i racconti erotici di desiderya

L'elettricista suona sempre due volte - laura

Autore: Sessodolce
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Questo esperimento è composto da due racconti, che descrivono il punto di vista delle due protagoniste, Enrica e Laura. Questa è la storia di Laura.





Driiin

(pausa)

Driiiiiiiiiiin!

(pausa)

Corro per il corridoio con la maglietta in testa e me la infilo appena in tempo per non sbattere di faccia contro la porta.

Mentre infilo la manica sinistra grido: - Chi è? -

Una voce sottile da fuori la mia pesante porta porta blindata risponde: - Sono l'elettricista, signora! Il portone era già aperto.

Di già? Non me l'aspettavo così presto. Dal tono della voce sembra giovane. Speriamo che non sia porco...

- Oh, le apro subito!

Armeggio col chiavistello e apro.

- Buongiorno!

L'elettricista è in regolare tuta blu, scarpe infortunistiche e borsa degli attrezzi, ma mi lascia sorpresa.

- Ah, è una donna!

L'espressione della elettricista mi guarda con ironia, e cerco di rimediare alla mia gaffe porgendole la mano e stringendogliela con calore.

- Scusa, lo vedo che sei una donna! - Sorrido, cerco di farle capire che la cosa mi fa molto piacere... Lei non sa quanto. - Mi aspettavo un uomo, per questo ho tardato ad aprire, pensavo di provvedere nel tempo che serve per salire dal portone fin qua.

Sembra perplessa, in effetti non può sapere cosa ho passato, e forse anche la mia mise da morticia addams la lascia perplessa. Cerco di spiegarmi: - Sai, con quello che si sente in giro... Io vivo da sola, e mi devo impegnare per rendermi il meno appetibile possibile!

Lei ora sorride, anche senza trucco e con quell'orrenda e informe tuta sembra una bella donna, senz'altro ha un bel sorriso.

- Capisco, hai fatto bene! - Mi sorride, e conferma la mia impressione. - Dovresti sentire cosa devo sopportare io dai cinquantenni bavosi che han bisogno di me quando mi aprono la porta... Anche loro dicono: è una donna!, ma con tono molto diverso dal tuo!

Rido, del tutto sollevata ormai, e libero i miei capelli da quell'orrendo chignon che m'ero fatta per mimetismo. Mi accorgo che l'ho lasciata sulla porta, e che forse si merita un po' di confidenza.

- Ah, scusami, che maleducata... Io sono Laura!

- Enrica, il piacere è mio! -

La mano di Erica è vellutata nonostante il lavoro che fa, si vede che è una donna che tiene alla sua femminilità. Proprio il mio tipo...

Smetto di fantasticare e torno al motivo della sua presenza: il condizionatore che non funziona, e il conseguente caldo torrido che mi perseguita da giorni.

- Ti faccio vedere dov'è il problema, te l'ho accennato al telefono, e mi sembrava strano che una segretaria se ne capisse così tanto!

- Lo so che posso generare questo equivoco, ma c'è ancora chi non si fida di un elettricista donna, e se preferiscono credermi la segretaria io li lascio fare. Nessuno ha poi il coraggio di mandarmi via quando gli arrivo a casa!

"Ah, ma nemmeno io ti lascio andar via... vedrai!"

Le sorrido e mi volto per guidarla al salotto, immagino che infagottata in quel modo abbia caldo, così tiro subito le tende. Le indico quel che mi ha permesso di sopravvivere in quei giorni, a portarsi scala e borsa degli attrezzi è già sudata, poverina.

- Qua sul tavolo c'è dell'acqua fredda di frigo, se ti va un succo di frutta chiedi, non fare complimenti eh!

La guardo mentre arrangia quella strana scala a mo' di sgabello e prende dalla grossa borsa degli strumenti elettronici e dei cacciaviti che si mette nelle tasche della tuta.

- Grazie, ma credo che farò presto. Cosa hai detto che è successo?

Ha un modo di fare sicuro, dev'essere brava in quello che fa. Mi metto comoda ad osservarla sul passo della porta, dal corridoio in ombra arriva un briciolo di aria fresca.

