i racconti erotici di desiderya

Pomeriggio di primavera


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Ricordo benissimo quel giorno, era appena passata una settimana dal matrimonio di Marco.
Marco era il mio migliore amico, avevamo frequentato le elementari insieme, ci eravamo persi di vista alle medie e ci ritrovammo adolescenti a frequentare la stessa comitiva. Finito il liceo le nostre strade si erano separate, lui era andato a studiare fuori sede a Bologna, io rimasi in città con la convinzione di fare l'imprenditore e fu così che aprii la mia prima struttura ricettiva, un bed & breakfast. Amavo il turismo, amavo il contatto con la gente, amavo la mia città e le sue bellezze architettoniche ed avevo tutta la voglia e la passione per fare quel lavoro. Non fu facile all'inizio ma l'avvento di internet mi diede una forte spinta a trovare i primi clienti.
Marco si era sposato di Sabato era una bellissima giornata soleggiata di primavera, non era caldissimo ma la temperatura dell'aria era sufficiente a non farmi sopportare la cravatta. Per una settimana da quel giorno la temperatura dell'aria continuava a salire e faceva sempre più caldo.
Era sabato pomeriggio ed ero disteso sul divano a guardare la TV mentre sorseggiavo il mio digestivo preferito, un "Cinar".
Il clima era favorevole all'arrivo di turisti in città per il week-end, ad un tratto sentii il telefono squillare, dall'altra parte un uomo, dalla voce andava tra i trentacinque ed i quaranta, mi chiese se avevo una camera disponibile, matrimoniale, naturalmente dissi di sì.
Non aveva alcun accento particolare ma mi sembrava comunque pugliese. Mi disse che era già in città e che se per me andava bene lui sarebbe arrivato da me in venti minuti.
"Ok!" esclamai "ci vediamo tra venti minuti in piazza, vicino la colonna del Santo".
Mi affrettai a lavare i denti, una spruzzatina di profumo e via, ci tenevo tanto ad avere sempre un ottimo aspetto.
Ero sotto la colonna del Santo ad aspettare i miei clienti, c'era poca gente in giro e quindi non mi fu difficile individuarli mentre arrivavavo, lui un uomo alto, capelli corti fisico asciutto, indossava un paio di jeans una camicia ed un giubbetto leggero adatto alla stagione.
Non mi ero sbagliato con l'età aveva circa quarant'anni.
Lei sembrava più giovane di lui, sulla trentina, altezza nella norma per una donna, capelli fino alle spalle castano chiaro con colpi di sole, era un mix tra sensualità ed eleganza.
Cominciai a scrutarla dai piedi alla testa, era una donna attraente, indossava un paio di stivali con tacco, sarà stato un otto, non so non me ne intendo di misure di tacchi, una gonna sopra il ginocchio ed una giacca di quelle fino al bacino, con una cintura alla vita ed aperta sulla scollatura, sotto si intravedeva una maglia a V dove poter ammirare una favolosa quinta misura.
Lui camminava leggermente avanzato con al seguito un trolley rosso, lei un passo in dietro pareva che sfilasse, ondeggiava il bacino in una maniera così sensuale che quasi cominciavo a sentirmi bagnato. Quando si avvicinarono non potei fare a meno di guardarle il seno prima del viso che si rivelò di una bellezza unica, occhi castano scuro, uno sguardo profondo e seducente, un nasino delicato, sopracciglia curate, un velo di trucco e due labbra che solo a vederle rendevano l'idea della loro morbidezza.
Lei mi fissò negli occhi, come per dire che non si aspettava di trovare uno come me, mentre mi giravo per dare la mano a lui, scorsi le sua lingua che scorreva sulle sue labbra per bagnarle, e quel rossetto diventava sempre più lucido ed acceso.
Ci presentammo "piacere, Alex" dissi progendogli la mano.
"Matteo, piacere!" rispose menter mi stringeva la mano.
Mi voltai ed esclamai "piacere signora, Alex"
Un suono dolce, affascinante e deciso uscì dalle sue morbide labbra "ciao Alex, io sono Patrizia" qualche secondo di silenzio "certo che qui fa veramente caldo" affermo Matteo.
Li invitai a seguirmi per raggiungere la struttura dove li avrei fatti accomodare nella loro camera.
Io andavo un passo avanti stentando e cercando di farmi raggiungere per stare accanto a Patrizia.
