Erano passati quasi otto mesi dall'ultima volta che avevamo fatto sesso a tre.
L'ultimo ragazzo incontrato era di bell'aspetto, molto gentile e educato, anche se un po’ agitato in quanto non aveva molta esperienza nei rapporti con una coppia.
Vista la serata non proprio positiva avevamo concordato di prenderci una pausa.
In un momento di relax in salotto, rompendo il silenzio della stanza, lei mi chiese: "Ricordi l’ultima volta che siamo stati con un amico?"
Evidentemente la fantasia sessuale di Lorena era tornata.
Alzando lo sguardo dissi: "Sì."
"Quella volta che abbiamo incontrato Carlo?"
Feci un ceno di conferma con la testa e dissi: "La volta in cui abbiamo deciso di fermarci?"
"Quella. Stavo solo pensando ... non passiamo una notte diversa da troppo tempo."
Ribattei: "Ci siamo presi una pausa perché tu hai deciso così."
"Lo so," disse lei "ma ci sto pensando. Forse è ora di riprovarci. Dopo quella sera siamo diventati più bravi a capire cosa vogliamo e cosa non ci va."
La osservai per un attimo, il modo in cui i suoi occhi verdi mi fissavano, come se stesse testando fin dove poteva spingersi.
"Stai dicendo che sei pronta a provare di nuovo?"
"Sto dicendo" rispose "che forse la persona giusta è là fuori, se questa volta siamo abbastanza bravi nel cercarla possiamo anche incontrarla."
Mi sporsi in avanti, muovendomi verso di lei: “Più accurati nella scelta va bene, ma come e cosa chiedere?"
"Basta con gli apprendisti" disse, elencando i punti. "Deve essere in grado di reggere il confronto nella conversazione e in camera da letto. Non può essere indeciso sul tuo coinvolgimento. Deve sapere cosa significa davvero il gioco in tre e non essere timido."
Sorrisi dicendo: "Pensi che riceveremo molte candidature se postiamo un messaggio online con tali indicazioni?"
"Penso che ne riceveremo molte," disse lei "ma forse varrà la pena rispondere solo ad alcune o, forse, a nessuna. Vedremo."
Lasciai che il pensiero di Lorena rimanesse per un attimo senza risposta.
Alla fine, dissi: "Ripristina il nostro account e scrivi un messaggio, vediamo chi risponde".
Lorena si mise il portatile sulle ginocchia, il viso illuminato da una luce abbagliante.
“Coppia di professionisti disinibita, pulita, discreta e sicura di sé cerca un partner ……….”
Lo lesse ad alta voce e mi guardò da sopra lo schermo.
"La lasciamo così?"
"No, aggiungi qualcosa sulla riservatezza."
Le sue dita corsero veloci sulla tastiera prima di premere "Invio". Chiuse il portatile, lo mise da parte e si rannicchiò sul divano.
"Sai" disse "se lo facciamo di nuovo, non mi accontenterò, deve essere tutto molto eccitante." Sorrise.
"Bene! Mi piaci così intraprendente."
Mi stavo rilassando quando incominciarono ad arrivare avvisi dal sito. Uno di questi, quello che sembrava più accattivante, recitava: “Adriano, 35 anni. Alto un metro e ottanta, muscoloso e asciutto. Pelle olivastra, capelli corti ……”
La sua prima foto non mostrava molto, solo lui con una maglietta e un bicchiere da cognac davanti a sé. Il suo aspetto era quello di una persona tranquilla che non aveva bisogno di dimostrare cosa valesse.
Lessi il suo messaggio “So esattamente cosa chiedete. E sono bravo a farlo. Vivo nella vostra stessa città e amo conoscere persone nuove con cui interagire."
Appoggiai la schiena sulla poltrona pensando un attimo e, poi, risposi al messaggio. Da lì, la conversazione proseguì. Ci scambiammo tante informazioni su di noi e tante storie di precedenti incontri. I dettagli si fecero più spinti con il passare del tempo.
