i racconti erotici di desiderya

Marina


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Ciao sono Max e questa e’ la prima volta che pubblico un racconto….spero vi piaccia poiche’ nel caso ne ho gia’ altri scritti a suo tempo!!!I racconti sono basati su fatti veri ma ovviamente conditi e pompati dalla mia fantasia.Un abbraccio e buona lettura…..spero!!!

Marina....................

Saranno stati almeno due anni che non lo sentivo e anche l’ultima volta che ci eravamo incontrati tutto si era consumato in un fugace scambio di saluti, peraltro molto affettuosi, durante un casuale incontro alla stazione, diretti verso opposte destinazioni. Max era stato per me sempre un buon amico, un confidente, una spalla su cui piangere, un compagno con cui ridere. Seguivamo gli stessi corsi all’ospedale, studiavamo spesso assieme per preparare gli esami più impegnativi. Poi avevamo continuato a vederci saltuariamente anche dopo aver ottenuto le nostre idoneita’ ai corsi

e benchè abitassimo in città diverse. La sua era diventata per me una di quelle amicizie che si danno per scontate, che sai di avere e non ci pensi più, finchè non ti servono o tu non servi loro. Tuttavia il nostro non era un discorso utilitaristico, ma semplicemente il sapere che cercarci non ci disturbava mai. Forse era per quello che ci cercavamo ormai abbastanza poco.

• Le nostre strade, i percorsi della nostra vita, si erano poi fatalmente allontanati. Lui era andato a lavorare a Roma aveva intrapreso un nuovo lavoro e si era anche sposato. Io invece avevo continuato ad abitare a Milano, mi ero resa autonoma acquistando un appartamento, con non pochi sacrifici. mi ero sposata e…….separata. Non riuscivo a mantenere legami stabili, o forse non volevo. Amavo troppo la mia indipendenza, la mia libertà, e non mi importava assolutamente nulla né delle osservazioni della gente e tantomeno di quelle dei familiari. Sì, avevo anche avuto una lunga relazione con un uomo appena più giovane di me, avevamo anche fatto delle prove di convivenza, regolarmente fallite. Mi piace fare la casalinga e cucinare, ma per me stessa e per mia figlia (che e' la mia vita...), non per dovere nei confronti di una persona che ad un certo punto ho trovato invadente e che pretendeva di godersi la sua libertà a scapito della mia. Forse era una fuga dalle responsabilità, o forse la mancanza di una persona che potessi accettare come padre per mia figlia.

Rimeditando su me stessa, mi rendevo conto che a quasi 40 anni avevo tante conoscenze, ma pochissime amicizie, nessuna vicina, le mie conoscenze erano dovute gran parte al pc con cui chattavo regolarmente e dove per tutti ero………. L’amore andava e veniva; più che altro andava, mi sgusciava di mano, o forse ero io che facevo di tutto per levarmi di torno chi mi parlava d’amore e di legami. A qualcuno avevo anche fatto del male, inutilmente credo, nel tentativo di allontanarlo da me dopo un rapporto che avevo vissuto in maniera travolgente, anche sconvolgente per certi aspetti, ma che d’improvviso, da un giorno all’altro, avevo sentito pesante, come al solito.

Non mi sentivo l’età che avevo, né dentro né fuori, e fisicamente non mi trovavo affatto male: non alta ma longilinea, tutto al posto giusto e nel modo giusto. Poco seno, forse, ma stava su da solo e non mi dava problemi, al punto che potevo permettermi di limitare la mia biancheria agli slip e semmai a una canottiera. I miei occhi grigio – azzurri venivano considerati incantevoli, e lo sapevo. Così alle volte ne approfittavo fra le mie conoscenze maschili, guardando fisso negli occhi chi mi stava vicino. Lo facevo nella certezza che avrei strappato un complimento, come minimo. E spesso anche delle avances, che avevo sempre rifiutato, almeno fino a poco fa, ma che negli ultimi mesi avevo anche accettato volentieri più di qualche volta.

