i racconti erotici di desiderya

Piume d'oca

Autore: Miss Dada
Giudizio:
Letture: 2445
Commenti: 2
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In passato avevo già pubblicato questo racconto all'interno di un'altro sito. Spero di fare cosa gradita riproponendolo anche qui.

Miss Dada.



Una sera in una trattoria, partecipavo a una rimpatriata tra vecchi compagni di liceo, e tra una battuta e l’altra venni distratto dal tono di voce piuttosto alto e scontroso di una ragazza molto carina seduta ad un tavolo poco distante dal nostro.

La signorina era in compagnia di un’altra donna voltata di spalle rispetto il nostro tavolo, la quale non sembrava preoccuparsi troppo della baraonda prodotta dall’amica. Continuò la sfuriata per un bel pezzo, poi di colpo si alzò e si diresse velocemente verso la porta d’ingresso del locale ,che aprì e sbatté con forza dietro di sé. La donna, rimasta compostamente al tavolo, con un cenno rivolto al cameriere si scusò, ed egli annuì sorridendo.

Riguardando tutti i miei attempati compagni riemersero vecchi ricordi nella mia mente, sepolti ormai da anni; si rise a crepapelle raccontando per la millesima volta le stesse bravate, e si canzonarono i più sfigati proprio come all’ora. Purtroppo giungemmo alla conclusione della serata. Ero in piedi davanti al preistorico registratore di cassa della trattoria, intento a frugare all’interno del portafogli per trovare la banconota giusta e non mi accorsi che la donna del litigio si era messa davanti a me e mi fissava con insistenza. Ad un tratto una complice gomitata di quel grassone di Carlo mi distolse dall’esplorazione monetaria, sollevai lo sguardo e…..

Lola!Una nuvola di riccioli biondi incorniciavano un viso di porcellana con due occhi grandi e scuri come l’universo. Inseparabile amica dell’adolescenza, ebbi con Lola, subito dopo il liceo, una breve relazione che, una volta terminata, ci allontanò fino a questa sera.



Congedai gli amici frettolosamente e mi sedetti con lei ad un piccolo tavolino nella veranda della trattoria. Chiacchierammo a lungo del più e del meno, degli amori andati storti, del mio quasi matrimonio, della sua strana relazione ,della furiosa ragazza con la quale aveva litigato quella sera.

Inserii il numero del suo telefonino nella mia rubrica, e lei fece la stessa cosa, con la promessa di sentirci presto.



La rincontrai per caso poche settimane dopo, in un supermercato; era in compagnia della litigiosa ragazza della trattoria che almeno in apparenza sembrava calma e cortese. Amanda, questo il suo nome , seguiva Lola con le borse della spesa e una volta giunti vicino alla loro auto le posò a terra e si lanciò ad aprire la portiera per fare accomodare Lola. Sistemò poi tutta la spesa nel bagagliaio e corse a pagare il parcheggio. Accettai l’invito a cena per il martedì successivo e rimasi inebetito a guardare la loro auto allontanarsi.



Parcheggiai nel vialetto costeggiato da ombrosi platani, che conduceva ad una palazzina di tre piani, moderna e ben soleggiata. Suonai il citofono all'interno indicatomi sul bigliettino da visita di Lola ed attesi che qualcuno rispondesse. Nessuno rispose ma il portoncino si aprì con uno scatto seguito da un ronzio. Erano da poco passate le diciotto ma la calura di quella torrida giornata di fine luglio non si placava. Salii con calma le scale e giunto sull'uscio venni accolto da Lola con un amorevole abbraccio. L'appartamento era accogliente e spazioso, arredato con gusto e rinfrescato dalla leggera brezza delle colline affacciate sul lago. Non avevo ancora finito di ammirare i prestigiosi mobili quando Amanda uscì dalla porta della cucina con un vassoio in mano, mi salutò e si diresse sul terrazzo, da dove si poteva ammirare tutta la vallata. Io e Lola prendemmo lì l'aperitivo, comodamente seduti su sdraio in legno sulle quali erano fissati morbidi cuscini. La mia attenzione era continuamente attirata da Amanda, incredibilmente servizievole e sempre pronta a scattare prima ancora che Lola aprisse bocca, per servire l'aperitivo, portare gli stuzzichini ed infine apparecchiare la tavola per la cena e preparare la cena stessa. Allibito notai che addirittura Lola non muoveva un solo dito per aiutarla e, nonostante questo, Amanda si dava molto da fare.

