i racconti erotici di desiderya

Troppo caldo


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Mi asciugai in sudore dalla fronte. Con il rumore appiccicoso dal guanto sporco che sfrega sulla pelle matida. Quasi a farlo apposta il climatizzatore degli uffici aveva dato forfait il giorno delle consegne, e tra lavoro e l'altro metà del carico l'avevo portato a braccia per le scale, non era nemmeno le tre di pomeriggio e già avrei voluto gettarmi in piscina, frapponendo tra me e quell'arsura estiva due metri d'acqua e cloro. Purtroppo il furgone aveva ancora un po' di articoli da portare a quegli uffici.

"Ci stai proprio bollendo..." furono le parole che fermarono le mie elucubrazioni.

Era una voce femminile che proveniva da dietro la scrivania.

Con la faccia feci una smorfia, come per dar ragione alla battuta, mentre con lo sguardo cercavo tra i due monitor della reception.

Stava sorridendo, la segretaria, nelle quaranta volte che ero salito e sceso, passando davanti alla sua scrivania, avevo buttato l'occhio oltre il bancone, gustandomi: una scollatura generosa, una gonna che sembrava più corta ogni volta che passavo, e faceva sembrare le gambe abbronzate ancora più lunghe, un paio di capezzoli turgidi che svettavano dall'aderente camicetta. Questi ed altri dettagli, ma l'unico sorriso che notai lo stava facendo la prima volta che assorto dai miei pensieri e dal caldo non la cercavo con lo sguardo. Più tardi mi venne in mente che probabilmente mi parlò perché le erano mancate le mie attenzioni, e il mio sguardo voglioso. Sul momento mi limitai a scacciare la smorfia di circostanza sostituendola con un molto più calzante sorriso divertito, mentre appoggiavo il boccione dell'acqua in mezzo alla reception.

"Oggi non è la mia giornata..." le dissi cercando di darmi un'aria affranta che cozzava con il mio sorriso.

Se fosse stata una partita a poker, quello che fece dopo lo avrei definito un rilancio.

Inarcò il sopracciglio destro e con un gesto della testa indicò verso la mia faccia, poi disse: "Si vede..."

L'istante seguente era tornata a giocare a solitario con il computer.

Lì per lì fui sul punto di mandarla all'altro paese e finire il lavoro più in fretta possibile, per porre fine a quella che in effetti non era di certo la mia giornata migliore. Ma il pesante boccione dell'acqua sul pavimento mi sembrò troppo lontano e pesante per essere caricato in spalla. Feci due passi verso il bancone, mettendomi dritto davanti a lei, e nonostante l'ottima prospettiva non mi feci distrarre dalla scollatura.

"E da che cosa si vedrebbe?" le risposi con troppa supponenza nel tono.

"Ti sei appena sporcato la fronte..." rispose mimando il gesto di asciugare la fronte che avevo appena fatto ma rimanendo con lo sguardo fisso sul suo PC.

Mi sentì un idiota. Non solo per asciugarmi il sudore dalla fronte ci avevo passato sopra il guanto impolverato, ma avevo pensato di poter attaccare bottone con la bella segretaria.

Mugugnando qualcosa che sembrasse un auto rimprovero tornai al boccione. Mi chinai per sollevarlo, e lì di nuovo lei mi stupì.

"Ce li hai cinque minuti per una sigaretta?"

Dieci secondi dopo eravamo sulla rampa di scale che portava in solaio che ci accendevamo reciprocamente le sigarette.

L'afa terribile era di colpo sopportabile, e le fantasie su di lei mi si stavano affollando in testa.

In piedi era alta quasi quanto me, senza che avesse neppure dei tacchi vertiginosi, e sotto la gonfiatura della camicia all'altezza del seno sembrava non esserci traccia di pancetta. Le mani curate, smaltate lucide. Gli occhi castani con lo sguardo intenso, e i capelli ricci raccolti per il caldo in una coda.

Mi resi conto che erano passati mesi dall'ultima volta che avevo parlato con una donna tanto attraente.

"Direi di saltare i convenevoli... ci siamo visti abbastanza per tutto il giorno, è come se le presentazioni le avessimo già fatte, non trovi?" disse lei.

Le feci segno di si con la testa mentre sentivo l'erezione crescermi nei pantaloni.

