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Quella volta in vacanza

Autore: Exagonbike
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Era trascorso un anno da quando ci incontrammo la prima volta. Un anno trascorso nella normalità più assoluta dove nulla lasciava presagire a quanto ardore e desiderio fosse covato. Ci incontrammo e quel feeling da subito nato, sembrava non essersi mai interrotto. Anzi, un anno era trascorso in meno di un secondo. I giorni trascorrevano nel relax più totale. L'ozio, quello atteso per un anno intero, padroneggiava e non lasciva spazio ad alcuna iniziativa. Non era apatia, ma semplicemente voglia di non fare nulla. Come tutti i giorni, anche quella sera mi recai alle docce. Le preferivo a quella di casa perchè era più spaziosa, in lunghezza e larghezza. All'apparenza tutto era uguale. Eppure, a mente fredda e rivivendo quei momenti, qualcosa ci fù di diverso. Incamminandomi c'era lei sull'uscio di casa sua che mi osservava. Notai che si mordeva il labbro inferiore mentre con le mani si cingeva i fianchi. Al mio passaggio la salutai come sempre. La confidenza era tanta e reciproca.
Per ma la doccia è un rito. Anche in vacanza. Era mia abitudine poi, utilizzando delle docce pubbliche, usare sempre la stessa. Era un po come avere l'impressione di essere tra le proprie mura. Un po tutti conoscevano questa mia abitudine e tutti sapevano anche il numero della doccia in cui mi recavo. Ero in doccia, nudo, avevo iniziato a bagnare il mio corpo e sentivo l'acqua irrorare il mio capo. La doccia mi ha sempre fatto lo stesso effetto: mi provoca un'erezione. Ero li che mi insaponavo quando ad un tratto sentii una voce dire: apri sono io. Non attesi altro dire, non mi chiesi nulla, non pensai a nulla. Chiusi l'acqua ed aprii l'uscio. Lei sgattaiolò dentro e si avvinghiò alle mie labbra. Non ero sorpreso. Forse era proprio quello che cercavo e desideravo. Sentii la sua lingua cercare la mia. Aprii la mia bocca e con avidità risucchiai la sua lingua. Allontanai le mie labbra dalle sue facendo attenzione affinchè le lingue continuassero ad accarezzarsi. Le sue mani frugavano il mio basso ventre stringendo la mia nerchia ormai turgida e dura. Le mie dita accarezzavano la sua fregna ancora ricoperta dal costume. Ad ogni passaggio sentivo le sue grandi labbra aprirsi vogliose e schiudersi come i boccioli di un fiore a primavera. Senza esitazione scostai il suo costume ed affondai il dito medio della mano destra nella sua intima profondità. Era bagnata, vogliosa, eccitata. I suoi capezzoli dritti facevano concorrenza al suo clitoride. Si voltò e piegandosi il giusto necessario, accompagnò il mio cazzo nella sua fica. La penetrai e la sentivo gemere di passione. Una passione che doveva rimanere repressa a causa del luogo ma quindi ancor più porca. Le mie mani, poste sulle sue spalle, la spingevano a me. Afferrò una mano e la strinse tra le sue labbra. Ad ogni spinta il morso diveniva sempre più forte. Godè all'inverosimile. Sentivo la sua linfa vitale sul mio cazzo. Volevo venire anch'io, volevo godere. Lei si accorse di questo. Si voltò, si inginocchiò e iniziò a spompinarmi. Senti la sua bocca sulla mia cappella e non ci volle molto. La sborra copiosa inondò la sua bocca. Lei continuò a succhiare ed a ingoiare. Si alzò, mi guardò e con ancora la bocca bagnata dal mio seme, ci baciammo. Lei continuò ad accarezzare il mio pene mentre io la sua patata. Accarezzai anche il suo sfintere e con la lingua assaporai nuovamente i suoi capezzoli. Poi, così come venne, uscì di gran lena. Di li a pochissimo ci saremmo rivisti. Sicuramente in altra veste, ma con la consapevoelzza di aver condiviso attimi di intensa passione.


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