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Cuckold Prima Volta
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Michela la sua prima volta (dal fisioterapista)

Il dolore lombare che tormentava Michela da giorni fu il pretesto perfetto. Per lei era solo un premuroso regalo da parte tua, Marco: una seduta privata da un fisioterapista rinomato per rimetterla in sesto. Non poteva immaginare che dietro quella facciata professionale si nascondesse un accordo cinico e spietato fatto da te qualche giorno prima con il massaggiatore.


Lo studio, situato in un palazzo anonimo, era saturo di un odore intenso di oli essenziali e aria condizionata. Il massaggiatore, un uomo tarchiato, con avambracci massicci e mani enormi da muratore, vi accolse con un cenno distaccato. Michela, ignara di essere l'agnello sacrificale, gli sorrise con la timidezza tipica della moglie devota. «Si spogli pure dietro il paravento, signora. Resti solo in mutande e si sdrai a pancia in giù sul lettino», ordinò l'uomo con voce profonda e priva di fronzoli.


Tu ti accomodasti su una poltrona di pelle nell'angolo buio della stanza. Fingesti di guardare il telefono, ma ogni tuo senso era focalizzato su di lei. Quando Michela uscì da dietro il paravento, il contrasto tra la sua pelle candida e la brasiliana nera che le incideva i fianchi ti fece sussultare il sangue nelle vene. Coprendosi il seno sodo con le mani, tua moglie salì sul lettino e si stese, affondando il viso nel foro poggiatesta. Il massaggiatore versò un generoso rivolo di olio scaldato sulla schiena di tua moglie. Le prime manovre furono decise, tecniche, mirate a sciogliere le contratture. Michela emise un gemito soffocato per la pressione, mentre le mani pesanti dell'uomo compivano cerchi concentrici sulla sua carne. La tensione nella stanza, però, iniziò a deviare rapidamente dai binari della terapia.


Le mani dell'estraneo, viscide di olio, cominciarono a scendere oltre la linea lombare. Con un movimento fluido e deliberato, l'uomo infilò i pollici sotto il bordo della brasiliana, abbassandolo fino a scoprire interamente le chiappe bianche di tua moglie. Michela sussultò sul lettino, irrigidendo le gambe. Sollevò leggermente la testa dal foro, girandola di lato per cercarti con lo sguardo, gli occhi lucidi di imbarazzo e confusione.


«Marco...» sussurrò, cercando protezione nei tuoi occhi.


Tu rimanesti immobile sulla poltrona, incrociando il suo sguardo con totale distacco. Le rivolgesti un sorriso ambiguo e calmo e le dicesti: «Rilassati, amore. Sa cosa fa, fa parte del trattamento per sbloccare il bacino. Lascialo lavorare». Quella tua frase fu la sua sentenza. Il via libera ufficiale. Il massaggiatore colse l'invito all'istante: le sue dita enormi affondarono prepotentemente nelle chiappe di Michela, stringendo la carne con violenza, mentre il suo bacino si premeva contro il bordo del lettino, a pochi centimetri dal viso di tua moglie. Il respiro dell'uomo si fece pesante, mentre una delle sue mani scivolava con decisione verso l'interno coscia, risalendo inesorabilmente verso il centro del suo piacere ancora inviolato.


Le mani viscide del massaggiatore continuarono a impastare la carne del culo di Michela, ma la finzione terapeutica stava ormai per crollare del tutto. L'uomo bloccò i suoi movimenti per un istante, emettendo un respiro profondo e carico di bramosia che andò a infrangersi direttamente sulla nuca umida di tua moglie.


«Signora, la contrattura è profonda e scende fino all'osso sacro», esclamò l'estraneo con un tono di voce stentoreo. «Per sbloccarla davvero dobbiamo cambiare posizione. Si metta a quattro zampe sul lettino. Alzi bene il bacino verso di me». Michela sussultò a quell'ordine così grezzo e diretto. Il suo corpo quasi nudo, unto di olio e coperto solo dalla brasiliana nera, tremò leggermente. Sollevò di scatto la testa dal foro del lettino e girò il collo verso di te, cercandoti disperatamente con lo sguardo. I suoi occhi erano sbarrati, lucidi, sospesi tra l'imbarazzo più totale e un'improvvisa, incontrollabile scarica di calore che le stava accendendo le guance.


