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Il mio capo

Ero in auto con il mio capo e stavamo rientrando a casa dopo una lunga riunione d'affari. Nonostante fosse gennaio c'era un sole meraviglioso ed io avevo indossato un delizioso tailler che mi scopriva le lunghe gambe ed il mio generoso decolletè. Mentre il mio capo parlava di lavoro io cominciai a fissarlo e ad avvertire una strana pulsazione tra le gambe. Avevo sempre desiderato scopare quell'uomo molto più grande di me, sposato da anni, sempre serio e professionale, moralista e perbenista. Sentivo i capezzoli inturgidirsi e premere contro la camicia di cotone e, quasi d'istinto, cominciai a giocherellarci. Il mio capo fece finta di nulla ma si zittì all'improvviso. Fissava la strada con quei meravigliosi occhi verdi e non mi degnava di uno sguardo. Così allargai piano le gambe e tirai su la gonna fino a lasciar intravedere il pizzo delle mie autoreggenti. Feci scorrere lentamente la mia mano lungo la mia coscia fino a scostare gli slip e, con movimenti delicati, cominciai ad accarezzarmi continuando a fissarlo. Lui continuava a resistermi ma era evidentemente agitato, si mordeva le labbra e cominciava a respirare affannosamente. Mi sfilai le mutandine, ormai tutte bagnate, e le appesi allo specchietto retrovisore. Non mi toccò, non mi guardò ma al primo incrocio sterzò bruscamente ed imboccò una stradina di campagna. Spense il motore, uscì dall'auto, aprì il mio sportello e senza dire una parola mi afferrò per i capelli e spinse la mia testa contro il suo cazzo, riempiendomi tutta la bocca. Lo succhiai con voracità sino a sentire le labbra gonfie e bollenti. Poi mi tirò su con forza, mi voltò, mi spinse e mi piegò contro un albero, sollevandomi la gonna e facendomi sentire il calore del suo cazzo tra le natiche. Mi disse: "E' questo che vuoi, non è vero? Muori dalla voglia, troia? Eccoti accontentata!". Mi penetrò così profondamente da bloccarmi il respiro. Con una mano mi afferrò un seno e con l'altra continuò a tirarmi per i capelli. Lo sentivo sino in fondo e le sue spinte decise mi fecero provare uno, due, tre forti orgasmi a ripetizione. Poi sentii la sua grossa cappella premere per farsi strada nel mio culo e presto mi sfondò. Mi spingeva con forza ed io ansimavo per il dolore ed il piacere fusi in un'unica forte sensazione. Adesso ero in balia del suo desiderio, adesso era lui che conduceva il gioco e si riappropriava del suo ruolo di "capo". Mi fotteva con ritmi decisi e rapidi ed io godevo come una porca....sempre più forte.....sempre più profondamente sino a sentire la sua cappella pulsare dentro di me e poi.....il fiotto caldo della sua sborra nel mio culo. Avevo vinto la mia sfida. Quell'uomo era stato MIO!
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