i racconti erotici di desiderya

L'ingegnere 1

Autore: Paolapino
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Ma come sono fatte signora? Sono una cosa spettacolosa, buonissime”. L’ing. Giorgio Roberti, bell’uomo, una quarantacinquina di anni, mi guarda sorridente e soddisfatto pulendosi le labbra con il tovagliolo con un gesto elegante e composto. “Squisita questa pasta e poi così, in piccoli timballi, davvero eccezionale. Mio caro architetto hai tutte le fortune di questo mondo: bella e brava in cucina, capisco perché te la tieni stretta stretta da 24 anni” Pino sorride e mi fa l’occhiolino. La cena con Roberti l’ha fortemente voluta lui perché dopo 4 anni di lavoro intenso nel suo studio questo progetto di diventarne socio sembra finalmente sul punto di concretizzarsi. Sorrido mentre mi versa del vino e assume un’espressione più eloquente delle parole. “ Grazie ingegnere, glielo dica a Pino così capisce a fondo la fortuna che ha” e rido cercando di non esagerare. Lo osservo mentre ripone la bottiglia dopo essersi versato il terzo bicchiere colmo. Colto, simpatico, la gradevole conversazione però via via si riscalda in proporzione con il vino che mi sembra gradisca molto. Così racconta di se, dei suoi due matrimoni falliti ( l’ultimo appena qualche mese fa) e finisce per andare sul privato, sul personale. Ci racconta delle visite ad un privè con la sua seconda moglie, del sogno erotico spezzato da un uomo più giovane di lei che se l’è portata via e singhiozza mentre ricorda i momenti più belli. E’ quasi un monologo. Pino ed io ci guardiamo con un pizzico di ansia perché il discorso sembra essere finito anni luce lontano dalla quota che dovremmo pagare per entrare in società. Mangia, beve, ride, ricorda, sbircia nella mia scollatura composta e sguardi vagano anche sulle mie gambe appena coperte dal tovagliolo che ha la funzione di rimediare alla gonna troppo salita. Gli occhi ora sono lucidi: al dolce il suo elegante eloquio è un po’ strascinato mentre Pino apre la terza bottiglia . “ Voi si che siete fortunati ” conclude alla seconda fetta di dolce e al decimo bicchiere. “Vi volete bene, si capisce subito, siete complici e sono convinto che da come ti fa le foto (il passaggio al tu mi coglie di sorpresa) anche molto complici e compiaciuti. Vero?” Afferma mentre si volta verso le foto appese alla parete e allunga la sua mano sul tavolo stringendo per un attimo la mia per riceverne conferma. Lo lascio fare poi mi alzo per sparecchiare. Pino sta già rispondendo che è vero, che quella della fotografia è una sua passione e che per i miei 50 anni l’altro giorno mi ha regalato un calendario fatto con le foto mie di nudo artistico che ha voluto farmi per dimostrare che alla mia età posso ancora competere e dire la mia in fatto di sensualità. Lo fulmino con lo sguardo. Come gli è venuto in mente? Ora lui attaccherà la tiritera… Ed invece con mia grande sorpresa si fa serio. Si ferma, versa altro vino, e cambia inaspettatamente discorso attaccando quello dello studio e della proposta di Pino. Ne approfitto per guadagnare la cucina e portare i piatti ma non mi perdo una battuta. Pino è bravo a spiegargli il progetto e le motivazioni ma dubito che lui possa stare a sentire: sostituire il socio che sta per andare in pensione acquisendo il 33% non era quello a cui in questo momento Giorgio pensava. Ma un architetto socio e dell’esperienza e della capacità di Pino non sarebbe da escludere. “ Pensavo di acquistare io la quota” afferma pensieroso “ma se ne può parlare. Avevi in mente una proposta, una cifra?” Pino mi guarda. Torno a sedermi accanto all’ingegnere. “Sai com’è Giorgio, qualcosa da parte abbiamo messo proprio per una prospettiva simile e poi pensavo che il resto magari si potrebbe fare con la percentuale dei dividendi futuri…” Ci pensa. Scuote il capo facendoci gelare il sangue. Allunga di nuovo la sua mano prendendo la mia. “Paola scusaci, ti stiamo annoiando con questi discorsi. Pino, ma insomma… stavano parlando delle foto e del calendario, Che dici Paola posso vederlo, muoio dalla voglia” Come volevasi dimostrare. Ora è difficile dire di no. Pino sorride, sbofonchia qualcosa ma subito si alza e va in camera a prenderlo . Io in cucina a fare un caffè. Cinque minuti dopo lo sta sorseggiando sul divano, seduto di fronte a me che sono in poltrona, e Pino a fianco che gli illustra le caratteristiche tecniche di ogni singola foto del calendario. A giudicare dalle occhiate dirette alle mie gambe non mi pare che l’interesse sia per l’effetto tale dei tali dell’obiettivo, la luce calda, l’inquadratura. Sembra molto colpito. Poi arrivato a ottobre lo chiude di scatto. “Va bene – dice con voce impastata ancora più di prima – basta così per me : è troppo. Nelle mie condizioni, a digiuno a mesi… Paola complimenti sei splendida”. Ringrazio con un sorriso e con il tentativo di tirare giù la gonna di qualche centimetro dato che ormai non fa proprio più mistero della direzione dei suoi sguardi. Chiede a Pino qualcosa di “buono” per digerire l’ottima cena e le stupende foto. “Devo dimenticare il mio digiuno, le mie