i racconti erotici di desiderya

L'ultima goccia di sudore


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- L’ ATTESA -

la sera non più così calda, il mio corpo già riscaldato dal ricordo che credevo morto in me di tanti incontri persi nelle nebbie della mia mente, era reso incandescente dal desiderio di finire finalmente tra le braccia tenere della mia tanto sognata sarah.
eccomi qui ora seminudo a fumare l’ennesima sigaretta ed a sudare, eccitato come non mai al solo suo pensiero. sembrava essere spuntata all’improvviso dal buio della mia esistenza, come un ardente sole che infiamma ogni mia cellula. la bramo, la desidero e la invoco “tu mia unica signora; tu mia unica padrona!”
assaporo le sue dita impresse sui miei capezzoli martoriati. sento il suo odore di animale feroce che stritola questo spazio di pelle, diventato suo territorio.
questo istante di fantasia estremo mi uccide! vorrei che fosse giunta l’ora! gocce di sudore cadono copiose. sono eccitato! non ce la faccio più. e sono solo le otto, cazzo! il tempo non passa mai!
sogno rivoli del suo mascara mischiate alla mie gocce di sudore sulla sua pelle, sogno gemiti ed urla, corpi uniti da promesse perverse e inusuali rituali.
sono qui per te “ mia signora”. davanti a me hai eretto il recinto della mia piacevole prigione, ed io il tuo prigioniero speciale, entro in questo perimetro di passione e di forza e non mi rimane che piegarmi al tuo terribile splendore. presto arriverà l’ora ed il rituale si svolgerà come tu hai previsto. sarà bellissima qualunque cosa vorrai fare di me!

sono qui ad aspettarti mia padrona, per andare insieme da "slave for you" questo il nick della tua ultima preda scovata in desyderia, sperando che arrivi presto il momento della tua venuta. spero presto di vivere con lei attimi di perversione pura. sto ansimando e muoio dalla voglia di essere posseduto da “te mia padrona”. la mia mano non riesca a stare ferma, ma non devo godere. non posso! la devo fermare ora. anche se il mio corpo si tende e vibra come una corda di violino, godrò solo se lei lo vorrà. e se lei dovesse decidere di non volerlo sarò felice lo stesso. io voglio solo esaudire il suo desiderio. fai di me quello che vuoi, ma ti prego fallo presto!


- LA TERZA GOCCIA SUDORE -

la sua ultima preda, la sua nuova proprietà, era completamente immobilizzata sul tavolo della cucina. sarah aveva compiuto la sua “opera omnia”. aveva schiavizzato “slave for you” alias roberta. finalmente la schiava mitizzata, la schiava idealizzata per anni, ma soprattutto la schiava contesa, aveva capitolato. finalmente lei era la sua padrona!
ogni particolare era stato studiato con cura per la serata. aveva deciso di estremizzare le sue due anime, i suoi modi di essere. La donna garbata e colta, faceva da contraltare alla mistress dura e spietata. insomma la dolcezza e la ferocia più efferrata!
aveva uno strano rapporto con la sua “bestia”. ne aveva timore ma sapeva che non ne poteva farne a meno. era parte di se e con il tempo aveva imparato a conviverci. sapeva che quella era sera della bestia, che lei si sarebbe scatenata.
arrivati nella dimora di roberta, sarah con la scusa di andare in bagno aveva scrutato la casa alla ricerca degli strumenti necessari alla “sessione”. per fortuna in ogni casa vi è un dungeon nascosto. basta solo scovarlo e soprattutto vedere con gli occhi della fantasia.
il clima era cambiato. l’allegra goliardia precedente aveva lasciato il posto ad un silenzio carico di sana tensione. i corpi cominciavano il loro richiamo sessuale. ogni gesto, ogni sguardo sembrava essere inserito in una antica danza tribale o nel corteggiamento di due mantidi.
il tempo della bestia era giunto e lei non si fece pregare. da quel momento era la “bestia” che comandava. ed era tirannica!
roberta si avvicino al divano e gli porse da bere - vodka ghiacciata- come da lei richiesto. ma non si sedette vicino a lei. le era bastato incrociare il suo sguardo per capire. come un cucciolo che vuole farsi coccolare dal padrone non osò salire sul divano. si accucciò ai suoi piedi. lei compiacendosi ebbe uno strano flashback . si ricordò di quel documentario dove la fiera leonessa per dimostrare la sua sudditanza porgeva il collo al leone in segno di resa. la sua docilità era la stessa.
roberta inginocchiata inizio a leccarle i piedi. non osava alzare il capo per non incrociare il suo guardo.
sarah si godeva questo atto di umiltà ma al contenpo cominciò ad infliggerle dolore. aveva cominciato a martoriare le sue carni tenere. i seni ed i glutei sembravano schizzare, esplodere nel vano tentativo di sfuggire alla mani esili ma forti che li stringevano. ma era inutile. la sua presa non lasciava scampo.
passarono degli istanti interminabili, poi sarah la condusse in cucina vicino a quel tavolino che sembrava fatto apposta per legarla.
il suo piano era stato elaborato con immediatezza ma con estrema cura. l’avrebbe legata con le cinte dell’accappatoio prese nel bagno e con una corda usata per stendere i panni nel balcone. Da lì avrebbe preso anche le mollette che servivano a pinzarla.

