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Supplica

Eccoti qua, in ginocchio al centro della stanza, completamente nuda ad eccezione del tanga nero, unico indumento che ti ho concesso di tenere.

Le mani dietro la schiena, il busto eretto in modo da esporre bene le tue tette alla mia vista.

Per essere mia schiava devi supplicare di diventarlo e quando ti ho ordinato di farlo, ti sei spogliata seguendo le mie indicazioni,

e ti sei messa nella condizione in cui ti trovi adesso.

Hai lo sguardo basso mentre cominci a parlare, a dire che vuoi essere la mia umile schiava, a supplicarmi di farti diventare mia.

Io ti giro intorno camminando lentamente, ascoltando la tua voce e osservando ogni centimetro del tuo corpo esposto.

Senti il mio sguardo su di te che ti scruta severo, sei imbarazzata mentre ti esponi nuda e sottomessa alle mie voglie, mentre mi implori di

usarti a mio piacere.

“basta così” ti dico mentre vado a sedermi comodamente in poltrona davanti a te.

Mi guardi con aria supplicante mentre aspetti il mio responso.

Ma le mie parole sono dure e inflessibili quando ti dico che se non sai fare di meglio non vali niente come schiava e quindi puoi rivestirti e andartene.

“no la prego” mi rispondi e intanto inarchi inconsciamente ancora di più il busto come per offrirmi meglio le tue tette.

Io ti guardo dritta negli occhi ma tu non sorreggi il mio sguardo e ancora una volta abbassi gli occhi e riprendi a parlare.

Questa volta la tua voce è davvero come la voglio, umile, supplichevole, totalmente sottomessa.

Cominci a dire che sei solo una lurida troietta che non merita di far godere un uomo come me ma che farai qualunque cosa per servirmi come merito.

Ti insulti degradando te stessa sempre di più mentre le tue guance si arrossano per il fervore che ci stai mettendo nell’umiliarti davanti

a me con parole oscene e per l’eccitazione che ciò ti comporta.

Mi alzo e ti vengo vicino.

Ti prendo per i capelli e ti costringo ad alzarti mentre tu continui a dire quanto sei puttana e quanto sarai vacca per me.

Ti infilo una mano sotto il tanga e tocco la tua fichetta ormai fradicia per l’eccitazione.

Ti sei eccitata da morire umiliandoti nuda davanti a me.

Hai superato la prova.

Sei proprio una schiava.

E sarai la mia.



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