i racconti erotici di desiderya

La finestra

Autore: Moltosimpatici
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La Finestra

“Andiamo al mare questo fine settimana?” Chiese con aria annoiata Mara, dopo aver bevuto un sorso di vino..

“Magari tesoro, lo sai che sono a Roma, c’è lo stage con Giovanni, se non vado se la prende..”

Mara abbassò gli occhi con l’espressione di chi malvolentieri ricorda la cosa. Le si prospettava un altro fine settimana noioso nella grigia e calda Milano, mezza deserta perché tutti tranne lei erano al mare a prendere il sole. Si sarebbe sicuramente sfogata con la sorella che abitava con il marito e le due figlie nell’appartamento sopra il suo nel condominio signorile affacciato sul sempre trafficato viale Corsica.

“Lei non sembra mai annoiata!” pensò Mara. “tra figlie e lavoro ha sempre da fare”. “Forse dovrei trovare anche io un lavoretto, forse dovrei fare un figlio…si, bella questa. Per fare un figlio bisogna scopare e con Alberto si fa una volta alla settimana. Non sia mai.”

Mara era una bella ragazza, mora con i capelli lisci fino alle spalle. Due occhi castani profondi e grandi. Bocca carnosa. Un bel corpo con le giuste rotondità con le quali faceva girare i maschietti, soprattutto quando si metteva in canottiera e jeans attillati.

Lei ed Alberto si conoscevano dai banchi di scuola. Fidanzati per anni e quindi sposati. La classica storia da Mulino Bianco…noiosa. Il sesso tra di loro era normale. Certo, all’inizio era più travolgente ma si era spento con il tempo, nella routine. Non aveva avuto altri uomini se non durante un attimo di incredibile e pura follia al matrimonio della sua amica Eva. Un episodio della sua vita che ancora faticava a spiegarsi. Forse centrava la quantità di prosecco bevuta quel giorno ma questo Giacomo, praticamente uno sconosciuto, le aveva fatto proprio perdere la testa. Alberto non c’era ma lei era andata lo stesso. Per quanto provasse a dimenticare e rimuovere l’episodio dalla testa e dai propri ricordi, ad intervalli regolari le venivano in mente i suoi occhi, il calore dentro.. si erano guardati per tutta la mattina, prima in chiesa poi alla festa. Compariva improvvisamente ovunque lei fosse. Poi quando tutti ormai erano sazi e mezzi ubriachi lo aveva visto salire le scale e lo aveva seguito con lo sguardo. Una volta sopra aveva aperto la porta di una sala e si era messo a fissarla. Mara aveva sentito le sue stesse gambe muoversi verso la scalinata e salire frettolosamente i gradini. Lo aveva raggiunto e spinto dentro la sala vuota. Lo aveva letteralmente assalito, gli aveva liberato il sesso già eretto e se l’era infilato dentro semplicemente spostando le mutandine già fradicie di desiderio. Lo avevano fatto da vestiti con le bocche incollate e le lingue intrecciate. Senza proferire una sola parola. Sapeva solo che il suo nome era Giacomo perché gliel’aveva detto Eva.

Dopo si era sentita malissimo. Era scappata dal matrimonio senza salutare e aveva passato due giorni a rimuginare incazzata e depressa su quanto fosse stata stupida, irriconoscibile…porca. La Mara spudorata e viziosa che aveva sempre relegato nei meandri della sua identità era esplosa e preso il controllo del suo corpo e della sua mente. Non avrebbe dovuto ma per quanto si sforzasse di dimenticare e cancellare quell’episodio ogni tanto ci tornava con i pensieri e malvolentieri ammetteva che quella era stato il miglior orgasmo della sua vita. Sperava solo che ce ne fossero altri così.

Respingendo ancora una volta quei ricordi tornò presente al tavolo dove con Alberto stava consumando la solita cena in compagnia del telegiornale regionale. In quel momento la voce della giornalista stava commentando lo “stagionale” aumento dei furti negli appartamenti della città semi deserta.

