i racconti erotici di desiderya

La zia

Autore: Fabrizio77
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Un giorno rientrato da lavoro, mia madre mi chiede se il sabato sera volevo andare a cena dallo zio Domenico, era il suo compleanno ed aveva piacere se andavo anche io. Poiché questo zio è il cugino carnale di mio nonno, visto che con mio nonno ho un legame speciale, non mi sembrava carino dire di no, così accettai l’invito. Non ero molto felice, dato che questo zio nel periodo estivo si trasferisce in un paesino della provincia di Rieti, un paesino piuttosto isolato dai centri abitati più grandi e soprattutto un paesino deserto, non c’è praticamente nessuno, nel periodo estivo penso ci siano più o meno 10 forse 15 famiglie, la maggior parte di età avanzata.



Giunse il sabato, i miei con i miei nonni andarono con una macchina mentre io andai per conto mio, in modo tale non appena finito di cenare ed aspettato la torta, sarei fuggito da lì per raggiungere gli amici. Dopo circa 45 minuti di macchina, eravamo quasi arrivati, lasciato l’ultimo centro abitato, ci addentrammo nelle buie strade di collina, percorsi circa 6 chilometri di strada, tutta in salita e quasi esclusivamente composta di curve e tornanti, finalmente eravamo giunti al paese.



La strada per arrivare a questo paese non è di passaggio, anche se c’è la possibilità di entrare ed uscire in due diversi posti, uno più breve e comodo ma con una strada purtroppo disastrata e a punti sterrata, dove non passa mai nessuno, eccetto i contadini per andare nei campi il giorno, l’altro è quello che abbiamo percorso noi, più brutto per via dei continui tornanti e più lungo ma con la strada in ottime condizioni e tutta asfaltata.



Nonostante la distanza dai centri abitati, nonostante il buoi che avvolge l’intero paesino e il silenzio assoluto, ha un suo fascino, pur essendo molto piccolo, le case sono tutte in pietra locale, i tetti in legno, solo alcune costruzioni appena fuori il centro sono nuove, altrimenti il paese è molto rustico, ed ogni volta che vado rimango affascinato, comunque siamo arrivati finalmente.



Appena arrivati noto che il paese era stato addobbato con luci e un piccolissimo palco, probabilmente c’era stata o doveva esserci un festa, le classiche festicciole di paese, comunque vederlo con tutte quelle lucette luminose, mi faceva uno strano effetto, era la prima volta che lo vedevo in quel modo. Mentre camminiamo a piedi verso la casa di zio, mi guardo intorno e vedo dei manifesti, gli do una letta e la festa iniziava proprio quella sera alle 21, forse era la volta buona che vedevo il paese un po’ popolato.



Ecco la casa di zio, suoniamo il campanello, entriamo e che bella sorpresa, oltre a noi c’erano anche i figli di mio zio, Erasmo singolo un temerario nonostante i suoi 40 anni, Giacomo sposato con Liliana con due figli, uno 17 anni e l’altro 19 anni e per ultimo Sandro il mezzano sposato con Alena, una bella donna di colore, senza figli, praticamente c’eravamo tutti e passiamo ai saluti.

Dopo i saluti e quattro chiacchiere ci mettiamo a tavola e cominciano a cenare.



Una cena favolosa, la cucina casereccia è la migliore in assoluto, la carne e le patate cotte al forno a legna, hanno un sapore completamente diverso, tutto davvero molto buono, passata la torta scartati i regali, brindato, alzato un po’ il gomito, in queste occasioni si mangia, si beve ma non ti rendi conto di quanto bevi fin quando non è il momento di alzarsi. La festa era già iniziata, così decidiamo di uscire fuori, ero particolarmente incuriosito nel vedere quante persone ci fossero.



Un po’ di persone c’erano, certo non molte e quasi esclusivamente over 60, c’era un tizio molto buffo sul palco che parlava ma non si capiva quasi nulla di ciò che dicesse, comunque già immaginavo lo svolgersi della serata, fisarmonica, canti popolari e balli di gruppo, ero sicurissimo, quindi pensai resto una mezz’oretta e poi fuggo via di corsa. Intanto i due ragazzi, avevano già preso la macchina del padre per andare ad un paese vicino con molta più vita e ragazzi e io sarei partito poco dopo di loro, giusto il tempo di smaltire un po’ di alcool.



