i racconti erotici di desiderya

Diario

Autore: Alphonsets
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Racconto parziale delle mie esperienze erotiche sin dalle prime prese di coscienza infantili alla scoperta del piacere.

Per mancanza di tempo lo scritto non è aggiornato, ne mancano diverse altre successive, ma non è detto che non riesca a trovare il tempo di completare sino al vissutopiù recente.



CAPITOLO I

Il sesso mi ha attratto sin da bambino.

Ricordo ancora che quando, come succede a tutti i maschietti, si manifestava l’ erezione, spontaneamente ed a livello inconscio, ne ero fortemente e piacevolmente colpito. Trovavo piacevolissimo ammirare il pisellino diritto e duro con la cappella che si gonfiava e faceva scostare i lembi di pelle del prepuzio attraverso i quali mi guardavo la carne dapprima rosea e poi paonazza; provavo un grandissimo piacere nel sentirmi il sangue pulsare dentro le vene ad esercitare una notevole pressione che faceva gonfiare l’ asticella, che si ingrossava e si allungava. Era una piacevolissima sensazione sentire il cazzetto che sembrava volesse scoppiare provocandomi un intenso calore in tutta la zona pubica e desideravo che quella situazione si protraesse il più a lungo possibile, ma con l’ innocenza dei bambini non avevo ancora realizzato che quella reazione naturale poteva essere prolungata o, addirittura procurata agendo opportunamente.

Si arriva per gradi ad ogni cosa: io feci un passo avanti quando, facendo il bagno, per accontentare la nonna che mi raccomandava di lavarmi sempre bene il pisellino, specialmente la pelle del prepuzio sulla punta, cominciai ad armeggiare con quella pelle: gradualmente provai dapprima ad insaponarne ben bene l’ orifizio terminale per pulirmi come si raccomandava la nonnina; mi accorsi che era un armeggiare piacevole e, via via ad ogni successivo bagno (ero ormai sempre da solo in vasca) giocherellavo tirandomi quella pelle sin quasi a farmi male, controllando con l’ altra mano sino a che punto, sotto di essa, arrivava la carne sottostante, scoprii che al culmine quella pelle formava un apertura che si poteva allargare; per seguire le raccomandazioni dell’ ava di volta in volta mi insaponavo sempre più profondamente, dapprima solo lungo l’ orlo rugoso formato dalla pelle che si raggrinza in cima, poi cominciai ad allargare con le mani quell’ apertura ad infilarci dentro la punta del dito sino a toccarmi il glande e, con mia grande soddisfazione, mi accorsi che quell’ involucro era molto elastico ed allargandolo, tirandolo in alto e in basso si intravedeva la carne rosea della cappella e tutti questi maneggi mi procuravano l’ erezione.

Tutte queste scoperte mi fecero diventare igienista al massimo, mi piaceva da morire fare il bagno. Naturalmente non dimenticavo il sapone e, proprio grazie a questo, provai il primo piacere sessuale, senza, tuttavia. per ingenuità ed ignoranza raggiungere l’ orgasmo e men che meno l’ eiaculazione alla quale, probabilmente, non ero ancora fisiologicamente disposto. Infatti, ormai avevo capito che il glande era fonte di piacere e di volta in volta mi davo da fare per riuscire a scoprirlo sempre più: spingevo il prepuzio verso il basso, ogni bagno di più ed ogni volta ero soddisfattissimo nel constatare che per reazione a tale operazione il cazzetto si ingrossava e mi impegnavo per prolungare la situazione il più a lungo possibile, stando sempre attento che non entrasse qualcuno a disturbare. Questo lavorio ripetuto allargava sempre più l’ orlo della pelle e ad ogni bagno scoprivo sempre di più la cappella. Ormai riuscivo ad abbassare la pelle del prepuzio sino a scoprirmi metà del glande; ormai avevo scoperto che in mezzo alla castagna rosea della cappella era situato un taglietto col quale avevo iniziato a giocare: lo allargavo ammirando questa specie di ferita spalancata tutta rossa all’ interno, che adesso posso ragionevolmente paragonare ad una specie di fica, ci infilavo un’ unghia grattandomi leggermente le pareti ed ognuna di queste operazioni mi procurava un intenso piacere, che riuscii ad acuire al punto che successivamente ripetei l’ operazione un’ infinità di volte. A volte, mentre mi cincischiavo questo taglietto, sentivo lo stimolo a far pipì ed, essendo in vasca ormai del tutto vuota o quasi, mi divertivo a lasciar uscire lo spruzzo giallino allargando l’ apertura per osservare lo zampillo, esercitando una leggera pressione per indirizzarlo qua e là o infilandoci l’ unghia per osservare lo zampillo che si duplicava, oppure mettendomi disteso ad ammirare lo spruzzo che arrivava sino ad una certa altezza per poi ricadermi sulla pancia.

Con mezza cappella scoperta misi in atto le raccomandazioni della nonna e me la insaponai ben bene, con particolar lena sul meato urinario: evidentemente nell’ occasione un po’ di sapone penetrò in profondità nel canaletto ed io provai un piacere fortissimo, era un misto di prurito e formicolio che mi percorreva tutta la cappella e penetrava dentro la mia asticella procurandomi un effetto godurioso che invadeva tutto il mio basso ventre: era bellissimo, anche se leggermente doloroso, ma il piacere faceva passare in seconda linea quel leggero fastidio.

Non so se fosse per il fatto che ero troppo piccolo per aver nei testicoli il liquido seminale e per ciò non si è avuto il logico epilogo, o perchè forse, inconsciamente io mi sia trattenuto, fatto sta che il tutto avrebbe meritato di concludersi con una copiosa sborrata.

Da quella volta non passò bagno senza che mi dessi da fare per scoprirmi sempre più la cappella e senza godere col sapone, anche se in forma ancora rudimentale. Da quell’ epoca sempre meno ormai quasi per niente riesco a godere col sapone, non so se dipendesse dalla sua qualità (probabilmente scadente o più acida, visti i tempi) o da altri motivi, comunque conservo sempre il piacevole ricordo dei miei bagnetti.



CAPITOLO II

Naturalmente questi primi solitari contatti col sesso non furono altro che gli inizi di una vita di intensa ricerca del piacere dei sensi, che coltivo tutt’ ora non avendo remore a cercare di trarre piacere e godimento da qualsiasi opportunità mi si presenti. Per approfondire l’ argomento sono stati necessari confronti e condivisione di esperienze anche con altri soggetti. E, come di norma si verifica, un ulteriore passo avanti venne compiuto grazie alla complicità ed allo scambio di esperienze con altri coetanei. Teniamo presente che l’ epoca della mia formazione sessuale era collocata in tempi diversi dall’ attuale: esisteva una forte componente di pudore, o forse meglio di ipocrisia nei confronti del sesso. Chiaramente anche ai miei tempi si giocava al dottore ed a quei giochi partecipavano anche ragazzine, ma le cose erano molto meno spinte: qualcuno si tirava fuori il pisello, qualche ragazzina mostrava la fichetta o se la faceva toccare, ma il tutto restava sempre nell’ ambito del puro gioco ingenuo.

Solo con rappresentanti del proprio sesso si entrava in dettagli più approfonditi. Ed in questo senso il mio miglior compagno è stato un coetaneo che abitava nel mio stesso stabile: Romano amava come me i giochetti coi pisellini; io andavo spesso a casa sua, e viceversa, e nelle nostre camerette quasi ogni volta ci scoprivamo il pube, ci confrontavamo i cazzetti, andando sempre più avanti nei giochi.

Io, ormai, riuscivo a scoprirmi del tutto il glande e la pelle del prepuzio si arrotolava automaticamente ad ogni erezione (quasi di prammatica quando giocavo con lui) sotto il rigonfiamento della parte inferiore della cappella lasciandola del tutto scoperta, trattenuta soltanto nella parte inferiore dal frenulo che, col continuo scoprimento, pur senza rompersi consentiva il completo scappellamento. Io mostravo il mio affarino, bello, in tiro, tutto scoperto, a Romano e gli dicevo: prova anche Tu a scoprirlo tutto, vedrai come Ti tira dopo, vedrai come è bello sentirsi il cazzo duro, duro che sembra scoppiarTi. Ma Tu hai la pelle stretta, Ti aiuto io !

Così dicendo gli aprivo i calzoncini e gli abbassavo le mutandine, gli prendevo il cazzetto in mano impugnandolo e stringendogli la punta tra l’ indice ed il pollice, spingendo in basso la sua pelle. Lui aveva l’ apertura stretta, ma io, un po’ cattivello ogni volta gliela spingevo più in basso, sinchè lui (che era un po’ fifone) diceva che gli facevo male. Ma, nonostante questo piccolo inconveniente, ogni volta che giocavamo riuscivo a scoprirgli maggiormente il glande che, a differenza del mio, pur avendo dei cazzetti molto simili per struttura e dimensioni, lo aveva sempre violaceo. Io ne ero attratto e, dalla semplice forzatura del prepuzio, a poco a poco passai ad accarezzarglielo, ogni qualvolta si metteva più nudo mi piaceva giocare con le sue palline, e con pazienza a poco a poco, non senza qualche difficoltà perchè ce l’ aveva veramente stretto, riuscii a scoprirgli del tutto la cappella. Per la verità gli procurai anche un po’ di sangue, data la strettezza, e più avanti seppi che dovette farsi circoncidere, ma, con soddisfazione di entrambi, anche la sua cappella fu finalmente libera e, senza rendercene pienamente conto, ci facemmo reciprocamente le prime seghe.

Romano, tuttavia, non fu soltanto un soggetto passivo della mia curiosità, anzi fu lui ad insegnarmi qualcosa.

Tra i giochetti con i cazzi anche parlavamo e, naturalmente, il sesso era spesso argomento di discorso. Fu lui a confidarmi che gli adulti, quando si baciavano, usavano anche la lingua. La cosa mi incuriosì e mi attiro, dimodochè non passò molto tempo che finimmo per slinguarci.

Per la verità la cosa non mi entusiasmò, ed anche tutt’ ora il bacio scambiato con un uomo non mi esalta anche se non mi schifa, ma, se non altro mi fece balenare l’ idea che potesse essere piacevole baciare il pisellino di Romano, magari anche con la lingua.

Detto fatto, dopo alcuni incontri conditi da lingua in bocca, dopo avergli liberato il cazzo da calzoncini e mutandine lo scappellai completamente, ammirando il suo glande turgido che violaceo si protendeva verso l’ alto, stimolato dalla mia mano che spingeva al massimo la pelle del prepuzio verso il basso. La cappella si ergeva gonfia ed eretta, tutta arrossata in cima ad un cazzo erto. Ammiravo quell’ ovulo di carne rossastra sovrastata sulla cima dal taglietto che erutta orina o sperma (pur non essendone ancora conscio all’ epoca) a seconda delle occasioni. Me ne sentii enormemente attratto e non resistetti all’ impulso di percorrerla tutta con la lingua. Non diminuivo la spinta della pelle verso il basso per assaporare la visione del glande turgido come la cappella di un fungo che prorompeva in tutta la sua maestà: è uno spettacolo ancora difficile da descrivere, mi inebria la visione di una cappella scoperta che sembra voglia staccarsi da tutti i legami che la trattengono al corpo dell’ asta ed ai coglioni. Poi, seguendo l’ impulso del momento, cominciai a percorrere con la lingua quel meraviglioso fiore lungo tutta la sua base, seguendo il rigonfiamento che sporge tra la base della cappella e la pelle del cazzo tirata al limite verso il basso. Infilai la lingua nel suo meato urinario con un incessante avanti e indietro e, spingendo verso il suo interno, allargandolo al massimo. La mia lingua lo percorreva lungo tutta la circonferenza esplorando le pieghe del frenulo che congiungevano un lembo della pelle ad un’ estremità del meato ed il glande rispondeva sussultando ed ingrossandosi, finchè mi decisi ad avvolgere con la bocca quel meraviglioso fiore di carne viva e pulsante. Assaporavo il sapore della sua mascolinità e, nel frattempo giocherellavo con le dita coi suoi testicoli ancora imberbi.

Non ricordo come finì, se non fossimo stati troppo giovani, probabilmente avremmo sborrato entrambi, perchè anch’ io, nel frattempo, mi cincischiavo il pisellino.

Ma non eravamo ancora sufficientemente smaliziati ed appena in seguito mi insegnarono a gustare sino in fondo le meraviglie del sesso.



CAPITOLO III

Naturalmente i primi, ingenui, approcci erano chiaramente improntati all’ inesperienza, solo arrivando alle Medie cominciai ad evolvermi.

Non so come sia adesso nè sia stato per altri, ma all’ epoca non ho conosciuto coetanei che non se lo menassero. Ci si facevano seghe a scuola, in gabinetto ed in classe sotto il banco mentre il professore spiegava; ci si ritrovava in due, tre o più e tutti col cazzo duro fuori agitavamo la mano sulla propria cappella o reciprocamente su quella degli altri. Le prime volte, da inesperti io e gli altri compagni ( perchè chi mi ha insegnato la sega -non ricordo chi sai stato - non me lo aveva detto, o forse nemmeno lui lo sapeva), quando stavamo per arrivare all’ orgasmo ci trattenevamo, pensando che scappasse la pipì. Finchè una volta, masturbandomi in vasca, dove - come sapete - giocavo anche col filo d’ oro, arrivato al dunque decisi di non trattenermi, anche pensando che sarebbe stata piacevole una bella pisciatina liberatoria dopo tanta eccitazione con la cappella tutta arrossata e pervasa da estenuanti formicolii. Con mia sorpresa vidi che dal taglietto non usciva il liquido dorato che mi attendevo, ma un copioso fiotto biancastro, caldo, denso ed appiccicaticcio. Man mano che quel liquido fuoriusciva aumentava a dismisura il mio godimento, venivo pervaso da tremiti sino alle gambe ad ogni pulsazione che spingeva all’ esterno quella meravigliosa crema, emettevo gemiti di intenso piacere e mi sembrò di toccare il cielo con un dito sinchè durò la goduriosa emissione. Al termine, sazio e soddisfatto, come mai avvenuto nelle precedenti seghe, sospiravo guardandomi il cazzo che si afflosciava col glande sul quale stazionavano le ultime gocce che lentamente colavano dal taglietto. Allora compresi appieno la portata del fenomeno che ho sempre ricercato in continuazione, sino ad oggi e che, sono convinto, ricercherò in tutti i modi sinchè ne avrò la capacità.

Da allora non saprei dire quanti ettolitri di sborra io abbia versato sul pavimento, nelle mani o nella bocca di uomini e donne, quante volte mi son ritrovato con i peli impiastricciati dallo sperma seccato o quante volte mi sia strizzato con due dita la punta del glande per far uscire i residui del liquido seminale al termine di un’ eiaculazione.