“Non mettere su Instagram che vai a Roma”, disse Mara, “la finestra della camera è ancora rotta e non vorrei che qualcuno decidesse di ripulirci la casa proprio quando non ci sei..”

“OK” aveva mormorato lui.

“Ma possibile che non si trovi un fabbro per aggiustarla? Hai chiamato oggi??” Chiese spazientita con un tono di voce abbastanza alterato..

Alberto distolse gli occhi dalla giornalista e fissandola le rispose altrettanto brusco:

“SI! Ho chiamato ANCHE oggi. Era in ferie e viene domani! Possibile che non ci possa pensare tu a queste cose?”

Mara abbassò gli occhi ma non smise l’espressione severa..non aveva voglia di litigare anche stasera. Prese il piatto, posate e bicchiere e mise tutto nella lavastoviglie avviandosi verso il salotto dove prima o poi Alberto l’avrebbe raggiunta e insieme avrebbero riempito di Netflix il tempo che li divideva dall’andare a dormire.

***

L’episodio di Dynasty era scivolato via come tutti gli episodi precedenti, tra le assurde cattiverie di Alexis, la smodata idiozia di Blake (che secondo Mara avrebbe potuto passare alla storia come l’uomo più schiavo della figa) e la mal sfruttata intelligenza di Fellon che invece avrebbe potuto usare quei neuroni fenomenali per finire la fame nel mondo, o trovare una cura per il cancro. Ma soprattutto era scivolato nella solita noia, mentre la sua mente vagava in cerca di un rifugio un po’ più eccitante dove nascondersi per qualche minuto. Alla fine, come al solito si erano preparati per la notte ed infilati sotto le lenzuola. Nudi, perché entrambi dormivano nudi, ma senza alcun intento di far fruttare quella nudità. Faceva anche caldo e l’aria condizionata era accesa. Alberto non aveva fatto in tempo a mettersi i tappi alle orecchie che si era immediatamente addormentato e il suo respiro pesante lo confermava. Mara non capiva come facesse a dormire con quei cosi nelle orecchie, li metteva perché il rumore del traffico gli dava fastidio, secondo lei invece metteva i tappi semplicemente per mandarle un tacito messaggio del tipo “non sono disposto a prolungare la giornata con chiacchiere da cuscino e soprattutto ..sesso.

Causa la frustrazione sessuale in cui spesso ricadeva, Mara una volta certa che lui dormisse, si accarezzava. Adorava la soffice sensazione che le regalava la scarsa peluria sul sesso, la morbidezza della sua figa. Faceva scorrere la punta delle dita tra le labbra, lungo l’apertura della vagina, facendo in modo di bagnarla per poi portare un po’ di quell’umore sul clitoride e poterci giocare. Ci girava intorno con i polpastrelli, lo spingeva sui lati, infilava una falange o due nel buchino per catturare altro liquido e ricominciare. Era un rituale che le consentiva di scaricare la tensione accumulata durante il giorno, nonché di sopperire parzialmente alla indesiderata castità di coppia. Infine, le consentiva di scivolare del sonno al termine del puntuale orgasmo. Lui non se ne accorgeva mai. O forse faceva finta di non accorgersene. Alberto non le aveva mai dimostrato molto desiderio sessuale. Si scopava solo il sabato in occasione del pisolino. Meglio che niente, si consolava.

Si stava addormentando con la mano ancora umida e le ultime onde di piacere che la stavano abbandonando. Con un senso di tranquillità generale, il suo corpo mezzo scoperto dalle lenzuola scalciate per una vampata di caldo post orgasmo. Si girò sulla schiena, la testa su di un lato e un sospiro per abbandonarsi a Morfeo. Ma sentì un rumore.