Gli effetti dell’alcool si sentivano nonostante in quel posto si sentiva un leggero vento fresco accarezzarti la pelle, era molto piacevole ma sentivo caldo ugualmente, mentre tutti erano sotto il palco ad ascoltare musica (non mi ero sbagliato fisarmonica), io mi dirigevo verso casa, dovevo andare in bagno a tutti i costi, sentivo la vescica scoppiare, entro in casa corro in bagno, era occupato, certo non potevo chiedere quanto avesse da fare, così decisi di andare fuori, nella parte opposta alla festa, in quella strada deserta e buia. Cammino un po’ giusto per allontanarmi dalle auto parcheggiate, hai visto mai qualcuno doveva prendere qualcosa nella macchina, faccio ancora qualche passo, la strada era completamente buia, neanche la luce della luna raggiungeva quella strada, non potevo più trattenermi, non ce la facevo, sto per tirarlo fuori, quando all’improvviso sento una voce che mi chiama, era mia zia Alena, con quel buio pesto, lei di colore, vestita di nero per giunta, poi il pensiero, l’unico pensiero di urinare perché mi stavo sentendo male, non l’avevo proprio vista.



Si avvicina chiedendomi così ci facevo lì, perché non ero alla festa, in quel posto non c’era nulla da vedere, sinceramente il mio primo pensiero vedendola un po’ agitata, venire verso di me cercando di non farmi andare oltre, facendo tutte quelle domande, era che si è imboscata con qualcuno, così alla sua domanda risposi con la stessa domanda, chiedendole cosa ci faceva lì, da sola, al buio? E intanto cercavo di andare avanti per vedere se i miei sospetti erano fondati.



Mi guarda con aria intimorita, con la voce tremolante, cerca di spiegarmi cosa faceva, continuava a fissarmi e mi chiese se sapevo mantenere un segreto, risposi che poteva stare tranquilla con me, così mi confessò che si era allontanata per fumare una sigaretta, zio aveva smesso di fumare e non voleva che lei fumasse, così doveva farlo di nascosto, per questo si era addentrata nella strada buia lontano da tutti, ma dopo due tiri l’aveva gettata perché aveva visto qualcuno arrivare, ero io, visto che anche io fumo, gli diedi una sigaretta delle mie.



Solo che io stavo davvero male, non potevo più trattenere, così le dissi che io invece ero andato per fare pipì, visto che il bagno era occupato e non potevo trattenere. Si fece una risata e disse fai pure non ti guardo non vorrei ti sentissi male e senza farmelo ripetere due volte feci qualche passo più in là, lo tirai fuori e cominciai a liberarmi. Che sollievo, avevo trattenuto talmente tanto che una volta finito sentivo proprio un senso di liberazione di benessere.



Mi avvicinai a lei, dicendogli che le facevo compagnia, mi fumavo una sigaretta anche io e poi sarei tornato a Roma, lei mi chiese perché andavo via così presto e risposi che la gioventù scarseggiava, anzi non c’era proprio, lei disse che potevo ballare un po’, scatenarmi, mi feci una risata poi le dissi che ballare a suon di fisarmonica non era il mio forte, anzi non conoscevo proprio i passi di quei balli, così si avvicinò e mi disse che poteva farmeli vedere lei i passi, poi aggiunse se gli concedevo l’onore di fare un ballo con lei.



Già di mio non amo il ballo e non sono molto bravo, poi quei balli che non conoscevo neanche da dove iniziare, però non potevo rifiutare, avevo un buon rapporto con lei, nonostante ci vedevamo pochissimo, molto raramente. Accettai, mi prese la mano sinistra e la poggiò sulla schiena nella parte bassa, quasi ad abbracciarla, lei poggiò il suo braccio sulla mia spalla, con la mano dietro al collo, poi prese la mia mano destra e la strinse alla sua, alzandola leggermente verso l’alto e cominciò a fare i primi passi.



Ero molto impacciato nei movimenti, non sapevo dove mettere i piedi, avevo timore di pestarle un piede e poi ero confuso, la sua mano dietro al collo sembrava mi stesse accarezzando dolcemente, mi fermai e le dissi che proprio non mi riusciva di fare quei balli. Disse di provare a cambiare ballo di provarne uno più semplice, dove i passi contavano poco, ero più un gioco di bacino che movimenti di piedi veri e propri.



