i racconti erotici di desiderya

Il diario di alice ( 2 )


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Aldo è un uomo politico abbastanza in vista di una città del centro-sud. Non è quello che si può definire un cliente affezionato. Non ci vediamo più di una volta al mese, ma so che nella sua agenda ci sono anche i numeri di telefono di alcune mie colleghe. Una personalità affascinante, uomo di grande cultura e di buone doti fisiche a dispetto dei cinquant’anni suonati. Insomma, uno con cui si va a letto volentieri. Pardon, si andrebbe. Non mi ha mai toccata con un dito. Anche questa volta ho ricevuto la chiamata con una settimana di anticipo. Un semplice messaggio sul cellulare con una parola in codice e il giorno dell’appuntamento. Come sempre ho trovato ad aspettarmi all’aeroporto la macchina col suo autista che mi ha condotto in un casolare di campagna dove tutto era pronto per un garden-party. Sono stata accompagnata in una grande stanza da letto al primo piano con il caminetto acceso e un buffet sul tavolino ornato da un grande mazzo di fiori. Accanto un biglietto : “Aspettami con pazienza”.

Mi sono messa a mio agio e ho controllato che tutto del mio aspetto fosse a posto. Sapevo già cosa sarebbe successo, quindi sotto il tailleur grigio gessato avevo indossato calze di pizzo rosso molto appariscenti con giarrettiera dello stesso colore e reggiseno a balconcino sempre in tinta. Niente mutandine e figa totalmente depilata. Al collo una filo di corallo e un sottile nastrino rosso alla caviglia destra. Scarpe rosse di vernice con tacco medio. Come contrasto un trucco “cadaverico” : cipria bianchissima per rendere la pelle diafana, labbra e occhi di un viola melanzana con occhiaie marcate.

Mentre attendevo bevendo un dito di Pinot ghiacciato, nel cortile iniziavano ad arrivare gli ospiti. Macchine di lusso, autisti, guardie del corpo, per un parterre di miliardari, politici, industriali, giornalisti e relative signore ingioiellate come Madonne da portare in processione. Dopo qualche minuto la serata iniziava a scaldarsi grazie alle abbondanti libagioni e a qualche polverina magica…… Il mio ospite si divideva fra i presenti, tutto preso dai suoi doveri di padrone di casa. Ma io sapevo che di lì a poco sarebbe scomparso per venire da me. Infatti dopo dieci minuti uno squillo del cellulare mi avvisa che era il momento di preparare la messa in scena.

Spengo la luce e mi distendo sul letto in posizione supina con le mani incrociate sul ventre che stringono una rosa rossa. Accanto al letto quattro candelabri accesi illuminano debolmente l’ambiente assieme al riverbero del fuoco nel caminetto.

Dopo un minuto entra lui e si chiude la porta silenziosamente alle spalle. Il suo sguardo acquoso mi percorre tutto il corpo mentre si avvicina e si inginocchia accanto al letto iniziando a piangere sommessamente. “ Perdonami, Miriam ( il nome della moglie scomparsa ). Perdonami se non riesco a dimenticare la tua bellezza…Tu sai che non ti ho mai tradito, che sei l’unica donna della mia vita. Sei così bella…..” Pian piano il pianto lascia il posto ad una specie di sordo rimpianto : “ Ma non dovevi morire. Non dovevi lasciarmi sapendo che ti avevo promesso fedeltà. Non posso amare un’altra donna, Miriam, e allora devi essere tu a darmi quello che mi spetta” . Mentre aumenta il tono del monologo la compostezza iniziale lascia il posto ad una eccitazione perversa. Inizia a spogliarsi con fare nervoso, prima giacca e cravatta, la camicia, le scarpe, i pantaloni, infine la canottiera, i boxer e i calzini. Resta nudo a guardarmi, col cazzo semirigido in mano, iniziando a masturbarsi lentamente mentre ripete il nome della moglie. Pian piano il membro si irrigidisce fino a raggiungere dimensioni e rigidità notevoli, mentre il movimento della mano si fa via via più veloce. Con l’aumentare dell’eccitazione cresce il turpiloquio, e la dolce mogliettina diventa una troia di casino rottainculo e lesbica ciucciacazzi, mentre il volto diventa talmente paonazzo da farmi temere un infarto. All’improvviso mi si avvicina con gli occhi quasi fuori dalle orbite e mi schizza addosso tutto il suo sperma urlando “Tieni, Miriam, figlia di puttana, prendilo adesso quello che non hai mai voluto prendere…tieni…tieni….”. Resta lì qualche minuto, col cazzo che mi gocciola addosso le ultime stille, poi ormai svuotato fisicamente e psicologicamente si siede per terra accanto al letto e per un po’ si sente soltanto il suo respiro ansimante. Poi si rialza, prende un fazzoletto e mi ripulisce del suo sperma : “ Scusa Miriam “. Si riveste lentamente ed esce senza una parola. La farsa è finita. In giardino nessuno sa che si è appena svolto l’ennesimo funerale della ex padrona di casa.

Faccio una doccia nel bagno attiguo dove trovo un cofanetto con un bracciale e due orecchini di corallo assieme ad una busta che neanche apro. So già che all’interno ci sono, come sempre, due biglietti da duecento euro, due da cento e due da cinquanta. Nuovi di zecca e tenuti assieme da un fermaglio d’oro.

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