i racconti erotici di desiderya

La moglie del gommista

Autore: Cp_bella_rm
Giudizio:
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Mi ero trasferito da poco in una piccola città di provincia del nord Italia; avevo trovato un appartamentino carino in centro e dopo quasi un mese di lavori, per pitturarlo e sistemare i mobili, finalmente potevo rilassarmi.

Avevo voglia di visitare la città e magari conoscere qualche bella ragazza, così quando ero libero dal lavoro cominciai ad uscire e andare in giro.

Sapevo benissimo che i luoghi principali dove poter fare nuove conoscenze erano i supermercati e i giardinetti e girando per la città scoprii che proprio a pochi passi da casa mia c’era un bellissimo parco, molto frequentato naturalmente da anziani e da tanti bambini accompagnati dalle loro belle mamme.

La primavera era appena iniziata, dopo tanta neve e tanto freddo erano arrivate le belle giornate così ogni pomeriggio dopo il lavoro, prendevo il mio libro e le mie sigarette e andavo a sedermi su una panchina di quel parco, possibilmente non molto lontano da qualche bella ragazza.

Non conoscevo nessuno e nessuno conosceva me, ma per le persone che frequentavano il parco ero una faccia nuova e la mia presenza, ormai quotidiana, aveva destato qualche curiosità.

In particolare, notai due belle signore molto interessate e curiose; sedevano sempre alla stessa panchina poco distante dalla mia, spesso guardavano nella mia direzione e poi parlavano e ridevano tra di loro ed era lampante che parlavano di me.

Si vedeva che erano amiche di vecchia data e probabilmente da sole si sarebbero comportate in modo diverso, ma insieme si facevano coraggio e si comportavano come due troie in calore.

Pensando che fossi un tipo timido e solitario, con i loro atteggiamenti sfrontati cercavano di mettermi in imbarazzo e divertirsi alle mie spalle.

Io facevo finta di nulla e recitavo la parte del ragazzo timido e intimorito, ogni tanto le guardavo ma subito abbassavo gli occhi sul mio libro, non tentai mai nessun tipo di approccio e la loro curiosità aumentava ogni giorno di più.

Un pomeriggio, mentre leggevo il mio libro lanciando ogni tanto qualche sguardo, una di loro si alzò, si avvicinò decisa alla mia panchina e mi chiese come mi chiamavo, dicendomi che aveva scommesso con la sua amica a chi avrebbe indovinato il mio nome; ovviamente era solo una scusa per conoscermi, infatti dopo due minuti arrivò anche l’altra.

Ci presentammo e cominciarono a parlare, mi guardavano in modo provocante e mi fecero un sacco di domande per soddisfare tutte le loro curiosità, alcune persino imbarazzanti per mettermi in soggezione.

Addirittura vedendomi sempre solo e dato che non avevo mai cercato di attaccare bottone con nessuna, una di loro mi chiese se fossi gay.

Io che, nonostante la mia giovane età, ero già abbastanza “navigato” cominciai a divertirmi e continuai a fare la parte del ragazzo timido, cercavo di rispondere quasi balbettando e qualche volta riuscii anche ad arrossire.

Quella che era venuta per prima a parlarmi si chiamava Mirella l’altra Ornella; entrambe sposate ma insoddisfatte della loro vita monotona, faccende di casa e marito noioso, insomma, come va di moda dire oggi, due casalinghe disperate.

Mirella era carina, capelli castani, fisico minuto, ben proporzionata e ben fatta ma niente di che, non mi interessava.

Ornella invece era alta quasi quanto me, bionda con capelli lunghi, un po’ abbondante con qualche chilo in più distribuito nei punti giusti, formosa e sexy; il viso sempre truccato e la classica faccia da troia, sembrava una vikinga o una tedesca ma in realtà era pugliese; Mirella mi aveva “agganciato” ma spinta dall’insistenza di Ornella a cui, da quello che avevo subito capito, piacevo molto.

Continuammo a incontrarci al parco la sera, poi vista la situazione invitai Ornella a vederci da soli il sabato mattina.

Mi fece aspettare più di mezzora, secondo me di proposito, infine arrivò, si era messa in tiro curando ogni particolare ed era più sexy del solito; la sua intenzione era quella di sedurre, farsi desiderare e divertirsi a prendere in giro quel timido ragazzo che aveva conosciuto al parco.

Indossava una gonna nera con uno spacco laterale che faceva vedere il bordo delle autoreggenti nere, un giaccone aperto su una maglietta molto scollata che lasciava intravedere le sue tette prosperose, il viso era truccato in modo accurato e il rossetto metteva in risalto le sue belle labbra.