Le dissi di si, ma se anche questo non andava era meglio lasciar perdere. Prese nuovamente la mia mano sinistra e la poggiò su un fianco, prese la destra e la poggio sull’altro fianco, poi anche le sue mano si poggiarono sui miei fianchi, poi mi disse di allargare leggermente le gambe, anche lei le allargò leggermente, per poi mettere una sua gamba in mezzo alle mie e la mia gamba destra in mezzo alle sue. Pensai dentro di me che quella posizione dei corpi mi ricordava tanto la lambada o comunque un ballo molto simile. Cominciarono i movimenti di bacino, lei era molto brava, si muoveva davvero bene, mentre io ero sempre impacciato, ma rispetto al ballo precedente molto più sciolto.



Cominciavo a prenderci la mano, sentivo le sua mano stringere i miei fianchi, la sua gamba s’infilava sempre di più tra le mie gambe, strusciando la coscia nei miei genitali, di conseguenza essendosi lei praticamente infilata sotto di me, la mia coscia strusciava le sue parti intime, lei con leggero sorriso stampato sul volto, io non riuscivo più a sorridere mi stavo eccitando. Ormai il cazzo era duro e se ne accorse anche lei nel momento in cui mi strinse a se.



Il sorriso era scomparso dal suo volto, si era accorta che mi ero eccitato, non disse una parola, fece scivolare le sue mano sulle mie natiche e mi spinse contro di lei, poi mi disse di mettere anche lei mie giù, così feci scivolare anche le mie sulle sue. Ora l’eccitamento era davvero al culmine, provavo dolore, avendo il cazzo sacrificato dentro i jeans, aveva un culetto bello sodo, mentre continuavamo a ballare per così dire, le massaggiavo quel bel culetto.



Un'altra forte spinta contro di se, poi si tira leggermente dietro, mette le mano sul mio viso e mi bacia sulla bocca, prima un bacio leggero sulle labbra, poi di nuovo affondando la lingua contro la mia. Un bellissimo bacio durato qualche minuto, dove le mano in quei minuti erano ovunque, le mie toccavano ogni parte del suo corpo sopra il vestito e le sue toccavano ogni parte del mio corpo. Poi delicatamente, le sollevai il vestito, con la mano gli massaggiavo la figa, sopra le mutandine, poi spostai leggermente le mutandine da un parte e cominciai a massaggiarla.



Quando infilai la mano nelle mutandine, sentendo la sua figa, rimasi, l’aveva completamente depilata, era calda, umidiccia, infilai prima un dito, poi un altro, e lei si muoveva tutta eccitata.

Raggiunsi uno stato di eccitamento mai raggiunto prima, forse perché stavo per fare sesso con mia zia, forse perché era una donna di colore, ho sempre desiderato fare sesso con una donna di colore, ma non ne ho mai avuto l’opportunità.



Scesi baciandola verso il collo, lei lo tirò su per darmi la possibilità di baciarla meglio, nel frattempo continuava a toccarmi, mentre la baciavo con le mano facevo scendere le bretelle del vestito, per scoprirle il seno, non indossava il reggiseno poiché aveva un vestito con un ampia scollatura sulla schiena, il seno non era grande ma ben fatto, con grandi capezzoli, scesi a leccarglieli e succhiarli, intanto passava le mano tra i miei capelli con foga.



Ormai in preda all’eccitamento, stavo per tirargli giù il vestito e scendere verso la figa, avevo una gran voglia di leccarla tutta, mi fermò, mise di nuovo le sue mano sul mio viso, mi fece sollevare la testa, un altro bacio con la lingua, questa volta pieno di passione e foga, si piegò davanti a me, con rapidità sbottonò i jeans e tirò fuori l’uccello ormai già duro e dritto da un bel po’, una liberazione per me quando lo liberò dai jeans.



