i racconti erotici di desiderya

Questione di principio!

Autore: Leemaia
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Cambia lo sfondo
Iaia racconta ...



Sono sempre stata schietta ed aperta nei miei rapporti interpersonali, chiedendo la medesima cosa a tutti coloro che ambivano a costruire con me una relazione che andasse oltre la semplice conoscenza. Non fanno eccezione gli uomini con i quali ho avuto modo di instaurare un rapporto sentimentale, più o meno duraturo. Questa sincerità deve essere intesa nella sua accezione più ampia: nessun problema a discutere insieme di qualsivoglia argomento, inclusa il sesso, con le fantasie i desideri e tutto il mondo semisommerso che si porta dietro.

Vi racconto questa vicenda per rendere meglio l'idea di quanto sia importante per me questo aspetto.



Avevo iniziato la mia relazione con Alfredo solo da qualche mese. Lui, classico figlio di papà, mi ricopriva di attenzioni e premure. Era una persona che sapeva trattare con la gente, riusciva simpatico al primissimo impatto e praticamente era amico di mezzo mondo. Non c'era occasione in cui uscissimo insieme senza che lui incontrasse qualcuno che conosceva. La cosa mi rendeva questo ragazzo sempre più interessante ed intrigante. Sapeva conversare senza "parlarsi addosso", lasciando spazio agli altri e sapendo ascoltare. Un gioiellino ...

Mi sono invaghita di lui quasi subito, anche se l'ho tirata per le lunghe perchè non volevo che pensasse di potermi "comprare" come spesso gli era successo (e succedeva) con le altre donne.

Sportivo, figo, pieno di soldi, era di certo una delle "prede" più ambite. Tra noi i patti furono subito chiari, come dicevo: niente sotterfugi.

Le cose andavano a gonfie vele sotto tutti i punti di vista, compresa l'intesa sessuale. A letto ci sapeva fare così come nei rapporti sociali. Attento alle mie esigenze, non c'era una volta che non si preoccupasse del mio piacere, prima ancora che del suo.

Condivedevamo le nostre rispettive fantasie tra le quali spiccava il piacere edonistico di fare sesso davanti allo specchio o di fronte alla telecamera. Un mix di esibizionismo e voyeurismo comune a molte altre coppie e che sfogavamo con una certa regolarità. Non mancavamo mai l'occasione di rivedere insieme le nostre esibizioni, sia per eccitarci sia per "studiare" altre pratiche da filmare. A dire il vero eravamo diventati anche bravini, tanto che il sexy shop che ci approvvigionava di materiale porno dopo un po' ci perse come "afecionados". Quello che producevamo in maniera autonoma non aveva niente da invidiare alle molte cassette (all'epoca il DVD non era ancora in uso) del mercato pornografico. Praticamente ci limitavamo ai soli film che non potevamo "interpretare" da soli, come ad esempio orge et similia.

Tale e tanta era la nostra passione che, col passare del tempo, avevamo attrezzato il nostro "nido" alla stregua di uno studio professionale. Per evitare che il gioco ci fagocitasse, finendo per governare il nostro amplesso, costringendolo a forzature dovute alle "esigenze di scena", portandoci a prestare più attenzione all'inquadratura che al nostro piacere, avevamo installato ben 4 telecamere fisse in alcuni punti strategici.

In pratica eravamo liberi di esprimerci al meglio senza preoccuparci di niente se non di godere, tenendo come "sorpresa" il risultato video dell'atto. In una cassetta piuttosto che in un'altra tutte le migliori scene finivano per essere degnamente immortalate. Una delle telecamere era impostata con lo zoom sul divano, teatro di buona parte delle nostre imprese erotiche e ce ne ricordavamo in tutte le situazioni che ritenevamo maggiormente eccitanti da rivedere in seguito.

Memorabile la scena in cui cavalco il cazzo di Alfredo, seduto sul divano. Io, con le spalle alla telecamera, inarco la schiena esponendo il mio culetto all'obiettivo. Lui mi divarica le chiappe con le mani ed io rallento ad arte il movimento del bacino, lasciando uscire quasi completamente il suo cazzo dal mio corpo, prima di ridiscendere lentamente. Immaginavo mentalmente cosa si sarebbe potuto vedere a video e mi comportavo di conseguenza. La lentezza del movimento mi serviva a dare concretezza alla profondità che quel cazzo raggiungeva dentro di me. Non contenta, ad un certo punto allungo una mano al vicino tavolino, dove, con una rapida occhiata, avevo individuato delle candele svettare su un inutile candelabro in oro, regalo costoso ma orrendo del "paparino" di Alfredo. Era un esempio di arte (per me assolutamente kitsch) che raffigurava alcune colonne in stile ionico prive del capitello, a simulare un effetto del rudere di un tempio. Credo si sia capito che lo detestassi.

