Ti disegno a carboncino, su carta ingiallita e ruvida, quella carta che sa di vecchio, impreziosita dal passare del tempo. Tratti scolpiti, leggeri, calcolati, pieni di sfumature.
Sei quello schizzo di cui vado fiera, quello che scruti e riguardi, percorrendo con la punta del dito le linee dei fianchi. Ti sfumo, delineando il tuo profilo; ti accarezzo immaginandoti.
Ti rendo vivo davanti ai miei occhi: gioco con luci e ombre, come farei con te nella realtà, ritraendoti nella più indecente delle pose, rendendoti etereo.
M’infervoro nel vedere la mia mano disegnare ogni particolare del tuo corpo; tutto di te attrae il mio istinto animale, e persevero nel darti forma.
Supponendoti al centro del mio sguardo, ti divoro, e ammaliata dal tuo essere diventi la mia opera migliore.
Stregata, non riesco a staccare le mani da quella carta ruvida, come nel più selvaggio dei momenti in cui mi coinvolgi.
Uno sciame di sensazioni esplode dentro di me: non metterei mai fine al godimento della tua presenza, avvinghiata avidamente al tuo corpo bramoso di passione.
Neanche il tuo più intenso orgasmo fermerebbe la mia mano: ti abbozzo fino a renderti perfetto, quello che solo io posso vedere.
Mi disgiungerei da te, sfinita, distrutta da quella frenesia mentale che solo tu riesci ad accendere. Ritornerei a posare le mie mani su di te, a possederti, a farti mio, a goderti.
Come un disegno a carboncino, sei lì, immobile, a deliziarmi come una viziosa peccatrice.
- Silver Rea -
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