"Ti piacerebbe incularmi?"

Espirai tossicchiando il fumo della mia sigaretta mentre il mio annuire diventava quasi convulso.

Lasciai cadere la sigaretta sulle scale impolverate e iniziai ad armeggiare con entrambe le mani sulla cintura.

Lei mi fermò toccando la fibbia prima che la slacciassi. Le bastò sfiorarla per paralizzarmi. Aveva un inafferrabile aura d'autorità in quel momento, mi stupì da solo di quanto le fu facile fermarmi nonostante la foga che avevo.

"Facciamo un gioco..."

La fissai senza risponderle, non me lo aveva chiesto, me lo stava comunicando.

"Dammi il tuo telefono" disse calma. Non aveva ancora lasciato la fibbia della cintura, come me del resto, ma con la mano libera continuava a fumare.

"Tre, quattro, sei..."

"No, voglio il TUO telefono"

Come se la sua richiesta fosse naturale presi il mio apparecchio dalla tasca e glielo passai, a quel punto lo prese con la mano che aveva sfiorato la mia cintura, e sorrise.

Fece un'ultima boccata della sigaretta, e poi la passò dalle sue labbra alle mie, sculettando tornò in ufficio, lasciandomi sulle scale per il solaio a finire la sua sigaretta che aveva il sapore umido delle sue labbra.

Ero in blackout. Migliaia di pensieri tutti uniti in un polpettone indistricabile, ed un erezione notevole, che mi costrinse ad aspettare quindici minuti affinché si affievolisse e potessi tornare a lavoro.

La conclusione alla quale arrivai nel tentativo di spiegarmi cosa era successo fu: Ho avuto un'allucinazione dal caldo, ora vado finisco di scaricare il furgone, e me ne vado in piscina.

Nelle due ore che impiegai a concludere la giornata mi ripetei quella spiegazione fino all'inverosimile, sforzandomi di non guardare tra i due schermi mentre passavo per la reception.

Ormai il furgone era vuoto, dovevo solo aspettare la firma del responsabile e poi l'acqua della piscina avrebbe posto fine a quella giornata.

Solo che prima di avere la firma dovevo chiedere alla segretaria di chiamarmi il responsabile.

Ripetendo mentalmente il mantra mi avvicinai alla scrivania e con voce impostata chiesi del responsabile. La ragazza molto seriamente prese la cornetta del telefono, digitò l'identificativo del responsabile e l'avvisò che avevo finito.

Tutto sembrava avvalorare la mia ipotesi dell'allucinazione.

Per cui la ringraziai e andai verso la porta d'uscita con la bolla da firmare in mano.

Mi dissi di avercela fatta mentre dal corridoio si sentivano avvicinarsi i passi del responsabile. Ma proprio in quell'istante, lei si schiarì la voce per attirare l'attenzione e ripose il mio telefono sul bancone.

L'erezione tornò alla carica mentre mi fiondavo sul telefono e lo mettevo in tasca in attimo prima che il responsabile arrivasse in reception.

Un po' di convenevoli, qualche domanda di rito mentre leggeva la bolla, e poi, mentre firmava, inaspettatamente "Vieni che ti offro qualcosa da bere al baretto, che hai lavorato su e giù per le scale con 'sto caldo"

Accettai sfoggiando un sorriso mentre riprendevo la carta sostenendola distrattamente all'altezza del pacco affinché non notasse la mia eccitazione.

Salutai la segretaria intenta a guardare attraverso il voglio, quasi potesse farlo veramente.

La situazione non migliorò mentre scendendo le scale scambiavo commenti sul calciomercato estivo. E quasi ebbi un orgasmo quando il cellulare nella tasca vibrò.

Un SMS.

Approfittai del livello informale della conversazione per leggerlo distrattamente, anche se speravo fosse un messaggio della segretaria che mi dava appuntamento.

- :-) vedo che la sega che ti sei fatto dopo il solaio non ti è bastata, forse è meglio che non guardi la tua nuova raccolta immagini-

Non c'era bisogno di immaginare il mittente.