delusioni” afferma con un sospiro. Qualche istante dopo con bottiglia di grappa e bicchiere vicino si è già addentrato in racconti molto personali, molto intimi. I suoi giochi con Franca ( la seconda moglie), la prima invece frigida e scontrosa, il suo disperato autoerotismo sino a che negli ultimi mesi la depressione lo ha attanagliato al punto tale da non avere più reazioni, non riuscire più neppure a sfogarsi in qualche modo. Sembra sul punto di piangere e di crollare, effetto collaterale del troppo alcol assunto. Riempie ancora il bicchiere. Lo lascio ora indagare con la sguardo sotto la mia gonna sollevatasi perché mi sono seduta in poltrona con la gamba sotto, come piace a me. Guarda pure, ingegnere, se ti può consolare. Mi compiaccio di aver messo lo slippino bianco traforato. Occhi lucidi e smarriti tra le mie cosce, espressione triste, sembra non ascoltare neanche le parole consolatorie di Pino. Poi si scuote. Si volta verso di lui, poi dalla mia parte, ancora verso lui. “ Mi dovete aiutare voi” dice tutto di un fiato. “Dimmi pure Giorgio” fa premuroso Pino. “Ho una proposta” formula lentamente dopo un attimo di pausa, “una proposta indecente che posso fare solo a degli amici ed ad un futuro socio perché so della vostra sensibilità e della vostra complicità e che saprete valutarla per quello che è”. Avverto un certo disagio. Pino lo incoraggia a parlare. Ci dice che da mesi non riesce ad avere una erezione degna di questo nome che la depressione avanza, che solo noi possiamo capirlo e che l’ansia lo sta uccidendo. “ Ti cedo volentieri la quota della società Pino, gratis, ma se mi date… una mano” “Dimmi pure” “Ecco… quelle foto di Paola, tua moglie così carina e così matura e così sensuale, sono le uniche cose che mi hanno dato un brivido da giorni e giorni. Da mesi. Non vi offendete, non insultatemi , non ve lo chiederei se non fossi un uomo disperato e fragile in questo momento . Te la regalo,Pino, la quota. Ma in cambio, ecco, in cambio vorrei tre cose. Una sega, un pompino ed una scopata con tua moglie. In tre giorni diversi, magari. Se non ci riesco perché non mi funziona più , non fa niente, e rimane la cessione della quota e tu Pino, se vuoi, puoi scegliere anche il luogo, anche qui a casa tua, ma ecco ti pregherei di non stare nella stessa stanza perché per me sarebbe difficile. Incazzatevi pure ma capitemi. E’ una proposta indecente, me ne rendo conto, ma mi pare di aver intuito che siete liberi, che avete qualche esperienza e quindi , insomma, scusatemi, ma è così”. Restiamo a bocca aperta perché tutto avevamo pensato tranne che a questo. Mi volto verso Pino che invece che incazzarsi sembra solo sorpreso e sorride; mi interroga con uno sguardo e annuisco. Non è certo la prima volta per noi ma questo l’ingegnere porcellino non lo può sapere: ma certo è la prima volta per…uno scopo che non sia solo il piacere ed il nostro gioco. “ E lo metteresti per iscritto? Sai, scusa la domanda, ma ho la sensazione che la tua tristezza ti abbia portato a bere un po’…” Pino appena finito di parlare si alza. Anche lui si tira su : “ Ok, dammi un foglio di carta facciamo un contratto privato , tua moglie testimone , ma non ce ne sarebbe bisogno, lo sai. Sono un po’ allegro ma non ubriaco e quando dico una cosa è quella.” Mentre Pino cerca il foglio lui si avvicina alla poltrona e mi chiede scusa. “ Lo so Paola che non è bello ma sono proprio alla canna del gas, aiutami”. Annuisco. Mi alzo, mi avvicino e gli faccio una carezza sulla testa. “ Ma vuoi cominciare oggi? Ora?” “Magari, se hai voglia ,se pensi… sono un po’ alticcio e forse non ci riuscirò ma mi avete fatto venire voglia e vorrei cogliere il momento”. Mi dirigo in camera mentre lui si siede al tavolo con Pino per scrivere. Entro in camera, prendo lo speciale lubrificante che Pino ha comprato al sexy shop per noi, mi tolgo camicetta e reggiseno, resto con la gonna e gli slip e mi sistemo sul letto. Passano una decina di minuti, sento le voci di la poi Pino e Giorgio compaiono sulla porta. “ Caspita Paola che bei seni! Piccoli ma sodi. Complimenti, proprio straordinari non certo di una cinquantenne. Ma sono veri?” “Autentici e miei. Vieni qui dai e spogliati, cominciamo con la sega?” “ Si”. Fa qualche passo nella camera, si volta imbarazzato verso Pino. “ Scusa, permetti?” Pino fa un passo indietro,si gira, torna in salotto e Giorgio accosta appena la porta, non la chiude. E mi fa l’occhiolino. “Se vuole così può controllare… ogni tanto” La sbornia sembra smaltita d’incanto. Si sfila i pantaloni in un lampo, la camicia e i calzini : resta in slip grigi , di marca, molto ben riempiti a giudicare da fuori, un bel fisico, non troppo peloso, spalle larghe. Niente male. Gli faccio cenno di stendersi sul letto accanto a me. Lo fa con un sospiro. La sua mano accarezza la mia schiena mentre con curiosità sollevo l’elastico delle mutandine e sbircio all’interno. Il voluminoso riempimento dello slip mi appare già rigonfio a metà. Grosso, uno dei più grossi che abbia mai visto in questo stato di mezzo e anche i testicoli sono poco pelosi e grossi, penso, mentre finisco di sfilargli