Ebbene, la telecamera inquadra la mia mano prelevare una candela, portarla con studiate movenze lascive alla bocca e propinarle un pompino magistrale, attenta a volgere il viso di profilo alla telecamera, per non perdere nemmeno un istante del mio voluttuoso lavoro di bocca su quell'oggetto. Alfredo che mi dà della pompinara è il primo, naturale effetto. Questo non fa che aumentare la mia carica erotica, spingendomi ad ingoiare ed insalivare a dovere quell'oggetto ... La reazione secondaria la sento direttamente sulle natiche, che lui stringe più intensamente mentre accentua i colpi della mia cavalcata con spinte del bacino verso l'alto. Questa sferzata nel ritmo mi provoca subitanee ondate di piacere che esprimo mugulando su quel pezzo di cera. Per un lasso di tempo che a lui deve essere sembrato lunghissimo resto passiva, con il suo cazzo a farsi strada dentro di me grazie ai suoi soli colpi e le mie labbra serrate su quella candela. Siccome lui adora vedermi attiva, che fa di me quella splendida troia che ama, si impossessa della candela, estraendola dalle labbra e facendola pendere verso il mio viso dall'alto. Ecco che allora l'inquadratura mostra la mia lingua estendersi fuori dalle labbra verso quel fallo estemporaneo, tutto il mio viso protendere verso di esso, denunciando una gran voglia di succhiare, di avere qualcosa in bocca, giù giù fino alla gola. E riprendo a cavalcare con rinnovata eccitazione. Lui gioca un po' con me e la mia voglia, avvicina e riallontana l'oggetto, poi me lo porge lateralmente, affinchè io possa leccarlo per il verso della lunghezza. Lascia scivolare la candela sulla mia lingua, che finisce per insalivarla a dovere. Ci vuole poco perchè quella (nella mente di entrambi) diventi la lubrificazione necessaria per cambiare obiettivo. Sempre per il verso longitudinale prende a strofinare la candela tra le mie chiappe e sul buchino. Il video ci regala l'immagine che io stessa non mi aspettavo: senza nemmeno rendermene conto, grazie anche al movimento del cazzo nella mia figa, il mio sfintere pulsava come una piccola bocca affamata ogni volta che la candela vi si strofinava contro. L'effetto, a rivederlo, è devastante. "Mettimela dentro!" ansimo io in preda ad una voglia irresistibile. Mi allargo le natiche da sola mentre lui punta la base della candela contro il mio buchino. Sento lo sfintere allargarsi alla leggera pressione. Le dimensioni ridotte della candela non sono un ostacolo per la penetrazione. Sento l'oggetto freddo scivolare dentro di me ... come un dito infinito.

Alfredo si ferma solo quando la base della candela incontra l'ostacolo della curva del mio intestino, poggiando sulla parete del mio budello con una leggera sensazione di dolore. Lui percepisce la cosa dall'espressione del mio viso. Inizia a far scivolare dentro e fuori la candela, sempre arrivando al punto in cui la base mi dà quella scossetta di dolore.

Dopo un po' di quel ritmato altalenarsi di piacere e fastidio decido che le sensazioni di dolore sono solo un amplificatore dei miei stimoli e inizio a muovermi incontro alla mano di Alfredo e sul suo cazzo. Entrambi i cazzi (quello vero e quello "occasionale") penetravano i miei orifizi contemporaneamente, tanto che il lieve dolore si propagava sottoforma di ondate di piacere che partivano dal mio intestino raggiungendo il cervello con l'effetto di un terremoto. Il tempo di abituarmi all'intrusione ed il piacere ricevutone piano piano affievolisce: sono 25 cm di lunghezza, ma pochini in larghezza. Manifesto la cosa rompendo il ritmo: "Mettimela davanti!" dico ad Alfredo. Lui estrae il cazzo con aria interrogativa ed inserisce la candela al suo posto. Percepisco prima il senso di vuoto poi l'interpretazione palesemente errata di Alfredo. "Non intendevo: mettimi la candela nella figa al posto del cazzo, ma INSIEME al cazzo ..."

Il membro di Alfredo riprende il suo posto e la sua mano manovra per trovare l'angolazione giusta per far entrare anche la candela. Dopo vari tentativi infruttuosi, che più che frustrare la nostra intenzione la alimentavano, portandoci a moltiplicare gli sforzi, Alfredo appoggia la base della candela contro la sua cappella e fa penetrare i due oggetti nella mia figa. Il nastro magnetico registrava questa penetrazione doppia senza lasciare niente all'immaginazione. Mi sentivo piena e con le labbra della figa slargate da quell'intrusione innaturale. Forse era più la sensazione della piccola perversione che l'atto in se a darmi tanto godimento, ma stavo letteralmente sbrodolando umori ...

Una volta aperta la strada, Alfredo si sbizarrisce rendendo i movimenti dei due cilindri asincroni, senza mai lasciare uscire completamente nessuno dei due. Questa volta è lui ad allungarsi verso il tavolino. Prende il candelabro e sfila le restanti due candele dalle finte colonne. Me le porge ed appoggia l'oggetto d'oro sul divano. Io afferro le candele con le due mani ed inizio ad alternarle dentro la mia bocca, impazzendo nel pensare che siano due cazzi.

"Ti piace vedermi con due cazzi in bocca mentre mi scopi?" gli domando portando entrambe le candele alle labbra.

"Mmmmm ..." è il suo commento più che esplicito.