Leggere quel messaggio mi aveva eccitato ancora di più, come se fosse possibile. Quindi fingendo che fosse troppo tardi liquidai il responsabile appena all'aria aperta, corsi nel furgone accesi il motore, e l'aria condizionata al massimo, indossai la cintura e tenendo il cellulare con due mani, aprì le fotogalleries. La più recente non era mia, deglutendo la entrai e la prima immagine ad essere caricata fu una linea curva, anzi no era una collina color carne, familiare.

Finalmente misi a fuoco, era il seno destro della segretaria, quello che avevo guardato ad ogni occasione per tutta la giornata, solo che non era più fasciato della camicetta.

La foto seguente comprendeva l'areola del capezzolo.

Quella seguente il seno nudo, abbronzato.

Mi sentivo carico e pronto ad esplodere, addirittura avevo mal di pancia dall'eccitazione. Dovevo scaricarmi o sarei esploso.

Il pensiero di tornare su da lei e trascinarla in bagno mi carezzò la mente, ma avevo accettato di stare al suo gioco, se voleva una scopata prepotente si sarebbe concessa nel solaio.

La seconda idea mi sembrò squallida, ero vicino al centro, con passanti e turisti, inoltre sprecare un'erezione simile con una sega sembrava un'offesa.

Decisi di tornare a casa, farmi una doccia gelata, o anche due, e poi preoccuparmi delle altre foto in gallery.

Non avevo mai tirato tanto il furgone, e mai mi sembrò di impiegarci tanto a tornare a casa dopo il lavoro.

Alla terza doccia gelata andai in camera mi sdraiai sul letto con indosso solo l'accappatoio. Mi sentivo pronto a guardare le altre foto.

Ricominciai la panoramica dall'inizio, il seno occupava le prime venti foto, sembravano anche artistiche, tanto esaltavano i dettagli, ora il capezzolo che puntava all'insù, ora la pelle rossastra e tirata dell'areola, ma paragonate a quelle del suo pube scomparivano.

Il pelo rado, scuro, l'assenza del segno dell'abbronzatura, le grandi labbra rosee e piene, il piccolo clitoride, senza accorgermene inizia a menarmi l'uccello.

Poi iniziarono le foto nelle quali si infilava l'indice mentre con il pollice premeva sul clitoride, erano una sequenza tale che quando le feci scorrere più in fretta mi diedero l'impressione di essere un filmato.

Avevo quasi raggiunto l'orgasmo quando le foto cambiarono soggetto, ora c'era un ano delicato e la punta del mignolo che lo stuzzicava.

Stavo impazzendo, ma per l'ennesima volta la foto seguente m bloccò.

Era la foto di lei riflessa nello specchio, nuda che mandava verso l'obbiettivo un bacio, di fianco ad una scritta fatta con lo stesso rossetto che indossava che recitava -MMS-.

Solo in quel momento realizzai che mentre io aspettavo che la mia erezione sfumasse seduto sulle sporche scale del solaio lei era andata in bagno a masturbarsi e a fotografarsi.

Mi ci volle un'altra doccia gelida prima di aprire la cartella MMS ricevuti.

Il primo era un suo nudo artistico e il messaggio recitava -Stai impazzendo per me?- La foto doveva risalire a qualche mese prima, visto che i capelli era visibilmente più corti.

Quello seguente sembrava presa da un fotogatalogo di un pornoshop, era un mobiletto sul quale erano stati disposti una decina di falli finti e vibratori. Recitava -Ne hai uno, vero? Prendilo!-

In effetti avevo un piccolo vibratore nel cassetto dei preservativi vicino al letto, ma fin'ora l'avevo solo usato per migliorare le mie performance con le mie saltuarie amanti.

Era in materiale plastico bianco stretto e corto, prima di passare all'MMS seguente controllai anche se avesse le pile cariche.

Il ronzio meccanico echeggiò un secondo della mia camera.

L'MMS seguente era di nuovo una sua foto, sdraiata a gambe aperte e con le ginocchia tenute vicino alle spalle, in primo piano c'era il suo ano mentre lo dilatava con due dita.

Il testo allegato era -Fatti quello che faresti a me...quando vieni senza toccarti l'uccello vai avanti-

Una morsa allo stomaco, digrignai i denti e prima di rendermene conto avevo spinto tutto il vibratore del mio forellino. Rantolai di dolore.

