i racconti erotici di desiderya

La prima volta non si scorda mai

Autore: Fabrizio77
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E’ proprio vero la prima volta non si scorda mai, almeno per me è così, pur essendo passati 19 anni, la ricordo bene come fosse accaduto ieri.



Avevo 14 anni, frequentavo il primo anno di ragioneria, era una classe sperimentale, dove sia le materie che gli orari erano molto diversi dagli altri corsi. La scuola era una vecchia struttura disposta su 5 livelli, un ampio parco esterno, con un campo di calcetto, circondata da alberi ad alto fusto e in fondo al vialetto che portava al campo di calcetto, vi era un sentiero che conduceva in piccolo boschetto, sempre proprietà della scuola.



Oltre alle classi sperimentali di cui facevo parte anche io, c’erano altre 5 classi di ragioneria, classi normali e il resto della scuola era prevalentemente assistenti all’infanzia (all’epoca si chiamava così, adesso mi sembra che il nome sia cambiato in pedagogico), per farla breve era un istituto che contava circa 700 studenti, di cui soltanto 100 di sesso maschile, nella mia classe che contava 31 studenti, i maschi eravamo solo 6, come si dice “beati tra le donne”.



Passarono i mesi, arrivati a circa metà anno scolastico, si cominciavano a formare le prime coppie di fidanzati, i primi tradimenti, le prime delusioni, le prime discussioni tra amici per una ragazza.

Proprio in quel periodo, anche io come gli altri, avevo avuto qualche storiella, iniziata e finita nel giro di pochissimo tempo, dove l’unica cosa che potesse avvicinarsi ad un rapporto era qualche palpata, baci con la lingua e qualcuna si spingeva un pochino oltre, una sega, ma niente più di questo.



Sempre in quel periodo, fu indetta l’auto gestione della scuola, i partecipanti alla manifestazione non furono tantissimi, mentre nei due giorni seguenti, di autogestione, eravamo pochissimi. Il primo giorno non fu niente di particolare, i leader, i ragazzi del quinto, fecero una lunga riunione tenuta nella palestra e poi fuori al parco, il resto della giornata la passammo ognuno per i propri fatti, in giro per la scuola, scambiando opinioni e commenti, scherzando e giocando a calcetto. Arrivò la sera, parte degli studenti andarono via, a casa, noi altri restammo nella scuola, il numero degli studenti presenti era sceso notevolmente, comunque contavamo sempre circa 150 persone.



Ognuno di noi consapevole di fermarsi anche la notte, portò qualcosa da mangiare, altri uscirono fuori per comprare delle cose fuori, con i miei amici giravamo per la scuola avevamo guardato in ogni angolo, solo per curiosità. Eravamo al quinto piano, ci stavamo dirigendo verso le scale di emergenza per scendere, quando i miei occhi s’incrociano con gli occhi di una ragazza, non riuscivo a distogliere lo sguardo da lei. Una bella ragazza, alta, mora, capelli lunghi mossi, un filo di rossetto sulle labbra, anche lei mi guardava, abbassando lo sguardo di tanto in tanto. Le passai vicino senza dire una parola, guardandola soltanto dritta negli occhi, la oltrepassai ma non mi girai a guardarla e continuai per la mia strada verso i piani inferiori.



Eravamo scesi un paio di piani sotto, ma il pensiero era ancora rivolto a lei, avevo il suo viso, il suo sguardo stampato nella testa. Chiesi a uno dei miei amici di venire con me, dovevo tornare su e parlarle. Mentre salivamo la scala spiegai al mio amico il motivo, perché volevo salire di nuovo al quinti piano, lui rise e disse di non averla notata era pieno di ragazze li, praticamente tutte le occupanti femminili erano al quinto piano. Guardai dentro ogni singola classe, nei bagni, niente non c’era, forse era scesa, così passai per le altre scale, cercando nei vari piani, ma non riuscivo a trovarla, rassegnato tornai nella nostra classe, dove avevamo le nostre cose.



Eravamo tutti noi amici in classe seduti, chi a bere, chi a fumare, chi a parlare, pensavo ancora a lei.

Passò un oretta, fuori era ormai buoi da un po’, con un mio amico volevamo uscire un pochino fuori per prendere una boccata d’aria. Fuori faceva freschetto, ma all’interno l’aria era diventata pesante, tutte le finestre chiuse, si fumava come ciminiere, un po’ di aria fresca era quello che ci voleva. Eravamo seduti sui gradini d’ingresso, quando si avvicinò una ragazza per chiedere se avevamo da accendere, si accende la sigaretta e si presenta, ci presentiamo anche noi, poi si rivolge a me chiedendomi dove avevo lasciato la fidanzata e risposi che l’avevo proprio lasciata del tutto, un leggero sorriso e andò via. Ci guardammo con il mio amico e scoppiando in una risata, non capivamo da dove fosse uscita quella tipa.



