. Ti abbandoni, ora vuoi solo essere ciò che sei, basta vergogne, basta tabù. La tua mano ora ti accarezza decisa, consapevole di ciò che il corpo desidera; le tue dita ti sfiorano riscoprendo sensazioni scordate, abili come non avresti pensato, impudiche come non avresti osato immaginare. Il telefono della camera che trilla improvviso, imperioso, un tuffo al cuore mentre ti sollevi scostando rapidamente la mano, vergognandotene ora quasi fossi stata sorpresa da qualcuno. Sollevi la cornetta, con voce strozzata, che stenti a riconoscere come tua, rispondi ... ".pronto", una scarica nel tuo corpo, la sua voce dura, decisa "GIORGIA" a stento rispondi ".ssi?" "NON VOGLIO CHE TU TI DIA PIACERE DA SOLA, NON ORA, NON VOGLIO CHE SOLO LE TUE MANI POSSANO GODERE DEL TUO CORPO, CHE SOLO LE TUE NARICI POSSANO APPREZZARE IL TUO ODORE DI DONNA, CHE SOLO UNO SPECCHIO POSSA VEDERE I TUOI OCCHI PIENI DI DESIDERIO .... TI SPETTO IN PISCINA, ORA, SUBITO, COSì COME SEI"! riesci a sussurrare un "...mma." ed al tuo orecchio arriva secco, improvviso, lo scatto della comunicazione interrotta. Stupore ora in te; come poteva sapere ciò che stavi facendo? Ciò che stavi provando? Come sapeva che il desiderio stava prendendo ancora il sopravvento su te? Rabbia ora in te; come si permette di decidere cosa tu puoi fare o non fare? Provare o non provare? Come si permette di ordinarti di raggiungerlo? Senza neppure ascoltarti? Ansia ora in te; "così come sei" le sue parole ti risuonano nella mente, "così come sei" si, non sai come ma lui sa, sa che ancora indossi solo il pareo, sa che il tuo corpo sta bruciando, sa che la tua mente era con lui, che eri libera, libera di provare e vivere ciò che troppo spesso ti eri negata. Gioia e felicità ora in te; assurdamente, scacci i tuoi sciocchi pensieri di poco prima, lui non parte, lui è qui, lui ti ha cercata, ti vuole. Eccitazione ora in te; folle desiderio di vederlo, stringerlo, baciarlo, essere sua, completamente sua. Con la mente colma di tutto ciò esci dalla tua stanza, non ti poni domande, non importa, no non importa come lui sapeva il numero della tua stanza, come lui sapeva ciò che provavi, come lui sapeva che gli avresti obbedito. L'ascensore, premi un pulsante, piano terra, sembra lento, troppo lento, stridente contrasto con quanto provato poche ore prima, mentre salivi da lui, eccitata ed impaurita, e l'ascensore sembrava volare, troppo rapido per la tua mente, per i tuoi pensieri, per le tue paure. L'atrio, la piscina, il pareo che svolazza attorno a te, la tua nudità appena velata, ti guardi attorno, lo vedi, un lieve sorriso dipinge il tuo volto, una sensazione di dolcezza, .. Ti aspetta sdraiato sul lettino del vostro primo incontro, un gesto romantico che ti stupisce quasi commuovendoti. Lo raggiungi lentamente. Cosa gli dirai? Come ti comporterai? Scacci i pensieri dalla tua mente "vivi Giorgia, lascia che le situazioni ti trasportino, non programmare". Ecco, sei accanto a lui, in piedi, immobile. Si volta pigramente, ti guarda sorridente sollevandosi su un gomito, la pelle abbronzata e lucida al sole, gli occhi profondi e ridenti, eppure decisi e severi, la sua bocca, Dio mio la sua bocca, quanto vorresti sentirla posarsi tra le tue gambe, succhiare il tuo clitoride, bere i tuoi umori. Arrossisci a questo pensiero e, non sai come, sei certa che lui lo abbia colto, che lui sappia, si sappia tutto di te, prima ancora che i pensieri giungano alla tua coscienza, prima ancora che si formino Ti porge una mano, la voce dolce, suadente "siediti, qui, accanto a me, sei splendida e radiosa". Un complimento che ti tocca il cuore, sai che non è detto per piaggeria, sai che è sentito. Ti senti felice come una bimba, coccolata, colmata di attenzioni, fiera, importante. Lasci che la sua mano stringa la tua, la sua stretta forte e dolce, rassicurante, ti siedi accanto a lui, felice. Ti guardi attorno, la piscina è ormai affollata ma l'angolo dove siete, quello che avevi scelto poche ore fa per te, è leggermente appartato, sembra un piccolo angolo per voi pur essendo tra molti. Un glicine abbarbicato su un piccolo gazebo, l'odore dolciastro e penetrante dei fiori, un filo di brezza a calmare la calura, seduta accanto a lui, guardandolo, le spalle a tutto il resto, le spalle al mondo, persa in lui. Vedi che sul tavolino accanto a voi ci sono due bicchieri colmi, riconosci il tuo cocktail preferito .. come sa tutto ciò di te? Non importa, nulla importa, solo tu e lui. Ti porge il bicchiere, afferra il suo, i tuoi occhi indugiano su di lui, il suo volto, le sue dita che stringono il bicchiere, forti e delicate insieme, quelle mani che hai imparato a conoscere, quelle mani che sanno darti gioia, piacere, dolore anche, ma che ti portano ad emozioni sconosciute. Avvicina il bicchiere al tuo, il cristallo tintinna, sorseggiate la bevanda ghiacciata guardandovi negli occhi. Posa il bicchiere, ti sfiora la guancia con le dita, leggere, sempre guardandoti negli occhi; ti senti morire dalla felicità. Solo per un attimo ti dai della sciocca, poi l'istinto, il desiderio, la gioia, la vera te stessa prendono il sopravvento e ti abbandoni, al suo sguardo, alle sue mani, a lui. Quasi cogliesse il tuo abbandono il suo atteggiamento cambia, improvvisamente, il viso si indurisce appena, gli occhi si stringono un poco, più duri ora, la mano scende sul collo, sul pareo sfiorando il tuo seno, sentendo i tuoi capezzoli già tesi, eccitati, la sua voce .. quasi un sussurro eppure così ipnotica, parla di te, di come ti vede, di ciò che vuole tu sia. Ti parla, come spesso nei tuoi sogni segreti hai desiderato ti si parlasse, ti dice di abbandonarti, di escludere dalla tua mente il mondo, racchiudendo solo voi, di ascoltare il tuo corpo, assecondarlo. La sua mano sul tuo seno, sfiora i capezzoli attraverso il pareo, non riesci a staccare lo sguardo dal suo, leggi in lui ciò che vuole da te, senza necessità di ascoltarlo. Apri un poco le gambe, un invito sfacciato, che non ti saresti mai aspettata da te, eppure voluto. Quasi implori con lo sguardo le sua mani sulla tua pelle, sulle gambe, sentire le sue dita risalire sulle cosce, senti i tuoi umori bagnarti, sempre di più. I rumori intorno a voi ovattati, lontani, assenti. Dai le spalle al mondo, come lui vuole, sai che chi vi guardasse attentamente potrebbe capire, ma non importa, anzi tutto ciò fa parte di ciò che lui vuole. Ecco, le sue dita finalmente sulle tue gambe, leggere, solo a sfiorarti, e la sua voce, che entra in te, ti prende. Inarchi il busto, protendendo il seno verso lui, verso la sua bocca. I capezzoli disegnano areole scure sul leggero tessuto del pareo, che ti fascia, ti accarezza, ti eccita. Il tuo respiro aumenta, sempre più, la sguardo acquoso, perso in lui, in attesa, le mani strette a pugno, le unghie conficcate nel palmo, immobile. Goccioline di sudore sopra il tuo labbro superiore, non è il caldo, non è il sole, tu lo sai, lui lo sa. Macchinalmente passi la lingua sulle labbra, raccogli quel sudore, stai scoprendo il gusto inatteso dei tuoi sapori, dei tuoi odori. Lo fissi ininterrottamente, deglutisci a vuoto. "Dio mio perché non mi trascina nella sua camera, non mi butta sul letto, strappandomi questo misero pezzetto di stoffa ormai pregno di ogni mio odore? Perché non mi fa aprire le gambe davanti a lui, oscenamente, voglio essere sua, la sua puttana, la sua schiava, sua, sua, sua." Quasi intuendo i tuoi pensieri, in una distorta legge del contrappasso allontana di scatto la mano da te, te la nega. "..nno", non puoi trattenere un rantolo biascicato di disappunto "...no, ti prego, ti prego". Sorride, "mi preghi per...cosa?". Deglutisci ancora, la mente vuota, solo il tuo corpo, le tue sensazioni in te, che ti portano a rinnegare ogni razionalità, a perdere ogni vergogna "..ti prego, accarezzami, toccami,...io...ho voglia di te". Senti il tuo volto in fiamme nel sentire la tua voce dire quelle parole, eppure è giusto, è ciò che senti, è ciò che vuoi, essere sua. Sorride accarezzando piano il tuo braccio, quasi a rimarcare una casta carezza, innocente, ben diversa da quella che vorresti. Poi vedi la sua mano muoversi, la segui come ipnotizzata, si avvicina al tavolino, scorgi solo ora, dietro i bicchieri, un oggetto strano, non capisci cosa sia, sembra un gioco per bambini, uno di quei giochi rumorosi che affollano le estati e scompaiono nel volgere di una stagione. Vedi le sue dita afferrarlo, giocarci. Cerchi di capire cosa sia, una, no due palline bianche, che riflettono violentemente i raggi del sole, avorio pensi, levigate, lucide, unite da una cordicella sottile che le trapassa terminando con un anellino; le vedi scorrere tra le sue dita, quasi puoi cogliere la levigatezza dell'avorio, la sensazione di calore che trasmettono. Le vedi scomparire e riapparire tra le sue dita mentre sai che il suo sguardo non abbandona un attimo il tuo volto, scrutando ogni sfumatura del viso. "cosa sono, che centrano ora, cosa vorrà fare?" mille domande nella tua mente, domande senza risposta, domande che non cercano una risposta, che hanno già una risposta: qualsiasi cosa egli v oglia da te. l'avrà. Avvicina piano la mano al tuo volto, alle tue labbra, celando quello strano oggetto tra le dita, facendolo riapparire improvvisamente davanti alle tue labbra, senti la liscia superficie disegnarti la bocca, sai che vuole che tu sporga la lingua, lo fai, docilmente, felice della tua obbedienza, fiera di aver colto in lui uno sguardo di approvazione. Quasi in trance lecchi quell'oggetto che ti porge, per un attimo l'ansia ed il timore di essere vista ti paralizza, ma è solo un attimo, volgi le spalle a tutti, al mondo, e poi che importa, sei solo tu, lui, voi. Muovi la lingua più velocemente ora, la salivazione che aumenta, pur sentendo una inaspettata secchezza alla gola, ti perdi nei suoi occhi, nei suoi desideri, in lui. Lascia scorrere quelle palline sul tuo collo, la tua saliva sulla pelle; scende sul pareo premendo un pò più forte sui tuoi capezzoli; scende ancora, sulle tue gambe. Sai, credi di sapere cosa vuole, temi di saperlo, eppure lo vuoi, con tutta te stessa. Ora guardi con fermezza nei suoi occhi, vuoi che lui sappia che sei pronta a tutto per lui, dischiudi le gambe, ti sembra ti cogliere violentemente l'odore che sale dal tuo sesso ormai pronto, la sua mano lascia scivolare le palline sulle tue cosce, le muove lenta all'interno delle tue gambe, il tuo respiro sempre più rapido, a tratti sospeso in un limbo d'attesa, la mano scivola sotto il pareo, scostandolo, senti una pallina sfiorare i tuoi peli umidi, muoversi lentamente sulle grandi labbra gonfie di desiderio, non puoi trattenere soffocati gemiti di piacere, di desiderio. Sai che lo fa di proposito, sai che capisce i tuoi sforzi per restare immobile, pur offrendoti, restare in silenzio, pur tra la folla rumorosa, pur desiderando urlare la tua voglia, il tuo piacere, il tuo desiderio di lui. Preme un po' più forte, proprio sul clitoride, "ahhhh" non puoi trattenere un lungo gemito di piacere, mentre incurvi un poco le spalle spingendo in avanti impercettibilmente il bacino, ma.. Lui toglie la mano, le palline scompaiono nel suo pugno, la sua voce carezzevole ora "no Giorgia, no piccola, così non va, così non devi, sttttttt, in silenzio, nessun gemito, nessun suono, lo puoi fare per me?" sorride leggermente mentre parla, ma sai che non è una richiesta, è un ordine, e la tua voce in un soffio "si..Padrone, si, per te, per me". PADRONE? Come ti è uscita quella parola, come hai potuto pronunciarla, tu, donna indipendente, orgogliosa. "Si, si cazzo si Padrone, lui ora è il mio Padrone e sono felice, fiera di essere la sua schiava, la sua cagna, di obbedirgli, in tutto, purchè sia orgoglioso di me." Raddrizzi il busto, con fierezza, apri un po' più le gambe spingendo il bacino verso lui, stingendo con forza le labbra, pronta a dimostrargli che sai obbedire, che sei pronta a lui. Sorride, la mano ancora sotto il pareo, ti sembra più decisa ora, senti subito la pallina sfiorare le labbra, il clitoride, con insistenza, abilmente, ondeggi il bacino, assecondando i suoi movimenti, gli occhi negli occhi, una muta sfida, ma nel contempo una sottomissione totale. Il piacere aumenta, ad ondate inarrestabili, ogni muscolo del tuo corpo è teso nell'attesa del piacere, teso nello sforzo di restare immobile, in silenzio, come ti è stato ordinato. Le sue dita scorrono tra le grandi labbra, le schiudono, si inumidiscono in te, del tuo piacere, senti la pallina farsi strada, premere, lentamente, la muove piano, trova una leggera resistenza, vorresti spingerti in avanti, farla entrare in te, ma non devi e lo sai. La pressione aumenta, e.finalmente, con un movimento sinuoso, scivola in te. Ti pieghi su te stessa, mordendoti violentemente le labbra per trattenere ogni suono, per cercare di celare il piacere sconvolgente che ti ha colto. Lì, tra la gente, tra rumori e risa, straordinario come abbia saputo farti scordare tutto ciò, come ti abbia portata ad abbandonarti, ad essere te stessa, come abbia saputo "usare" il resto del mondo per umiliarti, eccitarti, portarti verso vette di piacere impensabile. Muove piano la pallina in te ora, la sospinge, più in fondo, la senti premere sull'utero. L'altra pallina ora, batte piano sul clitoride, scende tra le labbra, preme e. di colpo eccola in te. Ancora un sussulto violento, ancora uno spasimo, senti sulla lingua il dolciastro sapore del tuo sangue, ti sei morsicata le labbra ma. hai obbedito, sei stata in silenzio, e sai che lui ne è fiero. Le sue dita sulla cordicella ora, la muovono piano, lentamente, ma bastano movimenti millimetrici per darti spasimi e contrazioni, piacere. Assecondi ogni suo movimento, senza mai abbandonare i suoi occhi, sorride, ma vedi che è orgoglioso di te e tu lo sei di te stesa, di come ti stai donando. Il piacere aumenta, violento, come una mareggiata invernale, ad ondate sempre più forti, incalzanti. Per un attimo pensi a come potrai nascondere l'orgasmo, poi tutto sfuma, si annebbia, un mondo ovattato in cui esiste solo piacere, sensazioni. La sua mano tira un poco la cordicella, senti le palline quasi scivolare fuori da te, aprirti, contrai i muscoli per trattenerle, poi le sue dita le spingono nuovamente in te, le fanno girare, lo guardi con riconoscenza, avevi temuto che ti negasse il piacere. Ancora tira, ancora stanno per uscire, e di nuovo spinte in te. Questa volta una ondata più forte, chiudi gli occhi per un attimo, un rumore gorgogliante dalla tua gola, serri più forte le labbra, il piacere, eccolo, l'orgasmo agognato, eccolo. Il tuo respiro che soffia violentemente dalle narici, a scatti, accompagnando i suoi movimenti, il tuo corpo teso, pronto ad esplodere. Odori, sapori, rumori, tutto si fonde nella tua mente, tutto porta piacere, eccitazione, aggiunge desiderio al desiderio. Una lunga apnea, infinita, l'agognata attesa di ciò che sai sta per giungere, travolgerti. Ecco ancora le tira, lentamente, aspetti le sue dita che spingano nuovamente, ma.. Uno strappo violento, inatteso, senti le palline schizzare da te, strappate con forza, violenza, un senso di vuoto improvviso, un senso di rabbia, privazione, dolore, tutto in uno, e dalle tue labbra una parola, un singulto ..."noooooo". Deglutisci a vuoto, offesa quasi, furiosa "noooooo, non ora, ti prego". Guardi i suoi occhi, li vedi cupi, arrabbiati, allontana la mano da te, "avevo chiesto silenzio Giorgia, silenzio, sempre" Lascia cadere sul tavolino le palline, vedi i tuoi umori coprirle, le vorresti annusare, leccare, le vorresti in te, ma non è questo che ti turba ora, è lui, lui che si adagia sul lettino, beve lentamente, guardando oltre te, quasi tu non esistessi più, quasi fossi trasparente. Senti le lacrime colmarti gli occhi, "no Dio mio, no, ti prego, che non sia arrabbiato con me, che non sia deluso da me, che non mi abbandoni ora, ora che so cosa sono, cosa voglio, e so che solo con lui posso esserlo, ora che so che lui è il mio Padrone". Non smetti di guardarlo, cercando, sperando, desiderando di attirare la sua attenzione, vorresti un insulto, uno schiaffo, uno sputo in viso, ma non questa indifferenza, questo nulla verso te, quasi ti avesse, di colpo, cancellato dalla sua vita. Provi una delusione cocente, non per l'orgasmo negato, non per il piacere interrotto, ma per non esserti dimostrata ciò che lui voleva, non essere stata all'altezza dei suoi desideri, dei suoi ordini. Lentamente le lacrime scavano il tuo volto, scendendo lungo i solchi del tuo viso, le senti inumidirti le labbra, cogli il sapore salato, come salata, inutile, vuota ti sembra ora la tua vita. Lui continua ad ignorarti, e ciò che più fa male è che le fa senza pose, con assoluta naturalezza, quasi tu realmente non esistessi. Ora piangi senza ritegno, non per impietosirlo certo, sai, per come credi ormai di conoscerlo, che non sarà la pietà a smuoverlo; piangi per ciò che temi di aver perso, per ciò che avevi conosciuto e sai che nessun altro potrà ridarti, piangi per la rabbia verso te, la rabbia di non aver saputo essere, fino in fondo, ciò che sai di essere. Non smetti di fissarlo, la sua mano si muove, verso il tavolino, posa il bicchiere, afferra per un attimo le palline "mio Dio, fa che mi guardi, fa che mi presti la sua attenzione, che si dedichi a me, che mi schiaffeggi magari, ma che si dedichi a me". Si alza, sempre guardando oltre te, resta un attimo in piedi, immobile, le braccia abbandonate lungo il corpo, le palline nella mano, poi, con un gesto impercettibile, le lascia cadere in grembo a te e si allontana senza degnarti di uno sguardo. Riprendi a singhiozzare, le spalle scosse da tremiti, la tua mano che lentamente raccoglie le palline, ancora umide dei tuoi umori, le accarezzi con devozione, sono state tra le sue mani, le ha guidate in te, ed ora... Singhiozzi più forte, ora le risate della piscina ti infastidiscono, perché, perché la gente ride e scherza, lui se ne è andato, lo hai deluso, lo hai perso. Resti li a lungo, persa nel tuo dolore, poi lentamente ti alzi, le palline ancora nella tua mano, non puoi, non potrai mai separartene, unico ricordo di ciò che è stato, di ciò che ancora avrebbe potuto essere. Attraversi l'atrio, chiusa nei tuoi pensieri, il portiere ti guarda, chiedi la chiave, te la porge, l'ascensore, secondo piano, la tua camera, le mani tramanti faticano ad infilare la chiave, vorresti salire ancora, raggiungere la sua camera, bussare buttandoti in ginocchio davanti a lui, chiedendogli scusa, chiedendogli di farti sua, ancora ed ancora ed ancora, ma sai bene che non servirebbe a nulla, a nulla. Apri la porta, entri, qualcosa a terra, ti chini, una busta bianca, la mano ti trema, il cuore in gola, un biglietto d'addio? L'ultimo saluto? La raccogli La apri con gesti frenetici, riconosci la sua calligrafia, la stessa che aveva vergato su un foglietto poche parole ed un numero di camera, da cui tutto era iniziato. Gli occhi velati di lacrime faticano a mettere a fuoco le parole, li asciughi con il dorso della mano, leggi, leggi ed il cuore sembra fermarsi "stasera, alle 20 in punto, al bar dell'Hotel, indossando ciò che ho preparato per te e null'altro e ovviamente...con le nostre palline in te, non deludermi". Il cuore fa balzi di gioia, ancora lacrime, ma di felicità ora, sarai ancora sua, ancora una possibilità, no, non lo deluderai, avanzi lentamente nella stanza ed improvviso un dubbio, "ciò che ho preparato per te?" Che significa, oddio, non capisci, cosa vorrà che tu indossi? Come capire ciò che intende? Non puoi permetterti di sbagliare, di deluderlo. Alzi lo sguardo e, sul letto, elegantemente adagiato, vedi uno splendido abito da sera, nero, dei collant, splendidi sandali in tinta. Hai un brivido, lui è stato li, nella tua stanza, lui ha preparato questo per te. Paura, gioia, eccitazione, brividi. Chi è quest'uomo, come sa tutto, troppo di te? Come può prevenire i tuoi desideri e stupirti così? Non importa, è ciò che vuoi, e lui lo sa, e non lo deluderai no, non deluderai il tuo Padrone, non più, stasera alle 20, al bar dell'Hotel.