Le si spalancarono gli occhi e un fremito la riportò cosciente. Qualcosa sul terrazzino, al di la di quella finestra che da mesi non si chiudeva bene e che era a meno di un metro da lei. “Forse è caduto un vaso” pensò, “Forse è il gatto del vicino”. Una volta lo aveva trovato in camera, Bernie, il gatto nero della famiglia che abitava di fianco, amava fare l’equilibrista e saltava da un terrazzino all’altro con la dovuta maestria felina. Il pensiero giustificante il rumore, iniziò a rilassarla nuovamente ma per poco in quanto la finestra si stava aprendo. Si rese conto che l’abitudine di non abbassare le tapparelle perché le piaceva la luce del sole al mattino era stupida e pericolosa. Qualcuno forse stava per entrare in casa.

Rigida e con il respiro corto fissava la finestra nella penombra rischiarata solo dalle luci della strada. Era spaventata, ma per qualche motivo non terrorizzata, pensava di veder di li a poco spuntare il musetto di Bernie e si chiedeva quanto ancora avrebbe osato avanzare. Ma non era di Bernie la mano che stava lentamente spingendo l’anta e non erano certo di Bernie quegli occhi sconosciuti che apparentemente sorpresi la stavano fissando.

Chiunque fosse questo spider man milanese, che si era arrampicato alle pareti del palazzo per arrivare sul suo terrazzino contava di non trovare nessuno perché i suoi movimenti seppure lenti nell’aprire la finestra si erano arrestati bruscamente quando aveva visto lei. E ora i due si stavano fissando, come due animali selvatici sorpresi dalla presenza altrui e in attesa di vedere quale sarebbe stata la prossima mossa. Erano occhi profondi, scuri. Sembrava non battere le ciglia mentre la guardava. Si era ammorbidito dalla postura felina nella quale si era reso conto della presenza di Mara, da accovacciato si era alzato dritto e girato di fianco come per tornare da dove era venuto. Ma non l’aveva fatto. Era immobile e la fissava ancora negli occhi.

Mara era rigida, ma non terrorizzata, era incredula come non capisse cosa stava succedendo. Lui non aveva ancora fatto nulla per farle temere per la propria incolumità ed era convinta che sarebbe bastato un urlo per farlo scappare. Ma non urlava. Si rese conto di essere nuda, e scoperta e che forse, era proprio questa la ragione per cui ancora non era scappato. Mara fu la prima a muoversi e lentamente prese il bordo del lenzuolo facendolo scorrere verso il suo seno per coprirlo. A quel punto fu lui a muoversi e con uguale lentezza le fece un cenno morbido come a supplicarla non farlo, di fermarsi e di non aver paura. Portò quindi la stessa mano al petto, al cuore, e le fece un cenno di scuse. Lei vide i suoi occhi sganciarsi dai propri e scorrere lungo il suo corpo, fino al suo seno. Percepì il calore di quello sguardo neanche fossero le sue mani ad accarezzarla. Lui fece un mezzo inchino, la guardò nuovamente negli occhi e con un sorriso compiaciuto sparì dalla finestra e dal terrazzino.

Fu un urlo acutissimo che spaventò anche se stessa. Alberto saltò in piedi con gli occhi increduli e sbarrati. Le mani tese come a fermare qualsiasi cosa stesse succedendo e cacciò un urlo anche lui.

“C’era qualcuno!! Un ladro! La finestra!!! È scappato!”

Alberto si riprese e fatto il giro del letto uscì sul terrazzino nudo come la mamma lo aveva fatto. Rientrò in camera dopo una decina di secondi: “Che cazzo è successo?” Chiese con una mano sulla testa, i tappi che ancora spuntavano dalle orecchie e il suo discreto pisello penzolante.

“Ho sentito un rumore sul terrazzino e qualcuno ha aperto la finestra ma quando ci ha visti è scappato”.

“Non ho visto nessuno li fuori. Nemmeno in strada!

In compenso ho visto mezzo vicinato affacciato alle finestre che mi guardava il pisello!