All’ epoca ogni ragazzo che conoscessi si masturbava alla minima occasione da solo o in compagnia ma quasi sempre di altri maschietti, dato che purtroppo, vivendo in altri tempi rispetto a quelli attuali, le nostre esperienze erotiche erano necessariamente limitate al campo omosessuale perchè le ragazze tenevano la figa ben stretta e coperta.

Ai riguardo ho sempre avuto una grande curiosità che non ho mai soddisfatto, mi son sempre chiesto : ma anche le ragazze si masturbano tanto come facevano noi ometti ? Sarei proprio curioso di saperlo una buona volta.

Tornando a noi posso dire che già da quella volta ho visto e menato moltissimi cazzi, con certi amici più disinvolti, poi, anche ce lo succhiavamo. Quello che mi fa un po’ specie, però, è il fatto che moltissimi di quelli che se lo menavano assieme a me o che, magari, me l’ aveva preso in bocca o se l’ era fatto prendere, a distanza di anni rifiuta di ricordarsene ed ostentano assoluta ed integerrima virilità e disprezzo per l’ omosessualità.

Io, al contrario, non l’ ho per niente dimenticato ed anzi ho ampliato il mio lato omo, usando anche l’ ano per raggiungere il piacere.

Naturalmente ci sono arrivato per gradi ed in questo ha rivestito notevole importanza un particolare ambiente che frequentavo in gioventù : l’ oratorio.

Non è una novità che negli ambienti clericali frequentati da ragazzi si trovino facilmente omosessuali. Ovviamente le seghe collettive, praticate a scuola o a casa di qualcuno quando ci si andava per studiare, erano di prammatica anche tra i ragazzi dell’ oratorio. Uno di questi è l’ amico che frequento ancora attualmente ed il cui cazzo conosco ormai alla perfezione. Anche attorno alla chiesa ce lo menavamo ad ogni occasione, non appena ci si ritrovava in due o tre in qualche luogo appartato. Con l’ amico Giorgio andavo addirittura nel cesso della sacrestia per masturbarci e succhiarcelo e per lunghi anni, sino a quando smisi di frequentare l’ oratorio restammo a quei livelli e niente più.

Anche in questo ambiente ho praticato diversi cazzi, chi più, chi meno. tra questi c’ era anche un ragazzo molto più vecchio di noi, che era dichiaratamente ed esclusivamente praticante dell’ omosessualità e non bisex come io e Giorgio.

Non ero il solo ragazzino che avesse circuito, se la faceva con diversi, proprio anche con Giorgio ed io lo frequentavo molto volentieri, non solo per il suo cazzo (normalissimo) ma anche perchè, essendo più grande aveva maggiori possibilità: andavo ogni tanto a casa sua e lì potevamo esibirci in assoluta libertà, inoltre aveva sempre il bar molto fornito ed io ho sempre apprezzato l’ alcool (nelle debite misure), quindi passavo delle meravigliose ore a casa sua tra tutti i piaceri della carne che potevamo consentirci (sesso, fumo ed alcool).

Tuttavia non fu lui ad iniziarmi direttamente alla sodomia. Con lui per molti anni, anche dopo l’ oratorio, ci siamo limitati sempre a soli giochi manuali ed orali. Soltanto che una volta, ero ormai grandicello, durante un giretto serale in scooter dalle parti di San Dorligo, ci appartammo e lui si inginocchiò davanti a me per spompinarmi. Era sempre molto bravo e finiva con l’ ingoio (io, invece, - è un mio piccolo limite - non gradisco sentirmi la sborra in bocca), ma quella volta, leccandomelo e succhiandomelo cominciò ad accarezzarmi i coglioni con una mano. Li sfiorava, li soppesava, ogni tanto li leccava. Tenendomeli entrambi con una mano, sentivo il suo dito indice sfiorarmi leggermente la base dei testicoli verso l’ interno delle mie cosce. Istintivamente allargai di più le gambe e sentii subito la sua mano percorrermi il perineo, salendo nel taglio delle natiche. Godevo nel sentire la sua mano accarezzarmi le chiappe, il suo dito percorrerne tutto il solco in su e in giù, per poi tornare a vellicarmi i coglioni. Il mio piacere aumentava a dismisura ed istintivamente muovevo il bacino per assecondare la sua mano. Il dito che percorreva il solco delle natiche diventava via, via più insinuante e sentii che si fermava sullla mia rosellina posteriore. Il buchetto si contraeva al contatto che diventava sempre più insistente. Il godimento montava sempre più ed anelavo il contatto del suo dito contro il mio ano, il cazzo era tutto un fremito ed un formicolio che di estendeva sino alla base dei testicoli. Cominciai a gemere ed a scuotermi tutto in preda ad un parossismo di piacere. Ero pronto per sborrare e lui lo sentì : allora, tutto d’ un tratto sentii il dito penetrare nel mio orifizio che si allargò spontaneamente accogliendolo tutto sino alla palma della mano, sentii il calore più intenso avvamparmi e salirmi dai coglioni alla punta della cappella e con un urlo di irrefrenabile goduria sentii la calda sborra salire dalle palle sino alla cappella per poi riversarsi abbondantissima nella sua bocca. Mentre lui se la riempiva del mio nettare il suo dito si agitava freneticamente dentro il mio culo acuendo allo spasimo il mio piacere che esternavo con un tremito in tutto il corpo accompagnato da profondi gemiti di gioia.

Mi sentii svuotato ma quanto mai appagato e, mentre lui leccava le ultime gocce di sperma dalla mia cappella trattenne ancora il dito nel mio culo per prolungarmi il godimento sino a quando il cazzo ormai moscio e completamente pulito dalla sua lingua pendeva inerte appoggiato sui miei coglioni mentre il contorno dell’ ano lo stringeva con le ultime contrazioni di piacere.



CAPITOLO IV

Il godimento provato in quell’ occasione fu talmente intenso che da quel momento mi resi pienamente conto delle possibilità di piacere che vengono offerte dall’ ano, e mi ripromisi di ripetere il più spesso possibile tale esperienza e, se possibile, accentuarla ulteriormente.

In ogni caso, come avrete già intuito, la mia deflorazione non ebbe luogo per merito suo, nè per quello del mio vecchio, e per lungo tempo compagno di piaceri proibiti, amico Giorgio. Per una strana combinazione fu il cazzo di un altro Giorgio ad entrare per primo nel mio culo, ma a distanza di anni e, di questo, ne parlerò più avanti.

Se fino adesso ho illustrato le mie esperienze con i maschi, non è dovuto al fatto che io disdegni la figa, anzi. Purtroppo ai miei tempi era molto difficile riuscire a combinare granchè con le ragazze.

Ho cominciato a frequentare il sesso opposto all’ epoca di tutti i miei coetanei, ma, come tutti allora, i primi filarini si risolvevano con qualche bacetto e qualche carezza; non si parlava nemmeno di avvicinarsi al tesoro che le donne custodiscono tra le gambe ed erano bestie rare le ragazze che si lasciavano sfiorare le tettine.

Ciononostante ho avuto anch’ io la mia brava serie di amichette, ma o per i motivi suaccennati, o forse anche per mia incapacità, non è che riuscissi a combinare grandi cose, perchè, ripeto, il rapporto era costituito essenzialmente di baci, che, di per sè possono essere senz’ altro molto gradevoli ed anche indispensabili per un riuscito rapporto, ma senza dubbio un po’ pochino per la propria soddisfazione sessuale. Tuttavia anche in fatto di baci ho avuto modo di trarne sensazioni diverse a seconda della partner : c’ erano quelle che ti davano sensazioni più o meno intense e quelle che ti lasciavano più o meno indifferente.

Amo ricordare che il bacio più eccitante che io abbia provato in vita mia l’ ho scambiato con una ragazzina occhialuta e, senz’ altro poco attraente, ma in mancanza di meglio mi ero adeguato quasi con riluttanza. Invece fu un’ esperienza indimenticabile: la sua bocca era calda ed umida, la sua lingua avvolgeva e si aggrovigliava alla mia in un modo sensualissimo, il calore che lei profondeva in tutto il mio cavo orale si andava espandendo su tutto il mio viso propagandosi al mio corpo intero, causandomi un’ eccitazione fortissima.

Avevo il cazzo durissimo che premeva sul suo ventre e lei vi si strofinava sopra col suo corpo aumentando la mia erezione. Lei lo sentiva benissimo, ben cosciente di cosa si trattasse e non distolse la sua mano quando gliela appoggiai sulla mia patta, anzi cominciò ad accarezzarmi l’ asta drizzata. Forse fui troppo precipitoso perchè quasi subito, forse troppo presto, lo tirai fuori e lei immediatamente si scostò. Restai col pene diritto che spuntava dai pantaloni e, mentre lei mi diceva di rimetterlo dentro ritirandosi, io la supplicavo di prendermelo in mano e di accarezzarmelo, ma lei non ne voleva sapere e si ritraeva sempre più, pur senza scappare via. Io, ormai assolutamente infoiato, cominciai a menarmelo e lei restava a guardare a distanza, probabilmente molto attratta ed in preda ad un conflitto con la sua educazione repressiva. Stette a guardare la mia sega con gli occhi lucidi e vogliosi, ma, nel contempo, desiderosa di sfuggire a quello spettacolo che la attraeva e la respingeva nello stesso tempo. Quando, però, la mia cappella cominciò ad eruttare sborra, si lasciò sfuggire un gridolino di meraviglia, o non so di quale altro sentimento, lasciandomi solo con la mia eiaculazione.

Comunque i miei contatti con le femmine, pur essendo costanti, registravano progressi lentissimi sotto l’ aspetto sessuale, pochi passetti alla volta, oltre agli usuali baci e qualche carezza, molto di rado più intima.

Le prime tettine che vidi furono quelle di una ragazza che aveva lo stesso nome della mia attuale moglie. Era piccolina, non molto appariscente, ma di proporzioni gradevoli. Durante un festino pomeridiano (all’ epoca usava così), quando si era giunti, come di consueto, al calar delle prime ombre, alla fase dei dischi lenti e le coppiette si appartavano negli angoli, mi ritrovai ad una finestra assieme a lei. Le offrii un sorso dalla bottiglia che tenevo in mano e, se prima non l’ avevo notata, ne venni attratto guardandola bere a garganella. La vista della ragazza con la testa arrovesciata all’ indietro ed il collo della bottiglia in bocca, le sue labbra che lo avvolgevano avevano un che di sensuale e mi sorpresi ad immaginare la mia biga al posto della bottiglia. Mi avvicinai, parlando cominciai ad accarezzarla e ci scambiammo un bacio sulla finestra, ognuno sporgendosi dalla persiana che divideva a metà la finestra. Passammo subito ad un angolino e ci sbizzarrimmo a slinguarci a più non posso. Anche lei se la cavava molto bene con la lingua in bocca e, sentendola rispondente ed arrendevole, cominciai a farmi più audace: baciandoci, le mie mani vagavano sulle sue chiappe e le spingevo il ventre contro il mio pene che era già attivo, cominciai a baciarla sul collo, scendendo sempre più con la lingua verso il centro della sua scollatura. Lei non si sottraeva, anzi dimostrava di apprezzare, dimenandosi ed emettendo mugolii di piacere. Lasciai stare le sue natiche e le mie mani cominciarono a giocare con i seni. Non erano grandi, ma ben modellati e, quando lei per facilitarmi l’ operazione abbassò gli spallini e le coppe per esibirmi le tette, mi resi conto che erano anche sodi. Li sentivo duri sotto le mani e mentre li stringevo e li accarezzavo scesi con la lingua verso i suoi capezzoli che, nella penombra si distinguevano ugualmente per il loro colore roseo. A quel punto, col cazzo pienamente in tiro, scoprii una sua particolare caratteristica, che in seguito non ho mai riscontrato su nessuna altra donna: attorno alle aureole rosee spuntava e si ergeva un circoletto di pelini neri (non tanto bassi per la verità); rimasi per un breve istante interdetto ma l’ istinto prevalse e cominciai a percorrerle i capezzoli e le aureole con la bocca, la lingua ed i denti, mordicchiandole i bottoncini, che reagivano ergendosi ad ogni contatto e, nel frattempo le mie mani erano passate sotto la sua gonna infilandosi dentro le sue mutandine abbassandogliele dietro per accarezzare le pelle nuda dei suoi glutei, piccolini ma rotondi e sodi. Avevo raggiunto obiettivi mai avvicinati in precedenza ed ero fermamente intenzionato a proseguire nella conquista di obiettivi più affascinanti. Ormai ero lanciatissimo, sempre accarezzandola, con una mano avevo tirato fuori l’ uccello, la feci girare, baciandole e leccandole i lobi delle orecchie ed il collo e, quando fu completamente girata, le presi i seni con entrambe le mani, pizzicandole i capezzoli mentre appoggiavo il pube sul suo culetto dalle mutandine abbassate: appoggiai i coglioni sul solco delle natiche ed, essendo io più alto, la mia biga eretta si appoggiava sulla sua colonna vertebrale. Cominciai a strusciarmi su quelle carni tiepide e morbide, abbassando le mani verso il suo pube per eliminare anche l’ultimo piccolo ostacolo, rappresentato dal triangolino dello slippino, che si frapponeva tra me e la sua figa.

Qui, purtroppo, ebbi la fregatura: le sue mani fermarono le mie e, scusandosi, mi disse che in quei giorni non era possibile arrivare lì.

Rimandò, quindi, il tutto ad un prossimo incontro che avrebbe avuto luogo il giorno dopo all’ uscita della sua scuola, assicurandomi che, ultimato il flusso, non ci sarebbero stati ostacoli. Purtroppo, anche perchè all’ epoca ero impaziente ed incostante, dopo due incontri fuori di scuola nel corso dei quali era ancora in essere il suo ciclo, mi stancai e non la rividi più per diverso tempo. Solamente a distanza di mesi ci riincontrammo ad un festino che si teneva in una trattoria, noleggiata apposta.

Dapprima, indubbiamente, era ancora incollerita con me perchè non mi ero fatto più vedere, ma col passar del tempo si sciolse. Non ricordo come si concluse il tutto perchè nell’ occasione presi una solenne sbronza, ma gli ultimi miei ricordi di quella festa mi vedevano appartato con lei in una stanzetta che serviva da deposito per materiale da scena (la trattoria aveva un piccolo teatrino), io col cazzo fuori e lei che me lo menava, poi, dopo un certo periodo di buio assoluto, mi rivedo coi calzoni tutti macchiati di sborra attorno alla patta e noi due in corriera seduti assieme mentre lei sopportava i miei farfugliamenti da ubriaco.

Da allora non l’ ho mai più vista.



CAPITOLO V

Indubbiamente la mia brama di sesso mi induceva a cercare le occasioni, ma accadeva anche che le stesse mi si presentassero da sole.