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VACANZA (prima parte)
Sprazzi di vita, di vita vissuta, che a volte porta ad immedesimarsi, a rincorrere i propri sogni, stanchi di nasconderli e negarli. Sentendo il bisogno di viverli. In vacanza, finalmente, e finalmente sola, senza marito, senza lavoro, una settimana tutta per te. Esci dall'Hotel e lentamente ti dirigi verso la piscina, guardandoti attorno. Non c'è ancora nessuno, in fondo sono solo le 9, prestissimo per chi è in vacanza. Scegli il lettino, studiando attentamente la zona in cui pensi ci sarà più sole durante la giornata, togli il pareo che ti serve da copricostume e ti adagi mollemente cominciando a gustarti la calda carezza del sole sul tuo corpo, sentendola scaldare la tua pelle. Una rivista di enigmistica tra le mani e la mente che si vuota gustandosi quel nulla che sola una vacanza solitaria può dare. Tra dormiveglia e lenti anagrammi il tempo scorre, senti voci attorno a te, persone che, come te, vengono a farsi scaldare la pelle, illudendosi che scaldi anche i loro cuori. Poca gente, in fondo è periodo di bassa stagione. Il caldo sole comincia a velare di piccole gocce di sudore il tuo corpo, piacevolmente, e la tua mente si vuota di ogni dovere. Tu, sola, null'altro e nessun altro a cui pensare, finalmente. Ti senti osservata, giri lentamente il capo e lo vedi seduto su un lettino non lontano dal tuo, il corpo già abbronzato, occhiali da sole a coprirgli parzialmente il volto ed un sorriso enigmatico sul viso. Distogli lo sguardo, ti disinteressi immergendoti nuovamente nell'enigmistica; ma continui a sentire, insistente, quello sguardo su di te, o forse è il tuo desiderio di sentirlo che te lo fa immaginare. Volgi lentamente il capo e. ecco, quasi immobile, ancora li, a fissarti; ti volti di scatto con un gesto di insofferenza, ma è vera insofferenza? O forse quello sguardo continuo su di te stuzzica la tua vanità? Da quanto non ti sentivi desiderata? Da quanto non sentivi la carezza di uno sguardo maschile, sfacciata ed invadente, impudica quasi? Desiderata? Ridi tra te e te. Desiderata? Ma è solo uno sconosciuto che ti ha guardata, nulla più, la tua fantasia sta volando troppo, probabilmente è solo un uomo che si guarda attorno e, casualmente, per due volte, il suo sguardo coperto da occhiali scuri, ha incrociato il tuo, o forse guardava oltre te, cercava la ragazza bionda seduta un pò più in là. I tuoi pensieri volano lontano, da quanto tempo non senti il brivido che dà l'essere desiderata da un uomo, da quanto tempo sei relegata al ruolo di moglie e madre? Da quanto solo il tuo lavoro assorbe tutta te stessa? Dove tutto è scontato, dovuto, NOIOSO? Da quanto il tuo cuore non accellera i battiti incrociando lo sguardo di un uomo e rubandone i pensieri? Sciocchezze, solo la tua sciocca fantasia che ti fa immaginare ciò che non c'è. Si, pensi ridendo, è certamente così, ora mi volterò, ti dici, e lui sarà immerso nella lettura di un quotidiano, o starà avvicinandosi pian piano alla biondina accanto. Sorridi con te stessa a quel nuovo gioco, ecco ora mi volto: uno, due e .. tre. Il respiro ti si blocca di colpo e resti immobile sentendoti avvampare; lui è lì, sorridente, davanti a te, un bicchiere tra le mani, il vetro appannato dalla gelida bibita colorata, senti la gola secca; si china porgendotelo "buongiorno, con questo caldo bisogna reintegrare i liquidi, posso?" ti porge il bicchiere che afferri lentamente insultandoti per la figura da idiota che stai facendo; non riesci a spiccicare parola, sei rossa, quasi lui potesse leggere i tuoi sciocchi pensieri e le tue illazioni di poco prima. Finalmente sussurri un "grazie" e porti il bicchiere alle labbra. Ora non hai dubbi, senti il suo sguardo su te, non sono fantasie, lo senti, insistente e caldo, che brucia più del sole, ed assurdamente ogni tuo gesto assume significati nuovi; ti scopri a pensare a come stai sorseggiando la bevanda, a come le tue labbra si posano sul bordo del bicchiere, a come le vede lui, senti il freddo e dolce liquido scivolare in te, procurandoti un brivido; e sempre, sopra tutto, il suo sguardo. Le sue parole scorrono nella tua mente, una conversazione banale, ma non sono le sue parole a turbarti, ma il suo sguardo attraverso le lenti oscurate. Lo senti scivolare piano sulle tue spalle, scendere lentamente lungo la schiena, seguire le morbide curve delle tue natiche. Ti accorgi che, inconsciamente a tale pensiero contrai i muscoli, quasi a proteggerti, difenderti, ma realizzando subito che quell'improvviso contrarsi dei tuoi glutei sodi potrebbe far pensare ad altro. Sei paonazza ormai, la mente in subbuglio, arrabbiata con te stessa perché ti stai comportando come una sciocca quattordicenne; cerchi di ritrovare il tuo autocontrollo, di dire qualche frase simpatica, di circostanza. Lui è seduto sul bordo del lettino, le tue braccia sfiorano involontariamente le sue gambe, devi sollevare il capo per guardarlo e questo ti mette a disagio, in soggezione; Vorresti alzarti, sederti, ma.. hai slacciato il reggiseno del costume per evitare quelle odiose righe bianche sull'abbronzatura e non hai il coraggio di allacciarlo con lui così vicino a te. "ha una pelle molto delicata" sussurra "dovrebbe proteggerla meglio dal sole" A queste parole si alza, lo senti muoversi dietro te e improvvisamente senti cadere sulla tua schiena cotta dal sole gelide gocce di crema, rabbrividisci ma subito le sue morbide mani si muovono su te, una lunga carezza, che parte dalle spalle, sciogliendo i tuoi muscoli contratti, scende lenta lungo la schiena, si muove sui fianchi. Hai un moto di ribellione, "ma come si permette questo stronzo? Ora gli do uno schiaffo". Ma senti questi pensieri scorrere in te lontani, quasi non fossero tuoi, perché le sue mani su di te, le mani di quello sconosciuto, ti danno sensazioni scordate, desiderate da troppo tempo. Sei immobile, gustandoti quell'inaspettato massaggio e nel contempo temendolo per ciò che suscita in te. Non hai più controllo sul tuo corpo, ti senti razionalmente troppo sfacciata, non vorresti permettergli di fare ciò che sta facendo, ma non puoi impedirglielo. Si, vuoi le sue mani, vuoi le sue carezze, vuoi i brividi che ti procura, anche se ciò ti fa sentire una donna facile e ti fa infuriare perché intuisci che lui sa bene ciò che stai provando. Abbassi il capo sul lettino, scostando i capelli dal collo, offrendoglielo, e subito le sue mani lo avvolgono, lente, abili, sensuali; sembrano sapere, da sempre, dove e come accarezzarti. Si accarezzarti, perché ormai quelle mani non stanno più semplicemente spalmando della crema, né massaggiandoti, stanno accarezzandoti, e ti accorgi di desiderare quelle carezze, sempre di più. Le mani lentamente abbandonano il tuo collo, scorrono ancora sulla tua schiena, scivolando lentamente vicino ai tuoi seni. Resti immobile, tesa, VUOI CHE LI ACCAREZZI, CHE LI TOCCHI. Questa certezza esplode nella tua mente, improvvisa, si vuoi che quello sconosciuto ti accarezzi il seno, ti muovi piano, cercando di avvicinarlo alla sua mano, inarchi un poco il busto, sollevandolo. Ma lui allontana la mano, la riporta sulla schiena, lenta, sicura. Ti mordi le labbra, perché? Non può non aver capito cosa desideravi, sei stata sfacciatamente chiara, perché? Ma il tuo corpo si lascia nuovamente trasportare dalle emozioni che le sue mani ti donano, ora quelle mani sono sulle tue gambe, lentamente sfiorano i tuoi polpacci, salgono, piano, sulle cosce. Vorresti urlare, senti i tuoi capezzoli premere contro il lettino, eccitarsi ancor più ad ogni tuo minimo movimento, e sai che, inconsciamente, ti stai muovendo proprio per quello. Senti il tuo bacino ondeggiare piano, quasi chiedere alle sue mani...ti spaventa ciò che pensi, tu, una donna rispettata, uno sconosciuto alle tue spalle che ti accarezza, no, basta, reagisci, razionalizza. Ora gli dirai di smettere Ma ecco che le sue dita sfiorano l'interno delle tue cosce, dolci, eccitanti, ti accorgi che dischiudi un poco le gambe REAGISCI. DIGLI DI SMETTERE Ma il tuo corpo non può obbedire a ciò che realmente la tua mente non vuole, la tua mente non può più obbedirti, quasi non fosse più tua. Le sue dita sfiorano...inavvertitamente... il tuo slip, ti sfugge un gemito e.... Le sue mani ti abbandonano Si staccano da te No, resta qui, accarezzami ancora Vorresti chiederglielo, implorarlo quasi Lo senti alzarsi, passare accanto a te, posa lentamente davanti al tuo viso un bigliettino e si allontana senza voltarsi. Sei turbata, frastornata, con fatica la tua mente ti riporta alla realtà mentre i tuoi occhi non smettono di seguire la figura che si allontana, come un sogno che svanisce al mattino e che vorresti afferrare ma non puoi. Vedi il bigliettino, cerchi di mettere a fuoco le parole vergate con calligrafia sicura. Solo dei numeri e poche parole Stanza 322, terzo piano, ti aspetto, ORA! Hai un improvviso moto di rabbia, sei furiosa con lui; ti aspetto ora? Ma chi si crede di essere, e chi crede che tu sia? Una sciocca ragazzina pronta a correre da lui per due carezze? Strappi il bigliettino, la lasci cadere a terra STRONZO PRESUNTUOSO! No, non mentirti, sei furiosa con te stessa non con lui, si furiosa perché ti accorgi che lo desideri, che vuoi correre da lui, furiosa perché lui lo ha capito, perché ha letto in te ciò che tu vuoi, ciò che desideri. Senza neppure rendertene conto ti alzi, allacciando il reggiseno, avvolgi il pareo attorno al corpo, fremendo al contatto con la stoffa, e, quasi in trance, ti avvii verso l'hotel, entri, l'ascensore, la gente intorno a te, rumori, profumi, tutto è ovattato nella tua mente, tutto lontano ed indistinto, quasi come se fossi trascinata da una forza invisibile in un mare di nebbia, anelando di raggiungere..... Raggiungere cosa? Sciocca, sei una sciocca. Fermati, torna in piscina, dimostragli che non sei ciò che lui crede L'ascensore, stampata nella tua mente l'immagine di quel bigliettino, poche parole: Stanza 322, terzo piano, ti aspetto, ORA! una mano preme il pulsante del terzo piano, la tua mano Si, sei ciò che crede lui, vuoi ciò che lui sa che tu vuoi, disperatamente. L'ascensore si ferma, le porte si aprono, il corridoio vuoto, il tuo sguardo scorre i numeri sulle porte 312, 318, ...322 E' socchiusa, resti immobile, una silenziosa lotta in te, vorresti spalancare quella porta, buttarti tra le sue braccia, chiedergli di accarezzarti, di farti sua, di darti piacere, ma nel contempo lo temi, sei una donna adulta, intelligente, razionale; già razionale: voltati, vattene, dimostra ciò che sei. Una voce da dietro la porta, improvvisa, inaspettata, bassa e decisa "Entra, ti aspettavo" Una vampata di calore sul tuo viso, spingi la porta, entri lentamente, quasi barcollando, inebetita dai tuoi pensieri. Eccolo In piedi, nell'intimo salottino della suite Una elegante camicia, pantaloni di lino, scioccamente hai un moto di delusione "ma come, si è rivestito?" Arrossisci ancor più a questo pensiero indecente. Lui chiude la porta, è dietro te, vicino, molto vicino, troppo. Senti il calore del suo corpo contro il tuo, il tuo respiro ansimante rompe l'assoluto silenzio, il suo viso accanto al tuo, la sua voce, suadente e dolce, al tuo orecchio. "come ti chiami?" rispondi in un soffio "Giorgia". Sai di essere in sua balia, no, non è così e lo sai bene, sei in balia di te stessa, del tuo corpo, dei tuoi desideri troppo a lungo nascosti, repressi. Le sue mani si muovono su di te, lente, decise, possessive. Senti la stoffa del pareo accarezzarti la pelle, lo slaccia lentamente, cade a terra. Finalmente le sue dita sulla tua pelle, ancora, ancora. Sollevi piano lo sguardo e . ti vedi riflessa in un grande specchio davanti a te, il minuscolo costume che ti copre, lui dietro di te, le sue braccia, le sue mani che si muovono abili sul tuo corpo, un sorriso enigmatico sul volto affascinante. Non puoi distogliere la sguardo, vuoi vederti, vederlo, mentre ti accarezza, mentre ti fa sua, vederti spudorata e pronta a tutto, Donna, Femmina. Queste parole nella tua mente ti spaventano, "pronta a tutto? donna? femmina?" Ti spaventano ma aumentano la tua eccitazione "Si PRONTA A TUTTO, DONNA FEMMINA, LO VUOI, CON TUTTA TE STESSA" Vedi riflesso il tuo corpo, eccitato, il tuo seno gonfio di desiderio, i tuoi capezzoli che sembrano forare la stoffa, che quasi fanno male, ma è un dolce dolore. Incroci il suo sguardo nello specchio, deciso ora, mentre le sue mani salgono sul tuo corpo, sfiorano appena i seni, facendoti gemere ed inarcare il busto, salgono ancora, sul collo, sul viso, sulle labbra. Stai premendo contro lui, il tuo bacino lo cerca, lo vuole, ora, subito. Le sue mani sulle spalle, sulla schiena, le senti sciogliere il reggiseno, lo sfila, con un gesto aggraziato. Hai lo sguardo febbrile, il vederti così, abbandonata ad un uomo, implorante di lui, ti provoca emozioni sconosciute. Afferra le tue mani, le guida lentamente, le posa sui tuoi seni, stringendole. "mio Dio lo voglio, ora": Senti i tuoi capezzoli fremere tra le tue dita, guidate dalle sue, indurirsi ancor più, senti il tuo piacere bagnarti tra le gambe, inumidendo lo slip, vorresti urlare "PRENDIMI, ORA" ma non riesci a parlare, tutta te stessa sta nelle sue mani, nella sua mente. Guida le tue mani, le tue dita, sul tuo corpo, alternando dolcezza e decisione, quasi sapesse esattamente ciò che vuoi. Poi improvvisamente, si allontana da te; resti immobile, inebetita, le mani ancora sui seni, le dita che si muovono guidate dall'istinto, dal desiderio Passa davanti a te, fissandoti, si siede su una poltroncina. La tua bocca aperta, fissandoti nello specchio mentre le tue dita stringono i tuoi seni sotto il suo sguardo. Impudica ed eccitata, invitandolo, pregandolo, chiamandolo con i movimenti del tuo corpo che vedi riflesso davanti a te. Lo vedi afferrare il telefono, poche parole e riappende, non capisci, ma non importa, non puoi più smettere ora, non ora che è il tuo corpo a guidarti. Lasci che la tua mano scivoli tra le tue gambe, ti sfiori mentre il tuo corpo freme percorso da mille brividi di piacere, ti guardi allo specchio, vedi una donna eccitata, il viso contratto dal desiderio e dal piacere, la bocca aperta, ansante. Le tue dita scostano lo slip, sentono il tuoi umori bagnarti le dita. Senti la sua voce: "continua" , non hai bisogno di stimoli, non più ora, ti apri, mostrandoti, umida, calda. Vedi il tuo sesso riflesso, le tue dita impadronirsene, sei stordita dal desiderio; ti appoggi alla parete, le gambe un poco piegate, aperte, le dita sul clitoride, premendolo, muovendolo, roteandolo, di più, più veloce. Un rauco mugolio continuo dalle labbra. Si la donna che vedi nello specchio è ciò che avresti sempre voluto essere. Un pò puttana, un pò schiava, ma libera di essere come si sente, felice di provare ciò che prova, che stai provando. Bussano alla porta, lui dice avanti, si apre. Sfili la mano dallo slip, ti volti sconvolta dal terrore e dal piacere. Il tuo viso, il tuo corpo non possono celare ciò che stavi facendo, ciò che stavi provando. Entra un cameriere con un carrello, ti guarda, cerchi di coprirti il seno, abbassando gli occhi. Lui firma il conto, esce, e siete ancora soli. Stai ansimando, dalla rabbia dalla delusione, dall'umiliazione. Perché? Perché ha voluto umiliarti così? Mostrarti ad altri? Lo guardi con uno sguardo che vorrebbe incenerirlo, il tuo braccio a coprire il seno, ti chini senza una parola, afferri il pareo furiosa. Basta, lurido stronzo, ti aveva ed ha rovinato tutto, porco pervertito. Lo guardi, ancora seduto ti osserva indossare il pareo, sorridendo. Non parla, non parli, ti volti per andartene, non merita neppure un insulto. Apri a porta e..lo senti dietro te, le sue mani delicate sulle spalle nude, un fremito, un gemito. No, non ora, non ricominciare Giorgia, esci, vattene. Le sue mani sul collo, le sue labbra, dolci, morbide, ti fa voltare, lentamente. Ecco, ancora l'oblio, il desiderio, il nulla. Sei tra le sue braccia, la sua bocca cerca la tua, dimentica di tutto, senti il suo sapore. Le sue labbra sulle tue, la sua lingua che le forza leggermente, le schiudi, lo accogli in te, le vostre lingue si scambiano sensazioni, giochi, mentre ti stringe a se, con forza. Ti abbandoni completamente, dimentica di tutto, di ciò che sei, dell'umiliazione appena vi ssuta, di tutto; solo tu e lui e pronta a tutto. Le sue mani sul tuo collo, sulle spalle, premono con decisione, sai cosa vuole, ti lasci scivolare a terra, in ginocchio, davanti a lui. Mille volte nelle tue fantasie ti sei vista così, ma mai hai osato farlo. Ora si, ora lo vuoi, vorresti implorarlo di permetterti di avere il suo sesso, di lasciartelo adorare, gustare. I pantaloni di lino mostrano inequivocabilmente la sua eccitazione, il suo sesso eccitato, prorompente, esigente. Senti la mente acquosa, ormai irrazionale, vivere solo di sensazioni violente, immediate, brucianti. Vorresti slacciare quei pantaloni, liberare quel desiderato simbolo di piacere, annusarne la fragranza, gustarne il sapore; sentirlo forzare prepotentemente le tue labbra pronte ad accoglierlo, sentirlo gonfiarsi in te, premere in te, violare la tua bocca con colpi possenti, imperiosi, umilianti forse ma tanto, troppo desiderati ormai. Ma ancora una volta si allontana da te, lasciandoti immobile, fremente; si muove attorno a te, una benda nera copre il tuo volto, il buio ed il nulla. Silenzio, immobilità, il tempo scorre lento, infinito, NULLA. Lo vuoi, lo vuoi come non mai, come mai nessuno prima, ma lui dov'è ora? Finalmente la sua mano sul tuo capo, tra i tuoi capelli, decisa ora; li afferra e quella stretta sicura ti porta ormai al più totale abbandono; muove il tuo capo, ti costringe ad alzarlo verso lui, pur non vedendolo, le labbra dischiuse, pronte ad essere oscenamente sue. Cogli un tintinnare di vetro, intuisci qualcosa che si avvicina a te, al tuo viso ormai stravolto dal desiderio, poche gocce bagnano le tue labbra, poi di più, un attimo di smarrimento prima di intuire che si tratta di champagne ghiacciato, apri la bocca, lasci che scorra in te, impetuoso; il ribollire delle bollicine si gonfia nella tua bocca, tracima dalle tue labbra, colando sul collo, sul seno eccitato che freme a quel gelido contatto. La tua mente ti immagina come lui ti vede, hai scoperto il piacere di vederti così, succube, libera, disposta a tutto, in ginocchio davanti ad uno sconosciuto, nuda ad eccezione di un minuscolo triangolino di stoffa tra le gambe, ormai fradicio di te, il viso sollevato, offerto a l ui, bagnato di liquido che come una laida carezza scorre dalle tue labbra sul tuo corpo dandoti sensazioni inaspettate. Ancora la sua mano, ancora decisa sui capelli, ti solleva, imperiosa, forte, ti lasci guidare felice, si assurdamente felice, ti fa muovere nella stanza, fermandoti poi improvvisamente. E' dietro te, lo senti contro te, il suo corpo finalmente nudo contro il tuo, pelle su pelle; il suo sesso finalmente sfregarti le natiche, ti muovi ondeggiando, lasciando che si muova su te, sentendolo scivolare tra le tue gambe, premere quel minuscolo triangolo di stoffa umido, eccitare il tuo sesso già spasmodicamente eccitato. Solo il tuo respiro affannoso rompe il silenzio, sempre più rapido, sempre più voglioso. La sua pelle sulla tua, il suo petto contro la tua schiena inarcata, alla ricerca di contatto, sensazioni, piacere. Improvvisa la sua mano strappa la benda. Resti accecata dalla luce per un attimo, una luce abbacinante, violenta, come violente sono le sensazioni che stai provando. Lentamente riapri gli occhi, una grande vetrata davanti a te, e fuori, sotto di voi, la piscina dove tutto è iniziato, ormai affollata di gente. Lo senti dietro te, ti spinge avanti, più avanti, ormai contro il vetro, sai che basterebbe che qualcuno dalla piscina sollevasse lo sguardo per vederti, nuda, eccitata, libera e soprattutto sua. Non ti importa, nulla importa, anzi tutto ciò non fa che aumentare il tuo desiderio, lo vuoi, ora, subito. Lacrime calde colmano i tuoi occhi, non di paura, non di sofferenza, ma assurdamente lacrime di desiderio. Mai hai provato tutto ciò, una così completa sensazione di abbandono, una ricchezza così totale di sensazioni: cogli il vago sentore del suo profumo, il dolce calore della sua pelle contro la tua, il leggero velo di sudore che sta coprendo i vostri corpi, mescolandosi, voci lo ntane di gente ignara, musica in sottofondo e spasmi incontrollati ed incontrollabili al tuo ventre, quasi un continuo stato di preorgasmo, che vorrebbe disperatamente sfociare nel piacere assoluto, ma assurdamente vorresti che durasse ancora ed ancora ed ancora; tutto ciò meravigliosamente fuso insieme, in un'unica, insospettabile, inaspettata sensazione di appartenenza. Afferra le tue mani, le solleva sopra di te, appoggiandole al vetro; i seni schiacciati, esibiti, eccitati. Preme il tuo capo, la bocca si deforma contro quella fredda lastra trasparente, che vi isola pur mostrandovi a chiunque, le labbra dischiuse, la saliva che scivola ad inumidire quel vetro ormai parte di voi. Senti le sue dita afferrare il bordo del tuo slip. finalmente pensi, finalmente lo strapperà, finalmente mi farà sua, ed il solo pensiero ti porta ad un orgasmo inaspettato, pieghi le gambe per un attimo, la mente che si svuota di tutto, il cuore che pulsa in ogni parte del tuo corpo. Le sue mani tirano ora con forza il tuo slip, verso l'alto, di più, quasi a sollevarti da terra, senti l'umido pezzetto di stoffa farsi strada in te, aprire a forza le grandi labbra, gonfie di desiderio, premere il clitoride esageratamente gonfio, ti muovi, ondeggi, cerchi il piacere gemendo, mugolando, si mugolando, così ormai ti senti, una piccola cagnetta in calore pronta ad ogni cosa pur d i avere piacere, ma assurdamente capisci che il tuo vero piacere è nel cogliere la sua approvazione; vuoi che ti apprezzi, che sia fiero di te, della sua nuova cagnetta. Pensieri affannosi, assurdi, affollano confusamente la tua mente, e tutto ciò ti porta ancora più lontano, ad uno stato di eccitazione che mai avresti immaginato. La sua voce, la sua voce decisa, da quanto non la senti, ed ora ti accorgi di desiderare quel tono severo, sicuro, che ti guida, " apriti cagnetta, mostrati a me", le tue mani abbandonano il vetro, si posano sulle tue natiche, le afferrano con presa sicura, sai cosa vuoi ora, essere sua, completamente. Allarghi le tue natiche, oscenamente, il leggero tessuto separa il tuo sesso eccitandolo; ecco, improvvisa la desiderata mossa della sua mano, un colpo secco, il tuo slip tra le sue mani, il tuo sesso dischiuso a lui, rorido di umori, pronto a lui. Adori aprirti a lui, sentire le tue mani che ti aprono, spostare un poco le gambe per meglio mostrarti, leggermente chinata in avanti, la schiena arcuata, il viso schiacciato su quel mondo esterno che ora non ti appartiene più. Ecco, finalmente, la punta gonfia del suo sesso accarezza il tuo, si sofferma leggero a sfiorare i tuoi peli curati, cerca il clitoride, solleticandolo, non resisti, un gemito ininterrotto sfugge roco dalla tua gola, ecco lo senti, tra le grandi labbra, si bagna in te, di te, spinge, lentamente, aprendoti di più. Ogni fibra de tuo corpo ormai coglie la sua presenza, sembra che tutto in te si sia trasformato; il tuo sesso ormai è il centro di tutto. Spinge, ancora, lentamente, lo senti riempirti, colmarti di lui, la sensazione di appartenere, di essere sua ora è totale; più a fondo, di più, a toccare dolcemente il tuo utero, fermandosi un poco e poi, lentamente, uscire da te, vorresti trattenerlo in te, stringi i tuoi muscoli, avvolgendolo, traendo sensazioni quasi trascendentali; esce piano, ancora un poco, solo il suo glande ora in te....ma ecco che il movimento si inverte, le tue dita allargano ancor più le tue natiche mentre torna in te, lentamente, un languido movimento sfinente, in fondo a te, piena di lui. Ecco si ferma, resta immobile in te, solo inapprezzabili movimenti dei vostri corpi, dettati dal respiro, muovono i vostri sessi, stimolazioni appena percettibili eppure così intense. Un brusco movimento, secco, deciso, ora violento; si muove in te ora, con forza, decisione, ti prende, SI, TI PRENDE ORA, finalmente sua, completamente sua. Colpi possenti, sempre più affondati, mentre il tuo corpo sussulta in movimenti incontrollati, scomposti; il capo sempre schiacciato contro la finestra, la lingua che disegna oscene greche di saliva sul vetro appannato dal tuo desiderio, rivoli di piacere che ti scorrono tra le gambe, sulle cosce. Ormai non sai più distinguere l'orgasmo, è un susseguirsi ininterrotto di orgasmi, senza tregua, sempre più violenti, sempre piò intensi che ti portano sempre oltre, dove non pensavi fosse possibile arrivare, eppure in ogni istante il piacere supera il piacere, parloe senza senso escono dalle tue labbra, mescolate a gemiti, urla, sospiri, nulla più importa, vuoi che lui ti veda come realmente sei. Le tue mani sul tuo capo, afferrano i tuoi capelli, ti costringono a voltarti verso lui, a guardarlo, gli occhi appannati, il viso distorto nel piacere, l'ansimare scomposto di tutta te stessa, l'inaspettato piacere di quella presa sicura, forte, perdendoti in lui. Più veloce, più a fondo, colpi sempre più decisi, fondendosi in te. Le tue mani che aprono ancor più le tue natiche, mostrandogli ogni tua intimità, impudicamente; senti il tuo sfintere aprirsi piano sotto le spinte del piacere, quella parte del tuo corpo che hai sempre negato a chiunque e che ora, assurdamente, vorresti sentire violata. I tuoi occhi nei suoi, una muta richiesta di...tutto. La sua mano sul tuo viso ora, tra le tue labbra, biascichi parole senza senso, coprendola di saliva, di parole, di desiderio, la allontana da te, la senti scivolare sulla tua schiena mentre incessanti i suoi colpi ti scuotono, eccola, le sue dita sullo sfintere, bagnandolo di saliva, ti mordi le labbra, guardandolo preme piano, sei pronta ad aprirti a lui. Un colpo più deciso, a fondo, senti il tuo sesso riempirti completamente "ora piccola cagna, ora sei mia, ora puoi godere" quasi aspettassi quelle parole un orgasmo totale ti coglie, un lungo urlo, le gambe cedono, trattieni il respiro quasi a prolungare quell'infinito piacere mentre non distingui più nulla, occhi vacui guardano il vuoto, pensieri annebbiati si fondono, confondono, svaniscono per riapparire, solo piacere, piacere assoluto ed abbandono totale. Percepisci appena il suo muoversi in te, gli ultimi colpi, la vischiosa presenza del suo seme sulle tue natiche, sullo sfintere offerto e rifiutato, aperto, alcune gocce scivolano in te. Lentamente il respiro riprende, la mente ancora ovattata dal piacere, muovi la tua mano, raccogli sulle dita il suo sperma, lo porti verso te, spargendolo sul vetro, mai avresti immaginato di fare ciò che fai..eppure lo vuoi, ora si, la tua lingua sporge, lo lecca, lo gusta. Assurdamente vorresti quasi che qualcuno dalla piscina alzasse lo sguardo, ti vedesse, impudica, un pò puttana, femmina, come ora ti senti, come hai desiderato da sempre, felice ed orgogliosa di fare questo per lui, della approvazione che vedi in lui. Il suo corpo ora stretto al tuo, in un abbraccio dolce, appagante, rincuorante. Restate immobili a lungo ascoltando i vostri cuori riprendere il ritmo normale, acquietarsi dopo l'estasi, in quel meraviglioso limbo dopo il piacere. Ore, minuti, secondi, il tempo non esiste, solo tu, lui, voi. Si stacca da te, lentamente, un improvviso gesto di pudicizia ti porta a coprirti con le mani, voltandoti verso lui, il volto in fiamme, appagata, felice, sua come mai di nessun altro. Raccoglie il tuo pareo, lo avvolge attorno al tuo corpo ancora coperto del vostro sudore, tra le tue gambe ancora i vostri umori mescolati tra loro, sollevi lo sguardo, sorride, un leggero sfiorarsi di labbra, e la sua voce, dolce ora, "a presto Giorgia, a presto" si volta verso la finestra che ancora porta i segni del vostro piacere, ti volti lentamente, esci..."a presto".