- LA SESSIONE -

roberta era lì a carponi, legata, immobilizzata sul quel tavolo. le tette martoriate da due mollette messe per dritto sui capezzoli. le facevano male. ma non era il male maggiore. la “padrona” la “bastarda” - chissà dove lo aveva sperimentato - per infliggerle maggiore dolore aveva preso otto mollette e le aveva messe alle dita dei piedi. solo i mignoli, bontà sua, aveva risparmiato. il dolore era lancinante. ma non disse nulla. anche perché il dolore a roberta dava una eccitazione indescrivibile. poi ogni suo pensiero venne interrotto.
le mie mani iniziarono ad esplorarla, frugarla, stringerla. il suo dolore era intenso, tangibile ed ovunque distribuito. la schiena, i fianchi le natiche e seni, tutti subivano lo stesso trattamento. Il massaggio era forte, deciso, maschio. le dita sembrano affondare nella carne. l’alternanza dolore e piacere provocava contrasti forti. roberta era impazzita. come descrivere il “piacere” del dolore? cento, mille volte maggiore “del piacere - piacere”. il vero”piacere”, quello da sempre pensato, agognato, sognato.
roberta ebbe l’ennesimo fremito. le mani di sarah arrivarono alla sua fica, bagnata come non mai. ma era solo una tappa intermedia. lei continuava senza sosta. ora era il turno del sedere. ammaliato dalla sua forte presa anch’esso cedette alle sue lusinghe. le sue dita affusolata si ficcarono nel buco dilatandolo sino all’inverosimile. roberta era convinta di avere un culo chiuso come una cassaforte e che esso fosse inaccessibile. si sbagliava. il “demonio” aveva la chiave , la combinazione!
due o tre dita entrarono senza resistenza nel culo ed il bruciore salì per il corpo immediatamente. il dolore esplose nella testa. però per quanto “il dolore” fosse intenso e straziante, esso non era tale da interrompere lo stato di estasi in cui lei si trovava. il sapere che noi ci stavamo eccitando con il suo culo era la cosa che più voleva. era la donna, la schiava più felice del creato. un cagna che scodinzolava per i suoi padroni. non voleva altro.
poi… mi sentì sopra di se. il mio ansimare la rendeva immensamente felice. ora l’avrei posseduta, la sua fica umida si aprì per accogliere il mio pene duro e grosso. ma io non la penetrai; almeno non ancora.
infatti , forse ricordando un vecchio post, dove roberta enfatizzava il piacere di sentirsi soffocata da un enorme “cazzo” e dal piacere che provava quando lo sentiva spingere verso la sua gola, mi misi in piedi davanti a lei, le presi la testa tra le mani e gli infilai in bocca il mio pene. avvinghiai i capelli e con forza spinsi dentro tutto il mio cazzo mentre sarah continuava a sodomizzarla, ora erano quattro le dita che entravano ed uscivano dal suo buco osceno.
“dai succhialo come non hai mai fatto!” le ordinai perentorio. nonostante l’impedimento e la posizione assurda, roberta fece l’impossibile. sfruttando quel minimo di movimento che poteva fare, grazie ai legami non strettissimi, mosse la testa verso il mio cazzo facendo di tutto per ingoiarne tutta la carne. sempre di più, sino in fondo alla gola! con la lingua leccava golosa ogni sua parte, soffermandosi sulla cappella. ed io non cessavo di spingere. con virulenza spinsi il pene sempre di più giù. le mancava il respiro. per nulla sazio le tappai il naso con le dita. volevo che lei, alla ricerca dell’aria, allargasse la bocca all’infinito in modo da far entrare il pene ancora più giù, sino in fondo, sino alle tonsille. lo sforzo sembrava sopraffarla, ma vinse anche quello. continuò a succhiarlo ed a ficcarselo in bocca con frenesia ed avidità.
