i racconti erotici di desiderya

L'amore per l'arte (ultima parte )

Autore: Muyhermosa
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Il giorno seguente ricordo, era una domenica.

G. mi chiamò la mattina per dirmi se potevamo trascorrere insieme la giornata.

Proposi di cucinare qualcosa da lui... mi disse che amava follemente la pasta con le zucchine ma che ai fornelli era un autentica negazione. , suggerii, ma G. aggiunse che in casa il frigo era vuoto dal momento che si era scordato di fare la spesa: >.

E così andò.

Nel più vicino supermercato, sotto casa, comprai delle zucchine, i fusilli, riposi in un contenitore i carciofini sott'olio fatti da mamma (che apprezzò moltissimo) e alle 15,00 in punto, lui fu sotto casa mia.

Sembrava tutto perfetto, non mancava nulla.

Viaggiammo fino a casa sua con i finestrini aperti, con il vento che ricacciava i capelli sul viso... ad un certo punto mi guardò attraverso gli occhiali da sole, mi fece un sorriso e chiese: >.

Esitai. >, risposi evasiva. Ma in realtà era già dalla sera precedente che non pensavo ad altro: quando un uomo ti lascia dormire nel suo letto, una notte intera, evidentemente gli interessi... Sotto un profilo sessuale, sicuramente.

Ed in effetti, l'alchimia fra noi si respirava a pieni polmoni: forte da stordire.

Una volta varcata la soglia di casa (ambiente che cominciava a diventarmi familiare), andò in bagno a fare una doccia e a mettersi comodo: mi offrì dei biscotti, che però non mi andavano... Preferii togliermi i vestiti di dosso e rimanere nel mio coordinato intimo (un corpetto in jeans legato da laccetti in raso rosa e guepiere).

Sistemai la spesa nel frigo, una parte l'appoggiai sull'armadietto della dispensa... cercai di mettere ordine, disponendo tutto in modo da trovarlo già pronto quando mi sarei apprestata a preparare la cena.

Guardai le lancette dell'orologio: segnavano le 15,40.

Faceva caldo, ma la sensazione fu quella di un benessere immediato, con l'aria fresca che arrivava dalla terrazza con ondate piacevolissime di refrigerio. L'estate stava per esplodere, torrida più degli altri anni.

G. uscì dal bagno avvolto in un accappatoio bianco. Bello come il sole. Profumava di buono... Mi invitò a spostarmi dal soggiorno alla camera da letto, per stare più comodi.

Allontanò il piumone rosa tirandolo verso i piedi del letto; mi tuffai sul cuscino avvolta da una sensazione di benessere prolungato, mi stiracchiai come una gatta... G. si distese nell'altra metà del letto, slacciò l'accappatoio di spugna e in un attimo il suo pene, già eretto e lucido, riempì la scena.

Aveva un fisico scolpito, abbronzato... Siamo rimasti così, a fissarci negli occhi come a sospendere il tempo, prima di lasciarmi vincere dalla tentazione di avvicinarmi... avicinarmi sempre più fino ad accostare il viso al suo bellissimo membro.

E per la prima volta lo assaggiai, strappandogli un mugolìo di assenso.

Sollevai lo sguardo sul suo volto disteso, gli occhi chiusi, abbandonato a qualunque cosa mani e bocca gli avrebbero riservato.

Tornai a chinarmi su di lui, stuzzicandolo appena con la lingua: il glande era già arrossato, quasi violaceo... ed umido.

Questa volta non mi fermai, lasciando che entrasse quasi completamente nella mia bocca... per sottrarmi poi e ricominciare con movimenti lenti, attenti ai dettagli del piacere che sentivo montare in lui, accompagnato da gemiti e rantoli eccitati mentre, con spasmi impazienti, tutto il suo corpo si protendeva verso di me perché accelerassi ogni gesto.

Non lo accontentai. Non subito.

Volevo giocare.

La bocca continuò a muoversi, a cedere il passo alla lingua che, instancabile percorreva la lunga asta lucida, avanti e indietro... e ogni volta che lo vedevo scomparire nella mia gola, sentivo il suo corpo sussultare con affondi ripetuti, mentre una mano, immersa fra i miei capelli, sembrava volersi assicurare che andassi avanti seguendo quel ritmo senza ulteriori interruzioni.

