Giorni fa, ho fatto un gioco con la mia amica Moniq:
Lei, faceva la parte della seduttrice (parte che le calza a pennello) io, la parte della mogliettina indifesa.
Quella che segue, è la trasposizione in prosa di questo gioco.
Per me e Moniq, è stato divertente ed eccitante.
Speriamo che lo sia anche per voi.
Colloquio di lavoro
Iniziai la giornata che avrebbe cambiato la mia vita in uno stato d' inconsapevole euforia.
Un colloquio di lavoro.
Erano mesi che cercavo, senza successo, di fare accettare a mio marito l' idea che volessi cercarmi un lavoro.
"Non hai bisogno di lavorare, Lea" era la sua obiezione standard "Io so cosa succede negli uffici, vedo cosa fanno i dirigenti con le loro segretarie e ti dico che tu non lavorerai mai in un posto simile".
"Mi stai dicendo che non ti fidi di me? Pensi davvero che farei una cosa del genere?"
"Discorso chiuso" diceva lui.
Poi, avevo incontrato Moniq. Lei abitava due piani sopra di noi, all' attico, e mi capitava spesso di trovarla, nell' androne, e di scambiare qualche parola con lei.
Quella mattina, la mia espressione doveva essere rivelatrice del mio stato d'animo.
"Cosa ti preoccupa?" mi aveva chiesto e io le avevo spiegato il problema.
Lei mi aveva ascoltato, poi aveva detto:
"E se il datore di lavoro fosse una donna e non ci fossero uomini in azienda?"
"Mmmm....beh, forse potrebbe cambiare idea. Conosci qualcuno?"
Lei aveva spalancato braccia e sorriso:
"Io. Sto giusto cercando una segretaria e tu potresti proprio fare al caso mio".
Così, ci eravamo accordate per vederci il giorno successivo, a casa sua, per un colloquio.
La sera ne avevo parlato con mio marito che si era dimostrato possibilista, ma meno di quanto mi aspettassi.
"Va bene, non ci sono uomini...ma quella lì...mah"
"Cosa c' è che non va, adesso?" Avevo replicato, esasperata "È una donna... Pensi che ti tradirei con una donna?"
Alla fine si era convinto, ma mi aveva detto di stare attenta.
Attenta a che cosa, non era stato in grado di dirlo.
Col senno di poi, avrei potuto dare un peso diverso ai segnali che Moniq mi aveva lanciato, nel tempo, tipo certe occhiate quasi "maschili", certi ammiccamenti, certi sfioramenti.
E soprattutto, avrei potuto dare il giusto peso a ciò che quei segnali provocavano in me: i fugaci rossori e quello strano tic della mano che andava ad arricciare i capelli come facevo da adolescente, per esempio.
Ma, come si dice, del senno di poi sono piene le fosse e le cose andarono come dovevano andare.
Moniq era stata molto precisa, riguardo al come avrei dovuto presentarmi da lei: camicetta bianca, gonna lunga al ginocchio, una giacca leggera, scarpe con tacco significativo ("il portamento è importante e io voglio vedere come cammini", aveva detto).
Mentre, allo specchio, controllavo che il trucco fosse a posto, m' interrogai ancora riguardo al punto sul quale aveva insistito di più: legare i capelli a coda di cavallo.
Mi dissi che, se c' era una ragione specifica, l' avrei capito a suo tempo, ignara di quanto presto quel tempo sarebbe arrivato.
-Puntualissima- disse Moniq, aprendo la porta -Hai già guadagnato dei punti-
Mi fece accomodare in un salotto inondato dal sole del pomeriggio.
