Come acqua
su rocce di galena,
bandisco i sussulti
delicati che
temperano il corpo
di barbare moine.
Singulto,
sciaguattando
le grida della pelle
che leviga
barbaramente
profanando il
tuo profilo,
languido e lascivo
desisti
al caldo
filo di bava,
che esosa,
la mia lingua dona.
Inoffensivo,
con liturgica estasi
attendi,
l’esiziale
desuetudine
della carne.
Dischiudo,
Il ventre decevole
erompe,
impudico
di prospero
nettare
disseta
e sazia
il delirio
di un algente sangue.
-Silver Rea-
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