i racconti erotici di desiderya

Le scarpe di safiria

Autore: Tom
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Di Tom tom2075@hotmail.it



Questo che sto per raccontare è un sogno che ho fatto non tanto tempo fa, dopo aver visto Studio Aperto una sera di fine settembre. Confesso di non guardare molto spesso quel telegiornale. Troppi servizi a singhiozzo e notizie che sanno di gossip più che di sano giornalismo. Ma quella sera, devo dire, fui fortunato. La splendida giornalista dai capelli corvini mi colpì per la sua altera eleganza ed i suoi modi sicuri e autoritari.

Ecco, dunque, il sogno…



“…Safiria tornò a casa subito dopo la messa in onda del telegiornale. Da un po’ di giorni a quella parte era stanca e stressata. Guerra, terrorismo, morti ammazzati e auto-bombe. Quando andava bene si parlava di argomenti più leggeri, tipo pirati della strada e ragazzini stuprati da vecchiacci bavosi.

Troppe cose serie di cui occuparsi, mancava lo spazio per occuparsi dell’ultimo taglio di capelli di Costantino, della moda degli stivali a punta e delle coppie celebri dell’estate. Che mondo inquieto!

La casa era immobile e silenziosa. Sulla soglia dell’ingresso Safiria intravide una figura accovacciata sullo scalino dell’ingresso. Era una ragazza giovane.

La giornalista le si avvicinò senza curarsi di lei e sul suo bellissimo volto si disegnò una smorfia. Ancora quella piccola seccatrice, pensò.

Come avvertendo i pensieri dell’affascinante giornalista, la figura seduta si alzò in piedi.

“Buonasera, Safiria” salutò quasi con timidezza.

“Per te sono la Signora Safiria!” esclamò l’altra.

“Mi scusi…Signora Safiria”

La giornalista dai lunghi capelli corvini la superò e aprì la porta.

“Cosa sei venuta a fare?”

“Ecco…”

“Forza, parla”

“Ecco, volevo chiederle se si è ricordata di parlare di me al direttore”

La solita ragazzina in cerca di una raccomandazione, sbuffò la Padrona. Che fiacchezza, avere sempre a che fare con queste pusillanimi.

“Sì, le ho consegnato il tuo curriculum…”

Per quanto possa valere un foglio con sopra scritto che sei una bella ragazza che non sa far niente, pensò. Ma l’altra la guardò con fare estasiato. Le prese una mano nelle sue e la mosse su e giù. La giornalista gliela allontanò con un movimento brusco.

“Basta!”

“Scusi, Signora Safiria…ma sono contentissima! Io vorrei diventare come lei! Una vera giornalista! Come posso ringraziarla?”

“Beh, un modo ci sarebbe, carina”

“Dica. Farò con piacere tutto ciò che mi ordinerà”

“Bene, staremo a vedere”

Condusse l’aspirante giornalista in salotto e si sedette sul divano, comodamente e con le belle gambe incrociate. Indossava un tailleur elegantissimo, blu scuro. La gonna le arrivava due dita sopra il ginocchio e le gambe erano inguainate in bellissime calze nere. Ai piedi portava delle decolletè dal tacco alto.

“Sai, Barbara, sono molto stanca, in questi giorni” disse Safiria “Come ben sai, noi giornalisti professionisti siamo sempre di corsa e non abbiamo mai troppo tempo da dedicare a noi stessi. Vedi, quando torno a casa la sera mi piacerebbe che qualcuno si prendesse cura delle cose che sono troppo stanca per fare. Vedi le mie scarpe, ad esempio? Devono essere sempre pulite e splendenti, quando vado in onda, ed è una vera seccatura lucidarle ogni santo giorno. Capisci da sola che una vera professionista deve essere perfetta ogni qual volta si presenta alle telecamere”

“Certo, è naturale”

“Da questo momento in avanti sarai tu a prenderti cura delle mie scarpe”

“Ma…io…”

“Niente ma! Lo sai che per diventare una brava giornalista occorre fare un po’ di gavetta! Tu speri forse che con una raccomandazione non ti occorra fare pratica?”