Un pomeriggio d’ estate, non avendo alcun impegno, neanche scolastico, avevo accompagnato sul suo scooter un mio amico nel suo giro di consegne in città. Verso sera, dopo aver effettuato l’ ultima consegna, ci fermammo a bere qualcosa in un bar alla periferia e, ritornando a riprendere il mezzo nel piazzale dov’ era posteggiato, sentii qualcuno che mi salutava. Mi guardai attorno per vedere di chi si trattasse ed, alzando gli occhi, vidi che da un balcone del primo piano una donna mi salutava con ampi cenni : si trattava di una stretta amica di famiglia, vedova da molto tempo che abitava da sola. Era, indubbiamente una gran bella donna, mora e formosa al punto giusto, sempre a posto, truccata senza essere volgare, insomma una donna molto appetibile.

Scambiammo quattro convenevoli a distanza e, quando ci invitò entrambi a salire, accettammo di buon grado, dato che le consegne erano terminate.

Ci offerse da bere e fu molto simpatica con entrambi, la conversazione era piacevole anche perché si dimostrò di larghe vedute ed aperta a qualsiasi tipo di argomento, anche piccante. Dopo un paio di aperitivi a testa, che ci sciolsero alquanto, il mio amico dichiarò che era giunto il momento di andare. Al chè, lei, ben disposta ed un po’ allegra, ci invitò a rimanere anche a cena per farle compagnia e non lasciarla a mangiare da sola come al solito. Il mio amico declinò l’ invito e ci lasciò, ma io pensai bene di accettare e, dopo aver telefonato a casa per avvertire del ritardo, mi apprestai a trascorrere una piacevole serata che già pregustavo. Preparando il pasto e la tavola continuammo col vino e prima che fosse pronto eravamo già leggermente euforici entrambi, perché anche lei gradiva l’ alcool. Mentre il cibo si stava cucinando, per sondare il terreno, espressi il desiderio di una doccia, visto il caldo che faceva. Lei accondiscese di buon grado e mi accompagnò in bagno facendomi notare che non c’ era la chiave, in quanto inutile abitando da sola. Quando, dopo un po’, ero nudo sotto il getto, lei entrò per portarmi l’ asciugamano. Era una scusa evidente perché non uscì dopo aver appoggiato la salvietta sull’ apposito anello, e rimase a guardarmi per un po’ : il suo sguardo si era appuntato sul mio uccello, fui certo di cogliere nel suo sguardo una buona dose di desiderio e pensai che, probabilmente, era da diverso tempo che non ne assaggiava uno e che fosse stanca di ditalini, se se li faceva.

Per accontentarla ed eccitarla cominciai ad insaponarmelo : passavo e ripassavo il palmo aperto sull’ asta in stato di riposo dapprima dall’ alto verso il basso, poi risalivo incuneando la mano a conca sotto i testicoli che massaggiavo per poi risalire a palmo aperto verso l’ alto, poi scoprivo e ricoprivo il glande : ho sempre provato piacere nell’ accarezzarmi e palpeggiarmi insaponandomi, godo sentendo la mano scivolare scorrevolmente sulla pelle grazie all’ azione lubrificante del sapone, è qualcosa di veramente piacevolissimo.

Non avevo alcuna intenzione di venire, perciò eseguivo i movimenti con lentezza, godendo nello spiare le reazioni sul suo volto : spingevo le natiche in avanti protendendo l’ asta verso di lei, poi scoprivo la cappella lentamente con il pollice e l’ indice uniti a formare un cerchio, lei guardava dimostrando indubbio appetito ed il respiro le si faceva leggermente ansimante. Poi si riscosse e, facendo visibilmente uno sforzo su se stessa, uscì tornando in cucina. Finita la doccia uscii con l’ asciugamano attorno ai fianchi e trovai la cena pronta e lei che si era cambiata indossando una vestaglia bianca leggera e trasparente. Per giustificare il cambiamento di mise fece riferimento al caldo ed al fatto che così, trovandosi in casa propria, sarebbe stata più comoda. Risposi che senz’ altro approvavo l’ idea, anzi che avrei seguito il suo esempio restando in asciugamano senza rivestirmi. Tanto eravamo abbigliati entrambi più o meno allo stesso modo; lei, infatti, era nuda sotto la vestaglia : sotto il tessuto bianco trasparente erano evidentissimi i suoi capezzoli scuri che sormontavano due tette nè troppo grandi, né troppo piccole, forse leggermente a pera. Se stava in piedi le si vedeva abbastanza nitidamente il boschetto nero dei peli pubici e, quando si girava camminando, la stoffa si tendeva sulle sue chiappe facendo risaltare il solco più scuro in mezzo alle natiche. Ci sedemmo e cominciammo a toccare il cibo, dopo qualche boccone osservai che sarebbe occorso ancora un po’ di vino, possibilmente bianco e fresco, lei rispose che ce n’ era in frigo e mi offersi di andarlo a prendere. Ritornai subito commentando che era proprio bello fresco. “Prova a sentire anche Tu !” dissi. E così dicendo mi avvicinai a lei seduta ed appoggiai la bottiglia fredda in mezzo ai suoi seni. Lei ebbe un brivido ed emise un gemito. Con la stessa bottiglia le scostai i lembi della vestaglia, scoprendole le poppe : feci passare e ripassare la bottiglia fredda ora sull’ una, ora sull’ altra protuberanza, soffermandomi più a lungo sui capezzoli che sfregavo col vetro gelido e rispondevano con lievi guizzi inturgidendosi sempre più. Si agitava sulla sedia cominciando a gemere di piacere ed io, lasciato cadere l’ asciugamani mi portai dietro a lei, posai la bottiglia sul tavolo e, stando in piedi dietro la spalliera della sedia, cominciai ad accarezzarle le tette, posandole contemporaneamente il pene, ormai completamente eretto, sul collo. Con una mano le strofinavo una tetta, poi la prendevo a coppa strizzandogliela, mentre con l’ altra mano le pizzicavo l’ altro capezzolo, alternando i movimenti dall’ una all’ altra mammella. Intanto muovevo i fianchi per strofinare il cazzo sul suo collo, dietro l’ orecchio, sulla spalla. Evidentemente era molto infoiata perché dopo una serie di gridolini, agitandosi visibilmente sulla sedia, si spostò leggermente sulla destra e tese il volto verso la mia biga. Per facilitarle il movimento spostai il braccio sinistro e finalmente si ritrovò la mia cappella sulla faccia; movendo i fianchi glielo passavo su tutto il viso, sugli occhi, sul naso, le sfioravo le labbra, lei le schiudeva e le richiudeva in un andirivieni che rappresentava un magnifico gioco, lo prendeva in bocca appena, appena, a volte mi mordicchiava il glande. Senza staccare il cazzo dal suo viso la feci girare di fianco sulla sedia, così potei mettermi di fronte a lei e puntai decisamente la cappella sulle sue labbra. La bocca le si aprì subito ed accolse il mio fiore rosso, ormai violaceo per l’ eccitazione, ormai l’ avevo al culmine, le vene sull’ asta erano ingrossate e visibilissime. La sua bocca dapprima baciava la punta dell’ uccello, poi si schiudeva e le sue labbra percorrevano la mia cappella circondandola nella sua intera circonferenza; ingoiava lentamente, centimetro dopo centimetro, il mio sesso in tutta la sua lunghezza, sino ad arrivare quasi alla base, poi ritornava, sempre lentamente, indietro per riprendere da capo. Il calore della sua cavità orale, la sua saliva che mi lubrificava il cazzo mi procuravano un fortissimo piacere, ma mi sforzai di non sborrare e mi ritrassi, volevo serbare lo sperma per versarglielo nella vagina.

Con voce roca mi disse che avrebbe gradito di fossi fermato a dormire da lei. Naturalmente accondiscesi facendo solo presente che avrei dovuto, comunque, avvisare a casa del cambiamento di programma. Nell’ assolvimento della bisogna si realizzò un momento di stasi che la fece ricomporre quasi completamente (aveva richiuso la vestaglia) e ne approfittammo per dare ulteriormente fondo alle bottiglie.

Dopo questa breve pausa, leggermente ebbri, ci ritrovammo entrambi nudi sul letto. Rimasi colpito dal fatto che il ciuffetto dei suoi peli neri e folti ricopriva, si puo’ dire, soltanto le grandi labbra e per il resto il ventre era completamente glabro. Ricominciai a manovrarle i seni e, finalmente, introdussi una mano tra le sue gambe. Esplorai la sua fessura e la trovai sbrodolatissima, ma, a questo punto, ci fu il dietrofront.

Scoppiò, infatti, a piangere (forse anche per effetto dell’ alcool) e, tra i singhiozzi, mi disse che, sì ne aveva molta voglia, ma con me non lo avrebbe potuto fare perché era innamorata di mio padre. Fu un po’ un colpo, sia per la situazione, sia per il mio desiderio rimasto insoddisfatto (avevo rinviato la sborrata per poter finalmente chiavare per la prima volta). Se non altro molte cose mi furono chiarite e compresi lo strano atteggiamento delle donne della mia famiglia nei suoi riguardi e la strana, se pur contenutissima, reazione di mia nonna quando le avevo comunicato che mi sarei fermato a dormire fuori.

La giornata finì dormendo tutti e due come angioletti. Il mattino dopo feci la doccia (da solo) lei mi preparò la colazione e me ne andai senza che nessuno dei due facesse il minimo accenno alla sera precedente.



CAPITOLO VI

Oltre a questa esperienza, in genere, sino un certo momento, i miei rapporti con l’ altro sesso avevano luogo con ragazzine ed erano una continua piacevole scoperta – anzi, pur non abbandonandoli del tutto, trascuravo i contatti omosex -, ma non giungevano mai al dunque.

L’ occasione mi si offerse attorno ai 16 anni. All’ epoca frequentavo un bar rionale vicino a casa. In effetti non è che fosse proprio ben frequentato : c’ erano avventori in età, appassionati giocatori di carte (anch’ io trascorrevo diverse ore con questo passatempo, che a volte mi procurava anche soldini) e la compagnia che frequentavo, composta da ragazzi di varie età, dai miei coetanei ad altri che (un paio) avevano anche più di dieci anni più di noi. Sbandati che non volevano crescere, ma che costituivano, per noi più giovani, una sorta di esempio da seguire.

Il bar era gestito da una vedova che, indubbiamente, apprezzava il cazzo : infatti si era messa con uno di questi balordi, allora sulla trentina e grande figador, che, senza avere alcuna occupazione, si era sistemato con lei gestendo assieme il locale e lustrandola per bene la sera dopo la chiusura : alla sera, dopo l’ uscita dell’ ultimo avventore abbassavano la serranda e restavano a lungo nel retro locale, uscendone dopo un paio d’ ore. A volte noi, che tiravamo tardi d’ estate a far cazzate nella piazzetta antistante il locale, li vedevamo uscire e commentavamo, si puo’ immaginare come.

Da qualche tempo aveva cominciato a frequentare il bar una donna più vicina ai 30 che ai 20, alta quasi quanto me, giunonica, ma ben formata, con la vita stretta e tette e fianchi notevoli. Avevamo scoperto che abitava da sola in una vecchia soffitta sita in una casetta bassa a poca distanza del locale. Non si sapeva cosa facesse, ma frequentava i locali del rione a tutte le ore anche più volte al giorno in orari diversi. Attirava ed incuriosiva i maschi del nostro bar e si mostrava anche disponibile, pur se nessun avventore era riuscito a combinarci qualcosa più di qualche battuta o allusione.