Hai svegliato mezza Milano con quell’urlo. E un quarto l’hai mandata in ospedale con un infarto.. e sto pensando di andarci anche io… Ma sei sicura? Non te lo sei sognato? Non è che era Bernie?”

Mara fece una pausa. “no! Ero sveglia! Ne sono…quasi sicura!”

Alberto cacciò fuori un sospiro, crollò sul letto guardando il soffitto e probabilmente giunse alla conclusione che non c’era stato nessuno..

“Tutto ok Mara..ti prometto che domani sistemano la finestra!! Tutto a posto!”

La cinse in un abbraccio affettuoso, un po’ compassionevole forse ma poco importava…Mara non ci stava facendo caso… lei stava pensando a quegli occhi.

***

Non aveva chiuso occhio. Era rimasta tutta la notte a fissare quella dannata finestra. Era rimasta tutta la notte con le orecchie tese, respirando piano. Aspettando quel rumore sul terrazzino. Aspettando quell’ombra alla finestra, quegli occhi che sapevano accarezzare.

La sveglia di Alberto arrivò finalmente come un sollievo per Mara. La giornata ricominciava, poteva distrarsi e fare qualcosa, togliersi dal letto e da quella finestra. Velocemente andò in cucina a preparare la colazione, Alberto partiva per Roma.

Era un po’ preoccupato, più affettuoso e premuroso del solito. L’aveva vista scossa e i suoi tentativi di rassicurarlo non avevano avuto molto successo.

“Vuoi che cancelli lo stage? Preferisci rimanga qui?”

“No. Vai tranquillo, oggi sistemano la finestra e probabilmente è stata solo la mia immaginazione. Dovessi aver paura posso sempre salire da mia sorella. Non preoccuparti tesoro. Grazie”.

“Ok, torno venerdì, sono solo due giorni ma se mi chiami sarò qui in un paio d’ore con il primo volo ok?”

“Certo ma non preoccuparti… ho dormito poco. Tutto qui.”

Con un bacio lo congedò alla porta, si volevano tanto bene e se ne sarebbero voluti per sempre, ma la passione era da troppo tempo svanita e sarebbe stato difficile riaccenderla. Mara lo sapeva. E sicuramente lo sapeva anche lui, pensava Mara.

Chiuse la porta con sollievo. Doveva pensare. Doveva capire cosa sentiva, cosa bruciava dentro, cosa era quello sconvolgimento, quella improvvisa risolutezza, coraggio e forza che sentiva dentro. Si sedette pesantemente sul divano, si raggomitolò su se stessa con una tazza di the fumante nelle mani e nel silenzio della casa rimase li a pensare per ore.

Fu il campanello a riportarla alla realtà. Si era appisolata alla fine, stremata dalla notte e dai pensieri. Il fabbro finalmente che veniva a sistemare quella maledetta finestra. Lo accompagnò alla camera e tornò sul divano. Il rimuginare aveva localizzato in parte il suo malessere. Non era terrorizzata. Quell’uomo avrebbe potuto ucciderli, avrebbe potuto fare loro molto male, avrebbe potuto rovinare le loro vite. Mara avrebbe invece dovuto essere terrorizzata dalla cosa. Perché non aveva urlato subito. Perché era rimasta così calma…perché aveva ammesso che forse non aveva visto nulla, tranquillizzando così Alberto? Sarebbe stata sola in casa quella notte. La cosa avrebbe dovuto preoccuparla e invece era calma. Non si sentiva debole, non si sentiva vulnerabile. Si sentiva forte e la cosa non aveva alcun senso logico.

Terminato il lavoro, il fabbro dimostrò a Mara il ripristinato funzionamento della porta finestra. Mara provò lei stessa ad aprire e poi chiudere, controllando non fosse possibile spingerla ed aprirla nuovamente. Soddisfatta lo pagò e lo accompagnò alla porta.