«Marco... ma sei sicuro? Così mi sembra troppo...» sussurrò con un filo di voce, sperando che tu mettessi un freno a quell'audacia. Tu, immobile sulla tua poltrona nell'angolo buio, non ti scomposi di un millimetro. La guardasti dritto negli occhi, godendoti ogni singolo istante della sua sottomissione nascente, e con un tono gelido e autoritario le rispondesti: «Fai quello che ti dice il dottore, Michela. Non fare storie e lasciati curare».


Quella tua definitiva sentenza spazzò via ogni residua difesa. Michela deglutì, assecondando l'ordine. Puntò le ginocchia e i gomiti sul lettino di pelle, sollevando lentamente il bacino e offrendo il suo fantastico culo bagnato d'olio direttamente alla faccia del massaggiatore. La brasiliana, tesa al massimo dall'apertura delle gambe, si infilò prepotentemente tra le sue chiappe sode, lasciando i due emisferi completamente scoperti e vulnerabili. L'estraneo non perse tempo. Si posizionò esattamente dietro di lei, premendo il proprio bacino contro le cosce di tua moglie. Con una mossa deliberata, versò altro olio caldo direttamente nella fessura del culo, facendo sussultare Michela per il brivido. Poi, con le dita enormi e pesanti, iniziò a massaggiare con forza la carne delle chiappe, producendo un rumore viscido e umido che rimbombò in tutta la stanza, mentre i suoi pollici scivolavano inesorabilmente verso il basso, andando a stuzzicare con insistenza il fulcro della sua intimità. L'estraneo decise di rallentare il ritmo, godendosi ogni istante della sottomissione di tua moglie sotto il tuo sguardo complice. Le sue mani enormi e viscide ripresero a muoversi sul culo di Michela, esercitando una pressione decisa che faceva sussultare la carne a ogni passaggio. Con movimenti circolari e lenti, l'uomo impastò le chiappe sode, facendole dondolare sul lettino, mentre il rumore dell'olio che scivolava sulla pelle diventava sempre più forte e pesante.


Durante questo finto massaggio terapeutico, le dita pesanti dell'estraneo iniziarono a scendere inesorabilmente. Con una flemma calcolata, l'uomo fece scivolare più volte i pollici lungo la fessura del culo, spingendosi ogni volta un centimetro più giù, fino a sfiorare con delicatezza ma estrema insistenza le labbra turgide della fica di Michela, ancora protetta dal tessuto bagnato della brasiliana. A ogni sfioramento, tua moglie stringeva i denti ed emetteva un gemito soffocato nel foro del lettino, incapace di opporsi a quelle dita estranee che accarezzavano il fulcro del suo piacere.


Fu allora che la reazione fisica di Michela divenne incontrollabile. Lo shock di essere palpeggiata in quel modo, unito alla totale passività con cui tu assistevi dalla poltrona, le scatenò dentro una scarica di calore pazzesca. Sentendosi usata e violata nell'intimità da uno sconosciuto, la sua passera reagì da sola, iniziando a sbrodolarle copiosamente tra le cosce bagnando inesorabilmente la sua brasiliana.


Il massaggiatore percepì immediatamente quel calore e quell'umidità. Con un movimento fluido, fingendo che fosse un gesto del tutto involontario dovuto alla frizione dell'olio, agganciò con il pollice il bordo della brasiliana e lo spostò di lato, incastrandolo nella piega dell'anca. Il culo di Michela rimase così completamente scoperto e spalancato davanti ai tuoi occhi, con la fessura lucida e la fica bagnata messe totalmente a nudo e offerte alla mercé dell'estraneo. Il massaggiatore non perse tempo a consolidare il suo potere sul corpo di tua moglie. Sfruttando la totale nudità del suo culo bagnato d'olio, l'uomo iniziò a giocare maliziosamente con le dita: prima sfiorò con insistenza i bordi del buco del culo, poi fece scivolare i pollici bagnati d'olio direttamente tra le labbra turgide della fica di Michela. La accarezzò con una calma spietata, affondando leggermente il polpastrello lì dove lei era ormai completamente bagnata ed eccitata. Michela sussultò, lasciando andare un gemito acuto, le dita dei piedi contratte per l'intensità di quel contatto proibito.


Dopo qualche istante di quel gioco tormentoso, l'estraneo si staccò dal suo fondoschiena e batté un colpo deciso sulla coscia di tua moglie. «Bene signora, adesso si giri pure a pancia in su. Dobbiamo dedicarci al bacino e all'addome per sbloccare completamente la tensione anteriore».