Gioco con la saliva sulla punta delle candele, lasciandola filare in maniera provocante. Un po' di quel liquido cola sulle mie tette e Alfredo lo raccoglie con le dita di una mano. Poi porta le dita direttamente sul mio sfintere e umidifica l'apertura girando intorno alle pieghette. La mia "piccola bocca" riprende ad aprirsi e chiudersi sul suo dito anelando una penetrazione più profonda.

Ancora qualche istante di questo eccitante sfregamento e poi sento qualcosa di più consistente poggiarsi al mio buchino e cercare strada.

La saliva agevola un po', ma la frizione del corpo estraneo si fa comunque sentire. Spingo con i soli muscoli anali, rimanendo per un momento sospesa, con solo una porzione del cazzo di Alfredo e della candela inseriti nella mia figa. Lo sfintere si allarga e cede alla pressione dell'oggetto. Lo sento freddo, anonimo ma tuttavia estremamente piacevole. Sento qualcosa di duro toccarmi anche la coscia e volgendomi indietro vedo due dei bracci del candelabro sporgere lateralmente. Mi sta inculando con uno dei bracci dorati di quell'obbrobrio ... Sorrido pensando che per la prima volta trovo perlomeno "utile" quell'aborto artistico. Poi spingo e mi sento "profanare" da quel resto di tempio "sacro". Rispetto alla candela questo nuovo "amico" perde decisamente in lunghezza, ma ha il pregio della larghezza che aumenta man mano che mi penetra fino alla base della colonna. Non sto a parlare di centimetri, ma la sensazione di pienezza che ne ricavo è assolutamente goduriosa. Solo quando il basamento della colonna urta contro lo sfintere mi calo sui due invasori vaginali, sentendomi incredibilmente aperta.

La candela e il suo naturale ospite candelabro sono troppo rigidi per assecondare i miei movimenti, le contrazioni anali e vaginali sono perfino dolorose, sento l'orgasmo montare e poi allontanarsi aumentando l'urgenza di sfogare tanta libidine.

"Togli la candela ..." urlo ormai prossima all'esplosione.

Alfredo estrae il corpo estraneo dalla mia figa e la semplice estrazione dal profondo della mia intimità mi dà lo sfregamento "fatale". La figa inizia a pulsare intorno a quel cazzo e le sensazioni anali non sono più così forti da inibire l'esplosione.

"Vengoooo" finisco per rantolare, "Sfondatemi ... ora ... più forte ..." e mentre il cazzo mi raggiunge l'utero la colonna mi sfonda sul serio, spaccandomi in due.

Poi la vista si annebbia ... il video mi è di supporto per dire che l'amplesso si conclude con Alfredo che sfila la colonna, poi il suo cazzo e quindi erutta un fiume di sborra che cola tra le mie chiappe per essere catturato, nello scivolamento, dai miei buchi dilatati.



Ecco, queste sono le scene che stavano finendo di scorrere sul televisore del salotto quando, rientrata in anticipo dalla mia serata con amiche, passai nel corridoio, davanti alla porta.

Alfredo non aveva sentito le chiavi nella porta e non si era accorto della mia presenza. Io, d'altra parte, non feci niente per farmi sentire, dopo che, invece del sottofondo da stadio della partita che lui avrebbe dovuto seguire quella sera, come sottofondo c'erano i nostri gemiti registrati e le nostre adorabili porcate.

A farmi sentire "tradita", tuttavia, non fu l'innocente rivisitazione che un uomo fa di certi filmini, quando è solo in casa. Quello che mi fece ribollire il sangue è che lui non era affatto solo. Di spalle rispetto al mio punto di osservazione distinsi la nuca di due dei suoi amici più intimi.

Il silenzio nella sala mi fece intuire quanto il video fosse davvero accattivante ed apprezzato.

Sebbene la vendetta sia un piatto da gustare freddo, la mia rabbia interiore decise che anche a caldo sarebbe stato carino mostrare la mia reazione. Raggiunsi la camera e mi preparai per la mia scenata. Man mano che mi preparavo la rabbia accecante lasciò il posto ad una più lucida perfidia. Cambiai idea una decina di volte, prima di definire la mia strategia.

Indossai il mio vestito di seta nero, regalatomi da Alfredo per il mio ultimo compleanno. Si trattava di un abito lungo, prodotto di sartoria, cucitomi addosso per risaltare le mie forme armoniose.

Gli spacchi laterali partivano dai fianchi, un leggero tulle a coprire leggermente il profondo decollete, la schiena nuda fino al fondoschiena. Un abito da sera da grandi occasioni, come quella che mi si presentò quella sera. Ripassai il trucco, calcando leggermente la mano sul rossetto e la matita per le labbra, per risaltare la loro naturale carnosità. Infine indossai la preziosa parure di perle, cominciando dal braccialetto, che indossai togliendo persino l'orologio per lasciare l'oggetto in maggiore risalto. Poi passai agli orecchini, splendidi nella loro semplicità, quindi l'anello, rigorosamente all'anulare sinistro, infine l'immancabile girocollo, formato da tre file di perle. Scarpe adeguate. Niente calze, reggicalze o altri fronzoli. Semplicemente elegantissima. Ovviamente niente reggiseno, perizoma nero di pizzo e il quadro è completo per l'entrata in scena.

Entrai nella sala sentendo la leggera eco delle ultime parole di uno dei due amici di Alfredo che commentava il filmato con pesanti apprezzamenti.