In breve familiarizzò con tutta la compagnia, compreso il sottoscritto. Una sera, rientrando a casa tardi, passando vicino al bar mi accorsi che ne trapelava ancora luce. Decisi di farci una capatina ed, entrato, vidi che, contrariamente al solito, dietro il banco c’ era soltanto il compagno della vedova che riordinava e nella saletta interna, dove oltre ad un tavolo per il gioco delle carte si trovavano il juke box ed il flipper, c’ erano quella donna con il mio amico Gianni che chiacchieravano e bevevano. Mi accostai e mi resi subito conto che i due erano leggermente euforici : sghignazzavano per ogni cazzata ed al mio sopraggiungere mi accolsero con molto entusiasmo, al chè mi offersi di far parte della compagnia e venni accettato con entusiasmo. Mi recai al banco per ordinare ancora da bere ed il chiavatore della vedova (combinazione Giorgio anche lui) mi informò che quella sera la titolare era indisposta e sarebbe toccato a lui chiudere da solo, ma aggiunse che, essendo praticamente quella una rara serata di libertà non gli sarebbe dispiaciuto cambiare per una volta figa e che di là ce n’ era una pronta. Colsi subito al volo l’ opportunità che si presentava e, dando fondo alle scarse disponibilità finanziarie, ordinai una bottiglia di brandy, ritornando nella saletta. Cominciai a chiacchierare con i due che erano rimasti di là e poco dopo comparve Giorgio con la bottiglia che posò sul tavolo, dicendo che mentre lui avrebbe continuato a riordinare noi potevamo restare ad ascoltare un po’ di musica sinchè ci avrebbe raggiunto. Così dicendo accese il juke box e tornò di là. Rock and roll, cha-cha-cha, mambi ed altri ritmi mentre noi davamo fondo alla bottiglia, versandone, naturalmente più a lei, che cominciò a sciogliersi sino al punto di mettersi a ballare da sola in mezzo alla saletta. Io e Gianni bevevamo seduti guardandola : era brava a ballare, si muoveva sensualmente e contorcendosi a ritmo i bottoncini della camicetta, color rosso con una specie di laminatura, trattenevano a stento le sue mammelle che premevano contro la stoffa, sinchè cedettero e le poppe proruppero spontaneamente scostando i lembi dell’ indumento. Era uno spettacolo quei seni gonfi e sodi che riempivano il reggiseno rosso trasparente che nascondeva soltanto i capezzoli, mi eccitava moltissimo guardarle il solco in mezzo a quei meloni, in cui brillavano alcune gocce di sudore dovute all’ eccitazione provocatale dalla miscela musica più alcool. Poi mi sembrò che mi scoppiasse il cazzo quando, ondeggiando seguendo il ritmo, comincio a sollevarsi la gonna, appoggiando i palmi delle mani sul bordo della stessa ed accarezzandosi le cosce faceva risalire la stoffa, sempre con ancheggiamenti e movenze sinuose, sinchè la gonna fu sollevata completamente sino alla vita, lasciandoci ammirare le mutandine ed il reggicalze neri. Lei era completamente preda ad un raptus e non si accorse nemmeno che la musica era finita : continuava ad ancheggiare e, mentre con una mano faceva in modo di evitare che la gonna riscendesse, con l’ altra cominciò ad accarezzarsi le tette, passandovi la palma aperta lascivamente dal collo in giù, seguendo la rotondità, soffermandosi a strofinarsi i capezzoli e poi raccogliendosi alternativamente le tette con la mano a coppa che le spingeva verso l’ alto. Stavo quasi per sborrare solo guardando, non mi era mai successo qualcosa di simile, e quasi non mi ero accorto che era entrato anche Giorgio ed aveva cambiato la musica passando ai lenti. Me ne resi conto solo quando disse che tra poco avrebbe finito di riordinare e sarebbe venuto anche lui ma che, nel frattempo avremmo potuto ballare anche noi. Cogliemmo entrambi al volo l’ occasione ed a turno io e Gianni ci attaccammo a lei in una vaga similitudine di ballo : affondavamo il viso nel suo seno, strusciavamo i cazzi contro le sue mutandine, ci riempivamo le mani con le sue natiche, a momenti ci ritrovavamo tutti e tre allacciati, uno davanti e l’ altro dietro a lei che cominciava ad ansimare ed assecondava i nostri tentativi di brancicarla con le mani e di farle sentire la durezza delle nostre verghe contro il suo pube o dentro il solco del suo culo. Non ricordo chi dei due estrasse le sue mele dal reggiseno : erano ancora più arrapanti, perché spinte dal reggiseno, non slacciato, verso l’ alto risaltavano nella loro assoluta rotondità sulla quale spiccavano i capezzoli circondati da grandi aureole scure, che si sentivano al tatto duri ed eretti. Noi non osavamo, fu lei a togliersi le mutandine, scagliandole lontane con un piede, allora, quasi ci fossimo accordati entrambi ci inginocchiammo e con mani e lingue cominciammo a frugare la sua peluria ed il solco delle natiche. Eravamo talmente presi che non ci rendevamo neanche conto che, ognuno compreso nel tentativo di raggiungere quella parte anatomica che più lo attirava al momento, a volte io e Gianni ci scontravamo con le teste, né, tantomeno, che, nel frattempo era arrivato anche Giorgio. Noi, essendo più giovani, forse non avremmo preso l’ iniziativa, ma lui, più smaliziato, con il cazzo in tiro già fuori, la fece stendere sul tavolo delle carte e la prese con le gambe a penzoloni, stantuffandola senza fatica perché figa e cazzo si trovavano alla stessa altezza. Noi due, al momento colti alla sprovvista, ci precipitammo ai lati del tavolo, abbassandoci i pantaloni ed estraendo le verghe. Mentre Giorgio la sbatteva incessantemente, noi le strizzavamo le tette, pizzicandole i capezzoli e menandoci i cazzi. Lei, intanto, era completamente arrapata : accompagnava i colpi di Giorgio, alternava le nostre mani nell’ accarezzarsi i seni o nel menarci il cazzo, appena la sua mano ci toccava i cazzi le nostre correvano a godere con le sue tette e viceversa. Era una goduria sublime e non resistetti : sborrai da matti sul tavolo. Lei col corpo accompagnava i colpi di Giorgio, si dimenava ed ansimava come un’ ossessa, era preda di un piacere folle. Quando Giorgio le venne dentro con una specie di ululato anche lei proruppe in una specie di lamento venendo sicuramente, ma non sembrava ancora sazia : mentre Giorgio si ritirava pulendosi la minchia, Gianni, che non era ancora venuto prese il suo posto e lei, che si ritrovò con una biga in meno e l’ altra (la mia) ammosciata dopo la sborrata, mi afferrò il pene con entrambe le mani, portandoselo alla bocca : la mia asta si trovava all’ altezza della sua bocca ed iniziò a farmi comodamente un pompino, accarezzandomi i coglioni con una mano e le natiche con l’ altra, io, intanto, non smettevo di lavorarle i seni. In breve la verga mi tornò dura ed eretta e, quando Gianni, a sua volta, venne dentro la sua figa, prima di eiaculare nuovamente (ero a un passo dal riempirle la bocca di sperma) mi precipitai in mezzo alle sue gambe, puntai la cappella sulla sua voragine spalancata e glie la infilai dentro sino ai coglioni. Ci voleva poco, perché, come Ti ho detto, il mio cazzo è normalissimo e la sua figa, probabilmente già ampia per natura, era ormai stradilatata dalla libidine e dalle precedenti penetrazioni, per cui, probabilmente per sentirselo più in profondità, sollevò le gambe, appoggiandomele sulle spalle. Fu una sborrata senza uguali : la situazione, la sensazione di averle penetrata sino all’ anima, la sua vagina vischiosa che mi avvolgeva il pene in tutta la sua estensione, in cui si mescolavano i suoi umori vaginali allo sperma dei miei compagni mi fecero godere allo spasimo e lasciai a lungo dentro di lei la biga, sinchè, completamente svuotata e moscia fuoruscì da sola. Pulendomi con una salvietta e riassettandomi, guardai per qualche momento quella femmina stesa sul tavolo con le gambe divarica te ed a penzoloni e la fica spalancata dalla quale usciva un po’ di sperma e rimasi ancora più sazio osservando la sua espressione che esprimeva sazietà e soddisfazione.

Purtroppo non ebbi modo di ripetere perché lei a casa sua non ne voleva sapere ed il fatto di avere il bar a disposizione era stato semplicemente un caso fortuito.

Dopo qualche tempo lei sparì e non ne seppi mai più niente.



CAPITOLO VII

Il sesso, comunque, è sempre stato presente nella mia vita, anche nei momenti più gravi. Non molto tempo dopo il mio primo rapporto, infatti, venne a mancare mia madre.

Oltre ai problemi di ordine affettivo, in queste situazioni si presentano anche problemi logistici. Mia sorella, per soddisfare un esplicito desiderio della defunta, dopo un ragionevole periodo di lutto, si era sposata, mia nonna materna (che abitava con noi, ma che non andava assolutamente d’ accordo con mio padre) decise di andare a vivere con parenti fuori Trieste. Rimanevamo io e mio padre. Mancando una presenza femminile si decise che io sarei andato ad abitare presso una zia paterna, sposata e con due figlie, una di pochi anni e l’ altra tredicenne/quattordicenne.

Mi sistemai, quindi, presso di loro e la cosa mi aggradava perché con la zia e soprattutto con suo marito, dai quali mi separavano meno di vent’ anni, c’era uno splendido feeling,

Non ricordo se proprio il primo o il secondo giorno della mia nuova sistemazione, un pomeriggio, leggermente stressato da problemi di trasloco e di ambientamento, mi stesi vestito sul letto della mia nuova camera per rilassarmi un po’. Dopo un po’ entrò la mia cuginetta maggiore. Con lei avevo sempre avuto uno splendido rapporto basato su giochi (riesco facilmente ad entrare in simpatia e gioco volentieri coi bambini) e simpatia reciproca. Accettai, quindi di buon grado la sua presenza. Lei si sedette sul bordo del letto e cominciammo a parlare, scherzando e ridendo del più e del meno. Quasi senza che me ne rendessi conto lei, nel frattempo si era distesa vicino a me e ad un tratto me la ritrovai stesa sopra. Mi sentivo imbarazzato, non capivo quale gioco volesse intraprendere, sentivo soltanto che a seguito dei suoi strusciamenti il cazzo cominciava ad agitarsi. Cercai di distogliere il pensiero da brutte tentazioni, pensando che lei stesse per addormentarsi e sin da piccolina prima di assopirsi era sua abitudine cincischiare il braccio di chi le stava vicino per farla addormentare, ma era più forte di me : la nerchia si raddrizzava. Quando ero al colmo dell’ imbarazzo, dopo aver tentato in tutti i modi di celare la mia erezione, mi lasciò di stucco appoggiandomi direttamente la mano sul pene dicendo con falsa (me ne accorsi subito dopo) ingenuità : “Oohhh !! cos’è questo?”

Non sapevo cosa risponderle, tentai di farfugliare qualche spiegazione, ma lei troncò subito i miei goffi tentativi, affermando con un risolino malizioso : “ Non preoccuparti, so benissimo di che si tratta e come funziona. Solo che lo so soltanto per sentito dire e mi piacerebbe vedere dal vero.” Mi resi, allora, conto che forse le teorie selle eredità genetiche sono basate su dati di fatto : come io, adesso con cognizione di causa, posso definirmi libidinoso e lo ero sin da bambino, anche lei, in cui erano presenti geni ereditari comuni, precocemente (probabilmente per il fatto che entrambi abbiamo origini meridionali, quindi siamo caldi e portati al sesso, e le femmine maturano in giovane età) sentiva il richiamo di quello che gli stolti definiscono proibito.

Dopo un attimo di esitazione, in cui approfittai della bella sensazione provata nel sentirmi la sua manina accarezzare il membro oltre i pantaloni, mi riscossi e mi alzai, uscii dalla stanza dicendole che non si sarebbe più dovuto ripetere qualcosa del genere e ritenni chiusa la faccenda.

Il fatto mi turbò, perché ero combattuto tra un misto di vergogna (si trattava di poco più di una bambina ed in più mia consanguinea) ed il sottile e perverso piacere provato in quel breve momento in cui avevo sottostato ai sensi.

Da un lato mi auguravo che non si presentassero altre situazioni imbarazzanti, dall’ altro lasciavo scorrere nella mia mente fantasie che mi attiravano, ma che subito scacciavo.

Da quel momento mi ritrovavo a volte ad immaginare di instradarla ai piaceri della carne, giustificandomi dicendomi che non avrei fatto niente di male perché sarebbe stato quello che lei desiderava, non era più una bambina ed io avevo solo un paio anni più di lei. Tra l’altro non è raro il caso che siano le ragazzine a provocare per togliersi le curiosità sessuali che cominciano a farsi strada nelle loro fantasie.

A parte queste considerazioni, se pur animato dalle più buone intenzioni, non mi fu possibile mantenere pienamente fede ai miei buoni propositi. Lei, infatti, appena restavamo soli trovava tutti i modi per mettermi in difficoltà e ritornare sull’ argomento. Le occasioni non mancavano perché i suoi genitori esercitavano entrambi attività commerciali ed erano assenti tutto il giorno, inoltre, lavorando in proprio ben oltre le otto ore consuete, molto spesso la sera uscivano per svagarsi, affidando le cure della bambina più piccola ad una donna che la accudiva durante il giorno e preparava i pasti, e confidando che la sera, quando uscivano sarebbe stata sufficiente la presenza della sorella maggiore o del sottoscritto, quando c’ ero.

Normalmente la sera uscivo subito dopo cena, non senza essermi fatto la doccia. Quando arrivavo più tardi e la donna aveva già abbandonato il servizio, era diventato un incubo la mia pulizia quotidiana : mia cugina trovava tutte le scuse per disturbarmi in bagno. Resistetti per un breve periodo, poi, forse anche perché in realtà attirava anche me, decisi di spingere un po’ più avanti il gioco.

Il bagno aveva una porta a vetri e, quando mi apprestavo ad entrare in vasca, che non era visibile perché situata in una rientranza rispetto al corridoio visibile dalla porta del bagno, gettavo uno sguardo alla porta ed intravedevo la sagoma di mia cugina appostata dietro la porta che si chinava per sbirciare dal buco della serratura. Di solito non riusciva a vedere niente perché la visuale era impedita dalla chiave inserita nella toppa ed io, prima di entrare in doccia, mi coprivo i fianchi con l’ asciugamano.

Rotti gli indugi, tolsi la chiave dalla toppa, dopo aver chiuso, e dal bordo della vasca per non rientrare nel raggio della visuale offerta dal buco della serratura, attesi di vedere la sua sagoma oltre il vetro smerigliato chinarsi per origliare : contrariamente al solito la sagoma non si raddrizzò delusa per allontanarsi; stavolta la cuginetta rimase chinata perché evidentemente, con sua positiva sorpresa, non c’ era la chiave ad ostruirle la visuale. Attesi qualche secondo per essere certo che continuasse a cucar dal buso de la seradura e, nudo mi misi nel raggio della sua visuale. Cominciai girando il cazzo verso la porta, fermandomi qualche tempo per consentirle di visualizzare per bene, poi cominciai a girarmi da una parte e dall’ altra, mi chinavo in avanti, a gambe larghe per offrire alla sua visuale la vista del mio culo e dietro questo il cazzo pendente appoggiato ai coglioni. Controllavo, nel frattempo, che lei fosse sempre in osservazione e continuai ad esibirmi, toccandomi i coglioni, scappellandomi il glande per poi ricoprirlo con la pelle del prepuzio, protendendo i fianchi verso di lei che mi guardava, ma, probabilmente, era ancora inesperta per farsi un ditalino (se se lo fosse fatto l’ avrei capito dalla positura della sua sagoma che si stagliava contro il vetro), altrimenti credo che l’ avrebbe fatto. Il cazzo si era intanto eretto e cominciai a menarmelo finchè raggiunse il colmo dell’ erezione. Allora mi diressi verso la porta con il membro puntato verso la serratura e dissi : “E’ questo che vuoi vedere?”

Lei farfugliò qualcosa che non compresi mentre aprivo la porta : era inginocchiata per osservare meglio e si ritrovò il mio cazzo all’ altezza del viso.

Mi venne l’ impulso di ficcarglielo in bocca, sono convinto che l’ avrebbe aperta per riceverlo, ma prevalse il buon senso e decisi che sarebbe bastato così.

Nonostante qualche rimorso la cosa non mi era dispiaciuta e, pur limitandomi a sole esibizioni, sinchè rimasi in quella famiglia lei non perse occasione per guardare ed io a volte l’ accontentavo, combattuto tra i buoni sentimenti e le voglie lubriche, stimolate anche dalla sua costante bramosia di curiosità. Era talmente insistente che una volta fummo anche visti dalla donna che prestava servizio : fortunatamente si limitò a chiedermi cosa fosse ‘sta storia che mi mettevo nudo davanti alla bambina, senza farne parola con i genitori e, siccome non disdegnava la bibita, riuscii a tenerla buona sinchè smise di lavorare in casa.

Fui, comunque, abbastanza morigerato perché mi ero limitato a mostrami senza farglielo toccare, sinchè un giorno, durante le mie consuete abluzioni, lei entrò con la scusa di dover fare pipì. Io ero in vasca e sapevo che qualcuno doveva rientrare a momenti, quindi ero sul chi vive e poco disposto a continuare il gioco. Lei si era seduta sulla tazza, abbassandosi le mutandine e sollevando la gonna larga a plissè in modo da coprirsi le gambe sino alle ginocchia e parte del water. Stavo sulle spine e volevo che si smettesse al più presto, perciò quando si interruppe lo scrosciar dell’ urina contro la porcellana, indicandomi che era terminata la minzione, visto che non accennava ad alzarsi e stava lì guardandomi con un sorrisetto malizioso, uscii grondante dalla vasca e la afferrai per i gomiti (lei teneva le braccia conserti sotto la gonna in modo che la teneva sollevata) facendola alzare. Lei si divincolò e nella breve colluttazione urtai contro il bordo della vasca, persi l’ equilibrio, tentando di attutire la caduta allungai un braccio all’ indietro per appoggiarmi alla parete e, mentre brancolavo istintivamente con l’ altra mano, involontariamente afferrai il suo braccio trascinandola nella caduta. Mi ritrovai seduto/semisdraiato a formare una specie di ponte con le spalle appoggiate al muro, il culo sospeso sulla vasca, sorretto dalle cosce appoggiate sul bordo della stessa con lei involontariamente seduta sul mio pube, la schiena davanti ai miei occhi. La mia posizione non era di quelle comodissime, ma, accertata rapidamente la sua stabilità, sentendo il culetto nudo appoggiato sulle pelvi cominciai a provare una piacevole sensazione ed una certa eccitazione, acuita dal fatto di aver visto le sue mutandine a terra che mi fecero pensare subito alla sua fighetta scoperta. Mi venne da pensare che nei nostri giochini ero sempre io a denudarmi e, forse per uno dei miei scrupoli, non gliela avevo mai vista, né tantomeno toccata e la mia eccitazione crebbe.

