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PASTO ALLA CATENA

PASTO ALLA CATENA



Come una piccola fame

Che all’interno prendi forma

Che nel tuo divincolare

Fai quel nome …e sillabando

Dall’interno dei canini e digrignando

Graffi le pareti della pancia mia

Come una jena annusa



…Il pasto alla catena



smuovi dalla ciotola impiccata

in attesa di processi e sassi

lasciandomi essiccare salutasti

e ricavai il tuo ghigno dagli infissi

sostavano caviglie nei tailleur

di piegoline e sviste che affastellano

e rinseccano



…sto pasto alla catena



come si parla di spigoli a descrivere

parlami e scalpella se tu assaggi

spremimi l’amore “in” dalla pelle unta

crollami traverso roccolando

pregai di pormi frana frantumando

ma abbisognare valle può stordire

che le mandibole ora tacciono smaniando



…il pasto alla catena



mi si fece appresso

e dissi: fatti pieno gengivale

riempimi gli spazi interdentali

occludimi se capita indigesto

che mappe interstellari non chiarirono

il boccone quando occlude a che obbedisce

…il big bang in bocca mi sostava e richiedeva



…il pasto alla catena







che freddava infido moncato

e mi tiranneggiava traboccando

leccai leccai il quacchero mancando

la museruola strinse prestanome

…e mi obbligai lanesco ammanettando

viti di torri eiffel che mi arruggivano

mi si sgranellano solinghe e qui grecalano



…il pasto alla catena



avermi nelle mani scivolando

che null’altro gioco appieno soddisfava

e regalarmi biglia di soppiatto

ed imprestarmi ruolo nascondino

che le pelli si slanavano incompiute

e quante sbucciature sdoganando

e quanti giocherelli richiedevano



…il pasto alla catena



che ho svilito al mio svanire masticando

leccai leccai il d’attorno ammobiliato

e mi rividi in rabbioline metallurgiche

e sindacando il senso, il labbro, il ferro

mi riportai alla cagna mani basse

mentre il wasabi risaliva il collo

nella sua nuca scaricai il corallo

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