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22 anni fa
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Varie
Una sera al cinema
C'era qualcosa di strano in me quel giorno e gli uomini lo percepivano. Forse si capiva che stavo cercando sensazioni forti. Con il mio lui avevamo deciso una serata un po’ speciale : cinema e cenetta intima a casa di lui. Sotto il vestito nero avevo una deliziosa guepiere che avevo appena comprato. Di quelle con il reggicalze. E calze a rete nera che mi piacciono tanto. Avremmo cenato cosi’, alternando cibo e giochi erotici. Insomma quella sera avevo voglia di giocare alla puttana. Sono seduta in penultima fila della sala aspettando di vedere entrare lui. Non seguo molto cio’ che avviene sullo schermo o in sala. Sono persa nella eccitazione di cio’ che mi aspettera’. Intanto lui non arriva... Mi rendo improvvisamente conto che due di quei tre fuori, che non mi staccavano gli occhi di dosso, sono seduti in fianco a me e il terzo e’ seduto esattamente dietro me. In un altro momento mi sarei alzata e avrei aspettato fuori, ma quella sera era diversa. Per un po’ non succede niente. Aspetto col fiato sospeso che accada qualcosa. I due di fianco non smettono di guardarmi. Il cuore batte a mille, ho paura e sono spaventata ma non mi alzo. Aspetto. Le ginocchia chiuse strette. Ad un certo punto quello dietro mi si avvicina, allunga le mani a toccarmi il seno. Arriva dolcemente fino ai capezzoli e comincia a tirarli. Dovrei ribellarmi, lo so. Cosi’ mi hanno insegnato. Ma mi piace e comincio a non riuscire piu' a stare composta sulla sedia. Una corrente di eccitazione mi attraversa il corpo, ma non voglio far vedere che mi piace cosi' tanto. Sono decisamente spaventata e sorpresa dalla mia stessa eccitazione. La dolcezza dell'uomo non dura molto. Forse capisce che ci sto; scopre i seni e comincia a sfregarmeli con un ghiacciolo al limone e a strizzarmi i capezzoli fino a farmeli diventare grossi e duri. Come avra' fatto a intuire che mi fa impazzire il freddo del ghiaccio sui capezzoli ? L’altra gente intorno a noi e’ abbastanza lontana e non si accorge di niente. Ma ho paura che sentano i miei primi mugolii di piacere che non riesco a trattenere. Il ghiacciolo si scioglie sulla mia pelle calda e forma rivoli che mi solleticano scorrendo sotto il vestito fin dentro le mutandine. I due seduti a lato non stanno a guardare soltanto. Quello a destra si china sul mio seno e lecca avidamente il succo di limone. Pian piano arriva al capezzolo e lo prende tra i denti dapprima dolcemente poi mordendo sempre piu’ forte. Sto per urlare di dolore e di volutta’. Spasmi di piacere salgono da sotto, in basso, fino allo stomaco. In mezzo alle gambe ho un senso di vuoto che vuole essere riempito. Vorrei gridare che mi mettano qualcosa dentro perche’ non ne posso piu’, quando i due in fianco mi sollevano il vestito e mi aprono le gambe bloccandole col loro corpo. Potrei gridare, forse sono ancora in tempo. Invece no. Mi piace troppo quello che mi sta succedendo e sono gia’ tropppo eccitata per ribellarmi. Uno dei due mi infila brutalmente un dito nella fica e se non ci fosse quello dietro a tenermi per i capezzoli cascherei dalla poltrona , incapace di controllare il piacere. L’altro a questo punto scosta lentamente le mutandine di pizzo nero e comincia a masturbarmi delicatamente. Dio, quanto mi piace ! Mi sento cosi’ puttana e mi piace tantissimo sentirmi cosi’. Adoro le mani degli uomini sul mio corpo che toccano, palpano, penetrano profondamente. Mi piace che tutti godano del mio corpo. Sono come in trance, in completa balia di mille stimoli che arrivano da tutte le parti. In questo momento potrebbero farmi qualunque cosa che non avrei la forza di ribellarmi. Ho una voglia terribile di toccare i loro membri ormai duri. Ne ho a disposizione due per la prima volta. Lentamente slaccio la cintura e abbasso la lampo per togliere dalla loro gabbia questi begli uccelli. Infilo contemporaneamente le mani per prenderli. Comincio a giocarci mentre loro continuano a masturbarmi. Freno a stento le onde di piacere che fanno contrarre tutti i muscoli del mio corpo. Non devo venire ancora.. Devo resistere. C’e’ troppa gente che potrebbe sentirmi. Ormai ho una voglia incredibile di essere scopata da tutti; ho perso completamente il controllo della situazione. Tutte insieme le mie fantasie si affollano nella testa: ho voglia di succhiare il loro cazzo mentre mi scopano, di farmi leccare da uno mentre un altro mi scopa il culo, di riempire con i loro cazzi i tre buchi che ho a disposizione e di inventarne altri per riempirli con altri cazzi. Non si puo’ piu’ rimanere qui. La sala si sta riempiendo troppo. Ubriaca di desiderio mi trascinano a malapena in una sala adiacente in ristrutturazione completamente vuota. Viene una leggera luce dal corridoio atttraverso le tende pesanti semiaperte. Ancora mezza vestita mi palpano da tutte le parti. Uno dei tre mi bacia violentemente mentre un altro mi infila due dita nella fica. Mi strappano il vestito di dosso lasciandomi in corpetto e calze nere. Mi piace essere scopata cosi’ con il reggicalze e il corsetto che mi stringe il seno fino a farlo scoppiare. Mi costringono in ginocchio. Uno in piedi avvicina la mia bocca al suo cazzo. Comincio a leccarglielo per tutta la lunghezza e mi fermo sulla cima morbida e calda andando su e giu’ prima lentamente poi sempre piu’ velocemente e profondamente fino ad inghiottirlo tutto. Lo tiro fuori e me lo strofino sul viso e sul seno continuando a menarlo. Un altro sotto mi lecca la fica infilandoci dentro due dita, mentre il terzo comincia a succhiarmi i capezzoli fino a fare uscire il liquido bianco della mia eccitazione. Mi e’ sempre piaciuto leccare e succhiare il cazzo e uno solo non mi basta . Ne voglio un altro e passo dall’uno all’altro come un’affamata che non tocca cibo da giorni. Ora tirano le tende a chiudere definitivamente ogni presenza di luce. La sala e' completamente al buio. E’ proprio cosi’ che voglio. Al buio senza sapere chi ti scopa, dove ti scoperanno, cosa ti faranno. Un giocattolo di piacere nelle loro mani. Con questi affari duri che arrivano da tutte le parti. Sento un freddo improvviso nella fica. Qualcuno ci ha infilato dentro un gelato cremoso e ora comincia a mangiarselo direttamente da li’. Mi sembra di impazzire dall’eccitazione. Se non avessi un cazzo in bocca che me la chiude completamente si sentirebbero urla di piacere. Non posso far altro che ruggire come una tigre per scaricare la mia voglia. Quando il gelato non e’ ancora finito uno dei tre infila il suo affare e comincia a pompare. L’entrata mi squarcia, mi fa male, ma e’ quello che voglio. Ora c’e’ qualcuno che comincia ad aprirsi una strada nell’altro buco mentre sono scopata in continuazione. Il cazzo che ho in bocca e’ sempre duro. A volte sono costretta ad interrompere il mio lavoro perche’ troppo eccitata da cio’ che mi stanno facendo gli altri. C’e’ un cambio ora. Mi tolgono il corpetto al buio e mi costringono con la schiena contro il pavimento. Il pavimento della sala e' coperto da una moquette abbastanza ruvida al tatto che aumentera’ decisamente il mio piacere ad essere scopata per terra . Sento il mio corpo a contatto col ruvido, mi giro a pancia in giu’ per strofinarmi i capezzoli e fremo di piacere. Qualcuno mi dice che sono una porca e mi piace moltissimo. Penso che abbia ragione. Mi muovo avanti e indietro con il culo in fuori verso l’alto affamata di cazzo. Imploro di essere scopata. Mentre mi dimeno mi infilano a turno le dita nella fica , mentre si masturbano. Sento i loro membri vibrare al buio. Mi gettano infine sopra il cazzo di uno per terra pronto ad accogliermi. Mi muovo su di lui come una forsennata masturbandomi mentre un altro da dietro prova il culo con la punta del suo pene. Entra quasi improvvisamnete. Urlo di dolore e di piacere. Ma non mi basta. Il terzo mi infila il suo cazzo in bocca. Ora finalmente mi sento sazia. Sono finalmente scopata in tutti i buchi possibili insieme. Penso di essere una porca e mi piace tantissimo. I tre pompano selvaggiamente e il mio corpo e’ scosso in tutte le direzioni. L’eccitazione e la masturbazione producono l’effetto di una esplosione. Vengo, soffocando il mio urlo con il cazzo che mi riempie la bocca mentre gli altri due continuano a pompare. Qualcuno apre improvvisamente le tende. E’ lui. Attirato dai gemiti si affaccia alla sala appena in tempo per vedere l’orgia finale di corpi. So che gli piacera’ vedermi scopata da tutti questi uomini . E’ il loro turno e vengo inondata da fiotti caldi in bocca e sul corpo. E’ una sensazione bellissima . Lo sperma mi cola sulla gola e sul seno. Me lo spalmo voluttuosamente ovunque sul corpo ancora scosso da fremiti di piacere. I tre si alzano e si vestono velocemente mentre io eccitata dalla comparsa di lui apro le gambe, ricomincio a toccarmi fuori e dentro la fica. Sono pronta ad accogliere il cazzo del mio lui .
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22 anni fa
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Varie
Esperienza Lesbica
….quello che ho vissuto con Feliciana mi ha aperto nuovi orizzonti, ma che dico aperti, me li ha divaricati! Non è mai stato un mistero per me l’attrazione, io sono una virtuosa del corteggiamento, posso permettermi di sedurre chiunque voglia o quasi, con il corpo gagliardo che mi ritrovo. Mi piace camminare per Milano sentendo gli sguardi di uomini e donne che mi desiderano e mi pretendono, e questo autocompiacimento lo immagazzino dentro di me, rinfocola la mia voglia, ricarica il mio desiderio, una forma di feedback che mi fa restare sempre accesa. Non mi vesto mai in modo indecente o vistoso, neanche d’estate amo scoprirmi troppo; l’idea di non portare la biancheria mi fa ridere, è pietosa, non rinuncerei mai, io che sono carioca, a ripartire l’equatore del mio culo con un tanga che lascio indovinare, da sotto gli abiti, agli intenditori. I miei fianchi sono prepotenti, arroganti, e vengono scusati solo dal mio metro e ottanta di incontrovertibile femminilità italo-brasiliana, che fa girare chiunque per strada. Io sono Rio, mi dice sempre Valentim, quando mi sdraio bocconi divento Rio, il mio culo granitico e superbo è il Pan-di-Zucchero, la mia schiena dorata e arcuata è sabbia liscia come Copacabana, e le mie braccia tese il ponte Niteròi. Mi piace farmi visitare, mostrare le mie attrazioni a chi dimostra di apprezzarle. Ma non avevo premeditato di rivelarmi a una donna. Feliciana, la collega di università, ( io insegno storia brasiliana e sono una specialista della storia della navigazione), una quarantenne distinta, alta, dal portamento aristocratico, non sospettavo che mi ammirasse, che scrutasse le linee del mio corpo con desiderio. Era stato Valentim a farmelo capire, lui di queste cose ne sa anche più di me. Non so come, ma questa cosa mi aveva smosso dentro, mi ero sentita sfidata su un campo sconosciuto, e sentivo urgere il desiderio dell’esplorazione; sarei stata il bandeirante di me stessa, affrontando a colpi di machete la selva ignota del desiderio. Non volevo commettere errori, né offendere Feliciana, né fraintendere la misura del suo desiderio, inesperta di quanto una donna potesse volere da un’altra donna, che io quello che vuole un uomo da me, posso dire di saperlo benissimo, anche più di lui. Ma lei, ed io? Approfittai dell’occasione di una conferenza sulla navigazione atlantica nel XX secolo, a cui avremmo partecipato tutti quanti, per invitarla a cena, con la scusa che il mio intervento sarebbe terminato sul tardi. Sapevo che avrebbe accettato, tanto più che Feliciana non abitava in città, e la compagnia e l’ospitalità di una collega non l’avrebbe disdegnata in nessun caso. Durante la conferenza mi accorsi di come punteggiava la conversazione di piccoli commenti sul mio lungo abito estivo, sui miei sandali ( io ho dei piedi che sono due sculture ), facendomi complimenti per il gioiello, o chiedendomi dove avevo comprato quel foulard che mi donava tanto al collo; ed ogni commento era una scusa per sfiorarmi, con gesti di una delicatezza che li rendeva quasi impercettibili. Valentim aveva colto nel segno, il gran corruttore! Feliciana si stava dimostrando più espansiva e cordiale di quanto non si fosse mai dimostrata in facoltà, e quando la conferenza terminò, le confermai la mia intenzione di portarla a cena. Quando salimmo sul taxi la colsi in contropiede dicendo all’autista di portarci al più costoso ristorante brasiliano di Milano, decisione alla quale Feliciana volle opporsi, dicendo che non poteva permettere che io la invitassi in un posto tanto caro. La zittii appoggiandole una mano sulla gamba, e le dissi –“Non ti devi preoccupare, questa è un’occasione speciale.”- Colta in contropiede dal mio gesto e dalle mie parole, Feliciana domandò-“Ma Francesca, non pensavo ci fosse una qualche occasione..”- -“L’occasione qualche volta va creata, dico bene?!”- e, sebbene tremassi un po’ per l’eccitazione del rischio, vidi che la mia risposta aveva fatto centro, e lo sguardo interrogativo di Feliciana si era trasformato in uno sguardo più luminoso, carico di aspettative. Che io speravo in cuor mio di poter soddisfare. La tensione in quel taxi era una cosa reale, densa, e sentii di doverla rompere in qualche modo, ma temevo di sbagliare, di dire o fare qualcosa di troppo, e ripiegai su questa idea: -“Se preferisci possiamo ordinare qualcosa da portare a casa, vuoi?”- I suoi occhi tremuli vibrarono, e rispose con un cenno della testa; io abbassai lo sguardo sul vestito di lei e immaginai come dovesse essere sotto di esso, un corpo ancora ben fatto, snello doveva essere il suo. Quando discesi dal taxi ed entrai nel ristorante per l’ordine, lei mi seguì stando un passo indietro, e sentii come i suoi occhi mi stavano sollevando l’abito, tirando l’elastico delle mutandine, solleticando il seno. E io, io mi offrivo con piacere al suo sguardo. Comprammo salgadinhos e batata frita, e birra Brahma. Quando arrivammo a casa mi gettai sul cibo, altra mia grande passione, per acquietare il languore che, strada facendo verso il mio appartamento, era aumentato fino a divenire un fuoco. Anche Feliciana dirottò la sua voglia sul cibo fragrante e robusto, come immaginai fosse il suo sesso, ed a quel pensiero mi accorsi di essermi eccitata profondamente, e di fissarla come se fosse la portata successiva. Feliciana se ne accorse, come del mio veloce sviare lo sguardo. Si fece più sotto la tavola e mi toccò il ginocchio:-“ Ti devo ringraziare davvero, è raro per me cenare con qualcuno, qui a Milano”- -“Anche per me, tante volte sai, non ringraziarmi”- -“Scherzi?- esclamò-“ una bella ragazza giovane, come sei tu, chissà quanta compagnia deve avere..”- -“Non sempre quella che uno desidera, sai?”- le sussurrai, e mentre lo dicevo, accarezzai la sua mano. Lei me la strinse forte, e per un attimo mi si fermò il cuore, io che con gli uomini avevo commesso quanto di più mirabolante, sentivo in me il senso di peccato. Ed era una cosa eccitante da morire. Feliciana mi guardava negli occhi ma, non languidamente, era una pantera amazzonica, adesso, e io ambivo ad essere la sua preda. -“Assaltami, Feliciana”- mi sorpresi a dire, e lei non capì subito, ma la direzione della mia mano sul suo avambraccio le chiarì il senso della mia esclamazione. Ci alzammo e andammo nel salotto, dove ci trovammo ad essere una davanti all’altra, eccitate, turgide sotto, frementi come cavalle brade. Feliciana mi infilò le mani nello scollo dell’abito, e prese a carezzarmi, le dita incerte per l’eccitazione. Poi mi sbottonò l’abito, e ad ogni bottone che staccava, silenziosa e decisa, sentivo un tuffo al cuore e la mia figa ululare di desiderio, una caldaia in procinto di esplodere, spezzando in due la nave. Sentivo l’umore colare sulle gambe, ero bagnatissima e sconvolta da me stessa. Intanto Feliciana mi aveva tolto l’abito, e, in ginocchio, aveva preso a coprirmi di baci le gambe, mordicchiandole, talvolta, e io non ressi più: crollai in ginocchio dinanzi a lei, e implorai che mi scopasse a morte, gridavo che non avevo mai provato nulla di simile, e lei, compiaciuta ed estasiata dalla sua conquista inattesa ( ma lo era poi, inattesa?) mi faceva scivolare le mani ovunque. Mi sentivo gagliarda, durissima, voleva donare tutti i miei fianchi e il mio seno alla causa lesbica, godere senza ritegno. Ero tutta là, tutta sua, la donna per eccellenza, ero la femmina espansa. Mi sottrasse il tanga con un gesto rapido ed esperto e affondò il suo viso nella mia vulva assetata di carne, e compose con la sua bocca poemi di piacere nella mia natura bagnata. Quando si ritrasse avvertii un bisogno di crollare, ma lei ritornò a prendere possesso del clitoride con le dita e le labbra, senza darmi tregua, e partii non una, due, tre volte, soffocando guaiti disperati. Poi mi afferrò per i capelli, selvaggia, regina Tupi insolente che voleva riconosciuto il suo onore, e mi tuffò la faccia sulla sua fica prosperosa e grondante. Non avevo mai immaginato quanto fosse divino, mordere quel frutto croccante, guaranà succoso il cui nettare mi scorreva sul volto, come quando da bambina mi sbrodolavo tutta mangiandolo. Volevo scoparla con la lingua, ero in preda a una foia incontrollabile, mentre lei cercava ancora la mia mietitrice di uomini, artigliandola con le unghie; e allora la mia fica riprese a scaldarsi e a vibrare, eccola di nuovo, turbina inarrestabile e poderosa, a girare vorticosamente. Feliciana mi fece sdraiare, impedendomi di farla godere sulla mia faccia come anelavo. Iniziò a percorrermi con la lingua, tessendomi addosso un autentico e lussuoso pigiamino di saliva, eccomi, regina della notte detronizzata dalla sua bocca avida. Ero giunta al deliquio mentale quando si risollevò e con un gesto imperioso, afferratemi le caviglie, mi spalancò le gambe e mi costrinse a girarmi su un fianco; lei ormai comandando la navigazione si mise a cavalcioni sulla mia coscia, e la percorse fino a far scontrare le due prue roride di piacere, l’incontro fu un delirio di scintille, uno scontro immane,una collisione di navi nella notte, il suo viso di polena sulla caravella che conduceva manovre di piacere nel mio porto. Le mie gambe come le colonne d’Ercole oltre le quali si apriva il gorgo del piacere proibito. Disperata, giunsi a quello che mai avevo creduto possibile, un piacere devastante, fu il crollare dell’impero per vana cupidigia, lo schianto dello scafo nel momento del naufragio, l’oceano salato e furioso, poi l’orgasmo fu tale che quasi persi la nozione di me, e diventai un groviglio solo, clamoroso, con la creatura che mi faceva questo. Il giorno dopo non avevo nemmeno la forza di strizzare il tubetto del dentifricio, esausta e consumata nella fibra, non avevo mai bruciato tanto di me stessa in un atto di piacere. Purtroppo Feliciana si trasferì poche settimane dopo in un’altra sede universitaria, per lei più comoda, e non la vedo più da un paio di anni, pur essendo rimaste in buoni rapporti; ma non so se avrei ripetuto ancora l’esperienza, preferivo che quella serata meravigliosa restasse un unicum, un racconto fantastico di marinai nella mia picara vita amorosa….
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22 anni fa
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Varie
Il Piacere del Triangolo
Trovare il coraggio per scrivere l’avventura che mi ha cambiato sessualmente, non è stato per niente facile, mi presento, mi chiamo Sara ho 33anni sposata da cinque anni con Riccardo che ha 35anni, genitori di due bambini maschi di 5 e due anni, viviamo in un paesetto della provincia di Treviso, mio marito di mestiere fa il meccanico, in proprio, io invece faccio la casalinga. Per chi sa cosa vuol dire fare la casalinga con due bambini scatenati, non occorre che spieghi tutto il da fare che si ha su una intera giornata, in compenso ho un marito premuroso simpatico gentile,disordinato, che mi ama e mi accontenta su tutto, sebbene non sia una donna con esigenze enormi. Ora dovrei descrivermi, iniziamo con la personalità: so di essere una persona corretta con tutti, sono abbastanza gentile con chi merita, simpatica, amo molto ridere e mi piace molto cucinare. Per quanto riguarda il fisico ( che vorrei molto tralasciare,e lasciar fantasticare ai lettori come sono ) io non mi trovo una donna attraente, eppure Riccardo mi dice sempre che gli piaccio da morire (sarà vero?) :sono alta 1,65, un po’ cicciotella,con una quinta abbondante di seno,che a lui piace da morire, il sedere grosso con un po’ di cellulite, carnagione chiara occhi verdi labbra carnose capelli neri corti e lisci, in pratica per me non c’è niente di attraente, per Riccardo invece c’è tutto, sessualmente sono etero, prima di conoscere lui ho avuto altre storie, niente di importante, se guardassi bene il mio unico amore è Riccardo, gli altri sono passati nella mia vita solo come avventure, il sesso lo scoperto a 20anni, lui aveva esperienza,diceva, il che,oltre a farmi male, fu veloce come un treno,senza fantasia senza sentimento, insomma quello che provai fu una totale delusione,poi arrivò un altro che non fu da meno, narcisista fuori dai modi, tutto doveva girare attorno a lui, ed a letto era il tipo che non interessava se io provavo piacere o no,l’importante era che il piacere lo provasse lui, morale della favola, il sesso per me fu una delusione fin che non conobbi un meccanico alto robusto simpatico che mi fece scoprire le meraviglie che non avevo mai visto del sesso, fantasioso, resistente, amante dei preliminari, sa farmi godere come una matta, a volte scopiamo per più di due ore senza venire tutti e due, ci piace tirare a lungo, poi esplodiamo quasi sempre insieme in un orgasmo incredibile,dico quasi sempre perché a volte lui non resiste e viene prima di me,ma riesce a trovare l’energia per ripartire subito e farmi gridare tutta la goduria che mi da.Di solito iniziammo con carezze baci palpate,cose normali insomma, poi lui passa all’esplorazione del mio sesso, e li tra dita malandrine e leccate fatte con vera maestria, iniziamo a scaldarci, io non sono da meno, vado all’attacco del suo pisello, di dimensioni normali, che per lui è un po’ demoralizzante ma per me va più che bene, e quando me lo trovo tra le mani mi piace lavorarmelo bene di bocca, visto che ho una bocca grande e carnosa mi sono scoperta un’ abile pompinara il che fa la gioia di lui, poi di solito lui mi prende nella posizione del missionario, per passare alla pecorina, posizione per me veramente superba, e li molto spesso mi penetra analmente,volevo un attimo soffermarmi su questa ultima pratica: all’inizio non volevo, sebbene lui mi lubrificasse bene il forellino con creme, mi faceva un male boia, poi una sera, sarà stato che ero più eccitata del solito sarà stato che lui aveva fatto bene i preparativi, riuscì a penetrarmi lentamente del tutto, al primo colpo entrò e uscì lentamente, sentii che non era come le altre volte, mi faceva meno male, gli chiesi di riprovare e lui lentamente me lo rimise dentro l’ano e li mi scopò con meraviglia da parte mia, finendo per farmi avere il mio primo orgasmo anale sborrandomi dentro con molto piacere di entrambi, non tutte le volte che lo facciamo mi piace, certe volte non mi va per niente,ma certe volte….ragazzi…, altra posizione perfetta per godere è lo smorza candela, ovvero lui sotto e io sopra, in quella posizione molto spesso raggiungo l’orgasmo, complice del suo cazzo che mi pompa come un pistone è anche il suo mangiarmi le tette, io impazzisco nel sentirmi ciucciare i capezzoli. Una fantasia che Riccardo ha sempre avuto, è di vedermi in mezzo a lui ed a un altro,il famoso “triangolo”,la prima volta che me la proposto rimasi allibita, gli dissi subito di mettersi via certe idee perché mai avrei esaudito questo suo desiderio,ma lui è uno che ha pazienza, e spiegandomi insistendo e…..implorandomi,dopo un po’ di tempo che mi tormentava con questa fantasia è arrivato al punto di farmi quasi convinta, non so come faccia, ma lui ha il dono di convincermi su cose che a volte sono inflessibile, in questo caso ha dovuto sudare le fatidiche cento camice.Tempo fa è tornato casa dal lavoro con un pacchetto regalo per San Valentino,e mi disse che dovevo aprirlo dopo che erano andati a letto i bambini, capii che doveva esser un regalo un po..hardma mai avrei immaginato quello che realmente c’era, cosi quando alle nove di sera rimanemmo soli in salotto, la nostra alcova, aprii il regalo e mi trovai in mano la confezione di un fallo in lattice, completo di palle, di misura considerevole,18cm, rimasi senza parole, lui mi chiese se gli piaceva, io lo guardai con gli occhi fuori dalle orbite, e gli dissi che non c’era bisogno di usare un cazzo di gomma,che a me piaceva farlo come lo facevamo sempre, ma lui non si fece problemi, e mi invitò a provarlo prima di dire che non occorreva, finì che come altre volte che non volevo fare qualcosa alla fine accettavo, e come le altre volte ebbe ragione lui,sebbene era freddo il cazzo finto, non mi spiaceva affatto, anzi trovavo molto piacevole mettermelo in figa mentre ciucciavo il cazzo di Riccardo,grazie al nuovo arrivato provai anche la doppia penetrazione, godendo ancora di più e provai anche la doppia in figa,pratica che mi fa venire con urlo,insomma da femmina che all’apparenza dimostra di essere una donna senza perversioni,diciamo casta, mi ha fatto diventare,e qui lo dico con un po’ di imbarazzo, una porca, mai avrei preso in bocca lo sperma, adesso trovo la pratica molto ma molto piacevole, che dire…grazie Riccardo. Ma adesso arriviamo al fatto che per me è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, l’estate scorsa, precisamente in giugno, nell’officina di Riccardo arrivò un ragazzo di 29anni napoletano, si chiama Lorenzo, cercava lavoro come meccanico visto che aveva molti anni di esperienza, mio marito aveva proprio bisogno di un valido aiutante, e dopo una settimana di prova vedendo che il tipo sapeva il fatto suo, lo assunse, lui abita poco distante dall’officina, è singolo abita da solo, simpatico gentile un bel ragazzo alto muscoloso con i capelli neri e carnagione scura. Tra Riccardo e Lorenzo si instaurò subito una solida amicizia, tanto che a volte mio marito gli dava la responsabilità dell’officina in sua assenza, ogni volta che andavo li con i bambini, magari perché passavo proprio di la visto che non abitiamo li vicino ma a due chilometri di distanza, Lorenzo non mancava mai di farmi i complimenti da vero adulatore, ma sempre con discrezione e mai alludendo a chissà che, io lo trovai subito un ragazzo gentile ed affascinante, un giorno gli chiesi come mai non aveva la ragazza, lui allegramente, da buon napoletano, mi rispose che amava tutte le donne del mondo cosi non trovava giusto dare l’esclusiva ad una singola nei confronti delle altre, capii che scherzava, ma capii anche che era un….furbetto, comunque lo valutai un tipo grazioso che sicuramente sapeva far divertire una donna. Un sabato sera d’agosto, Riccardo invitò Lorenzo a cena da noi, siccome chiudeva l’officina un paio di settimane, voleva fare un po’ di festa prima che partissimo per le ferie, cosi alle sei di quella sera suonò il campanello e quando aprii la porta trovai Lorenzo vestito elegantemente con uno splendido mazzo di rose in mano, precisamente dodici, me le offrì con un po’ di imbarazzo da parte mia, e non mancò nel farmi i complimenti per la mia,diciamo, bellezza e come ero vestita, per l’occasione decisi di fare uno strappo alla regola,di solito sono costantemente vestita sportiva con jeans,quella sera avevo indossato,con molte insistenze da parte di Riccardo, una mini nera molto aderente che metteva in risalto il mio culo,e una camicia bianca leggera aperta sul collo che lasciava intravedere il solco delle mie tette,sotto portavo un reggiseno bianco merlettato molto trasparente, ai piedi indossavo un paio di sandali neri di cuoio con un po’ di tacco alto, senza che Riccardo sapesse sotto la mini voli fare una pazzia, non avevo gli slip, non so neanche perché avevo fatto una cosa del genere, ma la trovai una cosa eccitante. Lorenzo, dopo aver fatto due parole con me, andò in giardino dove mio marito era impegnato sul barbecue, dove stava cucinando la carne alla griglia, mentre parlavano, Lorenzo giocava con i bambini, visto che loro si sono molto affezionati a lui, io mi misi a guardarli dalla finestra della cucina, vedevo mio marito e Lorenzo, mi venne in mente la fantasia di Riccardo e guardando Lorenzo cominciai un po’ ad eccitarmi,d’un tratto mi bloccai e mi dissi fra me e me,che ero matta a pensare certe cose che sicuramente a Riccardo piaceva come fantasia,ma forse se succedeva realmente sarebbe cambiato tutto nella nostra vita coniugale, sicuramente tutto il paradiso che ci eravamo costruiti sarebbe stato distrutto per colpa di un gioco perverso, cercai di non pensare più al rapporto con due uomini come voleva mio marito, il che non era facile guardando loro due, perché vedevo mio marito, l’uomo per me più fantastico del mondo, ma vedevo Lorenzo come un diavolo tentatore, il che non mi dispiaceva come uomo,ci siamo capiti?Arrivò il momento di sedersi a tavola, mangiammo in terrazzo, cosi si stava più freschi visto il caldo, mio marito era a capo tavola io di fianco a lui, Lorenzo di fronte a me, i bambini mangiavano in un tavolino vicino al nostro, mentre mangiavamo notai che Lorenzo adocchiava l’apertura della mia camicia,il che mi imbarazzava un po’, ma non feci niente per coprirmi. Intanto si parlava si mangiava, durante la cena bevetti un bicchiere, di prosecco fresco e frizzante,che per me era anche troppo perché sono astemia, ma quella sera feci un eccezione, il che mi allentò parecchio i miei freni inibitori, quando Lorenzo andò un secondo al bagno, Riccardo mi fece notare che lui mi mangiava le tette con gli occhi, e mi confessò che trovava la cosa molto