Michela, con il viso completamente scarlatto e il respiro corto, si voltò lentamente sul lettino. Nel girarsi, si rese conto di essere totalmente esposta: la brasiliana era ancora incastrata sul fianco, lasciando la sua passera bagnata e il suo seno sodo completamente scoperti davanti a te che guardavi immobile dalla poltrona. L'uomo riprese l'olio caldo e, con esasperante calma, ricominciò a massaggiarle i fianchi e la pancia. Le sue mani enormi compivano cerchi concentrici sulla pelle vellutata dell'addome, spingendosi ogni volta un po' più in basso, verso il pelo pubico umido, e un po' più in alto, sfiorando deliberatamente la parte inferiore delle sue tette nude. La tensione nella stanza divenne insostenibile. Fu in quel momento che Michela notò il dettaglio macroscopico: i pantaloni bianchi da dottore del massaggiatore erano tesi al limite, incapaci di contenere la sagoma spaventosa del suo cazzo duro. L'estraneo, del tutto consapevole della propria eccitazione, sfruttò la vicinanza al lettino: mentre massaggiava la pancia di Michela, premette quel blocco di carne marmorea intrappolato nel tessuto bianco contro il fianco di Michela.


Tua moglie fissò quel rigonfiamento enorme a pochi centimetri dal suo viso. Travolta dal degrado e dall'autorità del tuo silenzio complice, Michela cedette del tutto alla bramosia. Con un movimento quasi impercettibile, spostò la mano destra lungo il lettino e la premette contro il tessuto teso dei pantaloni, sfiorando il cazzo duro del massaggiatore. L'estraneo se ne accorse all'istante. Bloccò il massaggio alla pancia, guardò tua moglie negli occhi con un sorriso cinico e decise che era il momento di andare decisamente oltre.


Il massaggiatore colse quel piccolo movimento della mano di Michela come il via libera definitivo. Lo studio, con le luci soffuse e la musica d'ambiente che continuava a scorrere in sottofondo, cambiò improvvisamente atmosfera. La barriera formale tra professionista e cliente crollò del tutto, lasciando spazio a una sintonizzazione psicologica profonda, morbosa e complice.


L'uomo bloccò le mani sulla pancia di tua moglie. Abbassò lo sguardo sul rigonfiamento dei suoi pantaloni bianchi, lì dove le dita di Michela avevano appena osato posarsi, poi lo rialzò per piantare i suoi occhi cinici direttamente in quelli di lei. «Vedo che la terapia sta funzionando, signora... e che ha individuato esattamente dove si concentra tutta la tensione della stanza», disse l'estraneo con una voce che aveva perso ogni distacco professionale, facendosi bassa, roca e incredibilmente intima. Michela non ritrasse la mano. Il suo respiro era un affanno continuo, il petto sodo saliva e scendeva violentemente e le sue guance bruciavano per la vergogna e l'eccitazione. Voltò leggermente la testa verso di te, cercandoti sulla poltrona nell'angolo buio. Tu, immobile, le rivolgesti un cenno impercettibile della testa: un ordine silenzioso a non fermarsi, a spingersi ancora più a fondo.


Sentendosi forte della tua complicità, l'uomo andò oltre. Fece un passo in avanti, premendo ancora di più il cazzo duro contro il fianco di Michela, e le afferrò delicatamente il mento con le dita bagnate d'olio, costringendola a guardarlo dal basso. «Suo marito è un uomo molto generoso a lasciarla qui con me...» sussurrò il massaggiatore, rompendo l'ultimo tabù e parlando apertamente del gioco a tre che si stava consumando sotto i tuoi occhi. «Ora mi dica la verità, Michela: vogliamo liberarla del tutto questa tensione?»


Il massaggiatore colse l'esitazione di Michela come l'ultimo ostacolo da abbattere. Con un movimento fluido e possessivo, coprì la mano destra di tua moglie con il suo palmo enorme e viscido d'olio, guidando le sue dita direttamente sulla cerniera tesa dei pantaloni bianchi.


«Forza, Michela. Aiutami», sussurrò l'uomo con un tono che non ammetteva repliche, mentre il suo respiro caldo le accarezzava il viso. Michela sentì sotto i polpastrelli il metallo freddo della zip, contrastato dal calore mostruoso del cazzo duro che spingeva dall'interno per uscire. Il cuore le batteva così forte nel petto che sembrava volerle esplodere. Voltò gli occhi disperati verso la tua poltrona nell'angolo buio, cercando un'ultima ancora di salvezza. Ma tu eri lì, immobile come un re sul suo trono di voyeurismo, con gli occhi sbarrati e un sorriso di assoluto compiacimento stampato in faccia. Il tuo silenzio era il comando più forte di tutti: volevi che la tua donna devota si trasformasse nella cagna di uno sconosciuto.