Capii che avevano sicuramente messo a posto le cose tra loro e il risultato stava dando dei frutti incredibili. Incuriosito attesi che Amanda andasse in cucina a cuocere il risotto alle fragole, poi chiesi a Lola che cosa mai fosse successo. Sorrise sorniona, mostrandomi le dita di una mano e le mosse nell’aria come se stesse grattando qualcosa di invisibile. "Niente di sorprendente o di strano” mi rispose. "Sai quando da bambini ci si stuzzica facendosi il solletico? Ecco non ho fatto che questo. Ho legato Amanda su quel maledetto divano e le ho fatto il solletico per tutta una sera". Restai a bocca aperta: "Il solletico?"

Il sorriso di Lola divenne cattivo e pieno di maligna soddisfazione: "Proprio cosi il solletico. Ci sono alcune persone che impazziscono solo all'idea, Amanda è una di loro. L’ho scoperto perché una volta un amico comune le ha fatto il solletico sotto al piede per scherzo e Amanda è saltata per aria come se le avessero infilato una presa di corrente nella passera". Bene, quella sera mi sono premunita di spolverini, penne e piume di tutti i tipi e l'ho solleticata fino a farle venire le convulsioni . Ora mi basta minacciarla solo con un dito per vederla scattare come la servetta più pronta e obbediente del mondo. E , per vendicarmi di lei fino in fondo, ho deciso che per un pezzo sarà lei a sgobbare per tutte e due".



Amanda tornò per invitarci a tavola; in effetti ci servì lei per tutta la cena. Quindi sparecchiò e andò a fare il caffè. Lola era perfidamente raggiante.

Un po’ eccitato dal vino eccellente, un po’ incuriosito, le chiesi se mi poteva mostrare la sua...arte persuasiva.

Lola divertita, annuì strizzandomi un occhio: "Certo, non appena Amanda me ne darà la scusa..E’ bene tenerla sulla corda all'inizio, affinché impari a temermi a sufficienza".

Ancora non lo sapevo, ma nei suoi futuri programmi c'era la schiavizzazione progressiva e totale dell'amica, sempre attuando quell'inconsueto ma infallibile sistema punitivo. In seguito mi chiesi perché Amanda non fuggisse da questa situazione, in fondo la casa era di Lola, avrebbe fatto presto a raccogliere le sue quattro cose e scappare via.

Riuscii a comprendere solo più tardi che ad Amanda le cose andavano bene così. Probabilmente si era innamorata della sua carnefice e di questo pazzesco rapporto.Quella sera, comunque, quando Amanda tornò dalla cucina con il caffè non era ancora domata del tutto, perciò quando Lola protestò villanamente che il caffè faceva schifo, si inalberò inviperita e le gridò in faccia: "Insomma, basta! Mi tratti come una serva! Se il caffè non ti piace, fattelo da sola!".

Lola mi guardò in tralice e si alzò.Capii al volo che la sua scusa era servita allo scopo e mi piegai in avanti, osservando affascinato la scena che si stava svolgendo davanti ai miei occhi.

"Hai fatto un caffè schifoso per farmi dispetto e non accetti nemmeno una giusta critica" le sussurrò compiaciuta Lola: " Vedo che meriti un'altra lezioncina di buone maniere, amica mia".

Amanda impallidì mortalmente e fece per scappare via, ma Lola le piombò addosso e in due minuti la buttò sul divano, immobilizzandola poi sotto di sé senza troppa fatica. Era effettivamente molto più agile e fisicamente più forte di Amanda, resa debole e poco combattiva da anni di pigrizia e mollezze.

Prima le fece passare intorno ai polsi la cinta della vestaglia e poi glieli sollevò di forza sopra al capo, legandoli ad una estremità del divano. Poi prese un rotolo di corda che teneva a portata di mano e le legò insieme le caviglie, in modo che potesse agitarsi vanamente senza sfuggire al supplizio che l'attendeva.Quando Amanda si vide sopraffatta, divenne livida e iniziò a supplicare senza dignità l'amica: "Ti prego, il solletico no.... farò tutto....tutto ...quel che vuoi, ma non mi fare il solletico... non lo sopporto...per pietà, ti amo...ti prego...ti supplico....pietà , abbi pietà..."



