quando arrivai alle scuole medie finì il periodo di affidamento alla mia vicina e i miei mi diedero le chiavi di
casa. finite le lezioni tornavo a casa, scaldavo il pranzo che mia madre aveva preparato, facevo i compiti e poi
andare in cortile a giocare con gli altri bambini. noi maschietti eravamo divisi in gruppi, le bande, e i gruppi
erano assolutamente gerarchici, c'erano i capi che erano quelli più grandi e decidevano a cosa si giocava e poi
gli altri, e quando i capi non c'erano venivano fuori i secondi, poi i terzi, i quarti, non era una gerarchia
esplicita, consapevole, si procedeva automaticamente in ordine di "carisma" e di forza fisica e le dispute
gerarchiche si risolvevano con zuffe alle quali il gruppo assisteva come testimone per sancire la superiorità del
vincitore. inutile dire che io, un po' perchè ultimo arrivato, un po' perchè effettivamente poco carismatico, un
po' per scarsa prestanza fisica ero nelle ultime posizioni della gerarchia, avevo sotto di me solo i più piccoli
di età o di fisico. ciascuna banda aveva il proprio covo, la "base" che era il luogo dove ci si ritirava per
regolare i conti o per partire verso spedizioni punitive contro le altre bande. c'erano chiaramente i giochi
soliti, noi maschietti giocavamo con le biglie, a nascondino, figurine, le biciclette, naturalmente c'era il
pallone, a volte si giocava con le bimbe alla campana o a rincorrersi, le bambine invece erano un unico gruppo, e
ciascuna di loro aveva un flirt con un maschietto, di una o banda piuttosto che di un'altra, e questo flirt
poteva durare un pomeriggio o diversi mesi. poi c'era la "cantina buia" per dirla alla baglioni, che nel nostro
caso era una zona di campi e prati incolti con alcune cascine abbandonate. di notte lungo le strade che
costeggiavano questi campi si potevano vedere le prostitute che si appartavano con i loro clienti, ma di
pomeriggio erano praticamente i nostro regno. i giochi più divertenti si facevano li, quando si riusciva a
convincere una bambina a venire alla base della propria banda. le basi delle bande più forti erano nelle cascine
abbandonate, quelle più piccole si dovevano accontentare di costruire di solito sotto un albero nelle parti
incolte, una capanna con i materiali che si trovavano abbandonati in giro o che venivano rubati ai contadini
della zona. lungo i cigli della strade capitava spesso di trovare riviste pornografiche, e quando capitava queste
venivano raccolte e portate nella base della banda di chi le aveva trovate e costituiva il bottino di ciascuna
banda, bottino che era spesso causa di battaglie fra le bande. così nacque la mia passione per la pornografia, io
con un altro bambino andavamo spesso nella nostra base (una capanna) a sfogliare quelle riviste e a masturbarci.
vedendo quelle scene con pompini, inculate, sborrate, mi venivano in mente i giochi che facevo con massimo solo
qualche mese prima e presto convinsi il mi amico a fare gli stessi giochi, così cominciammo a spompinarci a
vicenda, a infilarci le dita nel culo finchè non cominciammo ad incularci. all'inizion erano i pompini la cosa
che ci piaceva di più, godevamo come matti e ingoiare non era mai un problema visto che entrambi sborravamo
pochissimo, ma anche incularci presto cominciò a piacerci molto, i nostri cazzetti ci scivolavano dentro anche se
avevamo i culi molto stretti, e dopo pochi colpi ci sborravamo dentro con piccoli rantoli di piacere, finchè non
successe che ci sorpresero due dei capi della nostra banda. erano i due più grandi, avranno avuto 15-16 anni (io
ne avevo una decina) e quando ci sorpresero io stavo inculando il mio amichetto (mi pare che si chiamasse ale).
