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L'evoluzione di marika - terza parte


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Il castello







La mattina seguente non andai al lavoro, mi sentivo ancora stranita per quanto successomi, cosi passai il week-end a riflettere.







L’esperienza per quanto piacevole era stata devastante per il mio essere, soprattutto a livello emotivo.







Al paragone tutti i partner precedenti mi sembravano ridicoli e banali.



Quel loro affannarsi a essere carini e gentili con me ora mi appariva vuoto e inutile.







Con Marco la banalita’ non esisteva, ma al contempo mi sentivo usata come un oggetto, e forse era proprio questo che me lo rendeva intrigante.







Un vero stallone da monta, per me che mi ero sempre considerata superiore all’uomo in questo campo, un essere che in breve aveva distrutto tutte le mie certezze in materia.







Ero indecisa se proseguire il rapporto con lui, ma al tempo stesso sentivo che non ne potevo fare a meno.







Cosi tra un dubbio e l’altro passo’ una settimana, dove non lo cercai e dove lui non cerco’ me.







Pensavo che non mi avrebbe piu’ chiamata, dopotutto mi ripetevo, chissa’ quante donne ha un uomo cosi’.







Ma mi sbagliavo ancora. La settimana successiva, dimentica del fatto che avesse il mio cellulare e sapesse dove abitavo, Marco riusci ancora a sorprendermi, facendosi trovare sotto casa mia.







Era in macchina quando rincasai dal lavoro e subito riconoscendo l’auto, il cuore mi balzo in gola.







Calmati mi ripetei, e’ mai possibile che il solo vederlo ti provochi una simile reazione, che sei diventata una ninfomane??? Ma tutti i miei propositi di mandarlo a quel paese per non essersi piu’ fatto sentire sparirorno al volo appena scese e mi venne incontro salutandomi calorosamente come si saluta un’amante.







Non mi lascio’ neanche il tempo di reagire che subito mi abbraccio e mi diede un bacio appassionato, che avrebbe fatto perdere la testa ad una santa.







Lo invitai inebetita a salire per bere qualcosa ma lui mi precedette, “no dai andiamo a mangiare che poi ti porto in un posto divertente” e io a quelle parole acconsentii, sentendomi gia’ vagamente eccitata.







Il ristorantino non era nulla di eccezionale anche se mangiammo bene ed io in effetti apprezzai molto il vino.







Una volta usciti ero abbastanza brilla, anche se non in maniera eccessiva.







Lungo la strada mi ricordo’ di quando in chat mi aveva parlato delle fantasie alla Histoire d’O e la discussione si fece immediatamente calda.







Lui mi disse di appartenere ad una specie di confraternita dedita a tutti i piaceri della carne, che di tanto in tanto si riuniva in un castello (ma tu guarda che botta di fantasia).







La serata passata a casa sua era stata solo un test di ammissione e trasalii quando mi disse che il tutto era stato filmato e mostrato ai suoi amici, che avevano gradito molto la mia performance.







Mi avevano giudicato molto eccitante e spregiudicata, oltre ad aver dimostrato un’eccellente resistenza al dolore.







Il complimento finale placo’, in parte, la mia ira, nel sapermi mostrata in un momento tanto intimo.







Lui prosegui dicendomi che se volevo ritirarmi dovevo farlo subito, perche’ dopo non avrei piu’ avuto l’occasione di farlo.







Io gli esternai tutti i miei dubbi, sul fatto ad esempio che non intendevo subire cose sgradevoli tipo escrementi o danni permanenti.



Lui mi rassicuro’ al riguardo dicendomi che simili cose non rientravano nel loro modus operandi, e che non avrei avuto segni indelebili, a parte forse dei piercing.







Gli dissi allora che accettavo e ci dirigemmo al castello.







Appena imboccata la strada mi sembro’ di entrare in una dimensione un po’ aliena e misteriosa, non adatta tanto per capirci, ad una scampagnata a base di merende e pic-nic.







Il maniero era in cima ad una salita impervia, in mezzo ad un bosco fitto, e da lassù si poteva ammirare tutta la vallata. Mi sembrava di vedere un film di me stessa...sola con Marco, sulla stradina che si inerpicava verso il castello, si li’ con Marco e con i miei “soliti” dubbi.







