i racconti erotici di desiderya

La zia che non ti aspetti

Autore: Pollicino1965
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1. Introduzione.

Ecco a voi, cari amici, un racconto nuovo di un genere nuovo.

Tutto si svolge in un piccolo paese della bassa lombarda, dove vivono i nostri protagonisti. Sono zia e nipote. I quali conducono una vita assolutamente normale. Fino a che non accade l'imponderabile.

Ma andiamo con ordine, e vediamo chi sono...

Anzitutto, c'è Gabriella, la zia di 49 anni, di Rivolta d'Adda, minuta, alta solo 1,65 per 55 kg, con una terza misura di un seno strepitoso, ben fatto e tosto, con due areole scure non molto grandi e dei capezzoli di medie dimensioni.

Ascelle depilate, una bella mora, capelli lisci e lunghi a metà schiena, occhi di fuoco color nocciola, labbra sottili, si distingue anche per un ombelico “a tortellino” aperto, fianchi stretti e una strisciolina sottilissima di pelo scuro su una fica che presenta grandi labbra chiuse su se stesse ma abbastanza consistenti, piccole labbra non visibili dall'esterno e un clitoride piccolino ma estremamente sensibile.

Anche le cosce sono una meraviglia, magre ma toniche; il culetto è bello pieno (nella parte più intima, lo sfintere è abbastanza aperto, il che denota un uso assiduo), e la spina dorsale a vista si incurva sinuosa in una maniera davvero sexy.

Più giù, le caviglie sottili fanno impazzire molti uomini, e un piedino perfetto sembra fatto apposta per "giocare" con le virilità maschili.

Lavora come estetista, percui cura maniacalmente il suo corpo.

Solitamente veste con minigonna nera, autoreggenti, tacco 12 e slip abbastanza castigati. Sopra, delle camicette di raso sono sempre aperte di 3 bottoni e nascondono dei reggiseni a balconcino.

Sposata con un figlio, non di rado resta tutta la giornata sola in casa perché il figlio studia fuori città ed il marito per lavoro rientra in tarda serata.

Abbiamo poi il nipote Vincenzo, un uomo di 30 anni abbastanza timido, che abita non lontano da Gabriella.

Fisicamente quasi speculare alla zia, è alto 1,70 per 65 kg, non molto muscoloso e poco peloso, con pettorali da uomo sedentario e un filo di pancetta.

Tra le gambe, ha delle grandi palle e 18 centimetri di cazzo non circonciso.

Veste sportivo, con tute da ginnastica eleganti e scarpe Adidas ultima moda.

2. Una strana idea.

Ebbene, era già da un po' di tempo che il Vincenzo aveva messo gli occhi addosso a Gabriella.

Era sì sua zia, la sorella di sua madre, ma era pur sempre una donna. Una bellissima donna per i suoi canoni femminili…

Il “problema”, era la timidezza di lui, che gli aveva sempre impedito di andare oltre piccoli apprezzamenti di ammirazione.

Con il passare degli anni, però, Vincenzo cominciò a cambiare, e si mise in testa una strana idea: quella di voler vedere la sua biancheria intima.

Apparentemente, poteva apparire come un ingenuo desiderio, ma sotto sotto tutto ciò era legato a un forte “profumo” erotico che gli sprigionava la sola visione di quella donna. La quale era sposata con un figlio, suo cugino, ma adesso Vincenzo vedeva l’altro ragazzo come un suo “rivale”, e lei come “sua”…

Per sua fortuna, poi, zia e nipote abitavano a pochi isolati di distanza, e così il giovane uomo – che aveva comunque sempre avuto una assidua frequentazione con Gabriella, la zia “preferita” – cominciò a stringere con lei un legame quasi morboso.

La andava a trovare praticamente ogni giorno, e la riempiva di complimenti:

- “Zia, sei davvero uno spettacolo!”.

Oppure:

- “Fossi io lo zio, non ti lascerei sola un minuto”.

O ancora:

- “Eh, ma perché io non riesco a trovare una ragazza come te?”.

E Gabriella non faceva nulla per stroncare sul nascere quelle pericolose lusinghe, convinta com’era che si trattasse solo di quel sentimento che le aveva sempre dimostrato fin da piccolo…

3. Clamorosa scoperta.

A volte, Vincenzo arrivava all’improvviso a casa di sua zia, quasi inopportuno, poiché lei era alle prese con il suo lavoro. Era infatti un’estetista, e svolgeva il suo lavoro in casa, in un’ala dell’appartamento in cui aveva ricavato il suo studio…

Perciò, lo pregava di attendere che finisse e che i clienti si rivestissero e andassero via…

Un giorno che si era realizzata questa situazione per l’ennesima volta, lo accolse indossando un camice bianco che la fasciava in maniera davvero sensuale, con una scollatura “a V” e lungo fino a metà coscia. Sotto, sembrava non esserci granchè di abbigliamento ordinario. Il giovane, venne poi a sapere che quando lavorava, per stare più comoda, la donna indossava solo biancheria intima...

Poi, frettolosamente gli disse:

- “Lo sai che sto lavorando… ma tra poco sarò da te. Intanto, conosci la casa, fai quello che vuoi”.

E Vincenzo la prese in parola, cominciò a gironzolare per ogni stanza, aprì ogni porta, e infine – quasi annoiato – finì nella camera da letto di lei...

Una normalissima stanza con un talamo semplicissimo, un armadio “4 stagioni”, e un comò a cassettoni.

Fu proprio quel mobile che – chissà perché – attirò particolarmente la sua attenzione.

Si avvicinò, e prese ad aprire il primo cassetto, e poi il secondo e il terzo. Non contenevano nulla di intrigante, ma quando giunse all’ultimo, ecco che si concretizzò la sua speranza.

Pensò, tra sé:

- “Bingo! Ecco quello che cercavo…”.