chiaramente si misero subito a prenderci in giro pesantemente ma poi cominciarono a realizzare che potevano
approfittare della situazione, e così mi trovai coinvolto nella prima orgia della mia vita. ci incularono
entrambi dopo aver preteso due pompini. i loro cazzi erano molto più grossi dei nostri, niente a che vedere con
quelli dei giornali, ma erano di dimensioni adulte per così dire, con i peli e tutto il resto, rispetto ai nostri
che erano coperti da un cespuglietto di peletti biondi sembravano enormi, ma avendo entrambi il buco del culo ben
lubrificato dalle nostre reciproche sborrate, non avemmo problemi a prendere dentro i loro arnesi. l'inculata si
estese un po' a tutti i componenti del gruppo che, essendosi sparsa la voce, cominciarono a pretenderla come atto
di sottomissione da parte di chi era inferiore a loro per rango. in realtà non era una novità assoluta, noi
sapevamo che già altri ragazzi di altre bande si inculavano a vicenda o inculavano i "sottoposti", ma nel nostro
gruppo divenne quasi un rito di iniziazione per tutti i nuovi. diventò anche un modo per coinvolgere le bambine
nei nostri giochi, a volte la usavamo come regola per le bimbe che flirtavano con noi e addirittura qualcuna fu
sottoposta anche ad una serie di inculate/scopate in successione da tutto il gruppo, tanto che una di loro prese
nel culo tanta di quella sborra che alla fine si accovacciò e la cagò fuori mischiata alla merda. ma non fu la
sola, capitava anche che qualcuno venisse punito per sgarbi all'interno della banda con una inculata multipla e
ricordo che una volta toccò anche a me. la situazione si stabilizzò presto, i capi inculavano chi volevano, e
ciascuno degli altri si inculava uno dei suoi inferiori fino a un ragazzino (salvatore) che invece lo prendeva
nel culo da tutti. con questo io andai anche oltre. era uno dei pochi inferiore a me per rango e io mi vendicavo
su di lui tutte le volte che inculavano me. in realtà a me non dispiaceva essere inculato, anzi, e anche se ero
uno dei pochi che durante l'inculata si masturbava e godeva, sono sicuro che anche a molti altri sentirsi aprire
il culo piacesse, ma il tacito accordo era questo: essere inculati era umiliante e faceva male, bisognava
rifiutarsi, opporre resistenza ed accettarlo alla fine solo sotto minaccia di pestaggio, quindi tutti subivamo
con rabbia, vera o supposta (bel gioco di parole vero?) sfogandoci poi quasi immediatamente con il primo che
avevamo a tiro, e in questo gioco io che invece godevo a farmi inculare non potevo permettermi di darlo a vedere,
e siccome lui spesso mi sfotteva facendo notare a tutti che io mi segavo mentre lo prendevo nel culo, per non
passare per frocio o addirittura sotto di lui come gerarchia lo punivo duramente e gli facevo fare cose che
andavano ben oltre quello che il gruppo accettava come punizione. un giorno il capo in persona mi stava
inculando, io ero a terra e mi gustavo il suo cazzo che mi apriva il culo menandomi furiosamente con gli occhi
chiusi, finchè, sentendo lui che mi lanciava il cazzo nel culo mugolando per gli ultimi colpi dell'orgasmo, non
venni rumorosamente anche io, ma quando ansimante riaprii gli occhi vidi lui che mi guardava ridendo. il capo lo
mandò a cagare e se ne andò pulendosi il cazzo, io invece mi tirai su e senza nemmeno sistemermi i pantaloni lo
aggredii costringendolo a terra. lui rideva e diceva che avrebbe detto a tutti che mi piaceva prenderlo nel culo
e che mi menavo per non fare capire che era l'inculata che mi faceva godere. ero veramente spaventato che questa
cosa diventasse di dominio pubblico, avevo terrore di diventare il frocetto del gruppo, lui si divincolava e
cercava di liberarsi, cercò anche di mordermi ma io ero più grosso e più forte di lui e riuscii a colpirlo. lui
si arrese, si mise a piangere e mi giurò che non lo avrebbe mai detto a nessuno, ma io ero troppo terrorizzato da
questa eventualità per credergli, dovevo avere uno strumento di ricatto. gli ordinai di stare giu, gli misi il
culo in faccia e gli ordinai di leccarmelo. lui piangeva chiedeva pietà continuando a giurare che non avrebbe
detto niente a nessuno ma io lo colpii di nuovo, e lui cedette, cominciai a sentire la sua lingua che mi lambiva
il culo, si manteneva sulle chiappe ma io gli ordinai di leccarmi il buco stortandogli i polsi, così lui non ebbe
scampo e cominciò a leccarmi il buco. mi piacque molto, ci presi gusto e cominciai a spingere ordinandogli di
continuare, così mi resi conto che gli stavo cagando in faccia la sborra del capo, lui piangeva, io continuavo a
stortargli i polsi e a tenerlo giù finchè non sentii la merda premere per uscire dal culo, la paura si era
trasformata in rabbia e tanto era stata la paura tanto era adesso la rabbia, gli cagai in faccia con cattiveria,
volevo umiliarlo come mi ero sentito umiliato io vedendolo ridere di me mentre godevo. scaricargli la mia merda
in faccia mi fece lo stesso effetto di un orgasmo, passai da una rabbia cieca e cattiva ad una sensazione di
calma spossata, lo lasciai e mi alzai. lui piangeva, aveva conati di vomito, si sollevo e la merda gli scivolò
via dal volto lasciandolo con grosse chiazze. io mi rimisi a posto e gli intimai di non dire niente a nessuno di
quello che aveva visto altrimenti avrei detto a tutti che gli avevo fatto mangiare la merda. lui piangeva e
sputava, si puliva il volto con le mani e poi se le guardava piene di merda. gli tirai lo straccio con cui mi ero
pulito il culo e me ne andai dicendogli che avrebbe dovuto pulire tutto prima di andare via. ma n
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