i racconti erotici di desiderya

Sesso al tempo dell'amore


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E’ una sera qualunque di pioggia e di freddo ed io sto correndo sull’autostrada verso un odore di donna impegnata a far uscire lui dalla sua casa (cosa mai dirà? Che ha mal di testa..che è stanca e deve dormire? ) . La percezione del suo quell’odore m’appiccica l’ansia al respiro mentre sulla corsia di sorpasso corro contro la mia impossibilità di resistere a richiami di pelle a parole suadenti e colanti usate al telefono. Corro a graffiare il corpo di una donna che mi vuole part-time, che mi chiama come uomo da orgasmo sicuro e che poi se ne asciuga da sola. E’ lei che mi strega in questa notte di nuvole e pioggia a dirotto. M’ha indotto alla voglia fin dalle prime ore dell’alba, quando la luce brillante scontornava il profilo immaginato dei suoi seni già protesi, mentre lei al telefono chiedeva “a che ora stasera?” Ed eccomi qui che infilo l’uscita di questa città. Trieste adagiata su colli che si apre al mare. L’SMS è categorico ”aspetta..c’è ancora lui”. Mi fermo. C’è un bar. Non ho voglia di nulla ma mi costringo ad ordinare un decaffeinato. Il barista mi guarda e sorride ed io mi sorprendo a pensare che lui sappia perché sono li’. Impossibile è vero, ma l’ansia di amante esplode ad ogni piccolo rumore. Mi siedo e sfoglio un giornale attento solo al rumore della suoneria del mio cellulare. Entra una donna sulla 50ina, con il viso rosso di freddo. Ordina un amaro e si siede poco piu’ in la’. E’ triste ed ha gli occhi lucidi. Evito di incrociarne lo sguardo: riconosco quel tipo di donna, se solo ci scambi una frase qualunque ti scarica addosso per ore tutta la sua vita triste e disordinata fatta di bevute e di amori ormai persi. Entra un ragazzo ed subito esce di corsa: niente sigarette in quel bar. Improvvisamente entra LUI e nello stesso momento suona il cellulare. Non posso rispondere non me la sento. Mi alzo. La suoneria è in “ascendente” e tutti mi guardano. Fo’ finta di leggere il nome di chi mi chiama, lancio un ufff infastidito e rispondo con “ti chiamo io sono occupato adesso”. E riattacco. Mi avvicino nervoso alla cassa e mentre sto’ pagando arriva una nuova chiamata. Alzo gli occhi al cielo aspettando il resto e forte chiedo al barista “il confine è lontano da qui?” Lui mi guarda pensoso e comincia con un “dopo il primo semaforo giri a destra………” e continua imperterrito. Io annuisco con gli occhi fissi sui suoi e la mente in subbuglio. La suoneria resta in silenzio per un attimo e poi ricomincia. LUI si avvicina a pagare e mi guarda divertito. Esco. Il freddo mi precipita addosso e rispondo alla chiamata sotto la pioggia e il vento. Lei è arrabbiatissima. Io cerco di spiegare, ma le mie parole sopra le sue non si capiscono. Urlo “stai zitta”. Il silenzio cade. Le spiego i fatti con calma, lei risponde remissiva e quasi eccitata. Quell’urlo l’ha devastata come uno schiaffo che riempie di umori. LUI esce ed io mi metto a parlare come se lei fosse all’altro capo del mondo e non a 300 mt.. LUI parte. Arriva al semaforo. Svolta. Scompare. Per calmarmi ho bisogno di qualcosa di forte. Rientro al bar e il barista mi guarda e mi chiede se forse non avevo capito la strada da seguire. Gli rispondo che tutto è saltato e che devo tornare indietro ma prima vorrei un cognac. Forte e caldo. Il liquore scende piano e bollente. Tutto ritorna nell’ovvio. La tempesta finisce. Il respiro si calma. Pago ed esco ancora una volta. Parcheggio la macchina nel solito posto, al buio, nascosta tra due siepi, in mezzo a coppi rotti e barattoli vuoti. Guardo il cancello semiaperto che mi aspetta. Senza esitare lo varco e lo richiudo. La porta di casa si arrende al mio tocco. Dentro è buio. Solo una luce fievole giu’ in fondo. Non chiamo, non dico nulla e in silenzio percorro il corridoio per entrare nel suo salotto. E’ profumato e rischiarato da molte candele poste ovunque. Lei non c’è. Mi tolgo la sciarpa ed il giubbotto di pelle e li lancio sopra una sedia. Guardo attorno. La chiamo piano e la porta del bagno si apre. Lei esce di corsa e mi travolge. Perdo l’equilibrio e cado sul divano che scricchiola incazzato. Senza parlare ci riempiamo la bocca di morsi, respiri e saliva. Mi sbrana e mi sveste tutto nello stesso momento e quando vola la mia camicia a piccoli scacchi vedo un rosso fugace, una striscia che pare uno strappo. Le blocco le mani, ma non posso fermare il suo viso che impazza contro il mio. Allora le afferro i capelli e con decisione la tiro lontana da me. Resto di sasso: la sua bocca sembra piena di sangue e il suo viso solcato da ferite. Sono lì cogli occhi sbarrati. Lei ride forte. Eccitata: Si libera e si alza. Allarga le gambe e si mette le mani sui fianchi. Ci arrivo: è rossetto! Labbra riempite di rossetto hanno fatto scempio di me, di lei e della mia camicia. Vedo i suoi occhi