Entrammo in ascensore e pensai bene di far entare prima Matteo, poi Patrizia e dopo io. Dovevamo raggiungere l'ultimo piano e quel minuto mi sembrò infinito.
Mentre entravamo in ascensore lei si avvicinò all'orecchio di Matteo e sussurrò qualcosa, scorsi sul viso di lui un sorriso e nel suo sguardo dell'eccitazione, cercai di non essere invadente, in fondo lo spazio nell'ascensore era ridotto ma notai come Matteo si appoggiava a lei cercando di spingerla delicatamente su di me, e mentre lei fissava le mie mani sentivo il suo seno che si strofinava sul mio braccio
"Cazzo!" esclamai dentro di me "così mi fa eccitare!" ed i miei occhi caddero nuovamente sul suo decoltè.
Con un piccolo movimento sfilò la cintura della giacca, e tirò un pò giu la maglia prendendola dal basso, si materializzò il bordo del reggiseno, era di pizzo nero, continuavo a sentirmi bagnato e per di più il mio soldatino cominciava a farsi duro.
Arrivammo al piano, la porta dell'ascensore era stretta, e nonostante cercai di uscirne per primo Patrizia si infilò tra me e la porta, come per volermi passare davanti, non potetti non notare che mentre cercava di passare mi strofinava il suo culo sodo e alto sui pantaloni, imbarazzato mi voltai verso Matteo che mi guardò sorridendo, in quel momento la prese per il braccio per trattenerla, si avvicinò al suo orecchio per sussurrarle qualcosa e lei continuava a spingere il suo fantastico culo sui miei jeans, ormai rigonfi per la mia quasi totale eccitazione.
Non nascondo che era piacevole ma mi sentivo leggermente in imbarazzo.
Appena fummo nell'appartamento li accompagnai nella loro camera, il tempo di raggiungere la finestra per alzare la tapparella e Patrizia aveva già tolto la sua giacca.
Non era ne magra e ne grassa, era il giusto, le sue forme e le sue curve, le sue rotondità erano al punto giusto, il seno nonostante abbondante non era sproporzionato ai fianchi leggermente più larghi della sua vita.
"E' una gran bella donna" pensai tra me e me.
Matteo chiese permesso e approfittò subito della toilette.
Patrizia mi guardò e si sedette al bordo del letto, accavallò le gambe e con malizia lasciò intravedere la balza delle autoreggenti
"Che stronza sussurrai a bassissima voce", "posso chiedervi i documenti per la registrazione?" dissi mentre Matteo nel frattempo uscì dal bagno.
Si voltò verso di me e con aria stupita ed il pensiero perso esclamò "cavoli! Ho lasciato il telefono in auto. Mentre sbrigate la registrazione faccio un salto a riprenderlo" tutto mentre si risistemava i jeans e si voltava per uscire.
Notai che prima di andare via lanciò uno sguardo a Patrizia e le fece un occhiolino accompagnato da un leggero sorriso, lei rispose mandandogli un bacio portandosi la mano sulle labbra e allungando poi il braccio verso di lui.
Matteo uscì, tirandosi dietro la porta.
Mentre Patrizia metteva le mani nella sua borsa per prendere il documento personale le chiesi, come spesso facevo, "è la prima volta che venite a Lecce?"
Si voltò verso di me e disse "no, solitamente ci veniamo per trascorrere il sabato o la domenica pomeriggio, fare una passeggiata, ma questa volta abbiamo pensato bene di dormire in città e goderci anche la domenica mattina per passeggiare in centro".
"Sai Alex, avete proprio una bella città" pronunciò mentre si voltò a frugare nella borsa.
"Non riesco a trovare i documenti" esclamò voltando la borsa e facendo cadere tutto il suo contenuto sul letto.
Non potetti fare a meno di guardare e notai a prima vista che oltre ad un portafoglio, una matita per occhi, un mascara, un cellulare, una pochette, rotolava sulla trapunta un vibratore.
Era di modeste dimensioni, pareva fosse d'acciaio con una base nera. Patrizia mi guardò, mi chiedevo se l’avesse fatto di proposito o era stato un errore, fissandomi prese il vibratore da sopra il letto. La vedevo divertita ma anche imbarazzata, mai quanto lo ero io che arrossii non sapendo cosa dire.
Si alzò dal letto e si avvicino a me “scusami, non volevo imbarazzarti”, “sai io e Matteo siamo molto aperti mentalmente”.