Si finiva a letto, con reciproca soddisfazione, certamente da parte mia perché avevo scoperto con gli anni la mia sessualità e anche le mie fantasie, che credevo di non avere. Ma tutto filava liscio solo se poi quel letto veniva lasciato libero per me stessa: non mi piaceva dormire in compagnia. La maggior parte dei miei partner,perche’ di questo si trattava, erano uomini sposati, anche più vecchi di me: i migliori, forse, perché prendevano sempre la strada del ritorno, si facevano risentire di rado e di fronte ad un "no grazie" non insistevano.

In definitiva mi scoprivo una donna libera, indipendente sotto tutti i punti di vista, matura, realizzata sotto il profilo professionale, abbastanza soddisfatta sessualmente. E se non avevo nessuno pazienza: avevo razionalizzato la bellezza dell’autoerotismo, che spesso poteva essere davvero appagante, anche se mi lasciava la nostalgia di una compagnia che non c’era. Soprattutto in quei momenti, combattuta tra il piacere che avevo saputo darmi e l’insoddisfazione di aver dovuto arrangiarmi, mi capitava di pensare che ero più sola di quanto non desiderassi realmente. E cominciavo a sentire questa solitudine con una certa angoscia, benchè poi riuscissi a scacciare con una certa facilità quei pensieri dalla mia mente. Almeno fino a che non vedevo conoscenze e colleghi che avevano rapporti di coppia invidiabili e avvincenti. Cosa avevo io di sbagliato? O forse era giusto il singolare modello di vita che mi ero costruita ed erano gli altri a fingere di stare bene all’interno di schemi considerati consueti?

Era proprio il primo pomeriggio di una domenica di solitudine e di pensieri di questo genere che Max mi telefonò. Mi fece un piacere immenso e tutte le mie preoccupazioni, vere o presunte, si volatilizzarono. "Ciao, come stai, sono felice di sentirti, quanto tempo", lo travolsi lasciandogli appena il tempo di dire "Pronto, sono Max". Fu l’inizio di una chiacchierata interminabile, fatta di ricordi giovanili e di richieste di informazioni sull’ultimo periodo di reciproca assenza. Andava tutto benissimo, bene la famiglia, bene il lavoro, bene le due figlie che aveva avuto dalla moglie. "Senti", mi bloccò all’improvviso, "ti chiamavo perché casualmente devo passare un paio di giorni a Milano per lavoro e pensavo che, se trovi il tempo, potremmo vederci". "Ma è ovvio, hai fatto bene a dirmelo, non ti avrei perdonato se avessi saputo che passavi da queste parti senza neppure farti sentire. Quando arrivi?". "Venerdì sera", spiegò lui, "al termine di un giro di incontri tra Roma e Milano. Arrivo in Treno, dovrei esserci per le 20, se non ci sono ritardi. Sarò un po’ stanco ma tu non farci caso, promettimelo". "Promesso, e non preoccuparti di nulla: passo a prenderti, ceniamo assieme". "Molto volentieri, anche se non sarò forse particolarmente presentabile a quell’ora". "Nessun problema, sei ospite a casa mia". "Non voglio disturbare". "E quando mai hai disturbato?".

Be’, mi aveva riempito di gioia risentirlo e ancor più sapere che ci saremmo rivisti e avremmo pure passato un po’ di tempo assieme. Mi tornarono alla mente un mucchio di bei ricordi di anni spensierati. Chissà perché non ci eravamo mai messi assieme. Forse troppa amicizia. Ma è possibile una amicizia normale tra un uomo e una donna? Per quel che avevo passato con lui sì, senza dubbio. Era anche un bel ragazzo, e poi si era fatto un bell’uomo: era anche una spanna abbondante più alto di me, insomma attraente anche esteticamente. Tuttavia non avevo mai avuto desideri nei suoi confronti né lui nei miei. O almeno non li aveva manifestati. E se lo avesse fatto l’incanto si sarebbe rotto, probabilmente: anche se a ragionarci con le disillusioni dell’età, forse una piccola trasgressione l’avrei pure accettata.

Le giornate passarono in fretta, quella settimana. Aspettavo il venerdì, non con ansia ma con un sentimento dolce, sorridente. Predisposi con cura tutto, una cena semplice: spaghetti e scampi, con un Mueller Turghau, meringhette fatte la sera prima con la panna montata al momento, verdura e frutta fresca. Insomma una cosa familiare, appetitosa, non pesante, non impegnativa. Ci sentimmo altre due volte per confermare dettagli e orari. Gli lasciai il mio numero di cellulare e lui mi diede il suo, per ogni evenienza.