Trovò, infatti, una collezione sterminata di mutande colorate e reggiseni da far invidia ad una modella, ma con suo grande disappunto erano tutte di una dimensione tale da essere ritenute abbastanza "serie" persino da sua nonna. Insomma, erano quasi dei pantaloncini di pizzo che le arrivavano poco sotto l’ombelico e a mezza coscia…

La delusione di Vincenzo fu grande, tanto che si domandò:

- “Ma come può essere? Zia Gabriella è molto timida, ma sprigiona sesso da tutti i pori! Come può essere che lo zio non le abbia mai regalato qualcosa di più spinto? E poi, con il lavoro che fa…”.

La sua immaginazione andò a ciò che accadeva ogni giorno nello studio, e questo lo fece ingelosire, ma a un certo punto tutto cambiò.

Nella foga di cercare l’oggetto del suo desiderio, mise a soqquadro quel cassetto, e sotto a un primo strato “anonimo” – nascosti, quasi non volesse che qualcuno anche solo per errore per errore li trovasse – scoprì dei capi che lo lasciarono basito: perizomi e tanga di varia fattura, alcuni davvero minimali, del tipo a filo che “spacca” fica e culo, oppure di tessuto aperto sul davanti che facilita qualsiasi "gioco" e soprattutto la penetrazione.

E che dire dei reggiseni? Ve ne erano di varietà che a stento sarebbero riusciti ad accogliere comodamente la sua 3 misura, ed altri fatti per coprire solamente i capezzoli…

Estasiato, si chiese ancora:

- “Dio, e chi se lo aspettava una zia così porca! E’ vero che ero interessato a qualcosa di particolarmente piccante, ma non pensavo assolutamente di poter trovare tanta meraviglia… E pensare che tutti contengono le sue intimità più profonde…”.

Si toccò la patta dei pantaloni, e fece appena in tempo a correre in bagno per evitare di sborrarsi negli slip.

Si sedette sul water e lì si sparò una sega colossale, finendo per svuotarsi completamente le palle.

E visto che si trovava in quel luogo, pensò:

- “Chissà se nel cesto dei panni sporchi ci sono pure le sue mutandine usate…”.

Già pregustava di prenderle e strofinarsele sotto il naso per annusare quella delizia che lo stava mandando ai matti.

Aprì il cesto, ma... che delusione! C'erano calze da tennis - probabilmente di suo cugino - e slip di suo zio, calze da donna, ma dei perizomi usati nessuna traccia...

Immerso nella sua ricerca, non si accorse che Gabriella si era liberata della cliente ed era alla sua ricerca.

Lo chiamò con insistenza:

- "Vincenzo! Vincenzo, ma dove sei finito? Ma se ne è andato??".

In un attimo si ricompose, giusto in tempo per presentarsi alla zia, che per sua fortuna non sospettò di nulla...

4. Un segreto per due.

Ormai, però, quel tarlo stava scavando nella testa del ragazzo. Lo logorava. Chi si sarebbe aspettato una zia così "moderna"? Certo, la speranza di trovare qualcosa del genere era tanta, ma la realtà stava superando la fantasia...

Vincenzo, in ogni luogo si trovava, non smetteva mai di "vedere" Gabriella con indosso quelle striminzite mutandine...

Spesso e volentieri, si ritrovò con la testa fra le nuvole a chiedersi:

- "Dio mio, che fisico da favola che ha la zia... Non so perché, ma sento che è una femmina super... Anche se non ti ho mai vista nemmeno in bikini, ma sento che è capace di grandi cose...".

Il giovane, muore dalla voglia di tornare in quella casa per continuare la sua "ricerca", mosso dalla certezza che ci deve essere dell'altro...

Così, bussò nuovamente alla porta di Gabriella, e anche stavolta dovette aspettare che la zia sbrigasse il suo lavoro.

Riprese a frugare, da dove era stato interrotto la volta precede, e nell'attesa decise di alzare il tiro.

Pensò, stravolto dall'eccitazione via via crescente:

- "Chissà questa vacca in che situazione indossa quella biancheria... Se la nasconde con tanta attenzione, magari sono dei regali di uno scopamico... Strano, però, che in tutte queste visite a sorpresa non abbia mai incontrato nessuno... Che sia un suo cliente?".

Vincenzo si stava facendo sempre più geloso. Voleva, anzi doveva scoprire assolutamente qualcosa. Si avvicinò ad origliare alla porta dello studio, benché fosse insonorizzato, ma nulla, il silenzio assoluto...

Poi gli venne un'idea... Corse in bagno come una furia e si precipitò ad aprire il cesto dei panni da lavare.

Cominciò a tirar fuori capo per capo, ma non trovò nulla di "interessante". C'erano calze, slip e canotte dello zio e di suo cugino, collant, mutande e reggiseni "normali" di Gabriella, ma niente del tipo che lui aveva visto nel sottofondo del cassetto del comò...

Deluso e amareggiato, prese rapidamente una decisione:

- "E va bene... Vuol dire che la porcella le nasconde da qualche altra parte...".

Tornò in camera da letto, e stavolta andò a colpo sicuro.

La sorpresa e la fretta della volta scorsa gli aveva fatto trascurare un capo che stavolta invece lo fece sobbalzare, e quello che aveva di morbido tra le gambe si indurì immediatamente.

Tra decine e decine di perizomi, infatti, ce n'era uno che era davvero micro, praticamente un filo interdentale avanti e dietro...

- "Hai capito che troia la zia!", si disse tra i denti, questa volta compiaciuto poiché tutto andava nella direzione da lui sperata.

Ma proprio mentre Vincenzo era assorto con quel minuscolo oggetto che stringeva un'unica mano, stringendola a pugno, ecco che la zia cominciò a chiamarlo:

- "Enzo, finalmente ho finito e possiamo parlare un po'... Scusami se ti sto trascurando...".