truccati pesanti sotto le ciglia allungate e tirate all’insù. Mi eccito! Non qualcosa di visto finora, non quel brivido intenso ma lungo, non come sempre mi capita, ma un’esplosione immediata e quasi dolorosa. Mi alzo. L’afferro e la lecco sul viso. La bacio. La ingoio, bevo la sua saliva, la mordo. Lei mugola e risponde colpo su colpo mentre le sue unghie rosso fuoco mi graffiano ovunque. "Fottimi" mi urla. Non mi piace la parola in sè, ma mi piace in questo momento. Non l'avrei mai detta, avrei cercato un sinonimo o un sostantivo, un altro verbo magari ma "fottimi" decisamente rende meglio l'idea di questa donna che stasera vuol fare la puttana. Ma poi è lei che si muove davvero. Sale e poi ridiscende senza darmi pace col suo ginocchio fra le mie cosce. Senza darmi il tempo di capire, senza darmi il tempo di reagire, senza nemmeno lasciarmi pensare se sbatterla li’ in piedi o gettarla sul marmo per terra. Ma il divano è dietro di me. Mi getto all’indietro e lei sopra di me mi si incolla con ancora quel sapore di rossetto che lascia la sete in gola e voglia di farle male. Mi piace. Lei scivola piano mi azzanna i capezzoli e il dolore che mi colpisce aumenta la voglia di lei. Una voglia bestiale, primitiva, di donna da usare come oggetto di piacere assoluto. Lei scivola ancora su di me, i suoi seni mi schiacciano il sesso, che risponde pulsando. Scende con la bocca lasciando tracce di rosso ovunque, come colpi di coltello sulla carne. Si ferma. Lo prende. Lo osserva. Lo lecca e lo bacia. Lo ingoia e mi guarda. La guardo, poi getto indietro la testa per godermi quell’attimo in cui una donna non appartiene a me ma al mio sesso. Sento anche i suoi denti ogni tanto. Piacevole variante. O dolore. Lo sento il suo morso che sembra staccarmi brandelli di sesso. La spingo indietro e mi inarco. Porto le mani a controllare i danni. Nessuno, solo il dolore di un respiro. La guardo con odio, ma lei allarga le cosce, si porta un po’ avanti e si immola sul mio sesso lentamente. Quando giunge in fondo mi stringe dentro facendomi conoscere ogni muscolo che mi masturba dentro di lei. La sua bocca aspira aria dalla mia e mi dà il senso che è lei che mi sta fottendo. Cavalca sicura tenendo le mani sulle mie spalle. Artigliano. Graffiano anche loro. Cavalca sempre piu’veloce vomitando parole che sanno di sesso. La afferro pe ri fianchi e la fermo appena un istante. Sento che non resisterei un secondo di più. Sto per impazzire. Sta salendo il piacere per poi lasciarsi spargere ovunque. Lei comprende e si toglie, si abbassa e mi morde forte. Stavolta il dolore è prepotente ed un mio schiaffo la colpisce diretta e la fa vacillare. Controllo. Nessun danno apparente, ma il dolore persite. Mi calmo. Mi pento ”scusa” sussurro. Il mio sesso è ormai in riposo assoluto quasi testimone critico di quanto ho appena fatto. ”Scusa”ripeto. Ma lei ride forte e mi assale piu’ selvaggia di prima. Mi morde le labbra, mi si struscia addosso come un serpente, mi respira sugli occhi mentre ripete “fottimi..sbattimi” E mi eccito ancora, mi alzo e la giro. Le sue mani sul bracciolo del divano e i suoi capelli nel mio pugno che tira con violenza. La infilo da dietro ed il profumo di sesso si sparge ovunque mentre la cavalco forte guardando la sua schiena incurvata e i suoi glutei su cui rimbalzo ad ogni colpo. Come un’onda che torna indietro dopo avere impregnato la spiaggia. Ogni colpo piu’ veloce dell’altro. Ma ogni colpo è chiamato e voluto ancora piu’ forte. Ancora piu’ dentro. La sento improvvisamente afflosciarsi gridando. Cosi’ di colpo, senza che ne abbia avuto sentore. Lei distesa ansante sul divano ed io li’ in piedi con la voglia di cadere per terra. Sudato e distrutto. La lascio lì, col suo profumo di donna sbattuta e vado in cucina. Apro una bottiglia di acqua e mi attacco al suo collo bevendo e affogando, mentre un rivolo gelato mi scende addosso. Torno in salotto e lei è ancora li’, tratteggiata di rosso e bagnata di orgasmo. Mi avvicino e mi siedo vicino a lei. Le accarezzo la fronte con un dito, che poi passa sul naso (bello non l’avevo mai notato cosi’ bello)e si ferma sulle sue labbra. Lei apre la bocca e me lo morde piano. Sorride e mi abbraccia. Mi bacia dolcemente. Mi sussurra parole dolcissime e mi tocca piano: il mio sesso, come se stesse aspettando dolcezze, esplode ricoprendoci entrambi. Esauriti di forze e di sospiri. Dopo un’ora mi son risvegliato. Lei dorme. La prendo in braccio e l’adagio sul letto. Mi faccio la doccia e mi vesto. Prima di andarmene mi chino su di lei e la sfioro con un bacio alle labbra. ”Ciao amore” mi sussurra. Esco e torno a casa. Lungo la fredda e piovosa autostrada tra uno starnuto e l’altro per via dei capelli ancora bagnati mi chiedo se quell’ “amore” era per me o forse nel sonno mi ha scambiato per lui. Di certo non saro’ io a chiederglielo!


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