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Trio Anali Masturbazione Tradimenti

Uno spritz al bar e poi...

Ci sono dei pomeriggi al lavoro che sembra che il tempo non passi mai, pochi clienti al bar e anche di dubbio gusto, fino a quando sono entrati quei due, uno abbastanza maturo, non bello ma affascinante vestito con un’eleganza casual mentre l’altro molto più giovane era proprio un bel manzo da vedere…

Si sedettero in un tavolino un po' appartato, probabilmente dovevano parlare di lavoro o non so che altro., dal quale però potevano vedermi mentre lavoravo al bancone. Mi fecero un cenno, mi avvicinai a loro per prendere l’ordinazione e quasi non mi guardavano, la cosa mi indispettì non poco, anche perché  in quei giorni a causa delle chat notturne con M. vivevo in uno stato di calore perenne.

Al banco iniziai a preparare gli spritz Aperol che mi avevano ordinato e mentre gli volgevo le spalle mi misi a muovere il mio culo favoloso facendo salire e scendere i glutei, e con ciò osservandoli  riflessi nello specchio vidi con sottile godimento che dagli sguardi e dai gesti che ero divenuta il loro argomento di conversazione, il che mi diede un brivido di piacere che si concretizzò con un rivolo caldo che bagnò la mia patata…

Sbottonai un poi la camicetta per mettere in evidenza le mie meravigliose tette e andai verso di loro. Nel bar non c’era nessuno a parte noi, per cui il breve tratto dal bancone al loro tavolo lo feci con passo da troia che avrebbe fatto rizzare il cazzo anche a un monaco.
Appoggiai i bicchieri sul tavolo sporgendomi più possibile con la scollatura verso i loro visi e poi volutamente feci cadere lo scontrino per terra e chinandomi gli sbattei in faccia il paradiso in terra che è il mio culo, dopo di che me ne tornai al bancone senza voltarmi indietro ma sentendo su di me i loro sguardi infuocati.

Passarono sì e no dieci quindici minuti e nel bar erano entrati alcuni clienti che si erano seduti ai tavoli. I due maschi si alzarono per venire alla cassa per pagare, si appoggiarono al bancone e fissandomi entrambi misero sul banco il loro cellulari con le foto dei loro cazzi in bella vista. Erano veramente di dimensioni notevoli. Deglutii dall’emozione e capii che in quel momento da cacciatrice ero divenuta preda, poi il più maturo mi pose lo scontrino girato sul retro su cui c’era scritto a penna un indirizzo di t.g. e venti euro dicendomi che il resto era di mancia per me.

Lo ringraziai con imbarazzo, se ne andarono senza voltarsi indietro lasciandomi con le mutandine fradice di piacere. Presi quel foglietto in mano in maniera catatonica, osservavo quell’indirizzo scritto su quello scontrino mordendomi la carnosità interna della bocca. Dentro di me pensavo a che fare, il mio turno sarebbe finito tra due ore ma dopo avevo detto a mio marito che avrei fatto la spesa. Ero eccitata come una liceale, il cuore mi batteva a mille e a malapena riuscivo a capire le ordinazioni dei clienti che arrivavano sempre più numerosi. Il tempo passava ed ero combattuta su cosa fare di quell’indirizzo e quei due cazzi duri mi bucavano il cervello senza darmi pace. Andai in bagno per bagnarmi il viso per vedere se riuscivo a chetare quella mia eccitazione, mi chinai sul lavello buttandomi quanta più acqua fredda sul viso ma quando mi alzai e vidi l’immagine del mio viso carico di lussuria e desiderio, quegli occhi da lupa affamata presi la decisione.

Mandai un messaggio a mio marito dicendogli che non mi aspettasse e che avrei fatto molto tardi perché dovevo sostituire una collega malata per il turno successivo. Poi con mano tremante composi quell’indirizzo di Telegram con scritto: sono io… Attesi un paio di minuti fissandolo poi lo inviai, avevo il cuore in gola perché la risposta non arrivava e l’ansia saliva in me e mi sentivo molto stupida. Dopo circa 15 minuti sentii la vibrazione sorda del cellulare lo presi con le mani tremanti indugiando prima di aprire la App, schiacciai l’icona e vidi la risposta, un indirizzo e la frase: Ti aspettiamo.