Vincenzo, però, non si accorse di nulla, assorto nei suoi"sporchi" pensieri.

A un certo punto, un gran frastuono colpì le orecchie del ragazzo che si trovava ancora seduto sul letto. Era Gabriella. La porta della stanza si aprì e la voce argentina e allegra di sua zia disse:

- "Ah, sei qui... Ti ho cercato per...".

Bruscamente, quella voce si interruppe, e la donna cominciò ad urlare come un'isterica contro il nipote che aveva scoperto il suo "segreto":

- "Disgraziato, ma cosa stai facendo? Dammi subito quella roba! Dove l'hai trovato? Come ti sei permesso?".

Poi, stizzita, lo schiaffeggiò e continuò ad urlargli in faccia:

- "Vattene via subito... Quando lo racconterò allo zio...".

Lì per lì, non si accorse di quanto fosse insensata quella minaccia, e infatti Vincenzo - per nulla intimorito - fu pronto a controbattere:

- "Zia porcella... Mi fai ridere... A chi lo vai a dire? Se tutta quella roba l'hai nascosta così bene nel tuo cassetto, significa che non la deve trovare nessun... Tantomeno lo zio... Dico bene?".

Scese un gran silenzio tra i due, che si guardarono negli occhi, mentre lei capì che non era il caso di proseguire in quel "duello" e scoppiò in lacrime singhiozzando:

- "Ti prego, non mi rovinare... Lo zio è così puritano! Figuriamoci se lo sapesse tuo cugino, non vedrebbe l'ora di ricattarmi, allupato com'è...".

Vincenzo rifletté attentamente, e si rese conto che anche a lui non conveniva far scoppiare quella "bomba". E se Gabriella andasse a raccontare tutto a sua madre?

No, non si poteva rischiare...

Alla fine, la abbracciò e per la prima volta sentì le tette di Gabriella sul suo torace. I capezzoli erano diventati durissimi, dei veri chiodi.

Poi, sentenziò con un sorriso tra il conciliante e il diabolico:

- "Stai tranquilla zia... Se tu non parli, non lo sa nessuno tranne noi due, e questo sarà il nostro segreto...".

E così dicendo se ne andò con quello "scandaloso" perizoma stretto in pugno...

5. Inaspettato spogliarello

Oramai Vincenzo aveva libero accesso ad ogni stanza di quella casa, senza più tabù o preclusioni.

Così, si concretizzò ciò che Vincenzo sperava da tanto tempo, ma che non si sarebbe immaginato potesse accadere in quella maniera...

Un'altra volta in cui il giovane era assorto a contemplare la biancheria intima della zia, Gabriella lo sorprese con un suo perizoma in mano.

Era il più piccolo che lui avesse mai visto tra quelli che appartenevano alla sorella di sua madre, trasparente a tal punto da essere quasi inutile.

Improvvisamente, gli era piombata alle spalle senza far rumore e quel "segreto intimo" si stava trasformando in un feticcio.

Anche lei era del tempo che stava riflettendo su come avrebbe potuto usarlo per attirare il nipote – cosa che d'altronde non c'è n'era bisogno – un trappola.

Fece un respiro profondo e poi disse:

- "Ti piace, vero? A cosa stai pensando?".

Vincenzo non batté ciglio, si voltò verso di lei, e guardandola con un amore mai dimostrato prima le rispose:

- "Certo che mi piace! Penso a come devi essere bella con questo piccolo oggetto addosso... Mi sei sempre piaciuta zia, ma non come zia...".

Gabriella, che fino a quel momento aveva tenuto represso ogni sentimento poco consono al suo ruolo parentale, si lasciò andare... E con semplicità lo interrogò ancora:

- "E ti piacerebbe vedermelo addosso?".

Il ragazzo non ci pensò su due volte, e di scatto le disse:

- "Oh zia, non ho mai avuto altro desiderio più grande... Sì, mi piacerebbe eccome!".

Così, Gabriella quasi glielo strappò nervosamente dalle mani, prese dal cassetto "incriminato" anche il reggiseno che lo completava, e stava per voltarsi e andare verso il bagno per indossarlo quando il nipote si fece ancora più audace e la fermò che era già sulla porta della stanza. Le fece una proposta che in cuor suo richiedeva una risposta negativa:

- "Aspetta... Voglio che lo indossi qui, davanti a me!".

Gabriella si sentì avvampare da una botta di calore e divenne tutta rossa in viso... Poi si ricompose, ma reputando che ciò fosse davvero troppo replicò, stizzita:

- "Sei davvero impazzito? Solo mio marito mi ha vista senza slip, non se ne parla nemmeno!".

A Vincenzo, però, quel diniego non piacque affatto, e duro seppe tenerle testa:

- "Non dimenticare del nostro segreto... Se decidessi di rivelarlo, chi credi che avrebbe più da perdere? Pensa allo scandalo, ai tuoi clienti... Dai, obbedisci, e vedrai che sarà bello per entrambi...".

Gabriella vorrebbe ancora opporre resistenza, ma capisce che il giovane potrebbe rovinarla.

Era entrata nella sua camera da letto indossando ancora il camice da lavoro, e sotto aveva solamente uno slip non troppo sgambato.

Sbottonò con calma – come se volesse ancora prendere tempo – bottone dopo bottone, rimanendo a seno nudo.

Allora si affrettò a coprirsi le tette indossando quel reggiseno che aveva in mano insieme al perizoma, ma Vincenzo – che era lì seduto come uno spettatore al nightclub – subito la gelò:

- "No, ho detto che voglio vederti indossare quel perizoma, non il reggiseno!".

A malincuore, timida com'era, Gabriella desistette, si tolse il camice e restò in uno splendido topless, il suo primo splendido topless, naturale e sensuale, che trasmetteva una carica erotica da impazzire...