Aveva passato il pomeriggio dalla sorella e le sue figlie. Stare con loro la aveva distratta abbastanza. Emilia aveva sentito l’urlo durante la notte e Marco, il marito era tra gli apparentemente numerosi vicini di casa che ora conoscevano le dimensioni dell’uccello di Alberto. Avevano cenato insieme ma senza discutere dell’accaduto. Anche la sorella era giunta prematuramente alla conclusione che il tutto era da attribuire alla fervida immaginazione di Mara.

La videochiamata su Skype era stata relativamente veloce. Non ci aveva messo molto a tranquillizzare ulteriormente Alberto. Gli aveva detto che era esausta, ed era vero. Sarebbe andata subito a nanna. Non aveva assolutamente voglia di uscire con le amiche, gli aveva detto, voleva solo dormire.

Si era spogliata nuda come al solito. Dopo essersi guardata allo specchio e concluso di essere anche quella sera, una bella donna, aveva spento le luci e controllato con attenzione che la finestra fosse chiusa correttamente anche se per un attimo, un assurdo istante, aveva esitato e contemplato la demenziale possibilità di lasciarla aperta. Coricatasi, aveva lasciato scorrere la mano lungo la gamba, il suo inguine, un dito sul suo amico clitoride per finire sul capezzolo. Si era inumidita immediatamente ma era troppo stanca per accarezzarsi. Si girò su di un fianco e sprofondò immediatamente in un sonno profondo e ristoratore.

***

Il mattino arrivò con un carico di risolutezza insperato. Mara si alzò determinata. Era ora di iniziare una nuova fase della sua vita. Qualcosa doveva necessariamente cambiare drasticamente. La sua era noia, era insoddisfazione, era frustrazione. Si vestì con l’intenzione di piacere. Di affascinare. Con una precisa lista di persone amiche in mente usci di casa munita di un solo obiettivo. Oggi avrebbe trovato un lavoro.

Non le fu difficile grazie al suo ottimo curriculum scolastico ed universitario, il fatto che non avesse grosse pretese in merito a retribuzione o responsabilità, il network di conoscenze che era riuscita a mantenere negli anni e la sua femminilità. Mara sapeva di piacere. Il tutto le aveva consentito di tornare a casa quel tardo pomeriggio con tre diverse proposte che avrebbe potuto concretizzare la settimana successiva dopo i colloqui che almeno per due di questi sembravano essere proforma.

Pimpante, aveva raccontato il tutto ad Alberto su Skype. Le era sembrato piuttosto sorpreso ma compiaciuto. Aveva il suo supporto ed approvazione e la cosa le faceva piacere. Era cambiata, Mara aveva un piano. La sua giornata era stata produttiva e non vedeva l’ora di affrontarne una nuova l’indomani.

Aveva cenato tranquilla, senza televisione, lei e i suoi pensieri. Qualche messaggio su whatsapp con le amiche alle quali aveva comunicato la sua ritrovata risolutezza. Tutti erano sembrati entusiasti del cambiamento. Con un sorriso stava chiudendo la giornata. Si prese cura di se con un lungo bagno caldo. Con cura si era asciugata il corpo e curata la pelle con un velo di crema. Aveva massaggiato le sue gambe, il suo petto le sue braccia compiaciuta. Spente le luci del bagno e della camera si era avvicinata al letto, aveva guardato fuori attraverso i vetri della finestra ancora chiusa, tranquilla che nell’oscurità nessuno l’avrebbe vista. Rimase li qualche secondo ad osservare il passaggio delle macchine di sotto, i marciapiedi vuoti, la vita dentro gli appartamenti di fronte e poi senza la minima esitazione aveva sbloccato la serratura della finestra, azionato la maniglia e l’aveva spalancata. Fino al battente. Si era girata, spostate le lenzuola si era coricata continuando a guardare fuori. Ed aveva preso sonno.

