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L'amica della mia ragazza


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Ricordo ancora, come fosse ieri, quelle foto che la mia ragazza mi mostrò del compleanno di C.Gli invitati non erano molti e in verità non erano nemmeno un granché: ragazzini ventenni più vicini al l'essere sbarbatelli che agli uomini vissuti di cui tanto si vantavano. Discorsi senza senso su moda, musica, interrogazioni andate male interrotti soltanto da urla e risa alla minima goffaggine del proprio vicino.Tra questi vi era C, una ragazza di 22 anni, non molto alta ma decisamente la più appariscente della combricola. I suoi capelli erano di quel tipico rosso tinto che a me, personalmente, aveva sempre fatto impazzire. Purtroppo i suoi capelli non erano perfetti a causa delle continue piastre e delle "pieghe chimiche" che alla lunga li hanno resi un po' secchi. Gia dalla foto avevo capito che ragazza era. Un vestitino corto corto che da seduta non lasciava nulla all'immaginazione metteva in risaldo le sue gambe accavallate sotto le quali non si riusciva ad intravedere nulla se non l'ombra che tutti noi vorremmo raggiungere. I suoi piedi erano avvolti fino al polpaccio dai lunghi lacci dei sandali neri che, con o senza tacco, rendevano la ragazza ancor più sexy di quanto poteva parere gia di suo. A quella vista decisi che avrei dovuto conoscerla e mi dovetti inventare una scusa per fare in modo che la mia ragazza la invitasse. La scusa arrivò ben presto, quando per il compleanno di un mio amico decisi di invitare anche le amiche della mia ragazza. Quella sera C. arrivò in ritardo come sempre con la sua Fiesta grigia il cui interno odorava di quel forte odore di sesso e sudore che difficilmente si riesce a far scomparire in poco tempo. Non volevo pensare subito a cosa avrei potuto fare su quella macchina e invitai C. ad entrare nel locale dove la festa era gia bella che cominciata. Un abitino lungo fino a mezza coscia, stivali neri fino al polpaccio e autoreggenti chiare capaci di risaltare quella sua carnagione metà abbronzata metà lampadata. Non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso nemmeno quando ero accanto alla mia ragazza la quale, come sempre, era più indaffarata a dare ascolto agli amici che a me. C si sedette su un divanetto di fronte a me e come per magia accavallò le gambe con naturalezza e spontaneità come se attorno a lei non ci fosse nessuno. Le sue gambe erano stupende e il mio sguardo cominciò a percorrere la strada dal suo ginocchio fin alle cosce cercando disperatamente di intravedere il ricamo dell’elastico delle auto. La luce della stanza però mi permise di vedere ben più di quanto sperassi: delle stupende mutandine rosse erano esattamente al punto di arrivo del mio sguardo e le sue gambe sembravano essere socchiuse proprio per farsi guardare.Sentivo nei pantaloni il mio amichetto premere con forza alla vista di quel triangolino rosso e pensai a quanto avrei voluto annusarlo. Ad un certo punto mi accorsi che lei mi stava guardando. Mi guardò negli occhi come per chiedermi cosa stessi facendo e si alzò andando in fondo alla sala.Pensavo che l’occasione fosse sfumata fino a quando lei mi lanciò uno sguardo invitante e si alzò dirigendosi in bagno.Io non persi tempo e decisi di seguirla ovviamente.Arrivato al bagno mi fermai davanti alla porta degli uomini ma tenendo ben in vista il bagno delle donne. Ad un tratto, un attimo prima di entrare in bagno, vidi spalancarsi la porta del bagno dove C era entrata.Seduta sul Wc C stava seduta con le gambe semi aperte e le mutandine ben in vista.Potevo vedere i ricami fatti a Rosellina delle mutandine e le autoreggenti in tutto il loro splendore.le sue gambe si muovevano lentamente e sinuosamente. Ero ipnotizzato. Ma quando le chiesi cosa stesse facendo lei rispose “cerco lo stimolo”.Io non capivo o