eccitante, io risi e gli dissi di calmarsi,visto che si era messo a massaggiarmi un seno, poi gli dissi che non c’era niente di male se lui guardava, ma che non si facesse venire strane idee in testa….Ne ero veramente convinta?La serata continuò come di rito, tra dolce spumante caffè liquori, i maschi andarono in salotto mentre sparecchiavo, notai che avevano un po’ alzato il gomito in fatto di alcolici, perché i discorsi anche in mia presenza cominciavano a farsi un po’ hard, sinceramente ero anch’io un po’ sull’allegra, e non fui da meno a partecipare a certi discorsi, con stupore mio e sopra tutto di Riccardo, dopo aver sistemato tutto in cucina e portato i bimbi a letto, raggiunsi i miei due cavalieri in salotto, dove loro guardando la tv satellitare avevano trovato un programmino piccante, mi sedetti sul bracciolo del divano di fianco a mio marito, e senza farci caso accavallai le gambe, cosi scoprii molto una coscia, Riccardo invece la notò, mi guardò io gli chiesi sottovoce che c’era di strano, ma poi quando mi accorsi del mio involontario spettacolo,cercai di coprirmi tirando un po’ la mini, ma troppo tardi, perché Lorenzo aveva già gustato il panorama,mio marito si era accorto di tutto e guardandomi sorrise e mi strizzò l’occhio,io arrossii,ero imbarazzata ma allo stesso tempo mi sentivo calda,strana, sintomi di eccitamento, non volevo però era più forte di me. Fu quel porco di mio marito a prendere l’iniziativa, proprio quando Lorenzo andò per la seconda volta in bagno, lui mi prese e mi fece cadere su di lui sul divano, facendomi il solletico, io quando fa cosi non sono da meno, e mi misi a pizzicarlo sui fianchi,cosa che lui non resiste e muore dal ridere, però lui approfittò della posizione per darmi un bacio in bocca di quelli molto provocanti, mi mise una mano sulle tette e l’altra mi andò su per la mini sul culo, quando si accorse che mancavano gli slip, guardò estasiato e senza che avessi il tempo di liberarmi lui si mise a giocare con la mia figa pelosa, io cercai di ribellarmi ma lui mi teneva forte, gli dissi che Lorenzo stava per tornare, lui mi rispose che era quello che voleva, mi ricacciò la lingua in bocca che non seppi resistere, mi stavo eccitando non sapevo più cosa fare, ormai sentii la porta del bagno chiudersi e Lorenzo che tornava li da noi, pensai che era tutto strano, avevo un po’ di paura e non so neanche perché, ormai Riccardo mi aveva scoperto le chiappe nude, e io cominciavo avere la figa in brodo, il cuore mi batteva forte, implorai Riccardo di lasciarmi, ma fu troppo tardi, sentti Lorenzo che fece un’esclamazione tipica sua, io mi lasciai andare, e allargai di più le gambe per far godere del panorama il nostro ospite visto che aveva il mio culo in bella mostra. Limonai con Riccardo ,mentre mi perlustrava la figa con le dita, Lorenzo era bloccato sulla porta, allora mio marito gli chiese cosa aspettava, gli chiese se lo spettacolo non era di suo gradimento, lui rispose che ero bellissima, io ero sempre più imbarazzata, ma ero anche super eccitata,sentti che Lorenzo si avvicinava a noi, il mio cuore batteva a mille, mentre mio marito cominciò a slacciarsi la patta delle bermuda che indossava, estraendo un cazzo che non avevo mai visto, forse era per la situazione ancora più piccante del solito, ma era più grosso, Riccardo invitò Lorenzo a toccarmi la passera, io,non so perché obbiettai, ma fu come dire “si …toccamela” lui non ci fece caso e mi mise due dita su quelle labbra pelose e umide, le fece scorrere tutto intorno alla mia figa, io ansimavo fortemente, poi me le infilò lentamente dentro, e io emisi un gemito, intanto Riccardo si occupava delle mie tette che aveva estratto dal reggiseno, io presi il suo cazzo in mano e cominciai a menarlo,tenevo chiusi gli occhi, non volevo che mi vedesse lo sguardo, ma luoi capiva perfettamente che mi piaceva, Lorenzo si chinò con la testa sulle mie chiappe, e aprendole un po’ di più cominciò a leccarmi divinamente, proprio come mio marito,godevo come una pazza, allora mi alzai sempre restando con il culo per aria, mi portai con la bocca sopra il cazzo di mio marito e li cominciai a lavorarmelo con lingua e ciuccio,intanto il nostro ospite si occupava dei miei buchi con la lingua, mi faceva sborrare letteralmente, e lui leccava i miei umori, gli chiesi di smettere che non volevo, lui mi chiese perché, io non seppi dargli risposta, allora lui dopo essersi tolto i vestiti , e messo in bella mostra il randello bello duro, riprese il suo lavoro con la mia figa sbrodollosa, io mi morsi un labbro dal piacere che provavo, e ritornai al cazzo di Riccardo, continuammo cosi per un quarto d’ora, poi quando loro furono nudi tutti e due, mi invitarono a distendermi con la schiena sul divano ,ormai ero con le tette fuo i dalla camicia aperta e la mini me l’ero tolta, non mi capivo più, facevo tutto come fosse una cosa normale, quando fui distesa, mio marito mi sali sopra la faccia per mettermi il suo arnese in bocca,mentre Lorenzo tornò sulla mia figa, aprii ben bene le gambe in modo che potesse lavorare agevolmente, e tornai godere dei miei due prestanti cavalieri. Lorenzo ebbe l’onore di iniziare le…danze, si posizionò con il suo cazzone di 22cm circa, e me lo spinse in figa, io lo accolsi con molto piacere, sentii la consistenza anche se avevo la vagina lubrificata al massimo, iniziò a pomparmi con dolcezza e vigore allo stesso tempo, io con lo stesso ritmo sbocchinai il cazzo di mio marito, mamma mia come godevo, ormai mi ero liberata di ogni tabù, cambiarono ruolo tra di loro, mio marito mi chiavò e Lorenzo mi diede da mangiare la sua stanga, glielo ciuccia e leccai con passione,mentre lui continuava a complimentarsi con parole molto spinte per il mio ottimo lavoro, mi presero alla pecorina a turno, anche dentro il culo, avevo sempre un cazzo dentro uno dei due buchi e uno in bocca, mi sentivo troia veramente e felice di esserlo, poi fui io a scatenarmi, gli dissi che li volevo tutti e due, cosi uno sotto e l’altro sopra, mi penetravano in doppia, io godevo come una pazza, erano fantastici, tenevo gli occhi chiusi , forse per vergogna, ma non volevo più che smettessero, anzi li implorai di pomparmi di brutto, raggiunsi il primo orgasmo che dovetti trattenere l’urlo per non svegliare i bambini che dormivano di sopra, loro venero reciprocamente dentro di me riempiendomi tutta, per fortuna prendo la pillola da due anni dopo che Riccardo mi chiese di poter venirmi dentro in figa. Rimanemmo cosi fermi per tre o quattro minuti, uno in figa e l’altro in culo, poi tolsero i loro cazzi e si misero ad accarezzarmi tutta, erano dolci, mai avevo provato tanto in vita mia, sembrava che fossero d’accordo, baciai prima una poi l’altro, non avevo più problemi, eravammo nudi tutti e tre ormai e io li volevo sentire attaccati a me, iniziarono a indurirsi di nuovo, ed io cominciavo a bagnarmi pure,ripartii con il pompinaggio, me ne facevo prima uno e poi l’altro,a turno loro mi mangiavano la figa e il clitoride, ormai ero di nuovo eccitata, gli proposi di farmi di nuovo in doppia e loro non attesero altro, cambiarono le posizioni come se fossero un gioco e ricominciarono a sondarmi il culo e la figa, godevo come una porca, non ero mai sazia di loro due, ad un tratto, mio marito, che mi stava pompando il culo ormai sfondato, tolse il suo arnese dall’ano, e lo improntò sulla figa dove c’era il cazzo di Lorenzo che mi scopava con maestria, capimmo tutti e due cosa Riccardo avesse in mente, Lorenzo si fermò io mi aprii di più la figa tirando le chiappe con le mani e Riccardo, dopo vari tentativi e con un po’ di fatica, riuscì a metermelo in figa con l’altro, rimasi senza fiato, mi sembrava di spaccarmi in due,mi entrarono del tutto dentro,fino alle palle,emisi un gemito lungo e forte, loro cominciarono a pomparmi lentamente, e io godevo, mi strizzavano le tette, sbrodolavo come una fontana, cominciarono ad accelerare il ritmo e io urlavo a bassa voce, poi esplosi con un secondo orgasmo ma molto più intenso e impetuoso, rimasi senza forze, loro tolsero i loro cazzi e si portarono sulla mia bocca,che io, per ricompensarli, li sbocchinai per bene facendoli venire dentro la mia bocca uno alla volta assaporando il loro nettare, poi cedetti e mi accasciai sul divano sfinita. Da quella sera ho cambiato opinione sul rapporto a tre, anche perché Lorenzo si è dimostrato,oltre un gran scopatore, una persona seria e per niente invadente, in molte occasioni ci si trovava da soli in officina o magari passava a casa mia per un saluto e mio marito non c’era, e mai ha approfittato delle occasioni, si è rivelato da subito una persona corretta, forse perché sa che una sera la settimana viene da noi per farmi rivivere la doppia penetrazione in figa.
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22 anni fa
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Varie
La Professoressa e il Ripetente
Avete mai pensato come per un’insegnante di scuola possa essere frustrante dopo un anno di insegnamento veder i propri alunni che se ne fregano di quello che si è parlato durante l’anno? Per me che sono un’insegnate che svolge il suo lavoro con passione, che va al lavoro anche con la febbre, pur di non lasciare indietro con il programma annuale i propri scolari, è una cosa troppo dolorosa, ogni giorno, quando entro in una classe, vedo più della metà dei ragazzi che non fanno niente per applicarsi, pensano ad altro, alla musica, alle ragazze o ai ragazzi, insomma, a tutto fuor che allo studio. Mi presento, mi chiamo Giuliana, sono un’insegnante di lettere, insegno in un liceo, ho 43 anni, non sono sposata, abito da sola in un appartamento in città, i miei alunni mi considerano la classica insegnante zitella, sempre vestita classica con abiti scuri calze e scarpe nere, seria severa, esigente, che sorride poco, e molto riservata, in pratica la classica rompi coglioni, ebbene si, è vero, io sono cosi, sarà anche per questo che non ho mai avuto storie importanti nella mia vita che mi portassero a sposarmi, sono sempre stata per 15anni attaccata al mio lavoro, mai una pausa, tranne il periodo d’estate quando le scuole sono chiuse, per il resto la mia vita è l’insegnamento, quando non sono a scuola faccio ripetizioni a casa, l’unica variante, il fine settimana vado dai miei genitori in campagna, oppure a trovare mia sorella, sposata con tre figli. Sebbene gli uomini mi trovino una donna attraente, io non faccio niente per mettere in risalto il mio aspetto, alta 1,67, ho un corpo snello, devo ammettere che ho delle belle gambe lisce e perfette, un sedere a pera, e un seno di terza misura duro e sodo, anche perché non è mai stato….usato ; sono di carnagione bianca ho un viso magro con labbra fine il naso un po’ pronunciato porto gli occhiali, non mi trucco a parte un po’ di rossetto rosa molto chiaro e ho i capelli neri come la notte, ricci e lunghi fino alle scapole, la mia espressione è quasi sempre, come avevo già accennato prima, seria, a volte do l’impressione di essere cattiva, ma dentro di me c’è molta malinconia, voglia di vivere, provare le gioie della vita che non ho mai provato, una di queste riguarda il sesso, la prima volta che lo feci fu a vent’anni, con un mio cugino, fu soltanto dolore, e piacere per lui, ma altre ne seguirono per circa tre anni, sempre più piacevoli, fin che lui non incontrò la donna della sua vita, poi per me non ci fu più nessuno a farmi godere delle gioie del sesso, cosi mi rinchiusi nel mio lavoro, sebbene certe notti mi trovo con un calore che pervade il mio corpo, e alla fine per spegnere il fuoco devo arrangiarmi con dell’autoerotismo, non ho mai cercato di ammaliare un uomo, a volte mi ritrovo da sola in aula insegnanti con dei colleghi maschi, che trovo molto affascinati, alcuni di loro a volte azzardano un complimento su la mia bellezza, oppure è capitato che mi hanno invitata a cena, ma io gentilmente ma con fermezza ho sempre rifiutato, molte volte mi domando perché sono cosi, perché non mi lascio andare, molto spesso nel sonno sogno di essere nell’aula insegnanti, nuda e distesa su un tavolo che ciuccio cazzi nerboruti e mi faccio possedere dai miei colleghi, allora mi sveglio e per calmarmi sono costretta ad arrangiarmi con le mie mani sulla mia micia nera e pelosa, se solo fossi più libertina come delle mie colleghe e invece no . Ma tre mesi fa è successo un fatto che mi ha cambiato radicalmente la vita, in un aula dove insegno ci sono dei ragazzi ripetenti che trovano in me il piacere di usarmi come bersaglio per i loro scherzi idioti, tipo: gesti immorali durante le mie spiegazioni di lezione dove esigo l’assoluto silenzio e la costante attenzione, a volte trovo scarabocchi sulla cattedra riguardanti organi maschili, ma l’ultimo e più pesante della serie, che poi contribuì al mio cambiamento, fu un giorno durante l’uscita di scuola, stavo per salire sulla mia bicicletta, proprio quando stavo per sedermi sul sellino questi si levò il quale persi l’equilibrio e caddi, per fortuna non mi feci niente, però la mia gonna nera e una calza si lacerarono, sentii nello stesso istante delle risa e capii che ero stata di nuovo vittima di uno scherzo idiota, mi alzai infuriata, e vidi tre ragazzi scappare, due non riuscii a riconoscerli, ma il terzo lo vidi bene, si chiama Alberto, ha 18 anni, ripetente ovviamente, lo chiamai indietro gridando con tutta la voce che avevo, e lui si fermò di colpo, poi all’improvviso mi sentii mancare e cadi di nuovo per terra, quando mi ripresi mi ritrovai tra le braccia del ragazzo capii che il manigoldo mi aveva almeno soccorso, era li che mi guardava con tenerezza e cercava di farmi riprendere – A prof… nun me faccia scherzi, nun è successo niente…aoo.. che minchia hanno combinato sta volta… forza prof, nun volevamo farle del male…glielo giuro – Io lo lasciai parlare, mentre mi teneva tra le braccia, era un bel ragazzone fusto, con braccia possenti, occhi azzurri e capelli biondi, quando lo vidi più preoccupato perché non parlavo decisi di tranquillizzarlo del mio stato di salute – Sto bene adesso…Alberto, ma questa volta NON LA PASSERAI LISCIA, TI FARO’ SOSPENDERE DAL PRESIDE….brutto delinquente, e mi pagherai i danni, inoltre… dovrai dirmi i nomi dei tuoi complici – Lui continuava a prendersi cura di me, vide che la mia mano sinistra sanguinava un po’, e allora prese il suo fazzoletto e me la avvolse, e disse – Nun sarà na fasciatura da infermiere, ma almeno cosi nun se sporca…guardi prof che io centro fin la, nun so stato io a farglielo, e nun me va de far nomi, se me vò sospendere… lo faccia, tanto me bocciano pure quest’anno, l’importante che lei stia bene, e per i danni nun se deve preocupà..ce penso io – Parlava sincero Alberto, che li per li mi fece tenerezza, io mi calmai, lo guardai negli occhi e vidi, si un ragazzo che studiava poco e gli piaceva divertirsi, ma anche un ragazzo buono che mai farebbe del male a qualcuno, lui mi chiese se ce la facevo a tornare a casa, se no mi accompagnava lui con l’auto, viste le mie condizioni, decisi di accettare, Alberto caricò la mia bici nel baule dell’auto visto che aveva una familiare, e poi mi aiutò a salire, era molto gentile e premuroso, quando partimmo, lui mi chiese di nuovo come stavo, io stranamente fui gentile, gli risposi che stavo meglio di prima e lo ringraziai dell’interesse che aveva per me, poi fui io a iniziare il discorso – Alberto.. vedo che se vuoi sei un bravo ragazzo e pure intelligente, allora perché non ti applichi di più negli studi, potresti farcela se vuoi – Lui si mise a ridere - Purtroppo, prof, il mio problema si chiama tempo per studiare, sa a casa mia nun è che se balli sull’oro, mi padre sta al gabbio, mi madre lavora come na negra mi fratello più grande fa il meccanico, ha voluto lui che andassi a scuola, perché abbia un futuro migliore di altri miei amici, però se voio andare in macchina, se voio prenderme, che so, un capriccio, me devo dà da far… e po me va de aiutar mi madre poverella, me piace, sa, la scuola che frequento, lo scelta io, ma è er tempo che me frega – Capii la sua situazione, e gli chiesi – E che lavoro faresti di pomeriggio? Spero non rubare autoradio? – Lui si mi a ridere – Noo..nun se preoccupi, quello l’ho fatto anni fa ma poi me beccarono, e dopo aver piato un sacco de legnate da mi fratello, ho pensato de trovarme un lavoro normale, faccio er pizzaiolo, se guadagna bene sa? – Io gli sorrisi e lui mi vide e stupito disse – An vedi la prof che sorride…ma lo sa che quando è allegra viene meio de quando è seria – Cercai di riprendere la mia serietà solita, ma non mi riusciva stranamente – Devo essere seria con voi se voglio che ascoltiate le mie lezioni – Lui non si disarmò anzi – Sii, ma forse se fosse un pochino più allegra noi potremmo stare anche più attenti, ao con lei sembra de star co i tedeschi, nun se la prenda, e poi se deve vestir più casual, che so… un paio de jeans na gonna più corta, in fondo è una bella signora – Era bravo a catturare l’attenzione delle donne, pensai subito che doveva essere un mandrillo, arrivammo nel palazzo dove abito, lui mi aiutò a scendere, potevo benissimo farlo da sola visto che non mi ero fatta niente, ma lo lasciai fare, mi piaceva, mi scaricò la bici e poi mi chiese scusa per lo scherzo idiota che i suoi amici mi avevano fatto, io gli sorrisi di nuovo stranamente, e poi gli proposi - Senti, che ne diresti se nel tempo libero ti dessi un aiuto negli studi, non voglio soldi, voglio che resti promosso, se lo vuoi potresti riuscirci, che ne dicci?- Lui ne fu felice, e mi disse che era libero due sere alla settimana, e giusto quella sera era libero, gli sarebbe veramente piaciuto riuscir a stare promosso, anche per render felice sua madre e suo fratello, che da come avevo capito, facevano di tutto perché studiasse, cosi ci mettemmo d’accordo per le sette di sera. Passai il resto della giornata, tra una ripetizione e la correzione dei compiti, tutta turbata, non riuscivo a capire cosa avevo, ero nel tipico stato che mi capita molte volte di notte, avevo voglia di sesso, ma non c’era niente che mi eccitasse in quel momento, poi capii perché ero cosi, pensavo ad Alberto, e a quando sarebbe arrivato, si era lui il motivo del mio eccitamento, mancavano pochi minuti all’appuntamento con lui, decisi di farmi trovare un po’ più intrigante, volevo vedere se per caso c’era dell’interesse da parte sua verso me, indossai una gonna nera che mi arriva fino alle ginocchia con un spacco davanti un po’ più aperto del solito, diciamo che per me è quella più trasgressiva, e una camicia bianca, abbastanza trasparente da far notare il reggiseno bianco di pizzo, che avevo sotto, sotto la gonna non portavo calze, e indossavo un pio di slip bianchi un po’ trasparenti, liberai i capelli dal mollettone che li teneva raccolti dietro la mia testa, lasciandoli cadere sulle spalle dandomi un aspetto più da selvaggia, diversamente dalle altre volte mi truccai un po’ di più del normale. Suonò il campanello, era lui, il mio cuore batteva forte, e avevo le gambe molli, andai al citofono, chiesi chi era con voce tremula, rispose lui molto gentilmente, gli aprii il portone da basso, e lo aspettai nell’ingresso della mia abitazione, mi accorsi di avere la camicia troppo abbottonata, cosi la aprii di due bottoni, scollandomi vistosamente fino al seno, quando Alberto fu davanti alla mia porta, suonò il campanello, io subito aprii la porta, e quando lo vidi mi eccitai subito, era bello alto muscoloso portava un paio di jeans molto stretti, e davanti si notava il bozzo della patta, inoltre indossava una maglietta nera molto attillata, da mettere in risalto il suo fisico prestante e perfetto, i nostri occhi si incontrarono, ci fissammo per un attimo che sembrò un secolo, io gli feci un sorriso lieve, lui mi contraccambiò con un sorriso malizioso e disse – An vede prof… cosi preparata nun sembra più lei… minchia..o mi scusi per la parolaccia, ma sa nun capita tutti i giorni a vederla cosi…managgia – io ero appoggiata contro la porta, inconsapevolmente avevo alzato una gamba per appoggiare il piede contro l’altra, mi accorsi dopo di quanto audace ero diventata, lo feci entrare, chiusi la porta mentre lui si guardava in torno, mi fece i complimenti per il mio appartamento, io lo invitai a seguirmi in salotto dove di solito tengo le ripetizioni, però ci sedemmo sul divano, invece del tavolino rotondo che uso con gli altri per scrivere, lui continuava a guardarmi, mentre io prendevo dei libri e mi sedevo accanto a lui, mi sistemai composta, e cercai di essere professionale, intanto che gli accennavo su dove era carente nella mia materia, sentivo il calore e il profumo che emanava il suo corpo, era difficile concentrarsi, lui mi seguiva con il discorso, ma allo stesso tempo sentivo che mi stava esplorando con gli occhi, senza volerlo alzai la mia gamba per accavalarla all’altra, mettendo a nudo la coscia lui non restò affatto indifferente, e me ne accorsi, mi portai più vicina a lui tenendo il libro sulle mie gambe, sempre con fare ingenuo mi toccai un lembo della camicia, e lo aprii un po’ cosi lui poteva vedermi il seno, lo stavo seducendo e forse lui lo capì subito, parlavo e spiegavo la lezione, ma dentro di me c’era un incendio, fu lui a rompere il ghiaccio, mi prese il libro, e lo chiuse, io rimasi scioccata, non avevo parole, poi portò la sua mano sulla mia gamba, e la accarezzò io balbettai qualcosa per obbiettare il suo gesto, ma era quello che volevo, lui mi disse – Ma lo sai che sei bella? …Io l’ho sempre detto che tu sei de ghiaccio fora ma de fuoco dentro, sbaglio o ciò ragione? – Ero paralizzata, e allo stesso tempo morivo dalla voglia che lui mi prendesse, mi mise una mano sul seno e si avvicinò per baciarmi, io cercai inutilmente di allontanarlo dicendo – Alberto..ma..ma..ma cosa fai…lasciami..no ti prego… - Ma lui mi prese il viso con le mani e dolcemente mi baciò sulle labbra, io cercai di resistere ma poi, dopo che mi ribaciò e cercava allo stesso tempo di mettere un mano sul mio seno, mi lasciai trasportare dalla sua foga, aprii la bocca per accogliere la sua lingua che lui non attese molto a cacciarmela dentro. Mi trovai sotto di lui distesa sul divano, con una mano lui mi esplorava il seno, e con l’altra cercava di farsi strada su per le mie gambe, io non mi muovevo, lo lasciavo fare, partecipavo solo con la bocca e la lingua, era bravo e dolce per niente violento, era questo che volevo, dolcezza e passione e lui di passione ne aveva da vendere, ormai era arrivato con la mano sulle mie mutande, sentii che con le punte delle dita, lentamente, cercava di spostare un po’ gli slip, per cercare il mio pube, e quando ci riuscì trovò una sorpresa, e strabiliato mi disse – Aah.. ai capito la professoressa….. se le rasata, a me me fanno impazzir le gnocche rasate, che dicci de toierte sta gonna che te faccio morir? – Io ero in calore, lui si alzò io pure, mi slacciai la gonna e la lascia cadere, poi velocemente sbottonai la camicia, e me la tolsi passai al reggiseno, e via anche quello, ero nuda davanti a un mio allunno,restavano solo le mie mutandine, ma volevo che fosse lui a togliermele, ero tutta un fuoco, lo guardavo con la voglia famelica di una belva che guarda la sua preda, e gli dissi – Adesso tocca a te brutto porco…fammi vedere la mazza che tieni – Mi stupii di me stessa, ma lui mi trovò normale, perché rise e cominciò a spogliarsi, quando rimase con gli slip addosso mi disse – Me prometti na cosa? – Io gli chiesi cosa – Che quando lo vedi…nun te spaventi – E come si calò gli slip uscì un mostro di cazzo, io rimasi allibita, e con la bava alla bocca, era un dono del cielo, non glielo ho misurato ma deve essere lungo almeno 27cm e grosso che con le mia mano non riesco ad agguantarlo tutto, bello venoso con due palle stupende attaccate sotto, mi avvicinai a lui che intanto con una mano se lo menava, e quando gli fui attaccata, lo baciai con foga e passione, lui mi contraccambiò, intanto con una mano glielo presi e cominciai a menarglielo, limonammo per un po’, mentre gli facevo un avanti e indietro con la mia mano, poi con la bocca sempre attaccata a lui cominciai a abbassarmi lentamente, leccandolo tutto, quando mi ritrovai in ginocchio davanti a quella mazza, mi soffermai ad ammirarlo, mentre con tutte e due le mani glielo menavo, lui mi invitò a prenderglielo in bocca – Dai porcellina, che aspetti…che sia lui a saltarti addosso? – Io lo guardai in faccia, e seria partii con la bocca spalancata, quando mi entrò in bocca la cappella, mi sembrò di ingoiare una brace, tanto era calda, me la gustai un po’, e poi cercai di infilarmelo tutto in gola, quando stetti per soffocare, lui era entrato poco più di metà, glielo ciucciai tutto, lo leccai con avidità con la lingua corsi lungo l’asta fino alle palle, le presi in bocca e le accarezzai con la punta della lingua, dopo un po’ che gli facevo questo lavoretto di bocca, lui venne con un fiotto di sperma, che mi lavò la faccia, ululando di piacere, mi trovai la faccia tutta impiastricciata del suo sperma, dolce e appiccicoso, temetti che tutto fosse finito li visto che lui aveva goduto e io invece no, ma non fu cosi, anzi sembrò che quell’orgasmo per lui fosse stato solo un riscaldamento perché mi prese e mi mise, alzandomi con le sue braccia possenti, sul divano, mi tolse gli slip e mi divaricò le gambe, si inginocchio davanti a me sbalordita dal suo gesto, mi accarezzò le gambe e facendo scorrere le mani verso la mia micia in calore, disse – Adesso cara prof. comincia er divertimento, di la verità nun tè mai capitato un tipo come me..vero?- Dio mio, no, non m’era mai capitato, e non volevo che finisse mai, lui accarezzò la fighetta mia, era esperto nel manipolare certe cose, d’infatti io cominciai a mugolare, sentii i miei liquidi vaginali colare giù, quando vide essa cominciava lubrificarsi abbondantemente, si tuffò con la bocca a leccarmela, io non feci altro che aprire ancor di più le gambe e chiudere gli occhi, mi lasciai portar via da quel piacere immenso che provavo, mai in vita mia avevo goduto cosi, sentivo la sua lingua penetrarmi dentro, la muoveva avanti e indietro, e io con il bacino cominciai a imitarlo, a tratti si soffermava sul mio grilletto il che contribuì non poco a farmi impazzire, Alberto continuò cosi per un bel pezzo era magnifico mi faceva morire dal piacere, fui io a chiedergli di scoparmi, ormai non ce la facevo più ad aspettare che mi prendesse, si alzò in piedi, menandosi l’uccello dei miei desideri, sembrava ancora più grande di quando glielo avevo preso in bocca, si posizionò davanti a me per penetrarmi, appoggiò la cappella sulla mia fighetta bagnata e vogliosa, e poi con un piccolo colpetto di reni affondò tutto dentro di me, io gridai un po’ per il dolore, ma anche per il piacere di avere dentro di me quel cazzo fantastico, lui si fermò un secondo per farmi rilassare, poi incominciò a sfilarlo fuori e prima che uscisse del tutto lo spinse di nuovo dentro di colpo, io impazzivo godevo come non avevo mai goduto in vita mia – AAAH…SIII,dai cosi Alberto…OOOOH…MIO DIO, mi fai impazzire….SIIII – Non ero più l’ acida professoressa di prima, ma una troia che finalmente aveva trovato il mezzo giusto per ritrovare la felicità di vivere, Alberto si rivelò uno scopatore eccezionale, mi chiavò in tutte le posizioni, alla missionaria, alla pecorina (STUPENDA PRATICA), di traverso, mio Dio, penso di aver avuto tre o quattro orgasmi, non finivo più di godere, dopo un’ora che scopavamo senza tregua, lui mi avvertì che stava per venire, io in un baleno mi misi a quattro zampe e lo implorai a scaricare il suo seme nella mia bocca, per lui fu un invito da non perdere, subito si piazzò davanti alla mia bocca, che quando vide quel pezzo di trave di carne pulsante, si spalancò e lo inghiottì tutto, poche pompate di bocca e il suo sperma mi inondò la gola, ingoiai il seme di Alberto con avidità e piacere, gli pulii il cazzo per bene,e poi mi accasciai al suolo sfinita e soddisfatta dell’opera, lui non fu come tanti maschi, che dopo aver fatto il loro porci comodi ti lasciano li e se ne vanno, anzi, si distese a fianco a me, mi abbracciò e mi baciò in bocca, e mi disse – Aoo..hai visto che se vuoi sei meio de tre ragazzine scatenate? Era da un sacco de tempo che nun me facevo na porcona come te, me sa che me stò a inamorà de te, nun me dici niente? – Io lo accarezzavo, e lo guardavo dolcemente, pensai all’enorme diferenzza d’età tra me e lui, e gli dissi – Sei fantastico ragazzo mio, mi hai risvegliata, ora mi sento bene, mi piaci ..mi piaci da impazzire, ma non possiamo stare insieme come fidanzati, cosa direbbero a scuola “L’arcigna professoressa Giuliana è la fidanzata di un’allunno di 18anni” non possiamo, però se vuoi, puoi venire qui da me per le ripetizioni, vedrai che oltre a farti studiare ti darò il mio corpo, e tutta me stessa, ti va? – Lui disse di si, ci baciammo ancora con passione, sentii il suo cazzo riprendere vigore, e non voglio mentire, ma riprendemmo subito il discorso, anzi L’allunno Alberto G. Propose alla professoressa di lettere Giuliana M. di farsi fare anche il culo, per lei era la prima volta, fu doloroso all’inizio, ma poi…..incredibilmente stupendo, anzi, da quel giorno li lo pretendo sempre di dietro, e lui sa con vera maestria mettermelo senza causarmi dolori allucinanti. La nostra storia continua cosi, lui due sere la settimana viene da me per le ripetizioni, ho messo delle regole, perché voglio che resti promosso, prima si studia, poi si scopa, ho sempre paura che lui si stanchi di me, ma lui mi dice sempre che non riesce a trovare donne migliori di me, a volte penso di amarlo, ma non è una storia facile da gestire in segreto comunque grazie all’impegno di Alberto, e alla passione mia che ho per lui, penso che oltre a restar promosso, lui andrà all’università, e se un giorno finisse tra me e lui….beh..ci sono sempre altri ragazzi carenti nello studio..no?