Il venerdì sera andai a prenderlo alla stazione di Milano. Il treno ebbe una decina di minuti di ritardo, assolutamente normali per i convogli che arrivavano a Milano. Lo stavo aspettando al binario. Lo vidi subito, un po’ ingrassato, un po’ brizzolato, ma felice di rivedermi almeno quanto lo ero io. Venne verso di me, posò a terra la valigetta che aveva con se e ci abbracciammo parlandoci contemporaneamente addosso. Era stanco davvero, anche sudato: la sua doveva essere stata una giornata stressante. "Sai", mi disse, avrei potuto dormire a Roma e arrivare domattina, ma poi chissà se sarei riuscito a ritagliare un po’ di tempo per stare con te". "Ti ringrazio, non te ne pentirai". Salimmo in macchina e sempre chiacchierando delle nostre vite, del suo matrimonio e della mia condizione di libertà partimmo verso casa mia, dove giungemmo una mezz’ora dopo.

Lo feci salire. Il mio appartamento è piccolo, disposto su due piani: sotto la zona giorno e sopra quella per la notte. Gli aprii la porta, accesi le luci, gli presi la valigia e la posai in salotto, gli indicati dove appendere il soprabito. Mi misi anch’io in libertà. "E’ tutto quasi pronto, solo bisogna far bollire l’acqua e buttare la pasta, diciamo meno di una mezzoretta", gli dissi accendendo il fuoco sotto la pentola già predisposta.

Ci accomodammo, attorno alla tavola. "Sai", mi disse, "lavoro sempre di più, i ritmi sono aumentati, ma non mi lamento. Solo che mi trovo a trascurare la famiglia. Mia moglie poi, è adorabile, anche se insomma gli ardori di 10 anni fa non ci sono più, e forse è meglio così. E tu, sempre zitella?". "Scemo, quale zitella; va bene così; mi è bastato un matrimonio e una prova di convivenza per capire che non fa per me". Era sempre lo stesso, ma anche cambiato. Era …. una persona seria, dall’aria importante, anche se in quel momento non era al massimo della forma: un po’ di occhiaie da stanchezza, la barba che risentiva delle molte ore trascorse dall’ultima rasatura. Ma era diventato anche più interessante, con quell’aria vissuta; lo trovavo persino affascinante. Quasi mi metteva soggezione, pensai.

"Senti, posso chiederti un favore?". "Accordato". "Grazie, avevo proprio voglia di farmi una doccia, così mi rendo anche più presentabile. Ma soprattutto mi sento a disagio, sudaticcio e puzzolente: non mi meriti così". "Di nulla, e poi la mia doccia è un vanto: non ho voluto la vasca da bagno per poterci fare stare un impianto come volevo io, non il solito piatto con il solito tubo traforato sopra". L’accompagnai in bagno. Insomma era una doccia Jacuzzi, che mi era costata un patrimonio. Gli tirai fuori degli asciugamani puliti. "Non c’è la chiave, ma non preoccuparti", gli dissi, "a parte me non c’è nessuno che possa entrare all’improvviso, e mia figlia e' da una sua amichetta.....". "Puoi entrare quando vuoi", mi rimbeccò lui, "con te non ho mai avuto segreti, figuriamoci di questo tipo". Uscii lasciandolo solo e chiudendo la porta alle spalle.

La mia casa era silenziosissima, sentivo il mio respiro, il soffio del gas che stava scaldando l’acqua per la pasta. Gli scampi con i pomodorini freschi e l’olio d’oliva erano pronti; bastava spadellare gli spaghetti. Mentre trafficavo sentii rumoreggiare e armeggiare in bagno, poi l’acqua del lavandino. Poi di nuovo silenzio. Mi piaceva sapere che c’era. Mi dava serenità e sicurezza. Non mi era mai capitato con nessuno di provare una tale sensazione. Per un attimo mi balenò in mente che poteva essere lui, l’uomo adatto per essere il mio compagno. Ma no, cosa stavo immaginando, poi era sposato. E l’amicizia, che fine avrebbe fatto? Piuttosto, quella notte dove sarebbe andato a dormire. Mi venne in mente che poteva anche fermarsi, se non aveva già prenotato un albergo. Già, tra le tante chiacchiere, di quell’argomento non avevamo parlato. E dove lo avrei potuto mettere a dormire? Avevo solo il mio lettone matrimoniale ..... il lettino di mia figlia era troppo piccolo x lui e farlo accomodare sul divano mi sembrava poco carino.