l’indumento. Lui ne approfitta per mettere la mano sotto la gonna e tastarmi un po’ il sedere. Mi metto in piedi sul letto e sfilo la gonna restando in slippini. Poi mi siedo sui talloni accano a lui steso. Prendo il lubrificante. Mentre me lo verso sulle mani lui allunga la sua tra le mie cosce e scandaglia lo slip. “ Un po’ eccitata sei anche tu Paola vero? Sento che…” Lascio che le sue dita esplorino sotto, che entrino appena dentro di me mentre inizio a massaggiare il lubrificante sul suo uccello. Comincio sotto le palle, sollevando l’asta ancora turgida a metà, con una mano, prendendola delicatamente tra due dita, e massaggiando con la destra sotto, prima l’attaccatura poi lungo la verga. Lo ungo con lentezza, scappello bene con le due mani la punta, avvolgo il glande con la mano ben unta in modo che scorra bene, mi sistemo meglio allargando le cosce mentre lui mi chiede se posso togliermi lo slip in modo che la visione della fica possa aiutarlo. Eseguo. Torno a mettermi nella posizione che preferisco avendo cura di tenere le gambe divaricate mentre le sue dita frugano ormai padroni della mia umidità spalancata. L’uccello sviluppa sotto le mia mani tutta la sua lunghezza. Straordinaria! Sarà almeno 24-25 centimetri, largo il doppio o quasi di quello di Pino, e drittissimo, senza curvatura. Un piacere autentico sentirmelo scorrere tra le mani. Le uso tutte e due: altro che impotente, questo è un missile. Inizio piano con un movimento lento e profondo: una mano carezza le palle e lo tiene alla base, l’altra sale e scende tenendolo stretto stretto, avendo cura di tirare su la pelle bene, sino a coprire il glande, poi piano piano, ruotandola leggermente per dare una piccola torsione, in giù, lento profondo sino a che non vedo ( mi sono chinata verso questo totem per osservarlo da vicino, venti centimetri dal mio viso) il filetto tirare, farsi più bianco, e il buchino sulla punta allungarsi, flettersi. Ma non accelero il movimento della mano. Lento, circolare, in torsione, profondo. Lui mugula e guarda il soffitto , agita le sue dita dentro di me mentre il suo coso svetta sempre più turgido ed imponente nelle mie mani facendomi desiderare di averlo altrove. La mia mano lo tasta, lo soppesa, lo scopre e lo ricopre godendo di quelle vene blu, della pelle che ricopre la testa e lo riscopre . Alzo per un attimo lo sguardo dall’imperioso palo di carne e vedo che la porta della camera ora è dischiusa: Pino è li che osserva. Gli sorrido e faccio un espressione del viso come a dire: hai visto che roba? Giorgio non può vederci, ha la testa rivolta verso dietro, gli occhi chiusi. Pino sorride e annuisce e intuisco che il movimento della sua mano dietro la porta è verso la sua patta. Il mio lavoro continua lento e profondo. Su, giù. Mi avvicino alla punta la strofino per un attimo sui capezzoli. Lui si lamenta non stop, sento la tensione ma non cambio ritmo. Poi sento l’eccitazione aumentare. Allora decido. La mano destra stringe forte attorno il suo cazzo e scappello decisa verso il basso. La sinistra carezza i pochi peli, le palle, sotto, sfioro il buchino dietro e mentre tengo ben tesa la pelle ed il filetto senza più muovere, lo stimolo un po’ dietro. Il mugulio diventa un lamento costante. Tiro più forte il filetto e lascio la mano alla base con il grande scoperto, il filetto tesissimo che soffre come se volessi strapparlo ma non mi muovo. Avvicino il mio volto all’albero maestro che svetta ora imponente. Sono a pochi centimetri ne sento l’odore inconfondibile, afrodisiaco,. Odore di cazzo. Il filetto è lì, bianco, teso che si porta dietro la piegatura del glande. E’ più forte di me. Faccio saliva in bocca, arricchisco la mia lingua, mi chino e lo inumidisco bene con la punta della lingua come a dargli frescura e sollievo nella sofferenza che gli sto causando, tirandolo ancora più forte. Poi quando la lingua, mentre lui ulula, ha completato la funzione umidificatrice, inizio a soffiare piano per fargli sentire il fresco. Soffio e lui quasi piange implorandomi di continuare la sega e sento che starebbe per venire. Troppo presto. Lascio tutto. Lo stringo forte alla base lasciando che la pelle della sua asta recuperi la posizione mentre la punta si appoggia sulla mia guancia. Lo lascio qualche istante così mentre lui prega e intanto la mano destra stringe forte la base perché so che così si può fermare l’irreversibile processo dell’orgasmo. La sua mano nella mia fica è impazzita. Me la godo e penso che ora è tempo che io venga prima di lui. Guardo Pino affacciato alla porta: vedo i suoi occhi languidi e mi abbandono all’orgasmo nella mano di chi ha pagato il mio ed il suo piacere. Vengo senza ritegno stringendogli alla base il cazzo e urlando. Lui smette di lamentarsi e dice “ Oh Paola sono contento” ma non fa in tempo a completare la frase perché con coscienza e responsabilità e adorazione del suo totem di carne pulsante il mio lavoro è ripreso. Piano piano. Su . Poi giù profondo. So che ho guadagnato solo pochi secondi. Pino è ormai nella stanza. Il suo membro è fuori dai pantaloni e lui lo tocca nervoso. Non è durissimo