Qualche minuto dopo eccola riapparire, ma stavolta non era sola, insieme a lei c’era la ragazza che cercavo disperatamente. Ci presentiamo, parliamo un po’ tutti e quattro insieme, poi quella ragazza Erica si chiamava, mi chiese se volevo fare 4 passi con lei di fuori, ovviamente accettai. Si camminava e si parlava, di noi di cosa facevamo, lei era più grande di me un anno in più, aveva una voce molto delicata, era piacevole ascoltarla. Mentre si parlava e si camminava senza rendercene conto, almeno io, eravamo arrivati al sentiero che scendeva nel boschetto.



Si ferma, mi guarda e mi chiede se ero mai stato giù, risposi di si, ero stato nel boschetto più di una volta, mi chiese se la portavo giù, era curiosa di vederlo lei non era mai stata giù in due anni, così ci incamminammo. Il sentiero non era molto lungo, 20 forse 30 metri non di più, anche il boschetto era molto piccolo, noi lo chiamavamo boschetto, ma in realtà era un giardino alberato, non curato, quindi i numerosi alberi, con le folte chiome non facevano passare la luce del sole, rendendo il terreno privo di erba, solo foglie degli alberi caduti. Si gira intorno, lo osserva per quel poco che era possibile vedere, dato che era notte e lì era buio pesto, anche se gli occhi ormai si erano abituati, non si vedeva quasi niente.



Ci ritroviamo soli, l’uno di fronte l’altro, nel silenzio più assoluto, eravamo molto vicini, le nostre bocche a pochi centimetri, un ultimo sguardo, gli occhi si socchiudono, arriva il bacio.

Le nostre lingue s’intrecciano, le sua braccia sopra le mie spalle, con una mano mi tocca dietro la testa, le mie mano sui suoi fianchi. Infilo lentamente la mia mano sotto al suo cappottino, le tocco la schiena, poi alzo la maglia e la mia mano le accarezza la schiena. Nonostante, per il freddo avessi le mano gelide, lei restò impassibile continuando a baciarmi. Continuavo ad accarezzarle la schiena mentre ci baciavamo, nella testa pensavo che quella poteva essere la volta buona, essendo lei più grande, forse aveva già fatto esperienza.



La mano ormai si era scaldata con il calore del suo corpo, lentamente passo la mano avanti, lei continua a baciarmi senza muovere neanche un dito, continuo ad accarezzarle il corpo, arrivando finalmente alla pancia. Aveva una pelle morbida e vellutata, un ventre piatto, salgo, le massaggio il seno, lei resta sempre ferma. Sollevo il reggiseno e le palpo per bene il seno, sento il capezzolo duro, il seno non era grande, ma poco importava in quel momento. Senza prendere neanche un attimo di respiro continuavamo a baciarci, lei continuava con la mano ad accarezzarmi dietro la testa, intanto io facevo scendere la mano verso il basso.



Indossava dei jeans, con la cinta, provavo ad infilare la mano dentro, ma non riuscivo. Si scostò un attimo da me, senza dire una parola, slacciò la cinta e i bottoni dei jeans, poi prese a baciarmi nuovamente. Infilo la mano dentro e la massaggio sopra le mutandine, poi infilo la mano dentro le mutandine, aveva una figa molto pelosa. Continuo a massaggiarla senza penetrarla, le sfioro delicatamente il clitoride, sento il suo corpo irrigidirsi, ma le piaceva. Ero eccitatissimo, avevo il cazzo duro, ma lei non lo toccava, preferiva accarezzare i miei capelli. Continuo a massaggiarle il clitoride, le infilo qualche centimetro del mio dito dentro, lei sposta il bacino avanti come per accoglierlo meglio. In quel momento ho pensato, se mi permette di infilare il dito, perché non infilare anche il cazzo dentro. Sbottonai anche i miei jeans, lo tirai fuori, presi la sua mano e la strinsi intorno al mio cazzo. Continuava a baciarmi, mentre aveva il cazzo in mano e mi segava.



Tanta, troppa era l’eccitazione, che se avesse continuato sarei venuto subito, così la fermai. Si fece indietro guardandomi mi chiese cosa fosse successo, il perché l’avevo fermata. Non dissi nulla, le abbassai i pantaloni e le mutandine, avvicinai il cazzo alla sua figa, e lo strofinavo. Inizialmente non disse nulla, appena lo infilai appena, leggermente dentro, mi fermò, dicendo che non sapeva se era il caso, se era quello il posto giusto, che la sua prima volta la immaginava diversa e soprattutto non avevamo protezioni.