Questa volta fu accontentato.

Cinque, dieci minuti... serrati, intensi, in cui ogni movimento fu ben calcolato dalla mente... mi piaceva sentirlo gemere: un uomo così bello, colto... e un adone che quasi imprecava mentre si sollevò mettendosi quasi seduto e con una mano mi scostò i capelli dal viso: >, mi disse con voce roca.

E mentre il suo membro continuava ad uscire e ad entrare dalla mia bocca, i suoi rantoli si facevano sempre più concitati.

Iniziai a scappellarlo quando i movimenti divennero veloci... febbrili: si lasciò nuovamente cadere sul letto, ormai vicinissimo all'orgasmo.

Mi arrestai di colpo, sollevandomi sulle ginocchia, fissando la sua espressione stravolta dalla passione; feci scivolare via gli slip, arrotolandoli ai piedi del letto... allargai le gambe e mi accucciai sulla sua erezione, le spalle rivolte verso di lui, ammiccando: >.

Si sollevò mentre la mia schiena aderiva al suo petto villoso, e premette le mani sui seni, attraverso la stoffa del corpetto: mentre ondeggiavo piano, guidando il suo pene perchè potesse prendermi in quella posizione, sentii le sue mani spostarsi verso i mille gancetti che allacciavano il corpetto e vidi quest'ultimo scivolare sul pavimento: mi fu dentro con una spinta decisa.

Mi inarcai connun grido; le sue mani tornarono a posarsi sul miei seni adesso nudi, e si aggrappava al mio corpo come per avvalersi di un punto d'appoggio per tornare a penetrarmi ripetute volte, ancorato ai miei fianchi, emetteva suoni incomprensibili, a tratti cavernosi... Mi sollevavo, tornavo ad abbassarmi e ancora lui era tutto dentro di me, scivoloso, caldo e pulsante.

Mi sentivo grondare e non capivo se erano i miei o i suoi umori.

Forse i miei mescolati ai suoi.

Lo presi in mano mettendolo dentro e tirandolo fuori infinite volte... masturbarmi con il suo cazzo mi catapultò verso un orgasmo da vertigine, che esplose copioso come lo sperma che mi inondò il seno, la mano, parte del volto.

Ancora al culmine dell'orgasmo, G. mi afferrò per i fianchi e mi mise a pecorina: una mano sprofondo fra le mie cosce aperte e la sua erezione mi trapassò da dietro... una sincronia perfetta, mi sentivo inondata, e stavolta erano i miei umori ne ero certa... Un orgasmo multiplo: essere scopata davanti e dietro è una sensazione che ti esplode nelle tempie, pensi che se quel piacere andasse oltre, non potresti sopportarlo.

Con l'ultima spinta mi riempì con il suo sperma, un fiotto abbondante che mi invase e iniziò a scivolarmi tra le cosce: così rimanemmo, avvinti in un piacere che aveva del sublime e profumava di peccato...

Le lancette della sveglia digitale sul comodino segnavano le 17,05.

Quando G. uscì da me, andò in bagno a lavarsi... lo trovai davanti allo specchio che si sciacquava il viso, il membro manteneva ancora parte dell'erezione, ed era così lucido, invitante...

Quando mi vide sulla porta mi indirizzò un sorriso, ma certamente non si aspettava che dopo averlo baciato, mi chinassi a ringraziate con un bacio quel meraviglioso arnese del piacere che tanto aveva contribuito al mio benessere; allargò istintivamente le gambe e, dopo un bacetto innocuo, sentii imperiosa la sensazione di assaggiarlo... ancora...

Forte, con movimenti rapidi, quasi frettolosi, ravvicinati tra loro... la mia bocca fece tutto da sola: lo sentii nuovamente crescere, sullo sfondo dei suoi lamenti concitati di piacere, duro... lo spinse nella mia bocca fino a vederlo sparire e mi premette una mano contro la nuca, spingendo, spingendo, spingendo... Un grido roco ruppe un silenzio infranto solo da gemiti prima di venire così, schizzandomi in faccia, sul seno...