In questa posizione sentivo il contatto dei suoi glutei sulle mie parti sensibili ed immediatamente constatai alcuni movimenti del pene che indicavano l’ inizio dell’ erezione; allora le afferrai la gamba destra e me la sistemai sulla pancia con le gambe divaricate e la vagina spalancata. Lei, senz’ altro, aveva notato il movimento del mio pene perché subito abbassò la testa chinandosi a guardarlo e per meglio assestarsi in modo da vederlo bene si spostò più indietro sedendosi, praticamente sul mio petto ed allargando di più le gambe per bilanciarsi meglio. Con questi movimenti la sua fighetta aveva strusciato il mio cazzo : bastò questo perché il mio arnese, che già si agitava, si drizzasse via, via sempre più ed in quel momento allentai i freni. Le presi le mani e condussi una sull’ asta e l’ altra sulle palle; accompagnai la sua manina per afferrarmelo bene e per insegnarle il movimento della sega, invitandola ad accarezzarmi i testicoli. In un batter d’ occhio lei comprese il movimento, scassandomi il cazzo come una professionista provetta, accarezzandomi e, di sua iniziativa, alternativamente strizzandomi i coglioni.

Constatato come avesse subito appreso, la lasciai fare da sola ed allungai la mano destra sulla sua fessurina. Non avevo mai toccato quella di una ragazzina e me la immaginavo completamente imberbe, ma, con mia sorpresa, sentii al tatto alcuni pelini; sempre più eccitato gliela accarezzai col palmo e cominciai a scorrere il dito lungo il taglio, attendendo di sentirlo schiudere. Forse perché non era ancora completo il suo sviluppo, contrariamente alle mie aspettative il fiorellino roseo non si schiuse, ma, se pur con un po’ di fatica, riuscii infilarle il dito sino ad un certo punto; il dito non scorreva perché le pareti vaginali non erano bagnate, ma io attuai comunque il movimento del ditalino e, soddisfatto nel sentirla, comunque, gemere di piacere continuai sinchè, sotto l’ azione delle sue manine (indubbiamente predisposte per natura a ciò) sentii montare la sborra ed, accentuando lo sfregamento nella fichetta, arrivai ad un orgasmo che le riempì la manina.

Fisiologicamente ero strasoddisfatto, ma,immediatamente, venni colto da paura : il pensiero di averle sborrato vicino alla fica, mi faceva intravedere rischi spaventosi e mi ritirai in gran fretta, invitandola a lavarsi le mani.

Da quel momento cessai di giocare, perché temevo che il gioco si facesse troppo pericoloso.



CAPITOLO VIII

Comunque non durò ancora per molto tale situazione perché intervennero variazioni nella mia situazione, diciamo, abitativa.

Infatti, mio padre, che non abitava presso gli zii, era nel frattempo andato a convivere proprio con la vedova di cui avevo parlato prima. Forse perché era incerto sul come lei avrebbe accettato la mia presenza (indubbiamente, però, doveva essere all’ oscuro del nostro incontro ravvicinato) aveva lasciato trascorrere circa un anno indeciso se farmi venire ad abitare con loro o meno. Tra l’ altro anche lei aveva una figlia della stessa età di mia cugina che sino a poco tempo prima aveva vissuto con i nonni paterni in Piemonte e, quindi, anche questo fatto poteva essere motivo di incertezza : come mi avrebbero accettato le due femmine ?

Fatto sta che, dietro le insistenze di miei zii, che non è che non volessero tenermi, ma ritenevano più giusto mi ricongiungessi a mio padre, fu deciso che mi sarei trasferito.

La cosa non mi dispiaceva perché, magari, pensavo che avrei potuto riprendere il discorso con la più anziana, oppure che avrei potuto giocherellare facendomi meno scrupoli anche con la ragazzina, che conoscevo, in quanto sia lei che sua madre, assieme al mio vecchio, frequentavano spesso la casa degli zii. Di più, la mia intraprendente cuginetta aveva altre volte tentato di coinvolgerla, molto blandamente ed alla lontana, negli approcci che avevamo.

Quindi mi trasferii. Fin dal primo giorno nella mia nuova sistemazione provai a sondare la situazione. Ho sempre dormito nudo ed, approfittando del fatto che mio padre, per motivi di lavoro, usciva di casa molto presto, mi alzai e mi recai in cucinino senza indossare alcunché. Ero più o meno diciassettenne ed a quell’ età ad ogni risveglio la minchia era dritta come una spada e si manteneva tale a lungo, al contrario di adesso che, quando si ripropone tale condizione, dopo la pisciata mattutina ritorna penzolante.

La vedova, Silvia, stava preparando la colazione e quando entrai non battè ciglio : come se non vedesse il mio bastone di carne mi porse la tazza parlando del più e del meno. Io mi ero, intanto, seduto e bevvi il caffellatte cincischiandomi per mantenere più a lungo l’ erezione, ma lei, pur senza distogliere lo sguardo, sembrava non risentisse di alcun effetto. Tale stato di cose continuò per tutta la mia permanenza in quella casa : io ogni mattina, nudo e col cazzo duro facevo colazione assieme a lei toccandomi, ma senza accenni di seghe, poi andavo in bagno, mi vestivo ed uscivo, senza che tra noi fosse più accaduto qualcosa. Tra l’ altro non ebbi mai più occasione di vederla nuda, tutt’ al più, magari senza niente altro addosso, si faceva vedere in sottoveste. Non andò meglio neanche con la figlia, che pur sua coetanea era agli antipodi di mia cugina. Lei dormiva nella sua cameretta, mentre io su un divano pieghevole in soggiorno, la sua cameretta era sul percorso del bagno ed io ogni mattina ci passavo davanti. I primi giorni la porta della cameretta era aperta ed io passavo davanti senza fermarmi troppo a lungo: un paio di volte seppi con certezza che lei mi aveva visto, ma aveva subito distolto lo sguardo ritirandosi in fondo alla stanza per distogliere la visuale; dopo qualche giorno la porta rimase chiusa. Le occasioni di esibirle il mio affare furono, quindi, limitate a quelle rare volte in cui lei doveva andare in bagno ed io, se mi trovavo ancora nudo, tentavo di farmi trovare nel campo della sua visuale, ma lei subito sfuggiva la vista. Un’ unica volta cadde in tentazione perché, pur essendo probabilmente poco sensibile al sesso, forse qualche curiosità voleva togliersela. Come detto io dormivo in soggiorno e questa stanza aveva una grande porta finestra provvista di tende che dava sul balcone. Rientrando tardi dormivo anche sino a tardi ed un mattino, alzandomi mi accorsi che lei era sul balcone, se pur parzialmente celata dalle tende; finsi di non rendermi conto della sua presenza e cominciai a portare in giro per il soggiorno la biga eretta : sapevo che lei guardava, anzi, anni dopo me lo confermò. Per farla breve, dopo varie esposizioni delle mie grazie cominciai a sbattermelo fino a raccogliere lo sperma nel fazzoletto, con lei che osservò tutto sino a quando la mia cappella tornò ad essere pulita di ogni goccia.

Oltre a ciò ci furono poche occasioni di divertirsi, salvo un giochetto che si svolgeva quasi quotidianamente con la partecipazione anche della madre.

Come si sarà intuito, tra le altre cose mi piace anche l’ esibizione, perciò, sempre contando sul fatto che mio padre era fuori città dal mattino presto al pomeriggio ed a pranzo eravamo solo noi tre, prima di mettersi in tavola avevo preso l’ abitudine di fare una breve doccia, poi entravo in camera da letto, indossavo un paio di slip trasparenti della madre, qualche volta anche le giarrettiere e mi presentavo in tavola così agghindato, inventando di volta in volta qualche mossa per attirare l’ attenzione, che, in verità, mi veniva sempre riservata. A volte, con qualche scusa, riuscivo anche a tirar fuori da quel nylon che me li comprimeva schiacciandoli, gli attributi e sbattevo la verga sul tavolo o appoggiavo in piatto i testicoli. Comunque il tutto, nonostante le apparenze è sempre rimasto a livello di gioco, magari gioco spinto ma sempre gioco.



CAPITOLO IX (primo)

In casa, quindi, c’ erano poche opportunità di andare oltre qualche esibizione ed i miei affari al di fuori erano di scarso interesse. Si verifico, invece un’ altra occasione ben più interessante, grazie alla cuginetta.

I suoi genitori, oltre all’ attività in città, d’ estate ne gestivano un’ altra stagionale in una vicina località turistica. La zia era impegnata in quest’ ultima per tutti i mesi estivi e per lo più, disponendo in loco anche di un appartamento, le figlie la seguivano lasciando in città lo zio. Essendo , la zia, occupata col lavoro sino a sera, per governare l’ appartamento estivo e badare alle ragazze ricorrevano ad una ragazzotta di un paese vicino all’ esercizio, sorella di una sua commessa. Io, recandomi spesso in villeggiatura presso di loro, anche solo per alcuni giorni, l’ avevo conosciuta : era una mia coetanea con fattezze decisamente da contadinotta, ma dotata di un discreto fisico, comunque non ci avrei fatto un pensierino. Quell’ anno mia cugina dovette restare in città per motivi di studio (era stata rimandata) e, siccome mio zio non era assolutamente in grado di curarsi anche di lei, avevano fatto venire in città la ragazza per accudire la casa, lo zio e mia cugina. Per motivi di lavoro lo zio aveva raggiunto la moglie e mi aveva incaricato di passare a casa sua per ritirare alcuni documenti che avrei dovuto portargli alla sera in cui lo avremmo raggiunto io e mio padre.

Mi recai a casa sua e quando suonai il campanello aprì mia cugina. Da come mi accolse e da alcune frasi che si scambiò con l’ altra ragazza compresi che non ero io quello che aspettavano ed ebbi la certezza che, comunque, la visita attesa era di sesso maschile. Cominciai ad indagare scherzosamente e, siccome ritenevo che mia cugina fosse ancora piccola per ricevere maschi in casa, ipotizzai che fosse quell’ altra ad aspettare l’ uomo. In questa convinzione proposi, sempre scherzosamente, di sostituirmi a colui che era atteso, ritenendo si trattasse di uno spasimante innocuo, convinto che in presenza di una minorenne le cose si sarebbero mantenute entro certi limiti. Tra una cosa e l’ altra ascoltammo della musica e la cugina propose a noi altri due di ballare. Accettai di buon grado, e, nonostante la fanciulla non fosse una venere, cominciai a gradire il contatto con il suo corpo, che, ripeto, tutto sommato non era malaccio. Ballavamo da un po’ ed io sentivo un certo movimento tra le gambe, perché lei era vestita con una semplice vestaglietta estiva e, posandole la mano sulla schiena, mi ero accorto che era senza reggiseno. Inoltre non disdegnava di appoggiarmi il pube contro il corpo, anzi si strusciava sapientemente. Piano, piano ci allacciammo sempre più stretti e cominciai a gustare le sue carni sode contro di me con l’ affare che cominciava ad agitarsi. Mentre ballavamo stretti e guancia a guancia si avvicinò mia cugina e, mettendosi di fianco a noi con le mani sulle nostre nuche ci invitò a baciarci. Ero un po’ ritroso, perché, nonostante i miei trascorsi con la ragazzina, di fronte all’ altra non volevo far la figura dello sporcaccione che fa certe cose in presenza di minorenni.

Visto che non mi decidevo la troietta ruppe gli indugi e, dicendo “Se non lo sai ti mostro io come si fa !”, prese il mento dell’ altra girandole il viso verso di lei e le sparò la lingua in bocca. Ero frastornato e rimasi a guardare il bacio che si scambiavano le due con un lungo ed immaginabile arrotolarsi di lingue. Prima che mi fossi ripreso dallo stupore, mia cugina lasciò la sua bocca, le si pose alle spalle e con un gesto rapido le scoprì le tette. “Guarda che belle – disse – giocaci anche tu !” e cosi dicendo, di spalle, cominciò ad accarezzargliele sapientemente, facendomi capire che tra le due c’ erano certi giochetti veramente interessanti. Non ci pensai due volte, con un gesto rapido liberai la mia verga, ormai in pieno tiro, ed a mia volta cominciai a lavorare quelle mammelle nude, mentre la ragazza impugnava saldamente il mio bastone. Quella puttanella di cugina in breve le tolse la vestaglia e lei rimase solo con un paio di mutandine di cotone bianche. Le rimasero poco addosso perché di nuovo rapidamente l’ ingenua ragazzina gliele fece scendere sino ai piedi e l’ altra, senza smettere di menarmi la biga se ne liberò muovendo i piedi. Poi mi fece stendere a terra e, inginocchiata, cominciò a spompinarmi. Intanto l’ ingenua bambina si era liberata dei vestiti ed appoggiandosi alla parete cominciò a farsi un ditalino. Rispetto alla volta precedente, constatai indubbi progressi : qualcuno, e non era difficile indovinare chi, l’ aveva istruita e, guardandola, era chiaro che aveva imparato molto bene. La bocca che si prendeva cura del mio pene, unitamente allo spettacolo, sempre arrapante, di un ditalino fece crescere a dismisura la mia eccitazione. D’ un tratto vidi sopra il mio viso una figa : era la casta cuginetta, nuda com’ era, che la esibiva a pochi centimetri dal mio viso, io non ci pensai un momento e, ritenendo di interpretare correttamente i suoi desideri, provai ad accontentarla cominciando un libidinoso lecca lecca. Continuammo così per un po’ in un crescendo di libidine : io mi sbattevo di qua e di là, il cazzo sempre nella bocca della contadinella che me lo lavorava sapientemente e la cuginetta che, indubbiamente gustando il mio lavoro di lingua era un continuo gridolino di piacere. Al momento di venire mi trattenni perché volevo riversare il mio sperma dentro la ragazza più grande e, contemporaneamente lasciai la fichetta che stavo leccando. Adesso si che gliela avevo vista per bene : ormai lo sviluppo era abbastanza avanzato, una rada selva di peli neri incorniciava la fessura arrossata dal mio lavorio di lingua, le tettine cominciavano a delinearsi rotonde e con i capezzoli rosei eretti dalla goduria provata.