"Ho interrotto qualcosa?" dissi con la massima naturalezza, avanzando verso il trio. Alfredo si affrettò a cambiare canale, mentre tutti indistintamente si mossero scompostamente sul divano. Era peggio di quel che pensassi. Non stavano solo guardando il filmino, ma si stavano masturbando apertamente nel farlo.

Salutai Alfredo con un falsamente languido bacio sulle labbra, mentre con la mano mi impadronii del telecomando. Il VCR continuava a scorrere e quando cambiai canale vidi il candelabro profondamente infisso nel mio culo.

"Mmmm, proprio sul più bello ..." commentai cercando di dissimulare il mix di vergogna e di rabbia per la situazione indesiderata.

"Posso?" domandai cinica ai tre, mentre mi accomodavo con nonchalance sul bracciolo del divano. Alla mia sinistra, nell'ordine, Sergio, Marco e Alfredo, sempre più imbarazzati e incapaci di esprimere una qualsiasi parola, nemmeno balbettata.

"Guardate questa scena!" suggerii indicando il televisore. Per un riflesso incondizionato tutti si girarono per guardare. Il candelabro continuava ad entrare e uscire dal mio culo dilatato, l'immagine catalizzò la loro attenzione.

"Ma ... sbaglio o quelle patte aperte non sono frutto di una dimenticanza?" dissi ridendo alla vista ridicola delle tre cerniere aperte. Prima che potessero fare qualsiasi cosa mi alzai dal bracciolo, mi chinai su Sergio e Marco, le tette volutamente bene in vista e, allungando una mano verso ciascuna delle due zip aggiunsi: "Forse sono solo un invito ...".

Non attesi la risposta, con calma glaciale frugai brevemente con le dita ed estrassi due verghe decisamente ben stimolate.

"Mmmm!" mormorai passandomi la lingua sulle labbra. "Ma queste non sono candele" mi permisi di ironizzare.

Sempre con molta lentezza iniziai a scappellare i due cazzi, inebriandomi delle piacevoli sensazioni che il loro calore e turgore mi davano attraverso il contatto.

Approfittai del loro stupefatto immobilismo per accumulare eccitazione per quello che stavo per fare. La rabbia non si spense, ma rimase in un angolo recondito della mia coscienza. Quella che iniziava a prevalere era solo carica erotica, possente, impudica, sfrontata.

Mi inginocchiai a metà strada tra i due amici di Alfredo. Li guardavo a turno in viso per studiarne le reazioni, mentre le mani continuavano il loro lento su e giù sulle loro erezioni. Nonostante la loro prolungata eccitazione non sfoggiavano dei cazzi enormi. Quello che mi impressionò, tuttavia, fu il loro turgore. Sembravano scolpiti. La luce della lampada a stelo e quella del televisore acceso mi permettevano di gustare anche visivamente la perfezione dell'armonia tra lunghezza e larghezza. Il mio sguardo più troiesco che mai impedì loro di distogliere gli occhi da me. Mi avvicinai sempre con lentezza al cazzo di Sergio, leccando la cappella prima di farla sparire nella mia bocca. Nel fare questo guardavo fissa Marco, per leggere la libidine e l'invidia che provava in quell'istante. Feci lo stesso invertendo i ruoli. Alfredo mi guardava incredulo ma fu il primo ad abbozzare una reazione alla situazione che si faceva incandescente. Allungò una mano verso il mio seno. Gli sorrisi a bocca piena, bloccando, però, fermamente la sua mano prima del contatto.

"Aspetta!" gli dissi "Avrai la tua parte: la più ricca!"

Questa promessa lo fece recedere. Cambiò allora posizione adagiandosi sulla poltrona, sistemata a "L" rispetto al divano e continuò a guardare, da migliore punto di vista, masturbandosi apertamente.

Continuai il mio lavoro di bocca sui due amici, senza mai smettere di masturbarli, avendo cura di dare preferenza alla mano inanellata. Il solo pensiero di mostrare il "pegno d'amore" di Alfredo mentre scivola sul cazzo di un altro mi dava un piacere intenso e perverso.

Mi eccitava tenere le labbra socchiuse e sentire la pelle dei loro cazzi che vi strusciava contro, salendo a coprire le cappelle per poi riscoprirle.

La lingua giocava su ogni piccola venuzza, girava intorno alla cappella per poi picchiettare sul buchino in cerca del punto di massima eccitazione. Continuai il gioco di sguardi, ben attenta che ognuno cogliesse i passi salienti della mia azione. Specialmente Alfredo, che vedevo fremere ad ogni affondo.

Le mie evoluzioni seguirono un andamento opposto rispetto al movimento della sua mano sul cazzo. Se aumentava, segno di gradimento ed eccitazione, allora facevo piccole pause o cambiavo soggetto, se rallentava lo risvegliavo con mugolii ed eloquenti rumori di risucchio. Volevo portare tutti e tre all'apice del piacere.

Dopo un po' sentii l'urgenza di cambiare posizione. Un po' il dolore alle ginocchia, un po' la voglia di provare qualcosa di diverso che non la semplice alternanza. Mi alzai in piedi e presi per mano i due amici, sempre passivi ed ammutoliti.