A mano a mano che i secondi passavano, i miei pensieri si accavallarono e quel mio sentimento di amicizia divenne anche malizioso. Pensai a come doveva apparire quando era nudo. Lo avevo visto in mutande un giorno , ma questo era il massimo di intimità che avevamo avuto. Probabilmente si era spogliato, si stava preparando per l’abluzione. Ma guarda te, dopo anni, Max a casa mia, meditai, nel mio bagno a lavarsi. Fu una specie di flash. Provai ad immaginare come doveva essere ora, senza niente addosso, il corpo di un uomo maturo, la mente e lo sguardo amici, la sua simpatia, il suo tranquillizzante calore. Mi sarebbe piaciuto vedere com’era fatto, meditai tra me e me. E provai una sorta di solletico, una bella sensazione. Molto piacevole, che non potevo definire eccitazione, anche se un po’ ci assomigliava. Sentii la doccia scorrere. "Ti serve nulla?", gli chiesi ad alta voce per farmi sentire. Mi rispose la sua voce, giovanile, "bah, se vuoi lavarmi la schiena mi faresti un favore, faccio sempre fatica, ho le braccia corte".

Stava scherzando. O no?. Sentii che il rumore cambiava, scroscio e zampilli. Era sotto l’acqua, ormai. Vent’anni prima non lo avrei mai fatto, ma ora…. Mi prese un desiderio improvviso. Già, perché non lavargli la schiena. Cameratescamente, beninteso. Mi alzai. Mi avvicinai alla porta del bagno. Stavo per chiedergli se lo desiderava sul serio quando…. "Dai Marina, dammi una mano", la sua voce mi colpì come una martellata. Non poteva sapere che ero là dietro. E non mi pareva che stesse scherzando; la sua aveva l’aria di una richiesta "vera". "Se proprio vuoi…", risposi con voce piatta. Aprii la porta del bagno ed entrai mormorando, "eccomi qua". La portella della doccia non era chiusa del tutto e ne usciva un filo di vapore, che nascondeva alla vista il corpo di Max, del quale però distinguevo la presenza, il colore così chiaro, con le macchie più scure del pube, dei capelli, del petto. Lui non disse nulla, io rimasi ferma. Avevo rotto il ghiaccio, ma… ero imbarazzatissima. "Be’, non hai mai lavato la schiena ad un uomo", insistette lui con una noncuranza che mi apparve falsa.

No, non l’avevo mai fatto, nonostante che per la mia casa fosse passata una dozzina di compagni di viaggio più o meno duraturi e tantissimi altri che io definisco.......ombre. "No, non l’ho mai fatto", confermai a voce alta. "Non è difficile", replicò lui, "prendi il sapone o il bagnoschiuma e lo passi su tutta la schiena a larghe manate, delicatamente, come in un massaggio". "Rischio di bagnarmi tutta", osservai. "Puoi sempre spogliarti anche tu", fu la risposta. Avvertii che non era più un gioco, né uno scherzo, da parte di nessuno dei due. E che in fondo anch’io lo volevo, come se sentissi il bisogno di suggellare con quella intimità un’amicizia troppo a lungo trascurata. Ci misi meno di un minuto a togliermi tutto, ad aprire il vano della doccia, a sgusciarci dentro e a richiudere alle mie spalle la porta. C’era spazio abbondante per due. E io sembravo persino più piccola, e lui più alto. Mi dava la schiena. Aveva un sedere ben fatto, pensai. Afferrai il sapone e iniziai a insaponarlo: le spalle, il collo, la schiena. Lui alzò le mani e le appoggiò alla parete del box. Lo scroscio dell’acqua ormai aveva investito anche me, ma era caldo, piacevole, invitante.