Accettando finalmente il proprio destino, Michela strinse le dita sulla cerniera. Con un movimento lento, tremante ma deciso, tirò giù la zip. Il rumore metallico dello scorrimento risuonò nello studio come una sentenza definitiva. I pantaloni bianchi si aprirono e l'elastico degli slip cedette di colpo. Il membro dell'estraneo, un blocco di carne enorme, venoso e già lucido di umori, scattò letteralmente fuori, liberandosi con violenza e andando a colpire con un sonoro schiaffo di carne il fianco scoperto e bagnato d'olio di tua moglie. A quella vista e a quel contatto, la passera di Michela ebbe un sussulto violento, sbrodolando un altro flusso caldissimo di umori che andò a colare sul lettino di pelle.


L'estraneo, vedendo il membro enorme e venoso appoggiato contro il fianco sbrodolato di tua moglie, non perse un solo secondo di più. Con una mossa repentina e brutale, affondò le dita nodose tra i capelli di Michela, afferrandoli saldamente alla nuca per costringerla a guardarlo.


«Adesso ripuliscimi, Michela. Leccalo per bene», le ordinò l'uomo con voce roca e impastata, spingendo la cappella lucida e violacea direttamente contro le sue labbra.


Michela emise un gemito soffocato, ma la sottomissione al tuo volere era ormai totale. Spalancò la bocca e accettò l'impatto con quel blocco di carne estranea. Iniziò a prenderlo in bocca con bramosia, affogando fino in gola mentre gli occhi le si riempivano di lacrime per lo sforzo. Il rumore viscido della sua saliva mischiata agli umori dell'uomo rimbombò nello studio, un suono crudo che ti fece sussultare il sangue nelle vene dalla poltrona. Mentre muoveva la testa avanti e indietro, Michela si staccò per un solo istante dal membro bagnato. Con il mento lucido di bava e il respiro totalmente spezzato, girò gli occhi sbarrati verso di te. Nel pieno di quell'eccitazione animalesca e vergognosa, urlò il tuo nome con una voce che era un misto di supplica e godimento puro: «Marco! Guarda come mi lascio usare... Marco, guardami!»


Sentire tua moglie che gridava il tuo nome mentre sputava l'anima sul cazzo di un altro uomo fu la conferma definitiva: la bramosia del degrado l'aveva travolta. Il massaggiatore, eccitato all'inverosimile da quel richiamo e dalla tua assoluta complicità, le afferrò di nuovo la nuca con violenza, ricacciandole il cazzo in gola per continuare a martellarle la bocca, mentre Michela inarcava la schiena sul lettino, sottomessa e felice di subire quella punizione davanti ai tuoi occhi estasiati.


Mentre Michela continuava a muovere la testa avanti e indietro sul cazzo bagnato, strozzandosi e spingendolo fino in gola, il massaggiatore decise di amplificare il degrado. Senza smettere di martellarle la bocca, l'uomo allungò l'altra mano enorme e viscida d'olio lungo il corpo di tua moglie, andando a infilare prepotentemente le dita tra le sue gambe spalancate sul lettino.


Con mossa brutale e spietata, l'estraneo iniziò a sditalinare contemporaneamente la fica e il buco del culo di Michela. Le sue dita, lucide di olio e umori, affondavano ed entravano a ritmo selvaggio nelle sue intimità, producendo un rumore viscido che andava a tempo con i colpi in gola. Tua moglie emetteva gemiti soffocati attorno al cazzo dell'uomo, con la bava che le colava lungo il mento e il culo che sussultava a ogni ditata profonda, completamente in balia di quel doppio godimento.


Fu allora che il massaggiatore, con il fiato corto e gli occhi iniettati di sangue, sollevò lo sguardo verso l'angolo buio della stanza e si rivolse direttamente a te.


«Ehi, Marco... vieni qui a vedere la tua cagna», grugnì l'uomo con voce roca, senza interrompere il ritmo delle dita. «Vieni a bagnarti le mani anche tu. Senti com'è ridotta, è caldissima. Guarda quanta bava e quanti fluidi sta lasciando sul mio cazzo. Vieni a prenderti la tua parte».


Sentendoti chiamare in causa dall'estraneo, ti alzasti lentamente dalla poltrona. Michela, con il membro ancora conficcato in gola, sbarrò gli occhi lucidi e ti guardò implorante mentre ti avvicinavi al lettino, pronta a subire l'umiliazione finale di farsi toccare da te insieme al suo padrone.