Ero sdraiato di schiena con la gamba destra leggermente alzata, avevo fatto troppo in fretta, senza alcuna preparazione. Rilassai i muscoli sperando che la fuoriuscita non fosse altrettanto dolorosa, ma con la mano destra tenevo ancora il cellulare, e prima che il gingillo fosse fuoriuscito completamente rividi la foto, e rilessi il messaggio.

Di nuovo con violenza con la mano sinistra spinsi di nuovo dentro di me il vibratore, il dolore era sconvolgente avevo le lacrime agli occhi, ma nella mia testa mi dicevo -E' così che farei a te!!!-

Poi memore della mia lunga esperienza di guardatore di film porno assunsi una posizione che facilitava l'entrata del vibratore, il dolore non diminuì, ma per lo meno smise di crescere.

Praticamente ero nella stessa posa che aveva lei nella foto, mi appoggiai il telefono di fianco alla faccia in modo da vedere la foto, e con la mano destra andai a tirare di lato le chiappa destra, lo stesso con la sinistra, tranne l'indice che accompagnava la fuoriuscita del dildo.

Arrivavo sin quasi a sentirlo uscire, quando l'ano m bruciava e dalla sensazione di svuotamento m tremavano anche le caviglie, che guardavo la foto, e con l'indice spingevo sino a sentirmelo nella pancia.

Dopo una decina di inserzioni ero riuscito a smettere di lacrimare dal dolore, e avevo preso un ritmo più:

Piacevole.

Era ancora molto lontano dal godimento del sesso, ma il formicolio dietro le orecchie dell'orgasmo imminente arrivò.

Prendendo sempre più confidenza azionai il meccanismo di vibrazione.

Gemetti, si io, che di solito nel sesso ero metodico e concentrato solo sulla respirazione, feci un gridolino acuto.

Normalmente la cosa sarebbe bastata a farmi gelare il sangue, invece sul mio letto gambe all'aria e culo dolorante mi diede appagamento.

Trovai molte più difficoltà del previsto a girarmi per mettermi a pecora tant'è che dovetti estrarre il vibratore e aiutarmi con entrambe le braccia per voltarmi. Mi bastò un'occhiata alla foto sul cellulare per sputarmi una quantità discreta di saliva sulla punta delle dita, e spargerla bene bene sull'orifizio dolorante prima di penetrarmi nuovamente. Combattendo il dolore con tutte le mie forze iniziai ad abbandonarmi a sensazione come le vibrazioni che si propagavano fino alle palle, o alla punta del dildo che sembrava attraversare le viscere sino a sbucare poco sotto l'ombelico. Spasmi e molti gemiti dopo, venni copiosamente sulle lenzuola fradice di sudore. Mi accasciai esausto sul mio seme appiccicoso e caldo, ancora in preda ai tremiti.

Pochi istanti dopo le pile del vibratore si esaurirono, e lentamente l'estraneo uscì mentre mi addormentavo esausto.

Fu come svegliarmi da un sogno, e con una parte di me mentre riprendevo coscienza sperava che non mi fossi sverginato il culo, ma il bruciore e il dolore ricostruirono in fretta il puzzle della realtà, poco dopo mi stavo massaggiando il buchetto, e mi ritrovai ad infilarci una falange.

Presi il telefono, tornai nella zona MMS, e l'ultimo era composto da dall'immagine della segretaria che indossava solo un corsetto nero con i lacci rossi e dei lunghi guanti di pelle neri fino al gomito, lei aveva un'espressione così seria e determinata, il testo recitava -Se ti è piaciuto quando è piaciuto a me, manda la tua foto...se il mio compagno lo riterrà opportuno avrai l'opportunità di soddisfarci entrambi-

Purtroppo non ho ricevuto alcuna risposta, ma il giorno dopo avevo fatto scorta di pile.



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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Carino6423 Invia un messaggio
Postato in data: 03/08/2009 08:39:00
Giudizio personale:
adesso meriti ancor di più l\'ottimo.

Autore: Carino6423 Invia un messaggio
Postato in data: 30/07/2009 11:47:03
Giudizio personale:
Eccitante e trascinante; rileggi prima di pubblicare, rischi qualche piccolo errore di eccitazione nella scrittura. Mi hai fatto godere nel leggerti, grazie. Bravo!


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