“Mi sa che sono diventata pazza, seguire un “quasi” sconosciuto (di lui a parte il nome so che lavora in banca, ma e’ un po’ pochino) in un castello pieno di altrettanti sconosciuti, una specie di setta dedita al sesso, si mi sa che sono proprio matta” continuavo a ripetere dentro di me.







Arrivati alla fine della strada (momento di tensione alle stelle) fu’ il momento di mettere piede dentro l’ingresso del castello. Appena entrata un pesante tonfo proveniente dal massiccio portone, mi fece capire che la mia avventura era cominciata.







Subito mi si presento’ davanti una graziosa ragazza di colore, che presentandosi come Naomi (altra botta di fantasia, ma e’ un nome d’arte come tutti gli altri, anche se aveva una certa somiglianza con la piu’ famosa top model). Naomi si offri’ come guida per portarmi nella mia stanza.







La camera era un misto di comodita’ moderne e di pezzi di mobilio di stampo medioevale. L’arredamento nell’insieme era semplice ma ricercato:



un letto a baldacchino, dalle colonne molto solide, un grande specchio per il trucco e un bagno in cui faceva bella mostra di se un’enorme vasca ad idromassaggio, niente male davvero.







Naomi accese la vasca e mi invito’ a spogliarmi, facendo cio’ si spoglio’ anch’essa mostrandomi un fisico mozzafiato.



In passato non avevo rifiutato gli incontri saffici e mi sentivo gia’ molto su di giri.







Ancora oggi mi ricordo tutti quegli attimi come se fosse adesso........mi sembra di vederla quella stanza da bagno...







Ci accomodiamo entrambe in vasca ed ecco Naomi mi insapona dolcemente con un olio delicato, che emana un profumo di palissandro e di spezie orientali.







Mi sto veramente rilassando, e ricambio il favore facendo scorrere le mie mani su quella pelle d’ebano.







In breve Naomi mi sfiora le labbra del sesso e mi lecca i capezzoli, complice l’idromassaggio e lo stato di tensione questo si traduce in un orgasmo velocissimo quanto appagante.







Per ricompensare la mia compagna la invito a sedersi sul bordo della vasca e mi tuffo tra le sue coscie suggendo il suo fiore, bellissimo e rosa in mezzo alla pelle scura.







Il profumo e’ inebriante e lecco piano piano le grandi labbra e il clito duro e gonfio di piacere, penetrandola con la lingua e usando un dito per la vagina e uno per l’ano, a mo’ di forbice.







Anche la mia nuova amica sembra gradire molto il mio lavoro e si produce in un urlo di vero piacere.







Dopo il suo orgasmo sento degli applausi e dei commenti compiaciuti provenire da dietro lo specchio del bagno e capisco che non eravamo sole.







A questo punto mi viene da pensare che anche lo specchio in camera sia in realta’ un modo per spiare gli occupanti.







Sono proprio dei laidi perversi questi accoliti.







Dopo essermi asciugata Naomi mi descrive le regole del posto.



“Qui ci sono sia padroni maschi che femmine, cosi come ci sono schiavi e schiave”.



“I padroni sono sempre vestiti con lunghi mantelli scuri mentre noi siamo sempre nude, perche’ dobbiamo essere sempre disponibili. Il nostro unico vestiario sono le polsiere-cavigliere e il collare con il quale facciamo vedere la nostra sottomissione”.







Se accetterai di rimanere ti verranno applicati due anelli alle grandi labbra” (particolare molto eccitante che avevo visto precedentemente durante il nostro amplesso sul sesso della nera).







“Qui non dovrai mai rivolgere direttamente sia la parola che lo sguardo ad un padrone/a, pena una severa punizione, a scelta dello stesso padrone/a”.”Non potrai rifiutare nulla a chi te lo chiedera’, se ti opporrai sarai punita”.”E’ tutto chiaro come vedi non sono difficili, ah dimenticavo, qui non hai un minimo momento di intimita’, quindi ti e’ proibito godere da sola o tentare di nasconderti mentre ti lavi o vai in bagno, chiaro??”.







Le regole.....io che le avevo sempre odiate, adesso ero li’ a riflettere se accettare o meno.....ma lasciatemi proseguire il mio racconto.....







Annui abbassando la testa, cosi come avrei dovuto fare da li in avanti.