forse non volevo capire.. ma lei non mi lasciò nemmeno il tempo di ragionare e si alzò; si sollevò il vestitino e si risedette sulla ciambella.Senza dire una parola si passò la mano sinistra sulla coscia sinistra godendo della morbidezza delle sue calze e con la destra accarezzò le mutandine soffermandosi sulla Rosellina centrale. Io, che non potevo resistere a quella cosa, entrai nel bagno delle donne e quasi come se avessi letto un suo comando, mi misi in ginocchio davanti a lei. Lei non disse nulla e non fece una mossa se non quella di continuare il suo delicato movimento sempre più insistente sulle mutandine. Io presi in mano il mio cazzo e cominciai a massaggiarlo con delicatezza e lei sembrava una via di mezzo tra l’indifferente e la curiosa. Ma in realtà lei voleva dominarmi. Non voleva scoparmi, solo dominarmi, far capire che comandava lei e che avrebbe potuto farmi fare qualsiasi cosa in quel momento. Io ero completamente in suo potere e lei a quel punto mi disse “Guardami porco!”Io non resistevo più e lei, consapevole si alzò, si sistemò il vestitino e si mise davanti a me a gambe aperte. Io continuavo a masturbarmi con gli occhi socchiusie svaniti mentre lei sollevò la gamba e la mise sulla tazza del cesso. “Leccami gli stivali!” mi disse. E io non potei non farlo.. non ci riuscii.. mentre leccavo gli stivali guardavo ossessionato le sue gambe e le mutandine che lasciavano intravedere un pochetto sotto. C era eccitata, si vedeva perché una piccola macchietta comparve proprio sotto al ricamo delle mutandine e capii che entrambi volevamo qualcosa.Io cominciai a salire con la lingua fino alle calze, fino al ginocchio. Lei tolse il piede, lo poggiò a terra, e lo avvicinò al mio cazzo che era drissimo. “Ora devi leccarmi tra le mutandine e le calze. E fai presto, non ho tutta sera”. Io mi diressi verso quella zona e man mano che mi avvicinavo sentivo il profumo di figa che usciva da li sotto, sentivo l’odoro delle mutandine bagnate e della pipì. Mentre la baciavo cominciai a striscuarmi contro le sue gambe godendo come non mai. Ad un certo punto C, quasi senza nemmeno alzare il vestito riuscò ad abbassare le mutandine a mezza coscia, proprio sotto il mio naso. Non servì l’ordine questa volta e io incominciai a leccare, sopra e sotto… Il sapore delle mutandine era stupendo sopra di me si vedeva brillare la sua figa bagnata e ma mia mano si avvicinò a questa sentendo sempre aumentare di più il calore. C fletteva lentamente sulle gambe cercando di raggiungere il mio naso col clitoride ma il mio dito lo raggiunse prima e mentre con una mano mi masturbavo alternando lo strusciò sulle sue gambe, con l’altra tintinnavo il suo clitoride bagnato fradicio. Nella voga di questa operazione C non risucì a trattenersi e fece partire un rigolino di pipì che scese prima lungo la mia mano poi sulla sua gamba fino alle autoreggenti. In quel momento lei si fermò e si preoccupò che poi si potese vedere (neanche di me) ma con il mio intervento di lingua tutto si risolse e lei poté ricominciare a godere della mia sotomissione. Quando finalmente il mio sperma uscì con uno spruzzo che finì tutto per terra C si sedette sul Wc, a gambe a perte e, nonostante fosse gia venuta, continuò a tintinnarsi il clitoride e ad infilarsi il ditino nella fica fino a quando la pipì uscì come uno spruzzo dorato e finì della tazza lasciando la mano di lei completamente lavata e profumata. A quel punto io mi risistemai, uscii dalla porta e lei mi disse “Sei un porco!” E io risposi “si, mia padrona!”.



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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Carino6423 Invia un messaggio
Postato in data: 07/07/2009 08:54:31
Giudizio personale:
La descrizione del rapporto orale dello schiavo, rende omaggio alla sua padrona. Buon racconto.


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