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22 anni fa
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Le Dimensioni Segrete
E' strana questa sensazione: come d'un soffio improvviso di qualcosa che non è aria, e che non conosco. Non so da dove provenga, e non so dove potrebbe portarmi, ma quando ho posato lo sguardo su questo quaderno ho subito provato il bisogno di riempirlo in qualche modo. Credo, prima d'ogni altra cosa, che si sia trattato del candore delle pagine: abituati come siamo a dover seguire necessariamente sottili righe già tracciate, per esser traghettati da un margine all'altro del foglio, spesso ci coglie impreparati ed infantili una semplice distesa di bianco. 12 Giugno Ho deciso: scriverò un diario. E' il modo più banale di tenere in mano una penna, forse, ma l'unico che in questo momento possa garantirmi l'intimità necessaria a posare nell'inchiostro i miei pensieri: non so scrivere d'altro che di me stesso, e del resto non ho mai scritto niente di letterario in vita mia. Del resto, il diario mi concede di non dover inventare niente, e quindi mi solleva dal pesante onere d'essere scrittore o scribaccino; è diritto di tutti raccontare ad un quaderno la propria vita, e permette di ascoltare i suoni deliziosi del pennino che gratta la carta e della pagina che fruscia e subito si riposa nel voltarsi, tutto senza doversi assumere la responsabilità di narrare, con quel che comporterebbe. Rileggo le righe di ieri; di quando, all'improvviso, ho tirato fuori dal taschino la mia penna stilografica ed ho cominciato a tracciare le prime parole, dopo aver disteso per bene la prima pagina, immacolata, di questo quaderno che ho trovato casualmente per casa, cercando tutt'altro (o forse no?) e che, dopo aver ammiccato più e più volte dal fondo dello scatolone dov'era posato, s'è deciso a saltarmi in mano. Il traslco che ha portato me e la mia compagna in questa città nuova e sconosciuta ha provocato un fisiologico rimescolamento di oggetti: da esso, come sempre accade quando ci si trova improvvisamente di fronte a qualche cosa che non si mostrava da tempo, è scaturito un familiare odore di ricordi. Vecchi libri letti anni fa, una orrenda lampada da tavolo che mia madre ci aveva regalato per un anniversario e che aveva generato battute cattive e qualche litigio amatoriale; è incredibile la nostra capacità di seppellire e selezionare gli istanti della nostra esistenza, e porre alcune cose in bella vista, ed altre giù in cantina, stipate da qualche parte a maturare dimenticanza. Il quaderno, questo quaderno, non mi pareva d'averlo mai visto prima: forse l'ha comprato Anna tempo fa: ho provato a chiederglielo, ma lei era troppo indaffarata a lavare tutte le stoviglie vomitate dall'ennesimo scatolone sigillato a scotch, uno dei cinque con su scritto a grossi caratteri pennarello: 'PIATTI E ROBA CUCINA'. Del resto, sono praticamente certo che questo quaderno sia capitato per caso, come un gattino raccolto sotto la pioggia. Non so perché, ma sono contento. 13 Giugno Questa mattina ho avuto una mezza discussione con Anna. Mi ha rimproverato perchè, con tutto il lavoro di ordinamento e pulizia che dobbiamo svolgere questo fine settimana, io non trovo niente di meglio da fare che perder tempo a scibacchiare. Ma non è solo questo: sono troppo affascinato dall'informe cumulo di oggetti casuali che saltano fuori dalle scatole di cartone. Lungo il corridoio sono ammassati pezzi di mobiletti da rimontare in camera da letto, fogli di ogni genere, due chitarre (le mie), un televisore (quello piccolo, che dovrò sistemare in cucina), svariati utensili per piccoli lavoretti (forbici da elettricista, cacciavite, chiodi e martello...), gli imballi contenenti il mio computer e tutte le periferiche ad esso associate. Non c'è senso nel caos che osservo, o forse il caos è semplicemente un ordine del quale non riusciamo ad afferrare la logica. Insomma: so benissimo che la settimana prossima sia io che la mia compagna dovremo iniziare a lavorare a tempo pieno, e che quindi è assolutamente necessario riuscire a sistemare almeno il grosso di tutto quanto si riversa ora disordinatamente sul pavimento; tuttavia c'è qualcosa che mi eccita vagamente, una miscela cangiante di colori, suoni ed umori che a volte mi pare ribollire, fremere nel tentativo di generare qualcosa di geniale. Così, falsamente pigro, tendo inconsapevolmente a rallentare ogni operazione di ordinamento. Anna, anche se non in profondità, ha capito il mio atteggiamento: per questo è sbottata e mi ha ripreso. Ha ragione, lo so, e proprio per questo suo semplice reclamo è sfociato in una piccola questione. Poi, come quasi sempre accade tra noi, abbiamo risolto a letto ogni diverbio: io l'ho amata e lei ha amato me. Siamo venuti assieme e i nostri corpi si sono staccati l'uno dall'altro con un suono bagnato. Ci siamo distesi nudi ed ancora ansimanti sulle lenzuola fresche, lei ha borbottato una qualche formula di apprezzamento scivolando nel sonno. Lo fa solo quando riesco a procurarle un orgasmo di particolare intensità, e questo accade quando io sono particolarmente eccitato. Mi sono girato su un fianco, abbracciando il cuscino nel tentativo di trarne ogni algidità, tanto si fa prepotentemente calda questa estate appena cominciata. Ho ripensato, negli istanti che precedono il torpore e che annunciano il sonno profondo, al caos che ancora ci circonda: anche il nostro letto è circondato dalla confusione, simile ad un'oasi rosa in mezzo a montagne di indumenti, scatole, scarpe e quant'altro dovrà trovare il suo spazio all'interno del nostro nuovo armadio; ma che ancora attende, posato a terra o alla meglio su qualche sedia, la fatica di chi dovrà plasmare il caos, domarlo, per trarne un ordine compresibile: è come dar forma al pensiero, mi dico chiudendo gli occhi. E nel varcare il confine che separa la veglia dal sonno mi accorgo languidamente d'una erezione inattesa. 16 Giugno Mi sono rimboccato le maniche ed ho prestato le mie braccia alla causa d'ordine: per tre giorni ho cercato di aiutare Anna sistemando i libri nella libreria, dopo averli spolverati uno ad uno, attaccando tutti i lampadari al soffitto, mettendo in ordine le videocassette in salotto, montanto tutti quei piccoli mobili non necessari che i traslocatori hanno semplicemente trasportato in casa a pezzi. Il risultato di tanta fatica emerge, almeno un po', dal mucchio di cianfrusaglie che sopravvive negli angoli e che attende il suo turno ora dopo ora. Il grosso è fatto, e sono molto stanco. Mi sono sentito parecchio spossato per tre sere di fila, e per tre sere di fila io e Anna non abbiamo fatto l'amore. Anche oggi, per quasi tutto il giorno, mi sono dedicato alla cura della nostra nuova casa: è stata la volta di televisione, computer ed impianto stereo. Adesso che finalmente è sera scrivo al tavolo della cucina, mentre Anna prepara qualcosa di veloce per cena e la TV trasmette il telegiornale delle venti. Annusando l'aria colgo finalmente odori di solito: di una cena leggera, di biancheria da stirare, di spazzatura da buttare. Tutti i profumi di quotidianità che un trasloco soffia via per qualche giorno. Ecco: è pronto. Anna mi chiede di apparecchiare il tavolo: non so se abbia o meno prestato attenzione a questa mia nuova occupazione. Tuttavia la conosco abbastanza bene da sapere quanto lei conosce bene me, e quindi trovo quasi scontata l'idea che stia morendo dalla curiosità di dare un'occhiata al mio diario. E' il momento buono per chiuderlo, per oggi. 17 Giugno Stamane s'è svolta la prima giornata di lavoro nel mio nuovo impiego. E' anche per questo lavoro che ci siamo trasferiti: era la svolta economica che cercavamo entrambi, io ed Anna, e non abbiamo esitato un attimo di fronte alla possibilità di lasciare finalmente i paeselli e i prati in cui siamo cresciuti per trasferirci in città. Una casa tutta nostra (senza contratti di locazione, non so se mi spiego) che pagheremo un mese per volta. Un ambiente ampio, vitale, in cui costruire progetti. Volti anonimi al semaforo o alla fermata dell'autobus, nessuno che possa sapere chi siamo o cosa facciamo tra le mura del nostro nido; e chissà quali e quante esperienze nuove ad attendere là fuori. Sì, siamo felici assieme: a questo pensavo attorno alle otto del mattino, mentre camminavo in direzione del mio nuovo ufficio. Mi sono lasciato dietro qualche anno di gavetta, un paio di contratti-fregatura utili solo per riempire curriculum, e tanta voglia di movimento. Ora sono un database administrator: finalmente svolgerò mansioni all'altezza dei miei studi e della mia preparazione tecnica, per conto di una importante società informatica. Nessuna pagina html da preparare, nessuna stupidaggine in Visual Basic da progettare, nessun database Access con cui avere a che fare. Qui si fanno le cose sul serio, e me ne sono reso conto quando l'applet dell'orologio in basso a destra sul mio monitor segnava appena le undici del mattino. Mi era stato detto semplicemente di sedermi lì e di ambientarmi un po', dando un'occhiata a una serie di lavori già pubblicati, tanto per rendermi conto di cosa avrei dovuto fare. La macchina che mi hanno messo sotto le mani è un comune PC desktop, ma ho avuto modo di valutare positivamente la strutturazione accurata della rete interna: è evidente che c'è qualcuno ben pagato ad amministrare il tutto, e che non si tratta di un lavoro svolto dal solito 'ragazzo jolly' che fa un po' di tutto e un po' di niente. Attorno alle undici, dicevo, mi si è presentato quello che da oggi in poi dovrò imparare a conoscere come il mio capo: un uomo sulla quarantina, in camicia e jeans; il genere di persona che si prende sul serio fino ad un certo punto, e che per una mia qualche deviazione erotica sono solito immaginare a masturbarsi di fronte ad un sito porno, la notte, quando moglie e figli dormono un sonno tranquillo e ristoratore. Il mio capo ha detto di chiamarsi Roberto: mi ha stretto la mano ed abbiamo chiacchierato per un po' di questo e quello, prima di scendere in dettagli lavorativi. Mi sono domandato un paio di volte, durante la nostra amichevole conversazione, se si trattasse di una tecnica acquisita o di spontanea socievolezza nei riguardi dell'ultimo arrivato. Non ho saputo darmi risposta. 18 Giugno Ieri sera, appena chiuso questo mio scrigno di lettere, ho seguito Anna in camera da letto. Erano più o meno le undici, e mi aspettavo che lei volesse coinvolgermi in qualche esperienza sessuale: così, sono rimasto piuttosto interdetto e deluso non appena ho realizzato in cosa consistesse effettivamente il suo richiamo: desiderava mostrarmi con quanta cura avesse suddiviso tutti i vestiti e la biancheria tra armadio e cassettiera. "Nei primi tre cassetti," ha spiegato subito, "ci sono le tue mutande, i tuoi calzini, le magliette e i pantaloni corti." Ha aperto uno dopo l'altro i cassetti per mostrarmene il contenuto. Io non sono mai stato capace di ordinare le cose, in specie gli indumenti di qualsiasi tipo. Quando ero ancora adolescente e mi capitava di trascorrere un paio di settimane al mare, in un appartamento affittato con amici, buttavo semplicemente le valige per terra e le aprivo, per trarne di volta in volta ciò di cui abbisognavo, mentre parallelamente venivano issati da terra cumuli di pantaloni, magliette, biancheria e quant'altro a fine giornata si presentava accartocciato dal sole, dal sudore di pomiciate sulla spiaggia e sporcato a seguito di qualche sbornia serale. Quando i cumuli raggiungevano un certo volume, si passava alla fase di lavaggio. Niente di più: e per tutto il periodo delle vacanze, l'armadio onnipresente in quelle camere affittate a basso costo, rimaneva inviolato. Anna mi ha mostrato poi i suoi tre cassetti, quelli in cui NON devo mettere niente di mio, per evitare confusione. I primi due sono colmi di slip, calze, calzini e collant. Il terzo, inaspettatamente, contiene una quantità di capi che rararmente le ho visto addosso: posso distinguere reti ed elastici, e più a fondo, seminascosto da una garrettiera bianca, un corpetto che le era stato regalato anni fa per scherzo, in occasione del suo trentesimo compleanno. Lei si è accorta della mia attenzione rapita ed ha richiuso maliziosamente il cassetto. L'ho osservata per un lungo istante ed ho scoperto che era rilassata, contenta di intraprendere una nuova via accanto a me, e disposta a soddisfare ogni mio capriccio. Il suo sguardo m'è parso ammiccante, e mi sono chiesto per un paio di volte se lei sapesse già che il mio cazzo stava iniziando a tendersi. Questa donna che ho amato ed amo possiede l'eccitante ed implicitamente sgradito dono di vedermi attraverso, come se i miei vestiti e la mia pelle fossero carta oleata dalla quale trasudano le forme danzanti dell'eros. Io, testardo, le ho detto allora: "Lo sai che il termine 'mutanda' deriva dal latino? Vuol dire 'che cambia' o qualcosa del genere. Per l'appunto, le mutande vanno cambiate". Lei ha solo sorriso, m'è venuta vicino e mi ha baciato. Non c'è stato bisogno di dire niente, né per me né per lei, e ci siamo trovati a fare l'amore, prima di dormire, com'è sempre piaciuto ad entrambi. 19 Giugno Oggi mi è successa una cosa davvero strana. Niente che mi sconvolga più di tanto, ma certamente qualcosa che merita d'essere scritta qui. Per farla breve: mi sono masturbato. Niente di speciale, come avevo annunciato, ma ciò che mi ha dato da pensare per tutto il giorno, dal momento in cui ho osservato il mio seme galleggiare nel pozzetta del water in attesa dello sciacquone, è stata la modalità dell'atto. Mi trovavo più o meno immerso nel pomeriggio, in un qualche momento di stasi tra le quindici e le sedici, durante il quale avrei dovuto cominciare a stendere un progetto di rinnovo al sistema di gestione del database di un grosso portale internet. E' questo il compito che mi è stato dato, anche se il tempo a mia disposizione è fortunatamente di molto superiore a quello che mi è realmente necessario a svolgere il lavoro. Così posso alternare momenti di concentrazione, in cui produco un sacco di codice e di documentazione, ad istanti di ricerca e riordino delle idee. Proprio durante una di queste pause, girovagando svogliatamente per il web, sono incappato in uno di quei siti pornografici che in genere linkano risorse gratuite da una parte e cercano di sparare costosissimi dialer dall'altra. Ma qui, come ho già detto, la rete interna è ben progettata ed i controlli restrittivi per l'esecuzione degli odiosi programmini sono attivi ed impassibili: non mi resta che girovagare per centinaia di fotografie e filmati hard senza nessuna preoccupazione. Il mio collega più vicino sta lavorando a sette metri da me, nell'angolo lontano, e del mio monitor a 21' non può leggere che l'anonima etichetta posta sul retro. In genere non ho mai fruito abitualmente di materiale pornografico, e lì per lì ho voglia di chiudere tutto e tornare a lavoro; inoltre inizia a ronzarmi in testa l'idea che il router potrebbe loggare tutto. Mi sono domandato per un istante il da farsi, e di nuovo m'è tornato in mente questo mio diario e tutta la confusione da cui esso è sorto; gli oggetti ed i colori buttati in giro, il fruscio delle pagine nel silenzio. I miei trascorsi da amministratore di reti comprendono una certa esperienza in ambito underground: non ci ho messo molto a svolgere un controllo sommario che mi ha convinto del fatto che nessun log dei siti visitati viene salvato. Mi sono lasciato andare per un po', incuriosito più che altro dalla novità delle mie pulsioni che da una qualche loro intrinseca carica erotica, e ho navigato per una mezz'ora, salvando su una cartella criptata del disco fisso del mio computer quantità ingenti di fotografie, racconti e filmati vari. Situazioni banali, situazioni al limite dell'assurdo: uomini e donne, donne e uomini, donne e donne, uomini e uomini: un vortice di rosa e rosso e nero, un viaggio istantaneo tra quelle sfumature che possono descrivere un glande, una vagina, un capezzolo, una lingua. Si erano fatte più o meno le sedici quando mi sono reso conto di avere di fronte due sole possibilità per poter arrivare salubremente al termine della giornata: continuare ad oltranza a scaricare e visionare materiale pornografico, o trovare una qualche valvola di sfogo all'impressionante eccitazione che gonfiava il mio sesso. Così, senza pensarci su, ho chiuso tutti i browser aperti sul mio desktop e mi sono incamminato verso il bagno: uscito dall'ufficio, ho percorso il corridoio nella speranza di non incontrare nessuno (non sapevo quanto della mia erezione fosse visibile ad un'occhio meno che attento) ed ho raggiunto la toilette. Mi sono chiuso dentro al primo dei tre gabinetti e mi sono preso saldamente il cazzo nella mano destra, riuscendo ad eiaculare in meno di due minuti una quantità di sperma che non mi ero assolutamente atteso. Poi, godendo per un attimo di un lieve indolenzimento localizzato appena sotto allo sfintere, ho iniziato ad osservarmi i palmi delle mani e a riflettere. 27 Giugno E' molto che non scrivo, ma per tutti questi giorni non ho fatto altro che rimandare il momento in cui mi sarei potuto sedere qui, al solito tavolo della cucina, per continuare la narrazione di questo diario. Ormai ne sono consapevole: qualcosa sta cambiando in me, e non so ancora se in bene o in peggio. Ancora una volta sarò breve, a costo di risultare fin troppo diretto e venatamente volgare (ma nei confronti di chi, poi?): una smania irresistibile mi coglie di tanto in tanto, nel pensiero che potrei in ogni istante prendere in mano la mia penna e schizzare d'inchiostro le pagine. Come sto facendo in questo momento, ora che l'orologio segna quasi la mezzanotte. Anna è a letto, forse dorme. Non mi importa. Oggi mi sono masturbato sei volte: la prima questa mattina, seduto sulla tazza del cesso, sfogliando distrattamente una delle riviste hard che ho preso a stipare nel cassetto del mio comodino, sotto alle scatolette di analgesici e preservativi. Anna non lo sa, credo, ma anche se lo scoprisse non sarebbe un grosso problema: penso che mi chiederebbe spiegazioni, ed io saprei fornirgliene di eccellenti. Purtroppo, non so se posso ingannare con altrettanta leggerezza me stesso: perché se si trattasse soltanto di farsi delle seghe, eviterei semplicemente di farmele. Ma qui c'è qualcosa che non quadra, o per lo meno che quadra in un modo che non riesco a capire; e la cosa sta iniziando a darmi noia. Sei volte, dicevo: e dopo la prima, la più difficile, è accaduto per ben tre volte in ufficio (sto iniziando a preoccuparmi del fatto che i colleghi possano ritenermi incontinente), e due qui a casa; la prima non appena arrivato, sotto la doccia che questo incipit afoso d'estate rende indispensabile dopo una giornata di calura e aria condizionata. E la seconda pochi minuti fa, davanti alla televisione. Anna, come ho già spiegato, è già a letto: il suo nuovo lavoro è piuttosto impegnativo (fa la disegnatrice di abiti) e lascia poco spazio alle veglie notturne; il restare alzati contro le regole del buon riposo (o sono quelle della buona produzione?) a godersi il buio che filtra dalle tapparelle quasi completamente serrate. Il sudore sulla mia pelle attira le zanzare, e riesco a cogliere il ronzio acuto e quasi impercettibile che di tanto in tanto mi si fa prossimo e minaccioso. Allora levo il capo dalle pagine ed interrompo la scrittura: ecco. Mi sono guardato attorno per molti istanti, ho volto lo sguardo di qua e di là, ma niente: la zanzara non si vede. So che non appena sarò nuovamente assorto nella scrittura il suo 'zzz' tornerà alla carica, proprio nel bel mentre di un pensiero esaustivo, proprio adesso. Ecco. Ora basta: decido di non distrarmi più. Ho caldo, e preferisco accettare l'idea di essere punto per irrigare le uova di uno schifoso insetto che dover trasalire ad ogni segnale d'allarme. Al diavolo tutto: ecco quel che ho fatto meno di mezz'ora fa. Ero comodamente stravaccato sul divano del salotto, stanco in ogni direzione e in attesa del momento buono per spegnere la televisione e raggiungere la mia amata sul piano astrale dell'incoscenza. Una birra fresca in una mano, il solito spinello di fine giornata nell'altra, a saltellare tra un canale e l'altro attraverso il monotono panorama del palinsesto estivo. Tutti quei cicli di film per appassionati che tappano i buchi più profondi della TV durante la bella stagione partiranno solo all'inizio di Luglio, e per ora si vivono due settimane di semi incoscienza: programmi in replica, telefilm della peggior specie, documentari inutili e vecchi di decenni. Molta, molta noia: terminato lo spinello ero quasi certo di essere pronto per il sonno. Solo che, un istante appena prima di levarmi dal divano, ho dato un'ultima ditata al telecomando: passando velocemente dal sei all'otto ho sostato per almeno un secondo e mezzo su una rete privata, che naturalmente stava trasmettendo una qualche pubblicità di linee telefoniche erotiche a valore aggiunto. L'immagine di un seno prosperoso, talmente florido da apparire costretto a fuoriuscire dall'esile corpetto che lo costringeva (un corpetto in tutto e per tutto simile a quello che ero riuscito ad intravedere nel cassetto di Anna) mi era entrata dentro al punto che, approdato su una più tranquillizzante vendita di automobili usate, non osavo tornare indietro, per il terrore di non trovare più quella specifica immagine, ma una inquadratura diversa; una sequenza in cui si fosse vista la donna per intero, una figura femminile che per quanto peculiarmente eccitante non avrebbe mai potuto corrispondere alla mia personalissima idea di bellezza: di lei mi era bastata quella tetta perfetta, quella minuscola mezzaluna di capezzolo sull'orlo di saltar fuori; e niente più, perché scoprire il resto sarebbe stato come scoprire che il miglior racconto che tu possa aver scritto era già proprietà di qualcun altro da parecchio tempo. E così, senza quasi rendermene conto, davanti ad un pacioso venditore d'auto, ho iniziato a toccarmi sotto ai jeans, sotto alle mutande, massaggiandomi lo scroto e saggiando di tanto in tanto la consistenza della mia erezione con il palmo della mano. Poi, sorseggiando nervosamente dalla lattina di birra che tenevo nell'altra mano, ho preso a pizzicarmi il prepuzio, per passare quasi subito a masturbarmi in modo vero e proprio, dapprima con calma, poi calandomi non senza qualche intoppo i pantaloni di quel tanto che mi era sufficiente. Ed ecco: mi sono fatto la sesta sega della giornata guardando una televendita di automobili in televisione. Ed è stato altrettanto bello ed altrettanto intenso che tutte le altre volte, anche se a raccontare certe cose non si può che attirare su di sé l'accusa di perversione e banalità. Inizio a sospettare, forse, che io sia davvero perverso e banale. Non sarebbe da escludere, ma questa cosa necessita una riflessione, quantomeno, e questa semplice evidenza già mi basta; e mi ossigena nella convinzione che non ci sia niente di scontato nella masturbazione. 28 Giugno Non so perché abbia scritto qui sopra la data di oggi. A dire la verità, sono passati solo pochi minuti da che ho terminato di scrivere del 27 Giugno, cioè di ieri. Poi mi sono alzato, piuttosto soddisfatto. Ho terminato la mia birra e mi sono diretto verso il bagno: ho orinato abbondantemente e ho deciso con sollievo che era venuta l'ora di andare a nanna. Sicuro di aver esaurito le mie smanie mi sono spogliato e sono andato a coricarmi accanto ad Anna: ho spento la luce e sono rimasto per alcuni istanti solo nel buio, a sentirla respirare accanto a me. Ho ricominciato a riflettere su questa ultima settimana in cui non ho scritto una sola riga del mio diario: ho solo detto che la situazione è andata peggiorando. Ma so che questo non significa molto, e che un giorno, rileggendomi, potrei non capirmi. E' andata così: tralasciando le date, ed abbandonandosi agli eventi: La pratica di masturbarmi in ufficio s'è staccata dall'occasione dei siti pornografici. L'eccitazione si manifesta in modi inusuali ed obbiettivamente strampalati: può capitare una frase colta all'improvviso, il tono della voce della donna delle pulizie che mi chiede se può svuotare il mio cestino delle cartacce, lo sguardo di una liceale sull'autobus prima di arrivare a lavoro. Sono tutte piccolezze che mai e poi mai considererei stimolanti, ma ciò che le muta in necessità sono tutte le costruzioni della mia mente. Non fantasticherie, è bene chiarirlo, ma distinte sensazioni che prendono a serpeggiare sotto, come una linea di basso comincia e si porta dietro tutta la canzone. Anche la musica, difatti, riesce in questo: non è neppure necessario che ci sia una parte cantata; anzi, in brevissimo tempo mi sono reso conto di quanto più potente sia la semplice melodia, di quanto più d'ogni altra cosa abbia la forza di farmi scorrere il sangue nelle vene appena più velocemente, di come sia in grado un ritmo azzeccato o un inserto di chitarra a catturare la mia attenzione più animale, il mio istinto. Osservo le persone al bar, in pausa pranzo, e il mio sguardo si fissa sul culo di uno dei camerieri. E' un ragazzo alto, ben formato, moro. Non provo verso di lui la minima attrazione fisica. Ma inizio a pensare che potrebbe piacere ad Anna, anche se non me lo confesserebbe mai. Questo mi provocherà parecchie sortite al bagno, questo pomeriggio. E poi, dopo tutto, c'è questo quaderno. Sono ormai in grado di chiuderlo, credo, perchè ho imparato la lezione: eccomi nuovamente seduto al tavolo della cucina, adesso nudo, nell'atto di porre termine ad un gioco che potrebbe non piacermi, perché, come ho già avuto modo di intuire, non so dove potrebbe portarmi. Ricapitolando: ero nel buio, accanto a lei, insieme ai miei vagheggiamenti. E tutte queste immagini hanno preso a danzarmi in testa: le voci, gli sguardi, le melodie; e sì, anche il bel cameriere che osservavo giorni fa. Così mi sono levato, preso d'una eccitazione febbrile, e senza pensare ad altro mi sono tolto le mutande e, postomi in ginocchio sopra al viso dormente di Anna, ho preso a masturbarmi ferocemente: il pene indolenzito, costretto e violentato dalla mia stessa brama d'ultima eiaculazione; fino a quando, con mia somma soddisfazione, sono venuto debolmente in faccia alla mia donna, scopandomi il suo sonno e i suoi sogni d'un sol colpo. Lei ha fatto un verso strano, a metà strada tra l'irato e il divertito, perché probabilmente non si è quasi resa conto di cosa stava succedendo, stanca com'era. Poi mi sono sentito vuoto, incapace di dormire: così mi sono alzato e sono tornato qui in cucina. Ho preso una nuova birra dal frigo e l'ho stappata, ma non riesco quasi più a berne. So che ora è il momento buono per finire di scrivere su questo quaderno: non ho mai avuto un diario, e ora so perché. Occorre troppo coraggio anche solo per compilare la lista della spesa: e l'esperienza di una narrazione, qualsiasi essa sia, mi porterebbe faccia a faccia con questioni che non ho intenzione di affrontare; le dimensioni segrete del tempo e dell'anima, i suoni e gli sguardi che improvvisamente scatenano la mia erezione e mi costringono a restare calmo. Ora il tempo è finito, e domani dovrò alzarmi molto presto: sono felice.