A questo punto entro Marco, congedando velocemente Naomi, visto che aveva finito pero’ di applicarmi il collare e il resto del mio “vestiario”.







Marco:”ora ti devo preparare per stasera e per questo ti applichero’ un bel clistere, lo hai mai fatto??”. E io:”si padrone sono pronta padrone” e cosi dicendo mi misi in posizione a carponi sul letto col culo ben in vista in attesa del clistere.







Marco lo aveva gia’ fatto preparare, bello caldo e con l’aggiunta di sola camomilla, per non irritare l’intestino.







Prese una cannula di dimensioni robuste e con un po’ di vasellina me la schiaffo’ direttamente sul per il sedere, senza preoccuparsi troppo di non farmi male.







“Rilassati che e’ meglio” mi disse” se no ti fa piu’ male”.



E in effetti avevo gia’ subito altre volte quel supplizio, ma non in questa maniera, a piccole dosi.







La sacca doveva contenere almeno 3 litri e lui continuando all’inizio ad aprire e chiudere il rubinetto, mi provocava continui spasmi alquanto dolorosi all’intestino, al punto che gia’ a meta’ mi sentivo piena come una giumenta in procinto di partorire.







“Baaastaaa, la prego” supplicai dolorante, ma questo fece un arrabbiare Marco che mi apostrofo:”dai su non ti lamentare per cosi poco, siamo a meta’ fai la brava se no dovro’ punirti”.







Ma io non ero proprio abituata a subire un clistere cosi grosso e cosi cominciai inconsapevolmente ad agitarmi e questo fu il pretesto per la punizione.







Dopo aver finito di svuotare la sacca, mi applico una specie di tappo per evitare di perdere del liquido (legandolo con dei lacci per essere piu’ sicuro), e fattami alzare mi lego al baldacchino tramite un anello posto alla sua sommita’.







La pancia appariva gonfia come se fossi incinta e gia’ stare in piedi con il grosso tappo nell’ano era di per se molto fastidioso.



Per aumentare il supplizio mi allargo le gambe con un bastone d circa 80cm che fisso alle cavigliere.







Cosi facendo se non fossi stata legata al palo del baldacchino sarei caduta.







Torno’ poco dopo con un frustino da equitazione, del tipo leggero, e con quello comincio a colpirmi sul culo prima e sulla pancia e sul seno dopo.







Ovunque tentassi di divincolarmi per sfuggire ai colpi, questi cadevano con un ritmo incalzante, tanto che nel giro di pochi minuti anche gli ultimi barlumi di ribellione da parte mia erano completamente spariti.







Marco:”spero che tu abbia capito che non ti conviene mai discutere gli ordini, se ti si dice di stare ferma DEVI STARE FERMA, CAPITO??” Era la prima volta che alzava la voce con me, e capii che tramite lo specchio avevo messo in dubbio davanti a tutti, il suo potere su di me, facendo vedere che non ero brava ed ubbidiente come Lui voleva.







Ero molto dispiaciuta di avergli fatto fare una pessima figura, tanto che quando mi ingiunse, togliendomi il dildo nel posteriore, di andare a scaricarmi, senza sporcare dappertutto, lo feci senza fiatare.







Mi scaricai non senza disgusto e imbarazzo, ben sapendo che ogni mia azione era costantemente sotto osservazione.







Alla fine mi ripulii e tornai in stanza dal mio padrone che mi fece solo cenno di mettermi a pecorina, perche’ intendeva sodomizzarmi.







Mentre mi possedeva in quella posizione mi disse che per la mancanza di prima sarei stata ancora punita.







Una volta finito, mi ordino di girarmi e di ripulirgli per bene il membro, cosa che feci con piacere.







Sembrava finita per il momento ma subito dopo l’uscita di Marco, entrarono due schiave che mi legarono a croce al baldacchino, e dopo una minuziosa depilatura delle parti intime, mi misero gli anelli alle grandi labbra.







Un po’ perche’ il tutto fu’ fatto senza licenziosita’, un po’ perche’ ero abbastanza distrutta dalle prime emozioni, non emisi neanche un lamento, mentre il perfido metallo mi bucava le parti intime.



Uscendo mi dissero che per stasera avrei riposato, in vista della presentazione ufficiale della sera successiva.







E cosi caddi in un profondo sonno, senza sogni.....











(continua)





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