In conclusione, concordammo un appuntamento in un bar molto noto del centro città. Locale dove era possibile sedersi e chiacchierare liberamente.
Arrivammo puntuali all’appuntamento e ci sedemmo ad un tavolo che ci permetteva di vedere la porta di ingresso.
Quando Adriano entrò, appena varcata la porta, scrutò il locale. Ci riconobbe quando incontrò il nostro sguardo. Si avvicinò, ci stringemmo la mano presentandoci: “Mario e Lorena piacere di fare la tua conoscenza.”
“Il piacere e tutto mio, il nome lo conoscete già.”
La prima impressione fu quella di una persona calda, decisa, e molto educata.
"Ti possiamo offrire qualcosa?" chiesi.
"Si grazie, berrei un caffè molto volentieri." disse Adriano, sfilandosi la giacca e appoggiandola su una sedia.
Da vicino, trasmetteva la stessa calma dei suoi messaggi: imperturbabile, saldo. Spalle che riempivano la camicia, petto scolpito, avambracci venati e tatuati. Il suo sguardo era intelligente e trasmetteva tranquillità.
Ordinai tre caffè e cominciammo a chiacchierare parlando delle nostre vite, viaggi, amicizie e lavoro, ecc. Nessuno di noi diceva più del necessario o insisteva su aspetti particolari.
Quando il cameriere portò i caffè, io e Lorena lasciammo i convenevoli di rito per parlare più a fondo del rapporto che volevamo creare: "Vogliamo parlarti di come pensiamo di giocare io e lei." dissi senza alzare la voce "Noi vogliamo essere espliciti per assicurarci di parlare la stessa lingua, di avere gli stessi interessi."
Adriano annuì: "Facciamolo."
Fummo espliciti nell’indicare cosa pensavamo di organizzare. Indicammo le modalità, le interazioni, le posizioni, la complicità tra i partner, ecc.
Adriano ribadì che era totalmente d’accordo e non vedeva l’ora di poter mettere in pratica tutto quello che ci eravamo detti.
Restammo in silenzio per qualche secondo, denso di reciproca comprensione. Allungai la mano per salutarlo, la stretta ferma, decisa e gli dissi: "Ti va di vederci venerdì prossimo a casa nostra, facciamo alle diciannove e trenta."
Adriano annuì: "Ci sarò".
Gli indicammo come raggiungere la nostra casa e lo salutammo con cordialità.
Quando uscimmo dal locale Lorena disse: “Credo sia quello giusto. Lo sapevo che ci saremmo riusciti a trovare un amico all’altezza. Sono già bagnata.”
Nel tardo pomeriggio di venerdì, Lorena riassettò casa, cambiò le lenzuola, diffuse un filo di deodorante, preparò i bicchieri da whisky accanto alla caraffa di cristallo.
Io controllai la playlist per la musica.
Lorena si preparò truccandosi, un leggero rossetto sulle morbide labbra, un sottile tocco di luce sulle guance mettevano in piena luce il suo bel volto.
La osservai per un attimo, l’abito nero era sobrio ed elegante, una linea pulita che incorniciava la morbida curva del seno e la potente ampiezza delle cosce.
"Ultimo controllo" dissi a bassa voce. "Siamo noi a dettare i tempi e le modalità. Lui ci segue."
Il sorriso di Lorena era luminoso: "Lo so, Mario, faremo come dici tu."
"E se non scatta il feeling giusto?"
"Chiudiamo la serata,” disse lei "ma non sarà così."
All’orario fissato arrivò Adriano: "È bello vederti" dissi porgendogli la mano dopo aver aperto.
"Anche per me" disse Adriano.
Poi si rivolse a Lorena: "Sei ancora più bella e sexy dell’altro giorno."
La risata di Lorena era tra il cortese e l’elettrizzato: "Grazie, sono felice che io sia di tuo gradimento".