“La pratica va bene, però…”

“Basta! Non voglio perdere altro tempo. Se vuoi intraprendere questo mestiere sai cosa devi fare, altrimenti…quella è la porta!”

I dubbi di Barbara furono spazzati via all’istante dal portamento fiero dell’altra.

“Provvedo subito, Signora”

“Brava”

“Le tolgo le scarpe…”

“No. Lucidamele così, mentre sono ai miei piedi”

“Non vorrei sporcarle le calze con il lucido”

“Lucido? Chi ha parlato di lucido da scarpe? Il lucido e tutti quei prodotti chimici alla lunga danneggiano le scarpe. Io tengo molto alle mie calzature e desidero che vengano trattate con il massimo rispetto”

“E allora come le pulisco?”

“Con un rimedio naturale che non ne danneggerà la superficie” disse, sorridendo, la Padrona dai lunghi capelli corvini “Tira fuori la lingua e leccale”

Mentre lo diceva avvicinò la punta del piede alla faccia di Barbara.

“Dai, lecca. Anche la suola, mi raccomando. Lecca via ogni traccia di polvere”

Barbara accostò timidamente la linguetta alla punta della scarpa della Padrona. Safiria le avvicinò ancora il piede al viso.

“Forza, sono stanca di aspettare. Lecca” ordinò.

Le labbra della serva sfiorarono l’apice della punta, lo circondarono dolcemente e lo assaporarono. Un sapore di polvere e cuoio invase il palato della ragazza. Barbara fu tentata di allontanarsi.

“Lecca”

La lingua iniziò a percorrere ogni centimetro quadrato delle preziose calzature della Padrona, la quale, con somma maestria, ruotava la caviglia in un senso o in un altro per comunicare senza parole dove leccare e con quanta intensità. E se all’inizio il sapore repellente della polvere disgustò Barbara, col tempo la servetta dovette ricredersi. Le scarpe della sua Padrona non erano affatto cattive, anzi. Era un onore leccare le calzature di quella Dea del giornalismo.

Safiria lasciò che Barbara terminasse il suo umile lavoro di leccascarpe umana, come se quella fosse la cosa più normale del mondo. Sembrava abituata a quel trattamento. Poi, non appena la prima scarpa fu pulita a dovere, suola compresa, la Padrona fece discendere la gamba e accavallò l’altra.

“Continua”

Lo disse senza preoccuparsi delle considerazioni e delle emozioni della schiava. E tantomeno della sua salute. Sotto le sue scarpe poteva esserci anche qualcosa che se ingurgitato le avrebbe potuto far male. Non si sa mai cosa si calpesta, camminando per strada. Ma la Padrona, incurante di ciò, pretese che le suole delle sue raffinate decolletè fossero tirate al lustro.

Barbara impiegò diversi minuti, per terminare il suo compito di lustrascarpe a lingua. Alla fine la sua bocca era completamente dominata dal sapore acre della strada e del marciapiede. Immaginò che questo dovesse essere l’equivalente del leccare un pavimento trafficato. Neppure i cani sarebbero disposti a fare questo per i loro padroni.

Ma per un posto nel prestigioso mondo del giornalismo professionista, l’ambiziosa Barbara avrebbe fatto questo ed altro.

“Adesso seguimi” ordinò Safiria, quando le sue decolletè a tacco alto furono di nuovo lucide e splendenti.

Si alzò in piedi e si diresse verso la porta. Barbara si alzò a sua volta, ma Safiria, più veloce, le mise una mano sulla spalla e la spinse di nuovo sul pavimento.

“No, resta giù” ordinò “Mi piace vederti strisciare ai miei piedi. Credo che quello sia il posto più giusto per te”

“Ma…”

“Gavetta, mia cara. Ricordalo. Questa è la gavetta”

E ridendo silenziosamente della sua simpatica arroganza, Safiria si incamminò verso il ripostiglio.

“Seguimi a quattro zampe”

Barbara non si era mai umiliata così per nessuno. Persino in casa era sempre lei quella che comandava. Se lo poteva permettere. Era la sorella maggiore, la figlia perfettina e la ragazza più carina della scuola. Adesso, improvvisamente, la meravigliosa Safiria la stava svalutando da essere umano a semplice utensile per l’igiene delle proprie calzature.

