Amore acerbo
Il nostro luogo magico era quel prato, all’inizio del bosco. Ma quella sera i baci non ci bastarono più. Acerbi e impacciati percorremmo le strade sconosciute della nostra pelle. Gridasti e ci guardammo con gli occhi pieni di paura: non sapevamo ancora che l’amore inizia sempre con grido di dolore. Ci riprovammo poco dopo con più coraggio, finchè scoprimmo un piacere che mai prima avevamo vissuto. Seduti ubriachi delle nuove emozioni, ci sedemmo sotto l’albero grande. Di noi rimase solo l’impronta sull’erba schiacciata. Vedemmo evaporare rapidamente il nostro tepore all’ombra della luna. Le tue labbra erano gonfie di baci quanto il mio orgoglio di essere diventato uomo. Fu lì che mi facesti giurare che avremmo smesso di crescere. “Se intrecciamo le nostre mani inesperte forse la magia accadrà” mi dicesti. Ci parve di confondere le nostre immagini, i nostri destini, i nostri corpi e con loro il tempo. Ma il tempo si vendicò e ci fece consumare troppo velocemente quell’amore acerbo. Così velocemente che ci sembrò che nulla era accaduto, che fosse stato solo un sogno. “Fu quell'amore che mi insegnò ad amare” mi dicesti anni dopo, quando eri felice con un altro. “Fu quello che mi insegnò che l'amore finisce” ti risposi, io che ne vivevo uno dopo l'altro.
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