Appena arrivò la mia collega per il cambio mi precipitai in bagno per lavarmi quanto meglio possibile e darmi una sistemata, per fortuna quel giorno avevo addosso un intimo molto bello ed arrapante, mi guardai allo specchio e vidi il mio volto carico di desiderio, mi piaceva il mio volto: un misto di santerellina e puttana impenitente.
Salii in macchina, impostai il navigatore del cell., erano sì e no 10 minuti di macchina ma ci misi molto meno per arrivare in quel villino appartato alla periferia della città. Suonai al cancello esterno e dal citofono una voce mi rispose: vieni è aperto.

Entrai in casa, ad accogliermi era il più maturo, mi baciò sul collo e appoggiando la mano sinistra sul mio culo mi diede il benvenuto e stringendomi lievemente la natica mi accompagnò in salotto dove su un ampio divano era seduto il suo amico che mi guardò con sguardo lascivo palpandosi il cazzo.

Da dietro mi sentivo premere sul culo quel grosso cazzo che avevo visto in foto e che non vedevo l’ora di scappellare e pompare come una troia, con la mano destra sbottonava con lentezza indicibile la mia camicetta e con la sinistra sbottonò i pantaloni, sentii la sua mano entrare nelle mie mutandine e quelle lunghe dita penetrare la mia fessura grondante di piacere. Sopra la camicetta non c’era più, e le mie meravigliose tette gonfie come non mai erano contenute a stento dal reggiseno.

Avevo gli occhi chiusi inebriata del piacere dato da quelle mani esperte che ad ogni tocco facevano esplodere in me i desideri più indecenti. Aprii gli occhi e davanti a me vidi l’altro che si masturbava, aveva un cazzo enorme, almeno 22-23 centimetri, venoso e marmoreo, Mi staccai dall’uomo che era dietro di me mi sfilai i pantaloni e le mutandine salii sul divano e gli sbattei in faccia la mia figa gonfia e fradicia. La sua lingua risalì il mio solco raccogliendo a sé tutta la broda che colava e poi inizio una danza dionisiaca sul mio clitoride ritto come non mai, io lo assecondavo con il movimento pelvico dei miei fianchi ritmato dal suono della sua mano che sbatteva sui pantaloni mentre si segava.

Per quanto cercassi di trattenermi uno squassante orgasmo mi travolse e mi accasciai sul suo petto riempiendogli la camicia dei miei umori, rimasi lì per un po’  a cercare di ricompormi mentre lui si toglieva  i pantaloni. Scesi allora con il corpo lungo il suo fino a quando la mia figa non baciò quella cappella grossa e violacea, sentii le sue mani stringermi la chiappe allargandole e chiudendole in maniera oscena mentre quell’asta enorme mi entro fino in fondo. Iniziò allora ad impalarmi con ritmo sempre più vorticoso, quel cazzo enorme dentro di me e quelle mani vogliose che allargavano il mio culo mi sembrava che mi spaccassero in due, anzi desideravo essere spaccata in due. Iniziai allora prima piano e poi sempre più forte a gridare: sfondami sono la tua troia… più gridavo e più quel porco mi montava con vigore e violenza fino a quando non mi sentii inondata da un copioso getto di sborra dentro la figa che mi fece sobbalzare in un altro delirante orgasmo.

Rimasi distrutta e immobile sdraiata con il mio ventre sopra il corpo dell’uomo per alcuni minuti, fino a quando girando lo sguardo, non vidi l’altro uomo von il cazzo ritto in adorazione della mia figa grondante di sborra e il mio culo arrossato dagli schiaffi presi.
Quando i nostri sguardi si incrociarono si avvicinò a me da dietro inginocchiandosi e con forza allargò le mie natiche affondando la sua lingua sapiente umettando con la sua saliva il buchino del mio culo. Aveva una maestria unica, e se anche seppur di poco quella lingua che mi profanava, mi faceva ansimare e gemere come una troia che non ne ha mai abbastanza. Allungai allora  la mia mano fino a raggiungere la mia figa fradicia di umori e sborra e iniziai ad infilarmi le dita forsennatamente mentre lui continuava con la lingua  a leccarmi con avidità il mio buchino.