- Mah, me l'han messo su un paio di settimane fa, e ieri s'è messo a raffreddare poco, molto poco. Non hai idea di quanto caldo può fare qua dentro! La ditta è chiusa per ferie, così ieri sera ho chiesto aiuto a un amico... e così ha smesso di funzionare del tutto. Davvero, gli uomini non sanno dove mettere le mani! - Le faccio l'occhiolino, ma non ricambia. - Meno male che tu sei una donna, di te mi fido! -

Enrica si apre la tuta e si abbassa la parte alta, mi da la schiena e la maglietta è enorme, probabilmente fa parte del completo antistupro necessario per una donna che fa un mestiere da uomo. Decido di lasciarla fare, l'utile vien prima dell'eventuale dilettevole.

- Visto che non corro rischi di tipo maschile vado a cambiarmi. Dentro questo scafandro non ci resisto più!

In camera mi sfilo la t-shirt e i pantaloni e li guardo posati sul letto, sformati e anonimi. Mi guardo nuda, nello specchio a figura intera, la pelle lucida per il sudore causato da quello scafandro, e penso a Enrica di là, a quel sorriso caldo, a quel corpo, probabilmente notevole, che anche lei nasconde sotto quella specie di armatura, per difendersi da quegli stessi miei nemici, in un ambiente molto peggiore del mio: non c'é dubbio, Enrica ha fegato.

Due colleghe, due donne costrette a difendersi in un mondo di uomini... per dimostrarle quanto la ammiro forse la mia nuova amica merita più della parcella.

Scelgo con cura qualcosa che non mi possa tradire, ma che non mi sia di impiccio, qualcosa che basti a incrinare le sue difese prima che le innalzi: un completo di cotone bianco, che sembra innocente solo finchè non lo indossi. Faccio scorrere un dito lungo le grandi labbra, il cotone aderisce perfettamente... per un attimo ho la tentazione di masturbarmi prima di andare di là, ma resisto.

Mi guardo ancora un attimo allo specchio.

- Perfetto... E ora, a noi due! -

Torno in salotto, Enrica è accucciata sulla sua borsa e non si accorge di me, così vado a piazzarmi proprio davanti a lei, vicina quanto la borsa in terra mi permette, e aspetto in silenzio.

In quella posizione il suo viso, quando lo alza, è esattamente all’altezza del mio inguine. Chissà se sente quanto sono giù calda, laggiù.

Per un attimo Enrica resta immobile a guardarmi, dal basso, poi prende qualcosa e si rialza di scatto. I nostri visi sono vicinissimi, la osservo in silenzio, negli occhi leggo qualcosa...

- Trovato! Credo sia solo un fusibile, comunque provo a sostituirlo e vediamo.

Di scatto si scosta e sale sul suo sgabello, e ho paura di averla spaventata

- Mi son messa leggera, avevo così caldo... Non ti da fastidio come son vestita, vero? Oppure ti metto in imbarazzo?

- Ma no, figurati, non preoccuparti! - Mi risponde sorridendo, ma vedo che è arrossita. Bene...

La guardo armeggiare, in poche mosse monta qualcosa, regola qualcos’altro e poi sento il condizionatore ripartire. Bene! L’utile è a posto, ora posso davvero pensare al... dilettevole, se l’è meritato. Se lo vorrà, ovviamente...

- Oh! Funziona! Grazie! Sei bravissima!

- Non era niente di difficile! Come dicevi tu, bisogna solo saper dove mettere le ma...

Enrica mette male un piede e cade rovinosamente a terra. Resta sdraiata sulla schiena, e mi spavento. Mi avvicino per soccorrerla, ma anche se il viso tradisce il dolore mi tranquillizza.

- Non è niente, ogni tanto la caviglia destra mi fa un pò male, colpa di una vecchia distorsione... Solo un attimo e mi rialzo, sto bene!

- Stai lì finchè vuoi! Torno subito, non ti muovere!