-Per prima cosa, Moniq- dissi -Voglio ringraziarti per l' opportunità-
-Mi piace come ti sei vestita e come ti sei truccata. Sei molto carina-
-Beh ...anche tu sei molto bella. Detto senza piaggeria-
-I complimenti tra donne sono spesso ipocriti, ma io voglio essere diretta: per me, sei molto interessante. Tuo marito sarà geloso di te, immagino-
-Moltissimo. Non sai quanto-
-Perché? Gliene dai motivo?-
-No, non direi... È che lui... È fatto così. Non ha mai voluto che lavorassi perché dice che i suoi capi fanno...certe cose...con le loro segretarie. Ha acconsentito che venissi da te solo perché sei una donna e gli ho detto che non hai uomini alle tue dipendenze-
-Mhm... Questo potrebbe essere un problema-
-Perché?-
-Potrà capitare che tu debba seguirmi nei miei viaggi di lavoro e un marito geloso potrebbe non prenderla benissimo. Che ne dici?-
-No, di certo non la prenderà bene. Ma gliene parlerò. Se ne convincerà-
-Potremmo doverci fermare in hotel qualche notte: non vorrei che ti chiamasse in continuazione, facendoti innervosire...-
-Sono certa di poterlo gestire-
-Bene. Mi fido di te. Bevi qualcosa?-
-Grazie, volentieri. Purché non alcoolico-
-Oh, è un cocktail di frutta con appena un goccio di vino bianco. Non te ne accorgerai nemmeno-
-È che non vorrei fare brutta figura-
Mi porse il bicchiere e brindammo: il cocktail era deliziosamente fresco e dolce. Prima di rendermene conto, avevo finito il bicchiere.
-Non reggi l' alcool?- chiese Moniq, versandomi dell' altra bevanda.
-Non bevo quasi mai. Mio marito...non vuole-
-Quando saremo fuori, capiterà di bere un bicchiere di vino-
-Mi abituerò-
-Ai maschi, sai...piace vederci un po' allegre-
-A tutti, tranne al mio-
Moniq si appoggiò allo schienale della poltrona e accavallò le gambe.
Portò il bicchiere alla bocca, fissandomi.
Mi mossi sul divano, sentendomi improvvisamente a disagio.
-Rilassati, Lea. Ti vedo tesa-
-Beh...-
-Guarda, ho letto il tuo curriculum e vedo che sei qualificata. Ma non è così importante perché, vedi, io non ho bisogno solo di una segretaria che smisti le telefonate e mi organizzi gli appuntamenti... quello che mi serve, soprattutto, è una complice-
-Una complice?-
-Si. Una che sappia calmarmi quando sono nervosa, che sappia ascoltarmi e consigliarmi, che sia molto, molto riservata...e che faccia tutto quello che le dico-
-Una persona di fiducia-
-Esatto. Adesso, posso darti un' occhiata?-
-Prego?-
-Voglio vedere come cammini-
Alzandomi, mi accorsi che la testa era leggera, ma le gambe no.
-Non sono una fotomodella- mi giustificai.
-Solo perché non ne hai avuto la possibilità. Hai delle bellissime gambe-
disse Moniq.
-Alza la testa e tira indietro le spalle... così-
-Ehm... Così?-
-Serve a mettere in risalto il seno. Brava. Vieni qui-
Moniq si alzò con un movimento felino; ero arrossita? Forse si.
-Vediamo... proviamo ad aprire un bottone della camicetta...posso?-
-Oh...ok-
-Vedi? Sei più sexy... proviamo con un altro bottone... Ah, ecco. Porti un reggiseno morbido-
-Beh...si. È comodo...-
-...ma se ne mettessi uno appena un po' più stretto, stringerebbe e alzerebbe il seno. Capisci cosa intendo? Ti faccio vedere-
Mi spinse davanti a uno specchio a figura intera e si mise alle mie spalle.
Lo specchio mi restituì l' immagine delle sue mani che stringevano i miei seni, sollevandoli.
-Oh...ma...-
-Vedi? Sei molto sexy. Guardati-
Mi sentii avvampare.
-Vedi quanto sei sexy?-
-S...si...ma...-
-Niente ma. O si o no. Vuoi lavorare con me?-
La voce di Moniq prese un tono duro e severo che non conoscevo e che mi fece subito sentire in soggezione...
-Si. Si, lo voglio tanto-
...per tornare dolce e amichevole così in fretta da farmi dubitare che il cambiamento ci fosse stato.
-Allora devi essere disponibile. Hai un bellissimo seno, Lea. Ma lo nascondi. Proviamo ad aprire un altro bottone... così... guarda. Non vedi come sei sexy?-
-Si, ma... Ecco, mi sento un po' in imbarazzo-
-Devo sapere se sei la persona giusta per me-
-È che ... Non sono abituata-
-Allora è meglio che ti abitui subito. Togliti la camicetta-
-C...come?-
-Toglila. Se non vuoi, quella è la porta-
-V...va bene...-
Lanciai la camicetta sul divano e incrociai le mani davanti al petto.