Rimasi per un po’ a guardare la donna che stava formandosi senza rendermi conto che l’ aver interrotto la slinguata l’ aveva lasciata insoddisfatta, ma provvide a rimediare la terza partecipante, inginocchiandosi davanti a lei, e infilandole il dito nella fichetta cominciò a farle un gustoso ditalino. Mi riscossi subito, anche perché la nuova situazione messa in atto dalle due mi riattizzo ancor di più. Guardai il culo della ragazza inginocchiata che inconsciamente mi si offriva attirandomi. Mi inginocchiai anch’ io e le feci chinare di più la testa per manovrare meglio. Lei mi assecondò subito senza smettere di sfregare il grilletto a mia cugina e mi ritrovai nelle migliori condizioni per dedicarmi al suo culetto. Cominciai a baciarle le natiche, a passarle la lingua nel solco, soffermandomi sullo sfintere. Cominciai a stuzzicarlo con la punta della lingua e godendo nel sentire le contrazioni del bocciolo, feci penetrare sempre più la lingua nel buchetto avanti e indietro finchè fu ben lubrificato. A quel punto appoggiai la punta del dito sul fiorellino roseo che, dietro una leggera pressione cominciò a schiudersi. Continuai ad entrare ed uscire dal buchetto, menandomi nel contempo il cazzo. Seguivo anche con lo sguardo il servizietto che veniva prestato a mia cugina. Nella sua fica andavano su e giù, dentro e fuori, alternativamente dita e lingua, sinchè la ragazzina venne con un grido roco e si rilassò completamente esausta. La visione di questo orgasmo mi fece arrivare al parossismo, estrassi il dito dal culo che lo avvolgeva come un guanto e lo sostituii con la verga : ci fu una leggere resistenza, ma incurante delle grida (indubbiamente di dolore) con un po’ di maggior pressione dopo poco la penetrai sinchè i miei testicoli sbatterono sulla sua figa. Rimasi un momento fermo per gustare la bellezza del sentirsi il pene stretto dalle carni dell’ ano, poi, essendo cessate le grida di dolore, cominciai a muoverlo dentro il culo. Al primo colpo rispose un altro gridolino, ma man mano che continuavo il mio andirivieni ebbi la certezza che il dolore si stava tramutando in piacere perché lei assecondava col corpo i miei colpi mugolando. Contemporaneamente passai una mano sotto la sua pancia, raggiunsi la sua fica e cominciai a menarla. Mia cugina, non ancora sazia, alternativamente passava la lingua sulla schiena della ragazza e sulla mia pancia, mi strusciava le incipienti tettine sulla schiena o, passandomi una mano sotto, giocherellava con i miei coglioni. Quando sentii che stavo per sborrare diedi l’ ultimo energico colpo per penetrarla il più profondamente possibile e, mentre le riempivo il culo di sborra ed il mio respiro si era fatto affannoso e rantolante anche lei venne prorompendo in un grido di piacere, scuotendosi tutta.



CAPITOLO IX

Fu l’ ultima volta che feci giochini erotici con mia cugina : la sua compagna di eros non volle aver più aver a che fare con me, perché con l’ inculata le avevo fatto male (diceva), e la troietta per solidarietà assunse lo stesso atteggiamento. Le uniche successive occasioni che ebbi di vederla nuda consistettero solo in vacanze naturiste assieme ai rispettivi consorti. Lei non ha tutt’ ora rinunciato ai cazzi (alle fighe penso di si, nonostante tempo dopo questo incontro mi avesse detto che una sua amica aveva un dito che era mille volte meglio di un cazzo), che le sono sempre piaciuti specie se belli grandi (vedi l’ ex marito che ne ha uno che penso sia il migliore io abbia mai visto) ma con me credo abbia rimosso qualsiasi ricordo, né, d’ altronde, da parte mia avrei più interesse perche’ gli anni con lei non sono stati generosi.

Seguirono anni in cui ho seguito la retta via. Il fidanzamento ed i primi anni di matrimonio mi hanno visto fedele. Ma, forse per la pochezza in campo sessuale di mia moglie (cui voglio, comunque molto bene) alla quale non mi sono mai assuefatto ed anche per altri motivi importanti, dopo qualche tempo sono ritornato alle vecchie abitudini. Il tarlo del sesso aveva ricominciato a rodere. Tramite le inserzioni entrai in contatto con una coppia. Il primo approccio ebbe luogo con il lui in un locale cittadino : era un ex marittimo (il Giorgio di cui ho fatto cenno nelle pagine precedenti) che, come me, aveva il vizietto e non ebbe alcuna remora a confessare che nei mesi di navigazione era solito avere rapporti con altri marinai. Concordammo il primo incontro con la lei di turno : mi recai a casa di lei e, dopo le presentazioni e lo scambio di banali convenevoli, ci ritrovammo entrambi abbarbicati a lei, uno davanti ed uno dietro. Non era una venere, non molto alta, nemmeno giovane, col culo basso e le tette scarse e pendule. Ciononostante era indubbiamente esperta, riusciva a partecipare con entrambi i maschi contemporaneamente, utilizzando mani e bocca su entrambi ed offrendo qualsiasi anfratto del suo corpo alle nostre esplorazioni. Dall’ approccio iniziale, in piedi nel soggiorno, eravamo ormai passati alla camera da letto e, mente lei era ormai venuta alcune volte con i nostri maneggi, noi avevamo ancora tutta la sborra nei coglioni.Lei distesa in mezzo al letto si offriva alle nostre voglie mettendoci a disposizione tutto il suo corpo, ogni suo recondito orifizio, ricambiando le nostre carezze e le nostre leccate. Quando lei si chinò per prenderlo in bocca a Giorgio io ero ormai prossimo a venire e, mettendola alla pecorina la presi riversandole in fica un fiume di sborra. Anche lei venne assieme a me mentre Giorgio col cazzo ancora duro stava a guardarci menandoselo e,momentaneamente soddisfatta, si rilassò un momento stendendosi sul letto prona dopo che mi ero staccato da lei. Giorgio aveva il suo cazzo non molto lungo ma grosso ancora pieno di liquido seminale e, vedendola distesa con il culo in su, la afferrò per i fianchi e la sollevò quel tanto che bastava per mettere le sue chiappe allo stesso livello della cappella : le allargò le chiappe con le mani, si assestò un attimo per centrale il buchetto e con un rapido movimento glielo infilo fino alle palle. Si capì subito che il suo ano era abituato a ricevere i cazzi perché non usci dalla sua bocca il minimo lamento, anzi dopo i primi colpi, pur reduce da un recentissimo orgasmo cominciò indubbiamente a godere rinculando ad ogni suo colpo per sentirselo dentro il più profondamente possibile. Io, di lato, assistevo col cazzo floscio e, attratto dallo spettacolo, in breve lo sentii rimontare al punto che in breve cominciai a menarmelo sino a che ritornò eretto. Giorgio non la finiva più di pomparla incessantemente su è giù per l’ ano e lei ci godeva da morire, stringendo le lenzuola e mordendo il cuscino, io guardavo agitando forsennatamente la mano sul mio cazzo, che sentivo stragonfio e prossimo a scoppiare. Il cazzo in culo la fece venire nuovamente e, spossata dalla goduria, si rilasso senza più rispondere ai colpi di Giorgio. Lui aveva, indubbiamente una notevole resistenza, io al suo posto sarei già venuto, e, constatato che lei ormai non lo avrebbe più corrisposto, estrasse la verga ancora turgida. Io stavo sempre menandomelo e lui mi guardò dicendo “ Non sono riuscito ancora a sborrare, vorrei provare con te !” . Ricordando le piacevoli sensazioni provate a suo tempo nel sentirmi altrui dita nel culo non ebbi alcun dubbio sul fatto che, forse, un cazzo dentro di me mi avrebbe procurato un piacere ancora maggiore.

Mi misi di buon grado alla pecorina preparandomi a riceverlo, fronteggiandomi sul letto con una mano, mentre con l’ altra continuavo a sbattermelo. Sentii il suo glande appoggiarsi all’ orifizio del mio ano e, con opportune contrazioni, cercai di assestarlo per l’ introduzione, raccomandando a Giorgio di tener presente che ero vergine. Lei, intanto si predispose a seguire lo spettacolo, appoggiandosi alla spalliera del letto con le gambe flesse e la fica spalancata, nella quale affondò il dito per sditalinarsi.

Il cazzo di Giorgio cominciò a farsi strada dentro di me, lui spingeva piano per consentire al mio buchetto di adattarsi gradualmente. Io tentavo in tutti i modi di facilitare il suo ingresso, ma sentivo comunque un bruciore che precludeva il piacere.

Riuscì ad introdurmi la cappella, ma il dolore che provavo era abbastanza intenso, per cui lo pregai di fermarsi lì. Lui si fermò a quel punto ma trattenne il glande dentro di me, restando fermo per un po’ e riprendendo successivamente ad agitarlo dolcemente dentro la mia intimità. Il dolore era ormai un ricordo e quella carne calda che sentivo premere contro i bordi dello sfintere allargato al massimo cominciò a farmi provare un piacevolissimo languore. “AAAhh ! AAAhhh! Non spingerlo più in dentro, ma continua così che godo !!!!” dissi. In effetti era una goduria reale, il dolore era scomparso e restava solo il piacere, mi resi conto che il buco del culo si era adattato bene al suo cazzo grosso e che il bruciore era procurato dallo sfregamento del corpo estraneo sulle pareti dell’ ano non lubrificate. Perciò lo pregai di continuare così senza tentare di penetrarmi di più, ma di continuare perché mi piacevo sentirmelo dentro. Lui accondiscese e continuò, come richiesto, mentre sentivo il piacere montare, piacere acuito dalla visione della figa arrossata che la nostra compagna di orgia, a breve distanza dal mio viso, si strofinava col dito, si accarezzava col palmo aperto, allargava con le dita per farmi vedere la sua profondità. Continuando così, il cazzo nel mio culo, la sega che mi facevo e l’ esposizione della fica al mio sguardo, quando, finalmente, Giorgio cominciò a dare i segni dell’ orgasmo

Venni anch’ io. Quando lui lo estrasse dal mio corpo parte della sborra che mi era stata spruzzata in culo col movimento all’ indietro fuoriuscì e si mescolò con quella che avevo versato sulle lenzuola. Mi lasciai andare sul letto spossato mentre il cazzo di Giorgio veniva ripulito del tutto dalla bocca di lei.



CAPITOLO X

Ripensando al gradevolissimo meeting, considerai che il buon Giorgio aveva uno spiccato interesse per il culo : probabilmente in navigazione era il modo per sopperire alla chiavata, senza occuparsi della figa aveva puntato direttamente al culo, per poi prendere di mira il mio. Giunsi alla conclusione che il suo obiettivo era sverginarmi. La cosa non mi disturbava affatto in sé, perché l’ avevo trovata piacevole, a parte il dolore provato e pensai che sarebbe stato senz’ altro più godibile se, invece della sola cappella, fosse riuscito a ficcarmi dentro l’ intero stanga. Ma il dolore ? Quasi mi avesse letto nel pensiero, pochi giorni dopo soltanto Giorgio mi telefonò, dicendomi che gli sarebbe piaciuto trovarsi anche da solo con me, anche perché era al corrente del fatto che non mi dispiacevano i contatti con i maschi. Ci pensai soltanto un attimo, ma si forse il dolore si poteva evitare in qualche modo e poi, probabilmente dopo la prima volta il foro si sarebbe allargato e le inculate successive non avrebbero più procurato bruciori, inoltre nel mio ano non erano entrati dapprima un dito, poi due ed infine non ero riuscito ad introdurci (nei miei giochetti solitari) anche una bomboletta di deodorante spray ? Gli diedi appuntamento a casa mia in un pomeriggio in cui mia moglie e mio figlio erano fuori città. Lui si presentò puntuale e in un attimo ci ritrovammo nudi. Succhiai a lungo il suo cazzo grosso e non molto lungo, giocai con i suoi testicoli, gli leccai il culo e ci scambiammo alcuni baci. Ero eccitato, il cazzo erto, quando lui mi propose di girarmi. Ebbi un attimo di esitazione, ma lui mi tranquillizzò esibendo un barattolo di crema col quale, mi assicuro, non avrei sentito altro che il godimento. Detto fatto mi disposi a riceverlo, lui, dolcemente, cominciò a leccarmi il culo, riempiendomi l’ ano di saliva, io godevo nel sentire la sua lingua nello sfintere, che si contraeva al contatto e non vedevo l’ ora di sentirmelo dentro. Me lo puntò e, come le volta precedente, accolsi la sua cappella, ma quando provò a penetrare ulteriormente cominciarono i bruciori. Allora lo estrasse e mi spalmò abbondantemente il buchetto, aggiungendo una buona dose di crema anche sul suo arnese. Questa volta la sua cappella si fece strada facilmente e, senza alcun disturbo, me lo sentii entrare in profondità. Fu soltanto piacere, piacere enorme, tutta la sua minchia mi entrò, sentivo le sue palle sbattere contro le mie ad ogni colpo, il buchetto si era allargato in modo incredibile ricevendo senza alcun fastidio la sua grossa nerchia e godetti intensamente sentendolo andare su e giù dentro di me. Sborrai da matti senza che lui nemmeno me lo toccasse ma solo per riflesso dell’ enorme goduria che promanava dal mio culo. Quando si rese contato del mio orgasmo lui, che non era ancora venuto, lo estrasse ancora turgido ed io, per ricompensarlo del piacere che mi aveva dato lo pulii dalla crema (ancora adesso tento sempre di venir inculato senza ricorre a lubrificanti - ed a volte ci riesco -, facendone ricorso solo se non riesco a sopportare il bruciore) e glielo presi in bocca sbocchinandolo a dovere. Facendo un’ eccezione alle mie abitudini ricevetti in bocca il suo sperma e, sputando senza ingoiare, glielo pulii con la lingua.

Ci furono altri incontri sia in due (io e lei) che in tre, poi lui scomparve e lei mi confermò che lui era un tipo strano ed a volte spariva per mesi, ma da quella volta lo incontrai soltanto una volta di fronte a terzi, in cui avemmo rapporti assolutamente irreprensibili. Continuai, invece ad incontrarmi con lei, ma in due i rapporti non furono particolarmente degni di menzione perché, se pur molto maialeschi, rientravano nella routine ordinaria tra due che fanno sesso.



Capitolo XI

Intanto, assodato che in casa non si cavava un ragno dal buco (lavorio sulle sue tette, un po’ di sfregamento del clitoride, dapprima col mio dito al quale dopo un po’ lei sostituisce il suo, per sditalinarsi per bene mentre io mi meno il cazzo e le strizzo i seni, poi – presto, presto, che vengo !!! – glielo metto dentro e dopo due colpi sono venuto, mentre lei, a volte, ci impiega di più e per raggiungere l’ orgasmo si arrangia con le dita) ho avuto a lungo una relazione con una donna separata di Mestre-Venezia.