Entrammo in un bar e la andammo a sederci ad un tavolino appartato per poter stare più tranquilli a chiacchierare.

Aveva 31 anni, sposata da otto e senza figli, il marito era un siciliano alto e grosso che faceva il gommista e aveva la sua officina in periferia.

Capii che era insoddisfatta e trascurata dal marito e che le piacevo molto; la sua voglia di cazzo si poteva leggere nei suoi occhi e da come mi guardava.

Le feci molti complimenti, le dissi che era una bellissima donna, che mi piaceva e presi la sua mano nella mia per stabilire un contatto più fisico.

Nonostante facesse la disinvolta quando era con l’amica, ora era da sola e come la toccai la vidi arrossire e la sentii sciogliersi, così ne approfittai subito la attirai a me e la baciai.

All’inizio restò sorpresa e capì che non ero poi cosi timido come aveva pensato, poi ricambiò il bacio con ardore.

Le misi una mano sulla coscia, poi sulle tette per cominciare a fare conoscenza con il suo corpo, poi presi la sua mano e la portai sotto il tavolino tra le mie gambe per farle sentire il mio cazzo duro.

Anche se in un angolino appartato eravamo pur sempre in un bar, dovemmo staccarci e le proposi di andare in un posto più tranquillo.

A casa mia non poteva venire per via di alcuni vicini che la conoscevano, il suo appartamento era all’ultimo piano in un palazzo molto tranquillo ma aveva paura che potesse tornare il marito all’improvviso; allora le venne in mente la sua cantina, che era nel piano interrato del suo palazzo.

Uscimmo e lei si incamminò verso casa sua, io la segui a distanza; entrò e lasciò il portone aperto, aspettai qualche minuto poi entrai, scesi le scale e mi ritrovai in un corridoio quasi buio che portava alle cantine; la vidi nella penombra, mi fece strada, entrammo nella sua cantina e chiuse la porta a chiave.

Dentro c’erano le solite cose che si trovano in una cantina; uno scaffale con le conserve, qualche bottiglia di vino, una vecchia bicicletta, qualche vecchio mobile e un grosso baule; in alto c’era un finestrone da dove entrava un filo di luce.

L’abbracciai e la baciai ma volevo vederla nuda e le tolsi subito il giaccone, la maglietta e la gonna, poi le sganciai il reggiseno e la feci restare solo con le mutandine; aveva due tette enormi almeno una 5 abbondante e l’aria fredda della cantina le fece subito indurire i capezzoli.



Ero proprio infoiato, avevo il cazzo duro come un sasso, abbassai la cerniera e lo tirai fuori, le afferrai la testa tra le mani e la baciai, poi la spinsi giù in ginocchio davanti al mio cazzo; glielo infilai in bocca e lo spinsi tutto fino in fondo, rimase quasi senza fiato e lo fece uscire per respirare, ma le diedi uno schiaffo sulla guancia e le infilai il cazzo di nuovo tutto in gola.

Non si aspettava quel trattamento deciso e autoritario, per giorni si era divertita a prendermi in giro e a provocarmi e, vedendo il mio atteggiamento tranquillo, aveva pensato che avrebbe continuato a gestire lei il gioco.

La vidi sorpresa e sconcertata, quello schiaffo arrossò il suo viso lasciando sulla sua pelle la forma delle mie dita.

Provò una timida reazione e, senza però togliere più il cazzo dalla bocca, alzò la testa e mi lanciò uno sguardo di sfida ma, quando i suoi occhi lucidi incrociarono i miei, capì che davanti a lei c’era un uomo diverso dal ragazzo timido che aveva visto al parco, quindi riabbassò lo sguardo e docilmente cominciò a succhiarmi il cazzo.

Non mi ero sbagliato, avevo capito che nonostante il suo fisico imponente e la sua sfacciataggine aveva bisogno di essere sottomessa e di qualcuno che la trattasse come una cagna in calore.

Con una mano le presi i lunghi capelli biondi e le scopai la bocca con decisione; spingevo il cazzo fino a farle toccare le palle con le labbra e per diversi secondi la tenevo ferma in quella posizione, a volte con le dita le tappavo anche il naso fino a quando vedevo che quasi non riusciva più a respirare; aveva gli occhi umidi per lo sforzo, il trucco le si era sciolto ed era colato sul viso formando delle macchie che sembravano lacrime nere.

Continuai a lungo senza pietà, provavo una sensazione di potenza incredibile a vederla in ginocchio davanti a me, con la bocca piena del mio cazzo e quando lo toglievo vederla cercare di riprendere fiato.