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22 anni fa
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In Facoltà : Sara si scopre (cap.1)
Chi l’avrebbe mai detto! La mia prima esperienza saffica la ebbi proprio in facoltà, tempio del sapere e dello studio. Ero al quarto anno di architettura e stavo da tempo preparando l’esame di storia dell’architettura contemporanea, un vero incubo fatto di nomi, edifici, stili e pensieri; uno di quegli esami veramente monumentali. Ero lì in aula studio e si sedette vicino a me Sara, una ragazza carina e molto semplice, un tipo acqua e sapone con la quale avevo in precedenza già preparato alcuni esami. Dopo una mezz’oretta ci prendemmo una pausa e in quel momento le elencai tutte le mie paure e i miei dubbi sull’esame. Lei stette ad ascoltarmi e mi disse:”vedrai che anche stavolta lo passi, nonostante le paure”, “eh già, però stavolta sarà veramente dura, ma tu come hai fatto?”, lei allora mi piantò due occhi dritti nei miei e iniziò a raccontarmi “vedi, la Maggiora (la prof.) abita nel palazzo di fronte al mio appartamento e quindi vedo tutti i suoi movimenti… devi sapere che è lesbica…” risi, poi le chiesi “e allora? L’hai ricattata?” “No… a dire il vero me la sono fatta!”. Non seppi cosa dire… rimasi letteralmente senza parole. Tornando in aula il mio silenzio imbarazzato era evidente e quindi mi spiegò “vedi, io, come sai, sono felicemente fidanzata, non ti nascondo però che ho avuto alcune esperienze omosessuali con la mia amichetta delle medie; avvenne in maniera molto naturale e senza sensi di peccato, fu molto bello ma non continuai per vari motivi.” Ora ero veramente incuriosita. “E come hai adescato la Maggiora?” “Beh vedi, un giorno di pioggia, mentre lei stava rientrando a casa ho finto una storta proprio di fronte al suo portone. Mi invitò a salire per dare un’occhiata alla caviglia… la maglietta era molto bagnata e casualmente non portavo il reggiseno. Iniziò a massaggiarmi la caviglia ma vedevo ogni tanto che mi guardava sotto la gonna, e non lo nascondeva neppure. I massaggi cominciavano a salire e il mio respiro a farsi sempre più forte… guardandola negli occhi iniziai a togliermi la maglietta, la gonna, le mutandine e rimasi nuda di fronte a lei. Sai, è anche un po’ feticista, iniziò a leccarmi i piedi e io le infilai le dita a una a una nella bocca, me le ha ripassate per benino mugugnando molto. La presi per i capelli e la ‘accompagnai’ sempre più su, devo dire che mi ha leccata proprio tutta fino a quando non ha raggiunto la passerina, lì si è veramente concentrata sul clitoride con la lingua mentre contemporaneamente mi ha penetrata prima con un dito, poi due, poi tre e mi fatto godere moltissimo, le ho letteralmente lavato la faccia con i miei umori”. Il mio sguardo stranito la fece ridere “lo so che non lo concepisci… mi spiace, se vuoi interrompo il racconto”. In quel momento mi accorsi di avere le mutandine bagnate e arrossii, “Abbi pazienza, non me lo aspettavo, tutto lì. D’altronde non sono una verginella…” le dissi con convinzione. Riprendemmo a studiare anche se, devo ammetterlo,la mia testa non era proprio molto concentrata.
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22 anni fa
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Dalla prima volta
Avevo 19 Anni, dormivo nella mia cameretta coperta solo da un soffice lenzuolo... Era estate, faceva caldo e dormivo con le finestre aperte...Il soffice vento che soffiava mi fa venire la pelle d'oca e fa diventare duri i miei soffici capezzoli rosa...Ad un certo punto sento la porta di camera mia aprirsi e vedo entrare il marito, eravamo da soli in casa perchè lei era partita.Lui entra e io a occhi socchiusi osservo i suoi movimenti... Si avvicina pian piano, lo vedo che osserva attentamente i mie capezzolini diventati duri, inizia a toccarsi il sesso, piano piano si avvicina sempre piu'...L'instinto mi diceva di urlare, ma non potevo... Non volevo, forse per l'imbarazzo, o forse per paura che abusasse di me... Quindi continuai a fer finta di dormire...Lui allungo la mano ed inizio' ad accerezzarmi il seno ancora coperto dal lenzuolo... Volevo dire qualcosa ma continuai a fer finta di dormire; La mano sul suo sesso andava sempre piu' veloce e il mio seno era sempre piu' racchiuso nella sua mano... Con un dito mi stuzzicava il capezzolo.Sposto' la coperta che mi copriva e mentre si masturbava inizio' a leccarmi le lebbra, poi scese sui capezzoli... Non so descrivere le sensazione che provavo, ma era piacevole... La sua mano scese sulle mie mutandine, e mi massaggio' il mio sesso, ero sempre piu' bagnata...Mi infilo' un dito dentro... Lo lasciai fare... Mi allargo' le gambe e mi appoggio' la cappella sul mio sesso, a quel punto mi alzai di colpo, dicendogli "ma cosa stai facendo?", lui rispose "E' da quando ho sposato che voglio scoparti" io tentai di uscire dalla camera. Lui mi afferro' per un braccio e mi infilo' la lingua in bocca... Mi costrinse a masturbarlo... Poi mi prese la testa e me la porto' sul suo sesso.Inizio' a passarmi la sua cappella sulle guance poi sulle labbra... Me lo infilo' tutto in bocca. Mentre con una mano mi teneva ferma con l'altra si masturbava dentro la mia bocca...Era bello sentire il suo sesso in bocca. Mi piaceva... Mi bagnai di nuovo e iniziai a massaggiargli il sesso on la lingua...A quel punto mi sbattè sulla scrivania a 90° e iniziò a leccarmi la figa.Provai una sensazione stupenda... Mentre godevo sentii il suo sesso entrare dentro di me.... Era la prima volta che lo facevo... Lui mi disse "non sai per quanto tempo mi sono masturbato pensando alla tua figa stretta ed ancora vergine"...Io gli dissi che mi faceva schifo, che era un porco... Ma invece pensavo esattamente il contrario...Mi lasciai scopare...Quando stava per venire mi sbatte sul letto e mi sborrò sulle mie mutandine nere... iniziai a frgli un pompino.Ad un certo punto mi disse" ora voglio che ti masturbi", io iniziai a masturbarmi, mi piaceva l'idea di essere guardata... Anche lui si masturbò... Mentre stavo per venire venne anche lui mi sborro' in faccia e sul seno...Da quel momento non faccio altro che scopare con lui quasi tutte le settimane quando, e provo un piacere stupendo.
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22 anni fa
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La prima entrata...posteriore
Mi chiamo Manuel e sono un ragazzo della provincia di Udine. Nel mio appartamento, che all'epoca dividevo con i miei genitori veniva due volte la settimana una donna delle pulizie, che si prendeva cura della casa. In verità io era innamorata della sua figliola, mia coetanea e quindi all'epoca diciannovenne. Piu' volte le avevo chiesto se portava alla figlia i miei saluti, avevo espresso ammirazione per la sua figliola, ma mai mi sarei aspettato quello che stava per accadere. Infatti questa bella quarantenne, una mattina in cui i miei genitori erano fuori, dopo una mia insistenza per mettere una sua buona parola con la figlia, mi chiese se per caso mi sarebbe piaciuto provare prima l'albero che aveva generato la sua figliola. Certamente non me lo sono fatto ripetere due volte e piano piano ho dapprima infilato la mia lingua nella sua bocca e successivamente ho cominciato a spogliarla facendolo il piu' in fretta possibile. Mentre tentavo di togliergli la gonna, mi disse che aveva le mestruazioni e quindi la porta davanti era fuori uso. Ma dall'aria maliziosa avevo capito che aveva una soluzione in serbo. Infatti, mi disse sorridendomi di ricordarmi che le donne hanno due entrate e che sarebbe stata ben lieta di accogliermi in quella posteriore. Il mio uccello ebbe una rapida impennata, e una volta appoggiata Carla, questo è il suo nome, alla poltrona del soggiorno, la feci girare per prepararmi il terreno. Incominciai a leccargli il buchino e intanto anche un pò goffamente tentava di fargli un bel ditalino, tra l'altro raccogliendo anche un bel po' del suo sugo. Lei era al settimo cielo e me lo dimostrava con delle parole del tutto senza senso. Il sapore del suo buchino era un po' forte, penso infatti che quella mattina non si era lavata da quelle parti. Comunque imponendovi di non venire subito, dopo buoni dieci minuti di leccamento, mentre lei ancora si scioglieva nel suo brodo di giuggiole, ho appoggiato la cappella al garofanino ed ho spinto con decisione. Per me era la prima volta che avevo un rapporto anale, ma per lei sicuramente no, dal momento che il mio bastone le era entrato per tutti e diciotto i centimetri e che lei godeva come una vera vacca. Dopo averle provocato due bellissimi orgasmi (a suo dire) le ho sborrato copiosamente nell'intestino facendola urlare di piacere. Una volta tirato fuori il mio cazzo dal suo posteriore, l'ho dapprima ripulito di materia un po' impropria, ma debbo dire che non mi e' dispiaciuto affatto e non mi ha dato un senso di sporco, anzi mi ha anche eccitato maggiormente. Ho finito per vedere il suo culo ancora aperto che gocciolava della mia sborra, ed andava sul pavimento vicino al fuoco. Non ho avuto più bisogno di pensare alla figlia, e sicuramente non me ne sono pentito.
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22 anni fa
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La Ricompensa
Fare la cameriera in una casa di ricchi signori non è mai stato il sogno della mia vita ma a volte ci si deve accontentare di quello che si riesce a trovare pur di sbarcare il lunario. Però devo ammettere che pochi mesi fa mi è successa una cosa chi mi ha fatto cambiare un po' le mie idee sul mio lavoro. Mi trovavo in cucina, intenta a riassettare dopo una cena importante data dai miei padroni, quando mi ha raggiunto la signora Grazia per farmi i complimenti per la perfetta riuscita della serata. Io ero molto lusingata per questa sua attenzione ma certo non mi aspettavo che lei mi facesse anche delle esplicite avance. Al primo momento sono rimasta piuttosto allibita ma quando mi sono ripresa dalla sorpresa ho risposto alle sue proposte nel modo certo più conveniente e mi sono messa a leccarle le tette, che lei mi aveva offerto apertamente. In pochi secondi ci siamo trovate riverse sul piano d'appoggio della cucina mentre ci leccavamo e accarezzavamo a vicenda. Grazia ha tirato fuori un bellissimo vibratore e, con l'aiuto di quel magnifico oggetto, ci siamo date una scopata davvero memorabile. Non pensavo certo che una signora della buona società fosse anche tanto abile a leccare una fica. La sua lingua entrava e usciva dalle mie viscera in modo tanto esperto che io ero rimasta completamente senza fiato. Mi avvolgeva con il suo corpo, le sue carezze, la sua passione e io non potevo fare altro che lasciare che lei conducesse il gioco in modo tanto magistrale. Alternava, poi, la sua lingua e il vibratore in modo che io non potessi fare altro che farmi riempire dalla sua passione e dalla sua voglia. Con uno scatto d'orgoglio anch'io, ad un certo punto, ho voluto ricambiare tutte quelle attenzioni tanto che entrambe raggiungemmo delle vette di piacere mai raggiunte prima. Certo la mia abilità non era certo pari a quella della mia compagna ma anch'io riuscivo a difendermi bene!!! Inoltre mi veniva da sorridere all'idea che, finalmente, una cameriera riusciva a metterlo nel culo alla sua padrona! Questo pensiero ha moltiplicato magicamente le mie energie dandomi così la forza di rispondere, colpo su colpo, a Grazia. Ormai stavamo ingaggiando una vera e propria battaglia sessuale che si svolgeva nella pura lussuria. Alla fine tutte e due raggiungemmo un meraviglioso orgasmo e potemmo bere dalle nostre fiche i liquidi che ne uscivano. Prima di tornare dai suoi ospiti Grazia mi ha detto che questa sarebbe stata la ricompensa per ogni lavoro ben fatto. Vi assicuro che da quella sera il mio lavoro è diventato addirittura impeccabile!
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22 anni fa
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Scacco alla Regina
Ilaria guardava le nuvole che oscuravano il cielo e la sua città le appariva splendida anche così: immersa in questo grigio antico che sembrava permeare ogni cosa. L’asfalto bagnato coperto di foglie autunnali si distendeva per chilometri sotto il suo sguardo, chilometri di strade percorse giorno dopo giorno, ora dopo ora, da persone come lei: madri sempre di corsa, mariti disonesti o felici, lavoratori stanchi, professionisti sempre in cerca dell’ultimo affare, impiegati annoiati, persone contente, persone tristi, persone ubriache di vino e d’amore. A quale categoria apparteneva lei? A 30 anni ancora non riusciva a capire che posto le riservava il destino. Tutto apparentemente normale, tutto in ordine, “ogni cosa al suo posto” - avrebbe detto sua madre – eppure, eppure…..un tassello, un incastro riuscito male, un dolce poco lievitato, a volte la sua vita sembrava prendere una piega totalmente estranea al suo modo di essere e di pensare. Giorgio, compagno esemplare, architetto lanciato sulla via del successo, uomo dotato di fantasia e di ardore, era l’invidia di tutte le sue conoscenti e la gioia della sua “saggia” mamma. “Dove l’hai pescato un uomo così?” le chiedevano tutte le amiche e colleghe di lavoro, “non fartelo scappare” le diceva al telefono sua madre , e quei 300 Km che le separavano correvano sul filo veloci fino a diventare nulla, e Ilaria si sentiva come da bambina quando quella donna perfetta e profumata la abbracciava e le diceva “Ilaria, devi diventare qualcuno nella vita, ricorda che ogni cosa ha un suo ordine logico, ricorda che ogni cosa ha un suo posto”. Era questo che le stava sfuggendo di mano, questo incastro perfetto, questo domino costruito in trent’anni, aveva adesso una pedina vacillante, una pedina che poteva compromettere il lavoro minuzioso di una vita. Accendendo una sigaretta ripensa a Vera, a quei capelli rossi come fiamme, a quel corpo perfetto nella sua imperfezione, a quel naso importante, che lei indossava e portava con la disinvoltura della donna che sa di essere bella. Vera era così: abiti sgargianti, gioielli vistosi, scarpe alte, borse fuori moda, velluti, broccati, sete cinesi, bigiotteria falsa. Vera, con la sua allegria, con il suo spirito mordace, con i suoi cappelli all’inglese, con il suo portamento da regina, con la sua falsa noncuranza, Vera leale come il suo nome, attaccata a vecchie ideologie, comunista, anarchica, fascista, retrograda e progressista, cangiante come un diamante, solida come una quercia. Vera che le ha rubato il cuore, Vera che una notte d’estate le ha detto “ti amo” mentre tra una birra annacquata e salatini stantii parlavano dell’ultimo libro letto, dell’ultimo film visto, dell’ultima volta che Ilaria aveva fatto l’amore con Giorgio. E poi il buio di una corsa in macchina, il desiderio impacciato di Ilaria, la dolcezza e la capacità di seduzione di Vera, la libreria in noce, il gatto sul divano, il letto morbido e immenso, le candele accese, la luce tenue e soffusa: Vera le ha tolto i vestiti con la delicatezza di un amante sapiente, le ha sfilato le scarpe e massaggiato i piedi, le ha sciolto i capelli bruni legati da un nastro e l’ ha accarezzata per ore prima di possederla con la foga e il desiderio che Ilaria aveva conosciuto solo negli gli uomini. E la baciava e le diceva ti amo, e le infilava la lingua ovunque e le diceva ti amo, e l’ha fatta venire con un’intensità mai provata prima e le diceva ti amo. E le diceva ti amo anche mentre le insegnava come gode una donna, mentre con destrezza e fermezza le trasportava le mani nei punti più profondi del suo piacere e le diceva come accarezare, leccare, sfiorare, premere i punti proibiti di un universo infinito. E Ilaria assaporava, con il gusto di una bambina che succhia caramelle alla fragola, i sapori di Vera, ed annusava gli odori di Vera e rispondeva ti amo alle parole di Vera. Una notte durata un’eternità tra le braccia voluttuose della sapiente Maestra, tra capelli rossi di fuoco e bocche brucianti, tra un bicchiere di Chianti bevuto a coppa tra le cosce di Vera e dolci ciliegie assaporate intatte tra le gambe di Ilaria. Una notte di passione, una notte di odio e di amore, una notte in cui Giorgio lontano la chiamava da Parigi per dirle Ti amo e Vera all’orecchio le sussurrava anch’io. Ilaria guarda la pioggia che ha iniziato a pulire l’asfalto, e pensa a sua madre e al suo ordine logico e cosmico, e pensa a Giorgio e al suo mondo fatto di carte e di voli aerei e pensa a Vera, alle sue telefonate notturne e sconclusionate, al suo profumo di viola ai suoi teatrini di periferia, ai suoi autori sconosciuti. Pensa alle grandi mani di Giorgio che le percorrono il corpo e la manovrano con la sapienza dell’uomo che la conosce e ama da sempre, e pensa a Vera, alle sue bianche dita che la toccano con l’onniscenza e l’esperienza , con il piacere e la voglia che solo una donna può regalare ad un’altra. Ieri ha parlato con l’uomo che ama della donna che ama, ieri ha parlato con lui e gli ha detto con le lacrime agli occhi che non può più vivere senza di lei, che i suoi capelli e il suo profumo sono una droga troppo inebriante. Giorgio, il timido e perfetto architetto ha spalancato i suoi occhi di cielo, ha aperto la bocca da cui non è uscito alcun suono, le ha stretto i fianchi e le ha detto solo tre parole -non mi lasciare- . Dopo mesi di altalene, di serate insonni, di week end alterni, dopo giorni di pianto e notti di fuoco, Ilaria ha preso l’ultima assurda decisione. Giorgio la ama troppo per imperdirle di vivere la sua vita, e Vera è inebriata dall’idea di averla sempre con sé. Suonano alla porta di casa, Ilaria, dà un ultimo sguardo alla strada deserta e si avvia alla porta con le gambe ferme. Giorgio efficiente e dolcissimo porta due immense valigie, ed una massa capelli di fuoco avanzano dietro di lui. Le camere sono pronte, quella di Vera e di Ilaria si affacciano sul giardino interno, quella di Giorgio e di Ilaria anche. Stanze comunicanti, armadi condivisi, un unico bagno per fare la doccia e l’amore…..Il caffè nero e fragrante li aspetta in cucina: infondo ogni cosa ha un suo ordine logico, ogni cosa ha un suo posto nel mondo. Di sicuro mia madre sarebbe fiera di vedere come ho messo ordine nella mia vita - Ilaria sorride mentre bacia Giorgio sulle scale di casa e conduce i suoi timori fuori dalla stanza da letto, e l’ultima tessera del suo puzzle perfetto torna ad incastrarsi con gli altri tasselli
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22 anni fa
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Pensieri di un feticista
Giovedì. Caro diario, come sai è da mesi che cerco di farmi assumere come commesso in un negozio di calzature. Eureka! Oggi è stato il gran giorno: ci sono riuscito. Venerdì. Ho cominciato subito a lavorare di gran lena. Come immaginavo si vede poco: questi collant scuri lasciano trasparire appena un biancore lontano (se le mutandine sono bianche), ma toccare i piedi mi da sempre piacere. Sabato. Una c’è stata. La mia prima. Le ho accarezzato le dita mentre infilava la scarpa e questa si è fermata, chiedendomi poi di aiutarla. Ho subito approfittato per alzare gli occhi e ho goduto di un bel paio di cosce fasciate da collant color carne niente male. Quando ha visto che la puntavo ha stretto le gambe e se n'è andata. Martedì. Ancora collant e collant. Ma di piedi ne palpo a volontà: siamo in tanti, evidentemente. Giovedì. Finalmente! Le prime autoreggenti, bianche. Il piedino era un po’ grifagno, ma le cosce… Questa non ne voleva sapere di farsi guardare e ho giusto goduto di uno sprazzo di carne, ma prometteva molto. Peccato… Sabato. Diario mio, che spettacolo!! Si è seduta una tipa in reggicalze che sarà stata un metro e ottanta, con tutto in proporzione. Uno sviluppo di gambe spettacolare mi si è spalancato davanti, all’injzio per distrazione, e mi sono beato delle più dolci mutandine nere mai viste. Ho subito portato tutti numeri sbagliati e siamo andati avanti un po’, tra sbuffi e carezze rubate al suo piedone. Questa esitava tra le mie mani, chiedendomi continuamente cosa ne pensavo, e aprendo come un mantice le gambe tra le quali mi salutava la sua carne rosa fasciata di nero. Sono subito andato in bagno a farmi una sega. Le autoreggenti stanno aumentando per via della primavera incipiente, e le mutandine si fanno in maggioranza bianche. Sabato. È tornata la fatona dal reggicalze. Occhio, diario mio. Appena seduta, mi ha sventolato la gonna in faccia e subito mi ha colpito un profumo inebriante di figa bagnata. Poi è rimasta così, col volto sardonico ad aspettare il solito gioco tra mani e piedi. Mi sono dato da fare parecchio, coi soliti numeri e colori sbagliati, e finalmente eccola: dalla profondità della gonna ha fatto capolino una figona nuda completamente depilata, che con l’aprirsi e il chiudersi delle cosce sembrava salutarmi con un dolce ciao ciao delle sue labbra rosa. Abbiamo giocato un bel po’, io di mani lei di gonna, toccando e mostrando. All’uscita, ha fatto i complimenti al capo per la gentilezza del personale: mi ha messo al sicuro per un po’. Sabato. È tornata! Per me. Prova le solite scarpe sbagliate, e poi, goduta dal mio tocco sapiente attorno al suo piede, apre le cosce. Questa volta aveva una minigonna strepitosa e bastava poco a mostrarmi tutta la mercanzia. Le calze color carne salivano a fasciarne le coscione da porca fino all’inguine, da dove spuntavano dolci salamini di carne rosa a contorno della più gran vagina che abbia ma visto. Oggi giocava a far frusciare le calze spudoratamente tra loro, con un suono erotico e provocante che condiva titillandomi il palmo della mano con le dita dei piedi. La sega me la sono fatta a casa, mettendomi il reggicalze e insaponandomi bene il pene per palparmi più a lungo e più profondamente. Sabato. È il suo giorno. Viene per giocare con me con abbigliamenti sempre diversi. Oggi indossava di nuovo il reggicalze e le calze nere, ma – perversa – si era coperta la figa con mutandine rosse. Queste però si erano avvoltolate tra le grandi labbra come fa a volte il tanga, e quindi esaltavano il turgore delle labbra vaginali penetrandovi in mezzo come una lingua. Anche i suoi giochi cambiano. Oggi ha lasciato le cosce spalancate, permettendomi di osservarla senza fine, tra un paio di scarpe e l’altro. E anche lei a un certo punto, vista la gran confusione in negozio, ha allungato il piedino sfiorandomi il cazzo, su e giù, su e giù, che quasi venivo. Altra segona, con la figa di gomma che ho comprato da Senxual. Sabato. Diario mio, oggi è stato il paradiso. È andata così: la mia fata è arrivata con un’amica. Ha aspettato che finissi di guardare… scusa, di servire una troietta che sotto il collant non aveva niente e ci teneva a farmelo sapere, poi si sono sedute davanti a me. La porcona ha detto: "La mia amica ha i miei stessi gusti… in tutto!" e, come per incoraggiarla, le ha appoggiato una mano sulla gamba. Questa, una bella tardona di forse 45 anni, si è aperta alla mia contemplazione senza nessun pudore: anche lei senza mutandine, aveva la figa più pelosa che abbia mai visto, una gattona nera e lunga che faceva capolino da un delizioso paio di collant aperti tipo reggicalze. Le mie mani hanno cominciato subito a dirle tutto il mio amore per quel suo strumento di piacere, titillandole quasi dito per dito il piedino piccolo e delicato. Lei rispondeva aprendo e chiudendo la gambe per farmi giungere il suo profumo di femmina in calore, e a ogni movimento dai peli neri faceva capolino il più gran clitoride che abbia mai visto: un triangolino rosa tutto da succhiare come un lecca lecca. La fata a un certo punto ha protestato, chiedendomi di provare qualcosa. Voltatomi verso di lei, ho goduto così di uno spettacolo di furiosa provocazione: sotto la gonna non aveva niente, né calze, né reggicalze né mutandine. Nuda come Eva, apriva le cosce, accavallava le gambe, spostava la gonna, mi toccava la patta, in modo da sollevare anche il culetto e mostrarmi il taglio delle natiche. È stato un gioco frenetico a tre: ho smontato quasi mezzo negozio, palpando piedi e cavandomi gli occhi da una figa all’altra, l’una glabra e bianca nello splendore di una montagna di carne femminile, l’altra scura e ammiccante nel gioco dei suoi colori. Adesso, mentre ti scrivo, ho il cazzo in mano e non riesco a togliermi dalla mente lo spettacolo. Il mio più grande desiderio si è esaudito.