Quelle sue bellissime tette, una terza misura ben fatta, ondeggiavano all'aria, e Vincenzo rimase imbambolato da quella visione.

- "Che c'è, non hai mai visto un seno nudo?", attaccò la zia, che per "vendicarsi" lo volle trattare come un giovinetto alle prime armi.

- "Certo che l'ho visto, e anche più grosso... Ma il tuo è perfetto, non ha il minimo difetto, è esattamente come ogni uomo vorrebbe quello della sua donna...", tenne botta Vincenzo, in quel "duello" fatto di parole ben ponderate.

Per di più, il ragazzo amava follemente le areole scure e i capezzoli di medie dimensioni. Proprio come li aveva quell'esemplare di femmina...

Sicura di sé, la donna sperò con tutte le sue forze che quell'esibizione potesse distogliere il nipote dalla sua richiesta originaria, ma non ci fu nulla da fare...

Vincenzo era fermo nei suoi propositi, e dopo aver ammirato il seno le disse:

- "Zia, hai dimenticato la promessa? Voglio vederti indossare il perizoma che hai in mano...".

Lentamente, Gabriella cominciò ad abbassare le mutandine, mentre lui – non sapendo cosa aspettarsi di preciso – si domandò tra sé e sé:

- "Sarà pelosa? O rasata? Beh, ora lo scopriremo...".

Rientrò quasi subito nel mondo reale, pur rimanendo in un clima di paradiso in terra, e si avvide che ora lo slip era giunto alle caviglie di sua zia...

Sì, un altro punto erotico a cui Vincenzo non sapeva resistere, le caviglie. Che erano deliziose: sottili che sembravano quasi doversi spezzare da un momento all'altro, ma i cui tendini le davano un aspetto volitivo.

Gabriella si era accorta che suo nipote era con la testa da tutt'altra parte, e non volle privarlo della vista di quel momento. A quel punto, infatti, la loro complicità era assoluta...

La zia, che era rimasta solo in autoreggenti e tacchi alti, alzò la gamba sinistra e la spostò verso l'esterno, la riposò a terra, e con il piede destro lanciò verso il ragazzo la mutandina.

Il giovane, la afferrò lesto e la strinse al petto, ma fece un gesto che la donna non si aspettava.

Lei, infatti, gliela aveva lanciata come sfida, e forse come un "regalo" che sapeva sarebbe stato assolutamente gradito... e lui la afferrò al volo, tirò fuori la parte interna che era stata a contatto con la passerotta, e la guardò con attenzione.

Si poteva vedere una vasta macchia biancastra e una zona ancora umida, che aveva raccolto gli umori di un'intera giornata.

Poi, la portò a contatto con il suo naso.

Inspirò a pieni polmoni per "nutrirsi" di quell'odore che ad altri poteva nauseare ma che a lui fece impazzire.

E lei, immobile – che nel frattempo guardava la scena a testa bassa per la vergogna – gli disse:

- "Tu sei pazzo! Continua, dai, ti piace il mio odore?

Vincenzo guardò Gabriella, con due dita sotto il mento le sollevò il volto, e infine replicò:

- "Zia, hai un sapore così invitante che te la mangerei tutta...".

Finalmente, Vincenzo spostò lo sguardo da quello slip a ciò che aveva contenuto fino a pochissimi attimi prima, e rimase estasiato: il basso ventre di Gabriella era costituito da un pancino appena pronunciato ed estremamente sexy, e subito sotto una strisciolina sottilissima di pelo scuro decorava il monte di venere.

Tale acconciatura così "minimalista", era l'ideale per lasciare libera la visuale sulle grandi labbra, chiuse su se stesse ma abbastanza consistenti.

Le piccole labbra, invece, non si vedevano per nulla – così come il clitoride –, custodite alla perfezione da quei lembi di carne...

Il ragazzo, nonostante la sfrontatezza messa in mostra, non seppe cosa fare e cosa dire, riuscì soltanto a balbettare:

- "Io... Io... Io non ho mai visto una fica così bella! Oh, zia, coprirla con il perizoma è quasi un delitto sacrilego, ma ti prego, che muoio dalla voglia di vederti indossare quel capo...".

Gabriella questa volta vide tutta la sincerità di quel giovane uomo, e civettuola indossò il perizoma bianco trasparente per esaudire il suo desiderio.

In realtà, Vincenzo ambiva a godersi un'altro "spettacolo". Senza dir nulla, fece cenno alla donna con una mano di girare su se stessa, ed ella obbedì ancora una volta.

Un culetto bello pieno, tosto e sodo, appari' come una visione al suo sguardo...

Poi, non facendocela più, esplose:

- "Dio che creatura meravigliosa che sei zia!".

In tutto questo tempo, Vincenzo non si era accorto che si stava toccando l'uccello da sopra la patta dei pantaloni per l'eccitazione. Ma ciò aveva dato i suoi "frutti".

E quando infine lo liberò da quella stretta e tolse la mano, Gabriella scoppiò in una risata che sembrava non voler finire mai:

- "Poveroooo... Davvero ti faccio questo effetto? Ne sono lusingata, ma adesso come fai a tornare a casa? Dirai a mia sorella che ti sei arrapato per la mia patatina?".

Vincenzo era copiosamente venuto nelle sue mutande...

6. Denudata.

L'episodio della sborrata nelle mutande e la risata della zia, fece vergognare e indispettì Vincenzo.

Perciò, pensò di vendicarsi a modo suo, e quando tornò a trovarla la aspettò sdraiato sul letto della sua stanza.

Ormai erano intimi, e quando la vide il ragazzo le disse:

- "Voglio che metti di nuovo quel perizoma che mi ha fatto sognare e bagnare l'altra volta... Stavolta, però, ti ho fatto un regalo...".

