I tuoi occhi mi scrutano. Abbasso lo sguardo e le mie ciglia scure proteggono i miei occhi lucidi. La mia pelle si colora di un rosso sfacciato mentre il tuo profumo e il tuo calore mi svegliano.
Mi stringi alle spalle, le braccia mi soffocano il corpo. Mi prendi per mano e ci spostiamo davanti alla finestra.
Un tramonto viola-arancio si appoggia sull’orizzonte basso punteggiato di alberi, alcuni piccoli e gialli, altri alti, svettanti, appuntiti e verdi. Le colline innevate sono tinte di rosa antico. Qua e là cipressi e abeti che, come viandanti stanchi, prendono fiato fermi in un lunghissimo sonno. E, mentre riposano, ascoltano le nostre voci.
Il campanile ci guarda dall’alto col suo unico occhio tondo e la bocca aperta: lo sbadiglio di un vecchio stanco. Due alberi spogli come sentinelle e i rametti secchi dei cespugli bassi ricamano la neve vicino ai suoi piedi.
Intravedo il tuo riflesso nel vetro, ti sorrido. Ancheggio leggermente, languidamente, mentre mi sbottono la camicia. Un bottone alla volta. Ti osservo: ad ogni bottone il tuo desiderio cresce.
Nuda, davanti a te, mentre il fuoco del tramonto danza sulla mia pelle candida. Scaldandomi. Scaldandoci.
Il tuo sorriso involontario fa capolino tra i miei rossori. Girandomi attorno assapori la mia bocca con lentezza. Inumidisci il respiro, mischi la mia essenza con la tua. Tocchi morbidi, leggeri, piccoli gesti, gemiti involontari carichi di desiderio, avvicinamenti impercettibili, richieste implicite ma chiare, a tratti crudeli. Non posso restare indifferente quando sento di appartenerti: la carne ci chiama. Impossibile pensare di sottrarsi a quel desiderio smanioso, antico e potente quanto le forze che lo attraggono.
Ti cerco con le mani. Sollevi lo sguardo e capisco che mi vuoi immobile. Lecchi il mio seno, fra le labbra stringi i capezzoli, forte da causarmi un piacevole dolore. Scendi ancora fino all’ombelico, lo bagni, lo baci mentre le mani scivolano fra le mie gambe. In ginocchio davanti a me, spingi il viso contro il mio pube, senti il mio odore, senti il mio bacino venirti incontro mentre le tue dita libere mi usano.
Ti insinui nei miei sensi, torturandomi di piacere. La stoffa tesa dei tuoi pantaloni che ti sfrega ti dà quasi sollievo: vorresti fosse la mia mano, ti accontenteresti della tortura di una mia carezza, un’oscena palpata che ti darebbe l’estasi.
Resto ferma, a viverti, mentre tu continui a farmi pulsare. Distintamente posso sentire tutte le dita della tua mano, tu le mie unghie sui tuoi pantaloni. Ti stringo e sento il tuo respiro sul mio collo, la tua bocca in un lago di piacere. Vorrei esplodere mentre le mie pulsazioni sono a mille.
Persi in frenetici giochi ci rincorriamo, vaghiamo disperati alla ricerca di altro con cui soddisfare i nostri appetiti, mentre i morsi incessanti ci sfamano. Una pozione alchemica in grado di ottenebrare la ragione e risvegliare i sensi.
Uno scambio irruento ma aggraziato di ruoli e di istinto: ti ritrovo fra le mie cosce, per accogliere ciò che il tuo corpo e il mio, quanto la tua anima e la mia, bramano. Un affondo dolce quanto agognato, lento quanto basta a perdermi completamente. Amani uniti in una ritmica danza, scandita da ansimi crescenti.
Le curve sinuose di due corpi uniti brillano di passione dietro a un vetro infranto al tramonto. Adoro ammirare la terra nuda che si preserva in attesa di un po’ di tepore. Mi piace guardare gli alberi tutti innevati che sembrano fantasmi liberi.
Il paesaggio cambia, i suoni sono ovattati e tutto piomba nel silenzio… ma non il tuo. Lo sovrasti, annaspando dolcemente tra i fiocchi di neve, condotto alla deriva, mano nella mano dell’unica donna che ami.
Commenti