Erano da poco passate le tre quando aveva sentito di nuovo il rumore. Aveva aperto gli occhi senza muoversi e lo aveva guardato mentre scavalcava la ringhiera del terrazzino. Era agile e morbido nei movimenti. Socchiuse gli occhi facendo finta di dormire, senza muovere un muscolo, osservandolo attraverso le palpebre semichiuse. Non aveva nulla nelle mani e la cosa non la stupiva. Non le avrebbe mai fatto del male ne era sicura. Una volta sul terrazzino, si era chinato ed avvicinato alla finestra lungo lo stipite. Guardava dentro, guardava lei, guardava dietro di lei, lo spazio vuoto dove avrebbe dovuto essere Alberto. Mara immaginava lo stupore, la confusione e la curiosità che sicuramente stava provando vista l’esitazione. Sembrava incerto ed insicuro sul da farsi. Passarono così una manciata di secondi interminabili e finalmente aveva fatto il passo che lo separava dalla camera. Si era avvicinato e la stava guardando. L’aveva guardata da capo a piedi soffermandosi sulle sue curve. Poi era tornato a guardarla in viso. Con l’uomo a meno di un metro di distanza Mara lentamente aprì gli occhi fissandolo inespressiva. Colse l’ulteriore sorpresa di lui e l’istinto di ritornare sui suoi passi per non spaventarla. Mara con gli stessi gesti che lui aveva usato durante il loro primo incontro gli fece cenno di fermarsi. Di non avere paura. Senza distogliere lo sguardo dai suoi occhi Mara lentamente si girò supina, rilassò le spalle mostrando in tutta la sua gloria il suo seno sodo e i capezzoli turgidi che puntavano il soffitto. Stese le gambe e le divaricò leggermente. Mosse le braccia all’unisono e le adagiò tra la sua testa e la testiera del letto.

L’incredulità dell’uomo era palpabile. L’incertezza gli rallentava i movimenti. Dopo altri interminabili istanti si mosse verso di lei. Si sedette sul ciglio del letto, pose una mano sul suo seno e scivolò lentamente sul suo ventre e poi sul suo sesso. Scese ulteriormente lungo l’interno della sua gamba spostandola ulteriormente verso di se per poi tornare con il palmo della mano sul suo monte di Venere. Le sue dita iniziarono a palpeggiarle le grandi labbra che si inumidirono velocemente sotto la piacevole stimolazione. Il suo dito medio trovò varco nella carne e scivolò all’interno causando una fitta di piacere in Mara che allargò ulteriormente le gambe favorendo un accesso più profondo e arcuando la schiena per offrire tutta se stessa al piacere. Lui continuò l’esplorazione con i movimenti giusti, ritmici, lenti mai bruschi e il primo orgasmo di Mara esplose velocemente contraendole i muscoli delle gambe e facendole emettere un gridolino sommesso.

Mara strinse le cosce, bloccando la mano dentro di se. Con un deciso movimento iniziò a rotolare dalla parte opposta dell’uomo e con le mani gli prese la testa favorendone lo scivolare sul letto alla sua destra. Lui non se l’aspettava ma non aveva posto la minima resistenza. Se questa femmina voleva guidare le danze poteva anche lasciarglielo fare. Sfilò le dita dalla vagina di Mara e scivolò di fianco a lei pancia all’aria, la testa sul cuscino di Alberto. Le sorrise, genuinamente divertito. Si portò le dita umide di lei al viso, ne annusò l’essenza e compiaciuto ne assaggiò il gusto leccandosi le dita. Mara restituì il sorriso e gli salì sopra. Gli mise il sesso bagnato sopra il suo spingendo e sentì il gonfiore sotto la tuta sportiva che indossava. Scivolò sulle sue ginocchia e con entrambe le mani liberò il suo ventre rivelando la sua asta perfettamente eretta e gonfia. Mara volle prima toccarlo e lo massaggiò con la mano destra, cominciando dalla punta della sua cappella fece scorrere il suo palmo lungo l’asta fino alla base trascinando la pelle in basso scoprendo la totalità della cappella poi verso l’alto lungo tutta la sua lunghezza e di nuovo giù fino alla base. Rimase un istante ad ammirare la goccia di liquido pre-seminale apparsa dall’orifizio, prova inappellabile del piacere che il suo ospite stava provando. Un altro giro con la mano destra e poi entrambe le mani a spalmare quel piacere lungo l’asta che a breve avrebbe avuto dentro di se. Non voleva aspettare oltre. Risalì il corpo di lui strofinando il pube sulla sua gamba e lasciando una scia di piacere. Giunse al bacino e guidando il pene separò le labbra con la punta e l’appoggiò all’apertura per lasciarsi quindi cadere pesantemente sul suo bacino.