come quello di Giorgio. Gli faccio cenno di avvicinarsi per vedere meglio. Lo lascio di nuovo per interrompere il percorso verso la discesa... Il lungo uccello di Giorgio vaga pulsante sulla sua pancia alla ricerca di quella mano avvolgente che invece gli indugia sotto, tra le palle. Non ho dubbi: faccio in modo che il mio dito penetri appena in lui per stimolarlo dall’interno, da dietro. Istintivamente si ritrae poi si rilassa e lascia fare. So che pochi colpi basterebbero. Il dito dentro, lo agito a dovere trovando risposte in fibrillazioni del suo membro. Lui urla ora. Mi decido. Mi accoccolo. Gli levo la mano che è tra le mie gambe e la accompagno sopra la sua testa. Scivolo un po’ sul letto. Riprendo in mano l’uccellone e torno a masturbarlo profondo e lentamente strisciando la punta sulla guancia. Lui inarca la schiena io scappello con violenza e lascio di nuovo la pelle giù , ferma immobile, il filetto tiratissimo sento le pulsazioni e sento,avverto il superamento del punto di non ritorno. Non mollo la presa. Mi avvicino di nuovo con la bocca al filetto sofferente: l’odore di sperma ora è fortissimo mentre gli lecco il filetto . La punta della lingua segue la carne tremula e tesa allo stesso tempo faccio con la lingua un percorso dall’alto in basso, poi il ritorno mentre sento l’altra mano che spingendo forte dentro di lui avverte le prime contrazioni dell’orgasmo. Non provo neanche a staccarmi: il primo fiotto bianco e denso esplode dal buchino e fa una ventina di centimetrri in alto e ricade sui miei capelli. Non mi muovo. Il secondo è un’esplosione , un lancio. Molto più di mezzo metro, forse, altissimo e frammentato e si spande sul mio viso, le coperte, il suo petto mentre ho ripreso ora il movimento rapido della sega per spremergli tutto. Sono 4, 5, 6 gli schizzi lunghi e densi che scivolano colando sulla mia mano, imbrattano il mio volto e le mie labbra mentre lui urla senza ritegno e Pino alle mie spalle sborra piano sulla mia schiena e sento il calore del suo sperma scendermi giù sino alle natiche. Non posso dedicarmi a lui devo finire con coscienza e dedizione di spremere Giorgio e il mio movimento continua a seguire gli impulsi e ad estrarre sperma per troppo tempo chiuso all’interno della sua frustrazione, Me lo lascio colare senza imbarazzo sul volto, sulla labbra assaporandone una goccia con la lingua, sulle braccia, sulle mani sui seni, sui capezzoli dove strofino la sua arma di distrazione di massa, che emette le ultime gocce e dove la sua mano, ora frenetica, stringe, tasta, spalma nervoso il suo nettare abbondante e denso in un movimento frenetico che rende, sulla mia pelle, ricotta la crema bianca che mi pervade ed invade ovunque. Aveva ragione: mesi senza un orgasmo e si vede : lascio in un tempo interminabile che tutto di scarichi sul mio corpo offerto, le mie mani, il mio viso sino a che i sussulti di tutto il suo essere non li sento attenuarsi nella mia mano che stringe potente e padrona il suo timone del piacere, via via sempre meno turgido. E non lo mollo e lo dirigo sicura nel porto tranquillo, sino a che non si ormeggia quieto con un sospirone ed un ultimo brivido. Solo allora lo lascio. Mi volto bacio l’uccello di Pino, gocciolante, rimasto inerte e sorpreso accanto , e mi dirigo verso il bagno per farmi una doccia. Mi pare che la prima clausola del contratto sia stata rispettata. Quanto torno avvolta dal mio accappatoio rosa, trovo mio marito ed il suo neo socio ancora sul letto.Pino in slip e maglietta, l’altro ancora nudo ed una serie di fazzolettini usati sparsi sul letto come in un prato dopo un concerto rock. Mi siedo ai piedi del letto accogliendo con un sorriso i complimenti untuosi di Giorgio che sta raccontando come una cosa così non gli sia masi successa. “Un’artista, una straordinaria esperta, qualcosa di inimmaginabile” ripete. Si sente a disagio dopo quanto fatto ed emesso nel pensare che aveva dubitato della sua mascolinità. Faccio un altro giro di Grappa e parliamo con confidenza sul aletto del lavoro, del sesso, di qualche nostra esperienza, del suo passato. Ora è tutto più facile. Quando Pino gli racconta dell’esperienza di Amburgo superando secondo me il limite del consentito lui quasi trattiene il respiro. Nudo com’è non può nascondere che la parole di Pino gli facciano un effetto particolare. Quando Pino gli racconta del momento in cui fui presa dai tre attori il monumento all’eros che Giorgio ha tra le gambe torna a svettare orgoglioso. “Pino senti, è contro il mio interesse ma se potessi usufruire del pompino ora che ne diresti?” Mio marito mi interroga con un’occhiata. Non ho problemi. Annuisce. “Ma andiamo di là” Si alzano e torniamo in salotto. Fa strano vedere giorgio nudo con la cenciola, il batacchio vagante passeggiare sui tappeti del salotto dove non molto prima il cerimonioso ingegnere si era curvato elegante in un accennato baciamano. Si siede sulla poltrona seguendo le indicazioni di Pino che si accomoda sul divano. So cosa intende. Mi sfilo l’accappatoio. Mi avvicino a Giorgio e mi inginocchio innanzi alla poltrona spalancandogli le gambe e