Le porse un pacchetto pregandola di aprirlo. Dentro, c'era un reggiseno a balconcino nuovo fiammante, di raso nero satinato, del tipo aperto che lasciava il seno scoperto, adatto più a una prostituta che a una donna del suo rango. L'aveva acquistato presso un sexy shop online, e inoltre l'aveva preso di una misura inferiore, cosicché costringesse le tette ad essere compresse in maniera innaturale...

Gabriella lo guardò con attenzione e anche con curiosità, ma non fece problemi... Anzi, per indossare quel completino si dovette spogliare. Completamente. E in tal modo offrì al ragazzo, per l'ennesima volta, lo spettacolo di un nudo integrale...

Ma Vincenzo questa volta volle andare oltre, e non si accontentò di quella semplice visione.

Si avvicinò, e prese ad accarezzarla su ogni parte del corpo. La palpeggiò in ogni anfratto, dalla testa ai piedi, dall'ombelico al rosone scuro dello sfintere che sfiorò soltanto. Dalla punta dei capezzoli ormai turgidi al clitoride che era schizzato fuori per l'eccitazione...

Gabriella, che non si aspettava tanta audacia, ebbe un fremito, gli scostò la mano e si tirò indietro imbarazzata.

Ma lui le disse:

- "Non hai ancora capito nulla? Non hai capito che chiedere di vederti in biancheria intima era solo un pretesto?".

Ci fu un attimo di silenzio che accrebbe ancora di più l'angoscia della donna... Poi, Vincenzo riprese a parlare:

- "Io voglio possederti! Non mi frega niente di quello che potranno pensare mio cugino e tuo marito! Te la sei tirata anche troppo...".

A Gabriella cominciarono a tremare le gambe e dovette sedersi sul ciglio del letto. Poi, incurante che qualcuno la potesse sentire, urlò:

- "Tu devi essere proprio impazzito! Io non ho mai tradito mio marito e mai lo farò... Sei un ragazzo, vatti a cercare una ragazza della tua età...".

Ma suo nipote si era esposto troppo per fare un passo indietro, e così ribatté:

- "Senti, non fare tanto la snob, la schizzinosa viziata... E poi mi pare che quelle mutandine erano zuppe di umori, e trasudavano una voglia matta, era bagnatissima la tua fica... Mi spiace per te, ma a quanto pare il tuo maritino non è in grado di soddisfarti come meriti... Beh, adesso comando io i giochi, e tu farai tutto quello che ti dico... Oltretutto, ricordati che potrei svelare a chi di dovere il nostro segreto...".

Gabriella era con le spalle al muro, e dovette sottostare al ricatto di Vincenzo. Il quale gettò tutte le sue carte in tavola:

- "Tanto per cominciare, voglio farti mia sul lettino da estetista, dove chissà quanti cazzi hai maneggiato...", proclamò.

7. Le doti nascoste dell'estetista.

Gabriella voleva ribellarsi, ma capì immediatamente che non era possibile, non aveva alternative.

In fondo, era da tempo che la sua vita sessuale si trascinava in un grigiore assoluto, e ciò che aveva detto al nipote erano soltanto scuse con cui aveva tentato di resistere. Lei aveva ancora una gran voglia di vivere e di lasciarsi andare...

Così, prese quella decisione senza ritorno, e stabilì di concedere a Vincenzo un appuntamento come se fosse un normalissimo cliente, soltanto che lo avrebbe atteso per ultimo, alla fine della giornata lavorativa. Gli disse:

- "E sia! Ci vediamo domani sera alle 19, ma mi raccomando nessuno deve sapere nulla, non una parola!".

Il ragazzo, allora, le prescrisse alcune regole:

- "Benissimo... Se sei un'estetista, voglio che tu lo sia fino in fondo... Professionale! Ahahah...".

E si mise a ridere a crepapelle...

Gabriella si sentì umiliata, ma il nipote - incurante - riprese:

- "Mi riceverai in camice bianco, ma con alcuni particolari che di solito non curi nel tuo lavoro... Scarpe con tacchi alti, trucco e nient'altro...".

La donna ascoltò le richieste in assoluto silenzio, poi domandò perplessa e timorosa di dare al ragazzo spunti per atti troppo in là con il suo pudore:

- "Tutto qui?".

Vincenzo sembrò aspettarsi quella domanda, tanto che parlò lentamente e con teatralità:

- "Si... Direi di sì...".

E infine calò il suo asso:

- "Non indosserai altro. Ah, dimenticavo, quel giorno non farai la doccia, devi "puzzare" di femmina selvaggia, voglio prenderti così, come neanche lo zio ti ha mai avuta...".

Così, la sera seguente, Vincenzo si recò da lei tutto baldanzoso. Suonò il campanello, e Gabriella andò ad aprire... Ci fu un attimo di imbarazzo da parte sua, ma subito il ragazzo la salutò come se stesse recitando un ruolo prestabilito:

- "Buonasera, signora, spero di non essere troppo in anticipo...", disse Vincenzo che aveva occhi nel cui fondo Gabriella lesse un brillare demoniaco...

Con il cuore che le andava all'impazzata per la paura, replicò a quella battuta:

- " Ma si figuri!, sistemo un paio di cosette e sono subito da lei... Intanto si accomodi e cominci pure a prepararsi...".

Lo accompagnò nella stanza che fungeva da studio e lo lasciò solo richiudendosi la porta alle spalle...

Vincenzo, sapeva ciò che voleva, e - in quella stanza dove andava una musica rilassante - iniziò a spogliarsi fino a rimanere completamente nudo. Si sdraiò sul lettino, mettendosi un asciugamani a coprire il pube ed attese.

Passarono solo pochi minuti e la porta si aprì, e Gabriella entrò senza dire nulla. Si avvicinò al ragazzo, il quale le sorrise e la tirò a se per un braccio, sussurrandole:

- "Vediamo cosa sai fare...".