Raggiunsero lo sgabuzzino. Era una stanza abbastanza grande, tre pareti erano colme di scarpe, stivali, ciabatte, sabot, zoccoli e sandali, ordinatamente disposti su scaffalature componibili. Barbara contò non meno di un centinaio di paia di scarpe. Ve ne erano di tutti i tipi. Perlopiù erano calzature nuove, seminuove o comunque pochissimo usate. Erano pulitissime. Fra le altre, però, ve ne erano alcune abbastanza logore. Alcuni stivali presentavano tracce di fango secco sul margine della suola e polvere sulla tomaia.

Safiria prese un paio di questi ultimi e li portò di fronte alla faccia di Barbara.

“C’è un po’ di lavoro arretrato da sbrigare, piccola”

“Che cosa devo fare?” chiese la schiava.

“Quello che hai fatto fino ad ora…quello che sembra ti riesca assai bene” rispose la Padrona “Devi leccare, pulire e succhiare. Alcuni di questi stivali ti richiederanno diverse ore di cura. Non importa, hai tutta la notte”

“Tutta la notte? Ma veramente io…”

“Tu niente! Adesso ti metti qui e svolgi il tuo compito. Ah, e già che ci sei, toglimi le scarpe e mettimi le ciabattine ai piedi…Quelle lì…”

Barbara fece per alzarsi in piedi. Safiria, più veloce, la prese per i capelli e la schiaffeggiò con l’altra mano. Due ceffoni ben assestati da far cadere sul pavimento la schiavetta impudente. La Padrona concesse qualche secondo alla ragazza per riprendersi. La prese di nuovo per i capelli e la sollevò quasi di peso.

“Obbedisci”

Barbara era ormai in completo potere dell’altra.

Si prostrò di fronte alla sua Padrona, le prese delicatamente un piede fra le mani e le sfilò la lucidissima scarpetta. Il piede di Safiria era bello. Sebbene se ne fosse rimasto chiuso nella decolletè per tutto il pomeriggio, non emanava affatto quel fastidioso odore di sudore tipico dei piedi stanchi e la pelle era liscia e fresca come una rosa.

Barbara le calzò la ciabattina. In un impeto di devozione si accucciò per deporre sul dorso di quel piede perfetto un timido bacio. Safiria le allontanò la gamba dal volto, un attimo prima che la schiava potesse portare a termine il suo proposito.

“Non ti permettere di toccarmi quando non ti è consentito! Se vorrai baciami i piedi, forse, più tardi ti concederò quest’onore. Ma dovrai meritartelo”

Barbara ci rimase un po’ male. In cuor suo il disgusto per quello che Safiria le aveva imposto di fare era stato sepolto dall’attrazione che adesso sentiva nascere dentro di sé verso quella Dea dai lunghi capelli corvini.

“Dai, muoviti”

Le porse l’altra scarpa e Barbara si affettò a sfilarla e a sostituirla con la ciabattina.

“Ora prendi gli stivali sporchi e lucidali. Con la lingua, naturalmente, come hai fatto con le scarpe. Alcuni sono molto vecchi e la saliva non ti basterà. Con la lingua pulirai le suole dal fango, poi dovrai dare il lucido. In quel cassetto troverai spazzole, stracci e lucido. Non ne abusare. Lo sai, a me piacciono le cose fatte con rimedi naturali, come le tue labbra”

“Sì, Signora Safiria”

“Tieni conto che hai tutta la notte, per completare il lavoro”

“Sì, obbedisco”

La Padrona uscì dalla stanzetta e ritornò qualche minuto dopo con una ciotolina d’acqua piena fino al colmo.

“Questa è per quando ti si seccherà la lingua” disse, poggiandola sul pavimento “Ti ci puoi sciacquare la bocca quando ne avrai bisogno”

“Grazie, padrona”

“Sì, fai bene a ringraziarmi. Anzi, fallo per bene. Ringraziami come si deve”

Si voltò e sollevò il piede ancora calzato nella ciabattina.