mettendomi in mezzo. Metto l’accappatoio sotto le ginocchia perché sia più morbido il pavimento. Faccio accomodare bene l’ingegnere sullo schienale facendolo rilassare. Inizio a riprenderglielo in mano. E lo sollecito a raccontarmi la cosa che mentalmente lo eccita di più. Ad occhi chiusi , mentre gli tormento con le mani le palle ed il membro , mi narra dell’incontro al privè quando sua moglie fu presa da uno sconosciuto e ne bevve lo sperma facendogli prima vedere la bocca piena. Mentre racconta il missile torna in missione, alto, duro, deciso verso il soffitto, grosso e arrogante. “Chiudi gli occhi ora Giorgio, rilassati e pensa a quel momento”. Mi chino piano piano sul suo enorme trofeo. L’odore di sperma ora è chiaramente forte ma mi piace Inizio a leccarne i residui solidificati alla base dell’asta e risalgo con la lingua sino a sopra, lo guardo bene, lo lecco come un gelato. La mano lo apre, gli tira giù la pelle, la lingua segue il movimento . Quando tirandolo il buchino si apre un po’ non ho esitazioni e la punta delle mia lingua quasi cerca di penetrarlo con dolcezza accogliendo con piacere la goccia salata che emerge piano dalla pressione. E il momento. Il glande è grosso, mi sforzo di aprire bene la bocca e di dare carnosità alle labbra e lo avvolgo alla punta per poi scendere un po’ e lasciare che il profilo della grossa testa sia avviluppato e scompaia tra le mia labbra mentre la lingua rotea sulla punta. Lui geme. Pino si avvicina e si siede su una seggiola vicino. Respiro con il naso l’odore dei suoi peli umidi dello sperma di prima. Prendo fiato. Scendo ancora un po’ con la bocca avvolgente lungo l’asta. Mi fermo un paio di centimetri oltre: sento il suo cazzo già riempirmi la bocca così,la lingua che non trova spazio per muoversi attorno. Molto di più non potrò. La mascella è indolenzita quando lui istintivamente mi mette la mano sulla testa spingendo in basso. Guadagno u n altro paio di centimetri ma il suo cazzo è in gola e avverto lo stimolo del vomito che trattengo a stento con gli occhi che piangono dallo sforzo. Mi ribello e mi sollevo. Il cazzo mi esce dalla bocca lasciando tra il mio mento e la sua punta lunghi filamenti densi di saliva e di liquido seminale. “Fermo Giorgio, sta fermo o ti vomito addosso” lo minaccio. Ad occhi chiusi annuisce. Si stende, un po’, la sua mano si stringe al mio seno destro mentre lo riprendo in bocca. Giungo sino al punto di prima, poi stringendo con labbra e persino appena con i denti risalto lungo l’asta. Salgo, sino alla punta, sino a che non mi esce dalla bocca con la lingua che cerca ancor il pertugio stretto, e poi di nuovo dentro lentamente, stringendo avvolgendo e mordicchiando. Mi sollevo a cercare la migliore posizione: in pratica sono a “pecora” mentre il movimento della mia bocca lungo l’albero del frutto proibito continua ad essere regolare. Sono così concentrata su quel movimento, sul quel lavoro, su quel odore ed il sapore delle prime gocce che quasi mi sorprendo nel sentire che Pino,che mi stava toccando dietro, improvvisamente mi penetra approfittando della mia posizione. Il suo cazzo scivola nella fica spalancata senza problemi distraendomi per un attimo, dandomi una spinta diversa dal movimento che stavo facendo ma poi, dopo qualche istante, riesco a metabolizzare quella spinta, ad usarla per il piacere mio e per massimizzare il movimento della bocca. Quando sento che il mio ritmo è giusto i colpi di Pino si fanno frenetici e decido di concedermi anche stavolta l’orgasmo. Mentre lui mi scarica dentro vengo pensando che sono quasi 20 anni che non viviamo più così una situazione in tre che avevamo escluso di ripetere. Ma mentre penso i sussulti che invadono la mia bocca quasi ferma mi richiamano al dovere. Torno a fare su è giù stringendo le labbra e roteando la lingua. Giorgio rantola. Mi aiuto appena con la mano perché è troppo lungo: un tocco leggero mentre la bocca stringe sulla punta e il primo sussulto è quasi contemporaneo ad uno schizzo violento che non riesco a parare del tutto con la lingua perché non l’aspettavo così presto. Arriva quasi in gola, mi fa sussultare ma non mollo. Sono costretta ad ingoiare il primo schizzo per non soffocare. Gli altri tre o quattro li gestisco nella bocca ma sono densi, un gusto più amaro di quello di Pino e di Andrea (il lui della coppia che incontriamo) un sapore non piacevole ma lo lascio in bocca facendolo colare fuori piano lunga la verga non appena ha finito le contrazioni e mi ha riempito la bocca. Lasci ancora qualche secondo perché anche Pino capisca ( ma non ci sono dubbi con le urla di Giorgio al momento dell’orgasmo) ,e lo tiro fuori facendo colare tutto il resto e asciugandomi la bocca con la mano. Mi alzo senza guardare nessuno dei due e torno in bagno a sciacquarmi la bocca e lavarmi viso e denti. Indugio un po’ in bagno. Quando esco sono tutti e due rivestiti che devono acqua o grappa, non riesco a capire. “Va bene?” chiedo con fare di sfida. “ Straordinaria, Paola, una cosa che non mi sarei mai sognato di vivere. Una maestra”. “Bene”. Mi siedo. “E come rimaniamo per il terzo pagamento?” Sorride.”Ma proprio non ti è piaciuto neanche un po’?” chiede spavaldo. “Sono cose mie. Ma in genere preferisco, sinceramente, avere rapporti senza secondi fini. Comunque va bene così. Quando vuoi scopare?”