Una ragazza gradevole, anche lei minuta e non alta, come mia moglie (si vede che il tipo mi è congeniale), col fisico da bambina : tettine inestenti, quasi solo capezzoli rosei, vita stretta, fianchi e culetto ben fatti, un ciuffettino di peli color miele, che ricoprivano appena la fessura e poi basta. Se il suo aspetto fisico non richiamava immagini altamente erotiche, in compenso era dotata di una predisposizione naturale alla soddisfazione completa del maschio. Accondiscendeva ad ogni richiesta senza remore, aveva un modo di godere senza dar luogo a manifestazioni particolarmente accese, ma i numerosi pomeriggi trascorsi assieme in qualche stanza d’ albergo erano quasi costantemente riempiti dal suo gemere quasi continuo di piacere. Le leccavo la fica a lungo, mentre lei mi spompinava sapientemente, se ci posizionavamo sul sessantanove, o mi scompigliava i capelli se la mia testa era immersa tra le sua gambe. La mettevo alla pecorina e, menandomi il cazzo, le immergevo le dita nella vagina, le leccavo il culo per poi, dopo aver ben insalivato l’ orifizio, cominciavo a dilatarglielo infilandole dapprima una, poi due, sino a tre dita dentro, allargandoglielo sempre più. Sentirla gemere sommessamente durante i miei lavorii mi dava l’ esatta sensazione del suo piacere ed i suoi orgasmi, ripetuti nel corso dei nostri incontri, erano rilevabili da un’ accentuazione del suo ansimare e dall’ emissione di contenuti gridolini, ma non c’ era ombra di dubbio : lei godeva più volte. Quando, al termine delle nostre performance le dedicavo delle lunghe e dolci leccate nelle parti intime mi estasiava vedere come la sua figa ed il suo buco del culo fossero arrossati dall’ intenso lavorio cui erano stati sottoposti. Anch’ io venivo più volte nel corso degli incontri, sborrandole in bocca, nella vagina o sul corpo, e quando mi si ammosciava, lei se lo prendeva in bocca, ancora intriso di sperma e me lo faceva raddrizzare succhiandomi e leccandomi la cappella, passando poi a giocare con i miei testicoli con le mani e con la bocca, accarezzandomeli, leccandomeli, succhiandomeli o prendendomeli in bocca stringendomeli sino a farmi quasi male.

Oltre alle cose usuali, ripetute e sviluppate varie volte, stando assieme a lei mi sono rimaste impresse alcune situazioni particolari. Un giorno le mi stava facendo un pompino ed io, sentendo di essere prossimo all’ eiaculazione, nell’ intento di ritardare l’ emissione le dissi di lasciar perdere l’ asta e di leccarmi i coglioni. Per facilitarla mi puntai sui talloni e sollevai il bacino, in modo da consentirle di lavorare per bene di lingua : cominciai a sentire la sua bocca che avvolgeva i miei attributi, la lingua che lavorava sapientemente sulle mie ghiande rugose, ricoperte di peli, e ad un certo punto sentii che la punta maliziosa scendeva alla base dei testicoli per poi indirizzarsi al solco delle natiche. Sia pur in posizione scomoda e precaria, mi appoggiai meglio sui gomiti, suggerendole di approfondire l’ esplorazione e quando sentii la lingua che percorreva i contorni dello sfintere anale cominciai a sentire il piacere montare. Lei si rese immediatamente conto del momento che attraversavo ed immerse con maggior foga la lingua dentro di me. Stimolato dal piacevolissimo vellicamento il mio buchetto si schiuse e la lingua lo esplorò golosamente. Il piacere montava a dismisura e ad un tratto, non potendolo più trattenere, proruppe gioioso il fiotto di sperma che ricadde sui suoi capelli, impiastricciandoglieli. Il contatto del mio membro con la massa di capelli rossi mi procurò un’ intensa sensazione di piacere, così mi sistemai in modo da continuare ad eiaculare sulla sua testa, col cazzo avvolto dalle sue chiome. Al termine della sborrata me lo pulii coi capelli, per riprendere i giochi col cazzo pulito.

Prima che arrivasse il momento di lasciare la camera, lei espresse l’ esigenza di una doccia per non andare in giro con i capelli impiastricciati e, quindi, l’ accompagnai in bagno. Rimasi per un po’, seduto sul water, a guardarla e lo spettacolo di questa donna con lo shampoo nei capelli che si insaponava il corpo, indugiando a strofinarsi il pube creando uno strato di bagno schiuma che formava uno schermo alla peluria, riaccese in me il desiderio e, col cazzo eretto, la raggiunsi in doccia, offrendomi di aiutarla. Lei stette al gioco e cominciò ad insaponare a sua volta le mie pelvi, con particolare riguardo alla zona pubica. Godevo nel sentire le sue mani che mi massaggiavano leggere, rese più scivolose dalla schiuma, impugnando la verga, ricoprendomi la cappella con la pelle per poi riscoprirla, scorrendo le mie palle a palma aperta, giocando ora con l’ una, ora con l’ altra parte del mio corpo. Poi mi sciacquò la minchia e si inginocchiò per sbocchinarmi. Gustando il suo andirivieni sul glande e, sentendo che dentro di me montava una certa sensazione, estrassi il cazzo dalla sua bocca. Me lo presi in mano e glie lo posizionai davanti agli occhi : “Hai ancora la schiuma sui capelli, adesso ti sciacquo!” Lo zampillo dorato le irrorò il viso per un po’, poi spostai il getto sui capelli ed esaurii la minzione sopra di lei.

La sua reazione fu per un attimo iniziale di sorpresa, poi, consenziente come al solito, ricevette completamente addosso la pioggia dorata sino al termine. Pisciando la guardavo per cogliere le sue reazioni e riportai l’ impressione (confermata) che la cosa le era risultata gradevole. Allora la feci rialzare, stendendomi alla meglio nella doccia : “Scommetto che anche Tu senti lo stimolo. Tocca a Te!”. Lei rispose alla meglio come al solito : allargò le gambe e si accucciò avvicinando la fica a venti/trenta centimetri di distanza dal mio viso : “Siiii !!! sento che sto per pisciare anch’ io !! Preparati a riceverla !!!”. Scrutavo la sua fessura e vidi chiaramente che le sue grandi labbra venivano percorse da un fremito per poi schiudersi e lasciar fuoriuscire lo zampillo dorato che mi inondò il viso ed il petto. Gustavo la visione della figa aperta dalla quale sgorgava il liquido giallo e provavo una fantastica sensazione di piacere nel sentire il tepore della sua orina che mi scorreva sul viso e sul petto. Il cazzo mi scoppiava e bastarono pochi colpi per versare sulla ceramica della doccia la mia crema bianca.

Rifacemmo, naturalmente, la doccia e mentre lei si asciugava i capelli io rimasi a guardarla dal letto cincischiandomi il cazzo ed i coglioni, ma senza venire, perché ero svuotato completamente.

In un’ altra occasione ci ritrovammo per una cena tenutasi a bordo di una nave (eravamo entrambi invitati) e, come previsto dal programma, restammo a dormire a bordo (coloro che lo desideravano potevano trattenersi sino al mattino successivo).

In cabina la sverginai dietro. Terminati, a notte inoltrata, i bagordi ci ritirammo in cabina (naturalmente nella stessa, anche se erano previste due separate) e demmo inizio ai nostri giochetti. Tra una cosa e l’ altra ad un certo punto mi venne voglia di giocare col suo culetto. Lei, di buon grado, accondiscese mettendosi alla pecorina. Le leccai ben bene il culetto, inumidendo il più possibile lo sfintere. Cominciai ad infilarle un dito, che entrò senza grosse difficoltà. Lo spingevo dolcemente su e giù e dentro/fuori, sentendo che il buchino si adattava via via sempre di più. Nell’ eseguire tali movimenti a tratti giravo in senso rotatorio la mano per facilitarne l’ apertura. Assodato che il dito si muoveva agevolmente dentro di lei, tornai a leccarglielo e, ben insalivato, tornai ad infilargli il dito : la Rosellina si schiuse ed entrò senza alcuna resistenza. Intensificai, allora, il movimento rotatorio per allargarglielo e puntai il secondo dito sull’ orlo del buchino. Il suo fiorellino, ben umidificato, oppose una lieve resistenza, ma con una lieve pressione, ormai eccitato e predisposto, accettò anche questa penetrazione, provocando in lei una lieve reazione costituita da un gridolino. Rimasi un momento fermo per consentire al culetto di assestarsi adeguandosi alla presenza di entrambe le dita. Poi ricominciai il lavorio, dolcemente, ma costantemente, spingendo sempre più profondamente, ruotando entrambe le dita dentro di lei e staccandole sempre più l’ una dall’ altra per allargarglielo ulteriormente. I gridolini di fastidio ormai avevano lasciato il posto a mugolii di piacere, il suo sfintere si stava sempre più adattando a ricevere i corpi estranei. Continuai a lungo sempre dolcemente, ma sempre più insistentemente sinchè le dita entravano ed uscivano comodamente dentro di lei e sempre più in profondità. Estrassi le dita e mi stesi invitandola a mettersi sopra di me per succhiarmelo a mo’ di sessantanove; soltanto che io, invece di leccarle la figa, le slinguavo il buco del culo. Quando sia il mio cazzo, che il suo ano furono impregnati di saliva riprendemmo la posizione alla pecorina. Le puntai la cappella sul buchetto e lo sentii lievemente schiudersi ma, anche se non sono un extradotato, la mia cappella era ugualmente troppo grossa per entrare senza difficoltà. Spinsi un po’ e da lei si levò un lamento. Attesi che il bruciore le si calmasse; sapevo che non doveva esser piacevole al momento, perché era un’ esperienza che avevo provato di persona, ma quando ero stato a mia volta penetrato il tutto era stato facilitato dalla crema, mentre lei sentiva appieno il dolore. Trascorso un tempo ragionevole per darle il tempo di adattare la sua conduttura al mio bastone, spinsi nuovamente e mi sentii l’ intera cappella stretta dall’ orifizio. Altro gridolino di dolore da parte sua. Ma ormai eravamo entrambi presi dall’ ecitazione, anche lei dopo l’ iniziale fastidio dimostrava di apprezzare, se stavo fermo, la presenza del mio membro dentro il suo corpo. Continuammo così per un certo tempo: spinta da parte mia, gridolino suo, sosta. Ogni colpo il cazzo entrava di più, procurando un lieve dolore anche a me, e lei dimostrava di sopportarlo bene, anzi con piacere. Quando ormai avevo introdotto metà dell’ asta ero già arrapatissimo ed istintivamente ruppi gli indugi e con un colpo di reni glie lo immersi sino a sbattere le palle contro di lei. Stavolta ci fu più di un gridolino, ma che si spense subito. Io ristetti, fermo, assaporando la sua carne calda che mi avvolgeva e stringeva il membro, poi, sentendo lo sperma premere per spruzzare, egoisticamente cominciai a stantuffarla. I primi colpi furono contrastati dalla resistenza delle pareti intestinali, confermata dalle sue reazioni, ma pian piano, gradualmente sentii ogni resistenza scemare e, dal mutare dei suoni che lei produceva, compresi che eravamo pronti per gustare il piacere. Le sborrai in culo venendo assieme a lei. Da quella volta il suo buchino mi accolse senza problemi.



Capitolo XII

Però, non è che avendo lei mi accontentassi, se le occasioni si presentavano cercavo di non lasciarmele sfuggire.

Almeno una volta la settimana, per impegni vari, anche di svago, non cenavo a casa e spesso in queste occasioni mi facevo una pizza sempre nello stesso locale.

Durante una breve assenza per un paio di giorni di mia moglie, al termine di una serata trascorsa in palestra con gli amici (partite di pallavolo + partita a carte in bar) andai in pizzeria. Qui rimorchiai una che avevo già intravisto in precedenti occasioni.

Per arrivare al sodo mi portai a casa, che era sgombera, una biondina attorno ai trenta, di media statura, non granchè ma disponibilissima, con delle tette un po’ flosce e pendenti ed i capezzoli scuri e rugosi, finchè non cominciò ad eccitarsi. In soggiorno cominciammo le ostilità. Dopo baci, carezze, palpeggiamenti vari, ormai nudi la stesi sul divano e dopo ulteriori preliminari cominciai a toccarle la figa col solo taglio appena appena coperto da un ciuffetto di peli chiarissimi, quasi bianchi.

Le divaricai le gambe facendole appoggiare una in alto sullo schienale del divano e l’ altra a penzoloni in modo di trovarmi la sua vagina spalancata ben bene. Dopo averla slappata per un po’, non senza essermi interessato anche delle sue tette, puntai l’ indice al centro della sua crepa per scostarle le labbra. Queste risposero immediatamente schiudendosi ed accogliendo il mio dito, che cominciò a stuzzicare le pareti interne. Il dito scorreva facilmente ben lubrificato dai suoi abbondanti umori, volsi il dito in alto per sfregarle il clitoride che trovai eretto e rispondente al mio movimento. Strofinavo il grilletto, poi spostavo l’ indice e lo spingevo verso il fondo della cavità per poi tornare a strusciare la sua protuberanza. Quando lo immergevo dentro di lei sentivo che il dito non incontrava alcuna resistenza, sembrava che la voragine non avesse limiti né in profondità, né in larghezza. Provai allora ad affondare un’ altro dito assieme all’ indice, stesso risultato. Poi un’ altro, ancora un’ altro sinchè riuscii ad immergere nel suo sesso l’ intera mano sino al palmo. Impazzivo sempre più di piacere ad ogni ulteriore dito che vi infilavo, sentivo la mia mano avvolta dalla sua carne e la agitavo agevolmente dentro il suo corpo, la sentivo pregna dei suoi liquidi che lubrificavano la cavità e consentivano un profondo massaggio della fregna. Da quando avevo introdotto il secondo dito lei aveva cominciato a dare inconfondibili manifestazioni di goduria e, adesso, con l’ intera mano dentro la fica, sembrava impazzire dalla libidine. Mi impugnai la biga e, senza bisogno di darmi tanti colpi, appena accennato il moto della sega, eruttai sul suo ventre copiosissimi fiotti di liquido seminale, mentre lei, scuotendosi parossisticamente, preda di una libidine irrefrenabile, smise di accarezzarsi le tette ed i capezzoli e, con le mani a palme aperte si spalmò il mio sperma sul corpo, spargendolo dal ventre fin sui seni.

Lei ristette un po’ distesa esausta sul divano a gambe spalancate, poi fece per alzarsi manifestando la sua intenzione di andare in bagno per ripulirsi del mio seme.

Non trovando una delle pantofole che le avevo prestato, perché nella concitazione dei nostri movimenti si era infilata sotto il divano, si chinò inginocchiandosi per cercarla.