“Bacia qui”

Barbara strisciò fino alle gambe della sua Dea e baciò con trasporto e passione la suola della ciabattina. Vi posò sopra due baci ben dati e qualche leccatina. Non appena ebbe fatto, Safiria posò a terra il piede per alzare l’altro.

“Anche qui…e fai veloce! Sono stanca e voglio andare a letto!”

“Sì, Signora. Mi perdoni, mia Signora”

Baciò e leccò come una serva devota che vive esclusivamente per la sua Dea.

“E ora ascoltami per bene, cagnetta. Durante il sonno, odio che mi si venga a svegliare, perciò lavora in assoluto silenzio. Dovessi fare del rumore e svegliarmi, potrei diventare molto cattiva”

“Non accadrà, mia Signora” promise Barbara, baciando con passione il dorso delle ciabatte della sua Padrona “Farò tutto quello che mi ha ordinato nel più assoluto silenzio. Lei dorma bene, mia Signora. Vedrà che domani mattina non resterà delusa del mio lavoro”

Baciò ancora le ciabatte e si maledisse di non essere ancora degna di poter baciare direttamente i piedi di quella divinità in forma femminile che dominava in altezza su di lei. Le calze che avvolgevano le gambe di Safiria luccicano come fossero tempestate da tanti granellini d’argento.

“Me lo auguro per te. Ricordati che se vuoi diventare una giornalista vera dovrai obbedirmi come io desidero”

“Sì, Signora” disse Barbara. Ma a dire la verità la sua ambiziosa carriera da mezzobusto televisivo era lontana mille miglia, in quel momento. Non le importava nulla di apparire in televisione e di leggere notizie sempre uguali su come il mondo stia andando a rotoli. In quel momento le interessava solo che le pregiate scarpe della sua Signora e Padrona brillassero come Lei aveva chiesto.

“Se sarai brava, domani mattina ti permetterò di baciarmi i piedi” disse Safiria “Ma solo se sarò soddisfatta di come hai lavorato!”

Senza aggiungere altro, la Padrona uscì dalla stanza e chiuse la porta alle sue spalle. La luce sul soffitto del bugigattolo si spense qualche secondo dopo. Barbara vide tutto nero. Non vi erano neppure finestre che potessero illuminare la stanzetta. Poco male, si disse la schiava. Non poteva permettere che la Padrona sprecasse inutilmente corrente elettrica per una lurida leccasuole some lei. Inoltre non aveva bisogno di luce, per leccare gli stivali della sua Dea. Per quello bastava la lingua.

Si mosse nell’oscurità e raccolse il primo paio di calzature. Erano sporche o pulite? Leccò il bordo della suola. Il contatto con la crosta terrosa e ruvida le confermò che si trattava di un paio di stivali da pulire come si deve. Ma prima di iniziare si fermò, inserì il naso nell’imbocco dello stivale e inspirò con forza. Lì aveva alloggiato il piede di Safiria, la sua Signora, la sua Proprietaria, la sua Dea.

Ringraziò il destino di appartenere ad una Dominatrice bellissima e di classe come la sua.

Poi lo spirito di lustrasuole di Barbara ebbe il sopravvento e la ragazza iniziò a leccare gli stivali della sua Padrona…



…credo che la brava Barbara abbia continuato a leccare a succhiare a lungo, quella notte. Non lo so. Al primo paio di stivali mi sono svegliato.

Chissà, forse un giorno il sogno proseguirà. Nel frattempo, come sempre, inviatemi commenti e suggerimenti.





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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Poiuy32 Invia un messaggio
Postato in data: 05/12/2008 15:14:09
Giudizio personale:
sarà solo per amanti del genere...ma a quegli amanti piace eccome. Ottimo e ben scritto

Autore: Joseph62 Invia un messaggio
Postato in data: 04/12/2008 19:05:09
Giudizio personale:
Posso chiedere se e cosa hai mangiato di così pesante, per aver avuto un sonno così disturbato???
Consiglio la classica tazza di latte per cena!!!!! I rimedi della nonna sono miracolosi.......medita medita

con amicizia Jo


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