La donna aveva capito perfettamente il tremendo doppio senso di quella frase, e con le lacrime agli occhi, muta, fece il suo lavoro...

Cominciò squadrandolo ben bene, e passò una mano leggera leggera sulle gambe e poi sul petto.

E mentre la donna stava per afferrare i suoi unguenti, si avvide che sotto l'asciugamani c'era "qualcosa" in movimento...

Era giunta al punto topico, e come suo solito sollevò quel drappo di stoffa. Quanti ne aveva visti nel suo lavoro! Certo, ora era tutto diverso, era suo nipote, ma quel che contava fu che si ritrovò tra le mani un pene in totale alzabandiera. Bello turgido, piantato come una colonna di travertino in mezzo a due palle gonfie allo spasimo. Sopra, anche la cappella sembrava pronta a entrare in azione...

A un certo punto, non riuscì più a trattenersi e - senza nemmeno rendersene conto - esclamò:

- "Ma è splendido!".

Stava per afferrarlo come avrebbe fatto ogni donna, quando ritornò in se stessa. Si coprì con la mano destra il volto e bisbigliò, tra sé e sé:

- "Dio mio, che sto facendo? Mi sto trasformando in una puttana...".

Allora Vincenzo capì che quello era il punto debole di Gabriella, e che era il momento di agire... Si alzò piano piano dal lettino e prese a sbottonarle il camice. Un bottone, poi due, poi tre, e così via fino all'ultimo in basso...

La zia cominciò a tremare dalla vergogna per ciò che sarebbe accaduto di lì a poco, mentre il giovane - senza esitare un istante - le aprì l'unica veste che lo separava dal suo agognato traguardo.

Gabriella, aveva eseguito alla lettera le richieste di lui, e si presentò in tutta la sua disarmante nudità. Un solo particolare, non richiesto, colpì Vincenzo: la donna, aveva dato un tocco di civettuola femminilità a quegli istanti che sarebbero rimasti impressi nella memoria dei due... e aggiunse alle scarpe nere con "tacco 12" delle autoreggenti in pizzo a rete larga, davvero provocanti, che ne esaltarono le cosce la cui muscolatura era ben evidente...

Vincenzo, le diede un dolce bacio sulla fronte, per poi scendere ad "assaggiare" il sapore delle sue labbra umide di saliva.

Come una serpe, la sua lingua si intrufolò nella bocca di lei, esplorandola e "annodando" la sua con quella della zia, fino a succhiarla avidamente.

Posò poi le labbra sul collo di Gabriella, e con le dita fece scivolare il camice della donna a terra, quasi in un impercettibile fruscio...

Ora Gabriella non aveva più nulla da nascondere, e i due consanguinei erano crudemente nudi, l'uno di fronte all'altra.

Lei era un autentico spettacolo, tutta curve, di cui il ragazzo volle godere fino in fondo.

Le mani di Vincenzo si protesero in avanti sino a posarsi sui suoi fianchi stretti. Quel corpo sembrava bruciare tanto era su di giri, e palpitava... L'emozione non si controllava più in entrambi, e così l'uomo si mosse fino a risalire sfiorando le mammelle... Erano straordinariamente toste, dure, al punto che Vincenzo si azzardò a stringerle con più forza, ma Gabriella si ritrasse istintivamente, e sorridendo alla sua inesperienza disse:

- "Fai attenzione, non si tocca così una donna... Piano, e vedrai che sarà tutto molto bello...".

Gli prese la mano e se la mise sul seno sinistro, invitandolo a riprovare.

Le areole scure, non molto grandi, facevano da contrasto con la lattea carnagione, ed accoglievano i capezzoli che - benché non enormi - si erano gonfiati e induriti.

La libidine era ormai alle stelle, e grazie a quei tocchi maldestri portarono la donna a gemere:

- "Mmhhhh... Siiii, così, bravo... Continua...".

Le gambe si fecero via via sempre più insicure, e stavano per non sorreggerla più quando Vincenzo se ne avvide e di scatto abbracciò la zia.

Che emozione! Per la prima volta, il suo pisello turgido entrò in contatto con il basso ventre di lei... La punta della cappella, ancora non lubrificata, sfregò contro la strisciolina sottilissima di pelo scuro che decorava la fica. Un brivido colpì anche lui, e per dissimulare quello stato ebbe a domandare:

- "Zia, ma sei tutta bagnata!".

Infatti, le grandi labbra, consistenti e chiuse su se stesse, gocciolavano copiosamente lungo le cosce...

Gabriella non rispose, ma lo abbracciò ancora più stretto, tanto da far sì che il glande finì prigioniero in mezzo alla "porticina del paradiso".

Era quello che voleva dal "suo" ragazzo, e ormai il blocco psicologico che per tanto tempo l'aveva trattenuta era caduto.

In piedi, c'era da fare soltanto un altro piccolo passo, e Vincenzo guardò negli occhi la donna come a chiedere il suo consenso.

Questa volta, Gabriella fu più esplicita:

- "Vieni, prendimi, possiedimi... Voglio essere tua... Ora o mai più! Spingi deciso, non avere paura...".

Così, il giovane - tenendola ferma con le sue mani sui glutei belli pieni di lei - fece come la zia le aveva chiesto.

Le piccole labbra lasciarono strada alla virilità del maschio, il quale scese direttamente nell'intimità di Gabriella, sfiorando il clitoride in tutta la sua sensibilità.

La donna, "colpita" al punto giusto, abbandonò ogni freno inibitorio e - conficcando le unghie nella schiena di suo nipote per l'eccitazione - cominciò a urlare come una indemoniata:

- "Daiii... Sbattimi... Sfondami, sono la tua troia, sono solamente una troia...".