Cominciò a fare tanta saliva, il cazzo ne era coperto, quando lo tiravo fuori la saliva restava attaccata formando dei fili che univano la sua bocca alla mia cappella, poi si staccavano e le colavano sul petto, ben presto le sue grosse tette ne furono ricoperte.

Non mi fermai fino a quando sentii che stavo per godere, lo tolsi, la tirai per i capelli per farle alzare il viso, le feci aprire la bocca e tirare fuori la lingua.

Il primo schizzo di sborra non riuscii a controllarlo e la colpì in un occhio, il secondo sulla guancia dove ancora spiccava il segno delle mie dita, i tre successivi le arrivarono direttamente in gola, gli ultimi due meno potenti sulla lingua e sulle labbra; poi con tono duro e deciso le dissi di raccogliere e ingoiare tutto senza storie e lei obbedì.

Cominciò a guardarmi in modo diverso, diventò dolce e remissiva, e fece tutto quello che le chiesi; le dissi di pulirmi bene il cazzo, di continuare a succhiarlo e ben presto divenne di nuovo duro come il marmo.

La feci alzare e la piegai a pecorina sul baule, le abbassai le mutandine fino alle caviglie e le infilai due dita nella figa, era calda e fradicia di umori, aveva già avuto un orgasmo mentre mi faceva il pompino.

In quella posizione il suo culo era fantastico, vedevo la sua figa bagnata e aperta dalle mie dita e il buco del culo che pulsava ogni volta che spingevo più a fondo.

Poi le appoggiai il cazzo e lo strofinai tra le sue natiche, sentivo che cominciava a fremere di voglia e che desiderava il mio cazzo nella figa ma volevo farle capire bene chi dirigeva le operazioni, e che avrei deciso io quando e come scoparla.

Le infilai 4 dita nella figa e li mossi velocemente avanti e indietro, dopo pochi secondi lei mugolando di piacere arrivò all’orgasmo; mentre godeva tolsi le dita e infilai il cazzo, la sua figa era un lago e il mio cazzo si copri subito dei suoi umori.

Pensò che finalmente avrei cominciato a scoparla ma avevo un'altra idea in testa; lo tenni nella sua figa giusto il tempo di bagnarlo bene, poi lo tirai fuori e lo appoggiai sul suo buco del culo.

Non fece neanche in tempo a rendersi conto di quello che stavo facendo, spinsi e con un colpo secco entrai nel suo culo fino alle palle; sicuramente non era la prima volta che lo prendeva nel culo, ma dietro era quasi asciutta e urlò di dolore, cercò di alzarsi e farmi uscire ma il peso del mio corpo la schiacciava sul baule.

Mi fermai qualche minuto con il cazzo piantato nel suo culo per farla abituare alla forzata intrusione, infatti si rilassò e non tentò più di divincolarsi, poi quando la sentii mugolare di piacere cominciai a muovermi lentamente e glielo feci gustare tutto sia mentre usciva che mentre rientrava.

Mentre la inculavo le dissi che era una puttana, una troia in calore, una cagna da sottomettere e cominciai a dargli schiaffi sulle natiche, prima piano poi sempre più forte, fino a quando non diventarono rosse.

Poi aumentai il ritmo e cominciai a stantuffarla con forza e lei perse completamente la testa; si torceva dal piacere, mi diceva che voleva essere la mia troia e la mia puttana e spingeva il culo all’indietro per prenderlo tutto.

Con una mano cercava di tenersi per non cadere a terra mentre con l’altra si toccava la figa, infilo le dita dentro e venne almeno altre due volte, infine venni anche io e le riempii il culo di sborra.

Lo tirai fuori e le dissi “troia inginocchiati davanti a me e pulisci bene il mio cazzo e da ora in poi lo farai ogni volta che ne avrò voglia”.

Mi tornò a guardare negli occhi cercando la forza di replicare ma non rispose, abbassò gli occhi e si inginocchiò, aprì la bocca e lo ingoiò tutto, poi lo lecco a lungo fino a quando fu lindo e pulito.

La moglie del gommista aveva bisogno di emozioni forti per evadere dalle sue monotone giornate, aveva bisogno di un uomo che la facesse godere e sentire viva, di un padrone capace di domarla e sottomettere a dovere.

E infine il suo padrone lo aveva trovato…….…. ma questa è un'altra storia…..



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I vostri commenti su questo racconto
Autore: Juniovalerio Invia un messaggio
Postato in data: 20/06/2017 13:10:30
Giudizio personale:
mi sono toccato quasi subito..grazie

Autore: Mplf1 Invia un messaggio
Postato in data: 04/10/2012 12:45:55
Giudizio personale:
che fantasia bravo


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