Li feci alzare in piedi, uno alla mia destra, l'altro alla mia sinistra. Li afferrai per i capelli, dietro la nuca, e li spinsi verso i lati del mio collo. Sentii le loro lingue leccarmi con fantastica leggerezza, lambire la mia pelle che in breve fu percorsa da innumerevoli brividi. Giocarono con le perle dei miei orecchini, slinguando le mie orecchie in maniera calma e calda. Raggiunsi con le mani i loro cazzi, provocando dei tiepidi gemiti nelle mie orecchie. "Siii, così..." dissero quasi all'unisono.

"Allora non siete muti!" commentai sarcastica.

"E sembra che sappiate usare la lingua anche per parlare" aggiunsi, infilando la mia lingua tra le loro labbra, uno alla volta. Lasciai che mi palpassero ovunque, beandomi delle loro mani sui seni, sulle natiche e sul sesso. Lasciai che facessero cadere le spalline del vestito mettendo in evidenza il mio seno.

Impazzii di libidine nel sentire le loro lingue contemporaneamente sui capezzoli. Mi leccavano, mordevano e succhiavano con tempi amorevolmente diversi. Una serie pressochè continue di scariche di piacere mi attraversava il corpo come un'autostrada. Fremevo e sentivo crescere la voglia di lasciarmi andare alle loro voglie.

"Basta!" invece uscì dalla mia bocca. I miei progetti erano altri.

Mi sedetti sul divano, a non più di un metro da Alfredo, il cui cazzo iniziava ad assumere un colore violaceo da "superusura".

Feci avvicinare i due amici a me. Mi sistemai in punta al cuscino, per raggiungere con la testa l'altezza giusta. Ripresi a lavorare i due cazzi con la bocca, cambiando un po' le tecniche ed invitandoli anche verbalmente ad essere più attivi. Dapprima li portai entrambi alla bocca. Tenendoli vicini, punta contro punta, li leccai con avidità, vorticando la lingua intorno. Poi ripresi a succhiarne uno, sbattendomi l'altro sulla guancia. Sperai vivamente di aver passato il messaggio, smisi di usare le mani ed iniziai a sbocchinare Sergio, solo con l'uso delle labbra. Marco si prese il cazzo in mano ed iniziò a strofinarlo sulla mia guancia. Feci capire che il gioco mi piaceva, passando a succhiare il suo. Dopo poco Sergio reclamò attenzioni allo stesso modo. In breve divennero loro i "padroni della situazione", o almeno questo fu quello che percepì il loro ego. Iniziarono a scaldarsi, forse realizzando solo in quel momento di quanto fossi troia, e che lo fossi per loro. Il primo ad usare le mani come desideravo fu Marco. Mi afferrò la testa, dalla nuca, e la spinse sul suo cazzo, senza violenza, ma con decisione. Lasciai che fosse lui a darmi il ritmo e mi limitai a far scivolare il suo cazzo dentro le mie labbra. Poi fu la volta di Sergio, più intraprendente e forse più porco, dei due. Mi prese per i capelli, tirandoli senza strappi ma con perentorietà. Staccò a forza la mia bocca dal cazzo di Marco e spinse dentro il suo cazzo. Tutte e due le mani sulla mia testa mi tenevano ferma e mi guidavano. Ad un tratto mi bloccò il capo, spingendo, contemporaneamente con il bacino in avanti. Capii le sue intenzioni e mi preparai a riceverlo fin che potevo. Ne presi una buona parte, prima di sentire la sua cappella sfiorarmi le tonsille e darmi un senso di nausea. Mi liberò la testa con un sorriso beffardo. "Non ce la fai a prenderlo tutto, eh?" domandò, tronfio.

Non so se sovrastimò il suo cazzo o sottostimò le mie capacità, fatto sta che mi ribellai alla presa di Marco, ritornai sul cazzo di Sergio e con un paio di pause per adeguare la mia gola alle sue dimensioni feci sprofondare il suo cazzo dentro la mia bocca fino a toccare con le labbra le sue palle. Poi afferrai le sue mani, le misi sulla mia testa e le spinsi per incitarlo a spingere ancora di più, più a fondo.

"Ahhh ... troia!" esclamò sorpreso ed in preda ad un gran godimento. Feci lo stesso trattamento a Marco e nei turni successivi si divertirono a scoparmi in bocca. Io mi prestai a questi giochi, con una mano sul clitoride a far montare il mio stesso piacere, l'altra a rinnovare il piacere derivante dai capezzoli, con le tette sempre esposte fuori dal vestito appena abbassato sulle spalle.

Si posizionarono con un'angolazione tale da permettermi di imboccarli entrambi, contemporaneamente, godendo della vista della mia bocca dilatata dalle loro mazze congiunte. Mi riproposero, coi loro cazzi, il gioco che feci con le candele nel video, istigandomi ad inseguire le loro cappelle, mentre si ritraevano per vedermi anelare di imboccare i loro cazzi.

Io da parte mia consumavo la mia vendetta, sottomettendomi volontariamente a quel "possesso", per godermi lo spettacolo della faccia di Alfredo. Lui ormai stava scalpitando. Preso dallo spettacolo della sua ragazza che spompina due cazzi, aveva perso ogni ritegno e mi incitò, proponendomi addirittura delle varianti.