Le dissi che per il posto non potevo farci nulla, se le nostre voglie erano nate lì in quel momento, non sapevo come la immaginasse lei la sua prima volta, ma ero certo che non contava dove e quando ma con chi, per la protezione non doveva preoccuparsi, avevo il profilattico.



Vi chiederete come mai in quel momento avessi un profilattico pronto, ve lo spiego subito. Sapevamo che si sarebbe fatta l’occupazione della scuola, parlando con i ragazzi del quarto e del quinto, che oltre a dirci dell’occupazione ci dissero anche che i giorni dell’occupazione negli anni passati, a loro portarono bene, passando giorno e notte maschi e femmine insieme, qualcosa di bello accadeva sempre a qualcuno, ci dissero infine di comprare qualche profilattico, nell’eventualità che accadesse qualcosa eravamo pronti. Così comprammo tutti insieme una scatola e ognuno ne prese uno.



Presi così il profilattico e glie lo mostrai. Mi tolsi il giubbetto, lo sistemai in terra, la feci sdraiare con la schiena sopra il mio giubbetto, nonostante sentissi più freddo senza il giubbetto, il cazzo era sempre bello dritto e duro. Le sfila solo da una gamba, i jeans e le mutandine, allargò le gambe facendomi capire che era pronta per essere penetrata. Ero in piedi davanti a lei, mi voltai, per mettere il profilattico, era la prima volta e non sapevo come fare, avevo letto ma poi nella pratica era diverso, lo posizionai e nel mentre ero per srotolarlo, si rompe. Probabilmente troppa euforia, troppa forza e il profilattico non c’era più, ne avevo uno solo e quella era l’occasione tanto attesa, non esitai, mi sdraia sopra di lei e lo infilai dentro,senza profilattico.



Che meraviglia, era caldissima, bagnata, appena dentro vidi sul suo viso un espressione come di sofferenza, poi di compiacimento. Aveva le gambe tutte aperte, tirate su, le sue braccia intorno al mio collo, la bocca chiusa ma sentivo ugualmente i suoi mugoli di piacere. All’inizio spingevo piano, poi preso dal piacere, pensando egoisticamente solo a me stesso, presi a pomparla con forza, sempre più forte, sentivo una contrazione ai testicoli, stava salendo, lo sentivo, stavo per venire.

Lo tirai fuori proprio al limite, provavo un qualcosa di molto forte, molto piacevole che non mi dava la forza di uscire da lei, ma ci riuscii. Un abbondante sborrata, sentii i primi schizzi uscire con molta violenza, non sapevo dove fossero finiti, mentre il resto tutto sul pelo della figa.



Lei non disse nulla al momento, entrambi in silenzio per qualche minuto. Lei era ancora distesa, io in ginocchio in mezzo alle sua gambe, non ci credevo avevo fatto la mia prima scopata, durò pochi minuti, ma fu per me un piacere immenso. Disse lei la prima parola e fu “ Non avevi un profilattico? Dove è finito?” le spiegai che si era rotto mentre lo infilavo “almeno spero che hai un fazzoletto di carta, mi sta colando tutto”, fortunatamente ne avevo un pacchetto, ne presi uno e cercai di pulirla come meglio potevo, “grazie che mi hai pulita lì, ma dovresti pulirmi il viso, mi sta colando in bocca”. I primi che uscirono con violenza finirono dritti sul suo viso, lo aveva sugli occhi, il naso, i capelli, stava lentamente colando sulla bocca e le guance, che figura, la mia prima volta, non solo rompo il profilattico ma la sporco tutta del mio sperma.



Fu per me una scopata meravigliosa, unica, almeno fin quando le scopate non divennero più frequenti con lei, poi con altri partner e nel corso degli anni ho scoperto che quella in realtà non fu la più bella scopata della mia vita, ma fu la mia prima scopata per questo era tanto speciale, per questo tutt’ora non posso dimenticarla.



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I vostri commenti su questo racconto
Autore: ManzoMaturo Invia un messaggio
Postato in data: 17/07/2010 10:46:29
Giudizio personale:
dolceeee.....la prima scopatella....si sente che hai scritto un bel ricordo sincero

....la skizzata in faccia e negli occhi partita quasi senza controllo non mi è nuova....pure per me è un bel ricordo...era marzo dell\'88 a Mendoza/Argentina terra di vigneti e vino buono.....

Autore: Cpluileii Invia un messaggio
Postato in data: 16/07/2010 08:36:29
Giudizio personale:
bella


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