La sua abiezione mi eccitò singolarmente. Mi piegai in avanti, osservando la scena avidamente, consapevole del turgore che mi stava esplodendo nei calzoni. Anche Lola sembrava stranamente eccitata, in un modo perverso e crudele, da pantera o da tigre. Prese ad aggirarsi intorno all'amica prigioniera, facendo una serie ininterrotta di " finte" con le mani protese in avanti ad artiglio.

"Ora vedrai... ti farò impazzire. Impazzire mi hai capito? Riderai fino a sputare i polmoni.... Ti scoppierà il cuore....diventerai matta".

"Pietà, ti supplico... sarò la tua serva, la tua schiava, il tuo zerbino... non mi fare il solletico...ti prego..".

Di colpo Lola smise di muoversi su e giù senza concludere nulla e scattò. Le afferrò le caviglie legate insieme sollevandole i piedi in una morsa d'acciaio e con la mano libera iniziò a vellicarle le piante nude esposte e scalcianti, insistendo con le unghiette aguzze al centro del piede e all'attaccatura delle dita. L'effetto fu strabiliante: Amanda smise di blaterare e si inarcò terribilmente.Poi ricadde sul divano squassata da una serie ininterrotta di rauche risate convulse e lì rimase, torcendo vanamente le mani e i piedi torturati, mentre le lacrime iniziavano a scorrerle copiosamente sul viso. Mai mi era capitato di vedere qualcuno tanto sensibile al solletico.

Implacabile, Lola la torturò per almeno una decina di minuti, prima di interrompere il supplizio e chiederle con un sorriso beffardo come andava.

Faticando a parlare tra i singhiozzi, Amanda riprese ad implorarla come un' animale in trappola.



"Non...ha,ha ...non..ahh... lo sopporto...sopporto….più...ah,.ahh...pie...tà ...t'imploro...ho,ho...".

"Non ti capisco.Ti stai divertendo, vero? Ridi da matti, no? Quindi ti diverti..." la derideva Lola "Noooo! la sua voce era stridula, contraffatta dalla sofferenza nervosa "Muoio...impazzisco!Basta.... farò quel che vuoi...Basta".

" Basta con le dita, dici? Lo so che preferisci di più il piumino di penne d'oca. Ora ti accontento…” rise spietata Lola e impugnò un piumino del tipo che serve per togliere la polvere, con un corto manico e un ventaglio di fitte piume rosa dall'altro lato. A quella vista, Amanda si mise ad urlare come una pazza.

"Noooo!Quello noo...ho,ho,ho,ho!Ah,ah,ah,aaahh!Ahahahaihihihuhuhh!"

L'urlo iniziale divenne una sequenza stridula e folle di risate squittenti e strozzate.

Lola le sventagliò pigramente le ascelle depilate e sensibili, poi scese lungo i fianchi sussultanti e si soffermò a lungo sui muscoli tesi del ventre contratto. Le piume accarezzavano la pelle delicata e facevano contrarre atrocemente i muscoli e i nervi ultra sensibilizzati. Su e giù, su e giù... pareva non avere mai fine.

"Ahahahah ahahah!E'...eheheh...Atroceeee!Ahahah! Bastaaaa!".

"Ti piacciono le carezzine sul pancino, vero?" la derideva Lola, tintillando con diabolica pazienza l'ombelico, e poi scendendo lentamente fino a sfiorare il pube.

"Ahahahaaaa! Noooooo oh oh!"

"Ma forse ti piace di più sotto i piedini, no?", e tornava a strofinare, stavolta con feroce energia, il piumino crudele sotto i piedi, che si torcevano e si inarcavano sospesi nell'aria.

"Ihihihih!Lì è terri...bileeee!Eheheg!Ahahahahah....Dio ...pietà.....!".