Lo facemmo entrare e ci sedemmo in salotto.
"Whisky o altro, io bevo un po’ di prosecco" disse Lorena
“Whisky va bene” rispose Adriano.
Arrivarono i bicchieri, parlammo per un po’. Poi lasciai che la nostra conversazione si concentrasse maggiormente sul motivo per cui ci trovavano insieme.
Lorena sedeva tra di noi e lasciava che il suo corpo parlasse per lei.
"Siete determinati, soprattutto Lorena sei decisa?" chiese Adriano.
Bevvi lentamente un sorso e risposi: "Lo siamo."
Lorena aggiunse: “Si certamente, ora che ti ho conosciuto meglio anche di più. Poi è per questo che siamo qui, provare a stare bene insieme e fare del buon sesso." Per qualche secondo ci fu silenzio.
La mano di Lorena si posò sulla mia coscia, si alzò e disse: “Vado a rinfrescarmi".
Scomparve in fondo al corridoio.
Il rumore della cerniera, il fruscio del vestito che lei si toglieva lasciò noi due in un silenzio per un attimo.
Quando lei scomparve in bagno, con gli occhi fissi sul corridoio Adriano disse: "Lorena mi piace da morire, è molto sexy ."
"Se hai delle domande, ora è il momento" ribattei.
Adriano bevve un sorso: "Nessuna, mi sento perfettamente a mio agio.”
All’improvviso lei apparve nuda in fondo al corridoio: "Eccomi, io sono pronta per voi." disse.
Gli occhi di Adriano si spalancarono: "Sei meravigliosa! Hai un corpo stupendo … da baciare."
"Vi aspetto in camera da letto …" la risata di Lorena inondò la stanza, ed entrò in camera.
Ci alzammo e percorremmo il corridoio, l'aria era carica. Entrai per primo nella camera, Lorena era seduta sul bordo del letto, gli occhi scintillanti, il respiro un po' agitato.
La lampada soffusa la illuminava dando un tono caldo alla sua pelle meravigliosa.
E fu lì che iniziò la serata.
Mi avvicinai a lei, sentivo il suo corpo emanare un profumo sensuale. Adriano si fermò all’ingresso della stanza.
Con una mano sotto il mento le sollevai il viso. Le seguii la bocca con il pollice, le labbra si chiusero intorno e lo succhiarono. Lei sorrise.
Mi slacciai la cintura senza fretta, mi liberai degli abiti e il mio pene si svincolò, la cappella si avvicinò a lei.
"Apri le labbra." dissi.
Lei lo fece, lentamente, le labbra morbide, la lingua calda.
Scivolai dentro, prima solo la cappella e poi più in profondità nella sua bocca.
Gemetti piano, il tipo di approvazione che la facevano eccitare.
Le misi una mano sulla nuca, senza forzare, solo tenendola lì mentre i miei fianchi scandivano un ritmo lento.
Lei incontrò il mio sguardo, le guance incavate, la saliva che gli colava lungo l’angolo della bocca.
«Ora tocca a lui» dissi, senza distogliere lo sguardo da lei.
Adriano non si era mosso fino a quel momento e non se lo fece ripetere due volte.
Si avvicinò, si sfilò la maglia e la lampada gli illuminò il petto. Le si parò davanti e aprì la cerniera.
Il suo pene si rivelò già duro e lungo non meno di venti centimetri, molto grosso con vene spesse come corde sotto la pelle.
Lorena trattenne il respiro.
«Era quello che chiedevi?» dissi dolcemente «E’ tutto per te.»
Lorena annuì. Aprì la bocca per Adriano come aveva fatto prima, ma le dimensioni del pene le crearono qualche difficoltà per metterlo tutto dentro, le labbra tese, la mascella allargata.
Adriano non si scompose. Le mise una mano sulla testa e guidò il ritmo: lento, profondo, un po' più dentro a ogni passaggio, osservando i suoi occhi nell'attimo in cui il suo corpo si abbandonava.