Era successo. Avevamo rotto il ghiaccio, cominciava a farsi sera... ed io iniziai a mettere la pentola con l'acqua salata sul fuoco, affettai le zucchine a rondelle e le lasciai riposare in acqua e sale perchè perdessero l'amaro che le contraddistingue: nuda.

E lui nudo, a girare per casa.

Assaggiò i carciofini, mi raggiunse alle spalle bisbigliandomi a un orecchioo: >, e con una mano, lasciava scivolare, tentatore, il suo pene in stato di riposo tra le mie natiche: mi sollevavo sulla punta dei piedi e trattenevo un respiro.

Lui mi sorrideva e s'allontanava.

Finiva di apparecchiare la tavola.

L'olio nella padella, sul fuoco, iniziava a friggere... buttai le zucchine dopo aver tolto l'acqua, insieme ai fusilli, nella pentola più grande.

>, la sua voce proveniva dal soggiorno: mi voltai e lo vidi sprofondato sul divano, davanti a una TV accesa che rimandava suoni in sottofondo. Ma nessuno sentiva.

Presi posto accanto a lui, intento a percorrersi il pene con un gesto che sprizzava orgoglio e lanciava insieme un messaggio preciso: la mia mano si sostituì alla sua mano, mentre entrambi restavamo in silenzio.

Avanti e indietro, avanti e indietro, percorrendo l'asta in tutta la sua lunghezza... soffermandomi sulla punta, giocando con la pellicina... si scappellò dopo neanche trenta secondi.

Lo vidi abbandonarsi contro lo schienale di pelle del divano ed incitarmi mentre entrambi guardavamo il suo pene ingrossarsi e crescere nella mia mano: >, il suo commento estasiato intanto che, rapidamente, lo facevo entrare ed uscire dalla stretta che lo avvolgeva.

Lo sentivo contratto, teso a prendere tutto il piacere che riceveva dal calore sprigionato da quel contatto... Ero eccitata, pensavo che non mi sarebbe dispiaciuto cavalcarlo per un po' e lasciare che mi sborasse dentro.

Le zucchine sul fuoco bruciavano!

G. si ricompose, per quanto fosse possibile in quella circostanza. Mi sentivo avvampare le guance... si rivelò una fatica sedersi a tavola e consumare quel pasto senza saltarci addosso prima... durante, dopo.

Guardammo la TV, parlammo di politica, di musica, di cucina.

>.

La TV continuammo a guardarla in camera: un vecchio filmato su Hitler... Lui tolse l'audio, scostò le lenzuola e sprofondò con il viso fra le mie cosce, entrandomi dentro con la lingua intanto che il suo membro mi penzolava davanti agli occhi.

Da una vita non facevo più una spagnola, pensai tutto sommato divertita e assuefatta dal piacere che faceva montare dentro di me quel suo esplorarmi così dettagliato, minuzioso e solerte.

Mi allargava con le dita e insinuava più in fondo la lingua... mi sentivo contorcermi, mi sembrava una tortura alla quale non avrei resistito a lungo... Presi il suo pene fra le labbra e iniziai a succhiarlo più forte, in sincronia con il piacere che sentivo crescere e dettar legge e regole. La sua voce ansimante divenne presto una specie di grugnito: mi penetrò con una mano, assestando più affondi, ripetuti e ravvicinati: al terzo stavo già godendo.

Quando mi intuì vicina all'orgasmo, accelerò, ed eera la sua mano che, egregiamente, si sostituiva a quel cazzo meraviglioso che avrei voluto sentire fra le mie gambe, pulsare e spingere come un cavallo selvaggio... Lo vidi inginocchiarsi davanti a me e puntarmelo contro il viso, prima di un lungo fiotto di sperma, accompagnato da un grido liberatorio.

Tornò il volume alla TV e dopo l'ennesima doccia, tornammo vicini, sul letto, la testa appoggiata sul suo petto mentre mi raccontava delle sue amicie influenti, della sua passione per la bellezza in generale e per l'arte.

Piccoli aneddoti con i suoi alunni per musei, in giro per città d'arte... mi fece sorridere e suscito al tempo stesso un'ammirazione che raramente ho provato verso un uomo.

