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Prima Volta Varie

Un pensiero, poi una carezza...

È un desiderio che non chiede permesso. Sale lento, insinuante, come un veleno aromatico che si diffonde nelle vene. Prima un pensiero, poi una vertigine, poi sogni febbrili che si aggrappano alla pelle. Il corpo si desta, si tende, si fa strumento. I pori si aprono come boccioli notturni, pronti a ricevere la carezza della sera, la promessa lasciva dell’ombra. E si ribellano alla luce, si eccitano al contatto ruvido del giorno, come se il sole fosse un amante impaziente.

Voglio sentire. Voglio fremere. Voglio che le mani si torcano, che le unghie scavino, che la schiena si inarchi come un arco teso. Voglio stringere le cosce, aggrapparmi a te, sentire la tua pelle contro la mia, il tuo respiro che mi incendia. Voglio i tuoi occhi neri, così neri da inghiottire ogni pudore, quando mi guardi mentre mi spoglio con lentezza studiata, oscillando tra civetteria e sfida.

Il tuo respiro mi lambisce l’orecchio mentre le tue dita, come ladri gentili, dischiudono la mia camicia, liberano il seno, lo sfiorano con una tenerezza che sa di possesso. Le tue mani, larghe come promesse, si insinuano sotto la seta. La tua bocca, cartografa di desideri, disegna sentieri incandescenti sulla mia pelle, lasciando impronte che ardono.

Desidero lambire ogni tua cicatrice come si accarezza un talismano. Le tue ferite, levigate come drappi di broccato, sono reliquie sacre. Le accarezzo, le bacio, le mordo con riverenza. Sono tue, dunque degne d’amore. Come potrei non amare ciò che ti compone? Ogni segno è un verso inciso nel poema del tuo corpo.

Quando mi apri, lo fai con una ritualità che mi disarma. La tua saliva, posata con gesto antico, è la chiave che scioglie il mio sigillo. Mi prepari con la pazienza di chi conosce la potenza del proprio ingresso. Ti adagi su di me, mi ancori, mi baci mentre varchi la soglia. Vuoi zittirmi con la mano, ma io rido, ogni volta. “Shhhh”, sussurri. Ma che ascoltino. Che sentano quanto mi perdo in te.

Mi volti, mi adagi sul tuo ventre, le ginocchia sollevate come un’offerta. Cambia il ritmo, la voce, il respiro, la spinta. Il sudore mi imperla, e tu lo assapori. Le tue mani scorrono sul mio ventre umido, tra i seni, sopra di essi. Il tuo naso affondato nel mio collo, il tuo respiro che si fonde al mio aroma. Mi hai detto che ti inebria, e da allora l’ho inciso sulla pelle.

È il nostro modo di impazzire. Di cercare l’incastro perfetto, che forse non esiste, ma che vale la pena inseguire. E in quella bolla ci perdiamo, ci cerchiamo, ci incastriamo. Fino a crollare, nudi, esausti, sudati.

Finché la brama non si riappropria di te. Quella pulsione primordiale e indomita. Quella che risale, a stille. Prima un pensiero, poi una carezza…

- Silver Rea -

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