"Bene." dissi "Ora che ti sei gustata i nostri cazzi cambiamo posizione. Distenditi sulla schiena e allarga le gambe."
Dissi ad Adriano "Scopagli la figa. È quello che lei si aspetta che tu faccia."
Le grandi mani di Adriano le scivolarono intorno alla vita e scesero fino alle cosce, i pollici le separarono le labbra già viscide.
Lei gemette ed ebbe dei brevi tremori su tutto il corpo.
Io la accarezzai partendo dal seno fino giù al monte di venere.
Adriano appoggiò il cazzo sulle grandi labbra e si fermò: "Respira" le disse.
Lei obbedì e lui spinse, lentamente, dentro le piccole labbra il suo grosso pene. Sempre più a fondo finché non fu sepolto nella sua vagina, con le palle che sfioravano la sua pelle.
Lei ansimò, le sue unghie mi mordevano gli avambracci per tenere le mani sul suo seno.
Io non mi mossi.
Lui inizio un lento movimento, si strinse su di lei e fece scivolare la grossa verga dentro di lei, prendendola con energia crescente.
Lei emise un suono di goduria.
Adriano la cavalcò per un po’ fino a quando, durante un mio bacio lei mi mormorò: "Insieme, per favore" sussurrò "vi prego, scopatemi insieme. Voglio una doppia"
"Ok, sarai accontentata." dissi, e mi alzai.
Chiesi ad Adriano di sdraiarsi sul letto e a Lorena di mettersi a cavalcioni su di lui.
Loro lo fecero e posizionandosi Lorena si appoggiò sul suo cazzo che scivolò dentro di lei.
Lento, paziente, Adriano la scopò centimetro per centimetro finché il suo grosso pene non si adagiò interamente dentro di lei.
Il respiro di Lorena diventò più rapido e ansimante quando appoggiai la mia mano sulle sue chiappe per controllare i suoi movimenti, era il presagio del mio prossimo intervento.
Mi posizionai con le gambe larghe su di lei in modo da poter infilare il mio cazzo giù per il culo di Lorena.
Non fu semplice farlo, vista anche la presenza già di un altro cazzo nell’altro canale. Alla fine, ci riuscì e sentì un forte calore assieme ad una notevole pressione.
Emozione bellissima e indubbiamente stupenda per tutti. La sensazione che provoca lo scivolare di due cazzi che riempiono i due canali di una donna era fortemente eccitante.
"Non correre!" dissi ad Adriano.
"Non lo farò" sussurrò.
Io e Adriano ci muovevamo piano. Non era semplice la posizione per la geometria dei corpi. Lei era tra di noi e si muoveva prima su un cazzo e poi sull’altro.
Cercai di coordinare il movimento in sincrono con lei; Adriano rispose anche lui con piccoli movimenti.
La sensazione era oscena, l’attrito attraverso le pareti sottilissime e la deformazione reciproca, i nostri membri che si strusciavano dentro di lei era indescrivibile.
La bocca di Lorena si spalancò e rimase così, un debole suono lamentoso la lasciava a ogni scivolata condivisa.
Il sudore le imperlava la schiena; gli avambracci di Adriano tremavano. Mantenevamo il ritmo lento e duro, uno sfregamento incessante che la costringeva a sentire tutto finché le gambe non le tremarono e la voce non si apriva in un respiro profondo di una intensa risata.
"Fermi un attimo" ordinai, e tutti ci immobilizzammo.
Lorena era impalata con entrambi gli uomini che pulsavano l'uno contro l'altro dentro di lei. L'immobilità per lei era quasi un insulto al suo godere.
Lei ci implorò: "Per favore, continuate a scoparmi. Stavo godendo da matti."
Io le sorrisi: "Tranquilla, cambiamo posizione ma otterrai ciò che ti aspetti."
Mi separai lentamente, lasciandola ansimare.