Lola le aprì a ventaglio le dita di un piede e vi insinuò dentro il piumino, sventagliandolo negli spazi interdigitali e all'attaccatura delle dita. Questa "innovazione" sembrò fare impazzire Amanda fino alla frenesia. Prese a sussultare come in preda ad un attacco epilettico, finchè non si arrese esausta, limitandosi a scuotere la testa debolmente e a soffocare dalle risa.

"Ahahahahah...ahahah,ahahah". Lola buttò via il piumino. Si sedette a cavalcioni sulla sua vittima e con le dita riprese il solletico sotto le ascelle. Amanda sembrò scuotersi dal suo riso monotono e quasi ipnotico e riprese a urlare e ad agitarsi freneticamente. Lola le fece danzare le unghie sui fianchi e quindi, ancora, sul ventre sussultante.

"Uhuhuhu!Uuuuaaaahh!Aaaaauuuhh!".

Amanda si inarcò incredibilmente, quasi sollevando con sè anche Lola, quindi ricadde per l'ennesima volta, con la saliva che le scorreva a rivoletti giù dagli angoli della bocca contratta nella smorfia grottesca della sua insana risata senza fine.

"Ahahahahahahahahahahahahahahahaaaaahhhh...."

Ormai il riso divenne un unico, delirante verso gutturale, animalesco.Gli occhi rovesciati non vedevano più. Muoveva su è giù, aprendole e chiudendole a scatti , solo le dita delle mani.



Lola respirò a fondo, soddisfatta, e finalmente si raddrizzò, interrompendo la tortura.

Dopo un po', il riso grave e folle rallentò e cessò. Amanda restò ansante, immobile, coperta di sudore, senza forze. Pian piano riuscì a sollevare le palpebre. Le sollevò e le abbassò freneticamente per un paio di volte, per liberare le ultime lacrime. Gli occhi, scuri e ancora lucidi, che mi si mostrarono, non erano però di una persona appena torturata fino alla pazzia. Erano occhi pieni di passione, d'amore, colmi d'eccitazione.



Lola la slegò, ma lei non mosse nemmeno un dito. Solo dopo un'altra decina di minuti, si riscosse. Si trascinò giù dal divano, camminò carponi come un grande cane roseo fino ai piedi di Lola. Si chinò e ne leccò uno, con umile e abietta devozione.

Lola si adagiò sulla poltrona, e con entrambe le mani si rinvigorì i capelli, allontanandoli dal collo accaldato. Amanda la seguì, e continuò la sua adorazione verso i piedi dell'amica. "Brava, la mia piccola Amanda, ti sei divertita vero?" esclamò tranquilla Lola. La sua voce era ora più dolce e garbata .Prese ad accarezzare Amanda, prima la testa, poi la schiena, fino ad arrivare al sedere dove si soffermò un po’ più a lungo. Amanda sembrava in trance. La sua lingua, lenta e amorevole, disegnava sulla pelle chiara dei piedi di Lola mille disegni astratti e il suo movimento era ipnotico e allo stesso tempo incredibilmente eccitante.Ad un tratto Lola smise di accarezzarla e intrufolò la sua mano tra le cosce di Amanda che sussultò divaricando leggermente le gambe per assecondare le intenzioni di Lola. La schiena, rosea e sudata , riprese a muoversi seguendo il respiro sempre più veloce e irregolare.

Smise di leccare i piedi di Lola, appoggiò il viso sul pavimento di marmo nero e inizio a contrarre e rilasciare i muscoli delle natiche come se volesse mangiare la mano di Lola. Dopo alcuni secondi inarcò la schiena sollevandosi nuovamente sulle braccia, mostrando il suo viso sempre più colorito e tempestato da minuscole goccioline di sudore. Emise alcuni, interminabili e infantili mugolii, poi si accasciò mollemente sul pavimento.

Era stato uno spettacolo atroce ed eccitantissimo nel contempo.

Lola mi fisso trionfante e mi chiese:"hai capito adesso?".

Ero scioccato. Farfugliai in fretta di sì e corsi in bagno a masturbarmi.





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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Arley Invia un messaggio
Postato in data: 06/06/2007 18:49:40
Giudizio personale:
mmmmm.....

Autore: Mick E Carmen Invia un messaggio
Postato in data: 18/02/2007 16:03:27
Giudizio personale:
non ha un senso


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