Ad un tratto sono io a riprendere la situazione sotto controllo. Lo spettacolo è durato abbastanza, è arrivato il momento di riscuotere il prezzo del biglietto.

Con un rapido movimento afferro i due cazzi per la punta. Li tengo ben eretti costringendo i due amici ad avvicinarsi uno all'altro. Mentre le dita massaggiano ad arte le cappelle gonfie, scivolo giù dal divano, posizionando la mia testa sotto i loro cazzi, la bocca rivolta verso l'alto. La lingua inizia a disegnare ghirigori sui loro scroti. Poi imbocco a turno i testicoli di ciascuno e succhio nella maniera più porca che posso. Ammutoliscono e sento che questa volta non riusciranno a trattenersi oltre. Mi rimetto seduta sul divano. Getto languidamente le spalle all'indietro, poggiando il peso sulle mani, per non sprofondare sulla spalliera, troppo lontana dal mio obiettivo.

Poi assumo l'espressione più ingenuamente porca, giocando sul consapevole contrasto tra il mio viso "carino" e la mia troiaggine e sparo: "Dai ... schizzatemi addosso ... datemi tutta la vostra sborra ... la voglio sul viso ... in bocca ... o se preferite, sulle tette" e così dicendo li implorai con le espressioni del viso e con i gesti. Mi accarezzavo le parti del corpo che desideravo fossero obiettivo dei loro schizzi.

Non ci fu bisogno di altro. I loro cazzi furono preda delle loro mani sapienti, che con modi dissimili tendevano al medesimo obiettivo. Alfredo dovette fermarsi più di una volta per non venire e sciupare, così, il piatto forte, il "suo" piatto forte.

Ma vidi il suo uccello guizzare anche senza il tocco delle sue mani ... era davvero vicinissimo anche lui.

"Eccolo! ... prendi, troia!" disse uno colpendomi il viso con un getto violento di sborra, subito seguito da altri schizzi che mi raggiunsero il collo e le tette. Io tenni la bocca spalancata, invitando con la lingua a dirigere meglio il tiro. "Ed ecco la mia sborra, puttana!" disse il secondo. Il getto fu assai meno potente, tanto che dovetti avvicinarmi per farmi colpire. Ma il suo cazzo continuò a vomitare sborra per almeno mezzo minuto. Me la feci versare su tutto il viso, sulle labbra e sulla lingua.

Non feci niente per ingoiare, lasciai che tutto il loro seme mi imbrattasse per bene il viso. Finite le ondate del loro piacere ripresi a turno in bocca le loro verghe. La lingua continuò a raccogliere le poche stille di sperma resideue dalle loro cappelle. Continuai a leccare ed imboccare, succhiando per spremere fuori anche le ultimissime gocce. Lasciai scivolare fuori dalla mia bocca anche quel poco liquido, che si aggiunse a quello denso degli schizzi diretti nel colare sulla mia pelle morbida.

Soddisfatta del risultato mi lasciai cadere indietro, poggiando le spalle al divano. Sollevai le gambe, divaricandole. Spostai il lembo anteriore del vestito, scoprendo per la prima volta il mio perizoma ai loro sguardi. Mi guardarono con ammirazione, mentre spostavo il sottile tessuto di pizzo lasciando scoperta la mia figa ed anche il buchino posteriore.

"Adesso è il mio turno!" affermai con voce rotta dall'eccitazione. Sergio si inginocchiò tra le mie gambe ed iniziò a leccarmi in un unico movimento longitudinale prima davanti e poi dietro. Marco si sistemò al mio fianco sul divano. Abbassò la testa e contribuì con la sua lingua sul clitoride. Da buoni amici si divisero le mie intimità. Chiusi gli occhi e mi godetti quelle lingue, l'azione delle quali duplicava il mio piacere. Avere entrambi i buchi sollecitati da quel contatto fu esaltante, un'esperienza che ricorderò sempre con estremo piacere. Iniziai ad emettere umori in maniera abbondante, mentre sentivo entrambi i buchi pulsare attorno ai loro muscoli saettanti. Quando Sergio provò ad aggiungere un dito alla sua lingua penetrante, l'improvvisa invasione mi riscosse dal piacevole momento.

Lo fermai e mi alzai dal divano, districandomi dalle loro membra. Rimasero lì ad osservarmi, vittime della mia perentorietà, in attesa di scoprire quale altro piacevole gioco stessi preparandomi a fare.

"E' arrivato il momento delle presentazioni!" dissi, sorridendo all'espressione interrogativa dei tre maschi.

"Sergio ... Marco ... ho il piacere di presentarvi ... il candelabro" dissi indicando l'obbrobrio sempre immobile sul tavolino.

"Candelabro, questi sono Sergio e Marco" finii la presentazione, afferrando l'oggetto e togliendo con lentezza e studiata calma le tre candele.

Accompagnai i movimenti aggiungendo: "In confidenza, da quel giorno ho preso a chiamarlo cande-slabbro, visto il risultato della sua intrusione nel mio culo ..."