Anche Adriano si ritirò, la grossa testa accarezzò le labbra della sua figa prima di scivolare via.
Lorena tremò per l'improvviso vuoto.
"Mani sul materasso" le dissi "a faccia in giù, culo in su."
Lei si piegò sui gomiti e si inarcò, presentandosi splendidamente: schiena inarcata, culo in su, cosce divaricate.
Gli accarezzai le natiche. Chiesi ad Adriano di posizionarsi dietro Lorena, lui lo fece e poi indirizzò la testa del suo pene più in basso e lo appoggiò sul buco del culo di lei.
Lorena girò la testa, guancia contro il lenzuolo, gli occhi fissi su di lui. "Sì, infilalo dentro.” disse con voce impercettibile e rovente.
"Bene" disse Adriano, e spinse.
Il buco cedette non facilmente, la tensione era enorme, un dolore intenso la portò a respirare ed emettere piccoli suoni spezzati.
Lui si fermò, le mani ferme sui suoi fianchi, lasciandola adattarsi alla presenza.
Era esattamente quello che Lorena chiedeva. Ruotò leggermente i fianchi, mettendosi alla prova, spinse lentamente per farlo entrare tutto dentro di lei, le sue dita strinsero con forza le lenzuola.
"Va bene?" chiese Adriano.
"Va benissimo, me lo sto godendo." ansimò lei, e lui si mosse, lunghe, lente, avide spinte nel suo sedere, la cavalcata perfetta.
All’inizio impostò un ritmo che rasentava la brutalità e poi lo ridusse.
"Tocca a te, prendila davanti." Disse Adriano, con voce ancora calma.
Ero già lì, con la mano sulla faccia di Lorena, guidandole l'apertura della bocca.
Lei mi diede solo le labbra, poi un altro centimetro, lasciandolo entrare piano piano mentre Adriano la riempiva da dietro.
Il suono che le uscì fu pura eccitazione, la saliva viscida le colava lungo la mia asta, le sue labbra passavano per tutta la mia lunghezza venosa.
Adriano cambiò l'angolazione e spinse più in profondità; Lorena gemette con il mio cazzo in bocca e lo spinse per riflesso ancora più in profondità.
I miei fianchi si mossero in avanti e poi si bloccarono, entrambe le mie mani le cingevano il viso mentre lo tenevo in profondità.
La mano di Adriano si appoggiò sul suo fianco, seguendo il ritmo.
La tenemmo così, piena da entrambe le estremità, finché Adriano non si liberò di colpo e spostò sul letto sedendosi. Poi la prese per le chiappe e la fece avvicinare a sé.
"Su, vieni su di me." disse, e la guidò a cavalcioni sulle sue gambe sul bordo del letto. Il pene di Adriano era liscio e duro come il ferro, la grossa cappella che le premeva l'apertura.
Io allungai le mani e la aiutai a sedersi su di lui. Il pene di Adriano sprofondò, lentamente, la sua verga scomparve di nuovo dentro di lei.
Gemette, le unghie che si conficcavano nelle mie spalle. La lasciai fare.
"Brava ragazza" sussurrai "continua a cavalcarlo."
Lorena ansimò, piena e tremante. Urlò il suo godere, un suono acuto riempì la stanza.
Io mi abbassai e mi mossi infilandomi sotto di lei per raggiugere la sua figa, la iniziai a leccarle il basso ventre e il clitoride che era oscenamente bagnato.
Adriano fece ciò che nessuno di noi due si aspettava. Tirando fuori il suo cazzo lo fece scivolare sulle mie labbra.
Restai immobile per la sorpresa finché non sentì l'ampia corona premere contro le mie labbra e infilarsi nel mio palato.
Lui gemette piano, delle forti vibrazioni percorse il corpo di Lorena e fecero sussultare Adriano.
"Cazzo, che bella sensazione." sibilò Adriano, stringendo i miei capelli con una mano.