“Non si preoccupi risposi” mentre lei portava una mano sul mio braccio.
Mi fermai a pensare e dissi a me stesso “Cavolo! Mi ha fatto eccitare, mi si è strusciata sopra in ascensore, mi mostra il suo giocattolo personale, questa vuole scopare con me!” allo stesso tempo pensavo “ e se mi stessi sbagliando? E se lei volesse veramente? E se così fosse ma rientrasse Matteo?” non sapevo che pesci prendere ma non finii neanche di pensare che sentii un leggero formicolio sul dorso della mia mano.
Patrizia aveva acceso il suo Toy e me lo stava sfregando addosso.
Mi poggiò una mano sul petto e mi spinse sul letto, cominciò a massaggiarmi il collo con l’ausilio del suo giocattolino, mentre si sollevò la gonna sulla vita e si mise a cavalcioni su di me.
“Sto sognando” pensai, ma l’eccitazione cominciava a sopraffarmi. Cominciai ad accarezzarle le gambe, era piacevole quel formicolio.
Si gettò i capelli indietro tutti su un lato e si avvicinò con le sue calde e morbide labbra a baciarmi il collo, non potetti fare a meno di ricambiare mentre le mie mani le accarezzavano e stringevano il culo.
Cercai delicatamente di spostarle il perizoma per massaggiarla, a quel punto mentre le nostre lingue si toccavano e le nostre labbra si sfioravano sentii la sua mano prendere la mia e passarmi il vibratore che cominciai a sfregarle tra le gambe, accennando di tanto in tanto a penetrarla. Dai suoi sussulti e dai suoi flebili gemiti capivo che le piaceva.
Era tutto così strano, ma non avevo voglia di interrompere il mio piacere e la mia eccitazione. Alzò il busto rimanendo appoggiata sulla mia erezione, si sfilò la maglia ed il reggiseno. “Mio Dio!” esclamai. Aveva un seno favoloso, alto, sodo. Non potetti fare a meno di poggiarci una mano e accarezzarlo, mentre giocavo con il suo capezzolo già turgido tra pollice ed indice.
La guardai, vidi nei suoi occhi la luce del piacere, continuavo a sentire il suo bacino strofinare sui miei jeans.
Cercai di aprire bocca ma non feci in tempo a dire “E se torna..” – “Matteo?” stavo per dire, ma mi mise un dito sulle labbra, come a farmi cenno di stare zitto, e si voltò verso la porta di ingresso.
Girai anch'io il capo e vidi la porta socchiusa. Nel buio del corridoio mi parve di intravedere un occhio di Matteo che sbirciava da quel filo di porta che era rimasta aperta.
In quel momento capii che era il loro gioco, che avevano voglia di divertirsi e di coinvolgermi nelle loro fantasie. Scomparve da me quella leggera tensione e mi lasciai andare.
Compresi immediatamente che a lei piaceva dominare in questo gioco, voleva essere lei a guidare, voleva essere la regista e la protagonista dello spettacolo per il suo Matteo, considerando che non aveva minimamente spostato il suo corpo da sopra il mio.
Mi feci consapevole del mio ruolo e mi lasciai trasportare e guidare da Patrizia.
Mi avvicinai con la bocca ai suoi seni e cominciai a baciarli, mentre lei si portò una mano dietro la schiena e cominciò a massaggiarmi attraverso i pantaloni.
Mi spinse nuovamente a stare disteso, la sentivo scivolare sul mio corpo mentre mi sbottonava la camicia, sentivo la sua lingua scorrere sul mio petto, sui miei addominali che si contraevano per il piacere.
Non mi accorsi neanche che mi aveva già sbottonato i pantaloni che sentii già le sue mani e la sua bocca che mi donavano caldo piacere.
Continuammo i nostri giochi per un paio di ore, mentre Matteo in un nostro momento di piacere ne approfittò per entrare in silenzio in camera ed unirsi a noi, prendendosi qualche pausa di tanto in tanto per poter arricchire il loro book fotografico.
Questa è stata la mia prima esperienza in questo fantastico mondo. Ancora oggi Patrizia e Matteo ogni tanto prenotano una camera da me e trascorriamo qualche ora di sano divertimento insieme. Grazie Patrizia. Grazie Matteo.



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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Singolobsx2010 Invia un messaggio
Postato in data: 15/03/2011 18:27:24
Giudizio personale:
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