Io, seppur ancora col pene moscio dopo l’ eiaculazione, vedendola in quella posa col culo che mi si offriva, la bloccai in quella posizione fermandole la testa contro il sedile del divano e le puntai il dito sullo sfintere anale.

A differenza della vagina che aveva notevoli capacità ricettive, il culo oppose resistenza alla penetrazione e lei cominciò a protestare e dopo una breve scaramuccia a base di “ No ! il popi no !!” fui costretto a malincuore a desistere. Vantandosi che a nessuno aveva concesso il culo si diresse in bagno. Io la seguii e vistala seduta sul water mi piantai di fronte a lei e dicendole che le avrei fatto pagare la mancata concessione del deretano, le sbattei il cazzo sulla faccia e quando lei aperse la bocca, ritenendo che glielo offrissi per un pompino, le orinai sul viso. Contrariamente a quanto mi aspettavo lei non richiuse il cavo orale e ricevette in pieno la minzione. Mi eccitava guardare lo zampillo giallo che entrava nella sua bocca per poi sperdersi in rivoli che, traboccando, scendevano dagli angoli delle sue labbra sino a colarle sui seni. Gli ultimi schizzi di orina, che feci schizzare sul suo ventre, non erano ancora terminati che sentii l’ erezione montare. “Rimani lì !” e cominciai a menarmelo davanti alla sua faccia. Le sborrai in parte sul viso e in parte sul seno, lei me lo ripulì con la bocca e, lasciatolo andare ormai svuotato e flaccido, rifece il gesto compiuto sul divano, spalmandosi lo sperma, mescolato all’ orina che non si era ancora asciugata, su tutto il corpo.

Il mattino dopo ci alzammo ed insieme ci recammo in bagno. Avevo capito che i giochetti bagnati le piacevano. Allora entrammo assieme nella vasca, le feci afferrare il mio membro, erto come ogni mattina al risveglio, e facendola inginocchiare, le dissi “Lavati col mio liquido” e cominciai a pisciare : lei si diresse il getto di pioggia dorata sul viso e su tutto il corpo, poi mi misi disteso e le chiesi di orinare con le gambe larghe sopra di me. Vedevo la sua vulva alta sopra il mio viso, dalla quale cominciò a fluire il liquido ambrato, mi assestai per ricevere il fiotto sulla faccia ed aprii la bocca per sentirne l’ acro sapore. Lo zampillo cadeva dall’ alto e schizzava sul mio viso ed io ne provavo immenso piacere. Le dissi di abbassarsi per continuare la minzione sul mio pube. Il mio membro ed i testicoli furono irrorati dalla pioggia dorata ed anche da ciò ne trassi piacere.

Facemmo entrambi la doccia e mentre lei si lavava io mi sedetti sul bordo della vasca per masturbarmi, perché i giochetti mi avevano eccitato e non ero ancora venuto.

Venni, mi lavai e, rivestiti uscimmo senza più rivederci.



Capitolo XIII

Non smisi, comunque, di seguire le inserzioni e per questo tramite entrai in contatto con diversa gente, più o meno interessante. Non avevo interesse per i singoli perché nel frattempo avevo riallacciato i rapporti col Giorgio dell’ oratorio, ma di questo ne parlerò più avanti. Conobbi, quindi, alcune coppie e di certe non ho ricordi particolarmente interessanti. Tranne quella di cui riferirò dopo, un’ unica coppia mi è rimasta impressa. Non ne ricordo nemmeno i nomi, soltanto l’ aspetto fisico : un po’ più giovani di me, entrambi mori, lui tendente ad una leggera calvizie e lei non troppo alta ma forosetta, con due belle tette ed una figa subito sbrodolata non appena la toccai. Nell’ unico incontro che avemmo non si combinò niente di particolarmente spinto al di fuori delle cose ordinarie, ma mi ricordo che fui colpito dal fatto che lui, in possesso di un bel fisico, abbronzato, snello e giustamente muscoloso, con un ottimo cazzo, si limitò a guardarci mentre ci rotolavamo sul letto, lei visibilmente godente (i suoni emessi e gli scuotimenti continui lo testimoniavano) mentre lui inginocchiato con la verga a penzoloni se la menava senza riuscir a raggiungere l’ erezione. Ci guardava masturbandosi ma il pene rimase poco meno che inerte per tutta la durata delle nostre esibizioni. Quando proposi il secondo incontro ebbi la sgradita sorpresa di sentirmi dire che lei era entrata in crisi, non so bene per quali motivi, ed aveva deciso che non avrebbe più fatto certe cose. Dopo alcuni tentativi successivi, non essendo intervenuto da parte sua alcun ripensamento, smisi di cercarli.

L’ altra coppia che ricordo volentieri, con la quale ebbi diversi incontri, erano Gino e Rosi. Più o meno coetanei, lei di media statura, corpo proporzionato con tette e culo non troppo abbondanti, né troppo scarsi, lui un po’ più alto di lei leggermente corpulento e con un cazzo non molto lungo ma grosso.

Erano molto affiatati e capii che erano pratici di questi rapporti. Con loro mi incontrai alcune volte anche con altre coppie : incontri a cinque con l’ altra coppia diversa ogni volta. Queste riunioncine non furono particolarmente degne di menzione e quello che mi procurò maggior eccitazione fu il vedere l’ abilità della Rosi nel leccare la fica.

Lei era un tipino sempre ritroso all’ inizio, ma dopo alcune insistenze di Gino finiva immancabilmente per cedere : allora si scatenava senza più alcun ritegno e si prestava ad ogni pratica. Gino era sempre dolce con lei ed era evidente che faceva di tutto per farla godere e ne era contento : anche quando la prendeva dietro ( cosa per lei ormai usuale) la penetrava delicatamente procurando da parte di lei solo manifestazioni di piacere.

La prima volta che ci vedemmo, per approfondire la conoscenza facemmo un giretto in macchina nei dintorni, lui alla guido e noi dietro a palpeggiarci, slinguarci e masturbarsi a vicenda, per finire con un pompino che le riempì la bocca, dalla quale non lasciò sfuggire nemmeno una goccia di sperma.

Il primo incontro ravvicinato ebbe luogo in una roulotte che avevano piazzato su un terreno di loro proprietà vicino al bosco. La mettemmo al centro delle nostre attenzioni, le nostre mani la frugavano dappertutto, penetravano in ogni suo orifizio, le palpeggiavano e strizzavano seni e capezzoli. Lei di dimenava maneggiando i nostri membri, accarezzando i nostri testicoli, prendendo in bocca ora l’ uno, ora l’ altro glande. La penetrammo in più riprese davanti e dietro alternativamente, si ritrovò con entrambi i fori ostruiti contemporaneamente dai nostri cazzi. Ad un certo punto, tra una performance e l’ altra gli disse “Gino, succhiagli il cazzo !”. Lui non era bisex, ma accondiscese di buon grado e me lo prese in bocca mentre lei ci guardava facendosi un ditalino. Smise di ciucciarmelo quando lei ansimando fortemente raggiunse l’ orgasmo.

In un’ altra occasione, essendo la stagione fredda, di sera dopo aver mangiato la pizza assieme li invitai nel mio ufficio. Avevo predisposto il tutto : la scrivania sgombra, un paio di bibite e salatini. Come in occasione del mio primo rapporto sessuale la prendemmo distesa sulla scrivania. Uno davanti alle sue gambe divaricate e con la vagina spalancata, l’ altro di fianco alla scrivania, lei riceveva una verga nella vulva mentre giocava con l’altra di mano e di bocca. Anche lei, prossima a venire, mi posò le gambe sulle spalle per consentire una penetrazione più profonda e, mentre Gino le irrorava il viso ed il petto, io le spruzzai in fica. Estratto il bigolo rimasi un momento a godere lo spettacolo della sua vagina spalancata e lei rilassata esausta sulla scrivania, poi lo sguardo mi cadde su una bottiglia di birra da 75 cl. ormai vuota, un recipiente di vetro alto circa 25 cm., con una circonferenza di circa 18 cm. nella parte bassa che si restringeva nella parte del collo, alto circa 8 cm. , arrivando ad un diametro di c.ca 8/9 cm.

Appoggiai l’ orlo di vetro freddo del collo sull’ ingresso della vagina, che rispose immediatamente allargandosi. Lentamente cominciai ad infilarle il recipiente sempre più su, sempre più su. Lei gemeva di piacere giocando col sesso di Gino che la baciava e le accarezzava i seni. Lentamente ma inesorabilmente la bottiglia penetrava sempre più, ormai la parte più stretta, il collo , era scomparso dentro il suo corpo, ma sentivo che la sua voragine era ancora predisposta per essere penetrata ulteriormente. Riuscii ad introdurla sino a lasciar fuori dalla sua figa circa cinque centimetri della parte più grossa, la base. Agitando il recipiente di vetro dentro di lei sentii accrescere le sue manifestazioni di piacere e con un crescendo di mugolii, gridolini, scuotimenti del bacino lei raggiunse un orgasmo,. La lasciai riposare un momento leccandole la topa arrossata, poi ripresi stuzzicarle la fessura col collo della bottiglia. Immediatamente ripresero le sue manifestazioni della goduria provata e glie la infilai rapidamente e profondamente un paio di volte per poi, rapidamente, girare la bottiglia riinfilandogliela dalla parte più grossa. La vulva, ben lubrificata da abbondantissime emissioni di umori vaginali, si schiuse immediatamente ed accolse la bottiglia. Il suo ventre, pur ampiamente dilatato, era completamente riempito ed io. Impugnando la bottiglia per il collo la agitai forsennatamente dentro di lei, sinchè raggiunse un altro orgasmo intensissimo, sbattendosi di qua e di la ansimando ed emettendo gridolini rochi. Alla fine giacque spossata dall’ intenso piacere provato, che poi definì bestialmente sublime.



Capitolo XIV

Tempo dopo, nel corso di uno dei miei incontri con l’ amico Giorgio (quello conosciuto sin da ragazzo), ebbi modo di constatare l’ intensità del piacere provato da Rosi in quell’ occasione. Difatti, il mio amico, prima di iniziare i nostri giochetti, estrasse dal frigo una bottiglia di vino fresco. Dopo aver bevuto mi venne a mente il trattamento che avevo riservato all’ amica e dissi a Giorgio che stavolta mi sarebbe piaciuto ricevere nel culo la bottiglia invece del suo cazzo, come di solito. Detto fatto mi accontentò e cominciai a godere subito nel sentire l’ orlo di vetro gelato che si apriva la strada per entrare nel mio sfintere. Più Giorgio introduceva la bottiglia, più mi sentivo le viscere percorse dapprima da una piacevolissima sensazione di freddo, poi da una sensazione di enorme piacere. Lui mi offerse il suo membro ed io lo ricevetti golosamente in bocca. Spompinavo Giorgio e lui mi pompava la bottiglia nel culo su e giù, finche venimmo entrambi e, anche se lui non me lo toccò nemmeno, fu una sborrata godevolissima da parte mia.

Per il resto con l’ amico, a parte qualche giochino in doccia, diamo corso alle solite cose : ci masturbiamo a vicenda, ce li lecchiamo e succhiamo e lui me lo mette, mentre io gli infilo solo qualche dito, perche dice che il cazzo, anche se normale, gli fa male. Forse prima o dopo riuscirò a metterglielo.

Adesso, purtroppo, non ho contatti ed anche con lui mi vedo molto di rado. Comunque la lbidine non è scomparsa e per soddisfarla mi arrangio da solo.

Ma non con la banale sega normale, mi sfogo in doccia, quasi tutti i giorni.

L’acqua calda ed il sapone sono gli strumenti che utilizzo per sborrare. Mi ricopro di bagno schiuma la zona pubica e comincio a massaggiarmi il ventre, la verga, i coglioni, sotto i testicoli sino a sfiorarmi l’ ano. Alternativamente mi accarezzo e mi scappello, mi passo il dito lungo il solco delle natiche, introduco la punta del dito nel buco del culo, poi mi accarezzo i pettorali e mi pizzico i capezzoli, sempre menandomelo lentamente. Le mani scorrono facilmente sulla pelle insaponata ed è un grande piacere che sale dalle palme e dalle dita e dalle zone toccate da queste. Quando sento che il piacere è salito abbastanza mi dedico con una mano alla biga passando al movimento della sega vero e proprio ed infilo il dito dell’ altra mano dentro il mio fiorellino;, lo spingo più a fondo possibile e quando sento montare lo sperma aggiungo un secondo dito. Ansimando e scuotendomi a gambe larghe e con le ginocchia leggermente flesse godo fortemente nel culo e lungo tutto il cazzo, raggiungendo il culmine quando fuoriesce il fiotto di sperma calda ed abbondante. A volte il piacere è talmente intenso che, dopo che mi son svuotato mi restano i testicoli doloranti.

Altre volte raggiungo il godimento utilizzando soltanto il getto d’ acqua calda.

Il mio impianto ha il getto snodabile (come il Tuo) ed il flusso dell’ acqua regolabile : io lo posiziono al massimo della sua potenza e comincio ad indirizzarlo verso il cavallo.

Mi spruzzo il glande, i testicoli, fra questi e l’ ano, oppure direttamente sul buchetto.

Passando lo spruzzo da dietro la schiena riesco ad indirizzarlo sui coglioni e contemporaneamente sulla cappella. Le due zone altamente erogene vengono contemporaneamente sollecitate e, continuando a passare il getto ora su queste, ora sullo sfintere, ed aumentando gradualmente la temperatura dell’ acqua arrivo al punto di eiaculare spontaneamente con intensissimo godimento : è un piacere molto più intenso rispetto ad una normale sega.

A volte, se voglio godere maggiormente, specialmente con il culo, svito il nebulizzatore ed uso il getto, che non è più a pioggia ma simile a quello che esce da un normale tubo, quindi compatto, ma molto più violento. Allora lo punto decisamente verso il forellino, facendomi una specie di clistere esterno (non introduco il tubicino) ed assaporo con i tessuti più intimi l’ energico massaggio che interessa tutta la cavità.

E’ molto bello sentirsi sferzare dentro da questo getto dapprima tiepido, poi più caldo,

Quando sento che sono sufficientemente eccitato, lo dirigo verso i coglioni e la cappella. Il contatto è più violento senza nebulizzatore, ma il lieve dolore è sopportabilissimo, ed, anzi eccitante. Anche in questo modo, alternando culo,coglioni, cazzo, raggiungo alti vertici di goduria.

Spero, però di riuscire nuovamente quanto prima a trovare dei partners per fare i giochetti in compagnia, perché farli con una fica e magari assieme anche ad un altro cazzo è molo, ma molto più gradevole.

Prima o poi ci riuscirò e spero di trovare compagne e/o compagni con cui mettere in atto nuovamente tutte queste bellissime esperienze.



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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Scorpiona Invia un messaggio
Postato in data: 21/05/2008 01:42:08
Giudizio personale:
lunghissimo, ma interessante........se non abiti troppo lontano ci si può vedere.......


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