-Abbassa quelle mani-
Obbedii.
-Nessuno ti costringe. Se non vuoi, puoi non farlo. In questo caso, il nostro colloquio finisce qui. Vuoi il lavoro?-
-Io ... S...si... Si-
-Bene. Aspetta qui-
Uscì dalla stanza e tornò subito dopo.
-Togliti il reggiseno- ordinò.
-Il reggiseno?!-
-Voglio che provi questo. Toglilo. Anzi, girati, faccio io-
Il mio reggiseno volò a fare compagnia alla camicetta.
-Giù quelle mani-
Rimasi davanti allo specchio, a seno nudo, le mani lungo i fianchi e il viso in fiamme, per alcuni interminabili secondi.
-Moniq...posso... Coprirmi?-
-No-
Percepivo il suo sguardo su di me, ma non osavo alzare gli occhi.
-Moniq... adesso posso?-
-No. Hai un bellissimo seno e dei bellissimi capezzoli. Molto intriganti. Toccali-
-C...come?-
-Toccali, ho detto-
Obbedii. I miei capezzoli reagirono istantaneamente, come se non aspettassero altro, come se il mio corpo avesse già capito qualcosa che a me sfuggiva ancora.
-Guarda come rispondono. Questo è il tuo reggiseno giusto: sostiene le coppe, ma lascia intravedere i capezzoli sotto la camicetta-
-Moniq, adesso... posso rimettere il mio?-
-Immaginati a un convegno: i maschi impazzirebbero, guarderebbero solo te. Non senti questo potere?-
-Io ...no ... Si. Credo di si-
-Devi imparare a dominare e gestire questo potere. È questo, quello che voglio da una donna che lavora per me. Ma per dominarlo e gestirlo non devi esserne intimorita. Togliti la gonna-
-Moniq...se mio marito mi vede così mi ammazza...-
-Tuo marito non è qui. Avanti-
Lasciai cadere la gonna ai miei piedi.
Alla sensazione di essere una piccola preda in balìa di una fiera assetata di sangue se ne stava aggiungendo un' altra: calore, desiderio forse. Di certo, qualcosa stava succedendo tra le mie gambe.
Moniq si sedette ancora sulla sua poltrona.
-Fammi vedere come cammini-
Feci un passo, ma di nuovo mi sentii ridicola e impacciata.
-Devi indossare la tua nudità come un abito elegante. Devi pensare a te stessa come una prostituta che vuole essere scelta. Usa la tua nudità per affascinarmi-
-Devo affascinare te?-
-Se non ci riesci qui, con me, non ci riuscirai fuori di qui-
Mi sforzai di focalizzare, inutilmente.
-Mi gira la testa-
-Non va bene- disse Moniq -Pensavo che tu fossi la persona giusta. Peccato-
-Devo aver bevuto troppo-
-Te lo chiedo per l' ultima volta- sibilò- Lo vuoi, il lavoro?-
-S...si-
-Guardami-
Alzai la testa: io e Moniq siamo quasi alte uguali, eppure, guardandola, mi sentii sovrastata.
-Vedi, la tua mente è piena di remore, piena di moralismi e pregiudizi, ma il tuo corpo no-
Mi sentii toccare un capezzolo, poi l' altro.
Trasalii.
-Devi seguire il tuo istinto. Il tuo corpo lo sa. Chiudi gli occhi-
Il tono della sua voce era cambiato di nuovo: adesso, sembrava il canto ammaliante di una sirena.
Di nuovo, mi sentii sfiorare il seno: un dito descrisse un cerchio attorno a un capezzolo, poi all' altro.
-Moniq...-
-Sssh... Il tuo corpo sa benissimo cosa fare. Guardati...sei bellissima e non lo sai-
Mentre una mano mi palpeggiava il seno, le unghie dell' altra mi sfioravano la pelle del ventre.
-Moniq ... Cosa mi stai facendo...-
-Hai i brividi. Sei sensibilissima-
Le sue labbra si poggiarono sulle mie e io, d' istinto, misi le mani sulle sue spalle, in un estremo tentativo di difesa, ma lei mi afferrò per i polsi, forzandomele dietro la schiena.