Arrivai al dorso, poi ai fianchi, un po’ pieni, con un accenno di maniglie. "Mmmmmm", mugolò, "sei delicatissima". Ora veniva il difficile. La schiena era insaponata. "Non fermarti", disse a bassa voce. Gli insaponai le natiche, poi la fessura, passando le dita sul buchino peloso. Allargò le gambe. Gli passai in mezzo, insaponandogli lo scroto. Aveva un’erezione avvertibile. Non potei trattenermi. Gli insaponai il cazzo!!!! Era grosso, lungo, durissimo. Lo insaponai a lungo, molto a lungo. "Sei molto brava", commentò, "per essere la prima volta direi che hai delle doti naturali". Ci scherzava sopra, ma…. La sua eccitazione non parlava di scherzi.

Si girò. Avevo gli occhi sul suo ventre. Il suo cazzo era, be’, era degno di nota, ma soprattutto il suo stato mi eccitava, capivo che era un omaggio alla mia femminilità. Il cazzo svettava verso di me sbucando da una fitta selva di pelo scuro, che risaliva fino all’ombelico, dove si diradava per infittirsi ancora tra i pettorali. Lo insaponai anche lì.

Lui poi mi tolse il sapone dalle mani. "Aspetta, voglio renderti il favore", mormorò. Lo lasciai fare. Mi insaponò le spalle, le braccia, il seno, il ventre. Poi mi girai. Sapevo di avere un culo degno di lode. Lui però non fece commenti. Mi insaponò la schiena. Poi, con le mani piene di schiuma, ripose il sapone sulla mensola e mi massaggiò i glutei e in mezzo a loro, rendendomi i gesti che gli avevo regalato poco prima. Sentii le sue dita premere sul mio buchino, leggermente. D’istinto lo allargai. Ero ancora vergine, lì, ma il suo tocco era eccitante, invogliante. Però non volle insistere e passò al mio sesso, che accarezzo con l’intero palmo della mano, reso liscio dal sapone, lasciando che due dita scivolassero all’interno delle grandi labbra. Si posò quindi su di me, schiacciando il suo cazzo tra le mie natiche e abbracciandomi il ventre per continuare a lavare il mio sesso da davanti. Mi masturbò in maniera divina, come neppure io sapevo fare, mentre io dimenavo il culo per poter godere della pressione del suo cazzo. L’acqua intanto ci toglieva il sapone di dosso.

Lui accostò le sue labbra al mio collo, da dietro. Era delicato, non pungeva, si era appena rasato. "Sai Marina", mi bisbigliò sulle orecchie, "sono quasi vent’anni che sogno una doccia così, e non avevo mai avuto il coraggio di chiedertelo. Mi sembravi disinteressata all’argomento, distante, quasi scostante ". "Non dire nulla", gli risposi girandomi, "non voglio sapere: ieri era ieri, oggi è oggi". Ci abbracciammo, sentivo il suo cazzo sulla mia pancia ora, e le sue mani sui miei fianchi, mentre io lo tenevo per le spalle. L’acqua mi stava bagnando i capelli. Ma non aveva alcuna importanza. Gli toccai le labbra con le mie. Lui rispose al mio tocco. Ci sfiorammo ancora, ma fui io a fargli sgusciare la lingua dentro la sua bocca, fresca di dentifricio. Fu un bacio lungo, dolce, con le nostre lingue che si rincorrevano di continuo, avvinghiandosi a vicenda. Ora era lui a succhiare la mia, ora ero io a succhiare la sua.

Per la prima volta ero sotto la doccia con un uomo, anzi, con Max, e mi chiesi come mai non l’avessi mai fatto e come mai non avessi desiderato prima quell’uomo che ora volevo con tutta la mia mente e tutto il mio corpo. Le mie mani sentirono la sua pelle d’oca e anch’io non dovevo essere da meno. Lui, sempre baciandomi, chiuse il getto d’acqua. Poi si scostò da me, aprì la porta della doccia, afferrò il telo da bagno che avevo preparato per lui e cominciò ad asciugarmi, meticolosamente, minuziosamente, il viso, la testa, le braccia, il corpo. Mi sentivo una bambola tra le sue mani. Mi asciugò tutta. Poi toccò a me. Lo feci girare. Era grande, alto, enorme. Lo asciugai dietro, poi lo rigirai di fronte a me. Quella sua erezione non accennava a diminuire e mi affascinava. Lo asciugai anche da quel lato, poi mi strinsi a lui, prendendogli con delicatezza le palle in mano. Mi piaceva sentire i suoi testicoli coperti di peluria, mentre il mio polso strusciava sul suo sesso. Lo volevo dentro di me e sentivo il lui il desiderio di soddisfarmi. Lo trascinai fuori dal bagno.