Smorzai i loro sorrisi domandando, rivolta ai due amici: "Ragazzi, mi dareste una mano?". Mi posizionai di fronte al divano, con le spalle rivolte ad Alfredo, che intanto aveva ripreso a menarsi il cazzo paonazzo. Prima spostai il lembo posteriore del vestito, chinandomi in avanti col busto per mettere in pieno primo piano il mio culetto voluttuoso. Poi poggiai in terra il candelabro e guardai Sergio che capì il da farsi. Si mise in ginocchio e tenne le mani sulla base dell'oggetto per assicurarne stabilità. Mi voltai verso Alfredo, per poterlo guardare dritto negli occhi ed iniziai ad abbassarmi, flettendo le gambe divaricate. Il movimento fece allargare le natiche, con una mano mi accarezzai la figa, cercando di mettere in risalto il punto di contatto del candelabro col mio sfintere.

Come quella volta del filmino, usai i muscoli anali per allargare lo sfintere e pochi secondi dopo la colonna monca iniziò a scivolare dentro di me. Quando tutto il braccio dell'oggetto fu penetrato poggiai le ginocchia in terra. Sergio inclinò il candelabro per adeguare la posizione alla mia nuova postura. Mi dispiacque togliere ad Alfredo la vista del mio culo profondamente abusato da quel prezioso monile fallico, ma non avrebbe avuto modo di dispiacersene a sua volta. Adesso mi trovavo sulle ginocchia, con le cosce appena sollevate sui polpacci, per permettere all'ospite inanimato di muoversi nelle mie viscere. Il lembo posteriore del vestito sul mio fianco, a mantenere nudo il mio fondoschiena violato. Mi sporsi leggermente in avanti col bacino, protendendomi verso Alfredo che era sempre senza parole. Lo vedevo osservare la sborra dei suoi amici scivolare sulla mia pelle, sui seni ancora scoperti e nel solco tra di essi.

Mi sentivo sporca e porca, il massimo della sensazione che potessi mai immaginare di provare in una simile situazione. Iniziai a muovermi con il bacino incontro alla cosa che mi riempiva. Partì qui la seconda parte dello show. Presi con le mani il lembo anteriore del prezioso abito, me lo passai tra le gambe verso dietro. Lo afferrai con una mano dietro di me e cominciai a muoverlo, in modo che si strofinasse contro la mia fessura. Divenne in breve una semplice striscia di tessuto che si insinuava tra le labbra della figa sfregandomi il clitoride. La mano muoveva il pezzo di seta per aumentare l'effetto di tale sfregamento, che unito alla penetrazione del candelabro finì per aumentare la mia emissione umorale. Con l'altra mano, la sinistra, andai a toccare le tette sporche di sperma. La insinuai tra di esse, raccogliendo, nella risalita, un po' di quel seme vischioso. Portai la mano aperta davanti alla bocca. Leccai con la lingua oscenamente protesa il palmo della mano. Ero certa che la quantità di sperma raccolto fosse ben visibile sulla mia lingua mentre la ritraevo per assaporarla. Era ormai quasi fredda ed abbastanza nauseante per l'intensità dell'odore, ma lo stesso mi diede delle scosse di piacere intimo. Poi iniziai a succhiarmi le dita, uno alla volta, con la solita conturbante calma. Lasciai per ultimo l'anulare, impreziosito dalla perla. Estrassi l'anello con le labbra, dopo aver inserito tutta la falange in bocca. Lo ripulii con meticolosità con la lingua e lo appoggiai nel posacenere di marmo, vicino a me. Questa fase mi procurò tante e tali scosse di piacere che dovetti interrompere la mia cavalcata sul candelabro.

Fu poi la volta del bracciale. Anch'esso si era parzialmente dicoperto di sborra nel movimento della mia mano tra le tette. Feci scorrere le perle sulla mia lingua, da sinistra verso destra. Si trattava di poche gocce, ma sapevo che l'effetto della mia azione fu intimamente legato alla perversione del gesto in se. Stessa sorte subirono gli orecchini, leccati con perizia, uno per volta.

Infine mi slacciai il giro di perle. Sollevai il busto lasciando cadere completamente le spalline sui gomiti. Tutto il mio busto rimase alla mercè degli sguardi dei tre uomini. Fu eccitante vedere un rivolo di sborra colare al centro del mio ventre, oltre l'ombelico, verso la mia figa palpitante. Posizionai il girocollo a contatto della mia pelle, appena sopra l'ombelico. Lo tesi lateralmente con le due mani e risalii verso le spalle. Vidi il flusso di seme interrotto da questa diga improvvisata. Nella risalita raccolsi in abbondanza il liquido che aveva premiato la mia bocca, poco prima. Superai le curve dei miei seni e continuai a salire fino alla base del collo.

Lasciai un capo del prezioso collier con la mano destra. Sollevai la sinistra sopra il mio capo. Alzai lo sguardo e posizionai la mia bocca spalancata sotto la collana. Dopo qualche istante piccoli globi di sborra iniziarono a colare dalle perle, allungandosi oltre l'estremità libera per cadere filanti nella mia bocca. Intanto con l'altra mano guazzai nello sperma che aveva raggiunto il pube e me lo spalmai sulla figa nel movimento sempre più veloce della mia masturbazione. La legge di Newton aiuta ad intuire come quelle stille gocciolanti divennero un piccolo rivolo di sborra che colò direttamente nella mia bocca. Quando quel flusso rallentò stimai che una buona sorsata di liquido si era depositata nel mio cavo orale. Tornai a guardare Alfredo e in un'unica azione mi impalai in profondità il candelabro nel culo, sconvolgendo il clitoride e la figa con la sborra tra le dita in vorticoso movimento, ingoiai con voracità il nettare dei due amici e venni come non credo avrò mai la capacità di spiegare a parole.