Anche Vincenzo non ebbe più alcun ritegno, e prese a pompare come un forsennato.

Benché poco avvezzo al sesso, non ci mise tanto a rendersi conto che la vagina di lei aveva già dato assiduamente piacere a molti uomini... L'asta del suo cazzo, ci sciacquava dentro, e i muscoli vaginali non riuscivano più a stringersi attorno a quel randello di carne.

E mentre continuava ad andare su e giù percuotendo con forza l'utero, le domandò con un respiro affannoso:

- "Ne hai presi di cazzi, e pure grossi... Altro che non volevi tradire lo zio... Povero cornuto! Sei una cagna...".

Gabriella era diventata un'altra donna, non gli importava più che le sue confessioni potessero costituire un altro segreto che ora Vincenzo conosceva, e quindi ribatté subito:

- "Ragazzo mio, credevi davvero che mi importava di zio? La mia unica preoccupazione era quella di non portarti sulla cattiva strada, ma visto che ormai ci siamo finiti insieme ti dirò che sì, mi sono divertita parecchio nella mia vita... Ho fatto di tutto, e come vedi li ho sempre voluti ben dotati... Vuoi mettere la goduria, mi sono anche penetrata con ortaggi di tutte le forme e dimensioni, giocato con femmine bellissime e tanto altro...".

Il ragazzo, che non si aspettava quella confessione, rimase attonito, pensava e sperava di averla quasi integra e invece dovette constatare che - sessualmente parlando - era un demonio scappato dall'inferno, che aveva il fuoco dentro...

Si disse:

- "Caspita, zia, che vacca! Beh, meglio così, almeno non avrò l'imbarazzo di prendermi anche il culo... Non ho mai avuto il coraggio di chiederlo a nessuna, ma sono certo che tu non mi dirai di no...".

La afferrò per la vita e la fece voltare, facendo in modo che lei gli mostrasse la vista del suo"lato b".

Che bella visione! Il culo di Gabriella era sempre stato la sua passione... Per quanti anni aveva accarezzato il desiderio di poterlo toccare senza correre il rischio di ricevere un sonoro ceffone? Ed ora era li a sua disposizione, e lei non opponeva la benché minima resistenza...

Quella femmina aveva pure una spina dorsale a vista che segnava tutta la schiena, incurvandosi in una maniera davvero sexy.

E su quella schiena Vincenzo poso la sua mano destra, con tutto il palmo aperto, accompagnando la donna ad assumere la classica posizione a novanta gradi, mentre con le braccia si allungava sul lettino...

Gabriella aveva già capito tutto, ma le piacque essere guidata da suo nipote. Solo a questo punto, restando con le gambe ben piantate a terra, ruotò tutto il tronco verso di lui e - guardandolo fisso con uno sguardo da vera ninfomane - lo apostrofò:

- "Sei un maiale, ma mi piaci così... So perfettamente cosa vuoi, l'ho capito da molto tempo, ed è ciò che desidero anch'io... Non immagini nemmeno lontanamente quanto io goda più di culo che di patata... Dai, sono pronta, aprimi tutta...".

Il cazzo di Vincenzo era diventato enorme, soprattutto in larghezza. Grosso come quello di un mandingo, alle parole da vera troia in calore di Gabriella.

Le palle gonfie e dure da fargli male, sembravano due sfere d'acciaio, ed erano in attesa di pompare nel suo intestino tanta sborra quanta non ne aveva mai scaricata neanche durante tutte le masturbazioni della sua vita.

L'asta, tozza e con la vena principale pulsante a più non posso, sembrava troppo grande per l'orifizio che l'avrebbe dovuta accogliere.

Per non parlare della cappella, una sorta di fungo gigante che metteva paura solo a guardarla...

Anche l'uomo era pronto, e mentre quella bagascia si allargava con le mani le chiappe, luì poté notare un bellissimo rosone scuro che contornava uno sfintere abbastanza aperto già così "a riposo".

Impugnò deciso il suo bastone a due mani, e sicuro di sé appoggiò la cappella sul buco che al confronto parve estremamente piccolo...

Al solo contatto Gabriella ebbe un fremito forte e improvviso, misto di piacere e paura... Si voltò nuovamente, e vide quel coso che più che a un cazzo assomigliava a un missile pronto ad esploderle dentro. Lo scrutò ben bene, e poi:

- "Cosa vuoi fareeee???? Non ci entrerà mai!".

In effetti, quella cappella era davvero di dimensioni ragguardevoli, e inizialmente sembrò trovare un'opposizione.

Una prima spinta ebbe come effetto quello di preparare lo sfintere a quello che sarebbe stato uno sforzo improbo, senza però riuscire ad avanzare di un solo centimetro: era come un muro di gomma che lo respingeva...

Vincenzo pensò:

- "Ma allora non è vero che si è fatta inculare tanto spesso...".

Riprovò con una nuova spinta, un colpo di reni decisamente più potente, e finalmente il glande prese ad avanzare, benché strozzato in una maniera incredibile.

Data la scarsa lubrificazione, Gabriella si sentì bruciare, ed iniziò a lamentarsi:

- "Ahiiii.... Dio che male! Fermati, ti prego... Forse non sei adatto al mio buchetto... Ti prego, fa troppo male...".

Ma Vincenzo ormai era li dentro, ed erano anni che anelava a incularla. Perciò, stendendosi quasi sulla sua schiena, le latrò in un orecchio:

- "Senti troia, non fare tanti capricci, fa male anche a me ma non intendo rinunciare... Vedrai che poi urlerai dal piacere...".

Inoltre, quella posizione favorì un ulteriore passo avanti, e tornando in posizione eretta il ragazzo riuscì ad infilare la corona del glande.

Così piantato nel retto della donna, era consapevole che non sarebbe potuto sfilarsi se prima non avesse perso l'erezione, e ciò sarebbe potuto avvenire solo dopo il coito.