Mio dio, l’acqua aveva continuato a bollire, ed era quasi consumata. Che scema. "Chiudi il gas, lascia perdere", mi disse sereno. Feci come aveva detto. Poi gli presi la mano. "Vieni", gli dissi, portandolo verso la scala che portava alla camera da letto. Gli feci strada, muovendomi in modo che sapevo provocante. Sentivo il suo sguardo che scrutava il mio corpo, soffermandosi sul mio sedere. "Hai un culo ancora più bello di quanto avessi mai immaginato, uno spettacolo infinito", commentò e dicendo questo sentii un dito perlustrare il mio buchino , penetrarlo dolcemente ,ebbi un sussulto di libido e per poco nn caddi dalle scale ma continuai imperterrita a percorrere le scale . Arrivata di sopra, entrai in camera e mi sdraiai bocconi sul grande letto matrimoniale, aspettando. Lui salì a sua volta, mettendosi carponi e stringendomi leggermente tra le sue ginocchia. Sentivo la punta del suo membro che mi accarezzava la schiena, mentre lui si chinava su di me per leccarmi la nuca e mordermela. Con la bocca scese lungo la colonna vertebrale, sfiorandola con le labbra e la lingua, fino ai lombi, per poi risalire e mordicchiarmi le orecchie. Quindi scese di nuovo, questa volta fino alle natiche, insinuando la lingua nella fessura e raggiungendo il buchetto del mio culo……..allargandolo. Inarcai il bacino per facilitargli il compito, era una sensazione piacevolissima, lievemente perversa e deliziosa, che mi fece godere ancor più della mia e della sua eccitazione.

Lo lasciai fare, a lungo. Poi mi girai, mettendomi in ginocchio. "Sdraiati", gli ordinai, e fu lui a obbedire. Gli baciai le cosce, che lui allargo’, sapendo quello che volevo. Leccarlo tra le gambe, leccargli le palle, prendere in bocca uno a uno i suoi testicoli, poi salire con le labbra lungo il cazzo che pareva ancora più gonfio di prima. Gli presi in bocca la punta della cappella, coprendola di saliva, con la lingua passai tutto attorno e sul buchino, quindi giù, di nuovo verso le palle, e infine ancora su risucchiandolo. Lo sentivo fino in gola quando affondavo il viso su di lui, e ogni affondo era come una staffilata di piacere. Lui godeva dei miei gesti, sorridendo, a occhi chiusi, ogni tanto contraendo il cazzo in uno spasmo di piacere più forte degli altri. Mi misi a cavalcioni su di lui, glielo presi in mano e cominciai a strofinarmelo tra le labbra della figa e sulla clitoride, piegando infine le gambe per accoglierlo dentro di me, lentamente, dapprima un po’ alla volta, poi tutto. Mi stava riempiendo la figa con il suo grosso uccello!!!! Cominciai ad andare su è giù, mentre accarezzava i miei seni, strizzando i capezzoli tra le dita aperte. Mi toccai la figa, poi la clitoride, mi piaceva sentire con le dita quel gran cazzo che entrava e usciva da me, quelle mani delicate e decise impegnate a darmi piacere.