Quel porco sapeva bene dove arrivare e iniziò ad infilarmi prima un dito, poi due e poi tre nel mio culo, dita e lingua si alternavano magistralmente a deliziare il mio antro che si dilatava e allagava sempre di più di saliva ed umori. Mentre lui mi faceva questo, il suo amico aveva già il cazzo che era tornato alla magnificenza iniziale, tutti e tre capimmo con uno sguardo quale fosse la meta da raggiungere, in un attimo ero di nuovo sopra l’uomo supino e mi impalavo come una vacca in calore.

Con vigore si alzò in piedi tenendomi per le cosce con il cazzo sempre dentro di me. Mi sembrava di impazzire con quel gesto il suo cazzo mi aveva penetrato ad una profondità inaudita fino quasi a farmi male. Appena in piedi mi allargò le natiche con le mani mentre le sue braccia mi sorreggevano, ero tramortita e sfinita ma non sazia, i due si guardarono con un cenno d’intesa ed in un attimo l’altro riinizio da dietro quel lavoretto di lingua e dita sul mio sfintere dilatato come non mai. Il cazzo in figa che mi penetrava, quella bocca e quelle dita erano un delirio crescente che ebbe l’apoteosi quando sentii la grossa cappella farsi strada dentro il mio culo, inizialmente in maniera lenta e poi con colpi sempre più forti che mano a mano si sincronizzavano alternandosi nella penetrazione di figa e culo. I due mi montavano assieme e mi insultavano; troia, puttana cagna in calore… godi dai godi… più mi insultavano più i colpi dei due cazzi si facevano intensi più sentivo crescere in me la depravazione e il desiderio di un orgasmo senza fine.
Sentivo i corpi tesi dei due maschi incapaci oramai di trattenersi e prima una e poi l’altro mi sborrarono dentro. Quei fiotti caldi nelle mie viscere e nella mia figa diedero il la alle compulsioni scomposte di un: si si si si godooooo gridato verso l’infinito.

Ci adagiammo tutti e tre sul divano, io al centro con in mano i loro cazzi e loro con le mani sulle mie tette a la mia fica. Quell’attimo di tregua durò solo pochi minuti, la mia voglia ancora inappagata inizio a manifestarsi con il movimento delle mie mani sui loro cazzi che più glieli menavo e più tornavano ad acquisire il giusto turgore. D’improvviso mi alzai in piedi e mi inginocchiai al centro delle stanza, i miei occhi assatanati di libidine e lussuria richiamarono a me i due maschi che con le verghe erette vennero verso di me fermandosi ad un centimetro dalla mia bocca. Gli dissi:
vi voglio prosciugare e bere fino all’ultima goccia della sborra che c’è in voi…

Iniziai allora ad alternarmi a ricevere in bocca quei due grossi cazzi. I due uomini ansimavano, ed io ogni volta che staccavo la bocca dai loro cazzi lì insultavo: Porci, maiali, schifosi, godete sulla vostra troia. Non ci volle molto, prima uno e poi l’altro mi sborrarono in bocca e ad ogni venuta restituivo il loro nettare nella loro bocche baciandoli.
Li guardai in faccia, le loro bocche piene di sborra e con movenze feline andai a sdraiarmi sul divano spalancando in maniera oscena le mie gambe e offrendo ai due tori la visione della mia vulva spalancata. Il messaggio fu chiaro, avanzando a carponi mi raggiunsero, uno iniziò a leccarmi la figa e ad infilarmi le dita inarcandole dentro di me per cercare il punto del piacere, mentre l’altro mi baciava i seni stringendoli delicatamente. La mia sete di lussuria fu appagata di lì a poco quando stringendo con le cosce il viso del maschio che mi leccava la figa, esplosi con: sono una troiaaaaaaaaaaa…

Rimanemmo così per alcuni minuti, guardai l’orologio e vidi che si era fatto molto tardi, la stanza era pregna dell’odore acre del sesso e i corpi dei due maschi giacevano a terra nella stanza. MI alzai andai in bagno per risistemarmi un poi alla meglio, mi rivestii e prima di uscire dalla casa salutai con un sorriso i due uomini che nudi vagavano per la stanza.
Salii in macchina ma la voglia sembrava non calare arrivai sotto casa, spensi la macchina e dato che non mi ero rimessa le mutandine iniziai a masturbarmi da prima piano poi reclinando il sedile e mettendo i piedi sopra il cruscotto sempre più forte fino a quando con un getto copioso inondai il volante dei miei umori la macchina del mio maritino…
Salii in casa lo baciai sulla fronte mentre dormiva ed andai a farmi una doccia...

 

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