. Osserva Pino, poi sembra incerto. “ Io propongo: mercoledì sera o da me o da voi va bene? Così ho tempo di preparare il contratto e prendere appuntamento con il notaio giovedì”. Pino ride. Ci pensa. “ Beh sai, scopare è un’altra cosa per noi. Tu insisti ad essere solo con Paola?” “Pino, sino ad ora ci sei stato mi pare, ma la scopata me la fai fare tranquillo?” Intervengo. “ Ok Giorgio, allora facciamo così: giovedì mattina andiamo dal notaio, firmiamo, e la sera vieni qui e ci facciamo questa scopata. Io e te da soli e Pino lo mandiamo a cinema. Anche lui un prezzo al mio utilizzo lo deve pur pagare no?Va bene?”. Giorgio non fa una piega: annuisce, sorride,si alza, mi viene incontro e fa di nuovo il gesto di baciarmi la mano, fa un cenno di saluto a Pino e se ne va. Sicuro e arrogante. “Sei sicuro Pino? Te la senti di andartene?” Fa di si. “ Mi pare che ne abbiamo già parlato: la web cam nascosta è collegata, tu sai che io dal mio ufficio vi guardo e quindi puoi stare tranquilla. Il contratto da notaio è regolare e sono socio al 33% e questo stronzetto neppure immagina dell’accordo che ho preso con l’altro socio: lui e il suo disperato bisogno”. “Ma se ti fa incazzare perché hai accettato?” “Paola non avevamo sempre detto che volevi fare una esperienza a pagamento? E poi mi pare che sia dotato al punto che certo non è sembrato ti dispiacesse troppo. Voglio proprio vederti stasera” “Senti Pino, hai ben capito o occorre rifare il discorso?” “Perfettamente. Sono d’accordo. Se si deve fare fallo bene e goditi una scopata. Solo sesso certo, e credo che lui abbia argomenti interessanti”. “L’ho fatto tante volte no? Con Andrea ed Anna, ad Amburgo, non credo sia una novità: tutto bene? Mi fai stare tranquilla?” Mi abbraccia e mi bacia. “Ma certo, dai, finiamo questa storia e poi ci divertiamo noi. Vado in ufficio a vederti”. Fa per uscire, poi torna indietro e mi solleva la gonna scoprendo il reggicalze senza slip. “ Ubbidiente sino all’ultimo eh?” fa con ironia. “ Stronzo, c’eri anche tu quando l’ha chiesto no?” . “Ok, ok, ma mi raccomando: scopa solo sul letto ed una volta sola”. “Beh questo dipende da me! Se mi piace stavolta lo scopo tutte le volte che voglio ,chiaro?” Ridiamo complici. Scuote le testa ma so che ha timore. Quando chiude la porta alle sue spalle un certo disagio lo avverto. Giorgio seduto sul divano sta finendo la sigaretta e guardando con attenzione come mi ha chiesto sotto la mia gonna mentre scoscio davanti a lui. Così si vuole scaldare. Solo guardando. “Bellissima, continua a ripetere, bellissima” “Vuoi farlo qui in salotto?” chiede. “ No vieni in camera. E scegli la posizione”. “ Posizione? Perché una? Chi ha messo limiti?” “Abbiamo detto una scopata…” “Certo, d’accordo, ma mai specificato una posizione: in una scopata finchè non vengo ci possono essere tutte le posizioni che vogliamo”. “Ok va bene – rispondo seccata alzandomi – andiamo e finiamo questo mercatino”. Non dico parola in camera mentre lui si spoglia nuda ed io resto con calze e reggicalze come chiesto da lui. “ Vieni Paola stenditi a apri le gambe che ti preparo” “Questo è fuori contratto” obietto mentre però eseguo e mi metto stesa spalancando le gambe in una posizione certamente felice per la web cam nascosta. “ Ti lecco un po’. Non fare storie, lo faccio per te non credo tu sia abituata a prenderlo così grosso” Non rispondo ma so che ha ragione. Se non fossi ben lubrificata con quel coso gigantesco che già è in tiro potrei essere devastata. Lascio che si apra le gambe, poi con la testa verso i miei piedi si mette a cavalcioni del mio corpo nella posizione del 69 ma resta sollevato con le natiche. Dalla posizione posso vedergli le palle gigantesche ben attaccate al corpo in un sacco stretto e compatto e l’asta ben tesa enorme e tremante mentre si china tra le mie gambe per iniziare a leccarmi. Penso a cosa starà pensando Pino… La sua lingua è lunga e ispida. Insiste da maestro sul clitoride, a lungo, duella con lui, lo circuisce, dialoga, lo lusinga, lo spatola. Non riesco quasi a tenere spalancate le gambe, mi verrebbe di stringerle per catturare quel lungo serpente caldo e umido che mi strappa stridii di piacere. Ora quote, notaio, Pino sono già cose lontane. Mi lascio andare e sento il lusso caldo dei miei umori spalancare le grandi labbra proprio nel momento in cui lui ti tuffa ben dentro la sua lingua a raccogliere il liquido, la sua ispida barba del mento a raspare là dove poco prima leccava procurandomi un lieve dolore che diviene estasi di piacere. Mi accorgo di urlare e di agitarmi sulla sua bocca solo dopo che sento la gola secca . Scende da quella posizione: deciso si volta, con una sola mano mi afferra le caviglie sollevandomi le gambe ben in alto come fossi un capretto: unite, tese, con la sola mano enorme che cinge con forza le mie caviglie. Si mette in posizione. So che tra poco lo sentirò dentro. L’altra mano fruga un