L’asta la penetrò profondamente, fino in fondo. Un gemito uscì dalla bocca di lei già prossima al secondo orgasmo della serata. “A quanto pare Mara è multiorgasmica” pensò la parte pudica di lei, ormai relegata in un angolo dimenticato della sua anima. Le sue gambe avvolsero le gambe di lui in una stretta che quasi lo immobilizzò. Spinse ancora più giù divorandogli il pene in tutta la sua lunghezza. Iniziò a scivolare avanti e indietro strofinando il clitoride sul suo addome trovando sostegno e appoggio sulle sue braccia muscolose che avvinghiò con le mani. Quattro, cinque, sei colpi forti non diedero scampo alla sua vittima che esplose in un ringhio animalesco emettendo tutto il seme caldo che aveva dentro spruzzandolo con potenza in fondo alla sua vagina. Il fiotto bollente, il pulsare dentro la vagina e la sua espressione orgasmica diede fuoco alle polveri del suo piacere e per qualche istante Mara fu pervasa da spasmi incontrollabili lungo tutto il corpo che non aveva mai immaginato di poter provare. Perse il controllo dei propri muscoli e in uno sciame convulsivo crollò sul corpo dell’uomo spalmandocisi sopra cercando una penetrazione sempre più profonda…come se fosse possibile.

Ci vollero alcuni minuti prima di tornare in se. Mara riaprì gli occhi, ritrovando il controllo del respiro. Lasciò la presa dai bicipiti di lui e mollò la morsa delle sue gambe. Scivolò di lato estraendo lentamente il pene dalla guaina. Vibrò ad ogni millimetro. Con un respiro profondo si lasciò andare su un fianco dove prese un attimo di pausa. Lentamente procedette a retrarre le sue mani dal corpo di lui e quando non vi fu più contatto trovò il coraggio di alzare gli occhi ed incontrare i suoi. Li trovò grandi, belli ma ancora attoniti, esterrefatti, certamente increduli di quanto era appena successo. Li fissò per qualche secondo. Poi volse lo sguardo alla finestra sempre spalancata e quindi di nuovo a lui. Lui colse il messaggio. Scivolò indietro verso il bordo del materasso allontanandosi da lei. Scese dal letto, si ricompose i capelli lunghi, la guardò ancora con uno sguardo incerto come per chiederle cosa fare. Mara annuì sicura, forse anche una punta spazientita eliminando in maniera impietosa ogni speranza residua. L’intruso si volse verso la finestra e nel silenzio si riassorbì nell’oscurità del viale.

Mara fece un ultimo sforzo e si alzò dal letto. Mosse un passo verso la finestra e la chiuse bloccandola. Con veloci movimenti delle braccia abbassò completamente la persiana e si lasciò cadere sul letto. Abbracciò il letto e le venne da ridere, “c’è un nuovo record tra i tuoi orgasmi Mara!” Disse ad alta voce.

Sistemò il cuscino, pose la mano sulla figa accoccolandosi su se stessa,

“…e non sarà l’ultimo!”.

Il sorriso rimase sulle sue labbra mentre Mara prese sonno serena e appagata.



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I vostri commenti su questo racconto
Autore: DuexDue Invia un messaggio
Postato in data: 02/04/2019 06:12:54
Giudizio personale:
Complimenti scritto veramente bene ed eccitante.


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