Prima ci giocò un po’ con la mano, poi cominciò a leccarlo dalle palle a salire verso la cappella, per poi infilarselo in bocca, succhiandolo con molta foga, di tanto in tanto cercava di prenderlo tutto in bocca, ma lo tirava subito fuori, probabilmente gli dava fastidio tutto in bocca. A dire il vero mi sarei aspettato di meglio da mia zia, non era molto brava a spompinare, ogni tanto sentivo i denti raschiare sopra il cazzo, un po’ doloroso.



Poi si alza, senza dire nulla si gira, si piega in avanti, alzo il vestito, sposto le mutandine quel tanto che basta per metterlo dentro e lo dirigo dritto verso il culo, appena lo appoggio e provo a spingerlo dentro, lei si alza di scatto, dicendomi che lo voleva nella figa, il culo se ci sarebbe stata un'altra occasione me lo avrebbe dato ma non quella sera, voleva solo godere, voleva solo sentirlo tutto dentro la figa. Si piegò nuovamente e questa volta lo indirizzai dritto nella figa.



Essendo già molto eccitata, aveva la figa bella bagnata, scivolò dentro meravigliosamente. Come era bella calda, bagnata, vogliosa di cazzo. Lo infilavo dentro dolcemente, ma quando vidi lei che spingeva forte, sempre più forte contro di me, capii che voleva essere presa di forza e non con dolcezza, così comincia a spingere forte, sempre più dentro, se avessi potuto avrei infilato anche le palle in quella figa, adesso sentivo che gli piaceva.



Che bello, lei piegata davanti a me, io che gli spinge forte il cazzo dentro, sentivo i mugoli di piacere alternati a sospiri, stringevo forte le mie mano sulla sue natiche e la spingevo contro di me, sempre più forte e lei sempre più forte emetteva gemiti di piacere. Stava per godere, ripeteva continuamente di spingere forte, di non fermarmi, intanto allargava la figa più che poteva per dar modo al cazzo di entrare dentro il più possibile, finalmente aveva goduto, d’un tratto la sentii rilassarsi.



Avevo sofferto tantissimo nel trattenermi, ormai lei aveva goduto, adesso potevo farlo anche io, non se se avrei resistito ancora per molto, le dissi che stavo per venire, volevo metterglielo nella bocca, ma lei si tirò su di scatto e lo prese in mano, due smanettate ed ecco raggiunto il mio orgasmo. Il primo schizzo di sperma uscii con una tale violenza e forza, che rimasi stupito anche io, era la prima volta, sentii proprio che usciva forte a pressione, non so dove sia finito, poi gli altri sempre meno ma comunque in abbondanza.



Continuava ancora a tenerlo in mano, un po’ si era sporcata la mano, di sperma, gli feci cenno di leccarla ma lei si rifiutò, dicendo che non era una puttana, ma solo una donna che aveva bisogno e voglia tanta voglia di scopare e godere. Mi diede un bacio, si mise a posto il vestito, si pulì la mano con una foglia di un albero, si avvicinò di nuovo, mi diede un altro bacio e mi disse che ero stato grande era da molto, forse troppo tempo che non godeva più in quel modo e se ne andò via.



Restai lì fermo ancora qualche minuto, non volevo che qualcuno ci vedesse scendere uno dietro l’altro. Il pompino non fù un gran che, rimasi deluso sinceramente, ma comunque la scopata fu divina, ripeto forse perché era mia zia, forse perché era di colore, non lo so ma ho goduto, ho provato un piacere intenso e forte quella sera.



Dopo una mesata circa, andai ha trovarla dove lavorava, era segretaria di una piccola impresa edile, il titolare era quasi sempre fuori per lavoro, in visita nei cantieri, appuntamenti e lei era sempre sola nell’ufficio, speravo che come aveva detto stavolta mi dava il culo, invece appena la vidi, rimase stupefatta, era la prima volta che andavo da lei a lavoro. Non mi fece parlare, spiegare il motivo della visita, non una parola, mi disse subito che quella sera lei aveva avuto un attimo di debolezza, per quanto fosse stato stupendo, non poteva continuare ero suo nipote e questa cosa nei giorni seguenti la fece star male. Senza dire una parola andai via.



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I vostri commenti su questo racconto
Autore: ManzoMaturo Invia un messaggio
Postato in data: 12/07/2010 22:07:42
Giudizio personale:
tu sei incorreggibile....prima la donna dell\'amico, poi ora la zia...insomma datti na regolata...


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