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22 anni fa
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Alla scoperta dei collant
Era la cugina di una mia amica, era venuta a stare da lei per qualche settimana durante le vacanze estive. Abitava in un’altra città, non l’avevo mai vista, comunque era una ragazza molto carina. I miei amici che l’avevano già conosciuta l’estate precedente mi dissero che sotto quel bel faccino innocente si nascondeva una bella porcona, e alcuni di loro l’avevano conosciuta “meglio. Ci presentammo e trascorsero alcuni giorni con giochi di sguardi tra me e lei con naturalmente gli avvoltoi dei miei amici che speravano in un’altra avventura. Quello che avevo notato in lei è che nonostante ci fosse la bella stagione portava sempre collant o autoreggenti e se aveva la gonna cercava di attirare l’attenzione sulle sue belle cosce assumendo posizioni provocanti: più di una volta infatti vidi le sue mutandine o il pizzo degli autoreggenti. Per arrivare al sodo della questione un pomeriggio andai a casa della mia amica perché aveva un problema al computer, ovviamente c’era anche la cugina, risolto il problema la mia amica disse che doveva andare a fare compere al supermercato e chiese se avevamo voglia di accompagnarla, la cugina rispose che aveva mal di testa e mentre la mia amica era andata a cambiarsi mi disse di inventare una scusa per non andare con lei, quindi subito mi venne il dubbio che stava per succedere qualcosa, così inventai una scusa e la mia amica uscì di casa sola lasciandoci al nostro destino. Lei era vestita con una maglietta , una minigonna e naturalmente i collant, si sedette sul divano accavallando le gambe più che poteva e lì notai che portava degli autoreggenti. Mi disse di sedermi vicino a lei e io ipnotizzato dalla linea che il nylon delle calze produceva tra le sue gambe dalle ginocchia fino a sparire sotto il suo culo mi ritrovai vicino a lei e in un attimo le nostre lingue si erano attorcigliate l’una all’altra e le mani dell’uno spogliavano il corpo dell’altra e viceversa. Rimasti in mutande feci per toglierle le calze autoreggenti ma lei rifiutò dicendo che la eccitava sentire il contatto della sua pelle con il nylon e voleva essere accarezzata sulle cosce con le calze addosso; non ci pensai su vedendo quelle sue belle tette sode, una terza, e quei capezzoli duri per l’eccitazione, anche il suo modo di baciare era singolare, mi prendeva la lingua o un labbro e lo succhiava o lo mordicchiava (la cosa non mi dispiaceva, anzi,) mentre le leccavo i capezzoli di continuo lei strofinava le sue gambe e le sue cosce su di me e sul divano (il nylon doveva farla impazzire veramente!!!), scesi giù lungo il suo bel corpo a sfilate le mutandine mi si presentò una bella fighetta depilata, quasi glabra, fu un piacere leccarla e sentire gonfiare le sue labbra sulle mie, stavo quasi per penetrarla quando mi disse di leccarle le gambe fino alle caviglie, mi disse anche di mordere le calze e se mi andava di bucarle e infilare la lingua nei buchi. Rimasi un po’ sorpreso ma quando coi piedi mi prese il cazzo e cominciò a masturbarmi la sensazione fu bellissima, vedere lei con la fica bagnata davanti a me che si toccava e intanto mi massaggiava la cappella con i piedi avvolti in quello che ora definisco un materiale fantastico, ad un certo punto non ressi più e la presi di brutto penetrandola nella posizione del missionario, lei godeva e continuava a sfregare le sue gambe che mi avvinghiavano sulla schiena, sentivo i suoi talloni puntarsi sulle mie natiche come per spingermi sempre più dentro di lei. Cambiammo posizione con lei sopra di me, ma la sua fissazione rimanevano gli autoreggenti, fece due buchi a livello delle ginocchia e mi ci fece infilare le mani e le braccia fino ad arrivare ai suoi fianchi (mi sembrava incredibile cosa stessi facendo, ma era la mia prima esperienza con il nylon) per aiutarla ad ansimare sopra di me. Anche lei poi scese con la bocca sul mio cazzo ormai durissimo e qui andò su e giù un po’ di volte poi mi prese in bocca solo la cappella e cominciò a succhiare e a far roteare la lingua su di essa, senza sosta (non avevo mai provato un oral così) tanto che dopo poco le dissi che stavo per venire e lei subito mi prese di nuovo il cazzo tra i piedi e mi fece sborrare su questi; mi pulì bene il membro dallo sperma rimasto con i piedi e poi si prese il piede destro e comincio a succhiarselo, la gamba divaricata faceva vedere bene la sua fica ancora arrossata, ma il suo interesse era tutto per i piedi e gli autoreggenti che ormai erano distrutti, la scena mi eccitava tanto che le presi l’altro piede e glielo leccai trastullandole con una mano la fica umidiccia. Da quel giorno ho cominciato ad apprezzare veramente i collant e soprattutto quello che si può fare con questi, grazie soprattutto a Daniela la cugina della mia amica, ed era solo il quinto giorno che era da noi….
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22 anni fa
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In Facoltà : Sara si scopre (cap.2)
Per tutta la sera l’immagine di Sara nuda mi rimase come incollata alla retina. “Sono etero” continuavo a dirmi, però il mio inconscio stava lavorando, e molto anche! Per un paio di giorni non mi recai in facoltà, solo studio e un po’ di cibo! Che esame! Sara mi telefonò la sera: “dai che domani c’è la conferenza di urbanistica, ti tengo il posto in aula 10. Mi preparai per benino: una bella rasata completa e un completino da sballo. “Perché lo stai facendo?” chiesi all’immagine dello specchio… ma non osai darmi una risposta! Ci trovammo in aula 10, la conferenza era un po’ noiosetta e dopo mezz’ora stavamo già chiacchierando con discrezione. Non me ne accorsi, ma mentre parlavamo posai la mano sulla coscia di Sara, lei mi guardò divertita e io arrossii nuovamente; in quel preciso istante però mi accorsi di essere eccitata. Finita la conferenza era già buio e la facoltà praticamente deserta. Dovevo andare assolutamente in bagno a fare pipì ma gli unici puliti erano nell’ altra ala, praticamente tutte le luci erano già spente. Sara mi accompagnò nei bagni, mentre camminavamo mi prese per mano, presi allora la mano e me la passai sul seno già molto eccitato. Senza dire nulla continuammo fino ai servizi, entrammo, la luce interna di entrambi i bagni era spenta e non c’era possibilità di accenderla, allora Sara mi disse “tieni la porta aperta, io intanto guardo che non arrivi nessuno”. Alzai la gonna, abbassai le mutandine, lo sguardo di Sara mi stava letteralmente bruciando la pelle, mi guardò per tutta la durata della pipì e con non chalance mi domandò se volevo un fazzolettino. Annuii, prese un fazzolettino, lo svolse e iniziò ad asciugarmi guardandomi negli occhi. Io ero lì, a gambe aperte e lei mi asciugava con cura la figa. Ci baciammo teneramente e mi accorsi che non teneva più in mano nulla, ma la sua mano continuava a fregarmi le grandi labbra. Ero eccitatissima e colavo il mio piacere, mi spogliò tutta e con voluttà iniziò a leccarmi. Prima i seni, poi il ventre e, finalmente, la passera! Che goduta! Nell’orgasmo le spinsi il più possibile la testa verso di me. “E’ stato fantastico” dissi alla fine, “ora però toccherebbe a me”; mi inginocchiai di fronte a lei, avevo il suo pube a un paio di centimetri dalla faccia, ne sentivo l’odore e ne ero inebriata. Lentamente mi avvicinai, appoggiai il naso nei suoi peli e lo riempii della sua fragranza. A quel punto iniziai con la lingua a saggiarla, tutto intorno. “Così mi farai morire di voglia” disse con voce un po’ roca. Allora affondai decisamente la lingua nelle grandi labbra e iniziai con grande godimento a leccargliela, senza ritegno. Ho provato un piacere unico. L’uccello ti riempie la bocca, la figa invece la devi riempire tu! Venne, leccai e ingoiai tutto con gusto. Era molto conturbante: io nuda in ginocchio e lei ancora mezza vestita, con gli occhi chiusi. “Voltati” le dissi con fermezza. Lo fece e mi ritrovai il suo culo proprio di fronte alla faccia. “Ti piace?” mi chiese languidamente, per tutta risposta iniziai a leccare una chiappa, poi l’altra, poi mi spostai nel solco. “A questo punto” mi dissi “il tutto per tutto!” aprii con decisione le natiche, vidi un fantastico buchino che si ritraeva con spasimi, passai la lingua tutto intorno e infine ve la infilai con foga e con il massimo gusto, “sei fantastica, mai nessuno mi ha mai leccata lì”; mi sentii grande per questo, continuai fino a quando non riuscii ad allargarlo con la forza della lingua e Sara con un dito tutto dentro la figa raggiunse nuovamente l’orgasmo. Si riprese, ormai eravamo entrambe nude, mi voltò con decisione, mi mise carponi e mi restituì il servizietto; fu bellissimo! Anche io non avevo mai avuto il piacere di una lingua dentro il culo; ad un certo punto ci mise l’intero dito medio e io mi morsicai le labbra per non urlare. Subito provai un gran bruciore, a poco a poco però iniziai a sentire un gran godimento anche lì! Per non sbagliare mi infilò anche un paio di dita nella fighetta e a quel punto non capii più nulla! Mentre uscivamo una guardia un po’ stranita ci chiese se fosse tutto a posto, “Certo!” risposi, “meglio non potrebbe andare!”. “Sei una troietta” mi disse Sara “e per questo mi piaci da morire!”
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22 anni fa
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Con l'amica di mia figlia
o sono un signora di circa 45 anni e sono qui nella mia casetta a guardarmi un film mentre mio marito come al solito è ad una cena di lavoro o meglio a sbattersi qualche bella fichetta ventenne quando all'improvviso suona il campanello e Patrizia un'amica di mia figlia che è passsata a prenderla per uscire ma lei non è ancorea pronta, così la faccio accomodare, lei indossa un vestitino praticamente invisibile e tutto ad un tratto sono invasa da un senso di calore a da una voglia irrefrenabile di toccarla e fare l'amore, così piano piano mi avvicino a lei e le sfioro le spalline del vestito e noto che non porta il reggiseno allora le chiedo come mai e lei mi risponde che la eccita molto uscire senza biancheria intima e che questa sera anche mia figlia sarebbe uscita con lei senza biancheria intima visto che le vuole fare provare nuove emozioni forti ed eccitanti allora senza dire nulla le sfioro le labbra con il dito medio, allora lei si abbassa le spalline e in men che non si dica è completamente nuda e scodella due tettine dure e con due capezzoli durissimi che inizio subito a leccare mentre mi tolgo la vestaglia e la prego di poterle leccare la fica ed il buco del culo ma lei prima vuole a tutti costi leccarmi la fica e sditallinarmi un poco proprio mentre siamo per terra a godere come mai nella nostra vita.
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22 anni fa
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In Facoltà : Sara si scopre (cap.3)
La settimana successiva andai direttamente nell’ ufficio della Maggiora per chiedere delucidazioni su un suo intervento a favore di Gaudì in una nota rivista del settore. Mi misi seduta e accavallai le gambe in una maniera che le suore delle scuole elementari non avrebbero certo approvato. La vidi molto interessata, soprattutto alle giarrettiere e al perizoma nero semitrasparente che avevo acquistato insieme a Sara per l’occasione. Come per caso finimmo a parlare di una annotazione che Sara fece durante il corso e a quel punto la Maggiora mangiò la foglia. Iniziò a fissare i miei piedi e a deglutire vistosamente. Io sorrisi e mi avvicinai con la sedia. Le presi la testa fra le mani e con decisione la abbassai verso le gambe. Iniziò a leccarmi i collant e a scendere verso i piedi. Mi leccò devotamente le scarpe e poi, presa dall’ansia, tolsi le scarpe e iniziai a farmi leccare i piedi; tolsi la calza e iniziai a inserirle le dita nella bocca, con forza. Scoprivo in quel momento un piacere inaspettato nel sottomettere una donna. Finito con i piedi le permisi di salire pian piano verso l’alto; le misi la testa direttamente sotto la gonna in maniera che fosse in difficoltà con la respirazione, e inizialmente le permisi di leccare solo le mutandine. Solo quando queste furono completamente bagnate poté passare direttamente alla figa. Devo dire che era molto brava, mi fece provare una vertigine continua che sfociò in un gran bell’orgasmo. Le feci levare il tailleur grigio e rimanere in mutandine e reggiseno, aveva un seno enorme e ben fatto. Iniziai a strizzarle un po’ i capezzoli fino a quando non fece una smorfia di dolore. Mi accorsi che stava colando dalle mutandine e sorrisi. Stava godendo come una pazza! Presi un bastone di una scopa lì dimenticata, glielo mostrai con uno sguardo un po’ acceso; lei deglutì ancora una volta e si sdraiò sulla scrivania in attesa. Glielo feci leccare un po’, poi lo accostai alla figa e la penetrai con forza. Divaricò la schiena e poi si portò le gambe verso il petto, la costrinsi a leccare prima una sua tetta, poi l’altra, poi presi il suo piede e glielo accostai alla bocca. Lo leccò tutto mentre veniva. La costrinsi a carponi sul pavimento, un po’ preoccupata mi domandò “Cosa vuoi farmi?”, senza neppure una parola le infilai il bastone direttamente nel culo fino a quando non sentii un po’ di resistenza, fece un piccolo urlo ma niente di più. Andai dentro e fuori fino a quando il bastone non fu ricoperto di una bianca spuma. Godette almeno ancora una volta e alla fine si riversò sul pavimento. Iniziai allora a possederla con le dita del piede. Iniziai con l’alluce, dentro e fuori fino a quando non fu completamente bagnato e poi cercai di infilarvi tutto il piede! Godette molto anche perché la divaricai piuttosto dolorosamente. Vidi un bicchiere e le dissi “Sai, l’altro giorno Sara mi ha asciugato la figa con un fazzolettino dopo avere pisciato, il problema è che ora non ci sono fazzolettini…” presi il bicchiere e vi pisciai dentro, la Maggiora mi guardava con gli occhi sgranati, io lì accucciata che riempivo tre quarti del bicchiere, poi la guardai, lei si mise sotto e mi asciugò tutta con la lingua! Alla fine, seduta in terra, accostò il bicchiere alle labbra e iniziò a bere con fatica un liquore che mai si sarebbe immaginata! L’esame comunque è andato bene! Meno male!
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22 anni fa
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Amiche per la pelle
Il mio lavoro lo svolgo insieme ad una collega, molto bella, da circa 4 anni; con lei ho diviso momenti belli, collere e tutto quanto è potuto accadere in questi ultimi anni. Le mie fantasie erotiche hanno, manco a dirlo, per protagonista lei, la mia C., e ora inizio a descrivervi la mia purtroppo solo ricorrente fantasia erotica. Era una fredda mattina invernale e, come tutti i giorni io e C. uscimmo insieme per fare il nostro solito, faticoso, ma gratificante lavoro. Dopo tanto camminare ci venne voglia di un qualcosa di caldo, decidemmo quindi di entrare in un caffè per prendere una bella cioccolata calda. Lei era bellissima, si tolse il cappotto e mi mostrò una scollatura da capogiro, e poi col suo seno era proprio da sballo. Mentre bevevamo la cioccolata mi guardava con una strana espressione, come non aveva mai fatto e si passò voluttuosamente la lingua sulle labbra: non c'è che dire, era tremendamente eccitante!!! Prese la mia mano, la mise sulle sue gambe divaricate e fece in modo di far entrare le mie dita nelle sue mutandine. Era un lago, io cominciai a non stare più nella pelle, la volevo baciare, la volevo mia, avevo desiderio di una donna come mai mi era accaduto. Lasciammo le cioccolate sul tavolo ed andammo nel bagno, ci chiudemmo e cominciammo a baciarci, le nostre lingue si intrecciavano, le baciai i seni, aveva i capezzoli duri, la leccavo sulla pancia, scesi fino alle mutande con la lingua e le abbassai gli slip, inizia a leccarle quella deliziosa fichetta tutta depilata, non mi sembrava vero che stavo baciando la fica della mia collega, sentivo tutto il suo piacere in bocca e mi piaceva molto lei completamente eccitata si avvicina a me e mi inizia a leccare tutto il mio corpo fino a scendere alla fica per finire al culo, si ferma un'attimo e tira fuori dalla borsetta un vibrato e mi chiede se lo volevo provare io, che di solito non uso quelle cose, in preda all'eccittazione più completa annuisco mi fa girare mi lubrifica nuovante il culo con la sua dolce e calda saliva e me lo infila prima piano poi sempre più forte e fino in fondo. Sono completamente abbandonata sia al piacere che provo che alle sue parole. Mi ripete continuamente che sono una vacca, una troia, una puttana e io provo ancora più piacere. Alla fine esausta dal piacere ci ricomponiamo e ritorniamo a bere la cioccolata che ormai era diventata freddissima.
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22 anni fa
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Mia moglie e il suo amante
Io e mia moglie siamo molto affiatati, siamo due bodybuilder appassionati. Su internet abbiamo conosciuto un giovane che sembrava essere molto gradevole. Mia moglie, 32 anni, si e' lasciata sedurre da questo giovane di 21 anni. Lo ha invitato a casa nostra, per il suo giorno di vacanza. Il giovane avrebbe dovuto rientrare al lavoro per le 11:30 ed arrivo' a casa nostra per le 8:30. Io non dovevo essere al lavoro prima delle 10 e cosi' quando lui arrivo' me ne rimasi nel soggiorno. Loro non aspettarono molto, immediatamente se ne andarono in stanza da letto. Dopo un quarto d'ora andai ad origliare dietro la porta della camera, che pero' mia moglie aveva lasciato socchiusa in modo che io potessi vedere il letto.Mia moglie portava delle magnifiche calze rosse e sandaletti con i tacchi altissimi. Il suo reggiseno e i suoi slip rossi erano accanto al letto sul pavimento. Il giovane completamente nudo, mi apparve subito come un formidabile atleta, lo vedevo di spalle, era sdraiato sul letto sopra mia moglie e con la bocca stava lavorandosi la sua fichetta. Notai i terribili muscoli della sua schiena, i suoi dorsali, le sue gambe, il suo culo tutto sviluppato in modo notevole malgrado fosse giovanissimo: mi sarebbe piaciuto vederlo lottare con mia moglie, oppure sfidarlo in un paio di match nudi, soli io lui: aveva la mia stessa taglia e ci saremmo divertiti. Sentii che mia moglie sospirava e stava venendo grazie al sapiente lavoro della lingua del fusto. Dopo un certo tempo si girarono, potei notare il fantastico torace del giovane e le sue potenti braccia definite in modo splendido, con grosse vene che portavano tutta la adrenalina necessaria a combattere sul letto con mia moglie. Anche mia moglie era in forma fantastica. Inizio' a succhiare l'enorme cazzo turgido, prima di impalarsi sul quel grosso membro.Potevo veder il membro del giovane che entrava ed usciva dalla fica di mia moglie mentre lei danzava sopra di lui, gonfiando ogni muscolo del suo corpo lui la provocava, la incitava a muoversi piu' veloce, ancora piu' veloce. Poi lei si sdraio' sopra di lui e lo bacio' appassionatamente, senza dargli respiro, mentre lui stringeva il corpo fantastico di mia moglie fra le sue possenti braccia. Lui inizio' a muoversi sotto di lei, prima lentamente poi velocissimo, mia moglie urlava dal piacere. Lui la aveva afferrata per i glutei duri e muscolosi e la penetrava al volo con il suo cazzo, mentre la alzava sopra di se' e poi la lasciava scendere. Il suo ritmo era velocissimo, il cazzone entrava ed usciva dalla figa di mia moglie enorme e veniva ad ogni colpo di bacino come inghiottito dalle labbra della mia donna. Lui si arresto' e lei inizio' a ripetere il movimento sulla cappella dell'uccello del maschione, i due erano sudati, lei si era tolta ormai le calze e nuda completamente, lucida di sudore si muoveva ansimando tendendo ogni muscolo per provocare il loro piacere, cosi' come ogni muscolo di lui era flesso e duro e gonfio e turgido. La coppia era proprio al colmo della passione dei sensi!Lui la stringeva con forza, rotolarono finche' lui fu sopra di lui ed inizio' a penetrarla, muovendo il suo bacino velocissimo e con forza. Lei venne ancora e poi ancora, lui non mollava un colpo, sembrava inesauribile, io sentii vampate di gelosia miste ad un senso di desiderio e di passione per quei due corpi che stavano facendo la loro piu tremenda chiavata!Ma tutto cio' che potevo fare era di guardare. Dopo una mezz'ora la frequenza dei colpi che il giovane sferrava con il suo cazzo alla fica di moglie crebbe intensamente, il giovane ansimava e ruggiva sempre piu' forte. Le gambe di mia moglie erano alzate e serrate attorno alla sua schiena ed al suo culo, lo attirava a se' ad ogni colpo. Vidi le sue palle, quando mia moglie con la forza della sua schiena e delle sue cosce lo alzo' sopra di se', che battevano contro la sua fica, brillando per il sudore e per i liquidi che la fica di mia moglie continuava a rilasciare ad ogni orgasmo.Il suo orgasmo esplose nella fica di mia moglie con potenza, con meraviglia mi accorsi della grande quantita' di sborra che schizzo' nella sua fica e sulla sua fica, continuo' a sborrare per quasi un minuto: il suo corpo era contatto in ogni muscolo, era magnifico lucido, sudato, cosi' come quello di mia moglie, si esibivano reciprocamente ogni muscolo, sentivo il profumo di donna e della fica che emanava da mia moglie e l'acre odore di maschio e di sudore del maschio. Mia moglie ebbe un ulteriore orgasmo, gridava senza nessun controllo, poi si staccarono giacendo uno accanto all'atro ed io in punta di piedi me ne tornai in soggiorno. Mia moglie apparve dopo qualche minuto, nuda, splendida e rilassata, con un sorriso:Ho fatto la mia migliore scopata della vita, mi ha fatto venire come mai mi e' capitato! Ora torno alla carica, mi piace quel fustaccio, ma ora tu vattene a lavorare! Prendi un po' della sua sborra sulla tua bocca, tesoro!"Cosi' dicendo si mise sopra di me sul divano ed aprendo le cosce fece cadere un po' della sborra ancora calda che le aveva schizzato dentro il giovane nella mia bocca: mi blocco' al divano le braccia e poggio' la sua fica completamente alla mia bocca:"Ha un cazzo enorme, mi ha scopata e chiavata come un pazzo, mi ha fatto godere una infinita' di volte, tu non riuscirai mai, i suoi muscoli potrebbero spezzarti, lecca la mia fica, puliscimi con la tua lingua tutto lo sperma di quel campione, ti rendera' forte come un toro e potrai sfidarlo ad un incontro di lotta, dopo che mi avra' scopata ancora, lecca la mia fichetta, leccami porco!"Ero stato messo fuori combattimento dalla potenza del giovane senza alcuna speranza, non potei che sottomettermi alla volonta' di mia moglie e leccai, leccai, pulendo tutta la sborra, passando la mia lingua sul clitoride eretto di mia moglie. Poi mi preparai ad andarmene, dopo essermi sborrato addosso almeno due volte per la eccitazione. Intanto che me ne andavo mia moglie mi grido' che avrebbe passato il giorno a succhiare, a leccare il cazzo di lui e a farsi chiavare e leccare la fica. Avrei dovuto prepararmi ad affrontare una vita sessuale con mia moglie molto piu' intensa di prima, mi disse. Mi avrebbe insegnato a fare tutto quello quel giovane le aveva fatto. Mi avrebbe fatto godere come lei aveva fatto verso il giovane. Io passai il resto della mia giornata a pensare a mia moglie che si faceva fottere da quel giovane, a mia moglie che urlava di piacere, al giovane che le sborrava nella fica una due tre volte, con una passione ed una virilita' inesauribili!Ma quella sera inizio' la mia vera vita sessuale con mia moglie: mai avevo fatto l'amore e scopato con mia moglie cosi' intensamente. Godemmo tutta la notte, mia moglie non era mai sazia sebbene il giovane le avesse dato tanto di quel cazzo...! Qualche giorno dopo, in palestra stavo allenando i miei grossi bicipiti con un bilancere, ero seminudo, in forma smagliante e pensavo alla serata che avrei trascorso con la mia donna, a letto, quando lui mi si avvicino': un fisico da mozzare il fiato, abbronzato come un dio, le sue cosce mostravano una potenza inaudita, i suoi bicipiti..... era sudato per l'allenamento, anche lui seminudo. Mi disse:"ci siamo conosciuti a casa tua, hai una moglie molto passionale, ed e' una fica eccezionale, l'ho vista ad allenarsi nella sala accanto, che fisico! Se avete bisogno di un allenatore personale, sono a vostra disposizione!" Oggi, sono passati due anni, il mio fisico e' diventato molto piu' potente di quello di quel giovane, lo incontro spesso in palestra, ci alleniamo assieme, io uso sempre pesi molto piu grandi dei suoi, il mio peso e' superiore al suo, l'ho sfidato a lottare spesso, ma lui non accetta:"potresti vendicarti di quella volta, meglio non rischiare!"mi dice con un po' di nostalgia per quel giorno ormai lontano.
