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La felicità non vende

I momenti più cupi della nostra esistenza sono quelli maggiormente fruttuosi, dal punto di vista creativo.



Il dubbio, il tormento, il conflitto interiore. Sono questi i sentimenti capaci di coinvolgere gli animi del pubblico.



E’ più probabile che i miei lettori stiano vivendo una situazione di disagio, piuttosto che un lieto evento. Questo perché la felicità è solo un breve intermezzo tra quel duro succedersi di eventi, chiamato “vita”.



La felicità è solo mancanza di dolore fisico e psichico, per Epicuro.

La felicità è irraggiungibile, secondo Leopardi.

La felicità è un momento da godere fino in fondo, per quanto mi riguarda.



Del resto, è proprio la caducità di un’istante, a renderlo unico: se la gioia non fosse effimera, non ci accorgeremmo neanche di provarla. Se l’amore fosse eterno, sarebbe tutto troppo semplice, lineare. Scontato.



Ma è proprio il baratro in cui costantemente precipitiamo dopo dei “picchi” di benessere, a sottolineare la preziosità di ciò che abbiamo perduto.



E siamo tanto masochisti da godere del nostro stato di sofferenza.



Sentire la descrizione di un’altrui felicità, non riesce a coinvolgerci, ad emozionarci. Vogliamo che qualcuno ci racconti la propria insoddisfazione, in modo da non sentirci da meno, per sentirci vicini. Umani.



La felicità degli altri ci annoia. E noi non riusciremmo a raccontare la nostra. Perché dovremmo, se a nessuno interessa?



La felicità non è stimolante. Deprime. Perché non vi è contenuta la ricetta per raggiungerla.



La mia serenità blocca ogni spunto riflessivo. Pensare non mi è mai risultato così difficile: desidero, sogno, ma soprattutto, amo.



L’Amore è noioso per uno spettatore. Su di esso si può cinicamente ragionare, ma non lo si può narrare.



A tradurlo in racconto, perderebbe tutta la forza prorompente che lo caratterizza.



Solo un grande scrittore potrà riuscire a descrivere la purezza del “Sentimento” per eccellenza. Io sono una principiante, mi limito ad evidenziarne i tormenti.



Posso provare a descrivervi la mia ardente gelosia, lo smodato impulso che mi spinge a delimitare il territorio, la bramosia di attenzioni sessuali.



Ma la felicità non è amica della letteratura, credetemi.

Potrei scavare nel mio essere, e rintracciare l’ultima traccia di cinismo che mi è rimasta.



Ma suonerebbe come una mancanza di rispetto nei confronti della persona che mi ama, e che amo.

Una sfiducia immotivata, una diffidenza ingiustificata.



Tornerò a saper comunicare emozioni. Ma ciò accadrà se e quando la mia mente riuscirà a tornare lucida, esauritosi l’impeto iniziale (che non coincide con la fine dell’innamoramento).



Adesso temo davvero di non riuscire a dare il meglio di me. Ma è un prezzo che ogni scrittore pagherebbe volentieri.

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