attimo, verifica, poi sento la sua punta avanzare tra le labbra spalancate. Non è gentile, non è prudente come Pino e come Andrea. E’ un colpo deciso profondo violento quello con il quale sento l’attrezzo giungermi subito alla pancia strappandomi un grido che è di dolore al 10% e di immenso piacere per il resto. Invasa, occupata, violentata, posseduta da una forza sconosciuta da un palo che sento dentro benissimo come non mi era mai successo e sino in fondo alla fine,dove non pensavo potesse arrivare. Si agita con forza dentro di me: un colpo violento, una specie di strana rotazione, poi estrae lentissimo la spada e ripiomba dentro con violenza, incurante del fatto che ormai la mia testa ad ogni colpo sbatte contro la testa del letto. Ma il piacere mi toglie il fiato, non posso non gridargli ancora dai, ancora anche se so che Pino sta vedendo. Con le gambe tese in alto, una forza sconosciuta va avanti un tempo che non credevo : “lascialo un attimo dentro ti prego ora” gli dico all’ennesimo affondo. La mia mano corre al clito, lo sento dentro , sono piena, posseduta e vengo così una prima volta. Sorride mentre mi abbassa le gambe e quasi fossi una bambola e mi solleva di peso prendendomi per il bacino. Mi gira senza commenti e mi mette a quattro zampe con il sedere verso il bordo del letto. Si alza in piedi, aggiusta con decisione l’altezza e la piega delle mie gambe (proprio verso la web cam penso) e si mette alle mie spalle. Per un attimo temo che voglia trasgredire, non stare ai patti e sarebbe davvero troppo per me con quel coso immenso. Poi sento la sua mano riaprire la vagina e fare strada all’imperatore. Ancora una volta un colpo secco ma stavolta ancora più profondo e doloroso perchè ora le sue mani stringono i miei fianchi e mi tira a se con violenza mentre spinge come se fossi un flipper . Un meraviglioso flipper e spero che non vada in game over proprio ora che sento di saperlo accogliere tutto, di essermi spalancata di godere della sua forza della sua violenza di desiderare tanto di sentirlo scaricare dentro di me. Conto mentalmente i colpi come se potessi calcolare il momento del suo orgasmo. Dopo i 48 non riesco più perché dolore alla pancia e piacere ovunque mi confondono mentre la sua mano sotto scivola, stringe il clitoride proprio nel momento che serviva per farmi esplodere in un nuovo sconquassante orgasmo urlato. Rallenta, si ferma. Mi rifila una sculacciata violenta mentre il palo è ancora ben dentro. Sobbalzo. Il dolore è forte quanto inatteso il colpo ma non mi dispiace, Neanche quando ripete l’operazione dall’altra parte. E poi ancora, ancora, e ancora : sento le natiche in fiamme e le agito con il pilastro piantato sino in fondo. Il dolore ora è fortissimo perché continua a picchiare e proprio quando sto per urlargli basta senza neanche che lo avessi sentito e preparato giunge il mio terzo orgasmo che fa tremare tutto il corpo e mi fa crollare su letto pancia in sotto senza energie. Ma lui ancora non è venuto. Sono sudata e sconvolta e sento l’odore del suo corpo ugualmente sudato mentre si stacca, fa il giro del letto e si stende supino. “ Su Paola, sopra” ordina. “Aspetta di prego, fammi riprendere ce l’ho in fiamme mi fa male, fammi riposare, non ne può più” “Poche storie, su i patti sono patti, devo venirti dentro . Avanti,cavalca”. Mi scuoto. Mi tiro su a fatica, mi gira la testa. Mi metto lentamente a cavalcioni. Lui armeggia con la mano lo mette in punta, usa la saliva ma quando il suo cazzone fa per entrare sento un dolore insopportabile. “ No fermo, urlo, è troppo irritata mi fa male, per favore” e salto giù dal letto. “E’ troppo grosso Giorgio, ti prego, mi hai spaccata”. “Ma io devo venirti dentro non mi lascerai così a metà?” “Faccio con la bocca? È dentro ugualmente dai?” “No quello già fatto. Devo venirti dentro i patti sono patti. O me la fai scopare ancora o vuol dire che ti vengo dentro dietro”. “Dietro? Ma sei matto? Questo è impossibile con quel coso, persino Pino stenta. No dietro proprio no, mai detto”. Ride. “Solo perché Pino non sa fare bene. C’è una tecnica speciale che ho dovuto imparare considerate le mie dimensioni e tu hai il lubrificante no? Comunque come vuoi. Mettiti il lubrificante davanti e fammi venire dentro di te su cavallona”. Come in trance,con le gambe piegate dalla stanchezza ubbidisco ma il contatto del solo lubrificante all’interno della mia vagina in fiamme mi provoca dolore. “No, credimi Giorgio, Davanti non posso proprio”. “Ok, ci penso io”. Si alza mi solleva letteralmente prendendomi in braccio e mi mette stesa sul letto a pancia in sotto. “No Giorgio, davvero dietro no. Pino si incazza”, “ E noi non glielo diciamo. Oppure non si incazza affatto e mi ringrazia perché così ti insegno una tecnica nuova e troverà la strada più aperta la prossima volta. Ora sta zitta e fai quello che dico”. Non ho forze per reagire ma so che se il dolore sarà troppo forte fuggirò. Lascio che mi spalanchi le gambe, che le sue grosse mani mi spalmino tutto il lubrificante che possono sulle natiche, nel solco, dentro ,senza riguardi con il dito che entra e esce ordinandomi