Ti avvicinasti al lettino a passi lenti e deliberati, con il cazzo che ormai ti spaccava i pantaloni. Il massaggiatore ti guardò arrivare con un ghigno cinico e, senza smettere di martellare la bocca di Michela, sfilò con un rumore viscido le sue dita sporche d'olio dalla fica e dal culo di tua moglie.


«Prendi il mio posto, Marco. Senti come sguazza questa cagna», grugnì l'uomo, facendoti cenno di infilarti tra le gambe spalancate di Michela. Tu non te lo facesti ripetere. Affondasti le tue dita nel buco del culo e nella passera di tua moglie, trovandoli caldissimi, dilatati e completamente sbrodolati dai fluidi dello sconosciuto. Michela, sentendo il tuo tocco padronale, emise un gemito disperato attorno al cazzo del massaggiatore, inarcando ancora di più il bacino. Le tue dita entravano e uscivano bagnate a ritmo selvaggio, mischiando l'olio e gli umori dell'estraneo, mentre il massaggiatore le godeva in gola con violenza. Dopo qualche minuto di questa tortura carnale, l'estraneo sfilò bruscamente il cazzo dalla bocca di Michela. La afferrò per i fianchi e, con una spinta brutale, la fece scendere dal lettino, sbattendola direttamente a terra, a pecora sul pavimento dello studio. «Mettiti giù e alza quel culo, muoviti!», le ordinò l'uomo posizionandosi dietro di lei.


Nel frattempo, tu avevi già tirato fuori il tuo cazzo duro, piazzandoti esattamente davanti al viso di tua moglie. Michela, con le ginocchia sul pavimento e il fantastico culo bagnato d'olio offerto al cielo, non perse un secondo: si avventò sul tuo membro, spalancando la bocca per iniziare a pomparti con bramosia animalesca. Proprio in quel momento, il massaggiatore puntò la sua cappella violacea contro la fica sbrodolata di Michela e ci si buttò dentro con una spinta secca, iniziando a scoparla da dietro senza pietà.


La stanza fu sommersa da una sinfonia di degrado totale: il rumore viscido della bocca di tua moglie che pompava il tuo cazzo si mischiava allo schiocco violento delle palle del massaggiatore che sbattevano contro le sue chiappe lucide d'olio. A un certo punto il massaggiatore interruppe bruscamente il martellamento, sfilando il cazzo dalla sua passera con un rumore viscido che risuonò in tutto lo studio. Ti guardò con un ghigno cinico, il fiato corto e gli occhi iniettati di sangue, mentre tu ti staccavi dalla bocca di Michela lasciandola a quattro zampe sul pavimento, con il mento completamente sbrodolato di bava e lo sguardo perso nel vuoto di quel degrado totale. L'estraneo la afferrò brutalmente per i capelli, tirandole indietro la testa per costringerla a guardare i vostri cazzi duri a pochi centimetri dal suo viso.


«In ginocchio, cagna. Inginocchiati e spalanca quella bocca al massimo, che dobbiamo svuotarci tutti e due nella tua gola», le ordinò l'uomo con voce roca e spietata, senza ammettere repliche.


Michela, totalmente sottomessa e travolta dalla bramosia di quella situazione, obbedì all'istante. Puntò le ginocchia a terra, inarcò la schiena e sollevò il viso verso l'alto, spalancando la bocca e tirando fuori la lingua, pronta a ricevere il sigillo finale. Il massaggiatore si piazzò di fianco a lei, mentre tu ti posizionasti esattamente di fronte. Eravate entrambi al limite, eccitati all'inverosimile dallo spettacolo di quel corpo bianco, bagnato d'olio e marchiato dagli umori dello sconosciuto sotto i tuoi occhi. Con una mossa repentina, l'uomo le serrò le dita sulla nuca per inchiodarla, e all'unisono scaricaste una colossale, densa e abbondante sbrodolata di sperma caldo direttamente nella sua gola spalancata. Schizzi di latte bollente le colpirono le tonsille, le labbra e le guance, colandole sul mento e sul petto. Michela mandò giù ogni singola goccia con avidità animalesca, strozzandosi e deglutendo quel mix bollente, prima di succhiare avidamente i vostri membri per ripulirli del tutto con la lingua. Il suo battesimo del degrado era compiuto. Un quarto d'ora dopo, Michela si rivestì dietro il paravento, infilandosi i vestiti sopra la pelle ancora appiccicosa di olio e sperma, conscia che la sua vecchia vita di moglie devota era finita per sempre.


 

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