Lorena mi afferrò le spalle e spingendomi in giù e continuò a tremare.
Io mi trovai ad avere quella grossa e umida verga nella bocca, rimasi quasi immobile senza nessuna reazione, poi per tirarmi fuori dall’impasse lo leccai.
"Concentrati" mi disse Lorena, come se non fosse per me una cosa nuova che non avevamo mai fatto "Leccalo bene, succhialo con passione che poi lo voglio di nuovo dentro e ben lubrificato. Devi mantenerlo duro."
Non mi restava che esaudire i suoi desideri, e così feci impegnandomi in quello che non era preventivato.
Dopo qualche minuto, Adriano le disse: "Alzati un po’ di più. Ora scivolo sul letto e tu vieni sopra di me di schiena. Ti voglio prendere di nuovo il culo."
Lui si spostò e lei lo seguì, si spinse con il suo sedere viscido e fece entrare dentro il cazzo, l'anello caldo cedette facilmente.
Adriano spingeva in profondità la sua verga dentro, mentre io riposizionandomi sopra Lorena le riempivo di nuovo la figa. Lei accolse i nostri cazzi senza una parola.
Le mani di Adriano la tenevano per i fianchi, ed io faticavo per mantenere la mia verga dentro di lei.
Continuammo a cavalcarla finché non iniziò un tremore nelle sue cosce, vibrazioni che indicavano l’avvicinarsi del suo orgasmo.
La baciai e le sussurrai: “Ti sento pronta, ed anche noi lo siamo, è ora di godere.”
Iniziò per primo Adriano, precisi movimenti che alimentarono il suo orgasmo, dentro e fuori da quel corpo dal calore intenso.
Adriano gridò tutto il suo piacere ed eiaculò il seme dentro di lei, con un ritmo incalzante continuò a sbatterle dentro il suo cazzo.
Le nostre verghe scivolavano l'uno contro l'altro attraverso la sottile parete, pressione e calore che si accumulavano finché Lorena, con il suo sistema nervoso in cortocircuito, cedette rumorosamente. L'orgasmo la travolse come una marea, irrigidendola prima e squarciandola con vibrazioni violente che si propagavano per tutto il suo corpo poi.
Noi due la sostenemmo per tutto il suo orgasmo. Il mio braccio le fasciava il petto, le mani di Adriano la sorreggevano dalle chiappe.
Non volevamo che si liberasse. Non ancora. Usavamo il suo corpo riempiendo tutti e due i buci.
Lei era pronta a ricevere il secondo sperma, spalle dritte, i capezzoli turgidi.
"Mario deve ancora venire, credo che lo meriti abbondantemente." disse Adriano.
"Questa sera la finiamo insieme. Nessuno deve restare deluso." ribatté Lorena.
Assumemmo una posizione che rendeva meno complicato per me scoparla.
Adriano si mise di fronte a Lorena e si offrì, la testa larga appoggiata contro le sue labbra.
Lei si aprì, senza esitazione, prendendolo in profondità finché la gola non le sussultò intorno alla sua grossezza.
Io mi inginocchiai dietro di lei e le infilai due dita, delicatamente, preparandole di nuovo il buco del culo. Quando si rilassò, sostituì le dita con il pene, spingendo lentamente, riempiendole il culo fino in fondo finché le mie palle non le baciarono la figa.
Lei non si mosse, fece solo un respiro profondo attorno al cazzo di Adriano.
"Guardami" dissi a Lorena, sebbene avesse la bocca piena.
Lei alzò gli occhi, lacrimanti per l’intensità dell’amplesso, le sorrisi.
"Ora ti faremo godere di nuovo." Le scopavo il culo a un ritmo costante; ogni mio movimento spingeva la sua bocca più in profondità su Adriano.
Adriano le teneva il viso tra le mani, accarezzandola mentre le dava la sua bella verga.