Mi girava la testa, cominciai ad ansimare, poi a mugolare, poi a urlare il mio piacere mentre l’orgasmo mi travolgeva, continuo, a ondate. Mi fermai seduta su di lui, avvolgendo il suo meraviglioso cazzo con le pareti della mia figa che aveva contrazioni senza fine, mentre sentivo la mia sborra scivolare fuori. Mi rilassai, abbandonandomi su di lui. Che non era ancora venuto. Mi baciò, stringendomi a se. Mi sollevò, scivolò da sotto il mio corpo e mi fece sdraiare bocconi. Mi sfiorò la schiena con la punta delle dita, cercando i punti più sensibili. Quindi appoggiò il palmo di una mano su una natica e la strinse, come un mercante che dovesse giudicare la merce. Mi venne da ridere. "è di tuo gradimento?", gli chiesi. E lui ribadì: "hai un culo da favola". Con le dita mi frugò nella passera, poi si rimise in ginocchio e me la leccò ancora, forzando il buco del culo ad aprirsi. Di nuovo inarcai il bacino, allargando le gambe. Sentii il suo dito che mi penetrava, ma non provavo alcun fastidio, anzi...... Era un piacere diverso, diffuso, quello che mi stava dando. Spinsi, per accoglierlo meglio, e lui a quel punto fece entrare tutto il suo dito nel mio culo ormai ben predisposto dalla sua…..lingua. Infine lo estrasse, mi leccò di nuovo, a fondo, si mise in ginocchio tra le mie gambe aperte, quindi si stese su di me, tenendosi sollevato sulle braccia.

Il suo sesso cercava il mio culetto vergine. Spinsi, e con la mano aiutai la punta del suo cazzo a farsi strada. Spinsi ancora,lui delicatamente entrava dentro il mio culo.....delicatamente ma decisamente.........io nn urlavo x pudore ma il dolore era enorme come in quel momento...... enorme mi pareva il suo cazzo,stavo per farlo smettere quando improvvisamente iniziarono le prime contrazioni vaginali di goduria sentivo la mia sborra colarmi oscenamente fra le cosce e il mio culo era ormai aperto a quel meraviglioso ....pistone che aveva, lui accortosi di questo con un colpo secco penetro' con il suo cazzo interamente nelle mie viscere lo sentivo fino in gola,e mai come in quel momento avrei voluto gridare la mia troiagine.......si ero proprio una troia e il cazzo mi piaceva tanto.....da svenire.Max prese selvaggiamente ad andare su e giù e, d’istinto, io feci scivolare una mano sotto di me e cominciai a masturbarmi, mentre i suoi testicoli sbattevano sulle mie dita. Mi sentii travolgere di nuovo, e mentre l’orgasmo si impadroniva di me, facendomi urlare nuovamente, sentii il suo cazzo che si svuotava e mi riempiva il culo della sua sborra, contraendosi più e più volte. Si rilassò, un poco alla volta, mentre il mio gemito si affievoliva piano piano. Ma non smetteva di contrarsi e io lo ricambiavo. Ad una contrazione sua ne corrispondeva una da parte mia, cui lui rispondeva nella stessa maniera. Cercò la mia bocca, riuscimmo a baciarci pur in quella posizione.

Sentivo che si stava sgonfiando e che scivolava fuori, mentre lo volevo ancora dentro e cercavo di trattenerlo dentro di me: una sensazione di possesso come non avevo mai avuto e sconvolta e ormai partita mi gettai con la bocca sul suo cazzo e leccai voracemente fino a quando nn lo ripulii per benino della sua e della mia sborra e finalmente ci baciammo in bocca appassionatamente e mescolammo la nostra sborra con un furioso e vorticoso gioco di lingue. Ci vollero non so quanti minuti perché il nostro respiro tornasse normale e non appena ciò accadde, vidi che il suo cazzo che cominciava nuovamente ad indurirsi. "Posso dormire da te?", mi chiese all’improvviso. "Scemo", gli risposi pregustando la notte…………mmmmmmmmm!!!!!!!!!!!!!!.





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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Gianni24 Invia un messaggio
Postato in data: 24/12/2011 16:20:51
Giudizio personale:
Complimenti se vero sei stata fantastica.

Autore: Xx77x Invia un messaggio
Postato in data: 28/12/2009 11:13:21
Giudizio personale:
Semplicemente Divino...... Compimenti davvero!!!!!

Autore: Zp7365 Invia un messaggio
Postato in data: 11/11/2006 22:06:16
Giudizio personale:
bello e non iperbolico

Autore: Target55 Invia un messaggio
Postato in data: 07/11/2006 18:22:13
Giudizio personale:
Spettacolo!!!!! Peccato solo che SEI stelle non si possano mettere....


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