di rilassarmi. Sale sul letto e si stende su di me. “ Ora Paola io faccio una manovra speciale: lo ruoto piano piano a destra e sinistra come se fosse un punteruolo. Tu devi spingere come se non lo volessi, come se lo volessi cacciare fuori, come quando devi andare in bagno insomma, capito? E con forza” Annuisco ormai totalmente in mano sua. Avverto il suo coso tra le natiche, durissimo, lo sento armeggiare e spingere deciso provocandomi fastidio ma resto immobile. “Ora “ mi dice ansimando. Faccio come mi ha chiesto e neppure due secondi dopo sento una fitta forte, una solo, ed un flop come quello di una supposta e il palo che scivola nel lubrificante dentro facendomi appena un po male ma scuotendomi dal piacere. Urlo più per il godimento che dal dolore. “Brava Paola: dopo lo diciamo a Pino che razza di cazzone hai preso nel culo. Ora te lo sborro dentro tutto”. So che Pino sta vedendo e non posso trattenermi. “ Si dammelo, dai, ancora, sborrami dentro” dico a Giorgio sollevando le natiche mentre lui abbandona il suo peso su di me e le sue mani guadagnano il clitoride sotto. Sento benissimo l’enorme turgore, il glande muoversi dentro avanti, indietro, poi due colpi più forti che mi fanno urlare e l’affondo: è tutto nel mio intestino, ne distinguo la forma, la durezza lo sento nella pancia e avverto con chiarezza il suo pulsare improvviso mentre fermo così ha le contrazioni dell’orgasmo. Riesco a contare gli schizzi dentro: quattro, cinque, ancora un brivido, il calore del suo liquido che mi invade. Poi la marcia indietro mentre le sue dita stringono il clito e il lungo movimento di uscita mi provoca l’ultimo orgasmo. Sono dolorante, a pezzi, senza fiato. Neanche ad Amburgo mi ero sentita così. Lui va in bagno. Io non riesco a muovermi. Forse per qualche minuto persino mi addormento. Quando torno in me lui è in slip e mi chiede se voglio un caffè e mi fa i complimenti: “ Grandiosa Paola, la più bella scopata della mia vita”. E che sia piaciuta tanto, troppo, anche a me è evidente. Mi alzo a fatica. Raggiungo il bagno mentre sento colare fuori il suo nettare. Qualche istante dopo, ancora nuda, in trance, lo raggiungo in cucina mentre ha preparato già il caffè. Me lo offre. Pino avrà visto tutto e credo che questa sera dovrò discutere con lui. Ma se lo merita Anzi: mentre lo guardo, non appena posata la tazza, ho un nuovo fremito. “Aspetta Giorgio”. Prendo lo strofinaccio, lo piego a terra assieme alle presine delle pentole: mi inginocchio e lo tiro verso di me tenendolo per la natiche. Gli calo con un movimento brusco gli slip. Senza che possa fiatare il suo strumento ancora moscio è nella mia bocca, interamente a farmi sentire il gusto del sapone con il quale si è appena lavato e delle gocce di sperma che ancora escono. “ Questo è fuori contratto” ride. Agito la testa con il suo uccello in bocca che si sta inturgidendo. Ci metto le ultime energie che possiedo. Quasi mi strozzo quando riconquista la sua potenza ma non mollo. Cinque minuti, non di più quando stringo le labbra attorno e accolgo in gola tutti i suoi schizzi bevendo sino all’ultima goccia, esattamente nel momento in cui entra Pino in cucina. Il mugolio di Giorgio non mi ha fatto sentire il rumore della porta. Lo vedo sott’occhio ma finisco il mio lavoro con coscienza. “ E questo Paola cos’è? L’omaggio della ditta” Il suo tono è risentito. Giorgio allarga le braccia come per scusarsi. Mi alzo asciugandomi le labbra con la mano e uno dei tovaglioli da cucina. Lo faccio lentamente e guardandolo in modo che possa capire,senza ombra di dubbio che è venuto e ho bevuto. Lo guardo decisa. “ No Pino, è un bellissimo pompino con ingoio che mi andava di fargli dopo che mi ha fatto godere da matti. A volte caro mio i contratti hanno delle postille non viste e non considerate. Fai attenzione la prossima volta che mi usi. E se ti sta bene è così e se non ti sta bene è così lo stesso”. Rimane di sasso, poi fa di si con il capo e sorride. Si avvicina , mi bacia sulla fronte, e mi da una sculacciata piano sulle natiche ancora molto arrossate. “ Ok dai Paola, hai ragione. Vatti a fare una doccia, metto alla porta questo mio nuovo socio e chiudiamo qui una cosa che … non esiste, vero Paola?”. Rido. “Di cosa parli Pino ? Successo nulla, Giorgio? Qualcosa che dovrei sapere?” L’ingegnere scuote la testa. “ Niente, cosa dovrebbe essere successo? Sono venuta a prendere l’ultima rata della quota”. Si tira su lo slip e si avvia verso la camera a recuperare i vestiti. Quando lo intravedo rivestito sono appena uscita dalla doccia e stento ancora a stare in piedi. “E comunque Pino, se posso, lo sento dire a mio marito, sei fortunato. Una moglie così è un sogno” Lo so, lo so risponde mio marito ma solo dopo avergli chiuso la porta alle spalle.


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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Robertorober Invia un messaggio
Postato in data: 04/09/2018 11:12:56
Giudizio personale:
Grandioso, la massima aspirazione per un maritooltre ad essere scritto in modo memorabile.


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