I suoni di Lorena erano strozzati intorno al cazzo di Adriano; la stanza era piena di umidità, respiro e il sordo schiaffo di un corpo contro l'altro.
La sentì iniziare a contrarsi di nuovo, i muscoli che le tremavano, i sussulti indicavano che il limite era a un passo.
Allungai una mano sotto di lei ed iniziai a masturbargli il clitoride, inchiodandole sempre il cazzo dentro di lei. Gli occhi di Lorena rotearono, le mani che lottavano per sorreggersi in quella posizione: "Non muoverti" dissi, e lei non lo fece, e quell'obbedienza divenne la miccia.
Il respiro di Adriano si accorciò.
"Sono vicino a godere di nuovo" mormorò Lorena con i muscoli del collo tesi.
"Tieni duro ancora un po’" la avvertì.
Lei tremò, trattenne il suo orgasmo finché io spinsi fino all'ultimo centimetro dentro di lei.
I fianchi che si muovevano avanti e indietro, con un filo di voce le dissi nell'orecchio: "Vieni adesso per me."
Lorena si lasciò andare in un orgasmo violento che le pervase tutto il corpo; uno spasmo, un tormento, una resa completa che le squarciava ogni muscolo.
La sua gola si chiuse attorno ad Adriano e gli strappò un urlo di piacere; il suo sedere si strinse su di me come un pugno.
Perdemmo tutti e due il controllo, Adriano per primo, gemendo forte, inondandole la bocca di fitte pulsazioni che lei recepì con gli occhi umidi e spalancati. Io, con il cazzo sepolto nel suo sedere, eiaculai in profondità con un suono rauco che era in parte trionfo, in parte sollievo.
Non lo tirai fuori.
Lei si godeva l'ultimo fremito di Adriano sulla lingua, il calore che le riempiva il sedere, il modo in cui il suo orgasmo rimbalzava attraverso il suo corpo.
Il silenzio scese. Caldo. Glorioso. Pieno di battiti cardiaci.
Io mi allontanai delicatamente, raccogliendo il liquido con il palmo della mano e guidai Lorena in avanti, carponi.
"Resta" dissi, con la voce che si faceva tenera.
Mi chinai e le posi la bocca lì leccandola.
Lorena gemette piano, era distrutta.
Adriano guardò, con il petto che si sollevava per il respiro affannoso, gli occhi offuscati da qualcosa di simile allo stupore.
Io le baciai lentamente la schiena la morbida nuca all'attaccatura dei capelli poi la presi per il mento e la baciai sulla bocca.
Quando la lasciai andare, lei si voltò e diede un bacio dolce e grato sulla bocca di Adriano.
Crollammo sul letto in un tumulto di membra, respiro e calore.
Io tirai Lorena in grembo, Adriano si sdraiò vicino.
Dopo un po', a voce bassa, dissi: "Stasera abbiamo concluso la pausa dal sesso con amici. Vero Lorena?"
Il sorriso di Lorena era furbetto e minaccioso: "Si … l'abbiamo fatto."
"Allora, cosa succede adesso?" lasciai cadere la domanda, poi baciai la tempia di Lorena.
"La prossima volta facciamo qualche gioco particolare, magari mi bendate, poi fate entrare degli altri amici nudi ed io devo riconoscere voi due solo leccando i cazzi di ognuno. Poi trasformiamo la casa in una sala per gang band. Che ve ne pare?"
Gli occhi di Lorena scintillavano.
Le dissi: "Stai scherzando vero? Ma se non scherzi a quanti altri pensi? Forse uno o due?"
La risata di Lorena era roca e felice: "Io dico quattro … o cinque. Mi sogno un incontro con tanti cazzi per me."
Adriano si appoggiò alla testiera del letto, fissandoci in adorazione.
Rimanemmo tutti e tre seduti lì ancora con il sudore addosso, la stanza impregnata dell'odore del sesso e della dolce promessa di ciò che avremmo forse fatto in futuro.
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