L'orgasmo fu violento nella prima ondata e poi lungo e morbido, con lente ondate di piacere a susseguirsi, sempre più distanziate, sempre più leggere.

Ritornai in me e vidi Alfredo fuori di se per l'eccitazione, con il cazzo teso allo spasimo in attesa della sua personale soddisfazione. Era rimasto solo lui, il principe della serata e della mia vita. Gli altri due dimostrarono la validità del mio show sfoderando una rinnovata erezione.

Proseguii con l'ultima parte del mio spettacolo.

Lasciai che l'odiato candelabro uscisse dal mio culo, cosa che provocò un ulteriore fremito nel momento in cui liberò alfine lo sfintere. Finii il lavoro di pulizia dei tre giri di perle, leccando e succhiando residui filamentosi di sborra. Poi presi collana e candelabro e li aggiunsi al resto degli oggetti che avevo iniziato ad ammonticchiare.

Mi alzai con le gambe ancora tremanti per il tremendo orgasmo. Lasciai cadere il vestito in terra e rimasi vestita del solo perizoma, scarpe e residui di sperma rappreso sul corpo.

Mi rivolsi ad Alfredo, guardandolo profondamente e languidamente negli occhi.

"Ti è piaciuto il mio show, fin qui, amore ... ?" chiesi già conscia della risposta.

"Me lo domandi?" rispose lui indicando il suo cazzo ormai allo spasimo.

"Sono stata brava e maiala come piace a te?"

"Molto più di quanto osassi sperare"

"Sai che per te ho riservato la parte migliore, vero?"

"Non aspetto altro"

Guardò con cupidigia il mio corpo imbrattato, immaginai la sua logica: la bocca era stata ampiamente usata dai suoi amici, il culo nuovamente slargato dal candelabro, non restava che la figa, da sfondare. Si allungò sulla poltrona, tenendo il cazzo con la mano alla base, in modo che svettasse invitante.

Mi tornarono alla mente le innumerevoli volte in cui questo invito era il preludio a lunghe ed estenuanti cavalcate goduriose. Mi avvicinai e mi inginocchiai di fronte al suo cazzo. Appoggiai le labbra chiuse alla sua cappella lucida e schioccai un innocente bacino. Poi mi alzai e mi diressi, con movenze da mannequin su una passarella, verso la parete. Mi godetti mentalmente lo sguardo dei tre sulle morbide curve delle mie natiche, mentre raggiunsi un piccolo stipo. Armeggiai per qualche istante con l'apparecchiatura lì nascosta e ne estrassi una piccola cassetta. Mi girai e tornai presso i tre maschi. Alfredo era ancora nella sua ormai ridicola posizione, gli altri due si menavano il cazzo in attesa di capire se ci fosse spazio per un'altra goduriosa sessione sul mio corpo.

Mi piazzai davanti ad Alfredo ed agitai davanti a lui la cassetta.

"Ti avevo promesso la parte migliore ed io mantengo sempre la parola data ... IO!" sottolineai "è tutta qui dentro ed è tutta tua. Ho attivato le telecamere con il nostro bel comando a distanza, prima di raggiungervi, e su questo nastro, o su uno degli altri, dovresti trovare tutto. E' il mio regalo per te. L'ultimo"

Voltai le spalle senza nemmeno guardare la loro reazione, ma la immaginai e mi venne da ridere.

Andai di filato sotto la doccia, mi lavai di dosso il loro odore ed il loro sapore, mi rivestii con jeans e maglietta e dopo nemmeno 10 minuti rientrai nella sale. Come avevo previsto li trovai assolutamente silenziosi, rivestiti ma assolutamente immobili, inebetiti da quanto successo e dalla repentina ed inaspettata conclusione.

"I gioielli te li puoi riprendere, credo di averteli ripuliti con cura. Il vestito si è un po' rovinato, ma puoi tenerlo come ricordo e magari annusare l'odore del mio sesso e della sborra dei tuoi amici mentre ti fai una sega, riguardando il film di questa serata. Quanto al mio amico cande-slabbro ... credo di averti dato ampia dimostrazione dell'utilizzo che ne puoi fare. Ti garantisco che è molto piacevole."

Vomitai queste frasi senza pause, dopo averle preparate a lungo durante la serata. Mi allontanai verso la porta tra lo sghignazzare degli amici di Alfredo.



Non lo vidi mai più, mandai degli amici a riprendere la mia roba.

Nessuna cassetta. Le lasciai per le sue sessioni di masturbazione di gruppo. Non mi sorprenderebbe di trovarla sulla rete, un giorno di questi.


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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Alicerobertohot Invia un messaggio
Postato in data: 08/04/2014 13:45:37
Giudizio personale:
Mah! Ti piacerebbe....


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