Un pomeriggio d’estate, la voglia era tanta, che decisi di indossare calze velate con reggicalze, un perizoma merlettato di colore nero e, indossato una tuta leggera e delle scarpe da ginnastica e una maglietta azzurra, uscii di casa in giro per le strade di Roma.
Il corpo era tutto eccitato e il fatto di essere depilato completamente, mi donava delle sensazioni fantastiche specialmente nel buchetto dietro che fremeva quanto prima di essere allargato.
Camminavo in lungo e in largo, ma la meta della destinazione era l’abitazione di una cavallona trans della quale avevo preso indirizzo e organizzato un incontro.
Giunto all’abitazione, con mani tremolanti citofonai e il portone si aprii. Arrivato al pianerottolo vidi una porta già semi aperta e una voce molto calda mi invitava ad entrare.
La luce era già accesa e appena entrai una creatura molto femminile mi fece cenno di chiudere la porta e farmi avanti.
Lei era già nuda. Con il seno di una quarta abbondante, portava solamente un perizoma bianco e delle calze anch’esse bianche con la riga posteriore; un profumo molto forte mi aveva fatto perdere già la testa e anche le movenze e il sorriso erano molto ammalianti.
Giungemmo nella stanza da letto e mi fece cenno di spogliarmi e di mettermi a mio agio.
Tolta la tuta e le scarpe, rimasi con perizoma e calze e lei mi fece i complimenti per la lingerie e il culetto.
Anche lei era molto bella: dei capelli lunghi neri che arrivavano ai seni bello prosperosi; due fianchi molto accentuati e delle gambe molto slanciate.
Si avvicinò e iniziò a toccarmi in tutto il corpo e con le labbra iniziò a bacarmi sul collo.
La lingua correva sul collo fino a premerla sulle mie labbra e si fece spazio dentro per trovarci a baciarci sdraiati sul letto.
L’eccitazione era tale che il mio cazzo era fuori dal perizoma già tutto bagnato e le mie mani assaporavano quel corpo femminile e vellutato.
La sorpresa fu quando feci la mossa per toccare la parte intima di lei che nel frattempo aveva fatto scivolare il suo perizoma e solo con il tatto della mano capii che era un cazzo molto grosso.
Posai lo sguardo sotto e vidi che non avevo affatto sbagliato.
Ancora dormiente quel bastone era di notevoli dimensioni e lei, con gentilezza, spinse la mia testa fra le sue gambe.
“Troietta , inizia a farlo indurire…………….., vedrai che ancora cresce se lo prendi in bocca; inizia a leccarlo per bene e assapora il gusto del mio cazzo”.
Non riuscivo a farlo entrare tra le labbra e lei spingeva fino in fondo alla gola come se stava scopando e iniziava ad eccitarsi ancora di più.
Non avevo mai visto un bastone di quelle dimensioni; era impossibile ingoiarlo e inizia a leccarlo come un lecca lecca.
In ginocchio e alle prese con quel bastone lei nel frattempo, spostando il perizoma, mi ungeva il buchetto con la crema e iniziava a dilatarmi lo sfintere scopandomi con le dita.
“Penso che ora sei pronta, ti sento larga e ben lubrificata e puoi prepararti ad essere sfondata come si deve” disse, e senza darmi il tempo me la trovai dietro con la punta di quel cazzo che premeva prima sulle natiche e poi direttamente sul mio buchetto avido di essere aperto.
Iniziò a fare pressione e io, non abituato ancora a quei calibri inizia a sentire un dolore che mi faceva tremare pure le gambe.
Iniziai a gridare e a gemere nello stesso tempo; cercavo di svincolarmi da quel poderoso cazzo che mi apriva a metà, ma le sue mani attaccate ai miei fianchi mi bloccavano e mi impedivano di tirarmi fuori.
“ troietta, non gridare, è entrata solo la punta e già urli di dolore? Aspetta che metto dentro tutto il mio cazzo e poi ti piacerà e godrai come una vacca”, esclamò e senza darmi respiro , con un colpo secco fece scivolare dentro il mio intestino quella mazza gigantesca dentro di me.
Stavo svenendo dal dolore e sentivo che ormai ero stato aperto in due: il culetto e lo sfintere erano divisi a metà e sentivo quel cazzo che si faceva spazio nell’intestino e mi arrivava fino in gola.
Si mise a pomparmi prima dolcemente ma poi con più foga e forza tale da sentire i colpi sullo stomaco che arrivavano fino ai polmoni.
Capii che il culetto ormai era rotto e ormai quel cazzo enorme si era presso possesso del mio intestino e anche del mio cervello; infatti dopo il dolore, il piacere iniziò a farsi largo e i gemiti e le grida erano solo di piacere e di voglia di essere sfondato.
Io ero tutto bagnato e iniziai a godere di culo venendo in modo copioso sulle lenzuola.
Ormai andava a velocità pazzesca e quando i tremori iniziarono a pervaderla, capii che stava per venire anche lei.
Tirò fuori quel treno di carne e, tolto il preservativo, mi inondò di un bianco latte caldo sulle natiche e sul buco aperto. Un calore indescrivibile iniziò a colare sulle mie cosce sporcandomi le calze; lo vedevo colare piano piano e con le mani feci per prenderne un po’ e spalmarlo sul culetto.
Lei, vedendo la mia mossa, prese la mia testa e l’avvicinò al suo cazzo dicendomi di assaggiare e nel frattempo pulire il suo membro.
Con la lingua pulii l’asta e poi lo presi in bocca; un ammasso di carne ancora dura ma che mi regalava un sapore diverso dalla prima pompa; un sapore acro ma delizioso si stampava sul mio palato e sulla mia lingua.
Deglutivo la mia saliva insieme agli umori di quell’amante femmina ma con un attributo da gigante.
Rimasti per un po’ abbracciati e baciarci capii che era giunta l’ora di andarmene.
Rivestitomi e uscito dopo un ultimo bacio di saluto, per la strada facevo fatica a camminare perché ero stanco e spossato da quella mezz’ora di stantuffo e le gambe mi tremavano ancora e poi perché dietro mi sentivo allargata e dolorante.
Ancora dopo un paio di giorni sentivo quel bastone dietro e il dolore dello sfintere non mi permetteva di sedermi; il culetto era rotto e la strada aperta per nuove avventure.
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