Corro in bagno, anzi l’infermeria come qualcuno dice, e torno con il necessario a medicarla.

La accompagno sul divano e le preparo un impacco di ghiaccio per la spalla e poi un altro per la gamba, i due punti dove ha picchiato cadendo. Mi osserva in silenzio agire precisa e veloce.

- Anni e anni di campo solare! - le spiego - I bambini cadono di continuo!

Ride, buon segno. - Anche i miei cuginetti sono pestiferi!

Le siedo a fianco, voglio essere sicura che non sia necessaria l’ambulanza, sono davvero preoccupata.

- Sai, mi son spaventata... Io una volta son caduta nello stesso modo e mi sono rotta la spalla!

- Ah, io ci sono abituata... Gli elettricisti sono come i bambini, cadono di continuo!

Ride, ma il dolore alla spalla la azzittisce. Non sono sicura che sia tutta intera.

- Enrica, fa male? - Le tocco la spalla delicatamente.

- Oh, non così tanto, credimi! Non è rotta, puoi stare tranquilla. Piuttosto, mi dispiace di farti perdere tanto tempo... Ho solo bisogno di qualche minuto per riprendermi, appena sto un pochino meglio vado.

- Ma figurati! Non ho impegni oggi, e poi è un piacere... sei così simpatica! -

Le lancio un occhiolino, botta o non botta non voglio farmela scappare. - Basta che non mi conteggi tutto il tempo come manodopera!

- Non preoccuparti, facciamo pari con quello che ti devo per la tua prestazione infermieristica!

Il buonumore è sempre un buon indizio, probabilmente ha solo un paio di ammaccature.

Sento freddo alla gamba, e mi accorgo che il ghiaccio si sta sciogliendo, colando sul divano.

Enrica si alza di scatto. - Ti sto allagando la casa! Scusami, non me ne ero accorta.

Mi alzo anche io. - Nessun problema, davvero! Però, già che sei in piedi... -

La guida al tavolo dove ha posato il lasonil, ormai il ghiaccio non serve più.

- Ora fai la brava e mettiamo la pomatina... -

- Grazie, ma davvero non è necessario... Sto meglio, lo faccio poi io a casa!

- Niente ma! - Imito il mio vecchio capo scout. - Adesso ti faccio gli impacchi di Lasonil, così ho la coscienza tranquilla quando ti butto fuori di qua!

Non la lascio protestare ancora, e con un gesto rapido le sfilo la magliettona blu da lavoro. Compare uno splendido seno nudo, sodo e generoso. I capezzoli sono grossi e eretti. Bella sorpresa!

- Ah-ha! - Non posso trattenere la mia ammirazione. - Siamo messe bene, eh! - Cerco di non fissarla, ma è davvero splendida e invitante. - Beh, complimenti... Sei fortunata!

Mi volto a prendere il lasonil, e la sua risposta mi sorprende: - Dai... Anche le tue son belle, mica devono essere per forza grandi! Sono i maschi quelli fissati con quelle grosse!

Non mi sorprende quel che dice, ma il come... vediamo se è una frase di circostanza o le piaccio davvero: spingo in fuori il seno, immagino il cotone che si tende e i capezzoli che occhieggiano.

Mi accorgo che mi fissa il top... buon segno.

- Ora basta coi complimenti... Lasciami lavorare!

Le passo di lato, di fronte al fianco che ha ammaccato, e riprendo l’occupazione infermieristica.

Le applico la pomata sulla spalla. - Ecco, una è fatta. - Metto la garza e le fascio la spalla.

Sento che Enrica è inquieta, e solo per un piccolo massaggio alla spalla, e infatti tenta la fuga.

- Grazie mille, adesso devo davvero andare... -

- Oh, smettila! Non lascio un lavoro a metà, è una questione di deontologia professionale!

Senza farle aprir bocca, sciolgo le maniche della tuta che aveva legato in vita, sbottono la parte inferiore e faccio cadere per terra quella tutona orrenda.

Resto senza parole: la mia nuova amica è senza slip.

Per un momento cala il silenzio. Ecco perchè voleva andarsene!