E quando mi baciò con forza, con la sua lingua si faceva largo verso la mia quasi con violenza, fu lì che cedetti e mi arresi all' abuso.
Avrei potuto liberarmi dalla sua stretta facilmente, se avessi voluto.
Ma non volevo.
Mi resi conto che, fin dal primo momento, Moniq aveva voluto sedurmi: mi aveva desiderata, mi aveva voluta e adesso mi stava prendendo, stava prendendo possesso del mio corpo come se fosse suo diritto, come se fosse la mia ...
Padrona.
Non saprei spiegare a parole quanto questo solo pensiero contribuì a fare crollare le mie ultime difese, consegnandomi a lei.
-Mmm ... Moniq... Siiii-
-È questo che volevi?-
Il suo viso era vicinissimo al mio.
-Si...-
-Dimmelo. Dimmi prendimi. Dimmi scopami. Dimmi sono tua-
-Si. Moniq...sono tua. Prendimi. Scopami. Ti prego-
-Sono padrona del tuo corpo... della tua bocca...dei tuoi seni...-
Mi mise una mano tra le gambe, stringendo: per sfuggire alla presa, mi sollevai sulle punte dei piedi, ma ll perei non mi diede tregua.
-Sono padrona della tua fica-
-S...si... Moniq...-
Mi penetrò con due dita.
-Sei bagnata-
-Ooooh...-
Pensavo che mi avrebbe finito, ma lei aveva altri programmi: mi trascinò verso la sua poltrona e mi obbligò ad inginocchiarmi.
Si sedette e aprì le gambe.
-Sai cosa fare-
-Vuoi...vuoi davvero...-
-Avanti, hai capito-
-Non l' ho mai fatto-
Mi afferrò per la coda e mi tirò bruscamente verso di sé.
-Leccami-
Non avevo mai visto una figa così da vicino, né avevo pensato che l' avrei mai fatto; ma c'era l' eccitazione del momento, c' era il profumo della femminilità di Moniq e poi, c' erano i suoi gemiti di piacere e di incoraggiamento, quando cominciai a lappare le sue labbra ... Tutto ciò mi diede alla testa, mi aggrappai alle sue cosce e leccai con tutto il desiderio di cui ero capace.
-Mmmm... Brava ... Vedi che lo sai fare... Mmmm... Da quanto tempo aspettavo questo momento... Toccati. Voglio che tu venga mentre me la lecchi... Mmm... Fallo e come premio ti verrò in bocca-
Obbedii: a ripensarci, credo che quello fu il momento in cui, per la prima volta, capii cos' è l' eccitazione.
-Mmmm ... Lo sapevo che eri così... Ti piace. Mmmmm ... Sei proprio una brava cagnetta... La mia bella cagnetta leccafiga...mmm... Daiii... Scopami con le dita... Ooohhh ...siiiii... Sto venendo...-
-Vieni, padrona... vieni per me-
-Oooohh... Siiii... Ti marchio con mio odore...adesso sei mia... -
-Padrona, io...non ci riesco-
-Devi venire. Se non ci riesci da sola, ti faccio venire io con la forza-
Mi spinse sul tappeto e mi tenne aperte le gambe: la guardai avvicinarsi a me, un' espressione famelica sul viso e poi...
-Ooohh... Padronaaa...-
Mi sentii divorare. La sua bocca avvolse la mia fica e poi la sua lingua...la sua lingua mi penetrò come un piccolo membro.
-OOOOH...si... proprio liiiiiiiì... Siiiii...vengo VENGOOOO-
Continuò a scoparmi con la lingua, via via più dolcemente mentre l' orgasmo si spegneva.
Poi, risalì lungo il mio corpo e venne a baciarmi sulla bocca.
-Moniq... credo di amarti-
-Ci divertiremo un sacco, io e te-
-Farò tutto quello che vuoi-
-Fallo e godrai tantissimo-
-E... Mio marito?-
-Il marito lo lasciamo a casa-
-Si, padrona.
Credo che avrò spesso mal di testa, da ora in poi-
Ridemmo.
-Moniq... quando comincio?-
-Hai già cominciato. Il lavoro è questo: rilassarmi, consolarmi, farmi godere. Sarà il nostro segreto-
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