per sua fortuna all’improvviso smisi liberandole la bocca. finalmente poteva respirare. ebbe un attimo di tregua, di pausa. era solo un attimo!
sentì poi di nuovo il mio affannoso respiro, ed anche se non mi vedeva, capì che ero vicino a lei pronto per ripartire. “forse ora mi penetrerà, e mi scoperà con tutta la forza e violenza possibile” pensò roberta. avrebbe voluto urlare “…fottimi, scopami, sventrami” ma non poteva. sarah le aveva ordinato di tacere.
comunque anche stavolta si era sbagliava. non era ancora giunto quel momento. La bestia non era sazia. voleva altro dolore, altra privazione, altra umiliazione!
con la coda degli occhi mi vide sfilare la cinta dai pantaloni. non fece in tempo a pensare “ma quando mi scopa il padrone, quando mi fa godere?” che all’improvviso ogni dolore e pensiero cessò. ed io le fui dentro. la penetravo con colpi pelvici forti e decisi. sentì il mio pene dentro, sempre più dentro. per dare maggiore forza sarah la prese per i capelli pettinati a coda e lai tirò verso di lei. lei voleva fortemente godere, ansimava, spasimava, gemeva ma quando era sul punto di dire “ecco finalmente godo “ la voce di sarah la raggelò.
“non azzardarti godere fino a quando io non ti do il permesso.”
si sentiva morire. non poteva resistere! ma al tempo stesso non poteva disubbidire. non voleva disubbidire. decise che avrebbe resistito e lo fece.
intanto io ero pronto per prendermi il suo culo. la parte del suo corpo più bella .
sapeva che sarebbe stata sodomizzata e che doveva subire quel dolore immenso. aveva gia subito quel supplizio da altri. ma nonostante ciò, non si era abituata. il dolore era forte, troppo; anche per una schiava. ma cosa poteva fare? non poteva certo dire di no o ribellarsi. come aveva sempre fatto era pronta a subire e lo fece.
sarah che con sagacia e mestiere aveva precedentemente preparato il suo buchetto alla penetrazione, si fece da parte ed io, con iniziale dolcezza, iniziai a penetrarla. solo quando il cazzo fu tutto dentro il suo culo spinsi con forza. il dolore era infinito la carne sembrava lacerarsi. ma roberta voleva solo una cosa: godere. se ne infischiava del dolore e delle umiliazioni. voleva solo godere, godere, godere. ma lei gli avrebbe concesso il permesso? oppure l’avrebbe lasciata arrapata come una cagna in calore?
il sospetto diventò certezza. io godetti. Il mio ansimare sempre più veloce, l’intensità dei miei colpi testimoniavano che oramai l’orgasmo era arrivato.
roberta si era rassegnata. si sentiva morire dentro ma era pronta a fare quello che lei voleva.
ora aveva acquisito una certezza , maturata in quella stanza di dolore. era sicura. anche se lei non l’avrebbe fatta godere; il soffrire eccitata come una vacca da monta non le sarebbe importato. io stavo per venire, avevo ceduto il posto del mio cazzo alla mano di sarah che ora entrava tutta in un feroce fisting che roberta sembrava bramare, avevo portato il membro davanti al suo viso ordinandogli di aprire la bocca per accogliere la mia sborra che arrivò copiosa a imbrattarle il viso scivolando sul tavolo che lei ebbe cura di leccare pulendolo avida di seme mentre la mano di sarah scivolava senza più alcuna resistenza. fu allora che lei si sentì di nuovo donna, femmina, schiava.
g*


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