Percui, sostenendosi ora al tronco di Gabriella, proprio sotto il suo seno che ondeggiava come in un moto perpetuo, fece una nuova pressione che gli provocò un'estensione anomala del frenulo con conseguente rottura del "filetto"...

L'acutezza del dolore fu tale che per un attimo rimase immobile... Voleva sfilarsi per verificare i danni, ma dal sangue copioso che fuoriusciva dal buco del culo della donna capì che ciò che temeva era accaduto. Imprecò:

- "Cazzo, si è rotto, si è rotto!".

Era anche un po' spaventato, ma adesso era sua zia a non volerlo lasciare andare. Si girò per la terza volta verso di lui e sprezzante gli disse:

- "Tranquillo, non succede a tutti, ma non è niente di grave... Adesso sei un uomo vero. Su, riprendiamo il nostro lavoro!".

Vincenzo decise che la troia aveva ragione, e di non fermarsi più.

Lentissimamente, introdusse - millimetro dopo millimetro - anche tutta l'asta fino alla base...

Sembrava fossero incastrati definitivamente in quella posizione, e senza parlare pensarono la medesima cosa. Gabriella, infatti, temette il peggio, e se ne uscì:

- "Ci manca solo che finiamo in ospedale così messi... Pensa che figura di merda...".

A quelle parole Vincenzo diede uno strattone all'indietro, e senza capire come si rese conto che quel budello si era dilatato.

Il primo pensiero fu:

- "Allora questa vacca ne ha davvero presi tanti... Stava fingendo, stringendo i muscoli...".

Sentito il cazzo più libero, si comportò come fosse la fica di poco prima, e prese a stantuffare in maniera furibonda, andando su e giù, con lei che si toccava il grilletto, finché ululando schizzò indegnamente tutto intorno, mentre lui le sborrò nell'intestino anche l'anima...

Si accasciarono così l'uno nell'altra, fin tanto che l'erezione del maschio non cominciò a scemare, consentendogli di estrarre il membro dal culo.

Ansimante, restò a gustarsi lo spettacolo: lo sfintere di sua zia, grazie alle sue dimensioni, stentava a richiudersi, e come una cataratta lasciò uscire da esso una cascatella di sperma e sangue.

Piegato sulle ginocchia, il ragazzo si esaminava quel lembo di pelle che era caduto, e con esso la sua giovinezza.

Nel frattempo, Gabriella si era chinata anche lei ad esaminare la questione, lo guardò negli occhi e sorridendo concluse:

- "Complimenti! Anche tu hai perso la verginità!".

Vincenzo era in uno stato che neanche lui seppe definire, era contento che ciò fosse avvenuto grazie alla donna dei suoi sogni, ma un altro pensiero gli frullava per la testa.

E fu Gabriella stessa a dargli la risposta che cercava:

- "Lo so cosa vuoi sapere... Ebbene sì, caro nipote, lì dentro ne sono passati parecchi, tanto che ora anche il tuo cazzone ci sta comodamente... Ma tu vuoi sapere anche altro: perché prima ci eravamo incastrati così pericolosamente... Stai tranquillo, sono stata io a volerlo... Avevo capito che non ti avevano ancora fatto quel servizietto, e ho voluto essere io a farlo... Dio, quanti segreti abbiamo adesso io e te!".

E questa volta rise a crepapelle, di cuore...

Infine, su sollevò in piedi e prese a muoversi, ma dovette piegarsi di nuovo in due per il dolore... Vincenzo l'aveva fatta godere come non mai, ma le aveva anche massacrato l'ano...

8. Epilogo.

Vincenzo aveva ottenuto così ciò che voleva, e anche di più.

Era andato a casa di sua zia con l'intenzione di rovistare tra la sua biancheria intima, ed aveva finito per realizzare un altro suo sogno, quello di possederla facendo cornuto lo zio.

Poteva pure accontentarsi, ma Vincenzo era diventato uomo grazie a lei.

Gabriella, da parte sua, capì subito che quella relazione era troppo pericolosa e ingombrante, e cercò in tutti i modi di dissuaderlo da quell'infatuazione. Gli disse:

- "Vincenzo, cerca di capire... Fin qui c'è andata bene, nessuno ha sospettato di nulla, ma non posso rischiare... Basterebbe poco a fare scoppiare un casino... No, questa è una pazzia... Ti confesso che anche per me è stato tutto molto bello e coinvolgente, però dobbiamo accettare la realtà, tu sei un ragazzo e io una donna sposata con un figlio... Pensa anche a tuo cugino, eh...".

Ma il giovane era troppo preso, e non volle sentire ragioni:

- "Gabriella, ormai non siamo più solo zia e nipote... Accetta tu la realtà... Prenderemo tutte le precauzioni del caso, ma non possiamo gettare tutto alle ortiche. Facciamo così: io sarò tuo cliente fisso, in questo modo nessuno potrà pensare a niente di strano...".

Dovette essere stato davvero convincente, poiché la donna accettò il compromesso. In fondo, l'idea di avere un giovane amante stuzzicava i suoi "pruriti" sessuali, e una volta a settimana Vincenzo era lì sul lettino dell'estetista, ma i due tutto facevano tranne che occuparsi del benessere fisico. Per la precisione, si univano fisicamente, proprio come piaceva a loro...

Una volta, Gabriella ebbe anche un ritardo nelle mestruazioni, e furono giorni in cui la coppia stette con i nervi a fior di pelle... Figurarsi se potevano permettersi il lusso di una gravidanza... Per fortuna, fu solo un falso allarme, e da allora ogni rapporto fu rigorosamente protetto.

Diventano amanti ufficiali, e tutto questo grazie a uno striminzito perizoma nascosto nel sottofondo di un comò...

FINE.



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