Ci addormentammo con la TV accesa. E la sua bocca sulla mia...



Durante il sonno la sua mano era scivolata inavvertitamente all'altezza del mio inguine: mi svegliai in preda ad un languore che non seppi chiaramente mettere a fuoco.

Una sensazione strana di calore. Scostai il piumone con il quale ci eravamo coperti durante le ore della notte... fuori stava albeggiando... badai a non scoprire lui, ma sollevando un lembo del tessuto intravidi il suo pene, addormentato proprio come lui... Un pensiero mi attraversò la mente: quale risveglio più dolce...?

E poi G. stava dormendo e potevo guardarlo, osservarne le reazioni.. quelle che da lì a breve gli avrei regalato.

Lo accarezzai con il palmo di una mano... lo sentii sospirare.

Mi spostai e quando tornai verso di lui, fu con una carezza che tese a sollevarlo dalla posizione di riposo che aveva assunto, seguendoe i contorni con la punta delle dita, massaggiandolo nonostante si afflosciasse al mio passaggio, non ancora reattivo alle sollecitazioni.

Iniziai a percorrerlo dalla punta, con gesti flemmatici, percorrendo via via l'asta... provai ad accelerare i movimenti, e finalmente riuscii a ridargli vigore: sotto le dita lo sentivo rigido... duro come lo ricordavo nelle ore infuocate che avevano preceduto le ultime ore del giorno ormai alle spalle.

Unendo il pollice e l'indice esercitai una pressione sul glande e continuai a riprodurre gli stessi movimenti che avrebbe esercitato se me lo fossi messo dentro: avanti e indietro, fuori e dentro...

Vidi il suo petto alzarsi e abbassarsi nel sonno, lui voltare il viso nella mia direzione ma senza riuscire ad aprire gli occhi. Gli sentii pronunciare solo poche parole concitate:

>.

Quando tornai a posare lo sguardo sulla mano che ancora si stringeva intorno al suo membro, mi ritrovai davanti un'asta la cui visione fu qualcosa di sublime: un invito irrinunciabile... Lo presi quasi meccanicamente in bocca, ma con l'avidità di chi si apprestava a farlo per la prima volta, come a ingoiarlo d'un solo fiato.

Non badai ai dettagli, al crescere del suo piacere che di colpo lo svegliò dal suo sonno... niente di tutto questo; quando tornai alla realtà, G. stava per venire.

Soltanto allora mi fermai. Cercando il suo sguardo e insieme un'indicazione sui passi successivi: forse non era ancora sufficientemente presente all'orgasmo che stava per avere.

E infatti, lui mi spinse contro il materasso, mi sollevò per i fianchi dopo aver percorso la mia schiena con una lunga carezza e mi aferrò per le cosce, portandomi ad aderire contro l'erezione che mi trapassò.

Scicolò dentro di me mentre mi sentivo ansimare una, due, tre, quattro volte... e ad ogni affondo, la spinta era sempre più prolungata, fino a fermarsi dentro di me, che intanto venivo, venivo, venivo...

>, mi diceva estraendo il suo cazzo e rimettendolo dentro. >.

Lo specchio di fronte rifletteva la mia immagine in primo piano e un uomo da dietro, infoiato che mi scopava come se fosse, quella, l'ultima ragione del suo esistere.

Mi vidi così troia da eccitarmi in sequenza ripetuta... osservai il modo in cui ondeggiavo con il bacino in modo da sentirlo tutto dentro... e continuavo a schizzare, a sentire fra le gambe un calore umido che mi bagnava e dilagava... impregnando le lenzuola.

Attraverso lo specchio lo vidi estrarre il suo cazzo bagnato dei miei umori e lo vidi appoggiarmelo tra le natiche:

>, farfugliò in tono concitato prima di godere.

Una sensazione calda e appiccicosa mi scivolò sulla schiena... e più giù, fra le cosce. Prese il suo membro ancora grondante e lo mise nuovamente dentro, spingendo ancora due, tre volte...

Con un grido liberatorio.

Che si unì al mio...



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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Elgolea Invia un messaggio
Postato in data: 09/12/2006 10:56:22
Giudizio personale:
bello, scritto veramente bene


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