Il silenzio della nostra camera da letto non era mai stato così rumoroso. Nei giorni successivi a quell'incontro, il segreto che custodivo sotto i vestiti aveva iniziato a cambiare forma: non era più solo vergogna, si stava trasformando in una febbrile, ossessiva necessità. Le parole di Marco continuavano a risuonare nella mia testa come un ordine a cui non potevo sottrarmi. “Gliela offrirai tu stesso.”
Il lavaggio di quel completo di pizzo nero fu il mio primo vero atto di complicità. Strofinando la seta per cancellare le tracce visibili del seme di Marco, mi resi conto che stavo cancellando le prove per mia moglie, ma fissando il ricordo indelebile nella mia mente. Rimettere quel capo nell'armadio di lei mi fece sentire come una spia che posiziona una microspia in territorio nemico.
La svolta arrivò una sera di metà settimana. Mia moglie lamentava da giorni una forte tensione alla schiena e al collo a causa delle troppe ore passate davanti al computer. Il cuore mi fece un balzo nel petto. Il momento era arrivato.
"Amore, perché non provi a fare una seduta dal massaggiatore dove vado io?" dissi, cercando di mantenere la voce più neutra e distaccata possibile. "Si chiama Marco. È bravissimo, ha delle mani incredibili. Ha letteralmente rimesso a nuovo la mia schiena."
Lei sollevò lo sguardo dalla TV, un po' sorpresa. "Davvero? Non sapevo che andassi da un massaggiatore privato. Pensavo fossi fedele al solito centro estetico."
"No, lui è... diverso. Lavora in modo molto profondo, metodico. Credimi, sa esattamente dove toccare per sciogliere ogni nodo," risposi, e sentii un brivido caldo corrermi lungo la schiena mentre pronunciavo quelle parole, consapevole del loro doppio significato.
"Beh, se lo raccomandi così tanto, potrei provarci. Mi manderesti il suo contatto?"
Il giorno dopo, inviai un messaggio a Marco. Le mani mi tremavano sullo schermo del telefono: “Mia moglie ha bisogno di un massaggio alla schiena. Ti chiamerà oggi per fissare un appuntamento.”
La risposta di Marco non si fece attendere, breve e affilata come una lama: “Ottimo lavoro. Falle mettere quel completo di pizzo nero. E tu verrai con lei. Troverò un posto perfetto da dove potrai guardare come mi prendo cura della tua famiglia.”
Il giorno dell'appuntamento, l'aria in casa era elettrica. Guardai mia moglie vestirsi, ignara di tutto, mentre infilava proprio quel completo nero sotto i vestiti casual. Vedere quel pizzo sparire sotto la sua camicetta, sapendo cosa significasse per Marco e cosa avrebbe rappresentato da lì a poche ore, mi tolse il fiato. Ero diventato ufficialmente il suo complice, il cuckold che stava conducendo la propria moglie direttamente nella tana del predatore.
Quando parcheggiai davanti allo studio di Marco, sentivo la gola completamente secca. Mia moglie si sistemava il trucco allo specchietto, del tutto ignara del fatto che non stava andando a un semplice appuntamento terapeutico, ma che era il premio finale di un piano orchestrato alle sue spalle. Ogni suo movimento, la sua totale innocenza, non facevano che amplificare la mia eccitazione e il mio terrore.
Salimmo le scale. Quando Marco aprì la porta, il suo sguardo passò sopra mia moglie per inchiodarsi drittissimo nei miei occhi. Fu un millesimo di secondo, un lampo di puro dominio che mi fece quasi cedere le ginocchia.
"Benvenuti," disse Marco, con quella sua voce calda e ferina, stringendo la mano a mia moglie con fin troppa decisione. "Tuo marito mi ha parlato molto di te. Dice che hai delle tensioni accumulate che hanno assolutamente bisogno di essere sciolte."
"Sì, esatto," rispose lei, sorridendo, intimidita ma affascinata dalla presenza imponente dell'uomo. "Spero tu possa fare miracoli."
"Non dubitarne. So esattamente come trattare i corpi che mi vengono affidati," ribatté lui, lanciandomi un'occhiata complice. Poi si voltò verso di me, cambiando tono, diventando freddo e imperioso. "Tu, accomodati pure nell'angolo in fondo. C'è una sedia dietro il paravento. Voglio che resti lì, in silenzio, senza disturbare il mio lavoro. . Mi sedetti sulla sedia di metallo nell'angolo più d'ombra dello studio, parzialmente nascosto da un paravento di legno, ma con una visuale perfetta sul lettino da massaggio. Dalla mia posizione potevo vedere tutto, ma ero relegato al ruolo di spettatore impotente.
"Bene," disse Marco a mia moglie, accendendo la solita musica soft che ormai per me era il preludio della sottomissione. "Spogliati pure e sdraiati a pancia in giù. Lascia solo l'intimo ."
Vidi mia moglie sbottonarsi i jeans, sfilarsi la camicetta e restare con il completo di pizzo nero. Quel pizzo che solo pochi giorni prima era stato inzuppato dal seme di Marco sulla mia pelle rasata. Marco si posizionò ai piedi del lettino, osservandola sfilarsi le scarpe. I suoi occhi divorarono il corpo di mia moglie, soffermandosi sulla curva delle natiche fasciate dalla seta nera. Mi guardò oltre la spalla di lei, con un sorriso sadico sul volto, come a dire: Guarda bene cosa mi hai portato. Continua ..
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