Vedo che è imbarazzatissima, il viso è paonazzo mentre la guardo nuda e splendida, mentre il respiro accelerato le muove il seno su e giù.

- Oh! Che sorpresa! - Mi accorgo che la mia voce tradisce l’eccitazione. - Non me l'aspettavo da un elettricista... Birichina!

Mi metto un po’ di lasonil su una mano, è ora di fare sul serio.

Recito ancora unpo’ il ruolo dell’infermierina: - Beh, così il mio lavoro è più facile! -

Quando le sfioro la coscia Enrica sobbalza.

- Stai tranquilla... -

Inizio a spalmare la pomata sull’ammaccatura, poi indugio e continuo ad accarezzarla, un massaggio leggero su tutta la coscia, poi salgo sul fianco. La sento contrarsi.

- Laura... - La voce di Enrica è esile e roca. Io inizio a massaggiarle dolcemente la schiena, è tutto un nervo. Le rispondo dolcemente: - Si? - Intanto scendo verso i fianchi, e poi più giù.

- Dimmi, Enrica. - Appoggio con leggerezza l’altra mano sullo stomaco e inizio a accarezzarla con movimenti lenti e ampi, in sincronia col suo respiro. La sua pelle è calda, e anche la mia. - Cosa c'è? -

Enrica è incapace di rispondere, sento un lungo sospiro e la vedo chiudere gli occhi, finalmente si lascia andare, ho vinto. Mi azzardo a baciarle la spalla, poi salgo verso il collo, mentre con le mani scendo sull’ombelico e oltre. Quando con la lingua tra le labbra arrivo all’orecchio, son quasi tra le sue gambe. La mano che supera l’inguine sente un calore inconfondibile, il fuoco dell’eccitazione, mentre l’altra mano scende tra i glutei sodi e lisci. Sento il calore di Enrica penetrarmi attraverso le dita e confluire tra le gambe, dove brucio dello stesso suo fuoco.

Enrica tenta ancora di parlare. - Credo che... - Il suo respiro è affannato, e con la bocca a pochi millimetri dal suo orecchio le faccio ascoltare il mio, che corre all’unisono.

- Credo che... dovremmo... fermarci...

Ormai sfioro il suo sesso, umido e caldo, nessuna delle due potrebbe fermarsi, nemmeno volendo.

La lecco di nuovo, mentre scopro il suo clitoride e lo premo dolcemente, mentre con un dito premo leggermente sul suo ano. Il suo respiro mozzato mi conferma che non vuole quello che dice. Mi sforzo di risponderle, ma faccio la stessa sua fatica.

- Dovremmo... fermarci? -

Enrica finalmente si volta, e i suoi occhi scuri e lucidi sono la cosa più eccitante che abbia mai visto. La sua bocca è a un millimetro dalla mia.

Sussurro: - Dovremmo. - e la bacio.

Quando le nostre bocche si trovano, qualcosa di represso esplode in Enrica: pura passione, desiderio, emozioni. Si abbandona totalmente, e mi sorprende quanto eccitante e passionale sia la sua lingua contro la mia.

Il momento è perfetto: con studiata sincronia, affondo le mie dita nel suo sesso e nel suo ano, e sento il suo piacere esplodere mentre il suo sesso si contrare intorno alle mie dita e le mie mani si bagnano del suo orgasmo.

A mia volta contraggo le cosce, e vengo anche io.

È solo l'inizio.


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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Gancio Invia un messaggio
Postato in data: 26/04/2010 22:01:33
Giudizio personale:
coinvolgrnte,sessualmente eccitabile.

Autore: Carino6423 Invia un messaggio
Postato in data: 23/09/2008 15:12:51
Giudizio personale:
Due punti di vista in una situazione molto maliziosa e molto eccitante, ben scritti e .......... molto eccitanti. Bravo.

Autore: DrakEva Invia un messaggio
Postato in data: 22/09/2008 01:51:59
Giudizio personale:
Che dire ..... due punti di vista della stessa situazione, un unico risultato ..... bello ed appassionante.

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