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22 anni fa
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Amiche per la pelle
Anna sbuffò la nuvoletta di fumo verso il soffitto e mentre alzava il mento Betta ebbe il desiderio di baciarle delicatamente la base del collo…che idea assurda le era balzata in testa in quel momento! Decise di accantonare il pensiero e si accese una Merit prendendo in seria considerazione l'idea di non terminare la grappa di chardonnay (ecco era brilla! Per quello aveva pensieri strani). Si tolse le scarpe coi tacchi a spillo e si coricò sul divano col portacenere appoggiato fra i fieri seni, badando a non fare cadere la cenere sulla camicetta di seta antracite. - Anna dai cerca di non buttarti giù…gli uomini lo sai come fanno…un giorno ti dicono ti amo e poi il giorno dopo scopri che vanno a letto con la tua migliore amica. In fondo non ti meritava…- Il bel volto ombroso di Anna si corrucciò ulteriormente: - Ecco ti prego smettila Betta! Con la storia che in fondo non ti meritava e poi ti sei dimenticata di aggiungere…cara non era vero amore, sarebbe finita prima o poi e meno male che non ci sono bambini! Gli uomini…basta non ne voglio più sapere…ragionano con quello che hanno fra le gambe. Da ora in avanti faccio senza di loro, non sono indispensabili in fin dei conti- - Beh a qualcosa servono? Non ti pare? - Ribatté Betta maliziosa mentre faceva un gesto osceno muovendo la mano verso il proprio inguine. - Non è detto perché noi donne possiamo essere autosufficienti non credi? - Certo Anna, però fra il dire e il fare… - Eccola che riinizia coi soliti luoghi comuni! - replicò Anna mentre accavallava le snelle gambe sulla poltrona. Stando coricata sul divano Betta godeva di un ottimo punto di osservazione e scorse la fine dell'autoreggente dell'amica, proprio quella parte di pelle bianca che contrasta con la lycra nera la quale a sua volta richiama alla mente il colore scuro del pelo pubico; le parole le uscirono dalla bocca prima che lei potesse pensarle: - Allora facciamo una prova, visto che sei così disinibita…cerca di sedurmi e vediamo cosa succede.- Anna che era sempre stata ostinata, non poteva a questo punto tirarsi indietro e decise di stare al gioco: - Accetto la sfida con piacere e ti dimostrerò che non mi sbaglio, sia chiaro però che è solo un gioco e arriveremo solo fino a un certo punto e tu dovrai essere sincera e dirmi se ti eccito veramente! - pronunciò con voce divertita, mentre si alzava dalla poltrona e lasciava scivolare il tubino grigio a terra, restando in body e calze autoreggenti. Si avvicinò al divano dove era coricata l'amica e si sedette di lato sul bracciolo. Le sfilò il collant e iniziò a baciare i piedi della meravigliata Betty: - Non ti facevo così fetish Anna! Ah mi fai ridere…mi fa solletico…ti prego - disse esclamando le ultime parole con voce troppo bassa. La bocca inesorabile di Anna proseguiva succhiando con voluttà le dita e sporcandole di rossetto Corolle nr.5 color mattone bruciato, poi la lingua umida e veloce iniziò a risalire le sottili caviglie e ancora più su fino all'interno delle ginocchia. Anna voleva fermarsi lì, ma era come ipnotizzata…o forse aspettava solo un cenno dell'amica. Mordicchiò il tenero interno coscia e quando fissò negli occhi l'amica vide che era eccitata tanto quanto lei. Con una mano un po’ tremante sfiorò la stoffa delle mutandine da sotto la gonna e ne poté percepire l'umidità…aspettava un cenno di Betta per smettere, ma lei come risposta si tolse gonna e camicetta, mostrandole i suoi seni dotati di grandi capezzoli turgidi rosati. Aveva sempre invidiato il seno abbondante dell'amica e ora desiderava toccarlo, apprezzare a fondo quella pienezza, essere sfiorata da quelle forme calde e armoniose. Anna si tolse il body, mettendo in mostra un fisico felino e scattante, aveva un seno piccolo ma ben fatto e sodo con piccoli capezzoli bruni. Si adagiò sopra all'amica, seno contro seno…una sensazione strana ma molto appagante, le bocche si incontrarono e si baciarono prima superficialmente, poi sempre più a fondo fino a farle quasi stordire…il punto stabilito in precedenza era saltato e entrambe desideravano arrivare fino in fondo. Anna a un certo punto scattò in piedi all'improvviso e rossa in volto, senza il coraggio di fissare negli occhi l'amica mormorò un forse è meglio fermarci e Betty come risposta si sfilò le mutandine mettendo in mostra la vagina glabra a parte un ciuffo di peluria castano chiaro. Istintivamente Anna si adagiò di nuovo sul divano, però al contrario in modo da esplorarsi a vicenda…il fiore roseo dell'amica la attraeva irresistibilmente e ancora più di tutto il profumo che sprigionava fatto di intimi aromi misteriosi e segreti; delicatamente vi posò la lingua percorrendo accuratamente le pieghe e sussultando quando Betty a sua volta le prese fra le labbra il clitoride. Betty succhiava ora con voluttà, ora con delicatezza, alternando i ritmi con casualità, mentre con l'indice e il medio esplorava la vagina umida dell'amica…fino al punto in cui poté sentire le contrazioni orgasmiche dapprima veloci e rapide e poi più lente e profonde; fece in modo di prolungare il più possibile il piacere di Anna accompagnando il ritmo con la pressione della mano sul clitoride e le punte delle dita all'entrata della vagina. Poi fu Betty a godere con un piacere improvviso e talmente forte che aveva l'impressione di sprigionare energia luminosa da tutti i suoi orifizi e venne nella umida bocca di Anna che insaziabile ne succhiava gli umori. Restarono a lungo nude abbracciate sul divano ad accarezzarsi i capelli e i seni, mentre il ticchettio dell'orologio scandiva il tempo. Fu Anna a rompere il silenzio: - avevi ragione Betty, si può fare a meno degli uomini… non ho perso molto a lasciare Carlo e poi dal punto di vista sessuale vale zero rispetto a te…- Betty rispose: - Hai perfettamente ragione, sessualmente era molto fiacco…gli ho persino dovuto indicare dov'era il clitoride! Dai Anna forse col prossimo ragazzo andrà meglio, forse passerà la prova fedeltà & sesso. Anna schioccò un bacio sulla fronte dell'amica sussurandole: Sei la mia migliore amica.
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22 anni fa
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Saffo
Ciao, io sono Sara, ho 24 anni è voglio raccontarvi la mia prima esperienza sessuale che ho avuto. La ebbi il 24/05/00 con la mia migliore amica. Tutto cominciò la mattina di quel giorno di maggio quando con la classe andammo a vedere una rappresentazione teatrale al liceo. Mi sentivo molto strana quel giorno, infatti quando la mattina mi svegliai, avevo le mutandine abbassate e alla tv (rimasta accesa tutta la notte) c'erano 2 donne che facevano l'amore tra di loro. Mi soffermai a guardare la pubblicità erotica e istintivamente, quasi senza accorgermene, incominciai a masturbarmi immaginando di essere al posto di una delle due. O perché no, assieme a loro! Venni come mai non mi era successo. Per tutto il viaggio non feci atro che pensare a quel film e ogni volta che lo facevo, mi venivano delle vampate di calore e sentivo i capezzoli irrigidirsi. La trovai ad aspettarmi alla fermata del bus. Quando scesi ci baciammo, ma sbagliammo tutte e due e ci sfiorammo le labbra. Arrossimmo tutte e due e ci mettemmo a ridere. A quel contatto mi sembrò di venire.. Quella mattina mi misi la minigonna, una camicetta bianca un po' trasparente e, al posto del solito completino, mi misi il tanga di raso molto sgambato, il reggiseno a balconcino che risaltava la mia terza di seno e le autoreggenti a rete. E Manuela (così si chiama la mia migliore amica) quella volta mi sembrò più bella; ma non ci feci caso. Indossava dei pantaloni attillati di pelle neri e un maglione fine nero che le risaltava la sua famosa quarta abbondante! Quanti ragazzi le sbavavano dietro per quel suo seno.. Ogni volta che la guardavo mi sentivo vogliosa. Quando andammo alla rappresentazione ci sedemmo vicine. Sentivo dentro di me che quella mattina non sarebbe stata come tutte le altre. E infatti.... Spensero le luci e incominciò la musica. Quella musica mi metteva addosso una strana voglia, e a metà del primo atto le presi la mano e incominciai ad accarezzargliela: mi accorsi con piacere che lei rispondeva alle mie carezze. Alla fine del 1° atto avevo la mano sul suo interno cosce e lentamente mi stavo avvicinando alla mia meta tanto bramata. Incominciò una musica languida che ci mise addosso una strana voglia. Notai che si stava sbottonando i pantaloni e vidi le sue mutandine di pizzo bianco. Prese la mia mano e la mise dentro i suoi slip. Era caldissima!!! Le sentii la figa che si bagnava.. Con la mano libera mi alzai la gonna e dopo che allargai le gambe le chiese di toccarmela. Mi accontentò subito, e quando cominciò a toccarmi ci mancò poco che venni subito. Mi guardò e disse:"Non aver fretta. La rappresentazione dura altre tre ore!". Eravamo sedute in ultima fila, nessuno ci poteva vedere. Si chinò su di me, mi sfilò il tanga ormai fradicio e incominciò a leccarmela. Mi mise la lingua dentro la figa. La sentivo mordermi il clitoride dolcemente. Le misi le mani nei suoi capelli rossi e cominciai a muoverle la testa come volevo io. Ero tutta bagnata. Mentre continuava a leccarmela, mise le sue mani sulle mie tette e me le palpò. Mi guardava negli occhi mentre mi sbottonava la camicetta. Quando fu tutta aperta mi baciò sul ventre e mi leccò l'ombelico mentre le sue mani mi stringevano il seno. Mi disse di togliermi il reggiseno. Non appesalo tolsi, avvicinò la bocca al capezzolo destro e incominciò a mordicchiarmelo mentre con la mano giocava con quello sinistro. Le tolsi il maglione e l'attirai a me e ci baciammo con passione. Ormai non ci fermava più nessuno. Le nostre lingue si cercavano... Le misi le mani dentro le mutandine e le palpai le chiappe sode. Con il dito medio cominciai ad esplorare il suo sedere. Mi disse di metterglielo dentro. L'accontentai. Dopo 5 minuti le dissi che ora toccava a me. La feci sedere. Le sfilai dapprima i pantaloni e poi le mutandine. Le allargai le gambe e vidi la sua figa completamente rasata (al contrario della mia) tutta bagnata. Mi ci buttai come un assetato nel deserto davanti ad un'oasi e cominciai a bere il suo nettare. Le leccavo la figa come una forsennata. Le massaggiavo il clitoride. Gli davo dei piccoli morsi.. E mi accorsi che ebbe un primo orgasmo, ma mi disse di continuare. Non indossava il reggiseno, così non perdetti tempo e potei subito leccarle le tette. Mi tolsi la gonna e riamasi con le autoreggenti. Ci sdraiammo sulla moquette. Mi sdraiai per prima cosicché lei poté cominciare a sfilarmi le autoreggenti sfiorandomi la pelle e provocandomi tantissimi brividi di piacere. Mi fece allargare completamente le gambe e si adagiò su di me. Incominciammo a baciarci e a toccarci il seno. Mettemmo due dita l'una nella figa dell'altra per poter arrivare meglio all'orgasmo. Lo facemmo per tutta la durata dello spettacolo. Ci sentimmo venire mentre ci fu l'applauso finale. E' stato il migliore amplesso che ebbi avuto fino a quel momento. Quando ci rivestimmo mi disse di non mettermi niente sotto i vestiti come fece lei. Le chiesi il motivo di quella sua richiesta e lei, guardandosi intorno, mi prese a se, mi baciò e sollevandomi la gonna mi mise il dito medio dentro il mio sedere. E poi... Il contatto dei nostri seni fu veramente bellissimo. Mi disse se questo mi bastava come risposta. Mettendole la mano sul seno e palpandoglielo, le dissi che volevo di più. Poi aggiunsi:> Mi baciò e disse >
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22 anni fa
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Le Trasgressioni di Mia Moglie
E un sabato mattina, mi moglie si e alzata presto mi ha detto che andava dalla madre. Fuori piove nel letto si sta bene, non mi va di alzarmi. Sono le dieci e sento dei rumori che provengono dal bagno mi avvicino lentamente vedo dal buco della serratura la nostra domestica che pulisce il bagno e chinata verso il water,vedo le sue mutandine bianche di pizzo con il suo pelo della figa le sue chiappe sode,mi sto eccitando,continuo a guardare,incominciai a masturbare quando lei a l'improvviso apre la porta e con garbo mi guarda, e senza dire una parola lo prende in bocca lo succhia con dolcezza, mi fa un bocchino da sballo. Mi prende la mano e mi conduce nella stanza da letto mi fa stragliare sul letto,mentre io resto immobile lei davanti a me si spoglia ,incomincia a leccarmi tutto corpo sembra una donna vogliosa che mi vuole sbranare,incominciò a leccare la figa sento la sua sborra sulle mie labbra,il suo clitoride duro come un cazzo,mentre la mia lingua impazziva sulla sua figa,alzò gli occhi e vedo mia moglie vestita con un abito di pelle nera con una frusta e un fallo nella cintura. Guardo mia moglie senza, la domestica dice a mia moglie "sono al tuo servizio padrona questo e il nostro schiavo" La domestica incominciò' a succhiare il cazzo di mia moglie, io inginocchiato leccavo i piedi di mia moglie e mi veniva sempre un cazzo duro, scopammo per tutta la sera. Avevo scoperto le trasgressioni di mia moglie.
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22 anni fa
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Le Ciabatte della Tedesca
Premetto che sono un feticista dei piedi e delle scarpe. Ero in un supermarket a fare la spesa quando sento l'inconfondibile clop clop prodotto da suole di legno che battono contro il pavimento. Affretto il passo in direzione del rumore e dietro uno scaffale vedo una gran bella ragazza sulla trentina, bionda, alta (circa un metro e ottanta) e con gli occhi azzurri. La fanciulla, vestita con un semplice abito di cotone a fiori che le arriva fino alle caviglie, è una bellissima tedescona abbastanza somigliante a Claudia Schiffer. Adesso non sta camminando, essendosi accucciata per scegliere un prodotto, ma indubbiamente è lei la responsabile del "fracasso" di un istante prima. I suoi piedi nudi e con le unghie smaltate di nero (ad occhio e croce direi un 40) sono infatti infilati in un paio di ciabatte di legno ortopediche senza tacco (gli zoccoli "Pescura" del dottor Scholl's), delle quali posso vedere le piatte suole di legno, essendo lei seduta sui suoi talloni con le piante sollevate. Il legno è molto annerito dal sudore dei piedi, mentre le piante appaiono rosee e prive di callosità. Di fronte a quella visione celestiale mi chino subito, fingendo di dovermi allacciare una scarpa, per essere il più vicino possibile ai piedoni dell'avvenente tedesca e riuscire magari ad avvertirne l'aroma. In effetti, approfittando del fatto che lei mi dà le spalle, riesco ad essere piuttosto vicino ai suoi bellissimi piedi, ma non ho molto tempo per annusarne l'odore, perché dopo qualche decina di secondi la biondona si rialza in piedi, avendo finalmente trovato ciò che cerca, e, sempre ciabattando sonoramente, si dirige verso la cassa. Io, tirando su velocemente un prodotto a caso, naturalmente la seguo, per poter essere immediatamente dietro di lei nella fila alla cassa. Devo dire che ne vale la pena, perché la tedesca, come tutte le sue connazionali per niente imbarazzata dal mostrare le sue estremità, ben presto si sfila uno zoccolo e appoggia il suo bel piedone scalzo sul carrello della spesa. La mia eccitazione a questo punto è alle stelle. Vedere per terra quella ciabatta di legno abbandonata, su cui è impressa nitidamente l'impronta del piede (in particolare si possono distinguere molto bene i cinque segni neri lasciati dalle dita), nonché il piede stesso, nudo e provocante, è per me fonte di infinita libidine. Tra me e me mi dico "adesso o mai più" e, con movimento rapido, raccolgo dal pavimento lo zoccolo e poi fuggo via veloce come il vento. Sento la tedesca che urla dietro di me e che cerca di inseguirmi a piedi scalzi (per correre più agevolmente si è tolta anche l'altra ciabatta), ma non ce la fa a raggiungermi. Arrivato a casa, posso finalmente esaminare con tutta calma lo zoccolo della tedesca, ancora caldo del suo piede: è un modello "Pescura" con le suole piatte (senza tacco), col cinturino bianco e senz'altro molto usato, perché anche la pelle del cinturino è piuttosto usurata. Annuso subito la calzatura rubata: indubbiamente, anche se non intensissima, un po' di puzza di piedi si sente. Infine lecco la ciabatta della tedescona, mi sparo una sega, ci sborro dentro e godo come un animale.
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22 anni fa
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La tardona
Ho 37 anni, ma questa storia risale a quasi 20 anni fa, avevo una ragazza con cui scopavo regolarmente quasi tutti i giorni, ma a quell'età non basta mai, il testostorone è sempre alto e quindi le pugnette dedicate alle signore si perdevono,come tanti coetanei avevo le miei preferite, tutte più o meno abitanti nel mio condominio o in zona. La mia preferita si chiamava Morena, due figli maschi ed intima amica di famiglia, quindi la vedevo quasi tutti i giorni, lei una stupenda toscana di 40 anni, con un seno e delle gambe da capogiro. Un giorno, andai a casa sua per portarle delle cose di mia madre, lei mi accolse come al solito cordialmente, ma i suoi occhi trapelavano ambiguità, stavo per andar via quando mi chiese se volevo un caffè, accettai, mi vergognavo desideravo andare a casa per dedicargli l'ennesima pugnetta, rosso in viso accettai, mi disse che i figli erano andati con Sandro (suo marito) fuori città, parlammo di tutto, della scuola del tempo libero e poi mi chiese della ragazza,se ci scopavo e dove lo facevamo,a queste sue domande il mio cazzo cominciò a tirarmi come non mai, balbettai un pò e poi mi lascia andare raccontandogli ogni minimo particolare della mia storia con Rosy, a quel punto suonò il Tel. era mia madre che mi cercava, mi licenziò, ma con la promessa che sarei andato nuovamente da lei con più calma ed intimità. Dopo 2 giorni mi chiese se potevo aiutarla in cantina a spostare delle cose, accettai e scesi giù di corsa, nello spostare le varie cianfrusaglie salì su una scala, la bella porca era con autoreggenti ed un tanga, le dissi "Morena non pui farmi questo,ho un cazzo in tiro che sta per esplodere" lei per tutta risposta scese e mi disse "Tiralo fuori,fammi vedere", fece come disse e subito comincio a farmi una POMPA divina, le venni in bocca, e prima di ricomporsi mi disse "ti aspetto domani pomeriggio a casa" , da quel pomeriggio ne passarono tanti, per l'esattezza 10 anni, 10 anni di scopate stupende, non nego che ogni tanto una pugnetta a Morena la dedico sempre,ripensando ai bei tempi ed alle stupende sborrate nel culo ed in bocca.
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22 anni fa
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Giada
Giada giaceva ancora assopita nel suo letto, calda e sudata. Cercava un motivo valido per alzarsi ed affrontare una nuova giornata mentre la sua mente ripercorreva , attimo dopo attimo, il tempo appena trascorso in compagnia di Gianluca. Eh si, se lui fosse stato ancora lì, lei l’avrebbe svegliato dolcemente ; avrebbe iniziato ad accarezzare l’uccello di lui con la mano per poi avvicinarsi con la bocca ed iniziare a leccarglielo. La sua lingua sarebbe corsa ritmicamente dal basso verso l’alto e dall’alto verso il basso, scivolando lungo tutti i lati del meraviglioso membro di Gianluca fino a vederlo ergersi in tutta la sua maestosità e prepotenza. A quel punto l’avrebbe ingoiato completamente ; in fondo era suo, tutto suo.Che immensa soddisfazione vedere il corpo di Gianluca contorcersi dal piacere mentre il suo uccello entrava ed usciva dalla sua bocca, umido di saliva. Che bel modo di iniziare la giornata, pensava tra se Giada. Così ci si sente davvero vivi, appagati. Gianluca era entrato nella sua vita grigia e senza sole, scandita dal solito tran tran quotidiano, come un tornado, proprio quando lei ormai pensava che non fosse più possibile vivere emozioni nuove ; il lavoro, la casa, i figli, il sesso con suo marito, consumato frettolosamente e per mero dovere, senza soddisfazione. Per trovare una ragione alla sua esistenza Giada si guardava in giro ; “ in fondo tutti vivono così” pensava. “I desideri,i sogni, le fantasie sono cose da ragazzi:quando si è adulti non c’è più spazio per essi, occorre essere responsabili e non perdersi in fatue utopie”. Apparentemente Giada non aveva motivo per essere insoddisfatta della sua vita ; aveva una bella casa, due figli adorabili, una occupazione che le garantiva l’indipendenza economica, un marito con una buona posizione economica e sociale ; molte sue amiche la invidiavano di sicuro.Eppure Giada continuava ad essere infelice ; si trascinava tra le mille incombenze della sua esistenza trascurando se stessa e le sue esigenze. Ogni tanto cercava di consolarsi pensando come, un giorno, quando i figli avessero raggiunto una loro indipendenza, si sarebbe potuta ritagliare degli spazi per se e per la sua grande passione, i viaggi. Passione alla quale aveva dovuto rinunciare per la ritrosia del marito a spostarsi da casa anche solo per pochi giorni.Invece, da quando aveva conosciuto Gianluca, Giada aveva iniziato ad osservare le cose da molteplici prospettive. Lui le aveva fatto scoprire l’amore, quello vero, il piacere, la passione quali elementi essenziali della vita. Quando riuscivano ad incontrarsi passavano ore ed ore a fare l’amore senza smettere mai ; lei lo baciava così intensamente da togliergli il respiro, lui era sempre dolcissimo : la accarezzava con una tenerezza infinita e ricambiava i suoi baci con analogo ardore. Poi la passione che li univa scoppiava in tutta la sua incredibile prepotenza ; Gianluca iniziava a leccarla in ogni angolo del suo corpo, e quando si soffermava con la sua lingua all’interno delle cosce di lei, Giada perdeva il controllo di se stessa e lui continuava, le infilava la lingua nella sua umida fessura ed iniziava a muoverla senza tregua, poi le mordicchiava il clitoride ed infine tornava ad immergere la sua lingua dentro lei fino a farla venire. Tutte le membra di Giada si agitavano convulsamente e scoordinatamente per il piacere, mentre lui,non pago, si dissetava col succo di lei.Giada si godeva ogni singolo istante come fosse stato l’ultimo attimo della sua vita. Non aveva mai provato nulla di simile in passato. Non aveva mai avuto un uomo che si dedicasse a lei, che le facesse provare il piacere in tutte le sue sfumature. Ed ogni volta che facevano l’amore non era mai uguale ; scoprivano sempre qualcosa di nuovo, di più intenso. Non era solo sesso, era l’incontro di due anime all’eterna ricerca dell’appagamento fisico e mentale. Negli anni Giada si era abituata a rapporti sessuali vissuti frettolosamente, ove l’importante per il marito era “svuotarsi”, ed il piacere era un aspetto meramente accessorio.Giada ignorava completamente il concetto di piacere, da raggiungere reciprocamente senza limiti di tempo e spazio. Era per lei una dimensione completamente nuova, che le aveva letteralmente sconvolto la vita. Con Gianluca aveva imparato a fare l’amore, ma soprattutto aveva capito cos’era l’amore in tutte le sue componenti, a volte anche dolorose. La sua vita non sarebbe mai più stata la stessa, e questo la spaventava molto. A volte provava un profondo rancore, quasi odio, nei confronti di Gianluca, perché era entrato in lei con una violenza tale da stravolgere il suo precario equilibrio di vita, faticosamente costruito anche tacitando alcuni aspetti della sua natura. E detestava anche se stessa per avergli permesso di entrare nella sua vita senza valutare le conseguenze di questo passo. Ed ora cosa avrebbe fatto ?
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22 anni fa
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Due Amichette per Me
Salve sono Gianni sono insieme alla mia ragazza Monia da circa 1 anno. Compiro' tra poco 25 anni mentre la mia meta' li ha compiuti da non molto. Monia e' una ragazza alta 170 cm capelli rosso-castano spalle larghe due tette da paura (una terza abbondante) un sedere da urlo e gambe non troppo magre proprio come piacciono a me. Nel nostro rapporto viviamo il sesso molto apertamente manifestiamo a vicenda le nostre fantasie erotiche e voglie piu' nascoste senza inibizioni e senza paura e nel limite del possibile cerchiamo di soddisfare l' uno quelle dell' altro. Proprio in base a cio piu' volte durante le nostre favolose notti d'amore ho manifestato a Monia il desiderio di avere una storia sua cugina Anna, di come sarebbe stato eccitante farlo proprio con lei che era tanto legata a Monia. Proprio perche' manifestavo queste mie voglie durante l'amplesso Monia per aumentare la mia eccitazione giocava e immaginava con me come sarebbe stato farlo con sua cugina ma una volta finito di fare l' amore tutti i pensieri ed i propositi svanivano in lei e purtroppo solo in lei: dovevo assolutamente scopare con Anna. L'occasione si presento' quando io e Monia facemmo un' uscita a doppia coppia con la cugina ed un suo amichetto; la fortuna volle che il suo amico le desse buca cosi decidemmo per non lasciare Anna sola di andare a bere qualcosa a casa mia e poi avremmo deciso cosa fare. Io non potevo neanche immaginare cosa sarebbe successo quella sera a casa mia ma la presenza di Anna mi eccitava da cani e gia' nell'ascensore mentre salivamo a casa mia feci capire a Monia che avevo un gran voglia ed iniziai a baciarla sul collo come solo io so fare la sentivo gemere di piacere ma era costretta a trattenersi per non imbarazzare sua cugina. Saliti sopra ci accomodammo sul divanetto ed inizia a servire un paio di cocktail un po' alcolici alle due cuginette cosi' per ravvivare un po' la serata (si dice sempre cosi') ma non che sperassi in quello che poi sarebbe realmente successo. Dopo un po' le vedo andare tutte e due verso il bagno ma Monia mentre si alza mi guarda e mi fa un sorrisetto che mai avevo visto illuminare il suo volto. Stettero li dentro per quasi un quarto d'ora, preoccupato un po' stavo quasi andando a vedere cosa fosse successo quando ad un certo punto sento la porta del bagno aprirsi ed assistetti ad una visione unica: Anna era tutta nuda piu' di un metro e settanta di sensualita due tettine da far invidia ad una modella tutte da succhiare e un paio di gambe magre. Il tutto raccolto nel corpo di una diciasettenne tutto pepe dal corpo gia sviluppato ma con un sorriso ed un volto ancora acerbi che mi davano una carica sessuale mai provata fino d'ora. Mentre Monia mi diceva che aveva pensato di fare per i miei diciotto anni un regalino simpatico a me ed uno alla cuginetta che quella sera era rimasta senza accompagnatore. La situazione mi intrigava e non sapevo fino a che punto Monia scherzasse o facesse sul serio cosi' mi feci coraggio ed iniziai a darmi da fare: lo avevo gia durissimo come la pietra. Mentre mi avvicinavo a Anna notai che la sua fichetta da diciasettenne era completamente rasata (relizzai subito cosa avessero fatto un quarto d'ora in bagno) ed un po' irritata era evidentemente la prima volta che lo faceva cosi' per alleviarle il fastidio ma soprattutto per sentire il suo sapore mi abbassai mentre lei era ancora in piedi ed iniziai a leccargliela tutta. Nel frattempo Monia si era spogliata e mi stava togliendo togliendo i vestiti. Una volta fatto inizio a baciarmi la schiena: lei solo sa che quello e' il mio punto piu' erogeno. Mentre continuavo a leccare e sentivo impazzire di piacere Anna infilai un mio dito nel suo posteriore e lei dopo un sussulto misto di dolore e piacere si accasciò stanca sul letto; cosi decisi di dedicare le mie attenzioni alla mia Monia mi avvicinai a lei e baciandola iniziai a fare con lei quel che avevo fatto con la cugina. La adagiai infine sul tavolo li vicino e cominciai a prenderla da dietro. Neanche il tempo di toglierlo che vedo Anna che si tocca autonomamente mentre procedevo con la cugina, cosi' pensai che era un peccato che si facesse da sola cosi' inizia a farlo io. Lei noto' che mi era venuto duro di nuovo ed inizio' a baciarlo e tento' di farsi strada con la dolce bocca ma non era molto brava le mancava la pratica: era sicuramente la prima volta; cosi' senza dirlo due volte Monia con un gesto dolce ma deciso scansa la cugina ed inizia a farle vedere come si fa. Io nonostante fossi quasi in estasi per le fantastiche labbra di Monia che salivano e scendevano, continuai a toccare Anna che nel frattempo era eccitatissima e penso' di ricambiare " il favore " alla cugina e la scanso' facendole capire che aveva capito come doveva fare. In pochi minuti era forse diventata piu' brava di Monia che in questo era una maestra. Non c'e' la facevo piu' ero letteralmente in estasi presi Anna di peso e le feci capire che volevo scoparla e che lei doveva stare sopra per condurre il gioco, ma lei disse che era ancora vergine, questa affermazione fece aumentare in me la voglia di fotterla cosi' non curante del fatto che fosse la prima volta per lei la posizionai sul di me e con un colpo secco lo ficcai dentro. Non ci potevo pensare neanche io, ero li disteso sul mio letto, tra le mani avevo le sue tettine che ogni tanto mi offriva ad una fervida ed eccitante succhiata:ero li proprio li a fottermi la cugina della mia amata ragazza mentre lei mi guardava non con aria schifata ma con uno sguardo misto di libidime e piacere,era proprio questo che mi eccitava infatti mentre Anna fotteva sopra di me,mentre baciavo le sue stupende tette, mentre le mie mani frugavano ogni parte del suo corpo io guardavo la mia Monia che si toccava. Dopo vari cambi di posizione e di...cugina, ero ormai esausto. Dopo un po' stanchissimi ci addormentammo tutti e 3 teneramente; prima di chiudere gli occhi pensai a come ero fortunato a poter scopare con due cugine insieme.....
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